Città

Bitetti a Piantedosi: creiamo a Taranto una Scuola per la Polizia

10 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Creiamo a Taranto una Scuola della Polizia: questa la proposta del sindaco Bitetti al governo al ministro dell’Interno. Alla luce degli ultimi gravi episodi di criminalità che hanno riguardato la Puglia e dell’intensificarsi degli episodi di microcriminalità, ma soprattutto delle gravi carenze di organico che tutte le forze dell’ordine registrano in questi ultimi anni, il sindaco ha formalizzato e dettagliato l’offerta in una lettera al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Ricordando l’analoga richiesta già avanzata in passato, e sottolineando la necessità di incrementare la presenza della Polizia di Stato, Bitetti, oltre a richiedere un maggior numero di agenti, propone una soluzione strutturale: la cessione gratuita allo Stato di un’area pubblica di circa 24.000 metriquadri, di proprietà comunale (indicata nella foto), posizionata di fronte all’attuale Questura, da destinare alla realizzazione di una Scuola di Polizia.

“L’intervento potrebbe dare vita a un polo di formazione specifica o di base, a livello nazionale, per l’accesso nei ruoli degli operatori della Polizia di Stato in una collocazione strategica. Infatti, il terreno indicato è ricade in un’area prossima alla Questura, ma anche al Comando provinciale della Guardia di Finanza e ai Vigili del Fuoco, oltre che alle principali arterie cittadine e alla base navale. Una concentrazione di presidi istituzionali che renderebbe la futura scuola particolarmente funzionale”.

Bitetti sottolinea inoltre “la vocazione formativa” della città ricordando la presenza delle altre scuole di addestramento militare di importanza strategica, ovvero quelle della Marina Militare, dell’Aeronautica Militare e dei Carabinieri e perciò “molto vocata all’ospitalità connessa a eventi cerimoniali di rilevanza militare e all’accoglienza di allievi. La sede di Taranto della Scuola di Polizia potrebbe perciò fungere da centro polifunzionale di formazione nazionale a disposizione del ministero”.

Per il primo cittadino, la proposta sarebbe un’occasione per colmare carenze territoriali: “le Regioni Puglia e Basilicata risultano attualmente carenti di strutture analoghe. La realizzazione del centro contribuirebbe quindi a rafforzare il presidio di sicurezza e a ridurre il divario infrastrutturale nel Mezzogiorno”.

Tra gli obiettivi indicati anche la riqualificazione urbana dell’area interessata e la possibilità di garantire una presenza costante di operatori in città. Bitetti conclude affermando che la soluzione rappresenterebbe “un’iniziativa concreta e strutturale per intensificare i presidi di sicurezza nella nostra area”

La proposta punta dunque a trasformare Taranto non solo in territorio da presidiare, ma anche in sede di formazione permanente delle future leve della Polizia di Stato.

Libri

Un nuovo libro di Lucio Pierri scava nella storia di san Cataldo

10 Feb 2026

di Silvano Trevisani

‘Cataldus. La tradizione antica’ è il titolo di un nuovo, importante saggio sul patrono san Cataldo, che sta per approdare in libreria, e che sarà presto presentato alla città. Ne è autore Lucio Pierri il cui nome, per sua stessa scelta, non compare in copertina, lasciando il posto alla Curia arcivescovile di Taranto e agli Amici del Castello aragonese di Taranto (Collana di studi storici ed archeologici).

Ma questo terzo lavoro che l’appassionato ricercatore tarantino Pierri dedica a San Cataldo è il segno evidente di una passione storiografica che tutti gli riconoscono, assieme alla capacità di indagare a fondo nel mercato antiquario per ricercare documenti smarriti o addirittura sconosciuti. Se, infatti, l’occasione della pubblicazione per i primi due lavori, era stato il ritrovamento sul mercato antiquariale di due documenti: un esemplare dell’antico Officium di san Cataldo nella versione riformata dal cardinale Sirleto nel 1580, e il Sermo de inventione corporis Sancti Cataldi del Marinus, databile al 1150, ora è il reperimento e la trascrizione di altri due importantissimi documenti a fornire materia per un’integrazione del patrimonio storico agiografico che riguarda il santo patrono Cataldo. Parliamo da: Il Codice ambrosiano;Beatus Kataldus ex Ranchando oppidus oriundus” del XII secolo, custodito nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, e il Il Codice Marciano: “Cataldus vir dilectissimus pontifex dei electus”, di Petrus Calo, del XIV, custodito presso la Marciana di Venezia.

Sorprendente il primo, finora del tutto sconosciuto, che documenta l’antichità della narrazione della origine irlandese del santo. Con tutta probabilità – spiega Lucio Pierri – si tratta di un cartiglio che accompagnava una reliquia del corpo prelevata in occasione della traslazione operata dal vescovo Giraldo nel 1155. È un documento originale tarantino, che riguarda le vicende irlandesi del santo, che sarà ripreso puntualmente parola per parola nel corso dei secoli in tutti i documenti successivi riguardanti la sua vita. Che provenga da Taranto è, secondo l’autore, documentato dal fatto che il redattore del cartiglio, terminata la storia di san Cataldo, passa a parlare di san Possidonio, estraendo da una storia, che evidentemente aveva davanti, solo ciò che riguardava Taranto; un semplice inciso che ci informa della esistenza a Taranto di una basilica edificata in onore di questo santo e fatta decorare da un suo devoto; a seguire una appassionata descrizione delle bellezze di Taranto.

Per quanto riguarda il Codice Marciano, Cataldus vir dilectissimus pontifex dei electus, di Petrus Calo, posteriore di circa due secoli, poiché redatto nella prima metà del secolo XIV,  riporta il precedente codice ambrosiano, ma vi aggiunge, salvandola,  la narrazione del Berlengerio circa il  ritrovamento del corpo in Cattedrale,  narrazione ripresa evidentemente da un originale o da una copia antecedente. Si tratta di una descrizione coloritissima della edificazione della Cattedrale e del ritrovamento del corpo ad opera del vescovo Dragone.

L’importanza di questo documento sta soprattutto nel fatto che esso riporta la narrazione del “miles” (cioè soldato) Berlengerio, la più antica narrazione di cui si abbia notizia, Inventio et traslatio corporis sancti Cataldi, una volta custodito nella abbazia benedettina di san Marziale a Limoges, poi andato disperso (forse per un errore di catalogazione) nella Biblioteca Nazionale di Francia.

Due secoli dopo l’Argerius, o De Algeritiis, nel pubblicare l’Officium del 1555, riprenderà parola per parola, come si è detto, le vicende irlandesi del Codice ambrosiano, depurerà la colorita descrizione del Calo, poco adatta ad una celebrazione liturgica, e vi aggiungerà a cucitura, in base a documenti tarantini la parte mancante: il viaggio in Terra santa, l’arrivo a Taranto e l’episcopato tarantino.

Il volume, edito da Scorpione, è aperto da una lettera introduttiva dell’arcivescovo Ciro Miniero, che plaude al lavoro di Pierri e lo incoraggia a proseguire le sue ricerche, da una premessa dello stesso autore e dalla prefazione dello storico Vittorio De Marco, ordinario di Storia contemporanea all’Università del Salento, che tra l’altro annota: “I nodi storiografici e geografici intorno alla figura di s. Cataldo non sono pochi, ma più fonti si raccoglieranno e analizzeranno, più avremo a disposizione preziosi punti sul piano cartesiano per cercare di costruire una linea del tempo sem#pre meno spezzata. È una sfida alla quale Lucio Pierri in sostanza sta cercando di rispondere e auspichiamo che la sua indagine archivistica continui, “scuotendo” ancora di più il medioevo alla ricerca di ulteriori tracce anche minime, includendo gli aspetti iconografici del Patrono, sedimentatisi nel corso dei secoli, corollario indispensabile alla ricerca archivistica”. Tutto questo allo scopo di fare piena luce su aspetti ancora da chiarire, come: il viaggio in Terra santa, la posizione canonica (se sia stato religioso o secolare) e soprattutto sulla presunta origine longobarda.

Inquinamento

Riparte a Potenza il processo per il ‘disastro Ilva’ dopo l’annullamento di Taranto

06 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Inizierà il 21 aprile, a Potenza, il processo per disastro ambientale causato dall’Ilva di Riva, denominato ‘Ambiente svenduto’. Il gup di Potenza Francesco Valente ha rinviato a giudizio 21 imputati coinvolti nel processo sul presunto disastro ambientale prodotto tra il 1995 e il 2012 dall’ex Ilva di Taranto, durante la gestione della famiglia Riva. La prima udienza è stata fissata per il 21 aprile prossimo. Le richieste di rinvio a giudizio erano state presentate dal procuratore della Repubblica facente funzioni di Potenza, Maurizio Cardea, e dal sostituto Vincenzo Montemurro, a seguito dell’udienza preliminare, svoltasi a Potenza il 21 marzo 2025. La sentenza della Corte d’assise di Taranto fu annullata per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, dalla Corte d’assise d’appello di Taranto (sezione distaccata di Lecce). I giudici di Taranto erano a loro volta “parti offese” del presunto disastro ambientale, e quindi essendo potenzialmente vittime dei reati su cui si erano espressi non avrebbero avuto sufficiente libertà di giudizio. Così la Corte d’assise d’appello accolse la richiesta degli avvocati della difesa e annullò la sentenza e, di conseguenza, le relative condanne.

Nel 2021, come si ricorderà, il processo si era chiuso, in primo grado, con 26 condanne, per 270 anni di carcere, inflitte il 31 maggio 2021. Tra i principali imputati, erano stati condannati, in primo grado, rispettivamente a 22 anni e 20 anni di reclusione, Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva. Furono inflitti 21 anni e 6 mesi all’ex responsabile delle relazioni istituzionali Girolamo Archinà (successivamente deceduto), 21 anni all’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, pene comprese tra i 18 anni e mezzo e i 17 anni e 6 mesi di carcere a cinque ex fiduciari aziendali. Tra le altre condanne, tre anni e mezzo di reclusione furono comminati all’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola a cui venne contestata la concussione aggravata in concorso.

La corte d’assise aveva disposto inoltre sia la confisca degli impianti dell’area a caldo, che la confisca per equivalente dell’illecito profitto nei confronti delle tre società Ilva spa, Riva fire e Riva forni elettrici per una somma di 2,1 miliardi.

Va evidenziato che dall’inchiesta giudiziaria era scaturito, nel giugno 2013, anche il commissariamento dell’Ilva da parte dello Stato e l’estromissione degli allora proprietari e gestori, i Riva. Commissariamento che è in atto sia in Ilva che in Acciaierie d’Italia, l’azienda intervenuta in seguito con la gestione del gruppo, che nell’ex ilva (entrambe le società sono in amministrazione straordinaria).

Nel nuovo procedimento il numero degli imputati è stato ridotto rispetto alla fase precedente: dai 47 iniziali si è passati a 23 soggetti complessivi, tra persone fisiche e società, soprattutto per sopraggiunte prescrizioni. Tra i prescritti anche l’ex presidente della Provincia, Florido, che era stato condannato a tre anni di reclusione perché, nonostante la prescrizione fosse già intervenuta, i suoi legali puntavano a ottenere la piena assoluzione.

Dei 23 imputati residui, 21 (18 persone e 3 aziende) sono stati rinviati a giudizio.

Oltre a Vendola e ai fratelli Riva, il procedimento coinvolge diversi esponenti del management e della gestione dello stabilimento. Le contestazioni, a vario titolo, comprendono l’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, l’avvelenamento di sostanze alimentari e l’omissione dolosa di misure di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Vendola in particolare è accusato di concussione per presunte pressioni su Arpa Puglia (l’agenzia regionale per la prevenzione e la protezione dell’ambiente), volte a ottenere una modifica delle analisi sulle emissioni dell’acciaieria.

Scuola e università

Scuole e asili nido: Taranto brilla in negativo in un Sud penalizzato

05 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Se alla scuola attribuiamo una funzione fondamentale per il futuro delle giovani generazioni, dobbiamo purtroppo riconoscere che nel nostro territorio siamo molto indietro. La scuola dell’infanzia in particolare registra delle vere criticità nel territorio cittadino. Lo mostrano con chiarezza i dati che emergono dagli studi riguardanti soprattutto le scuole dell’infanzia, in un Mezzogiorno che sconta una generale arretratezza.

Il primo dimostra che le famiglie tarantine sono le più gravate della regione per quanto riguarda le rette scolastiche.

Il secondo dimostra che Taranto è ultima in Puglia e tra le ultime in Italia per la presenza delle mense scolastiche nelle scuole.

Il terzo, che però si allarga un po’ a tutto il Mezzogiorno, è proposto dall’Istat e dimostra che i capoluoghi meridionali, e Taranto rientra a pieno titolo in questa situazione, non raggiungono i livelli essenziali di prestazioni per le scuole dell’infanzia.

Partiamo dalle rette: il Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Immigrazione della UIL pubblica uno studio sui servizi educativi per la prima infanzia relativo all’anno educativo 2025–2026, analizzando le rette mensili dei nidi comunali applicate ai nuclei familiari con ISEE pari a 15.000 euro. “Con riferimento alla Puglia, per l’anno educativo 2025–2026 si rileva una marcata variabilità dei costi dei nidi comunali. La retta mensile varia da gratuita ad Andria a 320 euro a Taranto. Nei principali capoluoghi regionali si registrano importi pari a 158 euro a Bari, 80 euro a Lecce, 220 euro a Foggia, 200 euro a Brindisi, 140 euro a Barletta e 144 euro a Trani. Al costo della retta si aggiunge, nella maggior parte dei Comuni, il servizio mensa, con importi compresi tra 30 euro a Barletta e 112 euro ad Andria, incidendo in modo significativo sulla spesa complessiva sostenuta dalle famiglie”.

Taranto si segnala negativamente, poi, per quanto riguarda la presenza di mense scolastiche. Lo dimostrano i dati dello studio realizzato da Openpolis sulle mense attive nelle scuole di tutta Italia Se il gap tra nord e sud In questo senso resta enorme, la situazione di Taranto balza all’attenzione in modo particolare . Si pensi che nella nostra città soltanto 10 scuole su 84, equivalente all’11% della totalità, sono dotate di mense. Un record negativo questo che mette all’ultimo posto la nostra città anche nei confronti dell’intera Puglia. Si pensi che la percentuale della vicina città di Brindisi è del 28%! Mancanza di mense significa, naturalmente, minore continuità didattica.

Per quanto riguarda, infine, la presenza di asili nido, questione vitale che era anche al centro dei finanziamenti europei Pnrr, come è noto l’Unione europea si era data, nel 2010, il parametro del 33% di copertura come livelli essenziali delle prestazioni da raggiungere entro il 2027. Impegno che l’Italia aveva sottoscritto. Al Nord lo hanno ampiamente superato, ma al Sud siamo fermi al 19% e neanche i soli capoluoghi lo hanno raggiunto. Me, in totale, pur includendo i servizi per gli anticipatari e le ludoteche o gli spazi di gioco, in Italia al massimo si arriva al 34,5% di copertura. Ma se si guarda poi all’obiettivo europeo fissato per il 2030 al 45%, si riscontrerà che per il Centro Nord è a portata di mano, al Sud resta un sogno. La spesa pubblica, poi, comporta dei divari veramente scandalosi: a fronte di una media nazionale di 1183 euro si passa a 531 per il Mezzogiorno!

In occasione di una recente conferenza stampa sulla decisione della Corte d’appello di Lecce di cancellare la stangata dei Boc, ponemmo al sindaco questo interrogativo: “Sarà possibile alleggerire i contribuenti tarantini, che sono i più gravati della Regione, dei carichi contributivi? Soprattutto per quel che riguarda le scuole dell’infanzia, che sono poche e che comportano, per le famiglie tarantine, contributi che sono i più alti della regione?”

Questa la sua risposta: “Credo che potremo concentrarci su quelle che sono le entrate che stiamo provando a migliorare, su un piano di razionalizzazione che resta molto attento ma chiaramente con dei termini diversi per una programmazione più a medio-lungo periodo. Per quanto riguarda gli asili, la scelta più facile, per raggiungere i parametri previsti, per il Comune era rendere privati quelli comunali. Ma abbiamo assunto un impegno che abbiamo voluto mantenere: quelli attuali resteranno pubblici. Ma per gli asili che si apriranno non riusciamo a impegnarci con delle risorse dirette. Ma insieme agli amici che formano la squadra di maggioranza stiamo individuando delle soluzioni che garantiscano sempre il controllo pubblico ma che possano prevedere una convenzione. Preferiamo dare la possibilità di aumentare i posti ed avvicinarci quanto più possibile ai parametri previsti ma, dovendo fare sempre ancora i conti con le risorse a disposizione, non potevamo fare diversamente: rischiavamo di non poter dare seguito alle nuove apertura. Abbiamo preferito individuare un modello nuovo di gestione che ci consenta appunto di dare risposte ai bimbi e alle loro famiglie”.

Lavoro

Lavoro: aumenta l’elenco delle criticità e Taranto assorbe il 60% della cig in Puglia

02 Feb 2026

di Silvano Trevisani

Si allunga giorno dopo giorno la lista delle vertenze che riguardano il lavoro nel nostro territorio e che toccano anche settori finora esclusi, come quello dei lavoratori del settore giustizia, oltre all’industria, che resta sempre la prima criticità.

Corte d’appello

La UILTucs Puglia proclama lo stato di agitazione del personale impiegato nel servizio di portierato e reception delle sedi della Corte di Appello di Brindisi, Lecce e Taranto, a seguito delle decisioni della Corte di Appello di Lecce, committente del servizio. Alla scadenza del contratto con la società Clean Service srl, la Corte di appello ha proceduto a un affidamento diretto sotto soglia di durata quadrimestrale alla società Bruma Investigazioni, in attesa dell’espletamento di una nuova gara.

Un affidamento che prevede però una riduzione di circa il 30% delle prestazioni, con conseguenze dirette e pesantissime sull’occupazione. “Riteniamo fortemente lesiva tale decisione – dichiara Marco Dell’Anna, segretario generale UILTucs Puglia – che rischia di condannare oltre trenta lavoratori e le loro famiglie a una prospettiva di precarietà e povertà, aggravata dal fatto che proviene da una committenza pubblica, che dovrebbe invece garantire il rispetto della dignità delle persone e la tenuta dei livelli occupazionali”.

“Non possiamo non rilevare – prosegue Dell’Anna – come questa decisione sembri orientata a ridurre gli orari di lavoro prima ancora della nuova gara, creando un precedente pericoloso e scaricando sui lavoratori il prezzo delle scelte amministrative”. Ma è Taranto a rappresentare, ancora una volta, uno dei punti più fragili di questa vertenza.

Call center

Tiziana Ronsisvalle, segretaria generale della SLC CgilL, interviene sulle scelte operate da MediaMarket e che ha coinvolto ben 50 dipendenti Teleperformance delle sedi di Taranto e Roma. “Nonostante l’esistenza di una clausola sociale di garanzia, dalla sera alla mattina, hanno visto il loro committente delocalizzare il servizio da loro reso verso call center rumeni. Nonostante che Teleperformance abbia deciso di ricollocare questo personale su altre commesse, il gesto di MediaMarket dice che ormai nessuno è più al sicuro”. La decisione è importantissima perché a Taranto sono circo 2.000 i lavoratori del settore.

Poste Italiane

Oggi 2 febbraio si è svolta la mobilitazione di lavoratrici e lavoratori di Poste Italiane, che riguarda anche gli uffici di Taranto e vuole richiamare l’attenzione dell’azienda e dell’opinione pubblica sull’uso inappropriato dello strumento della “trasferta”. Lo “sciopero della trasferta”, come lo hanno ribattezzato i sindacati “servirà – si legge in una nota – a smascherare l’azienda, chiedere rispetto per i lavoratori e restituire efficienza ad un servizio universale e indispensabile per le cittadine e i cittadini.

Secondo quanto scrive la segretario della Slc Cgil, Tiziana Ronsisvalle: “Le persone vengono movimentate da un ufficio all’altro anche in una stessa giornata, coprendo di fatto quella che è ormai un’atavica disorganizzazione degli uffici, e ancor più grave, una strutturata carenza di personale”. “Si tratta di una coperta corta, cortissima – afferma Ronsisvalle – considerato che si misurano anche le performance dei dipendenti costretti a coprire postazioni differenti che invece avrebbero bisogno di un piano assunzionale che restituisca dignità a quel lavoro e a quella missione”.

Appalto Ilva

Si aggrava ulteriormente, intanto, la crisi occupazionale dell’indotto dell’ex Ilva. La Semat Sud, azienda attiva da oltre vent’anni nelle attività di manutenzione e risanamento all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto, ha formalmente avviato lo scorso 15 dicembre 2025 una procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 218 lavoratori, annunciando la cessazione delle attività.

La vertenza è stata affrontata nel corso del tavolo istituzionale convocato dalla Regione Puglia, alla presenza degli assessori competenti, dei tecnici regionali, dell’azienda e delle organizzazioni sindacali. Uil e Feneal Uil hanno chiesto con fermezza il ritiro della procedura di licenziamento, la sospensione della chiusura e l’attivazione di tutti gli strumenti utili a salvaguardare l’occupazione, a partire da ammortizzatori sociali straordinari, percorsi di formazione e politiche attive del lavoro.

Nel corso dell’incontro è stata ottenuta una proroga di nove mesi della cassa integrazione, fino al 31 dicembre, mentre la Regione ha avviato interlocuzioni con SEPAC, Arpal e ministero del Lavoro per valutare l’accesso alla cassa integrazione per transizione occupazionale, misura che potrebbe accompagnare i lavoratori verso percorsi di riqualificazione e reimpiego.

La vertenza Semat Sud si inserisce in un quadro occupazionale sempre più critico: secondo i dati sindacali, Taranto assorbe quasi il 60% della cassa integrazione straordinaria dell’intera Puglia, segnale di una crisi strutturale che richiede interventi urgenti e straordinari.

Storia

Cento anni fa moriva Ignazio Carrieri, medico e letterato grottagliese, autore dell’Inno a san Ciro

02 Feb 2026

di Rosario Quaranta

Un secolo fa (2 gennaio 1926) passava a miglior vita il dottor Ignazio Carrieri, figura di spicco del nostro territorio. Nato a Grottaglie il 3 giugno 1862 da Francesco e da Elisabetta Maranò, appartenenti a famiglie agiate e benestanti, dopo aver frequentato il Ginnasio ‘Pignatelli’ nel paese natale e dopo aver compiuto gli studi liceali, si iscrisse all’università di Napoli dove nel 1886 conseguì la laurea in medicina. Sposatosi con Giulia Ancona, coetanea e originaria di Martina, nel 1892 conseguì il diploma presso la Scuola di perfeziona­mento nell’igiene pubblica e nel 1914 ottenne il diploma di ispettore medico scolastico.

A Grottaglie svolse l’attività di medico condotto e tale incarico mantenne per ben 28 anni. Fu vice presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Lecce e membro della Commissione conservatrice dei monumenti. Tra gli altri incarichi tenne quello di presidente del Comitato di Grottaglie della «Dante Alighieri».

Fondò, nel 1910, il circolo «Quinto Ennio» in piazza Regina Margherita, per il quale recitò il discorso inau­gurale il 16 ottobre.

Prese parte attiva a 31 Congressi medici, e dei relativi successi se ne occupò a suo tempo la stampa. Fu anche letterato, conferenziere, poeta, collaboratore di parecchi giornali importanti; e per le sue pubblicazioni scientifiche e politiche e per l’attività svolta in opere di pubblica beneficenza fu nominato Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro (giugno 1894), Ufficiale della Corona d’Italia (gennaio 1899), Commendatore della Corona d’Italia (1917), Grande Ufficiale della Corona d’Italia (1921).

Carrieri fu anche letterato e amante della musica; suo è il testo dell’inno del patrono di Grottaglie san Ciro: “Si canti al Ciro, al Martire”, musicato dall’arciprete Giuseppe Petraroli.

Pubblicò vari articoli, alcuni dei quali sulle tradizioni locali.

Appartiene al 1893 la sua monografia Il tarantolismo pugliese, nella quale condensò gli studi compiuti negli anni precedenti e che già nel 1891 erano stati oggetto di una sua relazione al Congresso di medicina interna tenuto a Roma con grande successo.

Egli espose le ricerche personali sul tarantolismo, trattandolo dal lato storico, clinico e sperimentale, e giunse alla conclusione che la speciale nevropatia prodotta dal morso della tarantola o Falangio di Puglia “è una malattia funzionale dipendente dall’azione del virus specifico, che dà luogo ad un eccitamento dei centri nervosi motori ed, in seguito, ai movimenti non intenzionali della danza”. La rara monografia è stata tolta dall’oblio e riproposta, con una presentazione di Ciro De Roma, all’attenzione degli studiosi, da Rosario Quaranta col volume “Il Tarantolismo Pugliese”, per Altamarea Edizioni diretta da Silvano Trevisani (Grottaglie 1998); essa inoltre è stata inserita nel volume di Carlo Petrone “Il morso della Taranta a Taranto e dintorni” (Laterza, Bari 2002); ed è stata ristampata pure da Floriano Motolese in: “L’ombra della vedova nera. Il tarantolismo di Ignazio Carrieri” (Edizioni dell’Iride, Tricase 2012).

Si interessò pure del celebre brigante grottagliese, il temuto capo dei Decisi, don Ciro Annicchiarico (1775 – 1818), noto pure come “Papa Ggiru”.

Ignazio Carrieri morì a Grottaglie il 2 gennaio 1926, dopo aver affrontato una lunga e improvvisa serie di sventure familiari. L’anno successivo, nel corso di una memorabile cerimonia, nel suo paesa natale fu scoperta una grande lapide collocata in suo onore sulla facciata del palazzo Carrieri, sulla quale si può leggere; Sotto l’azzurro di questo cielo / in questa casa / visse la sua milizia di bene / il grand’uffiz. dott. Ignazio Carrieri / medico letterato conferenziere / insigne / irraggiò ovunque luce di genio / fiamme di fede fervore di esempio / passò tra gli umili / beneficando sanando / ammirazione di popolo / gratitudine di patria / ai posteri il nome consacra.

L'argomento

Il Comune è “salvo”: non dovrà restituire a Banca Intesa i 250 milioni di Boc

29 Gen 2026

di Silvano Trevisani

Finalmente una buona notizia per Taranto: l’Amministrazione comunale non dovrà restituire a Banca Intesa i 250 milioni di euro, oltre interessi, dei Boc, i Buoni ordinari comunali, che vennero sottoscritti dalla giunta Di Bello oltre vent’anni fa. La Corte d’appello di Lecce, infatti, ha sentenziato la “nullità del rapporto contrattuale per l’immoralità della negoziazione”. Insomma: quel prestito sicuramente non andava richiesto ma altrettanto sicuramente non andava erogato. Lo ha comunicato il sindaco Piero Bitetti che, assieme alla giunta comunale e agli avvocati Sticchi Damiani e Correa, collegati in streaming, ha convocato la stampa per dare la notizia. Che solleva sicuramente l’attuale amministrazione comunale, che prudentemente aveva accantonato 48 milioni di euro, data l’incertezza della vicenda, anche dal rischi incombente di un nuovo dissesto finanziario, ma che fa bene a tutta la città che per anni ne ha pagato le conseguenza del dissesto del 2006, con il blocco a tutti i finanziamenti comunali e la maggiorazione delle tassazioni locali.

Bitetti ha espresso la soddisfazione propria e di tutta l’amministrazione per una sentenza che consente al Comune di guardare con serenità alle prossime sfide, senza più la spada di Damocle di una imminente condanna a risarcire una somma proibitiva. Vero è che la Banca, a sua volta, potrà far ricorso alla Corte di cassazione avverso la sentenza della Corte d’appello ma, secondo i legali, proprio la natura della sentenza, che si è addentrata nel merito oltre che nel metodo, rende molto improbabile la sua riforma.

Bitetti ha reso  merito ai legali “con i quali – ha detto - ci siamo confrontati più volte da settembre a qualche giorno fa. Loro hanno colto la nostra preoccupazione, la nostra ansia nel dover gestire questo momento e hanno fatto ricorso a tutta la loro professionalità, molto alta, perché ci hanno confortato e oggi mi sento di poter riconoscere il contributo fondamentale che ci hanno reso”.
Commentando la sentenza ha così dichiarato: “Ci siamo sgravati di un enorme peso e da oggi possiamo pensare alla nostra come a un'amministrazione normale, che può guardare avanti con fiducia, concentrando la sua attenzione alla gestione della cosa pubblica. Questa sentenza ci dà la possibilità di poter pensare a qualche opera in più a poter mettere in programma, iniziative rivolte soprattutto alle fasce deboli della popolazione. Disporremo di risorse più adeguate, anche se non immediatamente utilizzabili, ma magari per il breve termine potremo pensare intanto di alleggerire l'accantonamento di 48 milioni, così da poterci organizzare meglio nell'interesse del bene comune  di tutta la cittadinanza”. 
Al sindaco abbiamo chiesto:
Sarà possibile alleggerire i contribuenti tarantini, che sono i più gravati della Regione, dei carichi contributivi? Soprattutto per quel che riguarda le scuole dell'infanzia, che sono poche e che comportano, per le famiglie tarantine, contributi che sono i più alti della regione?Credo che potremo concentrarci su quelle che sono le entrate, che stiamo provando a migliorare, su un piano di razionalizzazione che resta molto attento ma chiaramente con dei termini diversi per una programmazione più a medio-lungo periodo. Per quanto riguarda gli asili, la scelta più facile per il Comune era rendere privati quelli comunali. Ma abbiamo assunto un impegno che abbiamo voluto mantenere: quelli attuali resteranno pubblici. Ma per gli asili che  si apriranno non riusciamo a impegnarci con delle risorse dirette. Ma insieme agli amici che formano la squadra di maggioranza stiamo individuando delle soluzioni che garantiscano sempre il controllo pubblico ma che possano prevedere una convenzione. Preferiamo dare la possibilità di aumentare i posti ed avvicinarci quanto più possibile alla media nazionale ma, dovendo fare sempre ancora i conti con le risorse a disposizione, non potevamo fare diversamente: rischiavamo di non poter dare seguito alle nuove apertura. Abbiamo preferito individuare un modello nuovo di gestione che ci consenta appunto di dare risposte ai bimbi e alle loro famiglie”.

Festeggiamenti patronali

Grottaglie: La festa di San Ciro entra nel vivo con la “Foc’ra” dei record

29 Gen 2026

di Silvano Trevisani

A Grottaglie cresce l’attesa per l’accensione del monumentale falò divenuto, in questi giorni, meta per tanti visitatori, turisti, cittadini e intere classi scolastiche. La maestosa piramide in legna, per tradizione composta da fascine di ulivo e tralci di vite, dedicata al santo compatrono di Grottaglie, San Ciro, darà vita, una volta accesa, a uno dei fuochi più grandi d’Europa. Una struttura imponente: la base è di 32 per 32 metri, l’altezza è di bel 29 metri, toccando un nuovo record. Per le feste patronali si uniscono tradizione, passione, culto e devozione, ma anche un grande momento di incontro della comunità. Realizzata con le fascine portate dai fedeli per devozione, come è scritto nella tradizione secolare, la foc’ra ha una grande camera interna visitabile.

La Foc’ra di Grottaglie è patrocinata e promossa dal Comune e organizzata dall’associazione Amici della fo’cra, tra loro molti giovani, che si sono avvicinati a questa storica arte della costruzione dei falò, custodendo la tradizione e diffondendola nella contemporaneità. La grande manifestazione gode di numerosi patrocini ed è riconosciuta manifestazione ufficiale del PACT – Rete dei Fuochi di Puglia.

Fino al 29 gennaio è possibile visitare, a cura della Pro loco, la Foc’ra allestita nella grande area di via Pasolini, nella 167/bis, fino alle ore 21. Numerosi i gruppi che in questi giorni visitano la pira, comprese numerose scolaresche, provenienti anche dalla vicina San Marzano di San Giuseppe, e, tra gli altri, gli utenti dei Centri diurni di Ceglie Messapica e San Giorgio Jonico. All’interno della grande camera in legna, i fedeli e i visitatori lasciano un messaggio per San Ciro; i bambini hanno realizzato e affisso disegni e letterine.

Il 30 gennaio, dalle 7 alle 17,30 i fedeli potranno ricevere in Chiesa Madre l’antico sacramento dell’unzione con l’olio benedetto di San Ciro, recitando la preghiera utilizzata da san Francesco de Geronimo. Alle ore 11 la Santa Messa sarà animata dall’Unitalsi, alle 11,45 la benedizione del pane di san Ciro. Dalle 12 alle 16 ci sarà la tradizionale “Varda a San Ciro”, ovvero la “guardia” ossia la presenza continua dalla dalle donne devote davanti alla statua del santo. Alle 18, solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo Ciro Miniero che alle 20 presenzierà alla benedizione e accensione della pira nella 167 bis, assieme alle autorità cittadine.

Ore 21, Concerto di pizzica salentina sul palco di piazza A. Fago, si esibirà il gruppo musicale salentino I Calanti.

Infine il 31 gennaio, giorno della festa patronale, alle ore 10 solenne concelebrazione eucaristica, presieduta dall’arcivescovo emerito di Potenza, Salvatore Ligorio, mentre alle 13,30 muoverà la solenne processione che attraverserà la principali vie cittadine. A conclusione, alle 20,30 spettacolo pirotecnico di contrada Paparazio a cura della ditta Senatore Fireworks di Cava dei Tirreni.

Nell’area spettacolo, sarà allestita una zona food di prodotti enogastronomici tipici pugliesi (bombette martinesi, zampina, porchetta, caciocavallo impiccato, focaccia barese, spaghetti all’assassina, crepes dolci e salate, dolce ungherese e prodotti di Norcia).

La sera, nell’area spettacolo si esibirà il gruppo dei Liberanos a Malo, tribute band ufficiale di Ligabue.

I festeggiamenti si concluderanno domenica 8 febbraio con il riporto, alle ore 16, della venerata immagine del santo nella Chiesa dei paolotti, seguita da fuochi pirotecnici.

Presteranno servizio: Banda Città di Grottaglie del M° Antonio L’Assainato, Banda di Grottaglie “Opus in Musica”, Service audio e luci a cura della ditta Roberto Cifarelli di Grottaglie; l’addobbo in Chiesa sarà curato dalla ditta Aventaggiato di Castrignano dei Greci (LE) Curerà l’artistica illuminazione la ditta di Corigliano Calabro (CS)

In occasione dei festeggiamenti in onore del patrono della città di Grottaglie, San Ciro, il 30 e 31 gennaio 2026, per effetto di ordinanza dirigenziale è stato istituito il divieto di circolazione e sosta con rimozione coatta per tutti i veicoli dalle ore 14 alle ore 24 nelle seguenti vie e piazze:

Via B. Lista; Via Pasolini; Piazza Angelo Fago incr. D’Addario; Piazza Angelo Fago incr. Fanigliulo; Via Rodari tratto compreso tra via D. Luigi Sturzo e rotatoria viale dello Sport; SS7 viale Rodari contrada Paparazio; Via Rodari “lato cancellata scuola Savarra”.

A partire dalle ore 19 di venerdì 30 gennaio entrambe le uscite Paparazio dalla Strada Statale 7, in direzione Taranto e in direzione Brindisi, saranno chiuse al traffico veicolare. Per tutti i veicoli uscenti dalla Zona 167/bis è previsto l’obbligo di svolta a sinistra per complanare via delle Betulle/S. Catoto.

È stato, altresì, disposto il senso unico di marcia per tutti i veicoli su via delle Betulle con senso di marcia da viale Ariosto a Ciro Fanigliulo e l’obbligo di svolta a destra per tutti i veicoli uscenti da via Lupo per via Fanigliulo complanare via delle Betulle/S. Catoto; chiusura della uscita SS.7 da e per contrada Paparazio/Grottaglie direzione Brindisi/Taranto.

In data 30 e 31, vi è l’istituzione di area di sosta riservata ai veicoli al servizio di persone disabili, nel rispetto del 5° comma dell’art. 381 del Regolamento di esecuzione del Nuovo Codice della Strada (D.P.R. 495/1992), su via B. Lista (area parcheggio delimitata) dalle ore 12 del 30.01.2026 alle ore 24 del 31.01.2026.

 

Industria

Ilva, Vestas, Hiab, ex Tct, Arsenale… Taranto al limite del “collasso sociale”

27 Gen 2026

di Silvano Trevisani

Resta molto complicata la situazione dell’Ilva a pochi giorni dall’annunciata chiusura dell’accordo di vendita del gruppo alla finanziaria americana Flacks. Così come delicate restano molte altre vertenze aperte sul territorio tarantino, gravato da nubi minacciose che ne fanno una vera e propria emergenza nazionale. rRiguardano, in varia misura e gravità, i 300 lavoratori ex Tct, per i quali stanno per scadere le misure di sostegno, parte dei lavoratori della Vestas che dovrebbero trasferirsi a Melfi, i circa 100 dipendenti della Hiab, che aspettano di capire se c’è davvero una proposta alternativa. Ma molte altre sono le vertenze aperte, come quelle riguardanti i lavoratori della sanità e soprattutto indiretti (vedi Sanità Service), dei call center o dei settori produttivi militari, a cominciare dall’Arsenale. Per non parlare dei lavoratori dell’appalto Ilva, il cui futuro è appeso a un filo.

“La politica locale e regionale – sostiene il coordinatore della Uil di Taranto, Gennaro Oliva – deve assumersi fino in fondo la responsabilità di incidere. Chi governa questa città e questa regione, a partire dal sindaco di Taranto Piero Bitetti e dal neo presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, non può restare a guardare o limitarsi a subire decisioni prese altrove. Taranto è al limite del collasso sociale. Servono scelte coraggiose, un confronto vero con le imprese e un piano industriale credibile. Senza lavoro non c’è futuro, e senza futuro non c’è coesione sociale”.

Ma partiamo proprio dall’Ilva, per la quale l’unica proposta d’acquisto accreditata, che prevede un investimento di 5 miliardi per la decarbonizzazione, fa leva alla presenza dello Stato con il 40% del capitale sociale, ma non può allo stato attuale disporre di una struttura tecnica aziendale in gradi di gestire nell’immediato la transazione. Flacks, infatti, è solo un gruppo finanziario d’investimento, che ha colto sì la convenienza di un’operazione industriale che parte a costo zero, ma non potrebbe mettere subito mano, non sapendo assolutamente cosa sia una produzione siderurgica e come si faccia l’acciaio. È per questo, infatti, che il governo ha chiesto al presidenti degli industriali siderurgici italiani, Antonio Gozzi, di sondare i colleghi per capire se ci sa qualcuno disponibile ad affiancare Flacks nella gestione dell’azienda. Cosa che appare, allo stato attuale, complicata e comunque bisognevole di tempi lunghi e verifiche. Insomma: c’è il rischio concreto che, se la cessione venisse completata, come annunciato, nei primi mesi dell’anno, si possa continuare con una navigazione a vista, cosa molto pericolosa date le condizioni strutturali degli impianti.

Sulla situazione de appalto e indotto, intanto, per i quali si fanno più concrete le minacce di un forte ridimensionamento, interviene con una nota accorata il responsabile della Fim-Cisl per il settore, Paolo Panarelli: “La situazione attuale sta generando un clima di instabilità sociale, economica e occupazionale: famiglie e imprese sono costrette a vivere nell’incertezza, senza prospettive chiare per il futuro. È inaccettabile che si debba ancora scegliere tra lavoro e salute. Taranto ha diritto a entrambi, e non può essere condannata a vivere di soli ammortizzatori sociali o di una precarietà insostenibile. Le aziende dell’indotto, molte delle quali non riescono ad accedere adeguatamente agli strumenti di sostegno, rischiano di chiudere,aggravando ulteriormente il già fragile tessuto produttivo del territorio. Non possiamo permettere che Taranto si trasformi in una città mediocrità, rassegnata alla crisi industriale e all’abbandono”.

Prosegue, intanto, la protesta dei lavoratori della Vestas, dopo le capziose rassicurazione che l’azienda ha fatto al sindaco: che non fosse tutta l’azienda a doversi trasferire altrove, era un fatto già noto e averlo ribadito al primo cittadino non ha fatto che aggravare il malcontento dei lavoratori dei settori che invece sono candidati a lasciare Taranto. E che ora manifestano in maniera clamorosa in azienda. Una dura presa di posizione viene dai vertici del Partito socialista: “Queste aziende che tanto hanno avuto dal territorio in termini di disponibilità di aree industriali e portuali, di incentivi, di agevolazioni fiscali hanno, verso questa città, un debito morale e devono rispettare il territorio ed i lavoratori che di quel territorio sono espressione. Avanti-PSI Taranto si unisce ai lavoratori Vestas ed ai sindacati nella loro lotta e sollecita un intervento forte delle istituzioni che devono richiamare l’azienda al rispetto dei lavoratori e del territorio”.

Insomma: la situazione industriale tarantina ha assunto una gravità senza precedenti e avrebbe bisogno di una gestione unitaria e consapevole a tutti i livelli. Ne va del futuro del territorio, che già paga da anni la crisi con un ridimensionamento anche demografico molto preoccupante.

Acr

La Festa della pace a Grottaglie: un segnale di gioia e condivisione

26 Gen 2026

di Silvano Trevisani

La Festa della pace ha convogliato a Grottaglie centinaia di ragazzi provenienti da tutta la diocesi, nonostante il maltempo incombente. Che ha obbligato a un cambiamento di programma, con l’annullamento della marcia che avrebbe portato la festa al centro della città, ma non ha certo diminuito la carica di gioia e di partecipazione. L’Azione cattolica dei ragazzi dell’arcidiocesi di Taranto ha così celebrato la Festa della pace, appuntamento centrale del Mese della pace 2026, dal titolo ‘Terra in pace’, in una giornata di allegria, di incontro e di condivisione, che ha coinvolto bambini, ragazzi, educatori e famiglie di tutta la diocesi, e che si è svolta nella parrocchia Santa Maria in Campitelli, che condivideva l’organizzazione con la parrocchia della Madonna delle Grazie.

La manifestazione, lo ricordiamo, si inserisce nel cammino nazionale dell’Azione cattolica che, raccogliendo l’invito di papa Leone XIV, propone una riflessione profonda e un impegno concreto per una pace “disarmata e disarmante”: una pace capace di superare confini, paure e divisioni e di costruire, giorno dopo giorno, relazioni di fraternità nella vita quotidiana.

Alle 9,30 sono arrivati i pullman che hanno portato i ragazzi provenienti da tutta la diocesi. Alle 10 l’arcivescovo Ciro Miniero ha celebrato la santa eucaristia in una chiesa gremita stracolma di ragazzi, sottolineando l’importanza della partecipazione e invitando i ragazzi a farsi portatori di speranza per il mondo. Ma nel corso della celebrazione è stata anche celebrato il 50° anniversario di matrimonio di una coppia di sposi. Poi tutti si sono trasferiti nell’auditorium, allestito con i manifesti preparati per l’occasione dalle varie delegazioni, dove tra musica, risate e allegria sono stati lanciati chiari segnali di condivisione.

Al termine della manifestazione abbiamo raccolto le impressioni del parroco di Sana Maria in Campitelli, don Gianni Longo.

ph G. Leva

Nonostante il clima inclemente è stata una grande festa.

“Sì. C’era un clima di gioia che realmente rendeva l’atmosfera molto molto bella, molto gioiosa. Dopo la celebrazione dell’eucaristia, la festa si è trasferita nell’auditorium della parrocchia. Abbiamo, infatti, deciso di evitare di fare il corteo, come era in programma, per il maltempo incombente, così la festa è continuata, con un’esplosione di gioia.

Quale idea è alla base della manifestazione?

L’idea è che, nel nostro piccolo, possiamo continuare ad essere costruttori di pace, a fare lì dove ci troviamo, dove viviamo, dei luoghi di pace, delle “case della pace”. Nonostante il cattivo tempo, tutte le parrocchie nelle quali opera l’Azione cattolica ragazzi hanno rispettato l’impegno e questo ci fa immensamente piacere ed è significativo dell’interesse con i quale l’invito è stato raccolto. Ci è dispiaciuto non coinvolgere la città, perché quella dei ragazzi è davvero un’associazione capace ancora di aggregare e di formare, non solo e non tanto forse le coscienze, ma soprattutto i cuori. Ma il messaggio è arrivato a destinazione.

Un messaggio che deve transitare sugli adulti e le famiglie.

E il messaggio è quello di ritornare a collaborare insieme con le parrocchie per una nuova primavera delle nostre associazioni, in particolare dell’Azione cattolica. Che è l’associazione.
a più stretto contatto nella parrocchia, di cui conosce la missione e con la quale si adopera per il bene umano, sociale, spirituale della nostra gente. Per quanto riguarda i genitori, ci aspettiamo che, man mano che le nostre attività parrocchiali prendono quota, collaborando insieme si mettano a progetto tantissime iniziative con loro, e ci accompagnino e ci aiutino dando la loro collaborazione per il bene della città degli uomini.

Ma viene davvero avvertita, anche dai ragazzi, un’esigenza di pace, di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo, o c’è sempre il rischio che celebrare la pace assuma una connotazione accademica?

No. Non è una celebrazione accademica, anzi: c’è la consapevolezza che viviamo una società fortemente caratterizzata dal timore del presente e del futuro, in ordine alla pace globale. Ma anche nel territorio; ci sono tante tensioni, si vive correndo, la frenesia ci fa distruggere i rapporti, per cui è necessario ridire a noi stessi che dobbiamo essere, lì dove ci troviamo, costruttori di pare: formare case di pace che oggi sono urgenti. Con il modo consapevole di vivere il presente, dobbiamo ritornare a dare più valore alla comunità, allo stare insieme serenamente, tranquillamente in pace.

Istituzioni

Le associazioni culturali all’Amministrazione: “non manomettete la piazza di Carrino”

22 Gen 2026

Si torna a parlare di piazza Fontana e dell’opera di Nicola Carrino, figlio illustre di Taranto, all’indomani della scadenza del termine per l’aggiudicazione della gara per l’intervento sulla piazza. Un intervento che sulla base dei progetti pubblici reperibili online che altera in maniera significativa l’opera d’arte “Piazza Fontana”.

A riproporre la voce del dissenso, già elevata tre anni fa, quando la giunta Melucci varò il progetto, sono ancora una volta associazioni e singoli cittadini che, preso atto del progetto, esprimono totale disaccordo per la manomissione di Piazza Fontana. Dopo aver ricordato la figura di Nicola Carrino (Taranto 1932 – Roma 2018), uno dei maggiori scultori del Novecento, non sono tra gli italiani, fondatore del Gruppo Uno negli anni Sessanta, accademico nazionale di San Luca e suo presidente , più volte ospite alla Biennale di Venezia, presente nelle collezioni dei maggiori musei di arte contemporanea, i firmatari ripongono l’accento sul Riassetto Urbano della Piazza Fontana (Taranto 1983-1992) è opera paradigmatica per la storia della città, oltre che della scultura e dell’urbanistica italiana.

“Si tratta – come lui stesso specifica – di riattivare un luogo della memoria cittadina intervenendo con un elemento scultoreo significante per la contemporaneità (l’acciaio a Taranto) e integrando con esso i reperti architettonici dell’antica fontana ottocentesca. Il progetto definisce l’aspetto formale e funzionale della nuova fontana risultante dall’aggregazione dei reperti di quella preesistente, ottocentesca, integrati con la nuova scultura in acciaio, e quindi l’assetto planimetrico della piazza su cui poggia ed in cui si disegna la nuova vasca”. L’intervento “contribuisce a realizzare nel contesto unitario dell’ambiente e nell’accezione del riuso dei luoghi, la particolare visione di un restauro urbano che osserva regole e metodi del restauro conservativo in rapporto a segni di assoluta novità, proponendosi in tal modo come esempio di realizzazione possibile in materia di salvaguardia e valorizzazione urbana della città storica”.

“Piazza Fontana, realizzata con finanziamento da fondi europei. Si legge nel documento – è il suo lascito più noto ai tarantini, il grande intervento urbanistico pensato e progettato per Taranto, la sua città, con dedizione, affetto e premura. L’opera, pertanto, non è la sola fontana, la sola scultura: è la piazza, nella sua integrità e paga lo scotto di trent’anni di disattenzione amministrativa, incuria e disinformazione che hanno finito per configurarla come un problema da risolvere”.

Gli estensori e i firmatari dell’appello, sulla base dei progetti pubblici reperibili su Internet e mai comunicati né discussi con la cittadinanza e con le associazioni, ritengono che “qualunque manomissione alla piazza finisca per snaturarla, privando Taranto e la cittadinanza della percezione di un’opera d’arte contemporanea progettata da un artista figlio di questa terra, ma la cui fama è internazionale e che ha realizzato opere grandiose in tutto il mondo. Taranto non può permettersi di rinunciare a Piazza Fontana di Nicola Carrino!”

Si chiede, quindi, all’Amministrazione comunale in carica “di evitare ogni intervento che alteri l’opera dello scultore e di convocare un comitato di esperti – storici dell’arte, storici, architetti, artisti ed altre professionalità locali e nazionali – allo scopo di tutelarla, salvaguardarla e progettare interventi di valorizzazione meno invasivi”.

I firmatari sono: AICC – Ass. Italiana di Cultura Classica “Adolfo Mele”, Amici dei Musei, ARCI circolo “Gagarin”, Comitato qualità della vita, CRAC – Centro ricerca arte contemporanea – Puglia,

FAI – Fondo ambiente italiano, FLC Cgil – sindacato di categoria, Fucina ‘900, Gruppo Taranto, Nobilissima Taranto, Tarenti cives, Società Dante Alighieri (Comitato di Taranto), Società di Storia Patria per la Puglia (sezione di Taranto), Italia Nostra e i cittadini ed intellettuali firmatari del medesimo appello del 2023

Diseguaglianze sociali

Il report Oxfam: concentrare la ricchezza è demolire la democrazia

20 Gen 2026

Pochissimi ricchi sempre più esageratamente ricchi, moltissimi poveri (quasi la metà della popolazione mondiale), sempre più poveri. Quello che accade a livello globale accade anche in Italia: nel 2025 i miliardari italiani, ossia 79 individui (erano 71 nel 2024) hanno aumentato il loro patrimonio di 54,6 miliardi di euro (al ritmo di 150 milioni al giorno), raggiungendo 307,5 miliardi. Il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera, contro poco più di 6 volte nel 2010. Dal 2010 al 2025 la ricchezza nazionale è cresciuta di oltre 2.000 miliardi, ma il 91% di questo incremento è andato al 5% più ricco, mentre la metà più povera ha ottenuto appena il 2,7% e perciò è sempre più povera. Oggi il top 5% degli italiani detiene il 49,4% della ricchezza nazionale, quasi il 17% in più di quanto possiede il 90% più povero.

È la fotografia allarmante della situazione italiana fotografata da Oxfam Italia che ha pubblicato il suo report annuale. Lo squilibrio enorme tra pochi ricchi e molti poveri spiega perfettamente quello che avviene a livello globale, con lo squilibrio tra paesi e all’interno dei vari paesi: più si aggrava questo squilibrio, infatti,più il potere si accentra in poche mani e, paradossalmente, proprio la parte più povera, quella penalizzata, è quella che si allontana dalla politica o che affida le sue speranze allo stesso potere che di fatto la penalizza.

Una delle conclusioni più inquietanti del rapporto Oxfam Italia, infatti, è che gli individui più ricchi esercitano efficacemente il potere, “indirizzando a proprio vantaggio scelte di politica pubblica che dovrebbero invece beneficiare l’intera collettività e attenzionare prioritariamente il benessere e le aspirazioni dei suoi componenti più vulnerabili, quelle fasce sociali che il potere politico trascura invece da tempo, anche in virtù della loro minor voce e della debolissima rappresentanza politica che riescono a esprimere. L’elevato potere economico facilita l’accesso e il controllo, talvolta invisibile e altre volte addirittura diretto, del potere pubblico”.

Insomma: la concentrazione della ricchezza produce la concentrazione del potere, in modo da venirne salvaguardato. Di conseguenza tutte le scelte politiche mirano a blandire la popolazione, che paga la quasi totalità delle tasse, ma a consolidare privilegi, economici, sociali e territoriali.

Inutile dire che in questa logica rientra l’autonomia differenziata che, bocciata dalla Corte costituzionale, ricompare in varia forma nelle politiche governative, e che tende a consolidare la ricchezza delle regioni già ricche a danno delle più povere.

Naturalmente, questo processo porta all’erosione di istituzioni democratiche, alla compressione della libertà di espressione e manifestazione, alla criminalizzazione del dissenso nonché all’ipertrofia repressiva, accompagnate dall’incattivimento del linguaggio pubblico e da raffigurazioni mediatiche che giustificano e rendono senso comune la riduzione dei diritti. Quello che sta accadendo gli Stati Uniti è la dimostrazione pratica del verificarsi di questo fenomeno che, di converso, rischia di ribaltarsi su tutti i paesi mettendo a rischio, assieme alle singole democrazia, la pace mondiale. Insomma: i risultati di questo report, che potrebbero anche considerarsi “scontati” spiegano perfettamente come le disuguaglianze generano altre disuguaglianze e che i più forti discreditano la democrazia per accumulare sempre più potere.