Otium

3° Rassegna organistica a Grottaglie al via con un musicista d’eccezione

26 Apr 2022

Giunge alla terza edizione la Rassegna organistica promossa e organizzata dalla Collegiata Maria SS. Annunziata di Grottaglie, che ospita l’organo rinascimentale decano di Puglia e tra i più antichi d’Italia, e dalla Pluriassociazione S. Francesco de Geronimo, con il patrocinio del Comune di Grottaglie.

Si rinnova, dunque, l’appuntamento con la grande musica organistica, che vede alternarsi musicisti di levatura internazionale, che hanno dimostrato di apprezzare uno strumento di straordinaria importanza che Grottaglie vanta in campo organistico e che nei due anni precedenti ha dovuto fare i conti con il Covid, senza mancare comunque agli appuntamenti. Sull’onda di un crescente interesse non solo a livello locale e regionale, l’edizione 2022 della manifestazione prevede cinque significativi appuntamenti con protagonisti di indubbio valore e risonanza. A illustrare il significato e le caratteristiche della Rassegna sono don Eligio Grimaldi, parroco della Collegiata, Ciro De Vincentis, presidente della Pluriassociazione e il il maestro Nunzio dello Iacovo, direttore artistico della rassegna, docente del Conservatorio Nino Rota di Monopoli e concertista egli stesso.

“Spesso i festival musicali – spiegano gli organizzatori – prevedono dei temi dati, ossia un motivo caratterizzante e unificante nell’ambito dell’intera programmazione; una sorta di filo conduttore che accomuni i differenti concerti ospitati nel medesimo festival. Una rassegna di concerti, invece, oltre che avere una calendarizzazione più libera e dilatata nel tempo, di solito non risponde ad una concezione tematica ma presenta concerti tra loro differenti, programmati in modo libero. Ebbene, fa alquanto eccezione la rassegna grottagliese giunta quest’anno alla Terza Edizione con una proposta di 5 concerti, in svolgimento da aprile a dicembre. Gli organisti che si avvicenderanno allo storico, monumentale organo rinascimentale della Chiesa Madre Collegiata di Grottaglie (risalente alla prima metà del secolo XVI e risistemato da Orfeo de Torres nel 1587) senza conoscere l’uno il programma dell’altro, hanno deciso in maggioranza e liberamente, di rappresentare nei loro programmi il motivo del confronto geografico – culturale riferito soprattutto a due aree geografiche, quella italiana e quella spagnola, abbastanza vicine geograficamente ma differenti, nei caratteri stilistico – culturali”.

Ad aprire la Rassegna sarà perciò il maestro Juan Paradell Solé, non nuovo a questa manifestazione grottagliese. Seguiranno poi i concerti di Francesco Scarcella (sabato 3 settembre 2022 – ore 20), di Grazia Salvatori (sabato 8 ottobre 2022 – ore 19), di Victor Urbàn (domenica 20 novembre 2022 – ore 19), e di Adriano Dallapé (sabato 17 dicembre 2022 – ore 19).

Juan Paradell Solé, nato a Igualada (Spagna), organista emerito delle Celebrazioni liturgiche del Papa e della Cappella musicale pontificia “Sistina” e primo organista emerito della Basilica di Santa Maria Maggiore (1983-2011), è titolare della cattedra di Pratica organistica e Canto gregoriano nel Conservatorio statale Licinio Refice di Frosinone. Nasce a Igualada (Barcellona), dove inizia gli studi musicali in giovane età col gregorianista Padre Albert Foix e lo studio dell’organo con Montserrat Torrent nel Conservatorio di Musica di Barcellona. Nel 1973 si trasferisce a Roma per proseguire gli studi di organo e composizione con mons.Valentino Miserachs, diplomandosi sotto la sua guida in Organo e Composizione organistica. Successivamente si è perfezionato per un periodo di tre anni in Germania con il Prof. Günther Kaunzinger. È presidente dell’Accademia romana “César Franck” e membro del Patronato del “Festival internacional de Órgano de Morelia, Alfonso Vega Nuñez” (Messico). Nel 2021 gli viene assegnato da Papa Francesco, l’Augustae Crucis insigne pro Ecclesia et Pontifice. Svolge un’intensa attività concertistica mondiale, partecipando ad importanti Festival organistici. Ha registrato per RAI, la Radio Vaticana, la Deutschland Radio di Berlino, Bayerischer Rundfunk, Radio São Paulo (Brasile), “Catalunya Música”, e numerose altre emittenti. Ricchissima la sua discografia.

Il maestro Paradell Solè proporrà il programma seguente: Girolamo Frescobaldi (1583 – 1643): Toccata II (primo libro); Toccata per l’Elevazione.Adriano Banchieri (1568 – 1634): Canzon undecima. José Jiménez (1600 – 1672) Batalla de sexto ton. Antonio Martin y Coll (1650 – morto dopo il 1734): Diferentias sobre las Folias. Alessandro Marcello (1686 – 1739): Sonata in Sol magg. (Largo/Presto/Allegro/Presto). Pablo Bruna (1611 – 1679): Tiento de falsas de 2° tono. Niccolò Bonanni (1737 – 1821): Sonata per organo Chucchù. Pietro Morandi (1745 – 1815): Sonata I (Allegro con spirito/Adagio/Allegretto).

L’appuntamento, quindi, per questa manifestazione a ingresso libero e da non perdere è per sabato 30 aprile 2022 alle ore 20 nella Chiesa Madre di Grottaglie. Si ricorda che in ottemperanza alle norme vigenti, all’interno del tempio è obbligatorio l’uso della mascherina.

Arte

L’arcivescovo inaugura la mostra al Crac: Abbiamo bisogno di Segni di pace

22 Apr 2022

di Silvano Trevisani

“Il nostro tempo travagliato ha proprio bisogno di segni di pace, che si esprimano in tutti i modi possibili e particolarmente attraverso l’arte. E questo vale anche per la comunità di Taranto, che è ancora alle prese con i suoi problemi sociali, ambientali e occupazionali”. Lo ha detto l’arcivescovo Filippo Santoro inaugurando la mostra “Segni di pace. 24 presenze nell’arte contemporanea per una cultura della non violenza” allestita nel Crac Puglia, il Centro di ricerca arte contemporanea della Fondazione Rocco Spani.

Soffermandosi ad ammirare opere che sono espressione di culture, tecniche, visioni dell’arte diverse tra loro ma tutte impegnate a formulare una prospettiva di pace, l’arcivescovo, guidato nella visita dall’artista Giulio De Mitri, ideatore della mostra, ha citato il filoso Eraclito, adatto a interpretare le emozioni che vengono suscitate dall’arte contemporanea; “l’armonia misteriosa è più suggestiva di quella esplicita, un assunto che vale in maniera egualmente soggettiva per ognuno di noi, lasciando poi spazio a tutti per una interpretazione, per un’appropriazione dei segni impressi dagli artisti”.

Nel corso della presentazione, curata dallo storico dell’arte Nicola Fasano, sono intervenuti, tra gli altri, i coordinatori di Ante Litteramo, Annalisa Adamo, di Tarenti Cives, Franco De Feis, e del Comitato per la qualità della vita, Carmine Carlucci. Il progetto-mostra è, infatti, promosso e organizzato dal Crac Puglia e dall’associazione Ante Litteram, col patrocinio di Comune, Regione e Università di Bari “Aldo Moro” e in collaborazione con varie associazioni tra le quali dal Comitato per la qualità della vita e da Tarenti cives, Gruppo Taranto.

Ricordiamo che le opere esposte sono di: Salvatore Anelli, Bernard Aubertin, Gianfranco Baruchello, Bruno Ceccobelli, Pietro Coletta, Claudio Costa, Manoocher Deghati, Elena Diaco Mayer, Janz Franz, Winfred Gaul, Iginio Iurilli, Lindsay Kemp, Renato Mambor, Antonio Paradiso, Pino Pinelli, Oliviero Rainaldi, Paolo Scirpa, Maria Teresa Sorbara, Ettore Sordini, Giuseppe Spagnulo, Daniel Spoerri, Mauro Staccioli, Antonio Violetta, Wolf Vostell.

Per l’occasione è stato realizzato dal Crac un catalogo, con gli interventi, tra gli altri, dei critici Sara Liuzzi e Flaminio Gualdoni, e di Giovanna Tagliaferro, direttore delle strutture educative della Fondazione Rocco Spani

Libri

In un libro di don Andrea Casarano i profili di oltre 700 preti diocesani

20 Apr 2022

di Silvano Trevisani

Si intitola “Venite, benedetti del Padre mio” il voluminoso volume dato alle stampe da don Andrea Casarano, direttore dell’Archivio storico diocesano “in memoria dei sacerdoti dell’arcidiocesi di Taranto, che ora contemplano il volto del Signore, dopo averlo servito nella sua Chiesa qui in terra”. Il libro sarà presentato giovedì 21 aprile alle 19,30, nell’auditorium dell’Arcivescovado, nel corso di un incontro che sarà moderato da monsignor Emanuele Ferro direttore dell’Ufficio diocesano per la comunicazioni sociali, con gli interventi di Vittorio De Marco, direttore della Biblioteca arcivescovile e di monsignor Alessandro Greco, vicario generale. Concluderà l’arcivescovo Filippo Santoro.

All’autore, don Andrea Casarano, abbiamo posto alcune domande.

A chi è rivolto questo libro?

Innanzi tutto a noi preti perché, come dico nell’introduzione, l’effetto che ha fatto su di me dovrebbe sortirlo sugli altri. È un senso di gratitudine verso chi ci ha preceduti nel servizio di questa Chiesa. La diocesi, infatti, non nasce con noi ma noi ci poniamo nel solco tracciato da altri e che, a nostra volta, affideremo a quanti, dopo di noi, continueranno il lavoro di servizio alla diocesi a Dio, alla Chiesa e ai fratelli. Ma è rivolto anche ai fedeli perché, conoscendo la vita dei sacerdoti si conosce la vita della nostra comunità.

Come è sviluppato il volume?

Abbraccia un arco temporale di quasi due secoli, a partire dai sacerdoti che hanno ricevuto l’ordinazione nel 1835. Di ogni sacerdote, laddove è stato possibile in modo analitico, si è cercato di scrivere con precisione gli incarichi ricoperti. Di conseguenza, la vita del ministro di Dio è intrecciata con la vita delle comunità che servono, quindi: conoscendo la vita dei sacerdoti si conosce la vita dei paesi, delle parrocchie, per questo la conoscenza è preziosa anche per i laici. Il volume si compone di ben 645 schede, più 3 seminaristi: tre ragazzi morti durante il percorse, e in nota ci sono altri 104 preti ai quali ho accennato appena.

I sociologi affermano che oggi la società vive immersa nel presente e non si occupa più del passato, della sua storia. Per questo c’è una scarsa propensione a ricordare.

Un uomo che non ha passato non ha neanche futuro. Se uno pensa di poter vivere l’oggi sganciato da quello che è stato ieri, non va da nessuna parte. Solo Cristo fa nuove tutte le cose. Noi non possiamo recidere il rapporto col passato dal quale dipende ciò che noi siamo oggi, anche come presbiterio, come Chiesa locale.

È possibile desumere dalla lettura del libro situazioni specifiche, problemi che i sacerdoti si trovavano a vivere nelle loro epoche?

In questi due secoli ci sono state tante trasformazioni, sia nel mondo civile che nella Chiesa, perché la Chiesa è fatta di uomini, sebbene guidata dallo Spirito Santo. Ma una cosa è essere stati preti nel primo Ottocento, prima dell’Unità d’Italia, un’altra durante la Rivoluzione industriale o durante le grandi guerre e altra ancora è essere stati preti nel dopo Concilio. Sicuramente ci sono difficoltà comuni sempre nella vita del prete. L’importanza della vita in comune tra preti, ad esempio, veniva già sentita nell’Ottocento anche se non affrontata, da qui il problema della solitudine. Ma alcuni problemi presenti nell’Ottocento fortunatamente oggi non ci sono più, difficoltà anche di puro e semplice sostentamento, perché nell’Ottocento molto spesso i sacerdoti vivevano al limite della miseria, non essendoci le possibilità di oggi, tra le altre cose non c’era l’insegnamento scolastico… Ma oggi ci sono tante altre difficoltà che un tempo non c’erano.

Ma c’è stato anche un tempo in cui i sacerdoti tramandavano la cultura, la storia o facevano anche politica.

Sì abbiamo tanti esempi. Per quanto riguarda la storia abbiamo il nostro grande storiografo monsignor Blandamura, ma per Martina Franca abbiamo il canonico Grassi, così come per l’impegno politico il grande arciprete di Grottaglie Giuseppe Petraroli, una grande mente, un uomo illuminato forse: l’uomo giusto nel momento sbagliato, anche per vari problemi, che nel volume non sono affrontati… anche perché, come dico nell’introduzione, ho voluto tracciare un solco storicamente preciso su ogni sacerdote. Non potevo essere esauriente su tutti perché altrimenti sarebbe venuta fuori un’enciclopedia. Il mio libro è una sintesi di fonti. Ho raccolto le fonti a nostra disposizione, dati che si trovano in diversi fondi dell’Archivio storico e a corredo di questa sorta di scheda c’è, ove possibile, il necrologio ufficiale. Che manca per i sacerdoti prima del 1885, perché proprio in quell’anno lo si è cominciato a scrivere. Fu una felice intuizione dell’arcivescovo Iorio, anche se il necrologio in sé non è esaustivo. Insomma: questo libro è un solco storicamente certo su cui si possono ricercare le fonti cui attingere per eventuali approfondimenti, sapendo dove trovarle.

C’è una figura che ti ha colpito particolarmente nel ricostruirne il profilo?

Ci sono tante figure a dire la verità. A seconda del periodo o, se vogliamo, dell’episcopato. Ripensando ai tempi dei nostri ultimissimi, in primis direi soprattutto il mio parroco monsignor Antonio Piccinni ma non si può pensare all’episcopato di monsignor Papa senza pensare a monsignor Zappimbulso, ma anche a tanti altri sacerdoti che ho conosciuto direttamente, deceduti durante l’episcopato di monsignor Papa e che hanno collaborato tanto con monsignor Motolese. Pensiamo a don Traversa, don Grottoli, don Liuzzi, don Saverio Greco, sono numerosi… Nel passato non tanto remoto ci sono delle figure bellissime delle quali la gente conserva ancora un grande ricordo nelle loro comunità, i loro nomi sono in benedizione nei loro paesi anche se magari non sono stati conosciuti direttamente; di loro Motolese parlava sempre con grande piacere. Pensiamo agli agli arcipreti Olindo Ruggeri di Martina Franca, Bonaventura Enriquez di Montemesola, Giuseppe Caforio di Crispiano e un quarto nome potremmo indicarlo in monsignor Importuno di San Marzano, storici arcipreti che hanno condotto una vita santa incarnando veramente nei loro paesi la figura del Buon Pastore.

Arte

L’arcivescovo Santoro inaugura, nel Crac Puglia, la mostra: Segni di pace

19 Apr 2022

di Silvano Trevisani

Giovedì 21 aprile alle 18, l’arcivescovo Filippo Santoro inaugurerà, nel Crac Puglia (Centro di ricerca arte contemporanea) della Fondazione Rocco Spani, la mostra “Segni di pace. 24 presenze nell’arte contemporanea per una cultura della non violenza”. Introdurranno il presidente del Crac Giulio De Mitri e la presidente di Ante Litteram, Annalisa Adamo. Interverranno Nicola Fasano, storico dell’arte e Carmine Carlucci, presidente Cqv.

Il progetto artistico, ideato da Giulio De Mitri, presidente del Crac, nasce per contribuire all’idea di un’educazione alla non violenza “facendo confluire diversificati linguaggi e liberi pensieri artistici”, come afferma la curatrice e critico d’arte Sara Liuzzi, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia Albertina di Torino. “La cultura della pace è per gli artisti – come afferma il noto critico e storico dell’arte Flaminio Gualdoni nel suo contributo in catalogo – l’ossigeno che respirano ogni momento della loro vita. Il che è una lezione vera, per chi la voglia ascoltare, ma anche per chi creda di potere non far finta di niente”. In mostra le opere di ventiquattro artisti differenti per generazioni, linguaggi e provenienze geografiche, che ruotano sul tema della pace, attraverso una interpretazione diretta o desunta dalla capacità che ogni artista ha di esprimere tensioni e aspirazioni del tempo presente. Le opere esposte sono di: Salvatore Anelli, Bernard Aubertin, Gianfranco Baruchello, Bruno Ceccobelli, Pietro Coletta, Claudio Costa, Manoocher Deghati, Elena Diaco Mayer, Janz Franz, Winfred Gaul, Iginio Iurilli, Lindsay Kemp, Renato Mambor, Antonio Paradiso, Pino Pinelli, Oliviero Rainaldi, Paolo Scirpa, Maria Teresa Sorbara, Ettore Sordini, Giuseppe Spagnulo, Daniel Spoerri, Mauro Staccioli, Antonio Violetta, Wolf Vostell.

La presentazione sa

La guerra che sta sconvolgendo in questi giorni il cuore dell’Europa avvalorare, secondo gli organizzatori, la necessità di un più diffuso impegno culturale e sociale che persegua l’obiettivo di sostenere una cultura della pace. “I processi umani, economici, etnici e ambientali che si verificano a livello planetario sono gli stessi che accadono nelle nostre città – afferma Annalisa Adamo, presidente di Ante Litteram – e che molto spesso vengono sottovalutati. È necessario più che mai far vivere la democrazia attraverso i contenuti seri e concreti delle attività culturali, come sostenibilità, cittadinanza attiva e sussidiarietà”.”Ventiquattro segni di pace che, nel delicato momento storico che stiamo vivendo, mirano ad abbattere – dichiara, da parte sua, Giovanna Tagliaferro, direttore delle strutture educative della Fondazione Rocco Spani – stereotipi e pregiudizi che avviliscono la nostra contemporaneità. Oggi l’educazione e la democrazia sono indispensabili per la promozione di una società autentica. L’impegno educativo richiede, come sua strategia metodologica, la promozione della partecipazione di fasce sempre più ampie di cittadini che si motivano nell’identificazione e nel perseguimento di obiettivi solidali, socialmente condivisi e democratici”.

Il progetto-mostra è promosso e organizzato dal Crac Puglia e dall’associazione Ante Litteram, col patrocinio di Comune, Regione e Università di Bari “Aldo Moro” e in collaborazione con le associazioni Amica Sofia di Perugia, Famiglie al museo, Comitato per la qualità della vita, Amici dei musei, Tarenti cives, Gruppo Taranto e FAI delegazione di Taranto.

Hic et Nunc

Grottaglie, Martina Franca, Carosino: riti e feste tra Pasqua e Pasquetta

16 Apr 2022

di Silvano Trevisani

Archiviati i riti della Passione e morte di Gesù, la Chiesa si proietta ora a festeggiare la Pasqua, centro della cristianità. E così si concludono anche i festeggiamenti, che hanno nella Processione di Gesù Risorto a Grottaglie e, l’indomani, nei diversi festeggiamenti del giorno di Pasquetta, le ultime appendici. Quest’anno Pasquetta sarà per Martina Franca un evento speciale per l’inaugurazione della Nuova croce del Cristo Redentore, ma torna, come di consueto, anche la grande festa di Carosino.

Ma procediamo con ordine. Domenica di Pasqua, la processione di Gesù Risorto tornerà a percorrere le strade di Grottaglie partendo dalla Chiesa del Carmine dalle ore 19. Ripristinata nel 2017 a quasi vent’anni di distanza dalla decisione di abolirla, la processione era stata di nuovo interrotta nel 2020, assieme a tutte le altre manifestazioni di pietà popolare, per via del covid.

La processione è curata dall’antica Confraternita del Carmine, che ha sede nella stessa piazzetta nella quale si affaccia la chiesa, in quello che fu il grandioso complesso conventuale dei carmelitani, e che ha anche curato il pellegrinaggio del Bubbi bubbli, come vengono chiamati i penitenti, il Giovedì Santo, a differenza della processione dei Misteri che è curata fin dai primi anni del Settecento dalla Confraternita del Purgatorio.

Si tratta di una tradizione antica che, probabilmente, è stata modificata nel corso del tempo, poiché si sa per certo che molti anni fa si svolgeva in orario antimeridiano, quando veniva portato in processione il cero pasquale. La processione del Rosorto rientrava, infatti, tra gli antichi obblighi del sodalizio del Carmelo, come specificato nelle Regole scritto nel Registro della congrega: “siccome è costumanza nella nostra Congregazione di farsi nella mattina di Pasqua di Risurrezione la Processione di Cristo Nostro Signore risorto, così siano obbligati tutti i fratelli intervenire col sacco e colla dovuta Modestia sotto pena, e non legittimamente impediti di mezza libra di cera”. Nella processione che, come è scritto in una cronaca “è di antica memoria e si faceva con molta pompa e solennità”, si portava la bella statua in legno dipinto di Gesù Risorto, fatta fare a Napoli nel 1772 e conservata ancora nell’oratorio.

Come accennavamo all’inizio, il Lunedì dell’Angelo, con una Santa Messa celebrata alle ore 11.00 da Don Vito Magno, Parroco della Chiesa “San Paolo” a Martina Franca, si terrà la benedizione della nuova croce del Cristo Redentore di Martina Franca, in sostituzione di quella rotta alcuni mesi addietro. Al termine della celebrazione ci sarà un intervento del professor Francesco Lenoci. Gli organizzatori invitano così a trascorrere in questo sito suggestivo la tradizionale gita di Pasquetta consumando un pranzo al sacco e intrattenendosi nel pomeriggio grazie al contributo dell’Associazione “L’Accademia d’a Cutazza”.

Inaugurato nel 1904, il Cristo Redentore di Martina Franca è uno dei venti monumenti analoghi la cui realizzazione, sulla sommità di monti e colline, fu voluta da Papa Leone XIII in occasione del Giubileo dell’anno 1900. Quello di Martina Franca, in particolare, è ubicato sulla Strada Provinciale 51, in località Trasconi, sito diventato negli anni la meta preferita di intere generazioni di martinesi che, in occasione del Lunedì dell’Angelo, vi hanno trascorso “la pasquetta fuori porta”. La realizzazione della nuova croce lignea la si deve al “Gruppo pro Cristo Redentore”, un comitato per il mantenimento e il restauro dello storico monumento al quale, promosso dalla Parrocchia “San Paolo” competente per territorio, hanno aderito cittadini, aziende e istituzioni locali, il Comune di Martina Franca e vari sponsor.

Infine, torna a Carosino il “Festival di Primavera” che, organizzato dall’Associazione “Fucarazza”, per una intera settimana coinvolgerà tutta la comunità terminando, come è ormai tradizione, nella “zona festa” in via Giorgio La Pira, uno spiazzo appena fuori l’abitato, con il rogo propiziatorio della “Fucarazza” su cui viene issato un pupazzo che rappresenta le negatività dell’inverno.

L’edizione 2022 del “Festival di Primavera”, che si avvale del patrocinio del Comune di Carosino e della Regione Puglia, si intitola “Da Carusinieddu alla Fucarazza” con un programma che mette al centro la comunità di Carosino, per la quale e nella quale l’Associazione Fucarazza opera da lustri organizzando iniziative per il recupero e la valorizzazione delle sue antichissime tradizioni.

Si inizia alle ore 12.30 di lunedì 18 aprile con la “Scampagnata di Carusinieddu” in un uliveto vicino Carosino, dove Francesca Lecce curerà un laboratorio di danze popolari.

Informazioni sugli eventi e sulle location sono disponibili sulla pagina Facebook “Fucarazza” o contattando il cellulare o Whatsapp 3773371122.

La pasquetta di Grottaglie, invece, è storicamente rimandata a domenica prossima con “La Pasqua delle colombe”.

Nelle foto: il simulacro di Gesù Risorto, una foto “storica” di Ciro Quaranta, il Cristo Redentore di Martina Franca e la “fucarazza” di Carosino in “notturna”

Fotografia

La Settimana Santa in Puglia nelle foto in mostra a Grottaglie

13 Apr 2022

di Silvano Trevisani

Sarà per il carico di emozioni che da sempre riesce a portare con sé, sarà per l’occasione che offre di condensare messaggi e immagini capaci di coniugare il passato con il presente, ma le tradizioni pasquali legate alla pietà popolare si confermano tra i soggetti preferiti per gli appassionati della fotografia.

Nel Castello episcopio di Grottaglie, largo Maria Immacolata, è in corso, da domenica 10 aprile, la mostra fotografica “Settimana Santa in Puglia”, organizzata dall’Associazione Duepunootto. Espongono: Anna Calabrese, Gianfranco Corvino, Federico D’Amuri, Daniele De Marco, Max Germinario, Luigi Petraroli, Mimmo Zinzanella.

L’Associazione culturale fotografica Duepuntootto, nata nel 2013 e regolarmene registrata è la prima realtà associativa grottagliese rivolta alla fotografia. L’idea fondativa scaturisce dalla volontà di un gruppo di condividere la comune passione. Dal 2016 l’associazione, che non ha fini di lucro, organizza il Grottaglie Foto Festival, il primo festival della fotografia nella città delle ceramiche. Non è facile, in una mostra collettiva, esprimere giudizi in relazione al talento che in alcuni casi evidenzia una passione profonda di livello professionale e più ancora artistico, ma tutti gli espositori dimostrano un impegno evidente a evitare la retorica e a comporre, attraverso la ricerca del particolare, una realtà immaginifica coinvolgente e che provochi sempre lo stupore, che è poi il fine ultimo di ogni attività artistica e anche della fotografia. Il bianco e nero, a volte esasperato, contribuisce a dare alle immagini una rigorosa essenzialità.

La mostra ha anche il merito di allargare l’indagine visiva, che diventa umana e sociale, alle tradizioni di altre città pugliesi, oltre Grottaglie, a cominciare naturalmente da Taranto, la cui pietà popolare si manifesta nella sua intensità proprio attorno ai riti pasquali, da qui a Francavilla Fontana, dove si svolge una delle processioni dei Misteri più solenni e partecipate, e poi a Faggiano, Castellaneta, Mottola con un’incursione nella provincia barese: a Molfetta. In ogni località i riti assumono specificità e modalità che testimoniano il particolare sentire e le sensibilità spcecifiche delle diverse comunità La mostra è visitabile nei seguenti orari: da martedì a venerdì: 10-13, 15,30-18,30; sabato, domenica e festivi: 10.30-13, 15,30-19.

Un’altra mostra fotografica sulla settimana Santa è in corso, sempre a Grottaglie, nell’oratorio della Confraternita del Purgatorio di Grottaglie, in piazza Regina Margherita. Sono esposte le foto amatoriali a cura di Alfonso Manigrasso; Carmela Caiazzo e Ciro Stefani. Orario di apertura serali: 16/19 – sabato e domenica mattina 09/12 pomeriggio 17/20.

Nella foto sotto il titolo. Taranto (Luigi Petraroli), in basso, da sinistra: Francavilla (Corvino), Taranto (Calabrese), Grottaglie (Zinzanella), Faggiano (De Marco), Grottaglie (D’Amuri), Taranto (Calabrese), Mottola (Germinario)

Ecclesia

Dalla confraternita dell’Addolorata stimoli di rinascita e di solidarietà

11 Apr 2022

di Silvano Trevisani

L’arrivo della Settimana Santa rappresenta per Taranto, quest’anno anche simbolicamente, il momento della svolta. Sale l’attesa per i riti tradizionali che, dopo due anni di vuoto, tornano con il loro bagaglio di pietà popolare e di identità. Anche le cosiddette “gare” sono archiviare, con un segno di novità, poiché quest’anno si è registrato un fatto nuovo: la statua dell’Addolorata, dell’omonima processione, è stata assegnata dopo una sola offerta, per assecondare la richiesta di una famiglia, Musciacchio, di poter compiere un gesto devozionale di ringraziamento. Dei riti ormai imminenti abbiamo parlato con Giancarlo Roberti, commissario arcivescovile della Confraternita dell’Addolorata e di San Domenico, cui spetta, tra l’altro, l’organizzazione proprio della processione dell’Addolorata.

L’aggiudicazione delle poste del Giovedì Santo è stata caratterizzato da un gesto che potremmo definire solidaristico significativo, che forse vi ha privato di un po’ di risorse.

Per quello che riguarda l’aggiudicazione della statua dell’Addolorata, anche se la cifra alla quale la statua è stata aggiudicata è stata bassa, se confrontata alla cifra di molto superiore con cui fu assegnata l’ultima volta, nel 2019, noi l’accettiamo di buon grado. Si dimostra così che quella che popolarmente si chiama “gara”, ma che per noi è l’assemblea straordinaria per l’aggiudicazione dei simboli, è un evento particolare, bello sia quando l’offerta sale, perché vi concorrono più squadre che ambiscono all’onore di portare in processione la statua, sia quando, come quest’anno, non ci sono stati rilanci e una sola squadra si è aggiudicata il simbolo con un’offerta bassa. E ci tengo a riaffermare che le offerte vengono presentate liberamente da parte di tutti i confratelli che lo vogliono, non c’è una base di partenza ma una totale libertà. Noi ci affidiamo sempre alla Provvidenza divina e alla Vergine Addolorata e per noi va bene lo stesso: con le offerte ricevute per tutte le poste e i simboli cercheremo di portare avanti le nostre attività. Come abbiamo sempre cercato di fare.

In questi due anni, però, anche la Confraternita ha dovuto “stringere la cinghia”.

Le risorse sono state naturalmente ridotte, ma nonostante tutto abbiamo incrementato il nostro sostegno ai poveri della Città vecchia e ai confratelli in difficoltà. Con le risorse del 2019 abbiamo quadruplicato il numero delle famiglie assistite, passate da 50 a 200, aumentando il sosteno con il centro Sant’Anna che con il C.A.S.A. (Centro Addolorata sostegno alimentare). Anche nei due anni di chiusura, molti confratelli hanno comunque contribuito con piccole dazioni o donando dei generi alimentari. È quella che appunto chiamiamo Provvidenza.

In questi anni è calata l’attenzione dei confratelli? Ad esempio: sono diminuite le nuove adesioni?

No. La confraternita dell’Addolorata ha avuto, in questi due anni, un buon numero di novizi che si sono iscritti al sodalizio. Negli ultimi tre anni, coincisi con il mio mandato di commissario, abbiamo fatto oltre cento iscrizioni tra confratelli e consorelle, con una media di 30/35 per anno, un buon numero in linea con gli altri anni. Attualmente siamo poco più di 1.500 attivi. Ne abbiamo perso qualcuno per strada, purtroppo, durante il covid, tra cui anche la mastra dei novizi Angela Mendicino, morta proprio per il virus: una perdita per noi molto pesante. Avremmo avuto tanto bisogno di lei in vista del ritorno alla normalità.

Questo “ritorno alla normalità” riporta entusiasmo dopo due anni di covid, ma quanto ne avete risentito nelle vostre attività?

La confraternita anche in questi due anni di buio ha cercato di fare tutto quello che era possibile. Ricordiamo tutti che nel 2020 vi è stato il lockdown e che le città erano vuote. Abbiamo celebrato con le Chiese chiuse, col celebrante c’erano solo pochi collaboratori. Abbiamo scoperto le dirette streaming perché abbiamo voluto, nonostante tutto, fare arrivare alla gente, nelle case dei confratelli, ma anche a tutta la città, il messaggio cristiano, dimostrare che c’eravamo, come confraternita e come Chiesa. Nel 2021 le disposizioni sono state un po’ meno rigide e siamo ritornati a fare le Via Crucis in presenza e le funzioni, seppure con il contingentamento. C’eravamo, non tantissimi per rispettare i protocolli, ma abbiamo ripreso, sia in Quaresima che a Natale, così come anche a settembre per la “festa grande” dell’Addolorata. Nel 2020 ci si limitò a portare la statua della Madonna al molo e a celebrare la Messa solenne in presenza dei fedeli, nel 2021 abbiamo portata a piazza Fontana, quest’anno ci auguriamo di poter tornare a fare la nostra processione della “festa grande”, oltre naturalmente all’imminente processione dell’Addolorata che aspettiamo con trepidazione.

…E anche con un po’ di timore? C’è da prevedere una grande folla per l’uscita della processione e il commissario prefettizio ha già invitato, con un’ordinanza, a fare molta attenzione.

Sì, l’ordinanza invita al buonsenso, dove si prevedono assembramenti, e a indossare la mascherina Ffp2 anche all’esterno. Mi auguro che le persone attuino queste disposizioni, ma non ci sono altre restrizioni, tutto è affidato al buonsenso e noi siamo scrupolosi e attenti alle raccomandazioni.

Un interesse particolare quest’anno ci sarà anche per il restauro della facciata di San Domenico.

Certamente. Monsignor Emanuele Ferro, parroco della Cattedrale e parroco anche della rettoria di San Domenico, oltre che padre spirituale della confraternita, ha voluto fermamente questo intervento di ripristino, dopo tantissimi anni, forse per la prima volta, della facciata per restituirla al suo antico splendore. È un chiaro segno di rinascita anche questo che, con il ritorno per strada delle nostre processioni, dà un segno di speranza a tutta la comunità e non solo.

Ecclesia

Santi Medici torna al suo splendore
Giovedì 7, la cerimonia di inaugurazione

06 Apr 2022

di Silvano Trevisani

Un altro gioiello, segno vitale dell’eredità di fede che la città di Taranto ha trasmesso ai suoi figli, torna all’antico splendore. Con una cerimonia in programma per il pomeriggio di giovedì 7 aprile, viene inaugurato il restauro della facciata della Chiesa dei Santi Medici in Città vecchia, di cui è titolare la confraternita Santa Maria di Costantinopoli, sotto il titolo dei Santi Medici, guidata dal commendator Antonio Gigante. Dopo la benedizione della splendida facciata restaurata di San Domenico, questa nuova “restituzione”, che avviene nella Settimana di Passione, segna un’altra tappa importante del recupero dei beni ecclesiali che ci si augura faccia da apripista al risanamento di tutto il centro storico cittadino.

È quello che si auspica anche l’ingegner Gianfranco Tonti, impegnato assieme agli ingegneri Stefano Tomassi, Giorgio Tonti, Carmelo Lippo, all’architetto Leda Ragusa e al commercialista Francesco Falcone, ai lavori di ristrutturazione eseguiti dall’impresa Ferrarese costruzioni. All’ingegner Tonti abbiamo rivolto alcune domande.

Che significato assume, a suo parere, questa nuova riconsegna?

È un’ulteriore dimostrazione del fatto che la diocesi sta dando concreta attuazione a un piano che aveva delineato già da tempo, seguendo itinerari che sono sicuramente storici e religiosi, ma che hanno anche una valenza politica e culturale all’interno della città, un percorso era stato anche cartografato.

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Una conferma del legame tra la Chiesa e la città, quindi.

Proprio così. Credo che, come hanno osservato autorevoli addetti ai lavori, a partire dall’architetto Augusto Ressa, già assessore e dirigente della soprintendenza per Taranto, la Chiesa sta dando segni concreti di vicinanza alla città e alla cittadinanza, con il processo, intrapreso già da anni, di ristrutturazione e riconsegna all’operatività di numerosi beni culturali di grande importanza e valore, sia religioso che storico-artistico. Dopo edifici come il Palazzo Visconti, il Mudi, il Palazzo arcivescovile, il Palazzo Santacroce, la Madonna della Salute e altri ancora, ora si sta portando avanti un nuovo “pacchetto” di ristrutturazioni che, dopo San Domenico e i Santi Medici, la cui facciata è stata appena liberata dalle impalcatura e che sta per essere riconsegnata alla città, prevede il restauro della Cattedrale di San Cataldo e della Chiesa di San Giuseppe, lavori questi che sono in corso di completamento. Un lavoro intenso e importante per tutta la comunità, fortemente voluto dalla diocesi e da monsignor Emanuele Ferro, parroco delle chiese della Città vecchia, che si completerà certamente entro l’anno.

Anche la facciata della Chiesa dei Santi Medici appare trasformata.

Si è trattato di operare su una facciata che, per configurazione geometrica, altezza e organizzazione delle scale di accesso ha comportato sicuramente qualche problema, ma anche qui si è operato con mano leggera rimettendo in mostra una struttura elegante e ben conservata.

Per la benedizione della facciata restaurata dei Senti Medici, è prevista domani, giovedì 7 aprile, una cerimonia così programmata dalla confraternita Santa Maria di Costantinopoli, sotto il titolo dei Santi Medici: alle 16.30, dalla chiesa di Sant’Anna muoverà la Via Crucis che percorrerà via Cava, largo San Gaetano, via di Mezzo, per giungere infine alla chiesa dei Santi Medici.

Monsignor Filippo Santoro impartirà quindi la benedizione alla facciata della chiesa al termine dei lavori di restauro. Quindi l’arcivescovo Santoro presiederà la celebrazione eucaristica.

Otium

Musica, cultura, libri, fotografia:
tanti eventi in vista della Pasqua

05 Apr 2022

di Silvano Trevisani

La coincidenza del periodo pasquale con il ritorno alla normalità, dopo la fine dell’emergenza covid, che ci lasciamo alle spalle non senza timori, risveglia la voglia di partecipazione. Nonostante la paura per un virus che, ormai, sta diventando endemico, sono numerose le iniziative che si stanno già svolgendo nel nostro territorio in vista delle festività pasquali e che della Pasqua esaltano l’altissimo significato spirituale della memorie della Passione e della Resurrezione e la indagano in vario modo, soprattutto attraverso la dimensione artistica.

Noi proviamo a offrire un repertorio delle manifestazione in programma nel nostro territorio, segnalando le più significative. Si tratta di un repertorio “aperto” che può essere aggiornato “in progress”, anche attraverso le segnalazioni che ci giungono dalle varie realtà locali e dai nostri “utenti”.

Martedì 5 aprile per la rassegna Mysterium Festival concerto con le musiche di Strauss e Brahms, e non solo, nel programma musicale “Un amore di musica”, con l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Maurizio Lomartire, con il soprano Martina Gresia. Dopo l’appuntamento di lunedì nella Chiesa San Massimiliano Kolbe, si replica stasera alle ore 20, nella Chiesa di San Francesco. Fra i brani in programma, “Vier letzdte lieder” di Richard Strauss e “Ouverture Tragica Op. 81” di Johannes Brahms. Ingresso libero su prenotazione. Fra i brani in programma, composizioni dello stesso Lomartire (A better april) e Silvia Colasanti (Cede pietati, dolor – Le anime di Medea).

Mercoledì 6, alle 19,30, nella Chiesa della Madonna del Carmine di Grottaglie, sarà la Banda Città di Grottaglie, diretta dal maestro Antonio L’Assainato a offrire un concerto di musiche desunte dalla tradizione della Settimana Santa, che si pone come riflessione della Passione e delle tragedie vissute dal popolo ucraino.

Mercoledì 6, alle 20.15 nella chiesa Angeli Custodi e giovedì 7 aprile, stessa ora, nella chiesa Sant’Antonio a Taranto, in programma una delle più importanti produzioni dell’ottava edizione del Mysterium Festival: “Misa criolla” di Ariel Ramirez eseguito dal gruppo Inty Raymi e il L.A. Chorus diretti dal Maestro Sergio Lella. Anche in questo caso, ingresso libero su prenotazione (green pass e mascherina ffp2 obbligatori).

Giovedì 7 alle 19,30, nella Chiesa della Madonna del Carmine di Grottaglie, terza catechesi quaresimale tenuta da monsignor Benigno Luigi Papa, che verterà sul tema: “La parrocchia luogo di formazione e di esercizio dello stile sinodale”.

Giovedì 7 si apre, nell’antico oratorio della Confraternita del Purgatorio di Grottaglie, in piazza Regina Margherita, la mostra fotografica sulla settimana Santa di Grottaglie. Foto amatoriali a cura di Alfonso Manigrasso; Carmela Caiazzo e Ciro Stefani. Orario di apertura serali: 16/19 – sabato e domenica mattina 09/12 pomeriggio 17/20.

Venerdì 8, alle 18, nel Centro ricerca Crac, in corso Vittorio Emanuele II n. 17, a Taranto, l’Associazione #Ante Litteram, in collaborazione con la Fondazione Rocco Spani e il Comitato per la qualità della vita, incontro sul tema: “Alda Merini e il poema della croce”. Dopo l’introduzione di Giulio de Mitri, presidente del Crac, Annalisa Adamo, presidente di #Ante Litteram, dialogherà con monsignor Franco Semeraro già arciprete di Martina Franca, e Silvano Trevisani. Seguirà un reading di Giovanni Guarino, che leggerà alcune poesie di Alda Merini tratte dal libro “Il poema della croce” (edito da Frassinelli) e verrà eseguita – dalla pianista Vittoria Macheda – l’inedita composizione musicale della stessa Alda Merini “Perché risorgo padre”

Venerdì 8 a Grottaglie torna “Pathos La Settimana Santa a Grottaglie. Riti e tradizioni”, gli appuntamenti culturali dedicati alla scoperta del mondo suggestivo di arte, storia e tradizione che ruota intorno alla Pasqua. Ore 17, Visita guidata esclusiva alla scoperta degli oratori delle Confraternite nel centro storico di Grottaglie. Il giorno coincide con il Venerdì di Passione quando la Confraternita del SS. Nome di Gesù dà inizio ai Riti con la processione della Desolata. Luogo d’incontro: Castello episcopio.

Venerdì 8 alle ore 20 nella Chiesa di Cristo Re a Martina Franca è in programma un appuntamento con la grande musica sacra europea. Verranno eseguite le Leçon de Ténèbres, tre composizioni scritte da François Couperin (1668-1733) tra il 1713 e il 1717 per le liturgie della Settimana Santa nell’abbazia di Longchamp. Protagonisti saranno Annamaria Bellocchio soprano, Ester Facchini soprano, Antonella Parisi viola da gamba, Gaetano Magarelli organo, Antonio Magarelli maestro al cembalo. Il Concerto è organizzato dal Centro artistico musicale Paolo Grassi in collaborazione con la Fondazione Paolo Grassi e la parrocchia di Cristo Re. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Venerdì 8, alle ore 20, bella parrocchia Madonna del Carmine di Grottaglie incontro in preparazione della Settimana Santa con l’arte. “Pietro e Giuda Sentieri di misericordia”. Relazione Roberto Carbotti, seminarista del Seminario teologico.

Sabato 9, nella parrocchia Santi Patroni d’Italia di San Giorgio Jonico, alle 19.30, canto a cappella polifonico a cura del coro polifonico Giuseppe Verdi, diretto dal maestro Giuseppe Parabita. All’organo: Francesco Lacorte, al Clarinetto: Leonardo Dicursi. Con la partecipazione straordinaria del cantautore Giuseppe Cionfoli

Domenica 10, nel Castello episcopio di Grottaglie, largo Maria Immacolata, alle ore 19 sarà inaugurata la mostra fotografica “Settimana Santa in Puglia”, organizzata dall’Associazione Duepunootto. Espongono: Anna Calabrese, Gianfranco Corvino, Federico D’Amuri, Daniele De Marco, Max Germinario, Luigi Petraroli, Mimmo Zinzanella. La mostra è visitabile nei seguenti orari: da martedì a venerdì: 10-13, 15.30-18,30; sabato, domenica e festivi: 10.30-13, 15.30-19.

Lunedì 11, alle ore 20 nella Parrocchia di San Lorenzo da Brindisi di Taranto ritorna “Pasqua nei Quartieri”, con l’evento conclusivo: il concerto dell’Orchestra da camera del Liceo Musicale Archita di Taranto, diretta dalle professoresse Mina Melucci e Laura Mazzaraco.
Il doppio appuntamento della rassegna pasquale nelle Parrocchie di periferia di Taranto, alla sua IV edizione, è stata fortemente voluta da Carmen Galluzzo Motolese, sostenuta da Associazione Marco Motolese, Club per l’Unesco Taranto e Associazione ArmoniE OdV, e quest’anno ha il pregio di essere abbinata al Mysterium Festival.

Lunedì 11 aprile, alle 20, nella Chiesa della Madonna del Carmine di Grottaglie, sarà presentato il libro “Emozioni sotto il cappuccio”, viaggio attraverso le emozioni e i sentimenti legati ai Riti della Settimana Santa di Taranto, di Chiara Lucia Palumbo.

Hic et Nunc

Assistenza sanitaria ai più deboli: ecco lo Sportello “Don Tonino Bello”

04 Apr 2022

di Silvano Trevisani

Garantire un’assistenza sanitaria ai più deboli, che spesso non conoscono neppure la loro malattia e comunque non sanno come affrontarla, è l’impegno assunto dall’associazione Amici di Manaus e dalla Concattedrale Gran Madre di Dio che hanno dato vita allo sportello di accompagnamento sanitario “Don Tonino Bello”. Il servizio, che ha sede in un locale della parrocchia, in via Blandamura 7, è stato inaugurato domenica 3 aprile dal parroco, don Ciro Marcello Alabrese, che ne aveva dato annuncio nella messa del mattino, in occasione del venticinquesimo anniversario del suo sacerdozio. Con lui, a dare l’annunzio Giovanni De Giorgio, presidente di Amici Manaus, che ha lanciato un appello a tutti i medici del territorio a donare qualche ora del loro tempo ai bisognosi che non possono permettersi adeguate cure sanitarie.

Allo sportello possono rivolgersi, per ricevere gratuitamente assistenza, tutte le persone in difficoltà che vogliono essere aiutate a comprendere meglio le loro problematiche di salute e avere informazioni sul percorso più indicato per risolverle; potranno ricevere, inoltre, assistenza legale per lo svolgimento delle pratiche inerenti la sfera sanitaria in enti come Asl Taranto, Inps e Inail.

Ad Adriano D’Altri, vicepresidente dell’associazione Amici di Manaus abbiamo rivolto alcune domande.

In cosa consiste esattamente l’accompagnamento che l’associazione vuole offrire?

Il termine ‘accompagnamento’ è indicativo, perché il presupposto è quello di mettersi in ascolto dell’altro. Una cosa è trattare la malattia quando ne è affetta una persona che è economicamente e anche culturalmente attrezzata, un’altra cosa è trattare con una persona che vive in un contesto degradato o comunque deficitario. Il tentativo è quello di aiutare queste persone a risolvere i loro problemi.

Quali possono essere i loro problemi?

Cominciamo col dire che il primo problema è quello di aiutare a capire in quale situazione si trovano, se e quali patologie hanno sviluppato, poi cercare di indirizzare al medico giusto a seconda della patologia riscontrata. Per questo noi stiamo costituendo una rete di medici volontari che possano darci una mano, o anche rivolgendoci al sistema sanitario nazionale, dal momento che molti non hanno nessuna assistenza, anche per semplice ignoranza… per non avere mai svolto le pratiche burocratiche. In certi casi, poi, le prenotazioni hanno tempi lunghissimi, in alcuni casi i malati non hanno i soldi neppure per pagare il ticket. Poi aiutiamo anche le persone che hanno specifici problemi di “burocrazia sanitaria”. Si è messo a nostra disposizione l’avvocato Marco Zito il quale ci darà, sempre gratuitamente, una mano per questi casi.

Ma le persone come arrivano allo sportello di via Blandamura?

Intanto l’associazione Amici di Manaus assiste qui a Taranto oltre cento famiglie; poi la porta è aperta a tutte le persone bisognose, che è preferibile però che vengano indirizzate a noi da altre associazioni, dal Comune o dalle parrocchie. Anche in questo senso, stiamo cercando di costruire una rete di collaborazione con altre associazioni, stiamo già coinvolgendo “Noi e Voi” ed “Europa solidale” che hanno dato la loro disponibilità e nelle prossime settimane cercheremo di realizzare un protocollo d’intesa. L’iniziativa è nata grazie alla disponibilità del parroco don Ciro Alabrese e all’apertura mentale del presidente Giovanni De Gorgio e insieme stiamo realizzando un sogno del fondatore dell’associazione Amici di Manaus, Mimmo Vitti, scomparso un paio di anni fa. Il quale soleva dire “amiamo volare in cielo ma coi piedi sempre per terra”. Spero che ci sa disponibilità da parte dei medici e delle istituzioni e che le persone comincino a rivolgersi a noi.

Coordinati dal dottor Francesco Zito, neurologo in pensione, hanno già dato la loro disponibilità alcuni specialisti presso i quali potranno essere indirizzati pazienti che avrebbero difficoltà anche solo a pagare il ticket di una visita specialistica o che, in molti casi, hanno patologie che richiedono una diagnosi più celere rispetto a quella delle liste di attesa della sanità pubblica, ma che non possono permettersi una visita a pagamento.

I professionisti che vorranno diventare “volontari della salute” possono contattare l’associazione “Amici di Manaus” onlus, in viale Magna Grecia 100 a Taranto,

tel. 099.339539               cell. 3270113955

mail consulenzamedica@amicidimanaus.it

Letteratura

Lo scrittore martinese Mario Desiati selezionato tra i 12 del Premio Strega

02 Apr 2022

di Silvano Trevisani

Lo scrittore martinese Mario Desiati è tra i dodici scrittori italiani selezionati per l’edizione 2022 del Premio Strega. Il suo ultimo romanzo “Spatriati” (Einaudi) è stato scelto tra una nutritissima e agguerrita rosa di scrittori, per essere ufficialmente candidato a quello che viene considerato il premio letterario più importante d’Italia. Per il giovane ma già notissimo scrittore originario di Locorotondo ma cresciuto a Martina Franca, quaranticinque anni a maggio, si tratta, se ce ne fosse stato bisogno, di un’ulteriore consacrazione, che arriva dopo un percorso ormai intenso, apertosi con la poesia: ha esordito nel 2000 nel volume “I poeti di vent’anni” (Stampa), seguite da alcune plaquette e dalla prima prova narrativa: “Neppure quando è notte” per Pequod (2003) cui seguì una raffica di altri nove romanzi, quasi tutti con Mondadori, tra i quali “Ternitti” che, nel 2011, lo vide già tra i finalisti allo Strega.

“Con la poesia o finito”, mi disse qualche anno fa, ed è comprensibile come le sono le scelte che Mario ha operato sempre nella sua vita, anche a costo di rinunciare a posti di prima fila, come la sue dimissioni dalla giuria del Viareggio, l’anno scorso, per non avere condiviso il modo poco ortodosso nel quale maturò la scelta finale.

E poi un “buco” di cinque anni dal precedente romanzo, “Candore” del 2016, pubblicato con Einaudi. Anni nei quali ha studiato, è stato all’estero, in Germania, ha cercato qualcosa di preciso. E ora sembra averlo trovato, tornando col suo racconto, ancora nelle terre d’origine, nella sua Puglia di bellezze e veleni, di slanci e contraddizioni, nella quale si incontrano i due “spatriati”, Claudia e Francesco. Sono loro i protagonisti di questo romanzo che, come descritti dal titolo con un aggettivo sostantivato delle nostre parti, sono personaggi singolari, che hanno un mondo tutto loro, proprio come chi espatria, lasciando consapevolmente la propria terra, ma restandone in qualche modo visceralmente legato, proprio come lo stesso Desiati. Anche se la sua è sempre una lettura critica, non certo velata dal nostos del rimpianto di valori antichi, che poi quasi sempre non erano “valori” ma polvere nascosta sotto i tappeti. E i due spatriati cominciano con l’affrontare quel po’ di polvere che il rapporto extraconiugale tra la madre di lui e il padre di lei sparge sulla loro storia, che trova poi altri elementi da sgrossare nel bigottismo religioso di Francesco, mentre Claudia sembra vocata a una trasgressione che la porta fino a Berlino. Nella capitale tedesca i due vivono insieme, ma sperimentano relazioni, fino poi a un ritorno “diversro” perché Mario Desiati ci ha abituati a romanzi “forti” e fuori dall’ordinario, ma ci dimostra, attraverso i suoi personaggi, e nonostante i suoi tentativi di rimozione, che, così come ammettono gli stessi “sbatriati”: “Le nostre origini ci rimangono addosso come una voglia gigante sulla pelle, che puoi coprire con tutti i vestiti che vuoi, ma resta sotto e quando ti spogli la vedi”.

La cinquina sarà svelata l’8 giugno, il vincitore il 7 luglio,

Ecclesia

I 94 anni di don Domenico sacerdote amato ed evangelizzatore anche via radio

30 Mar 2022

di Silvano Trevisani

Dall’alto dei suoi novantaquattro anni appena compiuti don Domenico Morciano ci guarda con simpatia e, ormai poco assistito dall’udito, ci assicura comunque che ricomincerà a contare di nuovo i suoi anni. La voce è sempre quella stentorea e allegra, che riversava come un fiume delle antenne di Radio Puglia, sua straordinaria e seguitissima emittente, sempre sancita dal suo saluto: “pace e gioia!”. Ora circondata ma non sovrastata dall’eco di parenti e amici che non gli hanno voluto mancare il loro affetto nel giorno del suo genetliaco. È stato un punto di riferimento per molte generazioni, nella sua parrocchia Maria SS. Immacolata di San Giorgio Jonico, e anche per molti sacerdoti. Ma anche un modello educativo e, perché no, professionale per molti che si sono avvicinati alla radio come a uno strumento di comunicazione che, a partire dagli Settanta, era centrale nella vita delle comunità. E la sua rubrica era così seguita, anche perché prodiga di suggerimenti e di consigli per tutti i casi, spesso anche drammatici, che venivano proposti dai radioascoltatori, che tra gli anni Ottanta e Novanta creammo, sul nostro settimanale “Nuovo Dialogo”, una rubrica a disposizione di lettori e radioascoltatori che proponevano i problemi ai quali don Domenico forniva le sue risposte. Quando si trattò di pensare a un titolo azzeccato, per questa rubrica, fui io a proporre, giocando con le parole: “Lettere per l’etere”, lettere e richieste, cioè, che transitavano attraverso le antenne della radio per approdare poi sulle pagine del giornale. A lui piacque molto e vi profuse il suo solito impegno a trasferire ai lettori quello che era il patrimonio del suo pubblico radiofonico. Impossibile proporre in così poco spazio un ritratto efficace di un uomo di fede e sacerdote come don Domenico, ma resta in noi chiara la vivacità del suo insegnamento, l’ottimismo della sua fede, la disponibilità nei confronti di tutti, la capacità di comunicare, che aderiva e ancora aderisce in pieno al dettato evangelico di San Matteo: “Gridatelo dai tetti”.