Eventi a Taranto e provincia

Merry Street Music&fun: artisti di strada e… la befana a Talsano

Corso Vittorio Emanuele chiuso al traffico per il palco a cielo aperto del 4 gennaio

03 Gen 2023

Ultimo appuntamento con il tour nei quartieri di Taranto all’insegna dei concerti diffusi e dagli artisti di strada di «Merry Street – Music&Fun»: evento organizzato dell’associazione Altramusicalive con la collaborazione del Comune di Taranto – Piano di rigenerazione sociale per l’area di crisi di Taranto approvato con decreto del 07/08/2020 del ministero dello Sviluppo economico. Partner: associazione Circo Teatro Viaggiante Pachamama e associazione Studio Gaudio.

Tantissime sorprese per l’ultima data di domani, mercoledì 4 gennaio, a Talsano in corso Vittorio Emanuele II con inizio alle ore 19. Per l’occasione, l’intera area interessata sarà chiusa al traffico e resa pedonale.

Una tappa realizzata con la collaborazione della Pro loco di Talsano e dei commercianti, che con il loro apporto arricchiranno ulteriormente la serata tra stand e artigianato. E a poche ore dall’Epifania, sarà presente la Befana per la gioia dei più piccoli. Per questa circostanza speciale dunque il format dei concerti diffusi sarà ancora più entusiasmante.

Come da programma, saranno allestite quattro postazioni con altrettante band. Si esibiranno Hill Valley band, Zarah Duet, Night&Day, Ilaria Fuggetti & Massimiliano Voccoli duo. Spazio sempre a musicisti del territorio, così come da mission di Altramusicalive che si avvale del supporto di Studio Gaudio, associazione impegnata nella promozione dei talenti locali. Accanto alle note, lo show di artisti di strada targati Pachamama.

 

Band, solisti e i fantasisti con sorprese e giochi imprevedibili, dopo l’esordio nel centro cittadino, hanno animato i quartieri Salinella, Tamburi e Paolo VI con musica, esibizioni dal vivo, bolle di sapone giganti e trampolieri. Il tutto accompagnato dai brani suonati da gruppi locali, talenti del territorio che con questo evento hanno la possibilità di esibirsi a stretto contatto con il pubblico. E ora tocca alla borgata di Talsano.

Una maniera per vivere il proprio quartiere appieno in questo periodo di festa: questo è l’obiettivo di «Merry Street – Music&Fun». Dare la possibilità a una serie di quartieri di poter assistere a concerti di buona musica e intrattenimento per grandi e piccoli, a due passi da casa.

Diocesi

La Befana dai cantieri di Taranto vecchia in piazza Duomo

03 Gen 2023

Giungono a conclusione le iniziative del cartellone di eventi organizzato dalla basilica cattedrale di San Cataldo con il patrocinio del Comune di Taranto.

Giovedì 5 gennaio, dalle ore 19, aspetteremo la Befana in piazza Duomo, davanti la basilica cattedrale di San Cataldo.

Il coro polifonico di San Nicola, diretto da Annamaria Lecce, intonerà canti natalizi della tradizione di tutto il mondo mentre, sulle impalcature che ricoprono la facciata del duomo in restauro, saranno proiettate le immagini dei dipinti a tema Natività del patrimonio della diocesi di Taranto.

La Befana “acrobatica” si calerà dall’alto e distribuirà caramelle ai bambini e alle bambine che si presenteranno con una calza vuota, per questo ringraziamo per la disponibilità “Edilizia acrobatica”.

Non mancherà in un giorno particolare come la vigilia dell’Epifania un richiamo al messaggio di papa Francesco ed un ricordo affettuoso di Benedetto XVI le cui catechesi sui Magi rimangono una pietra miliare nel Magistero della Chiesa. Proprio il papa emerito disse a Colonia durante la veglia dei giovani nel 2005: “…una volta che i Magi giungono dinanzi a Gesù, il loro cammino esteriore è finito, ma inizia un pellegrinaggio interiore che cambia tutta la loro vita”.

Così noi con il cuore sempre abitato dalla gioia del Signore, desideriamo cominciare il cambiamento sempre a partire dalla conversione del cuore.

Ecclesia

La salma di Benedetto XVI in basilica: continua l’omaggio dei fedeli

foto Siciliani-Gennari/Sir
03 Gen 2023

È cominciato lunedì 2 gennaio, alle 9 – orario di apertura della basilica di San Pietro -, l’omaggio dei fedeli al papa emerito Benedetto XVI. La traslazione dal monastero Mater ecclesiae alla basilica è avvenuta in forma privata, al riparo dalle telecamere. Vicino alla salma di Joseph Ratzinger, collocata ai piedi dell’Altare della Cattedra, sono presenti il segretario, mons. Georg Gäenswein, e il card. Mauro Gambetti, arciprete della basilica di San Pietro.

Tra le personalità, tra i primi ad arrivare il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, accompagnata dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e dal ministro dell’agricoltura, Francesco Lollobrigida.

 

Diocesi

Il messaggio di fine anno dell’arcivescovo Filippo Santoro

02 Gen 2023

«La comunità tarantina, dai vari livelli istituzionali al singolo cittadino, è ancora una volta scossa per le vicende legate al caso ex Ilva. Eppure dovrebbero essere questi giorni di serenità e di pace, giorni in cui a trionfare dovrebbero essere la speranza e l’armonia nelle relazioni.
Gesù Bambino, di cui solo pochi giorni fa abbiamo ricordato la venuta nella nostra storia, nelle strade delle nostre città, nelle nostre case, nelle nostre esistenze, ci interpella e offre ancora una volta un’occasione di rinnovamento. Rinnovamento prima di tutto del cuore perché è da qui che parte ogni autentico e vero cambiamento, perché è solo così che possiamo essere capaci di «lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo». (Ls 217)
È, dunque, l’ora della responsabilità a livello personale e a livello comunitario: Taranto continua a portare incisa nel suo corpo la ferita ancora aperta di una città bella ma segnata e sofferente.
Chiediamo allora che il sacrificio della nostra terra e dei suoi abitanti diventi davvero e finalmente occasione propizia per una nuova umanità, capace di vivere fino in fondo la responsabilità di ciò che le è affidato, senza ricorrere a ciniche ed ingiustificabili scorciatoie.
In questi giorni di contrapposizione, chi ha la responsabilità di soppesare le sue scelte, bilanciando i diversi interessi in campo, non dimentichi qual è la vera posta in gioco tra le ragioni della vita e quelle del profitto.
Come ha ribadito la 49ª Settimana sociale dei cattolici Italiani, «tutto l’acciaio del mondo non vale quanto la vita di un bambino». Pertanto, i decisori politici ascoltino la voce di una comunità che in tanti anni molto ha imparato attraverso questa esperienza di dolore e sofferenza, diventando mirabile esempio di una cittadinanza attiva e competente. In occasione della conversione in legge dell’ultimo decreto si accolga finalmente la richiesta dell’Ordine dei medici di istituire la Valutazione preventiva di danno sanitario per prevenire il male ed evitare di certificare solo ex post morti e malati.
Si lascino aperte le porte del dialogo perché è questo l’unico farmaco capace di riattivare legami spezzati e di riaccendere la speranza.
Non si sprechi questa opportunità con banali tatticismi o giochi di parole. Lo si faccia per amore del bene comune, ma soprattutto per la serenità del proprio cuore».
† Filippo Santoro
arcivescovo metropolita di Taranto

Ricordo

La morte di Pelè – In ricordo di un re

Pelè è un messaggio che resta, perché fusione atemporale di fisicità e di spirito, di speranza per tutti, poveri e non. Semplicemente di umanità. Ciao, O Rey, e grazie per il tempo magico che ci hai regalato

foto Ansa/Sir
02 Gen 2023

di Marco Testi

Il re è morto, lunga vita al re. O Rey per eccellenza, senza possibilità di dubbi, litigi, campanilismi. Più di un re, forse, una leggenda, che mette insieme tutto ciò che in molte lande del pianeta purtroppo è diviso: tre mondiali vinti, maggior numero di gol con la sua nazionale, povertà iniziale, calcio per strada e con palla di stracci, carisma che ha frantumato tutti i luoghi comuni razzisti, capacità di affondare con il suo genio calcistico i confini dettati dai ruoli e dagli schemi, in grado di fermare con quel carisma, anche se solo per 48 ore, la guerra civile in Nigeria nel 1967, perché tutte e due le fazioni contrapposte volevano vederlo giocare a Lagos.

Tanto da essere ricordato all’Onu come promotore dell’amicizia e della fraternità, più di qualsiasi altra carica istituzionale o politica.

L’Italia fece le spese del genio calcistico del Re nella finale dei mondiali del 1970 in Messico, nonostante che a marcarlo (a quei tempi si usava una stretta, occhiuta e ruvida marcatura a uomo, soprattutto sui campioni) ci fosse uno dei più implacabili terzini della storia del nostro calcio, il leggendario, roccioso Tarcisio Burgnich. Ma come lo stesso difensore ebbe poi a confessare, per alcuni la marcatura umana non era sufficiente, perché in Pelè convivevano classe, resistenza, corsa, umiltà, sfrontatezza – e però anche rispetto dell’avversario – visione del gioco, strategia, completezza del repertorio, compresi i colpi di testa (pur non essendo alto, ma la classe non conosce centimetri), di tacco, tunnel, finte e molto, molto altro.
E non solo calcio: Edson Arantes do Nascimiento è stato Ambasciatore delle Nazioni Unite per l’Ecologia e l’Ambiente, oggetto citazionale per canzoni (TheGiornalisti e Venditti, solo per fare due esempi nostrani).

Un mito che nonostante la sua scomparsa a 82 umani anni è destinato a sopravvivere nella storia dello sport – non solo del calcio – e della cultura umana, se a cultura diamo il senso di creazione di un immaginario che prima di lui non esisteva, fatto di sport, genio, eleganza, pace, sorriso e strada di collegamento tra razze, culture, tradizioni.

Un messaggio che resta, perché fusione atemporale di fisicità e di spirito, di speranza per tutti, poveri e non. Semplicemente di umanità. Ciao, O Rey, e grazie per il tempo magico che ci hai regalato.

Ecclesia

Benedetto, Francesco e il servizio alla Chiesa

Con la scelta di vivere nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, il papa emerito ha continuato a offrire il suo servizio per il bene della Chiesa “nascosto al mondo”, attraverso la preghiera, il silenzio, la mitezza e la discrezione

02 Gen 2023

di Maria Michela Nicolais

Con la scelta di vivere nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, a poca distanza da Santa Marta dove risiede il papa regnante, il papa emerito ha continuato a offrire il suo servizio per il bene della Chiesa “nascosto al mondo”, come lui stesso ha dichiarato di voler fare, attraverso la preghiera, il silenzio, la mitezza e la discrezione, sostenendo il ministero del suo successore in un rapporto di fraterna amicizia e stima spirituale, oltre che obbedienza, attraverso visite, chiamate telefoniche e presenze agli avvenimenti più importanti, come il primo Concistoro di papa Francesco o l’apertura della Porta Santa di San Pietro per l’inizio del Giubileo.
Prima ancora di sapere chi sarebbe stato il suo successore, congedandosi dai cardinali durante l’ultimo discorso loro rivolto nella Sala Clementina, Benedetto aveva detto: “Tra voi, tra il Collegio cardinalizio, c’è anche il futuro Papa al quale già oggi prometto la mia incondizionata reverenza ed obbedienza”.
Memorabile rimane il primo incontro tra il nuovo papa e il papa emerito a Castelgandolfo, dopo che il 28 febbraio le immagini dell’elicottero papale che aveva trasportato Ratzinger dal Vaticano a quella che fino ad allora era la residenza estiva dei papi (tradizione poi interrotta da Bergoglio) avevano fatto il giro del mondo. Seduti l’uno davanti all’altro, risaltava visibilmente un grosso scatolone bianco che Ratzinger ha consegnato al suo successore: un messaggio esplicito a continuare a dipanare i “dossier” aperti durante otto anni di pontificato, un gesto carico di fiducia nelle capacità del papa argentino venuto “dalla fine del mondo” di continuare a governare la barca di Pietro, anche quando sembra sull’orlo di essere travolta da una tempesta. È il caso ad esempio degli abusi, che papa Ratzinger per primo ha cominciato a contrastare efficacemente durante il suo pontificato. Quattro mesi dopo il summit mondiale sulla pedofilia in Vaticano, convocato da Bergoglio nel febbraio 2019, è uscito un libro dal titolo inequivocabile: “Non fate male a uno solo di quei piccoli. La voce di Pietro contro la pedofilia”, in cui per la prima volta, nero su bianco, il papa emerito e il papa argentino chiedono insieme “perdono” per quelle nefandezze che Ratzinger, nella sua celebre omelia del Venerdì santo 2005, aveva annoverato tra la “sporcizia della Chiesa”.
Al suo ingresso in basilica per il suo primo Concistoro, il 22 febbraio 2014, papa Francesco dopo aver percorso in processione la navata si è diretto verso il papa emerito e lo ha abbracciato: è la prima cerimonia pubblica in basilica in cui sono presenti i due papi, e la prima uscita pubblica di Ratzinger dopo la rinuncia al pontificato. Nel Concistoro dell’anno seguente, il papa emerito ha replicato, su invito del Papa regnante. Dopo il Concistoro del 2016, i cardinali insieme a Francesco sono saliti su pullman per andare a trovare Benedetto al monastero Mater Ecclesiae, evento che si è ripetuto anche nel Concistoro del 2017. Il 13 ottobre 2018, invece, alla vigilia della canonizzazione di Paolo I e Oscar Arnulfo Romero, è stato Francesco a andare a trovare Benedetto nella sua dimora immersa nei Giardini vaticani. Sono le 11,10 della festa dell’Immacolata quando, l’8 dicembre 2015, papa Francesco apre la Porta santa di San Pietro. Subito prima, nell’atrio, ha salutato il papa emerito Benedetto XVI: si sono abbracciati ancora una volta, hanno scambiato qualche parola. Ratzinger è stato così il primo pellegrino a varcare la porta santa.
La speciale sintonia tra i due papi, del resto, è testimoniata anche dalle innumerevoli citazioni di Joseph Ratzinger da parte di Francesco: nei documenti magisteriali, è eguagliato solo da Paolo VI. Il pontefice attualmente regnante ha sempre definito il papa emerito “un nonno in casa”, lasciando intendere così di aver fatto tesoro dei suoi consigli, in tutti gli incontri informali tra i due. Tutto il contrario della lettura mediatica dominante, che è solita usare gli schemi della contrapposizione polare, strumentale di volta in volta a corroborare le proprie posizioni e ad alimentare un’informazione gridata e schiacciata su uno schema binario di stampo ideologico, a scapito dei reali contenuti di ciò che viene raccontato. “Il papa è uno, Francesco”, ha spiegato Ratzinger in un’intervista al Corriere della Sera: “L’unità della Chiesa è sempre in pericolo, da secoli. Lo è stata per tutta la sua storia. Guerre, conflitti interni, spinte centrifughe, minacce di scismi. Ma alla fine ha sempre prevalso la consapevolezza che la Chiesa è e deve restare unita. La sua unità è sempre stata più forte delle lotte e delle guerre interne”. Parole, queste, che rimandano al grande impegno a rafforzare la comunione ecclesiale che ha caratterizzato tutto il pontificato di Benedetto XVI, fino all’ultimo giorno del suo ministero petrino: “Rimaniamo uniti, cari Fratelli” – aveva detto nel suo ultimo discorso ai cardinali il 28 febbraio 2013 – in questa unità profonda dove le diversità – espressione della Chiesa universale – concorrano sempre alla superiore e concorde armonia e così serviamo la Chiesa e l’intera umanità”.

Diocesi

Una talare e una mitria di Benedetto XVI esposti in Basilica, a Martina Franca

02 Gen 2023

di Ottavio Cristofaro

Una talare e una mitria esposti in Basilica, accanto agli ori dei Santi Martino e Comasia. Appartengono a Joseph Ratzinger, il Papa emerito che l’ultimo giorno dell’anno ha terminato il suo viaggio terreno.

Nella Basilica di San Martino di Martina Franca è stata esposta la talare bianca che papa Benedetto XVI ha indossato, prima della rinunzia al pontificato, come attesta l’autentica di mons. Georg Ganswein, prefetto della Casa pontificia e segretario del Papa emerito. Inoltre rimarrà esposta in queste settimane anche la mitria usata da Ratzinger per la Liturgia in San Pietro, durante la messa per i 500 anni della Guardia svizzera pontificia. Veste bianca e mitria sono di proprietà della Basilica di San Martino, fino a ora conservati al MuBa (museo della Basilica) ed esposti al pubblico in questi giorni in occasione della scomparsa di Benedetto XVI.

Ecclesia

Benedetto XVI: una gigantesca montagna di grazie

02 Gen 2023

di Salvatore Martinez (*)

Benedetto XVI ha concluso la sua vita senza varcare la soglia del nuovo anno 2023. Non certo il “papa della grande rinuncia”, come i più si sono affrettati a definirlo, quanto “il papa della sofferta offerta”. La grazia presuppone la natura: quando questa è fortemente sfidata, la grandezza di un uomo sta nel riconoscere il proprio limite, proprio perché non sia vanificata la grazia che Dio assicura alla sua Chiesa.

Così, Benedetto XVI, invocando in vita egli stesso un successore, ha ribaltato il valore del “servizio sul potere”, dando all’umiltà un primato che mai si era visto e udito prima. Ritirandosi in monastero, il papa emerito si silenzierà e, alla fine, perderà lo stesso uso della parola, Lui che alla Parola ha dato una forza, uno slancio, un’intelligenza, un dinamismo davvero degno dei grandi padri della Chiesa. Se non fosse che la stagione dei padri della Chiesa si considera chiusa con il Medioevo cristiano, bisognerebbe assegnargli questo titolo, come al suo predecessore e grande amico Giovanni Paolo II spetterebbe quello di “magno”.

Benedetto XVI nasce al Cielo nel 60° anniversario dell’apertura del Concilio ecumenico Vaticano, ai cui lavori prese parte, contribuendo a ridisegnare il ruolo della Chiesa nella storia. Nel tempo in cui tanta gente lascia la fede oppure non trova nella vita della Chiesa un’istanza contagiosa di nuova vita, la testimonianza di amore al “Corpo vivente di Cristo” di papa Ratzinger è certamente una delle eredità più vive. Non si può dire di amare Cristo senza Chiesa o fuori dal suo magistero e dalla sua viva tradizione: è lo stesso papa Francesco ad averci ricordato ciò che Benedetto ha continuamente insegnato, proprio in occasione della messa celebrata per questo storico anniversario.

Benedetto XVI, in linea di continuità teologico-pastorale con Giovanni Paolo II, vedeva nei movimenti e nelle Nuove comunità un segno distintivo della vitalità, del dinamismo, della missionarietà della Chiesa; e nella “dimensione carismatica” il profilo coessenziale a quello “istituzionale – sacramentale” nella costituzione dogmatica della Chiesa.

“Collaboratori del ministero petrino”, ebbe a chiamarci nella storica “Pentecoste con i movimenti”, alla vigilia della Solennità, nel 2006, 8 anni dopo “la prima” con san Giovanni Paolo II. Ebbi, in quella circostanza, il privilegio di prendere la parola in piazza san Pietro per preparare la venuta del Santo Padre e per ribadire il primato dello Spirito nella vita del credente, in accordo al magistero di Benedetto XVI.

Il papa ebbe a nominarmi suo consultore in tre Dicasteri: al Pontificio Consiglio per i laici, al Pontificio Consiglio per la Famiglia, al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Poi avrebbe affidato al RnS il sogno di papa Wojtyla: la costruzione di un Centro per la famiglia a Nazareth. Benedetto volle così erigere la Fondazione Vaticana “Centro Internazionale Famiglia di Nazareth” di cui divenni presidente.

Ho avuto così modo di seguire da vicino e con affetto il suo pontificato: la sua cordialità disarmante, la sua lungimiranza, propria di chi sapeva coniugare una sterminata cultura al realismo cristiano, sono davanti ai miei occhi come una gigantesca montagna di grazie.

Nel 2012, sempre alla vigilia di Pentecoste, in piazza San Pietro, Benedetto XVI volle festeggiare con il RnS i 40 anni di presenza in Italia. Tre giorni prima era stato arrestato il Suo maggiordomo; ripenso alla sua mano tremante, che stringeva forte la mia, dinanzi ai 30.000 fratelli e sorelle che erano giunti da tutta Italia per regalargli gioia e dargli coraggio. Non era stata la prima volta che ci eravamo stretti attorno a lui, per reggere alte le sue mani, come quelle di Mosè”, il grande intercessore, nel tempo del combattimento e della prova.

Benedetto ci lascia nel Giubileo d’Oro del RnS in Italia. Ci lascia una meravigliosa paternità spirituale ed ecclesiale, un patrimonio che ha segnato il Novecento e i primi passi del nuovo Millennio. Ci lascia nel cuore un desiderio profondo di preghiera di ringraziamento per le sofferenza silenziosamente offerta per il superiore bene della Chiesa, per le tante incomprensioni e ingiustizie gioiosamente tramutate in preghiera a Dio. Ci lascia un solco di silenzi e di parole inascoltate che lo fanno grande ai nostri occhi e certamente dei posteri, sommessamente grande, come lo sono i santi.

La storia avrà molto da emendare al ricordo di questo pontefice, troppe volte ingiustamente e inadeguatamente descritto per la sua fede in Gesù e per il genio spirituale con cui lo ha presentato e rappresentato al mondo.

(*) presidente Rinnovamento nello Spirito

Ecclesia

Benedetto XVI: il Papa del Magistero

La rinuncia al pontificato in realtà è la continuità di un impegno di servizio, di testimonianza. E di fedeltà al papa, all’unico papa. Ha dato così l’esempio per sostenere un pontificato, quello di Francesco, che ha rilanciato, con energia nuovo, la radicalità del richiamo evangelico

02 Gen 2023

di Francesco Bonini

Per antica tradizione i papi si suddividono in politici e spirituali. Divisione che non regge, evidentemente. Guardando all’eredità di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, uno dei grandi protagonisti di questo avvio di millennio, lo potremo definire il Papa del Magistero. Un deposito ricchissimo, di cui sinteticamente possono risaltare tre passaggi.
Il primo è la definizione e comprensione del Vaticano II. Il 22 dicembre 2005, a conclusione del suo primo anno di pontificato, nel tradizionale discorso alla Curia, ultimo papa ad avervi partecipato, ci consegna una fondamentale, breve, chiarissima, ficcante, mite e ferma definizione del Concilio.

La parola – chiave è: ermeneutica della riforma. Spiega la dinamica, e la proietta nella vita della Chiesa contemporanea, ovvero nel “litigio” tra conservatori e progressisti, che circostanzia con chiarezza e di cui vede il limite strutturale di fronte invece alle sfide radicali dell’evangelizzazione, che lo stesso Concilio ha indicato.

Il secondo tema è l’interlocuzione con la cultura, in particolare quella occidentale, i grandi dialoghi non a caso in tre luoghi emblematici, Westminster (17 settembre 2010), il collegio dei Bernardins a Parigi (12 settembre 2008), il parlamento tedesco (22 settembre 2011). Benedetto XVI risalta come l’ultimo grande intellettuale europeo. Sono contributi fondamentali che vengono incontro ad un deficit, il grande deficit che accompagna il processo di globalizzazione e di crisi anche bellica della stessa, appunto nella sua radice occidentale. Pone, Benedetto, la questione della verità e circostanzia la formula “etsi Deus daretur”, lanciata a Subiaco, il 1 aprile 2005, declinata nella cultura, nella vita civica, civile ed istituzionale e proposta come orizzonte di senso e di speranza.
Ma qui emerge anche l’elemento dialettico, il conflitto. Questo dialogo solleva grandi e trasversali, financo impensati consensi, ma anche chiusure e opposizioni. Si vede a Ratisbona, un discorso che genera un colossale e planetario malinteso. Fomentato, perché il dialogo, questa idea che il cristianesimo è un elemento costitutivo dell’identità e dello sviluppo culturale mondiale, in un atteggiamento non certo di egemonia, ma di cooperazione, era proprio alla base di quell’intervento (12 settembre 2006). Ecco allora un altro brusco stop: Benedetto XVI è costretto a rinunciare alla visita alla Sapienza (17 gennaio 2008), ma il discorso che invia è un grande documento di umanesimo contemporaneo.
Per questa strada siamo al terzo tema, ovvero la rinuncia.

È consapevole delle forze che mettono in discussione, sotto attacco, la Chiesa stessa. Certo – si veda la meditazione del Venerdì santo 2005, poche settimane prima dell’elezione – alla Chiesa serve un processo di purificazione. Benedetto XVI lo porta avanti con chiarezza e decisione, ma in un quadro profondamente conflittuale.

Di qui l’idea di un appello a forze nuove, ovvero l’atto della rinuncia (11 febbraio 2013), un grande atto di riforma, nella coerente continuità dello stesso istituto petrino, che compendia la grande cultura teologica e la profonda cifra spirituale di Benedetto. Segno della profonda vicinanza all’Italia e in concreto dell’amicizia con l’allora presidente della Repubblica è proprio Giorgio Napolitano una delle pochissime persone cui la decisione fu comunicata in anteprima, come ha documentato lo storico Alessandro Acciavatti.
La rinuncia al pontificato in realtà è la continuità di un impegno di servizio, di testimonianza. E di fedeltà al Papa, all’unico Papa. Ha dato così l’esempio per sostenere un pontificato, quello di Francesco, che ha rilanciato, con energia nuovo, la radicalità del richiamo evangelico.

Ecclesia

Le ultime parole di Benedetto XVI: “Signore ti amo!”

02 Gen 2023

“Signore, ti amo!”. Sono state queste le ultime parole di Benedetto XVI. Lo ha confermato il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, rispondendo alle domande dei giornalisti. A raccogliere le ultime parole del papa emerito è stato un infermiere, alle 3 del mattino circa del 31 dicembre, cioè alcune ore prima della morte, avvenuta alle 9.34, quando ancora Joseph Ratzinger non era entrato in agonia. “Benedetto XVI – ha raccontato commosso il suo segretario, mons. Georg Gänswein, a Vatican news – con un filo di voce, ma in modo ben distinguibile, ha detto, in italiano: ‘Signore ti amo!’ Io in quel momento non c’ero, ma l’infermiere me l’ha raccontato poco dopo. Sono state le sue ultime parole comprensibili, perché successivamente non è stato più grado di esprimersi”.

Francesco

La domenica del Papa – Francesco: “Dio non ci ama a parole, ma con i fatti”

02 Gen 2023

di Maria Michela Nicolais

“Dio non ci ama a parole, ma coi fatti; non dall’alto, da lontano, ma da vicino, dal di dentro della nostra carne, perché in Maria il Verbo si è fatto carne, perché nel petto di Cristo continua a battere un cuore di carne, che palpita per ciascuno di noi! Santa Madre di Dio!”. Così papa Francesco, nell’omelia della messa presieduta nella basilica di San Pietro, ha attualizzato la solennità di Maria Santissima Madre di Dio, nella ricorrenza della 56ª Giornata Mondiale della Pace sul tema: “Nessuno può salvarsi da solo. Ripartire dal Covid-19 per tracciare insieme sentieri di pace”. “Dio ha una Madre e dunque si è legato per sempre alla nostra umanità, come un figlio alla mamma, al punto che la nostra umanità è la sua umanità”, ha esordito Francesco: “È una verità dirompente e consolante, tanto che l’ultimo Concilio, qui celebrato, ha affermato: ‘Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato’. Ecco che cosa ha fatto Dio nascendo da Maria: ha mostrato il suo amore concreto per la nostra umanità, abbracciandola realmente e pienamente”. “Su questo titolo sono stati scritti tanti libri e grandi trattati”, ha ricordato il Papa: “Ma tali parole sono soprattutto entrate nel cuore del santo popolo di Dio, nella preghiera più familiare e domestica, che accompagna il ritmo delle giornate, i momenti più faticosi e le speranze più audaci: l’Ave Maria. Dopo alcune frasi tratte dalla Parola di Dio, la seconda parte della preghiera si apre infatti così: ‘Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori’. Questa invocazione ha spesso cadenzato le nostre giornate e ha permesso a Dio di avvicinarsi, per mezzo di Maria, alle nostre vite e alla nostra storia. Madre di Dio, prega per noi peccatori: recitata nelle lingue più diverse, sui grani del rosario e nei momenti del bisogno, davanti a un’immagine sacra o per la strada, a quest’invocazione la Madre di Dio sempre risponde, ascolta le nostre richieste, ci benedice con il suo Figlio tra le braccia, ci porta la tenerezza di Dio fatto carne. Ci dà, in una parola, speranza”.