Diocesi

Don Giussani e la musica: la strada della bellezza che porta alla felicità. Ieri l’evento

02 Feb 2023

di Silvano Trevisani

“L’avanzare della musica è come luce che si inoltra nella trama della nostra giornata”. Le parole di don Giussani sono riecheggiate e hanno fatto da filo conduttore nell’evento “Spirto Gentil: don Giussani e la Musica”, svoltosi ieri sera nel Salone di rappresentanza della Provincia.

Così Comunione e Liberazione, realtà ecclesiale radicata da anni nel nostro territorio e nella nostra città, ha voluto ancora porre un significativo tassello alle celebrazioni per il centenario della nascita di Giussani, assieme alla diocesi di Taranto, in un salone gremito e insufficiente a contenere la folla che ha risposto al richiamo.

Filo conduttore della manifestazione è stata la profonda passione per la musica del fondatore di CL e la missione che vi infondeva, e che ha rappresentato un continuum nella sua attività, come sanno bene gli aderenti al movimento e come hanno potuto invece scoprire molti dei presenti.

Pier Paolo Bellini (compositore, musicologo e sociologo, docente all’Università del Molise), ha raccontato l’importanza che ha avuto la musica nella vita e nella proposta educativa di don Giussani, come potente strumento evocativo dell’umano, come esigenza di compimento e aspirazione alla totalità attraverso la sua personale esperienza e l’ascolto di brani significativi, tra i preferiti dal servo di Dio, don Luigi Giussani. Un’importanza, quella della musica nella vita di don Giussani, testimoniata anche dalla collana discografica “Spirto Gentil”, sviluppatasi dal 1997 al 2010, di cui il professor Bellini è stato general editor, che vide l’uscita di 52 cd con esecuzioni delle opere e degli autori a lui più cari. Dopo aver ricordato i suoi precedenti incontri con la comunità di Taranto e aver anche ricordato la presenza di don Giussani alla Settimana della fede del 1986, Bellini ha raccontato il lungo affascinante lavoro di raccordo con Giussani, rendendolo evidente attraverso la proposizione dei brani fondamentali nel suo percorso spirituale.

La lezione di Bellini è stata un racconto in “progressive” dell’idea nata dalle personali riflessioni di don Giussani. che nella musica vedeva la via privilegiata di percezione del bello come splendore del vero, capace di suscitare e tenere vivo il desiderio della “Bellezza infinita”, riconoscendovi così una modalità eccezionale attraverso cui il Mistero parla al cuore dell’uomo. “Trasmettere ai giovani e agli adulti questa esperienza tanto decisiva – ha detto Bellini – lo spinse a utilizzare sistematicamente l’ascolto della musica come strumento privilegiato per l’educazione. Così nacque la collana musicale fondata nel 1997, che per tredici anni propose una selezione di brani di eccezionale valore e un prezioso corpus di scritti dello stesso Giussani, ma anche di critici, musicologi e compositori”.

Al professor Bellini abbiamo chiesto:

Quanto è importante la mole di lavoro condotta con don Giussani sulla musica nel suo insegnamento?

È fondamentale e tutta da riscoprire. Noi abbiamo dato vita a questa collana, costruita momento per momento assieme a lui, ed era un ripercorrere tutto quello che in cinquant’anni di esperienza educativa don Giussani ha proposto a coloro che rimanevano colpiti, emozionati, innamorati della proposta cristiana che veniva fatta. È stata un’esperienza che è durata dieci anni, nel corso dei quali abbiamo recuperato tutto quello che era disponibile delle sue preoccupazioni educative per far capire cos’è il cuore dell’uomo.

Se si dovesse riuscire a descrivere in pochi brani fondamentali la summa della sua teoria di bellezza attraverso la musica, quali indicherebbe e quali caratteristiche hanno?

È quello che faremo questa sera, perché proporrò una decina di brani: essenzialmente sono quei brani che descrivono la sete di felicità, che non è una prerogativa cristiana, ma è una prerogativa umana. Don Giussani leggeva dentro questi capolavori, come leggeva dentro le poesie, a partire da Leopardi, la prima cosa che gli interessava era l’emergere della struttura che è di tutti, non dei cristiani ma di tutti. La seconda cosa straordinaria è che quella struttura di desiderio di felicità, che è di tutti, ha avuto la possibilità storica di incontrare una risposta e questo è ciò che a don Giussani staa+va a cuore più di tutto: dire che esiste una risposta al cuore che si chiama Gesù Cristo. L’avvenimento cristiano è quello che più corrisponde alla struttura umana.

Monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, è poi intervenuto con una testimonianza della sua personale conoscenza con don Giussani, del significato che un tale incontro ha avuto nella sua vicenda umana, vocazionale e pastorale.

Consiglio d'Europa

Consiglio d’Europa, richiamo all’Italia su ong e salvataggi in mare: “Occorre considerare ritiro o revisione del decreto legge n. 1/2023”

ph Laurin Schmid/Sos Mediterranée
02 Feb 2023

In una lettera indirizzata al ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, resa nota oggi mediante un comunicato emesso a Strasburgo, la commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, invita il governo “a prendere in considerazione il ritiro o la revisione del Decreto legge n. 1/2023” (relativo al codice di condotta delle Ong). Le disposizioni del Decreto potrebbero, secondo l’esponente del Consiglio d’Europa, “ostacolare le operazioni di ricerca e soccorso delle Ong e, quindi, essere in contrasto con gli obblighi dell’Italia ai sensi dei diritti umani e del diritto internazionale”. La commissaria rileva inoltre – in una nota scritta – che, “in pratica, alle navi delle Ong sono stati assegnati luoghi sicuri lontani per sbarcare le persone soccorse in mare, come i porti del Centro e Nord Italia”.

Dunja Mijatovic – foto Sir/Consiglio d’Europa

“Il decreto e la pratica di assegnare porti lontani per lo sbarco delle persone soccorse in mare rischiano di privare le persone in difficoltà dell’assistenza salvavita delle ong sulla rotta migratoria più mortale del Mediterraneo”, scrive la commissaria. Inoltre, Mijatović ribadisce il suo invito alle autorità italiane a sospendere la cooperazione con il governo libico sulle intercettazioni in mare, come indicato nella sua “Raccomandazione sul Mediterraneo centrale”.
Infine, la commissaria per i diritti umani chiede ulteriori informazioni “sui presunti rimpatri di persone dall’Italia alla Grecia su navi private, dove sarebbero state private della libertà in condizioni preoccupanti”. Basandosi sulla sua Raccomandazione per porre fine ai respingimenti in Europa, la commissaria ricorda che “lo svolgimento di valutazioni individuali delle esigenze di protezione di ogni persona che arriva alla frontiera rimane una salvaguardia fondamentale contro il respingimento”.

Francesco

Francesco in Congo: il festoso incontro con i giovani e i catechisti

02 Feb 2023

“Il cristiano non può che essere onesto, altrimenti tradisce la sua identità”. Lo ha detto il papa, che incontrando i giovani e i catechisti nello Stadio dei martiri di Kinshasa li ha esortati a “non lasciarsi imbrigliare nei lacci della corruzione”. “Imparate bene queste due parole: onestà e il suo contrario, corruzione”, ha aggiunto: “C’è gente brava, intelligente, ma è corrotta: una persona corrotta è onesta o non onesta?”, ha chiesto ai giovani. “Pas de corruption!”, ha detto poi Francesco in francese, esortando i giovani a ripeterlo con lui. E la marea di giovani è esplosa di nuovo in un canto. “Mi piace questo canto, siete bravi!”, l’omaggio del papa, che sovrastato dalle voci gioiose non riusciva a continuare a parlare, tanto che lo speaker sul palco ha dovuto chiedere il silenzio.

 

 

Diocesi

A Pulsano, diverse iniziative liturgico-pastorali per la solennità della Madonna di Lourdes

02 Feb 2023

Volete avere la gentilezza di venire qui per quindici giorni di seguito?”

La comunità pulsanese, appartenente alla parrocchia S. Maria La Nova, rispondendo come ogni anno alla richiesta che la Beata Vergine Maria rivolse a Santa Bernadette Soubirous il 18 febbraio del 1858, si prepara alla solennità della Madonna di Lourdes con numerose iniziative liturgico-pastorali.

La pia pratica delle 15 visite, che ha avuto inizio il 27 gennaio scorso, si va ulteriormente arricchendo con altri momenti di preghiera comunitari, volti a commemorare i 90 anni del santuario.

L’11 febbraio del 1933, infatti, tra l’entusiasmo di una folla traboccante, l’arcivescovo di Taranto mons. Orazio Mazzella benedisse e inaugurò la grotta votiva all’interno della Chiesa matrice, voluta ed eretta dal dottor Egidio Delli Ponti, medico pulsanese destinatario di un prodigioso miracolo grazie al quale – per intercessione della Madonna di Lourdes – riacquistò la salute a seguito di un tumore maligno diagnosticato nella regione carotidea.

L’11 febbraio 2023 in occasione del 90° anniversario della costruzione della grotta, mons. Filippo Santoro presiederà la celebrazione eucaristica e il solenne rito di apertura dell’anno giubilare e della Porta santa.

Nel corso dei 15 giorni in preparazione all’evento, sabato 4 febbraio si potrà adorare l’eucaristia con un momento di preghiera notturno, il 5 febbraio si terrà la processione aux flaumbeaux per le vie del paese, il 5 e il 6 febbraio la liturgia dell’acqua, mentre domenica 12 febbraio la fanfara di presidio del Comando interregionale marittimo del Sud terrà un concerto in onore della Madonna.

Emergenze sociali

Incidenti sul lavoro, Inail: nel 2022 quasi 698mila denunce di infortunio, 1.090 con esito mortale

Norcia, 12 ottobbre 2021: cantieri aperti San Benedetto terremoto con sindaco Nicola Alemanno e mons. Renato Boccardo - foto SIR/Marco Calvarese
02 Feb 2023

“Nel 2022 si registra, rispetto al 2021, un deciso aumento delle denunce di infortunio in complesso (dovuto in parte al più elevato numero di denunce di infortunio da Covid-19 e in parte alla crescita degli infortuni ‘tradizionali’, sia in occasione di lavoro che in itinere), un calo di quelle mortali (per il notevole minor peso delle morti da contagio, a cui si contrappone però il contestuale incremento dei decessi in itinere), e una crescita delle malattie professionali”. Lo comunica oggi l’Inail diffondendo i dati su “Infortuni e malattie professionali” relativi al 2022.
I numeri parlano di 697.773 denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail entro lo scorso mese di dicembre, in aumento del 25,7% rispetto alle 555.236 del 2021 (+25,9% rispetto alle 554.340 del periodo gennaio-dicembre 2020 e +8,7% rispetto alle 641.638 del periodo gennaio-dicembre 2019). In particolare, si è verificato a livello nazionale un incremento nel 2022 rispetto al 2021 sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati dai 474.847 del 2021 ai 607.806 del 2022 (+28,0%), sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, che hanno fatto registrare un aumento dell’11,9%, da 80.389 a 89.967.
Per quanto riguarda le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale, al 31 dicembre 2020 sono state 1.090 quelle presentate, 131 in meno rispetto alle 1.221 registrate nel 2021 (-10,7%). “Questo calo – spiega l’Inail – è la sintesi di un decremento delle denunce osservato nel quadrimestre gennaio-aprile (-33,8%) e di un incremento nel periodo maggio-dicembre (+7,1%), nel confronto tra i due anni. Si registrano 180 casi in meno rispetto al periodo gennaio-dicembre 2020 (1.270 decessi) e uno in più rispetto al periodo gennaio-dicembre 2019 (1.089 decessi)”.
Infine, le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel 2022 sono state 60.774, in aumento di 5.486 casi (+9,9) rispetto al 2021 (15.751 casi in più, per un incremento percentuale del 35,0% rispetto al 2020, e 536 casi in meno, con una riduzione dello 0,9%, rispetto al 2019). “Le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo, quelle del sistema nervoso e dell’orecchio – viene osservato – continuano a rappresentare, anche nel 2022, le prime tre malattie professionali denunciate, seguite dai tumori e dalle malattie del sistema respiratorio”.

Società

Toccante libro-inchiesta di Nello Scavo su alcune delle tragedie globali di oggi

01 Feb 2023

di Silvano Trevisani

Di notte l’orizzonte non esiste è il titolo di un interessante libello del giornalista e inviato speciale di “Avvenire”, Nello Scavo, che racchiude alcune delle esperienza professionali “estreme”, trasformatesi, negli ultimi anni, in reportage toccanti e coinvolgenti. Scavo, “nomen omen” si potrebbe dire a suo riguardo, vista la capacità di entrare nelle realtà più drammatiche, ha indagato sulla criminalità organizzata e il terrorismo globale, firmando servizi da varie zone “calde” del mondo. Negli ultimi anni ha trascorso molto tempo sulle navi di salvataggio dei migranti nel Mediterraneo gestite dalle Ong, e nel gennaio 2019 è stato il primo giornalista a salire a bordo della “Sea Watch 3”.

Scrive, a proposito dei viaggi della speranza: “Natale è ogni volta che un bimbo nasce. È ogni volta che un bimbo viene al mondo e deve già scappare. Ogni volta che il nemico, l’invasore, l’usurpatore è proprio lui, il bambino”. Potrebbe sembrare un paradosso, ma è quello che accade da anni. Da quando la migrazione dei popoli ha preso nuovo vigore, a causa delle guerre, dalla povertà, della persecuzione, della desertificazione crescente, e di quella migrazione i bambini sono l’anello più debole eppure più importante, perché sono il futuro dell’umanità, sono l’incrocio tra il vecchio, sempre contrassegnato da odi di varia natura, e il nuovo, che è una speranza sempre minacciata dalla sostanza di quell’odio.

Il capitolo dedicato ai viaggi della speranza e ai suoi protagonisti, da sempre oggetto di divisione, particolarmente nel nostro Paese, improvvisamente afflitto da xenofobia e razzismo, anche ad alti livelli, è uno dei più intensi. Scavo conosce bene e descrive con efficacia il mondo in cui i confini finiscono con l’essere pretesti, e in cui i bambini come Simba finiscono col diventare una minaccia per la quiete immobilistica di molte gente. La storia di Simba è quella di un neonato che si trova a far parte del gruppo cui, nel 2019, fu impedito l’immediato sbarco e “Loro, gli invasori con il pannolino, dovevano essere lanciati su una nave della Guardia costiera con il buio, mentre onde di oltre un metro sbatacchiavano la Mare Jonio contro la motovedetta”,

Il libro, che è stato realizzato anche con il contributo dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, si apre proprio con l’introduzione della presidente dell’Associazione, Dora Bonfietti, che scrive “È il cuore della Memoria, il ricordo delle 81 vittime innocenti, la testimonianza dell’impegno per la verità sulla strage. Una verità fatta riemergere, proprio come il relitto dal fondo del mare, dagli abissi delle menzogne, dell’indifferenza e dell’oblio e poi ricomposta, ancora come il relitto, in tanti anni di ostinato impegno”. Ed è proprio il capitolo con il capitolo che riguarda questa sciagura immane, della quale, nonostante tante battaglie giornalistiche giudiziarie, e perisno film, non si sa ancora a pieno la verità, che si apre con le parole riprese dal titolo: “L’orizzonte, di notte, non esiste. Il confine tra il pianeta e il firmamento, semplicemente sparisce. È così che viaggiano i sogni. È così che cominciano gli incubi. C’era la guerra, quella notte del 27 giugno 1980. E c’erano sessantanove adulti e dodici bambini che tornavano a casa, che andavano in vacanza, che leggevano il giornale, o giocavano con una bambola, o sognavano…”

Poi Nello Scavo racconta di Simba, il bimbo ivoriano soccorso dalla nave Mare Jonio forzando il blocco del governo italiano, insieme agli altri venti “invasori col pannolino” e ad altre ottanta persone; racconta dei bambini siriani che ad Antiochia lavorano per poche lire al giorno come calzolai, panettieri, raccoglitori di patate; racconta del campo profughi di Moira, in Grecia, e dei sudamericani che tentano di oltrepassare il confine dal Messico verso gli Usa, dove i contrabbandieri sono pagati per scagliare al di là del muro, chiusi in sacchi, dei ragazzini come fagotti. Un testo che ricorda l’assurdità del concetto di “confine”, soprattutto quando dall’altra parte c’è un essere umano che ha bisogno di valicarlo.

Toccanti le parole che chiudono il volume: L’orizzonte, di notte, non esiste. Il confine tra il pianeta e il firmamento, semplicemente sparisce. È così che viaggiano i sogni. È così che cominciano gli incubi. In un campo di prigionia, su una zattera, con le braccia trapassate dal filo spinato, oppure nello sguardo perso di un bambino nel deserto. È così che la Storia ci rivolgerà una domanda antica: Caino, dov’è tuo fratello?”

Città

Storia e cultura: i turisti ‘promuovono’ la Marina Militare

A Taranto, nel 2022 circa 130.000 visitatori registrati nei siti aperti al pubblico

01 Feb 2023

Il 2022 è stato un anno all’insegna della cultura e della condivisione: con circa 130.000 visitatori, il Castello aragonese di Taranto, la Mostra storica artigiana dell’Arsenale, il Sacello e il Roseto delle Delizie del Centro ospedaliero, si sono confermati termometro del gradimento turistico della città, un polo d’attrattiva storico – culturale supportato anche dalla scelta di Taranto quale porto ospitante navi da crociera (53 approdi nell’anno appena concluso). In quest’ottica è stata altresì rilevante la scelta di ormeggiare le navi scuola Vespucci (con oltre 23.000 visitatori in una sola giornata di apertura alle visite) e Palinuro lungo la banchina del Castello Aragonese e l’organizzazione in arsenale dell’edizione 2022 della Fiera del Mare, dove la Mostra Storica Artigiana è stata al centro del percorso dei quasi 10.000 visitatori, ospitando gli stand espositivi delle Forze Armate, dei Corpi di Polizia dello Stato, di Enti e Associazioni locali. Un impegno delle donne e degli uomini della Marina Militare che ha permesso ad un pubblico sempre più numeroso e attento di visitare nuove sale espositive del maniero rinascimentale, di conoscere le preziose testimonianze e le varie documentazioni custodite all’interno della Mostra Storica Artigiana, di partecipare alle visite guidate del Sacello e del Roseto delle Delizie dell’Ospedale Militare, parti integranti del patrimonio storico della città di Taranto.

Il dato dei visitatori registrato nel 2022, da un lato testimonia il miglioramento della capacità ricettiva della città dei Due Mari, palcoscenico naturale anche di eventi internazionali quali il SailGp, dall’altro è ulteriore esempio della sinergia che da oltre un secolo caratterizza i rapporti tra la Marina Militare e il territorio.

Teatro

Per il cartellone “Periferie”, sabato 4 febbraio al TaTÀ “Darwin inconsolabile (un pezzo per anime in pena)”

01 Feb 2023

E, mentre tutto cade a pezzi, vedere (di nascosto) l’effetto che fa. Per il cartellone “Periferie”, rassegna di teatro, sabato 4 febbraio, alle ore 21 all’Auditorium TaTÀ di Taranto, in via Deledda ai Tamburi, in scena “Darwin inconsolabile (un pezzo per anime in pena)”, scritto e diretto da Lucia Calamaro, con Riccardo Goretti, Gioia Salvatori, Simona Senzacqua, Maria Grazia Sughi, luci Stefano Damasco assistente alla regia Paola Atzeni, coproduzione Sardegna Teatro, CSS Teatro stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia e Teatro di Roma con il sostegno di Spoleto Festival dei Due Mondi. Durata 95’. Biglietto 12 euro, ridotto 10 euro (under 30 e over 65): prenotazioni fino al giorno antecedente lo spettacolo esclusivamente al numero 366.3473430 attivo anche WhatsApp; acquisto direttamente alla biglietteria nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì (ore 10-13 e 15-18).

C’è una madre anziana, con un passato da artista performativa, che si finge morta per ricevere un po’ di attenzione dai tre figli, sempre occupati, distratti, disamorati, aggressivi e assenti. Come certi animali, che usano questa tecnica per scampare ai predatori, Maria Grazia pratica la tanatosi, simula la morte. Il suo potrebbe esser un monito, un richiamo, un avvertimento, una richiesta, o semplicemente una performance… Ci sono poi Simona, una figlia ostetrica, schiacciata dalla preoccupazione per le nuove generazioni, ambientalista imbranata; Riccardo, un figlio maestro elementare, buonissimo, che si imbatte in un fumoso testo inedito dell’”Origine della specie, citato da Borges in un’intervista a Bioy Casares; e, infine, Gioia, una figlia in simbiosi con la madre e anche lei artista, che indaga il prospettivismo amazzonico e le teorie dell’interspecie, sentendosi più vicina al mondo vegetale che a quello animale.

«Potrebbe esser un monito, un richiamo, un avvertimento, una metafora. Una madre che simboleggia il pianeta? Forse. Dei figli che simboleggiano noi? Può essere. Ma nessuno, di certo la bontà. Né la colpa. O il destino. Nessuno è vittima. Tutti sono creatura e natura, e hanno le loro strategie di sopravvivenza predatorie come ce le ha un’ape, un radicchio, un riccio di mare, perché “Tutto è gente”. “Tutto è persona”. “Tutto vuole vivere e niente sa più morire», dalle note di regia.

Con la consueta dose di umorismo e tagliente ironia, Lucia Calamaro, una delle autrici internazionali più autorevoli di oggi, porta in scena rapporti familiari guastati dall’indifferenza e dall’egoismo. Ma nell’eccentrica figura dell’anziana e combattiva madre-performer che pratica la tanatosi per ricondurre a sé i figli sembra evocata metaforicamente anche la martoriata Madre-Terra, che fingendosi morta cerca di richiamare, inascoltata, l’attenzione sul suo precario stato di salute. Di qui anche l’‘inconsolabilità” di Darwin, che dà il titolo a una pièce dove l’antropocentrismo viene messo in discussione.

parliamone

Dopo lo spettacolo, nel foyer, la compagnia incontra il pubblico. Modera la giornalista Marina Luzzi, direttrice di Radio Cittadella.

Drammi umanitari

Politi (Nato): “Sarebbe opportuno piuttosto fermare la guerra, ma Zelensky sta cercando il grande slam”

01 Feb 2023

Al tavolo del poker nemmeno il più incallito giocatore è realmente lucido: è influenzato dall’avversario così quanto dalle proprie emozioni. E pure chi assiste alla partita non può prevedere con esattezza l’esito o la prossima mossa. Allo stesso modo, chi combatte la guerra in Ucraina o la osserva da fuori attende il colpo grosso, ma non sa sempre con precisione cosa accadrà. Nel frattempo l’azzardo si impadronisce dei giocatori, così come l’odio. C’è chi, sull’eventuale pace del conflitto ucraino, evoca il ricordo della conferenza di Monaco, l’incontro che nel 1938 fu preludio della seconda guerra mondiale, e chi, come papa Francesco chiede di riconoscere uguale dignità umana.
Alessandro Politi, direttore della Nato Defense college foundation, delinea ipotetici percorsi di pace provvisoria per due avversari messi a dura prova dalla guerra.

Direttore, sulla guerra in Ucraina l’unico a parlare di pace è sempre e solo papa Francesco?
Il Papa, al contrario di chi segue la dottrina dello ‘Stato canaglia’, tratta con uguale dignità umana gli ucraini e i russi.Questo non gli impedisce di condannare Putin o il patriarca Kirill. Francesco è lo stesso che con la Laudato si’ ha dato un quadro strategico al futuro del mondo, tenendo fortemente presente il dato ecologico, è l’unico che ha fatto un documento politico serio sul futuro del Pianeta. È un capo di Stato che ha la responsabilità morale su una popolazione di un miliardo e 400mila persone.

Siamo lontani dalla fine del conflitto?
In ogni guerra c’è sempre un momento culminante che si pensa cambi tutto. Il problema è che riconoscerlo non è sempre semplice. Nemmeno i protagonisti lo capiscono o gli altri contendenti che partecipano all’attività politica o logistica. Gli ucraini vogliono la vittoria per motivi comprensibili, innanzitutto perché sono stati invasi e vogliono recuperare i territori occupati. A questa motivazione razionale si somma l’odio apertamente dichiarato da alcuni dirigenti ucraini. L’odio però non rende lucidi, distorce la capacità di calcolo. C’è poi l’odio di chi non combatte, ma ricorda il lungo periodo di dominazione sovietica.

Una spirale ingannevole.
La guerra tende all’assoluto, scriveva von Clausewitz, ed in essa c’è un culmine in cui si capisce che la guerra è a una svolta. Gli ucraini sperano in una disfatta colossale dei russi che li costringa a venire con il capo coperto di cenere. Tuttavia, le vite ucraine non sono infinite, così come quelle dei russi. Queste sono le realtà a cui però non pensi quando sei seduto al tavolo della roulette della guerra.

Entrambi giocano d’azzardo?
La guerra la fa chi si difende, osservava ancora von Clausewitz. Putin avrebbe voluto e potuto conquistare l’Ucraina senza colpo ferire, se gli ucraini fossero stati inerti; invece hanno resistito anche nelle zone russofone. Zelensky adesso sta cercando il grande slam. Sarebbe opportuno piuttosto fermare la guerra,recuperare tratti di territorio vitale per l’Ucraina in contropartita ad alcune richieste russe, tutte da definire concretamente e negoziare lucidamente. La pace non è impossibile e non sarà una nuova Conferenza di Monaco. Ricordo che noi italiani abbiamo impiegato cento anni per riunificarci, recuperando tutto il territorio sotto dominazione straniera.

Quale pace è possibile allora?
È pericoloso illuderci che l’Ucraina riesca a riconquistare tutto, subito.Il Paese attualmente è in un disastro demografico. Stiamo rischiando di arrivare ad uno stallo, in cui chiedere a Putin la fascia costiera, dal Donbass alla Crimea, vitale per gli ucraini. Dopo è ragionevole prevedere un decennio di ricostruzione del Paese, della logistica e delle forze armate ucraine, se si vuole pesare sul futuro degli equilibri regionali. D’altro canto, se la guerra non si ferma, per i russi è impossibile eleminare politicamente Putin, come da consolidata tradizione del Paese.

Abbiamo visto come parte della popolazione non sia appiattita completamente alla posizione di Putin.
Pensare che i russi siano tutti con Putin serve a demonizzare l’avversario, roba vecchia come la guerra. Sul piano della propaganda l’idea funziona perché così la gente è motivata a partire al fronte o a supportare sui social, ma è un’operazione che fa calare i veli dell’odio, non a ragionare freddamente sulle necessità politiche. Se alcuni governi, accecati dall’odio, non avessero sospeso unilateralmente i visti turistici per i russi con esili motivazioni, avremmo avuto molte più persone in fuga dalla Federazione russa. Quando si dice che l’Ucraina è la prima linea di difesa della libertà europea, si fa un potente accostamento emotivo, ma purtroppo sganciato dalla realtà: la prima linea di difesa della comunità euroatlantica è la Nato con l’articolo 5 del suo trattato.

È sbagliato pensare che sia stato attaccato un avamposto dell’Europa?
Se così fosse, non si capirebbe perché i finnici e gli svedesi vogliano ancora entrare nella Nato: c’è già un avamposto che li difende. Questo tragico anno non porterà ad una nuova Monaco ma, allora come ora, serve tempo per riarmare con armi di costruzione assai più complessa e lenta di prima.Abbiamo dato armi e munizioni senza precedenti, però, come dimostrano nei fatti i nostri amici a Washington, c’è un limite da considerare: resta sempre da garantire un’adeguata deterrenza convenzionale e nucleare per trenta Paesi membri, precisamente per evitare un domani altri colpi di testa di Putin; cosa che i baltici temono moltissimo.

Molti parlano di terza guerra mondiale dietro l’angolo.
Potrebbe scoppiare sì, ma nel Pacifico. È una fortuna che Biden e Xi Jinping si siano incontrati a Bali: abbiamo guadagnato due anni di tempo per la prevenzione in quell’area. Ma non possiamo lasciar continuare questa guerra in Ucraina che potrebbe creare delle dinamiche che sfuggono a tutti. L’idea che i cinesi vogliano invadere Taiwan nel 2027 è un’ipotesi. Di concreto però c’è che la Cina sta invecchiando e che non farà il sorpasso sugli Stati Uniti. Certo la Cina ha una rivendicazione fortissima sull’unità nazionale, ma si rende conto che forse è meglio riunificare in un altro modo. È un forse perché Xi Jinping non è eterno e non sappiamo come sarà il suo successore.

Il vicepresidente del consiglio di sicurezza russo Dimitri Medvedev ha dato dello “sciocco raro” al ministro della Difesa italiano Guido Crosetto.
Preferisco guardare ai silenzi di Putin che alle uscite irrilevanti di Medvedev.

Il fatto che non parli è una strategia?
È un segno chiaro che ha seri problemi da risolvere. A Putin interessa un dialogo con gli Usa e la Nato, poi bisogna vedere con quali intenzioni e a quali condizioni; è il momento di fargli scoprire le carte.

Viaggio apostolico

Francesco in Congo: “State soffrendo un genocidio dimenticato”

01 Feb 2023

“Tormentata dalla guerra, la Repubblica democratica del Congo continua a patire entro i suoi confini conflitti e migrazioni forzate, e a soffrire terribili forme di sfruttamento, indegne dell’uomo e del creato”. È la prima denuncia contenuta nel primo discorso del papa in Africa, nel Palais de la Nation: “Sono felice di essere qui, in questa terra così bella, vasta e rigogliosa, che abbraccia a nord la foresta equatoriale, al centro e verso sud altipiani e savane alberate, a est colline, montagne, vulcani e laghi, a ovest altre grandi acque, con il fiume Congo che incontra l’oceano”, ha esordito Francesco: “Nel vostro Paese, che è come un continente nel grande continente africano, sembra che la terra intera respiri. Ma se la geografia di questo polmone verde è tanto ricca e variegata, la storia non è stata altrettanto generosa”. “Questo Paese immenso e pieno di vita, questo diaframma d’Africa, colpito dalla violenza come da un pugno nello stomaco, sembra da tempo senza respiro”, il grido d’allarme del papa, che a braccio ha denunciato “questo genocidio dimenticato che sta soffrendo la Repubblica del Congo”. ”E mentre voi congolesi lottate per custodire la vostra dignità e la vostra integrità territoriale contro deprecabili tentativi di frammentare il Paese, io vengo a voi, nel nome di Gesù, come pellegrino di riconciliazione e di pace. Ho tanto desiderato essere qui e finalmente giungo a portarvi la vicinanza, l’affetto e la consolazione di tutta la Chiesa cattolica”. “Ed imparare dal vostro esempio di pazienza, di coraggio e di lotta”, ha aggiunto.

Viaggio apostolico

Suor Martinelli (Comboniane Sud Sudan): “Qui, dove la povertà genera rabbia e violenza, la gente aspetta Francesco con speranza”

01 Feb 2023

Non pacificato, né tantomeno unificato, il Sud Sudan è il più giovane dei Paesi africani: nato nel 2011 dopo la divisione dal Sudan, è entrato in una guerra intestina nel 2013. E non ne è ancora uscito del tutto. Lo si legge nel sito di “Popoli e Missione” in relazione alla visita di papa Francesco in Congo e Sud Sudan (31 gennaio-5 febbraio). “Il Sud Sudan ha ancora grandi difficoltà sia dal punto di vista della pacificazione che da quello economico: non c’è produzione, non ci sono fabbriche, non ci sono servizi, l’agricoltura è messa in ginocchio dai cambiamenti climatici che provocano continue inondazioni”. Eppure, come molti altri “grandi africani” ha un sottosuolo ricco di materie prime: a parlarne è suor Maria Martinelli, provinciale delle Comboniane nel Paese. “La gente va al mercato e torna con metà della roba che comprava anche solo pochi mesi fa: il costo della vita è salito – spiega la comboniana –, non ci sono abbastanza soldi e questo crea ancora più disagio, rabbia, ribellione. E fomenta la violenza”.

foto Paolo Annechini – Popoli e Missione

 

“La visita del papa è molto attesa qui a Juba, c’è gran fermento nei preparativi, anch’io sono coinvolta”, dice la religiosa. Il papa arriverà in visita apostolica a Juba il prossimo 3 febbraio, nel pomeriggio, dopo essere stato nella Repubblica democratica del Congo. “Il pontefice viene in un pellegrinaggio ecumenico – dice suor Martinelli –; in realtà l’accento è messo sulla sua figura, ma si tratta di qualcosa di ancora più grande – dice –. Francesco è ritenuto da tutti qui un leader affidabile che può parlare con autorità ai leader locali. La gente lo aspetta con molta speranza”.