Nasce il Premio nazionale di poesia Calabria – Veneto per creare un ponte tra le “Italie” letterarie
Nasce un nuovo ambizioso premio letterario che vuole mettere in sintonia Nord e il Sud, spesso molto distanti proprio dal punto di vista culturale e letterario. Con il sostegno organizzativo della rivista di poesia “Il sarto di Ulm”, la collaborazione dell’Associazione “Padova sorprende” e della rivista “La Nuova Tribuna Letteraria”, nell’ambito del Festival internazionale di poesia “Pollino in versi”, parte, infatti, la prima edizione del Premio nazionale di poesia Calabria – Veneto 2023, per un libro di poesia edito e in commercio fra il 1 aprile 2022 e il 30 aprile 2023.
Il premio si svolgerà alternativamente un anno in Calabria e un anno in Veneto. Esso non è concepito come concorso. La partecipazione avviene attraverso la segnalazione diretta delle opere da parte dei giurati. L’organizzazione, però, per rendere il premio il più possibile espressione reale dei valori che emergono ogni anno in poesia sul territorio nazionale, dà la possibilità agli autori non scelti dalla giuria di proporre comunque la propria opera.
Per quanto riguarda la candidatura da parte della giuria, ogni giurato, con il consenso degli autori, potrà segnalare al massimo tre opere che ritiene meritevoli di partecipare al premio. Ogni opera potrà ricevere una sola segnalazione. Una volta confermate le varie candidature gli autori dei libri scelti dalla giuria dovranno firmare una lettera di accettazione di tutte le norme contenute dal regolamento. La casa editrice che ha pubblicato il libro dovrà inviare alla segreteria due copie cartacee del volume entro e non oltre il 30 aprile 2023 insieme il relativo pdf del libro tramite email a premiocalabriaveneto@libero.it La mancata osservanza delle scadenze prefissate comporterà l’esclusione dell’opera dal Premio.
Per la candidatura diretta da parte degli autori, ogni autore di un proprio libro di poesia edito e in commercio fra il 1 aprile 2022 e il 30 aprile 2023 potrà chiedere alla propria casa editrice di inviare il pdf del libro tra-mite email a: premiocalabriaveneto@libero.it
Una copia cartacea del libro deve essere inviata al presidente del Premio Calabria-Veneto, al seguente indirizzo: Bonifacio Vincenzi, via Manzoni 6, 87072 Francavilla Marittima (CS). Tutte le opere pervenute saranno vagliate dai giurati. Ogni giurato ha la possibilità di ammettere al premio una sola opera. Gli autori delle opere ammesse dovranno poi firmare una lettera di accettazione di tutte le norme contenute dal regolamento.
Fase delle selezioni del premio
Al momento della definizione dei libri di poesia ammessi al Premio la segreteria invierà ai giurati tutte le opere con la relativa scheda di votazione. Dopo lo scrutinio dei voti espressi sarà selezionata la prima rosa dei 15 libri che hanno ricevuto il maggior punteggio. Successivamente i giurati saranno chiamati a votare i 15 libri usciti dalla prima selezione. Da questa seconda votazione viene designata la cinquina di libri. Una volta espressa la cinquina la giuria deciderà l’opera vincitrice del Premio Calabria – Veneto 2023.
Cerimonia di premiazione
La cerimonia di premiazione si svolgerà un anno in Calabria e un anno in Veneto entro la fine di settembre di ogni anno.
Il vincitore del Premio Calabria – Veneto 2023 riceverà un premio di 1000 euro.
GIURIA
Edizione 2023
Alessandro Cabianca, narratore, drammaturgo, saggista e poeta. Nato nel vicentino, laureato in Letteratura moderna e contemporanea, è studioso del mito; vive a Padova. Ha pubblicato tre trage-die, un dramma, un romanzo, sette raccolte di poesia, alcuni saggi su Ottiero Ottieri narratore e poeta, sul rapporto tra poesia e musica a quattro mani con il compositore Matteo Segafreddo e, inol-tre, la Antologia della poesia veneta dal 1500 al 1800.
Marta Celio è nata in Svizzera nel 1976, vive a Padova, è poeta e scrittrice e saggista. Ha pubblicato diversi volumi di poesia, il più recente uscito con Proget (Padova,2021), intitolato Segrete distanze. Ha esordito nella saggistica monografica (L’eterno racconto, Macabor editore, 2021), nella narrativa con il romanzo Quando il viaggio (Macabor editore, 2021 – 2022) e in saggistica filosofica con Si-stemi viventi (Ethosjob, Padova 2022).
Griselda Doka è nata a Tërpan, Berat (Albania) nel 1984. È dottore di ricerca in Studi letterari, linguistici, filologici e traduttologici presso l’Università degli Studi della Calabria. Ha pubblicato tre raccolte di poesie. Oltre in lingua madre, scrive anche in italiano. Vive e lavora in Calabria come docente di lingue e mediatrice interculturale.
Mario Famularo (Napoli, 1983) è redattore della rivista trimestrale “Atelier” e dei lit-blog “Labo-ratori Poesia” e “Niedern Gasse”. Collabora con il ciclo di incontri di poesia e letteratura “Una scontrosa grazia” e il blog Rai “Poesia, di Luigia Sorrentino”. Ha pubblicato le raccolte di poesia L’incoscienza del letargo (Oèdipus, 2018, terzo posto al premio Conza 2019) e Favēte linguis (Ladolfi, 2019).
Elisa Nanini (Modena 1994), laureata in Lettere moderne all’Università di Bologna, prosegue gli studi umanistici e collabora con la testata giornalistica “Hermes Magazine” e il Poesia Festival. I suoi versi sono stati selezionati in diversi concorsi e spazi letterari. Ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie Cosa resta dei vetri (Corsiero Editore 2020), con nota critica di Alberto Bertoni.
Anna Lombardo vive a Venezia. Poetessa, traduttrice freelance e attivista culturale. Laurea presso l’Università Cà Foscari di Venezia. Raccolte poetiche bilingue: Anche i pesci sono ubriachi/Even the Fish are Drunk (2002); Nessun alibi/No Alibi (2004); Quel qualcosa che manca/The something that’s missing(2009). Con candide mani (2020). Dal 2011 organizza il Festival Internazionale di Poesia, Palabra en el Mundo a Venezia.
Giovanni Sato è nato a Padova dove vive. Ha pubblicato alcune raccolte di poesie. Ricordiamo: Intonazioni (1995), Vibrazioni di luce (2010), Il realismo della luce (2010), La Trasparenza dell’Ombra (2013), Geografia Interiore (2014), La solitudine del cielo (2015), Le metamorfosi del cuore (2016), Sabbia e luce (2022), La versione dell’albero (2022).
Silvano Trevisani, giornalista professionista è redattore capo di nuovodialogo.com, responsabile del bimestrale di poesia “Il sarto di Ulm” e del trimestrale di narrativa “Il sogno di Orez” (Ed. Macabor), collabora con giornali e riviste. Ha pubblicato oltre 50 volumi di storia, economia, arte, letteratura, cinque volumi di poesia e tre di narrativa. È presente in molte antologie, riviste di poesia e siti web. Tra gli ultimi lavori Alda Merini tarantina (Macabor, 2019), Le parole finiranno, non l’amore (Manni, 2020).
Bonifacio Vincenzi è nato a Cerchiara di Calabria nel 1960 e attualmente vive a Francavilla Ma-rittima (CS). In quasi quarant’anni di attività letteraria ha curato diverse antologie poetiche e ha collaborato a quotidiani, settimanali e riviste specializzate. Nel suo vasto repertorio di pubblicazioni figurano raccolte di poesie, opere di narrativa, saggistica e teatro. Sta curando per Macabor Editore una mappatura della poesia italiana in 70 volumi.




Una Pasqua che torna a essere prima di tutto passaggio. L’inverno che si allontana, la terra che rigermoglia, i fiori che riportano colore e il mare che già strizza l’occhio all’estate. Taranto e il mare, Taranto e i suoi mari. Taranto è il mare. Quel mare da cui sorge il profilo della città vecchia, quel mare che allontana e avvicina, quel mare che fu il primo passaggio da affrontare per portare alla nostra nascita. Ogni tempo ha i suoi esodi, ogni essere umano ha il suo viaggio e ogni artista ha i suoi strumenti per rinnovare la sua strada. Tecniche diverse, materiali diversi, stoffe, tele, sbalzi policromi, fotografie, rielaborazioni digitali, realismo, surrealismo, sacralità, ironia… Arte, arte, arte, tanta libera arte per far rotolare via le pietre che sigillano i sepolcri, per spezzare catene visibili e invisibili, per alleggerire questo cammino che ci tocca. Arte come un sorso d’acqua rubato a una fontana su un viottolo di campagna, sollievo inaspettato che ridona gratitudine.










Si legge infatti nella Scheda dell’Opera: “Risale al 7 giugno 1992 l’inaugurazione del progetto di riqualificazione di piazza Fontana a Taranto, concepito da Nicola Carrino, il quale dal 1983 iniziò a riflettere e a immaginare una riqualificazione dell’antica piazza della sua città natale, prospettando un intervento in stretto dialogo con il contesto urbano e la fontana lì conservata. Il riassetto della piazza assume, pertanto, un valore simbolico per l’importanza del luogo urbano, per il suo porsi come nodo di convergenze viarie e di rappresentatività come fosse l’accesso principale alla città per chi giunge dalla stazione ferroviaria. Si è trattato quindi di riattivare un luogo della memoria cittadina intervenendo con un elemento scultoreo significante per la contemporaneità (l’acciaio a Taranto) e integrando con esso i reperti architettonici dell’antica fontana ottocentesca (a sua volta memoria della originaria fontana cinquecentesca) ancora oggi esistenti, in una unitarietà scultorea e ambientale. Il disegno planimetrico della piazza è scandito sulle direttrici che partendo dal centro della stessa passano per i vertici o la metà dei lati dell’ottagono e del dodecagono, rispettivamente delle vasche e del basamento su una serie di cerchi in progressione che partendo dal centro della piazza determinano le misure della vasca piccola, della vasca grande e del basamento della fontana antica e quindi quelle della vasca nuova sul piano della piazza ed il limite della piazza stessa, creando nell’intersezione con le precedenti direttrici, un reticolo di riferimento formale e proporzionale. In tal modo elementi strutturali e linee percettive da questi determinate si irradiano dal centro verso le fabbriche delimitanti la scena della piazza e da queste ultime ritornano verso il centro, tendendo a riaggregare il tessuto urbano e spaziale dell’insieme. La scultura composta da 36 moduli L di 75x75x225 cm, è realizzata in acciaio inossidabile e misura nella totalità 2,25 m in altezza per 21,10 m in lunghezza. l moduli sono assemblati tra loro a parete, con ampie aperture intervallate, ed alcuni sono dislocati sulla piazza e nella vasca al piano della piazza stessa. La scultura al centro della piazza si struttura ad angolo, sino a sostenere le vasche in pietra della fontana antica, svolgendo quindi funzione sostitutiva per la parte mancante del vecchio basamento. La scultura si dispone diagonalmente sulla piazza ricalcando l’andamento dell’originario condotto adducente l’acqua. La piazza è strutturata su 3 livelli ripartiti dalle direttrici predette e dispone come ulteriori presenze scultoree di 3 elementi di seduta in pietra a grande scala a forma di L”.












Entra nel vivo il calendario di appuntamenti per celebrare i 30 anni dalla fondazione dell’associazione musicale Matteo Mastromarino di Statte, che opera nel settore dell’educazione, formazione e didattica musicale. Una festa in tour, che vedrà sul palco anche la Ma.Ma.Òrchestra: formazione composta da ragazzi tra gli 11 e i 18 anni. Dopo aver suonato in giro per l’Italia e l’Europa, essere stati diretti dal maestro Peppe Vessicchio e aver accompagnato Francesco De Gregori, è tutto pronto per la rassegna «30 anni suonati».
Una realtà che, da sempre, crede fortemente nel valore formativo della musica, fin dai primi mesi di vita. Nasce nel 1992 come «Centro Musicale Pier Giorgio Frassati», dall’idea dei maestri Paolo Mastromarino e Maria Rita Borgia, in collaborazione con un gruppo di genitori. Nel 2011, in occasione del ventesimo anniversario della sua scomparsa, l’associazione prende il nome di «Matteo Mastromarino», indimenticato docente di Statte, che molto si è speso per l’educazione delle giovani generazioni, utilizzando proprio la musica come strumento di formazione personale e sociale. Nel 2015 nasce la Ma.Ma.Òrchestra e nel 2022 la Ma.Ma.Band.


