Mediterraneo mare di pace

Questo il tema scelto per la Giornata cataldiana della scuola 2023 e che vede il contributo della Masseria Fruttirossi – Lome Super Fruit

foto fp Occhinegro
02 Mag 2023

“Il Mediterraneo sta diventando un freddo cimitero senza lapidi”. Questo l’incipit della riflessione di papa Francesco che è stata offerta agli studenti tarantini di ogni ordine e grado.

“Fermiamo questo naufragio di civiltà” continuava il Santo Padre, appello che purtroppo è rimasto inascoltato e le tragedie nel Mare Nostrum, le morti di uomini, donne e bambini, continuano ogni giorno.

San Cataldo fu anch’egli un naufrago, approdato sulle nostre coste, ricostruì la Chiesa locale.

Per questo abbiamo voluto coinvolgere i più giovani in un momento collettivo di approfondimento e di preghiera sulle guerre, la povertà, il desiderio di un futuro migliore, che spinge le persone a mettere a rischio la propria vita in un pericoloso viaggio.

Riflessioni che gli studenti trascriveranno su un foglio di carta con il quale realizzeranno poi una barchetta che porteranno con sé nella Basilica Cattedrale che visiteranno con i loro docenti.

Nella navata centrale di San Cataldo è stata allestita un’istallazione che riporta al Mediterraneo, al cui centro è posizionato un ulivo, simbolo di pace per tutte le religioni e i popoli che sul nostro mare si affacciano.

Le barchette con i pensieri dei nostri studenti saranno posizionate su questo “mare” fatto di luci e affidate alla protezione del nostro Patrono.

Subito dopo, gli studenti potranno ammirare in anteprima, lungo tutta la navata della cattedrale il video mapping che racconta la storia e la valenza artistica del più importante luogo della cristianità tarantina.

La visita proseguirà per il “Cappellone” per poi concludersi con il dono, a tutti gli studenti, di un succo di frutta offerto dalla Masseria Fruttirossi – azienda leader a livello nazionale nella coltivazione della melagrana, frutto tipicamente mediterraneo e simbolo di prosperità – a cui va il nostro più sentito ringraziamento.

Musica

Il tempo della sospensione sopra il concerto dell’Uno maggio Libero e Pensante

foto G. Leva
02 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Un’occasione rimandata ma non mancata. Un evento che, nonostante tutto, si è celebrato. Il racconto dell’appuntamento atteso tutto l’anno parte da una mattinata di pioggia simil autunnale. Le scarpe che si sporcano per raggiungere e attraversare il Parco archeologico delle mura greche di Taranto, sede tradizionale del concerto dell’Uno maggio Libero e Pensante, tenutosi per il decimo anno, sono le mani che non si vogliono sporcare: la vita è compromesso, sì, ma non sempre. Per risolvere certe questioni bisogna darci un taglio. La musica scalda i motori, prima di fare da cassa di risonanza.

I contenuti

Il consueto dibattito che fa da prefazione alle performance degli artisti che scelgono Taranto viene spostato dalla pineta al chiuso della parrocchia Beato Nunzio Sulprizio. C’è la gente che può contenere la sala parrocchiale – altra non ne era informata. La nota positiva è la presenza dei giovani, di Fridays for Future. L’immagine più bella la crea una ragazza seduta a gambe incrociate, senza scarpe: la matita in bocca, la testa china a prendere appunti ascoltando le persone che parlano. Altri suoi coetanei seguono da terra il dibattito. I loro comportamenti possono essere giusti o sbagliati, le cause che abbracciano opinabili (vedi i No Tav); ma la loro presenza è sempre una benedizione da incentivare. Tanti gli interventi che si susseguono a ritmo incalzante.

Si parte dalla storica vertenza lavoro-ambiente, ciò per cui è nato il Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, passando alla condanna della retorica che vede in una “finta ambientalizzazione” la soluzione del grande guaio. Legando i temi toccati si parla di diritti negati o non applicati. Si scommette sul futuro costruito dal basso attraverso la messa in rete dei territori e delle comunità. Da Raffaele Crocco, per parlare di guerre (ce ne sono 31 in corso nel mondo, ma a noi interessa solo quella in Ucraina) alla testimonianza toccante di Valentina Pitzalis, la quale porta sul proprio corpo i segni indelebili della violenza dell’uomo che diceva di amarla, a Marco Cappato: il filo che lega le tante e diverse battaglie è la volontà di autodeterminazione della collettività, e la percezione che gli spazi di libertà (questa la parola chiave attribuita all’evento di quest’anno) si siano ridotti fortemente negli ultimi anni.

La riuscita del concerto dell’Uno maggio Libero e Pensante

Le parole si fanno musica rimarcando lo stesso significato. Nel primo pomeriggio, i primi artisti, come Renzo Rubino, salgono sul palco. Il pubblico resiste alla pioggia incessante. Ma è il maltempo a condizionare la giornata: lo spettacolo termina alle 19.30. Motivi di sicurezza. Come un campo di calcio, dove ci si può divertire o fare male, il parco può diventare un pericolosissimo pantano. I big, come la Rappresentante di Lista, Marlene Kuntz o Samuele Bersani, non possono cantare – “per un piccolo stop di salute” Francesca Michielin aveva già dato forfait, annunciandolo sui social.

Gli artisti comunque restano in città. E Michele Riondino, il direttore artistico della manifestazione insieme a Diodato e Roy Paci, invita la cittadinanza ad andare a trovarli in giro per Taranto. Dopotutto il luogo conta solo in parte. E la magia dell’incontro si è rinnovata, anche quest’anno, attraverso l’ascolto, il dialogo. Le stesse sensazioni della mattina ti restano attaccate. Laddove non si respirava pessimismo né ottimismo, ma un’attesa attiva, operante: tra mali atavici, finte emergenze (migranti) e nuovi guai, le preoccupazioni non devono frequentare le stanze della rassegnazione. Mai.

Photogallery by Giuseppe Leva

Emergenze sociali

Salario minimo e occupazione femminile: le proposte delle Acli contro il lavoro ‘povero’

foto d'archivio Afp/Sir
02 Mag 2023

“Dobbiamo rimuovere le diseguaglianze che si creano nell’iniqua distribuzione della ricchezza dentro il rapporto tra lavoro e massimizzazione di profitti e speculazione”, commenta Stefano Tassinari, vicepresidente nazionale Acli, responsabile Area Lavoro, durante la presentazione della ricerca “Lavorare pari: dati e proposte sul lavoro tra impoverimento e dignità”, che si è tenuta nella sede nazionale delle Acli.

Dall’analisi di oltre 760.000 dichiarazioni dei redditi 2021, presentate al Caf Acli ed elaborati dall’Area Lavoro Acli con Iref, l’istituto di ricerca dell’associazione, emerge che più di 1 persona su 7 (14,9%) pur lavorando ha un reddito da povero assoluto. Quasi 1 su 5 (19,5%) ha un salario relativamente povero e quasi il 3 su 10 (29,4%) sono in condizioni di vulnerabilità, ovvero una malattia, un divorzio o perfino la scelta di avere un figlio lo portano alla soglia della povertà.

Salario minimo. Le Acli hanno proposto alcune azioni concrete per garantire dignità e lavoro ad ogni cittadino. “Serve subito un salario minimo, rendendo obbligatorio il riferimento, come già avviene in diverse norme, ai minimi dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, anche con misure d’urgenza e reinserendo la scala mobile solo come penalizzazione contro i ritardi eccessivi nei rinnovi contrattuali”. “Inoltre – continua Tassinari -, dobbiamo promuovere nelle aziende, la formazione, la partecipazione dei lavoratori e tempi di lavoro migliori e conciliazione. La pubblica amministrazione, invece, deve ricorrere solo a contratti veri e solidi in tutto il suo indotto”.

Le Acli propongono di individuare una soglia di Guadagno massimo consentito. “Il lavoro si è impoverito e reso diseguale da un eccesso di arricchimento sproporzionato. Pensiamo a manager con buone uscita 10.000 volte quelle di un lavoratore, a tanta speculazione finanziaria mai messa al centro di riforme coraggiose, a un fisco che sempre più premia i più ricchi con sconti, deduzioni e timide aliquote alle multinazionali e che in ultimo invece di combattere i paradisi fiscali cerca di imitarli”.

Un’altra proposta avanzata è un piano straordinario per l’occupazione femminile. “Metà delle donne sotto i 35 anni pur lavorando sono in condizioni di povertà o di vulnerabilità ovvero se decidono di avere un figlio, visti i costi che comporta, decidono di sedersi sulla soglia della povertà”.

Infine, le Acli auspicano che si punti a politiche attive per il lavoro, gestite da comuni e Terzo Settore, per arrivare ad aprire delle innovative Case del lavoro. “Dobbiamo partire dalle scuole, rimettendo al centro l’educazione, l’apprendimento cooperativo e un accompagnamento e orientamento personalizzato”.

Eventi religiosi cittadini

La festa degli Incontri diocesana 2023 dell’Acr

02 Mag 2023

Non una parrocchia ma un campo e la palestra di una scuola sono stati il luogo d’incontro dei giovani atleti che, sabato 29 aprile, a Crispiano, sono scesi in campo, proprio come i protagonisti della storia dell’iniziativa annuale di quest’anno, per un momento di festa, gioco, preghiera ma soprattutto un momento d’incontro e confronto.

“Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico: il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”. (1 Cor 10, 15-17): è iniziata con questi scritti di San Paolo la ‘Festa degli incontri’ diocesana, attraverso  un momento di preghiera curato dall’assistente Acr, don Luciano Matichecchia.

Dalle parole siamo poi passati alle immagini vive. Partendo dai chicchi delle spighe di grano, simbolo di unione, con un po’ di sacrificio, diventate successivamente, essi sono diventati farina, che, aiutati dall’acqua, si sono amalgamati e diventati un unico pane, che tutti abbiamo “gustato”.

Proprio come gli ingredienti, i ragazzi si sono dapprima separati per poi ricongiungersi ed incontrarsi con gli amici di altre parrocchie, per condividere una gustosa merenda e per giocare sfidandosi in staffette.

Abbiamo colto l’occasione della festa per consegnare ufficialmente, con due grossi assegni simbolici, le offerte raccolte durante il mese della pace,  A ricevergli i rappresentati delle due associazioni capofile dei progetti, “La casa di Sofia” e “Mister Sorriso”, che hanno ringraziato i presenti per l’impegno messoci.

Prima dei saluti e della preghiera finale, ci hanno raggiunti con il loro allenatore cinque giovanissimi campioni locali di nuoto, ex accierrini.  Loro ci hanno offerto una bella e sincera testimonianza di amicizia, sport, impegno e sacrificio. Tante le domande, soprattutto dai più piccoli, alle quali hanno risposto con entusiasmo.

Al termine dell’evento, come ogni competizione che si rispetti, tutti i partecipanti sono stati insigniti di una medaglia.

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno affiancato e si sono adoperati per la riuscita della festa: i gruppi di Azione Cattolica delle tre parrocchie di Crispiano, San Francesco d’Assisi, Santa Maria Goretti e Santa Maria della Neve, la direzione scolastica della scuola Giovanni XXIII, l’amministrazione ed i tecnici comunali, la protezione civile.

In particolare un ringraziamento ai ‘giovanissimi’, con i loro animatori, che si sono occupati del momento di animazione e divertimento per i loro coetanei,

nonché a tutti gli educatori ed “accompagnatori” che continuano a credere nell’AC e nel cammino di formazione.

Grazie a Maria Rosaria Petrosillo e Daniele Panarelli per la parte tecnica e perchè sono sempre disponibili a darci una mano. Infine un grazie enorme ai ragazzi che ogni volta, con gioia ed entusiasmo, accettano l’invito di giovani ed adulti a partecipare alle diverse iniziative proposte e soprattutto perchè senza di loro tutto questo non esisterebbe.

Infine vi riportiamo un messaggio arrivatoci a fine giornata dalle amiche de “La Casa di Sofia” : «Grazie ancora…tutti dovrebbero sapere quello che fate..in un mondo così difficile, tutti voi educatori ci insegnate che il bene c’è e insieme si diventa una squadra che ha come unico obiettivo la felicità dell’altro».

Ci vediamo prestissimo perché l’equipe Acr non va in vacanza: avrete presto notizie per un’iniziativa che si terrà a giugno e ci prepareremo per vivere l’incontro nazionale dell’Acr con papa Francesco, a Roma, ad ottobre!!!!

Fede & cultura

Anche a Taranto, la presentazione del libro ‘Il senso religioso’

02 Mag 2023

“Per l’uomo”, così è stata intitolata la prefazione che l’allora arcivescovo di Buenos Aires, mons. José Maria Bergoglio scrisse per l’edizione spagnola del testo fondamentale del Servo di Dio Luigi Giussani, “Il senso religioso” nel 1998 e che introduce anche la nuova edizione, pubblicata per i tipi delle BUR.
È questo incipit che ha spinto gli aderenti alla comunità di Comunione e Liberazione di Taranto ad invitare la cittadinanza alla presentazione della nuova edizione del testo che sarà lo strumento della Scuola di comunità, il cammino di catechesi percorso dagli aderenti al Movimento e che viene proposto a chiunque, interessato alla propria umanità, qual che sia il suo punto di partenza, sia curioso e disposto al cammino.
Nella sua introduzione Bergoglio spiega: “Il senso religioso non è un libro ad uso esclusivo di coloro che fanno parte del movimento; neppure è solo per i cristiani o per i credenti. È un libro per tutti gli uomini che prendono sul serio la propria umanità.”  e più avanti: “Paradossalmente ne Il senso religioso si parla poco di Dio e molto dell’uomo. Si parla molto dei suoi “perché”, molto delle sue esigenze ultime. Citando il teologo protestante Niebuhr, lo stesso Giussani spiega: non esiste niente di più incomprensibile della risposta a una domanda che non si pone. E uno dei problemi della nostra cultura da supermercato, di offerte alla portata di tutti che tranquillizzano il cuore, è il dare voce alle domande. Questa è la sfida.”
Un interessante punto di confronto per tentare di uscire dalla disillusione e dal lamento continuo.
Sarà possibile seguire l’evento nazionale in videocollegamento martedì 2 maggio 2023, alle ore 20.45 nell’aula magna “Giovanni Paolo II”, in piazza s. Rita n° 3; l’ingresso è libero e non occorre la prenotazione.
info: cltaranto@virgilio.it – 3286579720

Viaggio apostolico

Francesco in Ungheria: “Il futuro dell’Europa è la speranza, non la guerra”

foto Vatican media/Sir
02 Mag 2023

In un mondo in cui “pare di assistere al triste tramonto del sogno corale di pace, mentre si fanno spazio i solisti della guerra”, il ruolo dell’Europa “è fondamentale”, a patto che sappia ritrovare la sua anima, quella forgiata dai padri fondatori. Fin dal suo primo discorso in terra d’Ungheria, dove è tornato un anno e mezzo dopo le sei ore passate nel Paese magiaro per la chiusura del Congresso eucaristico, papa Francesco ha scelto la perla del Danubio per parlare all’intero continente, dove “tornano a ruggire i nazionalismi” e, anche a livello internazionale, la politica sembra essere “regredita ad una sorta di infantilismo bellico”. E proprio il futuro del continente europeo, e in particolare la causa della pace – ha rivelato Francesco nel Regina Caeli dopo la messa presieduta nella piazza Kossut Lajos di Budapest davanti a 50 mila persone – è stato il filo conduttore di tutto il suo 41° viaggio apostolico: “Santa Vergine, guarda ai popoli che più soffrono”, la supplica di Francesco dopo i ringraziamenti a tutti coloro che hanno reso possibile il suo viaggio e al popolo ungherese per la sua calorosa accoglienza in questi tre giorni: “Guarda soprattutto al vicino martoriato popolo ucraino e al popolo russo, a te consacrati. Infondi nei cuori degli uomini e dei responsabili delle nazioni il desiderio di costruire la pace, di dare alle giovani generazioni un futuro di speranza, non di guerra; un avvenire pieno di culle, non di tombe; un mondo di fratelli, non di muri”.

“La pace – il monito del discorso alle autorità – non verrà mai dal perseguimento dei propri interessi strategici, bensì da politiche capaci di guardare all’insieme, allo sviluppo di tutti: attente alle persone, ai poveri e al domani; non solo al potere, ai guadagni e alle opportunità del presente”.

“In questo frangente storico l’Europa è fondamentale”, la tesi di Francesco: “Perché essa, grazie alla sua storia, rappresenta la memoria dell’umanità ed è perciò chiamata a interpretare il ruolo che le corrisponde: quello di unire i distanti, di accogliere al suo interno i popoli e di non lasciare nessuno per sempre nemico”. “È dunque essenziale ritrovare l’anima europea”, l’appello: “l’entusiasmo e il sogno dei padri fondatori, statisti che hanno saputo guardare oltre il proprio tempo, oltre i confini nazionali e i bisogni immediati, generando diplomazie capaci di ricucire l’unità, non di allargare gli strappi”. “In questa fase storica i pericoli sono tanti; ma, mi chiedo, anche pensando alla martoriata Ucraina, dove sono gli sforzi creativi di pace?”, la domanda provocatoria.

“Penso a un’Europa che non sia ostaggio delle parti, diventando preda di populismi autoreferenziali, ma che nemmeno si trasformi in una realtà fluida, se non gassosa, in una sorta di sovranazionalismo astratto, dimentico della vita dei popoli”.
È il sogno del papa per il nostro continente, esortato a non seguire “via nefasta delle colonizzazioni ideologiche, che eliminano le differenze, come nel caso della cosiddetta cultura gender, o antepongono alla realtà della vita concetti riduttivi di libertà, ad esempio vantando come conquista un insensato diritto all’aborto, che è sempre una tragica sconfitta”. No al “collateralismo con le logiche del potere”, sì invece ad “una sana laicità, che non scada nel laicismo diffuso, il quale si mostra allergico ad ogni aspetto sacro per poi immolarsi sugli altari del profitto”. L’accoglienza “è un tema da affrontare insieme, comunitariamente, anche perché, nel contesto in cui viviamo, le conseguenze prima o poi si ripercuoteranno su tutti”.

A conclusione del suo primo discorso, Francesco si è espresso in questi termini su un tema, quello dell’accoglienza, a cui occorre far fronte “senza scuse e indugi”: “È urgente, come Europa, lavorare a vie sicure e legali, a meccanismi condivisi di fronte a una sfida epocale che non si potrà arginare respingendo, ma va accolta per preparare un futuro che, se non sarà insieme, non sarà”.

“Grazie per come avete accolto – non solo con generosità ma pure con entusiasmo – tanti profughi provenienti dall’Ucraina”, l’omaggio dalla chiesa di Santa Elisabetta d’Ungheria a Budapest, durante l’incontro con i poveri e i rifugiati. E un altro appello all’accoglienza è stato quello lanciato nell’omelia della Messa presieduta nella piazza Kosssut Lajos di Budapest. “È triste e fa male vedere porte chiuse”, la denuncia. L’elenco del papa è lungo e dettagliato: “le porte chiuse del nostro egoismo verso chi ci cammina accanto ogni giorno; le porte chiuse del nostro individualismo in una società che rischia di atrofizzarsi nella solitudine; le porte chiuse della nostra indifferenza nei confronti di chi è nella sofferenza e nella povertà; le porte chiuse verso chi è straniero, diverso, migrante, povero. E perfino le porte chiuse delle nostre comunità ecclesiali: chiuse tra di noi, chiuse verso il mondo, chiuse verso chi ‘non è in regola’, chiuse verso chi anela al perdono di Dio”. “Per favore: apriamo le porte!”, l’esortazione: “Cerchiamo di essere anche noi – con le parole, i gesti, le attività quotidiane – come Gesù: una porta aperta, una porta che non viene mai sbattuta in faccia a nessuno”. Un vero e proprio bagno di folla, quasi un anticipo della Gmg in programma ad agosto a Lisbona, è stato l’incontro con oltre 10 mila giovani radunati nel Palazzetto dello Sport di Budapest. “Chi osa vince”, ha detto loro Francesco citando un proverbio ungherese per spiegare “come si fa a vincere la vita”. Secondo il papa, “ci sono due passaggi fondamentali, come nello sport: primo, puntare in alto; secondo, allenarsi”, ma con l’allenatore migliore, che è Gesù: “Lui ti ascolta, ti motiva, crede in te, sa tirar fuori il meglio di te. E sempre invita a fare squadra: mai da soli ma con gli altri, nella Chiesa, nella comunità, insieme, vivendo esperienze comuni”.

Sport

Filippo Lanza: “Ho scelto Taranto per cercare di ottenere ancora grandi risultati”

01 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Se il buongiorno si vede dal primo acquisto, i tifosi possono stare sereni sul prossimo campionato: che sia, magari, meno travagliato di quello appena terminato. Perché Filippo Lanza è giocatore sul quale fare affidamento totale. Il primo ingaggio della Gioiella Prisma Taranto non può che essere considerato un vero colpo di mercato. Uno schiacciatore di peso conosciuto oltre i confini del Paese dal quale si era allontanato, deve accrescere le ambizioni della società presieduta da Tonio Bongiovanni. Il campione aggregatosi alla corte di coach Mastrangelo può alzare l’asticella della squadra che continuerà a rappresentare il Meridione nella Superlega Credem Banca.

La scommessa su Taranto

“Sono emozionato perché da parecchi anni sono fuori Italia. Per me è sempre bello tornare e rigiocare la Lega italiana, che mi ha dato e a cui ho dato tanto: sono già carico, non vedo l’ora di iniziare, voglio farmi trovare pronto e preparato per questa nuova avventura”. Queste le prime parole di Filippo Lanza da giocatore della Gioiella Prisma Taranto. Lo stesso motiva così la scelta di sbarcare nella città dei due mari: “Sono stato molto attratto dalla volontà che ha avuto la società nei miei confronti e dal desiderio di inserirmi in questo progetto: vedo degli sforzi notevoli per riportare il grande volley a Taranto. Mi piacerebbe davvero che si possa disputare una grande annata”. Si percepisce tutta la voglia di riscatto di chi sente di vivere l’età giusta per assumersi più responsabilità. Ovvero per “cercare di ottenere ancora grandi risultati”. Il giocatore, intanto, riaccende l’entusiasmo della tifoseria locale, che può ritenersi appagata dal risultato della permanenza della Prisma nel massimo campionato nazionale.

Chi è Filippo Lanza

Classe 1991, 198 centimetri per 100 chilogrammi, l’atleta di Zevio (Verona) comincia la sua carriera nelle giovanili della Trentino Volley. Dopo un’esperienza biennale nella squadra federale del Club Italia fa ritorno a Trento in serie A1. In 7 stagioni conquista due scudetti, 2 Coppe Italia, 2 campionati mondiali per club, 2 Supercoppe italiane. Nella stagione 2018-19 si trasferisce a Perugia. Ingaggiato dalla Sir Safety, vince un’altra Coppa Italia e un’altra Supercoppa italiana, poi raggiunge Milano, ma conclude la stagione con lo Chaumont in Francia. Il suo rapporto con la nazionale italiana comincia nel 2008 con la convocazione nell’Under19. Al Torneo 8 Nazioni conquista la medaglia d’oro e viene premiato come MVP. Passato nella nazionale maggiore, si aggiudica i 17esimi Giochi del Mediterraneo, 2 bronzi alla World League, l’argento al Campionato europeo e il bronzo alla Grand Champions Cup di pallavolo maschile 2013. È medaglia d’argento ai Giochi della XXXI Olimpiade di Rio de Janeiro nel 2016. Salutata la nazionale (con polemica per la mancata partecipazione ai Giochi Olimpici di Tokyo), negli ultimi anni fa un’esperienza in Cina, a Shanghai, dove però non può giocare a causa delle restrizioni anti-Covid. Nel 2022 fa ritorno in Europa dove si accasa con lo Skra Belchatov in Polonia.

Editoriale

Sguardo al lavoro che sarà … forse

(Foto: ANSA/SIR)
01 Mag 2023

di Emanuele Carrieri

La pandemia, con la sospensione dell’attività di moltissime aziende, ha avuto un grande impatto sul lavoro. Al contempo, ha accelerato processi strutturali di trasformazione, che erano già in atto: si pensi alla spinta allo smart working e alle transizioni digitale e ambientali. Che conseguenze ci sono e ci saranno sul lavoro? Negli anni ’60 del Novecento, la condizione dei lavoratori era molto migliorata, grazie a una economia in forte espansione e a leggi importanti, prima, fra tutte, lo Statuto dei lavoratori. Nei decenni successivi la situazione è diventata più complicata a causa di periodiche crisi economiche e della preponderanza di culture liberiste, ma ciò che ha trasformato il mondo del lavoro sono state due componenti: la globalizzazione dei mercati e le nuove tecnologie. La globalizzazione ha fatto sì che la concorrenza fra lavoratori superasse i confini nazionali. Lo spiega un esempio: le scarpe, anche di notevole qualità, venivano prodotte in vari distretti industriali del Paese e, quindi, i lavoratori, mediante i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali, potevano limitare la concorrenza fra loro e garantirsi condizioni retributive e regole adeguate. Con la globalizzazione, questa opportunità è stata messa in crisi, perché le calzature, come tanti altri oggetti, vengono prodotte a costi più bassi in paesi poveri, laddove i salari sono molto più bassi e le condizioni di lavoro meno o per niente tutelate. L’altro fattore di crisi è costituito dalle nuove tecnologie che diminuiscono, o eliminano, il lavoro umano, causando la perdita di numerosi posti di lavoro. Si pensi a quanti cassieri, negli istituti di credito, non sono più necessari a causa dei bancomat. Negli ultimi anni, l’incidenza di questo complesso di fattori si è accentuata. Vi è stata, inoltre, la crisi del sistema finanziario, cominciata negli Stati Uniti con il fallimento della Lehman Brothers e, da ultimo, la pandemia, che, fra l’altro, ha ridotto i consumi di prodotti e servizi e perciò ha accentuato la crisi occupazionale, specie femminile, portando al ricorso a nuove forme di organizzazione del lavoro, quali, ad esempio, lo smart working. La transizione digitale sta determinando trasformazioni profonde del mercato del lavoro. Sono già, e saranno sempre più richieste, nuove competenze professionali e le nuove tecnologie faranno diventare obsolete molte attività lavorative con ovvie perdite occupazionali, e, al tempo stesso, richiederanno nuove figure professionali. Tutti gli economisti sono divisi fra chi ritiene che le nuove occupazioni non compenseranno le perdite e chi formula previsioni più rassicuranti. È in corso una trasformazione che, per tantissime donne e uomini, non sarà indolore, comporterà disoccupazione, perdita di reddito e di identità. Sarà necessario un percorso di riqualificazione per molti lavoratori, spesso in età in cui è difficile ripartire. I percorsi scolastici e universitari dovranno adattarsi a questi cambiamenti e dovranno offrire gli strumenti culturali per cambiare lavoro più volte nel corso della vita, seguendo trasformazioni non sempre previste. Dovranno, sempre più, insegnare ad apprendere. Anche le politiche attive del lavoro andranno aggiornate: ma, forse, il termine aggiornate non è sufficiente. Nel caso del nostro Paese, è più corretto dire che vanno riviste, rifondate, se non create dal nulla: vi sono troppi disoccupati e troppe aziende che cercano lavoratori. È necessaria un’azione che riguarda la ricerca e la raccolta, intelligente e organica, di dati sulle professionalità disponibili e quelle richieste; la messa in comune di questi dati mediante sistemi informatici collegati in una rete unica nazionale; l’aggiornamento professionale di chi cerca un lavoro; la previsione di quelle che saranno le nuove esigenze delle imprese e delle amministrazioni pubbliche e il collegamento con la scuola e le università. La creazione di un ramo della pubblica amministrazione, attrezzato culturalmente e dotato di competenze, strutture e mezzi idonei a svolgere un ruolo così complesso, dovrebbe essere uno dei punti cardine delle politiche del governo. La trasformazione digitale sta ponendo anche problemi di equità: chi dirige i robot guadagna più e chi prende ordini dai software guadagna meno. L’accentuarsi delle disuguaglianze è una delle svolte politiche più importanti per il futuro perché una democrazia è tale quando si assume il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che frenano lo sviluppo della persona. In tale ottica, la questione salariale non è la sola da considerare, ma il salario minimo, sotto il quale non si può scendere, è una misura, a questo punto, indispensabile in Italia.