Eventi a Taranto e provincia

L’Isola delle arti, ambizioso progetto artistico che vuol raccontare la rinascita di Taranto

04 Giu 2023

di Silvano Trevisani

Raccontare la rinascita di Taranto attraverso varie forme di espressione artistica. Questo è l’obiettivo di Artlab Eyeland – l’isola delle arti, inaugurato il 2 giugno a Palazzo De Notaristefani, in via Duomo a Taranto vecchia. Il progetto è promosso e organizzato da PhEST, associazione culturale che realizza il Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli, con il sostegno del Comune di Taranto attraverso il Piano di rigenerazione sociale per l’area di crisi di Taranto e con il patrocinio della Regione Puglia e della soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo. E la partnership dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro e di Programma sviluppo.

Allocato in varie sedi dell’isola, ma anche all’aperto, il progetto assomma le opere di street art, ai progetti fotografici e di design, i suoni raccolti dalla strada e trasformati in musica, la poesia, l’arte contemporanea e il teatro. Dal 2 giugno al 31 luglio questa prima edizione di Artlab Eyeland si snoderà attraverso un intenso programma, le cui date e i cui eventi sono facilmente consultabili sul web. Non è il primo evento artistico che ambisce a un’opera di ricucitura della cultura, dell’antropologia, delle emergenze sociali che la città pone soprattutto nel suo centro storico, la sua maggiore risorsa culturale. Che però non ha ancora espresso a pieno le sue potenzialità, per l’episodicità degli interventi che dalle amministrazioni comunali susseguitesi (non tutte per la verità) sono stati messi in campo. Solo pochi anni il progetto calato dall’alto con un’istallazione di Mimmo Paladino, e poi vari festival di diversa natura, hanno dato un assaggio di ciò che il centro storico tarantino potrebbe diventare, ma non sempre lasciando segni tangibili e duraturi. L’opera “Infinito” ispirata a Paladino e realizzata sugli spalti del canale navigabile con l’utilizzo di canne, infatti, è andata perduta e niente è rimasto di quell’intervento realizzato con fondi della Fondazione Con il Sud.

Questa volta la collaborazione della città, che non si limita a ospitare ma è parte attiva soprattutto dal punto di vista finanziario, avendo contribuito al progetto con i fondi della rigenerazione urbana, sembra destinata a “stabilizzarsi” come appuntamento annuale. Artlab Eyeland è promosso e organizzato da PhEST, associazione culturale che, come dicevamo, da otto anni organizza il Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli sotto la direzione artistica di Giovanni Troilo, la curatela fotografica di Arianna Rinaldo e Rica Cerbarano, e la curatela per l’arte contemporanea di Roberto La Carbonara.

Numerose le esposizioni proposte in vari ambienti, principalmente a Palazzo Galeota e Palazzo De Notaristefani, cui si aggiungerà, nei prossimi giorni, anche la sede dell’Università in via Duomo, ma anche en plein air, nelle postierle e in via Di Mezzo. Spazio centrale è dedicato al fotografo londinese Sam Gregg che, a partire dal dal 24 aprile, ha già realizzato, oltre al lavoro in residenza sugli abitanti della Città Vecchia che sarà allestito in esterni proprio sull’isola,un laboratorio di fotografia rivolto ai giovani tarantini, i cui lavori finali verranno esposti durante Artlab Eyeland. Il fotografo propone, inoltre, a Palazzo De Notaristefani, un’esposizione dedicata ad un progetto ancora in corso e realizzato interamente sulla città di Napoli nell’arco di una decina d’anni.

Molte, dicevamo, la suggestioni che il progetto espositivo, certamente ambizioso, propone alla città, forte dell’esperienza che da qualche anno si va accumulando a Monopoli e di sicuro richiamo sono alcune delle esposizioni già offerta alla fruizione del pubblico, che saranno arricchite, nelle prossime settimana, dal altre esposizioni in corso di realizzazione, e dalle attività laboratoriali che si svolgeranno alla Torre dell’Orologio.

Ci auguriamo, per il futuro, un coinvolgimento più importante di artisti, fotografi e operatori locali, che possano aggregarsi in fase creativa e organizzativa perché è evidente che un territorio cresce soprattutto se anche le migliori forse propulsive locali possono entrare in dialogo con le sollecitazioni che vengono dell’esterno. Anche questo contribuirebbe senza dubbio a migliorare la qualità della vita dei giovani che, come scriviamo in altro articolo, vedono Taranto all’ultimo posto in Italia.

Società

I cento passi di Abdelfetah

Da quelli, timorosi, su una spiaggia libica a quelli che lo hanno portato al gradino più alto di Sos Mediterranèe

foto Fabian Mondl/Sos Mediterranéè
04 Giu 2023

di Mimmo Laghezza

“Quei cento metri, quegli ultimi cento metri, per raggiungere la nostra opzione di salvezza, sono stati i più lunghi di tutta la mia vita!”: Abdelfetah Mohamed e il suo viaggio. Strada lunga: nove anni senza porsi neanche il problema di che luogo raggiungere. “Cercavo soltanto… ‘un luogo sicuro’: non ho mai pensato al nome di una nazione, ma a uno spazio di pace”.

Il pensiero corre a Peppino Impastato e ai suoi ‘cento passi’: un tratto così breve tra male e bene, guerra e pace, ombra e luce, morte e vita.

I cento metri di Abdelfetah erano distanza tra la vista della spiaggia e l’imbarcazione che lo avrebbe portato – forse – dall’altra parte del Mediterraneo: “«Tu non sali!» è quello che talvolta dicono, per ragioni non sempre conosciute, a chi si affaccia su quel mare di contraddizioni: sappiamo bene che può essere salvezza o tomba”.

foto Sos Mediterranée

Da poche ore Abdelfetah Mohamed è il nuovo presidente di Sos Mediterranée, una delle ong italiane impegnate in mare – attraverso l’Ocean Viking – nel salvataggio di migranti in cerca di ‘un posto sicuro’.

È il primo, almeno in Italia, che da ‘soccorso’ è diventato prima soccorritore e ora guida di un’associazione che salva vite in mare.

“Per me è molto importante questa elezione – ci dice incontrandolo a Taranto, dove ora vive – perché mi permette di dare un nome e un cognome al mio volto, sinora associato ad altri termini come ‘migrante’ o ‘rifugiato’. Oggi comincia un altro viaggio, è un altro passo: sono un cittadino. Significa anche questo, essere presidente di Sos Mediterranée: hanno cominciato a riconoscerci come figure che possono giocare ruoli importanti nella società. Per me significa tanto e sono sicuro che sarà motivo d’ispirazione per tanti giovani, questa mia elezione.

 

Ho avuto l’onore di esserti accanto durante una tua toccante testimonianza in un incontro, organizzato all’Eirenefest – il festival del libro sulla pace e la nonviolenza -, intitolato ‘Diritto d’esilio’.
Hai fatto riflettere tutti sul termine ‘migrante’: colui che migra. Ma facevi notare come vi definissero migranti anche dopo dieci anni di cittadinanza italiana!

Una persona migra, viaggia, ma non può restare così tutta la vita, non può vivere tutta la vita da ‘migrante’: arriverà pure un momento in cui troverà casa. Io ho trovato casa qui in Italia, ma sono stato accompagnato sempre da quell’appellativo.

Forse è conveniente per alcuni essere così vaghi, ambigui, per non conoscere il tuo nome, la tua storia. Capisco che, dal punto di vista linguistico, è difficile il mio nome e per questo l’ho reso più semplice: Abdel.

Mi piacerebbe che ora anche gli altri facciano dei passi verso di me, semplicemente imparando il mio vero nome e quello di tutti i ragazzi che sino a oggi sono ancora numeri.

 

Il termine ‘migrante’ fa erroneamente pensare solo alla traversata in mare e ai rischi che ne derivano.

Spesso le persone credono che i nostri fratelli arrivati dal mare sono ‘nati’ migranti. Ho visto tanti rinascere nel momento in cui sono stati salvati, perché da allora inizia una nuova vita; ma dobbiamo sempre capire che prima della traversata queste persone avevano un’altra storia: non possiamo minimizzare il loro vissuto, il loro dolore, riducendo tutto a un imbarco e uno sbarco. Sono molto più di questo!

È il primo passaggio per comprendere la questione immigrazione in Italia.

 

Parlaci della tua esperienza prima dell’imbarco

Prima di arrivare in Italia – come ti dicevo – ho viaggiato per nove anni.

Ho sempre cercato un posto sicuro; quando uno esce da casa comincia a cercarne un’altra: la cerca nel cibo, negli odori, nelle piccole cose… anch’io ho fatto questa ricerca e continuo a farla.

Per questa e per tante altre ragioni, mi dispiace che la gente mi associ al fatto che sia stato un migrante, un rifugiato; quello che mi piace è invece che mi vedano come un valore aggiunto.

 

Qual è lo stereotipo che più ti infastidisce

Non siamo qui per essere utili a qualcuno: non ho fatto quel viaggio per arricchire questa società. Ho fatto quel viaggio perché c’è un diritto internazionale che mi permette di chiedere la protezione internazionale.

Ho avuto questo dallo Stato italiano e sono molto grato: mi ha permesso di avere una nuova vita.

 

Vivi a Taranto, ora…

“Oh mamma! A me stava piacendo un sacco di non essere riconosciuto per strada… ora per ‘colpa’ tua sarò fermato a ogni incrocio! – ci dice ridendo – Stavo benissimo nell’anonimato!”

 

In che cosa il tuo vissuto può connotare la presidenza in Sos Mediterranée?

Penso che il mio ruolo, a livello simbolico, sia davvero straordinario: è bellissimo immaginare che un rifugiato, che è stato salvato, poi diventi presidente di una ong di soccorso in mare.

Questa è già una vittoria: per me, per la società, per Sos Mediterranée; oggi siamo a questo livello.

Il mio valore aggiunto è legato al fatto che ci sarà una nuova prospettiva per trovare soluzioni nell’affrontare questo problema; perché penso che siamo bloccati da anni a ripetere sempre le stesse cose.

C’è gente che pensa di dire tutto senza sapere nulla: non hanno mai vissuto la sofferenza di questi uomini che non può essere descritta da un titolo di giornale.

Dev’essere trasmessa da chi l’ha vissuta in prima persona; questo sarà il mio ruolo: andrò a guardare le persone negli occhi, raccontando e dando un volto alle storie sia di chi ce l’ha fatta e sia di chi no, chiedendo a ognuno di prendersi le proprie responsabilità.

Arte

Un “Omaggio a Emanuele De Giorgio” per iniziativa della Società di storia patria per la Puglia

04 Giu 2023

Dopo l’”Omaggio a Nicola Carrino”, la Società di storia patria per la Puglia, sezione di Taranto, martedì 6 giugno alle ore 17, nella biblioteca “Pietro Acclavio”, renderà “Omaggio” all’artista Emanuele De Giorgio. Parteciperanno all’evento Pierluigi Pignatelli, responsabile della civica biblioteca, Giovangualberto Carducci, presidente della Società di storia patria per la Puglia, sezione di Taranto, mentre relazioneranno il giornalista e critico d’arte Silvano Trevisani, l’avvocato Carlo Petrone e il professor Antonio Basile.

Uomo molto schivo e attento alle cose dell’arte, Emanuele De Giorgio, era un ottimo artista e incisore di abilità sorprendente. “Il mondo di De Giorgio, scrive Domenico Purificato, è fatto di realtà e di umanità che egli ha descritto in modo semplice e piano ed è evidente che ha dipinto come lo sentiva, comunicando agli altri l’impegno morale e la sua onestà. Egli non ha mai giocato con certe immagini dell’originale, di cui è pervasa l’arte contemporanea. Al contrario, egli è stato un artista che, nello scarno catalogo contemporaneo, occupa un posto di rilievo”.

L’opera di Emanuele De Giorgio, costituisce, nel panorama della pittura pugliese, un riferimento certo, essendo egli uno dei pochi artisti pieni di consapevolezza e che sanno procedere lungo il viaggio artistico senza agitarsi, proprio perché in possesso di una larga capacità di partecipazione morale, per non alludere al rigore che abitualmente presiede al suo lavoro, dovuto alla fervida e autentica coscienza artistica.

Emanuele De Giorgio nasce a Grottaglie il 16 marzo 1916, primogenito di Gioacchino e Pasqualina Peluso. La passione per l’arte l’apprese nella bottega di Vitantonio Peluso, figlio d’arte e maestro figulino specializzato, come il padre Angelo nell’arte presepiara. In seguito, frequenta con profitto i corsi della Scuola d’Arte. Per meriti scolastici, nel 1931, Emanuele De Giorgio, vinse il concorso, per una borsa di studio, per il primo corso della “Scuola del libro” di Urbino (Istituto di Belle Arti), dove fu allievo dei maggiori incisori italiani: Luigi ServoliniFrancesco Carnevali e Leonardo Castellani. Le altre borse di studio, furono assegnate a Salvatore Fiume e a Arnaldo Ciarrocchi. Completati gli studi e assolti gli obblighi militari nel 1938, De Giorgio, fa ritorno a Grottaglie e intraprende la carriera di docente di discipline artistiche nella scuola secondaria, prima a Grottaglie e poi a Taranto. Nel 1946 insieme al cugino Angelo Peluso e ad altri valenti artisti espone nelle sale del Museo Archeologico di Taranto. In seguito, figura tra i pochi artisti locali invitati dal “Circolo di Cultura”, a partecipare alla prima e alla seconda edizione del “Premio Taranto” (1951, 1952). Espone al “Maggio di Bari” nell’edizione del 1952 e nelle edizioni del 1955, del 1957 e del 1961. Considerando bene quello che è stato l’ambiente artistico-culturale pugliese dell’epoca, nel migliore dei casi un ambiente ossequiente ai “richiami all’ordine”, è meritevole, secondo Franco Sossi, “il fatto che De Giorgio, già sin da allora, mostrava un particolare impegno, una ricerca personale tendente ad esprimere un proprio mondo. Lo dimostra la prova che alle edizioni del “Premio Taranto”, la sua pittura aveva già un regime nuovo sia per sintesi coloristica che compositiva” Gli anni trascorsi a Urbino, scrive Silvano Trevisani, gli avevano aperto la mente a nuovi orizzonti culturali, l’esperienza del Premio Taranto lo persuase che bisognava combattere una battaglia d’avanguardia. E così quegli artisti che gli erano stati maestri nella sua Grottaglie diventavano il passato da superare, mentre proprio alcuni loro emuli e allievi erano coloro che avevano imbrattato i muri della città inneggiando al passato.

Emanuele De Giorgio un punto di riferimento non solo, per tutti i giovani artisti che operano a Taranto e dintorni, che si discostano dalla tradizione decorativa per sperimentare nuovi percorsi.

In un ambito socio economico che iniziava a nutrire malumori nei confronti dell’Italsider, grazie anche all’azione di rottura di non pochi artisti impegnati, quali Vittorio Del Piano, Michele Perfetti, Alfredo Giusto in particolare, Emanuele De Giorgio fu tra i primi a denunciare nella prima metà degli anni Settanta, le morti bianche che avvenivano all’interno dello stabilimento Siderurgico.

Tra le mostre antologiche organizzate in suo onore, significativa è quella promossa dal Circolo Italsider nel 1981. In quella circostanza furono esposte ben 500 opere. Per l’occasione il testo critico in catalogo, fu redatto dall’artista Remo Brindisi, il quale con il solito piglio mette ben in risalto la poetica dell’artista grottagliese. In proposito, egli scrive: “De Giorgio, ha riscattato l’autenticità e la realtà significante della sua terra esaltando i valori plastici ed estetici della cultura moderna ed europea, cioè della fonte dell’immagine non più vera e presente nella nostra mente perché viva, perché antica, perché ci ha accompagnato vividamente negli anni della prima infanzia, escono i cavamonti ad immagine di folla, di cavetempio forme barocche, di linee e di punti, di punti e di linee, immerse nel grande giuoco, immaginifico, infondato, inaudito del sogno dell’uomo delle Murge”.

Emanuele De Giorgio si è spento nella sua casa di via Viola il 19 agosto del 1983. Lo scrittore e poeta tarantino, Nerio Tebano, appresa la notizia della scomparsa di Emanuele De Giorgio, dall’artista Giulio De Mitri, così lo ricorda in una nota pubblicata su Puglia: … Emanuele De Giorgio, l’ultimo epigono romantico della linea pugliese della pittura dopo i fratelli Francesco e Raffaele Spizzico, Vito Stifano, il primo Vitantonio Russo, Francesco De Robertis (…) Certo è che con lui scompare il cantore per immagini degli ulivi e delle gravine, dei muri di tufo dei paesi in bilico su colline di argilla nella plastica saldezza della materia e nella spiegata solarità dei paesaggi (…) A Taranto è difficile consacrare valori autentici, ma per sua fortuna Emanuele De Giorgio era considerato un Maestro (…) Caro, indimenticabile De Giorgio, semplice e schivo, te ne sei andato in punta di piedi per non dare fastidio a nessuno (…) Sei stato coerente e fedele a te stesso anche nella morte. Sei voluto uscire dalla scena della vita senza clamore. Ma noi ti ricorderemo lo stesso… .

In quello stesso anno, l’Amministrazione Provinciale E.P. T. di Taranto, gli organizzò una mostra antologica in cui furono esposte circa 130 opere. Infine, nel 1996, la Provincia di Taranto volle rendere omaggio all’artista, con una grande retrospettiva che si tenne nel Castello Aragonese di Taranto, curata da Silvano Trevisani, dal titolo: Oltre il margine, con Emanuele De Giorgio, pittore e grafico nell’esperienza figurativa del Novecento”.

Tra le mostre antologiche organizzate in suo onore, di rilievo è quella realizzata dal Comune di Grottaglie, Pittori del XX secolo: La scuola di Grottaglie, che si tenne a Palazzo De Felice dal 21 dicembre 2008, al 15 marzo 2009, che faceva seguito ad un’altra antologica organizzata l’anno precedente da Silvano Trevisani a Palazzo Pantaleo.

La mostra grottagliese, fu curata da Daniela De Vincentis, In catalogo figuravano, oltre ai testi istituzionali, quelli dello storico dell’arte Massimo Guastella, di Enrico Greco ( Emanuele De Giorgio. La fortuna critica), di Giovangualberto Carducci, di Daniela De Vincentis e le testimonianze di Marcello De Giorgio, di Ciro De Roma, di Arcangelo Fornaro, di Cosimo Manigrasso, di Anna Paola Petrone Albanese, di Rosa Russo Doria. Significativi i saggi di Daniela De Vincentis (Emanuele De Giorgio: l’interprete delle fatiche umane) e di Massimo Guastella (Emanuele De Giorgio. Itinerario artistico dal 1933 al 1982), il quale, con il solito acume critico, evidenzia il “doppio binario del mezzo espressivo sapientemente utilizzato dall’artista grottagliese. Questo carattere d’incisore e pittore accompagna costantemente il percorso artistico di De Giorgio: instancabile operatore culturale”. Puntuale ed esaustivo infine, il saggio di Giovangualberto Carducci (“Come una Tartaruga”. Profilo biografico di Emanuele De Giorgio 1916-1983).

Proprio Giovangualberto Carducci attento studioso della “Scuola di Grottaglie” e il direttivo della Società composto Mariolina Alfonsetti, Antonio Basile, Guglielmo Matichecchia e Paolo Solito, hanno fortemente voluto che si organizzasse questo “omaggio” tarantino a Emanuele De Giorgio, “un intellettuale a tutto tondo, a testimonianza dello sforzo sovraumano di chi aveva scelto di continuare a operare in periferia e, allo stesso tempo, di tentare di consentire alla periferia di svolgere un ruolo finalmente nel panorama artistico nazionale e internazionale”.

Tra le pubblicazioni dedicate a Emanuele De Giorgio, particolare attenzione merita Arte al Sud tra passato e presente. Emanuele De Giorgio si racconta, a cura di Silvano Trevisani.

a.basile

Dopo l’”Omaggio a Nicola Carrino”, la Società di storia patria per la Puglia, sezione di Taranto, martedì 6 giugno alle ore 17, nella biblioteca “Pietro Acclavio”, renderà “Omaggio” all’artista Emanuele De Giorgio. Parteciperanno all’evento Pierluigi Pignatelli, responsabile della civica biblioteca, Giovangualberto Carducci, presidente della Società di storia patria per la Puglia, sezione di Taranto, mentre relazioneranno il giornalista e critico d’arte Silvano Trevisani, l’avvocato Carlo Petrone e il professor Antonio Basile.

Uomo molto schivo e attento alle cose dell’arte, Emanuele De Giorgio, era un ottimo artista e incisore di abilità sorprendente. “Il mondo di De Giorgio, scrive Domenico Purificato, è fatto di realtà e di umanità che egli ha descritto in modo semplice e piano ed è evidente che ha dipinto come lo sentiva, comunicando agli altri l’impegno morale e la sua onestà. Egli non ha mai giocato con certe immagini dell’originale, di cui è pervasa l’arte contemporanea. Al contrario, egli è stato un artista che, nello scarno catalogo contemporaneo, occupa un posto di rilievo”.

L’opera di Emanuele De Giorgio, costituisce, nel panorama della pittura pugliese, un riferimento certo, essendo egli uno dei pochi artisti pieni di consapevolezza e che sanno procedere lungo il viaggio artistico senza agitarsi, proprio perché in possesso di una larga capacità di partecipazione morale, per non alludere al rigore che abitualmente presiede al suo lavoro, dovuto alla fervida e autentica coscienza artistica.

Emanuele De Giorgio nasce a Grottaglie il 16 marzo 1916, primogenito di Gioacchino e Pasqualina Peluso. La passione per l’arte l’apprese nella bottega di Vitantonio Peluso, figlio d’arte e maestro figulino specializzato, come il padre Angelo nell’arte presepiara. In seguito, frequenta con profitto i corsi della Scuola d’Arte. Per meriti scolastici, nel 1931, Emanuele De Giorgio, vinse il concorso, per una borsa di studio, per il primo corso della “Scuola del libro” di Urbino (Istituto di Belle Arti), dove fu allievo dei maggiori incisori italiani: Luigi ServoliniFrancesco Carnevali e Leonardo Castellani. Le altre borse di studio, furono assegnate a Salvatore Fiume e a Arnaldo Ciarrocchi. Completati gli studi e assolti gli obblighi militari nel 1938, De Giorgio, fa ritorno a Grottaglie e intraprende la carriera di docente di discipline artistiche nella scuola secondaria, prima a Grottaglie e poi a Taranto. Nel 1946 insieme al cugino Angelo Peluso e ad altri valenti artisti espone nelle sale del Museo Archeologico di Taranto. In seguito, figura tra i pochi artisti locali invitati dal “Circolo di Cultura”, a partecipare alla prima e alla seconda edizione del “Premio Taranto” (1951, 1952). Espone al “Maggio di Bari” nell’edizione del 1952 e nelle edizioni del 1955, del 1957 e del 1961. Considerando bene quello che è stato l’ambiente artistico-culturale pugliese dell’epoca, nel migliore dei casi un ambiente ossequiente ai “richiami all’ordine”, è meritevole, secondo Franco Sossi, “il fatto che De Giorgio, già sin da allora, mostrava un particolare impegno, una ricerca personale tendente ad esprimere un proprio mondo. Lo dimostra la prova che alle edizioni del “Premio Taranto”, la sua pittura aveva già un regime nuovo sia per sintesi coloristica che compositiva” Gli anni trascorsi a Urbino, scrive Silvano Trevisani, gli avevano aperto la mente a nuovi orizzonti culturali, l’esperienza del Premio Taranto lo persuase che bisognava combattere una battaglia d’avanguardia. E così quegli artisti che gli erano stati maestri nella sua Grottaglie diventavano il passato da superare, mentre proprio alcuni loro emuli e allievi erano coloro che avevano imbrattato i muri della città inneggiando al passato.

Emanuele De Giorgio un punto di riferimento non solo, per tutti i giovani artisti che operano a Taranto e dintorni, che si discostano dalla tradizione decorativa per sperimentare nuovi percorsi.

In un ambito socio economico che iniziava a nutrire malumori nei confronti dell’Italsider, grazie anche all’azione di rottura di non pochi artisti impegnati, quali Vittorio Del Piano, Michele Perfetti, Alfredo Giusto in particolare, Emanuele De Giorgio fu tra i primi a denunciare nella prima metà degli anni Settanta, le morti bianche che avvenivano all’interno dello stabilimento Siderurgico.

Tra le mostre antologiche organizzate in suo onore, significativa è quella promossa dal Circolo Italsider nel 1981. In quella circostanza furono esposte ben 500 opere. Per l’occasione il testo critico in catalogo, fu redatto dall’artista Remo Brindisi, il quale con il solito piglio mette ben in risalto la poetica dell’artista grottagliese. In proposito, egli scrive: “De Giorgio, ha riscattato l’autenticità e la realtà significante della sua terra esaltando i valori plastici ed estetici della cultura moderna ed europea, cioè della fonte dell’immagine non più vera e presente nella nostra mente perché viva, perché antica, perché ci ha accompagnato vividamente negli anni della prima infanzia, escono i cavamonti ad immagine di folla, di cavetempio forme barocche, di linee e di punti, di punti e di linee, immerse nel grande giuoco, immaginifico, infondato, inaudito del sogno dell’uomo delle Murge”.

Emanuele De Giorgio si è spento nella sua casa di via Viola il 19 agosto del 1983. Lo scrittore e poeta tarantino, Nerio Tebano, appresa la notizia della scomparsa di Emanuele De Giorgio, dall’artista Giulio De Mitri, così lo ricorda in una nota pubblicata su Puglia: … Emanuele De Giorgio, l’ultimo epigono romantico della linea pugliese della pittura dopo i fratelli Francesco e Raffaele Spizzico, Vito Stifano, il primo Vitantonio Russo, Francesco De Robertis (…) Certo è che con lui scompare il cantore per immagini degli ulivi e delle gravine, dei muri di tufo dei paesi in bilico su colline di argilla nella plastica saldezza della materia e nella spiegata solarità dei paesaggi (…) A Taranto è difficile consacrare valori autentici, ma per sua fortuna Emanuele De Giorgio era considerato un Maestro (…) Caro, indimenticabile De Giorgio, semplice e schivo, te ne sei andato in punta di piedi per non dare fastidio a nessuno (…) Sei stato coerente e fedele a te stesso anche nella morte. Sei voluto uscire dalla scena della vita senza clamore. Ma noi ti ricorderemo lo stesso… .

In quello stesso anno, l’Amministrazione Provinciale E.P. T. di Taranto, gli organizzò una mostra antologica in cui furono esposte circa 130 opere. Infine, nel 1996, la Provincia di Taranto volle rendere omaggio all’artista, con una grande retrospettiva che si tenne nel Castello Aragonese di Taranto, curata da Silvano Trevisani, dal titolo: Oltre il margine, con Emanuele De Giorgio, pittore e grafico nell’esperienza figurativa del Novecento”.

Tra le mostre antologiche organizzate in suo onore, di rilievo è quella realizzata dal Comune di Grottaglie, Pittori del XX secolo: La scuola di Grottaglie, che si tenne a Palazzo De Felice dal 21 dicembre 2008, al 15 marzo 2009, che faceva seguito ad un’altra antologica organizzata l’anno precedente da Silvano Trevisani a Palazzo Pantaleo.

La mostra grottagliese, fu curata da Daniela De Vincentis, In catalogo figuravano, oltre ai testi istituzionali, quelli dello storico dell’arte Massimo Guastella, di Enrico Greco ( Emanuele De Giorgio. La fortuna critica), di Giovangualberto Carducci, di Daniela De Vincentis e le testimonianze di Marcello De Giorgio, di Ciro De Roma, di Arcangelo Fornaro, di Cosimo Manigrasso, di Anna Paola Petrone Albanese, di Rosa Russo Doria. Significativi i saggi di Daniela De Vincentis (Emanuele De Giorgio: l’interprete delle fatiche umane) e di Massimo Guastella (Emanuele De Giorgio. Itinerario artistico dal 1933 al 1982), il quale, con il solito acume critico, evidenzia il “doppio binario del mezzo espressivo sapientemente utilizzato dall’artista grottagliese. Questo carattere d’incisore e pittore accompagna costantemente il percorso artistico di De Giorgio: instancabile operatore culturale”. Puntuale ed esaustivo infine, il saggio di Giovangualberto Carducci (“Come una Tartaruga”. Profilo biografico di Emanuele De Giorgio 1916-1983).

Proprio Giovangualberto Carducci attento studioso della “Scuola di Grottaglie” e il direttivo della Società composto Mariolina Alfonsetti, Antonio Basile, Guglielmo Matichecchia e Paolo Solito, hanno fortemente voluto che si organizzasse questo “omaggio” tarantino a Emanuele De Giorgio, “un intellettuale a tutto tondo, a testimonianza dello sforzo sovraumano di chi aveva scelto di continuare a operare in periferia e, allo stesso tempo, di tentare di consentire alla periferia di svolgere un ruolo finalmente nel panorama artistico nazionale e internazionale”.

Tra le pubblicazioni dedicate a Emanuele De Giorgio, particolare attenzione merita Arte al Sud tra passato e presente. Emanuele De Giorgio si racconta, a cura di Silvano Trevisani.

a.basile

Ricordo

A Statte, intitolato un ponte ad Angelo Gigante

Fu amatissimo sindaco di Statte tra il 1996 e il 2000. La scelta della festa della Repubblica come occasione per ricordare la figura di un servitore delle istituzioni

foto Martino Marzella
03 Giu 2023

Un 2 giugno particolare a Statte: nel giorno in cui in tutta Italia si celebra la nascita della nostra Repubblica nel comune più giovane della provincia ionica si intitola un ponte alla memoria di Angelo Gigante che fu amatissimo sindaco di Statte tra il 1996 e il 2000.
“La scelta della festa della Repubblica come occasione per ricordare la figura umana politica ed amministrativa di Angelo Gigante non è casuale – afferma l’assessore all’ ambiente Angelo Miccoli, già sindaco di Statte nonché compagno di partito e erede politico naturale di Angelo Gigante -. Non è un caso ricordare in questa occasione l’amico Angelo perchè quella di oggi è una festa dei valori. I valori di libertà democrazia e partecipazione che hanno ispirato la nostra Costituzione così come l’azione politica di Angelo Gigante, sindaco animato da forti ideali e grandissimo pragmatismo.

foto Martino Marzella

“Una figura amata nella nostra comunità – continua Miccoli – perché lontana da ogni posa o vuota maniera. Un primo cittadino vicino alla sua comunità e da essa trasversalmente riconosciuto.
Con lui, forse, si è chiuso un certo modo di fare politica. Quello delle sezioni intese come fulcro della vita cittadina e centro di elaborazione di pensiero, di modelli sociali e progetti comunitari”.
L’iniziativa nasce dallo spontaneismo di associazioni, sindacati e liberi cittadini che nel 2020 chiesero all’amministratore comunale di avviare l’iter un doveroso riconoscimento a vent’anni esatti dalla prematura scomparsa di Gigante.
La richiesta prontamente accolta dall’amministrazione comunale diviene fatto concreto.
“Inserire Angelo Gigante nella toponomastica cittadina – ha affermato Deborah Artuso, presidente del consiglio comunale, che ha avviato e portato a temine la procedura – ha un profondo significato: legare indissolubilmente e per sempre il sindaco Gigante e del suo amato territorio destinandolo a futura ed eterna memoria tra chi lo ha conosciuto ma può essere da stimolo, tra i più giovani, per appropriarsi della propria storia comunitaria”.
Proprio quest’anno, Statte compie trent’anni di autonomia comunale e l’animazione è impegnata nell’organizzazione di vari eventi finalizzati alla conoscenza della storia locale, alla valorizzazione del patrimonio culturale artistico ed umano del territorio stattese.
Alla cerimonia era presente il sindaco di Statte, Francesco Andrioli, accanto all’Anmi sezione Statte, alle autorità militari locali, all’Arci Statte e a molti liberi cittadini.

Sport

La trasferta azzurra di Sabina De Florio: “Noi accolti come star, ma dalla Spagna c’è da imparare”

02 Giu 2023

di Paolo Arrivo

L’avvocato difende i diritti dei più deboli o fragili. E a Taranto, sappiamo bene, non ci sono le condizioni per esprimersi a grandi livelli nello sport in generale. Eppure le eccellenze sul territorio non mancano. Come la LNI Taranto, premiata nei giorni scorsi nei saloni della Fiera del Levante di Bari dal governatore della Puglia Michele Emiliano. Portacolori della squadra, che rientrava tra le 68 eccellenze sportive pugliesi del 2022, è Sabina De Florio, reduce dalla trasferta spagnola a Cabo de Cruz con la rappresentativa nazionale della Federazione italiana canottaggio a sedile fisso – lo scorso ventotto maggio, insieme a Silvia Battista, atleta del Palio di Taranto, ha rappresentato la città che guarda ai Giochi del Mediterraneo.

Come è andata?

“È stata un’esperienza densa di passione e di calore umano. In Spagna ci hanno accolto come delle star: l’Italia è ben vista, davvero, non lo scopriamo adesso. Si trattava di una delle gare più importanti. Barche che, in confronto alle nostre, possono essere considerate le Ferrari del mare. Alla mia età, a 49 anni, mi è stata offerta un’opportunità che qui a Taranto non mi sarebbe stata data”.

Per diversi atleti questa esperienza è stata una novità.

“Anche per me. Dopo la medaglia d’oro conquistata all’Europeo lo scorso anno (nello stesso 2022 ha vinto l’oro nazionale, ndr), per me è stata la prima volta all’estero che ho fatto parte della delegazione italiana. Una delle gare più agognate a livello europeo, la più difficile”.

Poi è arrivato anche il risultato…

“Già, noi donne siamo arrivate terze. C’è da considerare la tecnica che, ripeto, è davvero molto difficile, e non si avvicina propriamente alla nostra, perché un mix delle diverse tipologie delle nostre barche. Avendo fatto una full immersion il giorno prima (3-4 ore la mattina e altrettante nel pomeriggio) non avevamo tante chance. Invece abbiamo conquistato il bronzo, con estrema soddisfazione. Il club spagnolo è letteralmente impazzito perché convinto che non ce l’avremmo fatta”.

Insomma, avete dato il massimo.

“Assolutamente. Di più non potevamo fare. Gli uomini, invece, sono stati più sfortunati: avevano molte più virate”.

Cosa avete portato nel bagaglio dalla Spagna?

“La passione che mettono nell’ottica della formazione dei giovani: con tanto calore, ce lo hanno spiegato. Dallo sponsor della manifestazione arrivano quasi 60mila euro. Da noi, ed è un paradosso, gli sport del mare sono bistrattati. Il riconoscimento ricevuto a Bari ha fatto felice lo stesso presidente Emiliano, per il sostegno dato alle squadre. Ma non basta: è necessario fomentare progetti in funzione degli atleti, dei ragazzi. Pensi che noi qui, dove il mare è la risorsa di Taranto, per fare le trasferte noi ci autofinanziamo. E questo non è il miglior modo di avvicinare i giovani”.

Il prossimo obiettivo?

“Il prossimo fine settimana, l’undici giugno, la gara nazionale Lance a 10 remi a Taranto che verrà organizzata. Per questo appuntamento ci stiamo preparando”.

Scienza

A caccia di sorprese: l’Italia nella missione spaziale Ema degli Emirati

foto Uae Space Agency
01 Giu 2023

di Paolo Arrivo

Qualcuno potrebbe interrogarsi sul senso dell’iniziativa. Sull’opportunità di spendere ingenti risorse per volare oltre questo mondo, sopra i conflitti e le devastazioni di questi giorni, che richiedono tanta cura. L’ultima impresa, non troppo distante, di cui si parla in queste ore è la missione spaziale Ema (Emirates Mission to the Asteroid Belt) dell’Agenzia Spaziale degli Emirati Arabi Uniti. Vi farà parte anche l’Italia.

Un successo per il Belpaese

“Questa missione rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese, essendo la prima collaborazione con gli Emirati arabi uniti nel campo dell’esplorazione del Sistema solare. Ancora una volta, l’esperienza e le capacità dell’industria italiana sono in prima fila nell’esplorazione spaziale attraverso la partecipazione ad  importanti missioni internazionali”. Così il responsabile Asi per le attività industriali legate allo sviluppo di Mist-A Giuseppe Sindoni spiega l’utilità dell’iniziativa. Sulla stessa lunghezza d’onda la sua collega Alessandra Tiberia, la quale sottolinea come “la comunità scientifica italiana coinvolta nella missione sfrutterà la propria esperienza maturata nel corso degli anni da progetti passati”. L’obiettivo è massimizzare il ritorno scientifico in termini di conoscenza dei corpi primordiali del nostro Sistema solare. Lo studio delle superfici, della caratterizzazione fisica e chimica, non è fine a se stesso, ma va collocato nella logica di un possibile futuro sfruttamento delle risorse minerarie.

L’obiettivo della missione spaziale Ema degli Emirati

Partenza prevista per il 3 marzo 2028. Si andrà a caccia di asteroidi primordiali, ricchi di acqua: sulla sonda sarà presente lo strumento italiano Mist-A finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con l’Istituto Naturale di Astrofisica, che guida il team scientifico italiano, e con diverse aziende. Tale dispositivo avrà il compito di studiare la composizione della superficie e le proprietà fisiche degli asteroidi mappandole nella lunghezza d’onda dell’infrarosso. In sostanza, l’obiettivo della missione è comprendere meglio l’origine e l’evoluzione di questi oggetti, per non escludere la possibilità di estrarne risorse utili.

La sorpresa è (quasi) dietro l’angolo

La missione spaziale Ema degli Emirati prevede di osservare 6 asteroidi durante sei passaggi ravvicinati per arrivare all’asteroide (269)Justitia intorno al quale Ema orbiterà per sette mesi. Lo stesso dimostra di essere particolarmente intrigante, per via delle sue proprietà inconsuete: si ritiene che possa essersi formato nelle regioni più esterne del Sistema Solare e poi trasferitosi nella fascia degli asteroidi tra Giove e Marte. Con queste premesse possiamo aspettarci molte sorprese. Lo ha detto Gianrico Filacchione, ricercatore dell’Inaf e responsabile di Mist-A. Il settimo asteroide 269 Justitia è un oggetto di circa 53 chilometri di diametro. Sarà necessario un viaggio di sei anni per raggiungerlo. Che in fondo non sono nulla, agli occhi di chi ha lungimiranza, e guarda alla bellezza e alla vastità del creato con sentimenti di meraviglia.

 

Festival

Artlab Eyeland – l’isola delle arti, a Taranto da venerdì 2 giugno

Apertura alle ore 20 a Palazzo De Notaristefani con la mostra di Sam Gregg e il dj set di Alex Palmieri

01 Giu 2023

Si apre al pubblico, venerdì 2 giugno alle 20 a Palazzo De Notaristefani, il progetto Artlab Eyeland – l’isola delle arti, promosso e organizzato da PhEST – associazione culturale che realizza il Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli – con il sostegno del Comune di Taranto attraverso il Piano di rigenerazione sociale per l’area di crisi di Taranto e con il patrocinio della Regione Puglia e della Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo. E la partnership dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e di Programma Sviluppo.  Il progetto, che in queste settimane ha già coinvolto i tarantini in workshop e iniziative, vuole raccontare la rinascita di Taranto attraverso varie forme di espressione artistica proposte ai visitatori e ai cittadini in forma partecipata e collaborativa.

Dalle opere di street art, ai progetti fotografici e di design, dai suoni raccolti dalla strada e trasformati in musica, alla poesia, all’arte contemporanea e al teatro. Molti autori di fama internazionale, da Sam Gregg, fotografo ritrattista e documentarista londinese al collettivo Mentalgassi e altri esporranno le loro opere a Taranto e saranno presenti in residenze d’artista per dare vita a progetti d’arte con il coinvolgimento degli abitanti. Artlab Eyeland diventa così l’isola delle arti, un organismo vivo che per i prossimi mesi si lascerà trasformare da artisti nazionali e internazionali e dagli abitanti della Città Vecchia in una sorta di laboratorio permanente, sotto la direzione artistica di Giovanni Troilo, la curatela fotografica di Arianna Rinaldo e Rica Cerbarano, e la curatela per l’arte contemporanea di Roberto Lacarbonara. Un progetto ambizioso che attraverso l’arte, la fotografia e il design contribuisce alla rinascita di una città che sta diventando sempre più la culla di importanti eventi culturali di respiro internazionale: dall’imminente Map Festival che mette in relazione musica e architettura, alle varie edizioni di Trust, il festival di street art citato dalle principali riviste di settore, fino all’edizione pilota della Biennale del Mediterraneo di Architettura e Arte Contemporanea del 2024, Taranto è investita da un’onda culturale della quale Artlab Eyeland è l’ennesima manifestazione plastica.

Il racconto di Taranto si strutturerà attraverso laboratori, workshop, esposizioni diffuse ed eventi outdoor, momenti che troveranno nella poesia metropolitana – voce dello spazio urbanizzato e dei cittadini – il perfetto accompagnamento; palazzi, strade e impalcature saranno a disposizione di differenti discipline di artisti locali e internazionali. Una mostra concluderà la call for artists Isola Madre rivolta agli artisti di Taranto e provincia e realizzata in collaborazione con Salgemma.

La Torre dell’Orologio sarà la sede delle attività laboratoriali, Palazzo Galeota e Palazzo De Notaristefani ospiteranno alcune delle mostre più attese e dal 28 giugno anche il Chiostro di San Francesco diventerà uno spazio espositivo grazie alla partnership con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro che mette a disposizione la splendida location del dipartimento jonico dell’Università nella Città Vecchia. Fra le strade della Città dei due mari sarà possibile incontrare artisti internazionali impegnati in laboratori e ai quali saranno dedicate mostre ed eventi di grande impatto. Tra questi:

Sam Gregg, uno dei primi grandi ospiti delle residenze d’artista, dal 24 aprile, ha già realizzato – oltre al lavoro in residenza sugli abitanti della Città Vecchia che sarà allestito in esterni proprio sull’isola – un laboratorio di fotografia rivolto ai giovani tarantini, i cui lavori finali verranno esposti durante Artlab Eyeland. Il fotografo londinese presenzierà inoltre alla sua mostra personale a Palazzo De Notaristefani, un’esposizione dedicata ad un progetto ancora in corso e realizzato interamente sulla città di Napoli nell’arco di una decina d’anni.

Alex Palmieri, a cui va l’onore di aprire la manifestazione con il DJ set del 2 giugno, sarà il protagonista – dal 28 Giugno al 14 Luglio – di un laboratorio di produzione musicale, durante il quale i partecipanti impareranno attivamente a raccontare la città e a promuovere la sua bellezza per mezzo di registrazioni ambientali; i presenti potranno produrre una traccia musicale interamente scritta con i suoni della città vecchia. Il corso di Alex Palmieri sarà quindi orientato all’ascolto come visione e comprensione di un luogo abitato dalle anime che lo vivono e come unico senso per esplorare la città.

Caos, nome d’arte di Dario Pruonto, è arrivato a Taranto il 29 Maggio per rimanere fino al 15 Giugno e presenterà al pubblico un progetto di arte partecipata, che coinvolgerà i cittadini in attività di rigenerazione urbana, allo scopo di creare coesione sociale e favorire la cittadinanza attiva e l’ascolto generativo. Di origini milanesi, Dario Pruonto è un artista pubblico e figura di riferimento della street poetry italiana; la sua ricerca esplora il rapporto tra arte visiva, linguaggio e contesto urbano e tocca temi complessi quali l’incomunicabilità, il confine e la relazione. Ogni capacità e conoscenza, ogni punto di vista, rappresenterà quindi una parte del progetto realizzato tra le vie di Taranto, con un profondo senso etico e un valore sociale. Non la cittadinanza al servizio dell’artista, ma l’artista al servizio della cittadinanza.

Il collettivo tedesco Mentalgassi sarà presente in due momenti distinti: dal 23 al 26 maggio, per fotografare gli abitanti della Città Vecchia, e dal 7 all’11 Giugno, per l’allestimento collettivo dell’opera finale. Mentalgassi è un collettivo di artisti che opera a livello internazionale nel campo della fotografia e degli interventi urbani; la loro attività artistica è votata allo stravolgimento della forma e degli utilizzi di oggetti di uso quotidiano, creando momenti sorprendenti. Combinano fotografia, manipolazione delle immagini, scultura e street art ed espongono en plein air nei contesti metropolitani. La mostra è a cura di Rica Cerbarano che firma anche le mostre fotografiche dedicate a Polina Osipova, designer e artista della Repubblica Ciuvascia della Federazione Russa che ha recuperato le tradizioni ancestrali delle donne del suo popolo per sfidare i limiti del suo paese e della sua cultura e Mous Lamrabat che con From Morocco to the World ridefinisce i codici della moda e del lusso sullo sfondo del meraviglioso paesaggio naturale del suo Paese.

Arianna Rinaldo firma invece la curatela delle mostre fotografiche:

Where Do We Go When The Final Wave Hits di Arko Datto, artista indiano, esploratore e critico dell’era digitale, che si propone con questa selezione di immagini di indagare la distopia dell’imminente apocalisse ambientale nei contesti non urbani della regione del Delta.

By an Eye Witness di Azadeh Akhlaghi, un dialogo visuale fra chi resta e chi va via, tra la morte, con gli spiriti, i rimpianti ed i ricordi, e la vita realizzato dall’artista iraniana già assistente alla regia di Abbas Kiarostami e fotografa di fama internazionale.

Arquitectura Libre di Adam Wiseman, fotografo messicano con approccio fotogiornalistico al rapporto tra immagine e realtà, che esplora l’idea di casa non a partire dalla sua funzione, ma come simbolo.

Le exhibition di arte contemporanea sono curate da Roberto Lacarbonara:

La riappropriazione della città dell’architetto, designer, artista, teorico e storico dell’architettura Ugo La Pietra, che illustra come riappropriarsi della città per mezzo di operazioni comportamentali e non di interventi fisici.

Costruire, installazione prodotta a partire da scatole di legno ed altri oggetti di scarto su cui l’artista romagnolo Marco Neri interviene pittoricamente trasformandoli in volumi architettonici di un paesaggio industriale e alludendo alla progressiva urbanizzazione del paesaggio reale.

After After Love, immagine fotografica dell’installazione ambientale in legno e vetro ispirata alla “casa fai-da-te” del film “One week” di Buster Keaton (in proiezione grazie alla Cineteca di Bologna) e realizzata dal duo artistico napoletano Vedovamazzei (Simeone Crispino e Stella Scala) con grande ironia e con un amaro riferimento alla perenne instabilità di ogni “edificio” sentimentale, politico e sociale.

Artlab Eyeland è promosso e organizzato da PhEST, associazione culturale che da otto anni organizza il Festival internazionale di fotografia e arte a Monopoli, in collaborazione con il Comune di Taranto e con il patrocinio della Regione Puglia e della Soprintendenza Nazionale per il patrimonio culturale subacqueo con sede a Taranto.

Partner: Università degli Studi di Bari Aldo Moro e Programma Sviluppo.

Media Partner: Il Giornale dell’Arte.

Sponsor Tecnico: Lippolis Visual Solution.

WEB: https://www.artlabeyeland.it

IG: https://www.instagram.com/artlab_eyeland

FB: https://www.facebook.com/profile.php?id=100091904272457

INGRESSI E INFORMAZIONI UTILI

APERTURA AL PUBBLICO DAL 3 GIUGNO AL 31 LUGLIO 2023

 

OUTDOOR 5 MOSTRE SEMPRE APERTE INGRESSO GRATUITO

 

INDOOR 9 MOSTRE INGRESSO GRATUITO

 

PALAZZO GALEOTA

LUN: CHIUSO

MAR/VEN: 10–13 | 17–21

SAB/DOM: 10–13 | 17–22

 

GATA GALLERIA TARANTO

LUN: CHIUSO

MAR/DOM: 17.30 | 01.00 [Consultare gatagalleriataranto.com per gli orari mattinali]

 

EX CASERMA ROSSAROL

SEDE DIPARTIMENTO JONICO UNIBA [APERTO DAL 28 GIUGNO]

SAB/DOM: CHIUSO

LUN/VEN: 8–20

 

INDOOR 3 MOSTRE CON BIGLIETTERIA

PALAZZO DE NOTARISTEFANI

LUN: CHIUSO

MAR/VEN: 10–13 | 17–21

SAB/DOM: 10–13 | 17–22

BIGLIETTO INTERO 5 €

BIGLIETTO RIDOTTO 3 € [Riduzione valida per gruppi di 10 persone e residenti del Comune di Taranto]

INGRESSO GRATUITO [Under 14, studenti e docenti Uniba, guide turistiche abilitate, giornalisti in servizio per lavoro con tesserino previo contatto info@milaufficistampa.it]

SEDE LABORATORI TORRE DELL’OROLOGIO

Segui il programma dei laboratori su artlabeyeland.it – sono tutti gratuiti!

Festival

Con “Symphonic Island”, parte il MAP Festival

Giovedì 1 giugno, sull’isola di San Pietro, concerto dell’Orchestra della Magna Grecia diretta dal m° Piero Romano, condirettore della rassegna con Gloria Campaner

01 Giu 2023

«La Marina Militare, da sempre, sostiene tutte le iniziative culturali e di promozione sul territorio, tanto che il concerto sull’Isola rappresenta ancora una volta un momento di aperta sinergia tra territorio e Marina Militare: si tratta di un evento di musica, arte, cultura che promuove la bellezza della nostra città e questa perla del Golfo di Taranto», dichiara il Comandante interregionale Marittimo Sud, ammiraglio di Divisione Flavio Biaggi.

Avrà inizio giovedi 1 giugno alle ore 19 con “Symphonic Island”, il MAP Festival, rassegna di Musica, Architettura e Parallelismi. Location: l’Isola di San Pietro, zona preservata e valorizzata dalla Marina Militare, aperta ad una visione culturale. “Symphonic Island” sarà un concerto sinfonico con l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Piero Romano, un evento in collaborazione con la Marina Militare Italiana – Comando interregionale Marittimo sud. Saranno eseguite musiche di José Pablo Moncayo García (“Huapango”), Arturo Marquez (“Conga del fuego”), Geronimo Gimenez (“La boda de Luis Alonso”), Arturo Marquez (“Danzon”), Astor Piazzolla (“Tangazo”). Ingresso gratuito su prenotazione, traghetto 5euro, imbarco alle 17.00.

«Quello in programma giovedì 1 giugno, con l’accesso per la prima volta all’isola di San Pietro in occasione dell’inaugurazione della rassegna, è forse l’evento di maggior suggestione della rassegna», dice il condirettore artistico del MAP Festival, Gloria Campaner. «Taranto, ricca di luoghi nei quali è possibile fruire della cultura ed amarla; essere i primi a tenere un concerto all’Isola di San Pietro non può che renderci orgogliosi, e di questo saremo eternamente grati alla Marina Militare e all’ammiraglio di Divisione Flavio Biaggi, Comandante interregionale Marittimo Sud», aggiunge Piero Romano, anche lui direttore artistico del festival di Musica, Architettura e Parallelismi.

Saranno nove, complessivamente, gli eventi con installazioni urbane, all’interno di un festival che unisce musica e architettura: dove il luogo è importante quanto l’evento, dove l’edificio architettonico o paesaggistico è un valore aggiunto al programma artistico. Questo è il MAP Festival, caratterizzato dalla multidisciplinarietà scaturita dal rapporto tra Musica e Architettura, capace di coinvolgere gli spettatori su vari livelli.

Per la terza edizione del MAP è stato allestito un palinsesto di attività ed eventi di alto profilo artistico e culturale, con la massima attenzione rivolta al rispetto dell’ambiente. Un festival che intende “valorizzare la bellezza”, suggerire nuovi punti di vista, generare luoghi di incontro per una socialità nuova e rinnovata, avvicinando a un patrimonio musicale, artistico e paesaggistico nelle sue forme più varie.

Fra gli appuntamenti in programma: un progetto di comunità attraverso la co-creazione, affidato al professionista dell’arte del fumetto Pasquale Qualano, affiancato dai giovani studenti della scuola di Fumetto e Illustrazione Grafite; una Lectio Magistralis dell’architetto internazionale Benedetta Tagliabue, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Taranto e con il Comitato Organizzatore dei XX Giochi del Mediterraneo del 2026.

E, ancora, la mostra “It’s (NOT) only rock’n roll” fotografie di Mark Allan a cura di Pierfrancesco Pacoda, in collaborazione (e in contemporanea) con il Museo Internazionale e biblioteca della Musica di Bologna, una installazione-performance live per i più giovani con Giulia Sara Salemi, con un dj set a cura di Alex Campese e JFK. Quest’ultimo appuntamento ha una nuova location: piazza Garibaldi (non più Lido Taras-Lungomare Vittorio Emanuele III).

Tra le installazioni: scritte sul manto stradale in vari quartieri della città, realizzate mediante l’utilizzo di pitture eco sostenibili e biodegradabili, con lo scopo di suggerire “percorsi della bellezza” attraverso il “Ritmo del cambiamento”. Altra installazione prevista: una mostra di ritratti fotografici a cielo aperto. Luogo individuato per la realizzazione della mostra, un tratto di strada di via Di Palma.

Detto del concerto all’Isola di San Pietro, tra gli altri appuntamenti musicali: Marialy Pacheco Trio, l’attore-cantante Neri Marcoré insieme con Domenico Mariolenzi (“Duo di tutto”) e, infine, “Atlantide” di Fabio Barnaba, altro concerto-evento diretto dal Maestro Domenico Longo, che chiuderà il MAP Festival nella suggestiva cornice del Sagrato della Concattedrale Gran Madre di Dio.

Un progetto originale dell’Orchestra della Magna Grecia, coorganizzato con il Comune di Taranto e in collaborazione con la Marina Militare Comando Marittimo Sud, l’Arcidiocesi di Taranto, le Corti di Taras, l’Ordine degli Architetti di Taranto, i Musei Civici di Bologna, Taranto 2026 – XX Giochi del Mediterraneo, la Scuola di Disegno e Illustrazione Grafite, e con il patrocinio della Regione Puglia e del Ministero della Cultura, con il sostegno di: Banca BCC San Marzano di San Giuseppe, Teleperformance, Varvaglione, Comes, Baux cucine, Programma Sviluppo, Kyma, Ninfole, Five Motors. Ingresso gratuito su prenotazione. Traghetto 5euro, imbarco alle 17.00.

Orchestra Magna Grecia Taranto – Via Ciro Giovinazzi 28 (392.9199935): orchestramagnagrecia.it, info@mapfestival.it, mapfestival.it

 

Cultura popolare

Sabato 3 giugno, tutti invitati al ‘Matrimonio di Maria D’Enghien’

Concerti, spettacoli teatrali, arte di strada e rievocazioni: uno spaccato di storia della città

01 Giu 2023

Concerti, spettacoli teatrali, arte di strada e rievocazioni: tutto pronto per il grande evento del Matrimonio di Maria D’Enghien, in programma il prossimo sabato 3 giugno a Taranto. Un vero e proprio omaggio a uno spaccato di storia della città. Si comincia già al mattino con due tour guidati per un viaggio nella Taranto medievale (partenza alle ore 11 e alle 17 dall’Infopoint del castello Aragonese) pensato per i crocieristi che sbarcheranno in città proprio quel giorno. L’itinerario si snoderà tra colonna bizantina canale Navigabile, esterno castello Aragonese, via Duomo, esterno palazzi Nobiliari (Galeota, Fornaro, Gallo), vico Statte con lo stemma D’Enghien Orsini, Cattedrale, via Cava, postierla Santi Medici e Torre del Gallo. Prenotazioni: 340.7641759.
Il programma degli spettacoli partirà invece alle ore 18 da piazza Municipio con Sbandieratori e Musici di Oria. In contemporanea, a palazzo Amati, con replica alle 18:45, teatro Kamishibai e laboratorio didattico medioevale (prenotazione obbligatoria al 370.3221217). Lungo via Duomo, alle 18:30, di scena il corteo di rievocazione medievale “Alla Corte degli Orsini del Balzo” a cura dell’associazione culturale Maria D’Enghien. Alle 18:45 nella chiesa Santa Maria della Scala, concerto di musica classica con il repertorio di John Dowland con Ida Notarnicola, (soprano), Alessandra Corbelli (piano) e Vincenzo Zecca (chitarra). Nel Mudi (Museo Diocesano) alle 19:30, con replica alle 21, lo spettacolo teatrale “La Corte delle Spade di Imola”, mentre allo stesso orario (con replica alle 20:30) in piazza San Costantino spettacolo di arte di strada. Alle 20:30 il santuario Madonna della Salute ospita canti e musiche di danza 300’/400′ di Ensemble Concentus. In piazza Castello alle 20 (replica 21:15) concerto di musica popolare Tarantinidion, alle 20:30 e alle 21 spettacolo di fuoco e giocolerie. Palazzo Delli Ponti ospita il concerto di musica medievale di Le Musicanti alle ore 21:30. Infine, in vico Calò, alle 22:30 spazio agli antichi canti del Mediterraneo con Claudio Merico e Giulia Tripoti.
L’organizzazione è dell’associazione Maria D’Enghien e del Taranto Grand Tour con la direzione artistica di Archita Festival Ets, il contributo della presidenza della Regione Puglia e i patrocini di Comune di Taranto e Confcommercio Taranto. Tutti gli eventi sono gratuiti. Info: 338.5979135.
«Dopo 25 anni di attività volte alla valorizzazione del patrimonio storico-identitario della nostra città – commenta Linda Fania, presidente associazione culturale Maria d’Enghien – riteniamo necessaria una svolta per l’associazione e per la comunità che deve adeguarsi alle esigenze di uno sviluppo economico diverso. La collaborazione con il Taranto Grand Tour, già avviata a dicembre, e consolidata per l’accoglienza turistica dei prossimi mesi, si pone nell’ottica del rinnovamento e della rinascita. Nuove formule per un evento giunto alla ventitreesima edizione grazie all’esperienza e le competenze della direzione artistica di Archita Festival e alla passione dei tanti soci della nostra associazione».
«Taranto è cresciuta molto in termini di presenze turistiche anni – sottolinea il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio – siamo una delle destinazioni di punta del traffico crocieristico. Procediamo nella giusta direzione, quella di uno sviluppo diversificato, in linea con le naturali vocazioni del nostro territorio. Ora ci attende una fase altrettanto complessa: il consolidamento delle posizioni acquisite e il miglioramento dell’accoglienza e dei servizi per il turismo. In questo senso Taranto Grand Tour costituisce un valido esempio di promozione culturale. Un’attività di grande qualità svolta da professionisti preparati e qualificati che si rafforza con importanti partnership con l’associazione Maria D’Enghien. Un’attività che contribuirà sicuramente far conoscere le nostre tradizioni e la nostra storia ultra millenaria».
«Il lavoro delle associazioni, come quello di Maria d’Enghien – commenta l’assessore comunale Cultura e Spettacolo Fabiano Marti – è imprescindibile per il processo di valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Sono convinto che il nostro compito, da istituzioni, sia quello di accompagnare queste realtà in un percorso di crescita e promozione turistica attraverso i nostri canali. Sono felice dell’ingresso di questo evento nel progetto di accoglienza turistica integrata “Taranto Grand Tour”, in quanto la professionalità dei promotori del TGT continua a mettere in rete eventi, luoghi e attrazioni offrendo un’immagine di una città sempre più aperta, accogliente, forte della sua storia e delle sue potenzialità».

Solidarietà

Don Pagniello (Caritas italiana) in visita a Faenza: “Priorità ad alloggi, microcredito, animazione e aiuto agli anziani soli”

foto Ansa/Sir
01 Giu 2023

di Patrizia Caiffa

È una corsa contro il tempo per cercare di salvare il salvabile e non rischiare danni maggiori quella attualmente in corso nelle zone alluvionate dell’Emilia Romagna. Dopo aver aspirato l’acqua con le idrovore o aver fatto defluire l’acqua, ora bisogna sbrigarsi per fare in modo che il fango non diventi duro come il cemento e intasi le fogne, facendo saltare tutto il sistema. Occorre aiutare gli anziani soli a liberare case, trovare nuovi alloggi, organizzare l’animazione estiva per i bambini e i ragazzi, pensare a forme di microcredito per venire incontro a tutti coloro che hanno perso il raccolto o il lavoro. È questa la situazione che ha trovato a Faenza don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, in visita nelle zone alluvionate insieme al vescovo di Faenza-Modigliana mons. Mario Toso, al delegato regionale Mario Galasso e ad altri operatori della rete Caritas. Durante l’incontro è stato fatto il punto della situazione con i direttori delle Caritas delle cinque diocesi maggiormente colpite: Cesena-Sarsina, Faenza-Modigliana, Forlì-Bertinoro, Imola e Ravenna-Cervia. E decise alcune priorità per i prossimi mesi.

Don Marco Pagniello a Faenza – foto: Caritas italiana

Cosa avete visto? Qual è la situazione in quei territori?
Abbiamo visto l’impegno di una intera comunità che si è messa a fianco delle famiglie alluvionate per aiutarle nei lavori materiali, dallo spalare il fango allo svuotare le case. Le persone sono scoraggiate, soprattutto quelle che hanno subito due alluvioni. Se prima avevano avuto la forza di reagire ora hanno perso un po’ di speranza. Alcune persone erano felici per essere riuscite a salvare delle foto, dei ricordi. La mamma di due bimbi ci ha detto: possiamo ricomprare i mobili ma i ricordi no. C’è tanta gente che si sta dando da fare, tanti volontari. Ora stiamo pensando a come organizzarci meglio per garantire una presenza costante nelle prossime settimane. Ad esempio ci sono alcuni anziani soli che vanno aiutati a liberare le case.

Cosa vi hanno chiesto le persone colpite dall’alluvione?
Di non lasciarli soli. La grande macchina della Protezione civile ha fatto un lavoro enorme ma tra un po’ andrà via e loro hanno paura di rimanere soli. Invece la Caritas, che come Chiesa abita il territorio, ha assicurato la sua presenza oggi e nei prossimi tempi. Le Caritas diocesane si stanno organizzando per pensare strumenti e modalità per essere vicini alle persone.

Quali modalità, in particolare?
Forme di microcredito sociale, alloggi da mettere a disposizione, facilitare la ricerca di appartamenti e il trasferimento di anziani e persone sole nei nuovi luoghi di vita.
Poi c’è tutta l’attività in estate per non lasciare sole le persone e se necessario, aiutarli ad elaborare quanto vissuto. Dai loro racconti emerge infatti una grande paura nell’aver visto questa valanga d’acqua che si sono ritrovati dentro casa. C’erano case completamente sventrate, da ricostruire completamente.

foto: Caritas italiana

La Caritas ha grande esperienza di intervento nei terremoti. L’alluvione è una emergenza diversa. Quali sono le principali sfide?
Sì. Con i terremotati si sa che le cose andranno avanti per diverso tempo e quindi si prospettano soluzioni a lungo termine. L’alluvione è invece una corsa contro il tempo per fare in modo che il fango non diventi cemento rischiando di far saltare tutto il sistema fognario.

La grande sfida sarà assicurare l’ordinario.

Qualche parroco diceva che le attività dell’oratorio, del Grest, degli scout, questa estate saranno ancora più necessarie. Poi c’è il tema del lavoro. Le piccole aziende agricole rischiano di non raccogliere i frutti del loro lavoro e chi lavora nelle campagne di ritrovarsi senza una occupazione. Non si sa ancora se e quando arriveranno forme di sostentamento pubblico. Per ora hanno bloccato i mutui e le bollette. Siamo in una fase in cui è ancora difficile calibrare il nostro servizio però come sempre ci siamo per i più poveri e per non lasciare sole le persone. Grazie alla grande generosità della comunità cristiana si potranno fare opere concrete per aiutarle.

C’è stata una risposta generosa da parte della comunità cristiana?
Non abbiamo un esito delle raccolte perché non abbiamo indetto una vera colletta nazionale. Però le diocesi hanno ricevuto tante donazioni, anche di prodotti alimentari. A livello nazionale stiamo raccogliendo e vagliando le disponibilità. C’è poi il finanziamento della Cei di 2 milioni di euro che  utilizzeremo come fondo da mettere a disposizione per il microcredito sociale. Il grande lavoro per noi arriverà tra un po’.

Le case alluvionate dovranno essere rese di nuovo agibili e non sarà facile.
Sì, bisogna avere il tempo di lasciarle asciugare e rifare il pavimento, gli intonaci, gli impianti elettrici, gli esterni. C’è un grosso lavoro da fare. Purtroppo quando c’è un terremoto si vede subito se una casa non è agibile. Per l’alluvione è diverso.

Le diocesi hanno accolto molti sfollati?
Gli sfollati sono presso parenti, amici, strutture comunali. La diocesi di Faenza ha messo a disposizione un convento, case canoniche, strutture di accoglienza. Ora le Caritas devono fermarsi un attimo e mettere in fila le priorità per i prossimi mesi, mentre proseguono la distribuzione dei beni di prima necessità, soprattutto prodotti per l’igiene, che servono tanto. Abbiamo chiesto un censimento delle accoglienze nel mondo cattolico, ci verrà fornito nei prossimi giorni.

Mass media

Scarp de’ tenis: nel numero di giugno, l’allarme rosso sul clima

01 Giu 2023

“Non mi escono dagli occhi le immagini della terribile alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna poche settimane fa. Acqua e fango hanno portato morte, sofferenza e disagio. Siamo vicini alle famiglie che hanno subito lutti e danni. Nelle pagine interne raccontiamo anche quanto stanno facendo le Caritas locali per le popolazioni colpite”. Lo scrive Stefano Lampertico, direttore della rivista di strada Scarp de’ tenis, promossa dalla Caritas, nell’editoriale del numero di giugno (in vendita online su www.social-shop.it e da sabato in strada e davanti alle parrocchie per tutto il mese). La copertina è dedicata all’allarme rosso sul clima. “Quando abbiamo pensato ai contenuti di questo numero non immaginavamo cosa sarebbe successo. Avevamo però deciso di proporre le nostre riflessioni sul tema del cambiamento climatico e degli effetti estremizzanti che tale cambiamento porta con sé anche nelle zone in cui viviamo”.

L’Italia, e in generale il bacino del Mediterraneo, è indicato dai ricercatori di tutto il mondo come un “hotspot del cambiamento climatico”, una delle zone più critiche che subirà l’estremizzazione dei fenomeni climatici. Così, nonostante la gravissima alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna a più riprese, secondo il Cnr una percentuale compresa tra il 6% ed il 15% della popolazione del nostro Paese vive in territori esposti ad una siccità severa o estrema. Un tema che è all’ordine del giorno della politica internazionale ma che fatica a mostrare soluzioni concrete. Sullo stesso tavolo c’è un altro tema trascurato. La rivista parla, quindi, degli Obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite per l’Agenda 2030. “Ebbene, anche tali obiettivi sono lontanissimi dai target che ci si era proposti. Ne parliamo all’interno del giornale e nella sezione Ventuno dedicata all’economia sociale”. Come sempre, poi, tante altre storie. Una su tutte arriva da Venezia e racconta Fie A Manetta. Di cosa si tratta? È un progetto nato in tempo di pandemia che diffonde tra donne e ragazze la guida delle barche a motore, pratica rimasta sempre molto maschile in Laguna.

Udienza generale

Papa Francesco: “Suscitare propositi di pace in chi ha responsabilità politiche”

Il pontefice ha dedicato l’udienza di mercoledì 31 maggio alla figura di padre Matteo Ricci, il gesuita che ha portato il cristianesimo in Cina

foto Sir/Marco Calvarese
01 Giu 2023

di Maria Michela Nicolais

“Suscitare propositi di pace in tutti, anche in coloro che hanno responsabilità politiche”. È l’auspicio espresso da papa Francesco, al termine dell’udienza di mercoledì 31 maggio in piazza San Pietro, durante la quale ha esortato ancora una volta a “pregare di più per la cara e martoriata Ucraina, che tanto soffre”. Salutando i giovani di Rondine Cittadella della Pace di Arezzo, il papa ha rivolto “un pensiero grato per quanti, venendo dall’Ucraina e dalla Russia e da altri Paesi di guerra, hanno deciso di non essere nemici, ma di vivere da fratelli. Il vostro esempio possa suscitare propositi di pace in tutti, anche in coloro che hanno responsabilità politiche”.

Al centro della catechesi, la figura di padre Matteo Ricci, il gesuita che ha portato il cristianesimo in Cina e il cui “segreto” è stata la coerenza, quella di “una personalità che testimonia con la vita quello che annuncia”. “Dopo aver studiato nelle scuole dei gesuiti ed essere entrato egli stesso nella Compagnia di Gesù, entusiasmato dalle relazioni dei missionari, come molti altri giovani suoi compagni, chiese di essere inviato nelle missioni dell’Estremo oriente”, ha raccontato Francesco ripercorrendone la biografia: “Dopo il tentativo di Francesco Saverio, altri venticinque gesuiti avevano provato inutilmente ad entrare in Cina. Ma Ricci e un suo confratello si prepararono molto bene, studiando accuratamente la lingua e i costumi cinesi, e alla fine riuscirono a ottenere di stabilirsi nel sud del Paese. Ci vollero diciotto anni, con quattro tappe attraverso quattro città differenti, prima di arrivare a Pechino, che era il centro. Con costanza e pazienza, animato da una fede incrollabile, Matteo Ricci poté superare difficoltà e pericoli, diffidenze e opposizioni”.

“Oltre alla dottrina, sono la sua testimonianza di vita religiosa, di virtù e di preghiera, la sua carità, la sua umiltà e il suo totale disinteresse per onori e ricchezze, che inducono molti dei suoi discepoli e amici cinesi ad accogliere la fede cattolica”, ha argomentato il papa: “Questa è la coerenza degli evangelizzatori. E questo tocca tutti noi cristiani, che siamo evangelizzatori. Possiamo dire tutte le cose che noi crediamo, ma se la tua vita non è coerente con questo, non serve a nulla. Quello che attira le persone è la coerenza. Noi cristiani viviamo quello che diciamo, e non far finta di essere cristiani ma vivere come mondani! La forza più grande di questi missionari è la coerenza”.

“Lo spirito e il metodo missionario di Matteo Ricci costituiscono un modello vivo e attuale – ha concluso Francesco – ma quello che è attuale è la coerenza di vita, la testimonianza della sua vita come cristiano. Lui ha portato cristianesimo in Cina. Lui è grande perché è uno scienziato, è coraggioso, ma soprattutto è grande perché è stato coerente con la sua vocazione, con quella voglia di seguire Gesù Cristo. Domandiamoci: sono coerente o sono un po’ così così?”.
Padre Matteo Ricci, ha esordito il papa, “ha seguito sempre la via del dialogo e dell’amicizia con tutte le persone che incontrava, e questo gli ha aperto molte porte per l’annuncio della fede cristiana”.
La sua prima opera in lingua cinese fu proprio un trattato “Sull’amicizia”, che ebbe “grande risonanza”: “Per inserirsi nella cultura e nella vita cinese in un primo tempo si vestiva come i bonzi buddisti, all’usanza del Paese, ma poi capì che la via migliore era quella di assumere lo stile di vita e le vesti dei letterati, come i professori universitari. Studiò in modo approfondito i loro testi classici, così da poter presentare il cristianesimo in dialogo positivo con la loro saggezza confuciana e con gli usi e i costumi della società cinese”. “E questo si chiama atteggiamento di inculturazione”, ha proseguito Francesco, secondo il quale “la fama di Ricci come uomo di scienza non deve oscurare la motivazione più profonda di tutti i suoi sforzi: l’annuncio del Vangelo”. “La sua ottima preparazione scientifica suscitava interesse e ammirazione da parte degli uomini colti, a cominciare dal suo famoso mappamondo, la carta del mondo intero allora conosciuto, con i diversi continenti, che rivela ai cinesi per la prima volta una realtà esterna alla Cina assai più ampia di quanto avessero mai pensato. Gli fa vedere che il mondo è ancora più grande della Cina”, ha sottolineato il Papa: “Ma anche le conoscenze matematiche e astronomiche di Ricci e dei missionari suoi seguaci contribuirono a un incontro fecondo fra la cultura e la scienza dell’occidente e dell’oriente, che vivrà allora uno dei suoi tempi più felici, nel segno del dialogo e dell’amicizia. Infatti, l’opera di Matteo Ricci non sarebbe mai stata possibile senza la collaborazione dei suoi grandi amici cinesi, come i famosi “Dottor Paolo” (Xu Guangqi) e “Dottor Leone” (Li Zhizao). La credibilità ottenuta con il dialogo scientifico gli dava autorevolezza per proporre la verità della fede e della morale cristiana, di cui egli parla in modo approfondito nelle sue principali opere cinesi, come il vero significato del Signore del Cielo”.