Quaresima

Il messaggio per la Quaresima dell’arcivescovo Ciro Miniero

ph ND
14 Feb 2024

Carissimi fratelli e sorelle,

all’inizio della Quaresima vi offro qualche mio pensiero che accompagni la riflessione e il cammino spirituale di questo periodo particolarmente intenso e fecondo.

Ho letto una volta una frase che diceva pressappoco così: non può esserci un vero amore senza un viaggio. L’amore per il Signore è vero se ci mette in cammino, se risponde all’esigenza di partire per il Vangelo. Il cammino nel deserto del popolo d’Israele, abbondantemente evocato nel messaggio che papa Francesco ha voluto inviare a tutta la Chiesa, è l’immagine originale del nostro percorso quaresimale. È un viaggio rischioso ed impervio che alle spalle si lascia una condizione di schiavitù e che ha di fronte a sé una terra promessa, ma ignota. Il deserto è la condizione necessaria per l’ascolto della Parola di Dio. È terra arida e ingenerosa sulla quale ingaggiare il combattimento della fede affinché il cuore si apra fiducioso a Dio, si abbandoni alla Provvidenza e rinneghi gli idoli, affinché venga nutrito solo da Dio e da Lui dissetato, si allontani dai rimpianti del passato e cammini sorretto dalla speranza. Il deserto è palestra di libertà nell’alleanza dei comandamenti, dove si impara a discernere fra il bene e il male.  Gli israeliti, schiavi in Egitto, nel deserto assumono veramente la conformazione di un popolo e imparano a camminare insieme.

Anche la nostra Quaresima è occasione per rinnovare il nostro cuore, per vivere, nella comunità, nello spirito fraterno proposto dal Vangelo. È dopo questo itinerario che si approda alla terra promessa il cui ingresso è garantito solo a coloro che avranno perseverato nella conversione, avranno faticato e costruito una famiglia, avranno condiviso concretamente i pesi gli uni degli altri.

«La Quaresima – dice il Papa – è il tempo di grazia in cui il deserto torna a essere – come annuncia il profeta Osea – il luogo del primo amore (cfr Os 2,16-17). Dio educa il suo popolo, perché esca dalle sue schiavitù e sperimenti il passaggio dalla morte alla vita. Come uno sposo ci attira nuovamente a sé e sussurra parole d’amore al nostro cuore».

La nostra terra promessa è la Pasqua. La nostra terra promessa è il Cristo Risorto. È lo Spirito di Cristo che spinge la Chiesa nel deserto, perché ascolti sempre più chiara e nitida, come tra innamorati, la voce dello Sposo, distinguendola nettamente da quella del maligno.

La preghiera Colletta del Mercoledì delle Ceneri ci invita a pregare così:

«O Dio, nostro Padre, concedi al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male».

La cenere sul capo, segno che la liturgia definisce austero, insieme al digiuno, sono un richiamo inequivocabile all’essenzialità, sono semi di un autentico rinnovamento, ci richiamano ad una possibile rinascita. Dobbiamo chinare la testa per cominciare la Quaresima, tutti. Se non riconosciamo il bisogno di perdono non potremo accedere ai tesori della grazia. La Quaresima  è via di essenzialità, di uguaglianza, quindi di fratellanza. Siamo fratelli e sorelle nello spirito evangelico solo quando ci riconosciamo poveri, spogli di noi stessi e colmi dello spirito di Dio, dell’amore al prossimo.

Il cammino di conversione è un combattimento, una lotta. Per combattere occorre equipaggiarsi. Digiuno, preghiera, ascolto della Parola di Dio e carità, sono le nostre armi.

In questo periodo sicuramente non si mancherà di intensificare nella nostra diocesi la preghiera prolungata davanti all’Eucarestia, la lectio divina, le catechesi, la meditazione della passione del Signore mediante il pio esercizio della Via crucis. Ogni attività parrocchiale sia finalizzata al cammino di conversione e di cambiamento interiore.

Mi permetto di suggerire alla comunità cristiana, soprattutto ai miei Sacerdoti, l’importanza del sacramento della Riconciliazione e dell’ascolto individuale dei fedeli. Il Papa ritorna spesso sull’importanza di essere e sentirsi peccatori perdonati da Dio, per perdonare i fratelli con magnanimità, nello spirito del Signore. Contemporaneamente avvertiamo l’esigenza del cuore di metterci in ascolto, nel discernimento, sulle tante situazioni particolari, forse irregolari, dei fedeli che vivono nelle nostre comunità. Tanti cercano risposte al loro bisogno di amore e di comunità. Non saranno certo il web o altri mezzi di informazione a dare loro quello che desiderano, ovvero Cristo, ma dobbiamo permettere che le loro vite siano toccate dal Signore mediante il discernimento, i Sacramenti, la Parola di Dio e l’indispensabile accoglienza nella comunità. Tutto ciò non può avvenire solo con la divulgazione degli insegnamenti della Chiesa, ma ogni figlio o figlia ha bisogno di essere preso per mano e accompagnato.

Penso all’immenso tesoro, oltre che sacramentale, profondamente pedagogico che reca in sé il sacramento della Riconciliazione. Tale sacramento, a partire dai ragazzi, insegna l’importanza di chiedere perdono, di discernere cos’è bene e cos’è male, ci educa ad illuminare correttamente la nostra coscienza, ci allena ai buoni propositi e a come mantenerli, con l’aiuto della Misericordia, che mai si stanca di rimetterci in piedi. L’amicizia della Chiesa, sperimentata nel rapporto con il presbitero, gradualmente, ci insegna che non siamo né schiavi della colpa né del peccato, ma figli amati e benedetti del Padre.

Nel suo messaggio il Papa dice che gli israeliti nel loro esodo si allontanano fisicamente dall’Egitto, ma la voce del Faraone rimane presente nel loro cuore mediante l’influenza degli idoli. Come saper scegliere fra Dio e il potere, fra Dio e il denaro, fra Dio e l’egoismo? Impossibile se non siamo allenati ad esaminare la nostra coscienza, nello sguardo amorevole di Dio.

Così come nessuno è escluso dalla misericordia di Dio, nessuno si deve sottrarre al dovere di cambiare in meglio la sua esistenza, di lasciarsi plasmare dallo Spirito. La grande conversione sinodale (mi permetto di chiamarla così) che abbiamo messo ormai in cantiere è un’azione ecclesiale di ascolto fra noi e con il mondo perché possiamo sinceramente e senza ipocrisia essere vicini ai fratelli che hanno bisogno di noi. Perché, come direbbe l’apostolo Giacomo, la nostra fede sia attestata e annunciata dalle nostre opere (cfr Gc 2,14-26).

Sappiamo bene di vivere momenti complicati sotto ogni profilo, specie politico e sociale. Ma noi cristiani ripartiamo sempre dalla Riconciliazione, e questi quaranta giorni della Quaresima sono il tempo per eccellenza perché questa vivifichi la nostra vita. Non ci potrà mai essere una vera, duratura stabile riconciliazione sociale, politica tra gli uomini, i popoli, le nazioni, senza conversione del cuore. Come pure non c’è vera conversione del cuore che non generi una riconciliazione sociale e politica.

All’inizio di questo tempo faccio un augurio speciale alla Comunità diocesana e a ciascuno di voi: al termine della Quaresima ognuno possa sentire la gioia di essere salvato, si avverta sollevato dall’entusiasmo del Buon Pastore che gioioso ha ripreso sulle sue spalle la pecorella smarrita (cfr Lc 15, 1-7), si senta fra le mani emozionate di quella donna che ha ritrovato la sua moneta ed è felice (cfr Lc 15, 8-10). Venga stretto dalle braccia forti e pazienti del Padre che ci attende e ci aspetta da lontano, rivestendoci di ogni bene perduto (cfr Lc 15, 11-32). Diamo gioia al Signore lasciandoci amare con il suo perdono, riconciliamoci con Lui e fra di noi. E faremo festa. E sarà Pasqua.

† Ciro Miniero
arcivescovo metropolita di Taranto

Quaresima

Il messaggio per la Quaresima dell’arcivescovo Ciro Miniero

ph ND
14 Feb 2024

Carissimi fratelli e sorelle,

all’inizio della Quaresima vi offro qualche mio pensiero che accompagni la riflessione e il cammino spirituale di questo periodo particolarmente intenso e fecondo.

Ho letto una volta una frase che diceva pressappoco così: non può esserci un vero amore senza un viaggio. L’amore per il Signore è vero se ci mette in cammino, se risponde all’esigenza di partire per il Vangelo. Il cammino nel deserto del popolo d’Israele, abbondantemente evocato nel messaggio che papa Francesco ha voluto inviare a tutta la Chiesa, è l’immagine originale del nostro percorso quaresimale. È un viaggio rischioso ed impervio che alle spalle si lascia una condizione di schiavitù e che ha di fronte a sé una terra promessa, ma ignota. Il deserto è la condizione necessaria per l’ascolto della Parola di Dio. È terra arida e ingenerosa sulla quale ingaggiare il combattimento della fede affinché il cuore si apra fiducioso a Dio, si abbandoni alla Provvidenza e rinneghi gli idoli, affinché venga nutrito solo da Dio e da Lui dissetato, si allontani dai rimpianti del passato e cammini sorretto dalla speranza. Il deserto è palestra di libertà nell’alleanza dei comandamenti, dove si impara a discernere fra il bene e il male.  Gli israeliti, schiavi in Egitto, nel deserto assumono veramente la conformazione di un popolo e imparano a camminare insieme.

Anche la nostra Quaresima è occasione per rinnovare il nostro cuore, per vivere, nella comunità, nello spirito fraterno proposto dal Vangelo. È dopo questo itinerario che si approda alla terra promessa il cui ingresso è garantito solo a coloro che avranno perseverato nella conversione, avranno faticato e costruito una famiglia, avranno condiviso concretamente i pesi gli uni degli altri.

«La Quaresima – dice il Papa – è il tempo di grazia in cui il deserto torna a essere – come annuncia il profeta Osea – il luogo del primo amore (cfr Os 2,16-17). Dio educa il suo popolo, perché esca dalle sue schiavitù e sperimenti il passaggio dalla morte alla vita. Come uno sposo ci attira nuovamente a sé e sussurra parole d’amore al nostro cuore».

La nostra terra promessa è la Pasqua. La nostra terra promessa è il Cristo Risorto. È lo Spirito di Cristo che spinge la Chiesa nel deserto, perché ascolti sempre più chiara e nitida, come tra innamorati, la voce dello Sposo, distinguendola nettamente da quella del maligno.

La preghiera Colletta del Mercoledì delle Ceneri ci invita a pregare così:

«O Dio, nostro Padre, concedi al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male».

La cenere sul capo, segno che la liturgia definisce austero, insieme al digiuno, sono un richiamo inequivocabile all’essenzialità, sono semi di un autentico rinnovamento, ci richiamano ad una possibile rinascita. Dobbiamo chinare la testa per cominciare la Quaresima, tutti. Se non riconosciamo il bisogno di perdono non potremo accedere ai tesori della grazia. La Quaresima  è via di essenzialità, di uguaglianza, quindi di fratellanza. Siamo fratelli e sorelle nello spirito evangelico solo quando ci riconosciamo poveri, spogli di noi stessi e colmi dello spirito di Dio, dell’amore al prossimo.

Il cammino di conversione è un combattimento, una lotta. Per combattere occorre equipaggiarsi. Digiuno, preghiera, ascolto della Parola di Dio e carità, sono le nostre armi.

In questo periodo sicuramente non si mancherà di intensificare nella nostra diocesi la preghiera prolungata davanti all’Eucarestia, la lectio divina, le catechesi, la meditazione della passione del Signore mediante il pio esercizio della Via crucis. Ogni attività parrocchiale sia finalizzata al cammino di conversione e di cambiamento interiore.

Mi permetto di suggerire alla comunità cristiana, soprattutto ai miei Sacerdoti, l’importanza del sacramento della Riconciliazione e dell’ascolto individuale dei fedeli. Il Papa ritorna spesso sull’importanza di essere e sentirsi peccatori perdonati da Dio, per perdonare i fratelli con magnanimità, nello spirito del Signore. Contemporaneamente avvertiamo l’esigenza del cuore di metterci in ascolto, nel discernimento, sulle tante situazioni particolari, forse irregolari, dei fedeli che vivono nelle nostre comunità. Tanti cercano risposte al loro bisogno di amore e di comunità. Non saranno certo il web o altri mezzi di informazione a dare loro quello che desiderano, ovvero Cristo, ma dobbiamo permettere che le loro vite siano toccate dal Signore mediante il discernimento, i Sacramenti, la Parola di Dio e l’indispensabile accoglienza nella comunità. Tutto ciò non può avvenire solo con la divulgazione degli insegnamenti della Chiesa, ma ogni figlio o figlia ha bisogno di essere preso per mano e accompagnato.

Penso all’immenso tesoro, oltre che sacramentale, profondamente pedagogico che reca in sé il sacramento della Riconciliazione. Tale sacramento, a partire dai ragazzi, insegna l’importanza di chiedere perdono, di discernere cos’è bene e cos’è male, ci educa ad illuminare correttamente la nostra coscienza, ci allena ai buoni propositi e a come mantenerli, con l’aiuto della Misericordia, che mai si stanca di rimetterci in piedi. L’amicizia della Chiesa, sperimentata nel rapporto con il presbitero, gradualmente, ci insegna che non siamo né schiavi della colpa né del peccato, ma figli amati e benedetti del Padre.

Nel suo messaggio il Papa dice che gli israeliti nel loro esodo si allontanano fisicamente dall’Egitto, ma la voce del Faraone rimane presente nel loro cuore mediante l’influenza degli idoli. Come saper scegliere fra Dio e il potere, fra Dio e il denaro, fra Dio e l’egoismo? Impossibile se non siamo allenati ad esaminare la nostra coscienza, nello sguardo amorevole di Dio.

Così come nessuno è escluso dalla misericordia di Dio, nessuno si deve sottrarre al dovere di cambiare in meglio la sua esistenza, di lasciarsi plasmare dallo Spirito. La grande conversione sinodale (mi permetto di chiamarla così) che abbiamo messo ormai in cantiere è un’azione ecclesiale di ascolto fra noi e con il mondo perché possiamo sinceramente e senza ipocrisia essere vicini ai fratelli che hanno bisogno di noi. Perché, come direbbe l’apostolo Giacomo, la nostra fede sia attestata e annunciata dalle nostre opere (cfr Gc 2,14-26).

Sappiamo bene di vivere momenti complicati sotto ogni profilo, specie politico e sociale. Ma noi cristiani ripartiamo sempre dalla Riconciliazione, e questi quaranta giorni della Quaresima sono il tempo per eccellenza perché questa vivifichi la nostra vita. Non ci potrà mai essere una vera, duratura stabile riconciliazione sociale, politica tra gli uomini, i popoli, le nazioni, senza conversione del cuore. Come pure non c’è vera conversione del cuore che non generi una riconciliazione sociale e politica.

All’inizio di questo tempo faccio un augurio speciale alla Comunità diocesana e a ciascuno di voi: al termine della Quaresima ognuno possa sentire la gioia di essere salvato, si avverta sollevato dall’entusiasmo del Buon Pastore che gioioso ha ripreso sulle sue spalle la pecorella smarrita (cfr Lc 15, 1-7), si senta fra le mani emozionate di quella donna che ha ritrovato la sua moneta ed è felice (cfr Lc 15, 8-10). Venga stretto dalle braccia forti e pazienti del Padre che ci attende e ci aspetta da lontano, rivestendoci di ogni bene perduto (cfr Lc 15, 11-32). Diamo gioia al Signore lasciandoci amare con il suo perdono, riconciliamoci con Lui e fra di noi. E faremo festa. E sarà Pasqua.

† Ciro Miniero
arcivescovo metropolita di Taranto

Solidarietà

Mattinate musicali: l’Orchestra della Magna Grecia alla Cittadella della carità

14 Feb 2024

L’Orchestra della Magna Grecia di Taranto, dopo la più  che positiva esperienza vissuta nel mese di dicembre 2023, è tornata nella Fondazione Cittadella della Carità e ha dedicato tre mattinate musicali agli ospiti della rsa L’Ulivo.

Il direttore artistico dell’Orchestra m° Piero Romano lo aveva promesso in occasione del concerto di Natale, dedicato ai pazienti. L’empatia e l’emozione furono talmente tangibili che Romano promise che i musicisti sarebbero tornati. Così, nel  mese di febbraio, nella rsa nel padiglione L’Ulivo si sono tenuti  gli appuntamenti:

5  febbraio: Lirica da sballo con: Marco Ferulli – tenore ed il Quartetto d’Archi della Magna Grecia: Sofjia Tomic, Anna Mincolla, Luciana Palladino e Laura Ferulli

8  febbraio  – Tango con: Angelo Pignatelli – bandoneon, Mino La Penna – pianoforte e Sofjia Tomic, violino

12 febbraio – Al principio era musica con : Chorus Brass Ensemble – Salvatore Pichierri – tromba, Luigi D’Urso – tromba, Davide Scattarreggia – corno, Giuseppe D’Elia – trombone e Giuseppe Scarati – tuba.

Il presidente della Fondazione avv. Salvatore Sibilla, unitamente al  cda, ringrazia per questa ulteriore testimonianza di vicinanza. “Ringrazio l’Orchestra – afferma Sibilla –  che, dopo aver suonato in tutti i più importanti teatri del mondo, è entrata nella nostra RSA in punta di piedi,  relazionandosi  con i nostri ospiti  con gentilezza ed affetto”.

Il maestro Piero Romano ha affermato: “Oggi mi sento fortunato perché ho degli artisti amici che mi rendono orgoglioso di rappresentare l’Orchestra della Magna Grecia. Oggi questa fortuna  si raddoppia – ha detto poi parlando con gli ospiti –  perché sono qui con voi. grazie per questa opportunità, con la promessa di ritrovarci presto affinché queste manifestazioni possano diventare la vostra quotidianità e possano essere un ringraziamento per quello che avete dato a tutti noi con i vostri anni e con la vostra vita.”

I tre concerti si sono tenuti nel padiglione L’Ulivo; i  musicisti sono stati  accolti dal responsabile della rsa dr. Gaetano Moraglia, unitamente a tutto il personale.

Sport

I cinque secondi di Annapia Molino: un talento fulmineo

foto G. Leva
14 Feb 2024

di Paolo Arrivo

Se non è record, poco ci manca: il canestro messo a segno dalla giocatrice della Nuovi Orizzonti e della Dinamo, a cinque secondi dall’avvio della partita, è un numero sul quale scrivere. Lei è Annapia Molino. Un volto noto a chi si è riavvicinato al basket rosa, memore delle gesta firmate dal Cras in riva allo Jonio. Quel tempo così veloce racchiude l’intero incontro e più incontri: si fa paradigma di una generazione talentuosa e precoce, capace di eccellere in qualsiasi disciplina sportiva, di affermarsi in ogni ambito, culturale o artistico. Sono i talenti di casa nostra che meritano attenzione e valorizzazione.

Nata a Taranto, diciotto anni ancora da compiere, Annapia Molino è impegnata in tre campionati in questa stagione: dalla serie B alla C passando per l’under 17, ovunque vada porta il suo estro, la sua fantasia, utilizzata nel ruolo di play. Gioca con classe ed è veloce. Ha una rapidità di movimento che è propria del cestista di una categoria superiore. L’auspicio è che possa proseguire nel suo percorso di crescita dando ascolto alle indicazioni del suo coach. Un tecnico validissimo, William Orlando, peraltro tarantino. Che molto bene e da tempo conosce del suo pupillo pregi e limiti. Lo stesso deve sapere che cinque secondi sono un tempo limite: bastano, rare volte, per giudicare l’atleta e la persona; ma tutto può accadere dopo. Anche di perdere il match della vita, fatto di ostacoli, di cadute, e di improvvisazione. Chi non improvvisa affatto è la Dinamo, società ambiziosa, che non ha fretta, procede per gradi e mira proprio alla valorizzazione dei giovani.

L’ultimo match di Annapia Molino

Con diciotto punti messi a referto, la miglior marcatrice del campionato di serie C ha dato il suo contributo all’ultima vittoria della Dinamo. Nove successi su 9 gare. Una marcia trionfale quella di Taranto, protagonista indiscussa, imbattuta in questo torneo: al PalaMazzola, nella quinta giornata di ritorno, è andata ko anche la Angiulli Bari con il risultato di 76-66 (23-19, 43-40, 59-57) al termine di una bella battaglia di basket. Una partita sostanzialmente equilibrata che ha visto le giovani padroni di casa quasi sempre avanti nel punteggio. Bari si è dimostrata squadra combattiva, rispettabile, dotata di buone individualità (tra le migliori Pavlovic, è stata con 20 punti la top scorer della serata).  In doppia cifra per Taranto Turco e Cascione, Molino e Martelli. Unica nota stonata in una serata di festa, l’infortunio capitato a Manco. La quale è stata costretta a uscire per infortunio dal campo, già nel primo quarto.

Il match e il campionato

Coach Orlando ha schierato nel quintetto iniziale: Alice Turco, Giorgia Cascione, Erika Martelli, Annapia Molino, Carol Manco. Ovvero il blocco under della Nuovi Orizzonti. Dopo una fase di equilibrio Taranto ha preso le contromisure sulle avversarie e si è portata sul +10, con Bari che è riuscita a dimezzare lo svantaggio nel finale. La reazione delle ospiti si è fatta più veemente nel secondo quarto. Tanto che le ragazze di coach Ricupero si sono portate avanti (29-25) costringendo al time out William Orlando. È stato poi fondamentale il contributo di Turco capace di recuperare palle e di andare a canestro anche dalla lunga distanza. Così le ioniche, alzando il ritmo in ogni reparto, l’hanno spuntata alla fine della prima parte di gara.

Sulla falsariga del primo tempo, nella ripresa il vantaggio della Dinamo oscillava tra i 4 e i 6 punti con un Bari che, abile nelle ripartenze, non mollava. Protagoniste dell’ultimo quarto sono state Basta e Cascione. Quest’ultima, con una doppia tripla, ha fatto volare sul +13 Taranto. All’ultimo giro di lancette si poteva gestire il vantaggio.

Il successo prolunga l’imbattibilità della squadra che ha diciotto punti nella classifica aggiornata. E una gara da recuperare: la trasferta di San Severo, che non fu giocata per la concomitanza con il match della serie B nazionale, si farà giovedì prossimo 15 febbraio. Seguirà un’altra partita fuori casa, nella serata di lunedì diciannove, al palazzetto della Gymnasium San Pancrazio.

 

Diocesi

L’Unitalsi ha celebrato in città vecchia la Madonna di Lourdes

14 Feb 2024

di Angelo Diofano

Oltre 150 persone, fra ammalati e accompagnatori, hanno partecipato in città vecchia domenica scorsa, 12 febbraio (Giornata del malato) alle celebrazioni per la Madonna di Lourdes, a cura dell’Unitalsi-sottosezione di Taranto, in collaborazione con la basilica cattedrale di San Cataldo, le confraternita dell’Immacolata e di Santa Maria di Costantinopoli e della comunità regionale dei Foulards bianchi.

Il tutto ha avuto inizio con l’accoglienza al centro San Gaetano  dove, dopo i saluti di mons. Giovanni Chiloiro e del parroco della città vecchia mons. Emanuele Ferro, c’è stato il pranzo di fraternità offerto dalla parrocchia basilica cattedrale e dalle confraternite. Dopo un momento di convivialità animato dai barellieri e dalle dame dell’Unitalsi, i partecipanti alla “Giornata” si sono recati in cattedrale per una visita guidata. Grazie alla predisposizione di appositi percorsi ed ausilii,i diversabili hanno potuto ammirare alcuni punti della chiesa, come la cripta e la “stanza del tesoro”, in altri tempi inaccessibili; molto apprezzata anche la visione dei digital tour e del videomapping proiettato sulla parete laterale della cattedrale. In serata l’appuntamento è stato al vicino santuario della Madonna della Salute per la recita del santo rosario e la santa messa presieduta dall’assistente diocesano dell’Unitalsi mons. Giovanni Chiloiro, durante la quale sono stati nominati i nuovi soci effettivi. Nell’omelia, riprendendo il vangelo della domenica, cioè la guarigione del lebbroso, il celebrante ha insistito sulla necessità per ogni credente dell’attenzione per l’altro, in particolar modo per il sofferente, fino a compromettersi per lui, come ha fatto Gesù, infrangendo il muro dell’indifferenza ed eliminando ogni isolamento, che è la lebbra dei giorni nostri, che colpisce tante persone, senza differenza di età e di ceto sociale di appartenenza.

Al termine della celebrazione, nonostante il tempo inclemente, si è svolta  processione aux flambeaux fino alla basilica cattedrale per un momento di preghiera conclusivo.

Diocesi

Alla Madonna della Fiducia, celebrata la Giornata del malato

13 Feb 2024

di Angelo Diofano

Lunedì 12 nella chiesa della Madonna della Fiducia a cura dell’ufficio per la pastorale della salute, è stata celebrata la 32.ma Giornata mondiale del malato sul tema “Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina (Gv 5,7): L’universalità e il diritto di accesso alle cure”. 

L’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha presieduto la santa messa, concelebrata dal vicario generale mons. Alessandro Greco, dal direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale della salute (nonché parroco) don Cristian Catacchio, dal cerimoniere don Marco Peluso, dai cappellani ospedalieri don Davide Colella, don Renato Pizzigallo e padre Giovanni Iuliani, dall’assistente unitario dell’Unitalsi mons. Giovanni Chiloiro, da mons. Antonio Caforio e dal segretario particolare dell’arcivescovo, don Damiano Nigro.

Nell’omelia l’arcivescovo, prendendo spunto dal Vangelo del giorno, ha messo in risalto come è importante l’atteggiamento della fede nella nostra vita, soprattutto quando la malattia, il dolore, la sofferenza bussano alla porta della nostra esistenza. Ricordando  il messaggio di papa Francesco per la “Giornata del malato” mons. Miniero ha evidenziato come la Vergine Santa nell’apparizione dell’11 febbraio nella grotta di Lourdes chiese che quel luogo diventasse opportunità di incontro e di relazione tra Dio e l’umanità sofferente, in cui quest’ultima potesse ricevere conforto. 

Maria continua a richiamare la tensione dell’umanità verso coloro che sperimentano l’infermità, perché possono trovare fiducia e forza nel loro percorso e riposizionare al centro il mistero della vita che la sofferenza sembra mettere da parte.

Ancora oggi la Beata Vergine (ha continuato) ci chiede di mettere nel nostro cuore quello di tutte le persone, rammentandoci che questa giornata ci allena ad accoglierci reciprocamente e non alzare barriere.

Alla celebrazione hanno presenziato medici e personale sanitario degli ospedali SS. Annunziata, San Giuseppe Moscati e di Martina Franca, oltre alle seguenti associazioni: Centro volontari della sofferenza, Unitalsi, Ente nazionale sordi, Movimento apostolico ciechi, Unione italiana ciechi e ipovedenti, Associazione volontari ospedalieri, Associazione medici cattolici, Associazione cattolica operatori sanitari.

Emergenze ambientali

La cultura locale si mobilita per salvare il fiume Galeso

12 Feb 2024

di Silvano Trevisani

“Il Galeso: un bene negato? Un fiume da salvare”. Questo il tema di una tavola rotonda svoltasi nella sala convegni dell’ex Ospedale vecchio, per iniziativa di varie associazioni. Un vero proprio atto di denunzia delle condizioni di un luogo altamente simbolico della città. La storia, la bellezza dei luoghi, la manomissione ambientale ancora non conclusa, le prospettive future: questi gli argomenti che hanno richiamato un folto pubblico che ha seguito le relazioni del naturalista Vito Crisanti, della storica Mina Chirico e dell’architetto Augusto Ressa, con il coordinamento di Nella Abruzzese, presidente di Italia Nostra – Taranto. Il rischio di nuove manomissioni è rappresentato dal progetto che prevede l’installazione di un impianto fotovoltaico galleggiante nello specchio d’acqua vicino al fiume Galeso. Progetto contro il quale si è espresso, proprio in queste ore, anche il sindaco Melucci, che ha incontrato sull’argomento i rappresentanti dei mitilicoltori, molto preoccupati.

La vicenda del Galeso è paradigmatica dell’intesa storia della città di Taranto, sicuramente campione mondiale di manomissione, che da sempre ha subito gravi rimaneggiamenti, con profonde accelerazioni a partire dall’Unità d’Italia. Ma se vogliamo è anche simbolo della millanteria con cui siamo abituati a vantare le singolarità dei nostri beni che poi non sappiamo mai difendere. Il Galeso, di fatto, è la “sede” di un parco letterario che non è mai decollato, che è ancora segnato da occupazioni abusive che, nonostante il sequestro delle aree e dei manufatti abusivi da parte della Guardia Costiera, non è certo di pubblica fruizione. La Provincia, oltre dieci anni fa, dietro le sollecitazioni popolari, di cui il “Corriere del giorno” si fece interprete, varò un progetto per la realizzazione di un parco, ivi compreso un bioparco. Che però si fermò dopo i primi passi, anche per l’incapacità di risolvere il grave problema dell’occupazione abusiva della foce. Ora il parco letterario si inserisce nel più vasto Parco del Mar Piccolo, che non riguarda solo lo specchio d’acqua ma tutta la costa prospiciente.

L’intervento di Vito Crisanti

Nel suo intervento, Vito Crisanti, dottore forestale, progettista verde e per anni direttore della Palude La Vela, ha presentato una ricognizione della trasformazione delle aree verdi nel territorio, che negli anni hanno portato alla sparizione di molte zone boschive. Poi ha illustrato gli esperimenti di biodiversità che hanno interessato l’area e che dovrebbero essere ulteriormente incentivati nella logica della valorizzazione ambientale. A partire dalla conservazione di specie particolari, come, ad esempio, i cultivar del fico (oltre cento quelli presenti), e poi dell’olivo, della vite e dei frutti antichi, di cui il Tarantino vanta una ricchezza unica, e che è stata valorizzata con 30 specie diverse piantate in sette ettari di terreno.

L’intervento di Mina Chirico

Mina Chirico, già direttrice dell’Archivio di Stato di Taranto, ha illustrato la trasformazione storica dei corsi d’acqua del territorio tarantino, a partire dal Tara. Un fiume le cui acque sono sempre state considerate salutari, se non addirittura prodigiose, ma che è individuato come sede del più grande dissalatore d’Italia, che rappresenterebbe una sciagura. Ha poi parlato del Lepraro, del Cervaro, del Rasca, un fiume ormai sparito perché il suo corso fu deviato e convogliano nel canale d’Aiedda. Ha quindi proposto una interessante storia del Galeso, passato di mano in mano nel corso dei secoli, e della Chiesa di Santa Maria del Galeso, che dal XII al XIV secolo fu gestita dai cistercensi.

L’intervento di Augusto Ressa

Infine, Augusto Ressa ha sottolineato le manomissioni storiche cui la città è stata sottoposta nel corso dei secoli, ultima delle quali la costruzione dell’Ospedale San Cataldo in una zona archeologica e non servita,. Ha poi avanzato alcune proposte: la prima l’acquisto da parte del Comune delle grandi opere del Canonico Ceci (nell’immagine proposta un particolare), che rappresentano un documento storico singolare della Taranto che fu, e in particolare del Mar Piccolo. La seconda riguarda il rifacimento del muro di cinta della Nuova Base navale che, a differenza del muraglione (che ha avuto il merito di salvare la città dall’aggressione del cemento ed è un’opera storica), impedisce per lungo tratto, a in maniera tutto sommato inutile, la vista del verde e del mare nella vasta area gestita dalla Marina. Infine, ha proposto una mobilitazione generale, a partire dagli intellettuali, per sventare la realizzazione dell’enorme parco eolico nella zona prospiciente la foce del Galeso.

Quaresima

Martina Franca, “Il Padre gli corse incontro”: incontri di Quaresima alla Sant’Antonio

12 Feb 2024

di Angelo Diofano

“Il Padre gli corse incontro” (Lc 15.20) è il tema delle iniziative di inizio Quaresima che avranno luogo nella parrocchia di Sant’Antonio a Martina Franca.

Il Mercoledì delle Ceneri, 14 febbraio, alle ore 9, sante messa del mattino presieduta da padre Ivo Callegari, missionario della Consolata; alle ore 16.30, liturgia della Parola con le famiglie dei ragazzi del catechismo e l’Acr; alle ore 19, santa messa vespertina presieduta dal parroco don  Mimmo Sergio e animata dal gruppo del volontariato vincenziano. Durante tutte le celebrazioni avrà luogo l’imposizione delle ceneri.

Giovedì 15 febbraio, alle ore 19.30, incontro formativo a cura dell’Azione Cattolica parrocchiale con Enza Picone, già vice presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Otranto.

Venerdì 16 febbraio, primo venerdì di Quaresima, Via Crucis alle ore 8.30 e alle ore 18.30.

Sabato 17 febbraio, ritiro spirituale comunitario.

Domenica 18 febbraio, alle ore 12 santa messa presieduta dal vicario generale mons. Alessandro Greco; alle ore 18 cineforum per le famiglie, a cura del gruppo giovanissimi.

Martedì 20 febbraio, per “Talenti che raccontano la fede” nell’ambito de“I Martedì culturali a Sant’Antonio, incontro su “Personaggi convertiti o da convertire? Due esempi della letteratura russa: Tolstoj e Dostoevskij”. Dopo l’introduzione del parroco don Mimmo Sergio, interverrà Chiara Convertini (docente), con Marco Carriero quale voce narrante e Paolo Palazzo che curerà l’intermezzo musicale.

Diocesi

Passio Christi alla Santa Famiglia

12 Feb 2024

di Angelo Diofano

Martedì 13 febbraio alle ore 19.30 alla parrocchia Santa Famiglia (quartiere Salinella) si terrà la celebrazione della “Passio Christi”. Spiega don Alessandro Solare, amministratore parrocchiale, che attraverso la liturgia della Parola si potranno rivivere i momenti della Passione. Nell’occasione sarà posta l’immagine di Gesù Crocifisso all’ingresso della chiesa, per predisporre l’animo al cammino quaresimale, e si benedirà il “pane del digiuno” che sarà d’aiuto per il proposito penitenziale della giornata del Mercoledì delle Ceneri. In quest’ultima giornata, mercoledì 14, alle ore 16.30 sarà celebrata la santa messa con l’imposizione delle Ceneri per i bambini, i ragazzi del catechismo, dell’Azione Cattolica e delle loro famiglie; il rito sarà ripetuto durante la santa messa delle ore 18.30.

Tracce

Quella dignità calpestata

Foto Ansa tratta dal sito web https://www.avvenire.it/
12 Feb 2024

di Emanuele Carrieri

Di quanto succedeva là dentro, non parlava mai. Di ciò che vedeva all’interno, non raccontava niente. Don Antonio Marzia, per diversi anni cappellano della Casa Circondariale di Taranto, parlava molto di rado del carcere o delle traversie dei detenuti. Non con tutti: chi scrive, aveva il privilegio di appartenere a quella ristretta cerchia di persone. Narrava di gente che, scaraventata là dentro per la prima volta, gridava, piangeva, soffriva, si disperava. Di giovani, a volte fin troppo giovani, che arrivavano in pieno inverno senza calze ai piedi e con gli infradito da mare o, addirittura, con gli indumenti leggeri. Di esseri umani che avevano alle spalle delle esistenze sbilenche o in compagnia di pensieri tenebrosi e con l’anima e il cuore a pezzi. Di uomini che vagavano per le strade dell’inferno e che speravano comunque in una parola di consolazione. Vedendo un recluso, un essere umano, una persona, con polsi chiusi con le manette e con i piedi attaccati da ceppi di cuoio con i lucchetti e con una cinta in vita con una catena, don Antonio si sarà rivoltato nella tomba. Mai nessuno, nemmeno Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Matteo Messina Denaro, Raffaele Cutolo, neanche il peggiore dei criminali, è stato mai trattato in quel barbaro modo. La foto di Enzo Carra in manette è rimasta per sempre nella memoria, diventando il segno di una delle pagine più scure della giustizia italiana. Quella foto fu all’origine di cambiamenti nella cultura garantista dell’Italia: ebbe l’effetto di modificare anche la deontologia giornalistica, con delle nuove regole volte a impedire di pubblicare la foto di un indagato con le manette ai polsi. Sì, perché c’è un punto di dignità che non è barattabile e non la si può negare a nessuno, nemmeno a chi si è macchiato dei più orribili delitti. Quel punto è legato al rispetto dei diritti umani, della Carta Costituzionale, delle regole internazionali. Davanti a quella vista che costringe a pensare e non a chiudere gli occhi, si dovrebbe cominciare a riflettere, ma sul serio, sui concetti di custodia cautelare, trattamento umano del recluso e tortura. Fu nel gennaio del 2013 che la Corte europea dei diritti dell’uomo – ha sede a Strasburgo ma non fa parte dell’Unione europea – espresse la condanna dell’Italia per la violazione della Convenzione europea dei diritti umani. Il procedimento riguardava trattamenti inumani o degradanti subiti da diversi detenuti che, per molti mesi, furono costretti a vivere in celle triple con meno di quattro metri quadrati a testa a disposizione. Molta fu l’indignazione e la Corte europea di Strasburgo costrinse l’Italia a correre ai ripari: negli anni successivi, in tutte le carceri italiane ci fu una vera e propria rivoluzione al fine di garantire a tutti i detenuti una vita degna di un essere umano. E adesso, vedere Ilaria Salis, attualmente detenuta in Ungheria, con i polsi chiusi con le manette e i piedi stretti con ceppi di cuoio con i lucchetti, costringe a domandarsi: dov’è finita l’Europa? Dove sono finiti coloro i quali hanno emesso quel responso di condanna? “La carcerazione – fu scritto nel verdetto – non fa perdere al detenuto i benefici dei diritti sanciti dalla Convenzione. Al contrario, in alcuni casi, la persona reclusa può avere bisogno di una maggiore tutela proprio per la fragilità della sua situazione e per il fatto di trovarsi sotto la responsabilità dello Stato”. E nel caso di Ilaria Salis, che è in preda a un profondissimo sconforto, manca il rispetto della dignità umana e quello che la Corte definisce “benessere del detenuto da assicurare adeguatamente”. L’Europa non ha mosso nemmeno un dito e l’Italia solamente adesso e molto timidamente ha iniziato ad attivare i canali diplomatici con l’Ungheria. Qualcuno ha affermato a gran voce che, in fondo, la ragazza merita di stare in prigione. Va precisato che la ragazza è in cella in Ungheria da più di un anno, in attesa di giudizio, ed è accusata del reato di lesioni, ai danni di due militanti dell’ultra destra. Questa precisazione è a beneficio di tanti scappati dall’asilo nido che sono in Parlamento o al Governo e che non hanno mai dato una occhiatina neanche all’indice di un testo di educazione civica. Il reato di lesioni ha una precisa collocazione, sia nello spazio che nel tempo: è un’azione compiuta in un preciso luogo, in un preciso momento, che ha un inizio e ha una fine. Quel che c’è prima e dopo non conta, così come non conta se il reato di lesioni è fatto da un’attivista di sinistra o è compiuto ai danni di un militante di destra, ma è rilevante se l’aggressore è un lottatore di arti marziali o se l’aggredito è un mutilato sulla sedia a rotelle. Ci si dovrebbe vergognare tutti, proprio tutti – le Assemblee legislative, i poteri esecutivi e i cittadini di ogni paese dell’Europa – per questo atteggiamento dell’Ungheria che, va ribadito, fa parte dell’Unione europea, della Nato e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Ciò che sbalordisce, in tutta questa vicenda, è il mutismo, il silenzio, la noncuranza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo: finora, nessun avvio di inchiesta, nessuna apertura di fascicolo, nessun inizio di procedimento. Niente. Niente di tutto ciò. La speranza è che ci siano dei giudici a Strasburgo che abbiano visto quelle immagini. Rimanere inerti sarebbe una vera e propria complicità nella violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e nella violazione della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Diocesi

Martina Franca, la Madonna di Pompei al Divino Amore

ph ND-G. Leva
12 Feb 2024

di Angelo Diofano

La peregrinatio del quadro della Madonna di Pompei, proveniente dal famoso santuario partenopeo, farà tappa a Martina Franca da giovedì 15 a domenica 18 febbraio nella chiesa del Divino Amore. Così il parroco, mons. Giuseppe Ancora lo annuncia: “Con grande gioia vogliamo vivere questi giorni di grazia nei quali accoglieremo l’effige della Madonna del Santo Rosario di Pompei pellegrina nella nostra parrocchia. La Vergine Maria, come per la sua cugina Elisabetta, ancora una volta si mette in cammino per venire a visitare il suo popolo portando il suo Figlio Gesù, nostro Signore e Salvatore. La sua venuta è per noi motivo di esultanza nella consapevolezza che, anche noi, siamo quella generazione che la chiama Beata e che a Lei si rivolge in spirito filiale nella certezza di essere esauditi. Lei viene a noi per portarci a Cristo e lo fa attraverso il Santo Rosario. Facciamo nostre le parole del Beato Bartolo Longo, apostolo di Pompei, il quale afferma che ‘Se cerchi la salvezza, propaga il Rosario. Chi propaga il Rosario è salvo’. Vogliamo in questi giorni meditare i misteri della vita di Cristo per vivere sempre più in comunione con Lui e vivere una vita santa. Accogliamo, dunque, Maria e impariamo da Lei ad amare il Signore Gesù”.

Questo il programma della missione mariana:

Giovedì 15: in mattinata in forma privata arrivo all’istituto delle suore salesiane del quadro della Beata Vergine di Pompei; ore 15, processione con il quadro fino alla chiesa del Divino Amore; ore 18, santa messa presieduta da mons. Tommaso Caputo, arcivescovo prelato di Pompei e delegato pontificio, concelebrata dal nostro arcivescovo mons. Ciro Miniero e dai sacerdoti di Martina Franca, alla presenza delle autorità locali; ore 19.30, recita i misteri della Luce del santo rosario a cura del gruppo Rns; buona notte a Maria.

Venerdì 16: ore 8.30, buongiorno Maria, recita dei misteri della gioia, santa messa della memoria del beato Bartolo Longo con le mamme e le casalinghe; dalle ore 10 alle 12, visita agli ammalati e alle famiglie; ore 11, novena di impetrazione e recita dei misteri della luce; ore 12, supplica alla Beata Vergine; alle ore 17, novena di ringraziamento, recita dei misteri del dolore a cura del gruppo di preghiera di Padre Pio; ore 18, santa messa con le associazioni di volontariato; dalle ore 19 alle 20.30, liturgia penitenziale; buona notte Maria.

Sabato 17: ore 8.30, buongiorno Maria, recita dei misteri della gioia, santa messa; dalle ore 10 alle 12, visita alle gestanti, alle neo mamme e alle famiglie; ore 11, novena di impetrazione, recita dei misteri della luce; ore 12, supplica alla Beata Vergine; ore 16, incontro con i bambini e i ragazzi del catechismo con le loro famiglie, santa messa e atto di affidamento delle famiglie alla Beata Vergine; ore 17.30, i “Venti Sabati” del santo rosario (nono sabato, quarto mistero della luce: Gesù è trasfigurato sul monte Tabor); ore 18, santa messa prefestiva; ore 19, veglia mariana; buona notte Maria.

Domenica 18: ore 8.30, buongiorno Maria e santa messa festiva; ore 9.30, novena di impetrazione e santo rosario; ore 11, concelebrazione eucaristica conclusiva presieduta da mons. Giuseppe Russo, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti; ore 12, supplica alla Beata Vergine, saluto e partenza del quadro.