Diocesi

In diocesi la reliquia del beato Rosario Livatino, il “giudice ragazzino”

12 Feb 2024

di Francesco Mànisi

Il Servizio diocesano per la pastorale giovanile annuncia la presenza in diocesi dal 15 al 17 febbraio della reliquia del beato Rosario Livatino, martire della giustizia, consistente nella camicia  indossata nell’agguato mortale. Il reliquiario giungerà giovedì 15 alle ore 18 al seminario arcivescovile dove, alle ore 18.30, don Gero Manganello, responsabile della peregrinatio, celebrerà la santa messa alla presenza di una folta delegazione della vicaria Paolo VI e delle aggregazioni laicali coordinate da mons. Paolo Oliva; seguirà alle ore 19.30 una veglia di preghiera animata dall’Azione Cattolica diocesana e  presieduta dall’assistente unitario mons. Carmine Agresta.

Nella mattinata di venerdì 16 la reliquia sarà portata alla casa circondariale per l’incontro con i detenuti a cura del cappellano don Francesco Mitidieri, e successivamente, alle ore 17.00, alla parrocchia Santa Famiglia (alla Salinella) per la santa messa con la partecipazione della vicaria Taranto sud; successivamente si terrà alle ore 19.30 avrà luogo un incontro sulla legalità coordinato da don Antonio Panico, vicario episcopale per la pastorale sociale, il lavoro, la giustizia e la custodia del Creato, con l’ascolto della testimonianza di  Franco Di Nucci della “Comunità Papa Giovanni XXIII”. All’evento parteciperanno l’arcivescovo mons. Ciro Miniero, le istituzioni del territorio, l’associazione “Noi&Voi”, l’Unione dei giuristi cattolici”, l’ordine degli avvocati, gli studenti di giurisprudenza e le forze dell’Ordine.

Sabato 17 febbraio, in mattinata, la reliquia portata all’istituto “Pacinotti” per un incontro-testimonianza con una rappresentanza di giovani provenienti da varie scuole della città, e alle ore 17.30 alla parrocchia Sant’Egidio  (Tramontone) per un momento di preghiera e riflessione presieduto dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero. Successivamente, alle ore 18.30 si snoderà per le strade del quartiere la “Marcia della legalità” con la partecipazione di giovani, adolescenti e adulti della diocesi, che potranno ascoltare testimonianze di martiri della giustizia. Ciascun gruppo potrà preparare uno striscione da esibire durante il cammino. Alle ore 19.30, sempre alla Sant’Egidio, ci sarà la conclusione della peregrinatio.

Rosario Angelo Livatino nasce a Canicattì, in provincia di Agrigento, il 3 ottobre 1952, unico figlio di Vincenzo, funzionario dell’esattoria comunale di Canicattì, e di Rosalia Corbo. Negli anni del liceo studia intensamente e s’impegna nell’Azione Cattolica. Si laurea in giurisprudenza a Palermo nel 1975 e a soli ventisei anni, nell’estate del 1978, fa il suo ingresso in Magistratura. Dopo il tirocinio al Tribunale di Caltanissetta, il 29 settembre 1979 entra alla Procura della Repubblica di Agrigento come Pubblico Ministero. Per la profonda conoscenza del fenomeno mafioso e la capacità di ricreare trame, stabilire importanti nessi all’interno della complessa macchina investigativa, gli vengono affidate delle inchieste molto delicate. E lui, infaticabile e determinato, firma sentenze su sentenze, entrando così nel mirino di Cosa Nostra. Il 21 settembre 1990 mentre sta percorrendo, come fa tutti i giorni, la statale 640 per recarsi al Tribunale di Agrigento, viene raggiunto da un commando di quattro sicari e barbaramente trucidato. L’Italia scopre nel suo sacrificio l’eroismo di un giovane servitore dello Stato che ha vissuto tutta la propria vita alla luce del Vangelo. La cerimonia di beatificazione si è svolta nella cattedrale di San Gerlando, ad Agrigento, il 9 maggio 2021.

 

Sport

Ciclismo eroico, quando Coppi smentì la scienza: l’accoppiata Giro-Tour

Il Campionissimo intervistato da Piero Angela - foto archivio Casa Coppi
12 Feb 2024

di Paolo Arrivo

Correva l’anno 1949. Un giornalista pronuncia la celebre frase: “Un uomo solo è al comando; la sua maglia è biancoceleste; il suo nome è Fausto Coppi”. Il giornalista è Mario Ferretti. Che apre così la sua radiocronaca della tappa Cuneo-Pinerolo, vinta dal Campionissimo con 192 chilometri di fuga. Fausto Coppi si aggiudica la prova del Giro d’Italia e dopo altre due tappe la classifica finale della corsa rosa. Poi prende parte al Tour de France. Lo comincia male, fino ad accumulare 18 minuti dalla maglia gialla Jacques Marinelli. Dopo la quinta tappa si trova addirittura con un ritardo superiore alla mezzora in classifica. Ma nella cronometro di La Rochelle è il più veloce. Il più leggero sulle Alpi; anche lesto in discesa, nella Briancon-Aosta, quando la fortuna non assiste Gino Bartali, il rivale storico vittima di foratura e caduta. Il primato è legittimato dalla vittoria in un’altra cronometro. Nella penultima tappa della Grande Boucle (Colmar-Nancy, 137 km), che l’Airone fa suo.

L’impresa storica

Coppi vince nello stesso anno Giro e Tour. È il primo corridore a riuscirci nella storia del ciclismo. Uno sforzo immane, che nessuno allora credeva fattibile. Oggi ancor di più: pensiamo a quelle tappe, alle strade polverose, ai pericoli costanti, ai maggiori chilometri percorsi in sella a bici più pesanti. Nel ’52 Fausto concesse il bis. Dopo due anni difficili, segnati dalla morte del fratello Serse, caduto tra le rotaie del tram al Giro del Piemonte. Al Giro d’Italia il favorito Hugo Koblet (il primo non italiano a vincere la corsa rosa, nel ‘50) fu sconfitto. E pure Fiorenzo Magni classificatosi secondo. Al Tour de France, 39esima edizione, Coppi fece meglio del belga Stan Ockers: il momento più alto di chi ha rappresentato l’epoca d’oro del ciclismo, corridore vincente e più famoso. Il sei luglio avvenne il famoso scambio di borracce con Gino Bartali immortalato da un fotografo lungo l’ascesa al Col du Galibier. Tra i sette ciclisti che riuscirono a vincere nello stesso anno Giro e Tour va menzionato Eddy Merckx – 4 volte, il Cannibale. Un altro Grande è stato Miguel Indurain. Come pure, Bernard Hinault, Jacques Anquetil e Stephen Roche.

Ciclismo moderno, l’accoppiata Giro-Tour

Tutto è cambiato nel mondo delle due ruote dai tempi di Coppi. Non il prestigio, il fascino esercitato dalle due più grandi corse a tappe del mondo: l’idea dell’accoppiata Giro-Tour stuzzica Tadej Pogacar, che proverà a vincere ambedue in questa stagione. L’ultimo corridore a riuscirci è stato Marco Pantani. I ricordi sono bellissimi, riferiti al 1998; poi via via struggenti e dolorosi: mercoledì prossimo 14 febbraio saranno già vent’anni dalla morte prematura del Pirata. Il quale non si limitava a vincere soltanto. Quando danzava sui pedali, le mani sulla parte bassa del manubrio, era un tutt’uno con la bici. E somigliava più al Mito Coppi che ai suoi successori. Non solo per i distacchi creati sugli avversari ma anche per le emozioni – il Campionissimo, però, non era soltanto uno scalatore, andava forte su ogni terreno. Non sappiamo se lo sloveno, un fenomeno che ha già vinto il Tour de France nel 2020 e nel ’21, riuscirà nell’impresa: se sarà capace di entrare nel cuore dei tifosi, oltre a vincere. Noi intanto possiamo rifugiarci sempre nella storia in bianco e nero e riviverla.

Diocesi

La memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes alla San Roberto Bellarmino

12 Feb 2024

di Lorenzo Musmeci

La memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes è un appuntamento molto sentito dalla comunità parrocchiale di San Roberto Bellarmino e da un gran numero di fedeli di tutta la città.

I tre giorni di preparazione

Tre catechesi di preparazione, tenutesi dal 7 al 9 febbraio, hanno guidato i fedeli nella riflessione. Il fil rouge scelto per quest’anno è stato: “Maria madre e modello della Chiesa sinodale”. Durante il primo appuntamento, don Francesco Tenna ha spiegato in che modo il popolo di Dio riconosce e onora Maria come Madre di Dio; nella seconda catechesi, don Marco Peluso si è soffermato sulla figura di Maria come madre e modello della Chiesa; infine, il terzo giorno, mons. Alessandro Greco ha descritto Maria come la donna della preghiera e della contemplazione.

La festa in parrocchia

Una grande festa ha animato la comunità parrocchiale di San Roberto Bellarmino, la quale ha condiviso la gioia di questa giornata con la Legio Mariae della diocesi di Taranto e con i confratelli dell’Addolorata in San Domenico. Questi ultimi hanno accompagnato la statua per le vie del quartiere (corso Italia, via Campania, via Emilia e viale Liguria) durante la consueta processione. Alla stessa ha partecipato anche una rappresentanza dei ragazzi dell’Iniziazione cristiana e hanno preso parte moltissimi parrocchiani e fedeli, i quali hanno fatto sentire la loro devozione per la Madre celeste con preghiere e canti mariani; tra i presenti, vi erano anche gli aderenti ai gruppi parrocchiali: l’Azione Cattolica, il Gruppo di preghiera di San Pio, la Rete mondiale di preghiera per il papa, la Caritas, il coro, i ministri straordinari, i ministranti e i lettori.

Subito dopo la processione, tutti si sono riuniti per recitare il santo rosario, prima della celebrazione eucaristica presieduta dal parroco, don Antonio Rubino. Nella sua omelia, commentando il Vangelo della purificazione del lebbroso, don Antonio ha sottolineato il rapporto tra la rimozione dell’impurità e il dono della libertà, concessi da Gesù. Come ha ricordato commentando il Vangelo, il grido “impuro! impuro!”, che ogni lebbroso doveva urlare per avvisare quanti si trovavano nelle sue vicinanze, esprimeva pienamente la condizione di esclusione e di “morte umana, spirituale, sociale”, sperimentata da ciascun malato. La vera malattia non era la lebbra, ma l’essere considerati impuri dagli altri, e la richiesta di purificazione non aveva nulla a che vedere con la malattia fisica, ma derivava dalla necessità di ritrovare un posto nella vita comune e di passare da quella “morte sociale” alla vita.  In questo contesto, è stato immediato il richiamo alla XXXII Giornata mondiale del malato, istituita da Giovanni Paolo II nel 1992, e la cui ricorrenza nel giorno della memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes è sempre motivo di preghiera a Maria, Salute degli infermi, affinché conceda a tutti i cristiani di essere “artigiani di vicinanza”; infatti, come ricorda il messaggio del santo padre Francesco per questa giornata, “non è bene che l’uomo sia solo”. Don Antonio, infine, ha invitato tutti i presenti a fare propria quella tenerezza della Madre Celeste che, nascendo dalla grotta di Massabielle, si propaga e giunge sino alle nostre comunità.

Al termine della santa messa, insieme con don Antonio e con il vicario parrocchiale, padre Luca Grifoni,  la comunità ha recitato la supplica alla Madonna, ringraziando la Bella Signora di Lourdes per la sua “premurosa attenzione” nei confronti di tutti i fedeli e ricordando il suo invito “alla preghiera e alla penitenza”, necessarie al fine di cogliere il progetto di amore di Dio per noi.

Eventi religiosi cittadini

Le “Quarantore” alla Sant’Agostino, in Città vecchia

09 Feb 2024

La rettoria di Sant’Agostino, in Città vecchia, organizza le “Quarantore”, in preparazione al Mercoledì delle Ceneri. Questo il programma dell’adorazione eucaristica.

Domenica 11 febbraio: dalle ore 12 alle ore 18; lunedì 12 febbraio: dalle ore 10 alle ore 18; martedì 13 febbraio, dalle ore 10 alle ore 18.

Il rettore don Désiré Mpanda invita a questo momento particolare di preghiera e, se possibile, a offrire la propria prenotazione per coprire i seguenti turni di adorazione: d e16 alle 18. Lunedì 12,  dalle ore 10 alle 12, dalle ore 12 alle 14, dalle ore 14 alle 16, dalle ore 16 alle 18. Martedì 13, dalle ore 10 alle 12, da dalle ore 12 alle 14, dalle ore 14 alle 16, dalle ore 16 alle 18.

Sport

Superlega, la Prisma verso il rush finale: parla il presidente Bongiovanni

foto G. Leva
09 Feb 2024

di Paolo Arrivo

Spegnere ogni malumore. E godere dello spettacolo offerto dalla Superlega Credem Banca: deve essere questo l’obiettivo rintracciabile nella prossima partita che contrapporrà la Gioiella Prisma Taranto alla Lube Cucine Civitanova. Il tifoso cioè dovrebbe riappropriarsi del senso di ammirazione verso quei giganti della pallavolo impegnati nel campionato più difficile del mondo, come viene considerata la massima serie nazionale italiana. Anche se i risultati di Taranto in questa stagione non sono proprio confortanti. Dopo aver illuso infatti nel primo set, gli uomini allenati da Travica si sono fatti superare dalla Top Volley Cisterna, domenica scorsa. Quello era uno scontro diretto da aggiudicarsi. Ma poco male: questo fine settimana si torna nuovamente tra le mura amiche del PalaMazzola per cercare di fare punti contro una squadra blasonata, che avrà tutto da perdere. L’affare salvezza passa comunque dallo scontro diretto con Catania che è distanziato di sei lunghezze. Un distacco da mantenere fino al termine della stagione regolare. La società presieduta da Bongiovanni ci crede, nella possibilità di conservare la categoria il prossimo anno.

Bongiovanni non molla

“Vogliamo rassicurare i nostri tifosi e appassionati fedelissimi tarantini che sono con noi ogni domenica, a tutti coloro che negli anni ci hanno seguito con amore e grande passione, che Taranto e la Prisma sono una realtà che è tornata nella pallavolo da quattro anni, ma che intende scrivere ancora molte pagine di questa avventura in riva allo Jonio”. Così si era espresso nei giorni scorsi Tonio Bongiovanni nel tentativo di consolare la tifoseria ferita dall’ultimo doloroso ko. Il presidente della Gioiella parla di “un connubio di cuore, di sport, e di appartenenza”. Quello che dovrebbe legare la pallavolo al capoluogo ionico. Sebbene non ci sia alcuna frattura, il legame va rinsaldato. L’invito a sostenere la massima realtà sportiva del territorio è esteso anche a quanti non hanno avuto ancora modo di conoscere questo bellissimo sport.

L’avversario

La Lube è una squadra di grande qualità. Lo ha detto anche Kyle Russell ricordando i giocatori eccellenti presenti nella squadra che, dopo aver sconfitto Modena, ha guadagnato il quarto posto in graduatoria. È indiscutibile la qualità del roster anche tra le riserve. La partita potrebbe decidersi al servizio, fondamentale nel quale la Prisma ha sbagliato molto nello scorso incontro: proprio la battuta potrebbe essere l’unica arma vincente per impedire agli avversari di fare il loro gioco. La missione è complicata. Ricordiamo, però, che all’andata, fuori casa, gli ionici si arresero solamente al tie-break. Al netto della classifica, da migliorare ancora (Padova sta sopra di tre punti), replicare quella prestazione significherebbe dare un motivo di soddisfazione alla tifoseria e allo stesso presidente Bongiovanni. A quanti vorranno prendere parte all’incontro, domenica prossima alle ore 18.

 

L’ultimo match al PalaMazzola, Taranto-Cisterna, nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

 

Diocesi

Sabato 10 a Crispiano incontro su Padre Pio

09 Feb 2024

di Angelo Diofano

Sabato 10 febbraio a Crispiano, alle ore 16.30, alla Madonna della Neve (nei locali della omonima confraternita, accanto all’ingresso laterale della chiesa), nell’ambito della peregrinatio della reliquia di Padre Pio, ci sarà la testimonianza di Irene Gaeta, 87 anni, figlia spirituale dello stimmatizzato. Da più di 70 anni ella vive in comunione spirituale con San Pio da Pietrelcina, è fondatrice dei Discepoli di Padre Pio, di una casa accoglienza e della cittadella di Padre Pio (ospedale con centro di ricerca oncologico neonatale in costruzione a Drapia, in Calabria). Irene aveva 9 anni quando Padre Pio le parlò per la prima volta apparendole in bilocazione nella sua cameretta. Da quel momento il santo non ha mai smesso di starle accanto formandola alla vita cristiana e affidandole innumerevoli missioni per la salvezza degli uomini.

Nell’incontro la relatrice sarà accompagnata da don Josè Gregorio Rincon, assistente spirituale dei Discepoli di Padre Pio.

Gaza sotto assedio

Striscia di Gaza, ActionAid: “La gente è arrivata a mangiare l’erba per fame”

09 Feb 2024

di Patrizia Caiffa

Nella Striscia di Gaza il cibo sta diventando così scarso che la gente è arrivata a mangiare l’erba: lo riferisce ActionAid. Ogni singola persona a Gaza è ora affamata e la gente ha solo 1,5-2 litri di acqua non potabile al giorno per soddisfare tutti i bisogni primari. Senza cibo a sufficienza e senza vestiti adeguati al freddo e alle piogge, le persone sono più suscettibili alle malattie e alle infezioni che si stanno rapidamente diffondendo tra la popolazione. Tra i timori di un’imminente invasione di terra a Rafah, l’area che ora ospita più di 1,4 milioni di persone, ovvero più di cinque volte la sua popolazione abituale, ActionAid avverte che qualsiasi attacco causerebbe senza dubbio un alto numero di vittime e renderebbe la distribuzione degli aiuti ancora più difficile. A Gaza non c’è più nessun posto dove fuggire. Più dell’85% dei suoi 2,3 milioni di abitanti è stato costretto a lasciare le proprie case negli ultimi quattro mesi, e molti sono stati sfollati più volte. L’enorme afflusso di persone a Rafah ha già messo a dura prova le infrastrutture e le risorse, eppure le persone continuano ad arrivare a migliaia. Il sovraffollamento è estremo, con ogni spazio disponibile occupato da tende.  “Siamo profondamente preoccupati. Dobbiamo essere assolutamente chiari: qualsiasi intensificazione delle ostilità a Rafah sarebbe assolutamente disastrosa – dice Riham Jafari, coordinatrice Advocacy e Comunicazione di ActionAid Palestina -. Più di 27.000 persone sono già state uccise in questo incubo che dura da mesi: dove mai dovrebbe andare la popolazione di Gaza, stremata e affamata? Le persone sono ormai così disperate che mangiano erba nell’ultimo tentativo di evitare la fame. Nel frattempo, infezioni e malattie dilagano in condizioni di sovraffollamento. L’unica cosa che impedirà a questa situazione di andare ancora più fuori controllo è un cessate il fuoco immediato e permanente: è l’unico modo per impedire la perdita di altre vite e per consentire l’ingresso di aiuti salvavita nel territorio”.

Diocesi

Appuntamenti della Quaresima della basilica di San Martino

09 Feb 2024

di Angelo Diofano

La parrocchia basilica di San Martino, in Martina Franca, fa conoscere il programma delle celebrazioni quaresimali  che avranno come tema “Cristo morì per i nostri peccati”.

Primo appuntamento è quello di mercoledì 14 febbraio per l’imposizione delle Sacre Ceneri durante le sante messe delle ore 8.30-18-20.

A partire dal 21 febbraio, ogni mercoledì alle ore 18.45, avranno luogo le catechesi comunitarie che verteranno sulla “Prima Lettera ai Corinzi-Costruttori di comunità”. Questi i temi: “Non vi siano divisioni tra voi. Preghiera e comunione” (21 febbraio); “Il tempo ormai si è fatto breve. La Conversione” (28 febbraio); “Questo è il mo corpo, che è per voi” (6 marzo); “Voi siete corpo di Cristo. Carismi e comunità” (13 marzo); “Cristo morì per i nostri peccati. Il Mistero Pasquale” (20 marzo).

Inoltre ogni venerdì alle ore 18.30 i gruppi parrocchiali animeranno a turno la Via Crucis.

Sabato 16 marzo, alle ore 19, l’orchestra dell’istituto comprensivo “A. Manzoni” di Mottola terrà il “Concerto della Passione”.

Domenica 17 marzo, si farà memoria del patrocinio di “San Martino del sacco”.

Venerdì 22  marzo, alle ore 19, funzione della “Via Matris” sul tema “Il cuore trafitto”.

Sabato 23 marzo, alle ore20, Via Crucis nel centro storico assieme alla parrocchia di San Domenico.

Infine per la “Quaresima di carità”, in apposite ceste disposte in basilica, si potranno conferire alimenti e di prodotti per l’igiene personale.

“Camminiamo insieme per ascoltare la voce del Signore che ci chiama a essere costruttori di comunità e custodi della vita bella del Vangelo” – spiega il parroco mons. Giuseppe Montanaro, il quale rammenta gli orari delle sante messe feriali (ore 8.30-18) e festive (ore 8.30-11-19).

Diocesi

La processione notturna della “Foròre”, tra martedì grasso e Mercoledì delle Ceneri

foto Pasquale Reo
09 Feb 2024

di Angelo Diofano

Alla mezzanotte tra martedì grasso e Mercoledì delle Ceneri, uscirà da San Domenico la processione  penitenziale detta della “Foròre” (dal suono della campana fuori l’orario consueto) segnando così l’inizio della quaresima. Vi parteciperanno i confratelli dell’Addolorata in abito di rito ma tutti i fedeli sono invitati a prendere parte a questo intenso momento di preghiera. Questo l’itinerario: via Duomo, piazzetta San Costantino, postierla e vico Vianuova (con momento di preghiera nella chiesa di San Giuseppe, davanti alla quale saranno bruciate le palme dell’anno passato, per ricavarne le Sacre Ceneri), via Garibaldi, piazza Fontana, pendio San Domenico. L’orchestra di fiati “Santa Cecilia-Città di Taranto”, diretta dal maestro Giuseppe Gregucci, accompagnerà i canti penitenziali (voce guida, quella del soprano Daniela Abbà) ed eseguirà al rientro, davanti alle scalinate di San Domenico, un brano molto caro ai tradizionalisti: il “Mottetto alla Desolata” di padre Serafino Marinosci.

Diocesi

Le “Quarantore” della confraternita dell’Addolorata

09 Feb 2024

di Angelo Diofano

La confraternita dell’Addolorata ha programmato le “Quarantore” dal Mercoledì delle Ceneri, 14 febbraio, nella chiesa di San Domenico: alle ore 18.30 ci sarà la santa messa celebrata dal padre spirituale del sodalizio mons. Emanuele Ferro con l’imposizione delle Sacre Ceneri;  a conclusione, avverrà l’esposizione del Santissimo Sacramento con i turni di preghiera silenziosa dei confratelli e delle consorelle fino alla mezzanotte. L’adorazione a Gesù Eucarestia riprenderà l’indomani, giovedì 15, dalle ore 10 ininterrottamente (quindi anche la notte, con la chiesa che resterà aperta) fino alle ore 18.30 di venerdì 16 quando sarà celebrata la santa messa per la conclusione delle “Quarantore”.

Migranti non integrati

Migrante suicida in cpr Roma, p. Ripamonti (Centro Astalli): “Sì all’abolizione dei centri per il rimpatrio, investire in integrazione”

padre Camillo Ripamonti (ph Siciliani-Gennari/Sir
08 Feb 2024

di Patrizia Caiffa

“Si all’abolizione dei cpr visto che non danno risultati effettivi. Dal nostro punto di vista sarebbe molto più opportuno fare accoglienze più adeguate e investire risorse sull’integrazione. O in alternativa rendere i cpr dei luoghi accessibili alle associazioni, in cui vengono rispettati i diritti delle persone”. Così padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, commenta il suicidio di un giovane guineano di 22 anni nel centro per il rimpatrio (cpr) di Ponte Galeria, a Roma. Il ragazzo si è impiccato e ha lasciato un tragico messaggio sul muro. Dopo sono scoppiati tafferugli tra i migranti detenuti e la polizia. “I fatti accaduti mettono in evidenza la fragilità delle persone che sono dentro i cpr, che vedono il fallimento del loro progetto migratorio e come unica soluzione il rimpatrio – osserva padre Ripamonti –. Le persone possono essere trattenute lì fino a 180 giorni ma i rimpatri effettivi sono molto bassi. Quindi, alla fine è una detenzione senza nessun motivo. Questo evidenzia un sistema molto precario”. Se le persone non si riescono a rimpatriare (magari perché non ci sono accordi con i Paesi di provenienza) dopo 180 giorni tornano sul territorio da irregolari con un foglio di vita.
“Negli anni abbiamo visto molte persone accumulare fogli di via che non determineranno mai il rimpatrio – spiega –. Alla fine, il cpr è solo una detenzione fine a se stessa. Sarebbe molto più opportuno che queste risorse fossero destinate a strutture volte a favorire un reale cammino di integrazione, anche per chi viene da un Paese per cui non si prevede l’asilo. Si dovrebbe cercare una alternativa che non può essere solo quella del rimpatrio, anche perché molte volte questo non si realizza”. Altrimenti il rischio è che “rimangano sul nostro territorio e vadano ad occupare spazi di promiscuità nelle periferie delle città”. Sugli eventuali rischi per la sicurezza, oltre a sollecitare “indagini adeguate” all’arrivo, padre Ripamonti ricorda che “i dati dimostrano che la maggior parte delle persone che hanno compiuto atti terroristici non sono passati attraverso i barconi. Qualcuna forse sì ma erano persone che nel tempo non si sono integrate perché abbandonate ai margini dei contesti e provavano un grande rancore. Questo ci dice ancora una volta come sia necessario investire sull’integrazione piuttosto che sulla repressione, sul blocco delle partenze o sui rimpatri. Perché questi messaggi non hanno dissuaso le persone dal partire”.

Politica internazionale

Piano Mattei, mons. Carlassare (Rumbek): “Va bene investire ma creare ponti e progetti reali per aiutare l’Africa”

foto Christian Carlassare
08 Feb 2024

di Patrizia Caiffa

“Ho l’impressione che l’Africa attiri l’interesse di alcuni solo quando si tocca il tasto investimenti. Certamente servono investimenti per pensare allo sviluppo, non voglio negarlo” ma, oltre a quelli, “c’è bisogno di un reale impegno delle istituzioni perché promuovano ponti di dialogo, formazione, e profonda conoscenza delle culture e dinamiche che ci sono in diversi Paesi. Il fenomeno migratorio non cambierà nei numeri, ma solo nella qualità, nella misura in cui avremo creato ponti e non muri”: è il parere di mons. Christian Carlassare, vescovo di Rumbek, in Sud Sudan, a proposito del Piano Mattei che il governo italiano ha annunciato per promuovere sviluppo in Africa e, indirettamente, frenare le partenze di migranti. Il missionario comboniano, di origine vicentina, era stato al centro delle cronache nell’aprile 2021, per essere stato ferito alle gambe in un agguato con colpi d’arma da fuoco prima del suo insediamento in diocesi. Fatti che oramai “ci siamo lasciati alle spalle – dice – Abbiamo camminato e continuiamo sulla via della riconciliazione. La comunità cristiana sta rispondendo molto bene”. In questi giorni è in Sud Sudan anche il cardinale Michael Czerny, prefetto del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, ad un anno dal viaggio apostolico di papa Francesco. Domenica 4 febbraio ha celebrato messa nella cattedrale di Santa Teresa a Juba e incontrato i vescovi, tra cui monsignor Carlassare. Una occasione per parlare della situazione nel Paese, tra povertà, afflusso massiccio di rifugiati dal vicino Sudan a causa del conflitto in corso e incertezza politica.

foto Christian Carlassare

Dal Sudan sono arrivati in Sud Sudan almeno mezzo milione di profughi mentre il conflitto si inasprisce sempre più. Come state accogliendo queste persone e in che condizioni sono?
Il Sudan sta pagando il caro prezzo del rifiuto, da parte di alcuni gruppi, di avere un governo civile. Le armi non permettono il dialogo. Tutta una questione di potere. E il popolo viene schiacciato. L’Onu parla di 7,5 milioni di sfollati interni. Aumentano i rifugiati, soprattutto dopo l’espandersi del conflitto. In Sud Sudan i rifugiati non trovano tante opportunità. Arrivano principalmente via terra nella regione dell’Alto Nilo e lì si trovano solo a metà dell’odissea, perché da lì cercheranno di raggiungere la capitale o i loro territori di origine. I mezzi di trasporto sono molto poveri in Sud Sudan e le comunicazioni difficili. Spesso rimangono bloccati per settimane vivendo situazioni estremamente difficili. La diocesi di Malakal si è mossa soprattutto attraverso la Caritas diocesana e la presenza delle parrocchie nel territorio.

I sudanesi arrivano anche nella diocesi di Rumbek?
Rumbek ha accolto un considerevole numero di famiglie che stanno cercando di re-inserirsi. Cosa non facile dopo anni di assenza. E dopo aver perso tutto. Le nostre parrocchie sono aperte ad accogliere quanti arrivano e integrarli nel percorso delle comunità cristiane. Ci sono programmi di sostegno alle famiglie particolarmente vulnerabili.

In questi giorni il cardinale Czerny è da voi. Ad un anno di distanza quali frutti della visita del Papa, a livello pastorale e sociale?
Durante l’incontro ci siamo chiesti cosa possiamo fare noi vescovi per promuovere la riconciliazione, il rispetto per la vita e la dignità umana, la giustizia e la pace. La nostra missione corre davvero il rischio di diventare un continuo fare, fare, fare. Ma un fare senza speranza. Bisogna anche fare bene, e fare il bene che è la giustizia. Io credo che la visita del Papa abbia portato tanta speranza ed energia sia nella gente, sia nelle nostre comunità cristiane. Si tratta ancora di dirigere questa energia nella giusta direzione per superare prove importanti, senza paura di incontrare ostacoli.

Il cardinale Czerny con i vescovi sudsudanesi, tra cui mons. Carlassare. (foto dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale

Il cardinale vedrà anche la barca della Caritas di Malakal che aiuta i rifugiati sudanesi: che tipo di lavoro sta svolgendo?
Sì, la barca è un progetto finanziato da Misereor. Inizialmente spostava cibo e facilitava le distribuzioni lungo il territorio attraversato dal Nilo di questa vastissima diocesi. La barca continua a fare questo servizio ora soprattutto a favore dei rifugiati, e ha aggiunto un servizio navetta per aiutarli a raggiungere diverse località dell’Alto Nilo fino alla città di Malakal, dove sono disponibili più servizi. Riesce a trasportare fino a circa 500 persone ogni viaggio.

Com’è la situazione politica, c’è vera pace in Sud Sudan? Si riuscirà ad andare ad elezioni a dicembre?
Il gruppo di governo sembra piuttosto stabile. Pur sperimentando tensioni in qualche area del Paese, generalmente c’è tranquillità. Ma la pace è molto di più. Come può esserci vera pace dove regna povertà e dove la qualità della vita è così bassa? La gente certo è forte, ma merita di meglio. Riguardo alle elezioni, crescono i timori che possano riaccendere astio e divisioni nell’ambito politico. Già si sente dire che il gruppo al governo deve continuare. Altri vogliono rispettare l’accordo di pace che prevede le elezioni per legittimare chi sarà votato a governare. A meno di un anno dalle elezioni permangono alcune pietre d’inciampo: un terzo della popolazione è sfollata o rifugiata. Potrà votare? Ancora non si è eseguito il censimento per determinare il numero di votanti, e in quali regioni o collegi dovranno votare. Sembra che manchino i fondi sia per il censimento che per le votazioni. E poi rimangono alcuni nodi legati all’accordo sulla reale unificazione dell’esercito nazionale, la presenza di milizie, tante armi in mano anche a civili, territori abbandonati o occupati da gruppi rivali. Insomma, elezioni democratiche ci potranno essere solo quando la popolazione sarà davvero riconciliata, avrà superato le divisioni o pregiudizi etnici, avrà imparato a condividere le risorse per costruire insieme una società più giusta e fraterna. E per questo il cammino sembra lungo. Bisogna prima di tutto fare il primo passo, partire da alcuni esercizi importanti di democrazia.

Il governo italiano ha lanciato il piano Mattei per aiutare l’Africa e dissuadere le partenze ma è stato criticato da più parti. Come vede questa iniziativa dal punto di vista dell’Africa?
Ho l’impressione che l’Africa attiri l’interesse di alcuni solo quando si tocca il tasto investimenti. Certamente servono investimenti per pensare allo sviluppo, non voglio negarlo. Ma gli investimenti non mancano in Africa, non sempre così puliti, non sempre di reale beneficio alla popolazione. Le parole di Faki Amhamat, presidente della commissione Ua, dicono tutto ribadendo “la libertà di scegliere gli alleati liberamente, senza doversi allineare a un blocco rispetto a un altro, senza imporre nulla e senza che nulla sia imposto a noi”. Come pure il fatto che l’Ua “avrebbe preferito essere consultata”. L’Africa stessa vuole avere voce e potere decisionale su ciò che la riguarda. Certo i rappresentanti di alcuni Paesi africani erano presenti al summit con tante imprese italiane pronte a raggiungere accordi. Molti altri Paesi erano assenti, tra cui il Sud Sudan per esempio. Forse non sono stati coinvolti sufficientemente. E l’imprenditoria africana? E chi ci lavora in Africa? Per esempio le organizzazioni non governative italiane da anni presenti nel continente? Quali sono i progetti che favoriscono una crescita sociale ed economica reale? Per questo, oltre agli investimenti, c’è bisogno di un reale impegno delle istituzioni perché promuovano ponti di dialogo, formazione, e profonda conoscenza delle culture e dinamiche che ci sono in diversi Paesi. Il fenomeno migratorio non cambierà nei numeri, ma solo nella qualità nella misura in cui avremo creato ponti e non muri.