Fede & cultura

Mercoledì 7, Taranto Velata propone ‘Amalgama’ di Erika Grillo

06 Feb 2024

Nuovo appuntamento con “Taranto Velata” ideato e realizzato da Ethra Archeologia e Turismo in collaborazione con Symbolum Ets e con il patrocinio del Comune di Taranto. Il progetto prevede itinerari guidati e visite a siti della città vecchia legati alla cristianità ma non sempre accessibili; lo svolgimento di reading, spettacoli teatrali e talk.

Mercoledì 7 febbraio, alle 19, nella Sala della Colonna della Cattedrale San Cataldo di Taranto, si svolgerà lo spettacolo teatrale “Amalgama” di e con Erika Grillo. Una performance suggestiva e originale. Anzi, unica perchè l’attrice si esibirà per un solo spettatore per volta. Una partitura di 15 minuti, fatta di parole, movimenti e suoni. Un testo che vuole provocare lo spettatore, trasformando la sua unicità in una “solitudine osservata”. Cosa accade nei quindici minuti? Quali flussi emotivi scorrono tra lo spettatore e la protagonista? Un’esperienza artistica che percorre nuove strade attingendo dall’universalità del Teatro. Ticket 10 euro.
Prenotazione obbligatoria al 3791182464.

Erika Grillo, dopo la laurea specialistica in “Economia e Gestione delle attività culturali e turistiche”, si è formata come attrice, autrice e project manager al “Teatro Koreja” e al “Teatro delle Forche”.
Ha lavorato in produzioni teatrali e cinematografiche di portata nazionale ed internazionale ed è stata diretta da noti registi del panorama culturale.

Sempre nell’ambito di “Taranto Velata”, venerdì 9 febbraio, alle 19, torna l’appuntamento con Città vecchia Secret Tour, visite con guide qualificate (storici dell’arte e archeologi) alla scoperta dei luoghi della cristianità con aperture straordinarie delle chiese di Madonna della Salute, Santi Medici, Sant’Anna, San Domenico.

“Taranto Velata” rientra negli interventi da realizzare nell’ambito della scheda 5J-misura A sotto intervento 5.3. “piano di rigenerazione sociale per l’area di crisi di Taranto”.

Diocesi

Alla San Roberto Bellarmino, memoria liturgica della Madonna di Lourdes

foto G. Leva
06 Feb 2024

di Angelo Diofano

La memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes sarà celebrata domenica 11 febbraio anche nella parrocchia di San Roberto Bellarmino, ove si trova una riproduzione della grotta che fece da scenario suggestivo alla famosa apparizione mariana.

Le catechesi di preparazione sul tema delle celebrazioni, “Maria madre e modello della Chiesa sinodale”, si terranno nei giorni 7-8-9 febbraio col seguente programma.

Mercoledì 7: ore 17.30, recita del santo rosario; ore 18.20, lettura della “visita” alla Beata Vergine Maria di Lourdes; ore 18.30, santa messa presieduta da don Francesco Tenna, amministratore parrocchiale allo Spirito Santo e assistente diocesano della Legio Mariae, con catechesi su “Il popolo di Dio riconosce e onora Maria come madre di Dio”.

Giovedì 8: ore 17.30, recita del santo rosario; ore 18.20, lettura della “visita” alla Beata Vergine Maria di Lourdes; ore 18.30, santa messa presieduta da don Marco Peluso, cerimoniere arcivescovile, con catechesi su “Maria, madre e modello della Chiesa”.

Venerdì 9: ore 17.30, recita del santo rosario; ore 18.20, lettura della “visita” alla Beata Vergine Maria di Lourdes; ore 18.30, santa messa presieduta da mons. Alessandro Greco, vicario episcopale delegato ‘ad omnia’, su “Maria è la donna della preghiera e della contemplazione”.

Domenica 11: ore 10, processione per le vie del quartiere della statua della Beata Vergine di Lourdes accompagnata dai confratelli dell’Addolorata-San Domenico; ore 10.45, recita del santo rosario con la partecipazione della Legio Mariae della diocesi; ore 11.30, santa messa presieduta dal parroco don Antonio Rubino e recita della supplica alla Beata Vergine Maria di Lourdes.

Ricorrenze

Al Villaggio Sant’Agostino, mille panini per celebrare san Giovanni Bosco

06 Feb 2024

di Ottavio Cristofaro

Al Villaggio di Sant’Agostino nell’ex convento delle agostiniane sono stati distribuiti oltre mille panini con la mortadella per celebrare la ricorrenza di don Giovanni Bosco, il santo che – nel suo oratorio di Torino – consegnava questa particolare merenda che per molti rappresentava l’unico pasto della giornata. Erano gli anni dell’industrializzazione, dell’arrivo della classe operaia sulle catene di montaggio della Fiat, mentre in Valle d’Itria si abbandonavano le campagne alla ricerca di un posto di lavoro al centro siderurgico, oppure nei primi laboratori manifatturieri che poi hanno reso famosa Martina Franca per i suoi capispalla. Nel frattempo in quegli anni, nel convento situato all’interno del centro storico di Martina Franca, si formavano intere generazioni di martinesi, grazie all’opera delle suore salesiane.
La tradizione vuole che in mezzo al pane ci sia una fetta talmente sottile e trasparente che “se guardi attraverso si vede Superga”. Oggi la fetta di mortadella è più spessa e il pranzo e la cena, tutto sommato, si riescono a mettere a tavola in quasi tutte le famiglie. Ma quel companatico tra le due fette di pane aveva il sapore del riscatto sociale, dell’uguaglianza, ma soprattutto della speranza che le cose di lì a poco sarebbero andate meglio, perché l’Italia intera si apprestava a vivere i suoi anni migliori sotto il profilo dello sviluppo economico.

Diocesi

Incontri e catechesi mariane alla Regina Mundi

05 Feb 2024

di Angelo Diofano

A un anno dalla peregrinatio della Madonna di Loreto a Martina Franca, alla parrocchia Regina Mundi nasce un percorso che intende riproporre i contenuti essenziali di quella esperienza. Si tratta di un percorso di incontri e catechesi a cadenza mensile per approfondire meglio la figura di Maria, in un viaggio immaginario di preghiera e conoscenza con tanti ospiti relatori che porteranno il loro contributo, ognuno a suo modo, secondo la propria esperienza di fede e di vita.

Il primo appuntamento è per giovedì 8 febbraio alle ore 19.30 con don Cristian Catacchio, direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale della salute, che parlerà sul tema “Maria, icona vivente del Vangelo della sofferenza”.
Al termine, recita del santo rosario aux flambeaux.

Rigenerazione di Taranto

La pulizia dei cigli stradali a Taranto e provincia

È stata raccolta una quantità impressionante di rifiuti

05 Feb 2024

Bottiglie di plastica in quantità industriale, pneumatici usurati di ogni misura, materassi, sacchi ricolmi di pattume, elettrodomestici arrugginiti, scarti di materiale edilizio, sanitari ridotti in frantumi. Si tratta di quanto è stato raccolto nel corso della prima settimana del servizio di pulizia dei cigli stradali del territorio ionico attivato nell’ambito del più vasto programma che punta a garantire all’utenza arterie viarie più sicure e decorose.

Un decoro che, però, alla luce di quanto riscontrato dagli operatori della ditta Pissta, alla quale è stato affidato l’incarico di procedere al recupero, carico, trasporto e conferimento di rifiuti di vario genere giacenti ai margini delle strade provinciali, viene costantemente oltraggiato da comportamenti inqualificabili.

Le attività che in questi giorni hanno riguardato e stanno riguardando i territori di Taranto, Martina Franca, Statte, Crispiano, Massafra – ha dichiarato il presidente della Provincia Melucci – se da un lato ci soddisfano perché sta effettivamente restituendo all’utenza tratti stradali più puliti e meno insidiosi, dall’altro evidenzia come sia ancora alto il numero di coloro che continuano ad abbandonare in modo a dir poco sconsiderato rifiuti di ogni genere rendendosi autori di quello che è un reato ambientale. Si tratta di un fenomeno radicato in gran parte del nostro Paese, ma che proseguiremo a contrastare nell’interesse della comunità”.

Intanto, il servizio di raccolta dei rifiuti proseguirà anche nelle prossime settimane secondo un preciso cronoprogramma che, stilato dalla ditta incaricata in collaborazione con il settore Viabilità dell’ente, interesserà tutte le strade provinciali a partire dalle zone in cui sono state rilevate maggiori criticità. Si ricorda che le attività sono svolte da 8 operatori specializzati, due camion con gru, 2 furgoni polifunzionali ed un mezzo adibito alla viabilità.

Ricordo

Nel ricordo di Maurizio Papa, cooperatore salesiano, fratello di tutti e… per tutti

05 Feb 2024

Pubblichiamo l’omelia pronunciata sabato 3 febbraio da don Pasquale Cristiani per i funerali del cooperatore salesiano Maurizio Papa.

“Vissuta la festa di Don Bosco, il 1 febbraio finalmente riesco a raggiungere Maurizio, circondato dalla moglie Anna e  i figli, Simona, Andrea e Giulia a Villa Verde. Abbiamo incrociato gli sguardi, ci siamo abbracciati e mi sono reso conto che la situazione era al limite. Non mi sono lasciato scoraggiare, sapendo che in tutta l’Ispettoria il giorno della ricorrenza di Don Bosco si è pregato per lui affinchè ritornasse sano in famiglia, ho stretto la mia mano in quella di Maurizio ponendo la reliquia di Domenico Savio sulla fronte e poi tra le mani, chiedendo con forza: ‘Signore a te niente è impossibile, per intercessione dei nostri santi salesiani restituiscilo alla famiglia, alla comunità ma sia fatta la tua volontà e non la nostra’.

Riaccesa la Speranza, la mia mente è volata alla Parola che avevo preso giorni primi pregando per Lui:  il Getsemani, la preghiera, discepoli addormentati, agonia, sudore come grosse gocce di sangue.  Una Passione che continua negli orti degli ulivi del mondo. E poi risuona forte la parola: ‘Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta’. Maurizio ci guardava con un volto sofferente e si lasciava catturare l’attenzione dalla voce registrata del nipotino Mattia mentre io nella mia mente mi ripetevo ‘A te Signore niente è impossibile’.

Carissimi ho fatto questa premessa per dire a me e a voi quanto è difficile discernere e soprattutto aderire alla volontà di Dio, ma … solo in Lui  è la pienezza della nostra vita, il resto tutto passa.

Maurizio, salesiano cooperatore, marito, padre e nonno, è tornato alla casa del Padre dopo un lungo calvario. Ha portato una croce pesante ma sempre con tanta speranza, dignità, forza e fede da renderlo un vero testimone della vita. Lui ci lascia un’eredità spirituale straordinaria, che partendo dalla Parola di 2 Timoteo, Paolo ci ripete: ‘Ricordati di Gesù Cristo risorto dai morti come io annuncio nel mio Vangelo per il quale soffro, fino a portare le catene come un malfattore. Ma la Parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza’.

Nel vangelo di Giovanni che ho voluto scegliere leggo il progetto di vita del nostro Maurizio: “Quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io…Perché contemplino la gloria, perché mi hai amato…Il mondo non ti ha conosciuto.. e io ho fatto conoscere loro il tuo nome… Perché con l’amore con cui mi hai amato sia in essi e io in loro”.

Un salesiano cooperatore con le caratteristiche di un educatore appassionato, di un educatore sognatore, non si fermava mai. Creativo è inventore di giochi strumenti, strategie per non rinunciare a convocare i giovani coniugando i loro interessi. Un salesiano cooperatore sempre disponibile mai rinunciatario, sempre pronto a ripartire. Un salesiano cooperatore competente e presente con i giovani. Un salesiano cooperatore umile e dialogante con tutti. Un salesiano cooperatore gioioso e ottimista, non si fermava difronte a nessuna difficoltà

Grazie Signore per il dono di Maurizio, grazie per il dono della sua famiglia, la moglie Anna e i figli Simona, Andrea e Giulia testimoni di una fede che testimonia Cristo nella sofferenza, non solo nella Risurrezione. Quante esperienze belle abbiamo vissuto: campi scuola, percorsi di fede Gmg, laboratori, animazione della pastorale giovanile, accompagnamento di situazioni di povertà…

Grazie Maurizio per la tua vita offerta per i giovani, grazie perché hai voluto  aspettarci uno per uno per regalare il tuo ultimo sorriso nonostante la sofferenza atroce  e salutarci l’ultima volta su questa terra, dandoci appuntamento nella vita, vita che è eterna.
Arrivederci in Paradiso!”

Tracce

L’affermazione della normalità

Immagine tratta dal sito web https://www.quirinale.it/
05 Feb 2024

di Emanuele Carrieri

In un mondo in cui “vuoti incartati” stravincono a colpi di milioni di seguaci, accumulano soldi basandosi su modelli di affari effimeri e inviano il messaggio che il successo è facile, quel colpo all’incrocio delle linee mette a segno l’essenza di una rivincita. Il successo non è facile. E se lo appare, non tiene a lungo. In un tempo in cui tivù e social ci affibbiano soggetti pieni di nulla se non di sé stessi, Sinner insegna che è certo il contrario. Si diventa forti grazie a un talento, ma le vie dello sport sono dense di talenti con un avvenire dietro le spalle. Il talento, da solo, non basta, nello sport e non solo là. Sinner insegna ciò che c’è da fare per provare a emergere: faticare, prima di tutto. Imparare dagli errori, anziché incolparne gli altri, e crederli utili per capire dove e come formarsi. Agire sulle debolezze perché lo siano sempre meno. Imparare a gestire il successo, ma anzitutto l’insuccesso. Questo ci insegna Sinner, che batte Djokovic e saluta gli italiani poco dopo l’alba, che vince un torneo del Grande Slam e ringrazia i genitori. Questo ci dice: che si può essere persone prima che personaggi, e si può arrivare in alto anche grazie a quel che si capisce dalle sconfitte. Anche il tennis ha presentato, nei decenni, fantastici personaggi, che sono entrati nella storia anche grazie al loro essere “originali”. Come dimenticare la scorrettezza di Jimmy Connors, il distacco di Bjorn Borg, la impulsività di John McEnroe? Si può fare la storia anche così: il tennis non sarebbe la stessa cosa senza Connors, Borg e McEnroe. Sinner non darà mai nulla di tutto ciò alle cronache, ma solo la sua normalità: è la sostanza di questo ragazzo, che forse cambierà, sopraffatto dalla fama e dal successo. Forse. O forse no. Ma la sua storia non si può rimuovere, e ad alzare la Norman Brookes Challenge Cup c’è arrivato grazie al talento da fuoriclasse, all’impegno da operaio e a una testa da campione che gli servirà anche, da oggi in poi, per gestire le avversità che troverà sulla via. Imparassero ciò quelli che, in ogni settore, incamerano in esclusiva i meriti dei successi e distribuiscono agli altri le colpe dei flop! Nel calcio, anzitutto, la scusa è sempre pronta. Certo, il tennis è uno sport individuale, il discorso è differente. Ma l’approccio vale sempre e comunque: studio, lavoro, preparazione, merito, crescita. C’è una immagine, prima della finale di Melbourne, sfuggita ai più perché trasmessa solo sul canale Eurosport e che riporta la precisa dimensione di cosa è Sinner: sta andando in campo, sta nel tunnel che porta al terreno di gioco quando lo affianca un ragazzo che gli chiede un selfie. Chiunque, a pochi minuti dall’inizio dell’incontro della vita, lo avrebbe cacciato. Al contrario, Sinner si accosta e posa sorridente davanti allo smartphone del fan che, poi, viene bloccato dalla sicurezza e allontanato. Fatto il selfie, è andato verso il campo a completare il suo percorso verso la vittoria. Fra dieci, venti, trenta anni, quando si parlerà della vittoria di Sinner al primo torneo slam della carriera, i ricordi saranno indelebili, come per Italia Germania 4 a 3, come per il ritiro di Niki Lauda al Gran Premio del Giappone. C’è qualcosa di Sinner che lo rende ancora più speciale e che va al di là del trionfo: sentirlo dire “auguro a tutti di avere genitori come i miei, che mi hanno lasciato la libertà di scegliere, senza mai farmi pressioni” è stato davvero bello. E, infine, quel rovescio letale: “Farò il tifo per Sanremo da casa”. Non ci andrà al Festival della Canzone italiana, come gli era stato chiesto. Non salirà sul palco dell’Ariston, non perché non sappia cantare o suonare, come aveva specificato. Sinner ha da fare, deve lavorare, deve allenarsi: prima il dovere, poi il piacere. Così si diceva nel tempo passato, quel tempo che Sinner ora interpreta con la normalità di un ragazzo che vive come gioca, ma con i piedi piantati per terra. Nella prima conferenza stampa in Italia, dopo il trionfo in Australia, Sinner ha mandato un messaggio quasi premuroso ai giovani: “State attenti, i social ti fanno vedere altro. Magari sto male, piango, ma posto sui social una foto felice”. Sinner ha sbriciolato la inconsistenza dei social con un esempio sia elementare che incisivo. Nell’Italia di guelfi e ghibellini, c’è chi dice che di là c’è il partito della Ferragni e di qua quello di Sinner. Sono punti di vista, ma il Paese scopre una voce celebre e non fumosa, e lontana da ogni politica, in cui ritrovarsi: non si vive di social. Ha poi spiegato che è felice di stare a Montecarlo per affrontare i tennisti del suo livello, cioè per motivi sportivi e non solamente economici. Così ha risposto a chi gli rimprovera – forse per invidia di una fama maggiore – di non avere la residenza in Italia. Ma obiettare è facile: è la legge italiana che, a determinate e verificabili condizioni, tutto ciò autorizza. Fermo restante che, ovunque lui risieda, l’Italia ricava un vantaggio anche economico, diretto e indiretto, dal suo trionfo. E, giovedì scorso, Sinner con tutta la nazionale italiana maschile di tennis è salito al Colle per incontrare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che gli ha detto: “Una normalità e semplicità di comportamento che ha affiancato al successo sportivo un grande valore umano”. È riemerso il ricordo della voce di Nando Martellini. Campioni del mondo. Campioni del mondo. Campioni del mondo.

Rigenerazione ecologica

Coltivare il futuro: nasce a Taranto la prima beeco farm

05 Feb 2024

Le best practise  come stimolo nel portare le stesse innovazioni e la stessa mentalità anche nel territorio jonico. Dal convegno: “Coltivare il futuro: il laboratorio Beeco farm a Taranto”, promosso da Urban labs, sono derivati importanti suggerimenti, che tutti gli attori locali hanno fatto propri, pronti ad accettare le sfide del futuro.
L’agricoltura ha necessariamente bisogno di innovazione per produrre meglio, consumando meno. Per realizzare tutto ciò risulta fondante creare un sistema integrato tra produttori, start up, ricerca, università, istituzioni e imprese specifiche.
“Sii il cambiamento, credi nel valore della persona e lavora affinché il progetto culturale sia spendibile e realizzabile”, ha affermato nel suo intervento Luigi Galimberti, ceo di Sfera Agricola, la serra tecnologica idroponica più importante d’Italia, che coltiva pomodori e molti altri prodotti risparmiando il 90% di acqua e aumentando la produzione di quattro volte.
“Quando ho iniziato non avevo soldi, ma sono arrivato ad un convegno con tutto il progetto già definito e lì sono subito arrivate la adesioni. La serra idroponica si è avviata in un anno, oggi ha centinaia di dipendenti”.
Il sistema, per funzionare, ha bisogno di integrazione e direttrici comuni, ed è quello che è emerso dagli interventi degli altri ospiti: Giovanni Ferri e Marco D’Angelo, rispettivamente founder e ceo di Beeco, e Antonio Iannone di TheFoodCons.
Il presidente dell’ordine dei dottori agronomi  Nicola Cristella ha inquadrato la situazione attuale che caratterizza le aziende ed imprese del sud, auspicando  una maggiore reperibilità di sostenitori.
Le giuste politiche agricole, lo sviluppo della produzione, la commercializzazione dei prodotti ed il posizionamento del mercato, che detta la legge in termini di vendite, sono state trattate dal consigliere regionale Michele Mazzarano e da Fabio Montefrancesco, direttore generale della Ninfole e presidente sezione industrie alimentari, del Turismo e della Cultura di Confindustria Taranto.
Il sistema integrato proposto nell’ambito del convegno ha però bisogno di un collettore, di un attivatore di buone prassi; ecco la nascita a Taranto di Beeco farm, promossa da Urban labs, presentata da Ivan Conte, ceo della struttura.
Il project manager Francesco Giuri in chiusura di convegno ha rimarcato i “pilars” dell’iniziativa beeco by Urban Labs e cioè quelli di porre sul territorio ed al suo servizio, forze ed altissime competenze mirate ad attivare politiche del lavoro in grado di creare un concreto cambiamento, finalizzato alla crescita del tessuto socio imprenditoriale pugliese, all’accompagnamento delle start up, comune metodo lavorativo diffuso in tutta Europa, e allo sviluppo di una cultura che dia valore alla persona prima di tutto in un comparto che è di per se: la storia della nostra regione e può diventarne il futuro.

Assemblea diocesana

In preparazione all’assemblea diocesana di Azione cattolica

Letizia Cristiano - foto G. Leva
05 Feb 2024

di Letizia Cristiano

“Testimoni di tutte le cose da Lui compiute” è il titolo della 18.ma assemblea diocesana che l’Azione cattolica si appresta a celebrare il 18 febbraio a Casa San Paolo (Martina Franca). Il cammino assembleare è iniziato lo scorso ottobre nelle parrocchie della nostra diocesi per il rinnovo dei consigli e l’individuazione dei nuovi presidenti parrocchiali, i quali riceveranno ufficialmente la nomina dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero al termine della santa messa da lui presieduta.
L’assemblea diocesana è un momento molto atteso e importante di democrazia e partecipazione in cui i soci di Azione cattolica eleggono i membri del nuovo consiglio diocesano ed inoltre discutono e approvano il documento assembleare che indicherà il percorso da seguire per il prossimo triennio. Tutto ciò che è importante va ben preparato ed è per tale motivo che dal 15 al 17 febbraio parteciperemo alla peregrinatio della reliquia del beato Rosario Livatino e in particolare alla veglia di preghiera del 15 al seminario di Poggio Galeso che sarà presieduta da mons. Carmine Agresta e animata dall’ Azione cattolica diocesana.

Sport

Basket B/F, Taranto supera Maddaloni: vittoria con “dedica” ad Ariano Irpino

L'ultimo match al PalaMazzola - foto G. Leva
05 Feb 2024

di Paolo Arrivo

Cinquina e caccia al tombolone. Ovvero ai playoff promozione: la Nuovi Orizzonti inanella il quinto successo consecutivo del 2024 e consolida il secondo posto nel girone A della serie B nazionale femminile, a quota venti, al termine della quinta giornata di ritorno. La vittima sacrificale stavolta è la Mac Management Maddaloni sconfitta con il risultato di 72-31 (29-5, 36-11, 64-21). Un match giocato a senso unico al PalaMazzola. Troppo grande il divario tra le due formazioni, che hanno diverse ambizioni. Partita chiusa già nel primo periodo, vinto dalle ioniche con il punteggio di 29-5. Coach Orlando, poi, ha potuto fare ricorso ad un ampio turnover – non gli sono mancate le soluzioni, pur dovendo fare a meno di capitan Gismondi per infortunio. Tante le giocatrici in doppia cifra: da Annapia Molino (top scorer con 13 punti) a Claudia Tagliamento, da Yaroslava Ivaniuk a Erika Martelli. Una prova corale che ha dato esito positivo. Così, con questi numeri (6 vittorie consecutive, 10 successi complessivi su 12 partite), con quest’ultima netta affermazione e con le prestazioni in crescendo offerte sul parquet di gioco, Taranto lancia il guanto di sfida alla capolista imbattuta Virtus Ariano Irpino. Che sarà il prossimo avversario nel big match in programma domenica 11 febbraio nel capoluogo della provincia di Avellino.

 

Il match Taranto-Maddaloni

Starting lineup Nuovi Orizzonti: Smaliuk, Tagliamento, Lucchesini, Martelli, Ivaniuk. Coach Santoro risponde con Ferraro, Mottola, Diop, Greta e Alice Monda. Il primo canestro dell’incontro lo firma Tagliamento. Segue la tripla di Lucchesini, il canestro di Smaliuk per un super avvio: sul 7-0 arriva il time out dell’allenatore della Uniogirls. Lucchesini dalla lunga distanza va a segno ancora. Poi Martelli a tutto campo non si lascia tradire dall’emozione. Alice Monda, tra le ospiti, rompe il digiuno. La imita Diop dopo i canestri di Tagliamento e Lucchesini. Quest’ultima lascia il posto ad Annapia Molino, che entra subito in partita. Trascinata da Ivaniuk e dalla sue triple, la Dinamo chiude con un ampio vantaggio il primo quarto di gioco. Nel secondo periodo Maddaloni prova a inventarsi qualcosa. Ma prevale la confusione nella costruzione delle azioni che si infrangono sulla solida difesa ionica, protetta anche dalla rientrante Marzia Varvaglione. Il punteggio rimane inchiodato sul 33-9 e coach Orlando chiama time out. Nel secondo quarto di gioco si segna poco, fase nella quale, più che le difese, agli attacchi prevalgono gli errori; ma nel terzo il vantaggio raggiunge e supera i quaranta punti. Il secondo tempo è ordinaria amministrazione. Taranto gioca in scioltezza: il pick and roll di Ivaniuk per Martelli è una delizia. Migliora il rendimento offensivo di Smaliuk, a canestro va anche Carol Manco. Le padroni di casa, che ormai giocano con intensità per l’intera durata delle partite, senza cali di attenzione, non si fermano e  migliorano anche il rapporto con i tiri liberi (solo 1-7 nei primi due periodi). Nell’ultimo quarto di gioco c’è gloria anche per Silvia Gobbi, a segno tre volte. Finisce tra gli applausi del sempre caldo pubblico del PalaMazzola.

 

photogallery by Giuseppe Leva

Ecclesia

Lasciarsi sorprendere dalla forza della vita che scompagina schemi e cliché

Domenica 4 febbraio si è celebrata la 46ma Giornata nazionale per la vita

05 Feb 2024

di Marina Casini (*)

Il Messaggio dei vescovi italiani per la Giornata per la vita 2024, la 46ma, è molto bello, va letto e meditato integralmente: “La forza della vita ci sorprende”. È vero! L’uomo moderno, potente sul piano tecnologico, è totalmente insicuro, dubbioso, scettico, incapace di stupore. Nessun valore gli appare più certo. Le stesse parole sono interpretate talvolta in maniera opposta e la vita umana, specialmente quella più fragile e vulnerabile, è spesso così facilmente inghiottita dalla mentalità dello scarto da passare del tutto inosservata. Eppure, è una esperienza reale: la forza della vita ci sorprende! È possibile sperimentare – lo sanno bene coloro che sono impegnati nel soccorso ai fragili, ai poveri, agli ultimi – la potenza della vita che si manifesta anche nelle situazioni più difficili, dove sembra non esserci spazio per la speranza.
La forza della vita è sorprendente sin dal momento in cui un essere umano viene all’esistenza nel concepimento: un puntino, una creatura minuscola che cresce vorticosamente secondo un progetto intrinseco coordinato, graduale, continuo e in costante dialogo incrociato con la madre. È sorprendente quando Anna, Paola, Giuliana, Stefania, Angela, Rita, Carolina, Roberta e tante altre prima pensano, di non farcela, di non poter “tenere” il figlio, e poi decidono liberamente, solo per una mano amica tesa, di dire “sì”.
La forza della vita scompagina schemi, protocolli, cliché, logiche cupe. Vengono in mente quei fiorellini in apparenza molto delicati, eppure tanto forti da rompere la durezza dell’asfalto e farsi largo tra le crepe. Dicono bene i vescovi: ci sono storie di persone giudicate inferiori, divenute poi “punti di riferimento” o che hanno raggiunto il successo, a dimostrazione di come “nessuna vita va mai discriminata, violentata o eliminata in ragione di qualsivoglia considerazione”. Malati che diventano consolazione per i sani, immigrati che “sanno mettere il poco che hanno a servizio di chi ha più problemi di loro”, disabili che portano gioia e fiducia, o il “nemico mortale che compie gesti di fratellanza e perdono”.
Che dire poi di quel bimbo non voluto che poi diviene una benedizione per i genitori e per tutta la famiglia?
Lo sguardo limpido e sincero sulla vita rivela che la vita è “un dono prezioso e possiede una stupefacente capacità di resilienza per fronteggiare limiti e problemi”.
Nelle gravi preoccupazioni, nella temperie del momento che stiamo vivendo, riconosciamo almeno, tutti insieme, il valore della vita umana e lasciamoci sorprendere dalla forza che l’esistere sprigiona.  In fondo è per questo che la Giornata per la vita è stata voluta. La decisione venne presa in occasione dell’approvazione della legge sull’aborto, su iniziativa della Commissione famiglia della Cei. Nonostante la legge – fu detto allora – resta la coscienza come ultima difesa della vita.  Ci sia dunque un momento di riflessione corale sul valore della vita umana, che serva a rianimare le coscienze e a spingere tutta la società ad accogliere la vita cominciando dal prestare attenzione alle nostre sorelle e ai nostri fratelli in viaggio verso la nascita.
L’eco di quella spinta si ritrova nel Messaggio di quest’anno laddove si afferma che “l’aborto, indebitamente presentato come diritto, viene sempre più banalizzato, anche mediante il ricorso a farmaci abortivi o ‘del giorno dopo’ facilmente reperibili”, e poco prima quando si riconosce che “la vita dei bambini, nati e non nati, viene sempre più concepita come funzionale ai desideri degli adulti”. Certamente, come ricordano i vescovi nel Messaggio, di “vite negate” ce ne sono molte, troppe. Violenza chiama violenza, emarginazione chiama emarginazione, abbandono chiama abbandono, sopraffazione chiama sopraffazione.  C’è, infatti, una interdipendenza tra le varie forme e modalità di negazione del valore della vita, ma la catena va spezzata e la cultura che genera questa spirale di morte va urgentemente sgretolata con la forza, profonda e benefica, di una cultura alternativa che, all’opposto, introduce dinamiche di accoglienza, uguaglianza, fraternità, pace. Il presupposto fondamentale è riconoscere il valore di ogni essere umano, cioè la sua incomparabile dignità, la sua preziosità, perciò sempre persona e soggetto.
Lo sguardo sul più inerme, piccolo, apparentemente insignificante, povero, fragile, degli esseri umani – il figlio appena generato – riconosciuto “uno di noi” illumina il valore di ogni esistenza umana e rende capaci di scoprire in ogni situazione la sorprendente forza della vita.
Ed è proprio questo che la Giornata per la vita vuole ogni anno ricordare, perché – sottolineano i vescovi – “la vita ha solide ragioni che ne attestano sempre e comunque la dignità e il valore” e “nella Giornata per la vita salga dunque, da parte di tutte le donne e gli uomini, un forte appello all’impossibilità morale e razionale di negare il valore della vita, ogni vita”. La ricorrenza è anche l’occasione per mobilitare l’intera comunità cristiana e civile, per rafforzare il sostegno del volontariato per la vita. La Giornata dovrebbe essere il momento del bilancio consuntivo e della programmazione per il futuro; dovrebbe essere preparata con cura nelle parrocchie, nelle associazioni, nelle scuole cattoliche e magari seguita da iniziative capaci di suscitare interesse e simpatia per la verità riguardo al valore della vita umana. Inoltre, i credenti sanno che la preghiera è di per sé efficace: una costante orazione per la vita sarebbe uno strumento culturale, educativo e persino assistenziale e di conforto di grande rilevanza. Ancora una volta si tratta di vincere l’indifferenza, l’inedia, la distrazione, la rassegnazione per far trionfare la speranza, la forza della vita lasciandosi gioiosamente sorprendere.

(*) presidente del Movimento per la vita italiano

Diocesi

Triduo votivo dell’Immacolata

05 Feb 2024

di Angelo Diofano

Nel santuario della Madonna della Salute, in piazzetta Monteoliveto (città vecchia), da venerdì 9 a domenica 11 febbraio avranno luogo le “Giornate mariane” in ricordo della proclamazione dell’Immacolata a patrona della città assieme a San Cataldo.

L’ininterrotta tradizione viene mantenuta viva a cura della confraternita dell’Immacolata (priore, Angelo De Vincentis) con forme e modalità ogni volta differenti. Questo, in ricordo dello scampato pericolo per il terremoto avvenuto nel febbraio del 1743, per il quale la fede popolare ha riconosciuto la protezione della Vergine Immacolata.

Secondo le cronache dell’epoca quel sisma provocò gravi danni nel Salento e in Calabria. Le scosse furono forti ma la nostra città non ne risentì, come avvenne il 7 dicembre 1710, vigilia dell’Immacolata. In ringraziamento alla Beata Vergine con tale titolo il sindaco Scipione Marrese istituì un triduo penitenziale da tenersi ogni febbraio, come avviene ai giorni nostri.

Va inoltre rilevato che il 12 febbraio del 1943, 200.mo anniversario del terremoto, l’arcivescovo mons. Ferdinando Bernardi proclamò l’Immacolata patrona principale della città assieme a San Cataldo, poiché la città, durante la guerra, nonostante fosse uno dei più importanti obiettivi militari, non subì rilevanti perdite di vite umane tra la popolazione civile.

Questo il programma delle celebrazioni:

Venerdì 9 febbraio: ore 18 santo rosario; ore 18.30 santa messa di apertura del triduo con la predicazione del diacono fra Andrea D’Arcangelo o.p.

Sabato 10 febbraio: ore 18, santo rosario; ore 18.30, santa messa presieduta da mons. Emanuele Ferro con la partecipazione dei fidanzati partecipanti al corso di preparazione al matrimonio.

Domenica 11 febbraio: ore 11.30, santa messa; ore 17.30, adorazione eucaristica e santo rosario; ore 18.30 santa messa presieduta da mons. Giovanni Chiloiro con partecipazione dell’Unitalsi e dei Cavalieri dell’Ordine di Malta. A seguire, fiaccolata verso la basilica cattedrale di San Cataldo.