Lavoro

Le proteste degli agricoltori “arrabbiati” e le loro motivazioni, giuste ma non tutte

02 Feb 2024

di Silvano Trevisani

Le proteste di agricoltori e allevatori che in questi giorni tengono in scacco l’Europa pongono una serie di questioni in parte sacrosante, in parte no. È difficile, per i non addetti ai lavori, valutare quello che accade, ma quella che è evidente è la violenza inaccettabile espressa da questa protesta. Viene tollerata per coperture politiche e paure comprensibili ma resta inaccettabile. Per proteste molto più blande i giovani che si battono per l’ambiente, e cioè per problemi di interesse universale e non personale, rischiano condanne severissime. Forcaioli e trattoristi imbrattatori, distruttori che bloccano le strade, vengono invece tollerati e perdonati.

Detto questo, veniamo ai motivi della protesta che però, va precisato, non sono uguali per tutti gli stati e neppure per tutte le regioni, perché ogni territorio e ogni nazione avanza pretese diverse.

L’argomento che unisce tutti è la bocciatura delle politiche comunitarie, è proprio la “Pac”, ovvero la Politica agricola comune. Varata alcuni anni fa e valida fino al 2026, imposta le direttive generali di un settore che, lo ricordiamo, è quello che da oltre mezzo secolo spende la gran parte delle risorse europee, in sostegni, aiuti, integrazioni, detassazioni e così via. Non sempre in maniera trasparente. Ma al centro della contestazione degli agricoltori, che è sostenuta a livello europeo soprattutto dai partiti di estrema destra, vi sono anche le proprie organizzazioni sindacali. Ree di non aver sostenuto adeguatamente le ragioni della categoria.

Cerchiamo di capire meglio con l’aiuto di un autorevole addetto ai lavori, il presidente di Confagricoltura Puglia, Luca Lazzaro (nella foto).

Vi sentite coinvolti nelle accuse?

Assolutamente no. Confagricoltura Puglia è da sempre critica sulla Pac. Sono circa tre anni che contestiamo con i fatti, anche sollecitando i nostri rappresentanti istituzionali al Governo e in Europa, questa politica agricola comune incapace di fare gli interessi dei produttori, e dei consumatori. Per noi, dunque, non è un repentino cambio di pensiero utile solo a salire sul carro della protesta. Siamo stati i primi a contestare la Pac perché coerenti con la missione che abbiamo ricevuto dagli agricoltori pugliesi: rappresentare i loro interessi su tutti i tavoli”.

Insomma, è la risposta politica, a vostro parere, a essere inadeguata.

Certo. Già a dicembre del 2021 Confagricoltura Puglia, durante un incontro con i parlamentari del territorio, sosteneva che questa Pac distrugge l’olivicoltura della Puglia, e che in Puglia, la nuova Pac mette a rischio 90mila posti di lavoro nel settore olivicolo. Impostazione da rigettare in toto.

A poi l’accordo è stato raggiunto.

Ma quando l’accordo tra le istituzioni è stato raggiunto, solo la nostra organizzazione dichiarò che si trattava di una riforma inadeguata rispetto alle esigenze di tutela del reddito agricolo e troppo complessa sul piano amministrativo. I fatti ci hanno dato ragione. Allo stato degli atti, la PAC resterà in vigore fino alla fine del 2026. Mentre a Bruxelles già è partita la discussione sulla prossima riforma, siamo al lavoro per ottenere tutti gli adattamenti possibili nell’ambito dell’assetto normativo vigente. Il primo risultato è già stato ottenuto con le recenti indicazioni ministeriali in materia di rotazione annuale obbligatoria dei seminativi. Su richiesta di Confagricoltura, al ministero dell’Agricoltura sono stati istituiti due “tavoli” uno politico e l’altro tecnico) per esaminare i risultati del primo anno di applicazione della nuova PAC. E concordare le opportune modifiche del Piano strategico nazionale.

Le “altre” ragioni della protesta

Fin qui le risposte di Lazzaro sul Piano agricolo comune. Ma molte sono le contestazioni avanzate dagli agricoltori. Quelle “comuni” riguardano specificamente alcuni obblighi: primo di tutto l’obbligo di lasciare incolta una parte consistente dei terreni agricoli, poi la generale politica di accordi commerciali con i produttori extraeuropei. Gli agricoltori contestano lo spostamento della politica agricola su posizioni ambientaliste (il  Green new deal) e a scapito della produzione e dei consumatori. Obblighi che, tra l’altro, porrebbero l’agricoltura europea su posizioni poco competitive rispetto al resto delle agricolture mondiali.

Si chiede, inoltre, di poter utilizzare fitofarmaci proibiti sostenendo che ciò è consentito alle multinazionali. Poi ancora: in Francia, nelle scorse settimane, una delle micce è stata la proposta di aumentare il prelievo fiscale sull’acquisto di fitofarmaci e sull’acqua. In Polonia, Ungheria e Romania le proteste sono state causate dall’arrivo di grano dall’Ucraina. In Olanda si manifesta contro misure del governo che vuole ridurre la dimensione degli allevamenti, allo scopo di tagliare le emissioni di azoto.
E poi ci sono gli effetti delle guerre, le conseguenze dell’inflazione, la politica dei prezzi che penalizza i produttori e avvantaggia i commercianti. Per non parlare delle importazioni da paesi che hanno prezzi bassissimi e metodi di produzione non certificati.

Assieme a questi altri problemi si abbattono su questo comparto ch cerca sempre sponde politiche per poter vedere accolte le proprie richieste, ma così facendo ingenera confusione e competizioni assurde.

L’agricoltura merita una gestione molto più saggia e oculata, che salvaguardi gli interessi dei produttori, ma anche quelli dei consumatori che, in questo bailamme, sono sicuramente coloro che ci rimettono di più.

Diocesi

Parrocchia Maria SS. del Rosario di Talsano: iniziative e celebrazioni

02 Feb 2024

di Angelo Diofano

Sabato 3 febbraio a Talsano nella chiesa Maria SS. del Rosario avrà luogo la serata intitolata “Il Concertone”, a cura dell’associazione culturale “Talsanello”, con il piccolo violinista Angelo Dell’Aglia, la pianista Alessandra Corbelli, il basso Alessandro Arena, la chitarrista Sofia Moscogiuri, il pianista Salvatore Moscogiuri e il soprano Valeria Lombardi.

Martedì 6 febbraio, invece, nel salone parrocchiale, alle 19, avrà luogo la proiezione del filmato “Momenti della Settimana Santa a Talsano” di Francesco Calabrese.

Infine nei giorni 11, 12 e 13 febbraio si terrà la solenne funzione delle “Quarantore” animata dalle confraternite Maria SS.ma del Rosario e Santa Maria del Carmine.

Eventi culturali in città

Amici dei Musei: incontro con don Francesco Simone

02 Feb 2024

di Angelo Diofano
L’associazione Amici dei Musei, nell’ambito di un cluster tematico dedicato al rapporto tra patrimonio culturale e società, ha organizzato un incontro con don Francesco Simone, direttore dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici dell’arcidiocesi e del Museo diocesano (Mudi). L’iniziativa intitolata ”Il valore dei Beni culturali ccclesiastici nel mondo contemporaneo. Testimonianze del patrimonio storico-artistico dell’arcidiocesi di Taranto, avrà luogo mercoledì 7 febbraio alle ore 17.30,  nella sala delle vele del Circolo ufficiali della Marina Militare in piazza Kennedy 4.
foto G. Leva

La relazione si pone come una riflessione ad ampio raggio sul significato e sulle finalità del patrimonio culturale della Chiesa, costituito da beni che sono al contempo testimonianza di civiltà e di fede e rappresentano quindi anche una componente importante della missione di evangelizzazione e di promozione umana della Chiesa. Questi beni rappresentano non solo uno scrigno di valori artistici, un deposito di memoria a garanzia dell’identità cristiana, ma anche una cosa viva, alimento del presente , uno strumento della missione pastorale della chiesa. A Taranto rivestono un ruolo molto significativo la Biblioteca arcivescovile “Capecelatro”, l’Archivio storico diocesano (entrambi ubicati nel Palazzo arcivescovile) ed il Museo diocesano d’arte sacra, Mudi, la cui sede è l’ex seminario arcivescovile. Di rilevante interesse sono poi numerose chiese, prima fra tutte l’antica Cattedrale, custodi delle vicende storico artistiche e religiose della nostra comunità. La tutela e la valorizzazione di questi beni è affidata alla collaborazione tra Stato e Chiesa ma chiede oggi una collaborazione attiva della società civile, del volontariato  e degli enti pubblici, affinché questo immenso patrimonio venga meglio gestito e non vada disperso.

Messaggio del Santo padre

Messaggio per la Quaresima, Papa Francesco: “L’umanità brancola nel buio delle diseguaglianze e dei conflitti”

foto Siciliani-Gennari/Sir
02 Feb 2024

“Stiamo vedendo una terza guerra mondiale a pezzi, ma abbracciamo il rischio di pensare che non siamo in un’agonia, bensì in un parto; non alla fine, ma all’inizio di un grande spettacolo”. Si conclude così il Messaggio di papa Francesco per la Quaresima, diffuso oggi sul tema: “Attraverso il deserto Dio ci guida alla  libertà. “Quando ci manca la speranza vaghiamo nella vita come in una landa desolata, senza una terra promessa verso cui tendere insieme”, l’esordio del papa, secondo il quale “l’esodo dalla schiavitù alla libertà non è un cammino astratto”. “Anche oggi il grido di tanti fratelli e sorelle oppressi arriva al cielo”, il monito: “Chiediamoci: arriva anche a noi? Ci scuote? Ci commuove? Molti fattori ci allontanano gli uni dagli altri, negando la fraternità che originariamente ci lega”. Di qui l’attualità delle due domande poste dal santo padre nel suo viaggio a Lampedusa, a proposito della “globalizzazione dell’indifferenza”: “Dove sei?” e “Dov’è tuo fratello?”. “Il cammino quaresimale sarà concreto se, riascoltandole, confesseremo che ancora oggi siamo sotto il dominio del Faraone”, scrive Francesco: “È un dominio che ci rende esausti e insensibili. È un modello di crescita che ci divide e ci ruba il futuro. La terra, l’aria e l’acqua ne sono inquinate, ma anche le anime ne vengono contaminate. Infatti, sebbene col battesimo la nostra liberazione sia iniziata, rimane in noi una inspiegabile nostalgia della schiavitù. È come un’attrazione verso la sicurezza delle cose già viste, a discapito della libertà”. “Desidero un mondo nuovo? Sono disposto a uscire dai compromessi col vecchio?”, alcune domande poste dal papa: “La testimonianza di molti fratelli vescovi e di un gran numero di operatori di pace e di giustizia mi convince sempre più che a dover essere denunciato è un deficit di speranza”, sostiene Francesco: “Si tratta di un impedimento a sognare, di un grido muto che giunge fino al cielo e commuove il cuore di Dio. Somiglia a quella nostalgia della schiavitù che paralizza Israele nel deserto, impedendogli di avanzare. L’esodo può interrompersi: non si spiegherebbe altrimenti come mai un’umanità giunta alla soglia della fraternità universale e a livelli di sviluppo scientifico, tecnico, culturale, giuridico in grado di garantire a tutti la dignità brancoli nel buio delle diseguaglianze e dei conflitti”.

“Dio non si è stancato di noi”: ne è convinto il papa, che esorta a vivere questo tempo liturgico come “tempo di conversione, tempo di libertà”. ”A differenza del Faraone, Dio non vuole sudditi, ma figli. Il deserto è lo spazio in cui la nostra libertà può maturare in una personale decisione di non ricadere schiava”, precisa Francesco, secondo il quale “nella Quaresima troviamo nuovi criteri di giudizio e una comunità con cui inoltrarci su una strada mai percorsa”, anche se “questo comporta una lotta” contro “le menzogne del nemico”. “Più temibili del Faraone sono gli idoli”, il monito: “Potere tutto, essere riconosciuti da tutti, avere la meglio su tutti: ogni essere umano avverte la seduzione di questa menzogna dentro di sé. È una vecchia strada. Possiamo attaccarci così al denaro, a certi progetti, idee, obiettivi, alla nostra posizione, a una tradizione, persino ad alcune persone. Invece di muoverci, ci paralizzeranno. Invece di farci incontrare, ci contrapporranno”.

“Esiste però una nuova umanità, il popolo dei piccoli e degli umili che non hanno ceduto al fascino della menzogna”, la tesi del pontefice: “Mentre gli idoli rendono muti, ciechi, sordi, immobili quelli che li servono, i poveri di spirito sono subito aperti e pronti: una silenziosa forza di bene che cura e sostiene il mondo”. “È tempo di agire, e in Quaresima agire è anche fermarsi”, l’invito: “Fermarsi in preghiera, per accogliere la Parola di Dio, e fermarsi come il Samaritano, in presenza del fratello ferito. L’amore di Dio e del prossimo è un unico amore. Non avere altri dèi è fermarsi alla presenza di Dio, presso la carne del prossimo”. Per questo preghiera, elemosina e digiuno “non sono tre esercizi indipendenti, ma un unico movimento di apertura, di svuotamento: fuori gli idoli che ci appesantiscono, via gli attaccamenti che ci imprigionano”. “Allora il cuore atrofizzato e isolato si risveglierà”, garantisce Francesco: “Alla presenza di Dio diventiamo sorelle e fratelli, sentiamo gli altri con intensità nuova: invece di minacce e di nemici troviamo compagne e compagni di viaggio”.

“La forma sinodale della Chiesa, che in questi anni stiamo riscoprendo e coltivando, suggerisce che la Quaresima sia anche tempo di decisioni comunitarie, di piccole e grandi scelte controcorrente, capaci di modificare la quotidianità delle persone e la vita di un quartiere: le abitudini negli acquisti, la cura del creato, l’inclusione di chi non è visto o è disprezzato”: è la proposta del Papa, che in questa Quaresima invita ogni comunità cristiana ad “offrire ai propri fedeli momenti in cui ripensare gli stili di vita; darsi il tempo per verificare la propria presenza nel territorio e il contributo a renderlo migliore”. “Nella misura in cui questa Quaresima sarà di conversione, allora, l’umanità smarrita avvertirà un sussulto di creatività: il balenare di una nuova speranza”, assicura Francesco, che rivolge a tutti le parole indirizzate ai giovani nella Gmg di Lisbona: “Cercate e rischiate, cercate e rischiate. In questo frangente storico le sfide sono enormi, gemiti dolorosi”.

Missione

Piano Mattei, le voci dei missionari in Africa: “Qui i problemi sono altri”

foto Commissione europea
02 Feb 2024

di Ilaria De Bonis *

“La mia impressione sul Piano Mattei per l’Africa? A dir il vero io penso che siamo tutti, nel mondo, a caccia di energia, minerali e materiali nuovi e rari. L’Italia si sta affacciando forse un po’ in ritardo rispetto a Paesi che sfruttano le risorse africane da decenni. Probabilmente aveva bisogno di arrivarci con un approccio diverso e una ‘faccia più pulita’, ma l’obiettivo neanche troppo nascosto, a me pare evidente”. Questo è – secondo don Davide Marcheselli (nella foto a sinistra), sacerdote diocesano bolognese associato ai saveriani in missione in sud-Kivu, nella Repubblica democratica del Congo – uno degli obiettivi del Piano Mattei per l’Africa, presentato il 29 gennaio scorso a Roma, durante il summit Italia-Africa.
Il Piano – di cui si è discusso nei giorni scorsi in Senato tra il governo italiano, le istituzioni Ue e numerosi leader africani – prevede una maggiore collaborazione tra Italia e Africa, con il supporto “esterno” dell’Unione europea, in particolare in cinque ambiti: istruzione e formazione; agricoltura; salute; energia; acqua.

foto Youtube MissioBologna

Don Marcheselli obietta “la fumosità del documento” e il fatto che non si faccia nessun accenno, in termini critici, al passato coloniale italiano. “Anche se l’Italia dice di avere una storia coloniale relativamente gentile, sappiamo che questa storia è estremamente negativa con dei passati tragici – ricorda –. Inoltre, il nostro Paese ha sempre collaborato con un Occidente che in Africa non ha buona fama”.
Non torna, poi, a don Davide il fatto che missionari, cooperanti e società civile africana non siano stati coinvolti nell’iniziativa italiana.“Al summit di Roma ha preso parte l’altro Congo, il Congo Brazaville, non la Repubblica Democratica del Congo, dove io vivo, ma in ogni caso, davvero sono stupito del fatto che nulla di questo Piano Mattei, nel corso dei mesi, sia giunto alle nostre orecchie di missionari e diocesi in Africa”.
E aggiunge: “Se se ne è parlato probabilmente lo avranno fatto a livelli alti di governo, o di ambasciate, però nessuno ha mai preso contatto con noi, con la popolazione locale o la società civile oppure con i missionari”.

foto pagina Facebook E.M.

Un altro missionario stavolta in Kenya, fra Ettore Marangi, francescano, da Nairobi dice: “Per ora a me pare una grande operazione di propaganda, perché i problemi cui vuole far fronte non sono prettamente africani, ma interessano principalmente l’Europa e l’Italia nello specifico. Ci si preoccupa di frenare l’immigrazione verso l’Italia e di assicurarsi l’approvvigionamento di gas ed energia”.
Fra Ettore ricorda che “in Kenya l’Eni investe nei biocarburanti: è etico questo in un contesto in cui la gente non può mangiare?”. Nello slum di Nairobi nel quale fra Ettore vive e opera, le case sono bidonville fatte di lamiera e terra e la povertà raggiunge livelli preoccupanti. Il Paese avrebbe bisogno di grandi investimenti in spesa pubblica, cosa che i fondi italiani, che per ora ammontano a 5 miliardi di euro, non possono garantire.
Inoltre, sia il francescano sia don Marcheselli fanno notare la presenza al vertice di Roma di leader e capi di governo non esattamente democratici: “Al summit c’era il presidente dell’Eritrea, Afewerki, che sappiamo essere un dittatore spietato. Ricordiamo che si tratta di una ex colonia italiana e che l’Italia ha interessi lì come in Somalia”, dice Marangi.
Era poi presente il presidente tunisino Kais Saied che ha affrontato a suo modo l’emergenza migranti in Tunisia. L’approccio, secondo i due missionari, avrebbe bisogno di una “visione di collaborazione, coinvolgimento e democrazia auspicabili”.

*redazione Popoli e Missione

Sport

Taranto, niente scherzi col Monterosi

foto G. Leva
02 Feb 2024

di Paolo Arrivo

Non sempre il campo esprime il valore reale delle squadre. Così, con un pizzico di fortuna in più, con maggiore lucidità, il Taranto avrebbe potuto portare a casa una partita che lo aveva visto per due volte rimontare sul forte avversario; archiviata la sfida col Benevento, terminata pari, c’è da pensare alla prossima imminente gara. Domani sera allo Iacovone arriva il Monterosi Tuscia. L’obiettivo non può che essere la vittoria contro il fanalino di coda della serie C – girone C. Ma per lo stesso ragionamento (non sempre vince il più forte) c’è da stare in campana. Il match si giocherà in prima serata alle ore 20.45.

Il match Taranto-Monterosi preceduto dai colpi di mercato

L’organico è stato completato. L’ultimo colpo di mercato ha portato in riva allo Jonio Riccardo Ladinetti, con la formula del prestito da Catania: il centrocampista cresciuto nelle giovanili del Cagliari ha fatto esordio in serie A. Un volto già noto alla tifoseria ionica è quello di Simone Simeri. Che appena arrivato, ha segnato: un esordio bagnato con l’esultanza sotto la Curva, è stato per lui emozionante. Un nuovo calciatore rossoblu è Mirko Miceli. Il quale è andato a rinforzare il reparto difensivo. A centrocampo Federico Valietti, esterno tutto fascia, può assicurare corsa e gamba.

Il sogno a lungo accarezzato dal Taranto è stato quello di Filippo Falco. Si sapeva che sarebbe stato quasi impossibile che il calciatore, in forza alla Stella Rossa Belgrado, potesse scendere di categoria per giocare nella città in cui è nato. Le ultime ore non hanno avuto l’esito sperato. In futuro, mai dire mai. Una certezza è Antonio Matera, che è stato acquistato dalla Turris: il centrocampista 27enne, nato a San Severo, ha fatto anche la serie B. Chi ha lasciato il capoluogo ionico è Daniel Hysaj: la società ha comunicato di aver risolto consensualmente il rapporto contrattuale con il difensore italo-albanese cresciuto nelle giovanili del Napoli.

Il campionato

La 24esima giornata della Lega Pro è spalmata in due giornate. Si gioca oggi e domani 3 febbraio – l’unico match della domenica è Benevento-Brindisi. Il Taranto occupa il settimo posto in classifica ma la stessa è corta ai quartieri alti. L’Avellino, infatti, che è secondo, dista tre punti soltanto. Nel mezzo ci sono Benevento, Picerno, Crotone e Casertana. A rischiare di più tra queste è il Crotone impegnato sul campo di Sorrento. Gli ionici devono sconfiggere il Monterosi e guardarsi le spalle proprio dai campani, che hanno gli stessi punti del Cerignola, impegnato a Castellammare di Stabia contro la capolista del torneo. Gli uomini allenati da Eziolino Capuano devono pensare a restare nella zona playoff. Come ha dichiarato Simeri, sebbene fosse la salvezza l’obiettivo iniziale del Taranto, sognare non costa nulla. Perché questo organico rinforzatosi con gli ultimi colpi di mercato non è inferiore alle altre squadre. Non lo è qualitativamente né caratterialmente, grazie all’impronta data da mister Capuano.

L’ultimo match allo Iacovone, Taranto-Benevento, nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Popolo in festa

Statte, nel segno di San Girolamo

02 Feb 2024

di Angelo Diofano

Domenica 4 febbraio iniziano a Statte i festeggiamenti in onore di San Girolamo Emiliani a cura della omonima comunità parrocchiale; durante la santa messa celebrata alle ore 18 da don Luisantonio Antonazzo (vicario parrocchiale al Cuore Immacolato di Maria) ci sarà l’intronizzazione del venerato simulacro.

Da lunedì 5 a mercoledì 7, alle ore 18, il triduo sarà predicato da padre Carlo Tempestini, somasco, già superiore alla Casa del fanciullo a Martina Franca, invitato dal parroco don Luciano Matichecchia per testimoniare il profondo legame che ancora persiste con quell’ordine religioso, al quale l’arcivescovo mons. Guglielmo Motolese volle affidare la parrocchia sin dalla sua istituzione.

Lunedì 5, al termine della celebrazione, ci sarà la benedizione del nuovo ostensorio, che sarà utilizzato per l’adorazione eucaristica che si tiene ogni giovedì per tutta la giornata, insieme alle confessioni.

Martedì 6, alle ore 18.30, è prevista la testimonianza sulla vita e l’opera degli aggregati alla congregazione somasca a cura della consacrata laica Meri Dell’Atti. La relatrice svolge la sua opera nelle case famiglia dove si accolgono i bambini in affido, secondo le finalità dell’ordine religioso fondato da San Girolamo che, com’è noto, è patrono degli orfani e della gioventù abbandonata, come decretato da Pio XI nel 1928.

Mercoledì 7, alle ore 17.30, celebrazione dei primi vespri della festa di San Girolamo; dopo la santa messa, venerazione della reliquia del santo, proveniente proprio da Somasca (in provincia di Lecco), dove nel mese di giugno la comunità stattese effettuerà un pellegrinaggio visitando luoghi dove il santo ha vissuto.

Giovedì 8, solennità di San Girolamo, sempre alle ore 18, santa messa solenne presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero con il rito della benedizione dei bambini, con la preghiera composta proprio dal santo, e la consegna dell’acqua benedetta, in ricordo del miracolo ottenuto per sua intercessione per dissetare un villaggio nei pressi di Somasca.

La feste esterna, infine, si terrà a maggio.

Associazionismo cattolico

Oltre 500 bambini e ragazzi, domenica scorsa a Taranto, alla ”Festa della Pace”

02 Feb 2024

di Angelo Diofano

Oltre cinquecento ragazzi e bambini dell’Acr, assieme alle loro famiglie e agli educatori, hanno partecipato domenica mattina a Taranto alla “Festa della Pace”. L’iniziativa si è svolta nell’ambito de “La Pace in testa”, che ha visto sabato sera lo svolgimento di una fiaccolata silenziosa per le vie di Martina Franca con gli adulti e i giovani di Azione Cattolica, alla presenza del sindaco Gianfranco Palmisano.

La “Festa della Pace” ha avuto inizio con la santa messa nella chiesa di Santa Teresa del Bambino Gesù, presieduta da don Luciano Matichecchia, assistente di Acr, assieme a mons. Paolo Oliva, vicario episcopale per il laicato, mons. Carmine Agresta, assistente unitario di Azione Cattolica, e a don Francesco Maranò, assistente giovani di Azione Cattolica.

Al termine è stato inviato un video-saluto all’arcivescovo mons. Ciro Miniero (al quale egli ha prontamente risposto) che avrebbe dovuto presiedere la celebrazione ma che vi è stato impedito da problemi di salute.

Quindi ha avuto luogo per le vie del quartiere una marcia gioiosa, conclusasi nel piazzale Federico Fellini (Parco archeologico delle mura greche) con la lettura di preghiere per la pace e momenti di gioco e di animazione.

Ecclesia

Disabilità: un rapporto getta luce sulle famiglie disagiate

Quasi una famiglia su quattro non ha una rete su cui contare e altrettante non hanno ricevuto aiuti o non ne hanno dati

foto Sir-Marco Calvarese
01 Feb 2024

di Riccardo Benotti

Rinchiuse dentro mura relazionali, istituzionali e di contesto. Le famiglie che versano in una situazione di povertà, e in cui è presente una o più persone con disabilità, vivono in una condizione di isolamento. Ma non solo. Quasi una famiglia su quattro non ha una rete su cui contare e altrettante non hanno ricevuto aiuti o non ne hanno dati. A dirlo è la ricerca “Disabilità e povertà nelle famiglie italiane”, condotta da Cbm Italia, organizzazione umanitaria impegnata nella prevenzione e cura della cecità e della disabilità e nell’inclusione nel Sud del mondo e in Italia, insieme alla Fondazione Emanuela Zancan Centro studi e ricerca sociale, presentata a Roma nell’archivio della presidenza della Repubblica. In letteratura, viene riconosciuto che le persone con disabilità presentano un maggiore rischio di povertà o esclusione sociale. In Italia al momento mancano però indagini continuative in merito e quella proposta dalla Cbm e dalla Fondazione offre un ambito di conoscenza utile non solo alla ricerca sociale ma soprattutto alla politica.

Basata su un campione composto da 272 persone, raggiunte da un questionario, la ricerca è arricchita anche da 57 interviste qualitative. Nelle risposte emerge come gli aiuti richiesti non siano di natura economica, bensì servizi “umanizzati”, sia per la persona con disabilità sia per i familiari, che siano in grado di mettere la persona al centro, per una presa in carico globale. Ma in particolare le famiglie coinvolte nello studio percepiscono e vivono in una condizione di isolamento: una su sei non riceve alcun supporto dalle istituzioni e una su quattro non può contare su una rete informale fatta di amici, parenti non conviventi o volontari. Basti pensare che oltre il 70% non può contare su una rete di amici per il supporto (materiale e immateriale) e il 55% non partecipa ad associazioni di supporto alla disabilità, in particolare dove si registra un basso livello educativo. L’isolamento deriva infatti anche dalla scarsa conoscenza delle opportunità esistenti e dalla poca consapevolezza dei propri diritti.

Dalle istituzioni, le persone vorrebbero maggiore supporto. “La politica e il governo hanno il compito di saper ascoltare. Nessuno di noi cammina con la verità in tasca”, osserva Maria Teresa Bellucci, viceministra del Lavoro e delle politiche sociali. “Il governo – prosegue – non basta da solo e non basta a trovare per l’attuazione di tutti i valori”. La viceministra ricorda come lo scorso 25 gennaio abbia portato in Consiglio dei ministri il decreto legislativo per realizzare la riforma per gli anziani non autosufficienti: “In un tempo record – osserva – abbiamo stanziato delle risposte iniziali di oltre un miliardo di euro, non creando maggiori debiti, ma individuando in ogni cassetto dei risparmi che giacevano nelle casse dello Stato. Per tutta la legislatura continueremo a costruire insieme ai soggetti coinvolti le istituzioni fondamentali”.

“La prima istanza di cura è conoscere le condizioni”, ricorda mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei. “Per conoscere – prosegue nel videomessaggio trasmesso – bisogna interrogare e serve che ogni uomo e ogni donna possa raccontare i propri disagi”. Il mondo, secondo mons. Baturi, può cambiare con l’educazione “con gli strumenti dell’analisi, le proposte, la politica e le tante azioni individuali che permettono di coordinare i tessuti esistenziali a favore dei fratelli”.

A proposito del rapporto, suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della Cei, commenta come “alcuni numeri facciano veramente paura” e per questo è necessario trarre delle indicazioni, come per esempio, dare informazioni chiare sulle reti di supporto alle famiglie sin dalle sale d’aspetto degli ospedali o nelle strutture sanitarie dove ricevono le diagnosi.

“La povertà è la carenza di fare rete – afferma – perché bisogna rubare le informazioni. In questi anni sono nati alcuni progetti che hanno fatto rete. Alcuni sono sul durante e dopo di noi, altri nascono con le associazioni. Si cerca di accompagnare le varie risposte. Con le scuole professionali, per esempio, stiamo cercando di formare dei quadri perché le persone con disabilità possano lavorare. Questo si può fare se si fa rete e se si mette in moto una sana creatività che esce dalla pastorale delle bandiere e parte dall’ascolto reale”.

“Più che uno studio, è stato un ascolto”, spiega infine Massimo Maggio, direttore generale di Cbm Italia. “Ci siamo messi – prosegue – in questo atteggiamento dando la parola alle persone con la consapevolezza che ascoltare è più che sentire. L’opera di ascolto è passata attraverso una metodologia che ha coinvolto persone che vivono in famiglia e in una condizione di disagio. Le quattro evidenze richiamano quanto sia necessario mettere al centro la persona con disabilità con un approccio multidimensionale, a 360 gradi, per uscire dall’assistenzialismo, abbandonando la gabbia diagnostica che comprime spesso la persona con disabilità. Le indicazioni offerte dalla ricerca sono orientate a creare le condizioni per abbattere i muri che isolano, investire in servizi promotori di umanità, riconoscere di valorizzare la capacità di ogni persona, promuovere realtà inclusive”. In finale “la ricerca – conclude – vuole essere uno strumento di supporto per le organizzazioni, le istituzioni e chi lavora per promuovere una cultura dell’inclusione”.

 

Popolo in festa

Alla San Pasquale le altre iniziative per sant’Egidio

01 Feb 2024

di Angelo Diofano

Sant’Egidio, in corso alla San Pasquale Baylon le solenni celebrazioni in onore di Sant’Egidio da Taranto, sul tema “Amate Dio, Amate Dio”, che si concluderanno mercoledì 7 febbraio, giorno del suo “dies natalis”, cioè la nascita al cielo, avvenuta il 7 febbraio 1812 a Napoli.

Ieri, mercoledì 31 gennaio, nel corso della santa messa di apertura presieduta da mons. Giovanni Chiloiro, parroco al Cuore Immacolato e assistente diocesano dell’Unitalsi, ha benedetto i 27 pellegrini della San Pasquale che il 9 febbraio si recheranno a Lourdes, accompagnati dal parroco padre Vincenzo Chirico.

Venerdì 2 febbraio alle ore 18.30 presiederà l’eucarestia mons. Marco Gerardo, vicario foraneo e parroco al Carmine, a chiusura del tempo di grazia vissuto in occasione dell’ottavo centenario del presepe di Greccio, voluto da San Francesco d’Assisi.

Sabato 3 febbraio, dopo la santa messa, alle ore 19.30 si terrà l’incontro con il responsabile provinciale dei frati minori, fra Giuliano Santoro, sul tema “Missione e missionarietà oggi”. Nella stessa giornata e l’indomani, domenica 4, avrà luogo il mercatino del dolce per sostenere le spese relative al rifacimento della copertura del tetto della chiesa.

Sport

Benedetta Pilato, l’alba dell’anno olimpico sorge a Doha

01 Feb 2024

di Paolo Arrivo

L’obiettivo più grande è il sogno a cinque cerchi. Ovvero le Olimpiadi, che si terranno questa estate a Parigi, dal 26 luglio all’undici agosto: l’appuntamento al quale Benedetta Pilato vorrà farsi trovare pronta, carica. Adesso però ci sono i Mondiali di nuoto Fina. E la prima grande competizione del 2024, al via domani due febbraio in Qatar (Doha), non può essere un intralcio per gli atleti impegnati nella preparazione, ma una tappa d’avvicinamento agli stessi Giochi olimpici – metterà in palio anche quote olimpiche. L’auspicio è che la fuoriclasse di Taranto possa onorare al meglio il primo dei tre grandi impegni del 2024. Un anno straordinario che, tra i Mondiali e le Olimpiadi, prevede anche la collocazione degli Europei, in programma dal 10 al 23 giugno a Belgrado. Colpa della pandemia se il calendario è stato stravolto negli ultimi anni e gli atleti sono costretti a un tour de force evitabile. Tanto che in questi campionati mondiali tanti big mancheranno, dai cinesi agli americani.

Chiara Tarantino come Benedetta Pilato

Benny non sarà l’unica pugliese a prendere parte ai 21esimi campionati mondiali. Con lei, tra le donne, c’è anche Chiara Tarantino – tra gli uomini, i fratelli baresi Marco e Luca De Tullio. La leccese nativa di Corato (classe 2003), campionessa italiana nei 100 metri stile libero, è al suo terzo mondiale, e punta senz’altro a ben figurare. Ovvero a entrare nel lotto delle finaliste nella stessa specialità. Anche lei come Benedetta Pilato è costretta a fare sacrifici per poter eccellere nella sua disciplina: per potersi allenare su vasca olimpionica da 50 metri l’atleta tesserata per il gruppo sportivo delle Fiamme Gialle e per la società In Sport Rane Rosse è costretta a raggiungere Bari, l’unica struttura disponibile in Puglia, quella del Centro universitario sportivo. La storia si ripete. E certi sforzi supplementari finiscono col condizionare la vita dell’atleta, sino a fargli compiere scelte radicali.

La squadra azzurra

Gli atleti convocati sono 34: 20 uomini e 14 donne. Si tratta di una squadra capace di tenere insieme esperienza e novità. Nove gli esordienti. Tra i grandi assenti ci sono Margherita Panziera e Thomas Ceccon il quale, vincitore della medaglia d’oro nei 50 dorso ai Mondiali di Fukuoka della scorsa estate, sta recuperando da un infortunio alla mano. Non ci sarà neanche il campione Gregorio Paltrinieri che avendo già strappato il pass per le Olimpiadi ha deciso di rinunciare alla 10 km di fondo per lasciare il posto a Domenico Acerenza e a Dario Verani. La fase clou dei Mondiali si vivrà nella seconda settimana, quando prenderanno il via le attività in vasca lunga, per concludersi il diciotto febbraio. Le gare saranno trasmesse in diretta televisiva su RaiSport e in streaming su RaiPlay. Un motivo in più per assistere alle prove di quanti parteciperanno e non si risparmieranno. Magari, in mezzo a tanti volti nuovi, per apprezzare le imprese e le sorprese che non mancano mai.

Le Quarantore allo Spirito Santo

01 Feb 2024

di Angelo Diofano

La comunità parrocchiale dello Spirito Santo (in zona Taranto 2) si appresta  a vivere le Solenni Quarantore – che si terranno da giovedì 8 a sabato 10 febbraio -, giornate eucaristiche che accompagneranno al cammino quaresimale.

Le catechesi serali saranno tenute da Valentina Angelucci, liturgista e dottoranda al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, che costituiranno occasione per comprendere i valore e il significato della celebrazione eucaristica, come appunto ne suggerisce il tema: “Nell’ascolto della Parola e nello spezzare il Pane, la Chiesa riconosce e celebra il suo Signore”.

Questo il programma reso noto dal parroco don Francesco Tenna:

Giovedì 8: ore 8, santa messa ed esposizione del Santissimo Sacramento; ore 11.30, Ufficio delle Letture e Angelus; ore 15, coroncina della Divina Misericordia; ore 17, santo rosario meditato e litanie al Santissimo Sacramento; ore 18, santa messa; ore 19, catechesi;  seguire, adorazione eucaristica; ore 21, compieta.

Venerdì 9: ore 8, santa messa ed esposizione del Santissimo Sacramento; ore 11.30, Ufficio delle Letture e Angelus; ore 15, coroncina della Divina Misericordia; ore 17, santo rosario meditato e litanie al Santissimo Sacramento; ore 18, santa messa; ore 19, catechesi;  seguire, adorazione eucaristica; ore 21, compieta.

Domenica 10: ore 8, santa messa ed esposizione del Santissimo Sacramento; ore 11.30, Ufficio delle Letture e Angelus; ore 15, coroncina della Divina Misericordia; ore 17, santo rosario meditato e litanie al Santissimo Sacramento; ore 18, santa messa e chiusura solenne delle Quarantore.