Diseguaglianze territoriali

Dipendenze, Caterina Pozzi: “Autonomia differenziata disastrosa per comunità terapeutiche”

La presidente del Coordinamento nazionale racconta l’evoluzione del fenomeno e di pari passo delle comunità di accoglienza, con le sfide di oggi

foto Siciliani Gennari-Sir
11 Apr 2024

di Gigliola Alfaro

Quarant’anni di storia, a fianco di chi, nella vita, ha problemi di marginalità, per scelte sbagliate. “Il Cnca è una realtà che, nei suoi quarant’anni di storia, ha visto come protagoniste tante comunità terapeutiche”, dice la presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), Caterina Pozzi. Pozzi ci spiega che un principio cardine è sempre stato “mettere al centro la persona, il suo progetto di vita, la sua capacità di autodeterminare la propria storia”. E l’importanza di coinvolgere la persona nel proprio percorso.

foto Caterina Pozzi

In questo lungo arco di tempo è cambiata e come la vostra mission?

Il Cnca ha più di 40 anni e da subito si è occupato di giovani che avevano, soprattutto negli anni ’80, dipendenza da eroina. Ad oggi nella Federazione sono attive 196 comunità, delle quali tre quarti residenziali e un quarto semi-residenziali, che nel 2023 hanno accolto 2.376 persone. Più della metà delle nostre comunità sono sotto i 15 posti, l’altra metà tra i 15 e i 30, ne abbiamo solo 2 oltre i 30 posti: come modello in tutti questi anni abbiamo tenuto la centralità di progetti di intervento su misura delle persone; e se i numeri sono piccoli più si riesce ad avere una relazione forte, stringente con le persone. Uno dei motori principali del funzionamento della comunità è costruire dei luoghi sani, con relazioni forti, con la possibilità delle persone di sperimentarsi in modelli di funzionamento diversi da quelli che hanno trovato fuori fino a quel momento. Inoltre, oggi abbiamo una consapevolezza in più rispetto all’inizio: noi non salviamo nessuno, accompagniamo per un pezzo le persone. Il tema della ricaduta come facente parte di un percorso è ormai assimilato nelle nostre comunità. Una volta quando una persona cadeva voleva dire che aveva fallito e avevamo fallito anche noi, invece anche la ricaduta fa parte del percorso di vita delle persone. Comunque, dalle prime esperienze rivolte alle persone dipendenti da eroina, siamo arrivati oggi a una molteplicità di servizi che rispondono a situazioni e bisogni diversi: persone che hanno una dipendenza da cocaina o da più tipi di sostanze, persone che hanno anche una seria problematica psichiatrica, coppie tossicodipendenti con o senza figli, persone provenienti dal carcere…Un’evoluzione dei servizi che è stata sempre mossa da un principio cardine: mettere al centro la persona, il suo progetto di vita, la sua capacità di autodeterminare la propria storia.
Anche per questo i percorsi che proponiamo sono flessibili, senza obiettivi predeterminati dall’esterno una volta per tutte. È necessario creare strutture intermedie che diano risposte diverse a bisogni differenti, che accompagnino le persone verso livelli di autonomia diversi, che ispirino soluzioni nuove: residenzialità leggere, servizi domiciliari, nuove forme di reinserimento lavorativo.

Mi diceva che ci sono in comunità anche persone dalle carceri…

Sì, il 22% delle persone che accogliamo viene dal carcere, questo è un altro dato importante. Ma esprimo la paura che le comunità possano essere considerate delle micro carceri private, mentre le comunità sono per noi spazi di scelta delle persone e anche di costruzione di percorsi di libertà.Questo non vuol dire che non abbiamo in mente che ci siano processi formali a cui dobbiamo sottostare, ma vorremmo avanzare la richiesta di provare a capire insieme alle istituzioni quali innovazioni sono possibili nel rapporto con il carcere per le persone che scelgono di venire in comunità. L’altra criticità è che a non tutte le persone viene data la possibilità di entrare in comunità, dipende dal rapporto con i vari penitenziari, dipende dalle regioni.

Quali sono le sfide che oggi avete dinanzi come comunità terapeutiche?

La prima sfida è quella di lavorare il più possibile e il prima possibile con il territorio fuori. Se una volta chi entrava in comunità ci restava un anno e mezzo prima di iniziare a uscire, oggi fin da subito le persone che entrano nelle nostre comunità hanno bisogni sanitari e sociali da soddisfare, quindi la comunità deve essere capace di rapportarsi con il territorio circostante, con le agenzie formative, le agenzie di lavoro, le aziende, con tutta la parte più sociale, per una casa, per la costruzione di co-housing, per un abitare sostenuto. Dunque, una comunità che è sempre meno chiusa in se stessa, ma sempre più aperta sul territorio, per dare delle risposte alle persone. Altro elemento fondamentale è la compartecipazione delle persone nella costruzione dei loro percorsi, la centralità della persona nel proprio percorso è fondamentale. Per esempio, stiamo approfondendo come lo strumento del budget di salute possa essere portato dalla psichiatria all’interno delle dipendenze patologiche. Tutto questo insieme al sistema dei servizi. Il nostro lavoro è fatto insieme ai Sert che purtroppo oggi – un po’ come le comunità terapeutiche – sono poco sostenuti a livello economico. Dobbiamo fare un lavoro sia noi sia i Sert per riuscire ad arrivare a tantissime persone che non solo hanno problemi di dipendenza ma non hanno ancora sviluppato la consapevolezza del loro problema e che arrivano ai Sert e anche a noi solo quando sono già a rischio di marginalità. Gli studi dicono che le persone arrivano ai servizi dopo dieci anni di consumo e di dipendenza. Oggi non ci sono solo il consumo e la dipendenza da eroina, ma anche da cocaina e altre sostanze ed è importante stare al passo con fenomeni che cambiano. Le comunità terapeutiche vivono un’evoluzione per far fronte alla continua trasformazione del fenomeno del consumo e dell’abuso delle sostanze stupefacenti, un’evoluzione che per noi vuole comunque stare all’interno di un quadro valoriale che abbiamo sempre avuto: penso alle nostre campagne nel tempo, ad esempio “Educare e non punire”, “Non incarcerate il nostro crescere”.

L’autonomia differenziata quanto peserà sulle comunità terapeutiche?

L’autonomia differenziata può solo peggiorare una situazione che è già complessa. Già per le dipendenze – noi lo diciamo sempre anche attraverso la Fict e l’Intercear – abbiamo 21 sistemi di accreditamento diversi e con situazioni molto diverse da regione a regione: ad esempio, la Lombardia ha 13 tipologie di comunità e la Calabria ne ha solo 2; questo significa che c’è una possibilità di avere garantiti dei diritti in maniera diversa se abiti a Milano piuttosto che a Reggio Calabria, se sei una mamma tossicodipendente con un bambino in alcune regioni hai la possibilità di entrare in una comunità che accoglie mamme con bambini e in altre regioni no e sei obbligata magari a spostarti anche di 500/600 chilometri. Ci sono, poi, le comorbilità, il tema delle doppie diagnosi: in alcune regioni ci sono dei percorsi per accreditamenti specifici per questi casi e in altre no. L’Intesa sui criteri di sicurezza e qualità delle comunità terapeutiche approvata recentemente in Conferenza Stato-Regioni, primo atto normativo che definisce criteri sostanzialmente omogenei per quanto riguarda i requisiti di accreditamento delle diverse strutture, è un primo passo nella giusta direzione, ma non prevede nulla in merito alle risorse per attuare quanto indicato nel testo. Rispetto a queste problematiche già esistenti l’autonomia differenziata può farle esplodere e aumentare ancora di più; questo è vero per tutta la sanità, a maggior ragione perle dipendenze, anche partendo da una realtà ancora più disomogenea. Per cui noi siamo preoccupatissimi in generale e nello specifico per il mondo della dipendenza e delle comunità l’autonomia differenziata sarà un disastro.

Santa messa per i “vespisti” a Talsano

11 Apr 2024

di Angelo Diofano

L’associazione Vespa club Lizzano, in collaborazione con la parrocchia Maria SS.ma del Rosario di Talsano, organizza un raduno “vespistico” che si terrà a Talsano domenica 14 aprile.
Il programma prevede la partenza da Lizzano del gruppo locale di motociclisti che man man raccoglierà aderenti e simpatizzanti delle due ruote da tutti i paesi che saranno attraversati. All’arrivo a Talsano, l’accoglienza del parroco don Armando Imperato che, munito di regolamentare casco, salirà su un mezzo al seguito delle moto lungo il corso principale. Alle ore 10 l’arrivo alla chiesa del Rosario dove alle ore 10.30 sarà celebrata la santa messa, durante la quale il parroco impartirà la benedizione ai partecipanti. Al termine, attorno alle ore 11.15 ci sarà la benedizione delle moto schierate sul sagrato cui seguirà il corteo festoso lungo corso Vittorio Emanuele.

Ecclesia

Card. Zenari (nunzio): “Le notizie sulla Siria non vendono più. Dimenticati da media e comunità internazionale”

foto: Coopi Cooperazione internazionale
11 Apr 2024

di Patrizia Caiffa

“Le notizie sulla Siria non vendono più, ora si parla solo di Gaza e Ucraina. Siamo stati dimenticati dai media e dalla comunità internazionale. Ma da noi le bombe continuano a cadere”: parla senza filtri e a ruota libera il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria dal 2008, in questi giorni a Grado per partecipare al 44° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, a cui partecipano 600 delegati da tutta Italia. Durante una delle quattro assemblee tematiche della mattinata snocciola le cifre che descrivono un Paese distrutto dal conflitto e dalla povertà (il 15 marzo il conflitto è entrato nel 14° anno), con 16,7 milioni di persone (i tre quarti della popolazione) che sopravvivono solo grazie agli aiuti umanitari. Il 90% della popolazione è sul lastrico. Mezzo milione di morti (tra cui 29.000 bambini) e 12 milioni di persone fuggite, tra cui 7 milioni di sfollati interni. Tra le persone in fuga ricorda la nota emorragia della minoranza cristiana (compresi gli ortodossi): prima della guerra erano 2 milioni e ora sono diventati 500.000. Nella sola Aleppo i cristiani erano 150.000, ora sono meno di 30.000. Si tratta di Chiese antiche e apostoliche che soffrono per l’emigrazione di persone, spesso altamente qualificate, che difficilmente torneranno. Ogni giorno lasciano la Siria 500 cristiani siriani, principalmente verso la Germania o il Canada. “La nostra più grande ferita è veder partire i cristiani”, afferma. “Vediamo queste Chiese morire. Per noi è un’altra bomba. So che prima o poi i cristiani torneranno per lavorare, magari da altri Paesi come l’America Latina, ma non saranno gli stessi che seguono i riti antichi”.

Il cardinale Zenari al 44° convegno nazionale delle Caritas diocesane a Grado – foto Patrizia Caiffa/Sir

Finora la minoranza cristiana in Siria non ha subito vere e proprie persecuzioni e vede garantita la libertà di culto. Possono costruire chiese e praticare liberamente i culti. Un po’ perché la stessa famiglia di Bashar al-Assad, che detiene il potere da una cinquantina di anni, appartiene ad una minoranza (alawita), ma anche perché, fa notare il cardinale Zenari, “i musulmani siriani mettono la religione al primo posto e sono molto rispettosi nei confronti della ‘gente del libro’, ossia ebrei e cristiani. Certo è un do ut des: le Chiese hanno la libertà ma non potranno mai dire una parola contro il governo. Sono obbligate ad appoggiarlo pur di sopravvivere”. Gli unici episodi violenti sono state le sparizioni di alcuni sacerdoti, tra cui il gesuita padre Paolo Dall’Oglio, fondatore di Deir Mar Musa al-Habashi, rapito nel 2013; le profanazioni di altari e altri simboli sacri. “Ma non c’è mai stato un bagno di sangue contro i cristiani”.

Sul fronte del conflitto interno – che si è acceso dopo le primavere arabe del 2011 – sul territorio siriano sono oggi presenti “cinque eserciti stranieri: Russia, Usa, Turchia, Iran e Hezbollah. A questi si sono aggiunti i raid di Israele. Prima colpivano solo di notte, adesso a tutte le ore del giorno, in maniera molto precisa. Il governo non ha la forza di tenere a bada questi eserciti ma la situazione è seria, non c’è da scherzare”, afferma. Oggi, 10 aprile, le Forze di difesa israeliane hanno compiuto un nuovo raid aereo contro una ”infrastruttura militare” usata dal gruppo libanese di Hezbollah in Siria. Un paio di settimane fa Israele ha colpito il consolato dell’Iran a Damasco, uccidendo sette comandanti dei Guardiani della rivoluzione islamica, tanto che la Repubblica islamica ha minacciato ritorsioni. In questi giorni otto appartenenti a una milizia filo-iraniana sono stati uccisi a coltellate nella città di al-Mayadin, nella Siria orientale; viene indicato l’Isis come probabile responsabile dell’attacco.

“Se si continua di questo passo temo una escalation internazionale. Dal 7 ottobre ad oggi ci sono stati più di 50 attacchi sul suolo siriano”, dice al Sir. Secondo il nunzio in Siria per trovare una soluzione al conflitto, “devono muoversi tre Paesi: Damasco, Washington e Bruxelles”. “Soprattutto l’Europa potrebbe fare di più. E gli europei possono aiutarci scegliendo per chi votare alle prossime elezioni. Anche l’Italia, che ha un inviato speciale in Siria, potrebbe giocare le sue carte speciali.
Serve una soluzione politica al conflitto”.

Le assemblee tematiche del 44° Convegno nazionale delle Caritas diocesane – foto Caritas italiana

Incidente sul lavoro

Esplosione centrale idroelettrica nel bolognese, Deandri (Anmil): “Scommettere sulla sicurezza e smuovere le coscienze di tutti”

foto Ansa-Sir
11 Apr 2024

di Gigliola Alfaro

Tre morti, quattro dispersi e diversi feriti: sono le vittime dell’esplosione alla centrale idroelettrica dell’Enel Green Power di Bargi sul lago di Suviana, una delle più potenti dell’Emilia Romagna, avvenuta il 9 aprile. Subito, appresa la notizia, l’arcivescovo di Bologna, card. Matteo Zuppi, impegnato a Roma, e la Chiesa di Bologna hanno espresso “vicinanza e cordoglio” alle famiglie delle vittime, alla comunità di Camugnano, e hanno assicurato preghiere per i morti, per i feriti e per i dispersi. L’arcivescovo ha reso presente la sua vicinanza anche attraverso le telefonate che il vicario generale per la Sinodalità, mons. Stefano Ottani, ha fatto a Marco Masinara, sindaco di Camugnano, e a don Emanuele Benuzzi, parroco di Castel di Casio, esprimendo la partecipazione e offrendo e la disponibilità per qualsiasi tipo di bisogno, sostegno e necessità.

L’ennesimo gravissimo si aggiunge alla drammatica lista di infortuni lavorativi, un fenomeno che non accenna a diminuire, come rilevato dagli Open Data Inail, i cui dati evidenziano che in Italia nei soli primi 2 mesi del 2024 le denunce d’infortunio sono state 92.711, aumentando del 7,2% rispetto allo stesso periodo del 2023. Allo stesso modo, le denunce dei casi mortali, sempre nel periodo gennaio-febbraio, sono passate da 87 nel 2023 a 105 nel 2024 (+20,6%). Anche in Emilia Romagna la situazione risulta analoga rispetto al quadro nazionale: nel bimestre gennaio-febbraio 2024 gli infortuni registrati risultano essere 11.820, ovvero ben 577 rispetto all’anno scorso, mentre i mortali sono passati da 8 a 9. Questi numeri, tra l’altro, ricorda l’Anmil (Associazione fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro), sono inferiori rispetto alla realtà, poiché non contano circa 2 milioni di lavoratori che mancano all’appello dell’Istituto in quanto assicurati con altri enti, oltre a tutto il lavoro sommerso. Abbiamo sentito il vice presidente nazionale dell’Anmil, Emidio Deandri, sulla tragedia nel Bolognese.

foto Ansa-Sir

Una nuova tragedia ieri a Suviana…

Sì, un’enorme tragedia ieri a Suviana e neppure l’unica. Ieri, infatti, oltre a Vincenzo Franchina, Mario Pisani e Pavel Petronel Tanase, morti sul colpo nell’esplosione, i dispersi e i feriti alla centrale idroelettrica, un operaio è morto folgorato mentre era al lavoro in un cantiere stradale sulla Taranto Avetrana, non lontano dalla periferia del capoluogo jonico. Tra l’altro, colpisce per quanto riguarda l’incidente nel Bolognese è che si tratta della centrale più grande in Emilia-Romagna caratterizzata dall’innovazione per il settore energetico. E oramai sono residue le speranze di trovare in vita i dispersi.Quanto accaduto alla centrale è un dramma che colpisce le vittime e le loro famiglie, direttamente, ma anche tutta la collettività. Continuiamo a parlare di messa in sicurezza, di creare nuove figure come Rspp e Aspp, ispettori, ma la cultura della sicurezza deve partire da tutti quanti noi, anche noi dell’Anmil dobbiamo continuare a dare il nostro contributo. Queste tragedie affliggono il cuore non solo di chi le vive in prima persona, ma anche di tutti i lavoratori e le lavoratrici e di tutti noi. Mi ha colpito che tra le vittime ci sia un operario di oltre 70 anni: vuol dire che noi davvero siamo lontani dal rispetto della vita umana. Pensare di far lavorare una persona di oltre 70 anni è un’assurdità. Bisogna rivedere le normative sulle pensioni, rivedere tutto il parametro lavorativo.

Come accennava prima, tra l’altro, la centrale idroelettrica si distingue per l’innovazione…

Assolutamente, in un luogo come quello non ci aspetteremmo tragedie come quella che è avvenuta. Eppure, è successo, come anche capita che muoiano operai in cantieri cadendo dall’alto, altri restano schiacciati. Come sempre, per l’incidente a Suviana aspettiamo che la magistratura faccia chiarezza di quello che è avvenuto, ma abbiamo l’amaro in bocca perché contiamo nuove vittime sul lavoro e qui è ancora peggio perché in un sistema innovativo, come la centrale che doveva produrre energia elettrica alternativa e rispondente, quindi, a una logica di nuovi stili di vita più sani, non dovrebbe succedere un incidente di questa portata e con tanti lavoratori che hanno perso la vita. Come sempre noi, come Anmil, saremo al fianco delle famiglie delle vittime e ci costituiremo parte civile nel processo.

I dati Inail rispetto ai primi mesi dell’anno non sono confortanti…

Ogni giorno contiamo purtroppo tre o quattro morti al giorno, non riusciamo a stroncare questo trend. Di fronte a questi lunghi elenchi di incidenti mortali, siamo convinti che la svolta possa venire se tutti i soggetti interessati, dai politici agli imprenditori, ai lavoratori, alle parti sociali, alle associazioni di settore, si mettono insieme per capire come uscire da quest’impasse e fare qualcosa di buono per tutti. Non dimentichiamo, poi, che questi tragici incidenti hanno pesanti costi per tutta la collettività. Se pensiamo che le morti sul lavoro e gli infortuni in generale pesano dal 3 al 6% sul Pil, se si abbassassero del 15-20% questi incidenti e le morti sul lavoro avremmo effetti più positivi di una manovra finanziaria, con risvolti positivi su tutta la Nazione.
Occorre scommettere tutti insieme sulla sicurezza. E non bastano neppure più solo i controlli: bisogna smuovere le coscienze di tutti. E quando vediamo le statistiche degli infortuni e dei morti non restare solo ai numeri che sono asettici, ma pensare che dietro ci sono volti e per questo impegnarci davvero perché non succeda più.

Migrazioni

Patto Ue migrazione e asilo, mons. Perego (Migrantes): “Fallimento della solidarietà europea”

ph Laurin Schmid/Sos Mediterranée
11 Apr 2024

di Gianni Borsa

“Il Patto europeo sui migranti richiedenti asilo e rifugiati, approvato oggi al Parlamento europeo a Bruxelles, avrebbe dovuto modificare le regole di Dublino, favorire la protezione internazionale in Europa di persone in fuga da disastri ambientali, guerre, vittime di tratta e di sfruttamento, persone schiacciate dalla miseria, con un impegno solidale di tutti i Paesi membri dell’Unione europea nell’accoglienza, il ritorno alla protezione temporanea come si era visto con gli 8 milioni di migranti in fuga dall’Ucraina, un monitoraggio condiviso tra società civili e Istituzioni del mar Mediterraneo per salvare vite nel Mediterraneo. Invece l’Europa – mentre continuano le tragedie nel Mediterraneo – a maggioranza di voti si chiude in se stessa, trascura i drammi dei migranti in fuga, sostituisce la vera accoglienza con un pagamento in denaro”. Lo ha dichiarato mons. Gian Carlo Perego, presidente della Cemi (Commissione episcopale per le migrazioni) e della Fondazione Migrantes della Cei.
Inoltre l’Europa “pretende ancora di più dai Paesi di frontiera, come l’Italia: controlli più veloci, ritorni nel primo Paese di sbarco di chi si muove in Europa senza un titolo di protezione internazionale, rimpatri facilitati in Paesi terzi non sicuri, chiudendo gli occhi su esternalizzazioni dei migranti. Indebolendo, non da ultimo, la tutela delle famiglie e dei minori”. Mons. Perego sottolinea: “Il Patto europeo sui migranti richiedenti asilo e rifugiati segna così una deriva nella politica europea dell’asilo e il fallimento della solidarietà europea, che sembra infrangersi come le onde contro i barconi della speranza. Confidiamo che l’art. 10 della nostra Costituzione rimanga come presidio sicuro per tutelare i richiedenti asilo. Le prossime elezioni europee saranno un banco di prova importante per rigenerare l’Europa a partire dalle sue radici solidali e non piegarla a nazionalismi e populismi che rischiano di dimenticare la nostra comune storia europea”.

8xmille

8xmille: dal 14 aprile il via alla nuova campagna: protagonisti i territori

ph 8xmille
11 Apr 2024

di Filippo Passantino

Una firma che permette di realizzare gesti concreti di solidarietà e prossimità. Un fatto che si fa immagini e parole nella nuova campagna dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che quest’anno sarà lanciata domenica 14 aprile. Uno strumento a corredo dell’impegno sul territorio, condotto dalle diocesi, per la diffusione della conoscenza delle opere, attraverso gli incaricati e gli uffici comunicazioni sociali, che sono i nuovi “registi” della promozione. La nuova campagna, infatti, si muove su due piani: uno nazionale e uno regionale.
Su una dimensione nazionale, diverse rilevazioni hanno dimostrato che la campagna pubblicitaria aumenta il ricordo spontaneo e che incentiva la percezione della Chiesa cattolica vicina alla gente. Tra le novità di quest’anno, l’anticipazione dell’inizio della diffusione degli spot e l’articolazione in due momenti differenti. Tra marzo e aprile, si sta svolgendo una “pre-campagna”. Si tratta di un’attività sviluppata per i nativi digitali: articoli di approfondimento sulle opere e sulle attività protagoniste degli spot, cui segue un’attività di display geolocal, attività pubblicitaria legata al territorio. Idea che nasce dalla considerazione che ciò che è vicino ha un maggiore impatto. Quindi, quel contenuto è visualizzato solo sui device di chi vive nella zona dell’opera scelta. Poi, da domenica prossima, il via alla diffusione degli spot sui vari media, dalla tv ai giornali.
Quest’anno, sono 7 le opere al centro della campagna nazionale, che da nord a sud spazia dalla carità al restauro fino al sostentamento dei sacerdoti.

A livello diocesano, è fondamentale il ruolo degli uffici delle comunicazioni sociali: “Con gli economi e con il vescovo devono individuare le opere più belle da mettere in evidenza e poi realizzare un comunicato stampa sulle opere finanziate. Hanno il compito anche di attivare i media locali – i giornali Fisc e il circuito Corallo -. Saranno a loro disposizione anche alcune pagine dei giornali digitali locali di City News. Questo dà la possibilità di parlare a un target che non è solo quello del mondo cattolico”, spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni. “Il racconto della prossimità non sarebbe possibile senza il contributo dell’8xmille – spiega il presidente della Fisc, Mauro Ungaro -. I volti delle persone con le loro storie sono per noi l’ordinario ma diventano lo straordinario perché portano in un mondo segnato da generosità. Un mondo sorprendente ma che fa parte della quotidianità. Vogliamo continuare ad aiutare a scoprire quello che si realizza con l’8xmille nella prossimità”. L’importanza di un impegno corale è stata espressa anche da Alessia Caricato, direttrice de Il Corallo, che ha realizzato un video di rendicontazione dell’impegno condiviso con la Fisc: “I territorio sono i diretti beneficiari”, ribadisce. E, infatti, nel 2023 sono stati diffusi 146 video in 30 tv locali su opere sostenute con fondi 8xmille.
Il coinvolgimento di quanti si occupano di informazione e comunicazione a livello diocesano è un tassello importante, come spiega il direttore dell’Ucs Cei, Vincenzo Corrado: “Permette di toccare con mano e prendere sempre più coscienza dell’impegno nella narrazione del buono che viene messo a punto, attraverso l’8xmille, nelle nostre comunità. È quel bene che ha bisogno di essere coltivato quotidianamente e costantemente perché possa portare sempre più frutti maturi. E, in questo caso, – sembra un paradosso ma non lo è – è di rendere ancora più forti anche la comunicazione e l’informazione”. Fondamentale, dunque, diventa l’impegno a “spiegare l’importanza della firma attivando tutta la comunità a promuovere il sostegno della Chiesa”.

Musica

Il grande organista belga François Houtart in concerto all’organo rinascimentale di Grottaglie

10 Apr 2024

Fa tappa a Grottaglie la 3a Rassegna organistica itinerante internazionale 2024 organizzata dall’Associazione Amici della musica di Castellana Grotte guidata dal maestro Grazia Salvatori, con il patrocinio della Regione e del ministero dei Beni e delle Attività culturali, e con la collaborazione della Chiesa madre collegiata Maria SS.ma Annunziata e della Pluriassociazione S. Francesco De Geronimo. Il maestro François Houtart terrà venerdì 12 aprile alle 20.15, un concerto al prestigioso organo rinascimentale della Chiesa madre, in piazza Regina Margherita guidata dal parroco don Eligio Grimaldi. Nel sottolineare l’importanza dell’appuntamento, il maestro Nunzio Dello Iacovo, ricorda anche che a breve riprenderà la Rassegna organistica grottagliese, della quale è direttore artistico, giunta alla quinta edizione, che ospiterà, come negli anni passati, organisti di chiara fama attratti dalla preziosità del nostro antichissimo organo rinascimentale.

François Houtart, nato a Bruxelles, ha iniziato gli studi d’organo prevalentemente con Paul Sprimont e li ha completati con un diploma superiore (classe di Hubert Schoonbroodt) al Conservatorio reale di Bruxelles. Oltre a numerose altre materie, ha ottenuto anche il diploma superiore di musica da camera con grande distinzione e la licenza dì composizione con distinzione. Ha tenuto concerti in una quindicina di paesi europei, Ha registrato otto CD e trasmesso alla radio belga e colombiana. Ha tenuto corsi in Romania, Belgio, Francia, e America Latina, si è occupato di canto gregoriano, frequentando i corsi di Don Saulnier e dirigendo la Schola grégorienne della Basilique du Caré-Coeur di Bruxelles dal 1992 al 2009. Con “Cor Sacratissimum” è stato riconosciuto come compositore dalla Federazione Vallonia-Bruxelles del Belgio dal ministero della Cultura.

In programma brani di Hernando de Cabezón, Jan Pieterszoon Sweelinck, Girolamo Frescobaldi, Josè Jiménez, Habraham Van Den Kerckhoven, padre Antonio Soler, Johann Raspar Kerll, Johann Jakob Froberger.

L’organo di Grottaglie, il più antico di Puglia e tra i più antichi d’Italia – ci ricorda Rosario Quaranta – è uno strumento di straordinaria importanza nel panorama dell’arte organaria. L’analisi tecnico-fonica dello strumento, l’osservazione della cassa lignea e della cantoria e i precisi riscontri documentali, hanno portato alla conclusione che l’organo è ben anteriore al 1587, data della sua risistemazione da parte dell’organaro leccese Orfeo De Torres che compare sul prospetto della cantoria. Si tratta di un organo che presenta alcune particolarità che lo rendono per certi aspetti unico, come la tipologia delle antichissime canne del flauto conico di origine nordica, e il fatto che conserva ancora le originali canne cinquecentesche.

A Taranto

L’Associazione italiana persone down: “Attenti alle truffe!”

10 Apr 2024

La sezione di Taranto dell’Aipd, l’Associazione italiana persone down, porta a conoscenza di  tentativi di truffa perpetrati a suo danno. Ne dà notizia il presidente Nino Leone: “Per un caso fortuito – riferisce – siamo venuti a conoscenza che una signora si presenta a nome della nostra associazione per una richiesta economica ai fini di attività di teatro. Ma attualmente la nostra realtà associativa non ha in essere alcuna iniziativa in tal senso. Perciò, vi invitiamo tutti a denunciare i responsabili di questo vergognoso tentativo di truffa”. Il presidente Nino Leone si è già recato in questura per presentare denuncia contro ignoti.

La sede tarantina dell’Aipd è nata nel febbraio 1997 e promuove attività di informazione e consulenza per le famiglie; iniziative che favoriscano lo sviluppo e l’autonomia delle persone down; forme di sensibilizzazione e la formazione specifica sulla problematica del personale sanitario; l’integrazione scolastica e lavorativa delle persone con tale sindrome; la cultura e la pratica della solidarietà e l’accettazione della diversità.

Emergenze sociali

Due lavoratori di San Marzano hanno perso la vita mentre lavoravano nel tarantino e nel bolognese

La strage continua: è il sedicesimo infortunio mortale in Puglia dall’inizio dell’anno

10 Apr 2024

di Silvano Trevisani

Morti sul lavoro: la strage continua. Due lavoratori, entrambi di San Marzano di San Giuseppe, hanno perso la vita martedì 9 mentre erano a lavoro.
Angelo Cotugno, di 59 anni, e Mario Pisano, 73 anni, sono deceduti a ottocento chilometri di distanza tra loro: quest’ultimo, nell’esplosione avvenuta nella centrale di Bargi, nei pressi del lago di Suviana, nel bolognese.

Cotugno con la sua azienda, la Semat, era impegnato nel cantiere di un cavalcavia sulla tangenziale sud, della nuova strada che collega Taranto ad Avetrana, nota come Regionale 8. Ancora una volta, come è già accaduto nei giorni scorsi, è stata una scarica elettrica, provocata dal contatto del mezzo sul quale l’operaio lavorava, con i cavi dell’alta tensione a provocare la morte per folgorazione. Inutili i tentativi per rianimarlo da parte degli operatori del 118 intervenuti sul posto.
Si tratta della sedicesima vittima in Puglia dall’inizio dell’anno, mentre gli infortuni denunciati sono stati 4.223. A conferma inquietante della pericolosità del lavoro che dovrebbe garantire la sopravvivenza ma spesso è causa di morte.
Insufficienti si sono rivelate finora le misure introdotte dal ministero del lavoro, dopo i tragici avvenimenti, vere e proprie stragi, registratisi in Piemonte e Toscana. Che non hanno tenuto in debita considerazione le iniziative di protesta indette dalle organizzazioni sindacali per chiedere misure innovative e maggiore vigilanza. Cosa quest’ultimo resa molto complicata per via dell’assoluta inadeguatezza del numero degli addetti al controllo, che di fatto non può incidere in maniera significativa.
La procura della Repubblica di Taranto ha aperto una inchiesta per accertare la dinamica dell’infortunio e eventuali responsabilità. Sul posto il pubblico ministero di turno, Antonio Natale. E i sindacati si sono affrettati a chiedere che si faccia piena luce sulla vicenda e si assumano iniziative idonee a restituire dignità e sicurezza al lavoro.

Le reazioni dei sindacati

“Il terribile incidente avvenuto in un cantiere stradale sulla Taranto-Avetrana – dichiarano Gianfranco Solazzo, segretario generale della Cisl Taranto-Brindisi, e Gianmarco Passiatore, reggente della Filca-Cisl territoriale – è la dimostrazione che sulla sicurezza nei luoghi di lavoro c’è ancora tantissimo da fare. Siamo vicini alla famiglia del lavoratore e continuiamo la mobilitazione lanciata a livello nazionale dalla Cisl per sensibilizzare le persone, confrontarci con le imprese, chiedere interventi alle istituzioni”. E sostengono che “formazione, prevenzione, innovazione, applicazione del contratto, cultura della sicurezza e percezione del rischio sono gli strumenti a disposizione di noi tutti per evitare nuovi incidenti nei cantieri”.

“La Puglia – commenta da parte sua il segretario regionale della Uil Gianni Ricci – nelle primissime posizioni della classifica dei territori meno sicuri per le lavoratrici e i lavoratori. Ci continuiamo a chiedere: come avrebbero reagito se tutte queste morti fossero state provocate dalla criminalità organizzata? La strage va fermata con ogni mezzo, eppure nonostante le nostre continue rivendicazioni, la reazione della politica e delle istituzioni è tuttora debole, del tutto insufficiente: l’unica proposta che è stata formulata dal Governo è una patente a punti in cui la vita umana è valutata una manciata di crediti”.

“Oggi è un giorno pessimo per tutti noi – commenta il coordinatore della Uil Taranto Pietro Pallini -. È un evento, l’ennesimo, che stappa la vita di un lavoratore intento solo a portare il pane a casa. Non servono altre parole. Ne abbiamo dette 1043 nel corso del 2023 e oltre 200 nei primi tre mesi del 2024. Vite spezzate, prima che numeri. Le mie ultime, poche parole, le rivolgo al Governo, nel fare tutto ciò che sino ad ora non è stato fatto. La legge 81 del 2008 è già di per sé articolata e vasta, ma che da sola è evidente non basta”.

Il presidente della Provincia

Il presidente della Provincia, Rinaldo Melucci, esprime, in una nota “un sentito e profondo cordoglio alla famiglia del lavoratore che questa mattina ha perso la vita nei pressi della tangenziale sud durante le attività di ripristino dell’area”.

Eventi culturali in città

Venerdì 12, un incontro-dibattito su ‘Cibo artificiale: opportunità o minaccia?’

Organizzato dall’Ammi, donne della salute, in rete con l’Aimc, il Serra club, il Soroptimist e l’Associazione medici cattolici

09 Apr 2024

Si svolgerà venerdì 12 aprile, alle ore 17.30, nella sala Caffio del Centro eventi educativi – in piazza Santa Rita, 5 – un incontro-dibattito su: ‘Cibo artificiale: opportunità o minaccia?’

L’evento, organizzato dall’Ammi (Associazione mogli medici italiani) donne della salute, in rete con l’Aimc, il Serra club, il Soroptimist e l’Associazione medici cattolici, si pone l’obiettivo di aprire un focus su un argomento di grande attualità ed interesse: si vuole fare il punto sulla ricerca e capire se il cibo prodotto in laboratorio possa costituire un’opportunità per l’uomo oppure un rischio per la salute umana. Si evince chiaramente il coinvolgimento di tematiche di ordine scientifico, etico e ambientale. Relazionerà la dott.ssa Annamaria Pasquadibisceglie, docente universitaria di nutrizione oncologica e specialista in genetica medica e bionutrizione.

Emergenze sociali

Operaio di San Marzano ha perso la vita mentre lavorava sulla Taranto-Avetrana

La strage continua: è il sedicesimo infortunio mortale in Puglia dall’inizio dell’anno

09 Apr 2024

di Silvano Trevisani

Morti sul lavoro: la strage continua. Un operaio di 59 anni, Angelo Cotugno, di San Marzano di San Giuseppe, ha perso la vita martedì 9 mentre era a lavoro con la sua azienda, la Semat, impegnata nel cantiere di un cavalcavia sulla tangenziale sud, della nuova strada che collega Taranto ad Avetrana, nota come Regionale 8. Ancora una volta, come è già accaduto nei giorni scorsi, è stata una scarica elettrica, provocata dal contatto del mezzo sul quale l’operaio lavorava, con i cavi dell’alta tensione a provocare la morte per folgorazione. Inutili i tentativi per rianimarlo da parte degli operatori del 118 intervenuti sul posto.
Si tratta della sedicesima vittima in Puglia dall’inizio dell’anno, mentre gli infortuni denunciati sono stati 4.223. A conferma inquietante della pericolosità del lavoro che dovrebbe garantire la sopravvivenza ma spesso è causa di morte.
Insufficienti si sono rivelate finora le misure introdotte dal ministero del lavoro, dopo i tragici avvenimenti, vere e proprie stragi, registratisi in Piemonte e Toscana. Che non hanno tenuto in debita considerazione le iniziative di protesta indette dalle organizzazioni sindacali per chiedere misure innovative e maggiore vigilanza. Cosa quest’ultimo resa molto complicata per via dell’assoluta inadeguatezza del numero degli addetti al controllo, che di fatto non può incidere in maniera significativa.
La procura della Repubblica di Taranto ha aperto una inchiesta per accertare la dinamica dell’infortunio e eventuali responsabilità. Sul posto il pubblico ministero di turno, Antonio Natale. E i sindacati si sono affrettati a chiedere che si faccia piena luce sulla vicenda e si assumano iniziative idonee a restituire dignità e sicurezza al lavoro.

Le reazioni dei sindacati

“Il terribile incidente avvenuto in un cantiere stradale sulla Taranto-Avetrana – dichiarano Gianfranco Solazzo, segretario generale della Cisl Taranto-Brindisi, e Gianmarco Passiatore, reggente della Filca-Cisl territoriale – è la dimostrazione che sulla sicurezza nei luoghi di lavoro c’è ancora tantissimo da fare. Siamo vicini alla famiglia del lavoratore e continuiamo la mobilitazione lanciata a livello nazionale dalla Cisl per sensibilizzare le persone, confrontarci con le imprese, chiedere interventi alle istituzioni”. E sostengono che “formazione, prevenzione, innovazione, applicazione del contratto, cultura della sicurezza e percezione del rischio sono gli strumenti a disposizione di noi tutti per evitare nuovi incidenti nei cantieri”.

“La Puglia – commenta da parte sua il segretario regionale della Uil Gianni Ricci – nelle primissime posizioni della classifica dei territori meno sicuri per le lavoratrici e i lavoratori. Ci continuiamo a chiedere: come avrebbero reagito se tutte queste morti fossero state provocate dalla criminalità organizzata? La strage va fermata con ogni mezzo, eppure nonostante le nostre continue rivendicazioni, la reazione della politica e delle istituzioni è tuttora debole, del tutto insufficiente: l’unica proposta che è stata formulata dal Governo è una patente a punti in cui la vita umana è valutata una manciata di crediti”.

“Oggi è un giorno pessimo per tutti noi – commenta il coordinatore della Uil Taranto Pietro Pallini -. È un evento, ennesimo, che stappa la vita di un lavoratore intento solo a portare il pane a casa. Non servono altre parole. Ne abbiamo dette 1043 nel corso del 2023 e oltre 200 nei primi tre mesi del 2024. Vite spezzate, prima che numeri. Le mie ultime, poche parole, le rivolgo al Governo, nel fare tutto ciò che sino ad ora non è stato fatto. La legge 81 del 2008 è già di per sé articolata e vasta, ma che da sola è evidente non basta”.

Il presidente della Provincia

Il presidente della Provincia, Rinaldo Melucci, esprime, in una nota “un sentito e profondo cordoglio alla famiglia del lavoratore che questa mattina ha perso la vita nei pressi della tangenziale sud durante le attività di ripristino dell’area”.