A Taranto la parrocchia di San Francesco di Paola, guidata da padre Alessandro Chiloiro, invita alla serata musicale che si terrà mercoledì 10 aprile alle ore 20.30 intitolata “Concento ieratico-Mater Mors Resurgo”. Ne sarà protagonista il Falanto Chorus, diretto da Nicola Luzzi. Voci soliste: Giovanna Taliento, soprano; Maria Grazia Di Gregorio, mezzosoprano; Fabio Mancini, voce narrante.
Si tratta di un percorso spirituale che partendo dalla datrice della vita, Maria, sin dall’Annunciazione proiettata sul Figlio e già potenzialmente Madre di Dio, si sviluppa passando per il dolore della Passione e Morte fino all’estasi della Resurrezione. Questo percorso avrà come sottofondo musiche di Bach, Mozart, Bruckner, Arnesen, Lotti, Haendel, Jenkins, Vivaldi, Pergolesi, Tavener, Rutter. Ci saranno anche momenti didascalici attraverso una voce narrante che sottolineerà i tre grandi momenti della Vita (Madre), Morte (Abisso) e Resurrezione (Estasi). La narrazione musicale avverrà con brani in: latino, italiano, inglese, tedesco, in un arco temporale che va dal 1700 del Crucifixus di Antonio Lotti (definito “un brano che per tre minuti ci fa sentire più vicini a Dio”) al 2010, anno in cui Kim André Arnesen compone il suo Magnificat, brano che ha ottenuto caloroso apprezzamento da parte della critica e del pubblico, anche se finora poco rappresentato in Italia, passando per “The Lamb” di John Tavener, colonna sonora del film premio oscar 2014 “La Grande Bellezza” di Sorrentino.
“Siamo usciti dalla parrocchia alle 8 del mattino di martedì scorso. In quel momento ho pianto tanto. Io desideravo restare ma le mie condizioni di salute me lo hanno impedito. A Gaza non ci sono più ospedali in grado di fornire cure adeguate. Eravamo in 20, tutti cristiani sfollati nella parrocchia latina e in quella greco-ortodossa. Tra di noi c’erano alcune famiglie che avevano ottenuto un visto di ingresso per l’Australia e quattro studenti che studiano a Madaba, in Giordania”: inizia così il racconto di suor Nabila Saleh, la religiosa di origini egiziane, delle suore del Rosario di Gerusalemme, che dopo sei mesi dallo scoppio della guerra tra Hamas e Israele, è stata costretta a lasciare la Striscia di Gaza nei giorni scorsi per fare rientro in Egitto dove è attesa da una serie di cure mediche. Ma il suo cuore e il suo pensiero sono rimasti con gli sfollati ancora dentro Gaza.
Suor Nabila con alunni – archivio foto Gaza Rosary’s school
Situazione drammatica
Ci affida i suoi ricordi, con la voce rotta dall’emozione: “Una parte del nostro gruppo proveniva dalla chiesa greco-ortodossa di San Porfirio e altri, come me, da quella cattolica della Sacra Famiglia. Abbiamo fatto un pezzo di strada in auto fino al Wadi Gaza, che separa la parte nord da quella sud della Striscia. Da lì in poi abbiamo cominciato a camminare lungo la strada che costeggia il mare per diverse ore, in direzione di Khan Younis, ma non è stato facile perché le vie erano interrotte e piene di macerie. Nel nostro tragitto – rivela la suora che in questi mesi ha lanciato continui appelli per un cessate il fuoco – abbiamo visto tanta gente vagare nella vana ricerca di aiuti. Nel nord di Gaza ne arrivano pochissimi e si fa grande fatica a reperire acqua e cibo. I prezzi degli alimenti come la farina sono decuplicati e nessuno o quasi può permettersi di fare acquisti. Nemmeno nei pochi mercati aperti. Tutti nel nord sperano e chiedono di far arrivare i convogli umanitari. La situazione è drammatica. Nella parrocchia latina si cerca di andare avanti con quel che si riesce a reperire e grazie a qualche aiuto esterno”.
Gaza – foto Nabila Saleh
“Non volevo morire in strada”
“Muoversi in queste condizioni non è stato facile” racconta suor Saleh impressionata dalla distruzione davanti ai suoi occhi. In questi sei mesi, infatti, uscire dalla parrocchia è stato difficilissimo e solo per bisogni estremi perché il rischio di venire colpiti era altissimo. Come è accaduto a diversi cristiani. Ora al rombo degli aerei israeliani e al sibilo dei razzi di Hamas, al fragore delle armi, “che ci hanno fatto trascorrere giorni e notti di terrore”, si affianca la vista delle macerie. “Dai resti dei palazzi abbattuti abbiamo notato molti cadaveri. L’aria era nauseabonda, irrespirabile, ovunque c’era odore di morte. Intorno a noi sentivamo sparare e avevamo paura di essere colpiti e di morire da un momento all’altro. In quegli istanti – confida la religiosa – ho cominciato a piangere. Avrei voluto tanto tornare indietro, in parrocchia. Non volevo morire in strada ma nella mia ‘casa’, in parrocchia, davanti l’altare. Ritornare verso nord non era possibile. Nel tragitto abbiamo superato i check point israeliani, sorvegliati anche da telecamere, passavamo i controlli divisi in gruppi di cinque persone. Non è stato facile. Qualcuno è rimasto indietro ma poi ci siamo di nuovo riuniti tutti”.
Gaza, resti della scuola suore Rosario – foto N. Saleh
Da Khan Younis a Rafah, fino al Cairo
Prima di Khan Younis siamo riusciti a trovare un carretto trascinato da un somaro sul quale abbiamo caricato le nostre poche cose rimaste. Molte le abbiamo lasciate lungo la strada perché non si poteva camminare con tanto peso dietro. Siamo arrivati a Rafah nel pomeriggio ma il confine era chiuso. Intorno a Rafah abbiamo visto enormi distese di tende dove la povera gente vive ammassata con servizi insufficienti. La situazione igienico sanitaria è davvero pesante. In quel momento era urgente trovare un posto dove trascorrere la notte. Grazie all’amicizia di alcuni dei giovani che erano con noi con una famiglia musulmana del posto ci ha permesso di dormire sotto una tenda allestita in un piccolo cortile di una casa ancora in piedi, ad un’ora di distanza dal confine. Questa famiglia, molto gentile e premurosa, si è presa cura di noi, ci ha offerto dell’acqua e del cibo. Così abbiamo potuto riposare un po’. In quelle poche ore che siamo stati nel sud abbiamo notato che la situazione degli aiuti è leggermente migliore che al nord. I convogli umanitari, infatti, riescono ad arrivare nelle zone meridionali della Striscia, ma non oltre. La mattina alle ore 6 eravamo già in fila ai cancelli per entrare in Egitto. Ci sono volute 12 ore per passare la frontiera e altre 8 per arrivare al Cairo”.
Gaza, feriti in chiesa – foto Parrocchia latina
Con il cuore a Gaza
“Il mio primo pensiero, guardando Gaza dall’Egitto, è andato alla piccola comunità cristiana che vive sfollata nelle due parrocchie, a tutta la popolazione che paga, soffrendo, una guerra che non vuole, alle vittime delle due parti, ai feriti, agli ostaggi. Il mio pensiero è andato alla nostra scuola del Rosario, la più grande della Striscia con i suoi circa 1300 studenti, quasi tutti musulmani, che non esiste più perché è stata bombardata. E mi sono chiesta: chi potrà ricostruire Gaza? Quando questa terra potrà conoscere un po’ di pace? Cosa ne sarà di questa popolazione sfollata? I leader del mondo tacciono. Perché? Solo papa Francesco è rimasto a invocare la pace su israeliani e palestinesi. Ogni giorno – ricorda suor Nabila – chiama in parrocchia per sincerarsi delle nostre condizioni, per pregare, per esprimere vicinanza. Cosa accadrà in futuro? Noi non sappiamo nulla, conosciamo però la preoccupazione delle famiglie per i loro figli che non avranno scuole, ospedali, lavoro, un futuro. Tutto questo non farà altro che alimentare nuove tensioni e preparare nuovi conflitti. Chi può, chi riesce anche a pagare, cerca di uscire, di andare via in Australia, in America, in Europa, dove un futuro è possibile. Al mondo chiedo: quale sarà il futuro di Gaza?”
Su Netflix “Ripley” e “Il fabbricante di lacrime”, su Apple TV+ il doc “Steve! (Martin)”
09 Apr 2024
di Sergio Perugini
Novità in piattaforma. Anzitutto su Netflix la miniserie “Ripley” scritta e diretta dal Premio Oscar Stevan Zaillian, nuovo adattamento del thriller di taglio psicologico di Patricia Highsmith del 1955. Con uno splendido ed efficace bianco e nero, la serie ci conduce nella mente astuta e contorta di un truffatore americano che si sposta tra Napoli, Roma e Venezia. Oltre alla potenza stilistico-visiva, la serie poggia su un ottimo cast di cui è capofila Andrew Scott. Sempre su Netflix troviamo il film “Il fabbricante di lacrime”, adattamento del bestseller d’esordio di Erin Doom (scrittrice italiana sotto pseudonimo), edito da Salani. Alla regia Alessandro Genovesi, protagonisti i giovani Caterina Ferioli e Simone Baldasseroni (in arte “Biondo”): un racconto di formazione che sconfina nel romance a pennellate cupe, sul tracciato di topos letterari come “Romeo e Giulietta” a “Twilight”. A lasciare il segno sono le musiche di Andrea Farri. Infine, su Apple TV+ c’è “Steve! (Martin). Documentario in 2 parti” del Premio Oscar Morgan Neville. Un tributo al talento del grande stand-up comedian, attore e musicista Steve Martin: un viaggio tra tornanti familiari e professionali, compresi lati inediti della sua biografia come la passione per l’arte, l’amore per il fumetto e la gioia della paternità. Da non perdere!
“Ripley” (Netflix, dal 04.04)
Nel 1955 la scrittrice statunitense Patricia Highsmith ha dato alle stampe “Il talento di Mr. Ripley”, primo capitolo di un fortunato ciclo di gialli dedicato a Tom Ripley, enigmatico e dolente truffatore che vive assorbendo identità altrui, pronto a spingersi anche nei territori del male pur di salvarsi. Tra i vari adattamenti si ricorda l’elegante versione da Oscar firmata nel 1999 da Anthony Minghella con Matt Damon e Jude Law. A distanza di venticinque anni Netflix ne propone una nuova versione nella formula della miniserie: è “Ripley” del geniale Steven Zaillian, veterano della sceneggiatura – Oscar per il copione di “Schindler’s List” (1993), autore anche di “Gangs of New York” (2002) e “Moneyball” (2011) – che qui firma anche la regia. Ottima la composizione del cast: Andrew Scott, Johnny Flynn, Dakota Fanning, Maurizio Lombardi, Margherita Buy e John Malkovich. La storia. New York, inizio anni 1960, Tom Ripley vive di furbizie e sotterfugi. Un giorno viene contattato dalla facoltosa famiglia Greenleaf perché si rechi in Italia sulle tracce del loro figlio Dickie, che non ne nuove sapere di tornare negli Stati Uniti per seguire gli affari di famiglia. Tom Ripley arriva a Napoli e poi dritto in Costiera, dove orchestra un incontro casuale con Dickie e la sua fidanzata Marge. Dalla complicità iniziale tra i due, si passa rapidamente a un certo sospetto da parte del giovane benestante; questo spingerà Tom a decisioni irreparabili…
Punto di forza della serie “Ripley” sono proprio la regia e la scrittura di Steven Zaillian, quel suo stile così intenso, asciutto e magnetico che aggancia lo spettatore con un racconto dall’andamento feroce e drammatico, confezionato però con estrema eleganza. Ammantato da un sontuoso bianco e nero, Zaillian mette in campo un viaggio fisico e interiore del protagonista: la scoperta della bellezza paesaggistica e artistica in Italia accostata però a una discesa dell’animo nel male, un avvitarsi nella vertigine della perdizione e scarnificazione di sé. Tom Ripley è un esteta, vive il suo viaggio in Italia in cerca del bello, e per ottenerlo non esita a truffare, uccidere e camuffarsi. Non ha paura di perdersi (moralmente), perché si sente già sconfitto in partenza. Tematicamente insidioso e sfidante, “Ripley” conquista però per la sua modalità di racconto, per quel raffinato stile visivo, in sottrazione, che validi interpreti esaltano al meglio. Su tutti brilla un magnifico Andrew Scott, abile nel rendere il tormento interiore, sottopelle, del protagonista e al tempo stesso una lucida calma, feroce, con cui governa le sue azioni spregiudicate.
“Il fabbricante di lacrime” (Netflix, dal 04.04)
Alla base c’è un fenomeno editoriale da oltre 500 mila copie, al vertice della classifica nel 2022. Parliamo del romanzo “Il fabbricante di lacrime” (edito da Salani) della scrittrice italiana sotto pseudonimo Erin Doom. Dato il fragore mediatico, cinema e Tv non potevano rimanerne indifferenti: dal 4 aprile arriva su Netflix il film omonimo per la regia di Alessandro Genovesi – sue le commedie “10 giorni senza mamma” (2019) e “7 donne e un mistero” (2021) –, prodotto da Colorado Film – Rainbow. A firmare l’adattamento è lo stesso Genovesi insieme a Eleonora Fiorini. Protagonisti Caterina Ferioli, Simone Baldasseroni (noto anche come “Biondo”), Alessandro Bedetti, Sabrina Paravicini, Orlando Cinque e Roberta Rovelli. La storia. L’adolescente Nica, rimasta orfana da bambina, vive in attesa di una famiglia adottiva nell’orfanatrofio detto “Grave”: un luogo di solitudine e sofferenze, impartite soprattutto dall’algida direttrice Margaret. Un giorno si presentano lì Norman e Anna, coppia che chiede in affidamento proprio Nica. Insieme a lei, però, accolgono in casa un altro ragazzo della struttura, lo scontroso ed enigmatico Rigel. Nica e Rigel non hanno mai legato al Grave, ora però sono chiamati a una convivenza forzata che avrà inaspettati riflessi…
“Il fabbricante di lacrime” è film-romanzo di formazione a tinte romance con venature da mistery-thriller. Cuore narrativo è il legame a corrente alternata tra gli adolescenti Nica e Rigel, prima “nemici”, poi chiamati a condividere lo stesso spazio familiare e infine protagonisti di un sentimento inaspettato, di un amore giovanile travolgente. Gli ingredienti sono quelli del romance a tinte fosche, dell’amore impossibile che genera trasporto: tra gli evidenti riferimenti i classici “Romeo e Giulietta” e “Cime tempestose”, così come titoli della contemporaneità addizionati di fantastico alla “Twilight”.
Del film funziona di certo l’atmosfera, la cura della messa in scena e la costruzione del cast, un po’ meno la struttura e la solidità del racconto: la vis della narrazione sembra infatti cedere il passo qua e là alla suggestione, all’efficacia della dimensione estetica (dialoghi non sempre a fuoco, inciampando in frasi-slogan o scivolate mielose, qua e là soluzioni marcate da furbizia). A fare centro, però, è la colonna sonora, le musiche composte dal sempre bravo Andrea Farri (“Petra”, “Dieci minuti”).
“Steve! (Martin). Documentario in 2 parti” (Apple TV+, dal 29.03)
Steve Martin, classe 1945, è una delle colonne della comicità “a stelle e strisce”. Nella sua lunga e versatile carriera è stato sempre un fuoriclasse della risata, tra stand-up comedy, attore capofila tra cinema, Tv e teatro, con una chiara abilità nella scrittura e come musicista. Un talento a tutto tondo. Quasi alla soglia degli ottant’anni arriva un doc a celebrarlo: “Steve! (Martin). Documentario in 2 parti” del Premio Oscar Morgan Neville su Apple TV+.
Il doc si divide in due sezioni. La prima (“Then”) racconta le origini dell’artista, dall’infanzia con poca tenerezza in famiglia e un desiderio di evasione accesso da giochi di illusionismo e lavoretti presso Disneyland, all’esordio sorprendente in spettacoli live, come stand-up comedian. Nella seconda parte (“Now”), vengono passati in rassegna i titoli cult tra cinema e Tv come “Ho sposato un fantasma” (1984), “I tre amigos!” (1986), “Roxanne” (1987), “Il padre della sposa” (1991) fino al recente “Only Murders in the Building” (Disney+, 2021-23). Ma occupare il cuore della narrazione sono l’amicizia con Martin Short e Tina Fey e soprattutto la scoperta dell’amore con la scrittrice Anne Stringfield, che gli ha permesso di diventare padre in tarda età. Un’esperienza travolgente, che ha ridefinito le ascisse e ordinate del suo vivere.
Oltre a questo svelamento della dimensione sentimentale, familiare, a colpire nel doc è anche l’onestà con cui Steve Martin si racconta, rivelando la malinconia che lo ha sempre accompagnato (dall’infanzia) e il bisogno di trovare conforto nell’arte, nella pittura. Emozionante è il passaggio in cui sottolinea come è cambiato nel tempo il suo sguardo su un dipinto di Edward Hopper (The Lighthouse), traccia di una chiara svolta interiore. Il documentario ha una durata abbastanza importante, 180 minuti, ma il racconto corre veloce, brillante e acuto, persino commovente in alcuni passaggi. Il ritratto di un grande artista della risata, molto amato Oltreoceano ma non solo.
Parte da Roma la campagna per la messa al bando universale della maternità surrogata
09 Apr 2024
di Giovanna Pasqualin Traversa
La messa al bando universale della maternità surrogata: è l’obiettivo che si prefigge la Casablanca Declaration, ampia coalizione universale che prende il nome dall’omonimo documento, firmato il 3 marzo 2023 in Marocco da 100 esperti di diverse discipline scientifiche di 75 nazionalità differenti, per promuovere attraverso una convenzione internazionale la messa al bando dell’utero in affitto. Il 5 e 6 aprile la Casablanca Declaration ha promosso una Conferenza internazionale a Roma, alla Lumsa, alla quale hanno partecipato decine di esperti e attivisti di tutto il mondo.
“La maternità è un processo esistenziale, personale, spirituale e corporale. Trasformare, invece, la procreazione in una forma di produzione rivela un decadimento della percezione dell’umano verso le derive del post-umano. L’uomo, svuotato del significato antropologico unitario, rimane malleabile e plasmabile secondo il desiderio dei più forti e dei più ricchi”, ha messo in guardia mons. MirosławStanisław Wachowski, sottosegretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, in apertura dei lavori, auspicando “una battaglia di civiltà contro la mercificazione della persona” per arrivare ad “un divieto universale” della Gpa.
Per Vincenzo Bassi, presidente Federazione associazioni familiari cattoliche in Europa (Fafce), occorre “creare un movimento dal basso verso l’alto”, e la legge approvata in Italia, per ora alla Camera, che istituisce il “reato universale” di maternità surrogata, “è un esempio del non consenso su questa pratica e può essere un modello da esportare all’estero per creare un non consenso universale”. Di qui, ha spiegato Bernard Garcia Larrain, avvocato franco-cileno e coordinatore della Casablanca Declaration, la scelta “simbolica” di Roma come location dell’evento. Olivia Maurel, 32 anni, portavoce della Declaration ed attivista contro l’utero in affitto, che il 4 aprile ha incontrato il Papa in Vaticano, ha condiviso la sua drammatica testimonianza di figlia della surrogacy: “Sono consapevole di essere un paradosso vivente: sono contro ciò che mi ha permesso di venire al mondo”.
Maurel, a margine della conferenza, ha rilasciato questa intervista
Occorre “lavorare per una Convenzione internazionale che la metta al bando perché la previsione della pratica di maternità surrogata come reato, già da anni in vigore in Italia (indirettamente nella legge 40 sulla Pma, ndr) ha dimostrato la sua inefficacia”, ha detto Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra della Camera. Di “un vero e proprio sistema commerciale che implica procedure complesse e notevoli costi”, ha parlato Eugenia Roccella, ministro per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità. “La cosiddetta surroga altruistica – ha chiarito -, altruistica non lo è affatto: è una contraddizione in termini”. E poi una sottigliezza strategica: “Il contratto va stipulato prima del concepimento; se venisse stipulato a concepimento avvenuto sarebbe considerato reato di tratta di persone”.
Kajsa Ekis Ekman, giornalista svedese, ha parlato di “schiavitù” e “identità divisa” delle donne che “vendono il proprio utero” ad altri, per poi scandire senza giri di parole: “La surrogacy è l’unico modo con il quale un uomo single può ottenere la custodia esclusiva di un bambino”.
foto Casablanca Declaration-Sir
“In Africa il mercato della surrogacy è una vera tragedia”, ha denunciato il nigeriano Sonnie Ekwowusi, avvocato e presidente Comitato diritti umani e costituzionali dell’African Bar Association (Afba). “La pressione sulle donne povere è enorme. Vengono da noi anche studentesse universitarie spinte dalla povertà, a chiederci che cosa devono fare. Ovviamente noi diciamo loro di non accettare”. “Un ospedale tedesco ha scoperto che le donne che utilizzavano ovociti donati avevano in proporzione un’età compresa tra i 45 e i 55 anni e avevano già avuto uno o due aborti”, ha raccontato la giornalista Birgit Kelle, autrice di “Mi comprerò un figlio: il disgraziato business della surrogacy”. Il problema, ha concluso, “non era l’infertilità, ma lo spreco degli anni fertili”.
Per Adriano Bordignon, presidente del Forum delle associazioni familiari, “non esiste alcun diritto al figlio e questa pratica non tiene in alcun conto dei diritti lesi del bambino oggetto della transazione; anzi permette anche manipolazioni prenatali per rendere il ‘prodotto’ del concepimento rispondente al desiderio dei committenti”. “Secondo il diritto – ha spiegato l’avvocato francese Sandra Travers de Fautrier –, persona e cosa sono due nozioni ben distinte. Anche se rilascia il proprio consenso, una persona non può mai essere considerata una cosa”.
foto Pasqualin/Sir
Sui limiti della volontà umana, che “non è un valore assoluto”, si è soffermato Alberto Gambino, prorettore Università europea di Roma e membro Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza del Consiglio d’Europa (Ecri). “Può essere attribuito un genitore ad un bambino attraverso un atto di volontà, oppure c’è bisogno di qualcos’altro?”, l’interrogativo posto dal giurista, secondo il quale “la vita di un bambino non è un fatto privato (atto di volontà-contratto)”, bensì “un fatto comunitario che interessa tutta la società”. Per questo, ha concluso “occorre adoperarsi per abolire universalmente le leggi che distorcono la dimensione umana di ciascuna persona, specie di quelle più deboli e indifese”.
A giugno, a Taranto, un Medimex di caratura internazionale
09 Apr 2024
The Smile (prima data in Italia), Pulp (unica data italiana) e The Jesus and Mary Chain (unica data Sud italia) al Medimex 2024, International Festival & Music Conference promosso da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura, in programma dal 19 al 23 giugno a Taranto. Anche quest’anno Medimex propone grandi concerti internazionali e molteplici appuntamenti per i professionisti della musica e per il grande pubblico che in questa edizione ruoteranno intorno all’intelligenza artificiale, tema centrale per la musica e per l’umanità, attraverso panel, incontri, mostre e numerose attività. In programma due serate di concerti, nella Rotonda del Lungomare di Taranto: sabato 22 giugno The Smile, il gruppo di Thom Yorke e Jonny Greenwood dei Radiohead con Tom Skinner, e domenica 23 giugno The Jesus and Mary Chain, band culto degli anni Ottanta che quest’anno celebra 40anni di attività,e Pulp, band iconica della scena inglese (prevendita attiva dalle ore 15.00 di lunedì 8 aprile 2024 nei circuiti Ticketone e Vivaticket).
“Medimex 2024 ospita artisti eccezionali ed esplora il tema dell’intelligenza artificiale che diventa il filo conduttore di un programma ricco e affascinante – il commento di Cesare Veronico, coordinatore artistico Medimex – Proponiamo tre grandi gruppi della scena musicale britannica che insieme rappresentano la musica degli ultimi 40anni e la produzione più attuale. The Smile, che non hanno bisogno di presentazioni e sono tra i gruppi più importanti della scena mondiale, The Jesus and the Mary Chain, gruppo seminale e riferimento assoluto per la scerna alternative e i Pulp, simbolo della Cool britannia e quest’anno headliner anche del Primavera Sound. E accanto ai grandi gruppi internazionali ci saranno i talenti pugliesi e una selezione di artisti italiani con tre serate di showcase. Il fitto programma prevede attività professionali, che quest’anno offrono appuntamenti di grande valore per operatori e professionisti, una bellissima mostra dedicata a John Lennon, le scuole di musica, appuntamenti dedicati alle leggendarie rivalità tra artisti, presentiamo in prima nazionale un imperdibile film su Marc Bolan e i T. Rex e molto altro. Non mancherà un omaggio ad Ernesto Assante, eccezionale amico che ha accompagnato il Medimex sin dalla sua nascita, con un premio e un ricordo speciale”. Ai concerti dei grandi ospiti internazionali quest’anno è affiancata una programmazione di showcase – selezionati attraverso una call pubblica già disponibile sul sito medimex.it – per presentare 19 progetti tra i più interessanti della scena World, Jazz, Indie/Pop/Rock (Urban, Elettronica,Rap, ecc) pugliese e nazionale. Grande attenzione alle attività professionali e di networking che prevedono numerosi appuntamenti con i protagonisti del music business italiano e il coinvolgimento dei network Keep on Live, I-Jazz, Rete Italiana World Music. Tornano le scuole dei mestieri della musica, che offrono ai più giovani l’opportunità di avvicinarsi al mondo della musica e ai professionisti la possibilità di acquisire nuove competenze ed esperienze. E ancora in programma appuntamenti dedicati alla contrapposizione e alla storica rivalità tra grandi artisti, una mostra dedicata a John Lennon, tra passato e intelligenza artificiale, e la prima nazionale di un film dedicato a Marc Bolan e ai T. Rex. E infine presentazioni, video mapping, libri musicali e numerose attività collaterali. Il programma completo di Medimex 2024 sarà annunciato nelle prossime settimane. Aggiornamenti costanti sono disponibili sul sito web medimex.it.
Medimex è un progetto Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio regionale per le Arti e la Cultura, finanziato a valere sul Poc Puglia 2014/2020 I Asse VI Azione 6.8 realizzato nell’ambito dell’accordo tra Teatro Pubblico Pugliese e Agenzia Regionale del Turismo Pugliapromozione, in collaborazione con Assessorato alle Politiche Giovanili Regione Puglia/ARTI con il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e con il contributo di Birra Raffo, birra ufficiale del Medimex.
“Dignità della persona è verità universale che va riconosciuta”
Dalla guerra alla povertà, dalla violenza sui migranti a quella sulle donne, dall’aborto alla maternità surrogata all’eutanasia, dalla teoria del gender alla violenza digitale, fino al cambio di sesso e alla tratta di persone. Sono i temi principali della Dichiarazione del dicastero per la dottrina della fede
09 Apr 2024
di Maria Michela Nicolais
Riaffermare “l’imprescindibilità del concetto di dignità della persona umana all’interno dell’antropologia cristiana”: una “verità universale, che tutti siamo chiamati a riconoscere, come condizione fondamentale affinché le nostre società siano veramente giuste, pacifiche, sane e alla fine autenticamente umane”. È questo – come spiega il prefetto, card. Victor Manuel Fernandez, nell’introduzione – l’obiettivo della dichiarazione “Dignitas infinita” del Dicastero per la Dottrina della fede, un documento che ha richiesto cinque anni di lavoro e fa memoria del 75° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Dalla guerra alla povertà, dalla violenza sui migranti a quella sulle donne, dall’aborto alla maternità surrogata all’eutanasia, dalla teoria del gender alla violenza digitale, fino al cambio di sesso e alla tratta di persone: questi i contenuti dell’ultima parte del documento, dedicata ad “alcune gravi violazioni della dignità umana”, il cui elenco non è “esaustivo”. Nelle prime tre parti, la Dichiarazione richiama fondamentali principi e presupposti teorici, al fine di offrire importanti chiarimenti che possono evitare le frequenti confusioni che si verificano nell’uso del termine “dignità”. Nella quarta parte, presenta “alcune situazioni problematiche attuali in cui l’immensa e inalienabile dignità che spetta ad ogni essere umano non è adeguatamente riconosciuta”.
“Uno dei fenomeni che contribuisce considerevolmente a negare la dignità di tanti esseri umani è la povertà estrema, legata all’ineguale distribuzione della ricchezza”, l’incipit della quarta parte del testo, in cui si mette l’accento sull’aumento delle disuguaglianze e si contesta la “distinzione sommaria tra Paesi ricchi e Paesi poveri”, sulla base dell’insorgere delle “nuove povertà”, tra cui la disoccupazione, dovuta all’ossessione di “ridurre i costi del lavoro, senza rendersi conto delle gravi conseguenze che ciò provoca”.
“Mai più la guerra!”, il grido sulla scorta del magistero dei pontefici e di quella che Papa Francesco ha definito “terza guerra mondiale a pezzi”. Sono i migranti, oggi, “le prime vittime delle molteplici forme di povertà”. La tratta delle persone “è un’attività ignobile, una vergogna per le nostre società che si dicono civilizzate, un crimine contro l’umanità”, si ribadisce nel documento: “sfruttatori e clienti a tutti i livelli dovrebbero fare un serio esame di coscienza davanti a sé stessi e davanti a Dio!”, il monito, unito all’invito a “lottare contro fenomeni quali commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato”. “Porre fine ad ogni tipo di abuso, iniziando dal suo interno”, l’impegno da assumersi per contrastare un “fenomeno diffuso nella società” che “tocca anche la Chiesa e rappresenta un serio ostacolo alla sua missione”.
“Le violenze contro le donne sono uno scandalo globale, che viene sempre di più riconosciuto”, l’altra denuncia del Dicastero guidato dal card. Fernandez: “non si condannerà mai a sufficienza il fenomeno del femminicidio”.
“Molto ancora resta da fare perché l’essere donna e madre non comporti una discriminazione, l’analisi: “È urgente ottenere dappertutto l’effettiva uguaglianza dei diritti della persona e dunque parità di salario rispetto a parità di lavoro, tutela della lavoratrice-madre, giuste progressioni nella carriera, uguaglianza fra i coniugi nel diritto di famiglia, il riconoscimento di tutto quanto è legato ai diritti e ai doveri del cittadino in regime democratico”. Tra le forme di violenza, il documento cita anche “la costrizione all’aborto, che colpisce sia la madre che il figlio, così spesso per soddisfare l’egoismo dei maschi” e la pratica della poligamia, giudicata “contraria alla pari dignità delle donne e degli uomini e all’amore coniugale che è unico ed esclusivo”.
Netta la condanna dell’aborto, contro il quale “il magistero ecclesiale si è sempre pronunciato”, e della maternità surrogata, definita pratica “deprecabile” che “lede gravemente la dignità della donna e del figlio” e va proibita “a livello universale”.
“La vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata”, il monito contro l’eutanasia, “un caso particolare di violazione della dignità umana, che è più silenzioso ma che sta guadagnando molto terreno”. No all’eutanasia e al suicidio assistito, sì invece alle cure palliative, il cui sforzo “è del tutto diverso, distinto, anzi contrario alla decisione di eliminare la propria o la vita altrui sotto il peso della sofferenza”. Per i fragili e le persone disabili, il Dicastero raccomanda l’inclusione, antidoto alla “cultura dello scarto”. Molte le “criticità” segnalate nell’ideologia del gender, che ”vuole negare la più grande possibile tra le differenze esistenti tra gli esseri viventi: quella sessuale”.
“Qualsiasi intervento di cambio di sesso, di norma, rischia di minacciare la dignità unica che la persona ha ricevuto fin dal momento del concepimento”, si legge nella Dichiarazione. “Questo non significa – si precisa subito dopo – escludere la possibilità che una persona affetta da anomalie dei genitali già evidenti alla nascita o che si sviluppino successivamente, possa scegliere di ricevere assistenza medica allo scopo di risolvere tali anomalie”.
In questo caso, per il Dicastero guidato dal card. Fernandez, “l’intervento non configurerebbe un cambio di sesso nel senso qui inteso”. Infine, il “lato oscuro del progresso digitale”, che può favorire la “creazione di un mondo in cui crescono lo sfruttamento, l’esclusione e la violenza”.
A giugno, a Taranto, un Medimex di caratura internazionale
09 Apr 2024
The Smile (prima data in Italia), Pulp (unica data italiana) e The Jesus and Mary Chain (unica data Sud italia) al Medimex 2024, International Festival & Music Conference promosso da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura, in programma dal 19 al 23 giugno a Taranto. Anche quest’anno Medimex propone grandi concerti internazionali e molteplici appuntamenti per i professionisti della musica e per il grande pubblico che in questa edizione ruoteranno intorno all’intelligenza artificiale, tema centrale per la musica e per l’umanità, attraverso panel, incontri, mostre e numerose attività. In programma due serate di concerti, nella Rotonda del Lungomare di Taranto: sabato 22 giugno The Smile, il gruppo di Thom Yorke e Jonny Greenwood dei Radiohead con Tom Skinner, e domenica 23 giugno The Jesus and Mary Chain, band culto degli anni Ottanta che quest’anno celebra 40anni di attività,e Pulp, band iconica della scena inglese (prevendita attiva dalle ore 15 di lunedì 8 aprile 2024 nei circuiti Ticketone e Vivaticket).
“Medimex 2024 ospita artisti eccezionali ed esplora il tema dell’intelligenza artificiale che diventa il filo conduttore di un programma ricco e affascinante – il commento di Cesare Veronico, coordinatore artistico Medimex – Proponiamo tre grandi gruppi della scena musicale britannica che insieme rappresentano la musica degli ultimi 40anni e la produzione più attuale. The Smile, che non hanno bisogno di presentazioni e sono tra i gruppi più importanti della scena mondiale, The Jesus and the Mary Chain, gruppo seminale e riferimento assoluto per la scerna alternative e i Pulp, simbolo della Cool britannia e quest’anno headliner anche del Primavera Sound. E accanto ai grandi gruppi internazionali ci saranno i talenti pugliesi e una selezione di artisti italiani con tre serate di showcase. Il fitto programma prevede attività professionali, che quest’anno offrono appuntamenti di grande valore per operatori e professionisti, una bellissima mostra dedicata a John Lennon, le scuole di musica, appuntamenti dedicati alle leggendarie rivalità tra artisti, presentiamo in prima nazionale un imperdibile film su Marc Bolan e i T. Rex e molto altro. Non mancherà un omaggio ad Ernesto Assante, eccezionale amico che ha accompagnato il Medimex sin dalla sua nascita, con un premio e un ricordo speciale”. Ai concerti dei grandi ospiti internazionali quest’anno è affiancata una programmazione di showcase – selezionati attraverso una call pubblica già disponibile sul sito medimex.it – per presentare 19 progetti tra i più interessanti della scena World, Jazz, Indie/Pop/Rock (Urban, Elettronica,Rap, ecc) pugliese e nazionale. Grande attenzione alle attività professionali e di networking che prevedono numerosi appuntamenti con i protagonisti del music business italiano e il coinvolgimento dei network Keep on Live, I-Jazz, Rete Italiana World Music. Tornano le scuole dei mestieri della musica, che offrono ai più giovani l’opportunità di avvicinarsi al mondo della musica e ai professionisti la possibilità di acquisire nuove competenze ed esperienze. E ancora in programma appuntamenti dedicati alla contrapposizione e alla storica rivalità tra grandi artisti, una mostra dedicata a John Lennon, tra passato e intelligenza artificiale, e la prima nazionale di un film dedicato a Marc Bolan e ai T. Rex. E infine presentazioni, video mapping, libri musicali e numerose attività collaterali. Il programma completo di Medimex 2024 sarà annunciato nelle prossime settimane. Aggiornamenti costanti sono disponibili sul sito web medimex.it.
Medimex è un progetto Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale attuato con il Teatro Pubblico Pugliese – Consorzio regionale per le Arti e la Cultura, finanziato a valere sul Poc Puglia 2014/2020 I Asse VI Azione 6.8 realizzato nell’ambito dell’accordo tra Teatro Pubblico Pugliese e Agenzia Regionale del Turismo Pugliapromozione, in collaborazione con Assessorato alle Politiche Giovanili Regione Puglia/ARTI con il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori e con il contributo di Birra Raffo, birra ufficiale del Medimex.
L’Italia che vuole crescere ha forte bisogno di manodopera specializzata, che non si trova. Oltre 400.000 sono le richieste in vari settori, soprattutto nella ristorazione. Qui dei circa 178.000 addetti richiesti, oltre 100.000 non si trovano affatto e non ci sono prospettive, sia perché non vi sono lavoratori interessati al settore, sia perché la diminuzione progressiva della popolazione crea un gap crescente. Chi parla di investire sul turismo fantastica. È evidente che la mancanza di personale impedisce lo sviluppo delle imprese. Stiamo parlando di richieste presentate ufficialmente, che escludono cioè ricorso al lavoro nero, che sussiste per varie per ragioni, anche per puro razzismo.
Il problema della richiesta di manodopera non riguarda solo l’Italia, naturalmente, ma un un po’ tutti i paesi europei. Solo che altri, come la Germania, lo affronta da anni avendo superato un tabù che in Italia invece sussiste e viene alimentato da ampi settori della politica, ma anche dell’economia: la Germania, infatti, da anni forma i richiedenti asilo, insegna loro la lingua, il mestiere e li avvia al lavoro con una formazione acquisita.
In Italia, invece, si continua a strumentalizzare le ingiustificate manie xenofobe, e invece di sfruttare la possibilità offerta dei richiedenti asilo, si inventano nuove leggi assurde, come il decreto Cutro, che trasforma gli stranieri in una palla al piede, anche se di loro c’è grande bisogno, proprio a causa della diminuzione delle popolazione e dell’indisponibilità degli italiani a fare quei lavori. Non abbiamo baristi e camerieri, ma invitiamo le imprese del settore a utilizzarli come lavoratori in mero non avendoli dotati di professionalità e di capacità linguistiche, così come non abbiamo operai specializzati, saldatori, montatori meccanici, artigiani, autisti e così via.
Così in Germania
Ebbene, in Germania, a partire da 3 mesi dall’arrivo, i richiedenti asilo partecipano all’Ausbildung, sistema di formazione professionale tedesco che dura dai due ai tre anni e mezzo e prepara per 330 professioni con un costo a tirocinante di 15.300 euro all’anno. La spesa è sostenuta quasi interamente dalle imprese private, lo stato contribuisce in maniera quasi irrilevante. Attualmente sono in 40.329 i partecipantia questo programma che prevede anche la concessione di un permesso speciale. Questo consente di rimanere in Germania per la durata della formazione e potenzialmente più a lungo.
…Così in Italia
L’Italia, che ha appena soppresso l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, ha abolito i corsi di lingua italiana, indispensabili per ottenere il permesso di soggiorno, preferisce tenere inutilizzati i migranti o lasciarli alla mercé di profittatori e mafie. E sceglie di spendere un mare di soldi per parcheggiarne poche migliaia in Albania.
Eppure di esperienze positive anche in Italia, grazie ai programmi europei, che ne sono già stati e oggi c’è chi, come l’imprenditore Pizzarotti, ha proposto al governo un progetto per la formazione di circa 2.500 richiedenti asilo attraverso 100 corsi che attiverebbe con la propria azienda. Ma il governo non ha mai risposto alla sua richiesta.
L’ondata irrazionale e immotivata di razzismo che è alimentata da taluni, alla lunga danneggerà il nostro paese, che avrà presto difficoltà a produrre ma soprattutto a pagare le pensioni.
Lunedì 8, incontro con Pax Christi alla Sant’Egidio
08 Apr 2024
di Angelo Diofano
Il coordinatore per l’Italia centrale di Pax Christi, il tarantino Pio Castagna, stasera, lunedì 8 aprile, su invito del parroco don Lucangelo de Cantis, condurrà l’incontro formativo comunitario alla parrocchia Sant’Egidio, al quartiere Tramontone.
Il tema della serata avrà come titolo “Fratellanza e pace”.
Adriana Schiedi, nuova presidente dell’A.Ge. Taranto
08 Apr 2024
di Angelo Diofano
Adriana Schiedi è la nuova presidente dell’Associazione Genitori (A.Ge.) di Taranto la quale subentra al dott. Cosimo Murianni, che ha retto a lungo le sorti dell’associazione, operante nella nostra città da ben 55 anni. È questo l’esito delle votazioni svoltesi nei giorni scorsi nella chiesa di San Francesco di Paola, alla presenza del parroco, padre Alessandro Chiloiro.
La prof.ssa Schiedi è professoressa associata di Pedagogia generale e sociale del Dipartimento jonico dell’Università degli studi di Bari ‘Aldo Moro’.
Tra le prossime iniziative promosse dall’associazione segnaliamo la conferenza su “La libertà” tenuta dalla prof.ssa Anna Grasso Duma, che si svolgerà domenica 14 aprile, alle ore 19.45 (subito dopo la santa messa delle ore 19) nella chiesa di San Francesco di Paola.
Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) “è in crisi e fortemente sottofinanziato”; “il pubblico arretra, e i cittadini sono costretti a rinviare gli interventi o indotti a ricorrere al privato”. E ancora: “La spesa sanitaria in Italia non è in grado di assicurare compiutamente il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e l’autonomia differenziata rischia di ampliare il divario tra Nord e Sud d’Italia in termini di diritto alla salute”. Per questo, in Italia, “la vera emergenza è adeguare il finanziamento del Ssn agli standard dei Paesi europei avanzati (8% del Pil), ed è urgente e indispensabile, perché un Ssn che funziona non solo tutela la salute ma contribuisce anche alla coesione sociale”. Questo l’appello – articolato attorno a 10 interrogativi – lanciato nei giorni scorsi da quattordici personalità del mondo della scienza e della ricerca a difesa del Servizio sanitario nazionale. Delle questioni sollevate abbiamo parlato con il dottor Mario Viglietti, medico di medicina generale e membro del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia.
“Il nostro – ricorda – è un servizio sanitario che è un unicum mondiale ed è ovviamente un bene da preservare contro qualsiasi pretesa che viene avanzata da un sistema privato crescente”.
Il Ssn, sottolinea subito anche in qualità di operatore, “è un grande dono ma è anche una grande responsabilità, perché implica il senso di partecipazione della cosa pubblica, il senso di comunità e, dunque, di responsabilità”. Viglietti individua come principale criticità il fatto che “la gestione della cosa pubblica è data attraverso una nomina politica, che in alcuni casi può risultare essere virtuosa e in altri casi no”. Diversi sono gli esempi nei quali “non necessariamente si tiene conto di competenze o meriti”. Ma – ammonisce “la sanità è un bene da tutelare a prescindere da quello che è il governo pro-tempore; la salute delle persone è un bene primario e andrebbe gestito da chi ne ha competenze”. Questo, osserva, “il privato lo sa fare; evitando gli sprechi riesce ad offrire servizi migliori e risulta essere più performante per il paziente contribuendo alla drastica riduzione delle liste d’attesa”. “Ma – prosegue nel ragionamento – bisogna cercare un giusto equilibrio per evitare di drenare troppe risorse pubbliche verso il sistema privato”. Di fronte a questa situazione, sostiene Viglietti, “è necessario un grande senso di responsabilità a tutela del Servizio sanitario nazionale” che chiama in causa tutti: politica, dirigenza, operatori sanitari e cittadini/utenti. Invece, rileva, “non c’è una cultura, né politica né sociale, orientata al bene comune. In molti pensano che la sanità pubblica sia un rubinetto al quale poter attingere in continuazione”.
Sistemi sanitari mutualistici, come il Bismarck in Germania, o quelli assicurativi privati, come negli Stati Uniti o in Africa, “considerato da un lato il livello della disoccupazione e dall’altro quello di redditi poco elevati, in Italia non garantirebbero le cure necessarie a tutta la popolazione”. “Francamente – afferma – ancora inorridisco pensando a quanto ho visto in Ghana dove si assiste a bambini che muoiono fuori gli ospedali perché le famiglie non possono pagare la prestazione o non viene portato il cedolino dell’assicurazione”. Verso il nostro Servizio sanitario “c’è un clima di sfiducia generale, dovuto al fatto che – spiega – le risorse mancano ma manca anche l’ideale”. E se per un verso “è capitato anche a me di essere vessato non solo verbalmente ma anche fisicamente dai pazienti”, dall’altro “il personale sanitario deve scegliere se credere o meno nell’attuale Servizio sanitario nazionale. Purtroppo la soddisfazione della sola professione non è sufficiente a ripagare il carico di lavoro richiesto. Forse, se venissero aumentati i compensi, che sono abbondantemente inferiori alla media europea e dei Paesi più sviluppati, anche i medici ci crederebbero un pochino di più”. Viglietti insiste poi sull’importanza che ha “la volontà di responsabilità, partecipazione e, dunque, di protagonismo della nostra società. Anche dall’utenza deve partire la richiesta che si evitino gli sprechi, aspetto sul quale, ovviamente, la gestione deve essere più oculata”.
Per il medico “il Ssn è veramente un bene impagabile e, certo, sarebbe una grande sconfitta se questo Paese demolisse una delle cose migliori che può vantare e che non ha nessun eguale al mondo”. Questo però non toglie che, ribadisce, “vadano fatte necessariamente delle scelte un pochino più audaci e più severe nella gestione per ridurre i tanti sprechi; bisognerebbe chiedersi, per esempio, se il trattamento previsto – a parità di efficacia – è quello che mi fa sprecare di meno?”.
Viglietti si dice preoccupato per l’impatto dell’autonomia differenziata in sanità: “Andrà a danneggiare quelle che sono le Regioni già sfavorite – evidenzia –, dove nonostante ci sia un personale sanitario a tutti i livelli e in tutti gli ambiti di estremo valore e capacità, il servizio offerto è inevitabilmente limitato da deficit strutturali e strumentali”.
“L’autonomia differenziata – continua – tenderà a far aumentare il divario già in essere tra Regioni. Questo farà sì che, soprattutto al Sud, sempre meno pazienti si cureranno nella propria Regione, ma sceglieranno di andare altrove dove gli sarà garantito un servizio migliore. Alla lunga, questo potrà determinare anche un esodo del personale perché – nonostante il legame con il proprio territorio e la volontà di spendersi per la propria terra – diventeranno più attrattive quelle Regioni che saranno in grado di pagare il personale sanitario molto meglio di altre”.
Il tema della salute, ricorda in conclusione Viglietti, sarà uno di quelli affrontati nelle “Piazze della democrazia” che si terranno a Trieste, durante i lavori della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia (3-7 luglio 2024). Significativo, sottolinea, il titolo “Curare i diritti di tutti”, scelto “proprio per rimarcare l’importanza di tutelare il nostro Servizio sanitario nazionale, per far sì che ogni persona riceva le cure migliori, quindi quelle più efficaci, a prescindere dal proprio ceto di appartenenza e dalla propria condizione sociale”. “La verità – chiosa – è che invece di abbandonare il nostro Servizio dovremmo fare in modo che si estendesse a sempre più Paesi nel mondo”.
Assistere a una partita di basket è come entrare in una dimensione altra. Lì dove le questioni personali vengono messe da parte (e pure quelle che sconvolgono il mondo), si diventa parte di un’unica anima e un solo corpo, tra due fazioni che si danno battaglia sino all’ultimo secondo, osservando le regole del gioco. Così le emozioni reiterate negli appuntamenti dati dalla Nuovi Orizzonti in questa stagione hanno trovato il punto apicale nell’ultima partita contro la New Basket Agropoli. Vana è stata la vittoria per 81-77 (13-19, 35-43, 50-53, 72-66), nei quarti di finale dei playoff. A passare il turno infatti, per la differenza canestri, è stata la squadra allenata da Federica Di Pace, che in gara 1 si era imposta con il punteggio di 64-58. La fortuna ha voltato le spalle alle ragazze di coach Orlando. E pure la direzione arbitrale, sulla quale stendere un velo pietoso. Il sogno è sfumato, al termine di una partita rocambolesca, portata all’overtime, perché così hanno voluto gli dèi. Pazienza. Sebbene i sentimenti di rabbia e di delusione si siano appena attenuati quarantotto ore dopo, vanno rinsaldate la speranza e la soddisfazione, per l’ottimo cammino disputato dal gruppo Dinamo, alla prima esperienza in un campionato di serie B femminile. C’è tempo per i sogni di gloria. Per riportare Taranto nella categoria che merita, ricalcando le gesta della squadra scudettata quattro volte. E poi, i sogni più grandi da realizzare sono quelli che si fanno attendere, desiderare. I tempi devono essere maturi. Dunque, gustiamoci il viaggio e continuiamo a sostenere con entusiasmo la Nuovi Orizzonti.
Il match Nuovi Orizzonti Taranto – New Basket Agropoli
Starting lineup Nuovi Orizzonti: Smaliuk, Tagliamento, Martelli, Molino, Ivaniuk. Agropoli: Lombardi, Chiapperino, Catarozzo, Federica Chiovato, Milani. Avvio difficile per Taranto: al primo canestro dell’incontro firmato da Tagliamento rispondono Catarozzo e Milani (2-8). Yaroslava Ivaniuk dalla lunetta, poi Erika Martelli e Tagliamento costringono Federica Di Pace a chiamare timeout. La partita è equilibrata. Ma le ioniche sono imprecise nelle conclusioni ad alta percentuale, e la formazione ospite ne può approfittare, sino a portarsi sul +13 (26-13). La Nuovi Orizzonti si rifà sotto (23-28) prima di subire un break di 7 punti. Martelli, con due canestri, tiene viva la speranza. La segue ai tiri liberi Tagliamento (34-39). Ma l’ultima fase è favorevole all’Agropoli. Si va al lungo intervallo con 8 punti da recuperare (35-43). Nel secondo tempo le padroni di casa appaiono più determinate: vanno a segno Annapia Molino, Ivaniuk e Smaliuk. Poi accade l’inspiegabile. Alcune decisioni arbitrali vengono infatti suggellate dall’espulsione di coach Orlando, reo di aver incitato il pubblico a sostenere la squadra. Il timone passa a Mimmo Calviello. E come un leone ferito, la formazione di casa tira fuori gli artigli aumentando l’intensità difensiva e andando a canestro anche dall’arco. Tagliamento è monumentale nel portare il punteggio sul 72-64 a trenta secondi dal termine. Sembra fatta. Ai tiri liberi, però, Milani è implacabile, e si va all’overtime. Prosegue il combattimento fino alla tripla di Smaliuk (81-75). Il possesso palla è di Taranto, ma viene fischiato un fallo in attacco a Lucchesini; capitan Chiapperino ne approfitta per il canestro finale che regala il passaggio del turno alle sue compagne. Per la Nuovi Orizzonti sono lacrime. Ma anche applausi scroscianti per lo spettacolo offerto in una lunga serata, e per la grande stagione disputata.