Diseguaglianze territoriali

Autonomia differenziata, Fiasco: “Operazione molto pericolosa che riaccenderà i dualismi”

foto Ansa-Sir
08 Apr 2024

di Gigliola Alfaro

“Suscita preoccupazione la tenuta del sistema Paese, in particolare di quelle aree che ormai da tempo fanno i conti con la crisi economica e sociale, con lo spopolamento e con la carenza di servizi. Non venga meno un quadro istituzionale che possa favorire uno sviluppo unitario, secondo i principi di solidarietà, sussidiarietà e coesione sociale. Su questo versante, la nostra attenzione è stata costante e resterà vigile, nella consapevolezza che ‘il Paese non crescerà, se non insieme’, come peraltro già ricordato in passato (cf. ‘La Chiesa italiana e le prospettive del Paese’, 1981)”. Sono parole del card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente delle Cei, nell’introduzione ai lavori dell’ultimo Consiglio permanente. Nella conferenza stampa conclusiva del Cep, anche l’arcivescovo di Cagliari e il segretario generale della Cei, mons. Giuseppe Baturi, si è espresso: “C’è preoccupazione e perplessità tra i vescovi per un allargamento delle differenze che possono far cadere in un particolarismo istituzionale”. E ha assicurato: “Presto svilupperemo una posizione unitaria su questo tema”. Sul tema dell’autonomia differenziata ci sono stati anche interventi di altri vescovi e di alcune Conferenze episcopali regionali. Sulle preoccupazioni riguardanti le ricadute dell’autonomia differenziata abbiamo sentito il sociologo Maurizio Fiasco.

foto Siciliani-Gennari-Sir

La questione è complessa…

Colpiscono la complessità del tema, la semplificazione polemica che ne viene data e la scarsissima informazione che è stata data ai cittadini affinché si responsabilizzino, visto che siamo davanti a scelte cruciali, come la riscrittura di un patto costituzionale, un patto di comunità e quindi dal primo all’ultimo cittadino deve essere informato e coinvolto.Mi colpisce anche il modo anomalo e improvvisato con cui la questione è venuta alla ribalta, a mio giudizio: si pensava che i referendum improvvidi di Lombardia e Veneto del 2017 e la risoluzione del Consiglio regionale dell’Emilia Romagna dello stesso periodo non potessero avere un seguito, tanto che le conseguenze sono rimaste in stand-by per 7 anni. Negli ultimi giorni del governo Gentiloni, nel 2018, si siglò un’intesa con le Regioni che avevano svolto il referendum consultivo o che avevano approvato una risoluzione, era alla vigilia delle elezioni, è stato un non prendersi la responsabilità di rispedire al mittente per limiti di costituzionalità la mossa delle Regioni. La legislatura successiva ha messo tutto da parte e si ripresenta la questione oggi, quando governa una coalizione che presenta matrici culturali e ideologiche tra loro confliggenti: una matrice popolare liberale, che su questa operazione non solo è tiepida ma dovrebbe essere contraria, una matrice populista secessionista, una matrice moderata autoritaria a forte tensione ideologica, tre matrici tra loro molto distanti che stanno insieme per un patto, all’interno del quale c’è il via libera a un’operazione che si pensava dovesse rimanere al palo, come era già avvenuto in passato. Non accendere i riflettori sulla sostanza di quello che è in discussione serve a mettere la sordina alle profonde differenze di matrice, si tratta di un espediente puramente di potere. Non solo.

Ci dica…

Colpisce lo scarto tra le conseguenze a lunghissimo termine, strategiche e impattanti sui fattori che tengono unita una comunità composta da venti Regioni con culture differenti e lo scarso rilievo e impegno a rendere comprensibili i termini della questione. Il testo uscito in prima lettura è assai simile a quello depositato. Il passaggio parlamentare – malgrado la mole di interventi di Istat, studiosi, amministrazioni, Banca d’Italia, Svimez, Fondazione Gimbe, sono una settantina di testi uno più importante dell’altro – evidenzia che di fatto tutta questa mole di documenti abbia inciso pochissimo, tutto si è ridotto alla questione della contabilità, di come calcolare il trasferimento delle risorse per i livelli essenziali di prestazioni, come se lo scambio fosse puramente di tipo monetario.Quindi colpisce l’assenza di un dovuto sforzo per rendere comprensibile a tutti i cittadini il merito del cambiamento che si stava prospettando. Non è poca cosa l’omesso sforzo di adeguata estensione e trasparenza per rendere comprensibile e responsabilizzare i cittadini sul merito del cambiamento che si stava imponendo e questo in una questione di rango costituzionale. D’altra parte, la poca informazione da parte del mondo politico si capisce anche perché a innescare il processo sono due Regioni di Centro Destra, Lombardia e Veneto, e una di Centro Sinistra che è l’Emilia Romagna. Questo è un paradosso: sono tre Regioni ricche, ma di diverse coalizioni. Una di esse, l’Emilia Romagna, sta ancora soffrendo dell’alluvione dello scorso anno e della mancata ricostruzione dopo l’alluvione, paradossalmente la stessa Regione chiede l’autonomia a fronte di una solidarietà nazionale che si rende ancora di più drammaticamente necessaria.

La Chiesa, invece, denuncia gli aspetti preoccupanti dell’autonomia differenziata…

Infatti, sul tema sono intervenuti rappresentanti della Chiesa italiana e alcune Conferenze episcopali regionali, interventi che hanno anche una valenza di una pedagogia politica: sono documenti rigorosi ma nello stesso tempo semplici da capire, hanno la chiarezza di una ispirazione costituzionale e allo stesso tempo il merito di ridurre la questione all’essenziale.

Cosa dobbiamo aspettarci dall’autonomia differenziata?

L’autonomia differenziata è un’operazione che riduce fortemente la responsabilità dello Stato centrale per diritti che sono scritti in Costituzione; poi c’è tutta la devoluzione di funzioni di controllo di legittimità e di funzioni costituzionali a organismi amministrativi. Le questioni saranno affrontate nella negoziazione tra lo Stato centrale e le Regioni da cui scaturiranno dei Dpcm – tipo quelli del Covid -, dei quali il Parlamento verrà informato, ma senza alcun poter vincolante, se non di una moral suasion. Poi ci sono le preoccupazioni sostanziali che sono il venir meno dei fattori che tengono unito il Paese dal punto di vista sociale, morale, dei valori, ma anche dal punto di vista istituzionale. L’unità dello Stato diventa un valore che dal discorso di Alcide De Gasperi alla Conferenza di pace all’Assemblea costituente e a tutto il periodo del centrismo ispira la miracolosa ricostruzione del Paese post bellica. L’unità dello Stato italiano reca molto netta l’impronta al valore che i cattolici nella ricostruzione hanno voluto imprimere a questa unità. Questo, ad esempio, lo sottolinea in diversi passaggi il documento della Conferenza episcopale calabra (Cec) sulle preoccupazioni legate all’autonomia differenziata: è una lettura dall’interno che danno i vescovi, perché viene da una componente che è stata decisiva per la realizzazione del patto unitario, dalla Costituente alla ricostruzione. Si denuncia la discordia che in seno alla comunità viene innescata, con la preoccupazione del venir meno dell’unità del Paese. Il documento della Cec, facendo riferimento ad alcuni documenti della Chiesa italiana nel tempo – pubblicati rispettivamente nel 1948, nel 1989 e nel 2010 -, ricorda che l’unità d’Italia si basa su presupposti solidaristici e democratici e sul contrasto dei dualismi sociali ed economici.

I rischi di passi indietro sono concreti?

Tutto il disegno della ricostruzione, fino alla crisi della prima Repubblica, era orientato a porre fine ai dualismi di sviluppo tra Nord e Sud del Paese, quindi aveva come denominatore comune creare un unico Paese dalle Alpi alla Sicilia: le politiche economiche e le modificazioni legislative erano tutte all’insegna di contrastare i dualismi. Con l’autonomia differenziata vengono rilanciati quei dualismi sociali, di sviluppo, di esigibilità dei diritti di cittadinanza che per quarant’anni le classi dirigenti della ricostruzione si erano sforzati, pur tra mille errori, di eliminare. E questo oggi in virtù di un opportunismo. Quello che rende a rischio l’Italia è la frantumazione che c’è nella classe dirigente, al di là del fatto che sia al governo o all’opposizione. Dal ’48 in poi noi abbiamo goduto di una unità della classe dirigente, che si divideva su programmi, su alcune opzioni, su aspetti particolari, ma che sui tratti fondamentali di rendere compiuto il disegno della Costituzione si ritrovava. È inutile nasconderlo, le materie che vengono messe in discussione sono di capitale importanza: la sicurezza sul lavoro, la salute, le regole sull’alimentazione, la protezione civile, il regime dei suoli. Quest’ultimo aspetto non è emerso a sufficienza nel dibattito, ma occorre pensare quali ricadute avrà non avere un’unica legge urbanistica, che detti le regole unitarie sul regime dei suoli, in un Paese che soffre di dissesto idrogeologico in maniera drammatica. Pensiamo alla Val Padana, che insiste su più Regioni – Veneto, Lombardia, Emilia Romagna – e che potrebbe avere un regime dei suoli differenziato a seconda dei confini politico-amministrativi regionali. Immaginare venti leggi di regime dei suoli ci fa tornare a prima del 1861. In generale, l’autonomia differenziata è un’operazione molto pericolosa, i cui primi segni tangibili riguarderanno l’esigibilità dei diritti civili e sociali –mobilità, assistenza, salute, sicurezza sul lavoro -, ma ci sarà poi una mancanza di tutela unitaria del suolo, dei beni culturali, del paesaggio. Stiamo parlando anche di beni immateriali dell’umanità protetti dall’Unesco e noi li regionalizziamo, mentre sono cardini dei doveri della Repubblica.

Ci sarà ancor di più un’Italia a due velocità?

L’eliminazione dei dualismi non fu una concessione del Nord al Sud o un’operazione assistenzialistica, ma la creazione di un sistema economico nazionale integrato con una divisione del lavoro che assegnava a ciascuna delle Regioni una prevalenza ma in funzione di un’economia nazionale unitaria. Il miracolo economico non si sarebbe compiuto senza il disegno di una divisione del lavoro tra Nord e Sud che puntava a una politica economica nazionale.
L’ultima ricaduta dell’autonomia differenziata è il venir meno delle ragioni di una politica economica nazionale, quando invece Paesi competitivi in Europa tengono il punto per averla. E questo perché senza una politica economica nazionale c’è la svendita.

Eventi in diocesi

Cerimonia a Montemesola nel ricordo del campo di prigionia “Sant’Andrea”

foto tratta dalla pagina fb 'I am Taranto'
08 Apr 2024

di Angelo Diofano

In occasione del 78.mo anniversario dell’abbattimento dei cancelli del campo di prigionia “Sant’Andrea”, oggi ricadente nel territorio del quartiere Paolo VI, conosciuto anche come “Campo S”, l’Università della Terza età di Crispiano e il Comune di Montemesola organizzano un evento speciale intitolato “Sui passi della memoria” che si terrà venerdì 12 aprile a Montemesola. In tale circostanza per l’intera giornata all’ingresso del Comune si potrà visitare una mostra storico-fotografica sull’evento.

Il programma prevede alle ore 17 nella chiesa di Santa Maria della Croce la celebrazione della santa messa presieduta dal parroco don Andrea Casarano. Seguirà alle ore 17.45 la deposizione di una corona d’alloro al monumenti ai Caduti, in piazza Roma. Infine alle ore 18 nella sala consiliare avrà luogo il convegno sul tema della giornata con gli interventi del dott. Ignazio Punzi (sindaco di Montemesola), di don Andrea Casarano (parroco e direttore dell’Archivio storico diocesano), di Dina Turco (giornalista, scrittrice e responsabile scientifico del comitato “Campo S” di Taranto), dell’avv. Michele Zuppardi (rettore dell’Università della Terza età di Crispiano) e della dott.ssa Tiziana Mappa, responsabile area umanistica dell’Università della terza età di Crispiano. I lavori saranno moderati da Andrea Chioppa, segretario dell’Università della Terza età di Crispiano e coordinatore del comitato “Campo S” di Taranto, del quale pubblichiamo uno stralcio dal suo scritto sulla vicenda, apparso su “I am Taranto”:

“Forse meno noto ma che conserva una storia del tutto rispettabile fu il campo Sant’Andrea di Taranto. Costruito nel ’44, svolse principalmente la funzione di campo di transito e di prigionia per soldati tedeschi, russi e greci. Nell’ottobre del 1945 ad essere trasferiti a Taranto furono migliaia di soldati dell’esercito italiano catturati sui campi di battaglia e tra loro anche soldati della X Mas e criminali comuni.

Il campo si componeva di almeno quattro forse cinque sotto campi: “T” per i reduci di Russia; “D”, “A” e “R”, per i recalcitranti – soldati delle SS e italiani che aderirono alla repubblica di Salò – Ogni sotto campo era a sua volta frazionato in settori numerati, chiamati “pens” (pollai).

All’incirca ventimila furono quanti transitarono dal campo, la metà di essi trascorse un periodo di diversi mesi in prigionia, diverse centinaia furono i morti, forse qualche migliaio. Spaventose le condizioni igieniche in cui i prigionieri erano costretti a vivere, rinchiusi in delle baracche di legno o in tende militari senza un letto, privi di servizi igienici, esposti a epidemie, al freddo e con scarsissime razioni di cibo. Ben presto, il campo fu soprannominato “campo della fame”.

Nel febbraio del 1946 intervenne la curia arcivescovile di Taranto che grazie alla Pontificia Commissione di Assistenza si prodigò nel far arrivare dal Vaticano vestiario, viveri e beni di prima necessità oltre ad occuparsi della corrispondenza privata dei prigionieri con le famiglie. Intenti a migliorare le condizioni del campo furono numerosi i gesti di solidarietà e sussistenza dei tarantini, a partire dai commercianti. A seguito di una serie di rivolte interne, il campo fu progressivamente abbandonato prima dagli inglesi e successivamente dai prigionieri rimasti. La maggior parte di loro erano ragazzi di vent’anni costretti a subire l’orrore di una guerra.

Questa storia dopo non molto tempo finì nell’oblio.

Di tutta la struttura del campo principale, ancora visibile tra il centro commerciale Ipercoop e l’ippodromo, è rimasto ben poco: soltanto i basamenti delle baracche, l’impianto stradale e fognario. Fare memoria è un dovere morale!”

Angelus

La domenica del Papa – In Cristo la vita vince sempre

foto Vatican media-Sir
08 Apr 2024

di Fabio Zavattaro

Ancora un invito a pregare per la pace in questa seconda domenica di Pasqua. Pace, dunque, “giusta e duratura, in particolare per la martoriata Ucraina e per la Palestina e Israele” chiede papa Francesco nelle parole che pronuncia dopo la preghiera mariana del Regina coeli. Come già nel messaggio Urbi et Orbi di Pasqua e mercoledì scorso all’udienza generale in cui chiedeva di evitare ogni “irresponsabile tentativo” di allargare il conflitto. Pace nello Spirito del Signore perché “illumini e sostenga quanti lavorano per diminuire la tensione e favorire gesti che rendano possibili i negoziati. Che il Signore dia ai dirigenti la capacità di fermarsi un po’ per trattare, per negoziare”.
Pace è anche la prima parola che Gesù pronuncia quando incontra gli apostoli chiusi nel
Cenacolo, “per timore dei giudei” come leggiamo nel Vangelo di Giovanni. Le porte chiuse per timore di essere indicati come seguaci del Cristo. Paura, le porte chiuse, incapaci di comprendere e vivere quell’evento che ha sconvolto le loro persone. Manca Tommaso in quel primo incontro, e così Gesù torna ancora in quella sala dalle porte chiuse. Torna proprio per l’apostolo che Giovanni chiama anche Didimo e che si era manifestato incredulo quando gli hanno raccontato l’incontro con Gesù: “se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, non credo”.
Tommaso è un po’ tutti noi con le nostre difficoltà e i nostri problemi nel credere, con quel bisogno di un passo in più per essere ancora più vicini al Signore. Così Tommaso vuole toccare per credere, e Gesù lo invita a toccare, a mettere le mani sulle sue ferite: “non essere incredulo, ma credente”.
Questa seconda domenica di Pasqua è anche la festa della Divina Misericordia, per volere di Giovanni Paolo II che accolse il messaggio di santa Faustina Kowalska a unire la chiesa e a fare dell’umanità una famiglia sola, una unità nuova “perché fondata non sulle risorse umane, ma sulla Divina misericordia”. Mi piace ricordare come il termine misericordia lo troviamo già nelle parole che Giovanni XXIII pronuncia aprendo i lavori del Concilio: la chiesa “preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore”. E torna, prima di papa Francesco, con le parole di Paolo VI che nel Credo del popolo di Dio, solenne professione di fede, alla quale lavorò l’amico filosofo Jacques Maritain, troviamo l’invito a riscoprire le parole antiche e sempre nuove, come misericordia: “andranno alla vita eterna coloro che hanno risposto all’amore e alla misericordia di Dio…” Come non ricordare che Giovanni Paolo II alla misericordia dedicherà, due anni dopo la sua elezione, l’enciclica Diver in misericordia. Benedetto XVI, infine, parlando a Erfurt nell’ex convento agostiniano di Martin Lutero, ripropone l’interrogativo che non dava pace all’iniziatore della Riforma: “come posso avere un Dio misericordioso”. Domanda che sembra non preoccupare i cristiani, affermava.
Ma torniamo al brano del Vangelo: papa Francesco si sofferma sulle parole avere la vita, e spiega che diverse sono le vie per ottenerla: “c’è chi riduce l’esistenza a una corsa frenetica per godere e possedere tante cose: mangiare e bere, divertirsi, accumulare soldi e roba”. Ma è una strada che “non sazia il cuore”, perché “seguendo le strade del piacere e del potere non si trova la felicità” e non abbiamo risposte a altri aspetti quali “l’amore, le esperienze inevitabili del dolore, del limite e della morte”. La “pienezza di vita”, ci dice il Vangelo, “si realizza in Gesù”. Gli apostoli erano “spaventati e scoraggiati”, dice il papa, e incontrano Gesù nel “momento di vita più tragico” chiusi nel Cenacolo per paura. Il Signore “per prima cosa mostra le sue piaghe: erano i segni della sofferenza e del dolore, potevano suscitare sensi di colpa, eppure con Gesù diventano i canali della misericordia e del perdono”. In lui, dice il papa, “la vita vince, sempre, la morte e il peccato sono sconfitti”, basta “lasciarsi toccare dalla sua grazia e guidare dal suo esempio, e sperimentare la gioia di amare come Lui”.

Eventi di sensibilizzazione

Da martedì 9, a San Giorgio, partono i laboratori di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne

A cura dell’Azione Cattolica della parrocchia Maria SS. Immacolata

06 Apr 2024

di Daniele Panarelli
Continua il percorso di servizio e formazione intrapreso dal ‘settore adulti e giovani’ dell’Azione Cattolica della parrocchia Maria SS. Immacolata di San Giorgio Jonico. In particolare il 9 ed il 16 aprile, grazie alla sensibilità e sollecitudine dell’associazione ‘Alzaia’ onlus che metterà a disposizione le sue forze migliori e le competenze acquisite in questi anni, si svolgeranno 2 laboratori per adulti che hanno lo scopo di aiutare i partecipanti a riconoscere e prevenire la violenza sulle donne. 
Consapevoli dell’aumento di questi fenomeni ci piacerebbe che tutti percepissimo la possibilità di essere “sentinelle attive del territorio” con la consapevolezza delle tutele di legge a favore.
Nel mese di maggio, i giorni 17 e 24, gli stessi verranno riproposti anche per gli adolescenti dai 14 ai 17 anni perché non è mai troppo presto per prendere consapevolezza di questi eventi.

Eventi in diocesi

La fraternità per umanizzare la democrazia

Le proposte emerse dal quinto incontro del corso di formazione organizzato dall’ufficio diocesano per la Cultura

06 Apr 2024

di Lorenzo Musmeci

L’ufficio diocesano Cultura ha recentemente proposto il quinto incontro del corso di formazione intitolato: “L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli”.

L’appuntamento sul tema “La fraternità per umanizzare la democrazia”, si è svolto venerdì 5 aprile, nella parrocchia S. Roberto Bellarmino. Gli incontri sono curati da don Antonio Rubino, vicario episcopale per la Cultura, e sono guidati dal prof. Lino Prenna, docente universitario.

Fede, democrazia e fraternità

Come ha ricordato il prof. Prenna in apertura: “Partendo dalla precisazione del rapporto tra fede e democrazia, il papa analizza il legame tra il senso della fede e il significato della democrazia: c’è una distanza abissale. La fede è enunciazione di una verità. La democrazia è esercizio di una opinione”. La fraternità si inserisce in questo discorso come una categoria politica, figlia della Rivoluzione francese. La democrazia, invece, è il sistema migliore per promuovere l’umanizzazione della società.

Una lettura politica della parabola
del buon samaritano: la prossimità

Il relatore ha proseguito ricordando l’assenza di una definizione chiara della fraternità negli scritti di papa Francesco. Infatti, ha affermato: “Il papa è allergico alle argomentazioni teoriche; uno dei quattro principi che devono presiedere alla costruzione della società è che la realtà è superiore all’idea; non contano le teorizzazioni.  In base a questo principio, il papa spiega il concetto di fraternità attraverso la parabola del buon samaritano”. E, leggendo il paragrafo 66 dell’enciclica “Fratelli tutti”, ha aggiunto che la parabola “è un testo che ci invita a far risorgere la nostra vocazione di cittadini del nostro Paese e del mondo intero, costruttori di un nuovo legame sociale”.

Due sono le tipologie dei personaggi presenti nella parabola: quelli che si fanno carico del dolore e quelli che vanno oltre con indifferenza. C’è una distinzione chiara: chi si fa prossimo e chi si allontana. Alla luce di ciò, il prof. Prenna è giunto a dire: “La prossimità serve a definire la fraternità. Non è vicinanza fisica, temporale, etnica, religiosa. Ma è il contrario, ecco il paradosso del Vangelo: il samaritano è uno straniero, un pagano; l’unico che si occupa di quell’uomo è uno straniero; gli uomini di chiesa passano oltre, lo straniero rimane”.

Ospitare, accogliere, assistere, curare e amare

Se la fraternità è sinonimo di prossimità, anche altre parole sono utili per comprendere il significato profondo di questo essere fratelli. Proseguendo nella sua esposizione, il relatore ha citato i temi dell’ospitalità e dell’accoglienza: “Storicamente la fraternità del samaritano è stata esercitata nell’ospitalità e nell’accoglienza dell’altro”. Subito dopo quelli dell’assistenza e della cura, per concludere su quello dell’amore: “La forma compiuta della fraternità è, in assoluto, l’amore. Come afferma il papa al numero 92 dell’enciclica: La statura spirituale di un’esistenza umana è definita dall’amore, che in ultima analisi è «il criterio per la decisione definitiva sul valore o il disvalore di una vita umana». L’amore si estende al di là di ogni frontiera ed è alla base di ciò che chiamiamo fraternità e amicizia sociale. Ritorna la valenza politica della parabola del buon samaritano. Papa Francesco definirà l’amicizia sociale come amore politico”.

Fraternità, libertà e uguaglianza

Le riflessioni si sono spostate, dunque, sulle modalità attraverso le quali la fraternità umanizza la democrazia. Il prof. Prenna ha spiegato che “Francesco recupera la definizione integrale di democrazia (basata su libertà, uguaglianza e fraternità) e dice che, mentre le democrazie moderne hanno sviluppato i diritti di libertà e richiamato i doveri di uguaglianza, hanno trascurato del tutto la fraternità. La democrazia deve completarsi con la fraternità, la quale ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza”.

La destinazione universale dei beni

Le ultime battute del relatore sono servite a chiarire il concetto di “destinazione universale dei beni”. Offrendo un’analisi acuta, ecco quanto ha riferito: “In passato, a partire dall’enciclica sociale “Rerum Novarum”, la difesa della proprietà privata è stata quasi un assoluto: l’affermazione del diritto di ciascuno di avere qualcosa di suo, di proprio; nella proprietà, infatti, ciascuno avrebbe potuto realizzare se stesso. Ma già Leone XIII parla della funzione sociale della proprietà: il possesso delle cose non è mai esclusivo, non è mai soltanto per me, in qualche modo è per tutti”.
E ancora, arrivando al pensero di papa Francesco, il relatore ha aggiunto: “Papa Francesco non mette al primo posto il diritto di proprietà, ma la destinazione universale dei beni. La terra è di tutti e il diritto alla proprietà privata rimane come esito di una giustizia distributiva”. E, citando Antonio Rosmini, ha proseguito: “La giustizia materiale è dare a tutti la stessa quantità. La giustizia formale è dare secondo i bisogni di ciascuno. Chi ha poco deve avere di più e chi ha molto non deve avere niente, così si realizza l’uguaglianza”.

Il prossimo incontro

Il prof. Prenna ha concluso annunciando che il prossimo incontro del corso di formazione tratterà il tema: “Globalizzazione economica e giustizia sociale”. L’appuntamento è per il 16 maggio, con inizio alle ore 18 e ingresso da via San Roberto Bellarmino.
Per qualunque informazione si rimanda al sito dell’ufficio di pastorale della Cultura: http://cultura.diocesi.taranto.it/

Eventi culturali in città

Taranto e la “crisi” della cultura: se n’è discusso in Biblioteca, alla presentazione dell’Arengo

05 Apr 2024

di Silvano Trevisani

Ma che succede alla Taranto culturale? È la domanda che riecheggia da un po’ di tempo, soprattutto in occasione di eventi che si svolgono in città, e che si è sostanziata in occasione della presentazione della rivista “I Quaderni dell’Arengo”, svoltasi nella Biblioteca Acclavio. Una rivista fondata, ormai da quasi mezzo secolo, da Paolo De Stefano e che è curata dal Centro studi di Italianistica. La rivista, nata con l’intenzione di fondere l’interesse della scuola, specificamente dell’istruzione classica, con quello del mondo culturale esterno, è una delle poche realtà editoriali del genere. È sopravvissute oltre che per lo sforzo e l’impegno di operatori e collaboratori, grazie anch al contributo economico della Bcc di San Marzano, che consente all’editore Scorpione di mantenere con regolarità l’appuntamento editoriale.

L’argomento

L’argomento monografico del Quaderno del 2023 era “I nostri Maestri”, un’occasione per creare un ponte tra gli uomini di cultura e i loro illustri maestri che hanno contribuito alla loro formazione. Ebbene: proprio la trasmissione della cultura sembra in crisi oggi, soprattutto per lo iato che, innegabilmente, si è venuto a creare tra generazioni. Gli eventi culturali, i convegni e le conferenze, ma anche le “letture” di libri, le presentazioni di mostre e persino il teatro e gli spettacoli (tranne i concerti rock e di musica leggera) sembrano coinvolgere solo un pubblico adulto. Sembra strano ma anche ai grandi concerti di musica classica i giovani sono assenti, persino quelli che studiano al conservatorio, tranne che non siano loro ad esibirsi.

Per non parlare dell’informazione, che vede i giovani coinvolti esclusivamente nel ruolo di aspiranti redattori della miriade di notiziari web, che in genere non garantiscono una reale retribuzione.

Se in passato i grandi maestri che hanno formato intere generazioni, come quelli evocati dalla rivista, erano dei punti di riferimento saldi e attrattivi, e parliamo di Mario Sansone, Mario Marti Francesco De Santis, Luigi Russo e così via, oggi i punti di riferimento vengono a mancare. E anche a livello locale coloro che hanno contribuito alla diffusione della cultura e che oggi non ci sono più, pensiamo a Cosimo Fornaro, ad Antonio Rizzo, a Nicola Gigante, a Nicola Carrino, e a tantissimi altri, non sembrano trovare sostituti in un ambiente sempre più scarno e distratto.

Sarà la mancanza di una vera e propria università, sarà che la maggior parte delle nostre intelligenze vanno via per sempre o per mancanza di capacità attrattive, ma il panorama culturale sembra impoverirsi. Anche l’attrattività dei personaggi televisivi, che richiamano pubblico proprio perché resi noti dalla tv, non contribuisce affatto, per l’episodicità delle presenze, alla crescita culturale. Le loro esibizioni afferiscono più alla sfera dello spettacolo che della vera cultura.

La presentazione

Nell’introdurre la presentazione, Mario Guadagnolo, dopo il saluto del direttore Pignatelli, ha posto l’accento sulla insufficiente risposta del pubblico alle sollecitazioni offerte. José Minervini ha sottolineato come ognuno dei 28 autori che hanno contribuito all’edizione 2023 dell’”Arengo” abbia saputo proporre dei modelli culturali importanti e durevoli, mentre gli altri interventi, quelli di Albero Altamura, Nicola Baldi, Giovanni Battafarano, Lucio Pierri, Vito Litti e chi scrive questa nota, hanno messo in evidenza l’importanza di “palestre culturali”, com’è appunto la rivista, per offrire dei punti di riferimento culturali.

Paolo De Stefano, ideatore e direttore della rivista, fortemente voluta sin dal momento del suo insediamento alla presidenza del liceo classico “Quinto Ennio”, ha annunciato che il tema del prossimo numero monografico della rivista che si avvia a celebrare il cinquantesimo anno di vita, sarà appunto “la cultura”. Nella ricerca di un significato, storico e attuale e, possibilmente, anche di analisi della situazione locale.

Fede & cultura

“L’amore che salva”, incontro con p. Carmine Arice, superiore generale del Cottolengo

ph G. Leva
05 Apr 2024

di Angelo Diofano

“L’amore che salva” è il titolo della serata organizzata dall’ufficio diocesano per la pastorale della salute che si terrà mercoledì 10 aprile alle ore 18.30 al seminario arcivescovile di Poggio Galeso su attualità e profezia della lettera apostolica “Salvifici Doloris” di San Giovanni Paolo II, a quarant’anni dalla pubblicazione. Dopo la presentazione del direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale della salute, don Cristian Catacchio, relazionerà padre Carmine Arice, superiore generale del Cottolengo di Torino. Le conclusioni saranno dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

Nato a Manfredonia l’11 giugno 1964 padre Arice è membro della Società dei Sacerdoti di S. G. B. Cottolengo. Entrato nella Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo) nel 1984, è sacerdote dal 1991. Dopo gli studi teologici frequentati presso la Federazione intercongregazionale studentati teologici di Torino, si è specializzato in Teologia pastorale sanitaria al Centro Camilliano di Pastorale sanitaria, associato all’Istituto internazionale di pastorale sanitaria – Camillianum Roma. È stato presidente nazionale dell’Associazione italiana pastorale sanitaria e docente al biennio di specializzazione in pastorale della salute – Regione Pastorale Piemontese – Torino. È stato anche membro del consiglio di amministrazione della Fondazione “Casa Sollievo della Sofferenza” – ospedale di San Giovanni Rotondo. Nel settembre 2012, il consiglio permanente della Cei lo ha nominato direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana, incarico ricoperto fino al settembre 2017 quando è stato eletto superiore generale della Società sacerdoti cottolenghini.

Sport

CJ Basket Taranto – Virtus Padova: nuova sfida al PalaMazzola

foto G. Leva
05 Apr 2024

di Paolo Arrivo

Raggiungere il palazzetto per una partita di pallacanestro è sempre una festa. Lo è per il Cus Jonico, l’appuntamento che domenica prossima 7 aprile si rinnova: a dispetto della classifica, la squadra di coach Cottignoli sa meritare i riflettori, accendere i suoi tifosi, perché l’impegno non viene mai meno sul parquet di gioco. Ha lottato anche nell’ultima partita casalinga. È stata persino avanti nel punteggio, nel primo periodo, grazie a un ottimo avvio; avuto una bella reazione sul finire della prima metà dell’incontro, prima di cedere all’avversario forte, la Tecnoswitch Ruvo di Puglia, che insegue Roseto in testa al girone. Il prossimo avversario degli ionici è la Pallacanestro Virtus Padova. Che nella scorsa giornata si è fatta raggiungere dalla Civitus Allianz Vicenza al quartultimo posto in classifica, perdendo proprio il derby del Veneto contro la formazione allenata da Gabriele Robson Ghirelli, subentrato a Manuel Cilio.

PADOVA IN LOTTA PER NON RETROCEDERE- Il Cus Jonico è motivato nella giusta misura. Tra i giocatori più in salute ci sono Francesco Reggiani, sempre ispirato nelle triple, Giovanni Ragagnin e Gianmarco Conte. Quest’ultimo è apparso particolarmente grintoso nel match contro Ruvo. Ed è giusto ribadire che se il Cus Jonico lo avesse avuto sempre a disposizione, la stagione avrebbe preso un’altra piega. Inutile recriminare, ad ogni modo. Il gruppo continua a chiedere il contributo del pubblico. Di quanti vorranno prendere parte alla partita di domenica contro Padova – palla a due alle ore 18.00. Gli avversari in zona playout vengono da tre sconfitte consecutive. L’ultimo successo è datato al 10 marzo, quando si imposero in casa dell’Allianz Pazienza San Severo, l’altra pugliese del girone B, nella serie B Old Wild West.

Il campionato

Siamo al rush finale. Mancano, infatti, soltanto tre giornate al termine della stagione regolare, sulla quale calerà il sipario il 21 aprile. Dopo Padova gli ionici affronteranno Mestre fuori casa e poi Chieti per l’ultima partita tra le mura amiche del PalaMazzola. L’impegno di domenica prossima per la giornata 32esima si colloca in una stagione particolarmente dispendiosa, sul piano economico e non solo fisico. L’auspicio è che possa essere portata a termine in modo onorevole dal fanalino di coda del girone. Magari, come già successo, attraverso la valorizzazione dei giovani sul parquet di gioco: dipendono sempre da loro le sorti di una società sportiva.

L’ultimo match, Taranto-Ruvo di Puglia, nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Oratori

Corso per animatori di oratorio

05 Apr 2024

di Angelo Diofano

Il comitato zonale Anspi Taranto, in collaborazione con il servizio diocesano per la pastorale giovanile, organizza il corso gratuito per animatori di oratorio che si terrà al seminario di Poggio Galeso.

Il primo incontro si terrà sabato 20 aprile dalle ore 17 alle ore 19.30 e avrà come tema “La comunicazione efficace in oratorio”. Quello successivo, sabato 11 maggio dalle ore 16.30 alle ore 19.30 e verterà sulla presentazione e la  progettazione dell’attività estiva 2024 “A gonfie vele! Un’estate in viaggio con Ulisse”.

Sono invitati a partecipare animatori, educatori, religiosi, volontari e catechisti a partire dai 15 anni.

Gli incontri prevedono un intervento di orientamento contenutistico e una parte laboratoriale.

È possibile richiedere un attestato finale di frequenza utile ai fimi del riconoscimento dei crediti formativi.

Per informazioni, contattare don Ettore Tagliente, tel. 339.2052164.

Diocesi

Il “grazie” di don Armando Imperato a tutta la comunità per svolgimento dei Riti a Talsano

05 Apr 2024

Di seguito pubblichiamo una nota di don Armando Imperato, parroco della Maria SS. del Rosario. a Talsano, con i suoi ringraziamenti a quanti hanno permesso con il loro generoso e instancabile contributo alla migliore riuscita dei riti tradizionali e gli auguri a tutta la comunità talsanese.

“È con un cuore colmo di gioia e gratitudine che concludo la Settimana Santa a Talsano, in qualità di parroco della comunità Maria SS del Rosario. Questa Pasqua segna un momento significativo per me, non solo come guida, ma anche come membro di questa comunità vibrante e devota.

La prima Pasqua da parroco è stata un’esperienza travolgente, arricchita dalla partecipazione piena e fervida della comunità nelle celebrazioni pasquali. È stato un privilegio immergermi completamente nella pietà popolare, camminando tra le vie del nostra borgata durante la Via Matris e accompagnando la processione dei Sacri Misteri del Venerdì santo. In ogni passo, ho potuto percepire la profonda devozione e il fervore di fede che anima il popolo di Talsano.

Desidero esprimere la mia profonda gratitudine al priore Pasquale Quaranta e a tutta la confraternita del Rosario, così come al priore Domenico Curci e ai membri della confraternita di Santa Maria del Carmine: il loro impegno e la loro dedizione hanno reso possibile la realizzazione di queste celebrazioni sacre in modo magnifico e significativo.

Un ringraziamento speciale va ai giovani della parrocchia che si sono dedicati alla realizzazione dell’altare della reposizione, sotto la guida premurosa di Fabio Marraffa, dimostrando un impegno e una dedizione esemplari nel servire la comunità e rendere onore al sacrificio di Cristo. Il loro lavoro ha reso possibile vivere momenti di profonda contemplazione e preghiera durante tutta la settimana Santa.

Non posso dimenticare il coro, che con i suoi canti ha arricchito le nostre celebrazioni e ci ha aiutato a elevare le nostre suppliche e lodi al Signore in modo più intenso e significativo. Grazie per aver condiviso il vostro talento e la vostra passione con tutta la comunità.

Ringrazio ogni membro della comunità parrocchiale che ha offerto il proprio contributo per il bene di tutti, affinché tutto potesse svolgersi nel migliore dei modi. La solidarietà e l’unità dimostrate in questi giorni santi sono un segno tangibile della forza della nostra fede e della nostra comunità

Desidero anche ringraziare le suore Discepole eucaristiche di Gesù, sotto la guida amorevole della madre superiora, suor Maria Consiglia Morra, che hanno donato il loro tempo, la loro energia e la loro devozione per arricchire le nostre celebrazioni e sostenere le attività pastorali della parrocchia.

In conclusione, desidero ringraziare tutta la cittadinanza talsanese per il fervore religioso e l’attaccamento puro e genuino alla pietà popolare. Che questa Pasqua possa portare gioia, speranza e rinnovamento spirituale a tutti noi, e che possiamo continuare a camminare insieme nella luce della risurrezione di Cristo. “Gesù disse loro: «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»” (Gv 8,12). Che la luce di Cristo risorto continui a illuminare il nostro cammino e a guidarci nella nostra vita di fede. Buona Pasqua a tutti. Con profonda gratitudine e benedizioni”.

don Armando Imperato

Diocesi

Sabato 6, ammissione agli ordini sacri

ph G. Leva
05 Apr 2024

di Angelo Diofano

Sabato 6 aprile nella cappella del seminario arcivescovile di Poggio Galeso alle ore 18.30, nel corso della solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, si terrà la cerimonia di ammissione tra i candidati agli ordini sacri del diaconato e del presbiterato dei seminaristi Cristian Cardiota (parrocchia Maria SS.ma del Carmine di Grottaglie), Daniele Chiffi (parrocchia Spirito Santo di Taranto) e Francesco Scolozzi (parrocchia Maria SS.ma Immacolata di San Giorgio Jonico).

La celebrazione si terrà alla presenza dei parroci e di rappresentanze delle parrocchie di appartenenza dei seminaristi, che in preparazione all’evento hanno tenuto veglie vocazionali.

Migrantes

I preparativi per la Festa dei popoli

05 Apr 2024

di Angelo Diofano

Il direttore diocesano di Migrantes, Marisa Metrangolo, invita chiunque avesse intenzione di prendere parte all’organizzazione della ventesima edizione della Festa dei popoli a partecipare al primo incontro organizzativo che si terrà in concattedrale venerdì 5, alle ore 10.

Il tradizionale appuntamento annuale con le comunità etniche del territorio avrà luogo domenica 19 maggio, sempre in concattedrale, con inizio alle ore 16.30.

“In occasione della Festa dei popoli – chiede Marisa Metrangolo – le associazioni o altre realtà sono invitate  a far conoscere alle  comunità etniche il proprio impegno o i propri progetti nei loro confronti e delle persone bisognose in generale, fornendo riferimenti del quartiere o paese di pertinenza. Sarà una bella esperienza di integrazione reciproca e d’incontro comune”.

Altre riunioni organizzative si terranno nei prossimi giorni