Archeologia

A San Cataldo il Museo archeologico propone visite guidate ai reperti cristiani

07 Mag 2024

di Silvano Trevisani

Il 10 maggio, giorno dei festeggiamenti patronali, il Museo archeologico nazionale proporra due visite guidate prevista alle 17.30 e alle 18.30, per mettere in evidenza l’anima multietnica della città e la “Croce del Vescovo”

Così Stella Falzone, direttrice del Museo di Taranto, preannuncia così le due visite tematiche di approfondimento, di circa 30 minuti l’una, che riguarderanno i reperti della Sala XXV del MarTA; “La città di Taranto si appresta a vivere il solenne appuntamento con i festeggiamenti dedicati a San Cataldo, patrono della città, e il Museo archeologico nazionale di Taranto conferma questo legame con il territorio, accompagnando i visitatori, il prossimo 10 maggio, attraverso un itinerario fortemente rappresentativo della cultura di questa terra. Un aspetto del Museo forse meno noto, eppure particolarmente affascinante, ricco ed evocativo”

Il compendio offerto al visitatore ha per nome: “Reperti cristiani nelle collezione del MArTA” e offre un viaggio alla scoperta della base cristiana delle civiltà passate, ma anche dell’anima multietnica che caratterizzò la città di Taranto tra il IV e il XII secolo d.C.

Attraverso le testimonianze epigrafiche e la cultura materiale, un approfondimento guidato rileverà, nella Sala XXV, dettagli meno noti delle ricche collezioni del MArTA: dalle lucerne e anfore recanti simboli cristiani, alle iscrizioni funerarie con menorah in lingua ebraica, fino alle stele in arabo proveniente dal sito di Santa Maria del Galeso.

Tra i reperti che si potranno apprezzare nel corso della visita, spicca la croce funeraria in argento ritrovata in quella che si presume sia stata la tomba di San Cataldo. Databile tra la fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo d.C., la croce si presenta in lega d’argento e sotto forma di lamina sottile, con estremità patenti e provvista di un ago per l’inserimento della stessa nell’abito o nel sudario. Rinvenuta nel 1999 nella Cattedrale di San Cataldo è un elemento tipico del rituale funerario dei longobardi dell’Italia meridionale, epoca in cui si pone l’episcopato del vescovo Cataldo.

Le due visite guidate di approfondimento sono attività comprese nel biglietto di ingresso al MArTA al costo di 10 euro (salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni).

Nella stessa giornata sarà possibile prenotare anche attività di visite guidate a pagamento a cura della società Aditus, concessionaria per i servizi aggiunti del MArTA.

Info e acquisto dei ticket: www.museotaranto.cultura.gov.it e accedere all’area “Biglietteria”.

In allegato: Immagine “Croce funeraria in lega d’argento – VII-VIII sec d.C. Sala XXV MArTA”

Eventi culturali in città

L’eredità della politica estera di Aldo Moro nella prospettiva di una teologia dal Mediterraneo

Avrà luogo a Taranto, giovedì 9 maggio, a partire dalle ore 9, nella sala conferenze del dipartimento jonico Uniba, in via Duomo

foto Afp-Sir
07 Mag 2024

L’eredità della politica estera di Aldo Moro nella  prospettiva del Manifesto per una teologia  dal Mediterraneo (Marsiglia 21 settembre 2023) è il tema di un primo seminario  che – organizzato dal Dipartimento jonico in sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo società, ambiente culture, la Camera di Commercio Brindisi-Taranto e il Centro di cultura G. Lazzati, con il coinvolgimento dei locali luoghi morotei: liceo Archita e convento di San Pasquale – si terrà (dalle ore 9 alle ore 12) il prossimo 9 maggio,  data del 46^ anniversario della morte dello statista, nella sala conferenze (ex chiesetta) del Dipartimento jonico Uniba, Via Duomo 259.

Prendere le mosse dal recente Manifesto per una teologia dal Mediterraneo, evento di grande portata geopolitica e di coinvolgente impegno di ripresa interdisciplinare dei saperi e del sapere è porre la sfida, come la delinea lo stesso papa Francesco, per una nuova visione del mondo, per una nuova comunità di destino e per un ripreso nuovo percorso, percorso della storia, verso la pace.

È un immergersi consapevole  nelle ferite e nelle inquietudini di un luogo, il Mediterraneo, il nostro mare, affinchè il naufragio di uomini e di civiltà, si tramuti subito in prassi generativa di possibile nuova fraternità. Parlare del Mediterraneo, soprattutto nella tensione e nella prospettiva del Manifesto di Marsiglia (settembre 2023), è anche incontrare testimonianze, carismi, profezie di uomini e di impegni forse troppo dimenticati. Il Mediterraneo come nuovo Lago di Tiberiade non è stato solo il sogno e l’utopia di Giorgio La Pira. Ritornare al Mediterraneo è sdoganare anche una figura politica ancora inedita per la comune opinione come quella di Aldo Moro.

Comprenderne la visione politica, tra tensione morale e realismo, e attraverso di esso la complessità della politica internazionale, e anche risentire l’urgenza e l’accompagno è trasformare il Mediterraneo da tomba in grembo di umanesimo planetario. Ad intrecciare la trama del Manifesto con la tentata ricostruzione geopolitica di Aldo Moro saranno  non solo due esperti, ma soprattutto due protagonisti impegnati: Antonio Bergamo, noto ricercatore del pensiero mediterraneo e attivo  sottoscrittore dello stesso Manifesto, nonché Gilberto Bonalumi, da sempre impegnato in politica estera  attivo collaboratore governativo di Moro, presidente del Consiglio   (1963 -1968; 1974 -1976)  e Ministro degli esteri (1969 – 1972; 1973 -1974).

Un seminario di avvio per ulteriori, aperti approfondimenti ed esiti come un programmato convegno internazionale già previsto per il prossimo settembre nella continuità di impegno scientifico dello stesso Dipartimento jonico oggi rappresentato dai proff. Ivan Ingravallo, Pamela Martino, Paolo Stefanì e Stefano Vinci e che il Centro di cultura G. Lazzati rimette in agenda dopo la pubblicazione del catalogo della mostra Taranto città a me cara – organizzata nel 2016 in occasione del centenario della nascita di Aldo Moro – edito a cura del  comitato che per l’occasione fu costituito raccogliendo l’adesione di numerose istituzioni.

Una grande sfida culturale, di nuova generatività che il Manifesto lancia dal Mediterraneo e  che suscita anche a Taranto cittadinanza attiva recuperando impegni del passato per un futuro inedito ma non senza radice.

Ecclesia

Caritas Europa: a Bruxelles, riuniti 49 organismi nazionali da 46 Paesi

foto Sir-Marco Calvarese
07 Mag 2024

Si è aperta a Bruxelles la Conferenza regionale 2024 di Caritas Europa, che riunisce 49 Caritas nazionali da 46 Paesi europei. Ne dà notizia Caritas Italiana in un post pubblicato in mattinata sui propri canali social. Il presidente mons. Michael Landau, nell’introduzione, ha affermato: “Sono grato per il vostro lavoro. Voi vivete e fare vivere la Caritas. Il vostro impegno, insieme, fa la differenza per molte persone nel mondo”. Alistair Dutton, segretario generale di Caritas Internationalis, ha sottolineato come “in un mondo in cui la pace è sempre più fragile, il ruolo delle Caritas diventa più difficile ma più necessario. Si tratta di portare speranza in questo mondo fragile”.
Mons. Luis Okulik, del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) ha reso patrimonio comune l’indicazione delle “tre vie”, data da papa Francesco nel 2021 a Caritas italiana: la via degli ultimi, la via del Vangelo, la via della creatività.

Rigenerazione sociale

I MagazziniOz: un posto speciale

Nati a Torino come costola di CasaOz, sono un luogo dove all’eccellenza nella ristorazione si unisce la formazione e l’inserimento professionale di ragazzi e adulti diversamente abili, di rifugiati o svantaggiati

foto dalla pagina fb di MagazziniOz
07 Mag 2024

di Irene Argentiero

“Valorizzare ciascuno, creando opportunità e mettendo in luce storie e capacità personali, realizzando, allo stesso tempo, al massimo il potenziale dell’impresa”.

È il 1° maggio e per celebrare la festa dei lavoratori pubblicano sulle loro pagine social quello che è il fondamento su cui nel 2014 hanno gettato le basi di una realtà che in 10 anni ha aperto una via nel mondo del lavoro a 40 tra ragazzi e ragazze che, con molta probabilità, avrebbero trovato la loro strada disseminata di ostacoli e porte chiuse. Perché sono “diversi”, o hanno alle spalle un’infanzia scandita dal passo faticoso e scomodo della malattia. E sulle pagine Fb e Ig non pubblicano solo parole, ma ci mettono anche la faccia o meglio, le facce. Quelle di chi oggi dà un volto ai MagazziniOz.

Nati a Torino come costola di CasaOz, i MagazziniOz sono un luogo dove si ricerca ogni giorno l’eccellenza nella ristorazione, nella caffetteria e – attraverso l’emporio – nella vendita online e offline, promuovendo contemporaneamente la formazione e l’inserimento professionale, per ragazzi e adulti diversamente abili, rifugiati o svantaggiati. Sono lo spazio in cui è nato un progetto di formazione e inserimento lavorativo per rispondere alle esigenze delle famiglie di CasaOz, i cui figli con problemi di malattia o disabilità sono diventati grandi.

Nei MagazziniOz lavorano oggi 10 persone a tempo indeterminato come soci svantaggiati. Altre 5 sono impegnati a tempo determinato.

I MagazziniOz sono un posto speciale. E non perché offrono la possibilità di lavorare a persone che la società definirebbe “in difficoltà”. Ma proprio perché lì questa “difficoltà” non si vede. Non è una magia, ma un modo diverso di guardare alla persona. “L’inserimento lavorativo di soggetti con particolari difficoltà – spiega in rete la tutor Stefania Urso – non è un obbligo, ma è un’occasione ed è un valore aggiunto”. Parole queste che si intrecciano naturalmente con il pensiero di Enrica Baricco, ideatrice e fondatrice di CasaOz, che sottolinea come il sociale debba essere considerato un’impresa come tutte le altre, “non collegato solo alla beneficenza, pur tanto preziosa, o alla bontà, pur così essenziale”. L’obiettivo è quello di arrivare un giorno – si spera sempre che non sia tanto lontano – in cui un’impresa sociale come quella dei MagazziniOz sia simile al mondo del profit, capace di produrre e di durare nel tempo, come tutte le imprese in cui strategie, bilanci e obiettivi siano parole del quotidiano, che non fanno paura, ma che spronano a dare il meglio. Tenendo sempre presente le persone che dell’impresa sociale – e non solo – sono essenza imprescindibile.

I MagazziniOz sono un luogo dove pranzare e cenare con cibo e piatti di qualità, sorseggiare un buon caffè o trovare una selezione di oggetti particolari. Non solo. Ci sono poi spazi accoglienti, dove lavorare, incontrare amici, studiare e frequentare corsi. “Forse non tutti sanno – si legge sulla pagina Ig – che i MagazziniOz hanno sempre offerto la propria disponibilità alla scuola ospedaliera, ospitando giovani studenti, accompagnati dai loro docenti, che qui studiano e fanno i compiti in un’ottica di condivisione e benessere. Questi sono momenti rivolti a giovani che hanno incontrato la malattia e che ai MagazziniOz trovano spazi di quotidianità dove poter stare meglio e superare le proprie difficoltà”.

Una filosofia, questa, che è la stessa che dal 2005 anima l’associazione CasaOz. A ideare questa casa sul Po fondata sul principio della “quotidianità che cura” è stata Enrica Baricco. Sua figlia aveva 6 anni quando si ammalò di una malattia rara. In quel momento Enrica, che faceva l’architetto ed era una libera professionista, si ritrova faccia a faccia con tutto quello che la malattia porta con sé. A partire dall’isolamento. Isolamento esteriore, perché per difendere chi è malato da possibili infezioni si vivono rapporti sociali asettici, in cui i contatti con gli altri sono necessariamente ridotti al minimo. E isolamento interiore, perché la malattia cancella con un colpo di spugna l’orizzonte di sogni e progetti, facendo tabula rasa della quotidianità. E su quel foglio diventato improvvisamente bianco, tornare a scrivere il quotidiano è tutt’altro che facile.

CasaOz, nata per assistere le famiglie dei bambini ricoverati all’ospedale Regina Margherita (ma non solo), vuole essere casa e famiglia per tutte quelle mamme e papà che hanno un figlio in ospedale. Vuole offrire loro un sostegno concreto, dare loro uno spazio per riposarsi, fare una doccia, fare il bucato, mangiare, prendere un caffè e fare due chiacchiere in compagnia. Tutte cose quotidiane, che quando la malattia irrompe nella vita di una famiglia, vengono spazzate via e che hanno bisogno di un aiuto per ritrovare il loro posto. Ma CasaOz, che oggi ha sede in via Moncalieri 262, offre uno spazio quotidiano anche ai piccoli malati, che lì possono giocare, imparare, fare i compiti seguiti da educatori professionali e volontari in uno spazio che è “casa”, per vivere così una “quotidianità che cura”.

In questi anni, all’interno di CasaOz sono stati realizzati quattro miniappartamenti per le famiglie che arrivano da fuori Torino per poter far curare i propri figli nelle strutture ospedaliere della città. Ad oggi sono state ospitate oltre 140 famiglie provenienti da varie regioni d’Italia, ma anche da Albania, Venezuela e Iraq.

I piccoli pazienti crescono, diventano grandi, e hanno bisogno di trovare il loro spazio nel mondo del lavoro. Per loro da 10 anni ci sono i MagazziniOz, una realtà che mette realmente la persona al centro, impegnandosi a contribuire a ridurre l’isolamento socio-lavorativo delle persone più fragili, che spesso sono fuori dai sistemi di formazione e dalle reti di accompagnamento e di supporto. Un approccio, grazie al quale – come ricorda la presidente di CasaOz Enrica Baricco – si passa dal lavorare ‘per’ a lavorare ‘con’, vale a dire a una nuova visione del modo di lavorare, con un approccio in cui il terzo settore si apre all’imprenditoria e diventa un nuovo modello sociale. Grazie a questo modello alcuni giovani dei MagazziniOz hanno trovato un’occupazione a tempo indeterminato in solide realtà imprenditoriali presenti sul territorio torinese. Ma non solo. Perché ogni volta che si sceglie di mangiare ai MagazziniOz, si acquista uno dei libri che sono esposti sugli scaffali che avvolgono le pareti, o un oggetto dell’emporio, o ancora si partecipa a un corso organizzato in quegli spazi, si permette a CasaOz di continuare ad essere “casa” per bambini che vivono la malattia, offrendo loro e alle loro famiglie spazi di “quotidianità che cura”.

David di Donatello

David di Donatello, vince il cinema di respiro sociale

Tre le statuette vinte da ‘Palazzina Laf’: Michele Riordino premiato come miglior attore protagonista, Elio Germano come miglior attore non protagonista e Antonio Diodato per la miglior canzone originale, con ‘La mia terra’

07 Mag 2024

di Sergio Perugini

Un dato è chiaro: ha vinto il cinema di respiro sociale, di impegno civile, quello capace di direzionare lo sguardo sulle ferite e le contraddizioni della nostra società. Parliamo dei film incoronati dai 69mi David di Donatello, i premi dell’Accademia del cinema italiano. Anzitutto sul podio è salito Matteo Garrone con “Io Capitano”, con cui aveva partecipato in Concorso all’80a Mostra del Cinema della Biennale di Venezia (Leone d’argento) e alla corsa ai Premi Oscar 2024. Raccontando il duro e disperante cammino della speranza di due giovani africani, prima lungo il deserto e poi attraverso il mare alla volta dell’Europa, “Io Capitano” ha conquistato il titolo di miglior film dell’anno, insieme ai riconoscimenti per regia, produzione, fotografia (Paolo Carnera), montaggio (Marco Spoletini), suono ed effetti visivi. Era davvero il miglior film? Guardando alla cinquina, non è stata una scelta facile, considerando la sorprendente parabola del film di Paola Cortellesi (“C’è ancora domani”), la raffinata poesia di Alice Rohrwacher (“La chimera”) o lo sguardo sempre vigoroso dei veterani Nanni Moretti (“Il sol dell’avvenire”) o di Marco Bellocchio (“Rapito”). Forse la vittoria di una delle due registe sarebbe stato un segnale ancor più significativo, per la carica di innovazione, per lo stile di racconto e la densità tematica.

La Cortellesi, comunque, si “consola” con 6 premi di peso: regista esordiente, attrice protagonista (Paola Cortellesi), attrice non protagonista (Emanuela Fanelli), sceneggiatura originale (Furio Andreotti, Giulia Calenda e dalla stessa Cortellesi), come pure David Giovani e David dello spettatore. Il film ha superato i 5 milioni di spettatori e si è imposto al vertice del box office 2023 con oltre 32milioni di euro di incasso.

Altra grande sorpresa uscita dai David è l’esordio alla regia di Michele Riondino con “Palazzina Laf”, film denuncia sul primo caso di mobbing in Italia, avvenuto nello stabilimento Ilva di Taranto: il film ha ottenuto le statuette per attore protagonista (Michele Riondino), non protagonista (Elio Germano) e canzone originale “La mia terra” di Antonio Diodato.

Da non dimenticare l’opera di Marco Bellocchio, “Rapito”, che denotava un grande impegno produttivo come film storico in costume, e pertanto si è imposto come da previsione in molte categorie tecniche: scenografia (Andrea Castorina, Valeria Vecellio), costumi (Sergio Ballo, Daria Calvelli), trucco (Enrico Iacoponi) e acconciatura (Alberta Giuliani), oltre alla sceneggiatura non originale firmata da Bellocchio e Susanna Nicchiarelli.

Nel complesso i David di Donatello sono stati distribuiti in maniera abbastanza omogenea, valorizzando i titoli più meritevoli, apprezzati da critica e pubblico. All’appello, però, ne mancano due importanti, ingiustamente dimenticati: “La chimera” di Alice Rohrwacher (13 candidature), cui poteva andare benissimo la miglior regia, come pure “Il sol dell’avvenire” di Nanni Moretti (7 candidature). Tra i ricordi indelebili della cerimonia resta la statura ironico-poetica di Vincenzo Mollica, David speciale per la carriera: la sua dedica d’amore al cinema, alla vita, è stata così acuta e luminosa, oscurando le sfide poste dalla malattia.

Oratori

A gonfie vele: il sussidio estivo per gli oratori Anspi presentato a Taranto

Appuntamento per sabato 11 maggio a partire dalle 16.30, al seminario arcivescovile di Taranto

07 Mag 2024

Siete coordinatori e volete sapere tutto, ma proprio tutto ciò che c’è da sapere per coinvolgere i vostri animatori? Siete animatori e non vedete l’ora di tuffarvi nell’avventura del prossimo Grest?

In casa Anspi procede tutto A gonfie vele nella preparazione di un’estate indimenticabile in viaggio con Ulisse.

A gonfie vele!: è proprio questo il titolo del sussidio estivo che l’Anspi presenterà sabato 11 maggio a partire dalle 16.30 al seminario arcivescovile di Taranto. Il sussidio estivo si configura come una drammatizzazione ispirata all’Odissea suddivisa in 20 giornate, quanti sono gli anni in cui Ulisse rimase lontano da Itaca.

Come l’eroe greco, anche noi partiamo spesso per delle guerre che ci separano dai nostri affetti, dai nostri valori, da noi stessi. Ogni giorno, come lui, siamo chiamati a vivere l’avventura della vita e quest’estate la sfida sarà ancora più grande in compagnia dell’eroe epico più famoso di tutti i tempi.

Schivare sirene, addormentare ciclopi, navigare tra le tempeste per poi assaporare il gusto di ritornare a Itaca, la patria del cuore attraverso un’esperienza travolgente guidata dagli oratori del comitato zonale Anspi di Taranto.

Per sabato 11 maggio il comitato zonale sta preparando un super incontro di preparazione, affinché i Grest estivi diventino un’occasione sempre più importante per crescere insieme, condividere valori e costruire relazioni positive.

Sarà un’esperienza unica e indimenticabile che vedrà viaggiare insieme con Ulisse gli oratori Anspi presenti nella nostra diocesi e che si allargherà a tutte le parrocchie e le altre realtà ecclesiali che vorranno prendere parte all’incontro all’insegna del divertimento, dell’amicizia e della crescita personale e comunitaria.

Che l’estate Anspi abbia inizio… a gonfie vele!

Stragi di innocenti

Striscia di Gaza, Oxfam: “L’offensiva su Rafah avrà conseguenze umanitarie catastrofiche”

foto Afp-Sir
07 Mag 2024

di Patrizia Caiffa

“Un’offensiva terrestre di Israele su Rafah avrà conseguenze umanitarie catastrofiche. La cosa più grave è che l’ordine di evacuazione di oggi diretto a 100 mila persone arriva dopo i molteplici appelli dei leader mondiali a desistere dall’intervenire in un’area così densamente popolata”: lo afferma Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, in risposta all’ordine di evacuazione diramato oggi alla popolazione di Rafah. “In queste ore la paura a Rafah è palpabile perché decine di migliaia di persone saranno di nuovo costrette a scappare alla ricerca di un riparo sicuro che non esiste. Da oltre 6 mesi Israele continua deliberatamente e in modo sistematico a prendere di mira i civili e gli operatori umanitari, anche all’interno di quelle che sono state chiaramente contrassegnate come ‘zone sicure’. Ciò priva quindi di qualsiasi credibilità ogni dichiarazione delle autorità israeliane sulla possibilità di evacuare i civili in sicurezza”, spiega Pezzati. “Ogni risposta umanitaria – prosegue – è pressoché impossibile dato che Israele sta bloccando l’ingresso di qualsiasi aiuto attraverso i valichi di Rafah e Kerem Shalom. Senza carburante le famiglie non saranno in grado di muoversi dentro Gaza, per esempio. Altrettanto impossibile è sapere quali zone di Gaza saranno prese di mira dai bombardamenti israeliani. L’area di Al-Mawasi, una cosiddetta ‘zona umanitaria sicura’, che è già stata colpita due volte, e dove è stato indicato alla popolazione di fuggire, non sarà in grado di far fronte a un ulteriore afflusso di sfollati interni”. Pezzati ritiene “inaccettabile che al governo israeliano sia permesso di ignorare impunemente tutti gli allarmi lanciati dalla comunità internazionale sul tragico costo umanitario che avrà l’attacco. Israele sta dimostrando un agghiacciante disprezzo per la vita umana, mentre continua ad ignorare ogni norma di diritto internazionale e la sentenza della Corte internazionale di giustizia che ha evidenziato il rischio che a Gaza si consumi un vero e proprio genocidio”. Oxfam lancia un appello urgente alla comunità internazionale e al governo italiano perché esercitino “ogni pressione diplomatica possibile per fermare l’offensiva terrestre alle porte. Sinora le grandi potenze mondiali hanno di fatto lasciato carta bianca a Israele per commettere crimini di guerra, continuando a fornirgli armamenti. In questo momento devono agire, prima che sia troppo tardi o si verifichino altre atrocità. In particolare i leader europei devono smettere di tergiversare, sospendendo l’accordo di Associazione Ue-Israele e spingendo ancor di più per un cessate il fuoco immediato e permanente”.
Oxfam ha lanciato una raccolta firme per uno stop all’invio di armi a Israele a cui si può aderire su: https://www.oxfamitalia.org/petizione-gaza-stop-invio-armamenti/.

Festeggiamenti patronali

Mercoledì 8 entrano nel vivo i festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo

foto F. Paolo Occhinegro
07 Mag 2024

di Angelo Diofano

Mercoledì 8 maggio entrano nel vivo i festeggiamenti patronali in onore di San Cataldo vescovo che inizieranno alle ore 17  con il corteo delle autorità da palazzo di città diretto in episcopio, dove sarà in attesa l’arcivescovo assieme al capitolo metropolitano e ai seminaristi.

Da lì, tutti insieme ci si recherà in cattedrale dove alle ore 18 mons. Ciro Miniero presiederà la liturgia della Parola, alla quale seguirà la cerimonia de “’u pregge”, ossia la consegna del simulacro del santo patrono al sindaco Rinaldo Melucci.

Alle ore 18.30 San Cataldo, attraverso corso Vittorio Emanuele, sarà portato in processione  verso il molo Sant’Eligio dove avverrà l’imbarco sulla motonave Cheradi, messa a disposizione dalla Marina Militare; alle ore 19.30 circa avrà inizio la grandiosa processione a mare.

Nel corso della serata, la fanfara dipartimentale di Marina Sud si esibirà su corso Due mari, accompagnando anche la cerimonia dell’ammainabandiera.

Dopo l’apertura del ponte girevole, alle ore 20 circa inizierà il transito del corteo delle imbarcazioni dal canale navigabile in direzione del primo seno del Mar Piccolo, con la benedizione dell’arcivescovo Ciro Miniero e la successiva cascata pirotecnica dagli spalti del castello aragonese. Alle ore 21, la motonave ormeggerà alla banchina del castello aragonese per lo sbarco del simulacro del santo patrono e la successiva processione di rientro verso la basilica di San Cataldo attraverso via Duomo. Alle ore 21.45, spettacolo di fuochi d’artificio dal castello aragonese.

Presteranno servizio alla processione le bande musicali cittadine “Lemma” e Santa Cecilia”.

Al corteo delle autorità da palazzo di città prenderanno parte anche gli atleti del Palio di Taranto che, dopo la benedizione dell’arcivescovo in episcopio, si recheranno alla sede nautica di corso Vittorio Emanuele per dare inizio (alle ore 18.30) alla regata “Torneo dei rioni” attorno alla città vecchia.

Anche quest’anno il tradizionale mercatino, a causa dei lavori su via Garibaldi, avrà luogo al lungomare.

Eventi a Taranto e provincia

Una festa per tutti, sui campetti della San Roberto Bellarmino

06 Mag 2024

di Angelo Diofano

“Una domenica di festa per tutti” è stato il titolo della manifestazione organizzata dalla parrocchia di San Roberto Bellarmino che si è svolta nella mattinata di domenica 5 maggio sui campetti parrocchiali, riaperti dopo due anni di chiusura a causa della presenza del cantiere per i lavori di rifacimento delle facciate della chiesa. Le attività di animazione, rivolte a bambini ed adulti – riferisce il parroco don Antonio Rubino – hanno visto i numeri di prestigio di Mago Maraldo, giochi e intrattenimento, musica, canzoni e la distribuzione di snack, zucchero filato e popcorn, in una grande festa in cui si è celebrata la cultura dell’incontro.

Contest fotografico

Alla San Lorenzo, il contest fotografico “La Luce del Crocifisso”

06 Mag 2024

In occasione della ricorrenza dell’“Invenzione della Croce” venerdì 3 maggio 2024 sera nella parrocchia San Lorenzo da Brindisi, in viale Magna Grecia, è stata inaugurata l’esposizione fotografica realizzata a completamento della prima edizione del contest fotografico “La Luce del Crocifisso” organizzato dal gruppo del SS Crocifisso, in occasione della tradizionale processione del Venerdì di Passione svoltasi il 22 marzo scorso.

Dopo aver ammirato le foto esposte nel chiostro del convento, i presenti si sono ritrovati nel salone parrocchiale dove il parroco fra Pietro Gallone ha spiegato ai presenti lo spirito dell’iniziativa con un bel paragone fra la fotografia e la morte e resurrezione di Cristo. Infatti (ha detto) così come nella fotografia sono fondamentali luci ed ombre, allo stesso modo, per noi cristiani, il buio del Crocifisso può avere senso solo grazie alla luce del Risorto.

Successivamente il presidente del gruppo SS Crocifisso, Ciro Santoro, ha ringraziato i fotografi Maria Angela Lanzo, Ezio Bruno, Vittorio Fabianelli, Michele Grecucci, Fabio Iavarone, Giuseppe Ligorio, Lillo Palumbo e Pasquale Reo che con entusiasmo hanno partecipato al contest. Quindi Carlo Esposito (componente del gruppo) ha fatto un breve e significativo excursus storico sul bellissimo Crocifisso che ogni venerdì di passione viene portato in processione per le vie del territorio parrocchiale della San Lorenzo.

A conclusione, dopo un momento di preghiera, aiutati dalle parole di San Francesco ai piedi del Crocifisso (“Alto e Glorioso Dio”), il parroco ed il presidente hanno conferito ai fotografi l’attestato di partecipazione al contest.

L’esposizione fotografica è tuttora visitabile.

Cinema

In sala l’action brillante “The Fall Guy”

06 Mag 2024

di Sergio Perugini

Targato Universal Pictures, è nei cinema italiani dal 1° maggio l’action comedy “The Fall Guy”, viaggio adrenalinico nel mondo degli Studios accanto agli stuntman, coraggiose e spericolate controfigure che realizzano le imprese impossibili al posto dei divi hollywoodiani. A dirigerlo è David Leitch, ex stuntman – tra i vari lavori è stato la controfigura di Brad Pitt – diventato un regista campione di botteghino con “Atomica Bionda” (2017), “Deadpool 2” (2018) e “Bullet Train” (2022). Protagonisti Ryan Gosling, Emily Blunt, Hannah Waddingham, Aaron Taylor-Johnson, Stephanie Hsu e Winston Duke. Ispirato al soggetto della serie “Professione pericolo. The Fall Guy” (1981-86), il film è scritto da Drew Pearce.

La storia. Stati Uniti, oggi. Colt Seavers è uno stuntman molto popolare e richiesto sui set di film d’azione, noto per essere la controfigura del divo Tom Ryder. Sul set si è innamorato dell’aiuto-regista Jody Moreno. Un incidente, però, lo mette fuori gioco per più di un anno e così rinuncia a tutto, amore compreso. Un giorno riceve la chiamata della producer Gail Meyer, che lo rivuole al lavoro: la sua ex Jody è alle prese con l’esordio alla regia di un action ad alto budget e il protagonista, sempre Tom Ryder, è scomparso…

“Le commedie d’azione – indica il regista – e film drammatici come ‘Arma letale’ e ‘Die Hard’ hanno avuto un impatto duraturo su di me. Desideravo far parte della magia del dietro le quinte. Avevo esperienza nelle arti marziali, che aggiunti al tempismo, alla disciplina e alla tenacia mi hanno aperto le porte del reparto stunt. Quando [poi] ho visto David Fincher lavorare, sono rimasto affascinato dal processo di realizzazione dei film. Mentre continuavo la mia carriera da stuntman, ho iniziato parallelamente il mio percorso cinematografico”. Le parole di Leitch lasciano intuire molto del background e del taglio di “The Fall Guy”, una action comedy con inserti da rom-com. L’impianto narrativo non è di certo sorprendente, anzi, ma a conquistare sono sia la riflessione di fondo sul lavoro degli stuntman, di quello che accade su un grande set, sia le diffuse citazioni a cult del genere.A conferire ulteriore appeal è il cast, su tutti Ryan Gosling, che brilla in una performance che coniuga azione, ironia e note comiche ritrovate di recente anche in “Barbie” (2023). “The Fall Guy” è un divertissement leggero, simpatico, con una coinvolgente colonna sonora (su tutti il brano dei Kiss “I Was Made for Lovin’ You”) perfetto soprattutto per un pubblico in cerca di evasione. 

 

Tracce

La Rai e l’informazione italiana sempre meno libera

06 Mag 2024

di Silvano Trevisani

I giornalisti Rai si fermano oggi per il primo dei giorni di sciopero proclamato dal sindacato UsigRai. Che segno è? Non certo positivo, se si pensa che la libertà di stampa in Italia arretra di anno in anno. Oggi il nostro Paese, che in realtà non brilla poi in molte graduatorie mondiali della qualità della vita, è meno libero di un anno fa, per quanto riguarda il settore dell’informazione.

Secondo l’annuale dossier di Reporter senza frontiere, in Italia la situazione è in peggioramento. Cinque le posizioni perse in classifica rispetto allo scorso anno. Una situazione che da “soddisfacente” diventa “problematica”. I motivi? Secondo il punto di vista di Rsf sono essenzialmente politici. Tra “i governi” che “non riescono a proteggere il giornalismo” viene di fatto menzionato anche quello di Giorgia Meloni.

La classifica mondiale ci dice che solo nei paesi scandinavi la libertà è assoluta, e infatti ai primi posti sono: Norvegia, Danimarca e Svezia. Ma la situazione è ottima in altri paesi europei, come Francia, Germania, Spagna è, fuori dall’Europa, anche in Canada e in Australia. Meglio dell’Italia stanno persino il Montenegro, Capo Verde e la Slovenia. Peggio di noi, e i motivi sono abbastanza comprensibili, gli Stati Uniti, che sono al posto n.55, preceduti da alcuni Paesi dell’America Latina, come il Cile e l’Uruguay.

Cosa ci sta succedendo? In fondo non è molto difficile comprenderlo: la concentrazione dell’informazione televisiva nazionale in poche mani è il primo motivo. Abbiamo la tv commerciale concentrata nelle mani di un grosso gruppo privato che però ha rappresenta da anni una fetta importante della politica italiana. Le reti del servizio pubblico sono state ormai aggregate al sistema di potere dell’attuale governo, al punto tale che gli stessi giornalisti Rai hanno proclamato alcune giornate di sciopero. L’area dell’opposizione può trovare spazio ancora nella Sette, mentre i grandi interessi economici (ma naturalmente anche politici) americani stanno ritagliandosi una fetta importante di pubblico, attraverso le reti 8 e 9. Questo grazie alla potenza economica che esprimono: solo apparentemente, e momentaneamente, danno sfogo alla decadenza della Rai, accogliendo i transfughi. Ma non è certo vento libertario quello che soffia da quei canali.

Ma vi è ancora qualcos’altro che sta facendo peggiorare la libertà di stampa in Italia. Ci riferiamo alla cosiddetta “legge bavaglio”, che ha l’obiettivo di ridurre sensibilmente la libertà di azione ed espressione dei giornalisti italiani. Come? Agitando lo spettro delle pene detentive, limitando i poteri d’indagine giornalistica che in Italia sono già abbastanza limitati.

Che dire poi della concentrazione di testate giornalistiche nelle mani di potentati economico-politici? Il senatore leghista Angelucci ha già collezionato la proprietà del quotidiani di destra “Libero”, “Il Tempo” e “Il Giornale”. Ha anche tentato con “La Verità”, che per ora resiste ma soprattutto sta puntando ad acquisire l’agenzia di stampa Agi, che è la seconda del Paese: è proprietà dell’Eni ma potrebbe facilmente passare dalla mano pubblica a quella privata. Visto che l’Eni rientra tra gli enti di competenza governativa.

Ma quello che più preoccupa è che Angelucci è considerato il re della sanità privata: ha acquisito molte importanti istituti e cliniche, a cominciare dal San Raffaele e tutto lascia pensare che lo smantellamento della sanità pubblica, già fiore all’occhiello del nostro Paese, possa essere quanto meno auspicata da questo conglomerato di interessi.

Neppure l’indebolimento dei giornali storici e l’impero dei social favoriscono la libertà di stampa: se i cittadini non leggono limitano il proprio senso critico, mentre il dominio dei social è molto più simile al caos che alla libertà. Il caos è solo confusione. E la confusione, consentita o organizzata, è la negazione della libertà, dove i più forti trovano spazio.

Secondo Carlo Bartoli, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti c’è una tendenza globale, che riguarda anche il nostro Paese, a restringere gli spazi della libera informazione. Non è un problema per i giornalisti, è un problema per i cittadini che avranno sempre meno informazione libera, sempre meno informazione verificata, sempre meno informazione che non è agli ordini del potere, che è la condizione fondamentale affinché la democrazia possa continuare ad esistere.”