Diocesi

Festa patronale di San Cataldo, il programma di martedì 7 maggio

06 Mag 2024

di Angelo Diofano

È stato reso noto il programma delle celebrazioni in basilica e delle manifestazioni civili di martedì 7 maggio per la ricorrenza del santo patrono, San Cataldo.

Alle ore 18, santa messa presieduta da mons. Alessandro Greco, vicario episcopale delegato ad omnia, con la partecipazione dei presbiteri che celebrano il LX, L, XXV, X, V e I anniversario di ordinazione presbiterale e delle vicarie di Taranto Nord, Taranto Sud, Taranto Orientale I, Taranto Orientale II, Taranto Paolo VI, Taranto Talsano.

Alle ore 19, adorazione eucaristica animata da “L’Ora di Gesù”, presieduta da mons. Pasquale Morelli.

Alle ore 20.30, celebrazione eucaristica presieduta da mons. Luigi Romanazzi con il movimento di Comunione e Liberazione.

 

Giornata cataldiana della scuola

Il Comitato festeggiamenti di San Cataldo d’intesa con l’Ufficio scolastico provinciale propone per la Giornata cataldiana della scuola due eventi. Il primo rivolto agli studenti della scuola primaria e secondaria di primo grado e il secondo per le quarte e le quinte classi degli istituti di secondo grado.

Il primo evento prevede il convegno internazionale di studi dal titolo “Intelligenti o artificiali?” che si terrà nella basilica Cattedrale di San Cataldo, la cui partecipazione è riservata a 5 studenti per ogni quarta quinta classe degli Istituti superiori. Questo il programma: ore 9, registrazioni; ore 9.30, i saluti dell’arcivescovo mons. Ciro Minieroarcivescovo di Taranto; la dott.ssa Marina Luzzi, direttrice di Radio Cittadella, introdurrà i lavori, moderati da mons. Emanuele Ferroparroco della basilica cattedrale.

Questi i temi degli interventi: “Restare umani al tempo dell’intelligenza artificiale” (Massimiliano Padula, docente Pontificia Università Lateranense); “L’intelligenza artificiale generativa (Tommaso Di Noia, docente di Intelligenza artificiale, Politecnico di Bari); “L’Intelligenza artificiale, il lavoro e le persone al centro” (Diego Pisa, ceo Teleperformance Italy Group, Roma/Taranto); “L’Intelligenza artificiale e l’arte” (Nicholas Caporusso, docente di Human-Computer Interaction, Northern Kentucky University-Usa); “L’Intelligenza artificiale e lo sport” (Mounir Zok, CEO & Founder N3XT Sports, Valencia-Spagna).

Esperienze immersive: “Caso di studio: Alla scoperta del Metaverso” (Paolo Sabatino, ceo & Founder Errepi Net e Extesa, Taranto); “Caso di studio: V.O.I.C.E. First” (Vincenzo Giliberti, direttore innovazione digitale, Teleperformance Italy Group, Taranto).

 Alle ore 12:45 conclusione dei lavori.

I gruppi classe, per una restituzione di quanto appreso nel convegno, potranno produrre un elaborato, in qualsiasi forma, dal tema “Dove vedresti applicata l’Intelligenza artificiale nella tua scuola e, più in generale, nell’organizzazione della didattica?”. Gli elaborati vanno inviati entro il 13 maggio  alla mail comitatosancataldo@diocesi.taranto.it indicando nell’oggetto: Giornata cataldiana della scuola 2024. Tra i partecipanti, saranno premiati due elaborati valutati da una giuria di esperti.  I premi consistono in due esperienze immersive che saranno condotte in orario scolastico  dal ceo Paolo Sabatino della Errepi Net e Extesa di Taranto, e da Vincenzo Giliberti, direttore Innovazione Digitale, di Teleperformance Group, sede di Taranto.

 

Testimoni di Pace

Il secondo evento, dal titolo “Testimoni di Pace” è riservato alle scuole primarie e secondaria di primo grado prendendo spunto da questo testo: I bambini sono le principali vittime dei conflitti, come più volte denunciato da papa Francesco. «Mai la guerra! – dice il Papa –. Pensate soprattutto ai bambini, ai quali si toglie la speranza di una vita degna: bambini morti, feriti, orfani; bambini che hanno come giocattoli residui bellici… In nome di Dio, fermatevi!». E rispondendo alla domanda posta da una piccola vietnamita, Kim Ngan, durante un’udienza: «Perché i grandi dovrebbero ascoltare noi che siamo piccoli», l’esportazione del Pontefice affinché i bambini si facciano sentire, perché «la vostra voce e necessaria, voi siete messaggeri di pace». E i grandi devono «ascoltare il vostro messaggio».

Questa la pista per la riflessione: Come immaginate i bambini e ragazzi, come voi, coinvolti nella guerra? Realizzate delle immagini per raffigurare le parole della guerra e della pace. Realizzate immagini che possano promuovere la pace. 

Su questo, alle classi è richiesto uno storytelling fotografico così articolato: 10 foto accompagnate da un testo descrittivo di max 1000 battute. Gli studenti possono esprimere la creatività diventando protagonisti delle foto stesse oppure utilizzare la forma creativa che riterranno più congeniale. Ogni foto deve avere un formato 20x30cm (A4) con una risoluzione di 300 dpi. 

 Entro il 10 maggio gli elaborati vanno inviati a: comitatosancataldo@diocesi.taranto.it

indicando nell’oggetto: Giornata Cataldiana della scuola 2024.
La giuria è composta da: mons.Emanuele Ferro, Raimondo Musolino, Augusto Ressa, don Francesco Simone, Elena Modio, Marina Luzzi, Miriam Putignano.

Le foto faranno parte di un archivio digitale del Comitato di San Cataldo e saranno presi in considerazione solo i lavori accompagnati da relativa liberatoria che si allega. 

Libri

“La dea dell’arpa”, l’omaggio letterario a Claudia Lamanna

06 Mag 2024

La sua grande passione è lo sport. Che da anni racconta per il nostro giornale, con passione e professionalità; ma Paolo Arrivo non disdegna neanche la musica, nel suo linguaggio universale, come punto di contatto tra la dimensione terrena e quella divina. Ne è la riprova il suo ultimo lavoro intitolato “La dea dell’arpa”. Un libro dedicato a Claudia Lucia Lamanna, per accendere i riflettori sull’arpa: dalle origini e dalla storia del più antico strumento a corde a noi noto, agli interpreti che hanno contributo allo sviluppo del repertorio arpistico, alla funzione o missione della musica colta – classica, il racconto è permeato dalla presenza dell’arpista più brava del mondo incoronata all’International Harp Contest in Israel 2022.

Questo saggio intende avvicinare lo strumento al pubblico profano. Il tributo va a tutte le eccellenze. A quelle pugliesi, italiane o estere, che nel nome dell’Arte operano e sono legate, per promuovere la cultura del rispetto e la pace che passano attraverso l’ascolto individuale e partecipato. “La dea dell’arpa” è pubblicato da Passerino Editore e disponibile nelle librerie digitali.

La dea dell’arpa: Claudia Lamanna

Vincitrice del Primo Premio all’International Harp Contest in Israel 2021, Claudia Lucia Lamanna è la seconda italiana nella storia ad aggiudicarsi, dopo oltre vent’anni, la più antica e prestigiosa competizione per arpa al mondo. La sua “vibrante energia” (Harp Column), “maturità interpretativa” e “solida personalità” (La Voce di Mantova), unite al suo “virtuosismo naturale” (La Gazzetta del Mezzogiorno), la rendono una tra i più entusiasmanti solisti della nuova generazione. È inoltre vincitrice di oltre 30 competizioni internazionali.

Si è esibita con numerose orchestre. Ha all’attivo due album – il primo rilasciato con l’etichetta discografica Linn Records, il secondo con Orchid Classics. Nel 2020 ha pubblicato la trascrizione per arpa delle Variaciones del Fandango español di Félix Máximo López, che rappresenta un’aggiunta totalmente nuova al repertorio arpistico. Il suo percorso di studi: dopo la Laurea di Secondo Livello con Lode e Menzione d’Onore presso il Conservatorio di Musica “Nino Rota” di Monopoli, si è ulteriormente perfezionata presso la Norwegian Academy of Music di Oslo, e alla Royal Academy of Music di Londra, infine ultimato la sua formazione presso l’Università Mozarteum di Salisburgo. La pugliese nativa di Noci è stata anche l’arpista dell’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala di Milano per il biennio 2017-2019.

 

Rigenerazione sociale

PizzAut: nuove assunzioni per ragazzi con autismo

Nico Acampora - foto Sir
06 Mag 2024

di Filippo Passantino

Era una notte come tante altre quando Nico Acampora svegliò sua moglie, Stefania, per raccontarle l’idea che stava maturando in quelle ore: una pizzeria gestita da ragazzi con autismo. “La mattina lo trovai lì, seduto dietro la scrivania, a scrivere l’idea progettuale”, racconta oggi. Una notte che, però, avrebbe creato un solco nella vita di tante persone: 35 posti di lavoro generati per ragazzi che, invece di gravare sul welfare, producono reddito; un modello di inclusione sociale e lavorativa realizzato; una seconda famiglia per tanti ragazzi, e non solo. Ecco PizzAut, ispirata da Leo, il figlio di Nico e Stefania al quale a due anni è stato diagnosticato l’autismo. “Un progetto complesso e articolato come PizzAut non si può fare se non c’è una famiglia che lo affronta insieme perché sono tanti i sacrifici, sono tante le rinunce ed è tantissima la bellezza. Ma per poter dedicare molto tempo ai figli degli altri c’è bisogno che la propria famiglia sia molto compatta”, racconta Nico. In questo momento, sono due i ristoranti aperti, uno a Monza e uno a Cassina de’ Pecchi. Ed è da poco uscito un libro “Vietato calpestare i sogni” per le edizioni Solferino che ne racconta il percorso. “Quando siamo partiti ci hanno detto che questo era un sogno irrealizzabile. Io ricordo mi scrissero ‘Acampora, se lei pensa di riuscirci è più handicappato dei suoi ragazzi’. Invece questo libro vuole testimoniare che si può fare, si può costruire un mondo migliore partendo dal proprio impegno e coinvolgendo, in questo impegno, altre persone”.

L’importanza della famiglia nel progetto di PizzAut

“Moltissime famiglie che hanno un figlio disabile si separano. Noi, all’inizio, abbiamo avuto delle difficoltà, quando è arrivata la diagnosi di Leo, perché sei talmente concentrato su questo dolore, su questa sofferenza, che rischi di allontanarti anche non volendo. Io mi ero concentrato molto su mia figlia Giulia, Stefania molto su Leo e invece a un certo punto ci siamo presi per mano e abbiamo detto ‘riprendiamoci tutta la famiglia in mano’ e così è andata”, ricorda Nico. E anche Stefania ripercorre alcune tappe: “Nico, da quando lo conosco, ha sempre pensato a grandi cose per fare del bene agli altri. Quindi non mi ha stupito quella notte quando mi ha detto del progetto di PizzAut. La sorpresa maggiore è stata quando ha fatto conoscere il progetto e ha avuto riscontri. Lì ho capito che si poteva fare davvero”.
Nico, frontman, gira per le scuole, Stefania si concentra sull’educazione dei figli. Il loro impegno è un seme per PizzAut, che è anche una famiglia di famiglie. “L’idea è quella che sia sempre una famiglia molto ampia, molto allargata. Al di là della nostra, ci sono altre famiglie che in questo progetto si sono lasciate coinvolgere. Enrico e Luisa sono i genitori del primo ragazzo che abbiamo assunto. Enrico è andato in pensione due anni prima pur di mettersi a disposizione di questo progetto – racconta il fondatore -. Penso a Giulio e a sua moglie. Penso anche ad altri ragazzi, ad altre famiglie. I ragazzi autistici, quando parlano di PizzAut, dicono che è una seconda famiglia.
È chiaro che all’interno della famiglia a volte ci sono anche delle criticità. Giulia, intorno ai 15 anni, mi disse: ‘Papà, tu mi trascuri per seguire i ragazzi di PizzAut’. Io gli spiegai che lo stavo facendo per costruire un futuro per suo fratello. E lei mi disse: ‘Tu trascuri anche lui per seguire gli altri ragazzi. Ci trascuri tutti, trascuri me, Leo e la mamma’. Io mi sentii un cattivo padre in quel momento. Me la ricordo ancora quella sera, perché andai al ristorante e uno dei ragazzi, Leonardo, che lavora con me, che non ama il contatto fisico, dopo due anni di lavoro assieme, mi abbracciò per la prima volta proprio quella sera. E quindi io lì decisi che avrei continuato in qualche modo, e con molto senso di colpa, a trascurare un pochino i miei figli e mia moglie. Ma mia figlia, che è una ragazza intelligente, a un certo punto venne da me e mi disse ‘Papà, ho capito, vengo io a fare la volontaria da PizzAut. Così ti vedo più spesso”.

Un’impresa con 35 dipendenti e nuove assunzioni

Il 2 aprile, che era la giornata mondiale sull’autismo, sono stati assunti altri due ragazzi a tempo pieno e a tempo indeterminato. Altre due assunzioni sono arrivate il primo maggio, nella festa dei lavoratori. “Assumere persone autistiche, persone con disabilità, vuol dire cambiare radicalmente la loro vita e anche quella della loro famiglia – dice Nico -. I ragazzi con autismo di solito finiscono in un centro diurno, in un centro residenziale che ha giustamente dei costi elevati per supportarli al meglio.
Quando lavorano non stanno più in questi posti, stanno molto meglio, hanno molti più stimoli, acquisiscono più competenza, non sono più un costo economico ma diventano una risorsa sociale ed economica perché pagano le tasse. Noi abbiamo ragazzi che non parlavano, con mutismo selettivo, e oggi prendono le comande tutti i giorni. Ragazzi che non toccavano le altre persone e oggi si abbracciano, che vuol dire cambiare la loro vita. Ragazzi che non scrivevano più perché, quando tu sei un ragazzo disabile, stai a casa per 20 anni di fila, ti dimentichi anche questo aspetto. Invece, oggi scrivono. Scrive Letizia, scrive Simone. E l’emozione di vedere un ragazzo che arriva con la sua prima comanda scritta e che piange e che piange tutto il ristorante per la gioia e per l’emozione è impagabile, è straordinaria”.

Giornata nazionale dell'8xmille

Massimo Monzio Compagnoni: “Un incredibile vortice di solidarietà”

06 Mag 2024

di Marco Calvarese

Domenica 5 maggio, è stata celebrata la Giornata nazionale dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Nelle circa 25.500 parrocchie del Paese ai fedeli è stato ricordato che il sostegno economico della Chiesa è affidato a loro e che la firma per la destinazione dell’8xmille del gettito Irpef è uno degli strumenti essenziali affinché questo avvenga. Per capire tutte le dinamiche di un gesto così semplice e spesso sottovalutato, ma essenziale per la vita della Chiesa, delle comunità in Italia e delle zone del mondo più povere del mondo, abbiamo intervistato Massimo Monzio Compagnoni, responsabile del Servizio promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica.

Perché è importante la firma per l’8xmille?
Riguardo all’8xmille circolano molti luoghi comuni fuorvianti ed è bene subito fare un po’ di chiarezza. Molti credono che la firma comporti un aggravio a livello fiscale, ma non è affatto così. Lo 0,8% dell’intero gettito Irpef (ovvero l’8xmille, appunto) è stato già versato da tutti i contribuenti, non solo da chi firma. Chi firma però ha la possibilità di contribuire a scegliere in che modo questi soldi verranno spesi, a chi verranno affidati dall’Erario. Per questo rinunciare alla firma vuol dire rinunciare alla possibilità di scegliere, affidare questa decisione ad altri.

E questo discorso vale per chiunque percepisca una qualsiasi forma di reddito, non solo per chi è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi. Anche i pensionati o chi percepisce una minima retribuzione, quindi, hanno diritto a partecipare a questo processo di democrazia fiscale che esiste da quando è entrata in vigore la legge 222 del 1985. La firma di un anziano con la pensione sociale o quella di un imprenditore milionario hanno lo stesso identico valore!

E perché firmare proprio per la Chiesa cattolica?
Perché fa bene. E lo dico con la massima convinzione e nel senso più ampio di questa espressione. Firmare per la Chiesa cattolica significa entrare in un incredibile vortice di solidarietà che ogni anno reca benefici a migliaia e migliaia di persone, in Italia e anche nei paesi più poveri del mondo. La Chiesa da sempre si occupa degli ultimi e di chi è in difficoltà e il modo in cui i fondi dell’8xmille vengono spesi è dettagliatamente rendicontato. Basta fare un giro nel sito www.8xmille.it. La Chiesa “fa bene”, quindi, e firmare contribuisce a rendere possibile quest’opera, ma fa anche bene alla persona che firma. È quello che abbiamo cercato di comunicare attraverso la campagna di questi ultimi due anni: se fare un gesto di solidarietà fa stare bene chi lo compie… immaginiamo partecipare a farne migliaia!

Possiamo spiegarlo un po’ meglio in cosa consiste questo “fare il bene”?
Certo che possiamo, anche perché è esattamente quello che è stato stabilito quando è stato rinnovato il Concordato tra Stato e Chiesa, nel 1984, e che poi è stato fissato nella legge dell’anno seguente, la 222. Questo “bene” si incanala lungo tre diverse strade. La prima è quella delle esigenze pastorali e di culto della popolazione italiana, compresa la buona gestione dell’immenso patrimonio architettonico e artistico che la storia della Chiesa ci ha tramandato qui in Italia. Pensiamo, ad esempio, a quanti campanili fanno parte integrante dei nostri paesi e delle nostre città e a quanto sia importante che questi edifici e i tesori d’arte che essi contengono siano mantenuti bene.

Poi ci sono i progetti di solidarietà in Italia e nel mondo: quasi 250 milioni di euro che ogni anno migliorano la vita di anziani, disabili, famiglie in difficoltà, donne vittime di abusi, persone che non hanno ancora trovato o hanno perduto il lavoro, popolazioni sofferenti nelle periferie del pianeta, sulla cui vita pesano ingiustizie globali e cambiamenti climatici estremi, migranti in cerca di accoglienza e integrazione.

Infine, ed è la terza via, c’è il sostentamento dei circa 32.000 sacerdoti che lavorano nelle nostre diocesi, compresi quelli più anziani e malati e i circa 300 missionari fidei donum. Sono uomini che si spendono a tempo pieno per il bene di tutti, non solo dei cattolici, e ai quali l’8xmille contribuisce a garantire una sussistenza dignitosa, dalle parrocchie alpine fino a quelle nelle isole più sperdute del nostro mare.

Quindi dei fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica non beneficiano solo i cattolici?
Assolutamente no, e tutti possono sperimentarlo. Avete mai visto una mensa della Caritas, o un dormitorio, o una casa di accoglienza, che agli ospiti chieda un certificato di battesimo per accoglierli? No, perché non è quello che il Vangelo ci ha insegnato.
La Chiesa raccoglie un grido di sofferenza che rischierebbe fortemente di rimanere inascoltato se fosse affidato solamente alla burocrazia e alle altre istituzioni. Provate a immaginare cosa succederebbe se, all’improvviso, scomparissero tutte le opere finanziate dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, e con esse il lavoro delle migliaia di volontari che offrono gratuitamente tempo, passione e competenze per soccorrere i più bisognosi. Ecco perché chiediamo a tutti di mettere la firma, non solo ai cattolici.

Ma per i cattolici questo invito è più forte?
Dovrebbe esserlo. Purtroppo parte della nostra comunità ha perso la consapevolezza che come tale sia chiamata al sostegno della chiesa. Pensate che ben il 45% dei praticanti non firma! La Chiesa non è ricca! I redditi provenienti dal suo patrimonio coprono solo il 5% del fabbisogno per il mantenimento dei sacerdoti. Il 70% di questo costo è coperto dai fondi 8xmille. Il modello pensato 40 anni fa prevede che sia la comunità a prendersi cura di questa istituzione e farlo con l’8xmille non costa proprio nulla. Come in ogni famiglia ci si sente tutti partecipi della gestione delle spese e dei conti di casa, così dovrebbe essere anche per le nostre comunità. Siamo una grande famiglia in quanto figli di Dio e quindi fratelli. Come tali dobbiamo essere i primi a preoccuparci delle nostre chiese, dei nostri sacerdoti, dei nostri progetti di carità. È fondamentale che non smettiamo di ricordarlo a tutti e oggi è ancora più importante perché negli ultimi anni la percentuale dei firmatari per la Chiesa cattolica è scesa dal 90 al 70%. Questo significa che abbiamo bisogno di una nuova consapevolezza, a cominciare dai territori in cui ogni giorno si svolge la nostra vita di fedeli. Insieme e in comunione ce la possiamo fare e dobbiamo farlo.

Regina caeli

La domenica del Papa – Vi ho chiamato amici

06 Mag 2024

di Fabio Zavattaro

Non più servi ma amici. È Giovanni che nel suo Vangelo evidenzia, con questa frase, l’amore di Gesù verso i suoi discepoli; di più, è proprio l’amore che nasce da Dio che deve presiedere i rapporti tra i discepoli. Siamo ancora nel Cenacolo e Gesù si rivolge con queste parole ai suoi: “che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”.
È il grande comandamento dell’amore, che non chiede nulla in cambio e che anzi arriva prima di ogni e qualsiasi richiesta. Spesso noi guardiamo ai dieci comandamenti, parliamo di tavole della legge, e, come diceva papa Benedetto XVI, li paragoniamo a tanti “no”, a tanti limiti che dobbiamo osservare. Ma ecco le parole ci indicano che il vero principio che anima la legge è l’amore, perché Gesù è venuto sulla terra per cercare e salvare ciò che era perduto, per dare la vita – afferma padre Davide Maria Turoldo – a ciò che non aveva più vita; è un Dio che si fa mendicante, mendicante di amore.
Tutto ciò che ha detto, fatto, vissuto rientra nella sfera dell’amore, in Gesù. Amare significa cercare i malati e guarirli, avere per amici peccatori, la samaritana, gente lontana, nemica, rifiutata. Dio è amore, scriveva Benedetto XVI nella sua enciclica Deus caritas est, “e chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui”. Parole, si legge ancora nel testo, che “esprimono con chiarezza il centro della fede cristiana: l’immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell’uomo e del suo cammino”. Un messaggio “di grande attualità e di significato molto concreto”, scriveva ancora Benedetto, “in un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell’odio e della violenza”.
Non più servi ma amici. È vero nella Bibbia, lo ricorda al Regina caeli papa Francesco, ci sono servi “speciali” ai quali “affida missioni importanti”: Mosè, re Davide, il profeta Elia. E anche il papa tra le sue qualifiche ha anche quella di “servo dei servi di Dio”. In proposito, c’è un aneddoto che appartiene alla vita di Giovanni XXIII. Andando a trovare un sacerdote al Santo Spirito, venne accolto da una suora che così si presentò: sono la madre superiora dello Spirito Santo. Roncalli rispose: “Beata lei, che carriera. Io sono solo il servo dei servi di Dio”.
Amci, dunque. Perché a Gesù, afferma papa Francesco al Regina caeli, “per dire chi siamo noi per lui, ci vuole di più, qualcosa di più grande, che va al di là dei beni e degli stessi progetti: ci vuole l’amicizia”. Un’esperienza che facciamo sin da bambini ricorda il vescovo di Roma; agli amici confidiamo segreti, offriamo lealtà, condividiamo soddisfazioni e preoccupazioni, e da vecchi “condividiamo i ricordi, le considerazioni e i silenzi di lunghe giornate”.
Amico è colui che incontro lungo la mia strada e che mi interpella con il suo volto, la sua storia; è colui che mi spinge a uscire dalle mie sicurezze, e a fare un pezzo di strada insieme. A Firenze, al convegno della Chiesa italiana, Francesco diceva ai delegati: “uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso. Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, zoppi, storpi, ciechi, sordi. Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo”.
L’amicizia, così le parole del Regina caeli, “non è frutto di calcolo, e neanche di costrizione: nasce spontaneamente quando riconosciamo nell’altro qualcosa di noi”. L’amicizia vera “non viene meno neanche di fronte al tradimento; per i suoi amici Gesù ha dato la vita anche se non è stato compreso: Giuda lo ha tradito con un bacio – “amico per questo sei qui” – e Pietro lo ha rinnegato tre volte. “Un vero amico non ti abbandona nemmeno quando sbagli: ti corregge, magari ti rimprovera, ma ti perdona e non ti abbandona”, afferma ancora Francesco.
Nelle parole dopo il Regina caeli, gli auguri per le Chiese ortodosse che celebrano la Pasqua: il Signore risorto “conforti quelle che sono nella prova”; e preghiere per l’Ucraina, per la Palestina e Israele: “che ci sia la pace, affinché il dialogo si rafforzi e porti buoni frutti. No alla guerra, sì al dialogo”.

Popolo in festa

A Talsano, la festa della Madonna di Fatima

Nel ricordo della celebre apparizione mariana ai tre pastorelli avvenuta nel 1917 in Portogallo

06 Mag 2024

di Angelo Diofano

Sono in corso a Talsano i festeggiamenti in onore della Madonna di Fatima, a cura dell’omonimo santuario (parroco, don Pasquale Laporta), nel ricordo della celebre apparizione ai tre pastorelli del 1917 in Portogallo.

Domenica 12 maggio, alle ore 19 santa messa in contrada Spagnulo celebrata da don Francesco Mànisi (vice rettore del seminario); al termine muoverà la fiaccolata lungo il corso principale fino al santuario. Tale iniziativa fu istituita nel 1983 dall’allora arcivescovo mons. Guglielmo Motolese in ringraziamento alla Vergine per aver salvato Giovanni Paolo II nell’attentato del 1981. Alle ore 21 circa, spettacolo musicale in piazza “80’s Never die” del complesso “Le modalità provvisorie”.

Lunedì 13 maggio, alle ore 10 santa messa celebrata dal parroco don Pasquale Laporta per i bambini del catechismo e Acr con benedizione delle donne in dolce attesa; alle ore 11.30 santa messa alla cui conclusione, a mezzogiorno, la supplica.
Alle ore 18 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la solenne concelebrazione eucaristica e alle ore 19 muoverà la processione per corso Vittorio Emanuele, via Boccaccio, via Poliziano, via Cavalcanti, via Botticelli, via Maglie, via Giotto, via Savino, via Umberto, corso Vittorio Emanuele con rientro in chiesa.
Presterà servizio di accompagnamento alla processione e al concerto in piazza la banda musicale “Città di Francavilla Fontana” diretta dal maestro Ermir Krantja. La festa sarà conclusa alle ore 23.50 circa dai fuochi pirotecnici. In zona industriale funzionerà il luna park.

Fu don Luigi De Filippis, suo primo parroco, che realizzò il sogno di donare questo tempio ai talsanesi, da edificare su un suolo donato da un benefattore. La prima pietra fu posta l’8 dicembre del 1956, alla presenza dell’arcivescovo mons. Ferdinando Bernardi. Su progetto dell’architetto Antonio Provenzano, discepolo del famoso Piacentini, la costruzione durò circa due anni. L’inaugurazione avvenne il 4 ottobre del ’58 con grande partecipazione di fedeli che portarono in processione il simulacro mariano. Vista la particolare devozione per Maria, il 16 luglio del ’59 la chiesa fu elevata a santuario mariano diocesano. Nel ’77 fu realizzato il grande dipinto che ricopre interamente l’abside, opera dell’artista argentino Roberto Baldassarini, raffigurante la Madonna con i tre pastorelli. Il 13 maggio ’99 venne inaugurata la cappella del Santissimo e nel Giubileo del 2000 la chiesa fu inserita fra i luoghi di pellegrinaggio mariano.

Peregrinatio di San Cataldo

San Giorgio Jonico, grande accoglienza per l’arrivo del simulacro e delle reliquie di San Cataldo

foto Pasquale Reo
06 Mag 2024

di Angelo Diofano

L’ultima tappa della peregrinatio della statua e delle reliquie di San Cataldo vescovo, a San Giorgio Jonico nel pomeriggio di sabato 4 maggio, ha avuto inizio con un fuoriprogramma: la visita a mons. Pierino Galeone, il 97enne padre fondatore dei Servi della Sofferenza. Nel tardo pomeriggio l’argenteo simulacro è stato fatto sostare davanti alla sede dell’istituto, nel cui atrio era in attesa don Pierino, visibilmente commosso, che ha reso omaggio alle reliquie portegli da mons. Emanuele Ferro, presidente del comitato festeggiamenti patronali. Subito dopo il carro con San Cataldo, accompagnato dalla confraternita intitolatagli e dalla banda “Santa Cecilia” di Taranto, si è diretto al piazzale antistante la chiesa madre, salutato dall’applauso della gran folla e dal volo di palloncini. Fra le autorità intervenute, i sindaci di San Giorgio Jonico, Mino Fabbiano, di Fragagnano, Giuseppe Fischetti, di Carosino, Onofrio Di Cillo, e il vice sindaco di San Marzano di San Giuseppe, Rosaria Talò, in rappresentanza del primo cittadino Francesco Leo. Fra i parroci presenti, quello di Monteiasi, don Giovanni Nigro, di San Marzano di San Giuseppe, don Cosimo Rodia, di Monteparano, don Angelo Pulieri, di Carosino, don Filippo Urso, di Roccaforzata, don Giuseppe Mandrillo, e di San Giorgio Jonico: don Gianpiero Savino per la Santa Maria del Popolo, don Giuseppe D’Alessandro (anche vicario foraneo) per l’Immacolata, e don Angelo Baldassarre (quale amministratore parrocchiale) per i Santi Patroni d’Italia.
Con le locali confraternite del Rosario e dell’Immacolata e le maggiori realtà parrocchiali, si è formata la processione fino a piazza San Giorgio per la consegna del simulacro e delle reliquie alle autorità cittadine. Dopo il saluto del sindaco Mino Fabbiano, è stato proclamato il Vangelo secondo San Giovanni (cap. 20, versetti 19-23): «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, così io mando voi», mons. Emanuele Ferro ha illustrato il senso della peregrinatio mirata a rinsaldare il rapporto tra le Chiese locali e la cattedra di San Cataldo affinchè la missione evangelizzatrice possa portare maggiore frutto. Successivamente l’arcivescovo mons. Ciro Miniero, ribadendo la necessità che tutti possiamo camminare nell’unità con Cristo e tra noi. ha riferito: “San Cataldo è un santo pellegrino, così come lo è stato nel passato e ancora oggi lo è nella sua esperienza qui tra di noi. È pellegrino di pace, è pellegrino di speranza e ci invita ad essere portatori di unità e costruttori di un amore che deve durare, facendo inoltre in modo che ognuno possa esprimere al meglio se stesso per la costruzione di un mondo migliore”. Ha fatto seguito la firma dell’atto di consegna, che riproduce in piccolo quello dell’8 maggio in basilica (‘u pregge), da parte del sindaco Fabbiano, di mons. Ciro Miniero, di don Gianpiero Savino, di don Giuseppe D’Alessandro, don Angelo Baldassarre e di mons. Emanuele Ferro.

foto Pasquale Reo

Al termine, la processione, con il reliquiario portato a spalla dai confratelli del Rosario e dell’Immacolata, si è diretta alla chiesa dell’Immacolata per la celebrazione della santa messa, conclusa dai saluti di mons. Emanuele Ferro e di don Giuseppe D’Alessandro. Dal canto suo, il sindaco Fabbiano così ha riferito: “Auspico che questi momenti di incontro comunitario e di condivisione del messaggio evangelico portato da San Cataldo aiutino le nostre città a diventare luoghi in cui trovino la propria dimensione e la propria gratificazione soprattutto i giovani, vittime predestinate dell’isolamento del Mezzogiorno prima, della mancanza di opportunità dopo, che sempre con maggiore difficoltà continuano ad abitare i propri luoghi natii, per i quali dobbiamo costruire quotidianamente la via del ritorno, della permanenza, dell’appartenenza”.

Così ha concluso: “In un momento tanto difficile per le note vicende internazionali vogliamo fare nostro l’insegnamento di papa Francesco per cominciare ad essere “costruttori di pace e costruttori di ponti”, superando i muri materiali ed immateriali che minano quel cammino efficace di crescita, necessario per la nostra provincia”.

Quindi, la recita della preghiera a San Cataldo e l’invito da parte di mons. Emanuele Ferro a visitare la cattedrale e a prenotarsi presso i propri parroci per partecipare  lunedì 6 alle ore 18, sempre in basilica, al rinnovo delle promesse matrimoniali e alla benedizione dei fidanzati, durante la santa messa presieduta da don Mimmo Sergio, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale famigliare. Al termine della serata, il simulacro e le reliquie hanno fatto ritorno a Taranto.

Peregrinatio di San Cataldo

La messa a Statte: “La lingua incorrotta di San Cataldo è un monito per tutti noi”

04 Mag 2024

di Angelo Diofano

La riflessione del vicario foraneo don Luciano Matichecchia, nella visita del simulacro del santo a Statte

“Contemplando le reliquie di San Cataldo, mi ha impressionato molto quella della lingua, rimasta incorrotta. Questo segno è un monito per noi pastori perché non ci vinca la stanchezza dell’abitudine e della parola vuota  che non edifica nella carità. Ed è un invito a Dio per chiedergli una lingua da discepolo che sappia annunciare la gioia di Cristo Risorto e la bellezza della sua sposa che è la Chiesa, che cammina evangelizzando secondo uno stile sinodale che ci è chiesto di sposare nei nostri convincimenti più profondi”.

Così ha sottolineato il vicario foraneo di Statte-Crispiano, don Luciano Matichecchia, nella santa messa in chiesa madre, in occasione della visita a Statte del simulacro e delle reliquie di San Cataldo vescovo, che ha coinvolto anche la vicaria di Martina Franca.

“ La lingua di San Cataldo – ha continuato nell’omelia – è anche un monito per la classe politica perché annunzi ancora come validi, per la felicità della polis, i valori evangelici dell’onestà, della solidarietà, della ricerca del vero bene comune, della vicinanza ai poveri, della custodia della vita, che include in se stessa il diritto alla salute, al lavoro dignitoso e a un ambiente sano: prerogative tutte di eguale e urgente importanza”

La tappa di Statte della peregrinatio ha avuto inizio nel tardo pomeriggio di venerdì 3 maggio nella Biopiazza, dove la popolazione ha accolto il simulacro e le reliquie del santo patrono dell’arcidiocesi, con successiva cerimonia di consegna alle autorità cittadine. Dopo la proclamazione del brano dagli Atti degli Apostoli relativo alla Pentecoste e alla missione degli apostoli, monsignor Emanuele Ferro, parroco della basilica cattedrale nonché presidente del comitato festeggiamenti, ha spiegato il senso della peregrinatio, costituita  “da segni semplici che rimandano alle origini della nostra fede e alla testimonianza della Chiesa attraverso San Cataldo… Nonostante la brevità, sono sicuro che questa permanenza a Statte inciderà non poco nel cammino che si va facendo insieme tra tutte le diverse componenti della comunità”.

Dopo la lettura dell’atto di consegna del simulacro e delle reliquie di parte di don Mattia Santomarco, vicario parrocchiale alla basilica cattedrale, c’è stata la firma da parte del commissario prefettizio del Comune di Statte, Maria Luisa Ruocco, del sindaco di Crispiano, Luca Lopomo, dell’assessore Anna Lasorte per il sindaco di Marina Franca Gianfranco Palmisano, del vicario foraneo di Crispiano-Statte don Luciano Matichecchia e di quello di Martina Franca, mons. Pasquale Morelli, del parroco della chiesa madre di Statte don Ciro Savino, oltre che di monsignor Ferro.

Quindi si è formata la lunghissima processione per le vie del paese, con tutte le realtà parrocchiali locali e i sacerdoti padre Luca Mignogna, padre Saverio Zampa, don Giovanni Agrusta, don Santo Guarino, don Vincenzo Annicchiarico oltre che dei già citati don Ciro Savino, monsignor Pasquale Morelli, don Luciano Matichecchia, mons. Emanuele Ferro e don Mattia Santomarco. A chiudere il corteo, la banda “Giuseppe Chimienti” di Montemesola e il popolo di Dio. Attraverso il Canale della Zingara si è giunti infine al corso principale e al piazzale Lepanto. Sul sagrato della Madonna del Rosario, l’arcivescovo Ciro Miniero, accogliendo il santo patrono, che così ha detto: “Con grande spirito missionario, il santo vescovo ha riavvicinato alla fede il popolo affidatogli, donando tanta fiducia nonostante le grandi sofferenze patite per le devastazioni saracene. Vogliamo chiedere a San Cataldo di tenerci sempre uniti e di aiutarci a camminare insieme verso la pace e l’unità”. Quindi, l’ingresso in chiesa, accolte dall’”Inno a San Cataldo” eseguito dal coro parrocchiale e celebrazione della santa messa presieduta da don Luciano. Al termine, la recita della preghiera a San Cataldo scritta da monsignor Miniero e la partenza del simulacro e delle reliquie per Montemesola, a chiusura di una serata che non sarà facilmente dimenticata dalla comunità stattese.

(Foto Pasquale Reo)

Peregrinatio di San Cataldo

Folta e calorosa partecipazione popolare alla visita di San Cataldo a Montemesola

foto Pasquale Reo
04 Mag 2024

di Angelo Diofano

Dopo quella di Statte, Montemesola è stata l’ultima tappa della doppia peregrinatio del simulacro e delle reliquie di San Cataldo vescovo, svoltasi venerdì 3 maggio. Nonostante il calo della temperatura e la pioggia caduta sempre più intensamente, davanti all’arco San Martino tanta gente è stata in attesa della storica visita del patrono dell’arcidiocesi. E l’applauso è stato caloroso quando il simulacro è stato fatto scendere dal furgone, addobbato a festa, per essere posto alle spalle dei confratelli di San Cataldo in Santa Caterina che lo hanno fatto “nazzecare”. Si è così formata la processione con tutte le folte rappresentanze delle realtà parrocchiali e le confraternite locali di San Michele Arcangelo e del Rosario, assieme a quella grottagliese con la medesima intitolazione. A precedere le reliquie e il simulacro, il vicario foraneo don Ciro Santopietro, il parroco di Montemesola don Andrea Casarano, don Paolo Zaccaria, don Francesco Nigro e don Cosimo Arcadio, oltre naturalmente a monsignor Emanuele Ferro e a don Mattia Santomarco, rispettivamente parroco e vicario parrocchiale della basilica cattedrale di San Cataldo assieme a una rappresentanza del comitato festeggiamenti patronali. A far da sottofondo, le note gioiose delle bande musicali cittadine “Francesco Trani” e “Giuseppe Chimienti”. Per la cronaca, sul corso principale le confraternite cittadine hanno chiesto e ottenuto di poter portare San Cataldo.

All’arrivo in chiesa, il saluto dell’arcivescovo Ciro Miniero: “La peregrinatio si svolge nel segno della sinodalità auspicata da papa Francesco e il camminare insieme è certamente un segno molto concreto di quello che deve caratterizzare il nostro sforzo per costruire la civiltà dell’amore. San Cataldo sta veramente portando nei cuori di tutte le comunità che incontra tanta gioia e tanto desiderio di stringerci ancora di più in unità. Perciò ringraziamo il nostro santo vescovo per tutto il bene che continua a volerci con il suo patrocinio e gli chiediamo aiuto per le nostre necessità, per i nostri cari, per quanti si trovano nelle difficoltà, per i bambini e particolarmente gli anziani e gli ammalati. Ci affidiamo tutti alla sua paterna intercessione e siamo sicuri che ci darà ascolto”.

Per le inclementi condizioni atmosferiche la cerimonia del documento di consegna del simulacro e delle reliquie alla comunità montemesolina non ha potuto svolgersi in piazza ma in chiesa madre. A porre la firma allo storico atto, oltre a a don Ciro Santopietro e a don Andrea Casarano, il sindaco di Montemesola Ignazio Punzi e, in rappresentanza del primo cittadino di Grottaglie Ciro D’Alò, l’assessore Maurizio Stefani. Fra le autorità cittadine presenti, oltre al consiglio comunale al completo, il comandante della stazione dei carabinieri maresciallo Giuseppe Barbuzza e quello della Polizia locale Arturo Fasano.

Ha fatto seguito la recita dei vespri, accompagnata dai canti della corale parrocchiale diretta dal maestro Beniamino Casavola. Al termine, il saluto del parroco don Andrea che ha ringraziato quanti hanno collaborato per la migliore riuscita dell’evento, svoltosi in maniera solenne ma al contempo anche in clima familiare, invocando San Cataldo perché continui a confermare tutti nella fede.

Prima della recita della preghiera al santo patrono, riportata sul retro dell’immaginetta consegnata ai presenti, l’invito di monsignor Ferro a visitare la basilica cattedrale, culla della nostra fede.

Il simulacro e le reliquie di San Cataldo resteranno in chiesa madre fino a questo pomeriggio, sabato 4 maggio,  per poi essere portate a San Giorgio Jonico, ultima tappa della peregrinatio.

In provincia

Levata di scudi a Grottaglie contro la violazione del Monumento ai caduti

03 Mag 2024

di Silvano Trevisani

Il Monumento ai caduti di Grottaglie non si tocca! Si arricchisce di nuove importanti adesioni il movimento di protesta che da giorni si è levato nella città delle ceramiche contro la manomissione dell’opera. Ricordiamo che il Comune di Grottaglie ha ottenuto fondi del Pnrr per realizzare una grande e articolata rotatoria all’entrata del Paese, in piazza IV Novembre. La rotatoria è prevista alla confluenza di varie strade, comprese quelle provenienti da Taranto, Monteiasi e Montemesola e Comuni collegati. Ma proprio la grande articolazione della confluenza ha comportato, per i progettisti, la manomissione del Parco monumentale, che è parte essenziale del Monumento. Parco che si deve al grande architetto Piacentini, al cui centro è il gruppo scultoreo realizzato dello scultore Sportelli, inaugurato nel 1958.

L’improvvisa demolizione dei piloni d’ingresso al parco e di parte del muro perimetrale ha provocato voci di protesta autorevoli, tra le quali quelle dell’ex sindaco Raffaele Bagnardi, dell’ex segretario comunale Francesco Spagnulo, di architetti ed esponenti di varie associazioni, che si sono rivolti alla soprintendenza ai monumenti.

Questa ha avviato il procedimento per valutare l’interesse culturale dell’opera ordinando che, nelle more, nessun intervento venga realizzato senza preventiva autorizzazione e impegnando il sindaco stesso, Ciro D’Alò. Che deve anche vigilare affinché non venga intraprese iniziative che possano pregiudicare la salvaguardia del monumento.

Combattenti e reduci

Nei giorni scorsi, la presidenza nazionale dell’Associazione combattenti e reduci, per iniziativa del presidente Antonio Landi, è intervenuta su sollecitazione della Federazione provinciale di Taranto. Richiamando il problema e sottolineando ampiamente il valore storico, simbolico e monumentale dell’opera, Landi ha esplicitamente chiesto “ogni possibilità di variazione del progetto stradale, al fine di tutelare, salvaguardare e valorizzare, unitamente alla stessa piazza IV Novembre, il Parco Monumentale nella sua integrità costitutiva e di trasmettere il messaggio storico degli eroi per la libertà, la democrazia e la Pace fra i Popoli”.

Società di Storia patria

Ma alla sua voce si è aggiunta, ora, quella della Società di storia patria per la Puglia. È il presidente della sezione tarantina, Giovangualberto Carducci a ricordare, nel suo documento, come la monumentale esedra che sostanzia il parco, sia “opera dell’architetto e urbanista Marcello Piacentini, figura di primo piano dell’architettura italiana della prima metà del Novecento. Al centro dell’esedra, antistante ad essa, si ammira l’imponente e significativo gruppo scultoreo di Sergio Sportelli; inoltre, sulla trabeazione sommitale corre l’iscrizione dettata dal celebre latinista Ettore Paratore (…): la Patria, come una Madre, custodisce con somma pietà i suoi Eroi”. “Con la presente nota a nome della Sezione tarantina della Società di storia patria per la Puglia – conclude Carducci – si rivolge pressante appello affinché il consolidato assetto originario dell’intero complesso del Monumento ai Caduti di Grottaglie venga tutelato e valorizzatov prendendo in considerazione per il riordino della viabilità dell’area di piazza IV Novembre l’elaborazione di eventuali soluzioni alternative a quella attualmente avviata”.

Peregrinatio di San Cataldo

La calorosa accoglienza di Leporano a San Cataldo, prima tappa della peregrinatio per le vicarie

foto Pasquale Reo
03 Mag 2024

di Angelo Diofano

San Cataldo vescovo e il patrono Sant’Emidio simbolicamente uniti nell’intercessione per la comunità. Con questa suggestiva immagine, il sindaco Vincenzo Damiano (dopo la santa messa di ieri, giovedì 2 maggio,) ha simboleggiato la visita a Leporano dell’argenteo simulacro e delle reliquie del patrono dell’arcidiocesi, prima tappa della peregrinatio per le vicarie. Si è trattato di un momento storico nella storia leporanese (ha continuato) il cui annuncio è stato accolto con grande gioia dall’intera comunità, coinvolta in un’intensa attività preparatoria coordinata da don Giancarlo Ruggieri, parroco dell’Immacolata. E la commozione in tutti è stata palpabile quando la statua, su un autocarro bardato a festa, è giunta nelle immediate vicinanze dell’arco di via Taranto, accompagnato dal parroco della basilica cattedrale mons. Emanuele Ferro, dal suo vicario don Mattia Santomarco e dai componenti del comitato festa, con il segretario cav. Antonio Gigante. Accolto dalla giunta comunale leporanese al completo, schierata con il gonfalone del comune, e dai rappresentanti delle municipalità di Lizzano, Faggiano, Pulsano e Torricella, dal vicario foraneo don Antonio Quaranta e da diversi parroci della vicaria (don Giuseppe Zito, don Pompilio Pati, don Mimmo Pagliarulo, don Ezio Succa, don Francesco Santoro, don Cosimo Lacaita) e da tanti fedeli, il simulacro è stato posto sulle spalle dei confratelli di San Cataldo in Santa Caterina mentre il reliquiario è stato portato da alcuni ministranti.

Quindi, sulle note festose della banda “Santa Cecilia-Città di Taranto”, che precedentemente ha girato le vie del paese, si è mosso il corteo fino alla piazza centrale per la consegna del simulacro alle autorità cittadine e per il discorso dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero. Dopo la proclamazione del brano degli Atti degli Apostoli sulla Pentecoste, a seguito del quale gli apostoli vanno ad annunciare il Vangelo per il mondo, così mons. Miniero ha riferito: “In questa peregrinatio San Cataldo ci sprona a camminare fra la gente, come ha fatto lui, tornato dalla Terrasanta, nel suo arrivo a Taranto, riedificando una comunità desolata e distrutta materialmente e nella fede, a seguito delle devastazioni dei saraceni. Lui lo ha fatto soprattutto consolando, sostenendo, guarendo e intercedendo instancabilmente per il suo popolo. Questo è stato anche per gli apostoli riuniti nel cenacolo che, mossi dallo Spirito Santo, non potevano trattenere il bene ricevuto e, usciti per le strade, lo trasmettevano a quanti li incontravano. Noi tutti siamo chiamati a seguire il loro esempio, camminando in comunione fra noi e nell’obbedienza alla Chiesa, per costruire un futuro migliore. San Cataldo, vedrete, non ci abbandonerà in questa opera di diffusione della Buona Notizia!”.

Quindi è avvenuta la firma del verbale di consegna del simulacro e delle reliquie alla municipalità, impegnandone la responsabilità nella custodia, di cui ha dato lettura mons. Emanuele Ferro, in rappresentanza del Capitolo Metropolitano. Il documento è stato poi firmato dal primo cittadino Damiano, dal parroco di Leporano, da don Giancarlo Ruggieri, dal vicario foraneo don Antonio Quaranta, dal comandante della Polizia locale dott.ssa Maria Rutigliano e dal vice comandante della stazione dei carabinieri, maresciallo capo Salvatore Bonaceto. Al termine si è ricomposto il corteo diretto alla chiesa dell’Immacolata, precedentemente già affollata, che ha accolto il simulacro e le reliquie con un caloroso applauso mentre il coro parrocchiale “Cantate Dominum”, diretto da Giuseppe Riccio, intonava il brano di Frisina “Aprite le porte a Cristo”.

Dopo aver incensato statua e delle reliquie, l’arcivescovo ha salutato la comunità (era impegnato nelle cresime) augurando che l’incontro con il patrono dell’arcidiocesi possa intensificare il cammino personale e comunitario per una fede più feconda e più gioiosa. Quindi, la santa messa celebrata dal vicario foraneo don Antonio Quaranta, con la proclamazione del Vangelo secondo San Giovanni (20, 21): “Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi…”.

Dopo i saluti finali del parroco don Giancarlo Ruggieri, di mons. Emanuele Ferro e del sindaco Vincenzo Damiano, ha avuto luogo la veglia comunitaria seguita da un momento di preghiera dei giovani per la guarigione di un loro coetaneo, “perché  – ha spiegato don Giancarlo – possa risvegliarsi subito e tornare in mezzo a noi”.

Oggi, venerdì 3, la chiesa dell’Immacolata ha accolta la visita delle scolaresche. Nel primo pomeriggio, dopo il saluto della comunità, il simulacro e le reliquie ripartiranno alla volta di Statte e poi di Montemesola.

Popolo in festa

La festa di San Michele Arcangelo a San Simone-Crispiano

03 Mag 2024

di Angelo Diofano

San Simone-Crispiano si prepara per i festeggiamenti in onore di San Michele Arcangelo, a cura della parrocchia omonima (guidata da don Francesco Simone) e con il patrocinio del Comune di Crispiano.

Dopo la pausa degli anni scorsi, si riprende la bella tradizione di far girare l’immagine dell’Arcangelo per le case del territorio parrocchiale e che sabato 4 sarà portata nella casa di Tonino Bruno, venuto a mancare recentemente, che a lungo ha offerto un valido contributo nel comitato per la realizzazione della festa; nell’abitazione dello scomparso alle ore 19 sarà celebrata la santa messa.

Il triduo di preparazione, nei giorni 5-6-7 maggio, prevede la santa messa (ore 19) presieduta a turno dai parroci di Crispiano don Mimmo Rizzo (Santa Maria Goretti), don Michele Colucci (Santa Maria della Neve) e don Santo Guarino (San Francesco d’Assisi).

Mercoledì 8 maggio, giorno della festa, alle ore 11 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la solenne celebrazione eucaristica con successiva supplica (a mezzogiorno) alla Madonna di Pompei; alle ore 18.30, si terrà la concelebrazione eucaristica dei parroci di Crispiano. Alle ore 19.30 si svolgerà la processione per le vie del territorio parrocchiale e al termine i fuochi pirotecnici della ditta D’Oronzo di Guagnano-Lecce.
Nella cornice delle artistiche luminarie della ditta Perrotta di Squinzano agiranno gli stand enogastronomici del mercatino slow food mentre sabato 11 maggio, alle ore 21 si esibirà il cantante Franco Cosa.