Elezioni

Elezioni europee: vince il non voto
Brillano poco i candidati tarantini

10 Giu 2024

di Silvano Trevisani

Le amministrative nei quattro Comuni della provincia

La previsione più facile era quella sull’astensione, e purtroppo è stata confermata. In Italia ha votato meno di un elettore su due e solo grazie alla contestuale consultazione amministrativa la percentuale non è scesa ancora di più. Lo dimostrano i dati dell’affluenza nei quattro Comuni della provincia di Taranto chiamati a rinnovare i propri consigli comunali. Qui si è andati dal dato record i Faggiano (81%) al 56,4% di Statte. Mentre Taranto città non è andata oltre il 35%. In tutto Sud la percentuale dei votanti è stata ancora inferiore e in Puglia non è andata oltre il 43%. Pur trascinata dalle consultazioni di Bari e Lecce e dei numerosi altri Comuni in cui si votava.

Gli interrogativi

Molte sono le questioni che questo voto apre, a cominciare proprio dall’astensionismo. Che sarebbe stato ancora più alto se la lunga vigilia elettorale non fosse stata caricata da rivalità e contenuti politici specificamente italiani. Insomma: si è votato più per esprimere un giudizio sul governo in carica che per dare la svolta all’Europa. Questo, naturalmente, non vale solo per l’Italia ma un po’ per tutti gli Stati dell’Unione. Come dimostra il caso Francia, dove la netta sconfitta di Macron lo ha indotto a sciogliere l’Assemblea, il Parlamento francese, e a indire nuove elezioni. Il generale scossone che ha toccato un po’ tutti gli stati europei, nel sovvertimento generale ha finito per lasciare le cose in equilibrio: se alcuni paesi come la Francia, l’Austria e la Germania hanno svoltato decisamente a destra, altri, un po’ a sorpresa, hanno svoltato a sinistra, come il Portogallo (dove pure le politiche avevano dato la vittoria della destra), l’Olanda o la Svezia, mentre la Danimarca ha premiato i verdi!

Azzardato, quindi, dare un giudizio complessivo e una unitaria spiegazione al voto. Ma in qualche misura ha pesato il conflitto in Ucraina, se si pensa che solo l’altro ieri Biden e i perdenti Macron e Scholz avevano rinsaldato il patto di totale sostegno: sembra rinforzarsi qualche dubbio nell’opinione pubblica europea circa la necessità o capacità (o magari anche opportunità) di puntare sulla vittoria dell’Ucraina.

L’astensionismo

L’astensionismo, dunque, viene spiegato in vari modi ma se le elezioni europee accentuano la generale disaffezione al voto registrata negli ultimi anni, una ragione specifica ci sarà. E probabilmente a pesare sono, in egual misura, sia la “lontananza” dell’Europarlamento, del quale in genere, dopo le elezioni, si perdono le tracce, sia quella degli europarlamentari eletti. Dei quali l’elettore difficilmente percepisce il ruolo, la presenza, l’attività pratica. E di cui spesso finisce col dimenticare persino il nome. Questo genera uno scetticismo ancora maggiore rispetto a quello che denota le elezioni politiche e persino quelle amministrative. Per un candidato che non abbia poi suoi canali diretti e preferenziali di comunicazione, che non sia un personaggio già noto all’opinione pubblica, è davvero molto difficile promuovere la propria candidatura.

I candidati tarantini

Anche per questo, ma non solo, non hanno brillato granché i candidati locali al Parlamento Europeo, anche se c’è da registrare il discreto dato della massafrese Gaia Silvestri dei 5Stelle, con oltre 14.000 preferenze (ma la brindisina Valentina Palmisano ne ha presi 43.000!). Male, invece, Massimiliano Stellato, candidatosi con Renzi, che si è fermato sui 7mila voti. Sotto le aspettative l’europarlamentare uscente Rosa D’Amato che, dopo i due mandati con i 5Stelle è passata con Verdi e Sinistra, per difendere il suo scranno, ma non ha lasciato il segno, accumulando 15.000 preferenze. Male il candidato tarantino del Pd Gianmario Spada, penultimo nelle preferenze, con 3.500 voti.

I 4 Comuni del Tarantino

Naturalmente, sono moltissimi gli altri elementi di analisi, ma intanto ecco i risultati delle amministrative nel Tarantino dove, lo ricordiamo, si votava a turno unico, poiché si tratta di Comuni con meno di 15.000 abitanti:

Statte svolta a destra con l’elezione a sindaco di Fabio Spada col 43,86% dei voti, mentre Debora Artuso si è fermata al 36,58 e il candidato del centrosinistra Luciano De Gregorio, al 19,56. A Maruggio conferma per il sindaco uscente Adolfo Afredo Longo col 63%. Massimo Quaranta si è fermato al 36. A Faggiano, Antonio Cardea raggiunge il 67%, lasciando Angela Calviello al 32%. Analogamente a Carosino, Antonio Di Cillo è eletto col 64%, Bruno Causo si ferma al 27% e Cosimo Zingaropoli all’8%

Eventi culturali in città

“Cultura ed identità europea: l’integrazione che vogliamo”

Se ne è parlato in un incontro-dibattito al Tarentum, organizzato dall’Azione Cattolica diocesana e dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, il lavoro, la giustizia, la pace e la custodia del creato

10 Giu 2024

In occasione dell’appuntamento elettorale per le votazioni del Parlamento europeo, si è svolto lo scorso 6 giugno, al teatro Tarentum di Taranto, l’incontro-dibattito dal titolo “Cultura ed identità europea: l’integrazione che vogliamo”. Organizzato dall’Azione Cattolica diocesana e dall’Ufficio diocesano per la pastorale sociale, il lavoro, la giustizia, la pace e la custodia del creato, l’incontro ha dato l’opportunità ai presenti di approfondire il tema dell’identità europea. Davanti ad una platea numerosa ed attenta, il dott. Marco Cilento, responsabile delle politiche istituzionali della Confederazione europea dei sindacati (Ces) nonché componente del Board del Movimento europeo internazionale, ha raccontato quali opportunità l’Unione europea offre ai suoi cittadini. Partendo dalla sua storia personale – vive e lavora a Bruxelles ormai da oltre 20 anni -, il dott. Cilento ha sapientemente raccontato i progressi fatti in tutti questi anni, come ha pure descritto, in maniera esaustiva, i progetti che sono adesso in cantiere.


“Attraverso lo scambio di cultura si crea una identità nuova che si spera possa accomunare i popoli ora e in futuro nel grande obiettivo finale che è la pace” cosi Cilento ha esortato i presenti a prendersi cura di questa istituzione, a partire dall’esercizio del voto. Il dibattito è stato inoltre impreziosito da alcuni interventi fatti dagli organizzatori della serata. Il primo a cura di Cosimo Spezio, vice presidente del settore giovani di Azione Cattolica nonché responsabile dell’area internazionale di Azione Cattolica il quale ha raccontato la personale esperienza vissuta durante il periodo di Erasmus svolto a Strasburgo e quale contributo questo progetto abbia dato all’integrazione dei popoli europei.
A seguire Antonio Santoro, membro del direttivo della scuola di formazione diocesana all’impegno sociale e politico, partendo dalla lettera di raccomandazione in vista delle elezioni a firma della commissione delle Conferenze episcopali dell’Ue (Comece), ha parlato delle questioni sovranazionali non risolvibili dai singoli Stati e delle strategie che l’Unione adotta per affrontarli.
Infine Daniele Panarelli, vice presidente del settore adulti di Azione Cattolica, ha rappresentato i grandi passi fatti negli ultimi decenni dalla Ue un materia di pace e cooperazione cercando di seguire i valori fondanti dei padri fondatori. L’incontro è stato moderato da Pietro Panzetta, membro del direttivo della scuola di formazione diocesana all’impegno sociale e politico, il quale ha dibattuto con il relatore principale sulle attuali politiche del lavoro. In questo periodo storico in cui la sensazione di sfiducia nelle istituzioni risulta acclarato, soprattutto dalle ultime statistiche di affluenza alle urne, è stato bello vedere all’interno della sala un buon numero di giovani, alcuni dei quali si stavano preparando per la loro prima esperienza di voto. Un segnale di speranza che ci piace mettere in risalto e che ci da la possibilità di poter continuare a credere che le vie da percorrere non sono esaurite. Da sottolineare anche il bellissimo percorso di preparazione svolto dai membri della presidenza diocesana di Ac insieme ai membri della scuola di formazione diocesana all’impegno sociale e politico che, in quest’ultimo mese, in piena sinergia, hanno ideato e sviluppato la serata e che, come detto durante la presentazione dalla Presidente diocesana di Azione Cattolica Letizia Cristiano “questo dà proprio il senso di una chiesa che cammina insieme, che è aperta alla società e che vuole sensibilizzare le coscienze”.
Siamo convinti che l’Ue abbia ancora molto da offrire ai suoi cittadini e che oggi più che mai debba lavorare per distinguersi quale forza per il bene nel mondo. Di fatto, l’Unione europea non è perfetta ma è il miglior strumento che abbiamo per costruire un futuro migliore per noi stessi e per le generazioni future.

Diocesi

Le voci della cattedrale di San Cataldo

10 Giu 2024

‘Le voci della cattedrale di San Cataldo’ è il titolo della visita guidata che si terrà venerdì 14 giugno alle ore 19.30 tra i suoni e le voci della basilica cattedrale, concerti di campane e di tintinnaboli, organi, i luoghi del canto e del silenzio, con notizie e documentazione storica dell’antico campanile normanno. Guideranno nella visita e nell’ascolto il parroco mons. Emanuele Ferro, l’arch. Augusto Ressa e il maestro Simone Spada, con i contributi video e fotografici della Pontificia Fonderia Marinelli e di Raimondo Musolino e la partecipazione straordinaria della Grande orchestra di fiati ‘Santa Cecilia-Città di Taranto’ e del coro ‘Alleluja’.

Ingresso gratuito, ma su prenotazione, fino a esaurimento posti.
Informazioni e prenotazioni al 328.9268385 – symbolumets@gmail.com.

Liberamente si potrà contribuire al progetto dell’oratorio diffuso.

Elezioni

Il voto europeo rafforza Ursula Von der Leyen

foto Marco Calvarese-Sir
10 Giu 2024

di Gianni Borsa, Marco Calvarese e Sarah Numico

Ursula Von der Leyen rafforza la sua posizione in Europa dopo il voto del 6-9 giugno per il rinnovo dell’Europarlamento. È uno degli elementi che prendono forma alla luce dei risultati (ancora parziali) nei 27 Stati Ue.
“È un bel giorno per il Ppe, abbiamo vinto le elezioni, siamo il partito più forte, siamo l’àncora della stabilità”, afferma pacata la presidente uscente della Commissione presentandosi a notte fonda al migliaio di giornalisti che segue in presa diretta a Bruxelles l’esito del voto europeo. I numeri sembrano darle ragione: cresce il Ppe, calano di poco i socialdemocratici, scendono – ma non crollano – i liberali di Renew. Mentre, questo è un altro elemento certo, avanzano le destre euroscettiche (conservatori) o nazionaliste (Identità e democrazia).
Secondo Von der Leyen dal voto emergono due messaggi: “La maggioranza è a favore di un’Europa forte”, anche se gli estremi a destra e sinistra hanno avuto buon sostegno elettorale. Ciò significa che “il risultato rappresenta un grande responsabilità per i partiti di centro”. “Inizialmente mi rivolgerò a quelli che erano nella piattaforma” (la cosiddetta “maggioranza Ursula”). Rispetto al consenso da parte dei capi di Stato e di governo ha dichiarato di “riuscire a ottenere la loro fiducia” per un secondo mandato.
Nonostante l’avanzata delle destre estreme, in Europa sembra non esserci alternativa alla coalizione uscente. Non a caso i leader di Popolari, Socialdemocratici e Liberali si lanciano messaggi di futura collaborazione, pur sottolineando aspetti programmatici diversi, ma non divergenti. Anche i Verdi paiono interessanti a una collaborazione (purché non si rinunci al Green Deal).
Non si può peraltro dimenticare che la tornata europea fa tremare diversi governi nazionali. Il successo del Rassemblement National e il crollo di Renaissance in Francia portano il Presidente Macron ad annunciare elezioni anticipate a fine giugno. Un editoriale del quotidiano cattolico La Croix commenta la decisione di Macron come “invito a tutti a uscire dal torpore di fronte al pericolo nazionalista che minaccia il Paese, a cominciare dalla metà di coloro che non hanno partecipato al voto”, si legge. “La decisione è seria e pesante. Si apre un momento di chiarimenti essenziali. Spetta ad ogni francese fare la scelta più giusta”.
Il premier belga De Croo rassegna in lacrime le dimissioni visto il crollo dei suoi liberali. In Germania la coalizione del cancelliere Scholz vede il forte ridimensionamento di Spd e Verdi, mentre crescono Cdu-Csu e l’ultradestra di Afd. In Spagna i popolari superano i socialisti del premier Sanchez.
In Italia, invece, il partito della premier Meloni rimane saldamente in testa nei numeri e nei seggi, seguito a ruota dalla principale forza di opposizione, il Pd. Per una volta è l’Italia a segnalare una sorta di “stabilità” politica.Per ulteriori analisi occorrerà attendere i dati definitivi sia per quanto riguarda la composizione del Parlamento europeo sia quelli relativi ai singoli Paesi membri. Ma di certo queste elezioni “in tempo di guerra” non sembrano rafforzare l’unità europea. A tutti vantaggio dei suoi detrattori, Putin in testa.

Angelus

La domenica del Papa – Uomini e donne liberi

10 Giu 2024

di Fabio Zavattaro

“Per fare la pace ci vuole coraggio, molto più coraggio che per fare la guerra”. L’angelus di papa Francesco nel decimo anniversario dell’incontro in Vaticano tra il presidente israeliano Shimon Peres, e quello palestinese, Abu Mazen, presente il patriarca Bartolomeo I. Segno tangibile di quell’evento un ulivo piantato nei giardini vaticani, che “è già diventato forte, rigoglioso, perché è stato riparato dai venti e annaffiato con cura”, ha ricordato il Papa parlando, venerdì sera, alla preghiera per la pace in Terra santa, presenti, tra gli altri, gli ambasciatori di Israele e della Palestina. Così la pace deve “germogliare nel cuore di ogni uomo, in ogni popolo e Nazione, in ogni lembo di terra, al riparo da venti di guerra e innaffiato da coloro che ogni giorno si impegnano a vivere nella fraternità”.

Se Francesco venerdì sera ha incoraggiato le parti a proseguire nei negoziati “anche se non sono facili”, e ha auspicato “che le proposte di pace, per il ‘cessate il fuoco’ su tutti i fronti e per la liberazione degli ostaggi, vengano subito accettate per il bene dei palestinesi e degli israeliani”, all’angelus ha rivolto la sua attenzione alla conferenza internazionale convocata dal re di Giordania, dal presidente dell’Egitto e dal segretario generale delle Nazioni Unite che si terrà, martedì, nella regione del Mar Morto, con l’obiettivo di trovare risposte alla crisi umanitaria nella striscia di Gaza. Il papa ha incoraggiato l’iniziativa e ha chiesto alla comunità internazionale di “agire urgentemente, con ogni mezzo, per soccorrere la popolazione di Gaza stremata dalla guerra”. Nessuno impedisca che gli aiuti umanitari arrivino a chi ne ha bisogno.

La preghiera per la pace di dieci anni fa, ha detto il vescovo di Roma, “testimonia che stringersi la mano è possibile”; per questo auspica “che le proposte di pace, per il cessate-il-fuoco su tutti i fronti e per la liberazione degli ostaggi, vengano subito accettate per il bene dei palestinesi e degli israeliani”. Pace che chiede anche per il popolo ucraino e per il Myanmar”.

Angelus nella domenica, decima del tempo ordinario, in cui il Vangelo di Marco ci presenta un Gesù accusato dagli scribi di Gerusalemme non di aver infranto la legge o le usanze ebraiche, ma di essere posseduto da Satana. Così reagisce con parole chiare e propone la parabola dell’uomo forte, un modo per evidenziare la sua missione e mostrare il Regno di Dio. E manifesta l’assoluta opposizione tra Dio e il male; di più, quando gli dicono che fuori ci sono la madre e i suoi fratelli, Gesù guarda la folla che lo circonda e dice: “ecco mia madre e i miei fratelli”. Immagine di una chiesa che non allontana ma accoglie ogni donna e ogni uomo, ognuno con la propria fragilità.

Proprio lo Spirito rendeva Gesù un uomo libero, cioè, “capace di amare e di servire senza misura e senza condizionamenti”, afferma Francesco: “se ci facciamo condizionare dalla ricerca del piacere, del potere, dei soldi o dei consensi, diventiamo schiavi di queste cose”.

Invece dobbiamo permettere all’amore gratuito di Dio “di riempirci e dilatarci il cuore, e se lo lasciamo traboccare spontaneamente ridonandolo agli altri, con tutto noi stessi, senza paure, calcoli e condizionamenti, allora cresciamo nella libertà, e diffondiamo il suo buon profumo anche attorno a noi”.

Era un uomo libero di fronte alle ricchezze, per questo “ha lasciato la sicurezza del suo villaggio, Nazaret, per abbracciare una vita povera e piena di incertezze, curando gratuitamente i malati e chiunque venisse a chiedergli aiuto, senza mai chiedere nulla in cambio”. Libero di fronte al potere: “infatti, pur chiamando molti a seguirlo, non ha mai obbligato nessuno a farlo, né ha mai cercato il sostegno dei potenti, ma si è sempre messo dalla parte degli ultimi, insegnando ai suoi discepoli a fare altrettanto”.

Libero di fronte alla ricerca della fama e dell’approvazione, e per questo non ha mai rinunciato a dire la verità, anche a costo di non essere compreso, di diventare impopolare, fino a morire in croce, non lasciandosi intimidire, né comprare, né corrompere da niente e da nessuno”.

Ordinazione sacerdotale

Il ‘grazie’ dei quattro nuovi presbiteri

Il messaggio di ringraziamento letto da don Federico Marino, a nome di tutti e quattro i neo sacerdoti

foto G. Leva
10 Giu 2024

di Angelo Diofano

Al termine della celebrazione eucaristica per le ordinazione presbiterali svoltesi sabato scorso, 8 giugno, in concattedrale, don Federico Marino, a nome di tutti e quattro i neo sacerdoti, ha letto il seguente messaggio di ringraziamento:

“Carissimi fratelli e sorelle, se oggi siamo radunati come Chiesa attorno alla mensa della Parola e dell’eucarestia, è perché ci sono state quattro storie che nei modi più diversi si sono incrociate in un’unica storia d’amore, quella che Dio Padre ha per il Figlio nello Spirito e attraverso il Figlio per la Chiesa. La Storia della Salvezza per noi è passata per la salvezza delle nostre storie e di questo, noi, ne siamo testimoni gioiosi. Ciascuno a suo modo, con il proprio essere, con i propri tempi ha risposto “Eccomi”. Quell’eccomi ci ha portato ad amare chi abbiamo incontrato o incontreremo sul nostro cammino. Il nostro sì al Signore si fa concreto nel servizio a questa Chiesa che è in Taranto e che sin dalla nostra ordinazione diaconale ci vede legati a sé fedelmente nell’incardinazione. Questo legame è una vera e propria amicizia. Un’amicizia che nasce dal seguire il comando dell’amore di Gesù e proprio perché siamo diventati suoi amici, il nostro ministero può essere un autentico servizio della vostra amicizia con Gesù.
Al termine di questa celebrazione così intensa sentiamo di ringraziare tutto il popolo di Dio che oggi è qui presente e sta pregando per noi; in particolare a quanti hanno permesso di giungere a questo tempo di grazia.
Grazie a lei Padre arcivescovo, per il dono dell’Ordine sacro e per averci accolto nel presbiterio, a lei e ai suoi successori abbiamo affidato le nostre vite nella piena libertà e obbedienza certi che attraverso la sua voce passi la voce dello Spirito. Come figli, ci affidiamo alle sue cure di padre e di pastore.

Nella foto di G. Leva, Stefano Manente, Paolo Martucci, Marco Albanese e Federico Marino

Ringraziamo l’arcivescovo emerito Filippo per averci accompagnato nella formazione iniziale, per il discernimento operato sulle nostre vocazioni dagli inizi fino al tempo del diaconato. Insieme grazie al vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Giuseppe, per la sua presenza qui fra noi.

Siamo grati a tutto il presbiterio per ciò che ci ha offerto nella fraternità e nell’amicizia in questi anni, gli incoraggiamenti, le correzioni, le attese. Siamo felici di poterci chiamare “confratelli”, con la speranza di poter camminare insieme per il bene della nostra diocesi. Insieme a voi ringraziamo i seminaristi di ieri e di oggi con i quali è stato bello crescere insieme sia in seminario fra serate di diocesi, incontri condivisioni, sia nelle esperienze qui in diocesi all’insegna della formazione e della fraternità.

Grazie alle nostre famiglie che hanno accolto la nostra vocazione e ci hanno sostenuto lungo il cammino di tutti questi anni. Ci hanno supportato nei vari tempi che lo hanno scandito, custodendoci e affidandoci a una famiglia ancora più grande che è la Chiesa.
E in questo momento siamo figli grati anche delle comunità di origine che ci hanno generato alla fede o alla vocazione, le comunità di Sant’Antonio e della Madonna della Fiducia in Taranto e le comunità di San Francesco d’Assisi e di Sant’Antonio in Martina Franca.

Un grazie sincero è per il seminario maggiore Pio XI di Molfetta, luogo di formazione umana, spirituale, relazionale, luogo dove abbiamo incrociato e ci siamo intrecciati a tante altre storie come le nostre, dove abbiamo condiviso tempi di fraternità autentica e anche momenti di confronto che hanno permesso di farci crescere nella complessità della vita comunitaria. Ringraziando te, don Gianni, nostro rettore negli anni della formazione, sentiamo di dire grazie a tutti coloro che hanno curato questo tempo come educatori o padri spirituali e tutti coloro che in vario modo hanno contribuito per noi a forgiare quel “made in Molfetta”. Grazie quindi alla Facoltà teologica pugliese nei suoi istituti “Regina Apuliae” e “San Nicola” per i tanti professori che ci hanno offerto il proprio ministero intellettuale per approfondire a livello teologico e scientifico il dato della fede che oggi ci è chiesto di annunciare e testimoniare.

Grazie alle comunità che ci hanno accolto terminato il seminario e hanno avuto la grazia di sperimentare i primi frutti del nostro ministero diaconale. Grazie alla comunità di S. Rita, di S. Maria della Croce in Montemesola, di S. Marcello in Bari. E grazie alle comunità che sono per noi luogo di grazia nelle quali viviamo il nostro servizio attuale: la comunità di Regina Pacis in Lama, la comunità di Maria Santissima Immacolata in San Giorgio, la comunità di S. Nunzio Sulprizio e S. Lucia in Taranto.

Grazie ai tanti religiosi e religiose che con le loro preghiere, non ci fanno mai mancare il conforto spirituale e quanto bisogno ne abbiamo in questo tempo.

Grazie a quanti ammalati o invalidi impossibilitati a essere qui oggi, si sono fatti vicini nei giorni precedenti e oggi con noi vivono un’intensa comunione spirituale. Grazie perché laddove non si può essere presenti con il corpo, ci insegnate che lo Spirito è leggero. Significa che quanto prima saremo noi a venirvi a trovare per continuare a pregare insieme.

Un sentito e sincero ringraziamento è per chi ci ha preceduto al banchetto delle nozze eterne e festeggia con noi nella liturgia celeste. Ai nostri parenti che pregano dal cielo e anche a tutta la schiera di presbiteri che ha servito con dedizione questa diocesi prima di noi, vite spese per il Vangelo e che anche grazie alla loro testimonianza di vita noi oggi ci troviamo qui.

Grazie a tutti coloro che hanno curato questa solenne celebrazione, dalla sua organizzazione al suo decoro. Innanzitutto grazie a te don Ciro e ai tuoi collaboratori perché custodendo la Concattedrale come vostra casa, ci date la possibilità di trovare sempre un luogo accogliente dove poter vivere queste celebrazioni.

Grazie al servizio liturgico coordinato da don Marco che ha preparato nei mesi precedenti questa liturgia in ogni suo aspetto e quindi grazie al coro parrocchiale di S. Antonio in Taranto che ci ha accompagnato nella preghiera di questa sera con il prezioso ministero del canto liturgico.

Grazie a don Francesco Maranò e don Francesco Mànisi per il vostro servizio diocesano per le vocazioni; per la cura verso il primo discernimento. Grazie perché, terminata questa celebrazione, ci avete aperto il nostro seminario di Poggio Galeso, casa di vocazioni, dove avremo ancora modo di essere insieme con le nostre comunità per scambiarci gli auguri e festeggiare insieme.

Se abbiamo dimenticato qualcuno con le parole, certamente non lo abbiamo fatto con il cuore, pieno di gratitudine. Ancora grazie a tutti”.

Ordinazione sacerdotale

Il ‘grazie’ dei quattro nuovi presbiteri

Il messaggio di ringraziamento letto da don Federico Marino, a nome di tutti e quattro i neo sacerdoti

foto G. Leva
10 Giu 2024

di Angelo Diofano

Al termine della celebrazione eucaristica per le ordinazione presbiterali svoltesi sabato scorso, 8 giugno, in concattedrale, don Federico Marino, a nome di tutti e quattro i neo sacerdoti, ha letto il seguente messaggio di ringraziamento:

“Carissimi fratelli e sorelle, se oggi siamo radunati come Chiesa attorno alla mensa della Parola e dell’eucarestia, è perché ci sono state quattro storie che nei modi più diversi si sono incrociate in un’unica storia d’amore, quella che Dio Padre ha per il Figlio nello Spirito e attraverso il Figlio per la Chiesa. La Storia della Salvezza per noi è passata per la salvezza delle nostre storie e di questo, noi, ne siamo testimoni gioiosi. Ciascuno a suo modo, con il proprio essere, con i propri tempi ha risposto “Eccomi”. Quell’eccomi ci ha portato ad amare chi abbiamo incontrato o incontreremo sul nostro cammino. Il nostro sì al Signore si fa concreto nel servizio a questa Chiesa che è in Taranto e che sin dalla nostra ordinazione diaconale ci vede legati a sé fedelmente nell’incardinazione. Questo legame è una vera e propria amicizia. Un’amicizia che nasce dal seguire il comando dell’amore di Gesù e proprio perché siamo diventati suoi amici, il nostro ministero può essere un autentico servizio della vostra amicizia con Gesù.
Al termine di questa celebrazione così intensa sentiamo di ringraziare tutto il popolo di Dio che oggi è qui presente e sta pregando per noi; in particolare a quanti hanno permesso di giungere a questo tempo di grazia.
Grazie a lei Padre arcivescovo, per il dono dell’Ordine sacro e per averci accolto nel presbiterio, a lei e ai suoi successori abbiamo affidato le nostre vite nella piena libertà e obbedienza certi che attraverso la sua voce passi la voce dello Spirito. Come figli, ci affidiamo alle sue cure di padre e di pastore.

Nella foto di G. Leva, Stefano Manente, Paolo Martucci, Marco Albanese e Federico Marino

Ringraziamo l’arcivescovo emerito Filippo per averci accompagnato nella formazione iniziale, per il discernimento operato sulle nostre vocazioni dagli inizi fino al tempo del diaconato. Insieme grazie al vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Giuseppe, per la sua presenza qui fra noi.

Siamo grati a tutto il presbiterio per ciò che ci ha offerto nella fraternità e nell’amicizia in questi anni, gli incoraggiamenti, le correzioni, le attese. Siamo felici di poterci chiamare “confratelli”, con la speranza di poter camminare insieme per il bene della nostra diocesi. Insieme a voi ringraziamo i seminaristi di ieri e di oggi con i quali è stato bello crescere insieme sia in seminario fra serate di diocesi, incontri condivisioni, sia nelle esperienze qui in diocesi all’insegna della formazione e della fraternità.

Grazie alle nostre famiglie che hanno accolto la nostra vocazione e ci hanno sostenuto lungo il cammino di tutti questi anni. Ci hanno supportato nei vari tempi che lo hanno scandito, custodendoci e affidandoci a una famiglia ancora più grande che è la Chiesa.
E in questo momento siamo figli grati anche delle comunità di origine che ci hanno generato alla fede o alla vocazione, le comunità di Sant’Antonio e della Madonna della Fiducia in Taranto e le comunità di San Francesco d’Assisi e di Sant’Antonio in Martina Franca.

Un grazie sincero è per il seminario maggiore Pio XI di Molfetta, luogo di formazione umana, spirituale, relazionale, luogo dove abbiamo incrociato e ci siamo intrecciati a tante altre storie come le nostre, dove abbiamo condiviso tempi di fraternità autentica e anche momenti di confronto che hanno permesso di farci crescere nella complessità della vita comunitaria. Ringraziando te, don Gianni, nostro rettore negli anni della formazione, sentiamo di dire grazie a tutti coloro che hanno curato questo tempo come educatori o padri spirituali e tutti coloro che in vario modo hanno contribuito per noi a forgiare quel “made in Molfetta”. Grazie quindi alla Facoltà teologica pugliese nei suoi istituti “Regina Apuliae” e “San Nicola” per i tanti professori che ci hanno offerto il proprio ministero intellettuale per approfondire a livello teologico e scientifico il dato della fede che oggi ci è chiesto di annunciare e testimoniare.

Grazie alle comunità che ci hanno accolto terminato il seminario e hanno avuto la grazia di sperimentare i primi frutti del nostro ministero diaconale. Grazie alla comunità di S. Rita, di S. Maria della Croce in Montemesola, di S. Marcello in Bari. E grazie alle comunità che sono per noi luogo di grazia nelle quali viviamo il nostro servizio attuale: la comunità di Regina Pacis in Lama, la comunità di Maria Santissima Immacolata in San Giorgio, la comunità di S. Nunzio Sulprizio e S. Lucia in Taranto.

Grazie ai tanti religiosi e religiose che con le loro preghiere, non ci fanno mai mancare il conforto spirituale e quanto bisogno ne abbiamo in questo tempo.

Grazie a quanti ammalati o invalidi impossibilitati a essere qui oggi, si sono fatti vicini nei giorni precedenti e oggi con noi vivono un’intensa comunione spirituale. Grazie perché laddove non si può essere presenti con il corpo, ci insegnate che lo Spirito è leggero. Significa che quanto prima saremo noi a venirvi a trovare per continuare a pregare insieme.

Un sentito e sincero ringraziamento è per chi ci ha preceduto al banchetto delle nozze eterne e festeggia con noi nella liturgia celeste. Ai nostri parenti che pregano dal cielo e anche a tutta la schiera di presbiteri che ha servito con dedizione questa diocesi prima di noi, vite spese per il Vangelo e che anche grazie alla loro testimonianza di vita noi oggi ci troviamo qui.

Grazie a tutti coloro che hanno curato questa solenne celebrazione, dalla sua organizzazione al suo decoro. Innanzitutto grazie a te don Ciro e ai tuoi collaboratori perché custodendo la Concattedrale come vostra casa, ci date la possibilità di trovare sempre un luogo accogliente dove poter vivere queste celebrazioni.

Grazie al servizio liturgico coordinato da don Marco che ha preparato nei mesi precedenti questa liturgia in ogni suo aspetto e quindi grazie al coro parrocchiale di S. Antonio in Taranto che ci ha accompagnato nella preghiera di questa sera con il prezioso ministero del canto liturgico.

Grazie a don Francesco Maranò e don Francesco Mànisi per il vostro servizio diocesano per le vocazioni; per la cura verso il primo discernimento. Grazie perché, terminata questa celebrazione, ci avete aperto il nostro seminario di Poggio Galeso, casa di vocazioni, dove avremo ancora modo di essere insieme con le nostre comunità per scambiarci gli auguri e festeggiare insieme.

Se abbiamo dimenticato qualcuno con le parole, certamente non lo abbiamo fatto con il cuore, pieno di gratitudine. Ancora grazie a tutti”.

Francesco

L’appello di Francesco dopo l’angelus: “La comunità internazionale agisca urgentemente per soccorrere Gaza”

“La popolazione dei Territori palestinesi è stremata dalla guerra” ha ricordato il santo padre

10 Giu 2024

di Riccardo Benotti

“Dopodomani, in Giordania, si terrà una conferenza internazionale sulla situazione umanitaria a Gaza, convocata dal re di Giordania, dal presidente dell’Egitto e dal segretario generale delle Nazioni unite. Mentre li ringrazio per questa importante iniziativa, incoraggio la comunità internazionale ad agire urgentemente, con ogni mezzo, per soccorrere la popolazione di Gaza stremata dalla guerra.
Gli aiuti umanitari devono poter arrivare a chi ne ha bisogno, e nessuno lo può impedire”: è l’appello del Papa dopo la recita dell’angelus. Quindi il Santo Padre ha ricordato che ieri ricorreva il 10° anniversario dell’Invocazione della pace in Vaticano: “Quell’incontro ci testimonia che stringersi la mano è possibile, e che per fare la pace ci vuole coraggio, molto più coraggio che per fare la guerra. Pertanto incoraggio i negoziati in corso tra le parti, anche se non sono facili, ed auspico che le proposte di pace, per il cessate-il-fuoco su tutti i fronti e per la liberazione degli ostaggi, vengano subito accettate per il bene dei palestinesi e degli israeliani”. “E non dimentichiamo il martoriato popolo ucraino, che più soffre e più anela alla pace”, ha concluso: “Saluto questo gruppo ucraino con le bandiere che sono lì. Vi siamo vicini! È un desiderio, questo della pace, perciò incoraggio tutti gli sforzi che si fanno perché la pace possa costruirsi quanto prima, con l’aiuto internazionale. E non dimentichiamo il Myanmar”.

Ordinazione sacerdotale

Ordinazioni presbiterali: l’omelia dell’arcivescovo Ciro Miniero

ph G. Leva
10 Giu 2024

Sabato pomeriggio, 8 giugno, ha avuto luogo nella concattedrale Gran Madre di Dio, durante la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, la cerimonia dell’ordinazione presbiterale di Federico Marino, Paolo Martucci, Stefano Manente e Marco Albanese, dei quali nei giorni scorsi abbiamo raccontato il cammino vocazionale.

Al termine, ci si è recati nel seminario diocesano di Poggio Galeso per un gioioso rinfresco e il tradizionale taglio della torta, fra gli abbracci degli amici e la commozione dei genitori.

Questo è il testo dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo mons. Miniero durante la santa messa:

“Ieri mattina (venerdì 7, ndr) ho avuto la gioia di incontrare papa Francesco. È stato un incontro molto bello. Prima di questa celebrazione ho portato una coroncina del santo rosario a sigillo di quell’incontro e dell’impegno che è sorto perché il cammino e la preparazione all’Ordine Sacro siano sotto lo sguardo di Maria. Il Santo Padre conosce bene la nostra realtà diocesana e ci incoraggia nell’evangelizzazione per entrare nelle case delle persone e ad avere il cuore aperto verso tutti.

Don Federico, don Paolo, don Stefano e don Marco: la gioia che leggiamo sui vostri volti è la gioia di tutti noi. A breve sarete ordinati presbiteri della Chiesa di Dio che è in Taranto per essere operai nella vigna del Signore e per far crescere la nostra comunità diocesana.

Ringrazio anche S. E. mons. Filippo Santoro, arcivescovo emerito di Taranto, S.E. mons. Giuseppe Russo, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Saluto il vicario generale. Un saluto caro va ai genitori, a tutti voi familiari e amici, ai giovani del seminario di Molfetta, al rettore don Gianni Caliandro, ai sacerdoti che hanno guidato la preparazione di questi ragazzi, ai vostri parroci, ai religiosi e alle religiose, ai ragazzi del nostro seminario diocesano e a tutti quanti voi, care sorelle e cari fratelli.

Carissimi ordinandi,  poc’anzi avete risposto alla domanda che vi ha rivolto il rettore con deciso assenso: “Eccomi”. Siete pronti dunque a consacrare la vostra vita al servizio di Dio e dei fratelli nel Sacro Ordine del Presbiterato. La Chiesa accoglie questa vostra decisione e vi sostiene con la preghiera perché possiate essere ogni giorno guida del popolo di Dio, testimone della carità di Cristo, prendendovi cura dei fratelli e delle sorelle che vi saranno affidati e guidarli per le vie del Vangelo.

Il testo del Vangelo di Giovanni proclamato oggi ci ha presentato Gesù nel momento in cui il suo amore per noi raggiunge il compimento. Egli ci ama fino alla fine, (cf. Gv 13,1)), invitando i suoi discepoli a collocarsi nella stessa prospettiva: ‘Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi’; ‘Come io ho amato voi, amatevi gli uni gli altri’. È importante rilevare come la restituzione e il contraccambio del dono si rivolgano sempre a un destinatario diverso da quello che è stato all’origine del dono. È la logica e la dinamica dell’amore cristiano. All’origine sta la gratuità di Dio (‘Noi amiamo perché Egli ci ha amati per primo’, dirà lo stesso apostolo nella sua prima lettera (1Gv 4,19).

Nel brano evangelico merita anche attenzione anche il “come” bisogna amare che non indica un paragone ma, più in profondità, rivela la struttura dell’amore stesso che viene da Dio: l’amore è gratuità, è donarsi senza limite, liberamente e ostinatamente: il ‘come’ Dio ama si manifesta pienamente sulla croce.

A fondamento di tale amore c’è un ‘amore di amicizia’. Nell’antichità questo era considerato un tipo di amore più puro e Gesù si inserisce in questa linea indicando come caratteristica di un tale tipo di amore il far conoscere all’altro se stesso, profondamente. La Parola, il Verbo che da sempre era rivolto verso il Padre (Gv 1,1), Lui che ‘è  nel seno del Padre’ (Gv 1,18) comunica lo stesso amore che riceve. Così l’evangelista Giovanni, che posava nell’ultima cena il capo sul petto di Gesù (Gv 13,25), a sua volta trasmette ciò che ha visto e udito da Gesù e invita allo stesso amore. Nasce così una catena che si dilata quanto il cuore degli uomini che accolgono, fanno loro e trasmettono l’annuncio profondo del Vangelo.

Miei cari, l’amore di cui parla Giovanni nel Vangelo è un amore che deve comunicare al mondo l’Amore, Dio stesso e il suo amore per noi; tale amore in noi è chiamato a farsi comunione, solidarietà, condivisione nella linea della reciprocità. Di questa reciprocità il testo ci offre anche lo stile, la modalità: ‘Come io vi ho amati’. Si tratta di un amore reciproco nella linea della fedeltà ostinata e senza pentimenti, un amore che fa esistere la persona in quanto partecipe dello stesso amore di Dio. Allora l’amore fraterno è già luogo di salvezza, è già esperienza di Dio, è la via che sottrae l’uomo alla solitudine e alla morte. L’amore basta a se stesso. È in questa prospettiva che va compresa la reciprocità di cui si diceva. È vero che Gesù ha detto: ‘Amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi…’. Ma come ha amato Gesù? Fino alla croce e secondo la logica del dono incondizionato. La prospettiva ultima della reciprocità è allora il dono incondizionato e non la logica del possesso.

Fratelli e sorelle, noi tutti e particolarmente a voi carissimi don Federico, don Paolo, don Stefano e don Marco, secondo le parole di Gesù siamo chiamati a vivere la logica dell’amore incondizionato. Come presbiteri, poi, questo amore deve diventare l’humus per far crescere i cristiani come una sola famiglia, unita nell’amore di Gesù ed essere annunciatori e testimoni dell’amore che salva.

 Oggi la vostra vocazione al sacerdozio è riconosciuta dalla Chiesa e l’imposizione delle mie mani sul vostro capo ne è il segno.

 Oggi voi aderirete pienamente al progetto di Dio su di voi, diventando membri eletti della Chiesa, chiamati ad un mandato particolare: quello di partecipare alla missione evangelizzatrice insieme ai sacerdoti che incontrerete, come collaboratori dell’ordine episcopale. Entrerete a far parte di una schiera di sacerdoti che hanno lavorato per Cristo nella edificazione del suo corpo che è la Chiesa, sacerdoti santi che nei secoli della storia di questa diocesi hanno lavorato e sofferto in nome del Vangelo e, seppur con limiti di ogni persona umana,  hanno aiutato questa comunità tarantina a camminare nella fede, pellegrini tra i pellegrini per camminare verso la vita: Gesù vita nostra.

Tra poco esprimerete la volontà di assumere gli impegni della vita sacerdotale e come presbiteri sarete conformati a Gesù Cristo nostro Signore per annunciare la sua Parola; santificherete la vita dei vostri fratelli con i sacramenti e particolarmente con l’Eucarestia; sarete guide ed educatori del popolo di Dio, pellegrini tra i pellegrini per camminare insieme nella santità. Questo avverrà efficacemente nella misura in cui coltiverete la piena comunione con la Chiesa nostra madre, l’unione fraterna con i vostri confratelli, la totale disponibilità al servizio dei fratelli laici. Nella carità presiederete le comunità che vi saranno affidate non mirando agli interessi umani, ma solo al servizio di Gesù Cristo (cfr. PO 7-9; 12-14). Per questa missione il Signore Gesù vi configura a sé con il sacramento dell’Ordine e vi rende suoi ministri per far crescere ed edificare tutto il suo Corpo ecclesiale. Fate attenzione ad armonizzare, nella vostra missione di guide e di maestri, la vita interiore con le esigenze di un’azione pastorale spesso logorante. Questo avverrà solo con una intensa vita di preghiera, di fraternità e di carità. Tendete quotidianamente a quella unità di vita che può essere raggiunta solo seguendo l’esempio di Gesù Cristo, il cui cibo, secondo il testo giovanneo (cfr Gv 4,34), era il compimento della volontà di Colui che lo aveva inviato a realizzare la sua opera. Per raggiungere questo ideale, tendete all’umiltà, vivete nell’obbedienza, curate la vostra vita casta, siate poveri sapendo di essere ministri di Gesù, che si è fatto povero per amore dell’umanità (cfr. PO 15-17). Risplendete della santità di Gesù, ‘Il santo di Dio’ (Lc 4,34).

Cari fratelli e sorelle, sostenete don Federico, don Paolo, don Stefano e don Marco con la preghiera, con l’affetto, con il vostro impegno cristiano perché siano, di giorno in giorno, generosi nel mistero ricevuto.

La Vergine Santissima e San Cataldo veglino su di voi e intercedano presso il Padre, sorgente eterna di Amore”.

Iniziative solidali

La Chiesa cattolica dona 2.000 ventilatori in trenta istituti penitenziari

L’iniziativa è in collaborazione con l’Ispettorato generale dei cappellani delle carceri e beneficia del sostegno della presidenza Cei

foto Sir
07 Giu 2024

In 30 istituti penitenziari sparsi sull’intero territorio nazionale saranno donati oltre 2.000 ventilatori per alleviare – almeno in minima parte – il caldo estivo ai detenuti, soprattutto ai più fragili delle sezioni “infermeria”.
L’iniziativa è della Chiesa cattolica in collaborazione con l’Ispettorato generale dei cappellani delle carceri e beneficia del sostegno della presidenza Cei, si inserisce nel solco tracciato da papa Francesco che, rivolgendosi ai detenuti nella residenza di Santa Marta nell’ottobre 2021 disse ‘Chi ha sbagliato non resti sbagliato’.
Non sono parole casuali o di rito, non sono nemmeno parole riferite unicamente ai detenuti, ma all’intera collettività: è responsabilità di tutti offrire un soffio di speranza a chi risiede nell’ombra affinché possa tornare, un passo dopo l’altro, a camminare nella luce. Talvolta, sono le piccole attenzioni e le cose semplici che ti ricordano che esisti e che la tua vita è importate quanto quella di ogni altro essere umano. Le attenzioni le ritroviamo nelle buone parole, nell’ascolto paziente; altre volte in gesti – piccoli o grandi – che si trasformano in progetti o iniziative.
La Chiesa desidera ricordare la propria vicinanza ai detenuti, ribadire che c’è vita oltre quelle sbarre e che loro sono nella condizione di poter sperare che un giorno, dopo il percorso riabilitativo, quelle porte possano riaprirsi.

Elezioni

L’8 e 9 giugno si vota per le Europee e anche in 4 Comuni della provincia

07 Giu 2024

di Silvano Trevisani

Circa 359 milioni di cittadini europei appartenenti ai 27 Stati che compongono l’Unione, sono chiamati a rinnovare il Parlamento europeo in questi giorni. Ed è forse la prima volta nella storia che alle elezioni dell’organismo viene data una grande attenzione dall’opinione pubblica. In passato, infatti, questo appuntamento elettorale non aveva mai suscitato grande interesse, soprattutto perché si sentiva l’Europa lontana dai problemi immediati della gente. Ma oggi le elezioni europee rappresentano un appuntamento importantissimo per una serie di ragioni, intrinseche ed estrinseche.

L’importanza del voto

Pesa certamente il clima conflittuale nel quale il continente è immerso con la guerra in Ucraina ma anche con l’altrettanto doloroso conflitto mediorientale. Ma il voto, in questa vigilia molto tesa, soprattutto in Italia, ha il valore di una verifica politica. Lo dimostra il fatto che molti leader politici sono scesi in campo, anche se non svolgeranno il ruolo di parlamentari europei. Pesano: la forte contrapposizione che è seguita alla vittoria del centrodestra alle politiche del 2022, il modo in cui è maturata, le riforme costituzionali che si stanno portando avanti a colpi di maggioranz. Ma anche le scelte attuate dal governo Meloni danno a queste elezioni un significato importante di verifica “di medio tempo”. Anche il peso delle scelte macropolitiche ed economiche che il Parlamento europei e la nuova commissione dovranno assumere, saranno importanti, ma nella campagna elettorale si è parlato pochissimo di questi temi, ossia: di come vogliamo che sia l’Europa del futuro.

Sul voto, anche per questo, incombe il rischio dell’astensionismo, che potrebbe essere mitigato dall”election day”, cioè dalla scelta di unire alle consultazioni europee dell’8 e il 9 giugno, anche il voto amministrativo. Nel nostro Paese, infatti, si vota anche per rinnovare un consiglio regionale, quello del Piemonte, sei capoluoghi di regione, compresa Bari, e circa 3.900 Comuni, quasi la metà dei Comuni italiani, tra cui Lecce. Si può sperare, almeno per questo, in un calo dell’astensionismo che ha caratterizzato le ultime consultazioni.

Il voto in provincia

Per quanto riguarda la provincia di Taranto, sono quattro i Comuni chiamati a rinnovare il Consiglio comunale, ovvero: Carosino, Faggiano, Maruggio e Statte. Quest’ultimo è il più grande, con i suoi 11.092 elettori (su oltre 13.000 abitanti), ed è stato commissariato, come si ricorderà, dopo l’arresto del sindaco Francesco Andrioli.  Tre i candidati alla poltrona di sindaco. Laprima è Debora Artuso (Uniti per Statte, di area centrosinistra), che guida una lista composta anche da amministratori uscenti non coinvolti nell’inchiesta. Gli altri: Luciano De Gregorio (“Statte 2.0”, di centrosinistra) e Fabio Spada (“CambiAmo Statte” – centrodestra).

Tre i candidati sindaco anche a Carosino: Saverio Cosimo Zingaropoli di “FdI”, Bruno Causo, che guida la lista “Centro Sinistra” e Onofrio Di Cillo, sindaco uscente. Guida la lista civica “Carosino Adesso”. Due invece i candidati di Maruggio: il sindaco uscente Alfredo Longo, per la lista “Per Maruggio”, e Massimo Quaranta che guida la lista “Maruggio per tutti”. Nel più piccolo dei quattro Comuni, Faggiano, si candida per il terzo mandato il sindaco uscente Antonio Cardea, di centrosinistra. Se la vedrà con Angela Calviello con “Vivi…amo Faggiano”.

Eventi nazionali

Il 15 giugno a Pesaro prima iniziativa pubblica del ‘Progetto Mercurio’

Il progetto mira a contrastare l’accesso dei minori alla pornografia online attraverso un approccio collaborativo che coinvolge varie associazioni ed entità

07 Giu 2024

Il 15 giugno a Pesaro si terrà la prima iniziativa pubblica del Progetto Mercurio promosso dal Copercom (Coordinamento delle associazioni per la comunicazione) nell’ambito di un convegno organizzato dall’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) sul tema Educazione e informazione di fronte alle sfide dell’Intelligenza Artificiale (Villa Borromeo, via Avogadro 40). È organizzato insieme a Copercom e Aiart, in collaborazione con Azione cattolica, Age, Anspi, Aimc e Meter.

Il Progetto Mercurio mira a contrastare l’accesso dei minori alla pornografia online attraverso un approccio collaborativo che coinvolge varie associazioni ed entità. 

«L’iniziativa pesarese rappresenta lo stile con cui Copercom e Ucsi si stanno muovendo: fare rete, rafforzare le singole capacità progettuali per offrire proposte che riescano a incidere in dinamiche complesse, come quelle che stiamo affrontando. L’efficacia del messaggio – osservano Stefano Di Battista (presidente Copercom) e Vincenzo Varagona (presidente Ucsi) – dipende dalla capacità di mettersi in frequenza con i suoi destinatari: i più giovani, ma anche le loro famiglie e i docenti, in sostanza tutta la nostra comunità».

Apriranno i lavori, alle 8.45, portando il loro saluto, Franco Elisei (presidente ordine giornalisti Marche) e Vincenzo Varagona.

Stefano Di Battista presenterà il Progetto Mercurio e il relativo logo che accompagnerà le varie iniziative in programma.

A seguire gli interventi di Antonio Scrima (Aiart Pesaro: “Ubi minor… maior cessat? La crisi della dimensione di cura”) e Lorenzo Lattanzi (presidente Aiart Marche: “La classe non è acqua. L’insegnante tra età evolutiva ed evoluzione dei media”).

Si proseguirà con Lindo Nepi (Aiart Ascoli Piceno): “Macchine intelligenti? Opportunità della IA, sfide etiche e rischi per i minori”, mentre Giacomo Buoncompagni (Aiart Macerata) si soffermerà sulla “Formazione ed informazione oltre l’automazione. Come viene rappresentata l’ia dai media? Quali aspetti educativi-formativi nella produzione di notizie nell’era dell’ia?”.

Seguirà una tavola rotonda con interventi dei rappresentanti delle associazioni presenti, condotta dal presidente Ucsi Varagona.

Il convegno sarà riconosciuto come corso di aggiornamento dal ministero dell’Istruzione e del merito per i docenti. Ai giornalisti saranno riconosciuti quattro crediti formativi. Previsti quattro crediti anche per gli insegnanti.