Libri

La questione del “Comparto 32” diventa un libro, ne è autore Gianni Liviano che lo presenta all’Acclavio

04 Giu 2024

di Silvano Trevisani

La questione del “Comparto 32” diventa un libro. Ne è autore Gianni Liviano, che ripercorre Liviano ripercorre nel testo l’attenzione che da circa trent’anni in tanti hanno pensato di costruire lungo la direttrice che va da Taranto a San Giorgio, comune della Provincia. Precursore di questi interessi è stato il gruppo “La Rinascente” (che fu poi rilevato dal gruppo Auchan). Ad esso hanno poi fatto seguito tante altre società. Per ultima, in ordine cronologico, la società “F.lli Marchetti costruzioni srls” la cui proposta non ha ancora ricevuto una risposta definitiva dal Comune di Taranto. Se il progetto della società Marchetti fosse approvato si consentirebbe potenzialmente di realizzare nella zona che va dall’Auchan verso San Giorgio, un nuovo quartiere in grado di accogliere finanche 15.400 abitanti per un affare di circa 1.500.000.000 di euro (un miliardo e cinquecento milioni di euro). Sulla stessa direttrice si sta realizzando il nuovo ospedale di Taranto che in tanti, politici e non, hanno erroneamente identificato come un nuovo “attrattore urbanistico”. Si tratta di un errore di prospettiva o di una vera e propria speculazione edilizia? A questa domanda il libro di Liviano prova a fornire una risposta informando il lettore dei ruoli giocati in questa storia dalle istituzioni: Regione e Comune, indicando al contempo i nomi dei protagonisti e, nel dettaglio, tutti i documenti da cui si attingono le notizie.

Il libro ripercorre, dando maggiore attenzione alla vicenda della società Marchetti che viene esaminata nel dettaglio, trent’anni di interessi sulla zona considerata e lo fa alla vigilia della stesura del nuovo piano urbanistico generale.

Liviano ha come unico obiettivo quello di preservare la memoria storico urbanistica di una vicenda amministrativa della città di Taranto, di informare i cittadini di quanto accade nelle istituzioni, e di favorire il dibattito cittadino mentre il professor Karrer e il suo ufficio di Piano stanno realizzando il nuovo Pug (Piano urbanistico generale) che forse, nella sua estensione, meriterebbe una maggiore fase partecipativa, di informazione e di coinvolgimento della Comunità.

Il libro sara’ presentato mercoledi 5 giugno alle ore 17.30 nella biblioteca “Acclavio” (piazzale Bestat).

Qualità della vita

Qualità della vita: Taranto è ultima anche nella classifica Istat/Eurostat

04 Giu 2024

di Silvano Trevisani

Non vogliamo rigirare il dito nella piaga, né godiamo ad autoflagellarci, ma se dopo le autorevoli indagini nazionali, anche quelle europee, cui ha collaborato l’Istat, pongono Taranto all’ultimo posto per la qualità della vita, una ragione ci sarà. Ed è necessario che ci interroghiamo sul perché, soprattutto se abbiamo scelto noi di viverci. Siamo il fanalino di coda e scendiamo nelle classifiche anche a livello europeo, ma certo in genere è tutto il Sud, con l’eccezione di Bari (!) a soffrire a dimostrazione che l’autonomia differenziata pretesa dalla Lega è già in atto da sempre e che la sua accentuazione non potrà che peggiorare le cose.

L’indagine

L’indagine “Quality of life in European cities” voluta dalla commissione europea, è rivolta ad accrescere la conoscenza sulla qualità della vita percepita in ambito urbano.

Nelle città italiane considerate, la quota di popolazione soddisfatta per la vita nella propria città nel 2023 è generalmente alta (superiore all’80%). Ma scende precipitosamente al Sud, registrando il valore minimo a Taranto, dove meno di una persona su due è soddisfatta della propria vita i città (47,8%). Mentre il valore massimo si registra a Trento, dove quasi tutta la popolazione (95,4%), è insoddisfatta, tranne una percentuale insignificante. Inutile dire che il valore in cui soprattutto Taranto “brilla al contrario” per il benessere dei cittadini è la qualità dell’aria: soddisfatto solo il 6% contro il 90,9% di Cagliari e Sassari!

L’indagine si inserisce nel filone di studi sulla “life satisfaction” ed è rivolta a misurare diversi aspetti, tra i quali: la percezione della qualità della vita nella propria città, sia in termini generali che rispetto a specifiche dimensioni (lavoro, servizi pubblici, sicurezza, ambiente, amministrazione locale ecc.). Si aggingono: le opinioni sulla capacità inclusiva della città; il sostegno da parte delle reti sociali e la fiducia verso i propri concittadini; le opportunità offerte dalla città, come trovare un buon lavoro e un alloggio.

Gli indicatori

Tutti gli indicatori registrano valori molto negativi per Taranto: la percezione della propria sicurezza, la qualità dell’ambiente, e anche l’efficienza dell’amministrazione locale. Evidentemente, anche l’attivismo che la giunta locale mostra e certamente comunica con puntualità, non viene valutato positivamente dalla gente che ci vede, come suol dirsi banalmente: molto fumo e poco arrosto. E invece vi sono realtà, anche al Sud, come Bari o Messina, nelle quali gli abitanti sostengono che, nonostante tutto, la qualità della vita sia andata migliorando negli ultimi anni: segno che qualcosa si può fare. Così come ci sono anche città del Nord opulento in cui, nonostante tutto, le cose sono peggiorate. E qui troviamo Firenze, Bolzano, Venezia, Parma.

Uno degli indicatori più inquietanti è quello che mette in relazione il giudizio sulla qualità della vita nella propria città e la soddisfazione di viverci: anche in questo caso Taranto è fanalino di coda, stavolta a pari merito con Reggio Calabria.

Città e quartieri

Ma vi è un dato davvero significativo e che deve farci riflettere: quello che mette in relazione il giudizio sul proprio quartiere con quello della città. Ebbene: circa il 20% degli intervistati sono più soddisfatti del quartiere in cui vivono che della città nel suo complesso. Molte spiegazioni si potrebbero addurre, che vanno dalla dispersione e allontanamento delle periferie, alla scomparsa del senso dell’identità cittadina. Ma è evidente che i quartieri non dialogano tra loro e che alcuni di essi non vengono pensati come parte della propria città. Questo perché in essi la qualità della vita è ritenuta ancora peggiore, il che appesantisce il giudizio negativo.

Riguardo alla sanità pubblica, livelli di soddisfazione si riscontrano solo in città del Nord come Bologna, Verona, Trieste. Analogamente le cose vanno per quanto riguarda i servizi pubblici di trasporto, gli spazi verdi o le infrastrutture sportive. Per non parlare delle strutture formative e scolastiche o culturali. Se la logica di Calderoni e compagni è quella di lasciare il Sud al suo destino, attuando un secessionismo di fatto, siamo ben incamminati!

Associazionismo cattolico

Riserva in fiera: sabato 1 giugno, la festa degli Incontri dell’Acr

04 Giu 2024

di Maria Rosaria Petrosillo *

Sabato 1° giugno si è svolta la Festa degli Incontri diocesana nel santuario rupestre della Madonna delle Grazie di San Marzano in San Giuseppe, nella quale oltre ad essere presenti i bambini e i ragazzi dell’Azione Cattolica ragazzi con i loro educatori, hanno partecipato anche i loro genitori.

La festa, dal titolo “Riserva in fiera”, ha voluto evidenziare quanto sia importante prendersi cura dell’ambiente che ci circonda, attraverso giochi e laboratori in cui i bambini e i ragazzi si sono cimentati. Tutti i partecipanti hanno sperimentato la bellezza di abitare in un mondo in cui loro non sono semplici osservatori, ma promotori e testimoni nell’assumersi la responsabilità di proteggere la grande “casa comune” la nostra amata terra.

La “Festa degli Incontri” è la conclusione di un percorso fatto durante il mese degli incontri in cui i bambini e i ragazzi, all’interno dei loro gruppi di appartenenza nelle varie parrocchie, hanno potuto riflettere e adoperarsi per far sì che si possano attuare cambiamenti dei propri stili di vita per il raggiungimento del bene comune.

Questa è una delle tappe dell’iniziativa annuale che prende in considerazione la dimensione caritativo/missionaria «che aiuta a tradurre nella vita del ragazzo degli obiettivi specifici per essere “lievito” nel mondo, con una grande apertura al territorio, nella collaborazione con altre associazioni, enti, istituzioni in esso operanti» (guida per l’educatore).

I bambini e i ragazzi hanno avuto la possibilità di poter partecipare a due laboratori, in particolare, con “Natà laboratorio riuso creativo solidale” che attraverso il riciclo di stoffe e di altri materiali ridona nuova vita creando così oggetti che possono essere rimessi nuovamente in circolazione per evitare la “cultura dello scarto” prodotta dal consumismo frenetico; come ci dice Papa Francesco nella sua enciclica sulla cura della casa comune “Laudato si” e coltivare, in tal senso, un’ecologia culturale.

L’altro laboratorio ha visto la partecipazione di “BioApicoltura Ohana”che ha sensibilizzato i presenti a adottare pratiche sostenibili e rispettose dell’ambiente che vedono protagonista le api, le quali sono fondamentali per l’ecosistema del nostro pianeta e senza di loro non potremmo avere, ad esempio, alcuni frutti e verdure.

Ringraziamo queste due associazioni per la passione e la dedizione che trapela dal loro operato sempre volto alla salvaguardia dell’ambiente.

Inoltre, i bambini e i ragazzi attraverso dei giochi, hanno potuto constatare l’importanza dell’impegno a fare la raccolta differenziata dividendo la carta dalla plastica, e a diventare delle apette che in maniera divertente impollinano un fiore.

Non è mancata la preghiera iniziale tenuta dal nostro assistente don Luciano Matichecchia nella quale i presenti hanno ricevuto il mandato missionario con una speciale benedizione.

Dopo il momento di preghiera abbiamo avuto l’onore di avere con noi la dott.ssa Marisa Margherita esperta del luogo, la quale ha raccontato la storia della chiesa e fatto conoscere la lingua arbereshe ossia l’albanese antico, parlato ancora dalle persone anziane di San Marzano.

Ovviamente la festa è stata colorita dall’inno e da altre canzoni che hanno coinvolto piccoli e grandi in balli divertenti e gioiosi.

Una menzione particolare anche al sindaco di San Marzano Francesco Leo, che è venuto a trovarci, e a tutta la sua giunta che ringraziamo per la loro totale disponibilità e per l’attenzione verso l’associazione tutta.

Un ringraziamento particolare va a tutta l’equipe diocesana e a tutti gli educatori che hanno permesso la buona riuscita della festa, sempre attenti ai bisogni dei più piccoli di cui si prendono costantemente cura.

Ci piace concludere con alcune frasi di papa Francesco prese dall’enciclica “Laudato si” quando parla di San Francesco d’Assisi e dice: «…San Francesco ci propone di riconoscere la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bontà: “difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore” (Sap 13,5)».

 

*responsabile diocesana dell’Acr

Eventi a Taranto e provincia

Mercoledì 5, al via il MAP festival con un concerto dell’Orchestra della Magna Grecia

Diretto dal maestro Paolo Vivaldi, aprirà in Concattedrale l’attesa rassegna di Musica Architettura e Parallelismi

04 Giu 2024

Mercoledì 5 giugno alle 21.00 nello scenario suggestivo della Concattedrale Gran Madre di Dio, il “via” alla quarta edizione del MAP Festival con il concerto “Tra finzione e realtà”. Sarà l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal maestro Paolo Vivaldi, ad aprire l’attesa rassegna di Musica Architettura e Parallelismi che anche quest’anno si avvale della direzione artistica di Gloria Campaner e Piero Romano.

«Rigenerare le coscienze – dice il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci – agganciare tutte le possibilità che le politiche europee stanno determinando per questo territorio, per i nostri giovani e per le imprese culturali; raccontare la città che sta cambiando, soprattutto ai tarantini: è questo l’obiettivo che intendiamo perseguire con la nuova edizione del MAP Festival, lo straordinario appuntamento che renderà Taranto il luogo ideale dove poter apprezzare percorsi artistici e culturali di alto livello; non penso si possa negare come il MAP, quest’anno con la presenza di Baricco, Fresu, Fuksas e di tanti altri artisti di fama internazionale, abbia raggiunto livelli ineguagliabili in tutto il Meridione».

«Musica e architettura – sostiene il direttore artistico del MAP, Piero Romano – hanno un legame storico: il MAP si è subito posto questo tema, partendo dalla valorizzazione dei monumenti pregevoli dell’architettura ionica, per esempio quella sontuosa della Concattedrale – non è un caso che anche quest’anno la rassegna di Musica Architettura e Parallelismi parta da qui – per arrivare a un ponte fra ambiente e valorizzazione della musica. Ripercorrere la storia attraverso l’architettura e la musica è anche avere rispetto nei confronti del nostro territorio. Il MAP sente suo l’impegno nell’attività di sensibilizzazione e condivisione, nella cura e nel rispetto delle generazioni giovanili».

Il MAP Festival, in programma dal 5 al 14 giugno a Taranto, è a cura dell’Orchestra della Magna Grecia, del Ministero della Cultura, della Regione Puglia e del Comune di Taranto. Patrocinato dall’Ordine degli Architetti di Taranto e dall’Arcidiocesi, è realizzato con il sostegno di Banca BCC di San Marzano di San Giuseppe, Teleperformance, Varvaglione Vini, Ninfole Caffè, Programma sviluppo, Baux cucine, Five Motors.

Il concerto “Tra finzione e realtà” eseguito dall’Orchestra della Magna Grecia sarà diretto dal Maestro Paolo Vivaldi. Dopo un regolare corso di studi presso il conservatorio Santa Cecilia in Roma, Vivaldi si diploma in composizione nel 1985. Dopo il diploma si dedica all’attività di arrangiatore e compositore di colonne sonore per il cinema e la televisione. Spesso si occupa anche dell’orchestrazione delle sue composizioni, curandone la direzione orchestrale durante la registrazione. Ha composto decine di colonne sonore fra cinema e tv. Fra queste, “Non essere cattivo”, candidato all’Oscar, vincitore del premio “Film dell’anno” ai Nastri d’Argento 2016 e pluricandidato ai David di Donatello.

Biglietti online: TicketSms. Prenotazioni per gli eventi gratuiti: eventbrite. Info: Orchestra Magna Grecia Taranto – Via Ciro Giovinazzi 28 (392.9199935): orchestramagnagrecia.it  mapfestival.it

Associazionismo cattolico

Le Acli festeggiano gli 80 anni, papa Francesco: “Siate voce di una cultura della pace”

foto Vatican media-Sir
04 Giu 2024

di Gianni Borsa

Papa Francesco ha ricevuto sabato mattina 1 giugno in udienza, nell’aula Paolo VI, le Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla loro fondazione. “Sono felice di accogliervi mentre state celebrando il vostro ottantesimo anniversario. È una storia lunga e ricca, che testimonia il vostro impegno e la vostra dedizione nel servizio alla comunità”, ha esordito Bergoglio nel suo intervento. “Avendo ottant’anni siete un po’ più giovani di me, ma il vostro percorso è molto significativo; e questo anniversario è una buona occasione per rileggere la vostra storia, con le sue gioie e i momenti difficili, e per esprimere gratitudine. Ringrazio con voi il Signore che vi ha accompagnato e sostenuto lungo questo cammino, anche ispirando tante persone che, attraverso le Acli, hanno dedicato la loro vita al servizio dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani, degli stranieri e di tanti che si trovano in situazioni di bisogno”.

“Vostra storia patrimonio da cui trarre energie vitali per guardare avanti con speranza”

Le Acli, ha aggiunto il papa, sono un luogo dove è possibile incontrare dei “santi della porta accanto”, che “non finiscono sulle prime pagine dei giornali, ma a volte cambiano concretamente le cose, in bene”. “Questa storia è un patrimonio da cui trarre energie vitali per guardare avanti con speranza e determinazione. In essa troviamo i valori che hanno ispirato i vostri fondatori e che generazioni di aclisti hanno incarnato nel corso degli anni, attraverso una presenza importante nella società”.
Nel suo discorso, papa Francesco si è poi soffermato su “cinque caratteristiche” dello “stile” delle Acli, che, ha detto, “ritengo fondamentali per il vostro cammino”. “La prima è lo stile popolare. Si tratta non solo di essere vicini alla gente, ma di essere e sentirsi parte del popolo. Significa vivere e condividere le gioie e le sfide quotidiane della comunità, imparando dai valori e dalla saggezza della gente semplice. Uno stile popolare implica riconoscere che i grandi progetti sociali e le trasformazioni durature nascono dal basso, dall’impegno condiviso e dai sogni collettivi.

Nelle Acli uno “stile popolare e sinodale”

Ma la vera essenza del popolo risiede nella solidarietà e nel senso di appartenenza”. Seconda caratteristica: “lo stile sinodale. Lavorare insieme, collaborare per il bene comune è fondamentale. Questo stile sinodale è testimoniato dalla presenza di persone che appartengono a diversi orizzonti culturali, sociali, politici e anche ecclesiali, e che oggi sono qui con voi”. “È bello questo: voi siete pluriformi e inquieti, e questo è una cosa bella. È bello questo: la varietà e l’inquietudine – in senso positivo –, che vi aiuta a camminare insieme tra voi e anche a mescolarvi con le altre forze della società, facendo rete e promuovendo progetti condivisi”.
Il papa ha poi sottolineato la terza caratteristica delle Acli: “Uno stile democratico. La fedeltà alla democrazia è da sempre un tratto distintivo delle Acli. Oggi ne abbiamo tanto bisogno. Democratica è quella società in cui c’è davvero un posto per tutti, nella realtà dei fatti e non solo nelle dichiarazioni e sulla carta. Per questo è importante il molto lavoro che fate soprattutto per sostenere chi rischia l’emarginazione: i giovani, ai quali in particolare destinate le iniziative di formazione professionale; le donne, che spesso continuano a patire forme di discriminazione e disuguaglianza; i lavoratori più fragili e i migranti, che nelle Acli trovano qualcuno capace di aiutarli a ottenere il rispetto dei propri diritti; e infine gli anziani e i pensionati, che troppo facilmente si ritrovano ‘scartati’ dalla società, e questa è un’ingiustizia. A queste persone prestate un servizio importante, che non deve soltanto restare nell’ambito dell’assistenza, ma promuovere la dignità di ogni persona e la possibilità che ciascuno possa mettere in campo le proprie risorse e il proprio contributo”.

“Siate voce di una cultura della pace”

Quarto: uno stile pacifico, “cioè da operatori di pace. In un mondo insanguinato da tante guerre, so di condividere con voi l’impegno e la preghiera per la pace. Per questo vi dico: le Acli siano voce di una cultura della pace, uno spazio in cui affermare che la guerra non è mai inevitabile mentre la pace è sempre possibile”. Infine, “uno stile cristiano. Lo menziono per ultimo non come un’appendice, ma perché si tratta della sintesi e della radice degli altri aspetti di cui abbiamo parlato. A chi possiamo guardare per capire che cosa vuol dire essere operatori di pace fino in fondo, se non al Signore Gesù? Dove possiamo trovare ispirazione e forza per accogliere tutti, se non nella vita di Gesù? Assumere uno stile cristiano, allora, vuol dire non soltanto prevedere che nei nostri incontri ci sia un momento di preghiera: questo va bene, ma dobbiamo fare di più; assumere uno stile cristiano vuol dire crescere nella familiarità con il Signore e nello spirito del Vangelo, perché esso possa permeare tutto ciò che facciamo e la nostra azione abbia lo stile di Cristo e lo renda presente nel mondo. In particolare, a fronte di visioni culturali che rischiano di annullare la bellezza della dignità umana e di lacerare la società, vi invito a coltivare ‘un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole’ (Lett. enc. Fratelli tutti, 6). È il sogno di San Francesco di Assisi e di tanti altri santi, di tanti cristiani, di tanti credenti di ogni fede. Fratelli e sorelle, sia anche il vostro sogno”.

Concerto-maditazione

Grottaglie, concerto-meditazione alla Chiesa madre

04 Giu 2024

In occasione della festa del Cuore Immacolato di Maria, sabato 8 giugno alle ore 20 il coro della chiesa madre Maria SS. Annunziata di Grottaglie celebra la titolare della parrocchia invitando a un concerto meditazione dal titolo ‘Maria, un dono per vivere il nostro quotidiano’, con l’aiuto di alcune ‘pillole’ di saggezza tratte dalla sapienza mondiale, con il commento di alcuni scritti del cardinale Gianfranco Ravasi.

Giubileo2025

Card. De Donatis (Penitenzieria apostolica): “L’indulgenza plenaria concessa per il Giubileo appiana tutti i conti in sospeso con Dio”

foto Siciliani-Gennari/Sir
04 Giu 2024

di Riccardo Benotti

“Amministrare la misericordia, dalla prospettiva della Penitenzieria, significa veramente sperimentare quanto sia infinito l’amore del Padre per ognuno di noi”. Il card. Angelo De Donatis, penitenziere maggiore, spiega le nuove norme per ottenere l’indulgenza durante il Giubileo 2025.

Eminenza, Lei è alla guida di un organismo speciale all’interno della Chiesa: il Tribunale della Misericordia.

La Penitenzieria apostolica è l’organismo della Curia romana che si occupa di amministrare la misericordia di Dio a nome e per conto del Santo Padre. È perciò un tribunale, ma un tribunale del tutto speciale: la sua giurisdizione, infatti, si estende sul solo foro interno, cioè l’ambito intimo dei rapporti tra il fedele e Dio, e non ha ricadute nella sfera pubblica. Questo conferisce al suo agire alcune caratteristiche peculiari – l’iniziativa libera da parte del fedele, la assoluta riservatezza, la natura giuridica remissiva – che lo rendono a tutti gli effetti un “Tribunale della Misericordia”: l’unica sentenza che può essere emessa è il perdono, la dispensa, la grazia!

Lo stesso papa Francesco, qualche anno fa, ha riconosciuto che “questo della Penitenzieria è il tipo di Tribunale che mi piace davvero! Perché è un ‘tribunale della misericordia’, al quale ci si rivolge per ottenere quell’indispensabile medicina per la nostra anima che è la Misericordia Divina!”.

Cosa significa amministrare la misericordia?

La Penitenzieria apostolica nel foro interno concede principalmente l’assoluzione dalle censure riservate, la dispensa dalle irregolarità per ricevere o esercitare il sacramento dell’Ordine ed altre grazie, normalmente per il tramite dei confessori. Essa è inoltre competente per la concessione e l’uso delle indulgenze, che potremmo definire un “surplus” della misericordia divina e che saranno al centro in maniera particolare del prossimo tempo giubilare. Posso perciò testimoniare che amministrare la misericordia, dalla prospettiva della Penitenzieria, significa veramente sperimentare quanto sia infinito l’amore del Padre per ognuno di noi e quanta sia sconfinata la compassione di un Dio che non si stanca mai di riabbracciare a sé il figlio che si era perduto, per quanto grande sia stata la sua colpa, per quanto lontano egli si sia allontanato!

Il Giubileo alle porte sarà anche un tempo di grazia personale?

Certamente, l’auspicio del santo padre e di tutta la Chiesa è che il prossimo Anno santo possa essere vissuto da ciascuno come un tempo propizio, un vero anno di grazia per riscoprire l’intimità con il Signore, attraverso le molteplici occasioni offerte e, soprattutto, nella preghiera personale e comunitaria. Proprio per recuperare il desiderio di stare alla presenza del Signore, ascoltarlo e adorarlo, papa Francesco ha voluto che il Giubileo del 2025 fosse preparato da un anno particolarmente dedicato alla preghiera.

Perché un Anno della preghiera?

Grazie alla preghiera potremo arrivare con cuore pronto ad accogliere i doni spirituali che il Giubileo offre e sperimentare così la tenerezza dell’amore di Dio nel sacramento della Riconciliazione e nell’ottenimento delle Indulgenze. Ogni battezzato, rinnovata e vivificata la propria relazione con Dio, si farà a sua volta testimone con i suoi fratelli e le sue sorelle, vivendo la legge dell’amore nei diversi ambiti in cui si trova. Nessuno sforzo verso il mondo avrà successo se prima non avviene in ciascuno di noi l’incontro personale con il Creatore, in un dialogo “cuore a cuore” capace di trasformare la vita.

Nella Bolla di Indizione, il santo padre parla di un momento storico in cui “immemore dei drammi del passato, l’umanità è sottoposta a una nuova e difficile prova che vede tante popolazioni oppresse dalla brutalità della violenza” e chiama tutti i cristiani a farsi pellegrini di speranza. Cosa significa?

Tutti i Giubilei portano in sé un anelito di speranza, l’occasione per ristabilire il giusto rapporto con Dio e con i fratelli. Papa Francesco però ha voluto richiamare i fedeli ancor più esplicitamente, nel prossimo Anno Santo, a farsi pellegrini di speranza. Questo perché gli eventi politici e sociali che stiamo vivendo a livello mondiale – penso alle tante guerre vicine e lontane, alle violenze perpetrate contro vittime innocenti, alle difficoltà economiche dovute allo sfruttamento e all’ingiustizia sociale – sembrano contraddire e soffocare in tutti i modi questo orizzonte di speranza. Anche a livello personale, quanti di noi sono oppressi dalle preoccupazioni, dalla mancanza di lavoro, dalle difficoltà affettive e familiari al punto da aver smarrito, in alcuni casi, la speranza di risollevarsi. La ricorrenza giubilare ci vuole mostrare che un mondo diverso è possibile, se si ha Cristo nel cuore e se si fa di Lui la bussola sulla quale orientare tutta la nostra vita, la pietra sulla quale fondare la nostra speranza.

Un Anno santo per ricominciare?

L’Anno santo può essere veramente un anno di Grazia e di grande rinnovamento, personale e comunitario. Solo qualche giorno fa, rivolgendosi ai detenuti e al personale del carcere di Montorio, a Verona, il santo padre incoraggiava gli ascoltatori con queste parole: “Tra pochi mesi inizierà l’Anno Santo: un anno di conversione, di rinnovamento e di liberazione per tutta la Chiesa; un anno di misericordia, in cui deporre la zavorra del passato e rinnovare lo slancio verso il futuro; in cui celebrare la possibilità di un cambiamento, per essere e, dove necessario, tornare ad essere veramente noi stessi, donando il meglio. Sia anche questo un segno che ci aiuti a rialzarci e a riprendere in mano, con fiducia, ogni giorno della nostra vita”. Facciamo nostre queste parole, custodiamole nel nostro cuore!

Qual è la differenza tra l’assoluzione sacramentale della confessione e l’ottenimento dell’indulgenza plenaria?

Fin dal primo Giubileo della storia, quello del 1300, papa Bonifacio VIII ha voluto che l’indulgenza giubilare potesse ottenere ai pellegrini la cancellazione non solo del peccato – che si ottiene ordinariamente con la confessione sacramentale – ma anche di tutte quelle “scorie” che ci portiamo dietro come conseguenza del peccato. A livello tecnico, la Chiesa definisce l’indulgenza come la remissione delle pene temporali per i peccati commessi. Anche dopo l’assoluzione sacramentale della colpa, infatti, rimangono le conseguenze per i peccati commessi e il dovere della riparazione in capo al penitente. L’indulgenza condona anche questi debiti, appiana tutti i conti rimasti in sospeso con Dio. In pratica, il fedele che adempie alle condizioni stabilite e ottiene l’indulgenza è come se uscisse di nuovo, in quel momento, dal fonte battesimale, tornando cioè allo stato di grazia originale del Battesimo. Un vero miracolo della grazia!

L’indulgenza plenaria, dunque, come segno tangibile della misericordia di Dio?

Potremmo definire l’indulgenza come il dono totale e pienissimo della misericordia di Dio, a complemento, in un certo senso, del perdono delle colpe che riceviamo quando il sacerdote ci assolve dai peccati. Essa è il segno di come l’amore di Dio ecceda in ogni caso tutto il possibile male compiuto dall’uomo. La concessione dell’indulgenza giubilare è una prerogativa propria del Papa in quanto successore dell’apostolo Pietro, al quale Gesù ha promesso: “Tutto ciò che scioglierai sulla terra, sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,9). Egli attinge questo “surplus” di misericordia divina, che ottiene non solo il perdono dei peccati ma anche la remissione delle pene temporali ad essi legate, dall’infinito tesoro spirituale della Chiesa, costituito dal sacrificio di Cristo sulla croce e dai meriti di Maria SS.ma e di tutti i santi.

In un mondo così segnato dalla corporeità, è difficile immaginare che si possano ottenere benefici per l’anima. Eppure l’indulgenza ricorda a tutti che c’è una dimensione interiore che deve essere coltivata…

È oggi quanto mai urgente ritrovare la dimensione spirituale, in un contesto che in ogni modo tende a mettere al primo posto, invece, i desideri del corpo, così che a volte abbiamo la sensazione di essere ripiegati sulle cose della terra e sempre più incapaci di alzare gli occhi al cielo. Le indulgenze sono un prezioso strumento che ci aiuta a riscoprire questa dimensione spirituale. Penso alle indulgenze che possiamo facilmente conseguire durante la giornata attraverso semplici pratiche, per esempio recitando una giaculatoria, compiendo un piccolo gesto penitenziale o un atto di carità, dedicando un breve tempo per la lettura di un brano delle Scritture.
Tutti questi atti, ai quali è connessa l’indulgenza parziale come previsto dall’Enchiridion indulgenziarum, ci aiutano a mantenere il nostro cuore sintonizzato con quello di Gesù, a non farci distrarre dalle numerose occupazioni che scandiscono la nostra giornata. Questo vale a maggior ragione nel caso dell’indulgenza plenaria legata al Giubileo. Prendiamo solo l’immagine del pellegrinaggio, fin da subito indissolubilmente legata alle pratiche giubilari: chi si mette in cammino intraprende (anche fisicamente) un’esperienza di conversione, di ri-orientamento della propria vita verso la santità.

foto Siciliani-Gennari/Sir

Ma l’indulgenza non riguarda soltanto l’aspetto spirituale?

La pratica delle indulgenze riesce a coniugare in splendida sintesi entrambe le dimensioni della persona: quella spirituale e quella corporale. Sarebbe infatti altrettanto riduttivo prediligere esclusivamente l’aspetto spirituale, ignorando del tutto i bisogni fisici e materiali che tutti noi abbiamo. La sapienza della Chiesa ha sempre insegnato il giusto equilibrio tra le due componenti e non a caso, nelle Disposizioni emanate dalla Penitenzieria Apostolica per l’ottenimento dell’indulgenza nel prossimo Anno Santo, essa viene concessa, per esempio, a quanti compiono opere di carità e di misericordia, anche corporale, nei confronti dei fratelli. Potremo così realizzare l’auspicio di Papa Francesco di “essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio” (Spes non confundit, 10).

Perché tra le opere di penitenza è stata prevista anche l’astinenza di almeno un giorno da futili distrazioni “reali ma anche virtuali, indotte ad esempio dai media e dai social network”?

Distaccarsi per un certo tempo dalle nostre tante occupazioni, talvolta superflue, e dagli innumerevoli stimoli che la società odierna ci propone, soprattutto attraverso i dispositivi digitali e i social network a cui difficilmente rinunciamo, significa fermarsi a riscoprire quell’“unum necessarium” indicato da Gesù: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10,41-42). Si tratta di un esercizio assai utile, una pratica di penitenza che, tuttavia, non deve essere intesa come fine a sé stessa: essa vuole permetterci di fissare lo sguardo su Gesù Cristo lasciando da parte tutto il resto. Il fine di una auspicata riscoperta del silenzio e dell’interiorità, infatti, non è un ripiegamento sterile su di sé, ma la predisposizione all’incontro con Colui che ci viene ad abitare. La nostra cella interiore – come tanti santi e mistici hanno indicato la nostra intimità – diventa così una “porta santa” spalancata verso il Cielo.

È anche un’opportunità per riappropriarsi del tempo troppe volte mal impiegato?

L’astinenza dalle futili distrazioni è anche un invito a restituire valore al tempo. Esso è l’unico bene che non possiamo acquistare. Spesso ci lamentiamo di non aver mai tempo per pregare o per ritagliarci dello spazio per stare da soli con il Signore. Ma se proviamo a riflettere quanti minuti sprechiamo durante le nostre giornate, ci rendiamo conto di come avremmo potuto amministrare diversamente il nostro tempo e di quanti momenti avremmo potuto dedicare a Dio e al prossimo! 

L’indulgenza plenaria ha un grande valore anche per le anime del Purgatorio?

Il fondamento teologico delle indulgenze risiede nella dottrina della communio sanctorum, perché esse attingono a quel tesoro inesauribile di grazia costituito dai meriti di Cristo, della Vergine Maria e di tutti i martiri e i santi che popolano la storia bimillenaria della Chiesa, in una sorta di commercio tutto spirituale. Questo collegamento tra la Chiesa pellegrinante sulla terra e la Chiesa trionfante in paradiso si apre anche alla Chiesa purgante, formata dai battezzati che devono ancora compiere un cammino di purificazione prima di giungere alla piena visione beatifica. La Chiesa prevede perciò fin dalle origini la possibilità di applicare l’indulgenza non per sé stessi, bensì a favore di un defunto.
Si tratta di un gesto altissimo di pietà e di amore, che non si pone in contrasto con la libertà personale – si può ottenere l’indulgenza solo per sé o per un fedele defunto, non per un altro uomo ancora in vita che, in quanto creato libero, può scegliere personalmente di accogliere o meno il dono della misericordia – ma che realizza un vincolo di carità per quanti non possono più meritare sulla terra.

Ordinazione sacerdotale

In cammino verso il sacerdozio: Stefano Manente

04 Giu 2024

di Angelo Diofano

Sabato 8 giugno in concattedrale alle ore 17 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero, nel corso della solenne celebrazione eucaristica ordinerà sacerdoti i diaconi Federico Marino Stefano Manente, Marco Albanese, e Paolo Martucci.

Ecco la storia vocazionale di:

Stefano Manente

La mia vocazione? È scaturita con semplicità da un momento di preghiera durante gli anni dell’università, a Torino, dove studiavo per laurearmi in ingegneria civile. Era il 2012. Ho mantenuto gelosamente la chiamata nel cuore, senza confidarmi con nessuno, su consiglio del mio padre spirituale, il salesiano don Alfredo De Renzis”: così racconta Stefano Manente, negli ultimi giorni di diaconato alla Regina Pacis di Lama

Il futuro sacerdote è nato il 27 aprile del 1984 a Taranto; i suoi genitori sono Giovanni (medico al laboratorio analisi del SS.Annunziata) e Jasmine (infermiera). Sua parrocchia d’origine è quella del Cuore Immacolato, dove viene battezzato, ricevendo poi sacramenti dell’iniziazione cristiana alla Santa Rita. Frequenta il liceo scientifico all’istituto salesiano di viale Virgilio, iscrivendosi poi all’università di Torino.

Nel frattempo Stefano riprende a frequentare la sua parrocchia d’origine, il Cuore Immacolato di Maria, il cui vicario parrocchiale, don Armando Imperato, alla morte di don De Renzis, diviene il suo padre spirituale. E il sacerdote continua a seguire il giovane anche dopo il suo trasferimento alla Sant’Antonio, nel 2011. Nella popolare parrocchia del Borgo (guidata da mons. Carmine Agresta) il futuro presbitero segue i ragazzi della scuola calcio e s’impegna nella cura spirituale di quelli delle case popolari e di coloro posti in affido dai servizi sociali del Comune, formandoli anche ai sacramenti. Nel frattempo, dopo la sospirata laurea conseguita nel 2015, dopo gli incontri vocazionali in diocesi e l’anno propedeutico, nel 2017 Stefano si iscrive al seminario maggiore di Molfetta. Nel frattempo nel settembre 2022 è destinato da mons. Filippo Santoro alla parrocchia Santa Rita, dove accompagna le classi di catechismo e nell’ottobre di quello stesso anno viene anche incaricato di assistere l’arcivescovo emerito mons. Benigno Luigi Papa fino alla sua morte, avvenuta il 6 marzo del 2023. L’11 marzo 2023, in concattedrale, assieme a Paolo Martucci, Federico Marino e Paolo Albanese, egli riceve il diaconato. Nel luglio 2023, infine, eccolo alla Regina Pacis di Lama, dove guida il gruppo giovani e quello dei giovanissimi, collaborando inoltre alla Caritas parrocchiale, nutrendo nella preghiera la sua vocazione. E ora, nell’attesa dell’ordinazione, Stefano rivolge un pensiero di gratitudine ai suoi padri spirituali, don De Renzis e a don Armando, che ben lo hanno seguito nel cammino verso il sacerdozio.

Popolo in festa

Festa del Sacro Cuore, consuntivo dell’anno pastorale

foto G. Leva
04 Giu 2024

di Angelo Diofano

Alla parrocchia del Sacro Cuore la festa del titolare (venerdì 7 giugno) è occasione per il giovane amministratore parrocchiale don Francesco Venuto di un consuntivo dell’anno pastorale che va concludendosi: “La festa non è solo della nostra comunità ma anche di tutto il quartiere, che fra le tante difficoltà che vive – è uno dei più poveri della città – può assaporare un po’ di gioia. Attraverso la Caritas parrocchiale assistiamo circa quattrocento nuclei familiari in difficoltà, grazie a quanto ci fornisce il Banco alimentare e alle raccolte straordinarie di generi di prima necessità che effettuiamo nei momenti forti dell’anno cui i fedeli partecipano con molta generosità – dice don Francesco -. Ci preoccupiamo anche di far vivere momenti di spensieratezza alla mia gente non solo con la festa ma anche tutto l’anno con momenti di socializzazione per far vivere la parrocchia come una famiglia”.

“Essere preti in questi tempi è bellissimo e ancor di più guidare questa comunità. È vero che ci sono tante difficoltà – aggiunge – che costituiscono però un’opportunità per toccare con mano la presenza del Signore nei vari momenti della giornata. La mano della Provvidenza si fa sentire, il Signore compie sempre meraviglie ed è meraviglioso tutto ciò”.

“L’approntamento del programma dei festeggiamenti ha comportato un lavoro durato quasi un anno al quale hanno collaborato tutte le realtà parrocchiali, occasione per ulteriore conoscenza reciproca e di crescita dello spirito di unità. Questa festa mi ha anche permesso di sperimentare ulteriormente la fraternità sacerdotale grazie ai tanti presbiteri che hanno animato le funzioni della novena. Volentieri essi hanno accettato il mio invito, nonostante le tante incombenze di questo fine anno pastorale, soprattutto per le cresime e le prime comunioni. Sento forte la loro simpatia nei miei confronti e verso la comunità parrocchiale. Ne sono felice!”- conclude don Francesco.

Il programma della festa

La giornata di venerdì 7 inizierà dove inizierà con il giro della banda per le vie del quartiere per annunciare la festa. Alle ore 17 ci sarà la santa messa solenne e poi la processione, la cui uscita sarà salutata dal volo dei colombi e dagli sbandieratori di Oria, che accompagneranno il simulacro per tutto il percorso assieme alla banda musicale di Crispiano.

Alle ore 20.30 nel cortile parrocchiale si esibiranno, per il momento finale della festa, i Jalisse, con la sagra della salsiccia e la panzerottata. A conclusione, alle ore 23, ci sarà lo spettacolo dei fuochi pirotecnici “per salutare quest’anno pastorale – sottolinea don Francesco – e ringraziare il Signore per tutto quello che ci ha donato in questo periodo”.

Associazionismo cattolico

Le Acli festeggiano gli 80 anni, papa Francesco: “Siate voce di una cultura della pace”

foto Vatican media-Sir
04 Giu 2024

di Gianni Borsa

Papa Francesco ha ricevuto sabato mattina 1 giugno in udienza, nell’aula Paolo VI, le Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) in occasione dell’ottantesimo anniversario dalla loro fondazione. “Sono felice di accogliervi mentre state celebrando il vostro ottantesimo anniversario. È una storia lunga e ricca, che testimonia il vostro impegno e la vostra dedizione nel servizio alla comunità”, ha esordito Bergoglio nel suo intervento. “Avendo ottant’anni siete un po’ più giovani di me, ma il vostro percorso è molto significativo; e questo anniversario è una buona occasione per rileggere la vostra storia, con le sue gioie e i momenti difficili, e per esprimere gratitudine. Ringrazio con voi il Signore che vi ha accompagnato e sostenuto lungo questo cammino, anche ispirando tante persone che, attraverso le Acli, hanno dedicato la loro vita al servizio dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani, degli stranieri e di tanti che si trovano in situazioni di bisogno”.

“Vostra storia patrimonio da cui trarre energie vitali per guardare avanti con speranza”

Le Acli, ha aggiunto il papa, sono un luogo dove è possibile incontrare dei “santi della porta accanto”, che “non finiscono sulle prime pagine dei giornali, ma a volte cambiano concretamente le cose, in bene”. “Questa storia è un patrimonio da cui trarre energie vitali per guardare avanti con speranza e determinazione. In essa troviamo i valori che hanno ispirato i vostri fondatori e che generazioni di aclisti hanno incarnato nel corso degli anni, attraverso una presenza importante nella società”.
Nel suo discorso, papa Francesco si è poi soffermato su “cinque caratteristiche” dello “stile” delle Acli, che, ha detto, “ritengo fondamentali per il vostro cammino”. “La prima è lo stile popolare. Si tratta non solo di essere vicini alla gente, ma di essere e sentirsi parte del popolo. Significa vivere e condividere le gioie e le sfide quotidiane della comunità, imparando dai valori e dalla saggezza della gente semplice. Uno stile popolare implica riconoscere che i grandi progetti sociali e le trasformazioni durature nascono dal basso, dall’impegno condiviso e dai sogni collettivi.

Nelle Acli uno “stile popolare e sinodale”

Ma la vera essenza del popolo risiede nella solidarietà e nel senso di appartenenza”. Seconda caratteristica: “lo stile sinodale. Lavorare insieme, collaborare per il bene comune è fondamentale. Questo stile sinodale è testimoniato dalla presenza di persone che appartengono a diversi orizzonti culturali, sociali, politici e anche ecclesiali, e che oggi sono qui con voi”. “È bello questo: voi siete pluriformi e inquieti, e questo è una cosa bella. È bello questo: la varietà e l’inquietudine – in senso positivo –, che vi aiuta a camminare insieme tra voi e anche a mescolarvi con le altre forze della società, facendo rete e promuovendo progetti condivisi”.
Il papa ha poi sottolineato la terza caratteristica delle Acli: “Uno stile democratico. La fedeltà alla democrazia è da sempre un tratto distintivo delle Acli. Oggi ne abbiamo tanto bisogno. Democratica è quella società in cui c’è davvero un posto per tutti, nella realtà dei fatti e non solo nelle dichiarazioni e sulla carta. Per questo è importante il molto lavoro che fate soprattutto per sostenere chi rischia l’emarginazione: i giovani, ai quali in particolare destinate le iniziative di formazione professionale; le donne, che spesso continuano a patire forme di discriminazione e disuguaglianza; i lavoratori più fragili e i migranti, che nelle Acli trovano qualcuno capace di aiutarli a ottenere il rispetto dei propri diritti; e infine gli anziani e i pensionati, che troppo facilmente si ritrovano ‘scartati’ dalla società, e questa è un’ingiustizia. A queste persone prestate un servizio importante, che non deve soltanto restare nell’ambito dell’assistenza, ma promuovere la dignità di ogni persona e la possibilità che ciascuno possa mettere in campo le proprie risorse e il proprio contributo”.

“Siate voce di una cultura della pace”

Quarto: uno stile pacifico, “cioè da operatori di pace. In un mondo insanguinato da tante guerre, so di condividere con voi l’impegno e la preghiera per la pace. Per questo vi dico: le Acli siano voce di una cultura della pace, uno spazio in cui affermare che la guerra non è mai inevitabile mentre la pace è sempre possibile”. Infine, “uno stile cristiano. Lo menziono per ultimo non come un’appendice, ma perché si tratta della sintesi e della radice degli altri aspetti di cui abbiamo parlato. A chi possiamo guardare per capire che cosa vuol dire essere operatori di pace fino in fondo, se non al Signore Gesù? Dove possiamo trovare ispirazione e forza per accogliere tutti, se non nella vita di Gesù? Assumere uno stile cristiano, allora, vuol dire non soltanto prevedere che nei nostri incontri ci sia un momento di preghiera: questo va bene, ma dobbiamo fare di più; assumere uno stile cristiano vuol dire crescere nella familiarità con il Signore e nello spirito del Vangelo, perché esso possa permeare tutto ciò che facciamo e la nostra azione abbia lo stile di Cristo e lo renda presente nel mondo. In particolare, a fronte di visioni culturali che rischiano di annullare la bellezza della dignità umana e di lacerare la società, vi invito a coltivare ‘un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole’ (Lett. enc. Fratelli tutti, 6). È il sogno di San Francesco di Assisi e di tanti altri santi, di tanti cristiani, di tanti credenti di ogni fede. Fratelli e sorelle, sia anche il vostro sogno”.

Eventi culturali in città

“L’Unione europea per una cultura della pace”: convegno conclusivo del corso annuale dell’ufficio Cultura

Lunedì 10 giugno alle ore 18,30 nell’auditorium San Roberto Bellarmino, l’arcivescovo Ciro Miniero condurrà una riflessione sul rapporto tra giustizia e pace nella visione di Isaia

04 Giu 2024

A conclusione del corso annuale promosso dall’ufficio Cultura della diocesi di Taranto sul tema “L’Umanesimo europeo per la fraternità dei popoli”, lunedì 10 giugno alle ore 18,30 nell’auditorium San Roberto in corso Italia – Taranto, si terrà un convegno presieduto dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, sul tema: “L’Unione europea per una cultura della pace”.

Dopo i saluti di don Antonio Rubino, vicario episcopale pastorale della cultura, e di don Francesco Castelli, direttore dell’Istituto superiore di Scienze religiose, il prof. Lino Prenna terrà la lezione conclusiva sul tema del convegno.
Seguirà l’intervento del prof. Alessandro Barca, sul tema: “La difficile pace, oggi”.

Concluderà il convegno l’arcivescovo Miniero con una riflessione sul rapporto tra giustizia e pace nella visione di Isaia (32, 18): “Opus justitiae pax”.

Il convegno assume particolare rilevanza dopo l’esito delle elezioni europee che tracceranno il profilo politico della nuova Europa, nella situazione internazionale ancora travagliata dai conflitti in atto.

Ricordo

Vittime del lavoro, cerimonia ai Tamburi

03 Giu 2024

Sabato mattina, primo giugno, ai Tamburi nella parrocchia Gesù Divin Lavoratore il parroco padre Eugenio Beni ha celebrato la santa messa in memoria delle vittime del lavoro, del dovere e del volontariato.

L’iniziativa è stata promossa dal Comitato 12 giugno, nato dopo la tragica morte dei giovani operai Ilva Paolo Franco e Pasquale d’Ettorre, avvenuta il 12 giugno 2003 nello stabilimento siderurgico.

Al termine della celebrazione eucaristica, durante la quale il soprano Alessandra Corbelli ha eseguito una toccante Ave Maria, un corteo ha attraversato le strade del quartiere con l’accompagnamento del complesso bandistico del liceo musicale Archita. La conclusione è avvenuta davanti al monumento ai caduti del lavoro in piazza Caduti sul Lavoro (ex piazza Masaccio), dove la dott.ssa Rita Romano, Giudice al Tribunale di Taranto e presidente della sottosezione distrettuale di Taranto dell’Associazione nazionale magistrati, ha deposto una corona d’alloro per ricordare i magistrati che hanno perso la vita per il loro dovere.

“Oggi è un giorno importante per ricordare chi ha sacrificato la propria vita per il lavoro, per il dovere e per il bene degli altri. È un monito per tutti noi a non dimenticare mai queste tragedie e a impegnarci per un mondo del lavoro più sicuro e giusto, dove il rispetto per la vita umana sia sempre al primo posto” – ha dichiarato Cosimo Semeraro, presidente del Comitato 12 giugno, che ha ringraziato il Tribunale di Taranto e la Procura di Taranto che finalmente hanno riservato una corsia privilegiata per i processi per infortuni sul lavoro per evitare le prescrizioni.

La cerimonia si è conclusa con un momento di raccoglimento, con gli organizzatori che hanno ribadito il proprio impegno a mantenere viva la memoria delle vittime e a promuovere una cultura della sicurezza e del rispetto per la vita umana.