Pittura

Artisti in passerella

05 Set 2024

di Angelo Diofano

Nella chiesetta di Santa Maria della Scala, in via Duomo 178, a cura della omonima associazione presieduta da Michele Chiochia, s’inaugura sabato 7 settembre alle ore 18.30 la 18.ma edizione della collettiva di pittura ‘Artisti in passerella: omaggio a Pasquale Chiochia’.

Saranno esposte opere di Antonella Airò, Sara Andriolo, Oronzo Aprea, Fernando Caracuta, Renato Caracuta, Evangelina Caso, Mino Chetta, Ornella De Filippo, Raffaele Di Giorgio, Oscar Galasso, Maria Girardi, Nicola Giudetti, Angela Lasorella, Egidia Lentini, Tommaso Lillo, Vincenzo Lo Martire ,Matilde Lomonte, Ida Luzzi, Vera Mastrangelo, Lina Mannara, Pasquale Moretti, Maria Panico, Marcello Picci, Adriana Popescu, Tina Pugliese, Maria Stella Ruggiero, Francesco Russo, Anna Sturino, Pietro Antonio Tocci, Michele Traja, Spyridon Trousas, Damiano vecchio, Helga Volpe, Angelo Omar Zoppo.

La mostra (coordinatore Vito Sgobba e direttore artistico Nicola Giudetti) resterà aperta fino al 21 settembre dalle ore 18 alle ore 20.30 e nei giorni festivi anche dalle ore 10 alle ore 12.30.

Crollo diga

Sudan, ora il crollo della diga di Arbaat si aggiunge alla guerra

05 Set 2024

di Ilaria De Bonis

Laddove non arriva la guerra in corso in Sudan a rendere impossibile la vita a milioni di persone, sono i cambiamenti climatici (e la fragilità delle infrastrutture) a provocare danni e vittime. Le piogge torrenziali e anomale di questi giorni, abbattutesi sulle aree settentrionali del Sudan, hanno fatto crollare la diga di Arbaat, 38 km a nord-ovest di Port Sudan, città al riparo dal conflitto.

Senza case né campi. La furia delle acque ha ucciso un centinaio di persone e ne ha disperse altrettante. Circa venti villaggi adiacenti alla diga sono stati spazzati via dalla violenza delle acque senza più argini, che hanno trascinato nel fango le fragili abitazioni. Sono circa 12mila le case completamente collassate e 11mila quelle danneggiate, stando ai dati giunti dal ministero della Sanità sudanese. Le comunità rurali restano senza campi, case e riparo.
“L’area in questo momento è irriconoscibile”, ha scritto in un messaggio WhatsApp, indirizzato al suo staff, Omar Eissa Haroun, a capo dell’autorità idrica per lo Stato del Mar Rosso. Anche le reti elettriche sono distrutte, per cui i superstiti e i soccorritori annaspano in un completo isolamento.

Meteo devastante. “Questa diga era la principale fonte d’acqua dolce per tutta la regione – spiega al telefono padre Filippo Ivardi, comboniano, per molti anni missionario in Ciad e oggi in Italia –. Qui gli eventi meteo sono sempre più devastanti ed estremi. È vero che quella attuale è la stagione delle piogge (e ne abbiamo sempre avute nella zona tra Sudan e Ciad), ma non si è mai arrivati a tanta distruzione. Sono enormi quantità d’acqua in un lasso di tempo sempre più ristretto”. Le notizie iniziali confermate da Ocha, l’Agenzia delle Nazioni Unite per le emergenze umanitarie, parlavano di 30 morti e migliaia di dispersi nell’area di Port Sudan, ma i numeri sono rapidamente cresciuti. Ammonterebbero a 132 le vittime, secondo quanto scrive nell’ultima nota il ministero.

Colpite 31mila famiglie. “Dieci è il numero complessivo di Stati (il Sudan è amministrativamente suddiviso in 26 Stati detti wilayat, ndr) coinvolti dal crollo della diga, mentre il numero delle famiglie affette dalla tragedia e in emergenza è di 31mila”, si legge nel comunicato governativo.

Ma chi porterà soccorso ai superstiti in un contesto tanto fragile aggravato dalla guerra in corso?
Non esiste un vero e proprio Stato funzionante in Sudan, poiché da quasi un anno e mezzo (esattamente dal 15 aprile 2023) il Paese del Sahel è in balia di una guerra civile tra esercito regolare e paramilitari che ha già provocato l’incredibile cifra di 10,7 milioni di dislocati interni. I morti per la guerra sono decine di migliaia. “La scarsa manutenzione dovuta alla guerra è tra le ragioni della fragilità della diga – ipotizza ancora Ivardi –. Ma quello che accade da 500 giorni è una vera e propria catastrofe umanitaria soprattutto nel Darfur, dove peraltro il problema climatico è inverso e cioè c’è una forte carestia, scarse piogge e nessuno che possa occuparsi dei raccolti”.

Conflitto senza fine. Il problema reale in Sudan è che, nonostante i tavoli negoziali in corso, “non si trova un accordo per la fine delle ostilità – dice il comboniano –. Io ritengo che se le potenze impegnate nella mediazione (Arabia Saudita e Usa al tavolo di Ginevra, ndr) lo volessero davvero, i due generali in guerra non potrebbero far altro che smettere di combattersi”. Il Darfur è la regione più devastata dal conflitto, mentre Port Sudan, dove è crollata la diga il 25 agosto, era rimasta finora al riparo dai danni della guerra. Le città principali del Sudan, proprio per via del conflitto erano state evacuate, e persino i missionari comboniani hanno dovuto abbandonare la capitale Khartoum ma non Port Sudan, relativamente più calma di altre regioni. “Stiamo tenendo dei corsi di medicina palliativa per infermiere, per assistere i malati terminali”, ci raccontava a giugno scorso padre Salvatore Marrone, comboniano a Port Sudan. Oggi anche quella flebile speranza di ripresa è stata colpita da un evento climatico che lascia senza parole.

(*) redazione “Popoli e Missione”

Eventi culturali in città

A Taranto, all’Uniba, Leonardo Gnisci presenta il prossimo convegno su Aldo Moro

Dal 21 al 23 settembre, il convegno “Dal Mediterraneo grembo e frontiera di nuova umanità. L’inquieto realismo per la pace: Aldo Moro” improntato sul minuzioso lavoro di ricerca del giovane diplomatico tarantino

05 Set 2024

Sarà Leonardo Gnisci, giovane diplomatico tarantino e dottorando di ricerca in studi storici, ad anticipare l’importante convegno: “Dal Mediterraneo grembo e frontiera di nuova umanità. L’inquieto realismo per la pace: Aldo Moro”, che si terrà a Taranto dal 21 al 23 settembre 2024.

Gnisci presenterà il suo lavoro di ricerca “La diplomazia dell’equilibrio – Aldo Moro e la dimensione euromediterranea della politica estera italiana”, lunedì 9 settembre alle ore 15 nella sede del Dipartimento jonico in Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture – Uniba, in via Duomo 259, a Taranto.

La presentazione si terrà in occasione dell’inaugurazione dei corsi giuridici del primo anno (ma l’evento è in realtà aperto a tutti) e precede il coinvolgimento di giovani studenti universitari nel convegno del 21-23 settembre. 

L’evento è organizzato dal Dipartimento jonico dell’Uniba con il Centro di Cultura per lo sviluppo Giuseppe Lazzati aps – Taranto.

Si tratta di un evento importante per Gnisci, che avrà la possibilità di parlare ad un pubblico a lui molto caro (tornare nella propria città da relatore ha sempre un sapore speciale, metaforicamente parlando) e soprattutto di accendere i riflettori su Aldo Moro, grande statista che visse gli anni della propria giovinezza a Taranto (esistono due luoghi definiti ‘morotei’: la parrocchia di San Pasquale Baylon ed il liceo classico statale Archita).

A dialogare con lui i professori Ivan Ingravallo (ordinario di Diritto internazionale), Pierdomenico Logroscino (ordinario di Diritto internazionale), e Ignazio Lagrotta (associato di Diritto costituzionale).

Con questa iniziativa i giovani ricominceranno a dialogare con il pensiero e con l’azione politica di Aldo Moro, al di là della cronaca della sua morte.

Leonardo Gnisci è laureato in scienze internazionali e diplomatiche all’Università Alma Mater di Bologna.
Il suo volume ricostruisce la politica estera posta in essere da Aldo Moro negli anni in cui fu ministro degli Esteri (1969-1974), con particolare riferimento alla linea diplomatica adoperata dinanzi al terzo e al quarto conflitto arabo-israeliano, nonché nei rapporti con la più importante delle ex colonie italiane: la Libia di Gheddafi. Il testo si propone di individuare e delineare i tratti essenziali della visione politica e internazionalista di Aldo Moro, al fine di comprenderne l’applicazione pratica nel campo delle relazioni internazionali – in particolare con i Paesi mediorientali e della sponda meridionale del Mediterraneo – e di analizzarne continuità, rotture e novità rispetto all’impostazione della politica estera dell’Italia repubblicana inaugurata nel secondo dopoguerra da De Gasperi e Sforza e modellata successivamente da altre personalità di spicco della storia politica italiana, tra queste: Gronchi, Mattei e Fanfani.

Popolo in festa

San Giorgio Jonico celebra Santa Maria del Popolo

05 Set 2024

di Angelo Diofano

Domenica 8 a San Giorgio Jonico, la parrocchia di Santa Maria del Popolo terrà i solenni festeggiamenti in onore della titolare.

Così riferiscono il parroco moderatore mons. Pierino Galeone e il parroco in solido don Ettore Tagliente: “Fratelli e sorelle carissimi, è con immensa gioia che ci apprestiamo a vivere momenti particolarmente significativi per la nostra comunità. Pur condividendo fino in fondo le preoccupazioni e l’inquietudine di questo difficile periodo per il rischio dell’allargamento delle guerre in corso, desideriamo esprimere fiducia e speranza nella certezza che Dio e la Beata Vergine non faranno mancare la loro presenza e il loro aiuto e celebreremo solennemente la nostra festa della Madonna del Popolo. La prima comunità è cresciuta vicino alla Madre di Dio e la Chiesa stessa è il segno eloquente della maternità di Maria. La nostra comunità vuole essere espressione di questa maternità accogliente, benevola, amorosa e il giorno della festa della Madonna è momento propizio per realizzare e rinvigorire i vincoli di fede e di fraternità”.

Il programma della giornata di domenica 8 prevede sante messe alle ore 7 e alle ore 11. Alle ore 17 uscirà la processione con la venerata immagine, accompagnata dal complesso bandistico ‘Santa Cecilia’ di Taranto. Al rientro, alle ore 19, celebrazione eucaristica. Non mancheranno le luminarie, allestite dalla ditta Memmola di Francavilla Fontana.

Naufragio di migranti

Lampedusa, barcone di migranti capovolto: disperse 21 persone

foto Laurin Schmid (Sos Mediterranèe)
05 Set 2024

di Filippo Passantino

Un barcone carico di migranti è naufragato nel Mediterraneo. I militari della guardia costiera hanno soccorso 7 siriani che si trovavano su una barca capovolta. I superstiti raccontano d’essere partiti in 28 dalla Libia lo scorso primo settembre e che dopo un giorno di navigazione si è verificato l’incidente. I superstiti hanno perso i cellulari. Risultano disperse – stando ai racconti dei 7 siriani – 21 persone, fra cui tre bambini. I profughi sono stati sbarcati a molo Favarolo di Lampedusa e già trasferiti all’hotspot di contrada Imbriacola.
La barca si sarebbe capovolta dopo circa un giorno di navigazione, quindi ancora in acque territoriali libiche. I 7 superstiti sono stati per tre giorni alla deriva, sul natante capovolto, fino a quando non sono stati intercettati e salvati dai militari della motovedetta Cp 324 della guardia costiera in acque territoriali italiane.
Per ricostruire la tragedia, i poliziotti della squadra mobile della questura di Agrigento presenti all’hotspot di Lampedusa hanno sentito i 7 siriani, che hanno riferito di essere partiti da Sabratah, in Libia, alle ore 16 di domenica. ASul natante vi sarebbero stati soltanto sudanesi e siriani, tra cui 3 bambini. Il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, commentando quest’ultima tragedia, ha ribadito come sia “necessario che l’Europa si occupi di quel che si dice da tanto tempo, ossia i canali umanitari per far viaggiare e arrivare in sicurezza queste persone. Altrimenti, si continueranno a contare i morti nel Mediterraneo”.

Viaggio apostolico

Cliff racconta l’arrivo di Francesco a Giacarta: “Stiamo imparando la Salve Regina”

04 Set 2024

di Ilaria De Bonis

Sono 800 i volontari (tutti ragazzi tra i 18 e i 30 anni, di diverse parrocchie della diocesi di Giacarta e limitrofe) coinvolti nell’accoglienza al Santo Padre appena arrivato in Indonesia. Ma oltre alle risorse messe in campo dalla Chiesa cattolica, un’intera città sembra essersi mobilitata per dare il benvenuto a Francesco.
Dall’aeroporto internazionale “Soekarno-Hatta” di Giacarta, il papa stamani si è diretto alla nunziatura apostolica.

foto Missio

“La gente che lo salutava lungo il percorso era ed è emozionatissima!”, ci racconta al telefono dalla capitale indonesiana Cliff Tedyanto (nella foto a lato), 26 anni, volontario della parrocchia di St Lawrence a Tangerang.
“Moltissime persone, nonostante fosse orario d’ufficio (e difficilmente si lascia il posto di lavoro qui!), si sono riversate in strada per salutare il Papa – racconta Cliff – e lo hanno ringraziato dai marciapiedi”. La strada principale, Jalan Sudirman, “era piena di gente a piedi, in motorino e auto, come ad una festa. Erano state affisse ovunque, lungo la via, bandiere del Vaticano e dell’Indonesia, ma, a parte l’organizzazione più formale, l’accoglienza della gente comune e la gioia in queste ore sono palpabili ovunque”. Il ragazzo, appena laureato in Psicologia clinica, cattolico praticante e grande sostenitore di papa Francesco come molti suoi coetanei, fa parte della squadra di volontari che domani e dopodomani seguiranno il pontefice nei suoi spostamenti, soprattutto allo stadio di Gelora Bung Karno per la messa.
“Siamo circa 800 ragazzi e abbiamo il compito di accogliere, assieme agli altri organizzatori, quasi 90mila cattolici attesi allo stadio, organizzando un servizio sia lì che altrove. L’obiettivo è contribuire a rendere piacevole la visita apostolica tanto attesa”, dice.

foto Missio

Dentro e attorno all’Università cattolica di Giacarta ad esempio sono stati affissi dei banner e grandi foto con il volto del papa, oltre alle bandiere e immagini che svettano lungo le vie principali. Domani 4 settembre, nel pomeriggio, il pontefice, prima impegnato negli incontri istituzionali con le autorità, incontrerà a fine giornata i giovani di Scholas Occurrentes, nella Casa della Gioventù Grha Pemuda.
Si tratta di un movimento giovanile internazionale che lavora in rete per consentire concretamente ai giovani di essere agenti del cambiamento all’interno delle rispettive comunità. Infine, in ogni parrocchia di Giacarta già da alcune settimane i fedeli hanno iniziato ad imparare il canto del Salve Regina, che verrà recitato e musicato durante la celebrazione della “grande messa” del 5 settembre. “Tutti lo stanno ripetendo e tutti stanno imparando a memoria ed è molto importante per noi; stiamo anche imparando alcune parole di accoglienza per Francesco, rigorosamente in italiano”, racconta ancora Tedyanto. “Quello che ci aspettiamo dal discorso del pontefice alla comunità cristiana è che possa spronarci ad una maggiore fraternità: a essere più uniti; siamo tutti sorelle e fratelli, tutti – dice Cliff – perché l’Indonesia è un grande Paese multireligioso, all’87% musulmano, ma quello che ci manca è capire che servono più tolleranza e integrazione”.

*redazione Popoli e Missione

Cinema

Venezia 81: “Vermiglio” di Maura Delpero e “The Room next door” di Pedro Almodóvar

04 Set 2024

Venezia81, sesto giorno. In gara per il Leone d’oro arriva il secondo autore italiano, Maura Delpero con “Vermiglio”, un’opera che si snoda come una dolce e dolente poesia contadina ambientata nel Südtirol dai richiami estetico-narrativi al cinema di Ermanno Olmi. Una riflessione su una piccola comunità montana al termine del Secondo conflitto mondiale dove nel corso di un anno, in quattro stagioni, si fa esperienza di vita e morte, di sofferenze e gioie, di lutti e nascite. Un’opera abitata da silenzi e da grande suggestione visiva, che riflette sulla complessità della maternità. Al Lido arriva in Concorso anche il maestro del cinema spagnolo Pedro Almodóvar con il suo primo film in lingua inglese: “The room next door”, dal romanzo “What are you going through” di Sigrid Nunez. A interpretarlo le Premio Oscar Tilda Swinton e Julianne Moore. È l’ultimo “viaggio” di una corrispondente di guerra, chiamata a fronteggiare una malattia senza scampo; un tempo di riflessione condiviso con un’amica di vecchia data che accetta di non lasciarla sola. Al centro il tema dell’eutanasia. Film denso e sfidante, con una confezione formale sofisticata e interpretazioni di grande intensità.

“Vermiglio”

Accolto con grandi applausi nelle proiezioni stampa, “Vermiglio” della regista altoatesina Maura Delpero si pone seriamente in lizza per uno dei premi principali di Venezia81. La regista di “Maternal” (2019) torna a confrontarsi con la dimensione femminile, il tema della maternità, recuperando la cornice socioculturale della propria memoria familiare, dell’Italia di ieri, sulle macerie della Seconda guerra mondiale. Protagonisti Tommaso Ragno, Martina Scrinzi, Roberta Rovelli, Giuseppe De Domenico, Orietta Notari e Carlotta Gamba.

La storia: Italia 1945, nel piccolo paesino di Vermiglio, sulle montagne dell’Alto Adige, vive una numerosa famiglia: il padre è maestro di scuola, la madre a casa si adopera affinché ciascun figlio sia sfamato e adeguatamente accudito. La maggiore, Lucia, sperimenta per la prima volta l’amore, con Pietro, un ex soldato siciliano. L’inizio di un cambiamento per tutti…

“Vermiglio – ha spiegato la regista – è un paesaggio dell’anima, un ‘lessico famigliare’ che vive dentro di me, sulla soglia dell’inconscio, un atto d’amore per mio padre, la sua famiglia e il loro piccolo paese. Attraversando un tempo personale, vuole omaggiare una memoria collettiva”. Con grande raffinatezza la Delpero ha costruito un racconto di notevole spessore narrativo e stilistico, facendo tesoro della lezione di Ermanno Olmi.Il suo è uno sguardo capace di cogliere con efficacia i ritmi della natura, la ciclicità dolce e malinconica, e al contempo gli stati interiori della famiglia protagonista, della comunità montana. La regista posa il suo sguardo soprattutto sui più piccoli, emblema di purezza e grazia, di non corruzione morale, richiamando anche le atmosfere poetiche pascoliane; e ancora il mondo femminile e la dimensione della maternità, con i suoi sconvolgimenti ma anche spinte di cambiamento e speranza.

Nel racconto, tra i vari componenti della famiglia, seguiamo la traiettoria di Lucia, una giovane donna che nel corso delle quattro stagioni narrate incontra prima l’amore, poi la maternità e successivamente lo smarrimento. Una donna chiamata a fronteggiare diverse sfide nella sua giovane esistenza, che dimostra però tempra d’animo e resilienza, traendo forza proprio dall’innocenza di una figlia appena nata.

Maura Delpero con “Vermiglio” firma l’opera della maturità artistica, in perfetto equilibrio tra forma e contenuto, tra eleganza visiva e densità narrativa, dimostrandosi pronta per un riconoscimento di peso alla Mostra.

“The Room Next Door”

Nel 2019 la Mostra del Cinema lo ha onorato con il Leone d’oro alla carriera. A distanza di cinque anni il regista spagnolo Pedro Almodóvar si ripresenta in gara con il suo primo film girato negli Stati Uniti. È “The Room next door”, opera di cui firma anche la sceneggiatura, prendendo le mosse dal romanzo “What are you going through” di Sigrid Nunez. Nel girare in una lingua non sua, il regista spagnolo si affida a due attrici Premio Oscar: Tilda Swinton e Julianne Moore. Nel cast anche John Turturro e Alessandro Nivola.

La storia: New York, oggi. Martha è una ex corrispondente di guerra che sta affrontando un tumore senza margini di cura. Una sua amica di vecchia data, Ingrid, scoperta la condizione della donna, inizia ad andarla a trovare con regolarità. Martha, che avverte un ingombrante senso di solitudine, chiede a Ingrid di starle vicino nel suo ultimo “viaggio”: incapace di accettare il disfacimento del proprio corpo, di veder sbiadire la propria autonomia e dignità, ha deciso di porre fine alla sua esistenza ingerendo una pillola comprata nel “Dark Web”. Chiede allora all’amica, perplessa e refrattaria, di seguirla in una casa per le vacanze fuori città, proponendole di occupare la stanza accanto alla propria. Martha non vuole andar via da sola…

L’opera di Pedro Almodóvar si presenta al contempo seducente e sfidante. È seducente per la componente formale, perché il regista è un maestro della messa in scena, capace di cesellare inquadrature ricercate ed eleganti, giocate su una brillantezza cromatica. Almodóvar sa come incantare con la macchina da presa. Ancora, “The room next door” ammalia al primo sguardo perché a occupare la scena, a dare volto e anima ai personaggi di Martha e Ingrid, sono due attrici maiuscole, Tilda Swinton e Julianne Moore, entrambe di rara bravura, che regalano ogni volta performance lontane dal già visto o banale. Loro danno spessore, dolenza e sentimento alle parole scritte da Almodóvar, ai dialoghi intensi e struggenti, giocati sui territori dell’amicizia, della cultura, della vita e della morte.

L’elemento sfidante, nonché scivoloso e problematico, risiede invece nel cuore del racconto: il copione riflette sulla malattia terminale e il desiderio di gestire la propria morte, attraverso la pratica dell’eutanasia.In questo Almodóvar è stato inequivocabile anche in conferenza stampa. Come viene condotta la riflessione? Di per sé, l’autore, attraverso il dialogo tra le due amiche, prova a fornire due diversi punti di riflessione sul tema, tra chi ribadisce il desiderio di determinare la propria morte (Martha), e chi invece vorrebbe lasciare tempo alla vita, cogliendo ciò che resta (Ingrid). A ben vedere, però, l’impostazione del film si avvita in una tesi dove a prevalere è la forza argomentativa di Martha al punto da non lasciare spazio ad altro.

E se il personaggio di Ingrid prova a offrire uno sguardo diverso sulla scelta di Martha, senza però negarle prossimità e tenerezza, a rimanere appiattito in una macchietta sterile è il poliziotto interpretato da Nivola, a cui la sceneggiatura fa ribadire seccamente il perimetro della legge in materia e i propri convincimenti morali e religiosi. La sua argomentazione è liquidata in maniera sbrigativa e grossolana, etichettata come fanatica ed estremista. Peccato, un’occasione mancata.

Al di là di ciò, non si può non riconoscere ad Almodóvar di saper maneggiare il linguaggio del cinema con maestria, portando sempre il proprio punto di vista, che però non può essere del tutto condiviso.

Strage familiare

Strage di Paderno Dugnano, Don Rigoldi (cappellano emerito Beccaria): “Sarà dura cercare di trovare un equilibrio”

foto Ansa-Sir
04 Set 2024

Il ragazzo di Paderno Dugnano, paese nell’hinterland milanese, che ha ammesso di aver accoltellato a morte, nella notte tra sabato e domenica, i genitori e il fratello minore, si trova in questo momento al centro di prima accoglienza del Beccaria, l’istituto minorile di Milano, vigilato 24 ore su 24. Sulla vicenda Don Gino Rigoldi, cappellano emerito dell’istituto, ha spiegato quali sono i passi che adesso per il giovane che, una volta che sarà stata chiarita la sua posizione, sono già segnati nel suo futuro. “Quando avvengono casi di questo genere, prima di tutto bisogna avere pazienza, e ascoltare le loro confessioni. Per dar loro il tempo necessario affinché si rendano conto di quello che hanno commesso. Questo ragazzo già sa, in maniera molto confusa, cosa ha fatto, perché l’ha fatto e come l’ha fatto. Quando comincerà a rendersene conto, si tratterà di dialogare con lui, per capire quali sono i suoi sentimenti”.

Agire in termini affettivi

Don Rigoldi afferma che normalmente si tratta di momenti di grande sofferenza e pentimento. “Quello che gli si può dire, quando una persona ha ucciso un padre, una madre o un fratellino, è che si tratta di un reato gravissimo. Un enorme dolore che ha inflitto ai genitori, quelli che lui ha ucciso, e per lui sarà dura cercare di trovare un equilibrio e un futuro. Quando si renderà conto, e lo farà, che una volta ammazzata una persona non tornerà più in vita, sarà necessario lavorare in termini affettivi. Sarà importante fargli comprendere che ormai è compiuto, e se vorrà chiedere scusa a queste persone, che gli hanno voluto bene, potrà cercare di ricominciare a progettare la sua vita, pur con questo nodo addosso, in modo tale che sia costruttiva, per quello che potrà ancora fare. Ci vorrà tanto tempo, e dirgli che suo padre e sua madre desideravano che lui vivesse bene. Anche se, quando accadrà, ormai lui sarà cambiato. Quando prenderà coscienza, faremo con lui dei ragionamenti su come si fa a continuare. Ma adesso bisogna fare silenzio, per aiutarlo a rendersene conto e a tirare fuori i sentimenti. Quando su di lui tornerà la calma, per la condanna o in attesa del processo, avrà modo di rendersi conto”.
Le vicende del Beccaria. L’istituto minorile di Milano in cui si trova il ragazzo indagato ha ricevuto nelle ultime settimane una notevole attenzione pubblica a seguito di alcuni episodi di proteste. Sabato 31 agosto, oltre a un principio d’incendio, quattro detenuti sarebbero evasi, per poi essere recuperati. La vicenda è avvenuta a poco più di dieci giorni dall’ultimo caso, quando martedì 20 agosto il sindacato autonomo della polizia penitenziaria aveva segnalato un’altra protesta. Allora un gruppo di detenuti avrebbe dato fuoco a un materasso, per poi colpire degli agenti.

Le indagini della Procura

La vicenda è solo l’ultimo degli episodi avvenuti nel corso dell’anno in via dei Calchi Taeggi. All’inizio del 2024, da un’inchiesta della Procura di Milano erano emersi casi di presunti maltrattamenti dei giovani detenuti da parte degli agenti. Lo scorso aprile l’indagine portò all’applicazione di misure cautelari nei confronti di tredici agenti e la sospensione di altri otto. Oltre al caso giudiziario, il 6 e il 29 maggio scorso al Beccaria sono scoppiate altre due rivolte, a cui ha fatto seguito il 14 giugno l’evasione di due detenuti. Il secondo caso negli ultimi due anni: il 25 dicembre 2022, altri sette detenuti erano scappati dall’istituto. In seguito a queste vicende, lo scorso luglio erano avvenuti alcuni cambiamenti all’interno del Beccaria: il numero dei ragazzi detenuti nella struttura era diminuito, senza che fossero previsti nuovi ingressi. Domenica 30 giugno il direttore Claudio Ferrari aveva affermato che dall’8 luglio sarebbero entrati in servizio stabile 44 nuovi agenti, disposti lo scorso maggio dal Dipartimento per la Giustizia minorile. Tuttavia, secondo i dati più recenti del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, e aggiornati al 15 agosto, al Beccaria erano presenti 60 detenuti. Ad aprile, quando è stata resa nota la notizia delle indagini sugli agenti, il numero dei detenuti era di 81.

Agenti troppo giovani

Don Rigoldi – che già la scorsa settimana aveva firmato sul quotidiano Avvenire una lettera di appello sul tema assieme all’attuale cappellano don Claudio Burgio – racconta come al Beccaria siano presenti numerosi problemi. In un istituto che, secondo il sacerdote, necessiterebbe prima di tutto di ulteriori ristrutturazioni, si affrontano le difficoltà di operare con una popolazione carceraria troppo numerosa. Senza contare le condizioni di estrema fragilità in cui si presentano. “Qui arrivano i ragazzi più destrutturati, poveri e arrabbiati in giro per Milano – spiega don Rigoldi -. Che avrebbero soprattutto bisogno di essere ascoltati. Mi è capitato di osservare come purtroppo, anche da alcuni operatori, alcuni ragazzi siano diventati solamente un nome, un cognome, un reato e un problema. Difficilmente si cerca di comprendere invece come sta, come ci si sente, come vivono e di cosa avrebbero bisogno”. La complessità di dover gestire sessanta persone è poi acuita dall’età anagrafica dei nuovi agenti di polizia penitenziaria. Rigoldi afferma che la maggior parte del personale che ha già cominciato a prestare servizio proviene direttamente dalla scuola di formazione. “Se gli agenti hanno 23 anni, potete immaginare come sia difficile presentarsi come figure autorevoli nei confronti di detenuti, che sono quasi coetanei. Quando cominciai a lavorare al Beccaria, i responsabili erano persone di 50 anni, con una esperienza tale da diventare anche una sorta di figura paterna”.

Istruzione e avviamento al lavoro

A questi problemi si aggiungono quelli dell’istruzione dei detenuti. Don Rigoldi afferma come diversi di loro siano di fatto analfabeti, e che superare questa condizione sia imprescindibile da ogni percorso di riabilitazione. Senza questi sostegni, secondo il cappellano emerito, è come lasciare le persone in una condizione di disabilità, che non gli permette di vivere appieno la vita. “Cerchiamo di avviare i ragazzi al lavoro, anche per offrire loro la possibilità di una piccola remunerazione, che permetta loro di ricominciare. Il Comune di Milano e il prefetto hanno dato alcune disponibilità in merito, in particolare con alcuni teatri e aziende. Con alcuni datori di lavoro inoltre abbiamo costruito percorsi che permettano di ‘reclutare’ alcuni dei miei ragazzi. Questo potrebbe valere anche per il Beccaria”. Anche se questi obiettivi fossero raggiunti, per questi ragazzi si aprirebbero le sfide che già una fetta della popolazione di Milano affronta nella quotidianità. Oggi un appartamento costa quasi il 40% in più rispetto al 2015, e molte persone sono costrette a trovare casa altrove, anche fuori città. “I ragazzi andrebbero anche di corsa in un alloggio dell’Aler, anche se sappiamo benissimo che non sia il massimo. Esperimenti di alloggi per l’autonomia esistono, ma sono ancora troppo pochi. Il mio progetto sarebbe di ricreare quanto realizzato in Francia e Spagna, dove ci sono piccole comunità tra le quindici e le venti persone, tutte maggiorenni, di lavoratori, giovani studenti e ragazzi usciti dalle comunità, in modo tale che si crei un mix dal grande potenziale. Ma tutto questo, senza costruire nuove case, è complicato”.

Festeggiamenti patronali

Pulsano celebra i Santi Patroni Madonna dei Martiri e San Trifone

04 Set 2024

di Angelo Diofano

“Carissimi, ci apprestiamo anche quest’anno a vivere i festeggiamenti in onore dei santi patroni. Guardando loro, contempliamo la bellezza di essere cristiani veri, riscopriamo la strada della testimonianza e dell’amore, assaporiamo la gioia piena di essere discepoli di Gesù. Quest’anno vogliamo elevare ai nostri Santi Patroni una preghiera particolare: che portino unità nella nostra comunità, nelle nostre famiglie, aiutino ciascuno di noi a riallacciare legami usurati dall’orgoglio e dall’egoismo, a costruire con generosità ponti verso gli altri, buttando giù invece i muri che ostacolano il cammino verso una vera fraternità. Intercedano per noi la Vergine dei Martiri e San Trifone”: cosi don Franco Damasi, parroco alla Santa Maria La Nova, annuncia i solenni festeggiamenti in onore dei Santi Patroni di Pulsano, la Madonna dei Martiri e San Trifone, in programma nei giorni 6, 7 e 8 settembre, organizzati in collaborazione con l’amministrazione comunale.

Il programma prevede per venerdì 6 settembre, in chiesa, dopo la santa messa delle ore 19, alle ore 20.30 concerto di musica sacra “Laudate Pueri Dominum”, con Vincenzo Franchini (contraltista) e Alessandro D’Oronzo (organista).

Sabato 7 settembre alle ore 19  santa messa col rito della consegna delle chiavi della città ai Santi Patroni da parte del sindaco Pietro D’Alfonso; alle ore 20.30 in piazza Castello esibizione del gruppo folcloristico del centro professionale per la danza ‘Danzanima’ (direttore artistico, Alessandra Ecclesia);  a seguir,e concerto della band ‘Alta Frequenza-Sound Italiano’.

Domenica 8 settembre, alle ore 17 si terrà la solenne celebrazione dei vespri seguita dalla processione dei simulacri per le vie del paese, accompagnata dalle bande musicali ‘Città di Racale’ e ‘Città di Pulsano’; al rientro, alle ore 20, solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vicario generale mons. Alessandro Greco; alle ore 21 in piazza Castello esibizione del ‘Gran concerto bandistico Città di Racale’ diretto dal m. Anna Ciaccia. Al termine della serata spettacolo pirotecnico della ditta Itria Fireworks di Martina Franca.

Viaggio apostolico

Francesco in Indonesia: arrivato a Giacarta, incontra migranti e rifugiati

03 Set 2024

Papa Francesco è arrivato a Giacarta, capitale dell’Indonesia, prima tappa del suo 45° viaggio apostolico, che si svolge in Asia e Oceania. Al suo arrivo all’aeroporto, è stato accolto dal ministro per gli Affari religiosi e da due bambini in abito tradizionale che gli hanno donato dei fiori. Dopo il saluto delle delegazioni e la Guardia d’onore, il papa ha raggiunto in auto la nunziatura apostolica, dove è stato ricevuto all’ingresso dell’edificio dal personale, da un gruppo di malati e da un gruppo di migranti e rifugiati. Alle 13.30 (le 18.30 ora di Roma), il Santo Padre presiederà la messa in privato. In Indonesia Francesco pronuncerà quattro discorsi, tutti in italiano. Il primo è in programma domani mattina, alle 10.35 (le 5.35 ora italiana), per l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico, nel palazzo presidenziale.