Sacramento della Riconciliazione

Sacramento della Riconciliazione

09 Dic 2024

Il giubileo è un segno di riconciliazione, perché apre un «tempo favorevole» (cfr. 2Cor 6,2) per la propria conversione. Si mette Dio al centro della propria esistenza, muovendosi verso di Lui e riconoscendone il primato. Anche il richiamo al ripristino della giustizia sociale e al rispetto per la terra, nella Bibbia, nasce da una esigenza teologica: se Dio è il creatore dell’universo, gli si deve riconoscere priorità rispetto ad ogni realtà e rispetto agli interessi di parte. È Lui che rende santo questo anno, donando la propria santità.

Come ricordava papa Francesco nella bolla di indizione dell’anno santo straordinario del 2015: “La misericordia non è contraria alla giustizia ma esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere […]. Questa giustizia di Dio è la misericordia concessa a tutti come grazia in forza della morte e risurrezione di Gesù Cristo. La Croce di Cristo, dunque, è il giudizio di Dio su tutti noi e sul mondo, perché ci offre la certezza dell’amore e della vita nuova” (Misericordiae Vultus, 21).

Concretamente, si tratta di vivere il sacramento della riconciliazione, di approfittare di questo tempo per riscoprire il valore della confessione e ricevere personalmente la parola del perdono di Dio. Vi sono alcune chiese giubilari che offrono con continuità questa possibilità. Puoi prepararti seguendo una traccia.

 

SCHEMA PER L’ESAME
DI COSCIENZA
Rituale Romano, Rito della Penitenza, Appendice 3. 

1. Si propone qui uno schema per l’esame di coscienza. Esso dovrà però essere completato e adattato, secondo le consuetudini locali e la diversità delle persone.
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2. Quando l’esame di coscienza vien fatto prima del sacramento della Penitenza, è bene che ognuno s’interroghi anzitutto su questi punti:

1. Mi accosto al sacramento della Penitenza per un sincero desiderio di purificazione, di conversione, di rinnovamento di vita e di più intima amicizia con Dio, o lo considero piuttosto come un peso, che solo molto di raro son disposto ad addossarmi?

2. Ho dimenticato od ho di proposito taciuto dei peccati gravi nelle confessioni passate?

3. Ho fatto la penitenza che mi è stata imposta? Ho riparato i torti da me fatti? Ho cercato di mettere in pratica i propositi fatti per emendar la mia vita secondo il Vangelo?

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3. Alla luce della parola di Dio, ognuno esamini se stesso.

I. Il Signore dice:
« Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore ».

1. Il mio cuore è davvero orientato a Dio, e posso dire di amarlo davvero sopra tutte le cose e con amore di figlio, nell’osservanza fedele dei suoi comandamenti? Mi lascio troppo assorbire dalle cose temporali? Ed è sempre retta la mia intenzione nell’agire?

2. È salda la mia fede in Dio, che nel Figlio suo ha rivolto a noi la sua parola? Ho dato la mia piena adesione alla dottrina della Chiesa? Ho avuto a cuore la mia formazione cristiana, ascoltando la parola di Dio, partecipando alla catechesi, evitando tutto ciò che può insidiare la fede? Ho professato sempre con coraggio e senza timore la mia fede in Dio e nella Chiesa? Ho tenuto a dimostrarmi cristiano nella mia vita privata e pubblica?

3. Ho pregato al mattino e alla sera? E la mia preghiera è un vero colloquio cuore a cuore con Dio, o è solo una vuota pratica esteriore? Ho saputo offrire a Dio le mie occupazioni, le mie gioie e i miei dolori? Ricorro a lui con fiducia nelle tentazioni?

4. Ho riverenza e amore verso il nome santo di Dio, o l’ho offeso con la bestemmia, col falso giuramento, col nominarlo invano? Sono stato irriverente verso la Madonna e i Santi?

5. Santifico il giorno del Signore e le feste della Chiesa, prendendo parte con partecipazione attiva, attenta e pia alla celebrazione liturgica, e specialmente alla Messa? Ho osservato il precetto della confessione annuale e della comunione pasquale?

6. Ci sono per me « altri dei », cioè espressioni o cose delle quali mi interesso o nelle quali ripongo fiducia più che in Dio, per es.: ricchezza, superstizioni, spiritismo e altre forme di magia?

II. Il Signore dice:
« Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi ».

1. Amo davvero il mio prossimo, oppure abuso dei miei fratelli, servendomi di loro per i miei interessi e riservando ad essi un trat­tamento che non vorrei fosse usato con me? Sono stato ad essi di grave scandalo con le mie parole o le mie azioni?

2. Nella mia famiglia, ho contribuito con la pazienza e con vero amore al bene e alla gioia degli altri?
Per i singoli componenti della famiglia:
Per i figli. Sono stato obbediente ai genitori, li ho rispettati e onorati? Ho prestato loro aiuto nelle necessità spirituali e materiali?
Per i genitori. Mi sono preoccupato dell’educazione cristiana dei figli? Ho dato loro buon esempio? Li ho sostenuti e diretti con la mia autorità?
Per i coniugi. Sono stato sempre fedele negli affetti e nelle azioni? Ho avuto comprensione nei momenti di inquietudine?

3. So dare del mio, senza gretto egoismo, a chi è più povero di me? Per quanto dipende da me, difendo gli oppressi e aiuto i bisognosi? Oppure tratto con sufficienza o con durezza il mio prossimo, specialmente i poveri, i deboli, i vecchi, gli emarginati, gli immigrati?

4. Mi rendo conto della missione che mi è stata affidata? Ho partecipato alle opere di apostolato e di carità della Chiesa, alle iniziative e alla vita della parrocchia? Ho pregato e dato il mio contributo per le necessità della Chiesa e del mondo, per es. per l’unità della Chiesa, per l’evangelizzazione dei popoli, per l’instaurazione della giustizia e della pace?

5. Mi prendo a cuore il bene e la prosperità della comunità umana in cui vivo, o mi curo soltanto dei miei interessi personali? Partecipo, per quanto posso, alle iniziative che promuovono la giustizia, la pubblica moralità, la concordia, le opere di beneficenza? Ho compiuto i miei doveri civici? Ho pagato le tasse?

6. Sono giusto, impegnato, onesto nel lavoro, volenteroso di prestare il mio servizio per il bene comune? Ho dato la giusta mercede agli operai e a tutti i sottoposti? Ho osservato i contratti e tenuto fede alle promesse?

7. Ho prestato alle legittime autorità l’obbedienza e il rispetto dovuti?

8. Se ho qualche incarico o svolgo mansioni direttive, bado solo al mio tornaconto o mi impegno per il bene degli altri, in spirito di servizio?

9. Ho praticato la verità e la fedeltà, oppure ho arrecato del male al prossimo con menzogne, calunnie, detrazioni, giudizi temerari, violazione di segreti?

10. Ho attentato alla vita e all’integrità fisica del prossimo, ne ho offeso l’onore, ne ho danneggiato i beni? Ho procurato o consigliato l’aborto? Ho serbato odio? Sono stato rissoso? Ho pronunziato insulti e parole offensive, fomentando screzi e rancori? Ho colpevolmente ed egoisticamente omesso di testimoniare l’innocenza del prossimo?

11. Ho rubato? Ho ingiustamente desiderato la roba d’altri? Ho danneggiato il prossimo nei suoi averi? Ho restituito quanto ho sottratto e ho riparato i danni arrecati?

12. Se ho ricevuto dei torti, mi son dimostrato disposto alla riconciliazione e al perdono per amore di Cristo, o serbo in cuore odio e desiderio di vendetta?

III. Cristo Signore dice:
« Siate perfetti come il Padre ».

1. Qual’è l’orientamento fondamentale della mia vita? Mi faccio animo con la speranza della vita eterna? Ho cercato di ravvivare la mia vita spirituale con la preghiera, la lettura e la meditazione della parola di Dio, la partecipazione ai sacramenti? Ho praticato la mortificazione? Sono stato pronto e deciso a stroncare i vizi, a soggiogare le passioni e le inclinazioni perverse? Ho reagito all’invidia, ho dominato la gola? Sono stato presuntuoso e superbo, e ho preteso di affermare tanto me stesso, da disprezzare gli altri e preferirmi ad essi? Ho imposto agli altri la mia volontà, conculcando la loro libertà e trascurando i loro diritti?

2. Che uso ho fatto del tempo, delle forze, dei doni ricevuti da Dio come i « talenti del vangelo »? Mi servo di tutti questi mezzi per crescere ogni giorno di più nella perfezione della vita spirituale? Sono stato inerte e pigro?

3. Ho sopportato con pazienza i dolori e le prove della vita? Come ho cercato di praticare la mortificazione, per compiere quello che manca alla passione di Cristo? Ho osservato la legge del digiuno e dell’astinenza?

4. Ho conservato puro e casto il mio corpo, pensando che è tempio dello Spirito Santo, destinato alla risurrezione e alla gloria? Ho custodito i miei sensi e ho evitato di contaminarmi nello spirito e nel corpo con pensieri e desideri cattivi, con parole e con azioni indegne? Mi sono permesso letture, discorsi, spettacoli, divertimenti in contrasto con l’onestà umana e cristiana? Sono stato di scandalo agli altri con il mio comportamento indecente? Nell’uso del matrimonio ho rispettato e osservato la legge morale?

5. Ho agito contro coscienza, per timore o per ipocrisia?

6. Ho cercato di comportarmi in tutto e sempre nella vera libertà dei figli di Dio e secondo la legge dello Spirito, o mi sono lasciato asservire dalle mie passioni?

Indulgenza Plenaria

Come ottenere l’indulgenza plenaria

09 Dic 2024

La Penitenzieria Apostolica ha diffuso le norme per la concessione dell’indulgenza plenaria nel Giubileo 2025. Potranno ricevere l’indulgenza i fedeli “veramente pentiti”, “mossi da spirito di carità”, “che, nel corso del Giubileo, purificati attraverso il sacramento della penitenza e ristorati dalla Santa Comunione – si legge nel testo – pregheranno secondo le intenzioni del Sommo Pontefice”. L’indulgenza potrà essere applicata “in forma di suffragio alle anime del Purgatorio”.

I fedeli potranno ottenere l’indulgenza intraprendendo un pellegrinaggio verso qualsiasi luogo sacro giubilare, verso almeno una delle quattro Basiliche Papali Maggiori di Roma, in Terra Santa o in altre circoscrizioni ecclesiastiche, e prendendo parte a un momento di preghiera, celebrazione o riconciliazione. Poi, ancora, “visitando devotamente qualsiasi luogo giubilare” e vivendo l’adorazione eucaristica, concludendo con il Padre Nostro, la Professione di fede e Invocazioni a Maria.
In caso di gravi impedimenti, i fedeli “veramente pentiti che non potranno partecipare alle celebrazioni, ai pellegrinaggi o alle visite”, potranno conseguire l’indulgenza giubilare alle stesse condizioni se “reciteranno nella propria casa o là dove l’impedimento li trattiene, il Padre Nostro, la Professione di Fede in qualsiasi forma legittima e altre preghiere conformi alle finalità dell’Anno Santo, offrendo le loro sofferenze o i disagi della propria vita”.

Altre modalità sono le “opere di misericordia e di penitenza, con le quali si testimonia la conversione intrapresa” e la visita “ai fratelli che si trovino in necessità o difficoltà (infermi, carcerati, anziani in solitudine, diversamente abili… ), quasi compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro”. L’indulgenza potrà essere ottenuta anche “astenendosi, in spirito di penitenza, almeno durante un giorno da futili distrazioni (reali ma anche virtuali) e da consumi superflui, nonché devolvendo una proporzionata somma di denaro ai poveri, o sostenendo opere di carattere religioso o sociale, in specie a favore della difesa e protezione della vita”.

Il testo integrale può essere consultato cliccando qui.

Arte sacra

Inaugurata a Grottaglie la 45ª Mostra del presepe

Premiati i vincitori della due sezioni del concorso

09 Dic 2024

Inaugurata, nel Castello Episcopio di Grottaglie, la 45ª Mostra del presepe, dal titolo “Il Presepe nella tradizione”. Nella serata inaugurale dell’esposizione, che sarà visitabile fino al 12 gennaio, sono stati annunciati i vincitori dei prestigiosi riconoscimenti legati alla mostra.

La giuria, presieduta dal sindaco Ciro D’Alò, e composta da Nunzia Panessa, docente di disegno e storia dell’arte al liceo Moscati di Grottaglie, da Silvano Trevisani, giornalista e scrittore e da Angelo Pio De Siati, maestro ceramista e presepista, ha premiato le opere più meritevoli tra quelle esposte. Il premio “Il Presepe nella tradizione 2024”, del valore di 3.500 euro, è stato assegnato a Domenico Pinto (foto in copertina) per l’opera “I colori della pace, le ombre della guerra”. La giuria ha lodato l’articolazione compositiva e l’eleganza cromatica, con cui l’artista ha saputo mantenere l’iconografia tradizionale del presepe, veicolando un potente messaggio di pace.

Una menzione speciale è stata inoltre attribuita a Marco Petean (foto al centro) per l’opera “Sacra Famiglia in fuga per la Pace”, apprezzata per l’attualità della tematica e la qualità compositiva.

Infine, la Borsa di studio 2024, per i licei artistici italiani con indirizzo ceramico, del valore di 1.000 euro, è stata conferita a Maya Scalabrini, studentessa del Liceo artistico statale di Verona, per l’opera “Holy Carousel” (foto in basso). Realizzata con il supporto dei compagni di classe Erin Morales Trias, Agata Mosetich, Nicole Coelati Rama e Giovanni Celadon, l’opera ha saputo rappresentare il Natale in modo giocoso e originale, richiamando il mondo dell’infanzia con un’eccellente realizzazione tecnica.

Il sindaco D’Alò, ha commentato: “La Mostra del Presepe è un evento che ogni anno celebra l’arte e la tradizione del presepe, un simbolo universale di pace. I premi assegnati sono un riconoscimento del talento e dell’impegno degli artisti che, provenienti da tutta Italia, partecipano con passione e dedizione. Siamo felici di offrire un palcoscenico che permette a questi artisti di esprimere la loro creatività e di diffondere un messaggio di speranza attraverso l’arte del presepe.”

L’assessora alla Cultura, Turismo e Promozione della ceramica, Raffaella Capriglia, ha dichiarato: “Con opere firmate da artisti storici, noti a livello internazionale, ma anche da giovani e nuovi talenti, la Mostra del Presepe di Grottaglie si conferma, alla sua 45ª edizione, un momento interessante di sintesi e di confronto tra le diverse espressioni artistiche, intorno al tema del presepe nella tradizione, declinato attraverso i valori cristiani, che rappresentano le nostre radici, ma anche in forma laica, in riferimento ai diritti universali di libertà, giustizia, pace, dialogo tra i popoli. Anche quest’anno, la mostra del presepe rappresenta inoltre per la comunità di Grottaglie un’occasione importante per arricchire la collezione del Museo del Presepe, situato nel Castello Episcopio, in cui sono custodite le opere vincitrici nel corso del tempo. Un invito a tutti a visitare la mostra, nella sala del Castello fino al 12 gennaio e, contestualmente, a scoprire la storia della rassegna e dell’arte presepiale attraverso le opere del Museo del Presepe. Un augurio di buon Natale a tutti, in armonia e bellezza.”

La Mostra del Presepe è promossa e organizzata dal Comune di Grottaglie, Ufficio Cultura, guidato da Daniela De Vincentis, e dall’amministrazione comunale, guidata dal sindaco D’Aló, assessorato alla Cultura, Pubblica Istruzione, Turismo, Promozione e valorizzazione della ceramica di Grottaglie (assessore Raffaella Capriglia). L’allestimento è stato curato dall’Infopoint Grottaglie.

La mostra sarà visitabile sino al 12 gennaio 2025, tutti i giorni con orario 10:30-13:00 e 16:30-20:00. Ingresso gratuito.

Politica internazionale

Jallouf (Aleppo): “La nuova Siria rinasca sotto il manto di Maria”

Al-Jolani, intanto, ha garantito il rispetto dei cristiani

foto Afp-Sir
09 Dic 2024

di Daniele Rocchi

“Speriamo che la caduta del regime porti ad una fase nuova e positiva per tutta la Siria. Ho parlato con il capo dei jihadisti di Hayat Tahrir al-Sham (Hts), Abu Mohammed al-Jolani, e con il suo vice, e mi ha assicurato il rispetto della nostra dignità, dei nostri diritti e delle nostre proprietà e delle minoranze. Nulla verrà toccato. Speriamo che le promesse fatte vengano tutte mantenute. Da questo punto di vista sono piuttosto ottimista”.

Mons. Hanna Jallouf – foto Chiese orientali

Così mons. Hanna Jallouf, francescano della Custodia di Terra Santa, vicario apostolico di Aleppo, commenta la caduta del regime di Bashar Al Assad sotto l’avanzata delle forze di opposizione armata guidate dal gruppo Hts, sostenute dalla Turchia. Un ottimismo alimentato dalla sua lunga esperienza di parroco a Knaye, uno dei tre villaggi ‘cristiani’ della Valle dell’Oronte (gli altri due sono Yacobieh e Gidaideh, ndr.) nella provincia di Idlib, vicino al confine turco nella Siria occidentale. “Ho avuto a che fare con loro che controllavano la zona – ricorda il vicario che fu anche rapito nel 2014 dai miliziani di Al-Nusra poi diventati Hts -. Da lì sono passati tutti i gruppi di ribelli e terroristi, Isis, al-Nusra oggi Hts. Abbiamo vissuto così dal 2011 da quando ha avuto inizio la guerra. Ero riuscito ad entrare in dialogo con i loro leader locali ottenendo qualche margine di movimento come, per esempio, rientrare in possesso di proprietà cristiane espropriate in precedenza. Potevamo celebrare le nostre liturgie ma non avere esposti simboli religiosi sulle nostre chiese”. A mons. Jallouf, tuttavia, non manca la prudenza per cui, spiega, “bisognerà attendere un po’ di tempo per verificare se alle parole seguiranno i fatti. Intanto posso dire che tutte le richieste che ho avanzato nel corso dell’incontro che ho avuto con lui appena entrato ad Aleppo, sono state recepite. Mi riferisco ai cristiani di Aleppo e al rispetto dei nostri luoghi di culto, delle proprietà dei cristiani come case, terreni, uffici, negozi e fabbriche. Per ora tutto sta andando nella giusta direzione. Spero che sia così anche a Damasco dove al-Jolani è arrivato da poche ore”. Ma senza l’aiuto della comunità internazionale “sarà difficile”, annota il frate che aggiunge: “per prima cosa la comunità internazionale deve rimuovere le sanzioni per ridare fiato all’economia del Paese e speranza alla popolazione in preda alla povertà. Deve poi contribuire alla ricostruzione del Paese devastato dalla guerra e dal terremoto del febbraio del 2023”. Tra le priorità ravvisate da mons. Jallouf anche “la riapertura delle autostrade M4 e M5 necessarie per favorire mobilità e commercio interno”. “La Siria merita un cambiamento sereno e trasparente” conclude il vicario che non manca di collegare simbolicamente “la caduta del regime e la nuova fase politica della Siria alla festa dell’Immacolata Concezione”.

“Che la nuova Siria possa rinascere all’ombra del manto misericordioso di Maria”.

foto Afp-Sir

Gioia e preoccupazione
La notizia della caduta del regime è rimbalzata da Damasco ad Aleppo dove, racconta al Sir il parroco latino della città, padre Bahjat Karakach, “stamattina ci siamo svegliati avvolti da un clima di festa, dai caroselli di auto e da canti di gioia. Le forze di opposizione siriane – spiega il francescano della Custodia di Terra Santa – sono entrate e hanno aperto le carceri e liberato i prigionieri politici detenuti. Si respira ovunque un clima di speranza”. Gioia mista a preoccupazione per le sorti dei cristiani “da sempre protetti, insieme alle altre minoranze, dal regime di Assad. La comunità cristiana, come molti siriani, in tutti questi anni di guerra e di regime sanguinario, è diminuita drasticamente. Molti sono emigrati all’estero. Adesso con questa nuova fase politica in tanti sperano di poter fare rientro nelle proprie case e terre e contribuire in modo fattivo al futuro della Siria”. La speranza di padre Karakach è che “le forze di opposizione e il futuro nascente Governo, diano conferme concrete a tutte le rassicurazioni che ci hanno dato circa il rispetto dei cristiani e delle altre minoranze nel Paese. I prossimi giorni saranno importanti per capire la veridicità delle loro affermazioni”.

“Noi cristiani non vogliamo essere trattati come minoranza ma come cittadini siriani con eguali diritti e doveri”. “Nella caduta del regime degli Assad i cristiani vedono la fine della guerra e questo è un motivo di soddisfazione. I cristiani della Siria, così come tutta la popolazione siriana – rimarca il parroco di Aleppo – sono sfiniti dopo 11 anni di guerra che ha bloccato ogni forma di sviluppo, di economia e di futuro. Si sopravvive con difficoltà. Questi gruppi di opposizione armata negli ultimi due, tre anni, hanno mostrato tolleranza verso i cristiani cominciando a restituire loro i beni confiscati. C’è stata una svolta nel loro modo di approcciarsi ai cristiani. Entrando ad Aleppo – ribadisce padre Karakach – hanno lanciato messaggi di tolleranza e di dialogo verso le minoranze. Tutto questo ci rassicura un po’. Anche il fatto che il capo di questi gruppi, al-Jolani, non abbia voluto guidare il Paese ma lasciare che la transizione politica avvenisse senza scosse ulteriori ci fa capire che potrebbe esserci una reale volontà di non cambiare il Paese con una mentalità estremista”.

“Speriamo – conclude – che la caduta di Damasco sblocchi la situazione politica in Siria e che la comunità internazionale faccia la sua parte per stabilizzare il Paese e per far adottare una nuova Costituzione rispettosa dei diritti di tutti. Questa è la nostra speranza”.

foto Afp-Sir

Dalle parole ai fatti

“Damasco è nelle mani delle milizie di opposizione guidate da Hts che nei giorni scorsi avevano occupato Aleppo, Daraa e altre città siriane. Attualmente le stazioni di polizia, le caserme e gli uffici delle Forze dell’ordine, Ministeri e palazzi delle Istituzioni sono in mano loro. Registriamo l’apertura al dialogo del capo delle forze di opposizione a guida Hts, al-Jolani, intenzione che sarebbe confermata dalla notizia che un ex ministro di Assad, riparato in Turchia, potrebbe prendere in mano il governo di transizione”. Dalla capitale siriana, poche ore dopo la sua caduta e la fuga del presidente Assad, a parlare al Sir è padre Firas Lufti, parroco e guardiano del convento della conversione di san Paolo. Anche il francescano, come i suoi confratelli di Aleppo, confida nelle aperture di al-Jolani: “Ci auguriamo che alle sue parole seguano i fatti. Ma per verificare questo servirà un po’ di tempo. Conosciamo bene il background di Hts, è quello dell’estremismo islamico di Al Qaeda e delle affiliazioni all’Isis. Vero è che hanno dimostrato un cambiamento nel Governatorato di Idlib, verso i nostri frati e i cristiani dei villaggi dell’Oronte, come ad Aleppo e in altre località”.

“Ecco – dice speranzoso – vorremmo che questo diventi un comportamento condiviso dai tutti i gruppi che sono alleati con lui nella guerra contro il precedente regime”. Il clima qui nella capitale adesso è piuttosto tranquillo, dopo una notte piuttosto movimentata con spari e scontri”. Padre Lufti non manca di registrare le preoccupazioni dei cristiani di Damasco ascoltate, spiega, “durante una riunione con capi musulmani e cristiani in cui sono risuonate domande sul futuro e su cosa fare in questo momento. C’erano tanti giovani cristiani che hanno manifestato la loro paura ad uscire di casa per non trovarsi di fronte a gruppi di armati che stanno saccheggiando negozi e che hanno già messo a fuoco una centrale di polizia. Questi giovani sono preoccupati perché non sanno come evitare, specialmente la notte, saccheggi e vandalismi verso le loro proprietà e i loro quartieri. Aspettiamo anche a Damasco l’arrivo dei capi militari dell’opposizione armata gli unici in grado di controllare queste schegge impazzite e riportarle all’ordine. In molti casi si tratta di ragazzi di meno di 18 anni, armati e che fanno paura. Ci vorrà ancora qualche giorno prima di vedere organizzato un servizio di ordine pubblico nelle strade”.

Prudenza

“La Festa dell’Immacolata e le imminenti liturgie natalizie ci spingono ad agire con prudenza. Con i confratelli – rivela padre Lufti – abbiamo deciso di sospendere per questi giorni il suono delle campane. Vogliamo prima sapere se questi miliziani ci permettono di farlo. Non vogliamo esporre la nostra gente al pericolo. Desideriamo – conclude – che in queste prime ore caotiche i nostri fedeli restino a casa, in attesa di tempi più tranquilli e dell’arrivo dei loro capi”.

Diocesi

L’Unitalsi celebra la Madonna di Loreto

09 Dic 2024

di Angelo Diofano

Martedì 10, l’Unitalsi festeggia la sua patrona, la Madonna di Loreto. Alle ore 18.30 nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria l’assistente diocesano mons. Giovanni Chiloiro celebrerà la santa messa per gli iscritti e gli ammalati della sottosezione jonica; sarà presente una delegazione dell’Aeronautica Militare, di cui la Madonna di Loreto è celeste patrona.
Al termine, meteo permettendo, si svolgerà la processione aux flambleaux con l’immagine mariana attorno a piazza Pio XII.

Il primo dicembre, alla presenza dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero, l’associazione ha tenuto l’annuale festa dell’adesione con la presentazione di venti nuovi iscritti, che si aggiungono ai circa duecentocinquanta fra volontari e ammalati, impegnati in numerose iniziative che si svolgono tutto l’anno, in particolare la partecipazione ai pellegrinaggi a Lourdes e ai principali santuari mariani italiani.

Ai primi del nuovo anno (riferisce il presidente Gianfranco De Giorgio) la sottosezione tarantina dell’Unitalsi inaugurerà la nuova sede in viale Magna Grecia, limitatamente al pianterreno; affinché anche la restante parte della palazzina possa essere resa fruibile, si è in attesa di ulteriori fondi per il completamento dei lavori.

Qualità della vita

Dal 58° Rapporto del Censis un’Italia più povera, paurosa e incapace di reagire

09 Dic 2024

di Silvano Trevisani

Ma che Italia viene fuori dall’annuale Rapporto Censis appena pubblicato e presentato dall’istituto? Un’Italia impaurita, pessimista, quasi totalmente diffidente nei confronti della politica, in cui la paura del futuro si identifica non di rado con la paura dei diversi, degli stranieri, in parte anche di neri. Ma che è anche capace di una forte autocritica, persino eccessiva perché immobile: incolpa se stessa e l’Occidente (Stati Uniti prima di tutti) per la guerre e le crisi mondiali, e non è disposta a risolvere le difficoltà ricorrendo alle armi o aumentando le spese militari. Insomma: un Paese che guarda le difficoltà, in parte le comprende, ma non sa reagire, sospetta di chi la governa. Ma si lascia impaurire, anche da chi governa, riguardo al proprio futuro e si rintana in se stessa, come dimostra il crescente astensionismo elettorale. Non ha molta fiducia nel futuro e soprattutto nella possibilità di accrescere il proprio stato sociale.

Impoveriti

“Ci flettiamo come legni storti e ci rialziamo dopo ogni inciampo, senza ammutinamenti. Ma la spinta propulsiva verso l’accrescimento del benessere si è smorzata”, si legge nel rapporto 2024 in cui si dice che negli ultimi vent’anni (2003-2023) ci si e impoveriti perché il reddito disponibile lordo pro-capite si è ridotto in termini reali del 7,0%. E nell’ultimo decennio (tra il secondo trimestre del 2014 e il secondo trimestre del 2024) anche la ricchezza netta pro-capite è diminuita del 5,5%. L’occupazione sembra aver raggiunto il picco massimo, ma il pil non cresce, segno che gli occupati aumentano ma guadagnano sempre meno, soprattutto se si considera che la gran parte della ricchezza reale si sposta verso una piccola minoranza di ricchi sempre più ricchi e di un ceto economico di fatto esentato dalla tassazione.

Medianità

Insomma, l’Italia sembra galleggiare nella mediocrità: non registriamo picchi nei cicli positivi, non sprofondiamo nelle fasi critiche e recessive. Nel medio periodo, i principali indicatori economici, ovvero il Pil, i consumi delle famiglie, gli investimenti, le esportazioni, l’occupazione, tendono a ruotare intorno a una linea di galleggiamento, senza grandi scosse, né in alto, né in basso.
L’84,4% degli italiani è convinto che ormai i politici pensino solo a sé stessi e il 68,5% ritiene che le democrazie liberali occidentali non funzionino più; l’opinione che l’Unione europea sia una sorta di guscio vuoto, inutile o dannoso. Se il 71,4% degli italiani è convinto che, in assenza di riforme radicali e di cambiamenti sostanziali, sia destinata a sfasciarsi definitivamente.
Il 66,3% degli italiani attribuisce all’Occidente ‒ Usa in testa ‒ la responsabilità delle guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente. Nnon a caso, solo il 31,6% si dice d’accordo con il richiamo della Nato sull’aumento delle spese militari fino al 2% del Pil;  e il 51,1% è persuaso che l’Occidente sia destinato a soccombere economicamente e politicamente dinanzi all’ascesa di Paesi come la Cina e l’India.

Indifferenza

Insomma: restiamo “ciechi dinanzi ai presagi: crisi demografica, nel 2050 avremo quasi 8 milioni di persone in età lavorativa in meno. Intrappolati nel mercato dell’emotività: per l’80% degli italiani il Paese è in declino, per il 69% più danni che benefici dalla globalizzazione, e adesso il 60% ha paura che scoppierà una guerra mondiale e secondo il 50% non saremo in grado di difenderci militarmente”.
Un declino morale sembra causa e conseguenza del declino reale. Di fronte a questa situazione occorrerebbe un’iniezione di fiducia che non può che ripartire dai valori umani e sociali. Cioè: dalla ripresa della politica, dalla rinascita della scuola, dalla fiducia nel futuro degli italiani in fatto di benessere globale. L’individuo cresce solo se cresce tutti è Paese: proprio il contrario di quello che ci fanno credere coloro che vorrebbero dividere l’Italia e accrescere le distanze tra le classi sociali.

Tracce

La rabbia e i suoi tanti perché

(Messaggio di cordoglio con “faccine sorridenti”)
09 Dic 2024

di Emanuele Carrieri

Fra le persone che coltivano un interesse per il cinema, per il suo charme, per la critica cinematografica, il ricordo è limpido e vivo. Il film è “L’uomo della pioggia” (titolo originale è The Rainmaker, non Rain Man!), scritto e diretto da Francis Ford Coppola, con un ottimo Matt Damon come interprete. Il personaggio principale è Rudy Baylor, un giovane avvocato, che sfida nell’aula di giustizia la società di assicurazione Great Benefit per far riscuotere a una madre con un figlio leucemico l’indennizzo dovuto. Il processo si conclude con la condanna nei confronti della Great Benefit, ma la multa è così pesante – ben cinquanta milioni di dollari, cinque volte la richiesta iniziale – e gli amministratori sono così corrotti, che questi ultimi preferiscono trafugare il denaro della impresa, nascondendolo all’estero, e mandare in fallimento la società, pur di non pagare il dovuto. È un finale del tutto diverso da ciò che è accaduto solo alcuni giorni fa: Brian Thompson, amministratore delegato della assicurazione sanitaria privata americana United Healthcare è stato assassinato, nel pieno centro di Manhattan, a New York. Ciò che ha colpito la gran parte dell’opinione pubblica è stata, oltre la spietatezza dell’omicidio, la grande freddezza e il notevole autocontrollo dell’assassino che lascia ipotizzare sia un killer professionista. C’è, però, un retroscena poco conosciuto: è il gran numero di “faccine sorridenti” postate sotto il messaggio di cordoglio, divulgato sulle pagine social dell’azienda. Non è stato affatto facile fare qualche ricerca e ancora più difficoltoso è stato comprenderne i motivi. È stata necessaria un po’ di pazienza per trovare, fra i commenti delle varie pagine social, decine e decine di testimonianze di persone furenti contro questa assicurazione sanitaria privata che aveva negato loro o ai loro cari terapie vitali, causandone, talvolta, il decesso. E si scoprono anche dei video di manifestazioni di protesta sotto la sede della società americana, sempre animate dagli stessi motivi. Che cosa è la United Health-care? È l’ottava azienda al mondo per fatturato e lo scorso anno ha generato 389 miliardi di dollari, poco meno di Apple e molto più di Exxon, Microsoft, Samsung e JPMorgan. Ciò che colpisce è tuttavia il tasso di rifiuto delle richieste di rimborso più alto fra le compagnie assicurative: quasi un terzo. Non basta: è stata citata in giudizio per l’uso di un programma di intelligenza artificiale al fine di negare sic et simpliciter le richieste di rimborso. Secondo l’accusa, questo sistema aveva un tasso di errore del novanta per cento, sottovalutando le valutazioni dei medici che ritenevano le spese necessarie dal punto di vista medico. Tutto ciò ha portato direttamente alla morte di parecchi anziani e fragili, nonostante dei guadagni maggiori di quelli di General Motors e Ford, messi insieme. In dieci anni, il valore delle azioni di United Healthcare è aumentato dell’ottocento per cento e, contemporaneamente, le spese mediche sostenute dai pazienti sono cresciute di quasi il settanta per cento e i premi delle assicurazioni sanitarie sono aumentati del duecento per cento. Tutto questo forse potrebbe spiegare l’animosità crescente verso l’ottava azienda più grande al mondo, che adotta pratiche tese a negare cure e danneggiare gli assicurati, mentre il valore delle sue azioni è salito in maniera esagerata. Ecco perché molti utenti dei social hanno festeggiato l’omicidio e hanno condiviso il loro disprezzo per Thompson, per la United Healthcare e per il sistema assicurativo sanitario degli Stati Uniti. Tanto che qualcuno ha postato: “Piangiamo anche la morte di migliaia di americani che muoiono per nulla ogni anno affinché i dirigenti di compagnie assicurative possano diventare multimilionari”. Che cosa dire di fronte all’assassinio di un uomo, all’omicidio di una persona, all’uccisione di un padre di famiglia? Come commentare una tragedia, provocata, probabilmente, da altre tragedie causate da un sistema folle che, anche in tema di salute, sembra essere dominato dalla logica del profitto a tutti i costi, a qualsiasi costo? Che il sistema sanitario americano, forse, andrebbe completamente riformato, per garantire a tutti le cure mediche fondamentali, così come dovrebbe avvenire sempre e dappertutto, innanzitutto e soprattutto nei paesi che si credono dei paesi civili. Gli Stati Uniti, forse, non hanno una gran quantità di risorse finanziarie per avviare questo processo evolutivo. Ma ci vuole, anche, la volontà politica, che è tutt’altro, e non sembra, a giudicare dai recentissimi risultati elettorali, che, a breve, le cose cambieranno in tal senso. Anzi.

Sport

Sconfitto ma vivo: il cuore del CJ Basket Taranto

foto G. Leva
09 Dic 2024

di Paolo Arrivo

Una partita rocambolesca. Un percorso, quello del CJ Basket Taranto, che mostra segnali di crescita, sebbene abbia visto una sola volta l’appuntamento con la vittoria: l’ultimo atto, esemplificativo della prima parte del campionato, è stato l’incontro che ha contrapposto la formazione di coach Orlando alla Miwa Energia Cestistica Benevento. Il successo dei campani per 73-77 (21-18, 29-36, 42-57) è arrivato al termine di una sfida dall’andamento altalenante. Nel primo tempo, infatti, gli ionici sono stati avanti per buona parte, per poi essere sorpassati; nel secondo, gli ospiti hanno preso l’iniziativa e nell’ultimo quarto, dopo aver costruito un margine di ben 18 punti, lo hanno quasi dilapidato. Merito della reazione di un generoso Taranto trascinato da Matteo Giovara (mvp del match con 20 punti). Peccato che i fedelissimi del PalaMazzola non abbiano potuto festeggiare, neanche questa volta, alla vigilia dell’Immacolata.

Il match CJ Basket Taranto – Benevento

Buona partenza dei padroni di casa (6-2). Ma i “Boars” piazzano un break di sei punti e ribaltano il punteggio. Arriva il primo timeout di William Orlando. La fase è favorevole al CJ Basket Taranto, ma alcune ingenuità consentono agli ospiti di accorciare il gap (21-18). Taranto conduce per buona parte del parziale. Benevento, per la prima volta, mette il muso avanti (28-29). E aumentando l’intensità difensiva, non sbaglia più un colpo dalla linea della carità portandosi sul più sette al lungo intervallo (29-36).

Un finale palpitante

A muovere il tabellone nel secondo tempo ci pensa Giuseppe Ordine per la formazione beneventana con un canestro facile facile. Lo stesso sbaglia dalla lunetta, ma la sua squadra cresce, comincia a prendere il largo, e Matteo Caridà la porta in doppia cifra (31-42). La tripla del capitano Gianluca Salerno tiene accese le speranze. Due punti li firma Giovara, poi Benevento sale in cattedra: lesta a rubare palle, rapida in contropiede, vola sul più 15 (36-51). E fa ancora meglio nell’ultimo quarto di gara. Quando raggiunge il vantaggio massimo di più 18, il match sembra chiuso definitivamente. Tanto che il vulcanico coach Orlando siede in panchina sfiduciato. Giovara, però, non ne vuole sapere di alzare bandiera bianca, e il CJ Basket Taranto si porta a ridosso dell’avversario, con una straordinaria rimonta quasi completata (62-65). Benevento, però, non ci sta a capitolare. E all’ultimo giro di lancette rimette un po’ di distanza (68-73) gestendo nel finale.

Il campionato

Poco tempo per recuperare. Questa settimana, infatti, sarà particolarmente impegnativa per Taranto: mercoledì si va a Monopoli, per la terza giornata di ritorno del torneo di serie B interregionale – girone C. E sabato si farà ritorno al PalaMazzola per sfidare l’Avellino. Che ieri è stato sconfitto in casa del Molfetta. L’auspicio è che, da almeno una di queste due partite complicate, esca fuori una sorpresa da mettere sotto l’albero di Natale. La meritano gli appassionati di basket. E in primis, questi giovanissimi ragazzi.

 

Taranto-Benevento nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Pontificale dell'Immacolata

L’Immacolata dei tarantini, folta partecipazione al pontificale dell’arcivescovo

foto G. Leva
09 Dic 2024

di Angelo Diofano

È stata ben accolta dai tarantini, a giudicare dalla folta partecipazione registratasi in cattedrale, la novità del solenne pontificale dell’Immacolata anticipato alla vigilia della sua festa, sabato 7. Data la grande devozione del popolo di Dio che affolla le chiese il giorno di questa solennità,l’arcivescovo ha inteso in tal modo, senza alterare la vita della comunità, favorire la partecipazione alla celebrazione dei parroci, dei consigli pastorali delle comunità, dei consigli di amministrazione delle confraternite e delle rappresentanze delle associazioni e dei movimenti ecclesiali. E la risposta è stata secondo le aspettative, così come dei fedeli che hanno affollato con largo anticipo i banchi della basilica, attendendo l’ingresso della processione introitale. Numerosa, in particolare (e non poteva essere altrimenti) la rappresentanza della confraternita dell’Immacolata, l’unica a indossare l’abito di rito. Molte le autorità civili e militari fra i banchi, con l’assessore comunale alla pubblica istruzione, Federica Simili, con la fascia tricolore, in rappresentanza del sindaco Rinaldo Melucci, che ha disposto, come avviene ogni anno, la presenza del gonfalone municipale.
Toccante e pregna di significato l’omelia dell’arcivescovo, che ha invitato ognuno a calibrare il proprio cammino di vita e di fede sull’esempio di Maria.
Al termine della celebrazione, mons. Ciro Miniero ha consegnato a ogni parroco un cero da porre ai piedi delle effigi mariane nelle rispettive chiese, come segno di unità attorno alla sua celeste patrona.

L’invito dell’arcivescovo: il cammino del cristiano sull’esempio di Maria

Al termine della celebrazione in cattedrale abbiamo chiesto all’arcivescovo quale potrebbe essere l’invito che Maria Immacolata, in questo momento storico, al suo popolo.
“Maria è stata sempre presente nella vita della comunità, così come nell’esistenza di ognuno di noi. Lei è Madre di misericordia e Madre della gioia, ben attenta a condurci in questa strada non sempre facile nella vita quotidiana. Credo perciò – ha risposo – che continuerebbe a riproporre il suo ‘sì’, come dono di amore per sostenerci in tutte le difficoltà che incontriamo ogni giorno ma anche per gioire con noi nelle piccole e grandi cose della nostra vita. Altrettanto amorevolmente ci spronerebbe a camminare nel bene, a promuovere il bene e a guardare con attenzione tutti gli sforzi di bene da qualsiasi parte essi provengano”.

Relativamente ai rimproveri che ci muoverebbe…

“Sono convinto – ha risposto – che Maria non ci rimprovererebbe, ma invece ci inviterebbe con il suo esempio umile e silenzioso a far luce sulle nostre incoerenze. Quindi, guardando a Lei, dobbiamo sforzarci di eliminare quei comportamenti errati che ognuno di noi porta con sé: c’è chi si sforza di superarli e chi, ahimè!, pensa che facciano parte del gioco della vita. E invece non è così: tali incoerenze falsano la nostra umanità e non ci aiutano a vivere bene con gli altri e in società”.

Infine, il suo augurio per tutti

“Auguro veramente – ha concluso – che possiamo crescere bene nell’amore di figli. Maria ci è stata data come madre e allora cresciamo come figli, riconoscendoci sempre di più bisognosi di tutti i nostri fratelli e di tutte le nostre sorelle, guardando loro come tali e non con sospetto”.

La pioggia impedisce la processione

L’indomani, domenica 8, a causa delle inclementi condizioni meteorologiche, non ha potuto svolgersi la processione dell’Immacolata per le vie della città vecchia. Così il parroco mons. Emanuele Ferro, dopo la santa messa, ha invitato i numerosi fedeli presenti alla recita del santo rosario, intervallato dalle tradizionali pastorali eseguite dalla banda Santa Cecilia, diretta dal m. Giuseppe Gregucci, con il simulacro portato a spalla dai confratelli dell’Immacolata per le navate della chiesa.
In serata, davanti a un’assemblea particolarmente folta, la santa messa è stata celebrata dal vicario generale mons. Alessandro Greco. Al termine, tantissimi tarantini hanno accompagnato l’Immacolata in processione lungo via Duomo fino alla chiesa di San Michele, sua tradizionale sede, con l’auspicio che, dopo gli opportuni lavori, venga definitivamente riaperta al culto.

 

Associazionismo cattolico

‘A braccia aperte’: la popolarità in Azione Cattolica

Nel seminario arcivescovile, si è svolto il secondo incontro del percorso FormAzione

foto Ac diocesana
09 Dic 2024

di Angela Giungato

Secondo incontro al seminario arcivescovile, del percorso di FormAzione per i responsabili di Azione Cattolica con la relazione del delegato regionale di Aci della Puglia, Piergiorgio Mazzotta, dal titolo ‘A braccia aperte’. Il titolo riprende lo slogan dell’incontro di papa Francesco del 25 Aprile 2024 con circa 100.000 aderenti all’Azione Cattolica riuniti in piazza San Pietro in occasione della XVIII Assemblea nazionale ed ha avuto come parola chiave” la popolarità”.
I lavori, che hanno previsto dei laboratori di riflessione e di scambio di esperienze, sono stati introdotti da un articolato contributo di Mazzotta.

L’intervento del relatore, per definire che cosa è oggi la popolarità per l’Azione Cattolica, ha fatto continuamente riferimento all’Evangelium Gaudium di papa Francesco, alla Lumen Gentium, al progetto Formativo dell’Azione Cattolica, al documento della XVIII Assemblea nazionale.
Popolarità in Associazione è vivere nella vita di ogni giorno, cogliere il desiderio di formazione nascosto nel cuore di ogni uomo, accogliere le domande di vita delle persone per camminare insieme, accompagnare ciascuno in tutti i passaggi della vita.
Popolarità è la caratteristica di un’associazione fatta di persone e non di leader, aperta a tutti in ogni condizione di vita ed età, coraggiosa nell’essere missionaria, evangelizzando anche da una scrivania, ma dopo essere stati in mezzo al popolo.
La popolarità in Ac non è solo questione di numeri, di iniziative o di immagine, ma di mente e di cuore, perché nasce dal piacere spirituale di essere popolo e perché l’incontro con l’altro ci fa riconoscere Dio e diviene, quindi, luogo teologico.

Popolarità è, secondo le parole di papa Francesco, assumere la forma di un poliedro, in cui confluiscono “tutte le parzialità che in esso mantengono la loro originalità. Sia l’azione pastorale sia l’azione politica cercano di raccogliere in tale poliedro il meglio di ciascuno. Lì sono inseriti i poveri, con la loro cultura, i loro progetti e le loro proprie potenzialità. Persino le persone che possono essere criticate per i loro errori, hanno qualcosa da apportare che non deve andare perduto. È l’unione dei popoli, che, nell’ordine universale, conservano la loro peculiarità; è la totalità delle persone in una società che cerca un bene comune che veramente incorpora tutti.” (EG 236). La nostra associazione non è una zona protetta, ma ci deve essere accoglienza di tutte le persone con le proprie difficoltà.

Popolarità è per l’Azione Cattolica costruire l’unità nella diversità di età, di condizione sociale e culturale, scoprendo la dimensione profetica dell’essere popolo, ad intra mettendosi in ascolto della Parola di Dio, ad extra col servizio e la testimonianza, con l’obiettivo di far riemergere la speranza prima di tutto nel nostro cuore e poi nel cuore degli altri, insomma di essere pellegrini di speranza.

Nei laboratori sono emerse le ricchezze e i limiti dei nostri gruppi parrocchiali riguardo alla capacità di essere inclusivi e non selettivi, di collaborare e di fare rete con le altre realtà ecclesiali e civili presenti nel proprio territorio, di mettersi a servizio delle povertà e delle marginalità evidenziando un notevole sforzo che si fa perché nessuno sia escluso.

 

foto Ac diocesana

Angelus

La domenica del Papa – Un sì che cambia il mondo

foto Vatican media-Sir
09 Dic 2024

di Fabio Zavattaro

L’Immacolata “non è un mito, una dottrina astratta o un ideale impossibile: è la proposta di un progetto bello e concreto, il modello pienamente realizzato della nostra umanità”. Papa Francesco celebra in San Pietro con i 21 neo cardinali, omelia nella quale chiede di accogliere quella proposta – “progetto di salvezza” – quel “sì” pronunciato da Maria, così da permettere di essere capaci di cambiare in meglio il nostro mondo. Ma “attorno a noi”, afferma, c’è la pretesa di voler essere come Dio e questo continua a “ferire l’umanità”; non genera “né amore, né felicità” questa presunzione di autosufficienza. Ancora “chi esalta come conquista il rifiuto di ogni legame stabile e duraturo, infatti, non dona libertà. Chi toglie il rispetto al padre e alla madre, chi non vuole i figli, chi considera gli altri come un oggetto o come un fastidio, chi ritiene la condivisione una perdita e la solidarietà un impoverimento, non diffonde gioia né futuro”. Quel “sì” detto da Maria – Francesco la descrive come figlia, sposa e madre – significa essere capaci di far posto al Signore nei nostri progetti “e ad accogliere con tenerezza materna tutti i fratelli e le sorelle che incontriamo sul nostro cammino”.

A cosa servono i soldi in banca, gli appartamenti, i finti contatti, si chiede il vescovo di Roma, se poi “i cuori restano freddi, vuoti, chiusi? A cosa servono gli alti livelli di crescita finanziaria dei Paesi privilegiati, se poi mezzo mondo muore di fame e di guerra, e gli altri restano a guardare indifferenti? A cosa serve viaggiare per tutto il pianeta, se poi ogni incontro si riduce all’emozione di un momento, a una fotografia che nessuno ricorderà più nel giro di qualche giorno o qualche mese?”

Festa dell’Immacolata, in questo tempo di Avvento, tempo di meditazione, di attesa, di impegno a andare in profondità, chiamati a cogliere i segni dei tempi e alimentare la speranza di un futuro migliore, nella giustizia e nella pace. E non potevano mancare nelle parole del Papa all’angelus, i riferimenti alle tante situazioni di conflitto a cominciare dal Nicaragua il cui popolo rivolge a Maria “un grido di fede e di speranza. Che la Madre celeste sia per loro di consolazione nelle difficoltà e nelle incertezze”. E chiede Francesco un “dialogo rispettoso e costruttivo” nel paese per “promuovere la pace, la fraternità e l’armonia”.

Pace in Ucraina, in Medio Oriente, in Palestina, Israele, libano e “adesso la Siria”, chiede il Papa auspicando che a Natale ci sia “un cessate il fuoco su tutti i fronti di guerra”. Chiede infine agli Stati Uniti di “cambiare” la condanna alla pena capitale a una quindicina di detenuti: “chiediamo al Signore la grazia di salvarli dalla morte”.

Nel pomeriggio, com’è tradizione, il Papa è a piazza di Spagna – sarà anche a Santa Maria Maggiore e a Palazzo Cipolla per visitare la Crocifissione bianca di Chagall – per l’atto di venerazione all’Immacolata. È bella l’immagine che propone all’Angelus quando riflette sul dialogo dell’angelo “con una giovane di Nazareth, chiedendone la collaborazione per il suo progetto di salvezza”: se nella Cappella Sistina la creazione di Adamo, il dito di Dio che sfiora l’uomo, così in quel dialogo “l’umano e il divino si incontrano con una delicatezza meravigliosa, nell’istante benedetto in cui la Vergine Maria pronuncia il suo sì”.

C’è un’altra immagine che mi piace sottolineare, e che troviamo sempre nella Cappella Sistina, sulla parete del Giudizio Universale. Qui Maria è alla destra del figlio; alla sinistra di Gesù c’è Pietro che consegna le chiavi del Paradiso perché è tutto finito, e chi non è vissuto nel peccato è già in cielo, mentre i dannati sono nella barca di Caronte. Bene, Maria guarda proprio in basso, quasi volesse chiedere al figlio di salvare anche quel popolo destinato al supplizio eterno lì dove “sarà pianto e stridore di denti”, come leggiamo in Matteo.

Maria è una donna “di un piccolo paese periferico e viene chiamata per sempre al centro della storia”, ricorda Francesco all’Angelus, ma dal suo sì “dipendono le sorti dell’umanità, che può tornare a sorridere e a sperare, perché il suo destino è stato posto in buone mani”.

Francesco

Concistoro: la Chiesa ha ventuno nuovi cardinali

Papa Francesco: “No alla tentazione di dividerci”

foto Vatican media-Sir
09 Dic 2024

“Tornare al cuore per rimettersi sulla stessa strada di Gesù, di questo abbiamo bisogno”. Nell’omelia del suo decimo Concistoro presieduto in piazza San Pietro per la creazione di 21 nuovi cardinali, papa Francesco ha esordito citando il “guazzabuglio del cuore umano” di manzoniana memoria e ha fatto della sua ultima enciclica, “Dilexit nos”, il filo rosso del mandato affidato alle nuove porpore. Con il Concistoro di oggi il Collegio dei cardinali è formato da 253 cardinali, di cui 140 elettori e 113 non elettori. Per quanto riguarda la provenienza geografica, 115 cardinali provengono dall’Europa, 37 dall’Africa, 32 dall’America meridionale, 29 dall’Africa, 28 dall’America del Nord, 8 dall’America centrale, 4 dall’Oceania.
“Badate bene a fare la strada di Gesù”, la prima raccomandazione di Francesco: “Cosa significa questo? Fare la strada di Gesù significa anzitutto ritornare a lui e rimettere lui al centro di tutto”. Secondo il Papa, “può succedere anche a noi”, come ai discepoli, “che il nostro cuore perda la strada, lasciandosi abbagliare dal fascino del prestigio, dalla seduzione del potere, da un entusiasmo troppo umano per il nostro Signore”. Ecco perché “è importante guardarci dentro, metterci con umiltà davanti a Dio e con onestà davanti a noi stessi, e chiederci: dove sta andando il mio cuore? In quale direzione si muove? Forse sto sbagliando strada?”. Poi la citazione di Sant’Agostino: “Perché vi mettete su strade deserte? Rientrate dal vostro vagabondaggio che vi ha portato fuori strada; ritornate! Dove? Al Signore. Ma è ancora presto: prima ritorna al tuo cuore. Torna, torna al cuore, perché lì si trova l’immagine di Dio; nell’interiorità dell’uomo abita Cristo, nella tua interiorità tu vieni rinnovato secondo l’immagine di Dio”.

“Nella vita spirituale come in quella pastorale, rischiamo a volte di concentrarci sui contorni, dimenticando l’essenziale”, il grido d’allarme del Papa: ”Troppo spesso le cose secondarie prendono il posto di ciò che è necessario, le esteriorità prevalgono su quello che conta davvero, ci tuffiamo in attività che riteniamo urgenti, senza arrivare al cuore”, il monito di Francesco: “E, invece, abbiamo sempre bisogno di ritornare al centro, di recuperare il fondamento, di spogliarci di ciò che è superfluo per rivestirci di Cristo. Anche la parola ‘cardine’ ci richiama a questo, indicando il perno su cui viene inserito il battente di una porta: è un punto fermo di appoggio, di sostegno. Ecco, cari fratelli: Gesù è il punto d’appoggio fondamentale, il centro di gravità del nostro servizio, il punto cardinale che orienta tutta la nostra vita”.
“Fare la strada di Gesù significa anche coltivare la passione dell’incontro”, ha spiegato il Papa, ricordando che “Gesù non fa mai la strada da solo; il suo legame con il Padre non lo isola dalle vicende e dal dolore del mondo”. “Al contrario, proprio per curare le ferite dell’uomo e alleggerire i pesi del suo cuore, per rimuovere i macigni del peccato e spezzare le catene della schiavitù, proprio per questo egli è venuto”, ha osservato Francesco: “E, così, lungo la strada, il Signore incontra i volti delle persone segnate dalla sofferenza, si fa vicino a coloro che hanno perduto la speranza, solleva quanti sono caduti, guarisce chi è nella malattia. Le strade di Gesù sono popolate di volti e di storie e, mentre passa, egli asciuga le lacrime di coloro che piangono, risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”.

“L’avventura della strada, la gioia dell’incontro con gli altri, la cura verso i più fragili: questo deve animare il vostro servizio di cardinali”, l’indicazione di rotta del Papa, che ha citato “un grande del clero italiano”, don Primo Mazzolari: “Lungo la strada è incominciata la Chiesa; lungo le strade del mondo la Chiesa continua. Non occorre per entrarvi né battere alla porta, né fare anticamera. Camminate e la troverete; camminate e vi sarà accanto; camminate e sarete nella Chiesa”. Fare la strada di Gesù significa, infine, “essere costruttori di comunione e di unità”.
“Mentre nel gruppo dei discepoli il tarlo della competizione distrugge l’unità, la strada che Gesù percorre lo porta sul Calvario”, ha sottolineato Francesco: “E sulla croce egli compie la missione che gli è stata affidata: che nessuno vada perduto, che venga finalmente abbattuto il muro dell’inimicizia e tutti possiamo scoprirci figli dello stesso Padre e fratelli tra di noi”. “Per questo, posando il suo sguardo su di voi, che provenite da storie e culture diverse e rappresentate la cattolicità della Chiesa, il Signore vi chiama a essere testimoni di fraternità, artigiani di comunione e costruttori di unità”, il mandato del Papa alle nuove porpore. No, allora, alla “tentazione di dividerci”, dalla quale aveva già messo in guardia San Paolo VI, secondo il quale invece “è nell’ardore posto nella ricerca dell’unità che si riconoscono i veri discepoli del Cristo”. E aggiungeva: “Desideriamo che tutti si sentano a proprio agio nella famiglia ecclesiale, senza preclusioni o isolamenti nocivi all’unità nella carità, e che non si cerchi il prevalere di alcuni a detrimento di altri. Dobbiamo lavorare, pregare, soffrire, lottare per dare testimonianza a Cristo Risorto”. “Animati da questo spirito, voi farete la differenza”, ha assicurato il Papa, “in una società ossessionata dall’apparenza e dalla ricerca dei primi posti”. “Stare stanco rovina il cuore, l’acqua stanca è la prima a corrompersi”.