Giubileo2025

Don Impellizzeri: “Avviare percorsi di perdono tra vittime e carnefici”

foto Sir
09 Gen 2025

Il missionario della misericordia è “un confessore scalzo” capace di instaurare con il penitente un itinerario di conversione e di rinascita che parte dalla coscienza di essere “peccatori perdonati”, come ripete spesso papa Francesco. A tracciare l’identikit dei 1.142 missionari della misericordia, nuova figura pastorale inaugurata da Francesco con il Giubileo della misericordia del 2016 e confermata per il Giubileo ormai imminente, è don Vito Impellizzeri, da quest’anno nuovo preside della Facoltà teologica di Sicilia ‘San Giovanni Evangelista’ di Palermo.

I missionari della misericordia sono stati ‘ambasciatori’ del Papa durante il Giubileo straordinario del 2016 e sono stati confermati anche nella Bolla di indizione dell’Anno santo. Che significato ha il loro compito pastorale?
Sono stato missionario della misericordia dalla prima ora, a cominciare dal Giubileo straordinario della misericordia indetto da papa Francesco nel 2016, ed è stata davvero un’esperienza molto forte. Siamo stati figure nuove, che dovevano rilanciare l’abitudine alla confessione. Il compito più forte del missionario della misericordia è per me quello di coniugare il senso della misericordia con la coscienza del peccato, che ha a che fare con la sfera della libertà e delle scienze umane. In primo luogo, per riavvicinare al sacramento della Penitenza bisogna essere capace di leggere i contesti: in un contesto complicato e spesso ferito, come quello di Palermo, occorre tener conto di alcune cose genetiche, come la mentalità di potere. Il problema è allora come coniugare insieme il senso della misericordia in senso pieno, che viene dalla misericordia paterna di Dio, con il senso della responsabilità personale di fronte al peccato.
Nasce da qui il discernimento e la formazione alla libertà responsabile: la cosa più bella è incontrare nel confessionale persone la cui sacralità è legata alla propria coscienza, che non va mai calpestata.

Come definirebbe, quindi, la figura del confessore?
A me piace parlare di un confessore a piedi scalzi, che aiuti il penitente a considerare santa la terra della propria coscienza, cercando di mettere insieme la misericordia divina e la consapevolezza del proprio peccato. Il risultato è una coscienza grata per la misericordia ricevuta e nello stesso tempo consapevole di dover esercitare la propria libertà come responsabilità. Il primo imperativo, per il confessore, è quello di avere i piedi saldi, di non fare domande un po’ pruriginose, domande cioè rivolte più a sapere che ad aiutare.
Un confessore scalzo sta accanto al penitente per instaurare insieme a lui la pedagogia del dialogo, fatta anzitutto di un ascolto attentissimo volto a stimolare l’altro affinché instauri un rapporto con la penitenza non come condono misericordioso, ma come opportunità per intravedere vie concrete di rinascita.
Indicare orientamenti di rinascita è, a mio avviso, uno dei compiti da svolgere a fianco del penitente, attraverso un itinerario che si rinnova di confessione in confessione. Non da ultimo, il confessore deve avere un rapporto di frequentazione personale e assidua del sacramento: io mi confesso spesso, e chi non lo fa non è un buon confessore.

Come ci insegna papa Francesco, riconoscersi bisognosi di misericordia è il primo passo del cammino cristiano. In base alla sua esperienza, c’è la consapevolezza di essere “peccatori perdonati”, in quello che Bergoglio chiama il “santo popolo fedele di Dio”?
Paradossalmente, ho sperimentato che la coscienza piena di essere peccatori perdonati si riscontra più frequentemente in coloro che hanno fatto un’esperienza di radicale conversione, di totale cambiamento di rotta, piuttosto che tra chi frequenta abitualmente il confessionale e che si trova spesso a chiedersi quali peccati debba confessare. Un’esperienza forte di conversione è infatti il primo passo per acquisire piena coscienza dei propri peccati e mettersi sulla via del reale cambiamento di vita. Casi come questi disarmano perfino il confessore: dopo confessioni del genere, mi è capitato di sentire a mia volta in modo molto forte il desiderio di accedere al sacramento della penitenza.

La misericordia, come sappiamo dalla storia dei giubilei, ha anche un valore sociale: come ridare dignità, in questo anno giubilare, ai nostri fratelli e sorelle che vivono sotto le bombe o sono costretti a fuggire dai loro Paesi a causa della guerra, della fame e della miseria?
Anzitutto cercando di avviare percorsi di perdono tra vittime e carnefici, come stiamo cercando di fare qui a Palermo favorendo incontri tra le persone che siano occasioni favorevoli per esperienze di giustizia riparativa basati su processi di riconoscimento dell’altro. Solo in questo modo, infatti, si arriva a comprendere che la giustizia non passa per le armi, di qualunque tipo esse siano, o dalla logica di un perdono strettamente legalistico, bensì dalla reciprocità.

Nella sua ultima enciclica, “Dilexit nos”, il Papa ha esortato a riscoprire la centralità del cuore, in un mondo che sembra averlo perso. C’è un auspicio per il Giubileo imminente che porta nel suo cuore?
Non è il Giubileo che fa la Chiesa, ma la Chiesa che fa il Giubileo. A Roma convergeranno decine di milioni di turisti: mi piacerebbe che almeno un decimo di loro possa fare l’esperienza del pellegrinaggio, che scoprissero il senso della fede come cammino, all’insegna del legame tra il Giubileo e la sinodalità.

Crimini contro l'umanità

Unicef: almeno 74 bambini uccisi a Gaza nella prima settimana del 2025

I numeri sono scioccanti: dal 26 dicembre, 8 neonati morti solo per ipotermia

09 Gen 2025

di Patrizia Caiffa

Almeno 74 bambini sarebbero stati uccisi a causa della violenza incessante nella Striscia di Gaza solo nei primi sette giorni del 2025. I bambini sarebbero stati uccisi in diversi episodi di massa, tra cui attacchi notturni a Gaza City, Khan Younis e Al Mawasi, una ‘zona sicura’ designata unilateralmente nel sud. L’attacco più recente, martedì 7, ha visto 5 bambini uccisi ad Al Mawasi, è la denuncia dell’Unicef.
La continuativa mancanza di rifugi di base – combinata alle temperature invernali rappresenta una grave minaccia per i bambini. Con più di 1 milione di bambini che vivono in tende di fortuna e molte famiglie sfollate negli ultimi 15 mesi, i bambini affrontano rischi estremi. Secondo le notizie, dal 26 dicembre, 8 neonati sarebbero morti per ipotermia, una grave minaccia per i bambini piccoli che non sono in grado di regolare la loro temperatura corporea. La situazione umanitaria a Gaza è andata fuori controllo. Il numero di camion con aiuti che entrano a Gaza rimane drammaticamente insufficiente per rispondere ai bisogni più elementari delle famiglie. L’ordine civile è in gran parte crollato a Gaza, con il saccheggio dei beni umanitari.

I pochi ospedali ancora operativi sono sovraccarichi. La distruzione delle infrastrutture civili ha lasciato le famiglie in difficoltà nell’accesso ad aiuti essenziali, che comprendono cibo, acqua sicura, servizi igienici e l’accesso all’assistenza sanitaria. L’ospedale di Kamal Adwan, che era l’unica struttura medica operativa e l’unico ospedale con un’unità pediatrica nel nord di Gaza, non è più in funzione a causa di un raid avvenuto alla fine del mese scorso. Questo ha ulteriormente aggravato le condizioni già disastrose dell’assistenza medica nella regione. “Per i bambini di Gaza, il nuovo anno ha portato più morte e sofferenza a causa di attacchi, deprivazione e la crescente esposizione al freddo – ha dichiarato Catherine Russell, direttore generale dell’Unicef -. Un cessate il fuoco è atteso da troppo tempo. Troppi bambini sono stati uccisi o hanno perso i propri cari nel tragico inizio del nuovo anno”.
L’Unicef chiede alle parti in conflitto di “rispettare i propri obblighi secondo il diritto umanitario internazionale, che comprendono la cessazione degli attacchi su civili, operatori umanitari e infrastrutture civili; rispondere ai bisogni essenziali dei civili e facilitare un accesso umanitario rapido sicuro e senza ostacoli”.

Corso di formazione

Ufficio di pastorale familiare: continuano gli incontri formativi

foto di Aldo Salamino
09 Gen 2025

di Angelo Diofano

Continuano le iniziative dell’ufficio di pastorale familiare della nostra diocesi, diretto da don Mimmo Sergio, che propone un percorso formativo per quanti in parrocchia, nelle associazioni e nei movimenti svolgono un particolare servizio a favore della famiglia. Gli incontri hanno luogo nell’auditorium-oratorio circolo Anspi della parrocchia Santa Famiglia a Taranto, con inizio alle ore 19.30.
Il prossimo appuntamento è per venerdì 10 gennaio, in collaborazione con l’Azione Cattolica diocesana, e avrà come relatori il prof. Fabio Mancini, docente, e Angela Miola e Carmelo Dellisanti, del settore adulti di Ac, che parleranno di ‘Genitorialità ed educazione alla fede’.
Le iniziative dell’ufficio di pastorale familiare si concluderanno il 7 maggio nella basilica cattedrale di San Cataldo con una giornata giubilare presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero che incontrerà gli sposi e i fidanzati.

Diocesi

Pierangelo Capuzzimati: si conclude la fase diocesana del processo per la beatificazione

09 Gen 2025

di Angelo Diofano

“Con grande gioia annunciamo che il 24 gennaio, durante la solenne concelebrazione alle ore 18 presieduta dal nostro arcivescovo Ciro Miniero, ci sarà la chiusura della fase diocesana del processo per la beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio, Pierangelo Capuzzimati. Un dono per tutta la comunità di Faggiano e per la nostra Chiesa diocesana di Taranto”. Così, sulla propria pagina facebook, la parrocchia di Maria SS.ma Assunta di Faggiano annuncia l’avvenimento agli abitanti del paese natale del giovane Pierangelo, morto di leucemia il 30 aprile del 2008 (due mesi prima di compiere 18 anni) che nella sua breve vita si è distinto per la sua profonda fede e la sua capacità di vivere la malattia con coraggio e serenità.
Ne parla il postulatore diocesano per la causa di beatificazione e canonizzazione, don Cristian Catacchio: “La chiusura del processo sta a significare che la Chiesa diocesana ha concluso l’indagine sulla vita, le virtù e i possibili miracoli attribuiti a questa persona. In pratica – chiarisce don Cristian – sono state raccolte tutte le testimonianze fra famiglia, amici, conoscenti e chiunque abbia avuto a che fare con Pierangelo e hanno fornito la propria testimonianza sulla sua vita, le sue azioni e la sua reputazione, verificando se egli gode di una solida fama di santità tra il popolo”.
Adesso la documentazione raccolta verrà inviata alla Congregazione delle cause dei santi per il riesame del processo da parte di teologi e storici che, se lo si riterranno opportuno, possono richiedere ulteriori indagini o testimonianze. In caso di riconoscimento delle sue virtù eroiche e dell’autenticità di un miracolo, il santo padre può autorizzarne la beatificazione.

“La storia di Pierangelo è particolarmente significativa per le giovani generazioni, che sono spesso alla ricerca di modelli positivi a cui ispirarsi. Nonostante la malattia – osserva il sacerdote –  egli ha mantenuto una profonda speranza, virtù che ha caratterizzato la sua vita e che risuona con lo spirito del Giubileo, invitando a guardare al futuro con fiducia”.

“Il fatto che la causa di beatificazione nella fase diocesana si concluda proprio in un anno giubilare – evidenzia don Cristian – può essere visto anche come un segno della provvidenza divina. La storia di Pierangelo e il Giubileo sono due esempi di come la speranza possa trasformare la sofferenza in un’opportunità di crescita. Il Giubileo è un momento in cui la Chiesa invita tutti a rinnovare la propria fede e a ripartire da Cristo. La figura di Pierangelo può essere un’ispirazione per questo cammino di rinnovamento”.

 

A Taranto

Farà tappa a Taranto, mercoledì 15, ‘Ecogiustizia subito’

09 Gen 2025

In nome del ‘popolo inquinato’: fa tappa a Taranto, mercoledì 15 gennaio, la campagna ‘Ecogiustizia subito’ organizzata insieme da Acli, Agesci, Arci, Azione Cattolica italiana, Legambiente e Libera.
La campagna mira ad ottenere impegni concreti e tempi certi per le bonifiche ed a far applicare il principio “chi inquina paga”.
“Vogliamo sia garantito – dicono gli organizzatori – il diritto alla salute, a un ambiente salubre e ad una transizione ecologica seria ed efficiente partendo da territori profondamente segnati dal degrado ambientale.
Lo vogliamo anche a Taranto, una città ferita dall’inquinamento prodotto dall’ex Ilva e dove si continuano a contare i morti, per chiedere impegni certi e concreti per la bonifica del nostro territorio e del nostro mare, indispensabile per il risanamento delle matrici contaminate e per uno sviluppo ecocompatibile della nostra comunità”.

La mattina, alle ore 11, in città vecchia, è previsto un ‘flash mob’ sotto la pensilina liberty in via Cariati sul Mar piccolo.

Nel pomeriggio dalle ore 17, nella sala parrocchiale della chiesa Gesù Divin Lavoratore, in via Orsini nel quartiere Tamburi, avrà luogo un’assemblea pubblica per confrontarsi sul futuro di Taranto e firmare un ‘patto di comunità per l’ecogiustizia’, con l’obiettivo di monitorare lo stato dell’arte della bonifica, sollecitare le istituzioni ad agire concretamente e con urgenza, promuovere idee e progetti per lo sviluppo sostenibile del territorio nell’ottica della transizione ecologica.

L'argomento

Liberata Cecilia Sala: è in volo verso l’Italia

foto Ansa-Sir
08 Gen 2025

È decollato pochi minuti fa da Teheran l’aereo che sta riportando a casa la giornalista Cecilia Sala: è quanto ha comunicato Palazzo Chigi in una nota. “Grazie a un intenso lavoro sui canali diplomatici e di intelligence, la nostra connazionale è stata rilasciata dalle autorità iraniane e sta rientrando in Italia. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile il ritorno di Cecilia, permettendole di riabbracciare i suoi familiari e colleghi. Il presidente ha informato personalmente i genitori della giornalista nel corso di una telefonata avvenuta pochi minuti fa”, si legge nel comunicato.

Udienza generale

La catechesi di Francesco sui bambini e sulla piaga del lavoro minorile

foto Vatican media-Sir
08 Gen 2025

“Non dimentichiamo di pregare per la pace”. Anche la prima catechesi del 2025 è terminata con un appello alla pace, lanciato da papa Francesco in aula Paolo VI durante i saluti ai fedeli di lingua italiana che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì. “Non dimentichiamo la martoriata Ucraina, non dimentichiamo Nazaret, non dimentichiamo Israele. Non dimentichiamo tutti i Paesi in guerra”, la richiesta del Santo padre: “Chiediamo la pace e non dimentichiamo che la guerra sempre, sempre è una sconfitta”. Poco prima, a sorpresa, Bergoglio ha assistito ad una esibizione del Circafrica, con tanto di elefanti talmente verosimili da sembrare veri.  “Il circo ci fa ridere come dei bambini”, l’omaggio ai presenti, poi salutati uno per uno.

“I figli sono un dono di Dio. Purtroppo, questo dono non sempre è trattato con rispetto”, la denuncia del Papa all’inizio della catechesi, dedicata ai bambini, e in particolare alla piaga del lavoro minorile. “La Bibbia stessa ci conduce nelle strade della storia dove risuonano i canti di gioia, ma si levano anche le urla delle vittime”, ha ricordato Francesco. “Oggi sappiamo volgere lo sguardo verso Marte o verso mondi virtuali, ma facciamo fatica a guardare negli occhi un bambino che è stato lasciato ai margini e che viene sfruttato e abusato”, il grido d’allarme del Papa: “Il secolo che genera intelligenza artificiale e progetta esistenze multiplanetarie non ha fatto ancora i conti con la piaga dell’infanzia umiliata, sfruttata e ferita a morte”. 

“Anche sul neonato Gesù irrompe subito la bufera della violenza di Erode, che fa strage dei bambini di Betlemme”, ha osservato Francesco: “Un dramma cupo che si ripete in altre forme nella storia. Ed ecco, per Gesù e i suoi genitori, l’incubo di diventare profughi in un paese straniero, come succede anche oggi a tante persone”.“Pensiamo oggi ai bambini. Ancora oggi, in particolare, sono troppi i piccoli costretti a lavorare”, l’invito del Papa: “Ma un bambino che non sorride e non sogna non potrà conoscere né fare germogliare i suoi talenti”, il monito di Francesco, secondo il quale “in ogni parte della terra ci sono bambini sfruttati da un’economia che non rispetta la vita; un’economia che, così facendo, brucia il nostro più grande giacimento di speranza e di amore. Ma i bambini occupano un posto speciale nel cuore di Dio, e chiunque danneggia un bambino, dovrà renderne conto a lui”.  “Chi si riconosce figlio di Dio, e specialmente chi è inviato a portare agli altri la buona novella del Vangelo, non può restare indifferente”, l’appello finale: “non può accettare che sorelline e fratellini, invece di essere amati e protetti, siano derubati della loro infanzia, dei loro sogni, vittime dello sfruttamento e della marginalità. Chiediamo al Signore che ci apra la mente e il cuore alla cura e alla tenerezza, e che ogni bambino e ogni bambina del mondo possa crescere in età, sapienza e grazia, ricevendo e donando amore”. “Chiediamo la grazia di riscoprire il posto importante che ogni bambino occupa nel cuore di Dio, in modo da non essere complici degli abusi che vengono perpetrati contro di loro, ma condannarli fermamente”, l’appello rivolto ai pellegrini di lingua francese. “Proteggete la vita con amore, in ogni fase del suo sviluppo: dal concepimento fino alla morte naturale. Fate crescere i figli nella saggezza e nella grazia”, il il doppio invito ai fedeli di lingua polacca: “San Giovanni Paolo II esortava a costruire la civiltà dell’amore e della vita”, ha detto Francesco: “Continuate a raccogliere questo appello della Chiesa come compito prioritario”.

Natale a Taranto

Lenta è scesa la Befana dal campanile di San Cataldo

foto G. Leva
08 Gen 2025

di Angelo Diofano

La discesa della Befana dal campanile della cattedrale, giunta alla terza edizione, è stata il momento più spettacolare delle manifestazioni natalizie organizzate dalla parrocchia basilica di San Cataldo, svoltasi la sera del 5 gennaio, con il commento del collega di Antenna Sud, Gianmarco Sansolino.
Una piazza gremitissima ha atteso l’arrivo della vecchina, dal volto non certamente bello ma dal cuore dolce, come le caramelle e i cioccolatini che successivamente avrebbe distribuito ai tanti bambini presenti. Dopo diverse prove svoltesi nel primo pomeriggio, necessarie anche per testare la tenuta del cavo d’acciaio con il quale sarebbe avvenuta la performance, finalmente dopo le ore 19 la Befana, impersonata da un operatore dell’impresa tarantina Edilizia Acrobatica, si è affacciata dalla finestra del campanile, accolta da un applauso scrosciante. Quindi, mimando esilaranti incertezze, è iniziata la lenta discesa, tra l’emozione delle centinaia di presenti, che si è fatta particolarmente viva quando la scopa è scivolata dalle mani della vecchina. Una volta a terra, la protagonista della serata ha iniziato la distribuzione dei dolciumi che hanno riempito le calze vuote portate dai bambini.

L’indomani mattina, festa dell’Epifania, i tradizionalisti si sono dati appuntamento davanti alla chiesa di San Domenico per l’uscita della pittoresca processione de ‘U Bammine all’erte’ (Gesù Bambino in piedi), organizzata dalla confraternita del SS. Nome di Dio con la partecipazione di rappresentanze di tutti gli altri sodalizi cittadini. Dopo il percorso di alcune vie della città vecchia, la conclusione è avvenuta in cattedrale per la santa messa celebrata dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

Nella medesima serata, infine, la statuina di Gesù Bambino nella culla è stata portata dalla chiesa del Carmine alla cattedrale, dove è stata celebrata la santa messa, e poi nella chiesa di San Giuseppe. Ad accompagnare la processione, i confratelli della SS. Trinità dei Pellegrini e del Carmine assieme alla banda musicale ‘Giuseppe Chimienti’ di Montemesola che ha eseguito le ultime caratteristiche pastorali natalizie.

 

La sequenza fotografica è di G. Leva

 

Rassegna teatrale del Crest

Sabato 11, al TaTà «La morte ovvero il pranzo della domenica»

Per la stagione «Periferie» del Crest di Taranto, il senso degli affetti al termine della vita

08 Gen 2025

Uno spettacolo lieve e toccante intorno al più grande tabù della nostra cultura. L’attrice Serena Balivo e il regista, drammaturgo e pedagogo teatrale Mariano Dammacco, noti per il modo in cui si muovono con grande perizia e passo leggero tra poesia e narrazione, aprono uno squarcio di luce sulla fine della vita con «La morte ovvero il pranzo della domenica», una produzione della compagnia Diaghilev in scena sabato 11 gennaio (ore 21) nell’auditorium TaTÀ di Taranto per la stagione «Periferie» del Crest sostenuta dalla Regione Puglia.
Vincitore del premio Ubu 2021 nella categoria «Nuovo testo italiano/scrittura drammaturgica» per «Spezzato è il cuore della bellezza» e candidato nella stessa sezione all’ultima edizione proprio con «La morte ovvero il pranzo della domenica», Dammacco terrà inoltre un laboratorio di scrittura dal titolo «Telepatia e Matematica», in riferimento a due aspetti fondamentali del lavoro di chi scrive per la scena, perché coinvolgere emotivamente in uno spettacolo rimanda a capacità telepatiche, così come la conoscenza di regole e tecniche della drammaturgia alla matematica.
Anche Serena Balivo ha conquistato il premio Ubu, nel 2017, come migliore attrice under 35, e nello spettacolo «La morte ovvero il pranzo della domenica» dà corpo e voce a una donna non più giovane che ogni domenica va a pranzo dai suoi genitori ultranovantenni, forse i veri protagonisti del delicato e umoristico testo di Dammacco. Sebbene in buona salute fisica e mentale, i due genitori sono ben consapevoli che presto dovranno affrontare la morte, il nulla forse, o magari un’altra vita. E così non parlano d’altro, arrivando pian piano a incarnare tutte le madri, tutti i padri e tutti noi dinanzi all’ignoto. Lo spettacolo conduce dentro un rito che appartiene a molti, il pranzo della domenica, nella sua forma ultima, con una coppia di anziani e la loro figlia in attesa di separarsi, di doversi salutare.
Realizzato sulle musiche originali di Marcello Gori e con la consulenza per lo spazio scenico e le luci di Vincent Longuemare, «La morte ovvero il pranzo della domenica» è l’invito a partecipare a un congedo appassionato e divertito, che prova a restituire la bellezza della vita stessa all’interno dell’esperienza dell’ultima separazione dalle persone amate, e all’interno della potenza nascosta e piena di pudori dell’amore in famiglia: l’amore tra vecchi sposi, genitori e figli.
Destinatari di numerosi e prestigiosi riconoscimenti per i loro spettacoli e il lavoro artistico svolto in ambito drammaturgico e interpretativo e il lavoro sull’attore, Dammacco e Balivo continuano a portare avanti un’idea di teatro d’arte e d’autore e, al tempo stesso popolare, accessibile a tutti per contenuti e linguaggi, e al termine della rappresentazione incontreranno il pubblico intervistati dalla giornalista Marina Luzzi.
Info e prenotazioni 333.2694897. Biglietti acquistabili anche online su Vivaticket attraverso il sito www.teatrocrest.it.

Eventi a Taranto e provincia

La serata finale de ‘I presepi a Taranto’

08 Gen 2025

di Angelo Diofano

Si è conclusa nella serata dell’Epifania la 36ª edizione de ‘I presepi a Taranto’, organizzata dalla sede tarantina dell’associazione ‘Amici del presepe’, in collaborazione con E77 srl e Ki.Fra Comunicazione&Eventi e col patrocinio di Comune, Provincia e Regione.

Oltre tremila i visitatori – dall’inaugurazione del 14 dicembre – nella galleria comunale del castello aragonese, che anche quest’anno ha ospitato i capolavori degli esperti presepisti nonché dei giovani artisti provenienti da un laboratorio svoltosi a novembre. Tre gli eventi collaterali: l’incontro con il prof. Antonio Fornaro sul tema ‘Il presepe tarantino’, l’annullo filatelico speciale di Poste Italiane e il confronto interreligioso tra l’imam di Udine prof. Hajib Mohamed, presidente di ‘Partecipazione e spiritualità musulmana’ e mons. Emanuele Ferro, parroco della basilica cattedrale di San Cataldo, su ‘Fede e Natività nelle diverse religioni’.

La serata finale del 6 gennaio, presentata da Matteo Schinaia, si è svolta nella chiesa di San Francesco di Paola, con la partecipazione dell’associazione ‘Blu Butterfly-Posso sempre volare’ di Maria Spada con i bravissimi artisti Alessandro Murciano e Francesco Salinari, e la scuola ‘InCanto’ di Miriam Serio, con le esibizioni di Filippo Belvito, Ermes Bello, Erica Esposito e Nadia De Luca.
Durante la manifestazione che ha visto come tema centrale l’inclusione, alla presenza di esponenti del Comitato per la qualità della vita, sono stati nominati cinque nuovi soci onorari dell’associazione  dei presepisti: la giornalista Tiziana Grassi, Francesco Gatto, presidente dell’associazione filatelica La Persefone Gaia, Antonio Fornaro, apprezzato storico tarantino, Giuseppe Ferrara, artista e disegnatore, e Matteo Schinaia, presidente di Ki.Fra Comunicazione&Eventi. Un attestato di merito è stato consegnato a Emanuele Villani, amministratore unico di E77 srl, il cui apporto è stato fondamentale per il successo dell’iniziativa.

Infine, a vincere il premio ‘Monsignor Grottoli’, che viene assegnato dal 2002 a coloro che si sono distinti per impegno, solidarietà, generosità, altruismo e per la crescita culturale, artistica e spirituale dell’associazione, è stata la Proloco di Taranto, rappresentata da Nunzia Lecce e Massimo Mangiavacchi.

Discorso del Santo padre

La speranza come prassi educativa:
il messaggio di papa Francesco agli operatori educativi

foto Vatican media-Sir
07 Gen 2025

di Giada Di Reda

Papa Francesco, sabato 4 gennaio, nell’aula Paolo VI, ha ricevuto in udienza, in occasione dei rispettivi anniversari di attività, l’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc), l’Unione cattolica italiana insegnanti, dirigenti, educatori, formatori (Uciim) e l’Associazione genitori scuole cattoliche (Agesc). Un’occasione per rilanciare a tutti gli operatori pedagogici e culturali, in particolare in quest’anno giubilare, l’invito ad essere, concretamente, uomini e donne di speranza.

Francesco ha esordito con un richiamo alla pedagogia di Dio, sottolineandone gli aspetti della vicinanza, della compassione e della tenerezza di Dio che si è fatto uomo tra gli uomini, scegliendo e tramandando il linguaggio dell’amore, come ogni maestro dovrebbe fare nel mondo dei suoi alunni. Vicinanza, ovvero prossimità e relazione, nodi cruciali per la costruzione delle relazioni e dell’identità del singolo.

Il richiamo del pontefice, nella prima parte del suo discorso è stata al tempo liturgico che stiamo vivendo: “Gesù è nato in una condizione di povertà e di semplicità: questo ci richiama a una pedagogia che valorizza l’essenziale e mette al centro l’umiltà, la gratuità e l’accoglienza. La pedagogia distante e lontana dalle persone non serve, non aiuta”.

Poi, un richiamo alla famiglia: “Quella di Dio è una pedagogia del dono, una chiamata a vivere in comunione con Lui e con gli altri, come parte di un progetto di fraternità universale, un progetto in cui la famiglia ha un posto centrale e insostituibile. La famiglia! Inoltre, questa pedagogia è un invito a riconoscere la dignità di ogni persona, a cominciare da chi è scartato e ai margini, come duemila anni fa erano trattati i pastori, e ad apprezzare il valore di ogni fase della vita, compresa l’infanzia. La famiglia è il centro, non dimenticatelo!”.

Ma il cuore dell’intervento di papa Francesco è stato l’invito agli educatori a tener viva la speranza, affinché essa non si riduca a mera teoria, ma si configuri come vera e propria prassi. La speranza, paragonata ad un motore che sostiene gli educatori nel quotidiano, quando sono chiamati a fare i conti con le difficoltà e gli insuccessi, in particolare nei contesti socio-culturali più difficili, in una scuola che rappresenta la prima agenzia di socializzazione dopo la famiglia, che ha il dovere di collaborare con la stessa.

L’invito del pontefice è stato indirizzato a trasmettere una nuova cultura basata sull’inclusione, l’educazione al bello e al buono, sulla verità e sulla responsabilità, valori necessari per fronteggiare le sfide globali come le crisi ambientali, sociali ed economiche, e soprattutto la grande sfida della pace. Tra le sfide educative più urgenti, quelle legate al bullismo, che il Papa mette in relazione con i concetti di guerra e pace: “A scuola voi potete immaginare la pace, ossia porre le basi di un mondo più giusto e fraterno, con il contributo di tutte le discipline e con la creatività dei bambini e dei giovani. Ma se a scuola voi fate la guerra fra di voi, se a scuola voi fate i bulli con le ragazze e i ragazzi che hanno qualche problema, questo è prepararsi per la guerra non per la pace! Per favore, mai fare il bullying! Avete capito questo? Mai fare il bullying! Lo diciamo tutti insieme? Dai! Mai fare il bullying! Coraggio e avanti. Lavorate su questo!”.

La parole pronunciate dal santo padre, si sono poste in continuità con gli scopi che la scuola persegue: ogni giorno, docenti, educatori, operatori culturali, sono costantemente impegnati nella costruzione di una scuola realmente inclusiva, che possa formare i cittadini di domani, veicolando valori quali la pace, la giustizia e la democrazia. Una scuola che possa formare persone, in grado di vivere insieme e costruire la società di domani. Una sfida, quella a cui sono chiamati gli educatori, che richiede pazienza, forza e costanza, accompagnate da una speranza chiamata ad entrare costantemente in gioco.