Iniziative solidali

Pranzo per i poveri alla Don Bosco

03 Gen 2025

di Angelo Diofano

“Gesù Cristo si è fatto povero per noi”: prendendo spunto da questa frase tratta dal messaggio di papa Francesco per la Giornata dei poveri del 2022, la comunità salesiana della San Giovanni Bosco (parrocchia e centro Caritas) organizza il pranzo di Natale per i bisognosi che si terrà venerdì 3 gennaio. Con ingresso da via Umbria 105, l’accoglienza sarà svolta alle ore 12.30, per poi accomodarsi a tavola alle ore 13.  Queste le pietanze che saranno servite: prosciutto cotto, mozzarelle, focaccia e frittata quale antipasto;  pasta al forno come primo;  polpettone con contorno di patatine come secondo; mandarini come frutta;  pandoro e panettone per i dolci; bibite varie. “Sarebbe davvero magnifico e gradito agli occhi di Dio chi volesse dare una mano a servire oppure preparando una pietanza o facendo una donazione” – auspicano gli organizzatori.

Tracce

Gli schiavi dell’algoritmo

Foto Raffaele Angius - Avvenire
03 Gen 2025

di Emanuele Carrieri

Abbiamo visto tutti la fotografia del rider in bicicletta sotto il diluvio nella sera del 19 ottobre, nonostante le sollecitazioni del sindaco di Bologna a non uscire di casa. Nel corso delle festività natalizie, i nemici di corrieri, di fattorini, di pony express e di rider, sono stati la folla, il traffico, la occupazione irregolare di posti riservati al carico e allo scarico di merci, ma più di ogni altra cosa l’elevatissimo numero di consegne da effettuare con il cronometro in mano. Da una parte ci sono quelli che contestano e scioperano, spesso senza alcun risultato effettivo, dall’altra chi non ha neanche i diritti minimi e perciò china la testa e va avanti. È pieno zeppo di contraddizioni il mondo del lavoro. È vero, il tema è già stato affrontato in reportage nazionali. L’ultimo in ordine di tempo ha dato la parola a un laureato che, a denti stretti, ha un contratto che scade fra qualche giorno con una azienda che lavora nell’ambito delle vendite online. Sentire lui è stato come scoperchiare il vaso di Pandora, ascoltare dalla viva voce di un trentenne come sono organizzati questi colossi fa venire la pelle d’oca. Prima di tutto, va consegnato un pacco al destinatario ogni pochi minuti, non ci sono né traffico né distanze che tengano. Il tragitto è ordinato da un algoritmo e non si può in nessun modo venire meno. Il ricordo va al film “Tempi moderni”, in cui Charlie Chaplin è un salariato di una fabbrica e la sua mansione è quella di stringere i bulloni di una catena di montaggio ma i gesti e i ritmi di quel lavoro logorano la ragione del poveretto. Beh, ormai siamo ridotti molto peggio. Oltre a essere trattati come veri e propri automi e impegnati a lavorare secondo principi che si addicono più all’intelligenza artificiale che agli esseri umani, i nuovi schiavi –solo così possono essere chiamati – si devono pure prendere la responsabilità dei veicoli che guidano. Qui sta l’assurdo. Se dovessero graffiare la fiancata del furgone sarebbero costretti a pagare di tasca loro con una lauta ritenuta sullo stipendio. Come quando si noleggia una automobile, al mattino il corriere fa le foto del mezzo e le confronta con quelle della sera: se ci sono ammaccature o rigature sulla carrozzeria deve pagare di tasca propria. Quindi, oltre a rischiare in proprio, con città con un traffico sempre più rallentato, con un padrone che controlla addirittura la localizzazione, con un cliente lestissimo a segnalare un disguido, il trentenne laureato percepisce una elemosina e, se va male, finisce anche che va in perdita. Tutto questo succede anche perché le organizzazioni sindacali fanno le fatiche di Ercole a star dietro a tutte le evoluzioni del mondo del lavoro. Quella del lavoro una realtà che versa in un profondo stato di coma e nessuno, nemmeno uno, si accorge che sta crollando tutta la struttura e non solo del mondo del lavoro ma anche dell’apparato dello Stato, che sembra più arrancante che mai. Che, nel tempo passato, collocava il lavoro al primo posto. Ma oggi? Ma quale lavoro? È lavoro quello descritto dal nuovo schiavo di cui si è occupato quel reportage? Oppure è sfruttamento autentico, effettivo, vero e proprio? Cero, non è tutto così, non è sempre così, ci sono delle eccezioni, non moltissime, ma ci sono. Sono giovani super qualificati, super specializzati, che trovano senza sforzo una occupazione e vengono pagati in maniera adeguata ma comunque meno che all’estero. Tutto ciò giustifica i cervelli in fuga, ovvero la migrazione verso l’estero di giovani talenti, con elevate specializzazioni, che si sono formati in Italia e la maggior parte non ci pensa proprio a tornare. È un esodo angosciante perché rischia di rallentare il nostro progresso, ma i grandi centri di ricerca esteri attraggono le eccellenze provenienti dall’Italia. E, quindi, quanti sono in Italia i grandi centri di ricerca? Quanto si investe nel ramo della ricerca? Quanto prendono di stipendio i ricercatori in Italia? È una palude che incatena i giovani e li scaglia nelle mani di chi li sfrutta. C’è una responsabilità collettiva nel denunciare la nuova schiavitù e prima di tutto una responsabilità individuale a ribellarsi di fronte allo sfruttamento. Ma come farlo, se qualcuno nemmeno si rende conto di essere all’interno di un grande sistema globale in cui l’esempio dell’azienda che agisce nell’ambito delle vendite online è solo la punta dell’iceberg di un mondo che è andato in tilt e che dappertutto, in ogni settore, presenta pessimi segnali di schiavitù? Forse bisognerebbe ritornare ai principi che governano la nostra società, ai valori per i quali intere generazioni si sono battute e non possono essere certo dispersi perché sgretolati dentro il meccanismo perverso dell’algoritmo. Andrebbe riconsiderata la dichiarazione universale dei diritti umani quando spiega che “nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù”, o l’articolo 4 della Costituzione italiana che proclama che “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Forse, anzi molto probabilmente, ci si è scordati di questi punti cardine del nostro essere donne e uomini dentro un mondo che cambia. Forse, perché abbiamo usato troppo il cervello nei social con quel fenomeno dilagante del deterioramento dello stato mentale e intellettuale, come conseguenza di un consumo esagerato di contenuti banali. Forse non è troppo tardi, forse c’è un po’ di tempo per aprire gli occhi e per spazzare via le contraddizioni del mondo del lavoro e quelle che sopravvivono, felici e contente, in questo mondo e in questo tempo.

Natale in diocesi

Ritorna a Martina Franca la Calata dei Magi

03 Gen 2025

A Martina Franca un cammino di fede, festa e speranza: il 6 gennaio ci sarà il corteo con stelline, angioletti e caramelle, per un viaggio di tradizione e speranza.
L’evento artistico è a cura della compagnia teatrale Le Quinte con la regia di Pasquale Nessa.
L’appuntamento è 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟖 sul sagrato della parrocchia Cristo Re. I Magi, dopo aver incontrato Erode, a cavallo e guidati dalla stella, si muoveranno lungo corso Italia e poi corso Messapia, per giungere dinanzi al presepe di Regina Mundi.
Lungo il percorso, saranno distribuite ai bambini caramelle e fiaccole agli adulti.
All’arrivo, i WakeUp Gospel Project si esibiranno per la pace. L’evento è festa e riflessione insieme, per celebrare l’Epifania e invocare la cessione dei conflitti nelle terre martoriate dalla guerra.
L’iniziativa è patrocinata dall’assessorato alla cultura del Comune di Martina Franca.

 

Natale in diocesi

La ‘Calata dei Magi’ a Lama

03 Gen 2025

di Angelo Diofano

Anche quest’anno, a Lama, avrà luogo la tradizionale Calata dei Magi. Di seguito il programma dell’edizione 2025:

Dopo lo sparo dei colpi ‘oscuri’, alle ore 8 la banda musicale “Santa Cecilia-Città di Taranto” diretta dal m° Giuseppe Gregucci percorrerà le strade delle contrade lamesi per introdurre gli abitanti nel clima della festa. Alle ore 10 il parroco don Mimmo Pagliarulo celebrerà la santa messa cui seguirà la processione di Gesù Bambino, che da alcuni ha assunto la forma di un corteo festoso, con la partecipazione di tanti bambini con palloncini multicolori. Le vie percorse saranno quelle della località risultata vincitrice dell’asta fra le contrade di Lama, svoltasi precedentemente, occasione di coinvolgimento di tutta la popolazione.

In serata (dopo la celebrazione eucaristica delle ore 17.30) alle ore 19 inizierà la sacra rappresentazione della ‘Calata’, che vivrà il suo epilogo sulla piazza della chiesa, caratterizzata dalla presenza, da una parte, del sontuoso palazzo di Erode e della sua corte, con l’impressione della potenza e del fasto, e, dall’altra, dell’umile capanna della Natività con Maria, Giuseppe e il Bambino. Il centro della scena è occupato dai tre Magi che, superato l’inganno di Erode, giungeranno davanti al Divino Infante, al quale, prostratisi adoranti, consegneranno i doni spiegandone il significato.
Quindi la serata viene conclusa dallo spettacolo musicale e alle ore 22 dai fuochi d’artificio.

Infine domenica 12 gennaio, alle ore 12.15, avrà luogo l’estrazione dei biglietti della lotteria, il cui ricavato servirà per coprire parzialmente i costi organizzativi.

Una breve ricerca storca sulla “Calata”

Riportiamo un sunto di una ricerca storica sulla “Calata” ad opera della studiosa Annamaria Barbieri:

“Comincia l’attesa, si affollano i ricordi e si rinnova un’emozione unica. Nella borgata di Lama sopravvive, da quasi un secolo e mezzo, una celebrazione dell’Epifania unica e straordinaria: la sacra rappresentazione della “Calata dei magi”. Fra i lamesi già dall’inizio dell’autunno si è in fermento, in prospettiva di quel 6 gennaio tanto caro al cuore di tutti. Si comincia a pensare alla festa, alle luminarie, ai manifesti, alla banda , ai fuochi d’artificio, all’intrattenimento musicale, ma  soprattutto al momento clou costituito, non solo dall’asta fra le contrade, dalla processione del Bambinello, dalla santa messa ma, soprattutto, anche dalla rappresentazione sacra che i nostri nonni chiamavano, semplicemente “la recita”. Pertanto si convocano gli attori per raccogliere la loro disponibilità. C’è chi si è impegnato per tanti anni e non vuole interrompere la tradizione; c’è chi, come spesso accade per i nostri giovani, va fuori a studiare e a malincuore deve rinunciare; c’è chi scalpita per partecipare, finalmente, e così onorare la memoria del nonno, del papà, del fratello che erano stati a loro volta Gegonia, Baldassarre, Erode… O, semplicemente, c’è chi vuole realizzare il proprio sogno da bambino di far parte di quella magia. Durante le prove, gli attori sono già nella loro parte e, ciascuno nel proprio ruolo, prova a rivivere quei momenti che si perdono nella storia dell’uomo e nel cammino i credenti.

I tempi della “recita” nella fattoria della Battaglia, dimora estiva dei marchesi di Beaumont Bonelli, sembrano lontani anni luce. Sono cambiate molte cose come il luogo, gli abiti, la scenografia, gli effetti speciali, gli stessi attori, un tempo contadini ora studenti, professionisti o semplici operai. Il copione, invece, è rimasto quello originale, probabilmente scritto da un anonimo curato degli inizi del secolo scorso. Solo successivamente, ci sono state alcune integrazioni al testo e che hanno riguardato la reggia di Erode e Maria e Giuseppe. Restano, però, intonse l’atmosfera, la magia, la devozione, la meraviglia che irrompono nella piazza della Regina Pacis alle prime battute pronunciate da Melchiorre: “Ecco Gerusalemme, Gaspare!”. Inizia, così, l’epilogo del lungo andare dei Magi alla ricerca del Bambino. Un armigero li accompagna alla reggia di Erode, luogo tanto sontuoso e tanto lontano dalla semplicità e dall’umiltà di quel luogo mistico che è la Grotta. Erode, nel suo dire : “…tornate da me quando lo avrete trovato, perché anch’io possa adorarlo…”, palesa la storia del suo tirannico regno e la malvagità del suo disegno. Segue poi l’incontro di Gegonia, il capopastore, con i tre Sapienti dell’oriente che, guidati proprio dal pastore, si trovano al cospetto del Divino Infante. Dinnanzi al Figlio di Dio, il Magio Gaspare mostra tutta la sua meraviglia e la consapevolezza di aver trovato il Messia  quando dice: “Prostràti nella polvere, noi ti adoriamo, oh, Re dei Re!”. Insieme ai tre Magi, ci sono i pastori , adoranti, silenziosi e riverenti nella semplicità della loro fede, ma che rivelano la loro determinata ribellione quando comprendono che Erode trama per uccidere il Bambinello. Determinazione che si coglie nelle parole del pastore Daniele: “Corriamo ad avvisare il popolo che, oppresso qual è, non tarderà ad insorgere contro il tiranno…”. Arriva , quindi, il commovente commiato dei Magi, i quali si staccano a forza dal Bambino Gesù certi di essere  di fronte ad un mistero più grande di loro, della loro sapienza e della loro lungimiranza. Restano, così, Maria e Giuseppe alle prese con la grave decisione di fuggire in Egitto per portare in salvo il loro Divin Pargoletto. Giuseppe, come ogni padre, è molto provato, ma Maria lo rassicura: “Dolce sposo, non abbandonarti a tristezze! Nostra guida sarà l’Onnipotente!…”.
Mentre la Madonna e san Giuseppe si allontanano, è già avvenuto il primo miracolo quando due sgherri frugano nel grembo di Maria e invece del Bambino vedono grano. Nella piazza vuota resta l’eco di quegli incontri e di quelle parole che lasciano senza fiato. È proprio questa la magia della “Calata dei Magi”, che non è un semplice e, pur suggestivo, presepe vivente, ma un’attesa, una ricerca, una promessa che si rinnova ogni anno  sul piazzale della chiesa Regina Pacis a Lama”.

Ordinazione diaconale

L’ordinazione diaconale di Antonello Bruno

foto G. Leva
03 Gen 2025

di Angelo Diofano

Antonello Bruno, 25 anni, sarà ordinato diacono domenica 5 gennaio alle ore 17.30 nella chiesa di San Domenico, a Martina Franca.
La sua storia vocazionale ha avuto origine in una parrocchia, quella appunto dove avverrà l’ordinazione, ricca di vocazioni e soprattutto nell’ambito di una famiglia molto credente, con l’esempio dei suoi genitori (Annamaria, casalinga, e Piero, collaboratore scolastico al ‘Majorana’). Importante soprattutto il sostegno dall’intensa preghiera della nonna, Vita, esempio di forza, di fede e di cura per tutta la famiglia.
“Il tutto è iniziato con il servizio all’altare, quando ero piccolo, e nell’ammirazione verso i sacerdoti della parrocchia, don Franco Angelini soprattutto e figure come don Romano Carrieri (che da noi festeggiò il sessantesimo di sacerdozio) fino all’attuale parroco don Piero Lodeserto – racconta –. Molto ha inciso anche l’aver accompagnato per diversi anni i ministranti agli incontri al seminario diocesano, contenti alla fine per tale esperienza. Tutto ciò poneva degli interrogativi in me, che però non riuscivo a individuare e a darne risposta”.

Nel frattempo, gli impegni scolastici al liceo classico ‘Tito Livio’ di Martina Franca. “Sono stati anni in cui ho avuto la convinzione di poter bastare a me stesso, essendo assiduo agli studi, con buoni risultati – dice –. Ma tutto ciò non era sufficiente a farmi sentire tranquillo. Dio usava quella inquietudine per lavorare in me e far sbocciare la vocazione,ma per i miei limiti mi sentivo non all’altezza. Cominciai a scorgere possibili risposte attraverso le parole del libro del profeta Geremia, in particolare riguardanti la sua vocazione (1, 4-10) in cui Dio manifestava la sua chiamata a un ragazzo che si sentiva inadeguato, rassicurandolo. Questo, ancor di più con le parole del Salmo 40, in cui Dio interviene in favore di chi confida in Lui”.

Al termine degli studi, la decisione di frequentare l’anno propedeutico, di cui la famiglia fu informata alquanto tardivamente. “Accadde durante gli esami di maturità, quando alla fine dell’interrogazione comunicai alla commissione che avrei iniziato il cammino sacerdotale, non accorgendomi però della presenza in aula di mia madre e mio padre, che non ne sapevano nulla, ma che mi perdonarono ugualmente” – racconta divertito.

Grande entusiasmo e impegno Antonello profuse nella frequenza del pontificio seminario regionale Pio XI di Molfetta, con qualche difficoltà al quarto anno quando avvertì la grande responsabilità del ministero presbiterale. “Tutto ciò fu superato dalla consapevolezza che Dio risponde sempre alle nostre richieste di aiuto, nei suoi tempi e nei suoi modi, che non sempre corrispondono alle nostre aspettative – dice –. Preziosa in questo fu la guida del mio padre spirituale, don Alessandro Rocchetti, nonché i consigli e le rassicurazioni del mio parroco don Piero Lodeserto e di don Vito Fasano, don Francesco Maranò e dei formatori del seminario”.

E ora, l’importante tappa del diaconato, che così commenta: “La dedico fortemente a nonna Vita, che sta pregando per me e mi accompagna sempre da lassù, e all’arcivescovo mons. Ciro Miniero per la decisione di vivere questa celebrazione nella parrocchia di origine, quella di San Domenico, dove sarò circondato dall’affetto di tante persone che mi vogliono bene e credono in me”.

Natale a Taranto

In città vecchia, la Befana scende dal campanile

ph Pasquale Reo
03 Gen 2025

di Angelo Diofano

Con la festa dell’Epifania si concludono in città vecchia le tradizionali celebrazioni natalizie. Questo è il programma:

La Befana scende dal campanile

Domenica 5 gennaio, vigilia dell’Epifania, alle ore 19.30, in piazza Duomo, la Befana scenderà dal campanile della cattedrale per riempire di dolci le calze portate dai bambini della città vecchia, con la partecipazione degli uomini di Acrobatica-lavori edilizi.

Le processioni del Bambinello

Lunedì 6 gennaio, festa dell’Epifania, alle ore 9.30 dalla chiesa di San Domenico si terrà la tradizionale processione de ‘U Bammine all’erte’ (Gesù Bambino in piedi) cura della confraternita del Santissimo Nome di Dio con la partecipazione delle rappresentanze dei sodalizi della città vecchia e della banda musicale Santa Cecilia. Questo l’itinerario: pendio San Domenico, via De Tullio, via Garibaldi, vico Via Nuova, postierla Via Nuova, piazza San Costantino, via Duomo con ingresso in San Cataldo dove alle ore 11.30 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero celebrerà la santa messa.

Nella medesima serata, alle ore 17, muoverà dalla chiesa del Carmine la processione del Bambinello, organizzata dalla confraternita del Carmine e di quella della SS. Trinità dei Pellegrini. Questo l’itinerario: via D’Aquino, via Margherita, via Matteotti, ponte girevole, piazza Castello, via Duomo, basilica cattedrale San Cataldo, dove alle ore 18.30 sarà celebrata la santa messa. Al termine, la processione riprenderà per piazza Duomo, via Duomo, piazzetta San Costantino, postierla Via Nuova, vico Via Nuova, chiesa San Giuseppe. Presterà servizio l’associazione musicale “Giuseppe Chimienti-Città di Montemesola” diretta dal m° Lorenzo De Felice.