Ecclesia

Francesco: “Vita di milioni di bambini segnata da povertà, guerra, sfruttamento”

foto Vatican media-Sir
03 Feb 2025

“Ancora oggi, la vita di milioni di bambini è segnata dalla povertà, dalla guerra, dalla privazione della scuola, dall’ingiustizia e dallo sfruttamento”: lo ha detto il papa, nel discorso di apertura del Summit internazionale sui diritti dei bambini, intitolato “Amiamoli e proteggiamoli”, organizzato dal Pontificio Comitato per la Giornata mondiale dei bambini. “I bambini e gli adolescenti dei Paesi più poveri, o lacerati da tragici conflitti, sono costretti ad affrontare prove terribili”, la denuncia di Francesco, secondo il quale “anche il mondo più ricco non è immune da ingiustizie”: “Là dove, grazie a Dio, non si soffre per la guerra o la fame, esistono tuttavia le periferie difficili, nelle quali i piccoli sono spesso vittime di fragilità e problemi che non possiamo sottovalutare”. “In misura assai più rilevante che in passato, le scuole e i servizi sanitari devono fare i conti con bambini già provati da tante difficoltà, con giovani ansiosi o depressi, con adolescenti che imboccano le strade dell’aggressività o dell’autolesionismo”, il grido d’allarme di Francesco: “Inoltre, secondo la cultura efficientista, l’infanzia stessa, come la vecchiaia, è una periferia dell’esistenza”.

 

Eventi culturali in città

Stefano Zamagni e l’economia civile

Il noto economista sarà a Taranto, nella Cittadella delle Imprese, mercoledì 5 partire dalle ore 9.30

Stefano Zamagni - foto Siciliani Gennari-Sir
03 Feb 2025

Mercoledì 5 febbraio, il Centro di cultura per lo sviluppo G. Lazzati aps, la Camera di Commercio di Brindisi-Taranto, l’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano S. Giovanni Paolo II e l’Università Aldo Moro di Bari –  dipartimento jonico sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture – ospitano il noto economista Stefano Zamagni, docente emerito dell’Università di Bologna e già presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali, nel convegno: ‘Economia civile: nuovi sviluppi per nuovi scenari’.

L’evento si terrà a partire dalle ore 9.30 nella sala Resta della Cittadella delle imprese di Taranto. L’occasione è  la recentissima pubblicazione del secondo volume del Dizionario di economia civile – nuovi sviluppi (editrice Città Nuova – Ecra), ma l’incontro con Zamagni ha una motivazione più grande e più impegnata: il professore, autore di numerose pubblicazioni sull’economia civile, è esempio per un gran numero di economisti ed è il rianimatore di un albero antico, di una tradizione che affonda le sue radici nell’umanesimo medievale delle grandi esperienze sociali sia francescane che benedettine e che grazie ad Antonio Genovesi, espressione dell’illuminismo napoletano, sfocia nel grande ‘pensiero meridiano’ del sapere e del fare economia. Economia non nella visione riduttiva dell’uomo economico, ingabbiato nel  mero profitto, ma l’uomo, il cives, alla ricerca della pubblica felicità. La persona al centro, la persona vissuta e coltivata nella ricchezza delle relazioni e delle capacitazioni che fanno la storia e relativizzano il mero progressismo.

C’è grande attesa per il convegno, che vedrà Emanuele Di Palma, presidente della Bcc San Marzano di San Giuseppe, Francesco Moliterni, docente Dipartimento jonico Uniba e don Antonio Panico – docente Issrm San Giovanni Paolo II dialogare con Zamagni sull’economia civile che, nella sua storia di luoghi e di concreto quotidiano vivente diventa la verifica, oggi, della qualità dello sviluppo; è l’antidoto unico ad ogni violenza della multi-nazionalità arrogante, della mega-economia in presuntuosa alleanza di ipotesi ibride con la tecnologia per un post umanesimo incombente. Si parlerà anche di contemporaneità, territorio e globalizzazione.
Da tempo il Centro di Cultura G. Lazzati con la Camera di commercio di Brindisi-Taranto, porta innanzi questa sfida e non solo nell’aggiornamento di sapere e di visione, ma anche nella realtà della cura del territorio, spesso vittima della crescita senza sviluppo.

L’evento inizierà con i saluti di Paolo Pardolesi, direttore Dipartimento jonico Uniba e di don Francesco Nigro, direttore Issrm San Giovanni Paolo II.
L’introduzione è affidata a Vincenzo Cesareo, presidente Camera di commercio Brindisi-Taranto, mentre le conclusioni a Domenico Maria Amalfitano, presidente del Centro di cultura per lo sviluppo G. Lazzati aps. La moderazione dei lavori sarà a cura di Claudia Sanesi – segretaria generale  f.f. Camera di commercio Brindisi-Taranto.

Sarà possibile seguire il convegno anche in streaming sul canale YouTube della camera di commercio Brindisi-Taranto:

https://www.youtube.com/@cameradicommerciobrta

 

Diocesi

La formazione biblica per entrare nelle profondità di Dio

don Simone De Benedittis e don Sebastiano Pinto
03 Feb 2025

di Paolo Simonetti

Il seminario diocesano ha accolto anche quest’anno gli operatori della catechesi per l’atteso appuntamento con la ‘tre giorni’ di formazione biblica dal 27 al 29 gennaio. All’indomani della Domenica della Parola di Dio, istituita da papa Francesco nel 2019 e fissata alla terza domenica del Tempo ordinario, questo tempo prolungato di ascolto e di studio vuole sottolineare quanto sia necessario per il credente e per le comunità che l’incontro con la Bibbia diventi una pratica abituale e non rimanga un evento raro e circoscritto.

Il nuovo direttore dell’ufficio catechistico diocesano, don Simone De Benedittis, si è posto nel segno della continuità con quanto lo stesso ufficio ha promosso costantemente negli anni e, da esperto studioso delle Scritture, ha proposto di approfondire l’ascolto e la conoscenza dei Libri di Ruth, Qohelet, Esther, Lamentazioni e Cantico dei cantici. La caratteristica comune di questi testi, detti in ebraico “Meghillot” (rotoli), è di essere proclamati durante le principali feste ebraiche.

A condurre le serate, nella nuova veste di direttore della commissione regionale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, è stato don Sebastiano Pinto, professore della Facoltà teologica pugliese, appartenente all’arcidiocesi di Brindisi – Ostuni, in cui è anche parroco e co-direttore dell’Ufficio catechistico. Don Sebastiano da tempo è noto per le sue letture, produzioni e presentazioni dedicate al testo sacro nell’ambiente accademico e pastorale italiano. La sua competenza ha permesso ai partecipanti di gustare alcune pagine bibliche meno conosciute e di avvicinarsi a un mondo ricco di fascino in cui saper riconoscere la potente opera di Dio.

Nella prima serata don Simone ha presentato l’edizione 2025 e ha colto l’occasione per ringraziare don Lucangelo De Cantis che lo ha preceduto nell’incarico di direttore. Il lavoro dell’ufficio, ha proseguito, si pone nel solco tracciato negli anni precedenti e si rinnova nell’entusiasmo e nella disponibilità di quanti continuano a camminare insieme nell’equipe e nelle comunità. Durante il suo intervento don Simone ha collocato nel contesto biblico i libri scelti, puntualizzando le più importanti questioni sulla datazione dei testi e il loro rapporto con la vita liturgia del popolo di Israele. Subito dopo è toccato al relatore illustrare il Libro di Esther.

La seconda serata è stata aperta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero che ha salutato catechisti, sacerdoti e religiosi presenti. Don Sebastiano Pinto ha proseguito con la lettura e esegesi di passi tratti da Qohelet.

Nell’ultima serata l’attenzione si è concentrata sul Cantico dei cantici di cui il relatore ha messo in luce il profondo valore spirituale.

Solo pochi giorni fa, papa Francesco, ancora una volta, ha invitato ad una maggiore fedeltà alla lettura della Bibbia: “Fratelli, sorelle, dobbiamo essere più abituati alla lettura delle Scritture. A me piace consigliare che tutti abbiano un piccolo Vangelo, un piccolo Nuovo Testamento tascabile, e lo portino nella borsa, lo portino sempre con sé, per prenderlo durante la giornata e leggerlo. Un brano, due brani… E così, durante la giornata, c’è questo contatto con il Signore. Un Vangelo piccolino è sufficiente” (omelia del 26 gennaio 2025).

E a conclusione don Sebastiano Pinto ha fatto suo l’appello del papa raccomandandosi di proseguire con l’approfondimento dei testi nelle comunità parrocchiali: i catechisti devono impegnarsi a chiedere la formazione biblica che è necessaria per svolgere il compito dell’annuncio.

A livello diocesano l’ufficio catechistico ha sempre assicurato una abbondante e qualificata formazione sul testo sacro, sia con l’iniziativa annuale delle giornate bibliche sia all’interno del triennio di formazione di base, con la presenza del dott. Giovanni Pergolese, a lungo vicedirettore e responsabile del settore apostolato biblico.

Nelle parole di don Simone De Benedittis troviamo il filo rosso che ha guidato i vari interventi: “L’esperienza di questa ‘tre giorni’ biblica ha permesso a tutti i presenti, attraverso le sapienti riflessioni di don Sebastiano Pinto, di tracciare un percorso di crescita esistenziale, nella scoperta di quanto la Sacra Pagina prenda sul serio la nostra condizione umana e la nobiliti, purché si assuma con decisione la fatica di incontrare Dio attraverso la verità della Sua Parola. Dal canto mai disperato delle Lamentazioni, che getta luce sulle deformità del nostro pellegrinaggio terreno, non sempre in armonia con le vie del Signore, alla fedeltà di Ruth, per mezzo di cui ella assurge a matriarca della stirpe davidica; dal devoto coraggio di Esther alla austera gioia di Qohelet, che impone scelte serie nella nostra quotidianità. In ultimo, la bellezza del Cantico, che, dopo un immantinente e longevo rincorrersi degli amanti, si conclude con il soave lirismo di un “non-finito”, segno della singolare apertura alla trascendenza nell’immanenza, nella comprensione trasfigurata del nostro oggi, teso tra il memoriale del preterito e il certo futuro di una speranza – quella medesima che il cammino giubilare ci fa ravvivare – che sempre si compie”.

La partecipazione attiva e l’interesse dimostrati dagli operatori della catechesi presenti testimoniano quanto sia vitale per la vita spirituale e pastorale immergersi nelle Scritture. Il seminario diocesano si conferma come casa accogliente, grazie a don Francesco Maranò e a don Francesco Manisi. Con l’auspicio che gli insegnamenti appresi possano fiorire e dare frutti nelle parrocchie, ci si prepara ai prossimi appuntamenti di formazione.

 

* équipe ufficio catechistico

Tracce

Il ‘decennato’ di Mattarella

foto Giandotti-Quirinale
03 Feb 2025

di Emanuele Carrieri

Quella foto è scolpita sulla roccia. Fu scattata domenica 6 gennaio 1980, prima delle tredici, in via della Libertà a Palermo, da Letizia Battaglia, vera fuoriclasse del fotogiornalismo, fotoreporter di fama internazionale. Quella foto riproduce Sergio Mattarella mentre cerca di tirar fuori dall’auto il corpo del fratello, già in fin di vita. Dal 31 gennaio del 2015, l’Italia ha in quest’uomo discreto e mite, che non ride, ma sorride, che non alza la voce mai, ma si fa ascoltare sempre, il suo più sicuro punto di riferimento delle istituzioni. Per l’Italia, averlo al Quirinale è garanzia di giustizia, di libertà, di equità. Fin dal suo primo giuramento dinanzi al Parlamento, ha promesso di essere il garante della Costituzione, di essere il rappresentante dell’unità nazionale, anche quella “costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri concittadini”, pur ben sapendo che questa unità rischiava e rischia ancora di essere difficile, fragile, lontana. Sempre con la Costituzione in mano e, soprattutto, con atti e con parole che ne ricalcano la lettera e lo spirito – “patriottismo repubblicano”, è stato definito il suo secondo settennato – le incarna a tal punto, da aver fatto dimenticare all’Italia di essere stato pure lui un politico fra i politici. In virtù del ruolo ricoperto e innanzitutto di una indipendenza intellettuale e morale che ha manifestato sul campo, si è conquistato il plauso dell’intero arco parlamentare. E, come se non bastasse, a seconda delle congiunture e, innanzitutto, dell’esito delle votazioni nazionali, li ha invitati a governare tutti senza alcuna distinzione. Dal Partito Democratico al Movimento Cinque Stelle, dalla Lega a Fratelli di Italia, da Forza Italia fino ai governi tecnici di pronto soccorso. Il suo capolavoro si chiama “Mario Draghi a Palazzo Chigi”, incaricato di guidare un esecutivo di unità nazionale nel 2021. E unità è uno dei vocaboli che ha pronunciato di più, quale richiamo a ricercarla oltre ogni divisione, che esige e prescrive coerenza di comportamenti, principi ispiratori, valori non negoziabili. In questi di dieci anni, quella promessa, fatta il 3 febbraio del 2015, giorno del suo giuramento, è stata sempre adempiuta, e lo dimostrano la popolarità, la benevolenza e i grandi bagni di folla con cui viene sempre accolto in ogni angolo dello Stivale. Che raggiunge senza risparmiarsi, malgrado le ottantatré primavere che porta sulle spalle, e senza mai far venire meno quelle lezioni di civiltà che ne fanno una sorta di educatore e formatore itinerante, dentro e fuori i confini del Paese. In certe circostanze tessitore delle migliori strategie, altre volte rammendatore, più o meno occulto, degli strappi fra società e politica, ma sempre con il bene comune come scopo, ha sempre immesso nella stretta cruna dell’ago il robusto filo con cui è intessuta la nostra Carta Costituzionale, letta e riletta, studiata e ristudiata, impersonata e vissuta con responsabilità e con scrupolosità, facendone una impronta incancellabile del proprio essere uomo e cittadino. E chi, dentro e fuori i palazzi della politica, giustifica la considerazione e la popolarità di Sergio Mattarella con la bassezza dei protagonisti dell’odierna scena politica italiana, si sbaglia del tutto, perché la sua statura è così elevata che non ha certo necessità di confronti. E gode di un prestigio internazionale, indiscusso e indiscutibile, che mette in campo sia a tutela dell’immagine e degli interessi dell’Italia in Europa e nel mondo che a tutela dei valori fondamentali e imprescindibili della dignità umana in tutti gli angoli del pianeta. È capace di dire ciò che pensa, e con grande autorevolezza, anche se di fronte non ha un paladino delle libertà di un popolo e di un paese, come è avvenuto all’università Beida di Pechino, a novembre. Nessun altro, in Europa, è stato tanto esplicito, come lui, nel sostenere l’Ucraina, nessun altro è stato così incalzante nell’invocare la Patria Europea, nessun altro, come lui, ha difeso il buon nome dell’Italia, replicando a quei leader o tecnocrati che, molte volte, criticano l’Italia per demagogia o ignoranza. La sua mitezza ha attestato che moderazione non vuol dire silenzio, quando è l’ora di parlare. Demagogia e populismo hanno Mattarella fra i più fieri oppositori, con il suo patrimonio di coerenza e vigore ideale. Verso questi atteggiamenti, il Capo dello Stato nutre una avversione profonda e sincera, sottolineata con pacatezza ma sempre con spirito costruttivo, mai divisivo, anche quando il livello del conflitto politico, nel Paese, non è dei più facili. Ancora una volta c’è, in questo corredo intellettuale e di passione civile, il credente, il cattolico e il giurista che scorge nei principi e nei valori della Costituzione il fondamento della cittadinanza, la casa comune di cui parlava Giorgio La Pira nella Commissione dei 75, nominata per redigere la Carta Costituzionale. Questi dieci anni al Quirinale sono riassunti in un’altra foto: Mattarella che, da solo – senza scorta, senza seguito, senza compagnie di onore, senza schieramenti dei corazzieri in alta uniforme – sale la scalinata del Vittoriano, silenziosa e vuota, che porta alla tomba del Milite Ignoto. Quello era il 25 aprile del 2020, eravamo tutti in piena pandemia: piazza Venezia appariva sprofondata nella silenziosità di una Italia impaurita e sofferente.

Sport

Rossetti vs Tahiri, il ritorno di Nino all’assalto del titolo WBA International

03 Feb 2025

di Paolo Arrivo

Chi lo ha visto combattere in diretta televisiva su RaiSport sarà rimasto scioccato dal KO rimediato in meno di sessanta secondi. Correva l’anno 2023, quando Luca Chiancone strappò il titolo di campione italiano dei pesi medi al pugile italo-cubano cresciuto nella scuderia della Quero-Chiloiro a Taranto. Non la miglior versione di un combattente nato. Adesso Giovanni Rossetti è un boxeur più forte. E può puntare a un altro prestigioso traguardo: il titolo WBA International che verrà assegnato il 15 gennaio in Germania. Si tratta della sigla più antica del pugilato mondiale.

GIOVANNI ROSSETTI E UN GRANDE AVVERSARIO- Lo sfidante è Bujar Tahiri. Tedesco nato in Albania, 26 anni, può vantare 19 vittorie – 9 per KO. Nino invece ha già fatto l’esperienza della sconfitta. Il suo score è di 14 vittorie (6 per KO) e 3 sconfitte. Ambedue i pugili sono talentuosi ma dalle caratteristiche diverse. La forza da un lato, dall’altro la tecnica elegante. La manifestazione è organizzata da una delle più grosse società di pugilato professionistico d’Europa: la Agon Sports. Allo stesso evento prenderanno parte gli ex campioni del mondo Felix Sturm e Vincenzo Gualtieri. Quest’ultimo sfiderà Alexander Pavlov per il titolo WBO europeo. Lo spettacolo pertanto non verrà meno. L’auspicio è che il pugile consegnato dalla Quero alla Loreni possa dare il massimo – lui si sta allenando intensamente nella palestra di Taranto.

DALLA GERMANIA ALLA CITTA’ DEI DUE MARI- Il talento di Giovanni Rossetti è stato coltivato nella fucina della Quero-Chiloiro. Società stellata del pugilato che resiste sul territorio. E che nel 2025 può festeggiare un altro traguardo: i cinquant’anni dalla conquista del titolo italiano professionisti del maestro Vincenzo Quero. Così, il 24° Trofeo Città di Taranto, programmato per il tredici agosto, sarà occasione per ricordare quell’evento, attraverso una manifestazione di caratura internazionale. Intanto l’incontro valevole per il titolo pesi medi WBA, che riaccenderà i riflettori su Nino tra due settimane, sarà di certo una sfida di alto livello, entusiasmante. Si combatterà sulla distanza delle dieci riprese, nella cittadina di Ulm, all’Arena Ratiopharm.

LE AMBIZIONI DI NINO- “Mi aspetto un match molto impegnativo, contro un avversario che ha parecchia esperienza. Questo, però, non ci intimidisce affatto: ci stiamo preparando al massimo, stiamo facendo allenamenti mirati”. Così Giovanni Rossetti in una recente intervista rilasciata a CosmopolisMedia. Lo stesso pugile ha confidato di non vedere l’ora di disputare questo incontro, e di essere molto emozionato per il titolo messo in palio. Ben note le caratteristiche dell’avversario, le difficoltà da superare. “Si possono aprire tante porte, se vinciamo – ha aggiunto Nino – è molto importante, e siamo molto entusiasti”. Tra i prossimi obiettivi c’è un titolo europeo e uno mondiale. Il 2025 è appena cominciato, ma la determinazione è già massima. E pure la voglia di farcela.

Diocesi

A Taranto, una piazza intitolata a don Luigi Giussani

L’inaugurazione si terrà domenica 16 febbraio, alle ore 10,45, alla presenza dell’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero

foto CL Taranto
03 Feb 2025

Sarà intitolata a don Luigi Giussani, iniziatore del movimento di Comunione e Liberazione, la nuova piazza che si trova in corrispondenza dell’incrocio tra via Ancona, via Lago d’Arvo, viale Trentino e piazza santa Rita da Cascia a Taranto.

Grande sacerdote ed educatore, don Luigi Giussani – di cui quest’anno ricorrono 20 anni dalla morte – inizia, negli anni 50, un’esperienza con un gruppetto di liceali che porterà alla nascita del movimento di Comunione e Liberazione; negli anni 70 il Movimento arriva a Taranto dove trova un’entusiastica accoglienza e che vedrà negli anni centinaia di persone, della città e della provincia, giovani e meno giovani, coinvolte nell’esperienza del carisma del sacerdote lombardo, per il quale già dal 2012 è stato avviato il processo di beatificazione. Storica la sua partecipazione alla Settimana della Fede del 1986, invitato da mons. Guglielmo Motolese. La proposta cristiana portata da don Giussani chiama a “vivere il reale”, nel tempo sono nate anche a Taranto e provincia realtà ed opere come tentativo di risposta a vari bisogni incontrati, tutte con l’attenzione al bisogno educativo in primo luogo di chi l’opera la fa; esemplare, per fare una sintesi, l’esperienza della Scuola per l’infanzia santa Rita da Cascia, ispirata al modello educativo del Servo di Dio, don Luigi Giussani.

L’inaugurazione si terrà domenica 16 febbraio, alle ore 10,45, alla presenza dell’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, e delle autorità civili e militari.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare all’evento che vede celebrata la memoria di questo grande uomo che, con il suo sì alla vocazione, ha contribuito all’educazione al bene e alla felicità di tanta gente, nel mondo e nella nostra città.

 

Ecclesia

L’arcivescovo mons. Ciro Miniero per San Giovanni Bosco

foto fp Occhinegro
03 Feb 2025

di Angelo Diofano

Nella serata di venerdì 31 gennaio, la parrocchia intitolata a San Giovani Bosco ha accolto festosamente l’arcivescovo mons. Ciro Miniero per la celebrazione della santa messa solenne in memoria del santo patrono dei giovani. Una foltissima e festosa assemblea (con fedeli assiepati anche sul sagrato), con rappresentanze di tutte le realtà parrocchiali e, ovviamente con i tantissimi giovani dell’oratorio, ha partecipato con grande raccoglimento alla funzione, animata dai canti del coro parrocchiale diretto dal m° Roberto Ceci.

Nell’omelia mons. Miniero si è soffermato, ovviamente, sulla grande attenzione che il santo di Valdocco rivolgeva, assicurando loro paterna accoglienza, ai ragazzi e ai giovani, in special modo quelli più emarginati e sfruttati dalle grandi realtà produttive, spesso senza alcuna speranza per il futuro che non fosse quello del malaffare. Anticipando i tempi, don Bosco ha dato risposta alle loro aspettative di inserimento nella società, che inizialmente li respingeva, infondendo in loro ogni stimolo per lottare per un futuro migliore e diventando così motivo di arricchimento e rinnovamento nella Chiesa.

Al termine, l’indirizzo di saluto del parroco don Giovanni Monaco, che ha evidenziato la presenza alla celebrazione di due diaconi prossimi all’ordinazione sacerdotale, don Antonello Bruno e don Giuseppe Basile, nell’auspicio che in parrocchia e, naturalmente, in tutta la diocesi possano sorgere nuove vocazioni.

Al termine l’arcivescovo ha ricevuto il caloroso saluto dei fedeli e si è recato in oratorio per la grande festa finale, collaborando alla distribuzione dei tradizionali panini di Don Bosco, confezionati in grandi quantità, e successivamente spegnendo le candeline sulla torta preparata per il suo compleanno. Quindi, musica e balli fino a tardi con le musiche eseguite dal gruppo ‘Gli sbandati’ della parrocchia della Madonna della Fiducia.

Angelus

La domenica del Papa – La presentazione di Gesù al Tempio

foto Vatican media-Sir
03 Feb 2025

di Fabio Zavattaro

In Oriente era la festa dell’incontro; quando arriva in Occidente si esalta il simbolo della luce con la processione e la benedizione delle candele, da qui il termine che usiamo abitualmente: candelora. Festa che viene celebrata anche dalle Chiese ortodosse e da alcune confessioni protestanti, sempre con il medesimo significato: la candela simbolo di Cristo, luce per illuminare le genti, come lo ha chiamato l’anziano Simeone nel tempio di Gerusalemme. Festa che nella chiesa cattolica coincide, dal 1997, con la Giornata per la vita.
Luca, nel suo Vangelo, ci dice che Maria e Giuseppe, “compiuti i giorni della loro purificazione rituale”, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come prevede la legge di Mosè, e per offrire in sacrificio una coppia di tortore. Questo perché ogni primogenito maschio era considerato offerto al Signore e si doveva riscattare con un’offerta. Ciò avveniva al termine del periodo nel quale la madre era considerata impura, 40 giorni per il maschio.

Papa Francesco, all’angelus, ripercorre quel momento e ricorda che Simeone e Anna “lodano Dio e parlano del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”, annunciando così “il compimento delle attese di Israele”: Dio è presente in mezzo al suo popolo, afferma il Papa, “non perché abiti tra quattro mura, ma perché vive come uomo tra gli uomini. È questa la novità di Gesù”, novità che “cambia la storia del mondo”.
Diceva Benedetto XVI “se Cristo non fosse veramente Dio, e non fosse, al tempo stesso, pienamente uomo, verrebbe meno il fondamento della vita cristiana in quanto tale”.
Ma cosa accade nel tempio? Maria, Giuseppe e Gesù, di soli 40 giorni, sono avvicinati dall’anziano Simeone che prende in braccio il bambino e lo chiama “in tre modi bellissimi, che meritano una riflessione” dice Francesco: “Gesù è la salvezza; Gesù è la luce; Gesù è segno di contraddizione”. Fermiamoci, allora, su questi tre nomi.
Innanzitutto, la salvezza: “i miei occhi hanno visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli” dice Simeone. Questo ci lascia stupiti, afferma il papa, “la salvezza universale concentrata in uno solo! Sì, perché in Gesù abita tutta la pienezza di Dio, del suo Amore”.

Quindi Gesù è “luce per illuminare le genti”; è il “sole che sorge sul mondo”, dice ancora Francesco, per riscattarlo “dalle tenebre del male, del dolore e della morte. Quanto abbiamo bisogno, anche oggi, di luce, di questa luce”.
Infine, Gesù è segno di contraddizione “affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”. Affacciato alla finestra su piazza San Pietro il vescovo di Roma spiega che “Gesù rivela il criterio per giudicare tutta la storia e il suo dramma, e anche la vita di ognuno di noi. E qual è questo criterio? È l’amore: chi ama vive, chi odia muore”.
Ricordava Giovanni Paolo II che le parole di Simeone “danno voce all’anelito che percorre la storia dell’umanità. Esprimono l’attesa di Dio, quel desiderio universale, magari inconsapevole, ma ineliminabile, che egli ci venga incontro per renderci partecipi della sua vita. Simeone incarna l’immagine dell’umanità tesa a cogliere il raggio di luce che fa nuove tutte le cose, il germe di vita che trasforma ogni vecchiezza in perenne giovinezza”.
Angelus nella domenica in cui si celebra la Giornata per la vita. Il papa, dopo la recita della preghiera mariana, esprime “riconoscenza alle tante famiglie che accolgono volentieri il dono della vita” e incoraggia “le giovani coppie a non aver timore di mettere al mondo dei figli”. Ricorda, quindi, il Summit internazionale sui diritti dei bambini, che si apre lunedì 3 febbraio, e torna a dire “no” alla guerra che è sempre una sconfitta: “distrugge tutto, distrugge la vita e induce a disprezzarla”. Di qui l’appello, “specialmente ai Governanti di fede cristiana, affinché si metta il massimo impegno nei negoziati per porre fine a tutti i conflitti in corso”. Pace, dunque, in Ucraina, Palestina, Israele, Libano, Myanmar, Sudan, Nord Kiwu (Congo).

Popolo in festa

Sant’Egidio, la ‘festa invernale’ nella parrocchia a Tramontone

03 Feb 2025

di Angelo Diofano

I festeggiamenti invernali in onore di Sant’Egidio Maria di San Giuseppe da Taranto si svolgono anche alla parrocchia intitolatagli, in località Tramontone, e che culmineranno venerdì 7, giorno della sua nascita al Cielo, avvenuta in quella giornata del 1812 a Napoli.

Lunedì 3, alle ore 20, ci sarà la funzione de ‘L’Ora di Gesù’, con riflessione guidata da fra Francesco Nigro.

Quindi, dal 4 al 6 avranno luogo le celebrazioni del triduo, con sante messe alle ore 8.30 e alle ore 18.

Martedì 4, giornata della preghiera, adorazione eucaristica dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 16.30 alle ore 18.

Mercoledì 5, giornata della carità, alle ore 12.30 nel salone parrocchiale ci sarà il ‘pranzo della comunità’ assieme ai bisognosi della parrocchia e a quelli della mensa dell’arciconfraternita del Carmine, ubicata al centro d’accoglienza ‘San Cataldo vescovo’ in città vecchia; alle ore 19, dialogo con il giornalista Rai, Salvatore Catapano sul tema ‘Sant’Egidio: uomo giubilare’.

Giovedì 6, giornata del pellegrinaggio, la comunità parrocchiale e la confraternita parteciperanno alle ore 18.30 alla santa messa in San Pasquale, a Taranto.

Venerdì 7, solennità di Sant’Egidio, alle ore 12 sarà recitata la supplica al santo e alle ore 18 il parroco mons. Carmine Agresta presiederà la solenne concelebrazione eucaristica.

Nel corso dei festeggiamenti sarà possibile acquistare all’apposito banchetto la pubblicazione a fumetti sulla vita del santo, intitolata ‘Sant’Egidio da Taranto’ frutto dell’estro del vignettista amatoriale Gianfranco Murri e da un’idea di Giuseppe Lippo, priore della confraternita di Sant’Egidio. “Il fumetto – evidenzia Lippo, che ne ha curato i testi – è stato il modo migliore per avvicinare e destare interesse nei ragazzi con un linguaggio semplice e senza sconfinare nel racconto miracolistico, parlando dell’uomo, del santo impegnato a condividere la vita con la gente e donarsi generosamente a chiunque incontrava nel quotidiano per le vie di Napoli”. La medesima confraternita, infine, si prepara al pellegrinaggio al convento di San Pasquale a Chiaia, a Napoli, dove sono custodite le spoglie del santo, in programma il 6 aprile.