Francesco

I medici del ‘Gemelli’ su papa Francesco: “Lieve miglioramento all’interno di un quadro complesso”

ph Ansa-Sir
12 Mar 2025

“La situazione di papa Francesco resta stabile, con un lieve miglioramento all’interno di un quadro che resta complesso”: questa la nota della sala stampa della Santa sede, a proposito del ventiseiesimo giorno di degenza del pontefice al policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale.
Per quanto riguarda il dettaglio della scansione della giornata, si fa sapere che “il papa ha seguito anche oggi gli esercizi spirituali in collegamento con l’aula Paolo VI, ha dedicato del tempo alla preghiera e continua la terapia farmacologica e la fisioterapia respiratoria e motoria. Ieri mattina ha ricevuto l’eucaristia. Nel pomeriggio ha usato la ventilazione con ossigenazione ad alti flussi, tramite le cannule nasali”. Fonti vaticane, inoltre, ribadiscono che “i medici hanno tenuto la prognosi riservata finché la situazione era di instabilità, dovuta alle infezioni respiratorie. Raggiunta la stabilità, i medici si sentono di poter dire che il Papa non è in imminente pericolo di vita per quanto riguarda le infezioni contratte alle vie respiratorie, e dunque la prognosi è stata sciolta”. Prudenzialmente, inoltre, i medici “hanno dato un’indicazione ancora imprecisa sulla sua permanenza in ospedale”. L’ultimo bollettino finora emesso, infatti, parlava di ‘ulteriori giorni’ di permanenza, senza specificare la durata. Sempre a quanto si apprende, è ipotizzabile una tac “per monitorare lo stadio della polmonite”. Si attendono, comunque, indicazioni più puntuali nei prossimi giorni. In merito a possibili lavori a Casa Santa Marta o altrove, le fonti citate lo escludono, puntualizzando che “il papa viene dimesso perché può essere dimesso, non perché deve essere ospedalizzato. Tutto dipende, comunque, dalle conclusioni che i medici tireranno al momento dell’uscita”. “Quando sarà il momento opportuno, ci saranno immagini”, l’indicazione che viene fornita sulla mancanza di foto del Santo padre durante la degenza nel nosocomio romano.

Eventi in diocesi

Mi stai a cuore, incontro al Rosario di Talsano sul pianeta-giovani

11 Mar 2025

La parrocchia di Maria Santissima del Rosario di Talsano giovedì 6 marzo ha tenuto un interessante incontro dal titolo ‘Mi stai a cuore: analisi, comprensione e linee educative sulla realtà giovanile’. Molti i presenti ad ascoltare gli interventi, specialmente i genitori, ci nonni e coloro che hanno funzioni educative. Insomma, una comunità che si è interrogata insieme al territorio su come affrontare il mondo giovanile in questo delicato momento storico pieno di contraddizioni.
Ha riferito nell’introduzione il parroco don Armando Imperato, che ha voluto fortemente questo incontro: “Sono continuamente in contatto con i giovani, come insegnante e per il mio ministero sacerdotale. Essi rappresentano il futuro, ma nel presente se ne sente parlare  oramai sono in senso negativo per i loro disagi, gli atti violenti, gli eccessi nella vita virtuale e in quella reale Se è vero che ci accorgiamo della fragilità dei ragazzi solo nei casi di cronaca nera è altrettanto vero che le forme di disagio psicologico sono in aumento soprattutto fra di loro e chi sta male resta senza risposte. Grazie all’aiuto degli esperti intervenuti questa sera abbiamo cercato la chiave per poter comprendere la realtà del modo giovanile e il suo disagio. Certo, l’incontro non è stato risolutivo ma ci ha fornito una traccia di lavoro su cui tutta la comunità s’impegnerà a fondo”.
Dal canto suo, don Antonio Panico, sociologo e direttore della Lumsa, mostrando un’indagine sociologica sul fenomeno, ha detto nel suo intervento: “I giornali, i siti web, i notiziari in tv sono sempre più pieni di notizie che riguardano la criminalità giovanile e più in generale episodi legati al disagio dei teenager persi tra bullismo, una dissennata vita sempre più social e virtuale e poco virtuale che li porta paradossalmente ad essere sempre più chiusi in se stessi. Tutto questo interroga i genitori che hanno bisogno di saperne un po’ di più dei loro figli, di conoscere il loro mondo e soprattutto di trascorrere un po’ più di tempo con loro per conoscerli più a fondo, nelle loro problematiche per poter essere di aiuto”.
Ha quindi espresso il suo parere la prof.ssa Paola Pagano, docente di psicologia sociale alla Lumsa, circa i comportamenti errati dei genitori nei confronti loro figli: “Penso che i giovani esprimano una domanda di protezione e di potere che rassicura. E molto spesso i genitori prendono alla lettera questo bisogno, spesso sostituendosi a loro o ponendosi come figure da cui dipendere”.
Infine Deborah Lategana, avvocato del Foro di Taranto ed esperta in legislazione minorile, ha raccontato di alcuni casi osservati da vicino, soffermandosi sugli episodi di bullismo e di cyber-bullismo, di cui la cronaca si occupa sempre più di frequente. “Sarà molto importante – ha auspicato – organizzare dei focus su questi argomenti sforzandosi inoltre di coinvolgere maggiormente le famiglie, gli insegnanti, gli educatori tutti perché si sappia cosa fare e come intervenire”.

Settimana della fede

Settimana della fede, occasione per aprirsi al dialogo

foto G. Leva
11 Mar 2025

di Paola Casella

Incontrarsi per costruire relazioni autentiche, riannodare quelle spezzate ed illuminare, come le definisce papa Francesco nella lettera enciclica Fratelli tutti, «le ombre di un mondo chiuso».
“La cultura dell’incontro” è il tema che la Chiesa diocesana, con il contributo di relatori di alto profilo e di testimoni credibili, propone alla riflessione comune, in occasione della 53esima edizione della Settimana della Fede, in programma dal 17 al 21 marzo prossimi nella concattedrale Gran Madre di Dio, a Taranto.

La Settimana della fede è nata all’indomani del Concilio Vaticano II, grazie all’intuizione dell’allora arcivescovo, monsignor Guglielmo Motolese, che la concepì come un momento, nel tempo di Quaresima, di formazione e di riflessione comune.
Questo evento, infatti, costituisce l’occasione per ritrovarsi a riflettere sui temi del divino e dell’umano che attraversano la vita degli uomini e delle donne di oggi, leggendoli ed interpretandoli insieme alla luce della Parola di Dio, della Tradizione e del Magistero della Chiesa.
È un momento importante perché la comunità dei credenti, come in un novello cortile dei gentili, si apre ai lontani per invitarli a fermarsi per ragionare insieme sull’uomo e la società.
Il tema dell’incontro si collega naturalmente a quello della Speranza scelto dal Santo padre come stella polare lungo il cammino giubilare. Nel logo stesso del Giubileo 2025 è raffigurato il viaggio del pellegrino non come un’esperienza individuale, ma comunitaria lungo la quale l’umanità abbraccia la croce come ancora di salvezza, perché «nessuno si salva da solo» (papa Francesco, Momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia, 27 marzo 2020).
Il cristianesimo è maestro della cultura dell’incontro, perché è nato da un Incontro che, attraverso innumerevoli incontri, continua da oltre duemila anni a cambiare il corso di tante vite e della storia, innestandovi di continuo un dinamismo nuovo.
Il vero incontro pone i singoli l’uno di fronte all’altro, aprendo al dialogo e, dunque, ad una relazione autentica, in cui ciascuno assume su di sé la domanda dell’altro e sente la responsabilità di una risposta concreta, lasciando «emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo» (Ls 219).
La Settimana della fede è, dunque, l’occasione non solo per i cattolici, ma per l’intera comunità tarantina per incontrarsi, per ritrovarsi l’uno di fronte all’altro e per aprirsi al dialogo. Un dialogo non fine a se stesso, ma finalizzato a scelte concrete slegate da interessi di parte.
L’apertura di orizzonte che la Chiesa diocesana offre così all’intera società civile non è un fatto solo culturale, ma un concreto metodo di lavoro, soprattutto in questo momento in cui ci si prepara al voto per il rinnovo del consiglio comunale e successivamente del governo della città.
La cultura dell’incontro è la sola in grado di sconfiggere il ripiegamento sul privato che si manifesta poi in percentuali elevate di astensionismo alle urne, per riscoprirsi comunità e ricominciare a sognare insieme aprendosi ad una visione di speranza.

Settimana della fede

Da lunedì 17 la Settimana della fede che ci indica ‘la cultura dell’incontro’

11 Mar 2025

di Silvano Trevisani

“L’incontro tra le persone e nella società alla luce della Parola di Dio”: questa la traccia della conferenza, che aprirà, lunedì 17 marzo, la 53ª Settimana della fede, in Concattedrale. A relazionare è stato chiamato don Filippo Belli presbitero della diocesi di Firenze dove è parroco di due piccole comunità. A lui il compito di spiegare “Cos’è l’incontro. Società e comunità: l’incontro ne determina la differenza”.
La cultura dell’incontro è il tema attorno al quale ruoterà questa edizione della Settimana della fede, poiché, come sottolinea l’arcivescovo Ciro Miniero “Abbiamo bisogno di formarci e camminare insieme come pellegrini di speranza”.
In un tempo che sembra caratterizzato dallo scontro, o più consuetamente dal confronto serrato, a tutti i livelli, investire sull’incontro significa dare nuove prospettive. Di pace, di convivenza, di solidarietà. La Parola di Dio è una parola di unione, di comunione, laddove la divisione è la radice terminologica del “diavolo” che, etimologicamente, è “colui che divide”. Ecco perché nella famiglia, nella società, al lavoro, nella politica, nelle relazioni internazionali l’incontro è sempre la via obbligata alla positiva soluzione dei conflitti. E questo vale anche per i cristiani, che nella storia hanno sempre dovuto fare i conti con le divisioni.
Filippo Belli ci guiderà, dunque, a cercare nella Sacra Scrittura le tracce della cultura dell’incontro.

Don Belli, che ha conseguito la licenza e il dottorato al Pontificio istituto biblico, è docente stabile di Sacra Scrittura alla facoltà Teologica dell’Italia centrale a Firenze e direttore della biblioteca della facoltà. I suoi corsi e le sue ricerche spaziano dal libro della Sapienza ai testi del NT, e in particolare le lettere paoline. Tra le sue pubblicazioni segnaliamo: Argumentation and Use of Scripture in Romans 9- 11 (Roma 2010); il volume in collaborazione L’antico nel Nuovo. Il ricorso alle Scritture nel Nuovo Testamento (Bologna 2008) e il commento Colossesi (Cinisello Balsamo 2015), oltre a diversi articoli scientifici e di divulgazione.

Allieterà l’incontro il coro polifonico parrocchiale “San Nicola” di Lizzano, diretto dalla maestra Annamaria lecce, all’organo Emilia Lecce. Il coro proporrà il canto iniziale: “Popoli tutti acclamate” (Rns – Rinnovamento Nello Spirito) e il canto finale: “Andate in tutto il mondo” (mons. Marco Frisina).

L’appuntamento è per lunedì 17 marzo alle 19 in Concattedrale.

Eventi a Taranto e provincia

Donazione del Lions club Taranto Poseidon per i detenuti

foto G. Leva
11 Mar 2025

Mercoledì 12 marzo alle ore 17.30 nella sala conferenze del Mudit in via Plateja 51, l’associazione di volontariato penitenziario ‘Noi e Voi’ riceverà ufficialmente una donazione per i detenuti della casa circondariale ‘Magli’ da parte del Lions Club Taranto Poseidon di Taranto.
Nell’occasione verranno presentati i progetti che l’associazione ‘Noi e Voi’ intende realizzare nell’anno del Giubileo, con il supporto di una vasta rete di enti partner e sostenitori, per il reinserimento sociale dei detenuti.

Reliquie in diocesi

Il saio del venerabile fra Giuseppe Michele Ghezzi a Grottaglie

11 Mar 2025

Il Monastero di Santa Chiara di Grottaglie avrà l’onore di accogliere, nei giorni mercoledì 12 e giovedì 13 marzo, la reliquia del saio del venerabile fra Giuseppe Michele Ghezzi, in un momento di profonda spiritualità e riflessione per l’intera comunità. L’iniziativa rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire il carisma e l’insegnamento del frate, testimone di fede e dedizione a Cristo.

L’evento, caratterizzato da momenti di preghiera e approfondimento sulla figura del frate, sarà aperto il 12 marzo alle ore 17 con il rito di accoglienza presieduto da mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo emerito di Potenza-Muro Lucano-Marsico nuovo. A seguire, alle ore 18, si terrà la celebrazione dei vespri, mentre alle ore 19 fra Giancarlo Greco, vice postulatore della causa di beatificazione, guiderà una riflessione dal titolo ‘Fra Giuseppe Ghezzi: la sua testimonianza oggi’.

Il 13 marzo la giornata inizierà alle ore 7.30 con la celebrazione della santa messa presieduta da fra Giancarlo Greco. Dalle ore 9 alle 11 il monastero resterà aperto per la preghiera personale, seguita, alle ore 11, dall’adorazione eucaristica.

La tappa grottagliese della peregrinatio si concluderà alle ore 12 con la preghiera dell’ora sesta e il commiato dalla reliquia, ricordando le parole di fra Giuseppe Ghezzi: “È per la Croce che si va in cielo”.

 

Francesco

I medici del ‘Gemelli’ sciolgono la prognosi di papa Francesco

ph Afp-Sir
11 Mar 2025

“Papa Francesco ha trascorso una notte tranquilla e si è svegliato intorno alle otto”: questa la nota della sala stampa della Santa sede, a proposito della venticinquesima notte di degenza del pontefice al policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale.
Con il bollettino di ieri sera, visto il perdurare della stabilità e la buona risposta alle terapie, i medici hanno sciolto la prognosi, riscontrando però la necessità, data la complessità del quadro clinico, di continuare per ‘ulteriori giorni’ la terapia farmacologica in ambiente ospedaliero.

Appuntamenti di Quaresima

Concerto di Quaresima a San Domenico

11 Mar 2025

di Angelo Diofano
Il consueto ‘Concerto di Quaresima’ avrà luogo oggi, martedì 11 marzo alle ore 19 in San Domenico, a cura della confraternita dell’Addolorata in collaborazione con il liceo musicale Archita (dirigente scolastico, prof.ssa Annarita Vozza). 
Saranno eseguite musiche di Albinoni, Lamanna, Mozart, Frisina, Franckm, Puccini, Villa Lobos, Vivaldi, Bach, Scarlatti, Faurè, Mangorè, Mascagni e Telemann.
A esibirsi, saranno le classi di laboratorio e strumento dei seguenti maestri concertatori: Abbà, Battista, Bellone, Bonasia, Brancone, Errico, Esposito, Mazzaraco, Melucci, Mottola e Puntillo. Direttore artistico, il prof. Domenico Di Fonzo.

Borse di studio

A Giorgia Luongo la XXIX borsa di studio Marco Motolese

10 Mar 2025

È Giorgia Luongo della 5ªB del liceo Aristosseno la vincitrice della XXVIII borsa di studio ‘Marco Motolese’, l’iniziativa organizzata dall’associazione Marco Motolese e dal Club per l’Unesco di Taranto, sempre accompagnati dalla famiglia di Marco, con la collaborazione del liceo Aristosseno.
Promossa dalla famiglia Motolese per ricordare il figliolo Marco, studente del liceo Aristosseno tragicamente comparso nel 1994 a soli diciassette anni, la manifestazione intende promuovere tra gli studenti la solidarietà, la generosità, il rispetto verso gli insegnanti e i propri compagni di classe, e non solo, le qualità che contraddistinguevano il compianto Marco.

In una cerimonia che si è tenuta nel liceo Aristosseno, è stato l’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, a consegnare la borsa di studio a Giorgia Luongo, mentre l’attestato le è stato consegnato dal piccolo Marco Motolese, il nipotino omonimo del compianto studente liceale prematuramente scomparso trentuno anni addietro.
Nell’occasione monsignor Ciro Miniero si è intrattenuto a lungo con gli studenti che, come ha sottolineato lo stesso arcivescovo, sono i veri protagonisti di questa lodevole iniziativa, ai quali ha rivolto accorate parole di vicinanza della Chiesa, per poi esprimere gratitudine alla vincitrice Giorgia Luongo per il suo comportamento sempre corretto e solidale verso la società e verso la famiglia, nonostante le tante difficoltà affrontate nella sua pur giovane esperienza di vita.
Monsignor Miniero ha poi avuto parole di elogio per il lavoro svolto nel sociale dall’associazione culturale Marco Motolese e dal Club per l’Unesco di Taranto, e più in particolare per questa iniziativa «perché ha la meravigliosa capacità – ha detto l’arcivescovo – di far esprimere ogni anno ai ragazzi e alle ragazze dell’Aristosseno il ‘bene’ che hanno nel loro cuore, segnalando un loro compagno di classe che si è distinto per valore morale e sociale».
L’evento è stato aperto dai saluti della dott.ssa Rita Frunzio, dirigente scolastico del liceo Aristosseno e presidente della commissione giudicatrice, e di Massimiliano Motolese, fratello di Marco e vicepresidente dell’associazione culturale Marco Motolese e Club per l’Unesco di Taranto, che ha ringraziato le autorità intervenute e il liceo Aristosseno per l’ospitalità e la collaborazione nell’organizzazione dell’evento coordinato dalla prof.ssa Giusy Imperiale.
Alla cerimonia, cui hanno partecipato Edmondo e Massimiliano Motolese, padre e fratello del compianto Marco con il figlioletto omonimo, era presente un prestigioso parterre di autorità civili, militari e religiose: dal capo di gabinetto della prefettura Ruocco al nuovo questore Sinigaglia e i comandanti provinciali dei Carabinieri, Guardia Di finanza e Svam, il capo di Stato del Cim il comandante vvff di Taranto, ing Lorenzo D’Elia, e tanti altri esponenti della società civile.

Quest’anno il tema della manifestazione, indicato dal Club per l’Unesco di Taranto e dell’associazione Marco Motolese che promuovono l’iniziativa, è stato “Il Giubileo 2025, detto il Giubileo della Speranza” così come voluto dal Santo padre.
Una scelta spiegata nel suo intervento da Carmen Galluzzo Motolese, presidente dell’associazione culturale Marco Motolese e Club per l’Unesco di Taranto: «È nostro compito come associazione culturale, delle famiglie, della scuola, delle istituzioni e dell’intera comunità, dare ai ragazzi gli strumenti per sognare e sperare in un futuro migliore.
La speranza cristiana è quella che non cede alle difficoltà, è ‘qualcos’altro’ che ci chiede di muoverci senza indugio: essa si fonda sulla fede, è nutrita dalla carità e permette di andare avanti nella vita. Le autorità così numerose presenti, certo sono qui per onorare mons. Ciro Miniero, e anche il ricordo del nostro Marco, ma soprattutto sono qui per voi ragazzi, in quanto vogliono essere vicini a voi e vogliono aiutarvi a superare ogni difficoltà sociale, quindi dovete fidarvi e affidarvi a loro. La nostra associazione culturale svolge il suo lavoro per la crescita culturale e sociale dei giovani tentando una rinascita di quei valori che servono per giungere verso un nuovo umanesimo. Vi invito a leggere andando nelle biblioteche, compresa la biblioteca Marco Motolese sita in via Lisippo da noi fondata, perché i libri liberano dalle catene dell’ignoranza e rendono gli uomini liberi».

Anche in questa ventinovesima edizione del premio la commissione giudicatrice, oltre a docenti dei corsi, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle classi quinte che, attraverso una relazione, hanno presentato il candidato della classe precedente che considerano possa avere i requisiti richiesti: la commissione, composta da 12 persone in tutto, è presieduta dal dirigente scolastico e dal fratello di Marco, Massimiliano Motolese.
Dopo una attenta lettura delle relazioni relative alle candidature di studenti e studentesse delle classi quinte dell’istituto, e una maggiore chiarificazione dei rappresentanti di classe presenti in commissione, la borsa di studio è stata assegnata a Giorgia Luongo della 5ªB che ha saputo interpretare meravigliosamente, nella sua seppur giovane esperienza di vita, il significato più profondo della parola ‘speranza’ unito a quello del dono, ovvero infondere speranza negli altri.
Questa la relazione con cui i compagni di classe hanno presentato alla commissione la candidatura di Giorgia Luongo:
“Avete mai letto Alice nel paese delle meraviglie?
Abbiamo deciso di presentare Giorgia Luongo alla commissione del premio Motolese con questa citazione, perché quel libro racconta la storia di una bambina che si scontra con il mondo degli adulti per poi realizzare che le aspettative che si era fatta su di esso non coincidono con la realtà. E la storia di Alice, in fondo, ricorda un po’ quella di Giorgia, poiché anche lei ben presto ha conosciuto il mondo degli adulti e ha scoperto ‘i suoi spigoli’.
Sin da bambina, Giorgia ha dovuto affrontare diverse sfide, forse troppo grandi per la sua età. Durante l’infanzia ha visto i suoi genitori perdere il lavoro e, al contempo, mettere al mondo la sorellina, che presto si è scoperto essere ipovedente. Ha imparato cosa significasse avere responsabilità più grandi di quelle che una bambina dovrebbe conoscere e questo ha contribuito a farla diventare la persona di oggi. Nei confronti della nuova arrivata, Giorgia non ha solo rivestito il ruolo di sorella ma anche di madre. Ha aiutato i suoi genitori e soprattutto la sua sorellina preparandole i pasti, dandole una mano con lo studio e promettendole di vivere i momenti di spensieratezza che anche lei tanto desiderava. Così facendo, ha sacrificato molte delle sue ore di studio, e ancora oggi è spesso costretta a studiare di notte. La situazione familiare di Giorgia ha fatto sì che, sin da piccola, maturasse la consapevolezza che vivere significa prendersi cura degli altri, oltre e prima che di sé stessi; infonde speranza a chi ti accanto per dare senso e certezza alla tua di speranza. Questo l’ha spesso portata a sacrificare il suo tempo e la sua spensieratezza, ma la necessità di aiutare chi è vicino ha sempre rappresentato una priorità per Giorgia.
Anche in ambito scolastico, Giorgia ha sperimentato durezze e incomprensioni. Durante gli anni della scuola media si è spesso sentita esclusa dai suoi compagni di classe, che hanno trasformato la sua delicatezza un po’ eccentrica in motivo di tormenti e vessazioni. Incassando continue offese e parole crudeli prima, veri e propri episodi di violenza fisica poi, ha conosciuto il significato del termine ‘bullismo’. Giorgia ha sofferto in silenzio, è diventata introversa e insicura, e la paura di non essere ‘abbastanza’ l’accompagna ancora oggi. La solitudine, che talvolta alimenta se stessa, è diventata la sua prima compagna.
Eppure, nel silenzio e con la discrezione che la contraddistingue, Giorgia non si è lasciata abbattere. Non ha scelto, come molti di noi avrebbero fatto, di tradurre la sofferenza in rabbia. Ha continuato, invece, a coltivare pazientemente la speranza, ovvero a preservare la propria personalità solare e ingenuamente ottimista, imparando a mostrarla anche agli altri senza alcuna vergogna.
Ha compreso che le persone al mondo non sono tutte crudeli: che, per quanto difficili da incontrare, esistono anche persone buone come lei.

Ecco perché, da quando l’abbiamo conosciuta, abbiamo sempre considerato Giorgia la nostra piccola Alice. perché la fantasia, per lei, è sempre stata non un modo per evadere dalla realtà, ma lo strumento per far parlare, ostinatamente, nonostante tutto e tutti, il suo sorriso contagioso. Sospesa nel suo mondo di bontà e di altruismo che molti considererebbero solo una distrazione dall’ostilità del mondo, forse Giorgia e la più realista di tutti noi. Proprio perché sa la vita, proprio perché sa cosa significhi sentirsi soli ed incompresi, Giorgia trascorre le sue giornate con l’intento di farsi dono per gli altri, con l’urgenza di aiutare sempre chi ne ha bisogno.
In questi anni di liceo, nei quali con maturità e senso di responsabilità ha portato a termine tutti i suoi impegni scolastici, riuscendo persino a concedersi raggianti esperienze teatrali nel Drama club dell’Aristosseno, abbiamo sempre potuto contare su di lei. Con la sensibilità che la contraddistingue, Giorgia c’è sempre stata, per ciascuno di noi anche quando forse sarebbe stato più urgente che noi ci fossimo per lei. Ecco perché, secondo noi, meriterebbe il premio Motolese: perché incarna i valori di altruismo, resilienza e dedizione, che la vedono un modello di gioia e di speranza. La sua forza risiede nell’empatia e nell’impatto positivo che riesce ad avere spontaneamente, su chi le sta intorno. Premiarla significa riconoscere il valore di chi, con sacrificio e determinazione, sceglie ogni giorno di affrontare la vita a testa alta, rialzandosi dopo ogni caduta.
Gli alunni della quinta B anno scolastico 2024/2025”.

Eventi a Taranto e provincia

Nei martedì di marzo, laboratori di lettura ad alta voce nella biblioteca ‘Acclavio’

10 Mar 2025

Favorire l’inclusione, il rispetto delle diversità e la valorizzazione dell’unicità di ogni individuo è l’obiettivo principale del laboratorio di lettura ad alta voce. L’iniziativa, arricchita da momenti di creatività, si svolgerà nella biblioteca civica ‘Pietro Acclavio’ nei martedì 11, 18 e 25 marzo, con inizio alle ore 17:30.
L’attività, dedicata a bambine e bambini, di età compresa tra i 6 e i 10 anni, offrirà un’esperienza ludica per scoprire l’importanza di essere autentici, evidenziando al tempo stesso il valore arricchente della diversità in tutte le sue forme. Durante il laboratorio, si esploreranno anche il significato della collaborazione e dell’empatia, elementi fondamentali per crescere insieme. Un’occasione unica per comprendere che le differenze ci rendono unici e che, grazie a esse, possiamo costruire un mondo più bello e accogliente.

Dipartita

Si è spento Cosimo Damiano Fonseca figura centrale per la cultura e la fede

10 Mar 2025

di Silvano Trevisani

Si è spento oggi, lunedì 10 marzo, a Massafra, monsignor professor Cosimo Damiano Fonseca, che lo scorso 21 febbraio aveva compiuto 93 anni. Accademico dei Lincei e punto di riferimento della cultura meridionale, medievalista tra i più noti e apprezzati, ha ricoperto numerosi e importantissimi incarichi. Nel 1954 venne ordinato sacerdote e nel 1956 conseguì il dottorato in teologia. Nel 1961 conseguì anche il dottorato, per gli studi storici, alla Cattolica di Milano, dove fu assistente di Cinzio Violante e poi docente di storia medievale. Successivamente insegnò storia medievale all’Università di Lecce, dove fu, per nove anni, preside della facoltà di lettere e filosofia.

Dopo aver insegnato storia medievale e storia del cristianesimo all’Università di Bari, fu fondatore e primo rettore dell’Università della Basilicata. Incarico che gli fu rinnovato per quattro mandati fino al 1992.

È stato per lungo tempo vicepresidente della Conferenza dei rettori delle università italiane e membro del Cun, il Consiglio universitario nazionale. Tra i numerosissimi incarichi ricevuti nella sua prestigiosa carriera, è stato membro direttivo dell’Enciclopedia federiciana e collaboratore dell’Enciclopedia italiana. Ha fondato numerosi istituti culturali, tra cui l’Istituto internazionale di Studi federiciani del Cnr, mentre nel 1993, a Taranto, ha fondato il Centro studi melitensi.

Ma nella nostra città ha ricoperto anche altri importanti incarichi, come presidente del Cuj, il Consorzio universitario jonico, e come coordinatore del Comitato per il riconoscimento della Città vecchia come Patrimonio Unesco. Innumerevoli le pubblicazioni che ha scritto, promosso e curato, che sono un punto di riferimento per la storiografia italiana.

Da sempre residente nella sua Massafra e attivo nella diocesi di Castellaneta, è stato tra i promotori degli studi della civiltà rupestre, per la quale ha promosso studi e seminari, tesi alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio meridionale e soprattutto regionale. Al patrimonio rupestre dedicò, tra gli altri, il volume fondamentale Civiltà delle grotte: Mezzogiorno rupestre, (Napoli, Edizioni del Sole, 1988).

I funerali saranno celebrati, domani 11 marzo alle 16, nella chiesa di San Lorenzo, a Massafra.