Diocesi

Parrocchia Immacolata a San Giorgio jonico: da oggi, lunedì 10, esercizi spirituali

foto ND
10 Mar 2025

La parrocchia Maria SS.ma Immacolata in San Giorgio Jonico (parroco, don Giuseppe D’Alessandro)  terrà da lunedì 10 a giovedì 13 marzo gli esercizi spirituali parrocchiali nell’ambito delle Quarantore eucaristiche.

Lunedì 10, alle ore 19, ‘Mi ha mandato a proclamare l’anno di grazia del Signore’ sarà il tema che svilupperà don Francesco Manisi, vice rettore del seminario minore di Poggio Galeso.

Martedì 11, santa messa alle ore 8.30; dalle ore 9 alle ore 12 e dalle ore 16 alle 18, adorazione eucaristica e tempo di preghiera personale su quanto ascoltato la sera precedente. Dopo la santa messa delle ore 18, alle ore 19 don Davide Errico, parroco alla Santa Maria La Nova di Pulsano, parlerà su ‘Beato chi non si scandalizza di me’.

Mercoledì 12, negli stessi orari del giorno precedete, santa messa, adorazione e tempo per la preghiera personale; alle ore 19, catechesi su ‘Noi speravamo che fosse Lui a liberare” di don Gianni Caliandro, rettore del seminario maggiore di Molfetta.

Giovedì 13, negli stessi orari del giorno precedete, santa messa, adorazione e tempo per la preghiera personale; alle ore 18, conclusione delle ‘Quarantore’ con la celebrazione eucaristica.

Diocesi

All’Istituto Maria Immacolata, riflessione del prof. Fabio Mancini sulla Dilexit nos

foto Luisa Marturano
10 Mar 2025

Lunedì 10 marzo alle ore 16.30, all’istituto Maria Immacolata (via Mignogna), il prof. Fabio Mancini, docente alla Lumsa e all’istituto superiore di scienze religiose ‘San Giovanni Paolo II’ terrà una riflessione sull’enciclica di papa Francesco Dilexit nos, nell’incontro organizzato dalla Rete mondiale di preghiera (ex Apostolato della preghiera).

“Papa Francesco – dice don Antonio Caforio, responsabile diocesano di tale realtà – ci ha regalato una lettera enciclica sull’Amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo dal titolo ‘Dilexit nos’ in cui si legge, tra l’altro: ‘Nel cuore trafitto di Cristo si concentrano, scritte nella carne, tutte le espressioni d’amore delle Scritture’ (n. 101)’. Per favorire la conoscenza di questa enciclica e far crescere il vero amore, molto diffuso, verso il Cuore di Gesù invitiamo a partecipare a questo incontro”.

Diocesi

L’amor che muove il sole e l’altre stelle: al SS. Crocifisso catechesi quaresimali

Attraverso musiche, danze e immagini, nei lunedì 10, 24, 31 marzo e 7 aprile, alle ore 20

foto G. Leva
10 Mar 2025

Ogni lunedì di Quaresima (10, 24, 31 marzo e 7 aprile) alle ore 20, i giovani e i giovanissimi della parrocchia – santuario Santissimo Crocifisso terranno un ciclo di catechesi quaresimali dal titolo ‘L’amor che muove il sole e l’altre stelle. Il desiderio di Risurrezione alla vita autentica nel viaggio di Dante’ attraverso musiche, immagini, rappresentazioni grafiche, danze, dialoghi interpretati e letture tratte dalle opere del poeta fiorentino e dalla Sacra Scrittura. Dal tema della luce e dell’amore fino alle virtù teologali, attraverso l’esperienza di vita di Dante verrà narrata la storia del viaggio ultraterreno che ha permesso al poeta di incontrare il volto di Dio. Le storie dei personaggi che lo hanno accompagnato si intrecceranno con le storie di chi ha sentito viva e vicina la presenza di Gesù che, con il Suo sacrificio, ha donato la vita autentica all’umanità intera. “Le esperienze sensoriali – spiega il parroco don Andrea Mortato – renderanno queste catechesi originali e uniche nel loro genere”.

 

Tracce

Il ‘loro’ vero nemico è la Cina

Foto Ansa Avvenire
10 Mar 2025

di Emanuele Carrieri

Le immagini dello scontro fra Trump e Vance, da un lato, e Zelensky, dall’altro, nello Studio Ovale della Casa Bianca hanno impressionato il mondo intero per la brutalità con la quale il presidente americano e il suo vice hanno messo alla porta quello ucraino. La domanda di fondo è questa: perché Trump e più di lui Vance hanno trattato a pesci in faccia Zelensky in diretta televisiva mondiale? Lo avessero fatto in privato e a porte chiuse, anche usando toni e modi ancora più grossolani e sguaiati, non ci sarebbe stato molto da meravigliarsi. Si sa che la storia dei rapporti diplomatici è piena di scontri all’arma bianca, tenuti però gelosamente riservati e seguiti dalle inevitabili foto di circostanza con tanto di sorrisi più o meno forzati e glaciali strette di mano in modo da salvare almeno le apparenze. Ma allora, perché quella scena durata tanti, tantissimi minuti – e non il lampo del passeggero battibecco fra Macron e lo stesso Trump di alcuni giorni prima –? Appunto, per quale ragione? Inspiegabilmente, in tanti hanno dimenticato di chiederselo, preferendo, invece, correre a dividersi fra i “Ben gli sta a quel guerrafondaio di Zelensky!” e gli opposti “Marciamo subito in piazza contro l’America!”. E altrettanto degna di nota è la composizione stranamente trasversale e “bipartisan” di entrambi gli schieramenti. Superati questi aspetti di non notevole importanza, restano soltanto due possibili spiegazioni del tumultuoso avvenimento. La prima è che sia stata la conseguenza di “voce dal sen fuggita”, cioè di qualcosa di istintivo in linea con l’arci-famoso stile Trump. La seconda, sinceramente più cinica ma anche la sola credibile, è che Trump avesse una irresistibile esigenza di rovesciare su qualcuno – e chi meglio di Zelensky, definito in precedenza un dittatore e un comico modesto? – la colpa del proprio, per il momento fallito, tentativo di arrivare alla pace. Ma una pace non tanto giusta e duratura come richiesto molte volte dal presidente ucraino, bensì presentabile, in grado, cioè, di reggere all’accusa di celare una vittoria su tutta la linea di Putin. In effetti, a cosa sono serviti i “molto soddisfacenti” colloqui diretti, almeno cinque, fra Trump e Putin? Fino a oggi, a nulla e basta rileggersi le ultime dichiarazioni di Putin, piene di tutto, tranne che della minima disponibilità a rinunciare a uno solo degli obiettivi della sua famigerata operazione militare speciale: basta guardare all’intensificarsi degli attacchi russi in Ucraina, i più vasti e distruttivi dall’inizio della invasione. E c’è, inoltre, un elemento aggiuntivo che smentisce la concreta volontà di Putin di sedersi a un tavolo di intesa che non sia quello su cui i suoi nemici dovrebbero firmare la propria completa resa. Il riferimento è, da un lato, a una nuova fiammata delle pressioni e delle ingerenze del Cremlino su tutto l’Est europeo e in particolare sui Balcani: Bosnia-Erzegovina, Serbia, Kosovo e Romania, ma anche Georgia e Moldova Dall’altro lato, alla ininterrotta e ricorrente ondata di attacchi informatici e alle infrastrutture critiche dell’Europa riconducibile, con molta certezza, direttamente al Cremlino. Quella che emerge è il fotogramma di un campo di battaglia che, invece di restringersi o, se non altro, raffreddarsi, tende ad allargarsi e ad assumere la connotazione di una sfida lanciata a tutto il continente europeo. Per arrivare a quale traguardo? È Putin stesso a chiarire per mezzo dei suoi distaccati discorsi sulla “necessità storica di rifare l’impero”. Proprio così, vuole rifare l’impero. E come faccia un progetto del genere a non comportare la disgregazione dell’Europa e, a ruota, la disintegrazione di tutto l’Occidente, è una cosa che Trump, solo Trump, sembra rifiutarsi o fingere di non capire. O non capisce davvero. Dopo di che va pure messo in conto che una prospettiva simile rientri nella sua visione di un mondo ripartito in tre, fra gli Stati Uniti, la Cina e la Russia stessa. Una configurazione in cui l’unico posto possibile per l’Europa è quello, all’incirca, di un paria o comunque di un attore secondario da considerare come tale e da rimettere, volente o nolente, in riga al più presto possibile. Anche accusandola esplicitamente di avere contribuito in maniera determinante a illudere Zelensky e gli ucraini di poter sconfiggere la Russia. Anche se poi concedere l’Ucraina a Putin – e, come si è già visto, non solo quella – possa servire a staccarlo davvero dalla Cina, ha tutti i caratteri del classico salto nel buio. È quello che Trump e il suo staff sembrano più che mai decisi a compiere, senza, però, dare un frammento di garanzia prudenziale sia all’Ucraina che all’Europa. E se poi, guadagnata la vittoria, Putin non si schioda da Pechino, che cosa si fa? Questo non significa necessariamente ipotizzare – come qualcuno, anche negli Stati Uniti, ha cominciato a fare anche fra quanti hanno votato per lui – che Trump sia “di proposito” complice di Putin. Il punto è che rischia di esserlo nei fatti, dato che fin qui – vedasi la sua idea di trasformare Gaza nella Palm Beach dell’Oriente – non ha ancora dimostrato di avere le carte giuste, ha invece dimostrato di essere lui a non averle. Ma il vero retroscena è in altro: Trump è ossessionato dalla incessante ascesa del colosso economico cinese e Putin è prigioniero di un complesso di inferiorità rispetto al paese del dragone. Non c’è il tempo di creare un impero come quello, nato duemila anni prima di Cristo e finito nel 1912. La pensata di Trump? Fare di Putin il suo principale alleato. Alla luce del “non rinunceremo a quello che è nostro” di Putin, spartirà anche le terre rare dell’Ucraina? Farà come Totò? Uno a te, uno a me, due a te, due a me, tre a te, tre a me e si prese i diamanti. E ci sarà davvero poco, molto poco da stare spensierati.

Settimana della fede

Stamani, lunedì 10, la presentazione della 53° Settimana della fede

foto ND
10 Mar 2025

È stata presentata stamani, lunedì 10 marzo, la 53° Settimana della fede che comincerà tra sette giorni esatti, come di consueto, in Concattedrale, con inizio alle ore 19. L’arcivescovo Ciro Miniero, rivolgendosi ai giornalisti, si è soffermato sul filo conduttore degli incontri ‘il dialogo’ come unica ‘arma’ di pacificazione tra individui.

Accanto al presule tarantino, il vicario generale, don Alessandro Greco, il direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale, don Gino Romanazzi, e il portavoce della diocesi, don Emanuele Ferro.

Il primo appuntamento è fissato per lunedì 17 marzo, serata dedicata all’incontro tra le persone e nella società alla luce della Parola di Dio, con il prof. don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell’Italia centrale di Firenze, che parlerà su ‘Cos’è l’incontro. Società e comunità: l’incontro ne determina la differenza’.

Martedì 18, serata dedicata alla fecondità dell’incontro, il prof. Francesco Bonini, rettore della Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa), che parlerà su ‘L’incontro nella cultura, nell’economia, nella politica’.

Mercoledì 19, il prof. Cesare Zucconi, vice presidente della Comunità di Sant’Egidio, tratterà il tema ‘La Chiesa promotrice dell’incontro’.

Giovedì 20, ci sarà la testimonianza di persone segnate dall’incontro. Interverranno: Cristina Castronovi (volontaria di ‘Operazione Colomba’, corpo nonviolento di pace della Comunità papa Giovanni XXIII), Gennaro Giudetti (volontario internazionale) e Stefano Capogna (Luogotenente della Guardia Costiera); modererà Marina Luzzi, giornalista di Avvenire.

Infine venerdì 21, concelebrazione eucaristica di chiusura presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

 

 

Sport

Progetto Polisportiva, un coro di sì per la rinascita del territorio

La Taranto del futuro: il nuovo stadio Iacovone
10 Mar 2025

di Paolo Arrivo

Inutile piangersi addosso. Lo sport nel capoluogo ionico è quasi morto: il colpo di grazia lo ha dato la dolorosissima retrocessione della Gioiella Prisma nell’ultima giornata della Superlega. Poi la morte annunciata del Taranto calcio, che è stato escluso dal campionato di serie C, per decisione del Tribunale federale nazionale (Tfn). Occorre pensare al futuro prima che sia troppo tardi. Così il progetto Polisportiva, lanciato dal Commissario dei Giochi del Mediterraneo Massimo Ferrarese, ripreso dal senatore Mario Turco e dal presidente della Camera di Commercio di Taranto Vincenzo Cesareo, è un’idea che piace. Che può funzionare. Ammesso che sia fattibile.

Calcio, volley e basket in un unico corpo

Le reazioni sono state immediate. La prima proveniente proprio dalla Prisma Taranto. La società lo ha fatto sapere attraverso un comunicato firmato Tonio Bongiovanni ed Elisabetta Zelatore: Valutiamo interessante l’idea di voler promuovere e istituire un soggetto organizzato – Polisportiva – che possa dare sostegno allo sport Tarantino che, obiettivamente, in tutte le sue espressioni negli ultimi anni ha evidenziato elementi di difficoltà derivanti dalla precarietà vissuta dal tessuto economico e sociale del territorio.

La proposta di una polisportiva è giudicata interessante anche da Roberto Conversano. Il vicepresidente del CJ Basket ne ha parlato con Elisabetta Zelatore e con il presidente del Taranto calcio Massimo Giove. “Siamo contenti per l’attenzione nei nostri confronti e la voglia di svegliare il mondo tarantino dell’imprenditoria”, ha detto RC preannunciando la possibilità di indire una conferenza stampa, con i suoi interlocutori, per fare il punto della situazione. Con il coinvolgimento dello stesso Ferrarese.

Progetto Polisportiva, come funziona

Per esattezza bisognerebbe parlare di una holding no profit. Due le ipotesi messe in campo: la prima prevede l’intervento diretto di un gruppo di imprenditori locali che costituirebbe il club polisportivo, per poi reperire sponsor di livello internazionale; la seconda potrebbe essere l’ingresso diretto di grandi gruppi nella costituzione della nuova società. L’obiettivo sarebbe la risalita in un progetto di medio termine. La holding avrebbe un presidente unico e manager specializzati di chiara fama. Non sarebbero coinvolte in alcun modo le società sportive locali che hanno lasciato un segno nella storia recente. E questo è ciò che più rassicura i supporter ionici, il cui sentiment è positivo rispetto a questa iniziativa.

Posto che la centralità dello sport va riaffermata nella prossima sede dei Giochi del Mediterraneo 2026, occorre fare di tutto per sostenere e rilanciare gli sport di squadra. Senza dimenticare le eccellenze nostrane o aspiranti campioni praticanti le discipline individuali. Atleti che devono potersi allenare in strutture adeguate. Ma è questo è un altro discorso. A dire il vero, la costruzione delle strutture funzionali ai Giochi, come lo stadio Iacovone, è presupposto indispensabile per chiamare a raccolta imprenditori e grandi sponsor attorno allo stesso progetto Polisportiva.

Eventi in diocesi

Parrocchia Cristo Re: incontro su crisi dei valori e salute mentale

10 Mar 2025

Stasera, lunedì 10 marzo, a Martina Franca, alla parrocchia di Cristo Re dei frati minori (sala del Cantico delle Creature’, con inizio alle ore 20), si terrà la seconda catechesi comunitaria intitolata ‘Pellegrini di speranza tra i sentieri dell’anima’. Sarà trattato il tema ‘Crisi dei valori e salute mentale: le nuove forme di violenza’. Ne parleranno lo psicoterapeuta, dott. Mimmo Marzia, e la psicologa, dott.ssa Giorgia Colomba.

Francesco

Ventiquattresima notte di papa Francesco al Gemelli: “Ha trascorso una notte tranquilla”

ph Ansa-Sir
10 Mar 2025

“Papa Francesco ha trascorso una notte tranquilla e ora sta ancora risposando”: questa la nota della sala stampa della Santa sede, a proposito della ventiquattresima notte di degenza del pontefice al policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale.
Ieri non è stato diffuso il bollettino medico, ma la sala stampa vaticana ha reso noto che le condizioni di salute del Santo padre sono stabili, con “lievi graduali miglioramenti”, come riportava il bollettino medico del giorno precedente. Il quadro resta complesso e la prognosi ‘prudenzialmente’ riservata. Continua la ventilazione meccanica non invasiva durante la notte e l’ossigenazione ad alti flussi, con l’uso di cannule nasali, durante la giornata. In serata è atteso un nuovo bollettino.

Diocesi

Una folla commossa ha accolto il ritorno dell’Addolorata

foto G. Leva
10 Mar 2025

di Angelo Diofano
Sabato sera, 8 marzo, tornata nella sua casa, cioè il tempio di San Domenico, in città vecchia, il venerato simulacro della Beata Vergine Addolorata, dopo il minuzioso ed accurato lavoro di restauro operato dalla prof.ssa Maria Gaetana Di Capua, nel suo laboratorio di Martina Franca. L’intervento ha ridato la giusta luminosità a un’immagine che la polvere e il fumo delle candele avevano inesorabilmente velato. La statua non ha subito nessuno stravolgimento espressivo (come purtroppo accade in alcuni restauri), mantenendo intatti quei caratteristici tratti del viso ai quali i devoti sono affezionati: il pallore dovuto alla grande sofferenza, la fronte corrugata e quasi graffiata, quel lieve livore intorno agli occhi socchiusi e carichi di pianto ma vivi, nella condivisione del dolore dell’amato Figlio. 
Tornata dal laboratorio martinese, la statua per alcuni giorni è stata custodita in arcivescovado, da dove nel pomeriggio di sabato è stata portata a spalla dai confratelli in abito di rito nella basilica cattedrale di San Cataldo, accolta da una folla commossa. Al suo arrivo l’arcivescovo ha benedetto il simulacro, su cui è stato appuntato l’argenteo cuore e posto sulla mano il candido fazzoletto. Quindi mons. Ciro Miniero ha presieduto la santa messa, concelebrata dal suo segretario particolare don Luciano Matichecchia, dal parroco mons. Emanuele Ferro, dal vicario parrocchiale don Mattia Santomarco e dal parroco dell’Addolorata, don Amedeo Basile, giunto assieme a una rappresentanza della sua parrocchia al Borgo.
Al termine, fra i canti e le preghiere, la statua è stata portata in processione per via Duomo, accompagnata da decine di confratelli e consorelle dell’Addolorata in abito di rito e di una folla di fedeli. Giunta a San Domenico, dopo la recita dei Sette Dolori, l’immagine è stata esposta nella sua cappella per la venerazione dei fedeli che, oltre che durante le consuete funzioni domenicali e del periodo quaresimale, la potranno stringere in un forte e devoto abbraccio nel pellegrinaggio della notte del Giovedì Santo.
Così ha commentato  il parroco della basilica cattedrale, mons. Emanuele Ferro: “Il ritorno dell’Addolorata cade nella Giornata internazionale dei diritti della donna e nell’anniversario della morte del nostro patrono, San Cataldo vescovo, avvenuto intorno al 685, oltre che nel ricordo della storica visita in San Domenico della Madonna delle Lacrime di Siracusa, l’anno scorso di questi giorni. Ha conferito ulteriore senso all’evento la sua presenza nella basilica cattedrale, chiesa giubilare, che ci ha permesso di ritrovarci attorno a Lei quali pellegrini di Speranza”.
“È stata un’esperienza indimenticabile quella vissuta sabato sera, direi un evento storico, in quanto non era mai accaduto che la Beata Vergine Addolorata fosse oggetto di un restauro conservativo, che hanno restituito la giusta luminosità all’immagine, mantenendo intatti cromie e colori originali. Temevano che gli effetti dell’intervento trasformasse l’immagine in qualcosa di diverso da quello che volevamo, ma ci ha rassicurato la visita al laboratorio della prof.ssa Di Capua per constatare l’andamento del lavoro, oltremodo soddisfacente” – ha detto il priore della confraternita, dott. Giancarlo Roberti.
Queste, infine, le dichiarazioni della restauratrice, la prof.ssa Maria Gaetana Di Capua: “Al conferimento dell’incarico da parte della confraternita mi sono subito sentita investita di una  grande responsabilità perché tutti avevano il timore di ritrovarsi davanti a una statua con un incarnato differente da quello originario. Invece così non è stato, perché in pratica la problematica principale che caratterizzava il restauro (che nell’aspetto conservativo ha riguardato anche la struttura lignea) era costituita dal nerofumo e dalla polvere depositata durante i secoli, a fronte dei quali non si era mai intervenuti. Perciò, grazie ai risultati dei saggi stratigrafici, è stato possibile realizzare un apposito gel per rimuovere le sostanze estranee, senza alterare la pellicola pittorica originaria, recuperando la lucentezza dei colori”.

Borse di studio

A Giorgia Luongo la XXIX borsa di studio Marco Motolese

08 Mar 2025

È Giorgia Luongo della 5ªB del liceo Aristosseno la vincitrice della XXVIII borsa di studio ‘Marco Motolese’, l’iniziativa organizzata dall’associazione Marco Motolese e dal Club per l’Unesco di Taranto, sempre accompagnati dalla famiglia di Marco, con la collaborazione del liceo Aristosseno.
Promossa dalla famiglia Motolese per ricordare il figliolo Marco, studente del liceo Aristosseno tragicamente comparso nel 1994 a soli diciassette anni, la manifestazione intende promuovere tra gli studenti la solidarietà, la generosità, il rispetto verso gli insegnanti e i propri compagni di classe, e non solo, le qualità che contraddistinguevano il compianto Marco.

In una cerimonia che si è tenuta nel liceo Aristosseno, è stato l’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, a consegnare la borsa di studio a Giorgia Luongo, mentre l’attestato le è stato consegnato dal piccolo Marco Motolese, il nipotino omonimo del compianto studente liceale prematuramente scomparso trentuno anni addietro.
Nell’occasione monsignor Ciro Miniero si è intrattenuto a lungo con gli studenti che, come ha sottolineato lo stesso arcivescovo, sono i veri protagonisti di questa lodevole iniziativa, ai quali ha rivolto accorate parole di vicinanza della Chiesa, per poi esprimere gratitudine alla vincitrice Giorgia Luongo per il suo comportamento sempre corretto e solidale verso la società e verso la famiglia, nonostante le tante difficoltà affrontate nella sua pur giovane esperienza di vita.
Monsignor Miniero ha poi avuto parole di elogio per il lavoro svolto nel sociale dall’associazione culturale Marco Motolese e dal Club per l’Unesco di Taranto, e più in particolare per questa iniziativa «perché ha la meravigliosa capacità – ha detto l’arcivescovo – di far esprimere ogni anno ai ragazzi e alle ragazze dell’Aristosseno il ‘bene’ che hanno nel loro cuore, segnalando un loro compagno di classe che si è distinto per valore morale e sociale».
L’evento è stato aperto dai saluti della dott.ssa Rita Frunzio, dirigente scolastico del liceo Aristosseno e presidente della commissione giudicatrice, e di Massimiliano Motolese, fratello di Marco e vicepresidente dell’associazione culturale Marco Motolese e Club per l’Unesco di Taranto, che ha ringraziato le autorità intervenute e il liceo Aristosseno per l’ospitalità e la collaborazione nell’organizzazione dell’evento coordinato dalla prof.ssa Giusy Imperiale.
Alla cerimonia, cui hanno partecipato Edmondo e Massimiliano Motolese, padre e fratello del compianto Marco con il figlioletto omonimo, era presente un prestigioso parterre di autorità civili, militari e religiose: dal capo di gabinetto della prefettura Ruocco al nuovo questore Sinigaglia e i comandanti provinciali dei Carabinieri, Guardia Di finanza e Svam, il capo di Stato del Cim il comandante vvff di Taranto, ing Lorenzo D’Elia, e tanti altri esponenti della società civile.

Quest’anno il tema della manifestazione, indicato dal Club per l’Unesco di Taranto e dell’associazione Marco Motolese che promuovono l’iniziativa, è stato “Il Giubileo 2025, detto il Giubileo della Speranza” così come voluto dal Santo padre.
Una scelta spiegata nel suo intervento da Carmen Galluzzo Motolese, presidente dell’associazione culturale Marco Motolese e Club per l’Unesco di Taranto: «È nostro compito come associazione culturale, delle famiglie, della scuola, delle istituzioni e dell’intera comunità, dare ai ragazzi gli strumenti per sognare e sperare in un futuro migliore.
La speranza cristiana è quella che non cede alle difficoltà, è ‘qualcos’altro’ che ci chiede di muoverci senza indugio: essa si fonda sulla fede, è nutrita dalla carità e permette di andare avanti nella vita. Le autorità così numerose presenti, certo sono qui per onorare mons. Ciro Miniero, e anche il ricordo del nostro Marco, ma soprattutto sono qui per voi ragazzi, in quanto vogliono essere vicini a voi e vogliono aiutarvi a superare ogni difficoltà sociale, quindi dovete fidarvi e affidarvi a loro. La nostra associazione culturale svolge il suo lavoro per la crescita culturale e sociale dei giovani tentando una rinascita di quei valori che servono per giungere verso un nuovo umanesimo. Vi invito a leggere andando nelle biblioteche, compresa la biblioteca Marco Motolese sita in via Lisippo da noi fondata, perché i libri liberano dalle catene dell’ignoranza e rendono gli uomini liberi».

Anche in questa ventinovesima edizione del premio la commissione giudicatrice, oltre a docenti dei corsi, ha visto la partecipazione di rappresentanti delle classi quinte che, attraverso una relazione, hanno presentato il candidato della classe precedente che considerano possa avere i requisiti richiesti: la commissione, composta da 12 persone in tutto, è presieduta dal dirigente scolastico e dal fratello di Marco, Massimiliano Motolese.
Dopo una attenta lettura delle relazioni relative alle candidature di studenti e studentesse delle classi quinte dell’istituto, e una maggiore chiarificazione dei rappresentanti di classe presenti in commissione, la borsa di studio è stata assegnata a Giorgia Luongo della 5ªB che ha saputo interpretare meravigliosamente, nella sua seppur giovane esperienza di vita, il significato più profondo della parola ‘speranza’ unito a quello del dono, ovvero infondere speranza negli altri.
Questa la relazione con cui i compagni di classe hanno presentato alla commissione la candidatura di Giorgia Luongo:
“Avete mai letto Alice nel paese delle meraviglie?
Abbiamo deciso di presentare Giorgia Luongo alla commissione del premio Motolese con questa citazione, perché quel libro racconta la storia di una bambina che si scontra con il mondo degli adulti per poi realizzare che le aspettative che si era fatta su di esso non coincidono con la realtà. E la storia di Alice, in fondo, ricorda un po’ quella di Giorgia, poiché anche lei ben presto ha conosciuto il mondo degli adulti e ha scoperto ‘i suoi spigoli’.
Sin da bambina, Giorgia ha dovuto affrontare diverse sfide, forse troppo grandi per la sua età. Durante l’infanzia ha visto i suoi genitori perdere il lavoro e, al contempo, mettere al mondo la sorellina, che presto si è scoperto essere ipovedente. Ha imparato cosa significasse avere responsabilità più grandi di quelle che una bambina dovrebbe conoscere e questo ha contribuito a farla diventare la persona di oggi. Nei confronti della nuova arrivata, Giorgia non ha solo rivestito il ruolo di sorella ma anche di madre. Ha aiutato i suoi genitori e soprattutto la sua sorellina preparandole i pasti, dandole una mano con lo studio e promettendole di vivere i momenti di spensieratezza che anche lei tanto desiderava. Così facendo, ha sacrificato molte delle sue ore di studio, e ancora oggi è spesso costretta a studiare di notte. La situazione familiare di Giorgia ha fatto sì che, sin da piccola, maturasse la consapevolezza che vivere significa prendersi cura degli altri, oltre e prima che di sé stessi; infonde speranza a chi ti accanto per dare senso e certezza alla tua di speranza. Questo l’ha spesso portata a sacrificare il suo tempo e la sua spensieratezza, ma la necessità di aiutare chi è vicino ha sempre rappresentato una priorità per Giorgia.
Anche in ambito scolastico, Giorgia ha sperimentato durezze e incomprensioni. Durante gli anni della scuola media si è spesso sentita esclusa dai suoi compagni di classe, che hanno trasformato la sua delicatezza un po’ eccentrica in motivo di tormenti e vessazioni. Incassando continue offese e parole crudeli prima, veri e propri episodi di violenza fisica poi, ha conosciuto il significato del termine ‘bullismo’. Giorgia ha sofferto in silenzio, è diventata introversa e insicura, e la paura di non essere ‘abbastanza’ l’accompagna ancora oggi. La solitudine, che talvolta alimenta se stessa, è diventata la sua prima compagna.
Eppure, nel silenzio e con la discrezione che la contraddistingue, Giorgia non si è lasciata abbattere. Non ha scelto, come molti di noi avrebbero fatto, di tradurre la sofferenza in rabbia. Ha continuato, invece, a coltivare pazientemente la speranza, ovvero a preservare la propria personalità solare e ingenuamente ottimista, imparando a mostrarla anche agli altri senza alcuna vergogna.
Ha compreso che le persone al mondo non sono tutte crudeli: che, per quanto difficili da incontrare, esistono anche persone buone come lei.

Ecco perché, da quando l’abbiamo conosciuta, abbiamo sempre considerato Giorgia la nostra piccola Alice. perché la fantasia, per lei, è sempre stata non un modo per evadere dalla realtà, ma lo strumento per far parlare, ostinatamente, nonostante tutto e tutti, il suo sorriso contagioso. Sospesa nel suo mondo di bontà e di altruismo che molti considererebbero solo una distrazione dall’ostilità del mondo, forse Giorgia e la più realista di tutti noi. Proprio perché sa la vita, proprio perché sa cosa significhi sentirsi soli ed incompresi, Giorgia trascorre le sue giornate con l’intento di farsi dono per gli altri, con l’urgenza di aiutare sempre chi ne ha bisogno.
In questi anni di liceo, nei quali con maturità e senso di responsabilità ha portato a termine tutti i suoi impegni scolastici, riuscendo persino a concedersi raggianti esperienze teatrali nel Drama club dell’Aristosseno, abbiamo sempre potuto contare su di lei. Con la sensibilità che la contraddistingue, Giorgia c’è sempre stata, per ciascuno di noi anche quando forse sarebbe stato più urgente che noi ci fossimo per lei. Ecco perché, secondo noi, meriterebbe il premio Motolese: perché incarna i valori di altruismo, resilienza e dedizione, che la vedono un modello di gioia e di speranza. La sua forza risiede nell’empatia e nell’impatto positivo che riesce ad avere spontaneamente, su chi le sta intorno. Premiarla significa riconoscere il valore di chi, con sacrificio e determinazione, sceglie ogni giorno di affrontare la vita a testa alta, rialzandosi dopo ogni caduta.
Gli alunni della quinta B anno scolastico 2024/2025”.

Acli

Le Acli istituiscono la Valutazione d’impatto generazionale

Un’iniziativa che rappresenta un impegno dell’associazione verso le nuove generazioni e che consentirà di misurare quanto l’azione sociale delle Acli sia a vantaggio dei giovani

foto ND
07 Mar 2025

“Le Acli sono una casa per i giovani, un luogo dove possano sentirsi accolti, ascoltati e protagonisti del cambiamento. Il nostro impegno è quello di offrire loro spazi di crescita e strumenti concreti affinché, insieme, si possa costruire una società più giusta, una società del Noi”: così il presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, ha commentato la decisione della presidenza nazionale di istituire un Comitato interno per la Valutazione d’impatto generazionale (Vig), un’iniziativa che rappresenta un significativo avanzamento nell’impegno dell’associazione verso le nuove generazioni e che consentirà di misurare quanto l’azione sociale delle Acli sia a vantaggio dei giovani  “L’istituzione della Valutazione d’impatto generazionale rappresenta per le Acli un passo fondamentale nel nostro percorso di rinnovamento e attenzione verso i giovani – ha aggiunto Manfredonia -. Vogliamo assicurarci che ogni nostra azione sia orientata a costruire un futuro migliore per le nuove generazioni, promuovendo politiche inclusive e sostenibili”.
L’adozione della Vig segna l’inizio di un percorso strutturato di monitoraggio e valutazione delle attività associative delle Acli, prima associazione in Italia a porre le proprie scelte sotto esame, nell’interesse delle giovani generazioni. La Vig è concepita come uno strumento strategico ed operativo per analizzare e misurare l’effetto delle politiche sulle giovani generazioni, assicurando che le decisioni prese siano sostenibili e rispondano efficacemente ai bisogni dei giovani.
“Siamo orgogliosi di essere la prima grande associazione italiana a dotarsi di uno strumento come la Vig – ha detto Simone Romagnoli, coordinatore nazionale dei Giovani delle Acli -, seguendo l’esempio virtuoso di città come Parma, non a caso diventata Capitale europea dei giovani 2027, che ha introdotto lo Youth check per valutare l’impatto delle politiche sulle future generazioni. Questo impegno concreto dimostra la volontà delle Acli di mettere i giovani al centro delle proprie scelte strategiche, garantendo loro voce e spazio all’interno dell’associazione. L’adozione della Vig rappresenta la naturale evoluzione della ‘Youth Policy’ approvata durante il Congresso nazionale delle Acli nel dicembre 2024 e fortemente voluta dal coordinamento nazionale Giovani delle Acli – ha concluso Romagnoli – e si basa su principi fondamentali quali l’uguaglianza, la promozione del benessere psicofisico e la formazione continua dei più giovani”.
Con l’istituzione del comitato per la Vig, le Acli si dotano di un meccanismo operativo per monitorare e valutare il merito delle proprie scelte ed attività associative nei confronti dei giovani. Il comitato avrà il compito di raccogliere dati, analizzare l’impatto delle iniziative e proporre eventuali interventi correttivi, garantendo una costante attenzione alle esigenze delle nuove generazioni.

Borse di studio

San Marzano: cinque borse di studio in memoria di don Franco Venneri

foto ND-G. Leva
07 Mar 2025

Domenica 9, al termine della santa messa delle ore 18, nella parrocchia San Carlo Borromeo di San Marzano di San Giuseppe, saranno consegnate cinque borse di studio in ricordo di don Franco Venneri, ad altrettanti alunni della scuola secondaria di primo grado, che nell’anno scolastico 2023/24 hanno frequentato la classe terza e si sono distinti per l’impegno profuso nello studio e per i risultati raggiunti nel triennio.
La borsa  di studio è stata istituita dal parroco don Cosimo Rodia, qualche anno dopo la dipartita di don Franco, per ricordare il sacerdote, il parroco ma soprattutto l’uomo di grande cultura e promotore di sSapere e cultura tra i giovani.

Don Franco Venneri, che avrebbe compiuto il 9 marzo 91 anni, è stato per 49 anni il parroco e un importante punto di riferimento spirituale e di vita della comunità di San Marzano.
Nato a San Giorgio jonico il 9 Marzo 1934 e dopo essersi formato al seminario regionale di Molfetta, egli venne ordinato sacerdote da mons. Guglielmo Motolese il 16 luglio  1962. Subito dopo fu nominato educatore nel seminario minore di Taranto ed in seguito diventò vicario parrocchiale al Carmine e dopo, al Cuore  Immacolato di Maria, sempre a Taranto.
Il 1 novembre 1966 fu parroco alla San Carlo Borromeo di San Marzano, un piccolo paese di origine arebréshe, fino al 22 ottobre 2006, dove scelse di rimanere fino alla morte.
La sua missione si  imperniava sulla vicinanza ai bambini, ai giovani ed alle famiglie dei quali curava non solo la formazione spirituale ma anche quella culturale spronando soprattutto i ragazzi allo studio e alle attività ludico-sportive (tante infatti sono state le squadre di calcio e pallavolo da lui fondate) ed è  stato un docente ed educatore con l’uomo al centro della sua missione. Inoltre il suo amore per i libri e per la cultura si concretizzò nella fondazione della biblioteca parrocchiale San Carlo Borromeo, divenuta nel tempo punto di riferimento culturale per la comunità.