Ambiente da preservare

Dissalatore: il Tara non è figlio di un dio minore

Legambiente Taranto chiede un incontro al commissario prefettizio del Comune di Taranto, la dottoressa Perrotta

06 Mar 2025

Legambiente Taranto ha scritto al commissario prefettizio del Comune di Taranto, la dottoressa Perrotta, chiedendo un incontro per illustrarle gli elementi che, secondo l’associazione, possono suffragare una azione amministrativa del Comune di Taranto, avversa al progetto di costruzione di un dissalatore che utilizzi le acque del fiume Tara, che dia seguito alle deliberazioni del Consiglio comunale.

Rispetto al progetto, il principale riferimento sovraordinato è il Piano d’ambito 2020-2045, approvato definitivamente nel 2023 ma elaborato a partire dal 2017, che considera tre alternative di progetto:
1) impianto di dissalazione del Tara

2) dissalazione del Tara + condotta Sinni Potabile

3) invaso Pappadai + impianto di potabilizzazione San Paolo, valutandole sulla base dei costi economici e dei risultati ottenibili a livello di portata globale del sistema, ma senza inserire nell’analisi i costi ambientali delle diverse alternative. Questo è un primo importante elemento di criticità.

A valle della determinazione del grado di soddisfacimento, è presente unicamente una semplice analisi qualitativa SWOT e non una più adeguata analisi quantitativa AHP (Analytic Hierarchy Process). La stessa analisi SWOT, inoltre, non prende in considerazione gli impatti ecologici sulle biocenosi del Tara, ma unicamente quelli paesaggistici e quelli relativi allo smaltimento della salamoia in mare, ma sempre senza quantificarli, rendendo di fatto impossibile un confronto, risultando anche per questo seriamente incompleta.

È poi di estrema importanza osservare come il contributo del dissalatore al sistema si supponga costante anche nello scenario di crisi massima, mentre questo non corrisponde alla realtà. Applicando il limite di prelievo previsto in Conferenza dei servizi, che garantisce per due mesi un deflusso minimo di 1 m3/s, e considerando anche il contratto di prelievo di Acque del Sud destinato alla ex Ilva e ad usi agricoli, nei periodi di forte magra, che corrispondono alle condizioni di prolungata siccità, il contributo del dissalatore potrebbe azzerarsi. Si rischia di autorizzare un intervento che potrebbe  non riuscire a produrre acqua potabile nei periodi di massima siccità e che negli altri periodi la produrrà ad un costo molto superiore rispetto a quello previsto nelle alternative.  Siamo di fronte ad una grave distorsione valutativa che inficia i risultati del modello di soddisfacimento degli obiettivi di resilienza della rete idrica previsto nel Piano d’ambito 2020-2045. Per effettuare una corretta analisi costi-benefici a nostro avviso è indispensabile  conoscere a priori quale sia l’ipotesi di suddivisione della portata residua utilizzabile del Tara in caso di magra tra dissalatore, acciaieria ed usi agricoli, e inserire tale dato di suddivisione, così come il dato del deflusso minimo vitale di 1 m3/s, all’interno del modello di soddisfacimento degli obiettivi nel Piano d’ambito 2020-2045, in modo da confrontare i risultati con l’alternativa Pappadai-potabilizzatore San Paolo.

In ogni caso la suddetta analisi arrivava in alcune ipotesi  ad indicare come scenario migliore, dal punto di vista ambientale ed economico, non quello della realizzazione del dissalatore sul Tara, ma quello che prevedeva la messa in funzione dell’invaso del Pappadai, previa realizzazione del potabilizzatore ‘San Paolo’ e ripristino della funzionalità della condotta di adduzione dal Sinni. Le criticità indicate per questo scenario sono unicamente relative al livello organizzativo, ossia della coordinazione tra enti diversi, comprendendo, oltre ad Aqp, anche il Consorzio di bonifica d’Arneo e Acque del Sud.

Tra le alternative di progetto, inoltre, non vengono valutate due possibilità, fatte presenti da Legambiente Taranto, di cui occorre verificare la possibilità di inserimento all’interno del modello di soddisfacimento degli obiettivi nel Piano d’ambito: la più importante è quella derivante dalla attivazione della traversa Sarmento, già esistente,  che al momento non fornisce disponibilità in quanto sono in fase di completamento le opere di adduzione all’invaso del monte Cotugno, capace di contribuire con circa 80 milioni di metri cubi di acqua – una quantità quadrupla rispetto a quella che si ipotizza possa derivare dal dissalatore sul Tara – al riempimento dell’invaso, da cui si diparte la canalizzazione del Sinni, che fornisce acqua a Taranto ed al Salento. Un’opera il cui apporto verrebbe massimizzato dalla messa in funzione dell’invaso Pappadai, “vaso d’espansione” della diga di Monte Cotugno, capace di immagazzinare le portate eccedenti nei periodi di piena per poi permetterne l’utilizzo differito nei momenti di massima necessità. Ad essi andrebbe aggiunto l’apporto che può rivenire dalla riparazione della condotta  del Sauro, anch’esso affluente all’invaso di Monte Cotugno, che non fornisce disponibilità perché in fase di ricostruzione, pari a circa 30 milioni di metri cubi.

Crediamo infine vada stabilito che il Tara  debba essere trattato come gli altri fiumi, per i quali la direttiva 2000/60/Ce prescrive di conseguire uno stato delle acque ‘buono’ ed un buon potenziale ecologico. Invece, le previsioni dell’Aggiornamento 2015-2021 del piano regionale di Tutela delle acque, approvato con deliberazione del Consiglio regionale n. 154 del 23/05/2023, hanno stabilito una esenzione per l’obiettivo dello stato ecologico per il fiume Tara, ponendolo come solo ‘sufficiente al 2027’.  In funzione di questa deroga, nell’ultima conferenza dei servizi è stato stabilito che, invece che garantire per tutti i dodici mesi il rilascio di portate idriche mai inferiori a 2 metri cubi al secondo, la portata rilasciata per il Deflusso ecologico potrà assumere un valore minore, con limite minimo di un metro cubo al secondo, per 2 mesi all’anno.

In questo senso, è da rilevare come le deroghe al raggiungimento di uno stato qualitativo buono, come previsto nella direttiva 2000/60/Ce, dovrebbero essere solo temporanee o  riguardare lo stato dei corpi idrici nella condizione vigente dei prelievi, ossia si tratta di deroghe imposte per evitare di fermare attività di prelievo già in corso con le conseguenti difficoltà di reperimento di risorse alternative; tutt’altra cosa è invece autorizzare un ulteriore prelievo, di natura strutturale ed a tempo indefinito, in un corpo idrico che già non raggiunga lo stato qualitativo adeguato. La deroga al Deflusso Ecologico  dovrebbe restare una misura di assoluta emergenza. Quella per il Tara non trova alcuna giustificazione.  Bisogna invece passare da un ormai obsoleto Deflusso minimo vitale a un vero e proprio Deflusso ecologico, che tenga in considerazione i diversi aspetti rilevanti del regime idrologico e le funzioni e servizi ecosistemici ad essi associati.

In ogni caso noi continuiamo a ritenere che il Deflusso ecologico minimo da garantire sia quello che, per tutti i 12 mesi dell’anno, senza interruzione, permetta di raggiungere un stato di qualità delle acque ‘buono’.

Il Tara non è figlio di un dio minore.

Francesco

Ventesima notte di papa Francesco al Gemelli: “Ha trascorso una notte tranquilla”

ph Ansa-Sir
06 Mar 2025

“La notte è trascorsa tranquilla e ora papa Francesco sta ancora risposando”: questa la nota della sala stampa della Santa sede, a proposito della ventesima notte di degenza del pontefice al policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale.
Il bollettino medico di ieri sera parlava di condizioni stazionarie, senza episodi di insufficienza respiratoria, pur in un quadro clinico complesso e con una prognosi ancora riservata. Anche la notte scorsa è ripresa la ventilazione meccanica non invasiva, con un incremento, nella giornata di ieri, della fisioterapia respiratoria e motoria.

Diocesi

Sabato 8, il ritorno dell’Addolorata in San Domenico

06 Mar 2025

di Angelo Diofano

Sabato 8 tornerà nella chiesa di San Domenico la statua della Beata Vergine Addolorata, dopo essere stata sottoposta ai restauri effettuati dalla prof.ssa Maria Gaetana Di Capua. Alle ore 17 l’immagine inizialmente sarà portata dall’arcivescovado nella basilica cattedrale di San Cataldo per la santa messa delle ore 17.30 che sarà presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, alla presenza della comunità della città vecchia, della confraternita e della parrocchia intitolate all’Addolorata.
Dopo la benedizione impartita da mons. Miniero, il simulacro sarà portato in processione verso la chiesa di San Domenico dove, dopo la preghiera comunitaria, sarà esposto nella sua cappella per la venerazione dei fedeli.

Appuntamenti di Quaresima

La processione de ’A Foròre’ ha aperto il periodo quaresimale

05 Mar 2025

di Angelo Diofano

Il crepitìo della ‘troccola’, fatto udire per la prima volta quest’anno, ha dato il via alla consueta e suggestiva processione della ‘Foròre’, svoltasi nei vicoli della città vecchia alla mezzanotte fra il Martedì grasso e il Mercoledì delle Ceneri. Non si è trattato di una semplice aggiunta folcloristica al momento penitenziale vissuto dalla confraternita dell’Addolorata. Il gesto infatti ha avuto una forte motivazione, in quanto ha avuto luogo subito dopo la preghiera per il papa, al momento dell’ostensione della croce, e proprio con lo strumento fatto benedire dal Santo padre in piazza San Pietro mercoledì 17 aprile dello scorso anno e che, fra l’altro, reca l’incisione dello stemma pontificio.
Quindi, ai dodici rintocchi della campana di San Domenico, appunto de ‘’A Foròre’, cioè fuori orario, con il sottofondo dell’Adagio di Albinoni eseguito dalla Grande orchestra di fiati cittadina ‘Santa Cecilia’ diretta dal m° Giuseppe Gregucci, dal ballatoio della chiesa si è affacciata la croce penitenziale. Al seguito, i confratelli e le consorelle in abito di rito,  quasi un centinaio complessivamente: mai come quest’anno una partecipazione così folta. La processione ha percorso via Duomo ed è scesa per la postierla Vianuova, diretta alla chiesa di San Giuseppe, davanti alla quale sono state bruciate le palme dell’anno passato per ricavarne le Sacre Ceneri. Da lì, la via del ritorno, attraverso via Garibaldi, piazza Fontana e pendio San Domenico. Prima dell’ingresso in chiesa, i confratelli e le consorelle si sono schierati sulle scalinate per intonare, come momento conclusivo, il ‘Mottetto alla Desolata’ di padre Serafino Marinosci. Quindi, è viva l’attesa per sabato prossimo per il ritorno  della statua dell’Addolorata, restaurata dalla prof.ssa Maria Gaetana Di Capua, che, dopo la santa messa celebrata alle ore 17.30 dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, sarà riportata processionalmente in San Domenico.

Francesco

‘Viva la poesia!’: il magistero di Francesco sull’arte poetica

05 Mar 2025

di Giada Di Reda

“Dobbiamo recuperare il gusto per la letteratura nella nostra vita, ma anche nella formazione, altrimenti siamo come un frutto secco. La poesia ci aiuta tutti a essere umani e oggi ne abbiamo tanto bisogno”: con queste parole autografe si apre il testo ‘Viva la poesia!’ (edizioni Ares, 2025) in edicola da martedì 4 marzo.
Non un semplice magistero sull’arte poetica, bensì un messaggio potente di invito, nonché guida alla sua riscoperta.
Il volume, a cura di Antonio Spadaro, gesuita, teologo, sottosegretario del Dicastero vaticano per la cultura e l’educazione, già direttore della rivista ‘La Civiltà Cattolica’, raccoglie il magistero del pontefice sull’arte poetica; la prima antologia di testi in cui emerge l’importanza attribuita dal pontefice al ruolo della poesia e della letteratura nella formazione e nell’educazione.

Encicliche, discorsi, interviste, messaggi, lettere personali dal 2013 ad oggi, tra cui emergono le recenti ‘Lettera del Santo Padre Francesco sul ruolo della letteratura nella formazione’, del 17 luglio 2024, e la ‘Lettera ai poeti’, pubblicata nel volume ‘Versi a Dio. Antologia della poesia religiosa’, edito, anch’esso nel 2024, da Crocetti. In quest’ultima, il pontefice riflette sulla ricerca di significato che ha guidato e caratterizzato i poeti; significato che non si riduce ad un concetto, ma che si esprime nella totalità, in un connubio tra simboli e sentimenti, in cui la parola non fa altro che riportare il mondo che è dentro ognuno di noi.
Ad introdurre i testi c’è un saggio del curatore in cui, attraverso una panoramica di autori scelti – dagli argentini Borges e Marechal, a Dostoevskij, a Manzoni e Dante – vengono fornite ai lettori le chiavi di lettura per comprendere la formazione letteraria del pontefice.
A chiudere l’opera, un’intervista al giornalista argentino Jorge Milia, alunno del prof. Bergoglio durante gli anni di insegnamento al liceo di Santa Fe in Argentina, nella metà degli anni sessanta, in cui egli svela alcuni aspetti della passione dell’allora giovane gesuita per la letteratura e l’arte.

Nel libro ciò che emerge è il ruolo della poesia e della letteratura quali chiavi di comprensione di se stessi e del mondo, ma anche dell’immaginazione e della creatività nella vita e nella fede.
Riscoprendo la letteratura, l’uomo vive, sogna, crea e in un certo senso ritrova quel contatto con l’assoluto, riscoprendosi parte di un universo fatto di sogni e desideri condivisi.
Interessante è il desiderio, espresso nel messaggio iniziale di papa Francesco, che la poesia entri a far parte della formazione nelle istituzioni accademiche pontificie, perché possa nella sua ricchezza, diventare veicolo di condivisione di quella bellezza insita nella vita e nella creazione quale dono di Dio ad ogni uomo. Un compito che non è più solo dei poeti e dei letterati, ma di tutti coloro che attraverso lo studio e la lettura, possono percepirne e veicolarne i significati.

Eventi in diocesi

‘Tu mi stai a cuore’: incontro sui giovani al Rosario di Talsano

05 Mar 2025

di Luca Fusco

I giovani rappresentano il futuro. Ma nel presente se ne sente parlare  oramai sono in senso negativo per i loro disagi, gli atti violenti, gli eccessi nella vita virtuale e in quella reale. Se è vero che ci accorgiamo della fragilità dei ragazzi solo nei casi di cronaca nera è altrettanto vero che le forme di disagio psicologico sono in aumento soprattutto fra i giovani. E chi sta male resta senza risposte. Proveranno a parlare, cercando qualche risposta ad un grido di allarme silenzioso che arriva da più parti la tavola rotonda che si terrà giovedì 6 marzo alle ore 19 nel salone della parrocchia della Madonna del Rosario di Talsano, retta dal parroco don Armando Imperato.

Il titolo dell’incontro è ‘Tu mi stai a cuore’ e vi parteciperanno don Antonio Panico, sociologo e direttore della Lumsa di Taranto, l’avvocato Deborah Lategana, esperta in legislazione minorile; prof.ssa Paola Pagano, docente di psicologia sociale alla Lumsa di Taranto

I giornali, i siti web, i notiziari in tv sono sempre più pieni di notizie che riguardano la criminalità giovanile e più in generale episodi legati al disagio dei teenager persi tra bullismo, una dissennata vita sempre più social e virtuale e poco virtuale che li porta paradossalmente ad essere sempre più chiusi in se stessi. Di questo e di altro si parlerà con don Antonio Panico che mostrerà un’indagine sociologica sul fenomeno; l’avv. Lategana che lavora con il tribunale dei minori racconterà alcuni casi osservati da vicino; la prof.ssa Pagano darà le linee educative.

Un incontro aperto a tutti, specialmente ai genitori e coloro che hanno funzioni educative, una comunità che si interroga insieme al territorio su come educare i giovani.

Mercoledì delle ceneri

Le ceneri di una Fenice

foto Sir
05 Mar 2025

di Alessandro Di Medio

Il Mercoledì delle Ceneri è l’appuntamento che ci ricorda la dimensione della conversione continua come componente fondamentale dell’esistenza cristiana, e questo invito al pentimento e alla conversione è caratterizzato, per l’appunto, dalle ceneri.

Di cosa sono fatte queste ceneri? Talvolta, a causa della fantasiosità pressappochista con cui vengono scelti i materiali, forse sarebbe meglio non indagare troppo a fondo… se però nella loro preparazione ci si attenesse scrupolosamente a quanto la tradizione esige, dovrebbe trattarsi esclusivamente della cenere ottenuta dalla combustione dei rami d’ulivo benedetti della precedente Domenica delle Palme.

Ai rami vecchi, ormai rinsecchiti, viene data una fine dignitosa e rispettosa della loro previa sacralità attraverso questo nuovo uso, che peraltro chiude un cerchio cronologico: dall’esordio nella passata Settimana Santa, all’inaugurazione della Quaresima che condurrà alla nuova Settimana Santa, in cui saranno distribuiti nuovi rami benedetti, che a loro volta saranno ridotti in cenere per la successiva Quaresima, e così via. Un ciclo interminabile dalla cenere alla pianta nuova, in cui morte e rinascita, fine e inizio, si avvicendano e passano così a descrivere quello che avviene esattamente al Cristiano: “Il meraviglioso uomo-pasquale, che incessantemente muore in Gesù e risuscita in lui, è la gioia e la fierezza del Padre: è una meraviglia che si rinnova ogni giorno e che non conosce fine perché, finché siamo in questa, Dio è sempre all’opera.” (André Louf, Sotto la guida dello Spirito). La cenere delle precedenti Palme segna al contempo che con il nostro peccato probabilmente ci siamo allontanati dalla vita della Pasqua che avevamo raggiunto, ma anche che ci è dato il modo, attraverso l’itinerario quaresimale, di tornare a essa, ed essere rinnovati ancora una volta dalla sua grazia.

Queste ceneri, che segnano la possibilità di una rinascita tramite il pentimento, ci ricordano spontaneamente la fenice, l’uccello mitologico che, quando era sul punto di morire, si dava fuoco per poi rinascere dalle proprie ceneri, ma anche la polvere del suolo con cui Dio crea l’uomo (cfr. Gen 2, 7), elemento finissimo che, impastato con l’acqua dal Vasaio divino, diventa il suo capolavoro; in modo analogo, le ceneri all’inizio della Quaresima, “impastate” con l’acqua battesimale alla fine di questo itinerario, a Pasqua, rinnovano l’uomo secondo il pensiero originario di Dio, quale figlio amato.

Exitus et reditus: la vita in Cristo non conosce decadimenti o tragedie, ma un costante moto di avvicinamento al Cuore per chi se ne è allontanato, pur nella libertà (difesa da Dio stesso) di potersene allontanare ancora, e nella certezza di poterci sempre ritornare – porta aperta sul fianco dalla lancia, e mai più richiusa.

Eventi religiosi in diocesi

Grande festa a Taranto per la venuta di madre Chiara Cazzuola

La superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice è giunta nella ‘casa’ tarantina di via Umbria nell’ambito del percorso ‘Frammenti di vita’ organizzato dall’ispettoria meridionale

foto G. Leva
05 Mar 2025

di Valentina Franzese

Nell’ambito del percorso ‘Frammenti di vita’ organizzato dall’ispettoria meridionale delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA), la comunità di Taranto si è preparata ad accogliere madre Chiara Cazzuola.
Decima successora di madre Mazzarello, nonché superiora generale delle FMA, madre Chiara Cazzuola è stata eletta il 5 ottobre 2021. Originaria di Campiglia Marittima (Livorno), in Toscana, si è laureata in Materie letterarie a Roma alla Libera Università Maria Assunta di Roma ed ha insegnato nel liceo sperimentale di Montecatini. È stata preside e coordinatrice ispettoriale di pastorale giovanile per le Figlie di Maria Ausiliatrice, e vicaria generale. La tappa tarantina della superiora generale, sin dal suo insediamento desiderosa di conoscere a fondo tutte le realtà che coordina nel mondo, ha avuto luogo in una due giorni serrata ma ricca di emozioni, culminata in una serata di festa.

 

foto G. Leva

L’arrivo, sabato 1 marzo

Madre Chiara è giunta a Taranto, nella ‘casa’ tarantina di via Umbria 162, accolta tra canti festosi e applausi sulle note del canto salesiano ‘Siamo noi don Bosco’, e ha contraccambiato con un abbraccio ideale a tutti coloro i quali si erano riuniti ad attenderla. L’emozione e la gioia vissuta dalle suore salesiane, dalle più anziane alle più giovani, è stata tangibile negli sguardi e nei sorrisi di tutte. Dopo un primo momento di preghiera ed emozione collettiva, madre Chiara ha incontrato le suore salesiane più giovani – giunte a Taranto dall’Albania e da Malta, per respirare questo momento di  comunione e fraternità – e la comunità educante riunita.
Ricordando il suo desiderio di muoversi come fosse in «pellegrinaggio all’interno delle realtà mondiali salesiane», madre Chiara Cazzuola ha ringraziato i partecipanti per il clima di affetto fraterno ricevuto, in linea con il carisma espresso da don Bosco. Non sono mancati i riferimenti all’attuale e precaria situazione internazionale e al tema principale del Giubileo 2025: la speranza. «Grazie per essere una Comunità educante in cammino, che si muove come piccole luci negli ambienti in cui opera, creando e generando speranza in un mondo che ci mette sempre più di fronte ad interrogativi importanti sul nostro futuro, su dove andremo a finire come umanità. Affidandoci al Signore potremo essere e diventare fari di speranza in gradi di irradiare luce» ha detto la superiora generale.

La festa finale, domenica 2 marzo

Il vero proprio carico di emozioni è, però arrivato all’indomani, il 2 marzo, quando madre Chiara – punto di riferimento mondiale per tutte le consacrate salesiane – ha assistito ad  un incontro festoso che ha riunito insieme tutte le realtà dell’ispettoria meridionale. Come in un grande arazzo intrecciato, ricco di colori e sfumature, madre Chiara ha potuto apprezzare e osservare con affetto e dedizione, i piccoli e grandi “Frammenti di vita” che uniscono insieme l’intera ispettoria meridionale. Tante realtà diverse accomunate dall’amore per don Bosco e madre Mazzarello. Il gruppo di pattinaggio delle Polisportive giovanili salesiane (Pgs) di Taranto, sulle note de “Il coraggio di andare” di Laura Pausini, ha ricordato quanto sia importante viaggiare, scoprendo nuove strade sconosciute per poter assaporare, tra il dolce rumore del vento, promesse di libertà e speranza sempre nuove. L’oratorio di Fragagnano, accompagnato dalle note coinvolgenti e festoste della pizzica salentina, ha evidenziato quanto creatività, entusiasmo, solarità e accoglienza siano i pilastri di quella dimensione di socialità ed educazione che è l’oratorio salesiano. Il centro di formazione professionale del Ciofs della Puglia ha sottolineato quanto la fiducia nel mondo degli adulti possa diventare uno strumento fondamentale per sconfiggere la paura dell’avvenire da parte di ragazzi troppo spesso dimenticati e messi da parte dalla collettività perché ritenuti, erroneamente, “senza speranza”. Ragazzi veri che, un po’ come il giovane Elia – il pescatore protagonista della narrazione – hanno incontrato alcune figure che, con piccoli e grandi insegnamenti, hanno cambiato per sempre la traiettoria delle loro esistenze.

foto G. Leva


Filo conduttore attorno a cui è stata costruita l’intera narrazione è stato il mare. Quell’immensa distesa azzurra, il mar Mediterraneo attorno a cui l’identità e la storia secolare della città Taranto è stata costruita; proprio lo stesso mare che lega insieme l’intera ispettoria meridionale. Malta, Albania, Calabria, Campania, Puglia unite insieme dal Mar Mediterraneo, crocevia di popoli, storie e culture, simbolo per eccellenza della multiculturalità come canta Eugenio Bennato nella sua celebre “Che il Mediterraneo sia”. A chiudere la serata sono state proprio le suore salesiane divenute parte attiva dello spettacolo. Dapprima con una breve rappresentazione che ha coinvolto le suore più giovani e, in seguito, sulle note di “Girl On A Mission” – un inno composto in occasione della XXXVII Giornata mondiale della Gioventù del gruppo brasiliano Gen Verde – tutte le suore salesiani presenti  negli spalti e in platea hanno dedicato un Magnificat, un coinvolgente ed emozionante canto di ringraziamento, a madre Chiara Cazzuola. «Per noi è un grande dono averti qui – ha detto l’ispettrice suor Ivana Milesi, presentando la superiora generale – ti invitiamo semplicemente a godere di quanto i frammenti preziosi di queste terre vogliano narrarti per dire che qui è vivo il nostro carisma, è vivo don Bosco, è viva madre Mazzarello. È vivo in ogni giornata in cui si continua a scommettere sull’educazione. La storia di Elia il pescatore è un po’ la storia di ognuno di noi, pezzi unici, che ogni giorno nella vita imparano insieme ai giovani a pescare ciò che ci rende veramente felici, così come diceva don Bosco per le vie di Torino, e madre Mazzarello in quel paesino sperduto che si chiamava Mornese. Allora Madre, lasciamo che queste comunità educanti ti facciano respirare questo clima e quest’aria». Ringraziando tutte le componenti dell’ispettoria meridionale riunite a Taranto in suo onore la decima successora di madre Mazzarello non ha esitato a mostrare il proprio entusiasmo. Congedandosi ha dichiarato: «Porto tutti quanti nel mio cuore, sapevo che l’ispettoria meridionale è un’ispettoria calorosa, vivace e affettuosa, ma oggi ho fatto un’esperienza diretta con tutti voi; sarà impossibile dimenticarvi, come anch’io spero di non essere dimenticata da voi, e avere il sostegno della vostra preghiera e dei vostri incoraggiamenti. Permettetemi un pensiero sulla ‘Speranza’, una parola che è ritornata tante volte oggi. Finché noi riusciremo a vivere insieme momenti così, che non sono casuali, costruiti insieme con tanta pazienza; finché noi saremo capaci di fare questo, insieme, potremo essere sicuri di essere gente di speranza in un mondo che tende all’individualismo, all’egoismo, ad alzare muri e a creare separazioni. Questo vivere insieme l’avventura salesiana è un segno di speranza e luce, per tutti. Vi auguro di continuare questo cammino con coraggio cercando, sempre insieme, di interpretare il carisma salesiano così come siamo, nella diversità di ciascuno di noi, ma sempre insieme come dono comune. Puntando tutto sulla forza di donarsi agli altri, la sola forza che può trasformare la società e il mondo. Questo ce l’hanno insegnato don Bosco e madre Mazzarello e noi vogliamo attuarlo oggi, qui, dove siamo e dove viviamo. Vi auguro buon cammino, che possiate continuare ad essere luce e speranza nei vari luoghi in cui vivete».

 

foto G. Leva

Francesco

Diciannovesima notte di papa Francesco al Gemelli: “Ha riposato bene e si è svegliato poco dopo le otto”

foto Marco Calvarese-Sir
05 Mar 2025

“Papa Francesco ha riposato bene nella notte e si è svegliato poco dopo le otto”: questa la nota della sala stampa della Santa sede, a proposito della diciannovesima notte di degenza del papa al policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale.
Il bollettino di ieri definiva ‘stabili’ le condizioni di salute del Santo padre, senza episodi di insufficienza respiratoria né broncospasmo. Stanotte è ripresa la ventilazione meccanica non invasiva, fino a questa mattina.
La prognosi rimane riservata.

Eventi formativi

‘I rapporti tra i membri della famiglia’, incontro alla Sant’Egidio

05 Mar 2025

di Angelo Diofano

Per il ciclo di incontri ‘Insieme per la legalità’, alla parrocchia di Sant’Egidio, giovedì 6 alle ore 19, si terrà l’incontro sul tema ‘I rapporti tra i membri della famiglia sotto il profilo giuridico e l’obbligo di mantenimento e di assistenza reciproca’ con gli interventi di Alessandro e Cinzia Cipriani, del parroco mons. Carmine Agresta e del vicario parrocchiale padre Francesco Nigro.

Diocesi

Le Ceneri alla San Francesco De Geronimo

04 Mar 2025

di Angelo Diofano

Alla parrocchia di San Francesco De Geronimo al quartiere Tamburi, per la celebrazione serale del Mercoledì delle Ceneri, ci sarà anche una liturgia stazionale.

Il programma della giornata prevede alle ore 7.30 la prima santa messa con l’imposizione delle Sacre Ceneri.
Alle ore 17.30 ci sarà la recita del santo rosario seguita alle ore 18 dalla liturgia stazionale che partirà dal cortile della chiesa per concludersi in chiesa con la santa messa, presieduta dal parroco don Nino Borsci, e l’imposizione delle Sacre Ceneri.

Libri

Incontro con Costanza Miriano alla San Francesco di Paola

04 Mar 2025

La nota giornalista e scrittrice Costanza Miriano sarà a Taranto nella chiesa di San Francesco di Paola (via Regina Elena) venerdì 7 marzo alle ore 21 per presentare il suo ultimo libro ‘Benedetto il giorno che abbiamo sbagliato-manuale di manutenzione del matrimonio’. Modererà la serata don Mimmo Sergio, direttore dell’ufficio diocesano di pastorale familiare.

Così scrive Costanza Miriano, raccontando le storie di molte coppie con brillante ironia: “Una delle più grandi bugie è che il giorno delle nozze sia il più bello della vita. Ma quando mai? Il più bello arriva dopo, molto dopo, quando l’idillio si scontra con i piccoli e grandi problemi quotidiani. Quando si inizia a sentire la fatica, quando si viene assaliti dal dubbio di aver sbagliato, quando si comincia a chiedersi se valga davvero la pena di rimanere sposati. … Ma mai come allora è importante tenere a mente che proprio lì comincia il bello: è il matrimonio a salvarci, a trasformarci, a farci uscire fuori da noi stessi per accogliere l’autentica conversione che è possibile soltanto attraverso la croce, imparando a porgere l’altra guancia innanzitutto a casa, in famiglia, specie quando ci sembra più difficile. Solo così possiamo scoprire che è Dio a guidare la nostra storia, che è l’unico in grado di colmare le nostre mancanze e di aiutarci a coltivare e far durare il matrimonio”.

Costanza Miriano, sposata con quattro figli, ha lavorato al Tg3. Ha esordito come scrittrice nel 2011 con ‘Sposati e sii sottomessa, una raccolta di lettere alle amiche alle prese con problemi sentimentali e familiari, in cui sostiene la visione cristiana del matrimonio. L’anno successivo è uscito  ‘Sposala e muori per lei’, dedicato questa volta agli uomini, ai mariti delle ‘spose sottomesse’. I due titoli sono ispirati alla Lettera agli Efesini  (Ef 5,22-33). Dopo quindici anni al Tg3, è passata a Rai Vaticano e collabora con Avvenire, Credere, Il TimoneIl FoglioLa Verità. È l’ispiratrice del ‘Monastero Wi-Fi’, un’esperienza di preghiera e catechesi nata a Roma nel 2019 e diffusasi in varie città.