Hic et Nunc

Asili nido: torna l’incubo ‘cessione’ e si annunciano nuove mobilitazioni

02 Apr 2025

di Silvano Trevisani

La gestione degli asili nido comunali affidata ai privati. Questo sta avvenendo, nonostante la mobilitazione cittadina, che aveva coinvolto soprattutto le famiglie e gli operatori e che aveva portato allo svolgimento del Consiglio comunale monotematico del 4 febbraio scorso. Il Consiglio si era chiuso con una mozione approvata quasi all’unanimità che chiedeva la revoca della delibera con cui la giunta Melucci aveva disposto la privatizzazione.

Ma il problema è che né il sindaco né la giunta hanno recepito formalmente la mozione trasformandola in un atto deliberativo. Ragion per cui: la privatizzazione è stata di fatto confermata e il commissario prefettizio, Giuliana Perrotta, non ha fatto altro che dare seguito all’unica decisione della giunta, pubblicando all’albo pretorio la determinazione 102. Con tale atto, a firma del dirigente Michele Matichecchia, si dispone la costituzione del gruppo di lavoro comunale che si occuperà della esternalizzazione della gestione degli asili nido comunali. Un atto dovuto? I pareri in merito sono discordi.

La decisione ha suscitato sconcerto tra le organizzazioni sindacali, le lavoratrici e i lavoratori del settore, nonché tra le famiglie che usufruiscono del servizio di grande valore pedagogico, educativo e sociale. Gli asili nido pubblici, infatti, sono considerati un fiore all’occhiello del Comune di Taranto. La decisione, però, era stata già prevista e contro di essa inutilmente si erano mossi sia esponenti politici che organizzazioni sindacali. A lanciare l’allarme, il 4 marzo scorso, era stato il consigliere Enzo Di Gregorio, che aveva segnalato il rischio concreto che il processo di esternalizzazione, improvvidamente avviato dalla giunta Melucci, su discutibili presupposti finanziari, potesse riprendere, non essendo stato interrotto da alcun atto formale. “Chiederò immediatamente un incontro con il commissario Giuliana Perrotta – dice ora Di Gregorio – per comprendere quali margini di manovra sono possibili per non vanificare un patrimonio in termini di professionalità e di qualità del servizio”.

Tutte le organizzazioni sindacali intervengono sulla questione, con prese di posizione accorate e allarmate.

“Non possiamo permettere che i nostri figli diventino merce di scambio. – dichiara il segretario della FP Cisl Umberto Renna – Ci batteremo con tutte le nostre forze per difendere un modello di gestione pubblica degli asili nido che garantisca qualità, accessibilità e legalità. Siamo in attesa di segnali dalla politica che si candida a guidare la città”. La Cisl FP Taranto Brindisi si impegna “a contrastare questa scelta, tutelando i diritti dei lavoratori e dei cittadini, e invita le istituzioni a riflettere sulle gravi conseguenze che la privatizzazione degli asili nido avrebbe sul tessuto sociale del territorio”.

La Uil Fpl Taranto critica anche il metodo con cui è stata assunta questa decisione, denunciando la totale assenza di confronto con le parti sociali e con la comunità. “Una scelta così impattante non può essere presa nel silenzio e senza ascoltare chi lavora quotidianamente in questo settore. L’istruzione prescolastica è un diritto e non può essere trattata come un qualsiasi servizio da appaltare al miglior offerente”, sottolinea la segretaria Paola Catucci.

“La dottoressa Perrotta – afferma da parte sua il segretario della Fp Cgil, Cosimo Sardelli – raccogliendo tutte le sollecitazioni e i contributi forniti dalle associazioni e le organizzazioni sindacali, aveva rassicurato una certa continuità del percorso di ascolto avviato, prevedendo un aggiornamento del tavolo di confronto. Ma ciò non è accaduto”. Nel chiedere un incontro urgente al commissario, la Cgil si dice “pronta ad affiancare e sostenere la mobilitazione di tutte le lavoratrici e i lavoratori degli asili nido”.

Tra le prese di posizione quella dell’ex capogruppo consigliare del Pd. Luca Contrario, secondo il quale non era affatto dovuto l’atto assunto dal commissario prefettizio. Che ha ignorato una mozione approvata dal Consiglio comunale. In una lunga nota, Contrario smonta tutti i presunti vantaggi della decisione, così come descritti dalla giunta Melucci e annuncia presto una grande mobilitazione.

Ecclesia

Voci dalla seconda Assemblea sinodale: corresponsabilità, giovani e linguaggi

ph Siciliani Gennari-Sir
02 Apr 2025

Questo Sinodo della Chiesa italiana, in questo momento storico, è “fondamentale, credo, per tante ragioni, soprattutto perché siamo entrati decisamente in un tempo che ha bisogno di una qualità rinnovata dell’annuncio del Vangelo e della testimonianza del Vangelo, e credo che questo sia uno dei grandi segni dei tempi a livello di Chiesa universale e anche a livello di Chiese locali, quindi di Chiesa italiana”. Lo dice don Marco Bernardoni, della famiglia dehoniana, proveniente da Bologna, tra i partecipanti alla seconda Assemblea sinodale delle Chiese in Italia, in corso in Vaticano da ieri e fino a giovedì 3 aprile. Il religioso evidenzia che sta partecipando a questo momento ecclesiale perché ha “speranza che qui si stia lavorando bene e non solo alle nostre dinamiche interne ecclesiali, ma perché possa uscire un messaggio contagioso per tutta la società”. Oggi occorre puntare, per rivitalizzare l’annuncio – aggiunge don Bernardoni – alle giovani generazioni: questa è una priorità. La questione dei linguaggi è un’altra priorità, a cominciare dalla liturgia. “Ma io lo snodo fondamentale lo sento nella corresponsabilità. Evidentemente lì serve un cambio di marcia”.

Antonello Bollettino, della diocesi di Acerenza, anche lui tra i circa mille delegati all’Assemblea sinodale, si dice contento e legge questa iniziativa della Chiesa italiana in forma “molto positiva, perché ogni volta che ci si mette in cammino insieme è sempre qualcosa di positivo e innovativo e mi aspetto molto da questo”. Per Antonello “cambiare non è facile, ma come giovane dico che occorre intercettare le esigenze della società e dei giovani in particolare. Non tanto quelle che vengono proclamate, ma quelle che realmente interessano e necessitano ai giovani”, come un maggiore coinvolgimento a livello parrocchiale e diocesano per dare il loro contributo.

“Il materiale uscito finora dal percorso di questi anni va conservato gelosamente” – spiega Elisabetta Lippi, anche lei della diocesi di Bologna – “è un grande tesoro da conservare e credo che l’impegno maggiore stia nel cercare di mantenere questo stile sinodale ovunque nella Chiesa e nei luoghi di partecipazione della Chiesa. Tutto dovrebbe svolgersi con questa modalità, questo stile sinodale che vuole che tutti parlino, esprimano la loro idea e che si trovi sempre un terreno comune”. Ognuno “deve cercare di impegnarsi a fare qualcosa di concreto – aggiunge Elisabetta – per una società diversa che garantisca veramente prossimità”. “Come donna, laica, vedo che nella nostra diocesi, ad esempio, il ruolo della donna è molto variegato. Ci sono situazioni in cui le donne hanno un ruolo che compete, e altre in cui fanno moltissimo a livello di cura e di organizzazione delle parrocchie, e questo ruolo spesso non viene riconosciuto tale. I vescovi dovrebbero dare indicazioni precise su questo per una maggiore responsabilità”.

Oggi, per Francesca Cescon, della diocesi di Vittorio Veneto, “siamo giunti a una parte finale di quello che è stato un percorso e mi auguro di arrivare a quel confronto ancora nell’ottica di ascolto all’interno dei gruppi sinodali, ma soprattutto di poter portare un qualcosa di concreto, fattivo, all’interno delle singole diocesi, per rispondere a quelle che sono le esigenze che oggigiorno sono sempre più sentite”, come quelle dei giovani. Nei loro confronti “dobbiamo essere più attrattivi, perché sono quelli che hanno maggiori esigenze di essere ascoltati e avvicinati sempre più alla Chiesa”. Dai lavori sul tema del coinvolgimento della donna, Francesca si dice “fiduciosa” e “ottimista che ci possa essere un maggior spazio all’interno della Chiesa”.

“Un cammino fatto insieme, nella gioia, che ha ricordato come e quanto sia importante la condivisione della storia e della vita degli uomini come via missionaria”, scrive il direttore di “Parola di Vita” della diocesi di Cosenza-Bisignano, don Enzo Gabrieli, in un editoriale in uscita domani e tra i delegati all’Assemblea sinodale. “La Chiesa nella sua interezza – conclude Gabrieli – incarna la sintesi tra carisma e profezia in una comunione ecclesiale che metta sempre al centro la persona umana. Un’Assemblea celebrata nei luoghi e nel tempo giubilare, che invita i credenti a leggere questo cammino come pellegrinaggio di speranza, che sanno di essere collocati sullo stesso sentiero dell’umanità”.

Appuntamenti di Quaresima

‘La Passione di Cristo in musica’

02 Apr 2025

Continuano gli appuntamenti con il concerto intitolato ‘La Passione di Cristo in musica’ fra meditazioni, racconti e brani musicali a cura del Francesco Greco Ensemble.
Prossimi appuntamenti saranno venerdì 4 alla parrocchia del Sacro Cuore, in via Dante, alle ore 19 e sabato 5 alla San Francesco d’Assisi, a Crispiano, alle ore 19.30. Entrambe le serate sono a ingresso gratuito.
Ne saranno interpreti: Francesco Greco (violino), Daniele Dettoli (tastiera), Antonio Cascarano (basso), Mino Inglese (percussioni), Vito Colapietro (timpani), Valeria Palmieri (voce solista) e Fabio Petruzzi (voce narrante).

Ecclesia

Il ventesimo anniversario della morte di papa Wojtyła

foto Siciliani Gennari-Sir
02 Apr 2025

di Anna T. Kowalewska

“Giovanni Paolo II è stato il Papa della libertà”: così mons. Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore e metropolita di Kyiv-Halyč, ha definito Karol Wojtyła intervenendo alla conferenza ‘Giovanni Paolo II – Leggere e plasmare la storia’, organizzata dall’Università di Poznań in occasione del 20° anniversario della sua scomparsa. “Ricordo ancora – ha aggiunto l’arcivescovo – quando, rivolgendosi ai giovani ucraini, li ammoniva affermando che la libertà può essere anche più difficile della prigionia. Ci incoraggiava a non avere paura di essere un popolo libero, perché l’Ucraina – disse – sarà come voi la costruirete”. Nelle parole di mons. Shevchuk il ricordo indelebile della visita di Giovanni Paolo II in Ucraina, nel 2001, quando l’attuale arcivescovo greco-cattolico era un giovane presbitero appena laureato in Teologia morale presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino a Roma.

Ma ciò che è sempre emerso in Giovanni Paolo II è stato il suo profondo legame con la terra d’origine: la sua amata Polonia, a partire dal suo primo viaggio apostolico, nel giugno 1979. Secondo gli organizzatori, ad accoglierlo in piazza della Vittoria a Varsavia c’erano centinaia di migliaia di persone, cui rivolse quell’invocazione divenuta storica: “Scenda il tuo Spirito, e rinnovi la faccia della terra. Di questa terra!”. “Quando, un anno dopo la sua elezione, il Papa venne in Polonia, ci rendemmo conto quanto eravamo numerosi”, ha raccontato a Poznań il premio Nobel per la Pace Lech Wałęsa, fondatore di Solidarność, il primo sindacato libero nei Paesi del blocco sovietico. “Fu lui – ha aggiunto – a spingerci a non avere paura, sebbene non ci abbia mai incoraggiati a fare una rivoluzione”. Una realtà, quella di Solidarność, con oltre 10 milioni di iscritti, di cui Mosca fu costretta a prendere atto.

Nell’enciclica Centesimus annus, pubblicata nel 1991, Giovanni Paolo II riassumeva così quegli eventi: “Sono le folle dei lavoratori – scrive il Papa – a delegittimare l’ideologia che presume di parlare in loro nome e a ritrovare e quasi riscoprire, partendo dall’esperienza vissuta e difficile del lavoro e dell’oppressione, espressioni e principi della dottrina sociale della Chiesa… È stato, invece, superato [l’ordine di Yalta] dall’impegno non violento di uomini che… hanno saputo trovare di volta in volta forme efficaci per rendere testimonianza alla verità. Ciò ha disarmato l’avversario, perché la violenza ha sempre bisogno di legittimarsi con la menzogna”.

Grazie a quegli eventi furono sottoscritti accordi tra il governo polacco e i rappresentanti di Solidarność, ma rispettati solo per poco più di un anno. Il 13 dicembre 1981, il generale Jaruzelski introdusse la legge marziale su tutto il territorio nazionale. Seguirono arresti, persecuzioni, sospensione dei diritti civili. In quel Natale, la sera del 24 dicembre, Giovanni Paolo II accese una candela alla finestra del suo appartamento nel Palazzo Apostolico, come segno di solidarietà alla sua nazione. Un gesto ripetuto più volte nei giorni successivi per ricordare che non dobbiamo mai perdere la speranza.

Profondo anche il legame che univa Giovanni Paolo II all’Europa, in particolare alle sue radici cristiane. Nel 1988, al Parlamento europeo di Strasburgo, sottolineava che “se il sostrato religioso e cristiano di questo continente dovesse essere emarginato… è ancora un avvenire dell’uomo europeo – parlo di ogni uomo europeo, credente o non credente – che verrebbe gravemente compromesso”. Tra i suoi desideri, l’inserimento nella Costituzione europea di un riferimento alle radici giudeo-cristiane del continente. Il documento, tuttavia, non fu mai sottoscritto.

Nel terzo capitolo della Centesimus annus il Papa scriveva che “l’inaspettata e promettente portata degli avvenimenti” culminati con la fine del comunismo in Europa orientale “abbracciano un orizzonte più ampio”, citando anche il crollo di regimi dittatoriali in America Latina, Africa e Asia. “Un contributo importante – scrive – ha dato l’impegno della Chiesa per la difesa e la promozione dei diritti dell’uomo”.

Nel giugno 1983, durante la sua seconda visita in Polonia, Giovanni Paolo II si recò al santuario di Jasna Góra, a Częstochowa, dove oltre un milione di persone lo accolsero.
Anni difficili, quelli della transizione post-comunista. Wojtyła sperava che la Polonia superasse il comunismo senza cadere nell’egoismo capitalista, auspicando un rinnovamento politico e morale. Dall’Italia, ma anche durante i suoi viaggi, non mancava di condannare aborto, divorzio, comportamenti immorali. Sostenne i vescovi polacchi anche nella campagna contro l’abuso di alcol (1986-1987). Nel 1989 parlava della necessità di “ricostruire la dimensione del bene comune nella vita e nella società”.

Nel 1991, nel suo quarto viaggio in Polonia, trovò un Paese mutato: Solidarność, ormai partito, era travolta dagli scandali. Il pericolo non era più il comunismo ormai alle corde, ma il consumismo che iniziava a rivendicare tutta la sua forza. In quell’occasione, Giovanni Paolo II non celebrò la caduta dell’ideologia, ma richiamò il Decalogo come fondamento della civiltà: “Da queste dieci parole dipende il futuro dell’uomo e delle società”.

Fino alla fine del suo pontificato, Wojtyła continuò ad esortare il suo popolo a un uso responsabile della libertà e a non cadere nel modello consumista. Invitava i giovani a guardarsi dai ‘vizi sociali’ e criticò la Chiesa polacca per la sua ‘mancanza di cuore’ nel rispondere alle nuove sfide sociali. In totale, sono nove viaggi apostolici in Polonia compiuti da San Giovanni Paolo II durante il suo pontificato. Commovente quello del 1997, quando, lasciando Cracovia, disse ai suoi concittadini: “Conservatemi un posto nel vostro cuore”. Emblematico infine, quello del 2002 durante il quale consacrò il Santuario della Divina Misericordia a Cracovia-Łagiewniki. Già malato, ma ancora lucido, rientrò in Vaticano dove si spense tre anni dopo alle 21.37 del 2 aprile 2005. Era un sabato sera. La vigilia della Domenica della Divina Misericordia!

Settimana santa in diocesi

La Settimana Santa a Pulsano: un ‘cammino’ di fede e tradizione

foto Mariagrazia Cappuccio
02 Apr 2025

di Lucrezia Dimaggio

Nel cuore del centro storico di Pulsano, l’arciconfraternita del Purgatorio, fondata nel 1687 sotto il titolo della Santissima Vergine Maria del Monte Carmelo, rinnova ogni anno i sacri riti della Settimana Santa. Questi momenti offrono ai fedeli un profondo percorso di riflessione e spiritualità, unendo fede e tradizione in un’esperienza unica.

La preparazione ai riti pasquali inizia già dalla prima Domenica di Quaresima con la Via crucis. Ogni domenica, prima della messa vespertina, i confratelli, indossando l’abito di rito, guidano la comunità in questo intenso cammino verso la Pasqua, invitando tutti a meditare sul sacrificio di Cristo.

Uno dei momenti più toccanti della Settimana Santa è il Lunedì Santo, quando la chiesa di Santa Maria La Nova ospita la meditazione sulle ultime Sette Parole di Cristo in Croce. In un’atmosfera di raccoglimento, i confratelli percorrono processionalmente il perimetro della chiesa, seguiti dal Crocifero che sorregge un Cristo spirante illuminato dai fanali. Al termine, l’Adorazione della Croce permette ai fedeli di venerare il sacrificio di Gesù, avvicinandoli al mistero della Redenzione.

Il Venerdì Santo rappresenta il culmine dei riti con la solenne Processione dei Misteri, una tradizione che affonda le sue radici nel XVII secolo. Il corteo, aperto dal suono caratteristico della ‘troccola’, si snoda per le vie del paese, presentando ai fedeli una sequenza di simulacri che rievocano la Passione di Cristo: dal ‘Cristo all’Orto’ fino alla ‘Maria SS.ma Addolorata’. Ogni statua, portata a spalla dai confratelli, diventa un’immagine vivente del cammino di sofferenza e amore compiuto da Gesù per la salvezza dell’umanità.

La Settimana Santa a Pulsano non è solo una manifestazione religiosa, ma un patrimonio culturale che testimonia la profonda devozione della comunità. La partecipazione attiva dei fedeli, l’impegno dei confratelli e delle consorelle nell’organizzazione dei riti e la trasmissione di queste tradizioni alle nuove generazioni sono elementi fondamentali per mantenere viva la fiamma della fede e dell’identità cristiana nel territorio.

In un’epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti, la celebrazione della Settimana Santa a Pulsano ci ricorda l’importanza di radicarci nei valori eterni del Vangelo. La Passione, Morte e Risurrezione di Cristo restano la fonte inesauribile di speranza e rinnovamento spirituale per l’intera comunità.

Francesco

Le condizioni di papa Francesco sono in lieve miglioramento

02 Apr 2025

“La situazione clinica di papa Francesco resta stazionaria, come confermato dalle analisi del sangue dei giorni scorsi, che risultano nella norma”: così la sala stampa della Santa sede descrive le condizioni di salute del Papa, al decimo giorno di convalescenza a Casa Santa Marta.
Nei giorni scorsi – informa ancora la sala stampa – il Santo padre ha effettuato una lastra che ha evidenziato un lieve miglioramento del quadro infettivo-polmonare. Prosegue intanto la terapia farmacologica e la fisioterapia motoria e respiratoria, con risultati positivi: in particolare, è stato registrato un miglioramento della voce, grazie alla fisioterapia respiratoria, e un miglioramento generale, legato alla fisioterapia motoria. Continua anche la somministrazione ordinaria di ossigeno tramite cannule nasali, mentre gli alti flussi vengono utilizzati nelle ore notturne e, all’occorrenza, anche durante il giorno.
Il Papa, per brevi periodi, riesce a stare senza ossigeno. Quanto all’attività quotidiana, il Santo padre – oltre a dedicare tempo alla fisioterapia – lavora, anche seduto alla scrivania, e celebra quotidianamente la messa al secondo piano di Casa Santa Marta. Non ha ricevuto visite e non sono previsti, al momento, ulteriori esami diagnostici come la tac.
Francesco è di buon umore e continua a ricevere numerosi messaggi di affetto e omaggi floreali.

Il prossimo aggiornamento è previsto per venerdì.

Appuntamenti di Quaresima

Adorazione eucaristica alla Madonna della Salute

foto G. Leva
02 Apr 2025

Per ‘Quaresima in città vecchia’, a cura della basilica cattedrale di San Cataldo e delle chiese dell’isola, giovedì 3 alla Madonna della Salute la santa messa sarà celebrata alle ore 18.30, cui seguirà l’adorazione eucaristica con la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione. Essendo il santuario chiesa giubilare ci sarà così l’opportunità di ottenere l’indulgenza giubilare alle consuete condizioni.

Drammi umanitari

Myanmar: è emergenza umanitaria. Bombe sulla popolazione mentre si scava tra le macerie

foto arcidiocesi di Mandalay
01 Apr 2025

Si scava tra le macerie, si contano i morti ma è l’assistenza umanitaria l’emergenza più grave del post terremoto. È l’arcidiocesi di Mandalay – città che si trovava venerdì 28 marzo nell’epicentro del sisma – a fare il ‘punto’ aggiornato della crisi inviando report sulla situazione corredato da una serie di foto scattate in città di edifici sbriciolati a terra, sfollati per strada e chiese colpite. L’arcidiocesi  ha istituito una squadra di soccorso e di emergenza per fornire assistenza umanitaria alle persone colpite dal potente terremoto. Le due forti scosse di terremoto che hanno colpito il Myanmar centrale, hanno avuto per epicentri localizzati le città di Mandalay e Sagaing, città quest’ultima che si trova nell’arcidiocesi di Mandalay. Da allora sono state registrate diverse scosse di assestamento. I due terremoti più forti nella regione di Mandalay hanno avuto un impatto su tutte le township della regione. Secondo il Report dell’arcidiocesi più di 1.000 persone hanno perso la vita, oltre 2.200 sono rimaste ferite e circa 200 sono ancora disperse nel Myanmar centrale e nord-occidentale. Ma i dati sono provvisori. La maggior parte dei decessi è stata registrata nella regione di Mandalay.

foto arcidiocesi di Mandaly

Al momento – scrive l’arcidiocesi -, le necessità più urgenti sono l’assistenza umanitaria, tra cui cibo, medicine, rifugi temporanei, kit igienici e kit di beni di prima necessità. In futuro, l’assistenza finanziaria sarà essenziale per ricostruire la comunità. Il terremoto ha causato la distruzione diffusa di case e gravi danni alle infrastrutture. Migliaia di persone stanno trascorrendo le notti per strada o in spazi aperti a causa dei danni e della distruzione delle case o per paura di ulteriori terremoti. Anche le principali infrastrutture di fornitura di acqua ed elettricità e le torri di comunicazione sono state gravemente colpite. Per questo i servizi sono stati interrotti, anche nella regione di Yangon. Le reti fisse, mobili e Internet restano instabili.  Secondo i report, gli ospedali di Mandalay, Magway, Nay Pyi Taw e Sagaing stanno avendo difficoltà a gestire l’afflusso di persone rimaste ferite durante il terremoto. Sono stati mobilitati rifornimenti di emergenza umanitaria per sostenere le comunità colpite a Mandalay. Partner umanitari, l’Onu, le Ong internazionali e locali stanno pianificando di condurre una valutazione congiunta per implementare una risposta immediata e coordinata, utilizzando le risorse già disponibili a Mandalay.

foto arcidiocesi di Mandaly

“Negli ultimi quattro anni, da quando l’esercito del Myanmar ha rovesciato il governo civile democraticamente eletto guidato dal premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi con un colpo di stato, la difficile situazione del paese è scivolata fuori dall’agenda internazionale”, osserva su UcaNews Benedict Rogers, giornalista. “A parte qualche raro rapporto di cronaca, le numerose altre crisi mondiali e gli sforzi della giunta per isolare il Myanmar dal mondo esterno hanno fatto sì che la sua difficile situazione sia stata ampiamente ignorata”. Ora il Myanmar – scrive il giornalista – “è tornato sui titoli dei giornali, ed è tempo che il mondo agisca”. E’ un segno della gravità di questo disastro l’inedito appello del portavoce della giunta Zaw Min Tun all’aiuto internazionale. Il fatto gravissimo però è che, mentre “la giunta militare chiede aiuti, continua a bombardare i civili nelle aree colpite dal terremoto”. “Quale gruppo di esseri umani bombarda altri esseri umani le cui vite sono state appena devastate da un terremoto?”, chiede Rogers. “Che tipo di governo chiede aiuti internazionali e poi bombarda il suo stesso popolo?”. Anche le Nazioni Unite hanno descritto questi attacchi aerei come “completamente oltraggiosi e inaccettabili”. Per questo, il card. Charles Bo ieri ha fatto un appello al cessate il fuoco.  “I leader mondiali, tra cui il segretario generale delle Nazioni Unite, il papa, il presidente Trump e i governi della regione – osserva Rogers -, devono farsi portavoce di questo appello. Bisogna fare pressione sulla giunta affinché fermi i bombardamenti mentre gli operatori umanitari cercano di salvare i civili dalle macerie del terremoto”.

Editoriale

Nuovi dati Istat: Sud più povero e famiglie numerose più fragili

01 Apr 2025

di Stefano De Martis

L’Istat ha diffuso dati e analisi relativi a “condizioni di vita e reddito delle famiglie” negli anni 2023-2024 e il bilancio purtroppo è negativo. Il quadro è tanto più preoccupante se si tiene conto che il periodo considerato non computa ancora gli effetti delle convulsioni politico-economiche dell’inizio del 2025.
I numeri, dunque. Nel 2024, scrive l’Istat, il 23,1% della popolazione risulta a rischio di povertà o esclusione sociale. Nel 2023 era il 22,8%. Delle tre dimensioni valutate dall’Istituto di statistica, la quota di individui a “rischio di povertà” si attesta sullo stesso valore del 2023 (18,9%) e così pure la percentuale di chi è in condizione di “grave deprivazione materiale e sociale” (4,6% rispetto al 4,7%). Si registra invece un lieve aumento, annota l’Istat, per gli individui che vivono in famiglie a “bassa intensità di lavoro” (9,2% contro l’8,9% nell’anno precedente). Un dato che aiuta a comprendere la contraddizione tra i livelli record dell’occupazione (peraltro in frenata) e la bassa crescita dell’economia.
Nel dato nazionale (indagine del 2024 sull’anno precedente) confluiscono situazioni profondamente diverse se si guarda alle diverse aree del Paese. Per quanto riguarda il complessivo rischio di povertà o esclusione sociale, nel Nord-Ovest era interessato il 13,9%, nel Nord-Est l’11,2%, nel Centro il 19,9%, nel Sud e nelle Isole il 39,2%. Un differenziale abnorme, il rischio povertà nelle regioni meridionali e insulari è quasi il quadruplo di quello delle regioni del Nord-Est.
Ci sono poi le conseguenze dell’inflazione. Nel 2023, il reddito annuale medio delle famiglie (37.511 euro) aumenta in termini nominali (+4,2%) e si riduce in termini reali (-1,6%). Per un confronto indiretto vale la pena ricordare il recentissimo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro, da cui emerge che i salari reali in Italia sono inferiori dell’8,7% rispetto a quelli del 2008. E’ il dato peggiore tra i Paesi del G20. Nel 2024 si è avuto un incremento che però non è riuscito a compensare la forte caduta dei due anni precedenti in una fase di alta inflazione, che ha colpito soprattutto i lavoratori a basso reddito. E le disuguaglianze aumentano. Nel 2023, l’ammontare di reddito percepito dalle famiglie più abbienti è stato pari a 5,5 volte quello percepito dalle famiglie più povere. L’anno precedente il rapporto era stato di 5,3.
Ancora una volta la presenza di figli si rivela un fattore di rischio. “Nel 2024 – rileva l’Istat – l’incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale si conferma essere più bassa per chi vive in coppia senza figli”. L’indicatore, infatti, aumenta per coloro che vivono in famiglie con cinque componenti e più (33,5% rispetto al 30,7% del 2023) e, soprattutto, per chi vive in coppia con almeno tre figli (34,8% rispetto a 32% del 2023). La crescita coinvolge anche i nuclei monogenitoriali (32,1% rispetto a 29,2%), per effetto della più diffusa condizione di bassa intensità di lavoro.

Eventi formativi

Parrocchia Sant’Egidio, ‘Insieme per la legalità’

ph ND-G. Leva
01 Apr 2025

‘Delitti contro la libertà morale & il reato di atti persecutori o di stalking’ è il tema del secondo incontro formativo nell’ambito dell’iniziativa ‘Insieme per la legalità’ che si svolgerà giovedì 3 aprile alla parrocchia di Sant’Egidio (a Tramontone) alle ore 19.30. Vi parteciperanno l’avvocato Alessandro Cipriani, il parroco mons. Carmine Agresta e il vicario parrocchiale padre Francesco Nigro.

 

Settimana santa a Taranto

Le musiche della Settimana Santa: convegno al conservatorio Paisiello

01 Apr 2025

‘La tradizione bandistica e le composizioni musicali nei riti della Settimana Santa a Taranto’ sarà il tema del convegno che avrà luogo mercoledì 2 aprile nei locali del conservatorio musicale ‘G. Paisiello’, che organizza l‘iniziativa con il sostegno di Regione Puglia.

Il programma prevede, a partire dalle ore 9.30, i saluti istituzionali del presidente avv. Cristiano Marangi e del direttore m° Vito Caliandro e gli interventi di mons. Emanuele Ferro (Introduzione ai Riti della Settimana Santa), del prof. Antonio Fornaro (Da ‘a Forora alle Pasquette ritardate) e del prof. Angelo Fella (La pietà popolare come fonte primaria e i riti della Settimana Santa).

I lavori riprenderanno nel pomeriggio alle ore 15 con la relazione del m° Giuseppe Gregucci su ‘Le musiche delle bande che accompagnano i riti paraliturgici. Analisi del repertorio’. A seguire, gli interventi musicali del m° A. Legrottaglie e di Marco Marzialetti.

 

Migrantes

Migrantes diocesana, non solo ‘Festa dei popoli’

01 Apr 2025

di Angelo Diofano

Lo sportello itinerante per gli immigrati in difficoltà figura fra le attività principali della Migrantes diocesana, che interviene ogni giorno venendo incontro ai loro bisogni e necessità quasi in ogni ora della giornata.
Il progetto ‘Sportello itinerante’, approvato e finanziato dai tre direttori nazionali della Fondazione Migrantes della Cei: mons. Gian Carlo Perego, don Gianni De Robertis e da mons. Pierpaolo Felicolo, prevede interventi che vertono sui vari aspetti della vita quali quello umano, sociale, religioso, psicologico, di diritto, di sicurezza, sanitario.
“Questo – spiega Marisa Metrangolo, direttore di Migrante diocesana, che si occupa anche delle problematiche di pastorale relativa a rom e sinti, italiani all’estero, lunaparkisti e circensi e marittimi – richiede notevoli sforzi nel rafforzare il legame tra la protezione, la promozione della persona umana e lo sviluppo integrale. Questo avviene anche grazie all’ottima collaborazione e sinergia con le istituzioni, soprattutto con gli uffici immigrazione di Questura, Prefettura  e Comune, che riconoscono alla nostra realtà diocesana competenza e conoscenza della realtà migratoria frutto di un’attività ventennale. Tant’è che ogni volta che Migrantes si approccia con loro riscontra sempre grande fiducia e disponibilità”.

Ci viene spiegato che in questo sportello itinerante si sono individuate e formate referenti per le diverse etnie che hanno la funzione di collegamento per la ricerca delle problematiche delle donne che vi appartengono che, in genere, vivono in solitudine e lavorano da noi per mantenere le famiglie, rimaste nella terra d’origine.
Le referenti sono state individuate tra le etnie rumena, ucraina, cingalesi, moldava e polacca, russa, nigeriana, marocchina e dei paesi latino americani.
I servizi dello sportello offrono accoglienza e i servizi di segretariato sociale, guida all’ alfabetizzazione, inserimento nel Cpa, accompagnamento alla tutela legale e sanitaria, visite mediche in ospedale e a domicilio nonché il contributo viveri (in collaborazione con le Caritas e le parrocchie).
Si è potuto venire incontro ai tanti bisogni delle immigrate, spesso vittime di soprusi o in situazione di grande povertà. L’impegno è stato notevole per le donne rimaste senza lavoro, in particolare delle badanti cui è deceduta la persona assistita e per coloro che si sono ammalate e sono state bisognose di cure.
Attraverso il lavoro costante e i contatti giornalieri, l’ufficio diocesano Migrantes aiuta concretamente gli immigrati ad integrarsi nella realtà territoriale dove si sono trasferiti anche con l’aiuto dei mediatori interculturali e dei servizi preposti (consultori familiari, servizi sociali, Comune, Provincia, Asl, Caritas parrocchiali) per la comunicazione con la famiglia di provenienza, problemi di salute e sindacali ecc.
Lo sportello immigrazione si sposta laddove immigrate e immigrati sono soliti incontrarsi; i contatti telefonici e whatsapp dei collaboratori di Migrantes e soprattutto della direttrice sono ormai a portata di tutti, raggiungibili a ogni ora e, tra l’altro, vengono inseriti in tutti i volantini ed inviti loro distribuiti.

Anche le celebrazioni delle sante messe nella propria lingua e gli incontri di preghiera delle varie comunità sono occasioni per incontrarsi, conoscersi e parlare della propria vita, delle eventuali incomprensioni che si incontrano nell’ambito lavorativo o nelle relazioni sociali; tali incontri si allargano anche con le famiglie dei circensi, lunaparkisti, rom e sinti.
Inoltre lo sportello itinerante dà vita alla ‘Festa dei Popoli’ (quest’anno si terrà il 18 maggio in concattedrale con il giubileo degli immigrati) da cui nascono i rapporti con le varie nazionalità che vi partecipano. “Molte di loro, infatti – spiega Marisa Metrangolo –  collaborano nei mesi di preparazione della festa, ansiose di prendervi parte. Nascono così nuove amicizie con quante sono giunte più recentemente, che divengono, a loro volta, punti di riferimento per le altre. Ogni anno la ‘Festa dei Popoli’ corona questi incontri con la gioia dello stare insieme, nell’incontro delle rispettive culture, lingue, abiti e cucina tradizionali in una esplosione di colori e di visi soddisfatti di mostrare agli altri il volto della propria nazione”. Nell’organizzazione degli ultimi anni della “Festa dei Popoli” viene riservata maggiore attenzione alle donne ucraine per la cospicua presenza fra di loro di profughe a motivo della invasione russa e particolarmente significativi e motivo di rappacificazione sono stati gli incontri di preghiera tra le due nazionalità.

Infine Migrantes diocesana sensibilizza la popolazione sulle problematiche delle famiglie immigrate, attraverso incontri con le scuole, laboratori con gli studenti, organizzazione di convegni e seminari, alternanza scuola e lavoro con istituti scolastici superiori ed altro.

“Per il cristiano – ha concluso Marisa Metrangolo – l’accoglienza e la solidarietà con l‘immigrato non costituisce soltanto un dovere umano ma una precisa esigenza che deriva dalla fedeltà all’insegnamento di Cristo”.