Artisti in passerella alla Santa Maria della Scala

05 Set 2025

Nell’ex chiesetta di Santa Maria della Scala, in via Duomo 178, a cura della omonima associazione presieduta da Michele Chiochia (vice presidente Mauro Romano) s’inaugura sabato 6 settembre alle ore 18.30 la 19.ma edizione della collettiva di pittura scultura e fotografia ‘Artisti in passerella’, con presentazione del prof. Antonio Fornaro.

Saranno esposte opere di Antonella Airò, Sara Andriolo, Lina Calia, Fernando Caracuta, Renato Caracuta, Ornella De Filippo, Oscar Galasso, Maria Girardi, Cosimo Giudetti, Nicola Giudetti, Angela Lasorella, Egidia Lentini, Ida Luzzi, Cesare Mannara, Lina Mannara, Pasquale Moretti, Anna Sturino, Michele Traja.

La mostra (coordinatore Vito Sgobba e direttore artistico Nicola Giudetti) resterà aperta fino al 20 settembre dalle ore 18 alle ore 20.30 nei giorni feriali e in quelli festivi dalle ore 10 alle ore 12.30 e dalle ore 18 alle ore 20.30

Ilva: le imprese vogliono il rigassificatore ma senza acciaio chiude anche il porto

05 Set 2025

di Silvano Trevisani

La fine dell’estate impone una serie di bilanci, sia sulla stagione turistica conclusasi, sia sulla “ripresa”. Argomenti che riguardano contestualmente la situazione economico produttiva della città e del territorio.

Partiamo con un appunto sulla stagione estiva, che ha visto un incremento quasi inconsistente del turismo a Taranto, soprattutto legato al settore delle crociere (sulle quali esprimiamo molte riserva dal punto di vista ambientale). Dobbiamo sottolineare come la “crisi dell’ombrellone” abbia coinvolto pienamente gli stabilimenti balneari disseminati sulla costa, soprattutto tra isola amministrativa e Lizzano. I grandi spazi dei quali si sono impossessati gli stabilimenti sono rimasti pressoché vuoti, se si escludono pochi giorni attorno a Ferragosto. Centinaia di ombrelloni che occupano enormi spazi, rimasti regolarmente chiusi tutti i giorni d’estate, ci interrogano sul perché di una così massiccia occupazione del litorale. Segno, questo, di una condizione molto più estesa riguardante il turismo: il settore non si improvvisa e soprattutto non si lascia alla gestione di improvvisati operatori che si inventano ristoratori e ricettori, speculando sulla smania di divertimento e imponendo prezzi inconcepibili. Superiori a volte persino di quelli delle grandi città. Insomma, riservandoci di approfondire, vogliamo solo sostenere che quando si parla del settore turistico come alternativa alla monocultura industriale bisognerebbe mettere a punto una programmazione. Anche per prevenire il caos insostenibile di Bari e Lecce, che arricchisce pochissimi operatori ma inguaia fortemente tutta la comunità.

L’argomento ci proietta direttamente sul capitolo industria, che vedrà, nelle prossime settimane, compiersi delle scelte fondamentali per il futuro di Taranto. È noto che per l’Ilva (continuiamo a chiamarla così per comodità) si va verso una scelta compromissoria ma ugualmente ardua: va decarbonizzata, privatizzata, ambientalizzata a valle dello scontro tra ambientalisti e mondo del lavoro. Ma come? Fino a che punto?

Chi si occupa del settore ha seguito certamente quanto accaduto in questi mesi: le battaglie degli ambientalisti per la chiusura e quelle preannunciate contro l’Aia, col sostegno di alcuni partiti. Le battaglie dei lavoratori e delle imprese per il mantenimento della produzione e il passaggio in tempi brevi ai forni elettrici. La posizione del Comune, che sostiene le tesi degli ambientalisti ma deve dar conto a mole migliaia di lavoratori. Per cui: passino la decarbonizzazione e i forni elettrici ma niente rigassificatore. Che però il ministero dichiara essenziale per completare il passaggio all’elettrico. Senza di esso una parte dell’Ilva si sposterà a Gioia Tauro.

È chiaro che abbiamo riassunto al massimo una vicenda intricatissima. A cui si affianca anche quella dei trasporti, che deve Taranto la cenerentola della Puglia, già ora. Ma è anche evidente che la complessità della vicenda non consente atteggiamenti da “tifoserie”. Pro e contro l’Ilva, perché le conseguenza in tutti i casi saranno enormi.

Ora scopriamo, ad esempio, ma il verbo scoprire ha solo un valore di effetto, che anche il settore che veniva indicato come la grande alternativa all’acciaio, cioè il porto, ora che i traffici sono pressoché inesistenti, senza prodotti petroliferi e soprattutto siderurgici, collasserebbe.

Questo spinge le associazioni professionali e produttive del settore a intervenire. Piloti, ormeggiatori e rimorchiatori denunciano che “Il Porto di Taranto, persi i traffici del terminal container, negli ultimi venti anni si è retto su quelli da e per gli stabilimenti Eni ed Ilva. La crisi di una sola delle due realtà industriali avrebbe come conseguenza la crisi immediata dell’altra in quanto non in grado di reggere, da sola, gli ingenti investimenti necessari per provvedere ai servizi che direttamente o indirettamente sono necessari per l’attività in sicurezza delle navi che la servono”.

Il settore è in ginocchio e lo spostamento di impianti produttivi in altri porti sarebbe una catastrofe. Ma anche il consorzio Isc e Raccomar, ossia gli agenti marittimi, erano già intervenuti rompendo gli indugi. Per loro ospitare la nave rigassificatrice sarebbe non solo possibile, perché non creerebbe alcun problema, ma anche necessario. E sostengono, tra l’altro, che creerebbe almeno mille posti di lavoro.

Insomma: chi deve decidere nelle prossime settimane ha un compito arduo e deve tener presente che è proprio vero: Taranto dipende ancora dall’Ilva e fino a quando non ci saranno vere alternative, che ora non si intravedono assolutamente, difficilmente chi muove i fili si prenderà la responsabilità di chiudere tutto, anche se questo continuerà a comportare gravi rischi e drammatiche conseguenze. Teniamo presente che, secondo i dati Istat, entro il 2050 si prevede che la popolazione di Taranto scenderà ancore di circa 30.000 unità! E fa bene Bitetti a invitare a Taranto Urso. Ma decenni di errori gravissimi non si possono cancellare con un colpo di spugna. Anche se si sogna, come facciamo noi, una città pulita e sana, che ci auguriamo di poter lasciare almeno ai nostri nipoti… se non ai nostri figli.

Venezia82: aspettando il Leone d’oro, i migliori film in gara per il titolo

05 Set 2025

di Sergio Perugini

Venezia82, undicesimo giorno. Alle battute finali di questa Mostra del Cinema firmata Alberto Barbera, si rincorrono le ipotesi sui film favoriti per il Leone d’oro, per il titolo di miglior film. Pronostici basati sulla chiara qualità delle opere, tra dimensione stilistica e narrativa, ma anche per l’urgenza dei temi affrontati. In attesa allora delle scelte della Giuria internazionale presieduta dallo statunitense Alexander Payne, ecco una selezione di possibili candidati al Leone. I (nostri) migliori.

“A House of Dynamite” di Kathryn Bigelow
La statunitense Kathryn Bigelow, la prima donna a vincere l’Oscar per la miglior regia, è tornata in gara alla Mostra con un titolo di grande urgenza e potenza. È “A House of Dynamite”, una suggestione vestita da thriller politico che affronta il tema del rischio deragliamento nucleare, di un nuovo conflitto globale dalle conseguenze irreparabili per l’umanità. La Bigelow, con la solida sceneggiatura di Noah Oppenheim, usa meravigliosamente i 112 minuti a disposizione, componendo un racconto articolato, denso, adrenalinico, dove esplora il dramma dei protagonisti, uomini delle istituzioni ma anche madri o padri di famiglia. Una partitura drammatica che suona come un vibrante allarme alla società contemporanea, a tutti noi, sulla pericolosa corsa agli armamenti. Un film imponente, valorizzato da una magnifica regia e un ottimo cast. Un Leone grintoso.

 

A House of Dynamite. Rebecca Ferguson as Captain Olivia Walker in A House of Dynamite. Cr. Eros Hoagland/Netflix © 2025


“The Voice of Hind Rajab” di Kaouther ben Hania
Un indicibile fatto di cronaca nel cuore di Gaza avvenuto nel gennaio 2024, nella cornice del conflitto israelo-palestinese, viene raccontato dalla regista tunisina Kaouther ben Hania nello struggente “The Voice of Hind Rajab”. Il film è giocato tutto in un unico ambiente, la sede della Mezzaluna Rossa, che presta soccorso ai civili nei territori martoriati dalla guerra. È il concitato, disperato, tentativo di salvataggio di una bambina di sei anni, Hind Rajab, bloccata in una macchina crivellata di colpi a Gaza del Nord. Lei, l’unica sopravvissuta, chiede aiuto per telefono e gli operatori umanitari cercano di avere il via libera al soccorso della piccola. Prodotto da Brad Pitt, Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Alfonso Cuarón e Jonathan Glazer (“La zona d’interesse”), il film conquista per il suo riaffermare il dovere di poter prestare soccorso ai civili nei territori di guerra, ma soprattutto il dovere di custodire le vite dei più piccoli, che vanno risparmiati dall’orrore della violenza. Un Leone di denuncia.


“No Other Choice”, regia di Park Chan-wook
Potrebbe essere la vera sorpresa della Mostra. Il regista sudcoreano Park Chan-wook con “No Other Choice” firma un titolo che unisce la forza espressiva del suo cinema con temi di stringente, anche qui drammatica, attualità. Un racconto governato con lo stile di un’affilata black comedy. È la caduta nella vertigine della disperazione di un caporeparto specializzato nel settore della carta, che viene licenziato dopo l’acquisizione dell’azienda. Dopo un anno di colloqui e tentativi di ricollocamento, l’uomo prova a farsi riassumere pianificando l’uccisione dei suoi competitor. Park Chan-wook orchestra un racconto che oscilla tra grottesco e tragedia, muovendo in ultimo una riflessione sul mercato del lavoro oggi, sempre più eroso da licenziamenti e dall’implacabile avanzamento della tecnologia, dell’intelligenza artificiale. Park Chan-wook ci consegna lo scenario di un mondo lavorativo prossimo allo stravolgimento. Un Leone inquieto e visionario.

 


“À pied d’œuvre” di Valérie Donzelli
La regista francese Valérie Donzelli prende anche lei di petto la questione del lavoro oggi in Francia, raccontando i tormenti di uno scrittore quarantenne che per potersi mantenere a Parigi si barcamena tra lavoretti occasionali recuperati attraverso una app. Per custodire il tempo della scrittura e ultimare i suoi romanzi, il protagonista accetta incarichi da giardiniere, conducente, svuota-cantine o montatore di mobili. Un’odissea segnata da una paga minima, quando non misera. La Donzelli fotografa da un lato la crescente precarizzazione della società, l’incremento dei cosiddetti nuovi poveri, dall’altro avanza anche una suggestione acuta: la decrescita economica consapevole. Il protagonista, l’ottimo Bastien Bouillon, vuole tirarsi fuori da logiche consumistiche, sottolineando i bisogni primari di cui necessita. “À pied d’œuvre” (“At Work”) conquista per la narrazione lineare, classica, che arriva allo spettatore con la sua denuncia gentile e poetica. Un Leone di respiro sociale.

 


“Frankenstein” di Guillermo del Toro
Alla Mostra del Cinema ha già conquistato un Leone d’oro nel 2017 con “La forma dell’acqua”. Il regista messicano Guillermo del Toro punta al bis con l’ottimo, per certi versi sorprendente, “Frankenstein”, nuovo adattamento del classico della letteratura inglese di Mary Shelley. Del Toro non conquista solo per regia, scrittura, messa in scena e costumi, con quel suo stile di racconto cupo e poetico; affascina anche per il suo slancio visionario nel raccontare la nota storia con prospettive “inedite”. Anzitutto l’opera tratteggia il percorso di uno scienziato, Victor, che si perde nelle derive del male perché convinto di poter fare a meno di Dio e di riuscire a manipolare vita e morte, puntando a creare un essere immortale. Dall’altro, ed è qui la novità, il regista dà voce, umanità, alla creatura di Victor: il “mostro”, l’essere immortale, è più umano degli altri umani, l’unico in grado di trovare il coraggio di comprendere, provare misericordia e in ultimo perdonare. Un racconto epico avvolgente e inquietante, fosco e raffinato. Un avvincente viaggio dal buio alla luce. Un Leone maestoso.

 

Oscar Isaac as Victor Frankenstein in “Frankenstein” directed by Guillermo del Toro.
Photo Credit: Ken Woroner / Netflix


“La grazia” di Paolo Sorrentino
Dei cinque italiani in gara, è forse quello che ha più possibilità di conquistare il titolo di miglior film. “La Grazia” di Paolo Sorrentino, che ha avuto anche l’onore di inaugurare Venezia82, è un ottimo film per forma, scrittura e interpretazione, quella maiuscola di Toni Servillo ben supportato da Anna Ferzetti. Sorrentino, dopo le divagazioni di “Parthenope”, ritrova un cinema più solido, a fuoco, dove riesce a far emergere tutto il suo talento stilistico ma anche una chiara forza di racconto. Qui pedina un presidente della Repubblica nel suo semestre di congedo, gli ultimi mesi in carica. Un uomo delle istituzioni che è chiamato a scelte giuridiche ed etiche complesse, che lui abita con scrupolo e dubbio. “La Grazia” però è soprattutto un film che esplora i territori del cuore, quelle di un uomo rimasto vedovo che non riesce a distaccarsi dal ricordo dell’amore di una vita; ancora, quelle di un padre che prova a risintonizzarsi con propri figli, finiti in secondo piano rispetto ai doveri verso il Paese. Al di là dei temi sfidanti e divisivi, “La Grazia” è film diretto e scritto con grande controllo, che ci consegna un Sorrentino in ottima forma. Un Leone tricolore.


“L’Étranger” di François Ozon
Il regista francese François Ozon porta sullo schermo il romanzo di Albert Camus del 1942. Con “L’étranger” l’autore recupera gli strascichi del colonialismo francese in Africa, componendo un racconto storico ma soprattutto esistenziale, introspettivo. Descrivendo la parabola tragica del giovane Meursault, Ozon esplora l’animo umano abitato da noia e indifferenza, che si trascina in incontri e relazioni senza lasciarsi mai veramente conoscere, toccare. Un viaggio interiore dove trova posto anche un faccia a faccia con la vita, la morte e l’esistenza di Dio. Un film che rimanda al cinema di Ingmar Bergman. Il regista francese ha un indubbio talento stilistico-narrativo, un modo di dirigere elegante e contemplativo, che qui esalta ricorrendo a un efficace e raffinato bianco e nero. Segnato da non poche lungaggini, “L’étranger” è comunque un film che rimane per l’unicità dello stile di Ozon. Un Leone classico.

 

‘La Chiesa dei Miracoli altre storie’: la memoria diventa romanzo nel libro di Floriano Cartanì

05 Set 2025

di Angelo Diofano

Nel tempo della frenesia e della notizia ‘mordi e fuggi’, c’è chi sceglie di raccontare lentamente, come Floriano Cartanì nel suo abituale stile giornalistico, riversato a piene mani nel suo nuovo libro ‘La chiesa dei miracoli e altre storie’ (Passerino editore) che riporta il lettore là dove il ritmo della vita coincide con quello del cuore in un piccolo borgo del Sud Italia, intriso di pietra antica, silenzi e memorie tramandate come eredità invisibili. L’autore, con oltre trent’anni di attività alle spalle (più volte è stato anche presidente di concorsi letterari) è anche apprezzato regista e autore di testi andati in scena con successo, trasportando anche nei suoi libri il senso della scena, che contribuisce a rendere vivi dialoghi e ambientazioni.

Al centro della vicenda c’è Sara, giovane donna che torna alle proprie radici e trova nella chiesa dei miracoli non soltanto un luogo sacro, ma un custode di segreti, simbolo di identità e mistero per l’intera comunità. L’edificio, silenzioso e imperturbabile, osserva le vite che vi ruotano attorno, come testimone muto di amori, conflitti e riconciliazioni.

Cartanì costruisce la trama come un mosaico di voci e ricordi. Ogni personaggio – dalla midolce nonna Mimina alla madre Anna, dal giovane archeologo Mario fino al parroco padre Giovanni – porta con sé un frammento di verità. Le loro storie, intrecciandosi, restituiscono una coralità viva, dove la semplicità della vita di paese diventa materia letteraria densa di significato e umanità.

La forza di questo romanzo sta allora nella sua duplice anima: quella dello storico locale, capace di ancorare ogni dettaglio a una solida base di documenti e testimonianze, e quella del narratore esperto, che dosa il ritmo con precisione quasi musicale. Non a caso, i dialoghi hanno la vivacità scenica di un copione teatrale, riflesso dell’esperienza di Cartanì come regista e autore di testi teatrali. Ogni incontro tra i personaggi è pensato come un atto breve di una pièce intima, capace di trasmettere emozione e verità di vita allo stesso tempo.

Ne emerge una galleria di ritratti che non sono semplici figure di contorno, anzi, essi stessi sono chiamati a divenire custodi di memorie collettive. È in pratica come se l’autore riportasse alla luce un archivio sentimentale, in cui le strade lastricate, le facciate screpolate, le campane che rintoccano al tramonto, diventano segni di un’identità condivisa. Il risultato è un’opera suggestiva che si legge col cuore più che con gli occhi. ‘La chiesa dei miracoli e altre storie’ non è soltanto un romanzo di vicende umane, ma un invito a guardare diversamente ciò che ci circonda: le pietre che calpestiamo ogni giorno, le voci che crediamo di conoscere, persino i silenzi che ci accompagnano.

In un’epoca che corre, Cartanì ci regala il lusso dell’attesa e dell’ascolto e col suo libro ci ricorda che la vera modernità, forse, è saperci fermare davanti a ciò che dura nel tempo.

 

San Pasquale Baylon, raccolta di materiale scolastico per le famiglie bisognose

ph fp Occhinegro
05 Set 2025

I frati francescani minori della parrocchia di San Pasquale Baylon, a Taranto, informano che nel corso delle celebrazioni eucaristiche di sabato 6 e domenica 7 settembre sarà effettuata la raccolta di materiale scolastico (penne, colori, evidenziatori, astucci, diari,quaderni e zaini) che sarà poi consegnato agli studenti di famiglie bisognose assistite dalla Caritas parrocchiale.

Inoltre nella serata di domenica 7, durante la santa messa che verrà celebrata alle ore 19.30, il parroco, padre Vincenzo Chirico, impartirà la benedizione a studenti e insegnanti che si preparano al nuovo anno scolastico.

Gattuso, l’Italia e il ringhio del nuovo gruppo

Mondiali 2026, la nazionale italiana può ancora centrare la qualificazione: c’attesa per l’esordio in panchina di Gattuso

Gianluca Mancini, il ritorno
05 Set 2025

di Paolo Arrivo

Un allenatore che è un volto noto. Alcuni giocatori nuovi. Altri che ritornano. Una mentalità nuova: la nazionale italiana di calcio prova a ripartire dopo le delusioni cocentissime delle ultime stagioni. Lo farà con Rino Gattuso. Che questa sera farà il suo esordio in panchina nella gara delle qualificazioni mondiali contro l’Estonia. L’obiettivo è vincere segnando più goal. Idem lunedì prossimo contro Israele, in una partita fatta oggetto di contestazione per le vicende extracalcistiche arcinote.

Le novità e i ritorni

I volti nuovi si chiamano Francesco Pio Esposito, Giovanni Fabbian e Giovanni Leoni. I ritorni sono quelli di Gianluca Scamacca e Gianluca Mancini. Quest’ultimo, difensore della Roma, torna in azzurro a oltre un anno dalla sua ultima apparizione. Tra i più promettenti c’è l’attaccante Esposito. Che di certo non ha potuto sorridere al suo esordio in serie A (l’Inter è caduta sorprendentemente in casa contro l’Udinese), ma ha comunque vissuto quel momento con orgoglio. Il suo modello, confida, è Scamacca. Peccato che il centravanti dell’Atalanta ha dovuto lasciare il ritiro di Coverciano per i fastidi al ginocchio accusati da qualche giorno. La prima delle novità nel gruppo nuovo è proprio Gattuso. Il successore di Luciano Spalletti si è detto carico a molla: sente la responsabilità, ma non la paura. Non può averne colui che viene soprannominato Ringhio da quando faceva il calciatore. Ad ogni modo, l’aspettativa deve essere alta verso un ex campione del mondo. L’auspicio è che riesca a trasmettere ai suoi uomini pillole di gloria. Soprattutto quel carico di combattività, spirito di sacrificio, attaccamento alla maglia, rintracciabili nel gruppo che fece parte dell’ultimo trionfo mondiale – correva l’anno 2006, quasi vent’anni fa.

Gattuso, l’uomo della svolta?

Se l’Italia è condannata alla vittoria (attualmente è terza nel girone, il gruppo I condotto dalla Norvegia), c’è da chiedersi da cosa dipenda l’imbarazzante involuzione del calcio italiano, che rischia di non raggiungere i Mondiali ancora una volta – la terza consecutiva. La colpa è degli stranieri, potremmo dire. O meglio, del poco spazio dato ai calciatori italiani nella massima serie. Se ne parla da anni e non si fa mai niente per risolvere. Il problema è culturale. Lo ha detto anche il grande Dino Zoff: l’Italia perde sempre più l’identità, i bambini non giocano a pallone. Eppure non mancano i giocatori. Quelli buoni. La conferma viene dai successi della nazionale nelle categorie giovanili Under 20 e U19. Bisogna saper scegliere, allora (compito dell’allenatore), e soprattutto far giocare insieme i migliori. Dare loro più occasioni di incontro durante la stagione. Basterà Gattuso per imprimere la svolta? Se lo augurano tutti i romantici del pallone. Perché il calcio, in Italia, resta il più popolare e il più seguito tra gli sport. Le premesse sono positive. Almeno, a giudicare dall’entusiasmo respirato alla vigilia. Dal cauto ottimismo.

Il Festival di Isabella Morra si conclude a Taranto lunedì 8 settembre

05 Set 2025

La figura di Isabella Morra, la poetessa lucana vissuta nel XVI secolo, morta giovanissima per mano dei suoi fratelli, la cui riscoperta si deve, agli inizi del secolo scorso, a Benedetto Croce, sarà al centro del “Festival di Isabella Morra”, che dal 6 all’8 settembre si svolgerà tra Valsinni e Taranto. Ideato e curato da Barbara Gortan, si avvierà sabato prossimo nel suggestivo Castello di Valsinni, in provincia di Matera, per concludersi a Palazzo Pantaleo, in città vecchia. L’obiettivo è quello di celebrare e valorizzare una figura poetica di grande fascino.

Frutto di una collaborazione tra il Castello di Valsinni (con il suo proprietario Vincenzo Rinaldi), le cooperative Museion e Polisviluppo e il Gruppo Taranto, il Festival prende origine dal libro “I fiumi di Isabella” di Silvio Raffo, pubblicato nella collana “Due Mari” diretta da Barbara Gortan per la Casa del libro Mandese di Antonio Mandese.

Novità di questa edizione è rappresentata dalla possibilità di poeti e appassionati di scrivere versi dedicati a Isabella Morra. Le poesie, inviate via WhatsApp al numero 340:5610031 oppure consegnate a mano al Castello di Valsinni verranno conservate nell’archivio ufficiale del Castello, come omaggio perenne alla poetessa.

Il festival si aprirà, dunque, sabato 6 settembre nel suggestivo scenario del Castello di Valsinni. Il primo intervento sarà a cura di Gianni Antonio Palumbo, italianista e docente di Letteratura Italiana all’Università di Foggia, studioso di Isabella Morra. Palumbo il cui lavoro tende a esaltarne la statura letteraria e la complessità dell’opera.

La serata proseguirà con Silvio Raffo, poeta, scrittore e critico letterario, già finalista al Premio Strega, che presenterà il suo recital “Sarei forse più sola senza la mia solitudine”. Un percorso che mette in dialogo i testi di Isabella Morra con quelli di Emily Dickinson di cui Raffo è un profondo conoscitore e traduttore, illustrando due emblematici casi di solitudine al femminile.

La parte musicale sarà affidata a Vincenzo Mastropirro, flautista e compositore, che eseguirà la sua “Elegia per Isabella” con la voce recitante di Barbara Gortan. Musicista e poeta, Mastropirro ha musicato testi di Alda Merini, realizzando nel 1999 l’album “Ballate”, nel quale è la stessa poetessa a recitare alcune delle sue liriche.

A concludere la prima serata sarà la piece “Stelle controvento per Isabella” di Maria Pia La Torre, poetessa e scrittrice, accompagnata dalle voci di Rosa Colella ed Emilio D’Andrea. Ospite speciale del festival sarà il poeta lucano Alfonso Guida, recentemente finalista al Premio Strega Poesia con “Diario di un autodidatta”: leggerà suoi versi ispirati alla poetessa. Versi che verranno conservati nell’archivio ufficiale del Castello di Valsinni.

La serata di domenica, 7 settembre, sempre al Castello di Valsinni, vedrà ancora protagonista Silvio Raffo che presenterà il suo libro “I fiumi di Isabella” insieme all’editore Antonio Mandese.

La serata si concluderà con la riproposizione dell’esecuzione di “Elegia per Isabella” di Vincenzo Mastropirro.

Il festival si sposterà a Taranto lunedì, 8 settembre, a Palazzo Pantaleo, con la collaborazione di Cooperativa Museion e Polisviluppo. Anche qui si inizierà col recital di Silvio Raffo e la presentazione del suo lavoro, seguiti dagli interventi di numerose personalità del mondo culturale, tra cui Aldo Perrone (presidente del Gruppo Taranto), Silvano Trevisani (giornalista e poeta), Josè Minervini (presidente della sezione tarantina della Società Dante Alighieri), Stefania Danese (già ordinaria di materie letterarie e latino) e Rina Bello (scrittrice e regista teatrale), che proporrà il suo monologo teatrale “Vite violate”. La serata si chiuderà con l’intervento musicale di Mastropirro e la pièce di Maria Pia La Torre.

Tutte le serate avranno inizio alle ore 18,30 e l’ingresso sarà libero e gratuito.

L’Addolorata a Martina Franca: le celebrazioni

05 Set 2025

di Angelo Diofano

“Così anche la Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e servì fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stesse (Gv. 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrificio”. Queste parole tratte dalla ‘Lumen Gentium’ (Concilio Vaticano II) introducono ai festeggiamenti in onore di Maria Santissima Addolorata che si terranno a Martina Franca nella basilica di San Martino da lunedì 8 a domenica 15 settembre a cura della confraternita della Natività e Dolori.

 Il settenario di predicazione avrà come tema ‘La Beata Vergine Maria, pellegrina di Speranza’.

 La giornata di lunedì 8 prevede alle ore 8.30 il santo rosario, alle ore 9 la santa messa presieduta dal vicario parrocchiale don Alessandro Fontò, alle ore 11.15 il santo rosario e l’Angelus Domini, alle ore 19 il santo rosario e alle ore 19.30 la santa messa con catechesi presieduta da don Amedeo Basile, parroco all’Addolorata di Taranto.

Da martedì 9 a sabato 13: ore 11.15, santo rosario e angelus Domini alle ore 19 il santo rosario e alle ore 19.30 santa messa con catechesi presieduta da don Amedeo Basile, parroco dell’Addolorata di Taranto.

Domenica 14, festa dell’Esaltazione della Croce, alle ore 8.30 santo rosario, alle ore 9 santa messa presieduta dal vicario parrocchiale don Alessandro Fontò, alle ore 11.15 santo rosario e Angelus Domini, alle ore 19.15 vespri e processione nel percorso tradizionale. Per tutta la giornata allieterà le vie cittadine e parteciperà alla processione l’associazione musicale ‘Antonietta Amico-Città di Ceglie Messapica’ diretta dal m. Michele Vitale.

I festeggiamenti continueranno lunedì 15 e martedì 16; il cui programma sarà da noi pubblicato nei prossimi giorni.

Beata Vergine Addolorata, i festeggiamenti con il pranzo solidale

05 Set 2025

Lunedì prossimo, 8 settembre iniziano a Taranto le solenni celebrazioni in onore di Maria Santissima Addolorata a cura della omonima confraternita. La predicazione della novena (santa messa alle ore 19, prima della quale i sacerdoti saranno a disposizione per le confessioni) sarà curata da don Mimmo Alò, addetto alla Nunziatura apostolica della Repubblica centroafricana.

Lunedì 8, durante la santa messa presieduta dal padre spirituale mons. Emanuele Ferro, ci sarà la solenne intronizzazione del simulacro della Beata Vergine; martedì 9, dopo la celebrazione eucaristica, si terrà la benedizione e la consegna dei completi del torneo di calcetto al quale parteciperanno i bambini della città vecchia, che inizierà mercoledì 10 al centro sportivo San Giuseppe, in via Garibaldi. Delle altre iniziative daremo notizia nei prossimi giorni.

In una lettera indirizzata ai confratelli e alle consorelle, così il priore Giancarlo Speranza Roberti invita a partecipare ai festeggiamenti: “Con cuore colmo di gioia e devozione vi rivolto questo invito a partecipare ai solenni festeggiamenti in onore della nostra Titolare, la Beata Vergine Maria Addolorata, che si terranno dall’8 al 21 settembre Sono giorni preziosi nei quali, attraverso la preghiera, celebrazioni liturgiche e i momenti comunitari,rinnoviamo la nostra fede e il nostro legame fraterno otto o sguardo amorevole della Vergine Addolorata. La presenza di ciascuno di voi sarà segno concreto di appartenenza alla nostra confraternita e testimonianza viva di amore verso Maria e verso la nostra comunità ecclesiale. Inoltre, desidero condividere con voi un’importante iniziativa che entra a far parte del nostro cammino confraternale: ogni terzo sabato del mese sarà organizzato il ‘pranzo dei poveri’, gesto di carità fraterna, che vuole rendere tangibile il messaggio evangelico della condivisione e dell’amore verso gli ultimi. Vi invito dunque a vivere con intensa spiritualità i prossimi festeggiamenti e a sostenere con generosità questo nuovo servizio di carità, perché la nostra confraternale continui a essere segno di fede, speranza e solidarietà per la città. Informo infine che la chiesa di San Domenico resterà aperta esclusivamente durante il periodo dei festeggiamenti, al cui termine sarà chiusa per consentire la continuazione dei lavori di restauro che proseguiranno fino a data da destinarsi”

Treni e Brt, cittadini insoddisfatti per carenza di collegamenti e caos nei parcheggi

04 Set 2025

di Silvano Trevisani

I collegamenti ferroviari da e per Taranto e il caos dei parcheggi creato dai lavori per il Brt sono le due questioni al centro di un dibattito che coinvolge rappresentanze politiche, sindacali e di categoria, oltre a operatori economici e cittadini.

Iniziamo con i collegamenti ferroviari, tema da sempre molto delicato per la nostra città che, nonostante la presenza della grande industria, è stata sempre penalizzata dalle politiche degli enti preposti. Penalizzazione che è accentuata, in questa ripresa autunnale, dalla cancellazione del Frecciarossa e dalla periodicità non quotidiana dell’Intercity per Roma, oltre che dalla carenza generale dei collegamenti.

Numerosi consiglieri comunali, assieme ai rappresentanti sindacali per i trasporti di Cgil. Cisl e Uil hanno scritto una lettera all’assessore regionale ai Traporti, Debora Cilento, chiedendo un incontro urgente per poter risolvere il problema legato alla sospensione del Frecciarossa e agli altri problemi del trasporto ferroviario a Taranto.

È da tempo che il comitato spontaneo, composto da politici e sindacalisti, ma aperto all’adesione e al contributo di tutti, si sta interfacciando con l’assessorato, con il quale ha avuto svariate interlocuzioni, avanzando dettagliate richieste. Ora si attende dalla Regione un ulteriore sforzo mirato a “non decretare un ulteriore isolamento della comunità tarantina dal resto della Puglia e dell’Italia. Non è accettabile la sospensione del Frecciarossa perché fortemente penalizzante per la nostra comunità tarantina”. Oltre al ripristino del Frecciarossa, il comitato, attraverso una lettera alla Regione, fattaci pervenire da Gianni Liviano, presidente del Consiglio comunale, chiede: di rendere nuovamente quotidiano l’Intercity Taranto-Bari-Roma; di modificare gli orari dei treni provenienti da Lecce-Brindisi al fine di consentire ai lavoratori e agli studenti di arrivare a Taranto in orari coerenti con l’avvio delle attività lavorative e delle lezioni; di attivare treni diretti Taranto-Lecce e Taranto-Foggia; di conoscere lo stato dei lavori ed eventuali progettazioni mirate alla realizzazione della platea lavaggio nella stazione di Taranto; di intervenire a sostegno e a tutela dei lavoratori del territorio jonico.

Per quanto riguarda il Brt, cioè il Bus rapid transit, alle proteste degli operatori commerciali, che lamentavano come i lavori i programma fino al 31 dicembre nelle strade di scorrimento del Borgo, stavano mettendo in ginocchio la loro attività, e creando molte difficoltà anche ai residenti, risponde una nota dell’Amministrazione comunale. Alla luce delle giuste lamentele di commercianti e cittadini, il Comune annuncia che “sono allo studio soluzioni per evitare disagi alla popolazione”. In particolare, si precisa che “i lavori in corso su Corso Umberto, e che hanno suscitato particolare attenzione, non si protrarranno sino alle festività natalizie: presumibilmente si concluderanno entro la prima decade di ottobre. Gli interventi vengono infatti realizzati per tratti e completati a step, così da contenere i tempi e limitare la sottrazione di stalli di sosta”. “Parallelamente,- prosegue la nota – stiamo lavorando a soluzioni compensative per migliorare l’accessibilità e la disponibilità di parcheggi, anche attraverso l’analisi di nuove aree e la collaborazione con altri enti. Per garantire un monitoraggio costante e condiviso, l’Amministrazione attiverà a breve un tavolo permanente con le associazioni di categoria, finalizzato ad affrontare in tempo reale le criticità e a individuare le soluzioni più efficaci”.

Di un martinese il quadro donato a papa Leone

04 Set 2025

di Angelo Diofano

È stato realizzato da Igli Arapi, acquerellista noto a livello internazionale residente a Martina da molti anni ma di origine albanese, il quadro raffigurante Giovanni Paolo I donato mercoledì al Santo padre Leone XIV. Il dipinto è stato porto al pontefice al termine dell’udienza generale svoltasi in piazza San Pietro da don Martino Mastrovito, parroco di Regina Mundi a Martina Franca, da tempo impegnato, soprattutto tra i giovani, per la diffusione del pensiero e degli insegnamenti del beato Giovanni Paolo I.

Igli Arapi è nato nel 1972 a Tirana e si è diplomato al locale liceo artistico ‘Jordan Misja’. Giunto in Puglia negli anni ’90 dopo la fuga sui barconi dall’Albania, nel 2002 si è laureato all’accademia di Belle arti e nello stesso anno la rivista ‘Arte’ di Mondadori editore lo ha inserito tra le 200 giovani promesse dell’arte italiana. Insegna la tecnica ad olio, acquerello e disegno e cerca di diffondere la sua passione e la sua conoscenza tecnica anche agli altri amanti dell’arte. Molte opere sono in collezioni private in Italia e all’estero.

La donazione è stata voluta da  Stefania Falasca, postulatrice della causa di canonizzazione del beato Albino Luciani e vicepresidente della Fondazione a lui intitolata, la quale ha spiegato che la scelta della data in cui è avvenuta non è stata casuale in quanto proprio il 3 settembre 1978 Giovanni Paolo I celebrò la messa di inizio pontificato;  tre anni fa papa Francesco il 4 settembre lo beatificò in piazza San Pietro. 

“Abbiamo voluto consegnare a Leone XIV anche il volume del magistero con i testi e documenti del pontificato di Giovanni Paolo I il quale aveva il dono di saper coniugare sacro e profano con una formazione teologica solidissima, avendo infatti insegnato teologia dogmatica per 17 anni – spiega la postulatrice -. La sua fu una scelta teologica che lo accumuna all’attuale pontefice, offrendo un messaggio importante alla Chiesa di oggi”.

‘Zaino solidale’ alla parrocchia Cristo Re di Martina

04 Set 2025

di Angelo Diofano

Con l’approssimarsi dell’anno scolastico 2025-2026 anche la parrocchia Cristo Re di Martina Franca dei frati minori lancia la campagna dello ‘Zaino solidale’ a cura della Caritas parrocchiale ‘Dispensa solidale 153’, con cui si fa appello per le donazioni di materiale scolastico in favore di bambini e famiglie in difficoltà. In particolare si cercano: quaderni, matite, penne, pennarelli, astucci, colori a pastello e a spirito, album, gomme per cancellare e zainetti. Le donazioni potranno essere lasciate in chiesa alla sede della Caritas parrocchiale nei giorni 5 e 9 settembre dalle ore 16.30 alle ore 18.30.

 Nell’occasione la parrocchia Cristo Re ricorda che domenica 14 settembre alle ore 11 sarà impartita la benedizione degli zainetti e degli astucci degli studenti (oltre che dei docenti) che saranno alle prese con il nuovo anno scolastico: “Un gesto semplice ma ricco di significato – riferisce il parroco fra Paolo Lomartire – per affidare al Signore lo studio, le fatiche e i sogni di ciascuno”.