Diocesi

Nel vivo le celebrazioni martiniane a Martina Franca

10 Nov 2025

di Angelo Diofano

Entrano nel vivo in basilica a Martina Franca i festeggiamenti novembrini in onore dei santi Martino e Comasia, definiti dal parroco mons. Giuseppe Montanaro ‘uomo di pace e di fraternità’ e ‘testimone di speranza nel martirio’. Ieri, domenica 9, mons. Pierino Fragnelli, vescovo di Trapani, ha presieduto la celebrazione eucaristica con suffragio degli arcipreti e dei parroci defunti; successivamente è stato presentato il libro ‘Sui passi di mons. Giovanni Caroli. L’uomo, il pastore, il testimone’ sulla figura di mons. Caroli, arciprete di Martina Franca dal 1951 al 1993.

Stasera, lunedì 10, sarà celebrato il Giubileo della città con il raduno alle ore 19 in piazza XX Settembre di tutte le comunità parrocchiali e realtà ecclesiali della vicaria di Martina Franca per il pellegrinaggio verso la basilica; alle ore 19.30, offerta dell’olio per la lampada votiva in onore di San Martino da parte della vicaria e celebrazione solenne dei primi vespri presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, che benedirà i semi per le coltivazioni, in un rito secolare fortemente simbolico.

Martedì 11, solennità di San Martino di Tours, sante messe si terranno alle ore 7.30 (presieduta dal vicario parrocchiale don Alessandro Fontò), ore 9 (presieduta da don Piero Lodeserto, parroco di San Domenico), ore 11 (presieduta dal parroco della basilica di San Martino, mons. Giuseppe Montanaro), ore 17 (presieduta dal vicario parrocchiale don Alessandro Fontò), ore 19 (presieduta da mons. Angelo Panzetta, arcivescovo di Lecce).

Per tutta la giornata si terrà la grande fiera merceologica con oltre quattrocento punti vendita per i vari settori, tra cui spicca quello dei ‘cappottari’.con stand tra corso Italia e lo ‘stradone’, in piazza XX Settembre.

Giovedì 13, alle ore 18 la santa messa verrà presieduta da don Santo Guarino, parroco di San Francesco d’Assisi in Crispiano e cappellano della polizia di Stato; alle ore 19, adorazione eucaristica ‘Accogliere l’Invisibile ricco di Misericordia: Luce nella notte’.

Venerdì 14, alle ore 18 santa messa presieduta da padre Pino Galeone, missionario della Consolata e parroco dell’Assunta in contrada Capitolo (Martina Franca).

Sabato 15, alle ore 18, santa messa presieduta da mons. Luca Lorusso, parroco di Santa Lucia a Taranto ed economo diocesano.

Domenica 16, sante messe si terranno alle ore 8.30 -11 e 19 (quest’ultima presieduta da mons. Giuseppe Russo, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti).

Lunedì 17, Giornata martiniana della scuola, alle ore 9.30 si svolgerà l’iniziativa ‘Insieme con San Martino operatori di pace’, incontro in basilica con gli studenti delle scuole primarie di secondo grado con il patrocinio dell’assessorato alle attività culturali e spettacolo.

Le celebrazioni saranno animate dal coro della basilica diretto dal m° Antonella Ignatti (organista, Egidio Cofano).

Una nota di colore ai festeggiamenti è apportata dalle artistiche luminarie della ditta Memmola di Francavilla Fontana e dalla partecipazione del complesso bandistico ‘Città di Martina Franca’ e della tradizionale ‘bassa musica’ di Molfetta.

Angelus

La domenica del Papa – La casa costruita sulla roccia

ph Vatican media-Sir
10 Nov 2025

di Fabio Zavattaro

Domenica nella cattedrale di Roma per papa Leone, che celebra la liturgia della Dedicazione della basilica lateranense, memoria dell’atto compiuto da papa Silvestro I nel IV secolo, dopo l’edificazione per volere di Costantino. Celebrazione per dire che la basilica di San Giovanni in Laterano “è molto più di un monumento e di una memoria storica”. Essa è “segno della Chiesa vivente, edificata con pietre scelte e preziose in Cristo Gesù, pietra angolare”, e così ci ricorda che noi pure, come “pietre viventi veniamo a formare su questa terra un tempio spirituale”.

Mentre celebra nella cattedrale di Roma, dagli Stati Uniti arriva una notizia che farà molto discutere nei prossimi giorni, ovvero dopo l’epifania, probabilmente il 7 e l’8 gennaio si terrà il primo Concistoro straordinario di papa Leone XIV. Almeno così scrive il National Catholic Register, il più antico periodico cattolico degli Stati Uniti, citando una comunicazione inviata dalla Segreteria di Stato vaticana ai cardinali lo scorso 6 novembre. Ancora nessuna conferma dai sacri palazzi ma proprio papa Prevost, nei primi giorni del dopo Conclave, aveva parlato di “una chiesa sinodale, una chiesa che cammina, che cerca sempre la pace, la carità, che cerca sempre di essere vicina specialmente a coloro che soffrono”. Una riunione alla quale dovrebbero prendere parte i cardinali per trattare temi che riguardano l’attività della chiesa; e, dunque, sarà interessare capire quali saranno questi temi al centro della riflessione tra le mura Vaticane.

Una proposta simile era emersa nelle Congregazioni generali che hanno preceduto il Conclave, con l’obiettivo di accompagnare il successore di San Pietro con suggerimenti e consigli per una migliore gestione delle scelte da prendere. L’arcivescovo di Tokyo, il cardinale Tarcisio Isao Kikuchi, aveva proposto nel suo intervento, proprio la realizzazione di un Concistoro annuale, prendendo spunto dalla riunione pre Conclave dei cardinali, la più numerosa e la più internazionale di sempre, con una varietà di priorità pastorali e sociali molto diverse tra loro, e, soprattutto, diverse da quelle europee.

Ma torniamo all’omelia pronunciata in San Giovanni dal vescovo di Roma, il quale invita a guardare la chiesa – nome che significa assemblea dei fedeli, ma ben presto, diceva il 9 novembre 1969, è stato applicato al tempio che li accoglie – per riflettere sul nostro essere chiesa, partendo dalle fondamenta: “la loro importanza è evidente, in modo per certi versi addirittura inquietante. Se chi ha costruito non avesse scavato a fondo, fino a trovare una base sufficientemente solida su cui erigere tutto il resto, l’intera costruzione sarebbe crollata da tempo, o rischierebbe di cedere ad ogni istante”. E questo vale anche per noi, dobbiamo scavare “in noi stessi e attorno a noi”, dice il Papa, per “eliminare ogni materiale instabile che possa impedirci di raggiungere la nuda roccia di Cristo”. Nel lavorare con impegno al servizio del Regno di Dio, “non siamo frettolosi e superficiali: scaviamo a fondo, liberi dai criteri del mondo, che troppo spesso pretende risultati immediati, perché non conosce la sapienza dell’attesa”. Cita Paolo VI per dire che “la storia millenaria della Chiesa ci insegna che solo con umiltà e pazienza si può costruire, con l’aiuto di Dio, una vera comunità di fede, capace di diffondere carità, di favorire la missione, di annunciare, di celebrare e di servire quel Magistero apostolico di cui questo Tempio è la prima sede”.

Di qui l’immagine del cantiere che esprime “lo sforzo reale, palpabile, con cui le nostre comunità crescono ogni giorno, nella condivisione dei carismi e sotto la guida dei Pastori”.

Non sono mancati “momenti critici”, he detto il Papa, ma a Roma “pur con tanto sforzo, c’è un bene grande che cresce”.

All’angelus in piazza San Pietro, chiede di avere uno “sguardo spirituale” per andare oltre l’aspetto esteriore, “per cogliere nel mistero della Chiesa ben più di un semplice luogo, di uno spazio fisico, di una costruzione fatta di pietre”; in realtà, lo ricorda il Vangelo, “il vero santuario di Dio è il Cristo morto e risorto. Egli è l’unico mediatore della salvezza, l’unico redentore, colui che legandosi alla nostra umanità e trasformandoci col suo amore, rappresenta la porta che si spalanca per noi e ci conduce al Padre”.

Dopo la preghiera mariana Leone XIV torna a parlare di pace; esprime apprezzamento “per quanti, ad ogni livello, si stanno impegnando a costruire la pace nelle diverse regioni segnate dalla guerra”. Ricorda la preghiera, pochi giorni fa, per i defunti e dice: tra questi purtroppo “ce ne sono tanti uccisi nei combattimenti e nei bombardamenti, benché fossero civili, bambini, anziani, ammalati. Se si vuole veramente onorare la loro memoria, si cessi il fuoco e si metta ogni impegno nelle trattative”.

Diocesi

‘La speranza della Pace’, al Paolo VI festa di San Giuseppe Moscati

10 Nov 2025

‘La speranza della pace’ è il tema dei festeggiamenti in onore di San Giuseppe Moscati, il medico santo, a cura della parrocchia a lui intitolata, al quartiere Paolo VI, iniziati giorno 7 e che svolgeranno fino al 16 novembre.

San Giuseppe Moscati, medico e laico, ha vissuto nell’amicizia con il Signore la sua vita, la sua professione e la ricerca scientifica. Come ogni anno sarà intenso il pellegrinaggio dei devoti per venerare il santo, ritratto in un’artistica statua in cartapesta che lo rappresenta con il camice bianco e lo stetoscopio; in chiesa è esposto anche un reliquiario con due sue ricette mediche autografe. Per l’occasione si potrà venerare anche la reliquia di primo grado ‘ex corpore’del santo, che sarà posta nell’altare della nuova chiesa.

In parrocchia sarà anche aperto un gruppo di preghiera intitolato a San Bartolo Longo, grande amico e paziente del ‘medico santo’ Moscati, legati entrambi dalla grande venerazione per la Madonna del Rosario di Pompei. Il gruppo di preghiera avrà come fondamento la diffusione in parrocchia della preghiera del santo rosario, a supporto degli anziani e degli ammalati, nonché la visita frequente a questi ultimi, recando loro la devozione alla Madonna.

Il programma dei festeggiamenti prevede ogni sera, in chiesa, santo rosario alle ore 18 e santa messa alle ore 18.30 celebrata dal parroco.

Venerdì 14, durante la santa messa delle ore 18.30, sarà amministrato il sacramento dell’Unzione degli infermi ad anziani e ammalati; alle ore 19.30, presentazione della mostra ‘Profezie per la pace’.

Sabato 15 la parrocchia parteciperà alla Giornata della Colletta Alimentare con propri centri di raccolta davanti ad esercizi commerciali della zona.

Domenica 16, solennità di San Giuseppe Moscati, alle ore 10 l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà all’aperto la solenne celebrazione eucaristica. Seguirà la processione con l’immagine del santo per piazza Pertini, viale Cannata, via Del Bene, via Prusciano, via Torraco, via Tagariello, viale della Liberazione, via Del Vecchio, viale Cannata con rientro in chiesa. Presterà servizio la banda musicale ‘Maria SS.ma Addolorata’ di Talsano.

 In serata, santa messa alle ore 18.30.

Alle ore 19.30, nella cornice delle luminarie, si terrà la festa popolare in piazza con animazione per bambini con mascotte e balli di gruppo cui seguirà il concerto della ‘The Greys Cover Band’ con esibizione delle scuole di ballo ‘A Tiempo’ e ‘Nevida Dance’. Nel corso della serata funzioneranno il parco giochi dell’oratorio Anspi e il banco gastronomico.

Infine continua la campagna ‘Dona un mattoncino’ (https://forms.gle/vrUsxdiuF7ypPQsc7) con cui è possibile donare un simbolico mattoncino per la posa della prima pietra della chiesa, che recherà il nome del donatore o della sua famiglia (IBAN: IT86K0538715802000043053366).

 

San Giuseppe Moscati (25 luglio 1880 – 12 aprile 1927) dedicò la sua attività alla carità, all’assistenza dei sofferenti, curando gratuitamente i più bisognosi. Egli considerava il paziente non semplice portatore di una malattia da guarire ma persona da curare anche sotto l’aspetto emotivo-spirituale, sostenendo che non c’è antitesi tra scienza e fede perché entrambe concorrono al bene dell’uomo. Per la canonizzazione fu decisiva la miracolosa guarigione di Giuseppe Montefusco, cui fu diagnosticata al Cardarelli di Napoli una leucemia acuta mieloblastica senza speranze di guarigione. Il caso fu sottoposto alla Congregazione per le cause dei santi che il 27 marzo 1987 approvò il miracolo; il 25 ottobre 1987 in piazza San Pietro si svolse la cerimonia di canonizzazione proprio alla presenza del Montefusco. 

Messaggio del Santo padre

Leone XIV: “Chiederci non solo cosa può fare l’Ai, ma chi stiamo diventando attraverso le tecnologie che sviluppiamo”

ph Siciliani Gennari-Sir
07 Nov 2025

“Non solo cosa può fare l’Ai, ma chi stiamo diventando attraverso le tecnologie che sviluppiamo”: è questa, per papa Leone, una “questione importante” del nostro tempo su cui interrogarsi. “L’intelligenza artificiale, come ogni invenzione umana, scaturisce dalla capacità creativa che Dio ci ha affidato”, ricorda il papa nel messaggio, in inglese, inviato ai partecipanti al “Builders Ai forum 2025”, in corso alla Pontificia Università Gregoriana. “Ciò significa che l’innovazione tecnologica può essere una forma di partecipazione all’atto divino della creazione”, spiega il pontefice: “In quanto tale, porta un peso etico e spirituale, poiché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità”. La Chiesa, quindi, chiama tutti i costruttori di Ai a “coltivare il discernimento morale come parte fondamentale del loro lavoro per sviluppare sistemi che riflettano giustizia, solidarietà e un autentico rispetto per la vita”. “Questo lavoro non può essere confinato ai laboratori di ricerca o ai portafogli di investimento, deve essere un impegno profondamente ecclesiale”, la raccomandazione di Leone XIV: “Che si tratti di progettare algoritmi per l’educazione cattolica, strumenti per un’assistenza sanitaria compassionevole o piattaforme creative che raccontino la storia cristiana con verità e bellezza, ogni partecipante contribuisce a una missione condivisa: mettere la tecnologia al servizio dell’evangelizzazione e dello sviluppo integrale di ogni persona”.

Diocesi

La Giornata del Ringraziamento alla San Pasquale

07 Nov 2025

Domenica 9 novembre si celebra la 75ª Giornata nazionale del Ringraziamento, che quest’anno la Chiesa italiana invita a vivere sul tema ‘Giubileo, rigenerazione della terra e speranza per l’umanità’. Si tratta di un appuntamento ormai tradizionale nel cammino ecclesiale, che ci richiama al dovere e alla gioia di rendere grazie al Signore per i frutti della terra e per il lavoro dell’uomo, riconoscendo in essi il segno della sua benevolenza e della sua provvidenza.

In un tempo segnato da crisi ambientali, da squilibri economici e sociali e da un progressivo impoverimento delle relazioni umane, la Giornata del Ringraziamento invita a riscoprire la gratitudine come stile di vita, come atteggiamento del cuore che apre alla speranza e alla responsabilità verso il creato e verso i fratelli. Ringraziare significa riconoscere che nulla ci appartiene davvero, ma tutto ci è donato, e che siamo chiamati a custodire la terra non come padroni, ma come amministratori attenti e solidali.

Celebrare il Ringraziamento significa anche riconoscere che la terra, come la vita, può rigenerarsi solo se custodita e condivisa. La speranza di cui parla il tema di quest’anno nasce proprio da questa consapevolezza: ogni gesto di cura, di sobrietà, di attenzione al creato e al prossimo contribuisce a ricostruire la trama fragile della fraternità.

Nella circostanza alle ore 11 nella chiesa di San Pasquale, a Taranto, il parroco padre Vincenzo Chirico presiederà la celebrazione eucaristica di Ringraziamento per i frutti della terra; alle ore 12 per l’iniziativa ‘Un albero per il futuro’ sarà piantato un leccio in piazza Garibaldi. Interverranno il vicesindaco Mattia Giorno e l’assessore all’ambiente Fulvia Gravame.

 

Tracce

Prima la guerra, ora a pezzi il diritto

El-Fasher (Foto Paul Jeffrey/Wcc) da Agensir
07 Nov 2025

di Emanuele Carrieri

La prima volta fu il 13 settembre del 2014, nell’omelia della Messa celebrata al Sacrario di Redipuglia nel centenario dell’inizio della prima guerra mondiale. Papa Francesco non utilizzò espressioni vaghe: “Anche oggi, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni … “. Dopo oltre dieci anni, il mondo continua a essere segnato da numerosi conflitti armati, molti dei quali silenziosi agli occhi dell’opinione pubblica, ma più che devastanti per le popolazioni coinvolte. Ma le guerre in corso in Ucraina, Sudan e Yemen hanno, in particolare, un punto che le equipara: lo smembramento di Stati sovrani riconosciuti dall’Onu ma anche membri dell’organizzazione internazionale. Il conflitto in corso in Ucraina dal 24 febbraio del 2022 è la conseguenza del tentativo, da parte della Russia, di annessione di settori russofoni del territorio ucraino con un intervento militare armato. Il politico francese Dominique de Villepin, diplomatico di altissimo calibro, fu l’unico ministro degli Esteri di uno Stato europeo ad avversare, agli inizi del 2003, l’invasione dell’Iraq, aggiudicando alla Francia un ruolo di primissimo piano nel raggruppamento di paesi, come Germania, Belgio, Russia e Cina, che si opponevano all’invasione. Il discorso che tenne al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per bloccare una seconda risoluzione che permetteva l’uso della forza contro il regime di Saddam, è tuttora considerato una voce autorevole contro gli interventi stranieri. A gennaio scorso, in una intervista, il diplomatico di lungo corso, sempre coerente e fedele ai principi del diritto internazionale, precisò che la guerra lanciata da Mosca nel 2014, con la presa militare e illegale della Crimea, è figlia anche e proprio dell’aggressione anglo-americana dell’Iraq: agli occhi delle potenze fu un via libera a conflitti mossi da bugie. L’elenco potrebbe essere lungo: quello del 2003 sul possesso mai provato di armi chimiche da parte del regime di Saddam, quello del 2014 sul pericolo russo per l’Ucraina, con la richiesta di Kiev di entrare nell’Alleanza atlantica. E va anche specificato che la Carta delle Nazioni Unite non riconosce la guerra preventiva come uno strumento legittimo per gli stati, perché rappresenta la reazione alla minaccia percepita ed è dunque il contraltare non codificato del principio di legittima difesa internazionale. È chiara la doppia morale dell’Occidente: il sostegno politico e militare all’Ucraina e, nel contempo, a Israele nella reazione che ha distrutto la Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. La efferatezza della mattanza fatta da Hamas non poteva avallare la ritorsione sui civili della Striscia di Gaza: richiedeva una risposta proporzionata, soltanto per avere giustizia e non la vendetta più volte e pubblicamente annunciata da Netanyahu. Tutti i pericolosi strappi al diritto internazionale a cui il mondo sta assistendo impotente non restano senza effetti, senza conseguenze, ma producono un diritto diverso, nuovo non scritto, che ha consegnato l’umanità alla tragedia del tempo che stiamo vivendo. Ormai tutto è possibile, tutto è accettabile, tutto è consentito, tutto è permesso. Non ci sono più barriere e tutto è ormai sdoganato. Inappellabili, inchiodanti, meglio crocefiggenti nel giudizio dovrebbero essere ritenuti i crimini di guerra e quelli contro l’umanità, constatati dall’Onu, da strutture sovranazionali e da organizzazioni non governative. Dovrebbero essere prese in esame sicurezze con prove indubbie, responsabilità e complicità certe. Perché, meglio ribadirlo, anche quando non sono visti dalle opinioni pubbliche, quei crimini esistono. Dal 2023, il Sudan viene funestato dalla guerra fra l’esercito regolare e una formazione di paramilitari, denominata Forza di Supporto Rapido, composta da mercenari, finanziata e supportata dagli Emirati Arabi Uniti. È fra le peggiori crisi umanitarie al mondo, con dieci milioni di sfollati e venti milioni in seria insicurezza alimentare. P. Angelo Giorgetti, economo generale dei Comboniani, ha riferito al Sir le notizie che arrivano dalla città di El-Fasher, conquistata la settimana scorsa dalle Forze di Supporto Rapido, ammazzando migliaia di civili in poche ore, dopo averla assediata e affamata per diciotto mesi. E solo il precipitare della tragedia ha rotto il muro di silenzio, come se il pregresso di crimini reiterati non fosse bastato. Il 28 ottobre scorso la Commissione internazionale indipendente di inchiesta sull’Ucraina, in un nuovo report mostrato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha qualificato come crimini contro l’umanità gli attacchi russi alla popolazione civile con droni e come crimini di guerra il trasferimento forzato e la deportazione di interi nuclei familiari dalle zone occupate dell’oblast di Zaporizhzhia. E questi sono avvenimenti accertati che si sommano ad altri, a descrivere una invasione che attacca scientemente anche donne, bambini e anziani, anche chi non porta la divisa. Eppure incredibilmente, c’è gente, nel nostro Paese, che in televisione, nei social e anche nei luoghi della politica si affannano ancora oggi a sostenere che Putin “non prende di mira i civili”, sebbene dal 2023 sia anche lui oggetto di mandato di cattura della Corte penale internazionale dell’Aja insieme ai generali Sojgu e Gerasimov, accusati di crimini di guerra per aver diretto attacchi e causato danni sproporzionati contro i civili e gli obiettivi civili e di crimini contro l’umanità per atti inumani. Non sarà lo sdoganamento della legge del più forte a far uscire l’umanità da questa spirale di violenza che appesta il mondo, nella quale siamo caduti con la rinuncia, a seconda delle convenienze, degli equilibrismi e dei funambolismi, al sostegno e alla difesa del diritto internazionale, in una sola parola, della vita.

Sport

Basket B/F, prova di maturità per la Dinamo che ospita Fasano

ph Valentina Funetta
07 Nov 2025

di Paolo Arrivo

Un momento negativo da superare. Una gara dai due volti, l’ultima giocata in casa dalla Dinamo Taranto: dopo aver condotto la prima parte di gara, equilibrata in tutti i periodi, e caratterizzata da una intensità difensiva elevata, le ioniche hanno dovuto fare i conti con la reazione delle avversarie. Con la determinazione dell’Angri Pallacanestro che ha sbancato il Palafiom non demeritando. Sconfitta che fa il paio con quella inflitta dal Potenza, sei giorni prima. Due sconfitte diverse. La seconda contro una squadra che era alla portata delle ragazze di coach Palagiano, chiamate ora a rialzarsi. Possono farlo sfruttando il fattore campo: domani sera si torna a giocare tra le mura amiche. Contro la Lain Fasano servirà una bella reazione d’orgoglio e una dimostrazione di forza già ampiamente dimostrata.

Il lavoro quotidiano

La Dinamo aveva approcciato nel migliore dei modi il campionato femminile di serie B. Con un filotto di cinque vittorie. Ricordiamo, ad esempio, quella splendida ai danni della Juve Trani nel primo match giocato al Palafiom: in quella serata avevano brillato e fatto la differenza alcune giocatrici, e l’intero gruppo aveva dimostrato grinta e condizione fisica. Proprio la grinta è quell’elemento imprescindibile da rafforzare, in vista della gara col Fasano, sebbene non sia mancata nel match con l’Angri, perché si possa ridare slancio al percorso di crescita del gruppo allenato da Fabio Palagiano. Le cestiste avranno lavorato in questa direzione, in settimana, e per migliorare le soluzioni di gioco da applicare in gara.

Una squadra in forma: Fasano

Dopo sette giornate la classifica comincia a definirsi stabilendo i rapporti di forza. La vetta ora, per la Dinamo, che è terza, dista quattro lunghezze. A occuparla, la New Cap Marigliano, che domenica prossima ospiterà la Pink Sport Time Bari. Il prossimo avversario della Dinamo invece viene da una bella vittoria sullo Stabia. Ed è in serie positiva da quattro partite. Pertanto si presenterà al Palafiom in condizioni di forma fisica e mentale. Per sconfiggere Fasano, Taranto deve ritrovare quella compattezza che è venuta meno nei momenti chiave delle ultime due gare. La formazione allenata da Giuseppe Lovecchio ha gli stessi punti in classifica delle ragazze di coach Palagiano (10). E pertanto si prospetta un match equilibrato – appuntamento al Palafiom alle ore 20.30.

Fondazione del Mediterraneo

“Questo riconoscimento ci rende orgogliosi perché premia il lavoro quotidiano della società e conferma il valore del nostro approccio, fondato sulla crescita dei giovani non solo nello sport, ma anche come persone”. Così Francesco Ciliberti ha commentato l’ingresso della Dinamo Taranto nella Fondazione del Mediterraneo per lo Sport. Il presidente sottolinea la possibilità di “contribuire a progetti condivisi e sostenibili, capaci di generare ricadute positive sul territorio e nella comunità”. La notizia è arrivata questa settimana. Il riconoscimento era nell’aria, ed è meritato per questa realtà che rappresenta la massima espressione della pallacanestro femminile nella città che fu del Cras. Così il Consiglio di Amministrazione della Fondazione del Mediterraneo per lo Sport ha ufficialmente deliberato l’ammissione della Dinamo Taranto in qualità di Partecipante Sostenitore: non solo per i risultati, ma anche per il modello educativo e valoriale rappresentato.

Assemblea diocesana

La sintesi dei contenuti vicariali nella relazione di mons. Gino Romanazzi

ph G. Leva
07 Nov 2025

Durante l ‘assemblea diocesana svoltasi in concattedrale, mons. Gino Romanazzi ha proceduto alla lettura della sintesi dei contributi vicariali a fronte dei quesiti posti dall’arcivescovo alla comunità diocesana all’inizio dell’anno pastorale. Eccone il testo:

“L’incontro convocato dal nostro arcivescovo, per l’inizio del nuovo anno pastorale e per i lavori dell’Assemblea diocesana, ci ha posto di fronte alla sfida – nelle parole di mons. Ciro Miniero – di “ritrovare il baricentro della nostra vita e della nostra missione”, condividendo “la necessità e l’utilità di un progetto pastorale”; senza però dimenticare che “il progetto pastorale c’è già e si chiama Gesù Cristo”.

Siamo stati così invitati a prepararci a vivere questo momento di comunione ecclesiale attraverso quattro punti di verifica e proposta. Nei consigli pastorali, ci siamo quindi confrontati (1) con la nostra esperienza di fede, (2) con la questione generazionale, (3) con i passi del cammino sinodale ed infine (4) con la eterna ferita dell’odio fratricida.

A ciò siamo stati esortati mediante l’icona della “moltiplicazione dei pani e dei pesci” (Lc 9, 10-17), ripresa nel messaggio per l’inizio dell’anno pastorale. Così ci sprona l’arcivescovo, per imparare a condividere chiedendo a Dio un’audacia giovanile, senza calcoli: “dobbiamo dare fondo alle nostre piccole risorse, senza tornaconti, senza il timore di rimanere a mani vuote”.

Il vero pane che siamo chiamati ad offrire è allora proprio l’incontro che ha risvegliato e continua a destare la nostra umanità. La fede non regge di fronte alla vita se non è il riconoscimento di un avvenimento che è accaduto e continua a toccarci attraverso il mistero della comunione cristiana nella immanenza alla Chiesa.

E la Chiesa ci sta oggi aiutando a vivere, attraverso l’esperienza del Cammino sinodale, una tensione verso una comunione nel giudizio, per un cambiamento radicale dello sguardo, su noi stessi e su tutte le cose; e quindi, ultimamente, della nostra “mentalità”. Per questo, le sollecitazioni proposte dall’Arcivescovo sono come tralci nella vite del Cammino voluto e abitato dallo Spirito Santo, che lo scorso 25 ottobre ha visto l’approvazione del documento finale “Lievito di pace e di speranza” in seno alla Terza Assemblea Sinodale delle Chiese in Italia. Sarà ora compito dei Vescovi, nostri Pastori, individuare le priorità per dare corpo alle parole.

Se siamo in cammino, non possiamo però restare gli stessi di sempre. Perché – come è stato ben evidenziato nella meditazione proposta nell’ambito di quest’ultima assemblea sinodale dal priore di Bose, Sabino Chialà – “camminando si incontrano volti nuovi, e con essi domande di senso e sfide inattese, e dunque scelte… Scelte che non tradiscono ma approfondiscono il deposito della fede, che aiutano a comprendere meglio e a rimanere fedeli al Vangelo di Gesù Cristo”.

Nello stesso contesto, il Presidente del Comitato Nazionale del Cammino sinodale, Mons. Erio Castellucci, non a caso evidenziava che il Cammino sinodale, come ogni autentica esperienza ecclesiale, non si tiene ma si celebra: “dà spazio a Cristo risorto e vivente, che raduna la sua Chiesa che celebra con lui la Parola e l’Eucarestia”.

Proprio per questo, a conclusione dei citati lavori assembleari, il Presidente delle CEI, Card. Matteo Zuppi, ci teneva a sottolineare che “insieme con lo Spirito abbiamo scoperto un altro soggetto del Cammino sinodale: è il ‘noi’ ecclesiale”.

            Come emerge anche dalle nostre sintesi vicariali, non sarà allora un processo a muovere ed attrarre, ma la fede vissuta nella comunione. Lo scorso 24 ottobre, in aula Paolo VI, durante l’incontro giubilare delle équipes sinodali a cui ha partecipato anche la nostra delegazione diocesana, lo stesso Papa Leone, a chi gli chiedeva in che modo il processo sinodale può ispirarci, ha risposto: “personalmente, mi sono sentito nella vita poche volte ispirato da un processo; io mi sono sentito ispirato da persone che vivono l’entusiasmo delle fede”.

            Questa è una provocazione che ci aiuta a vivere più responsabilmente la nostra partecipazione ai lavori assembleari di oggi; durante i quali ci confronteremo con gli spunti offerti dai confronti parrocchiali, che mi accingo appunto a riassumere seguendo le 4 piste di verifica suggerite dall’Arcivescovo. In considerazione delle assonanze presenti in tutte le sintesi vicariali, seguirò il canovaccio delle proposte operative più strutturate, cercando di armonizzare gli spunti condivisi.

  1. Vivere bene la pastorale ordinaria: verificare come si vive la pastorale del quotidiano e avanzare proposte per crescere nella comunione con tutti e nella fede.

Nelle sintesi riecheggiano le sfide del nostro tempo. Ci si confronta con un imperante individualismo e una crescente chiusura, forse aggravata dai postumi della crisi pandemica che ha segnato una certa disaffezione alla vita ecclesiale. Eppure emerge il desiderio delle comunità di esser lievito nel territorio, per testimoniare un amore che accoglie, cura e serve.  Pur nella registrata difficoltà di coinvolgere nuove forze, le parrocchie restano un punto di riferimento riconosciuto, chiamate quindi ad essere “il luogo del Vangelo vissuto”, attraverso una “pastorale della porta accanto”.

 Tutte le proposte, per vivere bene la pastorale ordinaria e far crescere la comunione nella comunità parrocchiale, si basano su cardini irrinunciabili di fedeltà quotidiana; come l’ascolto della Parola, la centralità dell’Eucaristia, la carità e la missionarietà. Resta però un punto-chiave: la verifica dell’incontro con Cristo nell’esperienza vissuta, per rispondere alle provocazioni della vita reale delle persone.

  1. Centralità della Parola di Dio e della Liturgia

Ø  Curare la qualità della Liturgia: rendere le celebrazioni domenicali (in particolare l’Eucaristia) momenti veramente significativi e partecipati, curando l’omelia, il canto (come preghiera) e il servizio all’altare. L’Eucaristia è riconosciuta quale fonte e culmine della comunione.

Ø  Offrire ricorrenti occasioni di lettura, meditazione e condivisione della Parola di Dio, per educare i fedeli a conformarsi a Cristo.

Ø  Intensificare la preghiera, anche in orari diversificati per favorire la partecipazione di chi lavora o ha impegni familiari: vivere l’Adorazione eucaristica durante la settimana come momento centrale e fondante della vita comunitaria.

Ø  Curare la formazione liturgica dei lettori, dei cantori e dei ministri straordinari della Comunione, perché il loro servizio sia svolto con consapevolezza e fede.

Ø  Implementare e valorizzare la liturgia penitenziale, spesso sacrificata – soprattutto nelle realtà più piccole – da ragioni organizzative contingenti.

  1. Formazione e Corresponsabilità, in un cammino condiviso tra presbiteri e laici

Ø  Formazione permanente: proporre percorsi di formazione non solo per i gruppi specifici, ma per l’intera comunità; per aiutare tutti a maturare una fede adulta e consapevole, capace di attrarre e superare le divisioni che purtroppo si vivono anche in ambito ecclesiale.

Ø  Corresponsabilità dei laici: promuovere una partecipazione sempre più attiva e consapevole dei laici negli organi di comunione (Consiglio Pastorale Parrocchiale, Consiglio per gli Affari Economici) e nei diversi ambiti pastorali, riconoscendoli come “soggetti attivi” e non semplici “fruitori” della Chiesa.

  1. Carità e Missione

Ø  Missionarietà ordinaria: promuovere uno stile di Chiesa in ascolto e, quindi, in uscita; che sappia “andare verso” le persone negli ambienti di vita, per accompagnarle, specialmente se lontane o in difficoltà.

Ø  Carità attiva e visibile: potenziamento delle iniziative a sostegno dei poveri e degli ultimi, ricordando che la carità – come ci ha ricordato anche la prima esortazione apostolica Dilexi te di Papa Leone – è il segno distintivo del Vangelo.

Ø  Attenzione agli anziani: dedicare risorse e cura alla pastorale degli ammalati, non demandandola soltanto ai Ministri straordinari della Comunione, ma sollecitando il coinvolgimento di persone di tutte le fasce d’età. Rendere partecipi attivamente gli anziani della comunità, come risorse preziose.

Ø  Attenzione alle Famiglie e ai Giovani: dedicare risorse e cura alla pastorale familiare e giovanile, promuovendo momenti di incontro, formazione e convivialità che coinvolgano genitori e figli, anche per superare il paradigma “scolastico” dell’iniziazione cristiana.

Ø  Attenzione alla realtà degli extra-comunitari: prendere consapevolezza della presenza, sempre più numerosa, di extra-comunitari nel territorio cittadino e, tra gli altri, offrire un servizio di sostegno allo studio ai ragazzi per favorirne l’integrazione.

  1. Fraternità e Stile di Vita

Ø  Momenti di Convivialità: organizzare momenti informali (feste, cene, gite) per favorire la conoscenza reciproca e la costruzione di relazioni umane autentiche.

Ø  Cura delle Relazioni: sottolineare l’importanza dei gesti semplici, autentici, che vanno dal non giudicare al fare il primo passo in situazioni problematiche, dai rapporti sinceri fino all’unità anche in situazioni di “conflitto”, riconoscendo le diversità come ricchezza (come nella Trinità) e non come occasione di divisione.

Ø  Preghiera Comune: intensificare i momenti di preghiera comunitaria (Adorazione Eucaristica, Rosario), perché l’unità si costruisce prima di tutto nel domandare e nell’accogliere.

Come condiviso da tutte le comunità coinvolte, implementare queste proposte richiede una vera e propria conversione pastorale di tutti i membri, dal parroco ai fedeli, verso uno stile di vita più evangelico e missionario, ponendo al centro l’incontro con Gesù Cristo.

 

  1. Accompagnare i giovani verso Cristo: vogliamo interrogarci sulla condizione dei giovani dal punto di vista della fede? La Diocesi può avvicinarli per orientarli meglio a conoscere Gesù? Quali i punti critici circa la loro presenza nelle parrocchie, associazioni, gruppi e movimenti? Come proporre loro percorsi validi di spiritualità e di formazione? Come proporre l’ideale della vita consacrata? E il servizio di pastorale giovanile e vocazionale, non solo a livello diocesano, ma vicariale e parrocchiale, quale contributo può offrire?

Il tema della presenza giovanile nella vita della Chiesa rappresenta certamente una priorità pastorale. Accompagnare i giovani verso Cristo e alla vita parrocchiale richiede un approccio basato sull’autenticità, l’ascolto e la testimonianza più che sulla mera organizzazione di attività. Per cui si auspica che la pastorale giovanile nasca dai contesti reali dei ragazzi affinché, attraverso la presenza significativa di adulti credenti e credibili, sperimentino in Cristo la pienezza della vita. In un contesto di “emergenza educativa”, le realtà oratoriali rappresentano già una risorsa preziosa ma insufficiente ad intercettare la sete di senso che anima i nostri giovani.

Coglie nel segno quanto detto dal Santo Padre nel suo recente discorso agli studenti del 30 ottobre, in occasione del Giubileo del mondo educativo: “cari giovani, voi stessi avete suggerito la prima delle nuove sfide che ci impegnano nel nostro Patto Educativo Globale, esprimendo un desiderio forte e chiaro; avete detto ‘Aiutateci nell’educazione alla vita interiore’. Sono rimasto veramente colpito da questa richiesta. Non basta avere grande scienza, se poi non sappiamo chi siamo e qual è il senso della vita. Senza silenzio, senza ascolto, senza preghiera, perfino le stelle si spengono. Possiamo conoscere molto del mondo e ignorare il nostro cuore (…) Ecco allora che cosa significa educare alla vita interiore: ascoltare la nostra inquietudine, non fuggirla né ingozzarla con ciò che non sazia. Il nostro desiderio d’infinito è la bussola che ci dice: Non accontentarti, sei fatto per qualcosa di più grande, non vivacchiare, ma vivi.

  1. Come Avvicinare i Giovani a Cristo

L’avvicinamento non è quindi un “far fare”, ma un “far incontrare”. L’essenziale è l’incontro con la Persona di Gesù, reso possibile da:

Ø  Esperienza di ascolto autentico dei bisogni dei giovani, in base a cui calibrare la pastorale giovanile, affinché essi non siano solo destinatari di proposte “calate dall’alto” ma co-autori di percorsi che possano vivificare la pastorale, anche attraverso un ruolo più significativo all’interno degli organi di comunione e partecipazione.

Ø  Testimoni autentici: i giovani cercano uomini e donne con una fede viva e appassionata, capaci di esprimere la loro relazione con Cristo non solo a parole, ma con tutta la loro vita donata.

Ø  Relazioni calde e profonde: la vera amicizia e la creazione di comunità accoglienti dove i giovani si sentano “a casa” sono fondamentali. L’accoglienza sincera, che non giudica e non pretende immediatamente, è la prima forma di evangelizzazione.

Ø  Linguaggio e mezzi attuali: utilizzare in modo saggio le nuove tecnologie (social media, piattaforme video) non per “fare i giovani”, ma per trasmettere la Buona Notizia in un linguaggio a loro familiare e negli ambienti che frequentano. Ad esempio si potrebbe partire dall’interesse ambientalista dei giovani per condurli ad una esperienza più evangelica della questione del creato e della casa comune.

Ø  Proporre l’essenziale: mettere al centro l’annuncio gioioso che Gesù Cristo ama infinitamente, è morto e risorto per loro, prima di ogni precetto morale o organizzazione.

  1. Punti Critici della Presenza Giovanile in Parrocchia

La difficoltà a mantenere i giovani in parrocchia o ad avvicinarli ad un’esperienza di fede è un dato diffuso e complesso.

Ø  Distanza dopo la Cresima: il distacco post-sacramentale è quasi fisiologico per la maggioranza, spesso per la mancanza di un progetto post-Cresima o di adulti di riferimento credibili.

Ø  Interventi scolastici non adeguati: necessità di percorsi scolastici, affidati agli insegnanti di IRC, che, partendo dal vissuto e dagli interessi dei giovani, diventino innanzitutto percorsi culturali e poi occasione di riflessione su domande legate al senso dell’esistenza.

Ø  Mancanza di coinvolgimento reale: i giovani sono spesso visti e usati come “beneficiari di pastorale” o “strumenti di pastorale” (animatori necessari), ma non come veri “soggetti” e “protagonisti”, che contribuiscono attivamente alla vita comunitaria con le loro idee e critiche.

Ø  Percezione di Irrilevanza: molti giovani percepiscono i contenuti della fede come astratti, lontani dalle loro sfide quotidiane (affettività, lavoro, scelte di vita) o come irraggiungibili.

Ø  Criticità Istituzionale: c’è spesso una bassa fiducia nell’istituzione Chiesa e una mancanza di corrispondenza percepita tra l’annuncio del Vangelo e le azioni di alcuni membri o gerarchie ecclesiali.

Ø  Tendenza a una spiritualità privatizzata, dove la fede è un fatto personale, disgiunto dalla comunità e dal magistero, riducendo spesso il cristianesimo a una semplice etica di “volersi bene” senza un fondamento teologico ed esperienziale solido e verificato.

  1. Proposte di Percorsi Validi di Spiritualità e Formazione

I percorsi devono essere integrali, non solo “catechistici”, ma capaci di toccare la vita intera del giovane.

Ø  Progetto pastorale diocesano: elaborare un progetto pastorale diocesano organico, basato sui reali bisogni dei giovani e del contesto sociale ed ambientale in cui essi vivono, che tenga altresì presente l’esodo massiccio degli studenti dal territorio tarantino dopo il diploma.

Ø  Scuole di Preghiera e Ascolto della Parola: proporre momenti strutturati e accompagnati di preghiera profonda (Adorazione Eucaristica, Lectio Divina), esercizi spirituali nella vita ordinaria (EVO) o weekend di ritiro, per educare alla dimensione contemplativa e al silenzio in un mondo frenetico.

Ø  Discernimento Vocazionale e di Vita: offrire percorsi che aiutino i giovani a discernere le grandi scelte della vita (vocazione specifica) attraverso l’accompagnamento spirituale personale e l’utilizzo di strumenti cristiani. Forte è l’esigenza dei giovani di essere ascoltati e seguiti da sacerdoti, direttori spirituali, anche dal loro Vescovo, Pastore della chiesa diocesana.

Ø  Riscoperta dei Sacramenti: non dare per scontata la conoscenza dei Sacramenti, ma proporre un nuovo annuncio della loro potenza trasformativa, con celebrazioni curate e partecipate.

Ø  Formazione Teologica Accessibile: proporre cicli di incontri o “laboratori” che affrontino le grandi domande della vita con la lente della Teologia e della Dottrina Sociale della Chiesa, con un linguaggio chiaro e la possibilità di confronto (es. percorsi su Teologia, Etica, Bibbia, Storia della Chiesa).

Ø  Servizio Concreto e Missionario: il coinvolgimento attivo nel volontariato parrocchiale e sociale o in esperienze missionarie (brevi o estive) è un potente strumento di formazione, poiché permette ai giovani di incontrare Cristo “nella carne dei fratelli”.

Ø  Incontri Intergenerazionali: creare occasioni di dialogo e scambio tra le generazioni (giovani e adulti/anziani) per superare i muri invisibili, valorizzando la saggezza dell’esperienza e la carica innovativa della gioventù.

Ø  Piste di verifica: preparare e somministrare ai giovani, nelle scuole mediante i docenti dell’IRC, un questionario per conoscere necessità ed esigenze e risvegliare il desiderio inconscio di trascendenza, avviando un processo di verifica esperienziale della fede a partire dai loro bisogni reali.

Come condiviso da tutte le comunità coinvolte, l’obiettivo è trasformare la parrocchia da un luogo di servizi a una “casa tra le case”, dove si vive la comunione e dove i giovani possono sperimentare la libertà e la gioia del Vangelo come risposte valide alle loro esigenze di senso.

III.            Per il cammino sinodale: interroghiamoci circa la comunione all’interno di ogni singola parrocchia e tra le parrocchie della medesima vicaria. Si potrebbe pensare, in alcuni ambiti, di realizzare un cammino insieme?

L’esperienza sinodale è spesso percepita come un orizzonte lontano, che non incide nella vita delle persone e nella loro esperienza di fede. Si registra una difficoltà del cammino comune, anche per la diversa compagine dei territori parrocchiali, soprattutto nelle aree meno omogenee. Eppure prevale la consapevolezza che la sinodalità nelle dinamiche reali della Chiesa non possa ridursi semplicemente ad un obiettivo, talvolta irraggiungibile. Essa, quale modus vivendi, ci sfida ad una conversione personale, comunitaria e strutturale, nelle diverse fasi della vita diocesana, da quelle progettuali e di formazione a quelle di azione e servizio.

Alla luce di ciò, l’ascolto delle realtà di base, presbiterali e laicali, si configura come un momento di primaria importanza per l’elaborazione di un progetto pastorale che sia sentito e vissuto come proprio dal popolo di Dio, valorizzando la dimensione vicariale per una fruttuosa “contaminazione” di esperienze, risorse e carismi.

Pertanto, si suggeriscono passaggi ed esperienze fondanti per la vita diocesana, quali:

Ø  Visite pastorali dell’Arcivescovo alle parrocchie e alle realtà religiose e laicali della Diocesi. Dall’ascolto, dal confronto, dal dialogo e dalla relazione interpersonale prenderanno vita indicazioni pastorali concrete, calibrate sui reali bisogni della Chiesa locale nel nostro spazio e tempo, con obiettivi chiari e concreti e con destinatari ben individuati.

Ø  Necessità di strutture e referenti per i diversi uffici pastorali a livello diocesano e vicariale, che fungano da coordinamento tra le diverse realtà associative laicali e propongano linee guida chiare e concrete e momenti formativi e di aggregazione comuni a tutti.

Ø  Pellegrinaggi Comuni, per coinvolgere tutte le parrocchie con mezzi e modalità condivise, rafforzando l’inclusione e l’identità comune.

Nella esperienza sinodale, i cammini vicariali (o interparrocchiali) sono essenziali per superare l’isolamento delle singole parrocchie e costruire una “pastorale d’insieme” che sia più incisiva, missionaria e capace di affrontare le sfide del territorio, testimoniando unità.

In tale prospettiva si suggeriscono aree di lavoro comune e iniziative concrete per rafforzare, proprio a livello vicariale, questo cammino di comunione:

  1. Condivisione e Formazione Comune

La comunione inizia con la conoscenza reciproca e la condivisione delle risorse umane e spirituali.

Ø  Consigli Pastorali Vicariali (CPV) Operativi: trasformare gli incontri del CPV da semplici momenti burocratici a veri laboratori di discernimento e programmazione comune.

Ø  Organizzare a livello vicariale la formazione dei catechisti, dei lettori, degli operatori Caritas e dei ministri straordinari dell’Eucaristia. Questo uniforma la preparazione e rende più accessibile la partecipazione.

Ø  Promuovere momenti comuni di preghiera, adorazione eucaristica, ritiri spirituali e di approfondimento biblico, soprattutto nei periodi forti dell’anno liturgico (Avvento e Quaresima).  Si propone di alternare la sede degli eventi nelle diverse parrocchie della Vicaria e di condividere le buone pratiche già vissute, come ad es. le “Domeniche della Comunità”.

  1. Coordinamento delle Attività Pastorali

L’azione comune massimizza l’efficacia e permette di offrire servizi che le singole parrocchie non potrebbero sostenere, evitando il moltiplicarsi di attività, che spesso “paralizzano” la vita comunitaria.

Ø  Pastorale Giovanile Vicariale: creare una Consulta di Vicaria per la Pastorale Giovanile (o un’équipe di coordinamento) per pianificare insieme i percorsi post-Cresima, le attività spirituali, formative e ludico-ricreative.

Ø  Organizzare eventi giovanili a tema (es. serate di musica e testimonianza, marce della pace) che attirino giovani lontani dall’esperienza ecclesiale.

Ø  Caritas e Servizio al Territorio: coordinare i Centri di Ascolto Caritas per avere una visione unitaria dei bisogni del territorio e per evitare la dispersione delle risorse.

Ø  Promuovere progetti di solidarietà vicariali (es. emporio della solidarietà, servizio civile, accoglienza migranti) che richiedano la collaborazione di tutte le comunità.

  1. In un mondo lacerato dall’odio e dalle guerre: nelle nostre famiglie, negli ambienti di lavoro, nelle comunità parrocchiali, nei luoghi di ritrovo e nel tempo libero, come noi viviamo questa tensione per costruire un mondo di pace? Come proviamo concretamente a superare divisioni e contrasti?

Si registra una sostanziale univocità nel riconoscere che vivere la pace nel quotidiano significa farla germogliare innanzitutto in noi stessi e nei luoghi in cui viviamo, adottando la nonviolenza e la riconciliazione come pratiche costanti che trasformano i rapporti interpersonali e gli ambiti in cui siamo coinvolti (famiglia, lavoro, sport, comunità).

La pace, che, come ricordava Papa Francesco, è “artigianale”, si costruisce giorno per giorno già con l’ascolto, con un linguaggio “disarmato” e con l’accoglienza dell’altro.

  1. Pace nelle relazioni personali, in famiglia e nella comunità

Ø  Sviluppare l’empatia nella comunicazione, sforzandosi di vedere la realtà dal punto di vista dell’altro, riconoscendone la dignità e i bisogni, anche quando si è in disaccordo. Nei gruppi e nelle comunità, focalizzarsi sulle soluzioni e sugli obiettivi condivisi piuttosto che sui problemi e sulle divisioni ideologiche.

Ø  Rendere gli spazi comunitari luoghi di apprendimento e azione per la pace, superando le divisioni implicite e promuovendo, attraverso dinamiche quotidiane ed iniziative concrete, la cultura dell’incontro.

Ø  Istituire percorsi di formazione alla pace e alla giustizia sociale, nonché esperienze reali di riconciliazione, aprendosi alle istanze sociali anche in collaborazione con Enti e Associazioni che operano sul territorio locale e nazionale.

 

  • In conclusione

          Gli approfondimenti parrocchiali così compendiati nelle sintesi vicariali documentano tutta la ricchezza della nostra Chiesa locale che, come ci ha detto il Santo Padre nell’omelia del 26 ottobre u.s., in occasione del Giubileo delle équipe sinodali e degli organi di partecipazione, è invitata al pari di tutte le altre “a riscoprire il mistero della Chiesa (…) segno visibile dell’unione tra Dio e l’umanità (…) Guardando al mistero della comunione ecclesiale, generata e custodita dallo Spirito Santo, possiamo comprendere anche il significato delle équipe sinodali e degli organi si partecipazione (…) Essere Chiesa sinodale significa riconoscere che la verità non si possiede ma si cerca insieme, lasciandosi guidare da un cuore inquieto e innamorato (…) Impegniamoci a costruire una Chiesa tutta sinodale, tutta ministeriale, tutta attratta da Cristo e perciò protesa al servizio del mondo”.

          Concludo, allora, invocando la grazia della mia e della nostra conversione “sinodale”,

perché – come ci ha detto in quella stessa occasione il Papa – “è al pubblicano (…) che dobbiamo guardare. Con la sua stessa umiltà, anche nella Chiesa dobbiamo riconoscerci bisognosi di Dio e bisognosi gli uni degli altri, esercitandoci nell’amore vicendevole, nell’ascolto reciproco, nella gioia di camminare insieme, sapendo che ‘il Cristo appartiene a coloro che sentono umilmente, non a coloro che si innalzano al di sopra del gregge’ (San Clemente Romano, Lettera ai Corinti, c. XVI)”.

          Questa è la via che lo Spirito Santo ci sta indicando per essere lievito di speranza e anche di pace; quella del Cristo Risorto, che – come ci ha ricordato Papa Leone nella sua prima benedizione Urbi et Orbi – è “una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.

Diocesi

Chiesa Sant’Agostino, domenica 9 ritiro spirituale

07 Nov 2025

Domenica 9 novembre nella chiesa di Sant’Agostino, in città vecchia, il rettore don Désiré Mpanda guiderà il ritiro spirituale sul tema ‘La Signoria di Dio: Venga il tuo Regno!’

Il programma prevede alle ore 8.45 l’arrivo e l’accoglienza; alle ore 9, l’esposizione del Santissimo Sacramento con possibilità di accostarsi alla confessione; alle ore 10.10, benedizione eucaristica; alle ore 10.30, la celebrazione della santa messa; a mezzogiorno, la recita dell’angelus, con introduzione del tema del ritiro spirituale ed esposizione del Santissimo Sacramento; ore 13, pranzo a sacco (con turnazione per garantire la continuità di preghiera a Gesù Sacramentato); a seguire, tempo di preghiera personale silenziosa, lettura della Parola di Dio e meditazione; alle ore 15, recita comunitaria della coroncina della Divina Misericordia; alle ore 16.30 si terrà la presentazione del tema; alle ore 18, esposizione del Santissimo Sacramento con preghiera di lode, liberazione e guarigione; alle ore 19, conclusione del ritiro spirituale.

Non potendo confessare un numero congruo di fedeli, il rettore invita ad accostarsi alla confessione precedentemente nelle proprie parrocchie.
I partecipanti dovranno portare con sé la Bibbia, penna e foglio.

 

Dipartita

Nella luce di Dio il ritorno di Filippo Catapano

Riportiamo la testimonianza di Salvatore Sibilla, anche lui aderente all’Opus Dei, sulla figura dell’“uomo di limpida fede e di esemplare virtù cristiana”

07 Nov 2025

Nella solenne cornice della parrocchia dell’Addolorata in Taranto, una folta assemblea ha partecipato con profonda commozione alle esequie di Filippo Catapano, uomo di limpida fede e di esemplare virtù cristiana, tra i primi tarantini ad aderire alla prelatura dell’Opus Dei, riconoscendo in essa la via ordinaria per cercare Dio nel lavoro, nella famiglia e nelle relazioni umane.
La santa messa è stata celebrata dal figlio, don Armando Catapano, sacerdote della Società sacerdotale della Santa Croce appartenente alla prelatura dell’Opus Dei, e concelebrata dal parroco don Amedeo Basile, da mons. Paolo Oliva, mons. Antonio Caforio e don Giuseppe Marraco della medesima prelatura. Alla celebrazione ha preso parte anche don Matteo Fabbri, già vicario dell’Opus Dei per l’Italia, che ha voluto rendere omaggio a un fedele che per decenni ha incarnato con discrezione e fermezza lo spirito del carisma fondazionale. Di lui molti amavano dire che era un uomo d’altri tempi,  un vero gentiluomo dal tratto garbato e affabile, che sapeva unire fermezza morale e tenerezza d’animo.Uomo innamorato di Dio e della Vergine Maria, che venerava con filiale devozione, Filippo Catapano fu un punto di riferimento per moltissimi, un testimone autentico dell’amore divino per i fratelli, un consigliere discreto e costante, sorretto da una fede granitica e serena. Con la dolcezza dei miti e la forza dei giusti, ha saputo santificare il lavoro, santificarsi nel lavoro e santificare gli altri attraverso il lavoro, vivendo sino in fondo la chiamata universale alla santità predicata da San Josemaría Escrivá, che ebbe modo di conoscere personalmente. Al pari, ebbe il privilegio di essere stimato e amato dal servo di Dio don Álvaro del Portillo, primo successore del fondatore dell’Opus Dei. Nella fedeltà quotidiana, nella rettitudine, nella laboriosità silenziosa e nella bontà semplice del cuore, egli ha saputo essere una presenza luminosa, un’anima di pace e un riflesso della carità di Cristo nel mondo.

Inscindibilmente legato alla sua sposa Giuseppina, che ha amato con amore delicato e profondo, Filippo si ispirava al modello di San Giuseppe, il grande Patriarca, il custode silenzioso e fedele. Nella loro unione, vissuta nel timor di Dio e nella dolcezza domestica, molti hanno potuto riconoscere una piccola chiesa domestica, in cui la fede diventava quotidiana offerta.

Ora, mentre la comunità affida la sua anima alla misericordia del Padre, il cuore dei presenti si è stretto nella certezza della speranza cristiana: “Per un cristiano, la morte non è la fine, ma il principio della Vita”— San Josemaría Escrivá, Colloqui, n. 103. E ancora: “Non temere la morte. Accoglila, quando Dio la voglia, come viene, come un traguardo della tua esistenza e come un atto d’amore”— Cammino, n. 739. Sì, Filippo Catapano, ‘servo buono e fedele’, avrà certamente udito le parole del Signore: “Vieni nella gloria del Paradiso, servo buono e fedele” (cfr. Mt 25,21). Così si compie il suo pellegrinaggio terreno, nell’abbraccio misericordioso di Dio, colmo di quella gioia eterna che egli tanto ha desiderato e pregato.

Diocesi

Ottava dei morti, iniziative a Taranto e a Talsano

07 Nov 2025

di Angelo Diofano

In occasione delle celebrazioni dell’Ottava dei morti manifestazioni e celebrazioni si terranno a Taranto e a Talsano.

Sabato 8 novembre le confraternite talsanesi del Carmine e del Rosario si ritroveranno alle ore 9.30 sulla via che conduce al cimitero ‘Porta del Cielo’, all’incrocio con la strada per San Donato, per dar vita, alle ore 10, al pellegrinaggio al luogo sacro assieme agli altri gruppi parrocchiali e alle realtà di volontariato del territorio. Il corteo si concluderà sul piazzale antistante la cappella comunale dove don Armando Imperato, padre spirituale delle due confraternite, assieme al diacono Antonio Acclavio, celebrerà la santa messa per tutti i defunti della parrocchia e delle confraternite. Presterà servizio la banda musicale ‘SS.Addolorata’ di Talsano.

Sempre sabato 8 (ore 20) nella chiesa del Carmine l’arciconfraternita omonima terrà un oratorio di preghiera e riflessioni sul dono della vita eterna dal titolo ‘In Aeternum’, con meditazioni del padre spirituale mons. Marco Gerardo e l’esecuzione delle tradizionali marce funebri da parte del complesso bandistico ‘Giuseppe Chimienti’ di Montemesola diretto dal m° Lorenzo De Felice.

Infine, dopo l’interruzione dell’anno scorso, domenica 9 novembre le confraternite e le società di mutuo soccorso tarantine riprenderanno il tradizionale pellegrinaggio a piedi al cimitero dell’’Ottava dei morti’ che muoverà alle ore 9.30 non più dal santuario del SS.Crocifisso al Borgo ma dalla chiesa di San Francesco de Geronimo, al quartiere Tamburi, per evitare il transito e la sosta di preghiera sul ponte girevole, causa di molti disagi per gli automobilisti. All’arrivo nel cimitero San Brunone, deposizione di una corona d’alloro davanti al monumento a Cristo Redentore e conclusione nella cappella monumentale dove alle ore 11 don Francesco Maranò celebrerà la santa messa. Il corteo sarà accompagnato dalla Grande orchestra di fiati ‘Santa Cecilia-Città di Taranto’ diretta dal m° Giuseppe Gregucci.

Lavoro

Il porto è quasi fermo e i 300 ex Tct non vedono ancora prospettive

06 Nov 2025

di Silvano Trevisani

Il mondo del lavoro lancia continui segnali di fibrillazione, particolarmente evidenti nel nostro territorio che è alle prese con “la madre di tutte le vertenze”, ovvero la questione Ilva. In attesa dell’incontro con il governo a Palazzo Chigi, slittato all’11 novembre, si acuiscono le tensioni tra rappresentanti politici e sindacali, mentre ormai la produzione è ridotta ai minimi termini anche per le fermate per lavori di manutenzione dell’unico altoforno ancora in funzione.

Ma in questi giorni altre vertenze tengono banco, a partire dalla allarmante situazione del porto, con gli oltre 300 lavoratori in cassa integrazione ancora oggi privi prospettive. Ma numerose altre vertenze tengono banco a dimostrare come il mondo del lavoro stia vivendo un momento molto difficile: sono 600 gli esuberi denunciati dalla Natuzzi che, all’ultimo momento, è riuscita a sospendere i licenziamenti grazie alla cassa integrazione ottenuta come “azienda di interesse nazionale. Ma oggi 6 ottobre scioperano i farmacisti dipendenti da farmacie private, per lamentare l’inadeguatezza dei loro trattamenti salariali, fermi da molti anni e che rientrano nel comparto del commercio. Ma a protestare sono, tra gli altri, anche gli agenti della Polizia stradale, il cui numero in Puglia è ormai esiguo, a anche la polizia municipale di Leporano, che lamenta la mancata corresponsione delle spettanze maturate.

Ma veniamo alla dicente degli ex dipendenti del Tct, da anni in attesa di riqualificazione e ricollocazione. Il porto è quasi fermo e l’unica certezza è il segno meno del traffico merci container quasi azzerati. Continua la caduta libera del terminal in concessione al gruppo turco Ilport che, a sua volta, dà la colpa al mancato completamento delle opere di dragaggio dei fondali, troppo bassi per le grandi navi.

Resta, così, in un limbo il destino degli oltre 300 lavoratori ex terminal in cassa integrazione, in attesa di essere riqualificati per essere ricollocati. Diverse le possibilità sfumate negli ultimi anni. Dai cantieri degli yacht del gruppo Ferretti alla società Renexia, che avrebbe dovuto realizzare una fabbrica di turbine eoliche ma ha poi optato per Vasto. La speranza di rilancio è ora legata alla realizzazione dell’hub per la costruzione di piattaforme offshore galleggianti. Il ministero dell’Ambiente assegna a Taranto 28 milioni di euro per l’adeguamento del molo polisettoriale. Non c’è però ancora un soggetto attuatore né un bando per la sua individuazione. Incertezza che non consente l’avvio dei corsi di formazione per i quali la Regione Puglia ha stanziato 15 milioni di euro.

Il segretario della Uil Sasso, in particolare, denuncia che la mancata attuazione del decreto MASE sull’eolico offshore, con la conseguente assenza di linee guida operative, sta di fatto bloccando i corsi di riqualificazione. “I finanziamenti ci sono – denuncia Sasso – ma non ci è dato sapere quali competenze occorrerà sviluppare, a chi saranno destinati i futuri lavori sull’eolico portuale e quali saranno i soggetti coinvolti. Senza una visione definita perdiamo solo tempo e rischiamo di lasciare i lavoratori in unlimbo senza via d’uscita”.

“Non è solo la questione eolica a generare stallo: la logistica Vestas, che ha preso possesso della piazza portuale da oltre due mesi, ancora non fornisce piani occupazionali chiari. Rimangono oscure, inoltre, le intese raggiunte tra Ministero e Porto sulle ricadute reali in termini di lavoro, e l’incertezza regna anche sulla compatibilità tra i diversi progetti che insistono sul molo polisettoriale – dall’eolico al terminal container, fino al rigassificatore onshore – senza una regia politica che faccia ordine”.

Pesa soprattutto la grande incognita dell’acciaieria che ad oggi detiene circa l’ottanta per 100 delle banchine. Servono risposte dal governo dicono i sindacati e soprattutto si attende la proroga della cassa integrazione in scadenza.