Eventi in diocesi

Tutto pronto al Paolo VI per il GioBosco Festival

Giovedì 29, al teatro Verdi dell’ic Luigi Pirandello, un evento nel quale i partecipanti sfoggeranno il proprio talento in tutte le forme d’arte

28 Gen 2026

Viviamo un momento di alta tensione, tutti gridano la loro forza per intimorire gli altri. Proprio per questo, ora più che mai, è il momento di far risuonare il nostro grido ancora più forte: “Diamo una possibilità alla pace, che è l’unica forza che ci rende liberi di vivere insieme in armonia e fratellanza!”. Questo grido si innalzerà forte a Taranto nel quartiere Paolo VI, giovedì 29 gennaio al teatro Verdi dell’ic Luigi Pirandello in via Giulio Pastore, durante la quinta edizione del GioBosco Festival delle Arti, un evento nel quale partecipanti dai 5 ai 30 anni sfoggeranno il proprio talento in tutte le forme d’arte.

Il festival è fortemente voluto dall’associazione Vides Paolo VI odv – oratorio salesiano L’Aquilone, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, salesiane di Don Bosco, che operano da 25 anni nel quartiere Paolo VI, la cui referente è suor Mariarita Di Leo.

Al ‘Gio Bosco Festival delle arti’ la cui iscrizione è totalmente gratuita, partecipanti appartenenti a parrocchie, scuole, associazioni e università esprimeranno il loro talento nelle categorie Musica, Canto e Danza e le esibizioni saranno ispirate dal tema della pace.

Le valutazioni saranno a cura di una giuria composta da Maria Antonietta Carola, professoressa di Teoria, analisi e composizione al liceo musicale Archita, Salvatore di Maggio, professore di matematica e fisica al liceo scientifico Battaglini, educatore ed esperto di musica elettronica, Loris Pellecchia, attrice della compagnia teatrale ‘I viandanti sognatori’ e Sara Taleari ballerina di hip-hop.

Il Paolo VI, con il Gio Bosco Festival si prepara quindi a festeggiare san Giovanni Bosco, un quartiere che la stessa suor Mariarita Di Leo racconta in una sua lettera a don Bosco come un “quartiere di periferia, a volte così trascurato dalla mano dell’uomo, ricco di famiglie, bambini, giovani, bisognosi di essere visti da uno sguardo capace di prendersi cura, di sognare e far sognare. Giovani prigionieri della superficialità, della dipendenza, in cerca di identità, bisognosi di dare un senso al tempo e alla ricerca di valori nascosti, per molti ormai obsoleti”.

Industria

Ilva, Vestas, Hiab, ex Tct, Arsenale… Taranto al limite del “collasso sociale”

27 Gen 2026

di Silvano Trevisani

Resta molto complicata la situazione dell’Ilva a pochi giorni dall’annunciata chiusura dell’accordo di vendita del gruppo alla finanziaria americana Flacks. Così come delicate restano molte altre vertenze aperte sul territorio tarantino, gravato da nubi minacciose che ne fanno una vera e propria emergenza nazionale. rRiguardano, in varia misura e gravità, i 300 lavoratori ex Tct, per i quali stanno per scadere le misure di sostegno, parte dei lavoratori della Vestas che dovrebbero trasferirsi a Melfi, i circa 100 dipendenti della Hiab, che aspettano di capire se c’è davvero una proposta alternativa. Ma molte altre sono le vertenze aperte, come quelle riguardanti i lavoratori della sanità e soprattutto indiretti (vedi Sanità Service), dei call center o dei settori produttivi militari, a cominciare dall’Arsenale. Per non parlare dei lavoratori dell’appalto Ilva, il cui futuro è appeso a un filo.

“La politica locale e regionale – sostiene il coordinatore della Uil di Taranto, Gennaro Oliva – deve assumersi fino in fondo la responsabilità di incidere. Chi governa questa città e questa regione, a partire dal sindaco di Taranto Piero Bitetti e dal neo presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, non può restare a guardare o limitarsi a subire decisioni prese altrove. Taranto è al limite del collasso sociale. Servono scelte coraggiose, un confronto vero con le imprese e un piano industriale credibile. Senza lavoro non c’è futuro, e senza futuro non c’è coesione sociale”.

Ma partiamo proprio dall’Ilva, per la quale l’unica proposta d’acquisto accreditata, che prevede un investimento di 5 miliardi per la decarbonizzazione, fa leva alla presenza dello Stato con il 40% del capitale sociale, ma non può allo stato attuale disporre di una struttura tecnica aziendale in gradi di gestire nell’immediato la transazione. Flacks, infatti, è solo un gruppo finanziario d’investimento, che ha colto sì la convenienza di un’operazione industriale che parte a costo zero, ma non potrebbe mettere subito mano, non sapendo assolutamente cosa sia una produzione siderurgica e come si faccia l’acciaio. È per questo, infatti, che il governo ha chiesto al presidenti degli industriali siderurgici italiani, Antonio Gozzi, di sondare i colleghi per capire se ci sa qualcuno disponibile ad affiancare Flacks nella gestione dell’azienda. Cosa che appare, allo stato attuale, complicata e comunque bisognevole di tempi lunghi e verifiche. Insomma: c’è il rischio concreto che, se la cessione venisse completata, come annunciato, nei primi mesi dell’anno, si possa continuare con una navigazione a vista, cosa molto pericolosa date le condizioni strutturali degli impianti.

Sulla situazione de appalto e indotto, intanto, per i quali si fanno più concrete le minacce di un forte ridimensionamento, interviene con una nota accorata il responsabile della Fim-Cisl per il settore, Paolo Panarelli: “La situazione attuale sta generando un clima di instabilità sociale, economica e occupazionale: famiglie e imprese sono costrette a vivere nell’incertezza, senza prospettive chiare per il futuro. È inaccettabile che si debba ancora scegliere tra lavoro e salute. Taranto ha diritto a entrambi, e non può essere condannata a vivere di soli ammortizzatori sociali o di una precarietà insostenibile. Le aziende dell’indotto, molte delle quali non riescono ad accedere adeguatamente agli strumenti di sostegno, rischiano di chiudere,aggravando ulteriormente il già fragile tessuto produttivo del territorio. Non possiamo permettere che Taranto si trasformi in una città mediocrità, rassegnata alla crisi industriale e all’abbandono”.

Prosegue, intanto, la protesta dei lavoratori della Vestas, dopo le capziose rassicurazione che l’azienda ha fatto al sindaco: che non fosse tutta l’azienda a doversi trasferire altrove, era un fatto già noto e averlo ribadito al primo cittadino non ha fatto che aggravare il malcontento dei lavoratori dei settori che invece sono candidati a lasciare Taranto. E che ora manifestano in maniera clamorosa in azienda. Una dura presa di posizione viene dai vertici del Partito socialista: “Queste aziende che tanto hanno avuto dal territorio in termini di disponibilità di aree industriali e portuali, di incentivi, di agevolazioni fiscali hanno, verso questa città, un debito morale e devono rispettare il territorio ed i lavoratori che di quel territorio sono espressione. Avanti-PSI Taranto si unisce ai lavoratori Vestas ed ai sindacati nella loro lotta e sollecita un intervento forte delle istituzioni che devono richiamare l’azienda al rispetto dei lavoratori e del territorio”.

Insomma: la situazione industriale tarantina ha assunto una gravità senza precedenti e avrebbe bisogno di una gestione unitaria e consapevole a tutti i livelli. Ne va del futuro del territorio, che già paga da anni la crisi con un ridimensionamento anche demografico molto preoccupante.

Pace

L’impegno per la pace nel convegno di Assisi Pax International

27 Gen 2026

Si è svolto nel salone degli Specchi di Palazzo di Città a Taranto, il convegno dedicato al tema della Pace, organizzato da Assisi Pax International, su mandato del fondatore padre Gianmaria Polidoro ofm e del presidente Gerardo Navazio, con il coordinamento della  segreteria  particolare di presidenza, composta da: col. avv. Nicola Lobosco, vice segretario particolare di presidenza col. dott. Raffaele Lobosco, integrata dai soci di Taranto con il referente Riccardo d’Anzi, vice referente Francesco Moscato e dal moderatore del convegno Andrea Chioppa.

È stato un appuntamento di alto profilo culturale, istituzionale e spirituale, patrocinato dal Comune, dove il sindaco Piero Bitetti era rappresentato dal presidente del consiglio comunale Gianni Liviano e dal consigliere Antonio Quazzico e che ha visto una partecipazione numerosa e qualificata di autorità, relatori e cittadini.

Nel saluto, il presidente Gerardo Navazio ha sottolineato il forte legame tra l’associazione e la città jonica, ricordando la sottoscrizione de ‘La Carta della pace’, documento promosso dal Comune di Taranto e pienamente coerente con la missione di Assisi Pax International: «Pace, secondo gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi, – ha evidenziato Navazio – non vuol dire solo assenza di guerra, ma soprattutto capacità dell’uomo di rapportarsi al positivo con relazioni personali e sociali da coltivare ogni giorno». È una visione che l’associazione intende rendere concreta e applicabile, come ribadito dal presidente, attraverso un cammino condiviso capace di prevenire tensioni e conflitti.

I lavori sono stati aperti dal segretario di presidenza  comm. avv. Nicola Lobosco, con gli interventi del dott. Domenico Scoglietti, del vice presidente prof. Giovanni Simonetti e della dott.ssa Grazia Chiara Fedele, in rappresentanza della International School of Studies for Universal Peace, che hanno porto il saluto del presidente onorario Tara Gandhi, nipote del Mahatma Gandhi, rafforzando il respiro internazionale dell’incontro.

Di grande spessore i contributi successivi del prof. Pierluca Turnone, direttore del Museo Civico di Taranto (che ha condotto l’assemblea in una riflessione filosofico-educativa tra Kant e Maritain, delineando la pace come ideale dinamico e valore universale); del dott. Fabio Pierri Pepe, presidente dell’Accademia di studi araldici, nobiliari e cavallereschi di Taranto (che ha ripercorso i principali tentativi di pace nella storia dell’umanità); del gen.  dei carabinieri prof. Giuseppe Giove (che ha affrontato con rigore il tema della conversione ecologica, partendo dalla lotta alle ecomafie come presupposto imprescindibile di giustizia e pace).

Un momento di intensa emozione è stata l’esecuzione musicale del violinista Marco Misciagna, docente al conservatorio ‘Nino Rota’ di Monopoli e all’Università di Ankara, nonché ‘messaggero di pace’ di Assisi Pax International, a conferma di come  la musica, ancora una volta, sia linguaggio universale capace di unire i popoli.

La seconda parte del convegno si è svolta in una profonda atmosfera di ecumenismo e dialogo interreligioso, con il saluto di padre Antonio Semerano, priore del monastero di Santa Maria di Cotrino in Latiano, l’intervento del dott. Marco Liuzzi, funzionario Onu e rappresentante della fede Bahá’í, e la lectio magistralis del prof. Pierpaolo Favia sulla giustizia riparativa come via concreta alla riconciliazione.

Inoltre la dott.ssa Daniela De Feo, medico e rappresentante istituzionale della Fondazione internazionale ‘La Sponda’ Ets, che, in collegamento da Roma, ha posto l’attenzione sul ruolo fondamentale della donna quale protagonista di un’autentica “architettura di pace”.

La serata si è poi conclusa con il saluto istituzionale del presidente del consiglio comunale Gianni Liviano e con la relazione finale del comm. avv.  Nicola Lobosco, che ha ribadito il ruolo di Assisi Pax International come portatrice della fiaccola della speranza per un mondo di pace. Sono stati inoltre ringraziati il referente Api per Taranto Riccardo D’Anzi, i nuovi associati (ai quali sono state consegnate le spille associative)  e i relatori e gli ospiti, insigniti degli attestati di partecipazione.

Il convegno ha lasciato un segno profondo nella città di Taranto, confermandola luogo ineludibile  di dialogo, impegno e costruzione quotidiana della Pace, con l’impegno comune per ulteriori convegni in materia.

Diocesi

Catechesi per adulti alla San Francesco di Paola

ph G. Leva
27 Gen 2026

La parrocchia di San Francesco di Paola invita a partecipare alle catechesi per famiglie, adulti e giovani che si terranno il martedì e giovedì alle ore 21 nei propri locali, a partire dal 27 gennaio. “È Gesù che cercate quando sognate la felicità. È Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che cercate” – è l’invito del parroco padre Francesco Cassano.

Giornata per le comunicazioni sociali

Leone XIV: “La sfida sull’intelligenza artificiale non è tecnologica, ma antropologica”

ph Marco Calvarese-Sir
27 Gen 2026

di Riccardo Benotti

“Volto e voce sono sacri”: è il cuore del Messaggio di Leone XIV per la LX Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, diffuso nel giorno della memoria di san Francesco di Sales. Il documento, intitolato ‘Custodire voci e volti umani’, affronta le sfide poste dall’intelligenza artificiale alla comunicazione e all’identità della persona. Il Papa ricorda come gli antichi greci usassero la parola ‘volto’ (prósōpon) per indicare la persona, mentre il latino persona (da per-sonare) include il suono, ‘la voce inconfondibile di qualcuno’. Volto e voce, spiega Leone XIV, “ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto”. “Custodire volti e voci umane significa custodire noi stessi”, avverte il Papa, denunciando come i sistemi di Ai, “simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia”, invadano “il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane”. La sfida, sottolinea, “non è tecnologica, ma antropologica”.

I rischi dell’Ai: dall’erosione del pensiero alla simulazione delle relazioni
Il messaggio analizza i molteplici rischi dell’intelligenza artificiale. Leone XIV denuncia gli algoritmi che “premiano emozioni rapide e penalizzano espressioni umane più bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione”, chiudendo gruppi di persone “in bolle di facile consenso e facile indignazione” e alimentando polarizzazione sociale. A ciò si aggiunge “un affidamento ingenuamente acritico all’intelligenza artificiale come ‘amica’ onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, ‘oracolo’ di ogni consiglio”.
Il Papa mette in guardia: “Sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative”.

Preoccupazione anche per l’industria creativa, che rischia di essere “smantellata e sostituita con l’etichetta ‘Powered by Ai’”, trasformando le persone “in meri consumatori passivi di pensieri non pensati, di prodotti anonimi, senza paternità, senza amore”. Particolare attenzione ai chatbot che, “resi eccessivamente ‘affettuosi’, oltre che sempre presenti e disponibili, possono diventare architetti nascosti dei nostri stati emotivi”. Il rischio, osserva Leone XIV, è costruirci “un mondo di specchi, dove ogni cosa è fatta ‘a nostra immagine e somiglianza’”, privandoci dell’incontro con l’altro. “Senza l’accoglienza dell’alterità – ammonisce – non può esserci né relazione né amicizia”. Il Papa segnala inoltre il problema della distorsione (bias) e delle “allucinazioni” dei sistemi di Ai, “che spacciano una probabilità statistica per conoscenza”, alimentando disinformazione e “un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza”.

Responsabilità, cooperazione, educazione: i pilastri di un’alleanza possibile
Di fronte a queste sfide, Leone XIV denuncia “una preoccupazione importante riguardo al controllo oligopolistico dei sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale in grado di orientare sottilmente i comportamenti, e persino riscrivere la storia umana – compresa la storia della Chiesa – spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto”.
La risposta non sta nel “fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla”, attraverso un’alleanza fondata su tre pilastri: ‘responsabilità, cooperazione e educazione’.

Ai vertici delle piattaforme il Papa chiede che “le proprie strategie aziendali non siano guidate dall’unico criterio della massimizzazione del profitto, ma anche da una visione lungimirante che tenga conto del bene comune”. Ai creatori di Ai domanda “trasparenza e responsabilità sociale”. Ai legislatori compete “vigilare sul rispetto della dignità umana”. Leone XIV richiama anche le imprese dei media: “La fiducia del pubblico si conquista con l’accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi”. E aggiunge: “L’informazione è un bene pubblico”. Urgente, per il Papa, l’alfabetizzazione ai media e all’Ai “nei sistemi educativi di ogni livello”, estesa anche “agli anziani e ai membri emarginati della società”. “Come cattolici possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo, affinché le persone – soprattutto i giovani – acquisiscano la capacità di pensiero critico e crescano nella libertà dello spirito”. Il Messaggio si chiude con un appello: “Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona”.

Ricorrenze

Giornata della memoria e conclusione del Mese della pace, a Talsano

27 Gen 2026

di Angelo Diofano

La Giornata della memoria sarà celebrata oggi, martedì 27 gennaio, anche a Talsano.
Il programma prevede alle ore 17.30 la deposizione della corona d’alloro e della terra delle foibe davanti al monumento ai Caduti, con la benedizione del parroco del Rosario, don Armando Imperato, con intervento del presidente dell’Associazione combattenti e reduci di guerra; alle ore 18, momento di riflessione in largo del Rosario, dove è collocata la ‘pietra d’inciampo’; alle ore 18.30,  proiezione di un breve video nella sala parrocchiale della chiesa del Rosario con interventi in lingua italiana e tedesca da parte degli studenti dell’istituto alberghiero Mediterraneo di Pulsano; ore 19, degustazione di dolci tipici della tradizione ebraica e spiegazione delle ricette a cura degli studenti del medesimo istituto.

Infine sabato 31 gennaio alle ore 19.30 la parrocchia del Rosario e l’Azione cattolica parrocchiale terranno la serata ‘Custodi di pace’, con una rilettura dei testi magisteriali a cura della prof.ssa Giada Di Reda, docente dell’istituto superiore di Scienze religiose.

 

Rigenerazione sociale

Dall’Ordine dei Giornalisti di Puglia donazioni a due parrocchie dei Tamburi

Alla Gesù Divin Lavoratore e alla Angeli Custodi, attrezzature per il tempo libero

ph G. Leva
27 Gen 2026

di Angelo Diofano

È stato un sabato di festa al quartiere Tamburi per le parrocchie Gesù Divin Lavoratore e Angeli Custodi che hanno potuto arricchire i rispettivi spazi per il tempo libero grazie alla donazione dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia. Precisamente si tratta di un’area giostrine per la Gesù Divin Lavoratore e di un’aula multimediale per quella degli Angeli Custodi, con grande soddisfazione dei rispettivi parroci, padre Gianni Passacantilli, dei Giuseppini del Murialdo, e don Alessandro Argentiero, sempre in prima linea per la difesa dei diritti e la promozione sociale dei propri parrocchiani, in un’area particolarmente colpita dall’inquinamento.

A inaugurare le due opere è giunto il presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia, Maurizio Marangelli. “L’Ordine dei Giornalisti della Puglia – ha spiegato il presidente Maurizio Marangelli – ha mantenuto l’impegno di destinare in tal modo le somme del risarcimento delle spese legali rivenienti dalla causa persa da alcuni giornalisti coinvolti nell’ambito dell’inchiesta ‘Ambiente svenduto’ che avevano fatto opposizione alle nostre sanzioni attraverso la magistratura. Si è trattato di una sorta di risarcimento, una carezza, un modo per chiedere scusa agli abitanti del quartiere Tamburi e in particolare ai bambini”.

Maurizio Marangelli (ph G. Leva)

Significativamente tutto ciò è avvenuto nella ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, ai quali i due parroci hanno rivolto l’invito “a dare sempre buone notizie da Taranto, che è una città meravigliosa”.

L’area giochi all’aperto della parrocchia Gesù Divin Lavoratore è stata denominata ‘Il Giardino dei Girasoli’.“Mettere al centro il bambino – ha detto padre Gianni Passacantilli – significa dargli importanza e dignità di crescita, come questi girasoli che crescono orientati verso il sole e il sole porta sempre gioia, amore e pace”.  

“La nostra parrocchia, un vero cantiere aperto – ha continuato – dovrà ora impegnarsi a creare gruppi di aggregazione, continuando a lavorare per la formazione dei giovani, degli educatori e degli adulti. Che San Francesco di Sales ci aiuti a lanciare messaggi di pace per la  dignità della persona e che la buona stampa ci stimoli a maturare adeguate scelte di vita”. Dopo la benedizione impartita da padre Gianni, il presidente dell’Ordine ha posto una graziosa statuina della Madonna con il Bambinello nella nicchia appositamente allestita. Ha fatto seguito un delizioso balletto di bambine ispirato proprio ai girasoli.

Successivamente nella chiesa degli Santissimi Angeli Custodi è stata inaugurata l’aula multimediale.
“Abbiamo scelto di intitolarla a Carlo Acutis, un santo giovane, vicino ai nostri giovani, figlio della tecnologia e di internet – ha detto il parroco don Alessandro Argentiero – È un piccolo fiore all’occhiello, una cosa molto bella che sarà destinata  ai circa trecento bimbi della nostra parrocchia e a tutti quelli che vorranno partecipare alle varie attività svolte durante l’anno. Presto daremo luogo in questo spazio a un laboratorio di lettura per i bambini della fascia d’età fra i 6 e i 7 anni, mettendoli successivamente in condizione di realizzare dei video utilizzando la piattaforma di Tik-Tok”.  

“Cercheremo – ha continuato – di far utilizzare ai nostri ragazzi questo laboratorio al passo con i tempi, facendoli divertire  e sperimentando il web nel modo giusto, anche come strumento di comunicazione della fede. Speriamo ora di ottenere dei tablet da collegare alla smart tv e metterli a disposizione dei bambini della parrocchia”. 

Infine  don Alessandro Argentiero, rivolto alle numerose autorità presenti. ha detto “Non mi interessa la vostra collocazione politica ma che mostriate buona volontà per il quartiere Non abbandonateci, non lasciateci da soli: che le vostre promesse diventino concretezza”.

 

Giornata della memoria

Nomi in barattolo

ph Ansa-Sir
26 Gen 2026

di Irene Argentiero

La guerra era finalmente finita e lei poteva tornare ad essere Irena. La gente stremata dal conflitto era scesa in strada per festeggiare. In mezzo ai cumuli di macerie di case e vite distrutte, si poteva tornare a respirare, consapevoli che la fatica non era ancora finita. Era autunno, l’inverno era alle porte e bisognava rimboccarsi le maniche per rimettere in piedi edifici ed esistenze. C’era un albero del suo giardino, a cui Irena Sendler teneva più degli altri. Ed è proprio da quell’albero che per la giovane infermiera polacca inizia la ricostruzione della sua vita. E non solo.

Irena Stanisława Sendler nasce nella periferia operaia di Varsavia nel 1910. La sua è una famiglia cattolica. Il padre Stanislaw era medico. Per lui l’arte di Esculapio non era semplicemente un lavoro, era una vocazione. Manca una settimana al 7° compleanno di Irena, quando il padre muore di tifo. Lo aveva contratto curando gli ammalati che altri suoi colleghi si erano rifiutati di curare. Molti di questi malati erano ebrei. Quale segno di riconoscenza, i responsabili della comunità ebraica di Varsavia si offrono di pagare gli studi a Irena. È così che la ragazza conosce da vicino il mondo ebraico, per il quale nutre una profonda vicinanza, che si manifesta in azioni concrete. Come quando viene sospesa per tre anni dall’ateneo di Varsavia perché si era opposta alla ghettizzazione degli studenti ebrei.

Terminati gli studi, Irena inizia a lavorare come assistente sociale nelle città di Otwock e Terczyn. Quando, nel 1939, i nazisti occupano la Polonia, lei torna a Varsavia, dove inizia a lavorare per salvare gli ebrei dalla persecuzione. Nel 1942 entra a far parte della Zegota, la resistenza polacca, formata in gran parte da cattolici, e qui le viene affidato l’incarico di organizzare le operazioni di salvataggio dei bambini ebrei del ghetto.

In quel periodo i tedeschi temevano che un’epidemia di tifo avrebbe potuto spargersi anche al di fuori del ghetto. Irena, che era dipendente dei servizi sociali della municipalità, ottiene un permesso speciale per entrare nel ghetto alla ricerca di eventuali sintomi di tifo. Quando entra nel ghetto, porta appuntata sul vestito una stella di Davide, come segno di solidarietà con la comunità ebraica e per non richiamare l’attenzione su di sé. Inizia così a salvare la vita a centinaia di bambini. I più piccoli vengono portati fuori dal ghetto nascosti tra panni sporchi di sangue dentro le ambulanze. I bambini più grandi vengono sedati e chiusi in sacchi di juta, fingendo che siano morti. In altre occasioni, Irena si spaccia per tecnico delle condutture idrauliche e delle fognature. Entra nel ghetto con un furgone e riesce a portare fuori alcuni neonati nascondendoli sul fondo di una cassa per gli attrezzi. Nel retro del furgone Irena tiene con sé un cane, addestrato ad abbaiare quando i soldati nazisti si avvicinano, coprendo così il pianto dei bambini.

Una volta usciti dal ghetto, Irena forniva ai bambini documenti falsi, con nomi cristiani, e li affidava ad alcuni conventi cattolici – come quello delle Piccole ancelle dell’immacolata a Turkowice e Chotomòw. Altre volte li portava nella campagna, dove li affidava a famiglie cristiane. “Ho mandato la maggior parte dei bambini in strutture religiose – racconterà la stessa Sandler molti anni dopo –. Sapevo di poter contare sulle suore”.

Nell’ottobre del 1943 la Sendler viene arrestata dalla Gestapo e torturata pesantemente. Le vennero spezzate le gambe, tanto che rimase inferma a vita. Ma lei non rivelò mai il suo segreto. Condannata a morte, viene salvata dai compagni della Zegota, che riescono a corrompere con del denaro i soldati tedeschi che avrebbero dovuto condurla al patibolo. Il nome di Irena viene così inserito tra quello dei giustiziati e fino alla fine della guerra lei vive nell’anonimato, continuando però ad organizzare tentativi di salvataggio di bambini ebrei.

Ai bambini salvati dalla deportazione Irena affida nuovi documenti e nuove identità, ma sapeva benissimo che per salvarli questo non era sufficiente. Perché andava salvato anche il loro nome. E così, aveva annotato su dei fogli i veri nomi dei bambini, accanto a quelli falsi, nella speranza di poter riconsegnare un giorno quei bambini ai loro genitori. Quegli elenchi li aveva messi dentro a dei barattoli della marmellata, sepolti ai piedi di un albero del suo giardino.

Una volta finita la guerra e l’occupazione tedesca, Irena consegna a un comitato ebraico i nomi dei bambini che era riuscita a salvare. Erano 2.500, molti dei quali sono stati rintracciati, anche se gran parte delle loro famiglie erano state sterminate nei lager.

A ricordare, oggi, il nome della “Schindler polacca”, riconosciuta nel 1965 dallo Yad Vashem di Gerusalemme come una dei “Giusti tra le nazioni”, è il World Jewish Congress sul suo account Ig.

Nel 2007 Irena Sandler è tra i candidati per il Nobel per la pace, ma il comitato norvegese assegna il premio a Al Gore. Lo stesso anno la Polonia la proclama “eroe nazionale”. Ma alla cerimonia di premiazione lei, che ha ormai 97 anni, non riesce ad andare. A leggere un suo messaggio sarà Elzbieta Ficowska, una delle bambine che aveva salvato: “Ogni bambino salvato con il mio aiuto è la giustificazione della mia esistenza su questa terra, e non un titolo di gloria”.

Irena Sandler, insieme ai partigiani della Zegota, riuscì a salvare la vita a 2.500 bambini ebrei. Ma molti altri furono quelli che persero la vita nei campi di concentramento nazisti. Come la piccola Olimpia Carpi. “Olimpia aveva tre anni quando fu deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau – si legge sulla targa del parco giochi che le è stato dedicato nel capoluogo altoatesino –. Era nata a Bolzano il 27 marzo 1940. I suoi genitori, Lucia Rimini e Renzo Carpi si erano sposati a Mantova ed erano vissuti a lungo a Innsbruck, dove erano nati tutti e due i suoi fratelli maggiori, Alberto e Germana. Nel 1933 la famiglia si era trasferita a Bolzano, dove Renzo aveva continuato ad essere attivo nel settore del commercio. Olimpia fu catturata insieme alla madre Lucia e alla sorella Germana di 16 anni nella casa in cui vivevano, la notte tra il 15 e il 16 settembre 1943”. Il padre e il fratello erano stati incarcerati qualche giorno prima. “Tutta la famiglia fu deportata e rinchiusa nel campo di ‘rieducazione al lavoro’ di Reichenau, vicino a Innsbruck e successivamente al campo di sterminio di Auschwitz, da cui nessuno di loro fece mai ritorno”. In base alle ricostruzioni storiche, la famiglia Carpi venne arrestata in seguito alla delazione da parte di un negoziante loro vicino. Un paio di portoni più avanti rispetto all’abitazione del commerciante delatore, venne ospitato per alcune settimane, nel luglio 1948, prima di partire per Genova e quindi per l’Argentina, un certo Otto Pape, all’anagrafe Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine.

C’è il nome di un’altra bimba che, in questi giorni, ritorna sui social in occasione della Giornata della Memoria. È il 25 marzo 1944 quando Elena Colombo, dieci anni, viene arrestata a Forno Canavese dalle SS. È sola. I suoi genitori erano stati già deportati a dicembre 1943. Elena è l’unica bambina ebrea italiana che ha affrontato da sola l’arresto, la detenzione e la deportazione, attraverso il campo di Fossoli, ad Auschwitz, il viaggio nel vagone piombato, la selezione all’arrivo e la camera a gas. La sua storia è raccontata da Fabrizio Rondolino nel libro presentato nei giorni scorsi a Carpi. Elena era cugina di primo grado di suo padre.

Bisogna mantenere viva la memoria. Bisogna ricordare che i nazisti non conoscevano pietà. Elena era solo una bambina, una bambina sola. E per convincerla a partire, la ingannano e la convincono che andrà in Germania dove potrà ritrovare i suoi genitori. Il giorno prima della sua partenza, Elena scrive alla sua amica Bianca – divenuta nel frattempo una staffetta partigiana – una cartolina: “Devo darti una notizia meravigliosa! Oggi mi hanno annunciato che finalmente potrò raggiungere i miei genitori! Andrò anch’io nel campo tedesco dove lavorano e così li potrò rivedere e stare con loro. Non c’è bisogno che tu mandi pacchi, non preoccuparti più per me. Sono tanto felice! Parto domani per la Germania”.

Sport

Prisma La Cascina sorprendente, fa festa: vittoria in rimonta su Ravenna

ph G. Leva
26 Gen 2026

di Paolo Arrivo

Un match a elevato tasso di difficoltà. Una difficile ma non impossibile opportunità di riscatto per una squadra chiamata a muovere la classifica, fattasi preoccupante, a caccia di certezze e di continuità: così veniva presentata la sfida tra la Prisma La Cascina Taranto e la Consar Ravenna, valevole per la terza giornata di ritorno della serie A2 Credem Banca. Gli emiliani venivano considerati un’autentica corazzata. Un gruppo giovane, ma forte fisicamente e ben organizzato, capace di coniugare qualità tecnica e intensità. Ebbene, il pronostico è stato ribaltato grazie a una gran prestazione degli ionici i quali, dopo aver perso due set, sono stati capaci di risollevarsi migliorando in tutti i fondamentali (servizio, muro e ricezione). E portando l’incontro al tie break con pieno merito se lo sono aggiudicato. La vittoria per 3-2 (22-25, 22-25, 25-20, 25-16, 25-11) vale due punti in classifica e una doppia iniezione di fiducia per un collettivo che deve accrescere l’autostima: il campo di gioco ha detto sinora che, all’interno di un torneo difficile e livellato, non esistono vere e proprie corazzate. E la Prisma può giocarsela contro qualsiasi avversario.

Il match Taranto – Ravenna

La prima fase è favorevole agli ospiti che alzano il muro e sul 5-9 costringono Pino Lorizio a chiamare timeout. Ravenna sempre avanti, Taranto deve rincorrere e cedere il set agli avversari (22-25). Nel secondo parziale sono i padroni di casa a mettere il muso avanti (9-8) grazie all’ace di Nicola Cianciotta. Va ancora meglio nella fase centrale: il muro di Gabriele Sanfilippo vale il punto del 14-11. Gli emiliani reagiscono e pareggiano 16-16. Il finale è incerto, ma la Consar dimostra maggiore lucidità: l’ace di Samuil Valchinov gasa gli ospiti che vanno a muro e al successivo cambio palla si aggiudicano il parziale (22-25). Ravenna si assicura un punto attraverso la prima parte di gara, senza dare una dimostrazione di manifesta superiorità. L’inerzia dell’incontro è dalla parte di chi può conquistare i tre punti. Ovvero l’intera posta in palio.

La svolta

La Prisma conduce i giochi, con un Cianciotta che ancora una volta trova nella battuta un’arma fondamentale (10-7). E stavolta è coach Valentini a chiamare timeout. Taranto mantiene alta la concentrazione e sul 18-12 la panchina emiliana chiama un’altra sospensione. Finisce 25-20. Nel quinto set Ravenna è fallosa, la Cascina ne approfitta (12-7), e dilaga nella fase centrale (19-11). L’ultimo punto di un parziale dominato (25-16) porta la firma di Oleg Antonov. L’approccio al tie break è ottimo per i padroni di casa che partono a razzo (5-0) mettendo una seria ipoteca sulla vittoria finale. Si va al cambio campo sul punteggio di 8-3. Nel finale, sul 12-8, la battuta di Antonino Russo trova nella rete un prezioso alleato. Lo stesso palleggiatore però sbaglia. E dopo aver annullato due match point la Consar deve capitolare (15-11). Il Palafiom può festeggiare. Domenica prossima, in trasferta, un’altra partita proibitiva, sulla carta: la sfida alla capolista Prata.

 

Taranto – Ravenna nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Angelus

La domenica del Papa – Prendere il rischio della fiducia

ph Vatican media-Sir
26 Gen 2026

di Fabio Zavattaro

È la domenica dedicata per volere di papa Francesco, con la lettera apostolica Aperuit illis, alla riflessione sulla Parola di Dio. Lo ricorda Leone XIV nelle parole che pronuncia dopo la recita della preghiera mariana dell’angelus, insieme a un nuovo appello alla pace, affinché si intensifichino gli “sforzi per porre fine alla guerra in Ucraina”. E afferma di seguire “con dolore” quanto accade nel paese, attacchi continui e intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno: “il protrarsi delle ostilità, con conseguenze sempre più gravi sui civili, allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura”.

Angelus nel quale, commentando il Vangelo di Marco, il Papa riflette sull’inizio dell’attività pubblica di Gesù. Ma fermiamoci un attimo su questo inizio. Solo pochi giorni fa Matteo, nel suo Vangelo, ci ha fatto incontrare Gesù bambino deposto in una mangiatoia, cercato e venerato dai magi venuti dall’Oriente. E due domeniche fa lo abbiamo trovato sulle rive del Giordano, il giorno del battesimo per mano di Giovanni Battista. Due eventi che, sappiamo, sono avvenuti a distanza di anni, un tempo trascorso prima in Egitto e poi, entrato nella terra di Israele, nella casa a Nazareth, il luogo della sua giovinezza. La notizia di Giovanni imprigionato da Erode diventa il segno da leggere per dare compimento alla volontà del Padre. Così volontariamente lascia la Giudea, la regione tra il Giordano e il mar Morto dove il Battista aveva predicato e battezzato, per raggiungere una località di confine: Cafarnao, nella “Galilea delle genti”. Città sulle rive del lago di Tiberiade, è luogo di transito verso la costa e il Mediterraneo, lungo la strada che da Damasco portava a Cesarea; terra popolata da persone di diverse etnie e da pagani e per questo luogo disprezzato dai giudei. Questa scelta indicava, per Papa Francesco, “che i destinatari della predicazione di Gesù non sono soltanto i suoi connazionali, ma quanti approdano nella cosmopolita Galilea delle genti”. È qui, in questa “terra tenebrosa” che Gesù da inizio alla sua predicazione; è lì che inizia a dire “convertitevi perché il regno dei cieli è vicino”.

Ancora Matteo racconta come, camminando lungo le rive del mare di Galilea, incontrasse Simone, detto Pietro, e Andrea, ai quali dirà di andare con lui e diventare così pescatori di uomini; poi Giacomo e Giovanni, altri due fratelli, che lasciano il padre Zebedeo per seguirlo: “percorreva tutta la Galilea insegnando nelle loro Sinagoghe, annunciando il Vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo”.

Papa Leone si sofferma a riflettere sul tempo e sul luogo dove ha inizio la missione di Gesù. Innanzitutto, quando: Giovanni Battista è stato appena arrestato, “un tempo che suggerirebbe prudenza, e invece proprio in questa situazione oscura Gesù inizia a portare la luce della buona notizia”. Papa Leone invita a superare le “resistenze interiori o di circostanza” per prendere una decisione, per fare una scelta: “il Vangelo ci chiede il rischio della fiducia” perché “Dio è all’opera in ogni tempo e ogni momento è buono per il Signore, anche se non ci sentiamo pronti o la situazione non sembra la migliore”.

Poi il luogo dell’inizio della missione pubblica, ovvero Cafarnao “un territorio multiculturale attraversato da persone con provenienze e appartenenze religiose diverse”. Matteo, nel suo Vangelo, evidenzia come Gesù “supera i confini della propria terra per annunciare il Dio che si fa vicino a tutti, che non esclude nessuno, che non è venuto solo per chi è puro ma, anzi, si mescola nelle situazioni e nelle relazioni umane”. Il Vangelo, afferma il vescovo di Roma, “va annunciato e vissuto in ogni circostanza e in ogni ambiente, perché sia lievito di fraternità e di pace tra le persone, tra le culture, le religioni e i popoli”.

Già la pace. Il suo appello per la fine del conflitto in Ucraina, lo abbiamo già detto in apertura di questo scritto, è anche preghiera per la fine di quelle guerre dimenticate che si combattono nel mondo. In piazza San Pietro ci sono i ragazzi dell’Azione cattolica che, assieme a genitori e educatori, hanno dato vita alla Carovana per la pace: “insieme con questi ragazzi, preghiamo per la pace: in Ucraina, in Medio Oriente e in ogni regione dove purtroppo si combatte per interessi che non sono quelli dei popoli. La pace si costruisce nel rispetto dei popoli”. Quindi ringrazia i ragazzi “perché aiutate noi adulti a guardare il mondo da un’altra prospettiva: quella della collaborazione tra persone e popoli diversi”. E li invita a essere “operatori di pace a casa, a scuola, nello sport, dappertutto. Non siate mai violenti, né con le parole né con i gesti. Mai! Il male si vince solo con il bene”.

Acr

La Festa della pace a Grottaglie: un segnale di gioia e condivisione

26 Gen 2026

di Silvano Trevisani

La Festa della pace ha convogliato a Grottaglie centinaia di ragazzi provenienti da tutta la diocesi, nonostante il maltempo incombente. Che ha obbligato a un cambiamento di programma, con l’annullamento della marcia che avrebbe portato la festa al centro della città, ma non ha certo diminuito la carica di gioia e di partecipazione. L’Azione cattolica dei ragazzi dell’arcidiocesi di Taranto ha così celebrato la Festa della pace, appuntamento centrale del Mese della pace 2026, dal titolo ‘Terra in pace’, in una giornata di allegria, di incontro e di condivisione, che ha coinvolto bambini, ragazzi, educatori e famiglie di tutta la diocesi, e che si è svolta nella parrocchia Santa Maria in Campitelli, che condivideva l’organizzazione con la parrocchia della Madonna delle Grazie.

La manifestazione, lo ricordiamo, si inserisce nel cammino nazionale dell’Azione cattolica che, raccogliendo l’invito di papa Leone XIV, propone una riflessione profonda e un impegno concreto per una pace “disarmata e disarmante”: una pace capace di superare confini, paure e divisioni e di costruire, giorno dopo giorno, relazioni di fraternità nella vita quotidiana.

Alle 9,30 sono arrivati i pullman che hanno portato i ragazzi provenienti da tutta la diocesi. Alle 10 l’arcivescovo Ciro Miniero ha celebrato la santa eucaristia in una chiesa gremita stracolma di ragazzi, sottolineando l’importanza della partecipazione e invitando i ragazzi a farsi portatori di speranza per il mondo. Ma nel corso della celebrazione è stata anche celebrato il 50° anniversario di matrimonio di una coppia di sposi. Poi tutti si sono trasferiti nell’auditorium, allestito con i manifesti preparati per l’occasione dalle varie delegazioni, dove tra musica, risate e allegria sono stati lanciati chiari segnali di condivisione.

Al termine della manifestazione abbiamo raccolto le impressioni del parroco di Sana Maria in Campitelli, don Gianni Longo.

ph G. Leva

Nonostante il clima inclemente è stata una grande festa.

“Sì. C’era un clima di gioia che realmente rendeva l’atmosfera molto molto bella, molto gioiosa. Dopo la celebrazione dell’eucaristia, la festa si è trasferita nell’auditorium della parrocchia. Abbiamo, infatti, deciso di evitare di fare il corteo, come era in programma, per il maltempo incombente, così la festa è continuata, con un’esplosione di gioia.

Quale idea è alla base della manifestazione?

L’idea è che, nel nostro piccolo, possiamo continuare ad essere costruttori di pace, a fare lì dove ci troviamo, dove viviamo, dei luoghi di pace, delle “case della pace”. Nonostante il cattivo tempo, tutte le parrocchie nelle quali opera l’Azione cattolica ragazzi hanno rispettato l’impegno e questo ci fa immensamente piacere ed è significativo dell’interesse con i quale l’invito è stato raccolto. Ci è dispiaciuto non coinvolgere la città, perché quella dei ragazzi è davvero un’associazione capace ancora di aggregare e di formare, non solo e non tanto forse le coscienze, ma soprattutto i cuori. Ma il messaggio è arrivato a destinazione.

Un messaggio che deve transitare sugli adulti e le famiglie.

E il messaggio è quello di ritornare a collaborare insieme con le parrocchie per una nuova primavera delle nostre associazioni, in particolare dell’Azione cattolica. Che è l’associazione.
a più stretto contatto nella parrocchia, di cui conosce la missione e con la quale si adopera per il bene umano, sociale, spirituale della nostra gente. Per quanto riguarda i genitori, ci aspettiamo che, man mano che le nostre attività parrocchiali prendono quota, collaborando insieme si mettano a progetto tantissime iniziative con loro, e ci accompagnino e ci aiutino dando la loro collaborazione per il bene della città degli uomini.

Ma viene davvero avvertita, anche dai ragazzi, un’esigenza di pace, di fronte a ciò che sta accadendo nel mondo, o c’è sempre il rischio che celebrare la pace assuma una connotazione accademica?

No. Non è una celebrazione accademica, anzi: c’è la consapevolezza che viviamo una società fortemente caratterizzata dal timore del presente e del futuro, in ordine alla pace globale. Ma anche nel territorio; ci sono tante tensioni, si vive correndo, la frenesia ci fa distruggere i rapporti, per cui è necessario ridire a noi stessi che dobbiamo essere, lì dove ci troviamo, costruttori di pare: formare case di pace che oggi sono urgenti. Con il modo consapevole di vivere il presente, dobbiamo ritornare a dare più valore alla comunità, allo stare insieme serenamente, tranquillamente in pace.

Diocesi

L’inizio dei ministeri dei nuovi parroci

ph Siciliani Gennari-Sir
26 Gen 2026

L’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la celebrazione eucaristica per l’inizio del ministero dei nuovi parroci nelle seguenti comunità parrocchiali: l8 febbraio  alle ore 11.30 alla parrocchia San Roberto Bellarmino in Taranto per don Giuseppe Cagnazzo;
il 15 febbraio alle ore 11 alla parrocchia Madonna delle Grazie in Grottaglie per don Lucangelo de Cantis.

Inoltre il 21 febbraio alle ore 18 alla parrocchia San Marco Evangelista in Torricella, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero presiederà la celebrazione eucaristica per la presentazione del nuovo amministratore parrocchiale don Danilo Minosa.