Diocesi

‘Rimembranze nostalgiche’ di Antonio Potenza è la marcia vincitrice del concorso ‘Città di Taranto’

ph G. Leva
09 Mar 2026

di Angelo Diofano

‘Rimembranze nostalgiche – Ad Antonio Trivisani’ è stato il brano vincitore  della seconda edizione del concorso internazionale di marce inedite per la Settimana Santa ‘Città di Taranto’, indetto dalla confraternita dell’Addolorata e San Domenico.

Il verdetto è giunto al termine della serata finale di sabato 7 marzo, nella basilica cattedrale, presentata da Rosalba De Giorgi, scaturito da una commissione tecnica di altissimo profilo composta dai maestri Ermir Krantja, Dario Di Coste, Michele Pezzuto, Donato Semeraro e don Giovanni Nigro (segretario del concorso, Donato Luccarelli).

La Grande Orchestra di fiati ‘Santa Cecilia’ di Taranto diretta dal m° Giuseppe Gregucci (direttore artistico del concorso) ha eseguito le cinque marce finaliste, senza che ne fossero resi noti titolo e autore.

Per la cronaca, ‘Rimembranze nostalgiche’  è stata la quarta marcia eseguita nella serata, introdotta dal saluto del padre spirituale della confraternita, mons. Emanuele Ferro.

La composizione vincitrice (cui è  andato anche il premio della giuria popolare e la menzione da parte della banda tarantina) è di Antonio Potenza, di Montemesola, che l’ha dedicata ad Antonio Trivisani, indimenticato suonatore di bassotuba nei complessi bandistici della zona.

Il secondo premio è stato assegnato invece a una composizione straniera, ‘Cristo dell’espirazione’ di Makris Charalampos (Grecia), la quinta a essere eseguita, apprezzata per la sua struttura originale, caratterizzata anche dal canto della banda.

Terza classificata, la marcia ‘La nazzicata’ di Rosario Durante (Calabria), seconda nel programma.

Infine il quarto posto in classificato  andato ex aequo a ‘Il passo dei perdoni all’amico Nicola Semeraro’ di Francesco Caramia, di Locorotondo (terza marcia in esecuzione) e a ‘Eterno sorriso’ di Angelo Giardina (Sicilia), la prima in programma della serata.

Il quinto premio, infine, non è stato assegnato.

Oltre alle cinque finaliste, la giuria ha voluto riconoscere il merito di altre due opere, cui sono andate le menzioni speciali della giuria: ‘Eroi della Pace’ di Angelo Palmisano di Martina Franca, vincitore della prima edizione, e ‘In Via Crucis’ di Edoardo Raimondo, di appena 14 anni, di Carosino.

Alla fine, applausi per i cinque finalisti e il consenso da parte delle autorità presenti, fra cui il prefetto Ernesto Liguori e il consigliere provinciale Francesco Marra, e un commosso ricordo per Tonino Gigante, commissario arcivescovile delle confraternite in città vecchia, recentemente scomparso, cui è stato intitolato il premio della giuria popolare.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

 

Quaresima in diocesi

‘Rimembranze nostalgiche’ di Antonio Potenza è la marcia vincitrice del concorso ‘Città di Taranto’

ph G. Leva
09 Mar 2026

di Angelo Diofano

‘Rimembranze nostalgiche – Ad Antonio Trivisani’ è stato il brano vincitore  della seconda edizione del concorso internazionale di marce inedite per la Settimana Santa ‘Città di Taranto’, indetto dalla confraternita dell’Addolorata e San Domenico.

Il verdetto è giunto al termine della serata finale di sabato 7 marzo, nella basilica cattedrale, presentata da Rosalba De Giorgi, scaturito da una commissione tecnica di altissimo profilo composta dai maestri Ermir Krantja, Dario Di Coste, Michele Pezzuto, Donato Semeraro e don Giovanni Nigro (segretario del concorso, Donato Luccarelli).

La Grande Orchestra di fiati ‘Santa Cecilia’ di Taranto diretta dal m° Giuseppe Gregucci (direttore artistico del concorso) ha eseguito le cinque marce finaliste, senza che ne fossero resi noti titolo e autore.

Per la cronaca, ‘Rimembranze nostalgiche’  è stata la quarta marcia eseguita nella serata, introdotta dal saluto del padre spirituale della confraternita, mons. Emanuele Ferro.

La composizione vincitrice (cui è  andato anche il premio della giuria popolare e la menzione da parte della banda tarantina) è di Antonio Potenza, di Montemesola, che l’ha dedicata ad Antonio Trivisani, indimenticato suonatore di bassotuba nei complessi bandistici della zona.

Il secondo premio è stato assegnato invece a una composizione straniera, ‘Cristo dell’espirazione’ di Makris Charalampos (Grecia), la quinta a essere eseguita, apprezzata per la sua struttura originale, caratterizzata anche dal canto della banda.

Terza classificata, la marcia ‘La nazzicata’ di Rosario Durante (Calabria), seconda nel programma.

Infine il quarto posto in classificato  andato ex aequo a ‘Il passo dei perdoni all’amico Nicola Semeraro’ di Francesco Caramia, di Locorotondo (terza marcia in esecuzione) e a ‘Eterno sorriso’ di Angelo Giardina (Sicilia), la prima in programma della serata.

Il quinto premio, infine, non è stato assegnato.

Oltre alle cinque finaliste, la giuria ha voluto riconoscere il merito di altre due opere, cui sono andate le menzioni speciali della giuria: ‘Eroi della Pace’ di Angelo Palmisano di Martina Franca, vincitore della prima edizione, e ‘In Via Crucis’ di Edoardo Raimondo, di appena 14 anni, di Carosino.

Alla fine, applausi per i cinque finalisti e il consenso da parte delle autorità presenti, fra cui il prefetto Ernesto Liguori e il consigliere provinciale Francesco Marra, e un commosso ricordo per Tonino Gigante, commissario arcivescovile delle confraternite in città vecchia, recentemente scomparso, cui è stato intitolato il premio della giuria popolare.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

 

Diocesi

Confraternita Addolorata e San Domenico: illustrate le iniziative in preparazione alla Settimana Santa

ph G. Leva
07 Mar 2026

di Angelo Diofano

Con la serata conclusiva del concorso internazionale delle marce funebri i cui brani finalisti saranno eseguiti dall’orchestra di fiati ‘Santa Cecilia-Città di Taranto’ diretta dal m° Giuseppe Gregucci, (oggi, sabato 7 alle ore 19 in basilica cattedrale, per la momentanea indisponibilità della chiesa di San Domenico) entrano nel vivo le iniziative e le celebrazioni della confraternita dell’Addolorata e San Domenico, illustrate venerdì mattina, venerdì 6, nell’oratorio confraternale.

Erano presenti il priore Giancarlo Roberti, il padre spirituale mons. Emanuele Ferro, l’addetto alla comunicazione Francesco Saracino, Nico Mondino e Antonio Melpignano, rispettivamente presidente e vice presidente dell’associazione ‘Taranto per San Pio’.

“Il programma confraternale – ha riferito mons. Ferro – è già in corso da due settimane, dall’inizio di Quaresima, con la processione notturna della ‘Forore’, la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri e le Via Crucis domenicali in San Domenico. Ovviamente guardiamo al compimento di quello che è il Triduo Santo in cui la confraternita offre alla città quel momento di fede importante che è il pellegrinaggio della Vergine Addolorata nella notte del Giovedì Santo.

Per sottolineare anche l’importanza del culto e della cura verso i defunti la confraternita ha inteso organizzare per sabato 14 alle ore 9.30 una Via Matris, con la commemorazione dei Sette Dolori di Maria per i vialetti del cimitero San Brunone, con la partecipazione dei confratelli in abito di rito”.

Fra le novità di quest’anno mons. Ferro ha citato l’arrivo delle reliquie di San Pio nella basilica cattedrale di San Cataldo l’11 marzo, con accoglienza alle ore 17.30 e la santa messa dell’arcivescovo alle ore 18.30; successivamente ci sarà la traslazione in San Domenico, che eccezionalmente chiuderà i battenti alle ore 22.30. L’indomani, 12 marzo, la chiesa resterà aperta per tutta la giornata, con alle ore 18 la santa messa per il commiato dalle reliquie.

Il padre spirituale della confraternita ha poi parlato dell’intervento edilizio in corso nella chiesa di San Domenico che tornerà a essere completamente aperta in occasione della Settimana di Passione, con la cupola completamente restaurata e consolidata.

Prendendo la parola, il priore Giancarlo Roberti ha sottolineato il grande impegno, come ogni anno, della confraternita in preparazione al Triduo Santo, con la massiccia partecipazione alle varie celebrazioni, in particolare alle Via Crucis domenicali: “Oltre agli appuntamenti già citati dal nostro padre spirituale, voglio ricordare la mostra relativa alla quarta edizione del concorso fotografica ‘La lunga notte della Madre’ dal 18 al 20 marzo in San Domenico dove saranno esposti anche i simboli del pellegrinaggio notturno dell’Addolorata – ha detto -. Da non dimenticare il concerto in San Domenico del Lunedì di Passione, il 23 marzo, con la partecipazione della Fanfara di Presidio del Comando interregionale Marittimo Sud. Sottolineo soprattutto la tradizionale funzione del Venerdì di Passione con la Commemorazione dei Sette Dolori di Maria, la cosiddetta ‘festa piccola’, una giornata importantissima per i confratelli, da dove tutto ha avuto inizio”.

Giancarlo Roberti ha infine riferito che la confraternita dell’Addolorata e San Domenico sta facendo girare su importanti emittenti televisive uno spot sulla processione dell’Addolorata.

Dal canto suo, Nico Mondino ha parlato dell’associazione ‘Taranto per San Pio’, di cui è presidente, sorta per incrementare la devozione al santo e per aiutare gli autistici a costruirsi un futuro. “Questi nostri ragazzi hanno grande desiderio di donarci tanto, con trasparenza, amore, energia e forza. L’associazione è stata fondata da  noi dieci soci, ognuno con una propria attività ed esperienza e soddisfazioni professionali.

Potevamo ritenerci soddisfatti di quanto ottenuto, ma ci siamo resi conto che senza l’affetto e la forza di questi ragazzi saremmo stati incompleti. Siamo impegnati a garantire loro un futuro quando i genitori non ci saranno più e per questi abbiamo varato il progetto ‘Aut aut aut’, , cioè ‘autismo, autonomia e autorevolezza’, offrendo la possibilità di una formazione professionale e di un inserimento lavorativo”.

Mondino tiene a sottolineare che l’arrivo a Taranto delle reliquie di San Pio (il saio, i guanti e le garze) avverrà grazie a Irene Gaeta, sua figlia spirituale, che in Cattedrale terrà una testimonianza, parlando anche della realizzazione in corso della ‘Cittadella di Padre Pio’ di Drapia (Vibo Valentia) con l’ospedale oncologico pediatrico, che sarà anche al servizio della nostra città.

“Le iniziative di ‘Taranto per San Pio’ continueranno il 12 marzo alle ore 15  – prosegue – all’università degli studi in via Duomo dove, grazie alla disponibilità del prof. Paolo Pardolesi (direttore del dipartimento jonico), ci sarà, alla presenza dei due sindaci, il gemellaggio tra Drapia e Taranto: due città unite in difesa dei più deboli, come nella missione di Padre Pio. Concluderemo al teatro Orfeo (ore 20.30)  con un festival che prevede l’esibizione di circa cinquanta ragazzi autistici, che si occuperanno anche della presentazione oltre che della parte grafica e della comunicazione. La serata si concluderà con l’intervento della madrina del nostro progetto, la cantante Annalisa Minetti, di cui è nota la particolare sensibilità alle tematiche attinenti ai più fragili, la cover band degli Stadio, gli ‘Stadio Sfera’ e di padre Francesco Cassano, parroco alla san Francesco di Paola, cantautore di musica cristiana”.

Anno giubilare particolare

Crispiano, Giubileo della carità

06 Mar 2026

Alla Madonna della Neve, in Crispiano, nell’ambito delle celebrazioni dell’anno giubilare per il 200° della fondazione della parrocchia (13 novembre 1826), domenica 8 marzo avrà luogo il ‘Giubileo della carità’.

Il programma prevede alle ore 11, in chiesa madre, la santa messa con le famiglie seguite dalla Caritas interparrocchiale che alle ore 13 parteciperanno al pranzo comunitario offerto dai commercianti e dai ristoratori crispianesi che avrà luogo nel centro pastorale ‘Santi Francesco e Chiara’.

 

Quaresima

“Dammi da bere”: il mistero di un Dio che si fa bisognoso

Il commento al Vangelo della III Domenica di Quaresima (Gv 4,1-42) approfondisce l’incontro tra Gesù e la donna samaritana come rivelazione di un Dio che si fa bisognoso dell’uomo

06 Mar 2026

di Luana Comma

C’è una sete che attraversa in profondità l’esistenza umana: non soltanto bisogno, ma desiderio di pienezza, di senso, di compimento. Il Vangelo della III Domenica di Quaresima (cf. Gv 4,1-42) si colloca precisamente dentro questo orizzonte, narrando l’incontro tra Gesù Cristo e una donna della Samaria, in un contesto carico di implicazioni storiche, simboliche e teologiche.

Il racconto si apre con una scelta che, a prima vista, potrebbe apparire semplicemente geografica, ma che rivela invece una necessità più profonda. Gesù, dovendo recarsi in Galilea, avrebbe potuto evitare la Samaria passando per la Transgiordania, come spesso facevano i giudei per non attraversare una terra ritenuta eterodossa. Eppure, il testo sottolinea che ‘doveva’ passare di là: un’espressione che rimanda non tanto a un obbligo esteriore, quanto a una urgenza interna alla sua missione. È il movimento stesso della salvezza che lo conduce verso ciò che è rifiutato e marginale.

La Samaria, infatti, porta con sé una duplice valenza. Da un lato, è terra disprezzata, segnata da una frattura religiosa e culturale; dall’altro, custodisce la memoria delle origini, poiché quel territorio è legato alla promessa fatta da Giacobbe al figlio Giuseppe (cf. Gen 48,22). Nella zona di Sichem si trova un pozzo unico nella regione, che nel racconto assume un significato simbolico di grande rilievo: esso richiama la Legge, il tempio, la sinagoga, cioè l’insieme delle strutture attraverso cui l’uomo si relaziona a Dio. È il luogo della mediazione e dello sforzo umano, dove l’acqua si attinge con fatica.

È proprio lì che Gesù, “affaticato per il viaggio”, si ferma. Questa annotazione, apparentemente marginale, rivela invece la verità della sua missione: egli è il seminatore che entra nella fatica della storia, assumendo su di sé il lavoro necessario perché il frutto possa maturare. La sua stanchezza non è soltanto fisica, ma esprime la concretezza di un impegno reale, inscritto nel tempo e nello spazio.

In questo contesto avviene l’incontro con la donna samaritana. Il fatto che il testo non ne riporti il nome non è secondario: ella appare come figura rappresentativa, quasi personificazione della Samaria stessa, ma anche dell’umanità in ricerca. Il dialogo che si apre tra i due assume così una dimensione simbolica e sponsale: il Messia si presenta come lo Sposo che va incontro alla sua sposa infedele. Il richiamo al profeta Libro di Osea è qui particolarmente significativo: «La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16). Non si tratta di un semplice scambio di parole, ma di un processo di riconciliazione e di rivelazione.

L’iniziativa parte da Gesù, che rivolge alla donna una richiesta tanto semplice quanto sorprendente: «Dammi da bere». Colui che è la sorgente dell’acqua viva si presenta come uomo assetato. In questo gesto si manifesta la profondità dell’Incarnazione: egli condivide fino in fondo la condizione umana, entrando nella logica del bisogno e della dipendenza. Ma proprio così egli abbatte la barriera che separava giudei e samaritani e, al tempo stesso, riconosce alla donna una dignità nuova, ponendola come interlocutrice capace di offrire qualcosa di indispensabile.

In questa dinamica si rivela il carattere universale del dono di Dio, che non distingue tra gli uomini, ma si rivolge all’umanità intera. Come ha sottolineato Giovanni Paolo II, la dignità della persona è un dato evangelico fondamentale; e, come ribadisce il Dicastero per la Dottrina della Fede, essa è infinita e inalienabile, radicata nell’essere stesso dell’uomo.

La donna, dal canto suo, risponde con rispetto, chiamando Gesù “Signore”, e manifesta stupore di fronte alla sua richiesta. Tuttavia, il suo orizzonte resta inizialmente limitato: ella conosce soltanto l’acqua del pozzo, simbolo di una ricerca religiosa fondata sullo sforzo umano. Non riesce ancora a concepire un’acqua che sia dono gratuito, sempre disponibile, capace di colmare definitivamente la sete.

È qui che si inserisce la rivelazione di Gesù: egli promette un’acqua viva, una sorgente che sgorga interiormente e che non si esaurisce. Non si tratta di un semplice accumulo di conoscenze o di una saggezza acquisita, ma di una vita nuova, di una forza e di una fecondità che l’uomo non possiede da sé. È un dono permanente, che rende l’uomo pienamente conforme al progetto creatore di Dio.

Questa parola risveglia nella donna un desiderio più profondo. Progressivamente, ella si apre alla luce, fino a mostrarsi disposta ad abbandonare il pozzo della Legge, cioè a rompere con il passato per accogliere una nuova esistenza. In questo passaggio si compie una vera trasformazione: dall’incomprensione iniziale alla disponibilità, dalla ricerca faticosa all’accoglienza del dono.

Il punto culminante del brano si colloca nel superamento di ogni contrapposizione cultuale. Gesù non si limita a confrontare il culto samaritano con quello giudaico, ma introduce una prospettiva radicalmente nuova: è lui stesso il luogo dell’incontro con Dio. Non sono più determinanti gli spazi sacri, ma la relazione viva con la sua persona. Egli è il nuovo santuario, la sorgente da cui scaturisce l’acqua dello Spirito. Il Dio della Legge si rivela così come Padre, un Dio che dà vita, che ama senza esclusioni e che abbatte ogni barriera.

In questa luce, il racconto evangelico diventa rivelazione anche per il presente. Esso invita a riconoscere una verità spesso dimenticata: non siamo noi ad attendere Dio, ma è Dio che attende noi. Come ricordava Divo Barsotti (monaco e scrittore), l’uomo pensa di cercare, mentre è già cercato.

E si dischiude, infine, un paradosso decisivo: il mondo può anche fare a meno dell’uomo, ma Dio ha scelto di non fare a meno della sua risposta. Per questo, nella richiesta umile di Gesù — «dammi da bere» — si rivela un Dio che si fa mendicante dell’uomo, per poterlo colmare della sua vita.

Così, nel cammino quaresimale, questo Vangelo non solo illumina il mistero di Cristo, ma svela anche la verità dell’uomo: creato per accogliere un dono che lo supera e che, una volta ricevuto, lo trasforma in sorgente viva, capace di dissetare a sua volta la storia.

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

L'argomento

Referendum costituzionale: le ragioni del Sì e quelle del No a confronto

06 Mar 2026

di Paola Casella

Comprendere le ragioni del Sì e del No sul referendum Giustizia per poter scegliere in maniera consapevole e responsabile. È questo lo scopo dell’evento – organizzato dall’ufficio per i Problemi sociali e lavoro, Giustizia e pace, Custodia del Creato dell’arcidiocesi di Taranto e dall’Azione Cattolica di Taranto – che si svolgerà nella biblioteca Acclavio, lunedì 9 marzo alle ore 18.
Se ne parlerà con gli avvocati Vincenzo Di Maggio e Gaetano Vitale.
Aprirà i lavori il direttore dell’ufficio per i Problemi sociali e lavoro, Giustizia e pace, Custodia del Creato, don Antonio Panico, seguiranno i saluti della presidente di Azione Cattolica Taranto, Letizia Cristiano; modererà il giornalista Giovanni Camarda.
L’appuntamento con le urne è fissato per domenica 22 e lunedì 23 marzo prossimi.
L’incontro ha anche lo scopo di incentivare la partecipazione dei cittadini aventi diritto al voto, nell’auspicio di poter contribuire a segnare un’inversione di tendenza rispetto al passato. Da qualche tempo, infatti, le percentuali di astensionismo sono sempre più alte, tanto da aver destato le preoccupazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della Cei pugliese che, in occasione delle elezioni regionali, ha realizzato un video per promuovere la partecipazione.
Dare il proprio contributo alla costruzione del bene comune è responsabilità di ogni cittadino ed in particolare di chi è credente, chiamato a dare testimonianza non solo attraverso la sfera della propria vita personale, ma anche attraverso il proprio apporto alla vita sociale.
Papa Francesco, attingendo alla lingua argentina, ha coniato il verbo ‘balconeare’ per indicare coloro che mostrano distacco ed indifferenza rispetto al mondo circostante. Un atteggiamento, questo, che è assolutamente da evitare.
La responsabilità della scelta si basa innanzitutto sulla necessità di informarsi, ascoltando la voce di tutti, privilegiando quelle occasioni che si configurano come momento di dialogo e di confronto leale e rispettoso di tutte le posizioni in campo.

 

Eventi a Taranto e provincia

Torricella: nella chiesa SS. Trinità, targa ‘Mimosa 2026’

06 Mar 2026

In occasione della Giornata internazionale della donna, il circolo Mcl ‘Torricella nel cuore’ organizza la quarta edizione della ‘Targa Mimosa 2026’ sabato 7 nella chiesa SS. Trinità di Torricella dopo la celebrazione eucaristica delle ore 18 presieduta dall’amministratore parrocchiale don Danilo Minosa. Il tema scelto per l’edizione 2026, ‘Donne: libere di essere, libere di scegliere’, pone l’accento sull’importanza dell’autodeterminazione e della parità sostanziale come motori del progresso sociale. I riconoscimenti ‘Targa Mimosa 2026’ saranni conferiti a personalità d’eccellenza distintesi nel campo istituzionale, accademico, sociale e artistico: fott.ssa Rosa Anna Depalo, presidente del Tribunale di Taranto; on. Adriana Poli Bortone, sindaco di Lecce; prof.ssa Maria Antonietta Aiello, rettrice dell’Università del Salento; dott.ssa Gigia Bucci, segretaria generale Cgil Puglia; on. Georgia Tramacere, deputata al Parlamento europeo; Patrizia Conte, cantante jazz, vincitrice di The Voice senior 2025; Silvana Turco, pittrice; coro parrocchia San Marco Evangelista (Torricella); coro ‘Pescatori di uomini’ (parrocchia San Pietro Apostolo, Monacizzo).

La manifestazione, che vedrà la partecipazione di autorità civili, militari e rappresentanti istituzionali, sarà moderata dalla giornalista di Telerama, Nicla Pastore, con il contributo musicale del violinista Francesco Greco e della sua band. La presidente del circolo Mcl, Grazia Pignatelli, ha sottolineato lo spirito dell’iniziativa: «La Targa Mimosa è un riconoscimento rivolto a tutte le donne che hanno donato il proprio contributo per la crescita del territorio. Il nostro slogan quest’anno è un grido di speranza e orgoglio: essere libere di scegliere è l’unico modo per imparare davvero a volare. Vogliamo celebrare una società che offra ali e non catene».

La presidente ha inoltre espresso profonda gratitudine al presidente del Consiglio regionale, dott. Toni Matarelli, per il patrocinio morale e al presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, per la costante vicinanza. Un ringraziamento particolare è stato rivolto al parroco don Danilo Minosa per l’ospitalità, al direttivo del circolo (Elena Depascale, Filomena Panarese, Cotrina Orlando, Annamaria Campa e Mino Bianco) e all’operatore culturale Giuseppe Semeraro.

 

Diocesi

Essere discepoli sempre: conferenza di mons. Ripa alla Regina Mundi

05 Mar 2026

Sabato 7 alle ore 19 nella chiesa parrocchiale intitolata alla Regina Mundi di Martina Franca mons. Andrea Ripa terrà una catechesi sulla bellezza dell’essere discepoli oggi. Il relatore è vescovo titolare di Cerveteri nonché segretario del supremo tribunale della Segnatura apostolica.

La conferenza, dal titolo appunto ‘Essere discepoli sempre’, sarà (riferisce il parroco don Martino Mastrovito) “un momento importante della nostra Quaresima in comunità, un’opportunità di qualità che vogliamo dedicarci per stare insieme, riflettere e ricevere stimoli nuovi”.

Domenica 8 mons. Andrea Ripa celebrerà in parrocchia la santa messa delle ore 11.30.

 

Lavoro

Ilva: forti perplessità sulla vendita
Per la sicurezza, ispettori dal governo

05 Mar 2026

di Silvano Trevisani

È il momento delle scelte e degli interventi decisivi. L’incontro svoltosi a Palazzo Chigi lo ha chiarito, ma ha confermato l’intenzione di vendere l’ex Ilva e di venderla – almeno per ora – al gruppo americano Flacks mentre i sindacati, e anche gli imprenditori privati, chiedono che lo Stato resti, almeno nei primi tempi, proprietario. Ma è stato anche programmato un incontro specifico sulla sicurezza dello stabilimento per il 13 marzo, mentre il ministero del lavoro invierà degli ispettori che il 12 marzo saranno a Taranto per un incontro tecnico. Sindacati e imprese ritengono, da parte loro, strategica la produzione dell’acciaio e importante la salvaguardia del lavoro. In particolare, i rappresentanti degli imprenditori hanno presentato un report dal quale emerge che il 64% degli imprenditori considera l’acquisto di acciaio italiano un asset strategico per la competitività del sistema Paese, mentre per il 68%, il rilancio dell’ex-Ilva è fondamentale sia per l’industria italiana che per quella europea, specialmente in vista dell’applicazione del regolamento Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism).

Ma nell’incontro si è parlato soprattutto di sicurezza, dopo i due tragici eventi delle scorse settimane, quindi delle manutenzioni, degli appalti, della sentenza del tribunale di Milano. Tra le decisioni annunciate dal governo, l’invio da parte del ministero del Lavoro, di ispettori sugli impianti, per verificare le condizioni e le criticità; il ricorso contro la sentenza del tribunale di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo, che sarà presentato dai commissari straordinari di AdI in as; l’integrazione delle disposizioni dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, anche alla luce della stessa sentenza.

Quanto alla vendita, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ha dato mandato ai commissari di accelerare le procedure per la cessione a Flacks, mentre non ha più fatto alcun riferimento all’interesse di Jindal, che aveva lui stesso rappresentato nei giorni scorsi, in occasione del suo viaggio in India.

“Noi abbiamo insistito – ha riferito il segretario generale della Fm Ferdinando Uliano – nel chiedere al governo di pensare a un piano B nella quale il governo è la parte trainante dell’assetto proprietario, aggregando gli industriali del Paese. Abbiamo visto, in tal senso, che il presidente di Federmeccanica ha fatto dichiarazioni importanti rispetto all’interesse della classe imprenditoriale. Abbiamo chiesto al governo di chiarire questo aspetto perché non crediamo assolutamente che in tre settimane possano essere attuate le procedure di vendita. Abbiamo manifestato il nostro scetticismo: sono anni che aspettiamo salvatori della patria che non ci sono. Poiché parliamo di un asset strategico deve essere il governo a provvedere”.

Ma per i sindacati diventa imprescindibile un piano straordinario per la sicurezza. La manutenzione deve essere rafforzata sia con risorse sia con uomini, sia con un coordinamento delle ditte che si occupano di manutenzione, perché non sono più tollerabili situazioni drammatiche.

Per il sindacato è fondamentale la continuità nella produzione industriale e il governo ha dichiarato di lavorare in tal senso e noi li abbiamo sfidati a garantire la sicurezza degli impianti e la sicurezza dell’ambiente.

Secondo la Usb: “Non si può pensare di affrontare una situazione di queste dimensioni continuando ad intervenire con misure tampone e con decreti da poche centinaia di milioni di euro alla volta.
Gli stessi dati discussi al tavolo parlano di danni accumulati nella gestione Arcelor Mittal per miliardi di euro. È evidente che il tema non è più la gestione ordinaria, ma la necessità di un intervento industriale straordinario con un fondo ad hoc, definito subito dal Governo. Dopo l’esperienza vissuta con ArcelorMittal, è legittimo chiedersi se sia davvero immaginabile che un nuovo soggetto privato possa assumersi da subito l’onere di investimenti enormi su un impianto che necessita di interventi strutturali per miliardi di euro”. Per questo, ribadiscono la necessità che la siderurgia italiana sia posta sotto controllo pubblico. Solo un intervento diretto dello Stato può garantire le risorse necessarie per rimettere in sicurezza gli impianti, ricostruire una prospettiva industriale credibile e tutelare davvero i lavoratori e la salute pubblica.

Al termine del tavolo, è stato calendarizzato un incontro specifico sulla sicurezza dello stabilimento e degli impianti a Taranto per il 13 marzo.
L’impegno del Governo è quello di riconvocare il tavolo di palazzo Chigi nuovamente entro un mese.

All’incontro hanno partecipato i ministri delle Imprese Urso, del Lavoro, Marina Calderone, e dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin; il sottoegretario alla presidenza del consiglio, Mantovano, i rappresentanti di Fiom, Fim, Uilm, Ugl metalmeccanici, Usb e Federmanager. Presenti, inoltre, i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e i commissari straordinari del gruppo Ilva.

Ecclesia

Dignità umana, ia e identità nel nuovo testo della Commissione teologica internazionale

ph Mj-Sir
05 Mar 2026

“Quo vadis, humanitas?” – “Dove stai andando, umanità?”. È la domanda posta al centro del nuovo documento della Commissione teologica internazionale (Cti), pubblicato al termine di un quinquennio di lavoro e approvato all’unanimità nella sessione plenaria del 2025. Il documento nasce nel segno del 60° anniversario della costituzione pastorale Gaudium et spes (1965-2025) e si misura con una stagione culturale segnata dalla “recente accelerazione dello sviluppo tecnologico” e dall’intelligenza artificiale, che – come ricorda il Papa – “comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”. Non si tratta di un testo di condanna della tecnologia, ma di discernimento. La Cti riconosce il valore delle innovazioni scientifiche e tecnologiche, ma mette in guardia dal rischio che alcune prospettive sul futuro dell’uomo producano non un umano eccezionale, bensì “forme di eccezione all’umano autentico”.

Transumanesimo e postumanesimo
Una parte centrale del documento è dedicata al confronto con il transumanesimo e il postumanesimo, presentati come “prospettive diverse nella comprensione della natura umana e del futuro dell’umanità”. Il transumanesimo sostiene che l’essere umano possa e debba utilizzare le risorse della scienza e della tecnologia per superare i limiti biologici della condizione umana, fino a prospettare un’“immortalità individuale supportata dalla tecnologia”. Il postumanesimo spinge oltre questa logica: mette in discussione la specificità della forma umana e rende “del tutto fluido il confine tra l’umano e la macchina”. Secondo la Commissione, entrambe le correnti condividono spesso una valutazione negativa della condizione umana così com’è.

In questa prospettiva i teologi parlano di “risentimento nei confronti della vita reale”, che non può costituire una base adeguata per pensare il progresso umano.
In queste tendenze il documento riconosce anche i tratti di quello che papa Francesco ha definito “neo-gnosticismo”: una salvezza “meramente interiore”, che pretende di liberare l’essere umano dal corpo, dal cosmo e dalla storia. La Cti individua quattro elementi problematici ricorrenti: il tentativo di reinventare radicalmente l’identità umana; un perfezionismo “individualista ed elitario” che rende superflua la condizione umana attuale; il rischio di nuove fratture sociali tra un’umanità “potenziata” e una destinata all’esclusione; e uno sguardo generalmente negativo sull’esperienza religiosa, considerata come ostacolo al progresso. In questo quadro, il documento avverte che un sapere “senza corpo, né limiti, né legami, né senso morale” può diventare “una minaccia rispetto al vero bene dell’umanità”.

Transumanesimo e postumanesimo

Il transumanesimo è un movimento filosofico e culturale che sostiene l’uso delle tecnologie per superare i limiti biologici dell’essere umano, fino a prospettare l’estensione indefinita della vita e l’“immortalità individuale supportata dalla tecnologia”.
Il postumanesimo mette invece in discussione la centralità della forma umana e propone una visione in cui il confine tra uomo, macchina e ambiente diventa sempre più fluido, fino a rendere “del tutto fluido il confine tra l’umano e la macchina”.

Vocazione, identità, dramma
Il documento non si limita alla critica ma propone una lettura positiva della condizione umana articolata attorno a quattro categorie. La prima è lo “sviluppo integrale”: ogni concezione di progresso deve essere orientata a un “orizzonte personale e sociale, commisurato al bene comune”. La seconda è la “vocazione integrale”. “La vita dell’essere umano è vocazione”, ricorda la Commissione citando papa Francesco, e questa chiamata precede ogni risposta dell’uomo. La terza categoria è l’“identità”, descritta come “dono e compito”: non una realtà immobile ma una dinamica che si costruisce nelle relazioni, nella corporeità, nell’appartenenza a un popolo e nella relazione con Dio. La quarta è la “condizione drammatica” dell’esistenza.

Il processo di formazione dell’identità personale si sviluppa dentro la storia e attraversa limiti, sofferenze, peccati e fallimenti, in un dialogo tra libertà umana e libertà divina.

In Cristo, afferma il documento, le tensioni che attraversano l’esperienza umana trovano il loro compimento: “non ci può essere ‘trans’ o ‘post’ che la novità di Cristo non abbia già integrato in anticipo”. Lo sguardo conclusivo del testo si rivolge ai poveri. Lo sviluppo tecnologico, osserva la Cti, tende a favorire soprattutto chi possiede già potere e risorse, con il rischio che i più fragili diventino “danni collaterali, spazzati via senza pietà”. Per questo – ricorda papa Leone XIV nella Dilexit te – “Cristo col suo amore donato sino alla fine mostra la dignità di ogni essere umano”, una dignità che non ammette eccezioni né potenziamenti selettivi.

Diocesi

Nominato il Comitato per i festeggiamenti di San Cataldo

ph G. Leva
05 Mar 2026

Mercoledì 4 marzo, l’arcivescovo Ciro Miniero ha costituito il Comitato per i festeggiamenti in onore di San Cataldo, protettore della città e dell’arcidiocesi, per l’anno 2026.

La cerimonia si è svolta nella Sala della colonna situata nella Cripta della basilica cattedrale di san Cataldo e si aperta con un commosso ricordo del cavalier Tonino Gigante, anima dell’organizzazione dei festeggiamenti e non solo, venuto a mancare nei giorni scorsi, lasciando un grande vuoto nella comunità diocesana. Ad Angelo D’Eri, che ne è stato il braccio destro, è stato affidato il compito di sostituirlo nel ruolo di segretario.

“In questi tempi così difficili per la città e per l’umanità intera – ha detto mons. Miniero – dobbiamo ispirarci all’opera del vescovo Cataldo quale artefice della ricostruzione fisica e spirituale della comunità”.

Il Comitato, pertanto, è così composto:
presidenza e direttivo: mons. Emanuele Ferro, presidente comitato, basilica cattedrale San Cataldo; Giovanni Mortato, vice presidente; Francesco Zito, vice presidente; Angelo Dario D’Eri, segretario; Francesco Andrea Falcone, cassiere; Antonello Papalia, priore confraternita Maria SS. del Carmine; Giancarlo Speranza Roberti, priore confraternita Maria SS. Addolorata;

membri: don Francesco Simone, direttore ufficio diocesano Beni culturali; Vincenzo Cesareo, presidente Camera di Commercio; Mattia Giorno, vice sindaco Comune di Taranto; Carmine Pisano, segreteria Comune di Taranto; Doriana Imbimbo, rappresentante amministrazione provinciale; cap. vas. Cosimo Viscardi, rappresentante Comando in capo; cap. vas.  Nicola Ricciardi; rappresentante Comando in capo; primo lgt Ivan Delgaudio, rappresentante Capitaneria di porto; Michele Matichecchia, comandante Polizia locale; Cosimo Muolo, coordinatore allestimenti e logistica; Elena Modio, giornalista Nuovo Dialogo; Vito Alfonso, dirigente Ufficio scolastico provinciale di Taranto; Stella Falzone, direttrice Museo archeologico di Taranto; Marcello Perri, presidente orafi; Giovanni Gugliotti, presidente Autorità portuale; Michele De Pace, rappresentante Confindustria; Beatrice Lucarella, rappresentante Confindustria; Alberto Mosca, rappresentante Ascom; Francesco Simonetti, responsabile Palio di Taranto.

 

ph G. Leva