Martedì Santo, 31 marzo, la parrocchia di Santa Maria La Nova, a Pulsano, terrà alle ore 20 la Via crucis itinerante dei giovani, con raduno in via Taranto, nei pressi dell’ingresso del cimitero.
Nel caso di avverse condizioni meteo, la Via crucis avrà ugualmente luogo ma in chiesa anziché all’esterno.
Lunedì Santo, 30 marzo, alla rettoria di Santa Maria di Talsano (via per San Donato), alle ore 19, avrà luogo la catechesi contempl-attiva intitolata ‘La scelta’ con i personaggi di Pilato, Giuda, Pietro e Maddalena che interpreteranno le scene del processo, del bacio, del pianto e dell’annuncio.
Oggi, lunedì 30, alle 20.30 nella chiesa Madonna delle Grazie, e domani, martedì 31 marzo, alla stessa ora, nella chiesa San Giovanni Bosco, per la dodicesima edizione del Mysterium Festival, in programma ‘Noi siamo onde’, progetto generato da ‘Due mari, un solo cielo’, nuova commissione affidata al m° Roberto Molinelli in prima esecuzione assoluta. Con l’Orchestra giovanile della Magna Grecia – Città di Taranto, diretta dal m° Luigi Leo, il soprano Martina Tragni, il Lucania Apulia Chorus, il Coro giovanile pugliese, il Coro voci bianche delle scuole di Taranto.
Il progetto
‘Due mari, un solo cielo’, opera per coro di voci bianche, soprano e orchestra, nasce da una nuova commissione affidata a Roberto Molinelli, da anni fra i maggiori collaboratori dei progetti musicali realizzati dall’Orchestra ico Magna Grecia, autore della musica su testi di Melissa Mastrolorenzi. Pensato come un incontro generazionale e timbrico di grande forza evocativa, in cui la purezza del coro di voci bianche si fonde con la maturità espressiva di L.A. Chorus e con la ricchezza sonora dell’Orchestra giovanile della Magna Grecia – Città di Taranto.
La scrittura musicale, raffinata ed emozionale, costruisce un dialogo continuo tra innocenza e consapevolezza, luce e profondità, dando vita a un paesaggio sonoro in costante trasformazione. L’opera si configura come un’esperienza di forte impatto emotivo e poetico, dove la coralità diventa spazio di ascolto condiviso e simbolo di continuità tra passato e futuro. Il progetto intende offrire al pubblico una creazione originale capace di unire eleganza formale e intensità espressiva, confermando la vocazione del progetto 2026 alla produzione di nuove opere e alla valorizzazione della musica come luogo di incontro, memoria e visione.
Nel complesso, si tratta di un’opera resa possibile anche grazie alla preziosa collaborazione di diverse scuole tarantine e all’attento lavoro di coordinamento e preparazione delle insegnanti. Queste le scuole, con gli insegnanti che hanno realizzato un attento lavoro di coordinamento e preparazione dei diversi cori: istituto comprensivo statale Vittorio Alfieri (coordinatrice e preparatrice del coro ins. Dora Marangi; preparatrici del coro ins. Alessandra Corbelli e ins. Loredana Pennarola); istituto comprensivo statale XXV luglio – Bettolo (preparatrice del coro ins. Anna Russo); istituto comprensivo statale San Giovanni Bosco (preparatore del coro ins. Roberto Ceci), coro Mani bianche – Lis (preparatrice del coro ins. Tiziana Spagnoletta); istituto comprensivo statale Vincenzo Martellotta, preparatrice del coro ins. Nancy Barnaba; istituto comprensivo statale Alessandro Volta (preparatrice del coro ins Elena Battista).
Il Mysterium Festival, rassegna di Fede, Arte, Storia, Tradizione e Cultura, è una produzione realizzata da Le Corti di Taras in collaborazione con ico Magna Grecia, L.A. Chorus, ARCoPu e Arcidiocesi di Taranto, con il patrocinio del Comune di Taranto, della Regione Puglia, del Ministero della Cultura e in collaborazione con Bcc Banca di Credito cooperativo San Marzano di San Giuseppe, TP Italia, Varvaglione Vini, Caffè Ninfole, Programma Sviluppo, Baux Casa, Comes, Chemipul italiana.
Direzione artistica del m° Pierfranco Semeraro in collaborazione con il m° Piero Romano, direttore artistico dell’ico Magna Grecia.
Eventi su prenotazione gratuita: eventbrite. Biglietti online: Vivaticket. Info: Le Corti di Taras – via Ciro Giovinazzi 28 (392.9199935).
Lunedì 30, martedì 31 marzo e mercoledì 1 aprile la parrocchia di San Francesco De Geronimo, al quartiere Tamburi, terrà le solenni Quarantore dalle ore 9 alle ore 18; a seguire, sarà celebrata la santa messa. Inoltre, oggi, lunedì 30 marzo, alle ore 19 si terrà l’adorazione eucaristica de L’Ora di Gesù animata dal Gruppo Scout Taranto 11.
A distanza di alcuni giorni dall’esito del referendum, è necessaria qualche considerazione, magari asettica, glaciale e distaccata. La affermazione del No non è solo una disfatta totale, un fallimento clamoroso, un crollo rovinoso della presidente del Consiglio e del ministro della Giustizia, ma di tutta la maggioranza di governo e dei partiti che la compongono, del Comitato Sì Riforma e del suo portavoce, della Unione delle Camere Penali. Una debacle ancor più clamorosa se si pensa che erano stati mobilitati gli strumenti a disposizione, dal martellamento RAI e Mediaset, alla pressione sulle scuole, passando dal podcast di Fedez alle pagine dei social, strumentalizzando qualsiasi notizia o caso di cronaca. Ma occorre essere prudenti e guardare il tutto. Il prevalere del No non si può, nel modo più assoluto, considerare una vittoria del campo largo, dei partiti di opposizione, dell’Associazione Nazionale Magistrati, di Repubblica e di LA7, ma di quella parte della società civile che ha smesso totalmente e da tempo di votare per partiti che non la rappresentano. Chi scrive ha incontrato, la mattina di domenica scorsa, proprio nei pressi della propria sezione elettorale, un caro amico che ha mostrato, senza difficoltà, l’ultima data del proprio certificato: era il 4 dicembre del 2016, la data del referendum che bocciò la riforma costituzionale voluta da Matteo Renzi. È quella parte della società civile che soffre dei molti disagi della povertà crescente, della precarietà del lavoro, di servizi inadeguati per la scuola e la salute, che appare silenziosa ma che manifesta contro le mattanze della Striscia di Gaza, della Cisgiordania, dell’Ucraina, dell’Iran, del Libano, contro il riarmo, l’intolleranza, il pregiudizio, la violenza contro le donne, l’attacco a diritti civili faticosamente ottenuti. In questo caso si può dire che non li hanno visti arrivare: non si è accorto per davvero nessuno del loro arrivo. È il trionfo di una generazione giovane, su cui grava la totale assenza di futuro, lo sdoganamento di una scelleratezza senza limiti ai più alti livelli di potere, la vittoria della legge del più forte contro gli organismi di carattere internazionale, sorti per la difesa dei diritti umani. Ma è anche la vittoria di un movimento intergenerazionale che oggi riprende esigenze di cambiamento di un sistema che affossando principi elementari di giustizia, libertà, di rispetto per le diversità e per l’ambiente, sta trasformando il mondo intero in un sistema di guerra. È la gioventù che aveva stupito nei cortei a favore della Flottilla, la stessa che si era riversata nelle piazze dopo la tragedia di Giulia Cecchettin, la stessa che ha solcato il pianeta aderendo ai Fridays for Future e altri raduni sulla emergenza climatica. C’è un errore di fondo che attraversa, da tempo, il dibattito pubblico nel nostro paese: la convinzione che la politica possa fare a meno dei partiti. No, non è così, non può e non deve essere così. Il vero problema non è scegliere fra società civile e partiti come se fosse una facoltà di opzione, ma alimentare una arte di argomentare e di ragionare costante, perché se società civile e partiti smettono di parlarsi, il vuoto che si crea è il terreno fertile per ogni sorta di deriva. Ma per dare esistenza a quel parlarsi è indispensabile che da entrambe le parti ci sia apertura, ascolto, attenzione, una vera disponibilità e, soprattutto, un atteggiamento di collaborazione. Ma non è stato sempre così, almeno negli ultimi anni, ma questa volta va quanto meno tenuto conto di una novità: che l’opinione pubblica è mutevole e variabile, che non è immobile, che ci sono altre, diverse e nuove consapevolezze di cui non si può non tener conto e pure forme di organizzazione impreviste e imprevedibili, alla stessa maniera dei soggetti che le promuovono e muovono. Tutto questo ha scompaginato del tutto il lavoro dei sondaggisti, le cui previsioni si sono rivelate essere più sfocate: oggi siamo in presenza di una pressocchè assoluta mancanza di comprensione dei movimenti sociali che non sono più reperibili nelle “forbici” di ogni ipotesi sondaggistica. Nessuno, nelle settimane precedenti al voto ha intercettato la spinta alle urne, che ha stravolto tutte le previsioni e ha invalidato ogni schema matematico. Spettacolare l’imbarazzo apparso sulle diverse reti televisive, all’inizio dei tanti talk programmati per monitorare lo scrutinio, dei manager delle società di sondaggio che apparivano incerti per una percentuale di votanti che vanificava tutti gli schemi di calcolo approntati per afferrare la previsione vincente dei risultati. Tuttavia, segnali non erano mancati. Ma bisognava avere orecchie tarate su codici non convenzionali, che emergevano dalle pieghe dei meandri digitali dei diversi social, per interpretare quanto si annunciava in rete. E proprio chi, come i sondaggisti vive a stretto contatto con cifre e con numeri, appariva a disagio dinanzi al fluire di manifestazioni di quei comportamenti che erano stati fino ad oggi ricostruiti ma non osservati. Aree inesplorate, in cui stanno quei giovani o quei professionisti o quei residenti di grandi città che avevano deciso di diluire le file davanti ai seggi. Come era possibile che venissero scompigliati gli stereotipi che volevano proprio quelle figure del tutto disinteressate dalla politica? Questo è un piccolo spaccato per illuminare uno scenario: il mondo digitale ha invaso la nostra esistenza e va abitato politicamente, con nuove regole, ma senza importare in quello scenario le modalità del ’900. Sono comunità instabili, che si muovono secondo le regole della soluzione di un problema e non delle appartenenze ideologiche. Siamo sul ciglio di un vulcano: la lava questa volta è scesa su un versante ma non sarà lo stesso la prossima volta. L’aspetto che va compreso è che siamo al cospetto di un modo di vivere che si basa sulla relazione diretta che connette partecipazione e decisione, senza deleghe o mediazioni. Questa è la lezione da capire, questa è la lezione che ci lascia in eredità questo referendum.
L’ultimo giorno di scuola. Un’occasione per riflettere facendo festa, nel riconoscimento del lavoro fatto da una realtà solida, che incontra tutte le difficoltà di chi vuole eccellere in questo territorio: così, con sentimenti di stima, di affetto e di quieta rassegnazione, la tifoseria ha salutato la Prisma nell’ultima partita della stagione. Per la 26esima ultima giornata della serie A2 maschile non c’erano punti pesanti in palio ma la voglia di riscatto e l’onore. Dopo l’ultima sconfitta in casa della Virtus Aversa è infatti sfumato definitivamente l’obiettivo playoff. Dall’altra parte della rete la Sviluppo Sud Catania ha condiviso lo stesso destino. Ebbene, davanti al proprio pubblico, a trovare maggiori motivazioni è stata La Cascina, che ha liquidato i siciliani con un secco 3-0 (25-17, 25-16, 25-20). Non è stata un’amichevole né una partita dall’esasperato livello agonistico. Di certo lo spettacolo non è venuto meno, a beneficio degli adulti, giovani e giovanissimi che sono accorsi al Palafiom.
Il match Taranto – Catania
È buona la partenza dei rossoblu: 5-2 con l’ace di Guilherme Maia. I punti di vantaggio diventano sette (18-11) con coach Montagnani che è costretto al secondo timeout. Gli ospiti possono recuperare solo qualche punto, grazie a Raul Parolari: la Prisma chiude senza problemi (25-17). Taranto inarrestabile nelle prime fasi del secondo set (10-3). Catania non reagisce e soccombe per 25-16. Gli ionici tornano in campo un po’ deconcentrati, imprecisi, e gli ospiti ne approfittano (2-7). Spinti da Nwachukwu Kelvin Arinze e dallo stesso Parolari, restano avanti sino a metà set, poi Nicola Cianciotta pareggia 13-13. La battuta vincente di Luca Lorusso, che a fine incontro sarà eletto mvp, vale il punto del vantaggio 15-14. La Cascina allunga il break con altri tre punti. Catania si rifà sotto 18-17. Ma la Prisma è intenzionata a non prolungare la partita: la chiude in un’ora e venti di gioco, con il sigillo di Cianciotta.
La classifica
Gli uomini allenati da Pino Lorizio hanno chiuso la regular season al nono posto in graduatoria. Con 34 punti, frutto di 12 vittorie e 14 sconfitte. Le squadre che accedono ai playoff sono nell’ordine: Pineto, Brescia, Pordenone, Ravenna, Aversa, Lagonegro, Macerata, Porto Viro. Taranto ha mancato l’ottavo posto per un solo punto. Ma non c’è spazio per il rimpianto, per le recriminazioni: l’ultimo successo rappresenta il miglior viatico per dare continuità al progetto di Tonio Bongiovanni ed Elisabetta Zelatore. Per programmare al meglio la prossima stagione. Il torneo, la cui prima parte si è conclusa ieri, è stato livellato, con le squadre separate da pochi punti. Lo attesta la stessa classifica. A guidarla c’è l’Abba Pineto, alla quale la Prisma aveva strappato un punto, due settimane fa, al termine di un match entusiasmante. Che gli ionici avrebbero pure potuto vincere.
Taranto – Catania nel racconto fotografico di Giuseppe Leva
Al Cuore Immacolato di Maria, a Taranto, oggi, lunedì 30, dopo la santa messa, alle ore 19, il parroco mons. Giovanni Chiloiro guiderà un momento di meditazione sul tema ‘In viaggio con don Tonino’ imperniata sulla figura di mons. Tonino Bello, per prepararsi in modo nuovo alla Settimana Santa. I testi e i dialoghi saranno a cura della comunità.
Un fatto senza precedenti ha segnato la Domenica delle Palme nella Città santa: nella mattinata di oggi la Polizia israeliana ha impedito al patriarca latino di Gerusalemme, il card. Pierbattista Pizzaballa, e al custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, di entrare nella basilica del Santo Sepolcro, dove si stavano recando per celebrare la messa della Domenica delle Palme.
ph A. Sigilli/Sir
Secondo quanto riportato in un comunicato congiunto delle due istituzioni ecclesiastiche, “il Patriarca e il Custode stavano procedendo in forma del tutto privata, senza alcun carattere processionale né rito pubblico. Sono stati tuttavia fermati lungo il percorso e costretti a fare ritorno”. Un episodio che, sottolineano, rappresenta “la prima volta da secoli” in cui i massimi rappresentanti della Chiesa cattolica in Terra Santa non hanno potuto celebrare la liturgia della Domenica delle Palme nel luogo della Risurrezione. Patriarca e Custode parlano di “grave precedente” che “ignora la sensibilità di miliardi di persone che, in questa settimana, volgono lo sguardo a Gerusalemme”. Da quando è iniziata la guerra, ricordano Patriarcato e Custodia, tutti i responsabili ecclesiastici hanno agito “con piena responsabilità”, accettando “restrizioni severe: niente raduni pubblici, celebrazioni a porte chiuse, partecipazione dei fedeli vietata e trasmissioni online delle liturgie per raggiungere i cristiani nel mondo”. “Impedire al patriarca e al custode – massime autorità per la Chiesa cattolica e i Luoghi santi – di entrare nel Santo Sepolcro è una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata”. La scelta di Israele viene definita “affrettata”, “viziata da considerazioni improprie” e in contrasto con “i principi fondamentali della libertà di culto, della ragionevolezza e del rispetto dello Status Quo”. Il patriarcato latino e la custodia di Terra Santa esprimono infine “profondo dolore ai cristiani della regione e ai fedeli di tutto il mondo, rammaricandosi per il fatto che proprio uno dei giorni più sacri dell’anno liturgico sia stato segnato dall’impossibilità di pregare nel cuore della cristianità”.
Alla Regina Mundi di Martina, oggi la Via Crucis vivente rinviata per le condizioni meteo
30 Mar 2026
A Martina Franca la parrocchia della Regina Mundi (guidata da don Martino Mastrovito) in collaborazione con Anspi Villaggio Sant’Agostino e Anspi San Michele e il patrocinio del Comune, oggi, lunedì 30 marzo alle ore 20.30 a seguito del rinvio di sabato per le avverse condizioni meteo.
L’evento, con la regia di Pasquale Nessa, si svolgerà a partire dal sagrato fino al parcheggio di via Pietro del Tocco.
In caso di ulteriore maltempo la rappresentazione è comunque confermata e si svolgerà all’interno della chiesa parrocchiale.
Una scelta che dà merito alle tantissime persone, tra attori, figuranti e tecnici, che in queste settimane si sono impegnate con dedizione.
Lunedì Santo, 30 marzo, a Leporano dalle ore 19.30, avrà luogo la 27ª edizione de ‘La Passione vivente di Gesù Cristo’. La sacra rappresentazione, intitolata ‘Il tuo volto, Signore, io cerco’ (Sal 26), si svolge a cura della parrocchia Maria Ss.ma Immacolata con il patrocinio dell’arcidiocesi e del Comune.
Con oltre 130 interpreti, praticamente è tutto il paese che da mesi è coinvolto nei preparativi, sotto la sapiente direzione del parroco don Giancarlo Ruggieri.
La ‘Passione vivente’ sarà itinerante, con avvio dal sagrato della chiesa madre per proseguire per le vie e i luoghi più significativi del paese, come il castello (nel cui cortile avranno luogo le scene del tradimento di Giuda e della preghiera nell’orto dei Getsemani), nei pressi della villa comunale (il giudizio di Pilato), corso Vittorio Emanuele e via Margherita (la Via crucis) e la piazza principale (la crocifissione); invece sul sagrato della chiesa si svolgeranno la resurrezione e l’apparizione di Gesù agli apostoli.
La conclusione è prevista attorno alle ore 22.
In caso di maltempo, la rappresentazione sarà spostata a martedì.
Venerdì mattina, 27 marzo, nella basilica cattedrale di San Cataldo è stato presentato in conferenza stampa il restauro del grande dipinto intitolato ‘La moltiplicazione dei pani e dei pesci’ dell’artista veneziano Giovanni Molinari, nell’ambito del progetto complessivo di riqualificazione della cappella del Santissimo Sacramento, a lato dell’altare maggiore. Tale intervento (assieme a quello della cappella del Crocifisso) è stato completamente sostenuto da Italcave spa della famiglia Caramia, per un costo complessivo di circa centomila euro.
Il dipinto, attualmente nella navata laterale per la fase finale dei lavori, sarà inaugurato la sera del Giovedì Santo, subito dopo la messa in Coena Domini presieduta dall’arcivescovo, e costituirà parte integrante dell’altare della reposizione (il cosiddetto ‘sepolcro’) allestito nel ‘cappellone’ di San Cataldo. Dopo la Settimana Santa l’opera d’arte tornerà nella originaria collocazione. Quindi il restauro toccherà all’altro grande dipinto della cappella del Santissimo Sacramento, intitolato ‘La caduta della manna’, sempre del Molinari.
Impossibilitato a intervenire per un concomitante impegno, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero, in una nota, ha voluto ugualmente esprimere plauso e gratitudine a coloro che stanno rendendo possibile il ritorno alla bellezza di uno dei luoghi probabilmente meno conosciuti della cattedrale, ma straordinariamente bello per il grande valore artistico e per il significato della fede.
Mons. Emanuele Ferro, parroco della basilica cattedrale, ha poi presentato il progetto di restauro della cappella del Santissimo Sacramento, evidenziando che in essa è presente il tesoro della Chiesa, cioè la Santissima Eucarestia, ben più importante, quindi, delle altre, anche dello stesso ‘cappellone’ di San Cataldo, e che merita ogni rispetto e cura, preservando e consegnando ai posteri i capolavori che ne raccontano la grandezza e l’importanza. Parlando de ‘La Moltiplicazione dei pani e dei pesci’, don Emanuele ha specificato che esso fa parte di un ciclo pittorico molto imponente e che purtroppo il trascorrere degli anni e le manomissioni ne hanno provocato l’ammaloramento, ma che sta tornando all’antico splendore.
“L’opera pittorica – ha continuato – costituisce il tassello di un lavoro di restauro cominciato ormai da due anni e che ha visto la restituzione della cappella del Santissimo Sacramento anche nelle parti murarie, nei nuovi inserti d’ottone del bellissimo altare marmoreo, caratterizzato da capi-altari costituiti da putti meravigliosi del napoletano Giuseppe Sammartino (1720 –1793) con i nuovi poli liturgici. La tela, assieme a quella de ‘La caduta della manna’ è una catechesi visiva sull’Eucarestia nei periodi del Nuovo e Vecchio Testamento che ci aiuterà nell’adorazione eucaristica e nella partecipazione alla santa messa. Ed è elemento importante anche la raffigurazione nel dipinto del fiume , anche questo figura di Cristo, acqua viva, attorno al quale tutto fiorisce, come la vegetazione presente sui bordi”.
“I tarantini che visiteranno l’altare della reposizione – ha concluso – potranno rendersi conto della bellezza, della grandezza e della maestosità di questo dipinto. E io ringrazio di cuore l’Italcave e tutti coloro che hanno reso possibile la rinascita della cappella del Santissimo Sacramento, che desideriamo sia ancor più visitato e apprezzato soprattutto come luogo di preghiera e di raccoglimento”.
ph G. Leva
È poi intervenuta Maria Gaetana Di Capua, restauratrice di Martina Franca, operante nel settore dei beni culturali e che proprio un anno fa aveva restituito alla originaria bellezza il venerato simulacro dell’Addolorata della omonima confraternita. “Sono onorata – ha detto – di aver partecipato al restauro di questo dipinto, anche perché ci consente di avvicinarci a quella particolare realtà che è la pittura veneziana. Ciò è particolarmente interessante perché generalmente in zona abbiamo opere di autori pugliesi, locali o della scuola napoletana. L’autore è Giovanni Molinari, artista del seicento, uno dei più importanti dell’epoca. Si tratta di un olio su tela, montato su telaio ligneo, dalle dimensioni ragguardevoli: sette metri per tre”.
“Lo stato di conservazione– ha continuato – era pessimo perché la pellicola pittorica presentava una vernice alterata che non rendeva più fruibili le cromie originarie. Inoltre nel dipinto erano presenti addirittura moltissime toppe applicate nel secolo scorso sulla pellicola pittorica a tamponare lacerazioni e sfondamenti subiti nel corso del tempo. Poi sono state realizzate operazioni per poter integrare sia le parti di tela mancanti sia le crome originarie nel rispetto di quelli che sono gli elementi fondamentali del restauro”.
L’intervento è stato effettuato nella parte iniziale nel laboratorio del museo diocesano e successivamente nella navata destra della cattedrale.
Era presente all’incontro l’amministratore delegato di Italcave Giovanni De Marzo: «L’azienda – ha detto – conferma il legame indissolubile con il territorio tarantino sostenendo il restauro integrale della cappella del Santissimo Sacramento della basilica cattedrale. L’intervento non ha riguardato solo le prestigiose tele, ma un recupero profondo di tutto l’apparato monumentale. Dalla ristrutturazione e tinteggiatura delle superfici murali alla minuziosa pulizia dei marmi, fino al delicato bagno galvanico per il ripristino delle 120 decorazioni in ottone. Abbiamo voluto ridare luce alle sculture, al portale settecentesco e dotare lo spazio di nuovi poli liturgici e stalli in materiali nobili come legno e argento. Un impegno che abbiamo voluto sancire con una targa all’interno della cappella, dedicando l’intero restauro alla memoria di Antonio Caramia: proteggere l’identità culturale e spirituale di Taranto sia l’omaggio più prezioso per chi ha amato questa terra e il modo migliore per investire nel futuro della nostra comunità».
La comunità parrocchiale della Sant’Antonio, a Taranto, si prepara a vivere un tempo speciale di preghiera, adorazione e silenzio davanti al Santissimo Sacramento. “Le solenni Quarantore, che si terranno da lunedì 30 marzo a mercoledì 1 aprile – ci dice il parroco, don Ciro Santopietro -, saranno un’occasione preziosa per fermarsi, affidare al Signore le proprie intenzioni e riscoprire la bellezza dell’incontro con Lui nell’eucaristia. Vieni a ritagliarti un momento di pace, anche solo per pochi minuti. Il Signore ti aspetta”.
Lunedì 30, dopo la santa messa vespertina, ci sarà l’esposizione del Santissimo Sacramento con la preghiera dei vespri e l’adorazione eucaristica continuata fino alle ore 22.
Martedì 31, dopo la santa messa delle ore 7.30, esposizione del Santissimo e preghiera delle lodi; a mezzogiorno, preghiera dell’ora media; alle ore 17.45, santo rosario con litanie eucaristiche; alle ore 18.30, santa messa con preghiera dei vespri e adorazione continuata fino alle ore 22.
Mercoledì 1 aprile, dopo la santa messa delle ore 7.30, esposizione del Santissimo fino a mezzogiorno, con la benedizione eucaristica che sarà impartita dopo l’ora media.