La conoscenza confusa con l’informazione

06 Dic 2021

di Emanuele Carrieri

Le danze furono aperte da un valzer. Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, all’incontro ‘“Economia” del Corriere della Sera su “Capitale umano. Come far crescere competenze e imprese”, tenutosi nell’aprile scorso, disse: “Che senso ha studiare tre volte le guerre puniche quando basterebbe studiarle una volta sola e dedicare quel tempo a qualcosa di più moderno?”

Dopo ci si è avventurati in un cha cha cha: il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, nei primi giorni di novembre, alla seconda edizione della 4 Weeks 4 Inclusion, evento interaziendale dedicato all’inclusione promosso da Tim, ha asserito: “La scuola non è un luogo per accumulare conoscenze, il mondo oggi è pieno di informazione, la scuola serve per tenere insieme la complessità del mondo digitale che permette di conquistare un orizzonte più ampio ma tutti devono essere messi in condizione di farlo”.

Infine, è stata la volta di una breakdance con salto acrobatico: mercoledì della settimana scorsa, il ministro Cingolani, nella trasmissione Tg2 Post, ha detto che “non serve studiare quattro volte le guerre puniche, occorre cultura tecnica. Serve formare i giovani per le professioni del futuro, quelle di digital manager per esempio”. Il salto acrobatico è che le volte segnalate da Cingolani ad aprile erano solo tre, una stima più corretta di quattro, dato che, fino ad alcuni anni fa, le guerre puniche erano nel programma di storia di elementari, medie e superiori. Ancora oggi, continuano a essere uno dei ritagli della storia antica di Roma su cui ci si concentra di più, ma non è garantito che siano fresche nella memoria di chi ha smesso di studiare da un po’. È un dilemma così antico che se ne discuteva già ai tempi delle guerre puniche: la scuola deve fornire conoscenze tecniche o gli strumenti mentali per acquisirle? È proprio vero che la scuola serve, in primo luogo, per tenere insieme la complessità del mondo digitale? Certamente, la diffusione sempre più penetrante, prevalente, dominante dell’informatica sta costituendo, in questi anni, una sorta di rivoluzione in corso. Una specie di lavori in corso, non cessati, non completati, non conclusi. Ma, anche di fronte a questa prevalenza dell’informatica, è necessario sempre saper sviluppare un pensiero critico in grado di cogliere gli aspetti fondamentali di questa stessa tendenza. Se no si rischia di cadere, più o meno inconsapevolmente, in equivoci. Come appare dalla dichiarazione del ministro Bianchi in cui afferma che la scuola “non è un luogo dove accumulare conoscenze”, perché “il mondo oggi è pieno di informazione”. Conoscenza e informazione coincidono? Se la scuola non fornisce conoscenze, chi le fornisce? Non è così, perché la conoscenza implica un sapere che sa esporre la prova del proprio essere “conoscenza”. Ogni conoscenza umana si basa su alcuni enunciati che bisogna essere in grado di dimostrare, dando prova di possederli. In caso contrario, si scambia la conoscenza per nozionismo, avversato dal movimento studentesco del ’68. D’altronde l’acquisizione della conoscenza può essere conseguita a scuola perché la scuola è, e sempre dovrebbe essere, uno spazio protetto e privilegiato in cui un giovane, cioè un adulto in via di formazione, può assimilare il patrimonio conoscitivo dell’umanità, interrogandosi criticamente sul suo fondamento. Se questo lavoro non si sviluppa nella scuola e all’interno dei processi formativi più avanzati, come nell’università, non c’è altro spazio per avviare questo studio disinteressato e critico della conoscenza. Fuori dello spazio protetto e privilegiato della scuola e dello studio – una passione ribelle, scrive Paola Mastrocola – esiste infatti il mondo del lavoro, governato da altre logiche che si riducono a una costante immutabile: il profitto, che segue finalità e strategie diverse da quelle della conoscenza. Se no, si confonde conoscenza e informazione e scaturisce lo spettacolo di chi suppone di conoscere un determinato argomento perché ha navigato su internet. Al contrario, la conoscenza sottintende lo studio e la assimilazione di una mentalità scientifica che costituisce il cuore della nostra cultura moderna. Il che vuol dire che la conoscenza si basa sul pensiero, un pensiero che è azzerato dall’informazione sul web che riduce la conoscenza solo a una procedura tecnico-operativa da realizzare secondo un preciso protocollo, stabilito e stabile, stabilizzato e stabilizzante. Contro tale dogmatismo opera il pensiero scientifico che aiuta lo studente, l’adulto in via di formazione, a saper ragionare dinanzi a tutto. Anche dinanzi a certe danze.

Leggi anche
Editoriale

Il bisogno di riferimenti condivisi

Le immagini dei cortei, delle contestazioni e delle manifestazioni delle ultime settimane in parecchi paesi dell’Europa occidentale, meridionale e centrale, pretendono una riflessione che va al di là della cronaca. Su che cosa si regge una comunità? E quanto può resistere una comunità nella quale le regole vengono contestate, nella quale il potere esecutivo attacca […]

Cosa si sta consegnando ai giovani?

Quel filmato è stato mandato in onda una decina di volte, se non di più. Quel bambino, in primo piano, aveva enormi occhi azzurri, le guance erano rosse e grassottelle, come quelle di Cicciobello, il famoso bambolotto in voga negli anni sessanta. Quel che colpiva era l’abbigliamento: nero, completamente nero, simile a quello di un […]

Quel grande vuoto da riempire

“Per gioco, lo abbiamo fatto per gioco, ci annoiavamo”. Questa è, forse, la dichiarazione più sconvolgente di tutta la vicenda legata alla minicar che, per giorni, ha generato lo spavento nella zona di Monteverde, a Roma. È quasi un rivale da combattere la noia, ma è soprattutto un indispensabile passaggio per la consapevolezza di sé […]
Hic et Nunc

Il confine: da separazione a incontro. Il convegno organizzato dalla diocesi al Mudi

Si è svolto nel Museo diocesano il convegno sul tema: ‘Il confine: soglia, limite, orizzonte dell’incontro’, curato dall’ufficio diocesano per la Cultura in collaborazione con MuDi e Museion. Si tratta, come ha spiegato don Francesco Simone nell’introdurre l’iniziativa da lui ideata, del primo incontro di una trilogia, che ha denominato “trilogia della percezione” che, nelle […]

L'Ilva si spegne ma per Federacciai Taranto resta una grande opportunità

Mentre martedì 3 novembre l’unico altoforno ancora in funzione è stato avviato allo spegnimento definitivo, si accendono i riflettori su un futuro che pone molti interrogativi e che già nel giro di una settimana toccherà altre tappe importanti: venerdì prossimo, 6 dicembre è stato convocato al ministero del Lavoro un incontro per l’esame congiunto relativo […]
Media
06 Nov 2026