Festival

Sanremo 2026, Sibilla: “Canzoni ‘dimenticabili’”

ph Ansa-Sir
03 Mar 2026

di Gigliola Alfaro

Quest’anno Sanremo ha raggiunto un record come raccolta pubblicitaria, ma ha perso in termini di milioni di telespettatori che hanno seguito la kermesse. Ma che Festival è stato dal punto di vista musicale? Lo chiediamo a Gianni Sibilla, direttore didattico del master in Comunicazione musicale dell’Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo (Almed) dell’Università Cattolica di Milano.

(Foto Università Cattolica)

Com’è stato il livello delle canzoni nel Festival 2026?

È stato un Festival che guardava al passato, sotto tanti punti di vista, quello dello spettacolo e sicuramente anche quello musicale. Quando è uscito il cast, si diceva che era di basso livello e ascoltando le canzoni questa impressione è stata confermata: trenta artisti erano troppi, non si vedeva assolutamente la necessità di un cast così ampio. In confronto a quelle del 2026, le canzoni dell’anno scorso sembrano dei classici. La mia personalissima opinione è che le canzoni buone per testo, scelte di messa in scena e interpretazione siano state non più di 6 o 7, una decina a stare larghi. Veramente poche rispetto alle 30 presentate. Tornando alla sua domanda, quest’anno è stato un Festival di basso livello, molto tradizionalista nel senso peggiore del termine: una metà delle canzoni ha la stessa struttura, cioè quella della ballata classica, piano, voce e orchestra, e l’altra metà è costituita da canzoni che arrivano dai social o fatte per i social media.Il che va benissimo perché è il meccanismo di promozione della musica oggi, però poi se arrivano artisti che hanno un capitale di visibilità social più forte del progetto artistico, allora il problema si presenta in maniera evidente.

Alla conclusione del Sanremo 2025, lei aveva auspicato che per quest’anno si puntasse di più sulla qualità che sulla quantità. Mi pare di capire che è andata male…

L’anno scorso c’era una strada su cui si poteva andare avanti, che era quella dei cantautori. Lucio Corsi e Brunori sono arrivati a sorpresa secondo e terzo.

Quest’anno la quota cantautori era quasi del tutto assente. C’erano Fulminacci, Levante e poco di più.

Eppure se avessero scelto di continuare su quella strada, che aveva dimostrato di avere successo sia di critica sia di pubblico, sarebbe stato bello e interessante. Invece, le scelte sono state altre.

La musica che abbiamo ascoltato al Festival riflette in qualche modo la musica più ascoltata oggi?

Io sono solito dire che Sanremo “sanremizza”, è una bolla a se stante che raccoglie spunti da quello che c’è fuori e lo trasforma in qualcosa di funzionale al suo meccanismo spettacolare.

Comunque, la risposta alla sua domanda è no, perché la maggior parte delle canzoni portava con sé un’idea di arrangiamento e tematiche molto classiche. Si è anche visto negli ascolti streaming, che sono calati quasi del 50% rispetto a quelli dell’anno scorso, nella prima settimana. È vero che c’è un dato fisiologico di calo degli ascolti in generale, però la sensazione è che queste canzoni siano molto “meno popolari”, cioè siano state accolte molto meno dalla gente. Su questo meccanismo incide anche il fatto che quest’anno Sanremo è stato percepito meno come evento. Nel 2025 c’era una cantante come Giorgia, per fare un esempio, quest’anno non c’era nessun nome così importante. Questo ha influito su un interesse generale minore anche negli ascolti streaming, non solo in quelli televisivi.

Quale brano l’ha convinta dal punto di vista di testo e musiche?

Tra quelli che mi sono piaciuti, c’è “Che fastidio” di Ditonellapiaga, che è arrivata a sorpresa terza. È un caso interessante perché mette in scena una modalità di quelle che io chiamo “canzoni meme”, fatte per diventare virali sui social, però con un’idea di messa in scena intelligente. Mi è piaciuto molto Nayt, che è arrivato sesto, perché ha fatto solo il rapper e con un’idea di racconto interessante. Mi è piaciuto Fulminacci, come il pop elegante di Malika Ayane e di Maria Antonietta & Colombre e l’intensità di Levante. Sono abbastanza poche le canzoni notevoli, e non è una questione di gusti personali. Tutti sono “direttori artistici” del Festival, come tutti sono “allenatori” della Nazionale, però in questo caso c’è stato un problema generalizzato di artisti importanti che non si sono fidati di andare al Festival, per non essere messi in competizione con fenomeni social e questo si è trasformato in un cast debole e in canzoni… “dimenticabili”. Non ne faccio una critica generale al Festival, ma l’edizione di quest’anno che è stata un passo indietro rispetto al tentativo di aprirsi alla contemporaneità che abbiamo visto negli ultimi anni.

(Foto ANSA/SIR)

È stato un boomerang il fatto che Giorgia l’anno scorso sia arrivata a sesta?

Assolutamente sì, se un’artista di quel calibro che arriva da favorita, viene sostenuta dalla stampa e dalle radio, non entra neanche in cinquina, qualsiasi artista importante ora ci pensa mille volte prima di presentarsi a Sanremo, sapendo di andare in competizione con artisti molto più giovani e con un una fanbase molto più forte. Tra gli addetti ai lavori si dice proprio questo:

molti artisti quest’anno hanno preferito non andare per questo meccanismo che premia il televoto. Sal Da Vinci ha vinto proprio per il televoto.

Ma si è detto che al televoto Saif, arrivato poi secondo, lo ha battuto al televoto…

In realtà, Sal da Vinci ha perso soltanto nel rush finale con Saif, però è stato in testa per il televoto tutta la settimana e questo gli ha permesso di arrivare forte già nella cinquina finale perché il meccanismo prevedeva la somma dei voti di tutta la settimana – a parte le cover -, a differenza di quello che succedeva due anni fa. Quindi, Sal Da Vinci è arrivato con un capitale di voti di tutta la settimana che gli ha permesso di vincere anche se è stato battuto nel ballottaggio finale. Se si guardano i voti, Sal Da Vinci per la sala stampa è sempre stato sesto, non è mai andato in cinquina. È sempre stato in testa per il televoto e bene per le radio, quindi ha avuto delle buone posizioni, ma in realtà non è stato salvato assolutamente dalla sala stampa. Sal Da Vinci era perfetto per questo genere di meccanismo. Ed è proprio la perfetta rappresentazione del cortocircuito di questo Festival.

(Foto ANSA/SIR)

In che senso?

Perché

“Per sempre sì” è una canzone neomelodica, molto tradizionale come impostazione e come contenuti; ma, al tempo stesso, è una canzone molto contemporanea perché ha il balletto di TikTok, i “meme”.

Lavorando tantissimo questa settimana sui contenuti social, Sal Da Vinci è riuscito a unire i due mondi del televoto classico e quello della dimensione social. È un cantante tiktoker, anche se poi lui dice che in realtà TikTok non lo capisce. Però chi ha lavorato con lui ha costruito la coreografia e il cantante faceva i tutorial della coreografia, che è stata replicata da gente comune e celebrità, da Del Piero fino alle suore.

Sia nei testi delle canzoni sia nelle rappresentazioni sul palco, quest’anno c’è stata tanta “famiglia”, dalle mamme ricordate alle mamme salite sul palco con giovani cantanti, dalle canzoni dedicate alle mogli o alla figlia a familiari in scena con gli artisti, padri, sorelle, figlie…

Sanremo è il Festival dell’amore da sempre, perché l’amore è il tema più raccontato nella musica pop: l’amore perso e trovato, ma l’amore paterno e materno, l’amore filiale, tutte queste dimensioni sono sempre state centrali. Sanremo, da questo punto di vista, è un gigantesco amplificatore, non mi è sembrato un Sanremo molto diverso dal solito, tant’è che l’unica canzone che faceva un riferimento indiretto a quello che succede nel mondo è quella di Ermal Meta.

Proprio a proposito di Ermal Meta, Adriano Celentano aveva detto che non poteva non vincere ed è arrivato all’ottavo posto, così come Serena Brancale, che molti davano almeno nel podio, invece è finita nona. Si è meravigliato di queste due posizioni?

Serena Brancale è arrivata con una canzone forte, con una buona reputazione e poi non è bastato perché evidentemente non ha sfondato al televoto. Quella di Ermal Meta era una proposta non semplice, anche musicalmente. Mentre Serena Brancale anche io l’avrei data tra i favoriti, Ermal Meta no: ha già fatto molto bene in passato a Sanremo, l’ha vinto, è arrivato sul podio, ma quest’anno secondo me la sua canzone era abbastanza anomala rispetto al mood sanremese.

Come giudica il quarto posto di Arisa?

Secondo me è andata oltre le aspettative. A mio giudizio, Arisa ha fatto una performance meravigliosa nella serata delle cover, molto intensa, commovente, anche con un racconto della sua fragilità che ho trovato veramente molto bello e anche molto importante. La canzone in gara secondo me era una buona canzone ma non è mai stata considerata una possibile favorita. Già essere arrivata in cinquina è un grandissimo risultato.

Sul palco dell’Ariston come conduttrice c’è stata, insieme a Conti, Laura Pausini: com’è andata?

Mi rifaccio quello che scriveva in questi giorni Aldo Grasso sul Corriere: è una cantante che ha fatto un mestiere che non era molto il suo a Sanremo. Alla fine se l’è cavata abbastanza bene.

(Foto ANSA/SIR)

Cosa si aspetta dal Festival che vedrà, l’anno prossimo, non solo come conduttore Stefano De Martino, ma anche come direttore artistico?

È una scelta inevitabile per certi versi, perché di fatto non c’erano alternative e negli ultimi anni il conduttore è sempre stato anche direttore artistico. Ma anche azzardata: la differenza è che Stefano De Martino nel campo musicale non ha nessuna esperienza e nessuna credibilità.

Quindi c’è tutto un lavoro di relazioni da costruire. Perché a differenza di Conti e Amadeus che hanno un passato radiofonico e una sensibilità musicale, De Martino questa sensibilità non ce l’ha. Dipenderà molto dal team che De Martino e la Rai costruiranno per le consulenze musicali e per gestire le relazioni con la discografia, che sono sempre molto complicate. Si parla di Fabrizio Ferraguzzo, ex Sony, e attuale manager dei Maneskin, che invece questo ambiente lo conosce bene. L’investimento di De Martino come conduttore e direttore artistico in diretta, sabato sera, è sembrato un modo per legittimarlo.

Possiamo sperare almeno che l’anno prossimo diminuiscano i cantanti?

Lo spero, e sarebbe il minimo. Ma Sanremo può succedere di tutto: come si dice in America, è forse “too big to fail”, è talmente centrale nel sistema dei media italiani che una soluzione si trova sempre.

Quest’anno la bolla si è un po’ sgonfiata, ma si tratta pur sempre di un calo relativo.

Diocesi

Marce della Settimana Santa: verso la finale del concorso ‘Città di Taranto’

03 Mar 2026

di Angelo Diofano

Entra nel vivo la seconda edizione del c𝐨𝐧𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 i𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 c𝐨𝐦𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 m𝐚𝐫𝐜𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐒𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 ‘𝐂𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨’, promosso dalla c𝐨𝐧𝐟𝐫𝐚𝐭𝐞𝐫𝐧𝐢𝐭𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐒𝐒. 𝐀𝐝𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐒. 𝐃𝐨𝐦𝐞𝐧𝐢𝐜𝐨. Sono ben 𝟐𝟐 le marce inedite pervenute di compositori provenienti da 𝐒𝐢𝐜𝐢𝐥i𝐚, 𝐏𝐮𝐠𝐥𝐢𝐚, 𝐂𝐚𝐦𝐩𝐚𝐧𝐢𝐚, 𝐀𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐨 e anche da 𝐌𝐚𝐥𝐭𝐚 𝐞 𝐆𝐫𝐞𝐜𝐢𝐚. Nei prossimi giorni, la commissione tecnica composta dal direttore artistico del concorso, m° 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐞𝐩𝐩𝐞 𝐆𝐫𝐞𝐠𝐮𝐜𝐜𝐢, dal m° 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥𝐞 𝐏𝐞𝐳𝐳𝐮𝐭𝐨 (Conservatorio di Taranto) e dal m° 𝐃𝐨𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐒𝐞𝐦𝐞𝐫𝐚𝐫𝐨 (Conservatorio di Bari) avrà il compito di selezionare le 𝟓 𝐦𝐚𝐫𝐜𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢𝐬𝐭𝐞. Queste ultime verranno eseguite dalla Grande Orchestra di fiati ‘Santa Cecilia-Città di Taranto’ diretta dal m° Giuseppe Gregucci nel concerto che si terrà 𝐬𝐚𝐛𝐚𝐭𝐨 𝟕 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟗 nella b𝐚𝐬𝐢𝐥𝐢𝐜𝐚 c𝐚𝐭𝐭𝐞𝐝𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐒𝐚n 𝐂𝐚𝐭𝐚𝐥𝐝𝐨 (nuova sede dell’evento a causa dei lavori nella chiesa di San Domenico). La commissione giudicatrice, composta da 5 musicisti di chiara fama, decreterà la classifica finale. Gli autori rimarranno anonimi fino al momento della premiazione, rendendo l’attesa del verdetto ancora più emozionante. Questi i premi in palio:

p𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝟏.𝟓𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨;
s𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝟕𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨;
t𝐞𝐫𝐳𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝟓𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫o;
q𝐮𝐚𝐫𝐭𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝟐𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫o;
q𝐮𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨, 𝟐𝟎𝟎 𝐞𝐮𝐫𝐨;
inoltre, premio speciale della tradizione tarantina (che sarà assegnato dalla giuria popolare che sarà formata da una rappresentanza di tutte le confraternite della città) e la menzione assegnata dai musicisti della banda.

A tutti i finalisti sarà consegnato il diploma di partecipazione.

Diocesi

Alla Santa Lucia, catechesi ‘Tra famiglie felici e famiglie ferite’

ph G. Leva
03 Mar 2026

Alla parrocchia di Santa Lucia, a Taranto, per le catechesi di Quaresima intitolate ‘Tra famiglie felici e famiglie ferite’, giovedì 5 marzo, don Lorenzo Elia, delegato per la pastorale familiare regionale, nella serata sul tema ‘La famiglia e la Chiesa, famiglia di famiglie’, terrà una testimonianza sulle sfide e le risorse della famiglia oggi tra società e Chiesa. L’incontro si terrà dopo la santa messa delle ore 18.

Quaresima in diocesi

Le ‘Quarantore’ a Leporano

03 Mar 2026

Dal 2 al 4 marzo alla parrocchia Maria SS. Immacolata il parroco don Giancarlo Ruggieri terrà le solenni ‘Quarantore’. Per lunedì 2 il programma ha previsto alle ore 8 la santa messa; alle ore 9 l’esposizione del Santissimo Sacramento; alle ore 17 la meditazione; alle ore 17.30 la recita del santo rosario seguito dalla celebrazione eucaristica.

Martedì 3 e mercoledì 4 alle ore 9 si terrà l’esposizione eucaristica, alle ore 17 ci sarà la meditazione e alle ore 17.30 il santo rosario con la santa messa. Nella giornata conclusiva delle ‘Quarantore’, dopo la santa messa, si svolgerà la processione eucaristica e sarà impartita la benedizione con il Santissimo.

Durante le ore di adorazione sarà possibile accostarsi al sacramento della Confessione.

Diocesi

Le parole dell’arcivescovo Miniero per la morte del giovane operaio

Il tragico incidente è avvenuto all’interno dello stabilimento siderurgico

ph ND
03 Mar 2026

Riportiamo il testo di cordoglio dell’arcivescovo di Taranto monsignor Ciro Miniero, per il tragico incidente avvenuto nello stabilimento siderurgico.

«Solo poche settimane fa piangevamo la tragica scomparsa di Claudio Salamida, oggi, con parole che potrebbero sembrare di circostanza, siamo di nuovo qui, a esprimere il cordoglio per la morte di Loris Costantino, modalità simili, nella stessa azienda. Un altro morto sul lavoro che segue con tragica continuità gli altri che lo avevano preceduto. Come ho già dichiarato, è il momento di avere il coraggio di abbandonare un percorso che ha richiesto sacrifici estremi senza che questi si traducessero in benefici, né in termini economici né sociali. La città è attonita ma non rassegnata, un barlume di speranza arde nei cuori dei tarantini, a me, vescovo, spetta il compito di alimentarla, consapevole della difficoltà riveniente da decenni di subalternità e di scelte subite senza che fossero tenuti in debito conto i bisogni essenziali dei tarantini».
† Ciro Miniero
arcivescovo

Diocesi

L’istituto ‘San Giovanni Paolo II’ in udienza dal Papa

ph istituto di scienze religiose
03 Mar 2026

L’istituto metropolitano di scienze religiose ‘San Giovanni Paolo II’, insieme alla Facoltà teologica pugliese, lunedì 2 marzo, è stato in udienza dal Santo padre Leone XIV.

Il ‘San Giovanni Paolo II’ era rappresentato dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, dal direttore don Francesco Nigro, dal segretario, da diversi docenti e alcuni studenti.

 “C’è un punto importante che mi preme ribadire: la teologia serve per l’annuncio del Vangelo, perciò è parte integrante e fondamentale della missione della Chiesa. La formazione teologica non è un destino per pochi specialisti, ma una chiamata rivolta a tutti, perché ciascuno possa approfondire il mistero della fede e ricevere gli strumenti utili a portare avanti con passione il «perseverante impegno di mediazione culturale e sociale del Vangelo» (Cost. ap. Veritatis gaudium, Proemio, 3)” – ha detto papa Leone XIV nell’udienza.

“Non si tratta – ha sottolineato il Santo padre – di acquisire nozioni per adempiere obblighi accademici, ma di avviare una navigazione coraggiosa, una traversata in alto mare. Questo viaggio si muove in una duplice direzione: da una parte è un percorso per scendere in profondità, scrutando gli abissi del mistero di Dio e le diverse dimensioni della fede cristiana; dall’altra, è un prendere il largo per andare oltre, per scrutare altri orizzonti e trovare, così, nuove forme e nuovi linguaggi in cui annunciare il Vangelo nelle diverse situazioni della storia”.

L’udienza pontificia è stata preceduta in mattinata dalla santa messa in San Pietro con tutti i vescovi di Puglia.

Eventi in diocesi

Martina Franca: ‘I martedì culturali a Sant’Antonio’

02 Mar 2026

Martedì 3 marzo a Martina Franca, per ‘I martedì culturali a Sant’Antonio’ in corso alla parrocchia di Sant’Antonio, il parroco don Mimmo Sergio invita a partecipare all’incontro che si terrà alle ore 19.30 con la prof.ssa Marcella Caroli (docente) che parlerà su ‘Talenti che raccontano la fede: La misericordia nelle prime pagine de I Miserabili di Victor Hugo’.

Quaresima in diocesi

Faggiano, le ‘Quarantore’

02 Mar 2026

Sono in corso alla parrocchia Maria Santissima Assunta di Faggiano le solenni Quarantore che saranno guidate da don Francesco Mànisi, vicario parrocchiale alla Santa Maria La Nova di Pulsano, responsabile del Servizio di pastorale giovanile e vocazionale.
Questo è il programma per le giornate dal 2 al 4 marzo:
ore 9, esposizione del Santissimo Sacramento e Lodi mattutine; ore 12, Ora media; ore 16, esposizione del Santissimo Sacramento e adorazione; ore 18, santa messa; ore 19, meditazione; ore 22, Compieta.
Il parroco don Francesco Santoro sarà a disposizione per le confessioni un’ora prima di ogni santa messa.

Eventi in diocesi

Che cosa è la verità: incontro al Sacro Cuore di Statte

02 Mar 2026

Martedì 3 marzo alle ore 19.30 a Statte nel salone della parrocchia del Sacro Cuore si terrà un incontro sulla Passione secondo Giovanni dal titolo ‘Che cosa è la verità’ (Gv 18,38). Guiderà la riflessione don Simone Andrea De Benedittis, direttore dell’ufficio catechistico diocesano. L’iniziativa è delle parrocchie stattesi del Sacro Cuore, San Girolamo Emiliani e Maria Santissima del Rosario.

 

Diocesi

Sinergia tra fede e sanità per la dignità del malato

Un evento, organizzato in occasione della 34ª Giornata mondiale del malato, che nella diocesi di Taranto è stata celebrata venerdì 27 febbraio

02 Mar 2026

Venerdì 27 si è tenuto al seminario arcivescovile di Taranto il convegno su ‘La qualità della vita e la dignità del malato: il ruolo cruciale delle sinergie tra professionisti ospedalieri e servizi territoriali’, un evento di alto profilo organizzato in occasione della 34ª Giornata mondiale del malato.

L’incontro è stato il frutto di una stretta collaborazione tra l’ufficio di pastorale della salute dell’arcidiocesi, diretto da don Cristian Catacchio, e l’ufficio formazione dell’Asl di Taranto. L’obiettivo principale è stato quello di riflettere sulla necessità di un approccio integrato alla cura, che non si limiti all’aspetto clinico ma abbracci la dimensione umana e spirituale del paziente.

Tra i relatori di rilievo, il convegno ha ospitato l’intervento di padre Carmine Arice (superiore generale della Società dei Sacerdoti Cottolenghini), che ha offerto una profonda riflessione sulla qualità della vita nelle fasi di maggiore fragilità. La discussione ha messo in luce quanto sia vitale la cooperazione tra le strutture ospedaliere e la rete dei servizi territoriali per garantire una continuità assistenziale dignitosa.

Inoltre il dott. Elio De Blasio ha approfondito le sfide attuali dei percorsi di cura, evidenziando come la dignità del malato non passi solo attraverso l’eccellenza delle terapie, ma dipenda in modo determinante dall’integrazione tra ospedale e territorio. Secondo la sua analisi, la creazione di ‘reti di prossimità’ è lo strumento indispensabile per evitare che la cronicità si trasformi in solitudine e abbandono.

 Il convegno ha visto la partecipazione dell’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, che ha sottolineato come la ‘compassione del Samaritano’ debba essere il faro guida per chiunque operi nel mondo della salute.

L’evento non è stato solo un momento di formazione tecnica per i professionisti della sanità ma anche un forte segnale di vicinanza della Chiesa tarantina ai sofferenti. Come ricordato durante i lavori, curare non significa solo guarire, ma ‘prendersi cura’ della persona nella sua interezza, combattendo l’isolamento e la cultura dello scarto.

La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo nella parrocchia Madonna della Fiducia: un momento di preghiera corale dedicato a tutti i malati e agli operatori sanitari del territorio.

 

Il servizio fotografico della celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo nella parrocchia Madonna della Fiducia, è stato curato da G. Leva

Angelus

La domenica del Papa – Trasfigurazione, annuncio di Resurrezione

ph Vatican media-Sir
02 Mar 2026

di Fabio Zavattaro

Si è passati dalla forza, debole, della diplomazia alla diplomazia della forza. Leone XIV dedica quasi tutto il post Angelus a quanto sta accadendo in Medio Oriente, all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all’Iran. “Ore drammatiche” e rischio di una “voragine irreparabile” afferma il Papa parlando dalla finestra dello studio che si affaccia su piazza San Pietro: “la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche, né con le armi, che seminano distruzione, dolore e morte, ma solo attraverso un dialogo ragionevole, autentico e responsabile”.

In queste parole echeggiano quelle pronunciate a inizio anno al Corpo diplomatico ricevuto per gli auguri, quando aveva detto che “è tornata di moda la guerra e un fervore bellico sta dilagando”; non c’è più una diplomazia che “promuove il dialogo e la ricerca di consenso” è sostituita da “una diplomazia della forza” di singoli “o di gruppi di alleati”.

Angelus, in questa seconda domenica di Quaresima, nel quale il Papa dice che siamo di fronte a una “tragedia di proporzioni enormi”. Di qui l’appello alle parti coinvolte a “assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile! Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli, che anelano a una convivenza pacifica, fondata sulla giustizia”.

Così invita a continuare “a pregare per la pace” e non solo per l’Iran, perché “notizie preoccupanti” sono gli scontri al confine tra Pakistan e Afghanistan: “elevo la mia supplica per un ritorno urgente al dialogo. Preghiamo insieme, affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti nel mondo. Solo la pace, dono di Dio, può sanare le ferite tra i popoli”.

Parole nella domenica in cui la liturgia ci porta sul monte della trasfigurazione, probabilmente il Tabor, e con Gesù troviamo Pietro, Giacomo e Giovanni – i tre saranno testimoni delle sofferenze di Cristo nel Getsemani – che assistono alla trasfigurazione del Signore. Il monte è luogo privilegiato di una vicinanza fatta di ascolto, di incontro, di preghiera; e il tema è la chiamata: Abramo che lascia la sua patria e inizia un cammino verso una terra che gli indicherà il Signore. Sul monte i tre discepoli vengono chiamati all’ascolto del Signore, prima di continuare la strada verso altro monte a Gerusalemme, il Calvario. Gesù si mostra loro trasfigurato, luminoso; il suo volto “brillò come il sole e le sue vesti così candide come la luce” tanto che Pietro vorrebbe rimanere lì, quasi fermare quel momento. Assieme a Gesù trasfigurato, ai tre appaiono Mosè e Elia, come dire tutto l’Antico Testamento: Antico e Nuovo che si fondano per aiutarci a capire il mistero di Gesù: “il Verbo fatto uomo sta tra la Legge e la Profezia: egli è la Sapienza vivente – afferma Papa Leone – che porta a compimento ogni parola divina. Tutto ciò che Dio ha comandato e ispirato agli uomini trova in Gesù manifestazione piena e definitiva”.

Matteo ci dice che Pietro vorrebbe costruire tre capanne sul monte, ma è avvolto, assieme agli altri due, da una nube dalla quale una voce dice loro: “questi è il figlio mio, l’amato… Ascoltatelo”. Ecco che ci troviamo di fronte alla duplice esperienza del volto e della voce, ovvero l’incontro e la parola. È l’esperienza del comunicare che caratterizza il nostro cammino. Come diceva papa Francesco, “siamo chiamati ad essere persone che ascoltano la sua voce e prendono sul serio le sue parole”, come facevano le folle del Vangelo “che lo rincorrevano per le strade della Palestina”.

Sul monte Pietro, Giacomo e Giovanni contemplano una “gloria umile, che non si esibisce come uno spettacolo per le folle, ma come una solenne confidenza”. Afferma Leone XIV: “la Trasfigurazione anticipa la luce della Pasqua, evento di morte e di risurrezione, di tenebra e di luce nuova che Cristo irradia su tutti i corpi flagellati dalla violenza, sui corpi crocifissi dal dolore, sui corpi abbandonati nella miseria. Infatti, mentre il male riduce la nostra carne a merce di scambio o a massa anonima, proprio questa stessa carne risplende della gloria di Dio. Il Redentore trasfigura così le piaghe della storia, illuminando la nostra mente e il nostro cuore: la sua rivelazione è una sorpresa di salvezza”.

C’è un altro aspetto che mi piace sottolineare, ovvero ci è chiesto di salire al monte per cercare il silenzio trovare meglio noi stessi e ascoltare la voce del Signore. Ma poi si deve scendere, tornare in basso per incontrare i tanti volti feriti da malattie, ingiustizie, dolori, povertà materiale e spirituale, guerre.

Nel volto di Cristo trasfigurato, afferma papa Leone, i discepoli hanno visto “l’annuncio della risurrezione futura … ma per capirlo occorre tempo. Tempo di silenzio per ascoltare la Parola, tempo di conversione per gustare la compagnia del Signore”.