Quaresima

Mercoledì delle Ceneri, la messa dell’arcivescovo in Concattedrale

ph G. Leva
20 Feb 2026

Come ogni anno l’arcivescovo metropolita mons. Ciro Miniero ha presieduto nella concattedrale ‘Gran Madre di Dio’, affollata di fedeli, la solenne celebrazione del Mercoledì delle Ceneri. Nell’omelia mons. Miniero ha ricordato il messaggio di papa Leone XIV diffuso per la circostanza, in cui si è evidenziato l’imprescindibile valore della pace,che, com’è noto, darà il titolo alla 54a edizione della Settimana della Fede. Il tradizionale appuntamento di Quaresima, ricordiamo, avrà luogo da lunedì 23 a venerdì 27 febbraio, con tre incontri in concattedrale e due nelle vicarie e nelle parrocchie.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva


Stagione teatrale del Crest

‘L’uomo calamita’: sabato 21 all’auditorium TaTÀ di Taranto

Alle ore 21, per la stagione «Periferie» 2025-26 del Crest

19 Feb 2026

Un esperimento visionario tra circo e letteratura approda a Taranto, dove va in scena «L’uomo calamita», in programma sabato 21 febbraio, alle ore 21, all’auditorium TaTÀ per la stagione «Periferie» del Crest, sostenuta dalla Regione Puglia. Lo spettacolo, scritto e diretto da Giacomo Costantini, fonde illusionismo, musica dal vivo e narrazione storica e nasce dall’incontro tra Circo El Grito e Wu Ming Foundation.
Al centro, un supereroe che combatte l’assurdità della guerra. Tra funambolismi del corpo e della lingua, lo spettacolo intreccia i gesti estremi di un circense con le frasi di un racconto e le note di uno spartito. Spericolate acrobazie, magie surreali e colpi di batteria costruiscono un universo sospeso tra storia e fantasia: quello di un circo clandestino durante la Seconda guerra mondiale.
La storia, che parla molto anche del presente, risale all’11 settembre 1940, quando una circolare del capo della polizia ordina il rastrellamento di carrozzoni e carovane. L’Uomo Calamita e altri «fenomeni da baraccone» si ritrovano braccati e senza tendone. Per sfuggire alla persecuzione, i circensi si danno alla macchia. E con l’aiuto di una bambina di otto anni di nome Lena, che ha perso il suo supereroe preferito e lo spettacolo atteso da mesi, usano poteri, astuzia e magnetismo per sfidare il nazi-fascismo.
In scena il pubblico vedrà l’Uomo Calamita alle prese con i suoi superpoteri: metalli che si attaccano al corpo, equilibri impossibili, catene, una vasca d’acqua. Ma quando sfiderà la morte, lo farà sul serio. E mentre il pubblico trattiene il fiato, Cirro, alias il compositore e batterista Fabrizio Baioni, trasforma la rabbia in ritmo, con una partitura interamente eseguita dal vivo, con la voce narrante di Wu Ming 2 che non solo fa da guida al racconto, ma vi prende parte, fino a un esercizio decisivo da cui dipende la vita del protagonista.
Il lavoro nasce da un dialogo creativo durato due anni: la costruzione di un dramma circense intrecciata alla scrittura di un romanzo storico. Attorno a Costantini e Wu Ming 2 figura, infatti, una squadra che ha trasformato parole e musica in gesto, dalla cofondatrice di Circo El Grito, Fabiana Ruiz Diaz, al coreografo Giorgio Rossi, dal regista Tonio De Nitto allo scrittore Luca Pakarov, fino al designer Simone Alessandrini e all’illustratrice Marie Cecile.
La storia si ispira ai sinti che presero parte alla Resistenza con il battaglione Leoni di Breda Solini dopo essere fuggiti dal campo di concentramento di Prignano sulla Secchia (in provincia di Modena) dove furono rinchiusi a settembre del 1940. Di notte facevano sabotaggi, di giorno andavano in scena con il loro circo partigiano, libero e magnetico. Tra l’altro, magnetico per davvero è Costantini, che scoprì i propri poteri nel 2003 durante una tournée nell’Europa dell’Est. I metalli gli si attaccano al corpo. Così, tra ipnosi e magnetismo animale, nasce un’opera che sfida i generi e le leggi di gravità, per un inno poetico alla disobbedienza che è un numero da brivido contro ogni dittatura.
Al termine dello spettacolo, per il ciclo «Parliamone», gli artisti dialogheranno con il pubblico e la giornalista Marina Luzzi.
Biglietto unico € 15. Info 333.2694897 – www.teatrocrest

Iniziative solidali

Raccolta alimentare della confraternita di Sant’Egidio a Tramontone

19 Feb 2026

Ad inizio Quaresima siamo invitati al digiuno. Digiuno dai cibo in alcuni giorni, dal vizio, dalle dipendenze. Questa pratica penitenziale si può coniugare con l’adesione alla raccolta alimentare, trasformando il digiuno ed il risparmio sul cibo in un gesto di carità verso i bisognosi che spesso digiunano per intere giornate per mancanza di risorse. Basterebbe invece un piccolo gesto, un piccolo acquisto per loro, alleviando il loro stato di povertà.

A tal proposito la confraternita di Sant’Egidio Maria di San Giuseppe della omonima parrocchia è impegnata anche in questa Quaresima in una raccolta alimentare per i bisognosi del quartiere Tramontone. Lo farà sabato 21 febbraio  dalle ore 8  alle ore 16 al Supermercato Lidl di via Mediterraneo. Nell’invitare alla generosità, il priore della confraternita, Pino Lippo, così ricorda: “«Tutto quello che avete fatto a uno di questi minimi, l’avete fatto a me», dice il Signore. Seminate dunque la carità di Gesù Cristo con le vostre opere buone e la gioia del dono”.

 

Diocesi

“Dammi da bere” (Gv 4,7): proposte dell’ufficio diocesano per la pastorale giovanile e vocazionale

19 Feb 2026

C’è una sete che attraversa il cuore dei nostri ragazzi e dei nostri giovani: sete di relazioni autentiche, di senso, di futuro, di Dio. Da questa consapevolezza nasce il percorso diocesano di pastorale giovanile e vocazionale per l’anno in corso, dal titolo ‘Dammi da bere’, ispirato al brano evangelico dell’incontro tra Gesù e la Samaritana (Gv 4,1-42).

Come la donna di Samaria, anche i giovani di oggi custodiscono nel cuore domande profonde, desideri spesso inespressi, fragilità e speranze. E come allora, Cristo continua a farsi presente per offrire “acqua viva”, capace di dissetare e rigenerare la vita.

All’interno di questo cammino, l’équipe diocesana ha predisposto una proposta di animazione rivolta alle vicarie e alle singole comunità parrocchiali: uno schema di quattro incontri, ciascuno dedicato a una ‘sete’ fondamentale dell’esperienza giovanile — sete di relazione, di identità, di appartenenza, di futuro. Il sussidio può essere scaricato tramite il link dedicato.

In preparazione al tempo pasquale, il Servizio diocesano coordinerà inoltre un percorso di adorazioni eucaristiche vicariali rivolte ad adolescenti e giovani. La proposta intende sostenere i cammini di animazione giovanile delle singole vicarie, favorendo l’incontro tra ragazzi e giovani provenienti dalle diverse comunità parrocchiali e promuovendo un’esperienza concreta di comunione ecclesiale.

Ecco il calendario delle adorazioni:
19 febbraio, ore 19, parrocchia S. Antonio, Taranto (vicarie di Taranto e Paolo VI);

5 marzo, ore 19, parrocchia Madonna del Rosario, Grottaglie (vicarie di Grottaglie e San Giorgio);

12 marzo, ore 19, parrocchia Nostra Signora di Fatima, Talsano (vicarie di Talsano-Lama/Pulsano);

18 marzo, ore 19, parrocchia S. Maria Goretti, Crispiano (vicarie di Martina/Crispiano).

Il cammino quaresimale culminerà con un appuntamento particolarmente significativo: la via crucis diocesana, che si terrà giovedì 26 marzo, a partire dalle ore 18.30, per le vie di Taranto vecchia, con arrivo in Cattedrale. Il momento, organizzato in collaborazione con l’ufficio missionario, sarà arricchito dalla presenza e dalla testimonianza di Dario Reda, missionario digitale impegnato nell’accompagnamento di giovani e adolescenti.

Dopo la Pasqua, ulteriori appuntamenti significativi saranno la Giornata diocesana dei ministranti, domenica 19 aprile, dalle 8.30 alle 13 al seminario arcivescovile, e la veglia di preghiera per le vocazioni, venerdì 24 aprile, dalle ore 19 alle 20, alla parrocchia S. Maria La Nova in Pulsano.

L’auspicio è che questo itinerario non resti una semplice proposta ‘di calendario’, ma diventi un vero cammino condiviso, capace di coinvolgere parrocchie, vicarie, educatori, ragazzi e giovani, affinché insieme si possa rispondere alla sete di vita e di senso che abita il cuore delle nuove generazioni.

 

Oratori

San Paolo-Martina Franca: il carnevale dell’’Arca della gioia’

19 Feb 2026

Che strano e meraviglioso intreccio di date: il 14 febbraio, giorno in cui si celebra l’amore, l’oratorio ‘Arca della gioia’ della parrocchia San Paolo-Martina Franca ha aperto le sue vele alla festa più colorata dell’anno, trasformando il porticato adiacente alla chiesa in un piccolo porto di allegria e speranza. Nonostante il cielo avesse deciso di raccontare la sua storia con una pioggia insistente e generosa, nessuno si è lasciato scoraggiare. Le gocce cadevano fitte, ma sotto quel porticato si accendeva un sole diverso: quello dei sorrisi dei bambini, delle risate delle famiglie, degli occhi luminosi dietro maschere variopinte. C’erano principesse e supereroi, piccoli esploratori e creature fantastiche sotto lo sguardo tenero di mamme e che ritrovavano nei giochi dei figli un frammento della propria infanzia. E c’era soprattutto un’energia contagiosa, capace di scaldare l’aria umida di febbraio. La musica ha dato il ritmo ai cuori: i bambini hanno ballato senza risparmio, con quella gioia pura che non conosce timori né previsioni del tempo e hanno sfilato con orgoglio, mostrando costumi preparati con cura e fantasia, mentre applausi e incoraggiamenti li accompagnavano come una brezza leggera. E poi, come da tradizione, l’attesissimo momento della ‘pignatta’: tra tentativi incerti e risate fragorose, ogni colpo era una promessa, ogni attimo un’esplosione di attesa. Quando finalmente si è aperta, non sono caduti soltanto dolci e coriandoli ma una cascata di entusiasmo, di condivisione, di complicità tra grandi e piccoli. L’Arca della gioia, ancora una volta, ha mostrato la sua vera missione: essere un luogo dove salire insieme, senza biglietti né prenotazioni, solo con il desiderio di camminare fianco a fianco verso un mondo migliore. Un mondo fatto di sorrisi condivisi, di mani che si stringono, di bambini che crescono sentendosi accolti e amati. Eventi come questo non sono soltanto feste. Sono semi. Semi di fraternità, di speranza, di futuro. E ogni famiglia che sceglie di partecipare aggiunge un tassello prezioso a questa grande avventura.

L’invito è semplice e sincero: venite a bordo, l’‘Arca’ è pronta a salpare ancora e c’è posto per tutti.

Diocesi

Settimana della fede 2026: nel solco della storia

L’intervento di don Francesco Nigro, vicario episcopale per l’area Liturgia e ministerialità

ph G. Leva
19 Feb 2026

di Angelo Diofano

Sulla 54ª edizione della Settimana della fede, riportiamo l’intervento di don Francesco Nigro, vicario episcopale per l’area Liturgia e ministerialità e direttore dell’istituto superiore di scienze religiose metropolitano ‘San Giovanni Paolo II’:

“Siamo ormai giunti alla 54ª ‘Settimana della fede’ che come un’oasi di riflessione e fraternità si colloca come esperienza rigenerante all’interno del camino diocesano nel periodo forte della Quaresima. Voluta da monsignor Guglielmo Motolese per promuovere lo spirito del Concilio, la ‘Settimana della fede’ si pone nel solco della storia della nostra Chiesa diocesana come esperienza di aggiornamento, in continuità con l’intuizione pastorale che papa Giovanni XXIII volle consegnare all’inizio del Concilio Vaticano II. Queste serate dal profondo sapore ecclesiale ci permettono di leggere alcuni aspetti riguardanti la vita sociale alla luce della fede. Il tema scelto quest’anno è desunto dalle parole con le quali il neoeletto papa Leone XIV si è presentato al mondo intero : “Verso una pace disarmata e disarmante”. L’’intentio princeps’ è quella di affrontare il delicato tema della pace in un frangente storico e culturale segnato dalla violenza e dall’odio. L’architettura dei vari appuntamenti segue la logica dell’apprendimento, ossia si parte dal collocarci nel tema della pace a partire dal nostro vissuto, ci si lascia interpellare dalla testimonianza per capire le dinamiche della guerra e della pace nel concreto e così approdare allo sguardo contemplativo dell’arte che si concretizza in uno stile di condivisione e fraternità.

Nelle prime tre giornate, da un carattere più diocesano, si cercherà primariamente di approfondire il tema della pace con uno sguardo pedagogico, riflettendo sul potere delle parole che possono disarmare ed edificare, ma anche distruggere e uccidere.  Un secondo step invece è offerto dalla dimensione prettamente testimoniale, che ci permette di apprendere Il senso della pace attraverso una convivialità delle differenze vissute all’interno dell’esperienza complessa della Terra Santa.  Un ultimo contributo è di carattere artistico aprendoci allo sguardo contemplativo nell’essere operatori di pace alla scuola di Francesco d’Assisi, nell’ottavo centenario dalla sua morte.

A completare il quadro di questa settimana ci sono due appuntamenti dal profondo sapore comunionale vissuti nelle vicaria con un momento di adorazione eucaristica e nelle singole comunità parrocchiali con una via crucis, supportati da alcune proposte offerte dall’Ufficio liturgico diocesano.

Il perché di una settimana della fede si può concepire solo alla luce di un senso di appartenenza alla Chiesa diocesana, che diventa condizione previa per vivere questo tempo di conversione come cammino condiviso di fratelli e sorelle nella fede che desiderano radicarsi nel solco della storia come sale della terra e luce del mondo.

Diocesi

Giornata diocesana delle donne e degli uomini carcerati

18 Feb 2026

di Francesco Mitidieri

Al via la celebrazione della Giornata diocesana delle donne e degli uomini carcerati che quest’anno sarà vissuta nelle vicarie che hanno dato la propria adesione. La proposta dell’ufficio diocesano di pastorale penitenziaria, unitamente all’associazione di volontariato penitenziario ‘Noi e Voi’, prevede un ricordo in tutte le celebrazioni domenicali con dei testi preparati dai ristretti della casa circondariale e dagli operatori pastorali dell’ufficio. È prevista una introduzione ed una conclusione alla celebrazione con dei messaggi da parte dei detenuti e le preghiere dei fedeli con particolare attenzione a tale contesto. Inoltre in una giornata infrasettimanale successiva o precedente sarà possibile vivere un momento di preghiera e riflessione con delle testimonianze di chi vive o ha vissuto la limitazione della libertà personale.
Nell’occasione si desidera ricordare che la Chiesa di Taranto ha messo a disposizione delle proprie strutture per favorire le misure alternative al carcere ed ha avviato due importanti servizi per il settore penitenziario quali la casa famiglia ‘San Damiano’ e il centro socio rieducativo ‘Fieri potest’ nella casa ‘Madre Teresa’ (ex monastero delle carmelitane scalze).

Al momento il calendario della Giornata diocesana delle donne e degli uomini carcerati prevede il seguente calendario, fra attività svolte e da svolgere:
Taranto Sud: ricordo nella preghiera, 7 e 8 febbraio; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze, 13 febbraio alla parrocchia Spirito Santo.

Taranto orientale 1: ricordo nella preghiera 7 e 8 febbraio; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze , 12 febbraio alla parrocchia San Nunzio Sulprizio.

Talsano: ricordo nella preghiera 28 febbraio e 1 marzo; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze 4 marzo alla parrocchia Sant’Egidio.

Paolo VI: ricordo nella preghiera 28 febbraio e 1 marzo; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze il 5 marzo alla parrocchia San Giuseppe Moscati.

Taranto nord: ricordo nella preghiera, 7 e 8 marzo; incontro di preghiera, riflessione e testimonianze, 6 marzo.

In questa giornata di preghiera e riflessione per le donne e gli uomini carcerati, vogliamo innanzitutto domandarci come ci ha insegnato a fare papa Francesco: “perché loro e non io?”, ma vogliamo ancor più introdurci nella celebrazione mettendoci in ascolto, accogliendo alcuni messaggi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle ristretti.

 Così ci saluta Vincenzo:
“Buona” è il saluto, il buon augurio che apre e chiude le giornate della carcerata e del carcerato. Giorni che possono essere lunghi o brevi, colmi o vuoti: di speranza e di stanchezza, di vigore e di solitudine, di aggregazione, segnati da fallimenti e da piccole vittorie. Nella pienezza dell’essere, ognuno di noi vive e sopravvive nell’attesa di una via da seguire. Questo tempo diventa spesso un momento di bilancio e di riflessione profonda, tanto che possiamo riconoscere come, spesso, “ogni volta che il Signore bussa alla nostra porta, presi dal nostro egoismo, non ascoltiamo la sua voce”. Eppure, Egli continua a bussare, con pazienza, anche per coloro che sembrano lontani o dimenticati. Perché allora, in questi giorni di attesa, non aiutarci a fargli spazio nel nostro cuore? Affinché la nostra preghiera possa raggiungere tutti i detenuti e le loro famiglie”.

Invece Giuseppe ci manda a dire:
“Sono un uomo di 53 anni, della provincia di Taranto, che dopo tanti anni di sacrifici si trova, per la prima volta, ad aver commesso un grave errore e ad affrontare una situazione che non avrebbe mai immaginato. In questa giornata dedicata al carcerato, chiedo a tutti voi di unirvi a me nella preghiera. Qui, ogni giorno, si vive e si pensa in modo duro. Posso però testimoniare che, nonostante tutto, mi considero fortunato: nella mia stanza condivido lo spazio con altre due persone, più o meno della mia età, che sono brave persone. Tuttavia, vedo tante altre situazioni di sofferenza che non augurerei a nessuno. Vi chiedo di pregare per noi detenuti e per le nostre famiglie, che stanno vivendo anch’esse un grande dolore”.

Chiara, invece, condivide con noi una sua riflessione:
“Desidero condividere con voi un passo della Bibbia che mi ha profondamente colpito e che mi ha aiutato a comprendere molte cose, tra cui quanto sia bello e importante fidarsi di Dio, l’unico che non ci abbandona mai. È il brano di Isaia che dice: “Poi io udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò e chi andrà per noi?». E io risposi: «Eccomi, manda me!»” (Is 6,8). Quando Dio chiamò Adamo dicendo: «Dove sei?», egli si nascose. Anche noi, a volte, facciamo lo stesso: sentiamo la voce del Signore che ci chiama, ma il timore prende il sopravvento. Ci sentiamo indegni, incapaci, bloccati dai nostri errori. Isaia si trovò in una situazione simile. Nei versetti precedenti cercava ogni scusa per tirarsi indietro, ma poi rispose alla chiamata dicendo: «Eccomi, manda me!». Quelle parole risuonano come un’eco profetica delle parole di Cristo, che è stato mandato per noi, aprendo la strada affinché potessimo avvicinarci al trono della grazia. Nella Bibbia incontriamo molti uomini e donne che si sono sentiti inadeguati: Abramo, Ester, Giacobbe, Mosè, Davide. Ognuno di loro aveva limiti, paure e fragilità, ma tutti hanno risposto con fede alla chiamata di Dio. E oggi quella chiamata è anche per me. Non importa quali siano le mie debolezze o difficoltà: Dio non mi chiama perché sono perfetta, ma perché desidera servirsi di me per il suo progetto. Non posso nascondermi più. Mi avvicino con fiducia al trono della grazia e dico: «Eccomi, Signore, fa’ di me ciò che vuoi e mandami dove vuoi»”.

E infine Angelo ci dice:
“In questa giornata specificamente dedicata alla carcerata e al carcerato, noi detenuti ci stringiamo nelle mani del Signore. Sappiamo che le mura della cella appaiono spesso invalicabili e che il pensiero corre continuamente alle nostre case, alle famiglie lasciate fuori, alle preoccupazioni per i nostri cari che ci accompagnano ogni giorno. In questi momenti di sconforto, quando la colpa e talvolta anche l’ingiustizia sembrano opprimerci, invito tutti a non cadere nel vuoto: la fede è la nostra forza per rialzarci. Gesù non ci ha mai abbandonati, conosce il nostro dolore e la nostra solitudine. Le nostre preghiere superano il silenzio e la distanza, affidando al Signore le difficoltà familiari: l’angoscia per i figli, la lontananza dai coniugi e le fatiche economiche. Il nostro Dio, Padre misericordioso, ascolta la preghiera di chi si sente umiliato e nel bisogno. Pur nella difficoltà della vita in carcere, desidero esprimere anche la mia stima e il mio ringraziamento a tutto il personale dell’istituto penitenziario che, nonostante il sovraffollamento e la carenza di risorse, riesce, per quanto possibile, a rispondere alle necessità di molti detenuti. Preghiamo e chiediamo anche noi di poter avere un’opportunità di rinascita, perché la sofferenza è grande e solo la fede e la speranza ci tengono saldi. Invitiamo la comunità cristiana a continuare a riflettere anche dopo questa giornata, ad abbracciarci spiritualmente e a pregare per noi e per le nostre famiglie. Con affetto, io e a nome di tutti i detenuti, vi esprimo profonda vicinanza e una benedizione: che la speranza non ci abbandoni mai”.

 

Eventi culturali in città

Sguardi trinitari sul sociale: venerdì 20 la presentazione del volume

18 Feb 2026

Il Centro di cultura per lo sviluppo “G.Lazzatiaps-ets Taranto continua, in piena sintonia con il Dipartimento jonico Uniba e la Camera di commercio Brindisi-Taranto, il percorso avviato con il convegno/forum del 15 settembre  2022 intitolato ‘Manifesto per una riforma del pensare’ e che giunge ora ad un importante traguardo con la presentazione del volume ‘Sguardi trinitari sul sociale. Per un nuovo pensiero agente nel territorio’ – Cacucci editore. L’evento si terrà venerdì 20 febbraio a partire dalle ore 15.30, al Dipartimento jonico Uniba, in via Duomo 259, a Taranto.

Il percorso avviato  sull’ontologia trinitaria,  prospettiva filosofico-teologica che interpreta l’essere, la realtà e le relazioni alla luce del mistero cristiano della Trinità, concepisce la realtà non come statica o solitaria, ma come intrinsecamente dinamica, relazionale e plurale, superando modelli puramente sostanzialisti, ed abbraccia ogni ambito, sia esso concettuale o pratico. Bisogna cioè guardare all’insieme perché insieme si può costruire un nuovo mondo. Il centro Lazzati, che per primo ha sentito l’urgenza di una nuova formazione, ha subito trovato in Uniba e Camera di commercio non solo partners qualificati, ma anche motivati. Con loro si sta percorrendo un sentiero di formazione, che vuole offrire alla classe dirigente, al cittadino, all’istituzione, alla società tutta nuovi strumenti per ben operare. Perché, in un territorio frantumato, che soffre di separatezze, di divisioni, dì autoreferenze, il primo impegno urgente è ricomporre, rimettere in relazione, in connessione. Lo sviluppo, per essere veramente tale, per essere sostenibile, non può non essere integrale: tutto deve essere in evidenza, tutto deve essere in relazione, tutto deve essere connesso. L’obiettivo è ambizioso, ma realizzabile: dar vita ad un pensiero in grado di ripensare la realtà, che guarda all’altro non come un estraneo, ma come qualcosa da accogliere perché dà senso alla realtà delle cose. È un’idea decisiva sia per l’etica, sia per gli studi epistemologici di tutte le scienze che si misurano con la complessità del mondo contemporaneo. Le ricerche sul territorio di Taranto costituiscono un vero laboratorio in cui il pensiero sperimenta la sua verità più rivoluzionaria.

Il volume è a cura di mons. Piero Coda – segretario generale della Commissione teologica internazionale e del prof. Antonio Incampo – professore ordinario di Filosofia del diritto all’università degli utudi di Bari, Aldo Moro. Al suo interno spazio a questioni teologiche e sociali, grazie ai due curatori del libro, con i preziosi contributi di: Mario Castellana, Alberto Felice De Toni – Eugenio Bastianon, Massimo Donà, Paolo Heritier, Vito Impellizzeri, Luigi Ricciardi, Tomasz Snarski, Sergio Barbaro, Angelo Campo, Daniele Nuzzi, Rocco Tagariello, Paola Pietrogrande, Claudia SanesiFrancesca Sanesi, Stefano Vinci. Le prefazioni sono a cura di Domenico Amalfitano e Paolo Oliva.

Venerdì 20, in prima nazionale, il volume sarà presentato dai due curatori – Coda e Incampo, che si confronteranno con: Massimo Donà – filosofo e musicista, Lidia Greco – sociologa dei processi economici e del lavoro Uniba, Antonio Iaccarino – Filosofo del diritto Pontificia Università Lateranense, Fiorella Occhinegro – architetto e vicepresidente della Fondazione Taranto25, Claudia Sanesi – segretaria generale Camera di commercio Brindisi- Taranto, Davide Tabarelli – presidente di Nomisma Energia e commissario straordinario di Acciaierie d’Italia. Introdurrà i lavori Mario Castellana – filosofo della scienza. Il presidente del centro di cultura Lazzati, Domenico Amalfitano, concluderà i lavori. La moderazione sarà a cura di Gabriella Ressa,  giornalista e socia dello stesso Centro.  L’incontro del 20 febbraio non  sarà un mero evento  ma un rendere ragione di un lavoro, di un impegno che non ha nessuna rivendicazione identitaria, pur in uno sguardo, che viene da un’ispirazione cristiana esigente, perché implica trasformazione, responsabilità, passione, competenza e soprattutto dedizione al ‘bene comune’.

 

L'argomento

Card. Parolin: “Il Vaticano non parteciperà al Board of peace”

ph Siciliani Gennari-Sir
18 Feb 2026

“Il Vaticano non parteciperà al Board of peace, data la sua particolare natura, diversa dagli altri Stati”: lo ha detto il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, conversando con i giornalisti a margine del bilaterale Italia-Santa sede per l’anniversario dei Patti lateranensi, che si è chiuso martedì 17 sera a Palazzo Borromeo, alla presenza del presidente Mattarella.
“Abbiamo preso nota che l’Italia parteciperà come osservatore”, ha proseguito il cardinale: “Evidentemente ci sono punti che lasciano un po’ perplessi, alcuni punti critici che avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni. L’importante è che si sia tentato di dare una risposta, però ci sono alcune criticità che dovrebbero essere risolte”. Per la Santa Sede, “la preoccupazione è quella che a livello internazionale sia soprattutto l’Onu a dover gestire queste situazioni”, ha concluso.

Mercoledì delle ceneri

L’amore che si dona fino alla fine

ph Ansa-Sir
18 Feb 2026

di Luana Comma

Il cammino quaresimale si apre sotto il segno di un amore che non si sottrae alla storia, ma la attraversa fino al suo punto più oscuro. Il Mercoledì delle Ceneri non introduce anzitutto un tempo di rinuncia, bensì uno spazio di verità, nel quale l’uomo è posto di fronte alla misura dell’amore di Dio. Un amore che non resta idea, ma prende corpo in una decisione: Dio ha tanto amato il mondo da consegnare il suo Figlio.

La croce, che si staglia all’orizzonte della Quaresima, non è un incidente del percorso di Gesù, né il fallimento di una missione spirituale. Essa appartiene alla logica stessa dell’amore di Dio per l’umanità. In Cristo crocifisso si rivela un amore che non si difende, non si preserva, non arretra di fronte al rifiuto, ma continua a donarsi. La salvezza non nasce dalla forza, ma dalla fedeltà di un amore che accetta di esporsi fino alla fine.

Nel linguaggio biblico, l’amore di Dio non si manifesta attraverso gesti spettacolari, ma mediante una prossimità che assume il peso della condizione umana. La croce è il luogo in cui Dio si rende solidale con l’uomo fino alle conseguenze estreme del suo smarrimento. In essa si compie una rivelazione decisiva: Dio non salva dall’esterno, ma dall’interno della sofferenza e del limite. L’amore divino non elimina la fragilità, ma la attraversa, trasformandola in luogo di comunione.

Il segno delle ceneri, imposto sul capo, non è allora un richiamo alla mortificazione fine a se stessa, ma alla verità dell’esistenza. «Ricordati che sei polvere» non è una condanna, bensì un atto di realismo che apre alla speranza. Solo chi accetta la propria finitudine può riconoscere di essere amato gratuitamente. La croce svela che l’amore di Dio non dipende dalla forza dell’uomo, ma dalla sua disponibilità a lasciarsi raggiungere.

In questo orizzonte, la Quaresima si configura come tempo di conversione dello sguardo. Non si tratta semplicemente di cambiare comportamenti, ma di imparare a riconoscere dove si manifesta l’amore autentico. La croce smaschera ogni illusione di un amore senza costo e ogni tentazione di una salvezza senza dono di sé. Essa mostra che la vita fiorisce non nel trattenere, ma nel consegnarsi.

L’amore di Dio, rivelato nella croce di Cristo, interpella così la libertà dell’uomo. Non si impone, ma chiede di essere accolto. Entrare nel tempo quaresimale significa lasciarsi educare da questo amore che salva non perché evita la sofferenza, ma perché la attraversa senza cedere alla disperazione. È qui che l’amore di Dio diventa criterio di vita nuova.

Per la comunità credente, il Mercoledì delle Ceneri non è l’inizio di un cammino cupo, ma l’apertura a una speranza esigente. La croce non è il termine della storia, ma il luogo in cui l’amore raggiunge la sua forma più vera. Solo un amore disposto a donarsi fino alla fine può rigenerare l’uomo e aprire la storia a una possibilità di salvezza. In questo senso, la Quaresima è il tempo in cui l’amore di Dio, manifestato nella croce di Cristo, continua a chiamare l’uomo alla vita.

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Diocesi

La venuta della Madonna di Fatima al Sacro Cuore, occasione di molte conversioni

ph G. Leva
18 Feb 2026

Dal 6 al 15 febbraio la parrocchia del Sacro Cuore ha vissuto giorni che resteranno impressi nella memoria e soprattutto nel cuore della comunità. Questa è la testimonianza del parroco don Francesco Venuto: “La venuta della Madonna di Fatima nella mia parrocchia è stata un vero tempo di grazia, un dono che ha toccato profondamente le anime e ha risvegliato una fede viva, concreta, commovente. La presenza della Vergine, venerata nel Santuario di Fatima, ha portato con sé un clima di raccoglimento e di luce. Fin dal primo giorno ho visto volti segnati dall’emozione, occhi lucidi, silenzi pieni di preghiera. Non è stata solo una devozione esteriore: è stato un incontro.

“Don, sentivo il bisogno di tornare a confessarmi dopo tanti anni”. “Qui ho ritrovato pace”. “Non pensavo di emozionarmi così”: sono solo alcune delle frasi che ho ascoltato in questi giorni. Centinaia di persone si sono avvicinate: famiglie, giovani, anziani, malati, persone lontane da tempo dalla vita sacramentale. Le confessioni sono state numerose, profonde, spesso accompagnate da lacrime di liberazione. La preghiera è stata continua: rosari, adorazione, celebrazioni, momenti di silenzio intenso davanti all’immagine della Madre.

Come parroco ho sentito forte una certezza: quando Maria visita una comunità, i cuori si aprono. Non per emozione passeggera, ma per un richiamo deciso alla conversione, alla speranza, al ritorno a Dio. Questi eventi non sono semplici celebrazioni: sono occasioni vere di grazia, porte che il Signore apre per farsi incontrare. La partecipazione è stata straordinaria, ben oltre ogni previsione. La chiesa piena, la disponibilità al servizio, l’ordine, il rispetto, il desiderio di fermarsi a pregare anche solo pochi minuti passando dal lavoro o dalle occupazioni quotidiane. Tutto questo dice una cosa chiara: c’è ancora tanta fede, forse silenziosa, ma viva. C’è ancora tanta sete di Dio. C’è ancora tanta voglia di avvicinarsi.

Porto nel cuore l’immagine di tante persone in ginocchio, del rosario stretto tra le mani, delle file pazienti per la confessione, dei canti che salivano forti e uniti. È il segno che la Madonna continua a radunare i suoi figli e a condurli a Cristo.

Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato e servito. Ma soprattutto ringrazio il Signore per averci visitati attraverso la Madre. Ora il compito è custodire questo fuoco e trasformarlo in vita quotidiana: più preghiera, più carità, più Vangelo vissuto”.