Diocesi

Conclusa in seminario la ‘tre giorni biblica’

10 Feb 2026

di Paolo Simonetti

Si è conclusa con grande entusiasmo l’edizione 2026 della ‘tre giorni biblica’ l’atteso appuntamento di studio e preghiera svoltosi dal 26 al 28 gennaio al seminario arcivescovile di Taranto. L’evento, organizzato dal Settore apostolato biblico dell’Ufficio catechistico, ha richiamato numerosi partecipanti tra sacerdoti, catechisti, educatori, desiderosi di approfondire la Parola di Dio.

Relatore dei tre incontri è stato don Simone Andrea De Benedittis, direttore dell’Ufficio catechistico e biblista, che ha affrontato con sicurezza e profondità il tema scelto: ‘Per costruire e piantare (Ger 1,10). Geremia, il profeta al tempo della fine’.

Lo stesso don Simone ha spiegato le motivazioni di questa scelta: “Dopo lo studio dei Libri sapienziali, quest’anno abbiamo inaugurato un nuovo itinerario all’interno della letteratura profetica. Immediatamente ci siamo posti l’interrogativo: da chi iniziare? Da uno dei profeti storicamente più antichi, come Amos, oppure dal primo che ci viene presentato nelle nostre Bibbie, Isaia? La scelta, invece, a partire da altre considerazioni, è caduta su un altro dei cosiddetti ‘profeti maggiori’: Geremia. Perché? È presto detto! Geremia è il profeta ‘al tempo della fine’, è un uomo che vive appassionatamente il suo contesto, che è fatto di guerre, tradimenti, sperequazioni sociali, idolatrie di vario ordine e grado, soprusi, ma soprattutto un tempo che è caratterizzato dall’allontanamento dalla Parola di Dio, dall’incapacità del mettersi in silenzio ad ascoltare e contemplare, dalla cattiva volontà di non far breccia nella superficialità del quotidiano, accontentandosi di sbarcare il lunario per un altro giorno, senza prospettive, ideali, senza una fede per cui spendersi con ardore. Un tempo, insomma, proprio come il nostro! Anche per questo, oltre che per quella tensione che biblicamente fa di questo vate un punto di congiunzione fra Mosè e Cristo, leggere le pagine di Geremia è incredibilmente attuale e getta luce sulla comprensione del nostro contesto globale. Peraltro, Geremia non è il ‘profeta standard’: sul proscenio della narrazione egli vive davvero, fa emergere la sua personalità, chiede giustizia – e talvolta addirittura vendetta! – e si adira persino con Dio, allorché si vede disatteso nelle sue pretese. È il profeta che, come Cassandra, ma ancor più come Gesù, asserisce il vero, che è scomodo, perciò non viene ascoltato; alla fine, però, non gode della distruzione, bensì converte il suo stesso cuore, compie un itinerario pari a quello che il Signore gli intima di annunziare agli altri. Proclama la distruzione, certo,  ma in ultima analisi, nell’avvento della nuova alleanza, egli è chiamato a ‘edificare e piantare’, nel nome di quel Dio che è Vita vera, speranza certa, promessa che si compie già ora”.

A conclusione del percorso, i presenti hanno vissuto un intenso tempo di adorazione eucaristica per unire all’ascolto della Parola la contemplazione del mistero.

L’appuntamento di quest’anno ha confermato il vivo interesse per le Scritture nella nostra diocesi, con spazi qualificati di ricerca personale e approfondimento che hanno rinsaldato il clima di comunione tra catechisti.

 

Diocesi

Giornata del malato alla Santa Famiglia

10 Feb 2026

In occasione della Giornata mondiale del malato, mercoledì 11, alla parrocchia della Santa Famiglia (a Taranto, al quartiere Salinella) durante la santa messa delle ore 16.30 il parroco don Alessandro Solare impartirà il sacramento dell’Unzione degli infermi. Seguirà l’omaggio musicale per gli ospiti a cura dell’associazione ‘Cerchio armonico’ (in collaborazione con la ‘Villa verde’) con Viviana Menga al violino, Giorgia Di Serio al violoncello e Stefania Guidato al pianoforte.

 

Diocesi

Le ‘Quarantore’ allo Spirito Santo

ph Paolo Mancarella
10 Feb 2026

di Angelo Diofano

Iniziano mercoledì 11 alla parrocchia intitolata allo Spirito Santo le solenni ‘Quarantore’, che si terranno fino a sabato 14 febbraio.

Ogni giorno alle ore 8.30 si terrà la santa messa con esposizione del Santissimo Sacramento; a mezzogiorno, l’ufficio delle Letture; alle ore 15, la ‘coroncina’ della Divina Misericordia; alle ore 18.30, il Rosario eucaristico; alle ore 19.30, i vespri e la meditazione a cura di don Francesco Mitidieri, direttore dell’ufficio di pastorale penitenziaria.

Sabato 14, giornata conclusiva, alle ore 8.30 sarà celebrata la santa messa con esposizione eucaristica; a mezzogiorno, l’ufficio delle letture; alle ore 15, la coroncina della Divina Misericordia; alle ore 12, la devota pratica dei ‘Venti sabato’ e la recita del Santo Rosario e alle ore 18, santa messa con benedizione eucaristica.

Le confessioni avranno luogo ogni giorno dalle ore 10 alle 11.30 e dalle ore 1 alle 19 mentre solo sabato 14 dalle ore 10 alle 11.30 e dalle 16 alle 17.30.

Questo il commento del parroco don Francesco Tenna: “L’eucaristia è il centro che tiene unita la comunità. In modo particolare le Quarantore sono un’occasione propizia per riscoprire il valore del silenzio, della preghiera, dell’ascolto e della carità. Quest’anno le meditazioni saranno tenute da don Francesco Mitidieri che ci aiuterà a percorrere l’esortazione di papa Leone, Dilexi te, continuando a spronarci nella cura reciproca e nell’attenzione ai poveri. Devo dire che come parrocchia ogni giorno viviamo l’esperienza del ‘fresco’ grazie alla collaborazione con le attività commerciali presenti nel quartiere, raccogliendo le eccedenze, diverse famiglie riescono ad avere pane, focaccia, frutta, verdura, latticini… sempre secondo lo stile evangelico: ogni cosa che avete fatto al più piccolo l’avete fatta a me. Preghiera e missione due pilastri che caratterizzeranno le Quarantore e continuano a segnare la vita della nostra comunità”.

Eventi in diocesi

L’oratorio diffuso di Taranto vecchia si arricchisce di una nuova struttura: la sala di comunità

10 Feb 2026

Dopo il centro San Gaetano, il laboratorio di ceramica e restauro di Palazzo Acclavio, la falegnameria sociale ‘Nicola Portacci’, il centro sportivo San Giuseppe, la terrazza panoramica e il book shop della basilica cattedrale San Cataldo, la sala di comunità rappresenta un’altra opportunità per l’Isola.
Come nella nota pastorale della Commissione ecclesiale per le comunicazioni sociali, la sala di comunità si propone come spazio funzionale allarealizzazione di un positivo innesto tra la missione evangelizzatrice di ogni comunità particolare e le complesse dinamiche della comunicazione e della cultura che assumono sempre più dimensioni planetarie. quanto avvenuto in questi anni ci spinge a pensare la sala della comunità non più semplicemente come sala del cinema, ma come una vera e propria struttura pastorale al servizio della comunità. Erede della sala cinematografica parrocchiale, la sala della comunità non rinnegala sua origine, legata ad uno dei più suggestivi strumenti della comunicazione sociale, ma affronta anche la sfida della nuova cultura mediatica, ampliando l’offerta delle modalità espressive e delle tecnologie di supporto, promuovendone unitamente l’uso e la riflessione critica”.
La sala di comunità San Giuseppe dell’oratorio diffuso sarà inaugurata con una rassegna cinematografica, prima proiezione con titolo a sorpresa, mercoledì 11 febbraio alle 19.15. È necessario aderire ad una community in modo tale che tramite whatsApp si venga informati della programmazione al momento quindicinale e ricevere puntualmente le schede dei film.
La sala della comunità è parte del circuito Acec (Associazione cattolica esercenti cinema).
Le proiezioni sono gratuite con obbligo di iscrizione e prenotazione all’indirizzo mailsymbolumets@gmail.comoppure, tramite whatsapp al n 352 4088486.
La sala può ospitare fino a 50 persone.

Un ringraziamento particolare per il prezioso supporto a Gemma Lanzo, giornalista, critica cinematografica ed editrice, a cui si deve la cura della rassegna.

 

Diocesi

A Tramontone conclusi i festeggiamenti in onore di sant’Egidio

10 Feb 2026

di Pino Lippo

Quella dei festeggiamenti in onore di Sant’Egidio, nella parrocchia a lui intitolata a Tramtontone-Lama, è stata una settimana intensa vissuta da tutta la comunità, dai sacerdoti, dai ragazzi del catechismo, da tutte le realtà parrocchiali e in particolar modo dalla confraternita che porta il nome del santo fraticello tarantino. Già dalla domenica precedente la parrocchia ha vissuto un momento di festa con la rappresentazione nel salone,, subito dopo la santa messa vespertina, della rappresentazione teatrale ‘Profumo di Natale 2’, con divertenti scenette in dialetto tarantino, a chiudere il lungo periodo natalizio con il coinvolgimento di adulti, bambini e ragazzi, bravissimi, a cimentarsi sotto la regia di Tanino Melucci e delle loro stesse mamme.

Va segnalata, nell’ambito del triduo, la ‘Giornata della Carità’ con il pranzo per i fratelli bisognosi, svoltosi in un’atmosfera di grande allegria nel salone parrocchiale, cui hanno fatto seguito la ‘Giornata del pellegrinaggio’ nella cui celebrazione eucaristica vespertina sono state invitate  tutte le comunità parrocchiali  della vicaria con i loro sacerdoti, e, infine la ‘Giornata della Preghiera’ con l’adorazione eucaristica. Ogni sera le celebrazioni eucaristiche sono state presiedute dal novello sacerdote don Antonio Acclavio con coinvolgenti omelie.

Non sono mancate le attività correllate: il concerto per pianoforte del m° Francesco Salinari , il coro dei bambini che partecipano al progetto della scuola primaria ‘Salvemini’ diretto dall’insegnante Rosaria Raguso, le attività esperienziali con laboratori creativi nelle varie tappe del catechismo: quella battesimale con disegni sulla carità; quella penitenziale con la simulazione di un rapporto relazionale e dinamico estrinsecatosi nello scrivere (su telefonino, su cartoncino o su un foglio) un messaggio rivolto a Sant’Egidio;  quella crismale in cui ciascuno doveva realizzare un ‘tik tok’ con un messaggio di speranza e una richiesta di aiuto al Santo, oppure soffermarsi sulla figura del santo e su  cosa rappresenta per loro ragazzi. Molti di questi lavori sono esposti in chiesa.

 

 

 

 

Il priore della confraternita di Sant’Egidio con le reliquie

Sabato 7 febbraio, giorno della festa, a mezzogiorno ha avuto luogo la supplica mentre in serata la comunità parrocchiale ha partecipato numerosa alla solenne concelebrazione eucaristica, animata dal coro parrocchiale diretto dal m° Pino Giordano, alla presenza della confraternita in abito di rito e dei bambini del catechismo che attraverso i loro laboratori creativi hanno conosciuto e rappresentato  il nostro caro e glorioso Sant’Egidio: uomo di pace, di speranza, di carità: un messaggio di speranza, luce che illumina tutta la comunità.

Dopo la benedizione finale ai bambini sono stati distribuiti sacchetti di caramelle mentre gli adulti hanno potuto venerare da vicino la reliquia di Sant’Egidio.

Grande, infine, la soddisfazione manifestata dal parroco mons. Carmine Agresta per la grande partecipazione ai festeggiamenti, a dimostrazione della grande devozione del quartiere verso il santo tarantino.

Diocesi

Madonna di Lourdes: le ‘Quindici visite’ alla Sant’Antonio

10 Feb 2026

di Angelo Diofano

Si rinnova nella cripta di Santa Rita della parrocchia di Sant’Antonio da Padova, al Borgo, la tradizionale pia pratica delle ‘Quindici visite’ alla Madonna di Lourdes, in corso dal 27 gennaio. La conclusione, mercoledì 11, festa della Madonna di Lourdes, con sante messe alle ore 7.30 e alle ore 11 con la supplica a mezzogiorno. In serata, alle ore 17.30, il santo rosario, alle ore 18 la santa messa che sarà presieduta dal parroco, don Ciro Santopietro. A conclusione, la processione aux flambeaux per le strade attorno alla chiesa, con i canti tipici della ricorrenza mariana.

La pia pratica delle ‘Quindici visite’ fu istituita nella chiesa di via Duca degli Abruzzi negli anni Cinquanta dall’allora parroco don Angelo D’Ettorre all’indomani di un suo pellegrinaggio a Lourdes, dove acquistò una statua della Madonna, proprio con le sembianze con cui apparve alla veggente. La statua fu poi posizionata all’interno della ricostruzione della celebre grotta che si può ammirare nella cripta intitolata a Santa Rita, dove appunto hanno luogo le celebrazioni mariane.

Le ‘Quindici Visite’ intendono ripercorrere le altrettante apparizioni mariane che Bernadette Soubirous ebbe nel 1858 nella grotta in località Massabielle: “Volete farmi il favore di venire qui per quindici giorni?” – ebbe a chiederle, con grande dolcezza e delicatezza, la Beata Vergine. Nella grotta, divenuta subito diventata meta di pellegrinaggio,  nel luogo in cui la Madonna chiese alla veggente di scavare, vi è  una sorgente: una delle otto nella zona che alimentano il fiume Gave De Pau, le cui acque sono utilizzate dai pellegrini  per il bagno nelle vicine piscine.

 

Diocesi

Alla San Roberto Bellarmino, memoria liturgica della Madonna di Lourdes

ph G. Leva
10 Feb 2026

di Angelo Diofano

La memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes sarà celebrata mercoledì 11 febbraio anche nella parrocchia di San Roberto Bellarmino, a Taranto, ove si trova una riproduzione della grotta che fece da scenario suggestivo alla famosa apparizione mariana.

Questo il programma: precedute mezz’ora prima dalla recita del santo rosario, sante messe si terranno alle ore 8.30 – 9.30 – 11 (quest’ultima presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero); ore 12, supplica alla Madonna di Lourdes; ore 17.30, santo rosario; ore 18, santa messa con la partecipazione della confraternita dell’Addolorata e della sottosezione di Taranto dell’Unitalsi; ore 18.45, processione aux flambeaux per corso Italia, via Campania, via Emilia, viale Liguria con rientro in chiesa.

Diocesi

Continua l’omaggio dei tarantini alla Madonna di Fatima

ph G. Leva
09 Feb 2026

di Angelo Diofano

Prosegue nella parrocchia del Sacro Cuore, a Taranto, il grande pellegrinaggio dei fedeli per l’omaggio all’immagine itinerante della Madonna di Fatima, la cui permanenza si concluderà domenica 15 febbraio.

Martedì 10, in mattinata, la statua andrà in visita ai ricoverati dell’ospedale ‘San Giuseppe Moscati’ mentre in chiesa dalle ore 8.30 a mezzogiorno avrà luogo l’adorazione eucaristica. Alle ore 17 si terrà l’incontro con i ragazzi e  bambini delle classi di catechismo; alle ore 18.30 la recita del santo rosario e alle ore 18.30 la santa messa con offerta dell’’incenso a Maria presieduta da padre Andrea Mistrorigo, servo del Cuore Immacolato di Maria; infine, alle ore 19.30, catechesi mariana.

Mercoledì 11, in mattinata la statua sarà portata nelle case degli ammalati mentre in chiesa dalle ore 8.30 a mezzogiorno avrà luogo l’adorazione eucaristica; alle ore 17 si terrà l’incontro con i ragazzi e  bambini delle classi di catechismo; alle ore 18.30 la recita del santo rosario e alle ore 18.30 la santa messa presieduta dal parroco don Francesco Venuto con il rito dell’unzione degli infermi; al termine della celebrazione verrà consegnata ai fedeli una boccettina con l’acqua benedetta di Lourdes.

Giovedì 12, in mattinata ci sarà la visita della Madonna agli studenti dell’istituto Righi mentre in chiesa dalle ore 8.30 a mezzogiorno avrà luogo l’adorazione eucaristica; alle ore 17 si terrà l’incontro con i ragazzi e  bambini delle classi di catechismo; alle ore 18.30 la recita del santo rosario e alle ore 18.30 la santa messa presieduta dal vicario ‘ad omnia’ mons. Alessandro Greco con benedizione e consacrazione delle famiglie sotto la protezione di Maria; alle ore 19.30, catechesi mariana.

“La Madonna di Fatima – conclude don Francesco Venuto – non viene a portarci un ricordo ma una chiamata. Viene a bussare al nostro cuore, a ricordarci che Dio non si stanca mai di amarci e di aspettarci”.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

 

Ricordo

È morto Antonino Zichichi: la scienza come via verso il Mistero

ph Media Inaf
09 Feb 2026

di Luana Comma
Si è spento oggi, lunedì 9 febbraio, all’età di 97 anni, Antonino Zichichi, scienziato di fama internazionale, originario di Trapani, cattolico praticante e testimone autorevole di un dialogo possibile e fecondo tra fede e scienza. Con la sua morte, il mondo accademico e culturale perde una figura che ha attraversato il Novecento e il nuovo millennio con uno sguardo capace di tenere insieme rigore scientifico e apertura al Mistero.
Fisico delle particelle, Zichichi ha legato il suo nome in modo indelebile al Cern di Ginevra, dove ha svolto un ruolo di primo piano nella ricerca fondamentale, contribuendo in modo decisivo alla scoperta dell’antideutone, una delle acquisizioni più significative nello studio della materia e dell’antimateria. Per lui, tuttavia, la scienza non è mai stata semplice accumulo di dati o esercizio di potere tecnico, ma ricerca paziente delle leggi profonde che strutturano il reale, nella convinzione che l’universo non sia frutto del caso, bensì portatore di un ordine intelligibile.
Accanto all’attività scientifica, Zichichi ha sempre manifestato un forte e dichiarato cattolicesimo, vissuto non come rifugio intimistico, ma come orizzonte interpretativo capace di dare senso anche all’impresa scientifica. In numerosi interventi e scritti ha sostenuto che non esiste alcuna scoperta scientifica in grado di negare l’esistenza di Dio, poiché la scienza risponde al “come” del mondo, mentre la fede custodisce la domanda sul “perché”. Da questa convinzione nasceva il suo rifiuto di ogni contrapposizione ideologica: critico tanto verso un darwinismo assolutizzato quanto verso i creazionismi più rigidi, ribadiva la necessità di distinguere senza separare i diversi piani del sapere.
Profondamente legato alla grande tradizione scientifica, Zichichi guardava ad Archimede e Galileo Galilei come a due figure emblematiche. Del genio siracusano ammirava l’unicità storica e la capacità di intuire, con secoli di anticipo, strutture fondamentali del pensiero scientifico; di Galileo difendeva la statura intellettuale e spirituale, promuovendo anche la nascita di un comitato di premi Nobel in sua memoria. Nei suoi numerosi scritti — da Galileo Galilei, divin uomo a Tra fede e scienza, fino a Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo — ha mostrato come la nascita della scienza moderna sia stata possibile proprio grazie alla fiducia nell’ordine della creazione, non alla negazione di Dio.
Questa visione è riemersa con particolare chiarezza in un post pubblicato il 27 gennaio scorso sulla sua pagina Facebook, dove Zichichi tornava a riflettere sul significato profondo dell’eredità galileiana. Ricordava come Galileo non abbia cercato il caos, ma le leggi; non abbia presupposto il disordine, ma un ordine universale valido nello spazio e nel tempo. Con strumenti semplici e un’intelligenza fiduciosa, Galileo aprì l’orizzonte della scienza perché era convinto che la natura fosse intelligibile, portatrice di una struttura profonda. In quella riflessione si condensava l’intero pensiero di Zichichi: la scienza nasce da un atto di fiducia razionale e, ancora oggi, pur nel massimo rigore, resta aperta alla grande sfida della verifica sperimentale senza chiudere la domanda sul fondamento ultimo dell’essere.
Antonino Zichichi lascia così un’eredità che va oltre le singole scoperte: un modo di abitare la scienza senza separarla dalla fede, di cercare la verità senza ridurla, di riconoscere nell’ordine del cosmo non una minaccia alla libertà umana, ma un invito a pensare più in profondità. In un tempo spesso segnato da contrapposizioni sterili, la sua testimonianza rimane un richiamo esigente e luminoso alla responsabilità del pensiero.

Messaggio del Santo padre

La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro

ph Vatican media-Sir
09 Feb 2026

di papa Leone XIV

In occasione della Giornata del malato 2026 che sarà celebrata l’11 febbraio in Perù, papa Leone XIV ha divulgato un messaggio che riportiamo testualmente:

 

Cari fratelli e sorelle!

La XXXIV Giornata mondiale del malato sarà celebrata solennemente a Chiclayo, in Perù, l’11 febbraio 2026. Per questa circostanza ho voluto riproporre l’immagine del buon samaritano, sempre attuale e necessaria per riscoprire la bellezza della carità e la dimensione sociale della compassione, per porre l’attenzione sui bisognosi e sui sofferenti, come sono i malati.

Tutti abbiamo ascoltato e letto questo commovente testo di San Luca (cfr Lc 10,25-37). A un dottore della legge che gli chiede chi sia il prossimo da amare, Gesù risponde raccontando una storia: un uomo che viaggiava da Gerusalemme a Gerico fu aggredito dai ladri e lasciato mezzo morto; un sacerdote e un levita passarono oltre, ma un samaritano ebbe compassione di lui, gli fasciò le ferite, lo portò in una locanda e pagò perché fosse curato. Ho voluto proporre la riflessione su questo passo biblico, con la chiave ermeneutica dell’Enciclica Fratelli tutti, del mio amato predecessore Papa Francesco, dove la compassione e la misericordia verso il bisognoso non si riducono a un mero sforzo individuale, ma si realizzano nella relazione: con il fratello bisognoso, con quanti se ne prendono cura e, alla base, con Dio che ci dona il suo amore.

Il dono dell’incontro: la gioia di dare vicinanza e presenza

Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza, della fretta, ma anche dello scarto e dell’indifferenza, che ci impedisce di avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano. La parabola racconta che il samaritano, vedendo il ferito, non è “passato oltre”, ma ha avuto per lui uno sguardo aperto e attento, lo sguardo di Gesù, che lo ha portato a una vicinanza umana e solidale. Il samaritano «si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato […] il proprio tempo».[1] Gesù non insegna chi è il prossimo, ma come diventare prossimo, cioè come diventare noi stessi vicini.[2] A questo proposito, possiamo affermare con Sant’Agostino che il Signore non ha voluto insegnare chi fosse il prossimo di quell’uomo, ma a chi lui doveva farsi prossimo. Infatti nessuno è prossimo di un altro finché non gli si avvicina volontariamente. Perciò si è fatto prossimo colui che ha avuto misericordia.[3]

L’amore non è passivo, va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare. Per questo il cristiano si fa prossimo di chi soffre, seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita. Non si tratta di semplici gesti di filantropia, ma di segni nei quali si può percepire che la partecipazione personale alle sofferenze dell’altro implica il donare sé stessi, significa andare oltre il soddisfacimento dei bisogni, per arrivare a far sì che la nostra persona sia parte del dono.[4] Questa carità si nutre necessariamente dell’incontro con Cristo, che per amore si è donato per noi. San Francesco lo spiegava molto bene quando, parlando del suo incontro con i lebbrosi, diceva: «Il Signore stesso mi condusse tra loro»,[5] perché attraverso di loro aveva scoperto la dolce gioia di amare.

Il dono dell’incontro nasce dal legame con Gesù Cristo, che identifichiamo come il buon samaritano che ci ha portato la salute eterna e che rendiamo presente quando ci chiniamo davanti al fratello ferito. Sant’Ambrogio diceva: «Poiché dunque nessuno ci è più prossimo di colui che ha guarito le nostre ferite, amiamolo come Signore, e amiamolo anche come prossimo: niente infatti è così prossimo come il capo alle membra. Amiamo anche colui che è imitatore di Cristo: amiamo colui che soffre per la povertà altrui, a motivo dell’unità del corpo».[6] Essere uno nell’Uno, nella vicinanza, nella presenza, nell’amore ricevuto e condiviso, e godere, come San Francesco, della dolcezza di averlo incontrato.

La missione condivisa nella cura dei malati

San Luca prosegue dicendo che il samaritano “sentì compassione”. Avere compassione implica un’emozione profonda, che spinge all’azione. È un sentimento che sgorga da dentro e porta all’impegno verso la sofferenza altrui. In questa parabola, la compassione è il tratto distintivo dell’amore attivo. Non è teorica né sentimentale, si traduce in gesti concreti: il samaritano si avvicina, medica le ferite, si fa carico e si prende cura. Ma attenzione, non lo fa da solo, individualmente, «il samaritano cercò un affittacamere che potesse prendersi cura di quell’uomo, come noi siamo chiamati a invitare e incontrarci in un “noi” che sia più forte della somma di piccole individualità».[7] Io stesso ho constatato, nella mia esperienza di missionario e vescovo in Perù, come molte persone condividono la misericordia e la compassione alla maniera del samaritano e dell’albergatore. I familiari, i vicini, gli operatori sanitari, le persone impegnate nella pastorale sanitaria e tanti altri che si fermano, si avvicinano, curano, portano, accompagnano e offrono ciò che hanno, danno alla compassione una dimensione sociale. Questa esperienza, che si realizza in un intreccio di relazioni, supera il mero impegno individuale. In questo modo, nell’Esortazione apostolica Dilexi te non solo ho fatto riferimento alla cura dei malati come a una «parte importante» della missione della Chiesa, ma come a un’autentica «azione ecclesiale» (n. 49). In essa citavo San Cipriano per mostrare come in quella dimensione possiamo verificare la salute della nostra società: «Questa epidemia, questa peste, che sembra orribile e funesta, mette alla prova la giustizia di ognuno, ed esamina i sentimenti del genere umano: se i sani servano i malati, se i parenti amino con rispetto i loro congiunti, se i padroni abbiano compassione dei servi che stanno male, se i medici non abbandonino i malati che chiedono aiuto».[8]

Essere uno nell’Uno significa sentirci veramente membra di un corpo in cui portiamo, secondo la nostra vocazione, la compassione del Signore per la sofferenza di tutti gli uomini.[9] Inoltre, il dolore che ci commuove non è un dolore estraneo, è il dolore di un membro del nostro stesso corpo del quale il nostro Capo ci comanda di prenderci cura per il bene di tutti. In questo senso si identifica con il dolore di Cristo e, offerto cristianamente, affretta il compimento della preghiera del Salvatore stesso per l’unità di tutti.[10]

Spinti sempre dall’amore per Dio, per incontrarci con noi stessi e con il fratello

Nel duplice comandamento: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso» (Lc 10,27), possiamo riconoscere il primato dell’amore per Dio e la sua diretta conseguenza sul modo di amare e di relazionarsi dell’uomo in tutte le sue dimensioni. «L’amore per il prossimo rappresenta la prova tangibile dell’autenticità dell’amore per Dio, come attesta l’apostolo Giovanni: “Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. […] Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv 4,12.16)».[11] Sebbene l’oggetto di tale amore sia diverso: Dio, il prossimo e sé stessi, e in tal senso possiamo intenderli come amori distinti, essi sono sempre inseparabili.[12] Il primato dell’amore divino implica che l’azione dell’uomo sia compiuta senza interesse personale né ricompensa, bensì come manifestazione di un amore che trascende le norme rituali e si traduce in un culto autentico: servire il prossimo è amare Dio nei fatti.[13]

Questa dimensione ci permette anche di rilevare ciò che significa amare sé stessi. Significa allontanare da noi l’interesse di fondare la nostra autostima o il senso della nostra dignità su stereotipi di successo, carriera, posizione o discendenza [14] e recuperare la nostra collocazione davanti a Dio e al fratello. Benedetto XVI diceva che «la creatura umana, in quanto di natura spirituale, si realizza nelle relazioni interpersonali. Più le vive in modo autentico, più matura anche la propria identità personale. Non è isolandosi che l’uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio».[15]

Cari fratelli e sorelle, «il vero rimedio alle ferite dell’umanità è uno stile di vita basato sull’amore fraterno, che ha la sua radice nell’amore di Dio».[16] Desidero vivamente che nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo. Infiammati da questo amore divino, potremo davvero donarci per il bene di tutti i sofferenti, specialmente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti.

Eleviamo la nostra preghiera alla Beata Vergine Maria, Salute dei malati; chiediamo il suo aiuto per tutti coloro che soffrono, che hanno bisogno di compassione, ascolto e conforto, e supplichiamo la sua intercessione con questa antica preghiera, che veniva recitata in famiglia per coloro che vivono nella malattia e nel dolore:

Dolce Madre, non allontanarti,
non distogliere da me il tuo sguardo.
Vieni con me ovunque
e non lasciarmi mai solo.
Tu che sempre mi proteggi
come mia vera Madre,
fa’ che mi benedica il Padre,
il Figlio e lo Spirito Santo.

Imparto di cuore la mia benedizione apostolica a tutti i malati, ai loro familiari e a quanti li assistono, agli operatori sanitari, alle persone impegnate nella pastorale della salute e in modo speciale a coloro che partecipano a questa Giornata mondiale del malato.

 

[1] Francesco, Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 63.

[2] Cfr ibid., 80-82.

[3] Cfr S. Agostino, Discorsi, 171, 2; 179 A, 7.

[4] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Deus charitas est (25 dicembre 2005), 34; S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Salvifici doloris (11 febbraio 1984), 28

[5] S. Francesco d’Assisi, Testamento, 2: Fonti Francescane, 110.

[6] S. Ambrogio, Trattato sul Vangelo di San Luca, VII, 84.

[7] Francesco, Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 78.

[8] S. Cipriano, De mortalitate, 16.

[9] Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. ap. Salvifici doloris (11 febbraio 1984), 24.

[10] Cfr ibid., 31.

[11] Esort. ap. Dilexi te (4 ottobre 2025), 26.

[12] Cfr ibid.

[13] Cfr Francesco, Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 79.

[14] Cfr ibid., 101.

[15] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 53.

[16] Francesco, Messaggio ai partecipanti al 33° Festival internazionale dei giovani (MladiFest), Medjugorje, 1-6 agosto 2022 (16 luglio 2022).

Sport

Prisma La Cascina, vittoria della maturità sul Brescia

ph G. Leva
09 Feb 2026

di Paolo Arrivo

Cattiva e cinica. Spietata nel sovvertire il pronostico che la vedeva ingiustamente sfavorita: sconfiggendo nettamente il Gruppo Consoli Sferc Brescia per 3-0 (25-22, 26-24, 25-20) al Palafiom, nella quinta giornata di ritorno della serie A2 maschile, la Prisma ha dato conferma della qualità del suo roster, per mezzo di una performance impeccabile sul piano della personalità e della continuità di gioco. Efficaci al servizio e al muro, in particolare grazie al centrale Gabriele Sanfilippo, eletto mvp, gli ionici sono stati affidabili sia in attacco che in difesa. E capaci di gestire al meglio i momenti chiave della partita. Proprio come aveva chiesto il loro allenatore alla vigilia.

Il match Taranto – Brescia

Avvio sul filo dell’equilibrio. L’ace di Sanfilippo porta avanti la Prisma (8-6). Brescia reagisce e piazza un break di quattro punti costringendo al timeout Pino Lorizio. Continua l’equilibrio a metà parziale (12-12) con gli ospiti che sono insolitamente fallosi al servizio. Gli ionici invece ritrovano fiducia, conducono 15-12 e allungano con la battuta vincente di Marco Pierotti: stavolta, sul 18-14, è Roberto Zambonardi a chiedere la sospensione del gioco. La Cascina resiste alla rincorsa degli avversari e si aggiudica il set (25-22). Nel secondo parziale i lombardi spingono sull’acceleratore (1-4), ma Taranto non sta a guardare e pareggia. Brescia è avanti nel finale (18-20). Il muro di Sanfilippo su Oreste Cavuto e l’ace di Andrea Zanotti tengono accese le speranze degli ionici (22-23) che possono contare anche sul contributo di capitan Antonov. Ancora un monster block di Sanfilippo sullo stesso Cavuto rimette tutto in discussione. Si va ai vantaggi, Taranto la spunta con la spinta del pubblico (26-24).

L’allungo

A spezzare l’equilibrio nel terzo set ci pensa ancora una volta Pierotti al servizio (6-4). Padroni di casa avanti a metà parziale (12-9), sono carichi a molla, mentre gli ospiti appaiono demoralizzati. Nella fase centrale il gap aumenta (22-14). I bresciani rosicchiano appena due punti, e dopo aver annullato due match point capitolano, 25-20. Il Palafiom può festeggiare la seconda vittoria interna consecutiva. Per Brescia si tratta di una dura lezione, figlia certamente anche della stanchezza, per aver giocato la semifinale di Coppa Italia, vinta da Prata.

Il campionato

Domenica prossima quindici febbraio la Prisma è attesa in casa della Campi Reale Cantù. Per il ritorno al Palafiom bisognerà attendere il 4 marzo, quando arriverà la Rinascita Lagonegro: tre giorni prima un’altra trasferta, a Siena, per i ragazzi di coach Lorizio. La lontananza dal palazzetto amico deve ricaricare ulteriormente l’ambiente, la tifoseria. Altre quattro intense battaglie sportive andranno in scena al Palafiom sino al termine della regular season. Intanto, la sfida con Cantù sarà un’altra partita da vincere, per rilanciarsi ancora in classifica: grazie al successo sul Brescia la Prisma ha lasciato il terz’ultimo posto. E la zona playoff dista quattro lunghezze.

 

Taranto – Brescia nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Eventi in diocesi

Cristo Re: il senso del pudore nella società contemporanea

09 Feb 2026

Lunedì sera, 9 febbraio, alle ore 19.45 la comunità parrocchiale di Cristo Re, a Martina Franca, invita i fedeli a vivere nella ‘Sala del Cantico’ un nuovo momento di ascolto, riflessione e crescita condivisa nel cammino della catechesi comunitaria: “Si tratta di uno spazio prezioso – dice il parroco padre Paolo Lomartire – in cui lasciarsi interrogare dalle domande profonde del nostro tempo alla luce del Vangelo”.
Il tema che guiderà questo secondo incontro sarà ‘II senso del pudore nella società contemporanea: il corpo, le emozioni, le dinamiche relazionali’. Interverranno il dott. Marzia, psicoterapeuta, e la dott.ssa Colomba, psicologa, che aiuteranno a leggere questo tema con competenza umana e sensibilità spirituale. “In un tempo in cui tutto sembra essere esposto e mostrato – conclude padre Lomartire – riscoprire il valore del pudore significa ritrovare la bellezza del rispetto, della profondità e della verità nelle relazioni. Sarà un’occasione per confrontarsi, lasciarsi provocare e crescere insieme come comunità credente”.