Sport

Olimpiadi invernali, Gianola: “La pace è la gara che siamo chiamati a correre”

ph Ansa-Sir
05 Feb 2026

di Andrea Regimenti

Le guerre in corso, le fratture geopolitiche e un clima internazionale segnato da crescente polarizzazione mettono alla prova anche i grandi eventi globali, chiamati a misurarsi con il loro significato più profondo. In questo contesto, le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 si collocano non solo come appuntamento sportivo di rilievo mondiale, ma come possibile spazio simbolico di incontro, dialogo e responsabilità condivisa. Il valore della tregua olimpica, il linguaggio universale dello sport, la dimensione educativa rivolta alle giovani generazioni e il rapporto tra competizione, fraternità e vocazione interrogano il senso stesso dei Giochi in un tempo attraversato da conflitti e incertezze. Dalla capacità dello sport di parlare di pace alla forza educativa dell’impegno e della fatica, fino al richiamo a una visione alta della vita che unisca talento, responsabilità e servizio, emergono prospettive che intrecciano fede, società e cultura. Una lettura che si colloca nel solco del magistero recente, da papa Francesco a Leone XIV, e che invita a guardare alle Olimpiadi come a una palestra di umanità, capace di formare persone prima ancora che atleti. Per approfondire questi temi, abbiamo intervistato don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni e dell’Ufficio per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza episcopale italiana, offrendo uno sguardo che va oltre lo spettacolo e le medaglie, per interrogare il significato umano e spirituale dello sport alla vigilia di Milano-Cortina 2026.

ph Siciliani Gennari-Sir

Le Olimpiadi nascono come occasione di incontro tra i popoli. In un tempo segnato da guerre e divisioni, che messaggio possono ancora lanciare?
Già Papa Francesco nel suo messaggio in occasione delle scorse olimpiadi di Parigi ricordava che i Giochi sono per natura portatori di pace e non di guerra. “L’Assemblea generale delle Nazioni unite – dichiara il Ministero degli Esteri – ha adottato per consenso la Risoluzione sulla Tregua olimpica in vista dei Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Il testo, facilitato dal Governo italiano in qualità di Paese ospitante in stretto coordinamento con il Comitato olimpico internazionale e con la Fondazione Milano-Cortina, ha raggiunto oltre 160 co-sponsorizzazioni”. Trovo decisivo per noi credenti ricordare che la pace è anzitutto dono del Risorto – ricordiamo con forza le prime parole di Leone XIV – ed è lui che abbatte i muri di separazione, vince l’inimicizia e la separazione. E questo sia a livello globale che locale, nel piccolo. La pace è da custodire ed è compito di ciascuno: la gara che siamo chiamati a correre è quella di imparare a stimarci a vicenda.

Come leggere, da credenti, il valore simbolico dell’incontro tra atleti di Paesi in conflitto?
Noi credenti non possiamo dimenticare di guardare avanti per costruire secondo un senso, una direzione. A volte dimentichiamo che il futuro non solo scorre sulla linea del tempo ma è aperto oltre la storia alla vita eterna, alla città del Cielo: non lo preghiamo tutti i giorni? Come in Cielo, così in terra? Ricordi le letture del tempo d’Avvento, le profezie di Isaia? “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso” (Is 11,6-9). Un simbolo che sia tale lascia trasparire la vera essenza delle cose e vedere avversari che si stringono la mano oltre ad essere una preghiera costante della Chiesa è la prospettiva di pace che sentiamo come nostalgia, dolore per un futuro che ancora non c’è (e non accadrà per magia) ma deve essere costruito.

Lo sport parla molto ai giovani. In che modo le Olimpiadi possono diventare un’occasione educativa e non solo spettacolare?
Ricordo che durante la Gmg di Panamà un giovane scrisse su un foglietto che la vocazione è la versione migliore di sé stessi. In fondo è quello cui anche Papa Leone ha invitato durante l’omelia del Giubileo a Tor Vergata: “Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate”. Lo sport mette a contatto con la fatica e l’impegno, insegna l’allenamento, il rispetto dell’altro e la presa di consapevolezza dei propri limiti. Non tutti diventano campioni olimpici, tutti possono lavorare per diventare uomini e donne sani e santi – ha ricordato papa Leone ai giovani di Roma – senza rincorrere surrogati di felicità ma lottare per custodire e valorizzare tutto quanto di buono c’è nel mondo e nella vita e rifiutare quanto non lo è. La vocazione è riconoscere, alla scuola della Parola il proprio spazio nel quale versare la vita, tutta la vita, per amore di qualcuno.

Il linguaggio della competizione può convivere con quello della fraternità e della gratuità? Concetti spesso richiamati prima da papa Francesco e poi da papa Leone XIV
La vera competizione sportiva non vede l’altro come un nemico ma come un avversario che stimola un circolo virtuoso di crescita personale. Vincere, in fondo è anche migliorare sé stessi e confrontarsi con l’altro nel rispetto e nella stima reciproca è fecondo per la vita. Si impara a guardare l’altro con dignità perché si conosce bene lo sforzo e la fatica che si trovano dietro il gesto sportivo. La stessa cosa avviene con l’arte o l’artigianato, con ogni azione umana che abbia a che fare con la materia: chi ha provato a lavorarla conosce tempi, fatiche, bellezza, soddisfazione. Forse in questo la mentalità indotta dalla tecnologia non ci aiuta perché ci fa sembrare tutto facile, immediato, ci toglie il tempo di godere della fatica, dell’impegno, il piacere di plasmare con il tempo e con le mani la pasta della storia. La fraternità e la gratuità vengono da questo, riconoscere la preziosità propria e dell’altro e prendere consapevolezza che insieme possiamo costruire il futuro di tutti.

Che augurio fa agli atleti che si preparano a Milano-Cortina 2026?
Certamente di vincere il più medaglie possibili, di divertirsi e far divertire tutti noi tifosi con uno spettacolo sano e bello, ma più ancora di essere campioni nello sport e campioni nella vita.

E quale augurio rivolge ai giovani che, come nello sport, stanno cercando la propria strada nella vita?
La propria strada, la vocazione, la si riconosce come un invito che viene dalla realtà e dall’amicizia con Gesù che apre gli occhi e allarga il cuore per far vedere qual è la nostra impresa da compiere a servizio degli altri, per amore di qualcuno e insieme a qualcun altro. La nostra strada non è mai soltanto la nostra ma sempre insieme a qualcuno.

Eventi culturali in città

Domenica 8, ‘Sotto il cielo di Taras’ presenta l’ultimo lavoro di Sara Notaristefano

05 Feb 2026

‘La città dalle finestre chiuse’ l’ultimo lavoro di Sara Notaristefano è il libro che l’associazione ‘Sotto il cielo di Taras’ presenterà in anteprima nazionale domenica 8 febbraio a partire dalle ore 18:30 A Casa di Titti, in via Acclavio 88 a Taranto.

La città dei due mari, tra bellezza e devastazione, è il teatro di un dramma familiare che si fa questione collettiva, affondando lo sguardo nelle pieghe dell’adolescenza e nel silenzio degli adulti.
Sarà Daniela D’Oronzo a dialogare con l’autrice per approfondire i temi dell’opera, le ispirazioni e i retroscena del romanzo.
Il reading letterario sarà a cura di Titti Voccoli, che darà vita e voce alle pagine più intense del libro.
L’evento è stato organizzato con collaborazione di A Casa di Titti, della libreria Dickens, presente con un corner dedicato per l’acquisto del libro e il firma-copie, e lo sponsor della serata ‘U Cafè Argento, in via D’Aquino 24.

Al termine dell’evento, ‘U Cafè Argento offrirà un rinfresco a tutti i convenuti.

Udienza generale

Leone XIV: “Bisogna scongiurare una nuova corsa agli armamenti”

ph Vatican media-Sir
05 Feb 2026

“Fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti”. Leone XIV ha concluso con questo appello l’udienza di oggi, pronunciata in aula Paolo VI e dedicata ancora una volta alla  costituzione conciliare Dei Verbum. “Domani giunge a scadenza il trattato New Start, sottoscritto nel 2010 dal presidente degli Stati Uniti e dalla Federazione russa, che ha rappresentato un passo significativo nel contenere la proliferazione delle armi nucleari”, ha ricordato il Papa. “Nel rinnovare il mio incoraggiamento per ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca, rivolgo un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto ed efficace”, l’appello: “La situazione attuale esige di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa gli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le nazioni. È quanto mai urgente sostituire la logica della paura e della diffidenza con un’etica condivisa, capace di orientare le scelte verso il bene comune e di rendere la pace un patrimonio custodito da tutti”. Il pontefice ha inoltre rinnovato l’invito alla “solidarietà” con “i nostri fratelli e sorelle dell’Ucraina, duramente provati dalle conseguenze dei bombardamenti che hanno ripreso a colpire anche le infrastrutture energetiche”, esprimendo la sua gratitudine per le iniziative di solidarietà promosse nelle diocesi cattoliche della Polonia e di altri Paesi, “che si adoperano per aiutare la popolazione a resistere in questo tempo di grande freddo”.

La Sacra Scrittura, “letta nella tradizione viva della Chiesa”, è “uno spazio privilegiato d’incontro in cui Dio continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo, affinché, ascoltandolo, possano conoscerlo e amarlo”, l’esordio della catechesi. “I testi biblici non sono stati scritti in un linguaggio celeste o sovrumano”, ha precisato Leone: “Come ci insegna anche la realtà quotidiana, infatti, due persone che parlano lingue differenti non s’intendono fra loro, non possono entrare in dialogo, non riescono a stabilire una relazione”. “In alcuni casi, farsi comprendere dall’altro è un primo atto di amore”, ha spiegato il Papa: “Per questo Dio sceglie di parlare servendosi di linguaggi umani e, così, diversi autori, ispirati dallo Spirito Santo, hanno redatto i testi della Sacra Scrittura”.

“Non solo nei suoi contenuti, ma anche nel linguaggio, la Scrittura rivela la condiscendenza misericordiosa di Dio verso gli uomini e il suo desiderio di farsi loro vicino”, ha proseguito il pontefice. “Nel corso della storia della Chiesa, si è studiata la relazione che intercorre tra l’autore divino e gli autori umani dei testi sacri”, ha ricordato: “Per diversi secoli, molti teologi si sono preoccupati di difendere l’ispirazione divina della Sacra Scrittura, quasi considerando gli autori umani solo come strumenti passivi dello Spirito Santo”. In tempi più recenti, invece, “la riflessione ha rivalutato il contributo degli agiografi nella stesura dei testi sacri, al punto che il documento conciliare parla di Dio come ‘autore’ principale della Sacra Scrittura, ma chiama anche gli agiografi ‘veri autori’ dei libri sacri”.

“Dio non mortifica mai l’essere umano e le sue potenzialità”, ha assicurato il Papa: “Se la Scrittura è parola di Dio in parole umane, qualsiasi approccio ad essa che trascuri o neghi una di queste due dimensioni risulta parziale”, il monito di Leone XIV, secondo il quale “una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate; anzi, la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato”. Un principio, questo, che vale anche per l’annuncio della Parola di Dio: “se esso perde contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini, se utilizza un linguaggio incomprensibile, poco comunicativo o anacronistico, esso risulta inefficace”.

“In ogni epoca la Chiesa è chiamata a riproporre la Parola di Dio con un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori”, l’invito ai fedeli. “Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo, spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale”, ha affermato Leone XIV prendendo a prestito le parole di papa Francesco. Altrettanto riduttiva, d’altra parte, “è una lettura della Scrittura che ne trascuri l’origine divina, e finisca per intenderla come un mero insegnamento umano, come qualcosa da studiare semplicemente dal punto di vista tecnico oppure come un testo solo del passato”. Soprattutto quando proclamata nel contesto della liturgia, la Scrittura “intende parlare ai credenti di oggi, toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere”.

“Questo diventa possibile soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati”. In questa prospettiva, la Scrittura “serve ad alimentare la vita e la carità dei credenti”, come ricorda Sant’Agostino: “Chiunque crede di aver capito le divine Scritture, se mediante tale comprensione non riesce a innalzare l’edificio di questa duplice carità, di Dio e del prossimo, non le ha ancora capite”. “L’origine divina della Scrittura ricorda anche che il Vangelo, affidato alla testimonianza dei battezzati, pur abbracciando tutte le dimensioni della vita e della realtà, le trascende”, ha concluso Leone: “esso non si può ridurre a mero messaggio filantropico o sociale, ma è l’annuncio gioioso della vita piena ed eterna, che Dio ci ha donato in Gesù”.

Diocesi

Carnevale alla Santa Teresa

05 Feb 2026

La parrocchia intitolata a Santa Teresa del Bambino Gesù, a Taranto in via Cesare Battisti, terrà sabato 7 la ‘Grande festa di carnevale’ per i bambini del catechismo con inizio alle ore 16.30 fino alle ore 18.30.
La manifestazione prevede giochi e animazione, la sfilata in maschera, attività di animazione con merenda e dolci.

 

Percorsi di pace

Scuole di pace e di nonviolenza in tutte le diocesi

È la proposta rilanciata da Francesco Vignarca della Rete Italiana Pace e Disarmo, per formare cittadini e cittadine capaci di mediazione, dialogo e gestione dei conflitti

ph ND
05 Feb 2026

di Maria Chiara Biagioni

Far nascere nelle diocesi italiane ‘scuole di pace e di nonviolenza’. Perché “la risposta a un mondo che sembra andare sempre più verso la guerra e la militarizzazione non può essere il pessimismo, né la chiusura nelle proprie torri d’avorio. Serve rilanciare un pensiero umano e cristiano capace di sanare le ferite e riconoscere la diversità”: è Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete italiana pace e disarmo, a spiegare le motivazioni che hanno spinto a rilanciare questa proposta. Vignarca insegna alla Scuola di pace e nonviolenza di Verona, nata lo scorso anno, sulla scia di ‘Arena di pace 2024’, con l’obiettivo di “educare giovani e adulti alla pace con competenze in mediazione politica, gestione dei conflitti e metodo nonviolento”. La scuola conta su convenzioni con importanti università italiane e si rivolge a giovani, docenti, amministratori locali, assessori e consiglieri, volontari e operatori di Ong. Ai partecipanti si punta ad offrire: conoscenze riguardo la cultura di pace, il diritto internazionale, la geopolitica, l’amministrazione locale, la comunicazione; abilità rispetto a mediazione e negoziazione, problem solving, gestione dei conflitti, lavoro di squadra, progettazione, fundraising; competenze di tipo relazionale, ascolto attivo, leadership, integrità, creatività, resilienza.

Vignarca, perché rilanciare l’idea di far nascere nelle diocesi italiane scuole di pace e di nonviolenza?

Perché pace, nonviolenza e disarmo non si raggiungono solo con leggi o decisioni governative, ma attraverso un lavoro sociale e culturale che parte dall’educazione. Pace significa diritti per tutti, democrazia, cooperazione e un approccio comunitario inclusivo. Oggi, mentre tornano a soffiare i venti del riarmo, è essenziale ricordare che la nonviolenza non è solo assenza di violenza o un insieme di buone maniere, ma una scelta strutturale che affronta la violenza sistemica da cui nascono i conflitti. Per questo servono studio, analisi e percorsi formativi. E quale luogo migliore per farlo, se non una scuola?

Come si educa alla pace?

Accanto a una riflessione etico morale – rifiuto della violenza, rispetto della persona, riconoscimento del valore di ogni vita – servono percorsi strutturali. Abbiamo ripreso le sollecitazioni degli ultimi due papi: Papa Leone, che nel 2025 incoraggiò la nascita di scuole di nonviolenza e di pace, e Papa Francesco, che nel messaggio per la Giornata della pace del 2017 indicò la nonviolenza come pratica politica per il futuro.
Educare alla pace significa comprendere i meccanismi che orientano verso la riconciliazione e trasformarli in proposte politiche concrete e praticabili.

Dal 30 gennaio al 1° febbraio avete organizzato un convegno nazionale su Alex Langer. Perché proprio lui?

Perché oggi più che mai servono scelte pratiche, collettive e concrete, e Langer è una figura di riferimento imprescindibile. Recuperare il suo pensiero è fondamentale. La sua bellissima lettera a San Cristoforo andrebbe letta nelle scuole. Langer non si è limitato a teorizzare la nonviolenza: l’ha studiata, praticata e tradotta in impegno politico. Lo dimostrano la sua esperienza da europarlamentare e il suo approccio culturale fondato sull’idea del “ponte”. Un’idea che nasce anche dalla sua identità altoatesina e tirolese, ma che ha saputo applicare nel suo tempo, ad esempio durante le guerre balcaniche, per favorire il dialogo tra culture diverse. Questo è un insegnamento centrale della non violenza: non si tratta di sopraffare, ma di convincere; non si risolve un problema eliminando chi è diverso, ma costruendo condivisione. La pace si fa con il nemico, la pace si fa con tutti: altrimenti non è pace, è imposizione. Un altro elemento fondamentale del pensiero di Langer è l’ecopacifismo. Senza un ambiente capace di accogliere tutte e tutti, non può esserci pace. Questo collegamento è oggi più attuale che mai: le minacce globali sono la crisi climatica e la militarizzazione, soprattutto nucleare. Non si può affrontare un solo tema ignorando l’altro: vanno affrontati insieme e messi in relazione.

In un momento in cui le piazze si infiammano, quale ruolo possono svolgere le Chiese?

In Italia il lavoro per la pace è nato dal basso: diocesi, parrocchie, gruppi locali. Una ricchezza preziosa, che va valorizzata e messa in rete con le altre esperienze del mondo della pace e della nonviolenza.
Negli ultimi anni iniziative provenienti dal mondo cattolico e da quello laico si sono intrecciate nelle campagne per la pace e il disarmo. Se le diocesi sapranno collegarsi tra loro e con le realtà territoriali già attive, sarà più semplice portare avanti una trasformazione sociale capace di dare forza a proposte di pace spesso ignorate dai grandi media. C’è bisogno di educare, incontrarsi, costruire ponti: solo così si possono incrociare le strade di pace che ciascuno può percorrere e costruire ogni giorno.

Diocesi

Alla Santa Famiglia di Martina ‘Nati per leggere’

05 Feb 2026

Continua il ciclo di letture itineranti per le comunità parrocchiali di Martina Franca riservato ai bambini fino ai sei anni. Organizza il gruppo territoriale ‘Nati per leggere’.
Sabato 7 sarà la volta della parrocchia Santa Famiglia (parroco, don Pasquale Morelli), dalle ore 10.30 alle ore 11.30, nel cui salone parrocchiale avrà luogo l’iniziativa. Riferiscono gli organizzatori: ‘Sarà l’occasione per tessere legami con le storie e per sentirsi parte di un gruppo, di una grande famiglia, per non sentirsi soli. Le storie fanno questa magia’.

Diocesi

La Madonna di Fatima al Sacro Cuore di Taranto

05 Feb 2026

Dal 6 al 15 febbraio la parrocchia intitolata al Sacro Cuore di Gesù di Taranto vivrà un tempo speciale di grazia e di intensa spiritualità con  l’arrivo della statua pellegrina della Madonna di Fatima, segno di una presenza materna che visita, consola e rinnova la fede del popolo di Dio. Non sarà una semplice visita, ma un vero incontro con Maria, che viene come Madre, come donna che cammina con i suoi figli, come colei che a Fatima ha affidato al mondo un messaggio sempre attuale: preghiera, conversione e pace. Ad accoglierla con emozione sarà la comunità parrocchiale guidata dal parroco don Francesco Venuto, che ha voluto fortemente questo momento di grazia. «La parrocchia, e non solo, si stringerà attorno alla sua Madre. Maria cammina con noi. E con Lei, il nostro cammino diventa luce La Madonna di Fatima non viene a portarci un ricordo, ma una chiamata. Viene a bussare al nostro cuore, a ricordarci che Dio non si stanca mai di amarci e di aspettarci» – afferma don Francesco.

L’accoglienza della venerata immagine sarà accolta venerdì 6 alle ore 17.30, cui seguirà il santo rosario alle ore 8 e la santa messa solenne di apertura presieduta da mons. Angelo Massafra, arcivescovo emerito di Scutari-Pulp (Albania).

Sabato 7, la Madonna sarà portata a casa degli ammalati; dalle ore 8.30 a mezzogiorno ci sarà l’adorazione eucaristica; alle ore 18.30 celebrerà l’Eucarestia don Cosimo Schena, parroco alla San Francesco d’Assisi nell’arcidiocesi di Brindisi-Oria.

Domenica 8, durante la santa messa delle ore 10.30, benedizione e consegna a Maria delle rose da parte dei bambini e del popolo di Dio; a mezzogiorno, atto di consacrazione a Maria. Altre sante messe saranno celebrate alle ore 8.30 e alle ore 18.30.

Durante i dieci giorni di permanenza la parrocchia sarà un cenacolo di preghiera fra celebrazioni eucaristiche, recita del santo rosario meditato, momenti di adorazione e affidamento personale e comunitario: ogni appuntamento sarà un’occasione per fermarsi, ascoltare e lasciarsi guardare da Maria.

«In un tempo segnato da inquietudini, paure e ferite profonde – continua il parroco –, Maria ci indica la strada: tornare al Vangelo, tornare alla preghiera semplice, tornare a fidarci di Dio. La presenza della Madonna di Fatima è un invito rivolto a tutti: famiglie, giovani, anziani, ammalati. Nessuno è escluso. Maria entra nelle pieghe della vita quotidiana, nelle sofferenze taciute, nelle speranze custodite nel silenzio».

«Affidiamo a Lei le nostre famiglie, i nostri ragazzi, la nostra città– l’invito di don Francesco -. Mettiamo nelle sue mani ciò che pesa nel cuore e lasciamoci condurre a Gesù. Sarà anche un tempo di riconciliazione, di ritorno al sacramento della Confessione, di pace ritrovata. Maria non trattiene per sé, ma conduce sempre al Figlio, al Cuore di Cristo, che guarisce e salva. L’invito è semplice e profondo: entrare, sostare, pregare. Anche solo per pochi minuti. Perché quando Maria passa, qualcosa cambia».

«Non lasciamo passare invano questa grazia – conclude -. Apriamo le porte della chiesa, ma soprattutto apriamo le porte del cuore. La Madonna di Fatima viene per restare, se glielo permettiamo».

 

Diocesi

SS.Crocifisso, catechesi di mons. Marco Morrone

ph ND-G. Leva
04 Feb 2026

di Angelo Diofano

Alla parrocchia-santuario del Santissimo Crocifisso, al Borgo, mons. Marco Morrone sta tenendo ogni giovedì, dalle ore 19.15 alle ore 20, un itinerario di formazione personale e comunitaria alla vita cristiana per tutti, prendendo spunto dalle catechesi di papa Leone XIV sui documenti del Concilio ecumenico Vaticano II.

Di venerdì, invece, sempre mons. Marco Morrone guiderà l’adorazione eucaristica dalle ore 19.15 alle ore 20.

Diocesi

Martina Franca: alla Cristo Re in festa per Sant’Egidio

ph parrocchia Cristo re
04 Feb 2026

di Angelo Diofano

La memoria di Sant’Egidio viene celebrata anche dai frati francescani minori della parrocchia Cristo Re di Martina Franca (parroco, padre Paolo Lomartire). Ogni sera alle ore 19 sarà celebrata l’eucarestia, preceduta alle ore 18.15 dalla recita della corona francescana.

p. Paolo Lomartire

Mercoledì 4 febbraio, la santa messa sarà presieduta da mons. Salvatore Ligorio, grottagliese, arcivescovo emerito di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo e giovedì 5, da mons. Angelo Massafra, sammarzanese, arcivescovo emerito di Scutari-Pulp (Albania).

Venerdì 6, ci sarà in parrocchia la solenne apertura del Giubileo francescano con il seguente programma: ore 18.15, raduno nella piazza prospiciente il Teatro Nuovo e inizio del pellegrinaggio diretto alla chiesa di Cristo Re dove alle ore 19 il parroco padre Paolo Lomartire presiederà la celebrazione eucaristica.

Sabato 7, festa di Sant’Egidio, la santa messa sarà presieduta dall’arcivescovo metropolita di Taranto, mons. Ciro Miniero.

Diocesi

Le attività dell’oratorio ‘Arca della Gioia’ della San Paolo in Martina Franca

04 Feb 2026

L’oratorio ‘Arca della Gioia’ della parrocchia San Paolo in Martina Franca, facendo tesoro dell’esperienza di coinvolgimento più che positiva del primo presepe vivente, pone le basi per le sue attività di vario genere, che si prospettano più che fruttuose.

La rappresentazione natalizia svoltasi nella suggestiva cornice della Masseria Tagliente, è stata infatti un esperimento nato dal desiderio di offrire alla comunità un momento di condivisione, fede e bellezza, capace di far rivivere il mistero della Natività in modo semplice ma autentico. Con entusiasmo, ma anche con poche risorse, sono stati recuperati vestiti e realizzate alcune postazioni essenziali lavorando su scene semplici ma molto suggestive, valorizzate ulteriormente dalla bellezza del luogo. Alla masseria Tagliente la parrocchia e l’oratorio hanno rivolto un sincero e sentito ringraziamento per la disponibilità e l’accoglienza, che hanno contribuito in modo decisivo alla riuscita dell’evento.

Dietro a quella esperienza c’è stato un lungo lavoro di preparazione: l’organizzazione delle scene, la ricerca delle persone disposte a mettersi in gioco come figuranti, le prove, la cura dei dettagli e soprattutto il coinvolgimento di tante famiglie e giovani dell’oratorio, che hanno risposto con generosità e spirito di servizio.

Il risultato ha superato ogni aspettativa, ottenendo tanti complimenti da parte di chi ha partecipato, colpito non solo dall’ambientazione, ma soprattutto dal clima di serenità, accoglienza e comunità: un segno che, quando si lavora insieme con semplicità e passione, anche le piccole cose possono diventare grandi occasioni di incontro e di testimonianza.

Questa prima esperienza incoraggia a guardare avanti: il presepe vivente non resterà un episodio isolato, ma rappresenta un punto di partenza. Con il sostegno della comunità e l’esperienza maturata quest’anno, si è già all’opera per le prossime attività, pensando già, naturalmente, alla seconda edizione della rappresentazione, con l’obiettivo di coinvolgere ancora più persone e rendere questo appuntamento una tradizione dell’oratorio ‘Arca della Gioia’. Il parroco don Vito Magno, i responsabili e i partecipanti dell’oratorio ringraziano perciò di cuore tutti coloro che accompagnano e sostengono  questo cammino educativo e pastorale, certi che il presepe vivente è stato la dimostrazione concreta che l’oratorio è davvero un luogo dove la gioia si costruisce insieme, passo dopo passo, come una grande famiglia.

Eventi culturali in città

Pinacoteca-museo ‘Sant’Egidio’: presentazione del catalogo

04 Feb 2026

di Angelo Diofano

Giovedì 5 febbraio a Taranto nella chiesa di San Pasquale Baylon dei frati francescani minori, l’associazione ‘Contatto con l’Arte’ terrà la presentazione del catalogo delle opere esposte nella pinacoteca-museo ‘Sant’Egidio’, nei medesimi locali parrocchiali. Dopo l’introduzione di fra Francesco Zecca interverranno: Dario Durante (‘La scultura lignea e di cartapesta’), Tania Cassano (‘Le tele del ‘600 e del ‘700’), Nicoletta Matilde Lerva (‘Le oreficerie e la suppellettile sacra’), Daniele Nuzzi (‘Le produzioni artistiche contemporanee’), Alessandra Cotugno (Il culto di Sant’Egidio’), Antonio Maglie (‘I laboratori esperienziali’).

La pinacoteca/museo ‘Sant’Egidio’ conduce i visitatori in un percorso di visita tra la pittura seicentesca di scuola caravaggesca e quella moderna. L’esposizione è allestita nell’ex sacrestia, appositamente ristrutturata, con oltre trenta opere pittoriche precedentemente erano sparse nei vari ambienti del complesso religioso, appartenenti ad autori della scuola napoletana caravaggesca del 1700: Carella, Olivieri, Fracanzano, Solimena, Lanfranco e Luca Giordano.
La pinacoteca comprende anche una sezione dedicata al contemporaneo Giuseppe Siniscalchi, fondatore della corrente del fronteversismo, che ha donato alcune sue opere.

Sempre nell’ex sacrestia prendono posto anche gli storici e preziosi reperti del museo dedicato a Sant’Egidio con numerose testimonianze della sua vita. Vi si può ammirare anche l’esposizione della pregiata argenteria ed oreficeria borbonica donate dalla regina Amalia di Sassonia, in segno di ringraziamento per un miracolo ricevuto da San Pasquale Baylon al quale si diceva fosse particolarmente devota, e dei preziosi paramenti sacri, in filigrana d’oro, del cardinale Sanfelice di Napoli e dell’arcivescovo di Taranto monsignor Jorio. Di particolare interesse, un raro Antifonario del XVII secolo, appartenente al vecchio coro dei frati alcantarini.