Diocesi

Le attività dell’oratorio ‘Arca della Gioia’ della San Paolo in Martina Franca

04 Feb 2026

L’oratorio ‘Arca della Gioia’ della parrocchia San Paolo in Martina Franca, facendo tesoro dell’esperienza di coinvolgimento più che positiva del primo presepe vivente, pone le basi per le sue attività di vario genere, che si prospettano più che fruttuose.

La rappresentazione natalizia svoltasi nella suggestiva cornice della Masseria Tagliente, è stata infatti un esperimento nato dal desiderio di offrire alla comunità un momento di condivisione, fede e bellezza, capace di far rivivere il mistero della Natività in modo semplice ma autentico. Con entusiasmo, ma anche con poche risorse, sono stati recuperati vestiti e realizzate alcune postazioni essenziali lavorando su scene semplici ma molto suggestive, valorizzate ulteriormente dalla bellezza del luogo. Alla masseria Tagliente la parrocchia e l’oratorio hanno rivolto un sincero e sentito ringraziamento per la disponibilità e l’accoglienza, che hanno contribuito in modo decisivo alla riuscita dell’evento.

Dietro a quella esperienza c’è stato un lungo lavoro di preparazione: l’organizzazione delle scene, la ricerca delle persone disposte a mettersi in gioco come figuranti, le prove, la cura dei dettagli e soprattutto il coinvolgimento di tante famiglie e giovani dell’oratorio, che hanno risposto con generosità e spirito di servizio.

Il risultato ha superato ogni aspettativa, ottenendo tanti complimenti da parte di chi ha partecipato, colpito non solo dall’ambientazione, ma soprattutto dal clima di serenità, accoglienza e comunità: un segno che, quando si lavora insieme con semplicità e passione, anche le piccole cose possono diventare grandi occasioni di incontro e di testimonianza.

Questa prima esperienza incoraggia a guardare avanti: il presepe vivente non resterà un episodio isolato, ma rappresenta un punto di partenza. Con il sostegno della comunità e l’esperienza maturata quest’anno, si è già all’opera per le prossime attività, pensando già, naturalmente, alla seconda edizione della rappresentazione, con l’obiettivo di coinvolgere ancora più persone e rendere questo appuntamento una tradizione dell’oratorio ‘Arca della Gioia’. Il parroco don Vito Magno, i responsabili e i partecipanti dell’oratorio ringraziano perciò di cuore tutti coloro che accompagnano e sostengono  questo cammino educativo e pastorale, certi che il presepe vivente è stato la dimostrazione concreta che l’oratorio è davvero un luogo dove la gioia si costruisce insieme, passo dopo passo, come una grande famiglia.

Eventi culturali in città

Pinacoteca-museo ‘Sant’Egidio’: presentazione del catalogo

04 Feb 2026

di Angelo Diofano

Giovedì 5 febbraio a Taranto nella chiesa di San Pasquale Baylon dei frati francescani minori, l’associazione ‘Contatto con l’Arte’ terrà la presentazione del catalogo delle opere esposte nella pinacoteca-museo ‘Sant’Egidio’, nei medesimi locali parrocchiali. Dopo l’introduzione di fra Francesco Zecca interverranno: Dario Durante (‘La scultura lignea e di cartapesta’), Tania Cassano (‘Le tele del ‘600 e del ‘700’), Nicoletta Matilde Lerva (‘Le oreficerie e la suppellettile sacra’), Daniele Nuzzi (‘Le produzioni artistiche contemporanee’), Alessandra Cotugno (Il culto di Sant’Egidio’), Antonio Maglie (‘I laboratori esperienziali’).

La pinacoteca/museo ‘Sant’Egidio’ conduce i visitatori in un percorso di visita tra la pittura seicentesca di scuola caravaggesca e quella moderna. L’esposizione è allestita nell’ex sacrestia, appositamente ristrutturata, con oltre trenta opere pittoriche precedentemente erano sparse nei vari ambienti del complesso religioso, appartenenti ad autori della scuola napoletana caravaggesca del 1700: Carella, Olivieri, Fracanzano, Solimena, Lanfranco e Luca Giordano.
La pinacoteca comprende anche una sezione dedicata al contemporaneo Giuseppe Siniscalchi, fondatore della corrente del fronteversismo, che ha donato alcune sue opere.

Sempre nell’ex sacrestia prendono posto anche gli storici e preziosi reperti del museo dedicato a Sant’Egidio con numerose testimonianze della sua vita. Vi si può ammirare anche l’esposizione della pregiata argenteria ed oreficeria borbonica donate dalla regina Amalia di Sassonia, in segno di ringraziamento per un miracolo ricevuto da San Pasquale Baylon al quale si diceva fosse particolarmente devota, e dei preziosi paramenti sacri, in filigrana d’oro, del cardinale Sanfelice di Napoli e dell’arcivescovo di Taranto monsignor Jorio. Di particolare interesse, un raro Antifonario del XVII secolo, appartenente al vecchio coro dei frati alcantarini.

 

Diocesi

La Giornata diocesana della vita consacrata

ph G. Leva
03 Feb 2026

di Angelo Diofano

Nella serata di lunedì 2 febbraio si è svolta a Taranto la Giornata diocesana della vita consacrata secondo il programma approntato dall’ufficio per la vita consacrata e le società di vita apostolica, diretto da mons. Giuseppe Ancora.

La celebrazione ha avuto inizio nella chiesa Maria ss.ma del Monte Carmelo con la recita dei vespri presieduta da mons. Ancora; dopo la benedizione dei ceri si è snodata processione verso la chiesa di San Pasquale Baylon per la santa messa dell’arcivescovo mons. Ciro Miniero, concelebranti numerosi sacerdoti, diocesani e religiosi.

L’Usmi ha curato l’animazione dei vari momenti della Giornata, con i canti guidati dal coro parrocchiale della San Pasquale; i ministranti della parrocchia Maria SS. del Monte Carmelo e i seminaristi del seminario arcivescovile ‘Poggio Galeso’ hanno prestato il servizio liturgico.

 

Teatro

Sabato 7 febbraio per la stagione «Periferie» del Crest, ‘Grazie della squisita prova’

03 Feb 2026

Prendendo in prestito l’ironia fulminante con cui Leo De Berardinis archiviava una prova teatrale mal riuscita, «Grazie della squisita prova», spettacolo che va in scena sabato 7 febbraio (ore 21) all’auditorium TaTÀ di Taranto per la stagione «Periferie» del Crest sostenuta dalla Regione Puglia, è tutto fuorché un esercizio incompiuto. È, semmai, un atto d’amore per il teatro, per chi lo attraversa da una vita e per chi, pur giovane, ne avverte già tutto il peso e la necessità.
In scena s’incontrano e si osservano, interrogandosi e mettendosi in discussione, Enzo Vetrano e Stefano Randisi, attori, autori e registi che dal 1976 formano una coppia artistica ormai storica, e Nicola Borghesi, regista trentacinquenne, autore e attore, tra le voci più interessanti del teatro documentario contemporaneo. I tre frequentano gli stessi teatri, condividono platee e quinte, si guardano lavorare da anni. Ma le loro vite artistiche sembrano appartenere a galassie lontanissime. Eppure, qualcosa scatta: una scintilla ineffabile che ha a che fare con una forma d’amore per il teatro difficile da definire, ma immediatamente riconoscibile.
Da questo incontro nasce uno spettacolo che è insieme intervista, confessione, dichiarazione di poetica e vertigine emotiva. Borghesi scrive un copione per Vetrano e Randisi, li interroga, li ascolta, li provoca. Li osserva dalla platea, poi entra in scena, espone i suoi dubbi come un allievo davanti ai maestri. Dall’altra parte, Vetrano e Randisi fanno i conti con il tempo che passa, con ciò che è stato e con ciò che ancora potrebbe essere: i ricordi personali si intrecciano alle memorie degli spettacoli che hanno segnato la loro carriera, riportando in vita interpretazioni che sfidano il tempo e persino la morte.
Il confronto è netto e fertile: da una parte la bulimia inquieta di chi sente l’urgenza di dire tutto, dall’altra la serafica, mai scontata capacità di essere in scena di chi il teatro lo abita da decenni. Ne nasce un dialogo tra generazioni, tra due modi di stare al mondo e sul palco, tra chi nel teatro ha costruito un’esistenza e chi, oggi, si chiede se abbia ancora senso farlo, in un presente attraversato da guerre, epidemie e disillusioni.
In scena tre attori interpretano sé stessi, ma soprattutto esplodono in un inno al teatro e alla vita, tra pathos e divertimento, nostalgia e passione rendendo «Grazie della squisita prova» un vero e proprio discorso sul teatro: fragile, necessario, ostinatamente vivo.
Al termine dello spettacolo, per il ciclo «Parliamone», gli artisti dialogheranno con il pubblico e la giornalista Marina Luzzi.
Intanto il Crest annuncia due variazioni nel calendario. Lo spostamento da sabato14 a domenica 15 marzo (ore 18) dello spettacolo diretto e interpretato da Lino Musella «L’ammore nun’è ammore», rivisitazione in napoletano dell’opera scespiriana, e l’anticipo a martedì 17 marzo (ore 21) di «4, 5, 6» di Mattia Torre in un primo momento previsto sabato 11 aprile. Restano invariate le date delle altre rappresentazioni, «L’uomo calamita» di Circo El Grito e Sosta Palmizi (sabato 21 febbraio) e «Anna Cappelli» di Annibale Ruccello con Valentina Picello (28 marzo).
Biglietto unico € 15. Info 333.2694897 – www.teatrocrest

Economia

Nuovi mercati, nuovi ‘amici’

03 Feb 2026

di Nicola Salvagnin

Il mondo – e non solo quello economico – sembra essersi ribaltato nell’ultimo anno, che (fatalità) coincide con l’inizio della presidenza Trump negli Usa. L’applicazione di dazi alle merci in entrata da parte del maggior partner commerciale di mezzo mondo, qual è l’America, ha scosso fino alle fondamenta il libero mercato planetario. Anche perché i dazi sono risultati ‘ballerini’ (sì, no, anzi sì ma di più, forse di meno…) e si sono affiancate dinamiche di tensione anche a livello politico, che certo non hanno giovato.

Cosicché l’Unione europea, estremamente malvista dall’amministrazione Trump, sta cercando di cambiare rotta, con l’apertura di nuovi mercati e una valutazione delle dipendenze che essa ha verso le materie prime: non tutti i fornitori vanno bene, e in questa lista si sono aggiunti pure gli Stati Uniti.

Da qui l’accelerata alla conclusione dell’accordo commerciale denominato Mercosur, dopo quello con il Canada, che aprirebbe reciprocamente i mercati europei e quelli sudamericani. Da qui la partnership commerciale che si sta creando con forza con il Paese più popoloso del mondo, l’India.

Sul Mercosur girano le cifre più varie che quantificano vantaggi e svantaggi reciproci. Sostanzialmente i primi surclassano i secondi, che però ricadono tutti su una categoria: gli agricoltori e in particolare gli allevatori. Da qui la netta opposizione di Coldiretti, che difende i dazi sulle carni argentine e brasiliane. Serviranno adeguati risarcimenti a livello comunitario…

Però, appunto, i vantaggi sembrano essere nettamente superiori. Solo per l’Italia si parla di maggiori esportazioni per almeno 15 miliardi di euro. Se ne gioverebbero più o meno tutti i settori economici: l’annullamento dei dazi permetterebbe a tutte le nostre merci di abbassare i loro prezzi in quei mercati, in particolare quelli brasiliano e argentino.

La conta di vantaggi e svantaggi sta avvenendo pure per la partnership con l’India. Ma qui c’è un discorso che sovrasta tutti: in quel Paese vive un miliardo e mezzo di persone, quattro volte più dell’intera Europa. Attualmente la classe medio-alta è pari numericamente a quella italiana, una quarantina di milioni di consumatori. Però ogni anno cresce ed è destinata a crescere: si stima nel medio periodo un mercato per le nostre merci da 150 milioni di persone, non di molto inferiore a quello americano. E poi il nostro primo ministro è recentemente andata in Giappone e Corea del Sud, non certo per visitare i templi buddisti.

Insomma se i tempi sono cambiati, bisogna cambiare anche noi. E valutare meglio questi cambiamenti. Due esempi su tutti: se le cosiddette e preziosissime terre rare sono un monopolio cinese, dobbiamo attrezzarci al più presto per aprire siti di estrazione nel nostro continente (Scandinavia in primis) e fabbriche di lavorazione, che è assai complessa.

E se non vogliamo giustamente il gas russo, e ora dipendiamo per due terzi da quello americano, è chiaro che diversificare gli acquisti non sta diventando un’opportunità economica, ma una necessità geopolitica. Si è liberi se si è indipendenti.

Oratori

Anspi: organizzato il primo campionato di calcio

03 Feb 2026

di Alessandra Munno

Nella grande famiglia Anspi vi è una novità: il tanto atteso primo campionato di calcio Anspi Taranto con protagoniste otto squadre che si sfideranno e condivideranno momenti di sana competizione. Il campionato è stato fortemente voluto dal presidente del Comitato zonale Anspi Taranto Cristian Piscardi e dai vari oratori zonali di Taranto con l’obiettivo di entrare in campo con determinazione tenendo sempre presente che l’unione, la fratellanza, l’amicizia, la lealtà e la fede sono elementi essenziali per la riuscita della manifestazione calcistica.

Le squadre che debutteranno in questa esperienza sono: oratorio San Giuseppe dal cuore castissimo di San Giorgio jonico; oratorio Angeli Custodi del quartiere Tamburi; oratorio San Domenico Savio di Torricella; oratorio San Giovanni Paolo II squadra A di Crispiano; oratorio San Giovanni Paolo II squadra B di Crispiano; oratorio San Vito di Taranto; oratorio San Carlo Borromeo di San Marzano di San Giuseppe; oratorio Santa Maria delle Grazie di Carosino.

Il primo campionato di calcio Anspi nasce come un’esperienza che va ben oltre il semplice risultato sportivo: è un cammino condiviso fatto di crescita, rispetto e valori autentici. Sul campo non scenderanno solo otto squadre, ma otto comunità unite dalla passione per lo sport e dal desiderio di vivere momenti di fraternità e amicizia. Ogni partita sarà un’occasione per imparare, migliorarsi e rafforzare i legami che rendono grande la famiglia Anspi. Che questo campionato sia per tutti un’esperienza indimenticabile, ricca di emozioni, sorrisi e fair play, con la consapevolezza che la vera vittoria è giocare insieme con il cuore.

Auguriamo ai nostri ragazzi un grande in bocca al lupo ricordando loro che lo spirito di squadra è la linfa vitale che alimenta la coesione, la fiducia reciproca e la motivazione collettiva necessaria per ottenere risultati straordinari e che lavorare insieme significa vincere!
Buon campionato ragazzi!

 

Diocesi

Sant’Egidio, la ‘festa invernale’ nella parrocchia a Tramontone

03 Feb 2026

di Angelo Diofano

I festeggiamenti invernali in onore di Sant’Egidio Maria di San Giuseppe da Taranto sono stati programmati alla parrocchia intitolatagli, in località Tramontone. 

Ogni giorno, santa messa alle ore 8.30

Mercoledì 4, giornata della carità, alle ore 12.30 nel salone parrocchiale ci sarà il ‘pranzo della comunità’ assieme ai bisognosi della parrocchia; alle ore 18, concelebrazione eucaristica presieduta da don Antonio Acclavio, vicario parrocchiale al Rosario di Talsano; alle ore 19.30, concerto per pianoforte del m° Francesco Salinari.

Giovedì 5, alle ore 18, la concelebrazione eucaristica sarà presieduta da padre Gianni Zampini, vicario zonale, con la partecipazione delle comunità parrocchiali della vicaria che giungeranno in pellegrinaggio in occasione dell’anno giubilare per gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi.

Venerdì  6, l’adorazione eucaristica si terrà dalle ore 9.30 alle ore 12 e dalle ore 16.30 alle ore 17.45; alle ore 18, don Antonio Acclavio, vicario parrocchiale al Rosario di Talsano presiederà la concelebrazione eucaristica.

Sabato 7, solennità di Sant’Egidio, alle ore 12 sarà recitata la supplica al santo e alle ore 18 la concelebrazione eucaristica verrà presieduta da don Antonio Acclavio, vicario parrocchiale al Rosario di Talsano.

Durante i festeggiamenti sarà possibile acquistare in chiesa la pubblicazione a fumetti sulla vita del fraticello tarantino, intitolata appunto ‘Sant’Egidio da Taranto’, realizzata da Pino Lippo (priore della confraternita di Sant’Egidio) e dal fumettista Gianfranco Murri.

Diocesi

Taranto celebra don Bosco: educare è cosa di cuore

ph Valentina Franzese-ND
02 Feb 2026

di Valentina Franzese

«L’educazione è cosa di cuore e Dio solo ne è il padrone». Le parole di san Giovanni Bosco continuano a risuonare con sorprendente attualità e hanno accompagnato, come un prezioso filo rosso, i festeggiamenti in suo onore vissuti a Taranto. Una celebrazione che non è stata soltanto il ricordo di un grande santo dell’Ottocento, ma un’esperienza viva di Chiesa, capace di parlare al presente e di guardare al futuro con fiducia. La festa di don Bosco ha rappresentato per la comunità tarantina un tempo prezioso di incontro, di preghiera e di gioia condivisa, nel segno del carisma salesiano che da anni anima il territorio con una presenza educativa attenta e concreta. In una città segnata da sfide sociali, fragilità e domande profonde di senso, la figura di don Bosco continua a indicare una strada possibile: quella dell’amorevolezza, dell’ascolto e della fiducia nei giovani. Il cuore delle celebrazioni è stato sicuramente la veglia al santo piemontese animata dal Movimento giovanile salesiano e la santa messa solenne presieduta dall’arcivescovo di Taranto, mons. Ciro Miniero, durante la quale la comunità si è raccolta per rendere grazie per il dono di questo santo educatore. Nell’omelia è stato ricordato come don Bosco abbia saputo coniugare fede e vita, spiritualità e impegno quotidiano, diventando per i giovani non solo una guida, ma una presenza paterna. «Basta che siate giovani perché io vi ami assai», amava dire, rivelando uno stile educativo fondato sulla prossimità e sulla relazione personale. Per il loro bene ci ha insegnato ad offrire generosamente tempo, doti e salute: «Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita»; frasi programmatiche ed esemplificative di cos’è il “Sistema preventivo di don Bosco”. Accanto alla dimensione spirituale, la festa è stata arricchita da numerosi momenti di animazione e fraternità, in pieno stile salesiano. Giochi, canti, attività ricreative e testimonianze hanno coinvolto bambini, ragazzi, giovani e famiglie, trasformando la celebrazione in un vero e proprio “cortile”, cuore vivo e pulsante, in cui sentirsi accolti e valorizzati. Protagonisti sono stati soprattutto i giovani, destinatari privilegiati della missione salesiana, ma anche gli educatori, gli animatori e i volontari che ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, portano avanti l’opera educativa ispirata a don Bosco. Un’attenzione particolare è stata riservata al tema dell’educazione come strumento di speranza e di riscatto sociale. Don Bosco era convinto che «in ogni giovane, anche il più disgraziato, vi è un punto accessibile al bene» e che compito dell’educatore fosse scoprirlo, portarlo alla luce e coltivarlo come un prezioso giardino pronto a germogliare e creare, a sua volta, vita e futuro. Un messaggio che interpella profondamente anche oggi chi opera in contesti complessi e invita a non arrendersi davanti alle fragilità. Uno sguardo sociologico di speranza per l’avvenire: cercare il bene anche dove sembra non esserci per nulla. Uno sguardo di speranza che vale tanto per i ragazzi quanto per ciascun essere umano.  La presenza salesiana a Taranto si conferma così come un segno concreto di una Chiesa che sceglie di stare accanto ai giovani, condividendone le fatiche e sostenendone sogni e aspirazioni. Una Chiesa che educa evangelizzando ed evangelizza educando, secondo l’intuizione profetica di don Bosco. I festeggiamenti si sono conclusi, ma il messaggio del santo dei giovani continua nella quotidianità di chi, ispirandosi al suo esempio, sceglie di credere nell’educazione come atto di amore e di speranza. «Non basta amare i giovani, occorre che essi si accorgano di essere amati»: una frase che resta come impegno di gentilezza e apertura che deve farsi visibile e concreto per tutta la comunità. Taranto, celebrando don Bosco, rinnova così il desiderio di essere una comunità educante, capace di guardare ai giovani non come a un problema, ma come a una promessa, e di accompagnarli con cuore, responsabilità e fiducia verso un avvenire luminoso.

I giovani del Movimento giovanile salesiano
in preghiera sulle orme di don Bosco

Particolarmente intensa e partecipata è stata la veglia di preghiera in onore di don Bosco, animata dal Movimento giovanile salesiano (Mgs), che ha offerto alla comunità un tempo di raccoglimento e di ascolto profondo. Come di consueto, infatti, ogni 24 gennaio tutto il mondo salesiano si riunisce in concomitanza non casuale con la festa di San Fracesco di Sales, santo a cui si ispirò Don Bosco, per uno degli eventi più significativi del mese salesiano. Attraverso momenti di silenzio, letture e segni simbolici, i giovani hanno accompagnato tutti i presenti in un cammino spirituale ispirato al sogno educativo di Don Bosco. La veglia è diventata, in questo modo, uno spazio privilegiato per rileggere la propria vita alla luce del Vangelo e per riscoprire la chiamata personale ad essere educatori, ciascuno secondo la propria vocazione. Le riflessioni proposte hanno richiamato con forza l’attualità del messaggio salesiano, invitando a fare proprie le parole di Don Bosco: «Camminate con i piedi per terra e con il cuore abitate il cielo». Un invito accolto con entusiasmo dai giovani del Mgs, che con creatività e profondità hanno testimoniato come il carisma salesiano continui a generare percorsi di fede autentici e coinvolgenti. Quello della Veglia a don Bosco è stato, con ogni probabilità, uno dei momenti più profondi ed emozionanti vissuti dall’oratorio Maria Ausiliatrice, oltre che dallo stesso istituto e dai salesiani presenti in città. Dopo tanti anni a Bari, Taranto con la Parrocchia San Giovanni Bosco è diventata il punto d’incontro per tutti i giovani della regione Puglia. Una toccante occasione di fede e di festa, meticolosamente organizzata dalla Consulta del Movimento giovanile salesiano, in cui le barriere geografiche sono cadute in nome di don Bosco. Ed è al santo dei giovani che tutti i partecipanti hanno donato i proprio “mattoncini”, i propri pesi, i propri dolori che rendono più faticoso il proprio cammino quotidiano di vita. Sofferenze, piccole e grandi, che appesantiscono l’esistenza, rendendola più gravosa. Fardelli fisici e figurati che sono stati portati all’altare e donati a don Bosco affinché ciascuno possa sentirsi accompagnato e guidato; affinché ciascuno possa sapere che non è solo nell’affrontare le proprie sfide quotidiane ma ha accanto un “padre, maestro e amico” pronto a sorreggerlo e sostenerlo. Paura del futuro; paura di non essere visti o ascoltati; paura di non essere amati; paura di non essere capiti da genitori ed adulti; paura di non trovare il proprio posto in un Mondo che si fa sempre più rumoroso e frenetico. Sono questi alcuni dei “mattoncini” che i numerosi presenti hanno, con il cuore aperto e in ascolto e immensa gratitudine, donato con fiducia e devozione. Don Bosco era lì presente, nei volti di tutti quei ragazzi e il suo carisma era tangibile nei respiri e nei gesti d’amore e cura degli educatori dei due Oratori coinvolti che, con passione autentica, hanno preparato i vari momenti della Veglia. La serata è poi proseguita con la festa vera e propria nel cortile dell’Istituto Maria Ausiliatrice. Tra musica, balli e animazione, 450 ragazzi hanno fatto festa. Il desiderio di stare insieme in allegria e spensieratezza l’ha fatta da padrone, e il cortile dell’Istituto ha dimostrato che quel piccolo grande sogno partito da Valdocco è più vivo che mai. Tra un pezzo di focaccia e una pizzica la grande famiglia salesiana presente ha dimostrato che il grande desiderio di Don Bosco, «vedervi felici nel tempo e nell’eternità», può essere una realtà da attraversare anche e soprattutto grazie a quelle piccole gioie quotidiana che possono cambiare una giornata portando alla felicità più autentica. Don Bosco continua ancora oggi ad insegnarci che la santità non è compiere azioni straordinarie, ma compire del bene ogni giorno, «è stare sempre allegri e fare bene il proprio dovere» servendo il Signore «con santa allegria, anche in mezzo alle difficoltà». I giorni di festa dedicati a Don Bosco non si esauriscono nel ricordo o nella celebrazione, ma diventano invito concreto a tradurre il suo sogno educativo nella vita di ogni giorno. In una società che spesso fatica a credere nei giovani, Don Bosco continua a ricordare che la fiducia è il primo passo dell’educazione e che l’amore, quando è autentico, genera futuro. Il suo stile, fatto di prossimità, ascolto e gioia, interpella ancora oggi tutti noi. Celebrare Don Bosco a Taranto ha significato rinnovare l’impegno a essere presenza viva accanto ai giovani, a “stare nel cortile” con loro, condividendone domande, fragilità e sogni. Come amava ripetere il santo dei giovani, «il bene va fatto bene»: un’esortazione semplice ma esigente, che chiede di educare con sincerità e di accompagnare ogni ragazzo a scoprire la bellezza della propria vita. Con questo spirito, la comunità tarantina affida a Don Bosco il cammino dei suoi giovani, certa che il suo esempio continuerà a illuminare strade di speranza e a generare futuro. Perché, allora come oggi, educare non è solo un compito, ma una missione che nasce dall’amore e conduce alla gioia.

 

ph Valentina Franzese

Diocesi

Natascia Lanzo, di Fragagnano, una delle pochissime priore di confraternite in Italia

ph confraternita Santissimo Sacramento di Fragagnano
02 Feb 2026

di Angelo Diofano

È una delle pochissime donne in tutt’Italia alla guida delle nostre secolari confraternite: Natascia Lanzo, priora della confraternita del Santissimo Sacramento di Fragagnano, fondata nel 1876.

Natascia, dipendente di un’azienda operante nella sicurezza aziendale, sposata con Stefano D’Elia (non confratello, anche se suo fervido sostenitore) ha una figlia, Gloria; ha 36 anni: praticamente una bambina, vista l’età media alquanto elevata degli iscritti alle confraternite.
È sempre vissuta nell’ambito confraternale e della tradizione religiosa in quanto il nonno, Salvatore, è stato uno storico organizzatore di feste religiose, come quelle in onore di Sant’Antonio e dei Santi Medici Cosma e Damiano, mentre il papà, Giuseppe, è stato priore per sedici anni del Santissimo Sacramento.

 

ph confraternita Santissimo Sacramento di Fragagnano

“Provengo da una famiglia molto religiosa e praticante – racconta Natascia–. Sono la più piccola di quattro figli e mia madre mi ha sempre portata a messa, a tutte le processioni e a ogni evento religioso che si teneva in paese. Ciò che più mi affascinava era il silenzio che seguiva la Messa in Coena Domini, la sera del Giovedì Santo, favorendo la preghiera di tante persone, nonché la devozione dei confratelli durante i riti della Settimana Santa. Quando sono cresciuta ho iniziato a partecipare alla processione dei Misteri come portatrice di forcelle alle statue, assieme a tantissimi giovani”.

Quindi, l’inizio del suo ruolo attivo nel sodalizio. “Accadde nel 2007, l’anno della maturità, quando il commissario arcivescovile della confraternita, vedendomi in processione, mi chiese di aiutarlo come cassiera, accettai e rimasi in quell’incarico per due anni – continua – Successivamente, con mio padre priore, fui prima assistente per cinque anni e, per altrettanto tempo, segretaria. Nel periodo della gravidanza, mi limitai ad assistere papà nelle varie incombenze, il quale, prima di ogni decisione, condivideva con me ogni proposito, aiutandolo anche nei pagamenti e nelle varie attività programmate”.

Questo, fino al 2025, quando si trattò di procedere alle elezioni per il rinnovo delle cariche sociali. “Fu il parroco don Graziano Lupoli, mio imprescindibile punto di riferimento, che mi contattò telefonicamente per sapere se fossi disponibile a candidarmi come priore, dopo aver partecipato alle riunioni della consulta che propose il mio nominativo– spiega Natascia –. Ciò non mancò di sorprendermi e il mio scetticismo aumentò quando seppi. che diversi confratelli erano contrari a una donna come priore. Poi insorsero problemi di salute per la mia piccina che mi distolsero da un’eventuale opera di convincimento finalizzata a far comprendere che con le mie capacità e soprattutto con la mia fede avrei potuto essere all’altezza dell’incarico, esattamente come un uomo. Ero ormai convinta che non ce l’avrei fatta!”.

E invece, accadde il contrario: il 14 dicembre scorso, giorno delle votazioni, la maggioranza dei votanti scelse Natascia Lanzo come priora della confraternita del Santissimo Sacramento, effettuando il giuramento ieri, domenica 1 febbraio, in chiesa madre. “Con tutto il consiglio di amministrazione e il consenso dell’assemblea degli iscritti desidereremmo attivarci con iniziative sportive, culturali e caritative da valutare per avvicinare i giovani alla confraternita. Nell’immediato – conclude la neo priora – vorremmo mettere a disposizione di tutta la comunità la nostra chiesetta, nei pressi della chiesa madre, tenendola aperta tutto il giorno, magari con l’installazione di telecamere, e con l’Ostia santa nel tabernacolo per favorire l’adorazione eucaristica o la semplice visita al Santissimo nei momenti di pausa dal lavoro o dallo studio: sarà anche questo un modo per promuovere la fede nel paese”.

 

Diocesi

Iniziate alla San Pasquale le celebrazioni per Sant’Egidio

ph Pasquale Reo
02 Feb 2026

di Angelo Diofano

A Taranto, nella parrocchia di San Pasquale Baylon dei frati francescani minori sono in corso le celebrazioni invernali in onore di Sant’Egidio da Taranto, che si concluderanno sabato 7 febbraio, giorno del suo ‘dies natalis’, cioè della nascita al cielo, avvenuta il 7 febbraio 1812 a Napoli.

Martedì 3, alle ore 18.30 la celebrazione eucaristica sarà presieduta da mons. Angelo Massafra, arcivescovo emerito di Scutari.

Mercoledì 4, alle ore 18.30, la santa messa sarà presieduta e animata dalla fraternità di pastorale giovanile e vocazionale dei frati minori di Castellaneta.

Giovedì 5, alle ore 18.30, la celebrazione eucaristica sarà presieduta e animata dalla fraternità di pastorale di pastorale della salute di Brindisi; alle ore 19.30, presentazione del catalogo della pinacoteca ‘Sant’Egidio’ a cura di ‘Contatto con l’arte’.

Venerdì 6, alle ore 18.30 presiederà la santa messa fra Massimo Tunno, ministro provinciale della provincia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.

Infine sabato 7, solennità di Sant’Egidio, alle ore 8 la celebrazione eucaristica sarà presieduta dal parroco fra Vincenzo Chirico; alle ore 11, nella casa di Sant’Egidio, al pendio La Riccia, celebrerà la santa messa fra Massimo Tunno, ministro provinciale della provincia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, e alle ore 18.30, in chiesa, la celebrazione eucaristica sarà presieduta da fra Giancarlo Greco, vice postulatore per le cause dei santi.

Sport

Taranto tra campionato e Coppa: la strada è in discesa, il percorso lungo

ph G. Leva
02 Feb 2026

di Paolo Arrivo

Un altro successo. Nessun imprevisto, come da pronostico: nella 26esima giornata del campionato di Eccellenza Puglia, il Taranto ha avuto vita facile sul Brilla Campi, sconfitto per 3-0 allo stadio “Italia” di Massafra. Per il gruppo allenato da Ciro Danucci si tratta della sesta vittoria consecutiva. Contro una squadra apparsa volenterosa in difesa, ma in attacco pressoché inesistente, i padroni di casa sono riusciti a fare due goal nel primo tempo, grazie a Enrico Zampa e a Francesco Losavio; e a mettere in cassaforte la vittoria in avvio di ripresa con Antonio Guastamacchia – con la complicità del portiere Lautaro Gabriel Menendez. Gli ospiti hanno provato a riaprire la partita rendendosi pericolosi in un paio di circostanze. Ma il divario tra le due formazioni era evidente. Tanto che il Taranto al novantesimo ha calato il poker grazie a Umberto Monetti, autore di una gran rete.

Taranto – Brilla Campi nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Il campionato

Lo scontro al vertice tra la capolista Bisceglie e il Brindisi ha visto prevalere i brindisini, sul loro campo, per 1-0. Risultato favorevole al Taranto che si è visto accorciare la distanza dalla vetta a nove punti. I rossoblu inseguono infatti al terzo posto in classifica a quota cinquantadue. E nella prossima giornata di campionato, domenica 8 febbraio, sono attesi in trasferta dall’Ugento, che ieri è stato sconfitto pesantemente dal Bitonto. La squadra allenata da Andrea Manco si trova nei bassifondi della graduatoria, un punto sotto il Brilla Campi. È lecito pertanto aspettarsi un nuovo successo degli uomini di mister Danucci. Gruppo che sembra aver trovato la quadra, la giusta disposizione in campo, e il giusto atteggiamento: nella gara di ieri, dopo aver gestito il risultato nel secondo tempo, non si è risparmiato sino agli ultimi secondi, sfiorando la quinta rete con Pablo Aguilera.

La Coppa Italia

In corsa per il posto che merita. Il pass per la serie D, sappiamo bene, può essere strappato anche grazie alla Coppa Italia: la finale di ritorno in programma giovedì prossimo, in casa del Bisceglie, è una tappa di importanza fondamentale per i rossoblu, che hanno una rete da difendere – all’andata, allo stadio Italia di Massafra, finì 2-1. Va ricordato che l’incontro porrà fine alla fase regionale. Poi si entrerà in quella nazionale: per la squadra che passerà il turno, il cammino è lungo e impervio, pieno di ostacoli. Il Taranto ha le carte in regole per andare fino in fondo. Senza dimenticare il torneo di Eccellenza: la rincorsa sul Bisceglie può ancora essere portata a compimento. Intanto sarà tutt’altro che scontato bissare il successo sul Bisceglie. La capolista, infatti, farà di tutto per ribaltare il risultato. Ovvero per non negarsi quest’altra chance: il vantaggio risicato sul Brindisi lascia intravvedere una corsa a tre, in campionato, per la promozione diretta.

L’andata della finale Taranto – Bisceglie (photogallery by Giuseppe Leva)