Sport

Taranto tra campionato e Coppa: la strada è in discesa, il percorso lungo

ph G. Leva
02 Feb 2026

di Paolo Arrivo

Un altro successo. Nessun imprevisto, come da pronostico: nella 26esima giornata del campionato di Eccellenza Puglia, il Taranto ha avuto vita facile sul Brilla Campi, sconfitto per 3-0 allo stadio “Italia” di Massafra. Per il gruppo allenato da Ciro Danucci si tratta della sesta vittoria consecutiva. Contro una squadra apparsa volenterosa in difesa, ma in attacco pressoché inesistente, i padroni di casa sono riusciti a fare due goal nel primo tempo, grazie a Enrico Zampa e a Francesco Losavio; e a mettere in cassaforte la vittoria in avvio di ripresa con Antonio Guastamacchia – con la complicità del portiere Lautaro Gabriel Menendez. Gli ospiti hanno provato a riaprire la partita rendendosi pericolosi in un paio di circostanze. Ma il divario tra le due formazioni era evidente. Tanto che il Taranto al novantesimo ha calato il poker grazie a Umberto Monetti, autore di una gran rete.

Taranto – Brilla Campi nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Il campionato

Lo scontro al vertice tra la capolista Bisceglie e il Brindisi ha visto prevalere i brindisini, sul loro campo, per 1-0. Risultato favorevole al Taranto che si è visto accorciare la distanza dalla vetta a nove punti. I rossoblu inseguono infatti al terzo posto in classifica a quota cinquantadue. E nella prossima giornata di campionato, domenica 8 febbraio, sono attesi in trasferta dall’Ugento, che ieri è stato sconfitto pesantemente dal Bitonto. La squadra allenata da Andrea Manco si trova nei bassifondi della graduatoria, un punto sotto il Brilla Campi. È lecito pertanto aspettarsi un nuovo successo degli uomini di mister Danucci. Gruppo che sembra aver trovato la quadra, la giusta disposizione in campo, e il giusto atteggiamento: nella gara di ieri, dopo aver gestito il risultato nel secondo tempo, non si è risparmiato sino agli ultimi secondi, sfiorando la quinta rete con Pablo Aguilera.

La Coppa Italia

In corsa per il posto che merita. Il pass per la serie D, sappiamo bene, può essere strappato anche grazie alla Coppa Italia: la finale di ritorno in programma giovedì prossimo, in casa del Bisceglie, è una tappa di importanza fondamentale per i rossoblu, che hanno una rete da difendere – all’andata, allo stadio Italia di Massafra, finì 2-1. Va ricordato che l’incontro porrà fine alla fase regionale. Poi si entrerà in quella nazionale: per la squadra che passerà il turno, il cammino è lungo e impervio, pieno di ostacoli. Il Taranto ha le carte in regole per andare fino in fondo. Senza dimenticare il torneo di Eccellenza: la rincorsa sul Bisceglie può ancora essere portata a compimento. Intanto sarà tutt’altro che scontato bissare il successo sul Bisceglie. La capolista, infatti, farà di tutto per ribaltare il risultato. Ovvero per non negarsi quest’altra chance: il vantaggio risicato sul Brindisi lascia intravvedere una corsa a tre, in campionato, per la promozione diretta.

L’andata della finale Taranto – Bisceglie (photogallery by Giuseppe Leva)  

Tracce

Il dramma di Niscemi

La zona rossa di Niscemi - ph Ansa-Sir
02 Feb 2026

Il dramma che stanno vivendo gli abitanti di Niscemi è una grande questione politica nazionale. Questo è il punto di vista da assumere per una corretta valutazione dei fatti, delle loro implicazioni e delle possibili linee di azione. Il che non significa eludere le responsabilità specifiche dei livelli di governo locali e degli altri soggetti legati al territorio. Anzi. Anche senza andare troppo a ritroso nel tempo, basterebbe richiamare la grande frana del 1997 per segnalare quel che non è stato fatto dopo quell’evento, arrivando alla stretta attualità con la notizia a dir poco sorprendente che neanche un euro dei fondi del Pnrr per il dissesto idrogeologico è stato destinato alla situazione della cittadina del Nisseno.
La situazione, controversa e conflittuale, tra i partiti del centro-destra in Sicilia, insieme alla circostanza oggettiva che l’attuale ministro della protezione civile è stato il presidente della Regione dal 2017 al 2022, in pratica l’ultimo prima di quello in carica, hanno creato al governo e alla sua maggioranza un vistoso imbarazzo politico. Le opposizioni hanno avuto buon gioco a inserirsi in questo spazio dialettico, con la Lega pervicacemente sulle barricate in difesa del progetto del ponte sullo Stretto che in questo contesto appare ancora più discutibile di quanto pure non sia apparso finora. Ma resta il fatto che, al di là di quanto doverosamente bisognerà fare in concreto per la popolazione colpita e per il suo futuro, le cronache ci hanno messo per l’ennesima volta davanti all’incapacità della politica di far fronte a quelle che impropriamente vengono chiamate emergenze ambientali. Impropriamente perché si tratta di problemi di lungo, lunghissimo periodo. Che travalicano ampiamente i confini cronologici in cui le maggioranze e i governi esercitano (o non esercitano) i loro compiti. E anche i confini geografici.
A proposito di Niscemi, la Svimez, autorevole centro studi specializzato nelle questioni del Mezzogiorno, ha scritto che “l’episodio assume un significato che va oltre la dimensione locale, configurandosi come un indicatore delle fragilità strutturali nella gestione del rischio idrogeologico”. E ancora: “Il caso di Niscemi si inserisce in una dinamica più ampia in cui il cambiamento climatico aggrava criticità strutturali esistenti, rendendo più frequenti e distruttivi eventi che colpiscono territori storicamente fragili”. L’analisi coglie nel segno perché unisce la valutazione della variabile territoriale con le conseguenze del cambiamento climatico. Le giuste osservazioni sul carattere strutturale del dissesto, sulla storicità dei fenomeni a questo collegati, non devono oscurare la considerazione che la situazione non è immobile, ma è in progressivo, costante peggioramento anche per cause globali. Il territorio classificato a pericolosità da frana – per stare all’ambito più direttamente coinvolto nel caso di Niscemi – è aumentato del 15% in confronto al 2021 e ora interessa il 23% dell’intero territorio nazionale. La politica è quindi doppiamente chiamata in causa. Da un lato deve farsi carico di cercare risposte incisive e ragionevolmente tempestive per le situazioni di criticità acuta, dall’altro deve state ben attenta a non indulgere alla tentazione negazionista rispetto ai mutamenti ambientali. Tentazione che anche nel nostro Paese trova adepti ideologicamente motivati

Angelus

La domenica del Papa – Beatitudini, una prova della felicità

ph Vatican media-Sir
02 Feb 2026

di Fabio Zavattaro

È la Giornata delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo e papa Leone ricorda che “ogni giorno si registrano vittime civili di azioni armate che violano apertamente la morale e il diritto. I morti e i feriti di ieri e di oggi saranno veramente onorati quando si metterà fine a questa intollerabile ingiustizia”. Per questo, guardando alle prossime Olimpiadi invernali – manifestazioni che “costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo di pace” – auspica la tregua olimpica: “quanti hanno a cuore la pace tra i popoli, e sono posti in autorità, sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo”.

Parole nel giorno in cui la liturgia ci propone il discorso della montagna, ovvero le beatitudini. In realtà il luogo da cui parla Gesù è, forse, una collina, non proprio una montagna, e nemmeno tanto alta. Un albero crea un po’ d’ombra per chi si rifugia sotto i suoi rami, prima di continuare la discesa verso il mare di Galilea. È il duemila quando Giovanni Paolo II in questo luogo incontra i giovani nel suo viaggio in Terra santa: “siamo seduti su questa collina come i primi discepoli e ascoltiamo Gesù. In silenzio ascoltiamo la sua voce gentile e pressante, gentile quanto questa terra stessa e pressante quanto l’invito a scegliere fra la vita e la morte”.

Gesù parla dalle pendici di questa collina, nella terra che abbiamo conosciuto domenica scorsa come la Galilea delle genti, terra in gran parte pagana. La montagna, nella Bibbia, ha un forte valore simbolico. Sul monte Moria Abramo conduce Isacco per il sacrificio. Sul monte Sinai, a Mosè Dio si rivela come legge. Dal monte Nebo, poi, Mosè guarderà la terra promessa ma non la raggiungerà. Sul monte Calvario, Dio si rivela nella sua umanità: è il Dio della croce, dell’amore, del perdono. Ed è sul monte che Gesù convoca il popolo di Israele, memoria e nuova consegna della volontà di Dio. “La montagna – scrive Benedetto XVI nel suo libro Gesù di Nazareth – è il luogo della preghiera di Gesù, del suo faccia a faccia con il Padre; proprio per questo è anche il luogo del suo insegnamento, che proviene da questo intimo scambio con il Padre”.

Ma torniamo al Vangelo e alle beatitudini. Queste, dice all’angelus papa Leone, sono “luci che il Signore accende nella penombra della storia, svelando il progetto di salvezza che il Padre realizza attraverso il Figlio, con la potenza dello Spirito Santo”. È su questa montagna che “Cristo consegna ai discepoli la legge nuova, quella scritta nei cuori, non più sulla pietra”. Una legge che, ricorda, “rinnova la nostra vita e la rende buona, anche quando al mondo sembra fallita e miserabile”. Solo Dio, infatti, può chiamare “davvero beati i poveri e gli afflitti perché Egli è il sommo bene che a tutti si dona con amore infinito”; solo Dio “può saziare chi cerca pace e giustizia, perché Egli è il giusto giudice del mondo, autore della pace eterna. Solo in Dio i miti, i misericordiosi e i puri di cuore trovano gioia, perché Egli è il compimento della loro attesa. Nella persecuzione, Dio è fonte di riscatto; nella menzogna, è àncora di verità”. Le beatitudini, diceva Papa Benedetto, sono “un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri”.

Per Leone XIV le beatitudini “restano un paradosso solo per chi ritiene che Dio sia diverso da come Cristo lo rivela. Chi si aspetta che i prepotenti saranno sempre padroni sulla terra, rimane sorpreso dalle parole del Signore. Chi si abitua a pensare che la felicità appartenga ai ricchi, potrebbe credere che Gesù sia un illuso”. L’illusione, afferma il vescovo di Roma, “sta proprio nella mancanza di fede verso Cristo: Egli è il povero che condivide con tutti la sua vita, il mite che persevera nel dolore, l’operatore di pace perseguitato fino alla morte in croce”. La storia “non è quella scritta dai vincitori, ma quella che Dio compie salvando gli oppressi”.

Le beatitudini, allora, diventano “una prova della felicità, e ci portano a chiederci se la consideriamo una conquista che si compra o un dono che si condivide; se la riponiamo in oggetti che si consumano o in relazioni che ci accompagnano”. Le beatitudini, ancora, “innalzano gli umili e disperdono i superbi nei pensieri del loro cuore”.

Nelle parole che pronuncia dopo la recita della preghiera mariana, papa Leone guarda “con grande preoccupazione” alle notizie che raccontano un aumento della tensione tra gli Stati Uniti e l’isola di Cuba, con il presidente Trump che ha firmato un ordine esecutivo minacciando dazi a chi fornisce petrolio all’isola caraibica. Nel ricordare il messaggio dei vescovi cubani che esprimevano la loro preoccupazione per la situazione sociale e economica del paese, invita “ tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano”.

Diocesi

Martina, incontri culturali alla Sant’Antonio

ph ND
02 Feb 2026

di Angelo Diofano

Martedì 3 febbraio, alla parrocchia Sant’Antonio di Martina Franca, per i ‘Martedì culturali’, si terrà l’incontro ‘Sostenuti dalla Parola: la santità raccontata da Tiepolo’; dopo l’introduzione da parte del parroco don Mimmo Sergio, relazionerà Alessandra Fumarola. L’iniziativa si terrà nella sala a pianoterra della parrocchia in due turni: alle ore 18 e alle ore 20. È necessario iscriversi entro lunedì 2 febbraio.

Invece venerdì 6, per la pastorale familiare, alle ore 19.30 si terrà l’incontro a cura dell’ufficio diocesano della famiglia dal titolo ‘Alla scuola di Cana di Galilea. Per un vissuto sponsale della fede cristiana’. Interviene il sac. prof. Leonardo Grande, docente e rettore del seminario diocesano di Otranto.

Diocesi

Celebrazioni alla Collegiata di Grottaglie

ph ND
02 Feb 2026

La parrocchia della Collegiata di Grottaglie ha programmato in questi giorni una serie di celebrazioni:
martedì 3, festa di San Biagio, vescovo e martire, alle ore 15.30 nella chiesa intitolata al santo ubicata nella Gravina di Pensieri, sulla strada di San Marzano di San Giuseppe, don Alessandro Giove, parroco al Carmine di Grottaglie, presiederà la santa messa con preghiera di intercessione e benedizione della gola; alle ore 18, in chiesa madre, santa messa celebrata dal parroco don Eligio Grimaldi con preghiera di intercessione e benedizione della gola.

Giovedì 5, festa di Sant’Agata, martire, alle ore 7 e alle 18.00, sante messe in chiesa madre con benedizione delle donne.

Candelora

La luce che si dona nell’incontro

ph Ansa-Sir
02 Feb 2026

di Luana Comma
La festa della Presentazione del Signore, che la tradizione popolare continua a chiamare Candelora, custodisce un significato che va oltre il gesto rituale della benedizione delle candele. Essa rimanda a una luce che non si limita a rischiarare l’oscurità esterna, ma interpella lo sguardo interiore dell’uomo. La luce evocata in questa celebrazione non è un simbolo astratto, bensì una presenza: Cristo, luce per illuminare le genti, che entra nel Tempio e incontra il suo popolo.
Il cuore della festa non è dunque un episodio familiare isolato, ma un evento che prende forma nell’obbedienza concreta alla Legge di Israele. Maria e Giuseppe conducono il bambino al Tempio per compiere ciò che la Torah prescrive, inserendo l’evento di Cristo dentro la storia dell’alleanza. In questo gesto semplice e fedele si manifesta una verità decisiva: il Figlio di Dio entra nella storia non aggirando la Legge, ma attraversandola dall’interno. L’obbedienza dei genitori diventa così il luogo in cui la promessa si compie, mostrando che la rivelazione di Dio non nasce dalla rottura, ma dalla fedeltà.
Questo ingresso, tuttavia, avviene secondo una logica che sovverte le attese. Il Messia non si presenta con segni di potenza, ma nella fragilità di un bambino portato tra le braccia di due genitori poveri. L’offerta che accompagna la presentazione non è quella dei ricchi, ma il dono semplice consentito a chi vive ai margini. In questo modo si rivela una dinamica tipica dell’agire divino: Dio sceglie la via dell’umiltà per incontrare il suo popolo, e la sua luce non si impone, ma si offre.
A cogliere questo evento non sono i custodi ufficiali del sacro, ma due figure segnate dall’attesa: Simeone e Anna. Essi rappresentano un’umanità che ha imparato a vivere davanti a Dio, lasciando che il tempo dell’attesa purifichi lo sguardo. La loro capacità di riconoscere il Signore non nasce da una competenza rituale, ma da una familiarità con Dio maturata nella preghiera e nella vigilanza. I loro occhi non sono appesantiti da schemi rigidi, ma resi disponibili alla sorpresa di Dio.
Il riconoscimento diventa, così, la chiave decisiva della festa. La luce non è data a chi possiede, ma a chi accoglie; non a chi pretende di vedere, ma a chi si lascia illuminare. Riconoscere Cristo significa accettare che Dio si manifesti secondo vie non previste, chiedendo un cuore capace di discernimento più che di controllo. La Presentazione rivela che la salvezza non dipende dalla visibilità dell’evento, ma dalla disponibilità interiore a lasciarsi incontrare.
È in questa logica di riconoscimento e di offerta che si comprende il legame profondo tra la Candelora e la vita consacrata. La presentazione di Gesù al Tempio manifesta la forma originaria di ogni consacrazione: una vita consegnata a Dio senza riserve, non come gesto straordinario, ma come obbedienza quotidiana che si affida. Il consacrato, come Cristo offerto al Padre, accetta di abitare una logica di dono che non trattiene per sé la luce ricevuta, ma la restituisce alla Chiesa e al mondo. La sua esistenza diventa così segno profetico di una vita orientata all’essenziale, capace di testimoniare che la vera fecondità nasce dall’appartenenza e non dal possesso.
Per la Chiesa di oggi, questa festa diventa un invito esigente al discernimento. Celebrare la luce non basta se non si impara a vedere. Le candele accese rimandano a una responsabilità: custodire uno sguardo vigilante, capace di riconoscere Cristo là dove Egli continua a offrirsi, spesso in forme discrete e impreviste. La luce che salva non elimina l’ombra, ma la attraversa, educando il cuore a riconoscere la presenza di Dio nel tempo ordinario della storia.

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Diocesi

Gli auguri al nostro arcivescovo

ph G. Leva
31 Gen 2026

Sabato 31 gennaio, festa di San Ciro, è una data doppiamente speciale per il nostro arcivescovo mons. Ciro Miniero in quanto ricorre sia l’onomastico sia il compleanno, essendo egli nato a Napoli il 31 gennaio 1958.

Al nostro amato pastore vanno i più fervidi auguri di Nuovo Dialogo.

 

Il servizio fotografico è di G. Leva

Diocesi

Celebrazioni per don Bosco al Sacro Cuore

ph ND
30 Gen 2026

di Angelo Diofano

“La nostra è una parrocchia nata e cresciuta sotto il segno di don Bosco, in quanto precedentemente fu affidata ai salesiani. Per questo sentiamo il dovere e la gioia di rendergli onore come merita con un ciclo di celebrazioni”: così don Francesco Venuto, parroco del Sacro  Cuore (via Dante) annuncia i festeggiamenti in corso del santo patrono dei giovani, “cui ha dedicato la sua vita, soprattutto i più poveri e abbandonati – evidenzia – indicando loro la via della santità attraverso l’allegria, la fiducia in Dio e l’amore educativo. Questo triduo vuole aiutare la comunità a riscoprire il suo carisma e affidare a lui i giovani, le famiglie, gli educatori”.

Venerdì 30, vigilia della festa, giornata dedicata al tema ‘Don Bosco: Santo della fiducia e della speranza’, alle ore 17.30 si terrà l’adorazione eucaristica cui seguirà la santa messa solenne con preghiera a San Giovanni Bosco; al termine sarà effettuata ai fedeli la consegna della calamita con l’immagine del santo, “con il desiderio di tenere don Bosco sempre davanti agli occhi nella quotidianità, un piccolo segno da portare con sé ogni giorno per ricordarci di credere nel bene, di non smettere mai di educare con amore”, dice don Francesco.

Sabato 31, solennità di san Giovanni Bosco, alle ore 18 sarà recitato il santo rosario; alle ore 18.30 santa messa solenne con preghiera a San Giovanni Bosco; al termine verrà consegnato il tradizionale panino con la mortadella.

Nella circostanza don Francesco Venuto ringrazia la comunità parrocchiale per la generosità dimostrata nel voler collaborare per coprire le spese necessarie al rifacimento della facciata della palazzina dove sono attivi i servizi Caritas e i laboratori per i giovani.

Diocesi

La Giornata per la vita consacrata in diocesi

30 Gen 2026

Lunedì 2 febbraio, festa della Presentazione di Gesù al Tempio, anche nella nostra diocesi sarà celebrata  la 30ª Giornata mondiale per la vita consacrata.

Questo è il programma approntato in diocesi dall’ufficio per la Vita consacrata e le società di vita apostolica, diretto da mons. Giuseppe Ancora: ore 17, accoglienza dei consacrati e delle consacrate nella chiesa Maria SS.ma del Monte Carmelo, in Taranto; ore 17.30, celebrazione dei vespri; ore 18, benedizione dei ceri e processione verso la chiesa di San Pasquale Baylon dove la santa messa sarà presieduta dall’arcivescovo, concelebranti il mons. Giuseppe Ancora,  mons. Marco Gerardo (parroco alla Maria SS. del Monte Carmelo), padre Vincenzo Chirico (parroco alla San Pasquale), padre Massimiliano Carucci (responsabile del Cism), mons. Francesco Nigro (vicario episcopale per la liturgia e la ministerialità), don Marco Peluso (cerimoniere) e don Luciano Matichecchia (segretario particolare dell’arcivescovo).
L’Usmi curerà l’animazione dei vari momenti della Giornata, con i canti che saranno guidati dal coro parrocchiale della  San Pasquale; presteranno servizio liturgico i ministranti della parrocchia Maria SS. del Monte Carmelo e i seminaristi del seminario arcivescovile ‘Poggio Galeso’.

Istituita da San Giovanni Paolo II, la Giornata mondiale per la vita consacrata costituisce un invito a riscoprire la bellezza della vita consacrata, dono prezioso per la Chiesa e per il mondo. La celebrazione offre anche l’opportunità di rinnovare l’impegno missionario dei consacrati, in piena comunione con il Santo padre.

 

Ecclesia

La fede che guarisce oltre ogni magia

ph Gris
30 Gen 2026

di Luana Comma

Qual è la differenza tra la magia e l’intervento miracoloso?
Per avvicinarci a questa domanda è opportuno sostare, anzitutto, su una pagina del Vangelo. L’evangelista Marco racconta la storia di una donna afflitta da emorragia da dodici anni (cfr. Mc 5,25-34). La sua è una condizione di perdita e di marginalità: ha consumato ogni risorsa, è esclusa dalla vita sociale e religiosa, vive ai margini. Eppure non si lascia sopraffare dalla disperazione.

Dentro questa situazione di fragilità, la donna continua a cercare. Sa ascoltare, discernere, e viene a conoscenza di Gesù. Nasce in lei il desiderio di avvicinarsi, di raggiungerlo, nonostante la folla che lo circonda e che sembra impedirle ogni accesso. Attraversa l’ostacolo, si fa strada nel caos, e tocca il mantello di Gesù. Da quel gesto scaturisce la guarigione.

A uno sguardo superficiale, questo evento potrebbe apparire come uno dei tanti fenomeni straordinari riconducibili all’ambito dell’occulto. In questa prospettiva, Gesù non si distinguerebbe dai numerosi maghi, guaritori o taumaturghi che, ieri come oggi, promettono soluzioni immediate al dolore umano. E tuttavia, proprio qui emerge un elemento decisivo, che introduce una frattura radicale tra la magia e il miracolo: la fede.

La fede non è una tecnica, né uno strumento da maneggiare per ottenere risultati; è piuttosto l’atteggiamento di chi riconosce il Signore all’opera nella propria storia e si affida liberamente al suo agire. Essa implica un rapporto personale, non un meccanismo causale; un affidamento, non una pretesa di controllo. In questo senso, la fede non elimina il mistero, ma lo accoglie. Non forza l’evento, ma attende che esso si compia secondo una logica che non è quella del possesso, bensì quella del dono.

Questa riflessione non intende certo condurre a una forma di fideismo ingenuo o di rifiuto della ragione. La tradizione biblica è chiara nel riconoscere alla scienza e alla conoscenza un valore autentico: «Dio ha dato agli uomini la scienza perché si glorino delle sue meraviglie» (Sir 38,6-7). La ricerca, lo studio, la cura dell’umano sono parte integrante della vocazione dell’uomo e rientrano nel disegno creatore di Dio. Il problema sorge quando, smarrito il senso dell’attesa, l’uomo pretende risposte immediate e assolute, riducendo la salvezza a un risultato da ottenere qui e ora.

È in questo scarto che la magia trova il suo spazio. Essa promette soluzioni rapide, bypassa il tempo della maturazione interiore, elimina il rischio dell’affidamento. Là dove la fede accetta il limite e attraversa l’attesa, la magia vuole dominare l’evento; là dove la fede apre alla relazione, la magia riduce il sacro a funzione. Il miracolo, invece, non è mai separabile da un cammino: non risponde a una richiesta di potere, ma a una disponibilità del cuore.

Così, tanto nella scienza quanto nella fede, vi è un elemento imprescindibile che l’uomo contemporaneo fatica ad accettare: l’attesa. Attendere non significa passività, ma riconoscere che la verità non si produce, si riceve; che la guarigione non è sempre immediata, ma può diventare un processo; che il senso non si impone, ma si rivela. È proprio questa attesa abitata dalla fiducia che distingue il miracolo dalla magia e restituisce all’uomo la sua dignità di interlocutore di Dio, non di manipolatore del sacro.

Il Vangelo non presenta il miracolo come un fatto isolato o come una dimostrazione di potere, ma come il segno di una salvezza che nasce dalla relazione. Ciò che realmente salva non è il gesto in sé, né l’evento straordinario, ma l’incontro con Cristo. È la fede a rendere possibile la guarigione, perché apre la vita all’azione di Dio e riconosce in Lui l’origine e il compimento di ogni bene.

La magia si fonda su una concezione del sacro come forza impersonale da controllare; la fede, invece, riconosce Dio come soggetto libero che si dona. Là dove la magia pretende di disporre del divino, la fede si affida alla sua iniziativa. Per questo il Vangelo continua a risuonare con forza anche oggi: non sono i prodigi a generare la fede, ma è la fede che apre lo spazio alla salvezza. Là dove l’uomo si affida, Cristo passa, guarisce e salva.

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Diocesi

Corso gratuito per animatori ed educatori di oratorio Anspi

30 Gen 2026

Il comitato zonale Anspi Taranto, in collaborazione con il servizio diocesano per la pastorale giovanile, organizza il corso gratuito per animatori ed educatori di oratorio che si terrà quest’anno nei diversi oratori della diocesi.

Il primo incontro si terrà sabato 31 gennaio nell’oratorio San Giuseppe in Faggiano dalle ore 16 alle ore 18.30 mentre i successivi avranno luogo sabato 21 febbraio e sabato 21 marzo nell’oratorio della Santa Famiglia alla Salinella e l’11 aprile nell’oratorio della parrocchia San Vito in Taranto. Vi si svilupperanno diverse tematiche: progettazione di incontri, comunicazione, intelligenza artificiale, inclusione, SportOratorio e fraternità fino ad arrivare al lancio del sussidio estivo nel mese di maggio.

Gli incontri prevedono un intervento di orientamento contenutistico e una parte laboratoriale; sono invitati a parteciparvi animatori, educatori, religiosi, volontari e catechisti a partire dai 15 anni.

È possibile richiedere un attestato finale di frequenza utile ai fimi del riconoscimento dei crediti formativi.

Il presidente del comitato zonale Anspi Taranto, Cristian Piscardi, annuncia infine che durante questi mesi ci saranno anche degli eventi formativi che faranno riflettere molto sull’importanza della fede e dell’amore verso il prossimo.

Per informazioni, contattare Cristian Piscardi, cel. 3402515192/ anspitaranto@gmail.com