Dipartita

La scomparsa del papà di mons. Giovanni Chiloiro

30 Gen 2026

Un grave lutto ha colpito mons. Giovanni Chiloiro, parroco al Cuore Immacolato di Maria, a Taranto. È infatti deceduto l’amatissimo padre, sig. Pietro Chiloiro. I funerali saranno celebrati venerdì, 30 febbraio, alle ore 16.30, nella chiesa madre di San Marzano di San Giuseppe.

La redazione di Nuovo Dialogo si stringe attorno al caro don Giovanni e ai suoi familiari.

Libri

Francesco d’Assisi: il ritratto corale che unisce Oriente e Occidente

29 Gen 2026

di Floriano Cartanì

Arriverà presto in libreria Francesco d’Assisi, il nuovo volume edito da Solfanelli di Marco Solfanelli, frutto di un progetto corale coordinato scientificamente da Pierfranco Bruni e curato da Franca De Santis. Un’opera che non si limita solamente a inserirsi nel calendario delle celebrazioni francescane, ma che ambisce a restare, a sedimentare, a interrogare. Perché un libro su Francesco non può essere soltanto commemorazione, deve essere attraversamento, frattura, viaggio, domanda. I testi del libro si muovono lungo direttrici le quali, più che linee di studio vere e proprie, sembrano traiettorie di un percorso: il rapporto tra Francesco e la spiritualità del cuore, intrecciata alla teologia del pensiero.
Lo scavo letterario e storico che scaturisce dagli autori coordinati magistralmente da Pierfranco Bruni, provvede a restituire alla fine un Medioevo tutt’altro che oscuro, anzi riesce a trasmettere soprattutto incroci di un viaggio. Una sorta di camminamento in cui il santo di Assisi torna a mostrarsi nella sua natura più radicale e quotidiana, fatto di ponti, soglie, dialoghi.

Il volume in parola insiste su un punto troppo spesso trascurato, che vede in Francesco non soltanto il padre della letteratura ‘volgare’, colui cioè che inaugura una lingua capace di parlare al popolo. Francesco è infatti anche il protagonista di un incontro che anticipa di secoli il dialogo interreligioso. Il suo confronto con il ‘sultano superbo’ non è un episodio marginale, ma la chiave per comprendere come, attraverso di lui, Islam, Cristianesimo ed Ebraismo trovino un terreno comune: Francesco quindi, come incarnazione della Croce. Il libro, nelle sue molte voci, costruisce una sorta di “città di Dio” contemporanea, evocando Agostino e al tempo stesso superandolo, perché qui l’Oriente non è più un altrove, ma un elemento interno all’Occidente. Una presenza bizantina che attraversa crocifissi, icone, simboli, fino a ridare senso al presepe stesso nel ricordo del del Poverello di Assisi, letto come gesto narrativo e dialogico, non come semplice tradizione. Ne emerge allora un tempo luminoso, fatto di città che nascono, cattedrali che si innalzano al cielo, ordini religiosi che si strutturano, in una etica federiciana che fa da sfondo a un’epoca più complessa di quanto la manualistica abbia voluto raccontare. Gli studiosi coinvolti compongono un mosaico coerente proprio perché eterogeneo: ogni contributo è un tassello che non pretende di chiudere il discorso, ma di aprirlo. Le voci sono tante e diverse: Maria Teresa Alfonso, Arianna Angeli, Micol Bruni, Floriano Cartanì, Antonetta Carrabs, Marilena Cavallo, Franca De Santis, Maria Grazia Destratis, Tonino Filomena, Alberico Guarnieri, Pasquale Guerra, Roberta Mazzoni, Antonietta Micali, Annarita Miglietta, Marino Pagano, Ippolita Caterina Patera, Giovanna Pezzillo, Rosaria Scialpi, Gioia Senesi, Patrizia Tocci, Maria Stella Tonti, Matilde Tortora e Cristiano Vignali.

Francesco d’Assisi si presenta così come un testo di quelli da leggere attentamente e rileggere, da sottolineare gli spunti, da discutere. Un libro che lascia sicuramentre traccia e non si esaurisce nelle celebrazioni, ma invita a ripensare l’identità francescana come un’eredità viva, capace di parlare al presente con la stessa forza con cui ha attraversato i secoli. Una sfida culturale e spirituale se volete, che non teme la complessità, anzi la rivendica.

Eventi in diocesi

‘Custodi di pace’: sabato 31, incontro al Rosario di Talsano

29 Gen 2026

‘Custodi di pace’: questo è il tema dell’incontro che si svolgerà sabato 31 gennaio, a partire dalle ore 19.30, nella chiesa del Rosario di Talsano.
L’appuntamento, organizzato dalla parrocchia e dal gruppo parrocchiale di Ac, chiude idealmente il Mese della pace, con le numerose iniziative proposte anche a livello diocesano da Azione cattolica nei primi trenta giorni dell’anno, iniziati con il messaggio del Santo padre, per Capodanno.
Sarà la prof.ssa Giada Di Reda, docente dell’istituto superiore di Scienze religiose ‘Giovanni Paolo II’ di Taranto, a guidare una rilettura dei testi magisteriali che nel corso dei secoli – ma in particolare negli ultimi 135 anni – hanno segnato una traccia lineare e coerente contro qualsiasi conflitto.
“Solo per una coincidenza, il nostro incontro – ha puntualizzato don Armando Imperato, parroco del Rosario di Talsano – chiuderà un mese che oramai tantissimi definiscono il Mese della pace, da un’intuizione dell’Azione cattolica nazionale. Ma questa coincidenza mi piace molto, perché sono orgoglioso che anche dalla nostra parrocchia si alzi forte il ‘Sì’ alla pace e il ‘No’ a qualsiasi tipo di conflittualità. Non esistono guerre ‘giuste’!
Esistono sempre – ha concluso don Armando, presentando la conferenza di sabato 31 – i margini del dialogo e quindi del negoziato per vivere come Dio comanda: in santa pace!
Se vogliamo la pace, allora, prepariamoci… alla pace”.

 

Libri

Domani, venerdì 30, la presentazione dell’ultimo libro di Claudio Frascella

Cimpiel Biondi Colletta è il nostro Sarti Burgnich Facchetti. Non è una cronaca o un almanacco, ma un romanzo, un misto fra l’epica di una provincia e le emozioni di un ragazzo di dodici, tredici anni

ph Claudio Frascella
29 Gen 2026

Venerdì 30, alle 17.30, nella biblioteca comunale Acclavio in piazza Dante (Bestat) a Taranto, avrà luogo la presentazione del libro di Claudio Frascella “Cimpiel Biondi Colletta – Taranto e il calcio, romanzo di una stagione”.

“Scrivere o tentare di scrivere un libro è un esercizio impegnativo, ammesso che alla fine l’opera possa essere considerata una prova soddisfacente – anticipa l’autore -. I protagonisti di Cimpiel Biondi Colletta – Taranto e il calcio, romanzo di una stagione, non sono solo osservati, raccontati. Qui parlano, con tanto di virgolettato, esclamazioni: si stimano, discutono, si impermalosiscono, si mandano cordialmente al diavolo. È così che funziona in campo e fuori dal campo.

Cimpiel Biondi Colletta è il nostro Sarti Burgnich Facchetti. Non è una cronaca o un almanacco, ma un romanzo. Del resto, come ricordare dopo più di cinquant’anni, che il gomito posato da Renzino Paradiso sul sellino della sua bici nella pancia del Salinella, sia quello destro piuttosto che quello sinistro?

L’idea di partenza – spiega Claudio Frascella – è un misto fra l’epica di una provincia e le emozioni di un ragazzo di dodici, tredici anni, considerato da quei campioni un portafortuna, che ascolta e sa stare al suo posto, perché è questo gli hanno insegnato. Credo sia da considerare un romanzo trasversale, fatto di buoni sentimenti e tre generazioni.

Tutto potrebbe essere collocato in città e contesti diversi. Sempre di un racconto si tratterebbe. Che poi i protagonisti si chiamino Salvaggio, Lopane o Dibattista, proprio come due nostri giornalisti, chiamiamola combinazione, citazione; stessa cosa per i dirigenti Di Maggio, Tofani e Carone, Piccenna e Piscopiello. Non è il racconto di personaggi e interpreti, ma di un mondo.

Con il massimo rispetto e la proporzione con il teatro di Eduardo, anche Filumena Marturano era un nome inventato, ma una storia vera, narrata in modo impareggiabile da un genio. Non è semplice spiegare cosa concorra nel calcio di una volta fatto di sentimenti, ma ci ho provato. Come Filumena e la Napoli milionaria, due classici, non passano di moda, nel suo piccolo anche Cimpiel Biondi Colletta può essere roba per lettori sensibili, disposti a smarcarsi dal calcio tattico e ad immergersi nei sentimenti.

C’è chi troverà persone e personaggi, stesso fisico, stesso carattere. Ma sarebbe stato un delitto non citare omonimi e omologhi, uomini semplici, piccoli, grandi eroi di quei tempi non ricordandoli.

È un campionato, uno solo, il dorso del racconto, primi Anni Settanta. Intorno a quella stagione girano altri due, tre anni, non di più. È il racconto di una squadra e di come si possa essere considerati campioni anche per una sola città”.

La serata sarà condotta da Gianni Sebastio

 

Diocesi

Carosino per San Biagio: fede, tradizione e comunità

29 Gen 2026

di Floriano Cartanì

A Carosino il tempo della festa per il patrono San Biagio non è solo un appuntamento nel calendario: è memoria che si rinnova,  è identità che si fa voce. Dal 25 gennaio al 7 febbraio  il paese si raccoglie attorno alla figura del vescovo e martire armeno, patrono amato e invocato, per una celebrazione che intreccia liturgia, devozione popolare e gesti di comunità. La festa si è aperta già scorsa domenica col tradizionale rito dell’intronizzazione del simulacro del santo, accolto in chiesa tra canti e preghiere. È il momento in cui la statua torna al centro della vita spirituale del paese, segno tangibile di una presenza che unisce generazioni, mentre le sante messe scandiscono la giornata come battiti di un cuore che riprende il suo ritmo rituale. Il triduo solenne, dal 31 gennaio al 2 febbraio, accompagna i fedeli verso il giorno centrale della festa e con il sabato 31 che prevede la santa messa in onore di Don Bosco, animata dalle ex-allieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice. A seguire nella stessa giornata un momento conviviale nel salone parrocchiale: la distribuzione del ‘pane e mortadella’, gesto semplice ma eloquente, perché la festa è anche condivisione. Si arriva così al 2 febbraio, festa della Candelora, la luce delle candele anticipa quella riconoscenza che, il giorno seguente, diventerà gesto simbolico e potente: la benedizione della gola con le candele incrociate, memoria del miracolo attribuito a San Biagio, protettore contro i mali della gola. Martedì 3 febbraio è il giorno del Santo. Le messe del mattino preparano alla solenne celebrazione serale, presieduta dal parroco don Filippo Urso. Subito dopo, la processione, accompagnata dalla banda ‘Santa Cecilia’ di Taranto, attraverserà le vie del paese con un itinerario che è mappa affettiva, dove ogni strada racconta un frammento di storia, ogni balcone diventa altare, ogni passo è preghiera. Al termine di ogni messa, un trancio di panettone viene donato ai fedeli: gesto semplice, ma carico di significato, che richiama l’antica tradizione legata al vescovo martire, un dolce natalizio chiamato a diventare qui simbolo di continuità, di fede che non si spegne con le luci delle feste. La chiusura dei festeggiamenti in onore di San Biagio patrono di Carosino, è affidata , il 7 febbraio al castello D’Ayala Valva, con il torneo di burraco ‘San Biagio’, organizzato in collaborazione con l’Associazione Genitori Taranto Oncoematologia. Un momento di gioco che diventa solidarietà, perché la festa non è solo celebrazione, ma anche impegno concreto. Carosino, in questi giorni, non è allora solo un luogo qualsiasi dove si fa festa, ma è un racconto vivo di una comunità che si riconosce in una fede che cammina. E San Biagio, come ogni anno, torna a essere il volto di questa appartenenza.

Editoria

Democrazia e sfida digitale: l’informazione al tempo dell’intelligenza artificiale

Intervista esclusiva al sottosegretario all’editoria, Alberto Barachini

ph Sir
29 Gen 2026

Informazione, democrazia e sfida digitale. In un tempo in cui fake news, intelligenza artificiale e crisi economica mettono sotto pressione il sistema dei media, il Governo rivendica una linea di sostegno all’informazione professionale e al pluralismo. Con il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini abbiamo affrontato i nodi centrali: il valore del giornalismo come argine alla disinformazione, il futuro dei contributi pubblici, l’impatto dell’ai e il legame profondo tra informazione di qualità e partecipazione democratica. Il ruolo che può e deve svolgere l’Unione europea.

 

ph Sir

 

Sottosegretario, lei ripete spesso che bisogna sostenere l’informazione professionale. La definisca.

Viviamo una fase di grande confusione informativa: il cittadino è immerso in una “nube” di contenuti in cui diventa sempre più difficile distinguere ciò che è verificato da ciò che non lo è. Il giornalismo professionale, con la verifica delle fonti e la responsabilità personale del giornalista, è il principale argine a fake news e deepfake. Sostenere l’informazione significa quindi difendere questo presidio.

Qual è il rischio se ciò non accade?

Il consumo della fiducia. L’informazione falsa o non verificata mina la credibilità complessiva del sistema e allontana i cittadini dall’informazione professionale. Se perdiamo la fiducia, perdiamo anche l’interesse e, alla lunga, la partecipazione democratica.

Quali strumenti avete messo in campo per contrastare questa situazione?

Abbiamo introdotto criteri di sostegno che valorizzano il lavoro giornalistico, come il cosiddetto “valore giornalista”: più giornalisti significa più informazione professionale. Inoltre, abbiamo avviato una Commissione sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel settore informativo, per comprenderne rischi e opportunità.

L’intelligenza artificiale sta già cambiando il modo di informarsi?

Sì. Oggi molti cittadini si fermano alle sintesi generate dall’ai senza andare alle fonti. Non dimentichiamo mai che l’informazione è un bene costoso da produrre, mentre la disinformazione costa pochissimo.

È quindi una questione culturale?

Assolutamente. Difendere un sistema informativo pluralista significa anche difendere la capacità di un Paese di raccontare sé stesso. Senza un’informazione radicata nei territori, rischiamo che la narrazione dell’Italia venga affidata ad altri.

Un giornale di qualità deve essere disponibile per il lettore, come contrastate la chiusura delle edicole?

Abbiamo sostenuto la distribuzione, soprattutto nelle aree remote, e aiutato a mantenere aperti punti vendita fondamentali per le comunità. E’ molto complesso incidere sul calo delle vendite, ma possiamo rallentare le chiusure e garantire un presidio sul territorio. Le edicole non sono solo luoghi di vendita, ma presìdi civili, soprattutto per le fasce più anziane della popolazione.

Il valore dell’informazione locale resta quindi centrale?

L’informazione locale è il primo contatto tra il cittadino e la notizia, è quella che costruisce gli anticorpi contro la disinformazione. Racconta le comunità, dà un volto al giornalismo e rende riconoscibile chi informa. Senza questo tessuto connettivo perdiamo non solo informazione, ma identità culturale.

Il digitale può sostituire la carta?

No, almeno non completamente. I lettori più fedeli sono over 55 e spesso preferiscono la carta. Inoltre il mercato editoriale digitale, da solo, non riesce a sostenere il settore. La carta resta centrale nel dibattito pubblico.

Che futuro vede per i contributi diretti all’editoria?

Li consideriamo uno strumento essenziale per il pluralismo. Stiamo lavorando a un aggiornamento del regolamento che premi il lavoro giornalistico e la presenza sul territorio, mantenendo i livelli di sostegno e valorizzando le realtà più attive e radicate.

In questa partita che ruolo può giocare l’Europa?

Un ruolo decisivo. In Europa sta crescendo la consapevolezza che senza un intervento pubblico l’informazione di qualità rischia di non reggere l’impatto dei grandi player digitali. Servono regole comuni e forme di contribuzione da parte delle piattaforme che redistribuiscano il valore prodotto dai contenuti giornalistici. Io credo anche che l’Europa dovrebbe pensare a un vero e proprio PNRR per l’editoria e per l’informazione, un fondo europeo dedicato a sostenere il pluralismo, l’innovazione e l’occupazione nei singoli Paesi. L’obiettivo è passare dalla logica delle sanzioni a quella degli accordi strutturali.

Qual è il rapporto tra informazione e democrazia?

Strettissimo. Dove cala l’informazione di qualità, cala anche la partecipazione democratica. Un cittadino informato è un cittadino che partecipa.

Come coinvolgere le nuove generazioni in questo percorso?

La scuola è un passaggio fondamentale. Abbiamo messo a disposizione risorse perché gli istituti possano abbonarsi a quotidiani e periodici, ma queste misure sono ancora poco utilizzate. Quando però l’informazione viene raccontata ai ragazzicon passione, l’interesse è altissimo. Informare significa anche formare cittadini consapevoli.

Un’ultima domanda: cosa risponde alle cassandre che discettano sulla fine della carta stampata?

Lo sento dire da trent’anni. Eppure, libri e giornali continuano a essere letti. La carta resta uno strumento di profondità e attenzione. Finché ci saranno cittadini che vorranno capire, la carta avrà un futuro.

 

Chiara Genisio, vicepresidente vicario Fisc
Stefano Stimamiglio, direttore Famiglia Cristiana

Diocesi

Le ’15 visite’ a Lama

ph G. Leva
29 Gen 2026

di Angelo Diofano

Anche la parrocchia Regina Pacis di Lama ha pubblicato il programma delle ’15 visite’ alla Beata Vergine Maria di Lourdes (iniziate martedì 27 gennaio) il cui tema, in linea con il celebre santuario ai piedi dei Pirenei, sarà ‘L’Annunciazione’.

Venerdì 30 gennaio ci sarà il pellegrinaggio parrocchiale al santuario di Pulsano dove alle ore 9 sarà celebrata la santa messa.

Questi i temi delle successive giornate:
sabato 31 gennaio, Il cuore dell’annuncio;

domenica 1 febbraio, preghiera del Papa per gli ammalati;

lunedì 2, Il segno della Luce-la Presentazione del Signore;

martedì 3: L’assenso di Maria-Memoria di San Biagio;

mercoledì 4: Lourdes, luogo della gioia evangelica;

giovedì 5, Lourdes, dove la grazia si fa incontro tangibile-aspersione con l’acqua di Lourdes e adorazione eucaristica guardando l’Immacolata;

venerdì 6, Lourdes, terra bagnata dal cielo, santuario della presenza tangibile;

sabato 7, La parola decisiva, eccomi, avvenga per me;

domenica 8, Preghiera del Papa per gli ammalati;

lunedì 9, Disponibilità di Bernadette; santa messa votiva per Santa Bernadette;

martedì 10, Conclusione delle ‘Visite’ e offerta della preghiera finale;

mercoledì 11: memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, amministrazione del sacramento dell’Unzione degli infermi.

Calamità

Frana a Niscemi, mons. Gisana (Piazza Armerina): “Serve coerenza con i programmi politici”

Il vescovo della zona colpita chiede interventi preventivi e soluzioni stabili, richiamando l’ecologia integrale come orizzonte per una ricostruzione sociale e spirituale condivisa della comunità locale ferita

ph Ansa-Sir
29 Gen 2026

di Riccardo Benotti

Dopo la frana che ha colpito Niscemi, con l’evacuazione di numerose famiglie, la diocesi di Piazza Armerina segue da vicino l’emergenza attraverso parrocchie e Caritas.
Mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, legge il dolore di una comunità ferita, indica le prime forme di accoglienza attivate e richiama la politica a interventi preventivi e soluzioni stabili. Sullo sfondo, la prospettiva dell’ecologia integrale e di una ricostruzione sociale e spirituale condivisa.

ph diocesi di Piazza Armerina

Eccellenza, in questi giorni molte famiglie sono state evacuate, la città vive paura e incertezza. È il dolore di una comunità che vede le proprie case e il proprio territorio a rischio.
È un momento drammatico per tante famiglie che hanno visto perdere la propria casa e svanire i sacrifici di un’intera vita.
La comunità cristiana non può restare indifferente al dolore di questi fratelli e sorelle. La veglia di preghiera che abbiamo celebrato insieme con gli sfollati è stata un piccolo segno di solidarietà e di vicinanza. Abbiamo invocato il Signore e, rammentando il miracolo di Cana, gli abbiamo chiesto con forza di “obbedire” a quanto la Madonna medierà per noi. Siamo certi della sua presenza, consapevoli che la consolazione di Dio passa anche attraverso la nostra partecipazione effettiva e concreta.

Le parrocchie e la Caritas si sono attivate per sostenere gli sfollati. Quali passi concreti sta mettendo in campo la diocesi e quali iniziative immagina per accompagnare le famiglie nel medio periodo?
La Caritas diocesana, guidata dai diaconi permanenti, si è attivata sin da subito, offrendo la propria collaborazione alle associazioni impegnate sul campo, in particolare alla Protezione civile, e coinvolgendo i presbiteri della comunità niscemese in diverse forme di supporto, come la distribuzione di coperte e alimenti. Alcune famiglie sono state accolte da altre famiglie delle comunità parrocchiali e in un istituto delle suore della Santa Famiglia.
A breve avvieremo anche una raccolta fondi, per consentire alla comunità diocesana di esprimere in modo concreto la propria solidarietà.

Diversi residenti parlano di “tragedia annunciata”, ricordando fragilità del territorio e responsabilità istituzionali. Quale parola sente di rivolgere alla politica locale e nazionale?
È un’occasione per manifestare solidarietà, ma anche coerenza rispetto a quanto viene dichiarato nei programmi politici. Occorre riconoscere che sarebbe stato necessario intervenire in modo preventivo e che ora il sostegno deve tradursi in soluzioni concrete e risolutive. A partire, anzitutto, dalla possibilità per le persone di riprendere un ritmo di vita ordinario, destinando a questo scopo risorse adeguate, alle quali è giusto che contribuisca anche la comunità ecclesiale.

La frana di Niscemi viene inserita nel quadro più ampio dei cambiamenti climatici e della cura della casa comune. In che modo questa ferita del territorio richiama la riflessione sull’ecologia integrale?
Questo evento drammatico, che si aggiunge ad altri già verificatisi nel nostro territorio, locale e nazionale, sollecita un ripensamento serio del modo in cui viviamo le relazioni, anzitutto con le persone, vicine o lontane, soprattutto con chi si trova in situazioni di marginalità. È da qui che bisogna partire: dall’attenzione e dalla cura dei poveri. Da questa sensibilità nasce un approccio integrale che abbraccia anche la terra.
Quanto accaduto a Niscemi è l’effetto di una relazionalità compromessa, segnata da egoismi e interessi. Quando si perde di vista il bisogno dell’altro, viene meno anche la cura del territorio, che in definitiva riflette ciò che siamo.

Guardando avanti, ci saranno scelte difficili e tempi lunghi per la città. Che tipo di ricostruzione sociale e spirituale immagina per Niscemi e quale ruolo potrà avere la Chiesa in questo processo?
L’impegno ecclesiale è rilevante sotto un duplice profilo: formativo e concreto. Il primo riguarda la formazione delle coscienze, un compito proprio della Chiesa: ascoltare, sollecitare, orientare, nella consapevolezza che solo “insieme” è possibile rilanciare una cittadinanza che ha bisogno di segni credibili. Il secondo profilo riguarda l’impegno concreto: la ricostruzione non può essere demandata soltanto alle istituzioni civili. Anche la comunità ecclesiale deve sentirsi coinvolta, con forme di presenza che rendano visibile e credibile la prossimità. Poiché i tempi saranno inevitabilmente lunghi, abbiamo in progetto una proposta che aiuti a esprimere questa vicinanza, nella scia del buon samaritano.

 

Diocesi

800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi: le chiese giubilari della diocesi

ph ND
28 Gen 2026

In seguito alla promulgazione del decreto della penitenzieria apostolica con il quale si indice uno speciale anno giubilare con annesse indulgenze plenarie in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero informa che nella nostra arcidiocesi sono da considerarsi luoghi giubilari:

in Taranto: parrocchia San Pasquale Baylon; parrocchia San Lorenzo da Brindisi; parrocchia San Massimiliano Kolbe, parrocchia Sant’Antonio; parrocchia Sant’Egidio Maria di San Giuseppe.

In Grottaglie: chiesa di Santa Chiara nel monastero delle Clarisse.

In Martina Franca: parrocchia Cristo Re; parrocchia San Francesco d’Assisi; parrocchia Sant’Antonio; chiesa Sant’Antonio ai Cappuccini.

In Crispiano: parrocchia San Francesco d’Assisi.

In Lizzano: parrocchia San Pasquale Baylon.

In Pulsano: chiesa Santa Maria dei Martiri, nel convento dei padri riformati.

In San Giorgio jonico: parrocchia Santi Patroni d’Italia Francesco e Caterina.

Così conclude l’arcivescovo: “Auspicando che questo anno di grazia possa segnare un nuovo rinnovamento spirituale per quanti si recheranno in questi luoghi benedetti, riscoprendo la vita e la spiritualità del Serafico d’Assisi, vi saluto invocando su voi e le vostre comunità la benedizione del Signore”.

Diocesi

L’istituto San Giovanni Bosco celebra il santo salesiano

28 Gen 2026

Un murales che prende vita, bambini che cantano insieme, scuola, chiesa e oratorio che si trasformano in un unico grande spazio educativo e di festa: giovedì 29 gennaio l’istituto San Giovanni Bosco apre le porte alla comunità con una giornata speciale dedicata al fondatore del movimento salesiano e figura di riferimento nel panorama pedagogico e che coinvolgerà tutti gli ordini di scuola dei tre plessi.

L’evento si ispira al carisma salesiano  e alla visione educativa di don Bosco, che ha fatto della centralità dei giovani e dell’educazione attraverso la gioia, il gioco, lo sport e la presenza educativa il cuore di un percorso di crescita umana e sociale.

 L’iniziativa si inserisce nel ‘Progetto Continuità’ dell’istituto e coinvolge in modo attivo scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola secondaria di I grado dei tre plessi, con la partecipazione di docenti, alunni e personale scolastico.

La giornata si aprirà alle ore 8.30, nella sede di via Polibio, con l’inaugurazione di un murales a tema realizzato dai docenti e dagli alunni del plesso con il coinvolgimento dei collaboratori scolastici. Un’opera simbolica che racconta i valori educativi ispirati alla figura di San Giovanni Bosco e che farà da cornice a un momento particolarmente suggestivo: l’esecuzione del canto ‘Padre maestro ed amico’ da parte dei bambini cinquenni della scuola dell’infanzia e degli alunni delle classi prime e seconde dei tre plessi. Per l’occasione, gli alunni coinvolti convergeranno nella sede di via Polibio  dando vita a un autentico esempio di continuità educativa, inclusione e collaborazione tra ordini di scuola.

Alle ore 9.15, le classi terze, quarte e quinte della scuola primaria, insieme agli alunni delle classi prime, si recheranno nella chiesa San Giovanni Bosco per un breve momento meditativo, pensato come spazio di riflessione sui valori educativi e umani trasmessi dalla figura del santo. La mattinata proseguirà nel cortile dell’oratorio, che si trasformerà in un grande spazio di gioco, movimento e socializzazione: qui gli alunni prenderanno parte ad attività motorie e giochi organizzati a cura dei docenti di scienze motorie e dei docenti di classe. Alle ore 10.30, spazio allo sport con un torneo di pallavolo che vedrà protagoniste le classi seconde dei tre plessi.

L’iniziativa si configura come una giornata di scuola aperta al territorio, capace di raccontare attraverso immagini, voci e colori una comunità educativa viva, partecipata e fortemente radicata nei valori della cooperazione e della crescita condivisa.

Emergenze sociali

Davide, dieci anni e un dolore indicibile

A seguito del femminicidio di Anguillara, il bimbo ha perso madre, padre e nonni paterni in poche ore. Un trauma enorme che mette a rischio il suo equilibrio emotivo

ph Ansa-Sir
28 Gen 2026

di Giovanna Pasqualin Traversa

Il primo pensiero va a lui, al piccolo Davide che a soli dieci anni ha perduto all’improvviso e in poche ore la mamma e i nonni paterni, mentre il padre è in carcere. Che ne sarà di lui? Come potrà affrontare un carico emotivo così pesante? Potrà crescere in modo equilibrato e sereno? Ne abbiamo parlato con Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta specializzato in neurosviluppo, docente alla Pontificia Università Gregoriana.

ph Siciliani Gennari-Sir

Professore, quando un bambino così piccolo perde la mamma in circostanze drammatiche come questa, che cosa accade nel suo mondo interiore? 
In questo caso il bambino non perde solo la madre, uccisa in modo violento, ma anche il padre, che inevitabilmente sconterà una pena in carcere, e i nonni paterni, coinvolti in modo altrettanto drammatico. È un carico emotivo enorme per chiunque, figuriamoci per l’assetto cognitivo ed emotivo-affettivo di un bimbo, che per decodificare il mondo ha ancora bisogno di adulti in grado di mettere ordine nel suo caos interiore. Anche se gli adulti cercheranno di comunicargli quanto accaduto nel modo più delicato possibile, prima o poi il bambino verrà a conoscenza della verità attraverso social, web e smartphone. Si tratta di una situazione potenzialmente devastante.

Come si manifesta un trauma precoce in un bambino che non ha ancora gli strumenti cognitivi per comprendere ciò che è successo? 

Un bambino così piccolo non dispone né degli strumenti cognitivi né di quelli emotivi per poter collocare un’esperienza traumatica di questa portata.
Il trauma potrebbe non essere evidente subito: esistono sintomi acuti che riguardano l’umore o addirittura aspetti comportamentali gravi, ma la vera potenza lesiva del trauma si manifesta nel tempo. Normalmente le persone cercano di dissociare il trauma dalla vita quotidiana, ma questa dissociazione può avere conseguenze importanti in futuro.

Chi potrà spiegargli, un giorno, ciò che è accaduto? Esiste un modo “giusto” per raccontare una verità così dolorosa? 
Non esiste un modo giusto. Esiste soltanto il meccanismo della compassione: qualcuno che in qualche modo si faccia carico del dolore del bambino. La psicoterapia contemporanea attribuisce grande valore alla compassione, che è il processo attraverso cui entriamo in relazione con il nostro dolore. Non c’è dolore che non possa essere affrontato con un percorso compassionevole.

Di che tipo di supporto ha bisogno, concretamente, un bambino che vive una perdita così devastante? 
Ha bisogno di ricostruire punti di riferimento e sperimentare relazioni affettuose, sicure e stabili, nelle quali sentirsi protetto. Serve un equilibrio tra protezione e compassione.

Quanto è importante la continuità affettiva e la stabilità quotidiana in una situazione del genere? 
Sono fondamentali. Solo adulti capaci di offrire cura stabile, affetto, assenza di giudizio, compassione, incoraggiamento e serenità possono aiutarlo a gestire il dolore. È necessaria una rete di adulti affettuosi ed anche coraggiosi.

Davide è stato per ora affidato ai nonni materni: quali risorse possono offrire e quali limiti possono incontrare, dato il loro dolore? 
Si tratta di figure già conosciute, con le quali è più semplice ricostruire legami efficaci. Tuttavia, anche loro hanno bisogno di supporto, di professionisti con cui elaborare il proprio dolore perché la perdita di una figlia è qualcosa di sconvolgente. Per questo è indispensabile un sostegno personale significativo, capace di stimolarli verso un obiettivo: salvare la vita del nipote.
Un obiettivo benefico sia per il bambino sia per loro, perché restituisce senso e significato alla loro esistenza.

È realistico pensare che una famiglia ferita possa diventare anche una famiglia che “cura”?
Non senza un aiuto adeguato. È necessario un sostegno psicologico, una rete amicale e un contesto sociale non giudicante e compassionevole.

Una ferita così profonda può rimarginarsi? Che cosa significa “guarire” in questi casi? 

Entrare in relazione con il proprio dolore, anche devastante, non significa cancellarlo, ma imparare a gestirlo evitando di esserne travolti. Questo è possibile.

Quali fattori possono favorire un percorso di resilienza? 
Solo una rete relazionale benevola, solida, affettuosa e compassionevole può stimolare una risposta resiliente. Ma chi sostiene il bambino e i nonni deve saper sospendere il giudizio, e non è semplice. Tuttavia, è questo l’obiettivo.

Questo caso riporta al centro il tema dei figli delle vittime di femminicidio: quali strumenti mancano oggi in Italia per tutelarli? 
Il numero degli “orfani due volte” è in aumento: bambini che perdono un genitore e che non potranno più considerare l’altro come tale a causa del suo gesto orribile. È necessario investire in servizi specializzati e, se occorre, pensare a strutture di accoglienza capaci di offrire contesti nuovi e protetti a questi bimbi.

Che cosa dovremmo imparare, come società, da tragedie come questa? 

Dovremmo riflettere sull’aumento della crudeltà nelle relazioni interpersonali. Sembra che l’equilibrio tra umano e disumano si stia incrinando, favorendo forme di disumanizzazione che trasformano l’altro in un oggetto. Puntare a ricostruire comunità basate su relazioni buone, fiduciose nell’altro e soprattutto non disumanizzanti mi sembra una riflessione doverosa.