Diocesi

La ‘Calata dei Magi’ a Lama

foto Pasquale Reo
05 Gen 2026

di Angelo Diofano

Appuntamento tradizionale dell’Epifania è quello con la ‘Calata dei Magi’, a Lama. “L’odierna edizione – dice il parroco della Regina Pacis, don Mimmo Pagliarulo – s’inserisce in un solco antico, risalente ai primi del secolo scorso, ma lo fa con uno sguardo rinnovato, capace di dialogare con il presente e di raccogliere l’eredità spirituale e simbolica del Giubileo 2025, dedicato alla Speranza”.

In mattinata, dopo i ‘colpi oscuri’, la banda cittadina Santa Cecilia, diretta dal mº Giuseppe Gregucci girerà per le strade annunciando la festa. Alle ore 10 sarà celebrata la santa messa cui seguirà la processione di Gesù Bambino, la cui immagine (più leggera rispetto a quelle degli anni scorsi) sarà portata a spalla dai bambini, con la partecipazione di numerosi coetanei recanti palloncini multicolori. Le vie percorse saranno quelle della contrada Bellatrase, vincitrice dell’asta tra le contrade che compongono Lama svoltasi nei giorni precedenti.

Alle ore 19 la sacra rappresentazione vivrà il suo epilogo sul piazzale della chiesa, con la presenza, da una parte, del sontuoso palazzo di Erode e della sua corte, con l’impressione della potenza e del fasto, tra musiche e danze delle odalische; dall’altra, l’umile capanna della Natività con Maria, Giuseppe e il Bambino. Il centro della scena sarà occupato dai tre Magi che, superato l’inganno di Erode, giungeranno davanti al Divino Infante, al quale, prostratisi adoranti, consegneranno i doni spiegandone il significato: Melchiorre, “L’oro che ti ho donato, Gesù, è simbolo di carità”; Gaspare, “L’incenso che ti ho offerto è la figura della preghiera”; Baldassarre, “La mirra che ti ho offerto simboleggia la mortificazione, virtù sublime dei forti”. Seguiranno alle ore 20 il concerto musicale in piazza e alle ore 22 lo spettacolo pirotecnico.

Infine domenica 11 gennaio, alle ore 19.30 estrazione della lotteria e premiazione del concorso letterario sulla ‘Calata’ cui hanno partecipato gli alunni della scuola ‘Salvemini’ sviluppatosi in tre categorie: racconto di fantasia, lettera, componimento poetico. “Questa iniziativa – spiega il parroco – nasce dal desiderio di realizzare un percorso culturale e creativo capace di coinvolgere bambini e studenti alla tradizione, di cui forse un giorno potranno diventarne i protagonisti, e, nel contempo, di far conoscere la ‘Calata’ alle loro famiglie, spesso di recente trasferitesi a Lama da altri centri o quartieri”.

Angelus

La domenica del Papa – Dio ha scelto la “debolezza della carne umana”

ph Vatican media-Sir
05 Gen 2026

di Fabio Zavattaro

“Superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace”, è l’appello di papa Leone che guarda con “animo colmo di preoccupazione” quanto accade in Venezuela. Riferimento esplicito all’intervento voluto dal presidente americano Tramp per catturare il presidente Maduro. Ma Leone XIV non fa alcun nome nelle sue parole pronunciate dopo la preghiera mariana dell’angelus. La sua attenzione è rivolta all’amato popolo venezuelano che sta vivendo una profonda crisi economica, nonostante le grandi ricchezze della Nazione; così il Papa chiede che prevalga il bene delle persone “sopra ogni altra considerazione”, e porti a superare la violenza nel rispetto della giustizia e della pace, “garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto inscritto nella Costituzione, rispettando i diritti umani e civili di ognuno e di tutti e lavorando per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia, con speciale attenzione ai più poveri che soffrono a causa della difficile situazione economica”.

Angelus in questa seconda domenica dopo Natale, in cui la liturgia ci fa riflettere sul mistero dell’incarnazione, di un Dio con noi, che ha deciso di farsi carne e di mettere la tenda in mezzo a noi. Nella prima lettura, un brano del Siracide, la luce che abbiamo contemplato nella notte di Natale ci viene identificata come sapienza; nel Vangelo di Giovanni la “luce che splende nelle tenebre” ci viene proposta come verbo, parola. “Tutte le cose vengono dalla Parola, sono un prodotto della Parola” affermava Benedetto XVI al Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio. E continuava: “all’inizio era la Parola”; di più, “tutto è creato dalla Parola e tutto è chiamato a servire la Parola. Questo vuol dire che tutta la creazione, alla fine, è pensata per creare il luogo dell’incontro tra Dio e la sua creatura”. Proprio per dare vita a questo incontro “il verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Parole “che non finiscono mai di meravigliarci”, affermava Papa Francesco, perché in queste parole “c’è tutto il cristianesimo”.

Commentando le letture e ricordando la conclusione del Giubileo nel giorno dell’epifania, il vescovo di Roma ricorda che “la speranza cristiana non si basa su previsioni ottimistiche o calcoli umani, ma sulla scelta di Dio di condividere il nostro cammino, affinché non siamo mai soli nella traversata della vita. Questa è l’opera di Dio: in Gesù si è fatto uno di noi, ha scelto di stare con noi, ha voluto essere per sempre il Dio-con-noi”.

La venuta di Gesù nella “debolezza della carne umana”, afferma il Papa, è un duplice impegno: verso Dio e verso l’uomo.

Innanzitutto verso Dio perché, se ha voluto farsi carne, “se ha scelto la nostra umana fragilità come sua dimora, allora siamo sempre chiamati a ripensare Dio a partire dalla carne di Gesù e non da una dottrina astratta”. È entrato nella nostra storia, ricordava Papa Francesco, e con la sua nascita ci mostra che “Dio ha voluto unirsi ad ogni uomo e ogni donna, ad ognuno di noi, per comunicarci la sua vita e la sua gioia”.

Così papa Leone ci chiede l’impegno di “verificare sempre la nostra spiritualità e le forme in cui esprimiamo la fede, perché siano davvero incarnate, capaci cioè di pensare, pregare e annunciare il Dio che ci viene incontro in Gesù: non un Dio distante che abita un cielo perfetto sopra di noi, ma un Dio vicino che abita la nostra fragile terra, si fa presente nel volto dei fratelli, si rivela nelle situazioni di ogni giorno”.

E poi l’impegno verso l’uomo che “deve essere altrettanto coerente”, perché “se Dio è diventato uno di noi, ogni creatura umana è un suo riflesso, porta in sé la sua immagine”. Questo ci chiede di riconoscere in ogni persona la sua dignità inviolabile e a esercitarci nell’amore vicendevole gli uni verso gli altri”. L’incarnazione, afferma ancora il Papa, è “impegno concreto per la promozione della fraternità e della comunione, perché la solidarietà diventi il criterio delle relazioni umane, per la giustizia e per la pace, per la cura dei più fragili e la difesa dei deboli”.

A conclusione della sua riflessione domenicale, Leone XIV ha un pensiero anche per quanti “sono nel dolore” per la “tragedia avvenuta a Crans-Montana in Svizzera”, e assicura “la preghiera per i giovani defunti, per i feriti e per i loro familiari”.

Diocesi

La comunità parrocchiale di San Roberto Bellarmino saluta il suo parroco, don Antonio Rubino

05 Gen 2026

di Lorenzo Musmeci

La Comunità parrocchiale di San Roberto Bellarmino ha voluto salutare con affetto don Antonio Rubino, il nostro parroco per ben venticinque anni.

Dal Giubileo del 2000 al Giubileo del 2025, tutta la vita pastorale della comunità di San Roberto è stata impostata all’insegna della sobrietà e della quotidianità, senza eccessi o ostentazioni, con un lavoro sempre continuo e costante.

La parrocchia è il nostro punto di riferimento per crescere nella fede e incontrare Dio.  Per questo, tutto quello che abbiamo vissuto come comunità è stato orientato sugli aspetti fondamentali della vita della Chiesa: la catechesi, la liturgia e la carità.

 

Far risuonare la Parola di Dio come esperienza di vita

L’attenzione per la catechesi non è mai mancata in questi anni sia per le famiglie dell’Iniziazione Cristiana sia per gli adulti dei gruppi parrocchiali. Progetti, convegni, incontri, momenti di riflessione e catechesi hanno sempre caratterizzato la quotidianità di una comunità costantemente sollecitata a educarsi e formarsi. E per una esperienza completa e integrale, non sono mai stati tralasciati momenti conviviali, di festa, di gioco, d’intrattenimento, finesettimana di spiritualità, viaggi organizzati, ciclopasseggiate e tanti altri momenti di vita comunitaria che i parrocchiani conserveranno nei loro ricordi.

Per una Liturgia più viva e autentica

Anche la liturgia ha sempre ricevuto il giusto rilievo che le ha permesso di risplendere per decoro, semplicità e ordine. L’anno liturgico ha incessantemente guidato i passi della comunità parrocchiale: dall’Avvento al Natale, dalla Quaresima alla Pasqua, senza tralasciare l’importanza del Tempo ordinario.

Merito di don Antonio è stato quello di conciliare arte e liturgia, come ricorda lui stesso: la liturgia manifesta la trasfigurazione della realtà e l’arte è capace di evocare questa trasformazione e di alludere a questo processo di metamorfosi che ha come soggetto lo Spirito Santo”.

È nata in quest’ottica la collaborazione tra don Antonio e il compianto maestro ceramista Orazio del Monaco. Nella convinzione che “l’architettura e l’arte non compiono una funzione puramente decorativa, ma sono parti integranti del culto”, sono state realizzate delle opere in ceramica che, nel corso di questi lunghi anni, hanno abbellito l’edificio chiesa. Le opere sono iniziate nel 2004 con la realizzazione dei bassorilievi del Presbiterio; sono proseguite nel 2007 con le decorazioni dell’Altare, dell’Ambone, del Battistero e del Cero pasquale; si sono arricchite nel 2012 con il rifacimento della Cappella del SS.mo Sacramento; e sono culminate nel 2017 con la realizzazione della Via Crucis.

Per una carità senza confini

La carità, inoltre, è stata un elemento essenziale nella vita della comunità parrocchiale. Le molteplici iniziative di solidarietà per i più bisognosi si sono unite al lavoro costante e continuo del centro di ascolto, sempre pronto ad accogliere i più bisognosi, a confortarli e a sostenerli spiritualmente e materialmente. Si riusciti ad aprire un canale speciale con il Burkina Faso con la costruzione di un pozzo e una lunga tradizione di aiuti umanitari. Non è mancata l’accoglienza ad un gruppo di ragazzi nigeriani che nel tempo sono stati preparati al lavoro, hanno ricevuto contratti di lavoro ed ora sono in varie parti d’Italia inseriti, sposati e con figli.

La generosità del parroco è stata di esempio per i parrocchiani che hanno imparato a donarsi con altruismo ai fratelli e a essere presenti nel momento del bisogno, accogliendo l’invito di Cristo stesso a “dare tutto ai poveri” per “avere un tesoro nel Regno dei cieli”.

Al servizio della diocesi

Don Antonio ha anche sviluppato un impegno molteplice verso la comunità diocesana. È stato segretario di S. E. mons. Guglielmo Motolese e del Card. Salvatore De Giorgi, insegnante di Religione presso il Liceo Archita, direttore della Scuola di Formazione Don Luigi Sturzo, parroco delle parrocchie San Pio X e San Roberto Bellarmino, docente di Liturgia e di Teologia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose, per 10 anni vicario foraneo della Vicaria Taranto Orientale II, membro del Consiglio diocesano per gli Affari economici, del Consiglio presbiterale, pastorale ed episcopale, direttore dell’Ufficio diocesano per le Vocazioni e per la Liturgia, assistente diocesano e regionale di Rinascita cristiana e del settore adulti di Azione Cattolica e, non ultimo, Vicario Episcopale per la pastorale della Cultura per oltre dodici anni.

Incontri culturali

I parrocchiani hanno avuto modo di sperimentare da vicino la ricchezza formativa proposta dall’ufficio Cultura della diocesi in questi lunghi anni. Le tematiche sono state varie e stimolati: dalla misericordia alla liturgia, dall’economia del bene alla carità, passando per personaggi di spicco quali Bartolo Longo, don Luigi Sturzo e don Lorenzo Milani. Non sono state tralasciate tematiche di attualità, legate al dibattito contemporaneo: le persecuzioni dei cristiani, le religioni del Mediterraneo, l’educazione sociale, il ruolo della famiglia e il rapporto tra scienza e fede, in particolare tra Bellarmino e Galileo.

Sono stati promossi, inoltre, tre corsi di formazione, tutti tracciati nel solco del magistero di papa Francesco: Popolo di Dio e fraternità dei popoli; L’umanesimo europeo per la fraternità dei popoli; I cristiani nel mondo, pellegrini di speranza.

L’attenzione di don Antonio per la cultura si è evinta anche dalle sue numerose pubblicazioni. La comunità di San Roberto ha saputo accogliere questi testi come materiale di riflessione, per crescere con consapevolezza e formarsi con dedizione. Ai tanti articoli pubblicati sui quotidiani Avvenire e Osservatore Romano, si sono aggiunti quelli pubblicati sulla rivista Fides et Ratio e l’ultimo articolo pubblicato nel 2024 in una Miscellanea: La Liturgia tra tempo dell’uomo e tempo di Dio.

La prima pubblicazione ha riguardato le confraternite: le confraternite laicali a Taranto dal XVI al XIX secolo. La liturgia è stato il tema centrale dei volumi: L’Anno liturgico.  Itinerario con Cristo nella Chiesa, L’uomo in Cristo Gesù creatura sanabile, La Liturgia. Una diakonia mistagogica e La Nube di Dio.

Il tema dell’arte e della liturgia è stato trattato diffusamente nei libri: San Roberto Bellarmino. Una lucerna posta sopra il candelabro, Andremo alla casa del Signore: Pellegrinaggio alla Chiesa parrocchiale, La Porta della fede: Pellegrinaggio alla Chiesa parrocchiale e La Via dolorosa. Celebrare e testimoniare. A queste si sono aggiunte: Sulla strada con Pinocchio, gli atti di un convegno sul tema della famiglia; Il Concilio Vaticano II e la partecipazione di mons. Guglielmo Motolese, pubblicato a cinquant’anni dal Concilio; e Mi racconto, un testo squisitamente autobiografico che ripercorre i trent’anni di vita di un uomo e di un sacerdote.

Con rammarico la comunità parrocchiale di San Roberto ha salutato il suo parroco, affidandolo alla Provvidenza e promettendogli la propria preghiera e vicinanza spirituale.

A don Antonio i saluti e gli auguri più cari e affettuosi di una comunità che ha ‘camminato insieme’, come lui ha sempre amato dire, e che si affida a Dio per impegnarsi a operare continuamentecon rinnovato afflato evangelico.

 

Diocesi

Don Lucangelo De Cantis nuovo parroco della Madonna delle Grazie a Grottaglie

03 Gen 2026

L’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha nominato don Lucangelo De Cantis parroco della Madonna delle Grazie in Grottaglie.

Don Lucangelo è stato negli ultimi mesi il cappellano del carcere ‘Magli’ di Taranto. Fino a quest’ultimo incarico (ricoperto dal novembre 2024) egli è stato parroco per sette anni alla Sant’Egidio, a Tramontone-Lama, evidenziandosi nell’opera di coinvolgimento dei giovani nella vita parrocchiale e nella valorizzazione delle persone con disabilità che, come spesso ricorda, costituiscono il vero cuore della Chiesa. Da sottolineare  il suo impegno nell’ufficio catechistico diocesano, di cui è stato direttore, e di padre spirituale dei seminaristi del ‘Poggio Galeso’.

Don Lucangelo De Cantis, 50 anni, succede quale parroco alla Madonna delle Grazie a don Emidio Dellisanti, prematuramente scomparso.

Ecclesia

La Befana dal campanile

02 Gen 2026

di Angelo Diofano

Domenica 4 gennaio alle ore 19.30 appuntamento in città vecchia con la spettacolare discesa de ‘La Befana dal campanile’. Come ogni anno, la generosa vecchina scenderà dal campanile della basilica cattedrale di San Cataldo, giungendo però questa volta in largo Arcivescovado (nei pressi della Capitaneria di Porto), pronta a riempire con i dolciumi le calze vuote portate dai bambini. Con il prezioso apporto dei vigili del fuoco del comando di Taranto, la manifestazione è organizzata dalla parrocchia basilica cattedrale in collaborazione con l’associazione Symbolum ets e il Comune di Taranto.

 

Diocesi

Il pranzo solidale dai salesiani

02 Gen 2026

Domenica 4 gennaio la comunità educativa pastorale della parrocchia salesiana di San Giovanni Bosco organizza il pranzo solidale con i poveri. L’iniziativa avrà luogo nel salone-teatro con ingresso da via Umbria con inizio alle ore 13: ne dà notizia il parroco don Giovanni Monaco. Il pomeriggio sarà rallegrato da esibizioni canore, balli, giochi, numeri di prestigio e tanta altre sorprese.

 

Natale a Taranto

La Befana dal campanile

ph Pasquale Reo
02 Gen 2026

di Angelo Diofano

Domenica 4 gennaio alle ore 19.30 appuntamento in città vecchia con la spettacolare discesa de ‘La Befana dal campanile’. Come ogni anno, la generosa vecchina scenderà dal campanile della basilica cattedrale di San Cataldo, giungendo però questa volta in largo Arcivescovado (nei pressi della Capitaneria di Porto), pronta a riempire con i dolciumi le calze vuote portate dai bambini. Con il prezioso apporto dei vigili del fuoco del comando di Taranto, la manifestazione è organizzata dalla parrocchia basilica cattedrale in collaborazione con l’associazione Symbolum ets e il Comune di Taranto.

 

Ecclesia

Dal grembo di Maria al cuore della Chiesa

ph Gris Taranto
02 Gen 2026

di Luana Comma

In questi giorni abbiamo inaugurato l’anno solare ponendo al centro Maria, Madre di Dio. Se, da un lato, nei secoli il rapporto tra Cristo e la Chiesa è stato riconosciuto come una certezza teologica irrinunciabile, dall’altro non è altrettanto scontato il legame che intercorre tra Maria e la Chiesa stessa. Eppure, questo rapporto appartiene al cuore della rivelazione cristiana.

Il tema è stato affrontato con particolare profondità da Benedetto XVI, il quale, in uno dei suoi scritti, si interrogava se Maria possa essere realmente Madre della Chiesa solo perché, in precedenza, è stata Madre del Signore. La domanda non è marginale: essa tocca il modo stesso in cui comprendiamo la Chiesa, la sua origine e la sua natura più profonda.

Occorre anzitutto chiarire che cosa intendiamo per Chiesa. In prospettiva biblica e teologica, la Chiesa non è primariamente un’istituzione, ma l’unione della creatura con il suo Signore. Al centro dell’interpretazione della Scrittura sta infatti il binomio Christus et Ecclesia: Cristo non esiste senza il suo Corpo, e la Chiesa non è pensabile senza Cristo. È in questa unità vitale che la maternità di Maria acquista un rilievo decisivo.

La maternità di Maria diventa teologicamente significativa nel momento del suo sì. In quell’istante, Maria non agisce soltanto come individuo, ma come Israele in persona, come il popolo dell’alleanza che, finalmente, risponde in modo pieno e libero alla chiamata di Dio. Il suo consenso rinnova il patto: ciò che per secoli era stato atteso, promesso, annunciato, trova ora una dimora concreta nella libertà di una creatura.

In questo senso, l’evento biologico della maternità divina si trasforma in una realtà eminentemente teologica. Non si tratta semplicemente di un fatto accaduto nella storia, ma di un evento interpretato e compreso alla luce della fede. Maria rappresenta la Chiesa proprio nel punto in cui il factum agisce vicendevolmente con il mysterium facti: il fatto storico diventa evento salvifico solo quando è accolto, interpretato e vissuto nell’orizzonte dell’obbedienza della fede. Senza questa ermeneutica credente, il fatto resterebbe muto.

Maria, dunque, è Chiesa nel momento originario in cui la Chiesa nasce. In lei, la fede non è un’idea astratta, ma un atto concreto che coinvolge la persona intera. Il suo fiat non è passività, ma decisione; non è rinuncia, ma responsabilità; non è fuga dalla storia, ma immersione piena nel disegno di Dio.

La parte più sorprendente e, insieme, più luminosa di questa storia della salvezza sta proprio qui: Dio non impone la redenzione, ma la affida alla libertà di una creatura. L’onnipotenza divina si consegna al consenso umano. In Maria, la Chiesa nascente impara che la salvezza non passa attraverso la costrizione, ma attraverso l’ascolto; non attraverso la forza, ma attraverso l’amore che si fida.

La fede di Maria, custodita e trasmessa nella testimonianza apostolica, non rimane un evento isolato, ma diventa il principio vitale della fede della Chiesa nascente. In lei la Chiesa riconosce la propria origine e la propria forma: come Maria ha accolto la Parola nello Spirito e l’ha generata nella storia, così la Chiesa, lungo il suo cammino, accoglie la stessa Parola per generarla nel cuore dei credenti. È una fede che si diffonde nelle persone e nelle comunità, negli ambienti e nelle assemblee ecclesiali, non come semplice trasmissione di contenuti, ma come esperienza viva che coinvolge l’intelligenza e il cuore. Per questo la Chiesa guarda costantemente a Maria come alla sua figura originaria: in lei Cristo è stato concepito dallo Spirito Santo, e attraverso di lei continua a nascere e a crescere, oggi, nella vita del popolo di Dio mediante la preghiera e l’ascolto della Parola.

*  responsabile della comunicazione del Gris di Taranto

A Taranto

Il governo ha scelto: Flacks Group potrà acquisire gli impianti ex-Ilva

ph Marco Calvarese-Sir
31 Dic 2025

di Silvano Trevisani

Le acciaierie ex Ilva passeranno alla finanziaria statunitense Flacks Group. È la stessa azienda ad annunciarlo su Likedin, affermando di aver raggiunto un’intesa con il governo, dopo il parare positivo dei commissari sia di AdI (Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta, Davide Tabarelli) che di Ilva in AS (Alessandro Danovi, Francesco di Ciommo e Daniela Savi), che potranno ora avviare la trattativa in esclusiva per la vendita del gruppo siderurgico.

I contenuti dell’offerta del gruppo speculativo americano sono quelli già resi noti nelle scorse settimane: Flacks si dice pronto a investire fino a 5 miliardi di euro per la modernizzazione degli impianti “inclusa l’elettrificazione e l’ammodernamento dei forni”. Per l’acquisto ha offerto solo un euro simbolico e il suo piano prevede solo 8.500 lavoratori: significa che ci sarebbero oltre 1.200 esuberi, rispetto ai 9.741 lavoratori attualmente dipendenti di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria, di cui di cui 7.938 a Taranto. Nella nuova società lo Stato italiano resterebbe partner strategico con una quota del 40%, mentre Flacks Group LLC avrebbe un’opzione per acquisire in futuro l’ulteriore 40% per una cifra che potrebbe oscillare tra i 500 milioni e il miliardo di euro.

Il progetto di Flacks Group, che sostiene di voler garantire “il futuro a lungo termine di una piattaforma industriale storica, e rafforzare le catene di approvvigionamento europee fondamentali per i settori automobilistico, edile e delle infrastrutture”, prevede, quindi, esuberi non irrilevanti, che si andrebbero ad aggiungere a quelli di Ilva in amministrazione straordinaria e, forse, a molte altra migliaia dell’indotto.

Assolutamente negativo il commento della Fiom-Cgil, attraverso il coordinatore nazionale siderurgia, Loris Scarpa, secondo il quale “è inaccettabile che le trattative avvengano con fondi speculativi alle spalle dei lavoratori”, mentre spetta al governo costituire una società a maggioranza pubblica che gestisca il processo di decarbonizzazione. Per Rocco Palombella segretario generale della Uilm la scelta dei commissari desta molte preoccupazioni, trattandosi di un fondo privo di ogni esperienza industriale. “Prima dell’avvio della trattativa in esclusiva con Flacks chiediamo ai commissari e al governo un incontro urgente a Palazzo Chigi, alla presenza della presidente Meloni, per conoscere tutti gli aspetti occupazionali, ambientali e industriali dell’offerta e le ragioni che hanno portato a questa decisione”.

Secondo il segretario nazionale della Fim, Valerio D’Alò, “bisogna ragionare di piani e non di nomi, di rilancio produttivo, di decarbonizzazione, di occupazione per tutti i lavoratori coinvolti, siano essi diretti, di Ilva in AS o degli appalti. Attendiamo con ancora più forza la convocazione da Palazzo Chigi per affrontare questa discussione”.

Intanto si apprende che la procura della Repubblica di Taranto ha respinto la richiesta di dissequestro dell’Altoforno 1 avanzata dai commissari di AdI, che avrebbero voluto avviare subito il ripristino dell’impianto danneggiato, com’è noto, dall’incidente avvenuto in primavera.

Cinema

Michieletto, al debutto con ‘Primavera’, porta Vivaldi sul grande schermo

30 Dic 2025

di Sergio Perugini

Una bella sorpresa, il film che fa la differenza nell’offerta natalizia del 2025. È ‘Primavera’, opera prima del regista teatrale-lirico Damiano Michieletto, che porta sullo schermo il romanzo premio Strega ‘Stabat Mater’ di Tiziano Scarpa, sceneggiato da Ludovica Rampoldi. Interpretato con incisività da Tecla Insolia e Michele Riondino, vede nel cast anche Fabrizia Sacchi, Andrea Pennacchi, Valentina Bellè e Stefano Accorsi. La produzione è Indigo Film e Warner bros.

La storia: Venezia ‘700, Cecilia è un’orfana cresciuta nel Pio ospedale della pietà, come lei tante altre destinate alla musica e a finire spose di facoltosi donatori. Cecilia ha un talento nel violino che emerge con luminosità quando incontra don Antonio Vivaldi. Il destino però le rema contro: è già promessa a un nobile, al momento lontano in guerra. La giovane però vorrebbe vivere di musica, sottraendosi alle rigide imposizioni…
Molti i pregi del film di Michieletto: ‘Primavera’ brilla per la forza di una storia di riscatto dalla solitudine, nato dalla musica e dall’incontro di due anime fragili, Cecilia e Vivaldi. Un percorso creativo ed esistenziale che i due compiono insieme per un tratto, suonando fianco a fianco, traendo forza dalla reciproca collaborazione. In particolare, Cecilia è una giovane che si ribella alle costrizioni sociali del tempo e a un futuro prestabilito. Oltre alla forza narrativa, l’opera colpisce per l’elegante messa in scena e la regia sicura di Michieletto, all’esordio nel cinema di finzione ma con esperienza teatrale. ‘Primavera’ vanta un’ottima cura formale: scenografie, costumi e musiche (firmate da Fabio Massimo Capogrosso), oltre alle note senza tempo di Vivaldi. Un’opera che volteggia come un valzer, con tonalità dolenti, rafforzate da una scrittura vibrante e interpreti convincenti. Un film che offre molte suggestioni, un viaggio nel tempo e nei territori interiori di una giovane che reclama libertà e futuro. E vita.

 

Eventi nazionali

Le Città del SS. Crocifisso e la Rete marciana chiudono in Aspromonte l’anno giubilare

30 Dic 2025

Sabato 3 gennaio 2026, nel cuore dell’Aspromonte e nel segno della devozione alla Madonna di Polsi, San Luca ospiterà la tappa giubilare ‘Pellegrini di speranza, di giustizia e pace’, che segna la conclusione dell’anno giubilare dell’Associazione nazionale delle Città del SS. Crocifisso e della Rete delle città marciane, con il patrocinio del Comune di San Luca, la collaborazione della Tazzina della legalità e in sinergia con la diocesi di Locri-Gerace e la parrocchia Santa Maria della Pietà. L’incontro è il seguito concreto dell’appello “Cercasi un sindaco per San Luca”, lanciato da Sergio Gaglianese e da “La Tazzina della Legalità”, che ha avuto un’eco mediatica rilevante. Così riferisce il segretario nazionale delle due reti istituzionali promotrici, Giuseppe Semeraro: «Abbiamo scelto San Luca  perché è un luogo simbolico e reale insieme: simbolico per ciò che rappresenta, reale per le sfide che vive ogni giorno. La tappa giubilare vuole essere un segno di vicinanza e un invito a non arretrare, quando i territori vengono accompagnati, la partecipazione cresce e la comunità ritrova forza. Noi ci siamo per questo, per costruire legami, sostenere percorsi e trasformare la speranza in azione».

Il programma prevede alle ore 10 l’accoglienza delle delegazioni in piazza Umberto I e alle ore 10.30 il solenne Pontificale presieduto da mons. Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, che ha indirizzato da subito l’iniziativa su San Luca trovando l’immediato sostegno del parroco don Gianluca Longo. Nel corso della celebrazione sarà offerta una lampada votiva per la pace alla Madonna di Polsi, come segno di affidamento e impegno per i territori. Concelebreranno mons. Pasquale Morelli, assistente ecclesiastico delle Città del SS. Crocifisso (che riunisce 53 municipalità) e don Antonio Quaranta, assistente ecclesiastico dell’Associazione Rete Marciana (che conta 25 municipalità), unitamente al parroco di San Luca don Gianluca Longo. Le delegazioni saranno guidate da Giovanni Papasso, presidente dell’Associazione nazionale delle Città del SS. Crocifisso, e Marco Rizzo, presidente della Rete Marciana e sindaco di Castellabate (comune capofila) coordinate dalla segreteria nazionale.

Alla giornata sono state invitate autorità civili e militari e rappresentanti della magistratura, tra cui il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli e il procuratore della Repubblica di Catanzaro Salvatore Curcio, oltre al Prefetto di Reggio Calabria, dott.ssa Clara Vaccaro. È attesa inoltre una significativa delegazione di sindaci e amministratori provenienti da Calabria, Basilicata, Sicilia e Puglia.

Tale presenza corale  intende conferire a questa tappa giubilare un valore che supera la dimensione celebrativa: un segno pubblico di vicinanza delle istituzioni e delle comunità a un territorio che chiede futuro, nel solco di una legalità vissuta come dovere civico e partecipazione consapevole.

«San Luca – dichiara Giovanni Papasso, presidente dell’Associazione nazionale delle Città del SS. Crocifisso – è un luogo che chiede presenza e non retorica. Portare qui la tappa giubilare significa affermare che le comunità non si lasciano sole e che la dimensione spirituale può diventare anche impegno pubblico: cura dei legami, rispetto delle regole, fiducia nelle istituzioni. La nostra rete di Comuni testimonia unità e responsabilità ed è, al tempo stesso, un richiamo netto alla legalità. In questa tappa la legalità è sostanza, non cornice, vuol dire istituzioni credibili, regole uguali per tutti e una comunità vigile. È il terreno su cui possono crescere speranza, giustizia e pace, perché senza legalità non c’è futuro che tenga. Un ringraziamento particolare va a mons. Francesco Oliva, che ha creduto da subito in questo appuntamento, e al parroco don Gianluca Longo per l’accoglienza e la collaborazione».

È previsto, infine, un momento di confronto con Amedeo Di Tillo, vicepresidente nazionale Csain (Centri sportivi aziendali e industriali), già presidente regionale Csain Calabria, segretario regionale di organizzazioni sindacali militari, da anni impegnato nello sport giovanile e sociale e insignito di benemerenze Coni per meriti sportivi.

 

Percorsi di pace

Domani, 31 dicembre, a Catania la Marcia nazionale per la pace

foto G. Leva
30 Dic 2025

Il 31 dicembre, Catania ospiterà la 58ª Marcia nazionale per la pace, promossa dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei, insieme all’arcidiocesi di Catania e a numerose organizzazioni cattoliche e realtà della società civile. Il titolo scelto – “La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante” – richiama con forza l’appello di papa Leone XIV a contrastare la deriva bellicista che attraversa l’Europa e il mondo.
Viviamo un tempo segnato da guerre, riarmo e paura. Torna ad affermarsi, come fosse inevitabile, il principio arcaico del “si vis pacem, para bellum”, mentre crescono le spese militari a discapito della giustizia sociale, del welfare e della tutela dell’ambiente. In questo contesto, mettere in discussione la corsa agli armamenti – fino al tema rimosso delle armi nucleari presenti anche nel nostro Paese – diventa un dovere civile e spirituale, non una posizione ingenua o ideologica.
La Marcia per la Pace, che la Chiesa italiana promuove dal 1968, è un gesto pubblico di preghiera, testimonianza e responsabilità storica, per ribadire che la guerra è una follia, come dimostrano i drammi in corso in Terra Santa, in Ucraina, in Sudan e in tanti conflitti dimenticati. È un invito a non rassegnarsi alla “globalizzazione dell’impotenza”, ma a scegliere la via della pace come costruzione concreta e quotidiana.
Catania, nel cuore del Mediterraneo, è stata scelta come luogo simbolico. Un mare che può essere ponte di incontro tra i popoli o frontiera di morte; uno spazio che richiama la visione di Giorgio La Pira, che vedeva nel Mediterraneo il “grande lago di Tiberiade”, centro di pace per le nazioni. Andare a Catania significa affermare con chiarezza che l’Italia non può essere ridotta a piattaforma della “guerra mondiale a pezzi”, né il Mediterraneo trasformato in un cimitero di migranti.
La Marcia attraverserà alcuni luoghi emblematici della città, intrecciando pace e inclusione sociale, dialogo interreligioso, accoglienza, educazione nonviolenta, fino alla celebrazione eucaristica conclusiva presieduta dall’arcivescovo di Catania, mons. Luigi Renna, trasmessa in diretta da TV2000.
Con questa iniziativa, le organizzazioni aderenti intendono ribadire insieme:
  • il dissenso motivato verso la cultura della guerra e la logica del riarmo;
  • la necessità di investire nell’educazione alla pace, alla nonviolenza e all’obiezione di coscienza;
  • l’urgenza di un’economia di pace e di una conversione ecologica integrale, difendendo il lavoro da ogni ricatto legato alla produzione di armi;
  • l’impegno per la cooperazione internazionale, la diplomazia popolare e la difesa civile non armata e nonviolenta;
  • la volontà di riaprire un serio dibattito pubblico sul disarmo nucleare e sull’adesione ai trattati internazionali di messa al bando delle armi atomiche.
La Marcia di Catania è un segno di speranza e di responsabilità. Un atto collettivo per dare voce al ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana e per rilanciare il sogno di un’Europa capace di essere potenza di pace nel mondo.