Diocesi

Celebrazioni di fine anno

ph G. Leva
30 Dic 2025

di Angelo Diofano

Mercoledì 31 dicembre nella concattedrale ‘Gran Madre di Dio’ dalle ore 8 alle 12 ci sarà un’adorazione eucaristica in ringraziamento per l’anno che va a concludersi. In serata, alle ore 18.30, solenne celebrazione eucaristica che sarà conclusa con il canto del Te Deum.

In città vecchia, nel santuario della Madonna della Salute, alle ore 17 si terrà la celebrazione eucaristica con il canto del ‘Te Deum’ per ringraziare il Signore per il 2025 e chiedere la benedizione per il 2026.

A Martina Franca, nella basilica di San Martino, alle ore 18 santa messa con il canto del ‘Te Deum’ cui seguirà, dal sagrato, la benedizione alla città.

 

Giovedì 1° gennaio

Alle ore 11.30  nella concattedrale ‘Gran Madre di Dio’ si terrà la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero.

Processo di pace

Bozza di accordo Ucraina-Russia al 90%, restano da definire i nodi Donbass e Zaporizhia

29 Dic 2025

C’è aria di ottimismo a Mar-a-Lago, la villa situata a Palm Beach, in Florida, dove ieri c’è stato l’incontro tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente Ucraino Volodymyr Zelensky. “Abbiamo avuto un incontro fantastico”, afferma Trump parlando ai giornalisti in conferenza stampa. “Abbiamo discusso di molte cose. Come sapete, ho avuto anche un’eccellente telefonata con il presidente Putin. È durata oltre due ore. Abbiamo discusso di molti punti. Credo che ci stiamo avvicinando molto”. Dopo l’incontro con Zelensky, Trump ha parlato anche con i leader europei, tra cui i presidenti di Francia, Finlandia e Polonia, i primi ministri di Norvegia, Italia e Regno Unito, il cancelliere tedesco, il segretario generale della Nato e il presidente della Commissione Europea. “Abbiamo fatto molti progressi “, insiste Trump che rispondendo ad una domanda, si spinge ancora più in là e dice addirittura che l’esito dei negoziati sulla fine della guerra tra Russia e Ucraina potrebbe essere chiaro entro poche settimane. Da parte sua Zelensky sottolinea la chiamata congiunta con i leader europei e gli altri leader Nato e Ue. Ed annuncia che “i nostri team si incontreranno nelle prossime settimane per finalizzare tutte le questioni discusse”. L’incontro fra i leader europei e la delegazione ucraina potrebbe svolgersi a Washington.

I punti irrisolti

“L’Ucraina – assicura Zelensky – è pronta per la pace”, “il piano di pace è stato concordato al 90%” ma sul tavolo rimangono ancora questioni non risolte che sono invece essenziali per porre fine alla guerra.Il presidente ucraino spiega ai giornalisti i dettagli dei 20 punti di una bozza di accordo osservando che due punti rimangono irrisolti: le questioni territoriali lungo la linea di confine (Donbass) e la governance della centrale nucleare di Zaporizhia. Zelensky si è presentato da Trump ribadendo la possibilità di sottoporre a referendum il piano di pace, anche perché su questo, la Costituzione ucraina è chiara e afferma che ogni concessione territoriale deve passare attraverso il consenso popolare. Zelensky si è detto disponibile anche, in caso di accordo, alle prime elezioni dal 2019 – una richiesta di Mosca appoggiata da Trump – a patto che la sicurezza sia garantita. Oltre alla bozza di accordo di pace, Zelensky ha affermato che sul tavolo dei negoziati sono presenti anche altri documenti necessari per porre fine alla guerra. Tra questi, un quadro di garanzie di sicurezza per l’Ucraina e un documento sulla ripresa e lo sviluppo economico preparato da Ucraina e Stati Uniti – la Roadmap per la prosperità dell’Ucraina.

Ma se alla villa a Mar-a-Lago in Florida c’è aria di ottimismo, in Ucraina la guerra va avanti.Le agenzie ucraine continuano a battere notizie di bombardamenti sui civili e sulle infrastrutture energetiche che mettono in difficoltà la vita delle persone in città con continui allarmi e black-out.Ieri (28 dicembre) le truppe russe hanno colpito quattro insediamenti nella regione di Kharkiv, ferendo tre persone. Durante la notte e la mattina del 29 dicembre, le forze russe hanno diretto i droni verso il distretto di Synelnykove, colpendo le comunità di Dubovyky e Vasylkivka, nella regione di Dnipropetrovsk. Una scuola e un’abitazione privata hanno preso fuoco.

vescovo di Kyiv mons. Kryvytskyi in visita ai soldati – ph rkc

Nelle Chiese si prega e si sta vicino alle persone, soprattutto a chi soffre di più. Il vescovo della diocesi di Kyiv-Zhytomyr, mons. Vitaliy Kryvytskyi SDB, ha visitato i militari al fronte durante il periodo natalizio. Ha consegnato ai soldati disegni e lettere scritte dai bambini della diocesi portando anche una parola di sostegno, una preghiera, una benedizione e “semplicemente una presenza umana, così importante soprattutto durante le festività natalizie”.

La solidarietà è concreta. Dal Vaticano, sono arrivati in Ucraina tre tir carichi di zuppe istantanee di vari gusti: più di 100.000 porzioni, destinate alle zone più colpite dai combattimenti: basta infatti solo un po’ di acqua calda per ottenere una zuppa nutriente. Ieri, nella messa domenicale, S.B. Shevchuk, capo della chiesa greco-cattolica ucraina ha lanciato l’invito a “fare una scelta, a stare dalla parte giusta della storia”, “dalla parte della vita, che il Signore Dio dona e protegge”. “Sappiamo che, molto probabilmente, tra poche ore, si terrà un incontro di presidenti dall’altra parte del globo, che discuteranno su come porre fine alla guerra in Ucraina”, ha detto. “Lasciamo che i moderni creatori della storia si schierino dalla parte giusta della storia e proteggano la vita dagli Erode dei nostri giorni”.

Il Primate ha chiesto di pregare per coloro che prendono decisioni vitali per il futuro dei popoli, affinché “lo Spirito Santo – lo Spirito del Principe della Pace – ispiri i loro cuori non a scatenare guerre, ma a fermarle”.

 

Eventi a Taranto e provincia

Alla San Pio X, mostra di presepi realizzati in carcere

29 Dic 2025

L’associazione ‘Noi & Voi onlus’ inaugura questa sera, lunedì 29 dicembre, alle ore 17. alla San Pio X la mostra di presepi realizzati dai detenuti della casa circondariale ‘Magli’. 

Il programma della serata prevede alle ore 18  la celebrazione della santa messa; alle ore 18.45 le testimonianze di volontari, operatori e ospiti dell’associazione ‘Noi & Voi onlus’; alle ore 20 un momento di convivialità.

L’associazione ‘Noi & Voi onlus’ invita alla partecipazione all’evento ‘che costituisce un tempo prezioso per fermarsi, riflettere e stare insieme’.

Gli organizzatori spiegano inoltre che ‘le Natività sono frutto di percorsi laboratoriali che uniscono manualità, riflessione e crescita personale e nascono da gesti semplici e materiali essenziali, spesso di recupero, trasformati con pazienza e cura. In questi lavori la rappresentazione della Natività diventa anche metafora di rinascita interiore: un segno di speranza che prende forma in un luogo segnato dalla sospensione del tempo e dalla ricerca di senso. Le opere esposte raccontano storie di fragilità, dignità, umanità ma anche di denuncia. Non sono soltanto oggetti artistici, ma testimonianze di un cammino possibile, in cui la creatività diventa strumento di dialogo, responsabilità e riscatto. La mostra invita il visitatore a guardare oltre il manufatto, per cogliere il valore umano e simbolico di ogni presepe, e riconoscere nell’arte un ponte tra dentro e fuori, tra limite e possibilità’.

 

Giubileo2025 in diocesi

La chiusura dell’Anno giubilare in diocesi

ph G. Leva
29 Dic 2025

di Angelo Diofano

Il canto del ‘Te Deum’ ha concluso in cattedrale domenica sera 28 dicembre (festa della Santa Famiglia) la solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero per il rito di chiusura dell’Anno giubilare in diocesi; assieme al nostro pastore hanno concelebrato l’arcivescovo emerito di Taranto mons. Filippo Santoro, l’arcivescovo emerito di Potenza mons. Salvatore Ligorio, il vicario generale mons. Alessandro Greco, i canonici del Capitolo metropolitano, i vicari episcopali, i parroci e i sacerdoti della diocesi.

Il servizio liturgico è stato curato dai seminaristi della nostra arcidiocesi coordinati da don Marco Peluso mentre i canti sono stati guidati  dalla corale diocesana ‘San Giovanni Paolo II’.

“Come un solo popolo – ha detto, fra l’altro, mons. Miniero nella preghiera di introduzione – abbiamo elevato la nostra lode di ringraziamento e la nostra supplica a Dio, unendoci a coloro che spesso non hanno voce davanti agli uomini ma che il Padre ascolta e riconosce come figli prediletti: i malati, gli anziani, i detenuti, i poveri”. Quindi dopo le letture della solennità della Santa Famiglia, cioè dal Libro del Siracide e dalla lettera di San Paolo apostolo ai Colossesi, rispettivamente da parte di una non vedente del Centro volontari della Sofferenza e di un appartenente a Comunione e Liberazione, l’arcivescovo ha proclamato il brano del Vangelo secondo Matteo sulla Fuga in Egitto della Santa Famiglia con la successiva omelia.

Successivamente il vicario generale mons. Greco ha introdotto la professione di fede, scaturita dal Concilio i di Nicea (il suo 17° centenario ha coinciso l’Anno giubilare) i cui articoli sono stati proclamati da un presbitero (don Antonio Acclavio, novello sacerdote), da un diacono permanente, da un religioso (fra Giuseppe Galeone, frate cappuccino della fraternità di San Lorenzo da Brindisi) da una  religiosa (una suora domenicana di Santa Rosa da Lima), da una laica componente del coro diocesano e da un laico di Azione Cattolica.

Dopo le preghiere dei fedeli offerte per la Chiesa, il mondo intero, coloro che sono nella tribolazione, le famiglie e la nostra comunità diocesana, i doni dell’Offertorio sono stati portati all’altare da una coppia di novelli sposi, da due coniugi in dolce attesa, da una famiglia con bambino nato nel corso dell’anno  e da una coppia di coniugi che nel 2025 ha festeggiato il 50° anniversario di matrimonio.

Prima della benedizione finale, così l’arcivescovo ha preceduto il canto del ‘Te Deum’ quale ringraziamento a Dio per il dono dell’indulgenza: “Durante questo anno – ha detto mons. Miniero – abbiamo comunicato nella fede, nella speranza e nella carità, con tutto il mistero di Cristo distribuito nel ciclo dei tempi liturgici. Ora, rinfrancati da questa esperienza di conversione, torniamo al ritmo quotidiano della nostra vita. Come i discepoli che hanno visto il Suo volto, custodiamo la gioia dell’incontro con il Signore e manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché  fedele Colui che ha promesso”.

Quindi il canto ‘Gloria a Te, Cristo Gesù’ e il successivo caloroso abbraccio dei fedeli ai sacerdoti delle proprie comunità hanno coronato la solenne celebrazione.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

Angelus

La domenica del Papa – Leone XIV: “Preghiamo per le famiglie che soffrono a causa della guerra”

ph Vatican media-Sir
29 Dic 2025

di Fabio Zavattaro

“Nella luce del Natale del Signore, continuiamo a pregare per la pace. Oggi, in particolare, preghiamo per le famiglie che soffrono a causa della guerra, per i bambini, gli anziani, le persone più fragili”: lo ha detto papa Leone XIV dopo l’angelus di ieri, domenica 28 dicembre, in piazza San Pietro, per la festa della Santa Famiglia. Il pontefice ha invitato ad affidarsi “insieme all’intercessione della Santa Famiglia di Nazaret”.

 

Intervista esclusiva

Card. Matteo Zuppi: “Crisi, denatalità, carcere: a Natale accendiamo una luce per chi cerca futuro e giustizia”

Il presidente della Cei, fa il punto sull’Anno santo appena trascorso e richiama l’impegno della Chiesa su temi sociali urgenti lanciando un messaggio per Natale

ph Siciliani Gennari-Sir
25 Dic 2025

di Riccardo Benotti

“Il Natale viene per accendere una luce in quel buio che ci disorienta, che ci fa precipitare nell’angoscia, che ci fa vedere nemici dappertutto”. Il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, traccia un bilancio del Giubileo 2025 e riflette sulle sfide del nuovo anno: guerre, denatalità, carceri. Nel primo Natale di Leone XIV, la Chiesa in Italia è chiamata a essere “fermento per un mondo riconciliato, accogliendo gli assetati di senso e di futuro, i senzatetto spirituali”.

Eminenza, è il primo Natale di Leone XIV, che in questi mesi ha orientato la Chiesa verso sobrietà, dialogo, pace e attenzione ai poveri. Quali attese vede aprire per la Chiesa in Italia?
Papa Leone ci sta indicando come essere cristiani oggi. E non esserlo nelle dichiarazioni o nelle apparenze ma nella vita e nelle scelte. La Chiesa in Italia raccoglie i frutti del Cammino sinodale, la consapevolezza di camminare, cioè annunciare Cristo, e di farlo insieme, come comunità, casa che accoglie e ama tutti ad iniziare dai più poveri e feriti. Insieme al Papa vogliamo essere fermento per un mondo riconciliato, accogliendo gli assetati di senso e di futuro, i senzatetto spirituali, senza paura di fare scelte coraggiose e impegnative.

Tra pochi giorni si chiuderà l’ultima Porta santa. Quale bilancio offre del Giubileo 2025?
È stato certamente un anno di grazia, di conversione, di rinnovamento della fede e di incontro con Cristo. E anche di tante conferme e sorprese, che ci aiutano a credere alla forza della Parola di Dio “sine glossa”, come voleva san Francesco. Qualcuno si può sentire in difficoltà ma è il Vangelo che non smette di attrarre le persone.

Quali frutti spirituali e pastorali spera possano rimanere nelle comunità anche dopo la conclusione ufficiale dell’Anno santo?
Romano Guardini diceva: “Si è iniziato un processo di incalcolabile portata: il risveglio della Chiesa nelle anime”. Sono convinto che questo risveglio ci sia, anche se piccolo, silenzioso, forse nascosto, come un piccolo seme che tenta di farsi largo tra ciottoli ed erbacce. E noi, come Chiesa, dobbiamo aiutare questo seme a fiorire, a dare frutto. Con pazienza, con fiducia e con speranza. Il male, la violenza, la paura, l’individualismo sono domande di bellezza, di luce, di amore gratuito.

Ucraina, Medio Oriente, Siria, Africa: i conflitti continuano e la diplomazia resta fragile. Quale contributo può dare oggi la Chiesa in Italia agli sforzi di pace?
Si inizia a costruire la pace nel cuore, liberandolo dagli egoismi, dall’individualismo che ci impedisce di vedere l’altro come un fratello, dalla tentazione di potersi salvare da soli, da quella violenza subdola che avvelena le relazioni. Disarmando l’Io da ciò che lo rovina: l’egoismo che ne fa un’idolatria. Solo con il Tu di Dio e il Noi della Chiesa troviamo l’Io! Possiamo costruire ponti lì dove si alzano muri e alimentare il dialogo dove si parla sopra gli altri o senza cuore.

Come tradurre concretamente questo impegno?
A diversi livelli: personale, comunitario, istituzionale, nazionale e sovranazionale. Papa Leone ha chiesto che ogni comunità diventi una casa della pace e della nonviolenza: è l’impegno che la Chiesa in Italia ha assunto in questo tempo della forza, dalla penosa esibizione di sé alla tragica forza delle armi. La sicurezza è importante ma sempre proporzionata e per avviare il dialogo con tutti.

Come custodire un orizzonte di speranza quando prevale ancora la logica delle armi?
Lo crediamo che siamo fratelli tutti o ne facciamo una dichiarazione vuota? Diciamo no alla globalizzazione dell’impotenza e non restiamo indifferenti dinanzi alle sofferenze e al grido di tanti. È una sfida, è responsabilità che ci chiama in causa, adesso e senza deleghe.

L’Italia vive un nuovo minimo storico di nascite. Quali passi concreti immagina per sostenere la natalità e accompagnare le famiglie nel 2026?
Bisogna tornare a guardare alla vita con entusiasmo. E liberarci dalla paura della vita o dalla tentazione di avere prima tutte le sicurezze e le risposte! Le risposte le troveremo vivendo e possiamo farlo perché abbiamo trovato la risposta: Gesù! Liberiamoci dalla fretta, dalla ricerca costante del profitto a scapito delle relazioni. Impariamo a volere bene come ci insegna Gesù. E solo Gesù proclama che siamo fratelli tutti!

Servono anche risposte concrete sul piano sociale ed economico?
Quanti problemi ci sfidano: il rapporto tra donna, maternità e lavoro, la precarietà economica… Servono, per questo, scelte operative che devono scaturire dal dialogo costruttivo tra Terzo settore e Istituzioni: la casa, combattere il precariato, dare sostegni. Ma occorre anche una visione che dia risposte a un problema, quello della denatalità, che ha radici di natura sociale, culturale e antropologica.

Quale rinnovamento chiede alla comunità cristiana per essere più generativa?
La Chiesa ha una grande responsabilità perché è chiamata a restituire motivazioni che liberino dalla paura e spingano a guardare oltre, che facciano intravedere la bellezza di trasmettere vita, che mostrino che l’esistenza ha senso quando viene donata a qualcuno.

Il Giubileo dei detenuti ha riportato l’attenzione su sovraffollamento, condizioni difficili e reinserimento. Quale cambiamento ritiene oggi urgente per ridare dignità alla vita in carcere?
Nelle carceri c’è troppa sofferenza. Per ridare dignità dobbiamo investirci molto, in termini di denaro, tempo e umanità: l’impegno deve diventare un progetto strutturale con un accompagnamento continuo e finanziamenti adeguati così che la rieducazione, che è quello a cui costituzionalmente siamo chiamati, sia possibile e reale.

I dati sulla recidiva sono preoccupanti…
Due terzi delle persone che escono dal carcere sono recidivi, mentre non è così per coloro che sono stati ammessi alle misure alternative. Esperienze bellissime, diffuse sul territorio, dimostrano che il traguardo della “recidiva zero” è possibile. Dobbiamo lavorare su questo versante, insieme: Istituzioni, società civile, comunità ecclesiale, con il supporto del mondo del volontariato.

Quale contributo può offrire la Chiesa in Italia per sostenere chi sta per tornare alla società?
È necessario garantire la presenza di volontari nelle carceri, promuovendo quelle iniziative che avvicinino il carcere al territorio, al mondo esterno, perché non restino due sfere a sé stanti. Come Chiesa in Italia continuiamo a camminare con i fratelli che hanno sbagliato, con amore, perché questo ci fa riconoscere nell’altro la persona che è sempre degna della nostra compassione.

Ci sono speranze concrete per i detenuti in questo tempo giubilare?
Mentre ci prepariamo a vivere il Natale e a concludere questo Anno Santo, auspichiamo che ci possano essere degli interventi – richiesti da Papa Francesco e sollecitati da Papa Leone al Giubileo dei detenuti – che restituiscano speranza ai carcerati, proprio perché nessuno vada perduto.

In questo 25 dicembre segnato da crisi e incertezze, quale parola di speranza vuole offrire agli italiani?
Ci stiamo misurando con tante fragilità e con la forza del male che dirompe nel mondo e spesso nelle nostre vite. Ma il Natale viene proprio per questo, non perché tutte le cose vanno bene, ma per accendere una luce in quel buio che ci disorienta, che ci fa precipitare nell’angoscia, nella depressione, che ci fa vedere nemici dappertutto, che ci stritola.

Come può la nascita di Gesù continuare a parlare oggi al cuore delle persone e delle famiglie?
In un mondo in cui la guerra si frammenta e si diffonde, anche quest’anno, Gesù nasce, si fa carne e viene a stare con noi, come un bambino indifeso, bisognoso di cure. Costruiamo comunità, difendiamo la famiglia essendo famiglia di Dio, cominciando a essere familiari suoi! Non giriamoci dall’altra parte, accogliamolo davvero, facendo pace con noi stessi, con gli altri, nella storia e sulla Terra. Questo è il mio augurio, questa è la speranza.​​​​​​​​​​​​​​​​

Diocesi

Ci ha lasciati Nico Gigante, responsabile dell’Ufficio informatico della diocesi

24 Dic 2025

Nel pomeriggio di martedì 23, Nicola Gigante – per tutti, Nico -, responsabile dell’Ufficio informatico dell’arcidiocesi di Taranto, ha concluso il suo pellegrinaggio terreno.

A dare la triste notizia, mons. Alessandro Greco, vicario episcopale ad omnia, il quale rende noto che la liturgia esequiale, celebrata dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero, avrà luogo oggi, mercoledì 24 dicembre alle ore 16 nella Cattedrale di San Cataldo.

Alla famiglia, le condoglianze di tutti noi di Nuovo Dialogo.

Eventi a Taranto e provincia

Domenica 28 a Mercato nuovo, la presentazione di ‘Tracce’, progetto di comunità dal basso

23 Dic 2025

“Piccole azioni, grande impatto. E anche questa volta, insieme”: è uno slogan detto senza urlare, ma con la forza e la determinazione di chi ha alle proprie spalle esperienza, formazione di alto profilo e la convinzione che i traguardi una comunità li raggiunge lavorando di squadra.

Per raccogliere consenso ed energie buone attorno al progetto Tracce, domenica 28 dicembre, a partire dalle ore 17:30, a Mercato nuovo (Porta Napoli) sarà aperto alla città un incontro per raccontarlo come percorso condiviso, fondato su cultura, comunità ed ecologia, e per cominciare davvero – non a parole – a costruire una visione nuova per Taranto.

Accanto al team che ha pensato e ora anima il progetto, ci saranno ospiti che hanno scelto di sostenere questo lavoro e di dialogare con la comunità tarantina: Stefan Berger, docente dell’università di Bochum, tra i massimi studiosi europei dei movimenti sociali e dell’eredità industriale;

Asier Abaunza, assessore all’urbanistica della città di Bilbao, protagonista di uno dei processi di rigenerazione più studiati in Europa,

e Patrizia Messina, professoressa dell’Università di Padova, esperta di politiche territoriali e sviluppo locale sostenibile.

I preziosi interventi saranno, per ovvie ragioni legate al periodo natalizio, da remoto, ma tutti hanno espresso il desiderio di incontrare una comunità che non si dà per vinta e che vuole tracciare autonomamente il proprio sentiero futuro.
Sempre in video-conferenza, saranno ospitati gli interventi di amici di Taranto e del progetto Tracce che seguono da sempre questo percorso virtuoso, dal basso, della comunità tarantina.

Una serata pensata per chi vuole capire, partecipare, lasciarsi coinvolgere e soprattutto sentirsi parte di un percorso comune.

Questo progetto di comunità è stato recentemente ospitato alla XIV Giornata internazionale di studio dell’Istituto nazionale di urbanistica – Inu a Napoli: a portare nella città partenopea la voce di Taranto sono state Gladys Spiliopoulos e Giada Marossi che ha così racchiuso una giornata di grande impatto emotivo e di riconoscimento scientifico:

“Partecipare alla XIV Giornata internazionale di studio dell’Inu – Istituto nazionale di urbanistica, svoltasi quest’anno a Napoli alla facoltà di Architettura dell’Università Federico II, ha rappresentato per il team di Tracce molto più di un’occasione di visibilità: è stato un momento di ascolto, confronto e riconoscimento di altissimo livello scientifico e umano.

In un’unica giornata, articolata in dodici tavole rotonde e diverse sessioni speciali, il dibattito nazionale e internazionale si è confrontato sui temi della rigenerazione urbana, della transizione ecologica e delle nuove forme di governance sperimentale, superando un approccio meramente tecnico per interrogare processi, responsabilità e ruolo delle comunità nei percorsi di trasformazione dei territori.

Tracce. è stato presentato all’interno della sessione «L’approccio ecosistemico alla pianificazione spaziale», portando un’esperienza concreta di azione civica strutturata, capace di dialogare con il mondo accademico su basi scientifiche solide. La proposta si fonda sull’integrazione dei servizi ecosistemici nella pianificazione bioculturale e rigenerativa della città di Taranto, come strumento per orientare scelte territoriali sostenibili, inclusive e verificabili.

Uno dei temi più ricorrenti emersi durante la giornata è stato il valore delle pratiche grassroots e dei percorsi bottom-up come motori di innovazione reale. In questo contesto, il lavoro di Tracce è stato accolto non solo con interesse, ma riconosciuto come caso esemplare: un framework metodologico credibile, maturo e scientificamente fondato, nato dal basso e orientato alla costruzione di soluzioni operative.

Il riconoscimento è arrivato in modo trasversale: dal coordinatore della sessione, il professor Corrado Zoppi, fino a professioniste come Claudia De Luca, esperta di innovazione rurale e urbana, che hanno sottolineato l’originalità dell’approccio e la sua capacità di tenere insieme le dimensioni ambientale, sociale e di governance.

Particolarmente significativa è stata la sorpresa nel constatare come un lavoro così articolato non nasca da un grande progetto istituzionale o finanziato, ma da un’azione civica avviata in tempi molto brevi. Il gruppo di lavoro si è formato infatti solo nell’estate 2025, rispondendo a un bisogno chiaro: non lottare contro qualcosa, ma con qualcuno – la comunità – e per qualcosa – la città di Taranto.

Tra gli strumenti presentati da Gladys Spiliopoulos, economista ambientale e referente del progetto, il Taranto ESG Watch è stato riconosciuto come un dispositivo innovativo e, di fatto, unico nel panorama italiano: non solo un sistema di monitoraggio, ma una vera e propria infrastruttura civica, capace di rendere trasparenti e verificabili le dimensioni ambientale, sociale e di governance dei processi territoriali.

Durante il confronto, Gladys ha ripercorso il percorso che ha portato alla nascita di Tracce: dagli studi in economia per l’ambiente e la sostenibilità, alla ricerca sui servizi ecosistemici, fino alla scelta di tradurre il sapere scientifico in strumenti concreti per un territorio complesso come Taranto. Un passaggio fondamentale per chiarire come Tracce non sia improvvisazione, ma il risultato di studio, metodo e impegno civico.
Le linee guida proposte mirano a rigenerare Taranto attraverso i servizi ecosistemici, evitando fratture tra sviluppo e tutela e preservando un approccio bioculturale capace di valorizzare ambiente, patrimonio e comunità”.

 

All’interno del team Tracce, Giada Marossi, architetta specializzata in sostenibilità e reversible design, ha curato l’impianto spaziale e progettuale dei case study, integrando strumenti come le mappe di calore e di freschezza urbana e sviluppando strategie di intervento sulle aree critiche della città. Con una solida esperienza come direttrice dei lavori in grandi progetti internazionali, Marossi contribuisce alla lettura del patrimonio immobiliare pubblico come leva di rigenerazione sostenibile e adattiva.

Giuseppe Barbalinardo, archeologo e specializzando all’Università del Salento, ha approfondito la dimensione storica e archeologica, contribuendo a una lettura integrata del territorio come paesaggio bioculturale, in cui stratificazioni storiche e dinamiche contemporanee dialogano come risorsa progettuale.

Il team si è inoltre arricchito di competenze trasversali fondamentali: Matteo Falcone, graphic designer e fotografo, che cura i processi di ricerca visiva, progettazione e comunicazione dei dati; Walter Giacovelli, pioniere dell’innovazione sociale in Italia, che accompagna il progetto con una riflessione metodologica sui processi complessi e sulla costruzione di ecosistemi collaborativi; Niccolò Giambruno, ricercatore dell’Università di Padova

 

Rigenerazione sociale

A Taranto, per gli stranieri c’è ‘I am drug free’

23 Dic 2025

La Comunità Emmanuel ha ideato e promosso il progetto ‘I am drug free’ che, con il patrocinio dell’Asl Taranto, è finanziato con l’8×1000 alla presidenza del Consiglio dei ministri; nella sua realizzazione si avvale della collaborazione dei Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria) dell’associazione ‘Noi e Voi’, del Centro servizi volontariato della provincia di Taranto ets, di Programma Sviluppo e della cooperativa sociale Kairos.

Il progetto è stato presentato alla comunità a Casa Viola-Mudit, nel corso del quale è stata allestita anche una mostra dei manufatti natalizi realizzati nei primi laboratori del progetto dagli stranieri ospiti dei Cas.

Aprendo l’incontro Maria Anna Carelli, responsabile del Centro di prima accoglienza della Comunità Emmanuel di Taranto, struttura attiva dal 1990 in via Pupino, ha spiegato che «il progetto ‘I am drug free’ è rivolto alle persone straniere, di qualsiasi nazionalità e religione, presenti in città. Lo scopo è di favorire una loro reale integrazione e di prevenire il loro coimvolgimento dal fenomeno droga e, laddove purtroppo abbiano già sviluppato una dipendenza, avviarle verso le strutture dell’Asl Taranto. Dopo questa prima fase il progetto si svilupperà per oltre un anno con nuove attività laboratoriali per sviluppare ulteriori relazioni all’interno dei gruppi tra queste persone e gli operatori dei partner del progetto, nonché con percorsi di formazione per favorire il loro inserimento lavorativo».

Nell’occasione la dott.ssa Vincenza Ariano, direttore Dipartimento dipendenze patologiche Asl Taranto, ha confermato l’importanza della collaborazione con realtà che, come la Comunità Emmanuel e l’associazione ‘Noi e Voi’, svolgono sul territorio una fondamentale azione di prossimità intercettando le persone che vivono un disagio o una dipendenza per poi indirizzarle verso le strutture competenti dell’Asl Taranto.

Dopo che Michele Bramo, membro del direttivo del Csv Taranto ets, ha confermato il supporto al progetto nella comunicazione alla comunità, è intervenuto don Francesco Mitidieri, presidente di ‘Noi e Voi’, che ha sottolineato l’importanza della ‘relazione’ per il buon esito delle azioni progettuali: «nell’ambito dei laboratori progettuali gli operatori della Comunità Emmanuel hanno saputo creare una relazione personale con i ragazzi ospiti dei nostri Centri di accoglienza straordinaria, condizione indispensabile per avviare quel percorso che ha permesso loro di raccontare i propri vissuti, le ansie e le speranze per il futuro, così questi si sono messi in gioco parlando delle loro problematiche e di come vivono la nostra comunità».

Proprio a loro si è rivolta Sabrina Lincesso, assessore ai Servizi sociali del Comune, chiedendo come essi vedono la nostra città e cosa vorrebbero che si facesse per migliorare le loro condizioni di vita tra noi. Un momento di condivisione che ha concluso l’incontro prima del tradizionale scambio degli auguri natalizi.

Diocesi

25 anni di presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel quartiere Paolo VI

23 Dic 2025

Sarà un pomeriggio di festa, memoria e gratitudine quello che il 29 dicembre nella parrocchia San Massimiliano Kolbe e nell’oratorio ‘L’Aquilone’ riunirà comunità educante, famiglie, giovani e istituzioni ecclesiali per celebrare i 25 anni di presenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel quartiere Paolo VI. Un anniversario che si preannuncia non solo come ricordo del cammino compiuto, ma soprattutto come rinnovato slancio di speranza verso il futuro.

Alle ore 17 nella parrocchia San Massimiliano Kolbe, la comunità si ritroverà attorno all’eucaristia, presieduta dal salesiano don Giuseppe Russo, consigliere per la pastorale dell’Ime, con la partecipazione dei parroci della diocesi. Sarà una celebrazione intensa, segno di comunione ecclesiale, che metterà al centro il valore educativo e pastorale della presenza salesiana al femminile nel territorio.

Alle 18.15 seguirà il saluto dell’ispettrice suor Ivana Milesi, che offrirà una lettura carica di riconoscenza e visione di questi venticinque anni, interpretati come un intreccio di storie, volti e cammini condivisi. A introdurre questo momento, Giorgio Consoli, con ‘Storie che parlano al cuore’, che accompagnerà i presenti in un racconto vivo della missione educativa salesiana, fatta di prossimità, ascolto e quotidianità abitata con passione attraverso la voce di testimoni.

Nel corso della serata emergerà con forza il lavoro prezioso e quotidiano delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che da venticinque anni rappresentano per il quartiere Paolo VI una presenza stabile, discreta e profondamente generativa. Attraverso l’Oratorio L’Aquilone, il doposcuola, le attività educative, la formazione degli animatori, l’accompagnamento delle famiglie e l’attenzione ai più fragili, continuerà ad essere raccontata una missione fatta di relazioni autentiche, ascolto paziente ed educazione integrale, capace di tenere insieme cuore, mente e spirito. In un territorio segnato da fragilità educative e sociali, questa presenza sarà riconosciuta come segno concreto di speranza, capace di intercettare bisogni, valorizzare risorse e generare comunità.

Cuore pulsante dell’evento sarà lo spettacolo musicale “A te li affido… e il Sogno continua con noi!”, a cura della comunità educante dell’oratorio l’Aquilone. Attraverso musica, parole e gesti, bambini, ragazzi, educatori e religiose daranno voce al ‘Sogno di don Bosco e di Madre Mazzarello’, che continuerà a prendere forma nelle strade, nei cortili e nelle relazioni del quartiere. Sarà un racconto corale capace di coinvolgere ed emozionare, restituendo il senso profondo dell’educare come atto di fiducia e di affidamento.

La festa proseguirà alle ore 19.45 con un buffet e un momento conviviale in oratorio, occasione preziosa per ritrovarsi, condividere ricordi e rinsaldare legami. In questo clima di gioia è previsto anche lo svelamento della targa commemorativa, segno concreto e duraturo di una presenza che ha inciso e continuerà a incidere nel tessuto umano e sociale del territorio. Da venticinque anni, le Figlie di Maria Ausiliatrice camminano e cammineranno accanto ai bambini, ai giovani e alle famiglie del quartiere Paolo VI, con il cuore rivolto al cielo e i piedi ben piantati nella polvere delle strade, fedeli al carisma salesiano e alla missione educativa ricevuta. Questo anniversario non sarà un traguardo, ma un nuovo inizio: perché il Sogno continuerà, oggi come ieri, insieme.

Libri

“Figli ascetofili e padri ascetofobi nell’Antiochia del IV sec.”, il nuovo libro di Andrea Pino

23 Dic 2025

di Roberto Cavallo

Si chiama ‘Figli ascetofili e padri ascetofobi nell’Antiochia del IV sec.’ il nuovo lavoro del prof. Andrea Pino, pubblicato dalle edizioni Esperidi, che sta riscuotendo, in questi mesi, l’interesse e l’apprezzamento di molti appassionati di letteratura cristiana antica e discipline teologiche. Per l’occasione, abbiamo incontrato l’autore.

Professore, cosa si cela dietro un titolo tanto singolare?

Ho voluto dare al mio libro un titolo un po’ a effetto ma, mi creda, non si tratta di un volume impegnativo né tantomeno concepito per i soli cultori di scienze religiose. Il testo si propone di esplorare la meravigliosa figura di san Giovanni Crisostomo e l’ambiente vitale in cui operò – l’Antiochia del IV sec. appunto – attraverso l’analisi di una sua opera giovanile, il “Contro i detrattori della vita monastica”. Da un lato dunque abbiamo uno dei grandi padri dell’Oriente cristiano: Giovanni, futuro vescovo di Costantinopoli, soprannominato Crisostomo (“Bocca Aurea”) per la straordinaria eloquenza. È il personaggio a cui rimonta la più nota delle divine liturgie orientali che, non per nulla, porta il suo nome. È il santo venerato dalla Chiesa Cattolica con il titolo di “dottore eucaristico” e che, nella Divina Commedia, Dante incontrerà nel cielo del sole, quello degli spiriti sapienti.

Dall’altro lato, c’è Antiochia…

Esatto, Antiochia. La città dove, stando agli Atti degli Apostoli, i seguaci del Messia Nazareno vennero per la prima volta definiti “cristiani”. La città di cui san Pietro era stato vescovo ancor prima di giungere a Roma e che era stata eletta da san Paolo come base d’azione per la sua attività missionaria ma che, ai tempi di Crisostomo, in epoca tardoantica, si presentava come una metropoli perversa e angosciante, autentico specchio di quel “mondo dai capelli bianchi” – come lo avrebbe definito Eucherio di Lione – che stava lì lì per crollare. Certo, ad andare poi a fondo nello “state of mind” dell’Antiochia del IV sec., come ho cercato di fare in questo studio, non si può fare a meno di notare come le inquietudini, le tensioni e le paure di quel tempo siano pressoché le medesime del nostro presente.

Lei vede quindi un’analogia fra la crisi del Tardoantico e quella della nostra epoca?

Guardi, ormai sono convinto che quella di oggi sia innanzitutto una crisi dell’anima. Il nostro DNA culturale è sempre stato costituito da tre proteine: l’antica Grecia (la civiltà della bellezza artistica, della filosofia, della poesia); l’antica Roma (la civiltà del diritto, della potenza, dell’universalità) e la vera Gerusalemme (la civiltà cristiana). Ora sono almeno sessant’anni – ma si potrebbe risalire molto più indietro, sino alla fine del ’700 – che queste sorgenti culturali/spirituali sono state progressivamente obliate, tradite, rigettate. È come se si fosse diffusa una sorta di xylella spirituale. Le nostre radici profonde, la Classicità e la Tradizione Cristiana (e, con essa, la voce dei Padri della Chiesa, tra cui Crisostomo), rimangono vivissime e più salde che mai ma purtroppo viene impedito alla loro linfa di scorrere significativamente nella società contemporanea al fine di rinnovarla e generare futuro.

Ma non le sembra una visione un po’ anacronistica quella che propone?

Niente affatto! Non si tratta di coltivare nostalgie del passato ma di instaurare un ordine eterno. Certo, a nessuno oggi verrebbe in mente di fare il monaco stilita sul capitello di una colonna o di rotolarsi nudo tra la neve come facevano gli “stolti di Cristo” di cui si parla nel libro. Tuttavia, analizzando l’opera di Crisostomo, si comprende bene come ad animare i giovani a tendere, a qualsiasi costo, all’esistenza degli eremi ed agli ideali monastici fosse l’irrinunciabile bisogno, da essi avvertito, di giungere all’autentica philosophia, cioè a una sapienza capace di far svanire le ansie più profonde del cuore umano per appagarne la sete di verità. Questa sapienza eterna esiste ed è la sapienza di Cristo, quella conosciuta dal profeta Elia, da Antonio l’Egiziano e dall’infinita schiera dei loro epigoni. Essa si configura come il mirabile coronamento della cultura classica, il sospirato traguardo dell’antica ricerca dei Socrate, dei Platone, dei Diogene. In essa erano nascosti i preziosi semi, colmi di futuro, di quella straordinaria e purtroppo davvero mal conosciuta epoca che fu il Medioevo quando, come insegnato da Leone XIII nell’enciclica Immortale Dei del 1885, “la filosofia del Vangelo governava la società con la sapienza cristiana e lo spirito divino”. Se ciò è avvenuto una volta, non è detto che non possa tornare, con l’aiuto del Cielo, ad accadere.

 

“Figli ascetofili e padri ascetofobi nell’Antiochia del IV sec. Analisi del Contro i detrattori della vita monastica di Giovanni Crisostomo”, saggio di Andrea Pino, pp. 260, ISBN 978-88-5534-204-9, 18.00 €, Edizioni Esperidi, 2025

https://www.edizioniesperidi.com/filosofia-e-religione/505-ccc.html

 

Diocesi

Kyma Mobilità, celebrazione di Natale con l’arcivescovo Ciro Miniero

23 Dic 2025

In un’atmosfera di profonda condivisione e spiritualità, si è tenuta ieri mattina, 22 dicembre, nell’officina centrale di Kyma Mobilità, la tradizionale santa messa di Natale. La funzione è stata officiata dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero che ha portato un messaggio di speranza e unità alla comunità aziendale e cittadina. “Celebrare il Natale non è una fantasia ma contemplazione di un mistero che ancora oggi sconvolge la nostra mente e i nostri cuori. Viviamo il Natale nella disponibilità del cuore e nell’attenzione continua verso le persone che ci circondano” – ha detto mons. Miniero.

Alla cerimonia hanno preso parte autorità civili, politiche, religiose e militari del territorio, a testimonianza del ruolo centrale che l’azienda di trasporto pubblico riveste nel tessuto sociale di Taranto. A fare gli onori di casa, la presidente di Kyma Mobilità, avv. Giorgia Gira, insieme ai componenti del consiglio di amministrazione, a una folta rappresentanza di dipendenti e ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

Nel suo intervento a margine della funzione, la presidente Giorgia Gira ha rivolto un sentito ringraziamento ai presenti: «Celebrare il Natale nel cuore operativo della nostra azienda, tra i mezzi e i lavoratori che ogni giorno garantiscono la mobilità della nostra città, ha un valore simbolico altissimo. Ringrazio mons. Miniero per la sua preziosa presenza e tutte le autorità che hanno voluto condividere con noi questo momento di riflessione. Il mio grazie più grande va ai dipendenti di Kyma Mobilità: il loro impegno è il motore che ci permette di guardare al futuro con fiducia».
L’incontro, oltre a rappresentare il tradizionale momento per lo scambio degli auguri natalizi, ha vissuto un momento di particolare emozione con la consegna delle borse di studio ai figli dei dipendenti di Kyma Mobilità. Il premio, istituito dall’azienda, rappresenta un riconoscimento tangibile per l’eccellenza e l’impegno profuso negli studi, nonché un sostegno economico concreto per incentivare il proseguimento della carriera accademica delle giovani generazioni.
«Investire nella formazione dei figli dei nostri collaboratori significa investire nel futuro del nostro territorio – ha concluso la presidente Gira – Queste borse di studio sono un premio al merito e un incoraggiamento a perseguire i propri obiettivi con la stessa dedizione che i loro genitori dimostrano quotidianamente sul lavoro».
La mattinata si è conclusa con un momento di convivialità, suggellando il legame tra l’azienda, le istituzioni e le famiglie dei lavoratori in vista delle festività.