Teatro & fede

Crispiano, al centro pastorale Santi Francesco e Chiara l’azione teatrale ‘Miriam’

04 Dic 2025

‘Miriàm’ è il titolo dell’azione teatrale liberamente ispirata al romanzo ‘In nome della Madre’ di Erri De Luca che si terrà a Crispiano sabato 6 e lunedì 8 dicembre al centro pastorale Santi Francesco e Chiara a cura della Proloco. Vi si narra di una ragazza ebraica chiamata a diventare madre del figlio di Dio in una storia d’amore, quella tra Mirìam e Josèf, vissuta in tempi difficili con leggi crudeli, tra dubbi e paure. L’azione teatrale, mette in risalto soprattutto l’aspetto umano e realistico di questa storia, le emozioni, le sofferenze di Maria e l’amore profondo di una madre per un figlio.

La rappresentazione sarà condotta da Concetta Vitale con Elena Solidoro (Maria), Lorenzo Marangi (Josef) e Gabriele Serio quale voce narrante; le scene saranno di Paolo Elettico.
La serata, finalizzata alla raccolta di fondi destinati alla Caritas interparrocchiale, prevede l’ingresso alle ore 19 e sipario alle ore 19.30.

Gli inviti vanno ritirati al Bar Nuove dimensioni e al Caffè Carrieri.

 

Diocesi

I salesiani festeggiano l’Immacolata con l’inaugurazione del centro diurno ‘Michele Magone’

ph G. Leva
04 Dic 2025

di Angelo Diofano

Anche la Famiglia salesiana festeggia l’Immacolata concezione con una serie di iniziative e celebrazioni dal titolo ‘Come Maria, alzati e vai’ in corso nella chiesa parrocchiale di San Giovanni Bosco dove fino a sabato 6 dicembre, alle ore 19, la preparazione alla festa sarà animata dai gruppi, dai giovani e dalla Famiglia salesiana.

Venerdì 5, alle ore 16, ‘Accademia in chiesa’ a cura dei gruppi delle catechesi.

Domenica 7, alle ore 18, la santa messa sarà animata dal coro ‘Sun Singer’.

Lunedì 8, alle ore 10, sarà inaugurato il centro diurno educativo ‘Michele Magone’; alle ore 10.30, santa messa comunitaria presieduta da don Giuseppe Russo (delegato pastorale Ime) con mandato agli animatori e agli operatori pastorali con il tesseramento dell’oratorio, che festeggia il 184° compleanno; seguirà la processione e il ‘cerchio mariano’ nel cortile; alle ore 18.30, santa messa con tesseramento dell’Azione cattolica.

Nei locali della comunità educativa-pastorale dell’opera salesiana, in via Umbria 105, il centro diurno ‘Michele Magone’ martedì 9, alle ore 18, sarà presentato alla città con l’intervento degli assistenti sociali e di rappresentanze del Comune e delle scuole. Una conferenza-convegno sul tema ‘Alleanze educative per costruire comunità nel territorio’ farà da evento inaugurale, con la partecipazione di amministratori locali, docenti, professionisti e responsabili della struttura (sacerdoti, educatori, formatori). Il centro sarà intitolato a Michele Magone, un ragazzo difficile della Torino dell’Ottocento, strappato alla malavita e convertito da San Giovanni Bosco.

La struttura semiresidenziale accoglierà i minori da destinare a corsi educativi professionali segnalati dall’assessorato alla pubblica istruzione, dai servizi sociali del Comune e dal Tribunale per i minori.

Il centro diurno sarà dunque ponte di passaggio nel percorso educativo e rieducativo di quanti potranno anche integrarsi mediante le attività sportive oratoriali. A essere accolte saranno anche le stesse famiglie del territorio bisognose di accompagnamento educativo attento e professionale.

Diocesi

Dalla Missione mariana a Taranto2, un invito alla speranza

04 Dic 2025

di Angelo Diofano

“Quelli che abbiamo vissuto sono stati giorni intensi, belli e ricchi di appuntamenti. Le giornate sono state scandite dalla preghiera del Rosario, dalla supplica alla Madonna di Pompei a mezzogiorno e da altri momenti di incontro e catechesi. Sono felice di come la comunità parrocchiale ha risposto non solo nella fase organizzativa ma soprattutto nella partecipazione. Abbiamo riscoperto la bellezza e l’attualità del Rosario. Sono rimasto colpito dalla numerosa presenza delle famiglie venerdì sera così come quella dei giovani sabato sera”: questo il commento di don Francesco Tenna, parroco allo Spirito Santo (Taranto2) al termine della missione mariana con il quadro della Madonna del Rosario di Pompei, al quale sono state chieste le motivazioni che sono state alla base di questa esperienza in parrocchia. “Innanzitutto con il legame di carattere storico – spiega il giovane sacerdote tarantino -: la nostra parrocchia è stata fondata il 7 ottobre del 1967, giorno della Madonna del Rosario. In tutti questi anni, grazie anche al lavoro dei miei predecessori, la devozione mariana si è ben radicata. Poi vi è una motivazione direi quasi pastorale: l’impegno. Attraverso la missione del Rosario abbiamo imparato a conoscere la figura di San Bartolo Longo e di sua moglie, la contessa Marianna Farnararo: due laici che hanno dato vita per realizzare qualcosa di grandioso, soprattutto se pensiamo alle opere di carità che sono l’anima del Santuario. Quando Bartolo Longo giunse nella vecchia Pompei trovò solo degrado e abbandono; ma non si lasciò cadere le braccia, anzi s’ingegnò per iniziare un’opera di recupero. Dal canto suo, Taranto 2 è un quartiere di periferia e il rischio per i suoi abitanti è quello di sentirsi abbandonati, lasciati a se stessi e quindi i giorni della missione sono stati un messaggio di speranza e, appunto, d’impegno a fare anche noi la nostra parte, a vincere l’indifferenza”.

Durante i giorni della missione hai fatto riferimento alla speranza…

“La speranza – riferisce  – è la virtù che sta caratterizzando l’anno giubilare in corso. La speranza, sappiamo bene, alimenta la vita del cristiano che nell’attesa del ritorno del Signore vive la sua vita dando il meglio di sé in ogni ambito di vita. Ma guardando alla storia di Pompei e di Bartolo Longo arriva a noi un messaggio di misericordia e di speranza: nessuno veramente è condannato, Dio offre a tutti la sua mano per cambiare e poter rinascere. Al termine della missione ho ricevuto in regalo una casula realizzata dai carcerati di Secondigliano: pensare che quelle mani macchiate dal crimine ora realizzano paramenti sacri davvero ci fa riflettere sulla necessità di una vera conversione e che Dio offre la sua misericordia”.

Don Francesco, al termine dell’esperienza, rivolge un ringraziamento ai volontari, a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione, così come, per la loro presenza, mons. Tommaso Caputo, vescovo di Pompei, mons. Giuseppe Favale, vescovo di Conversano-Monopoli, e, ovviamente, il nostro arcivescovo mons. Ciro Miniero. “Una conclusione programmatica però – conclude –  la prendo da San Bartolo Longo: la carità senza la fede sarebbe la suprema delle menzogne. La fede senza la carità sarebbe la suprema delle incongruenze”.

Diocesi

‘Maria, porta del Cielo’, l’Immacolata a Martina Franca

04 Dic 2025

di Angelo Diofano

‘Maria, porta del Cielo’ è il titolo dei festeggiamenti in onore dell’Immacolata concezione a Martina Franca, a cura della parrocchia di Sant’Antonio e dell’arciconfraternita dell’Immacolata degli Artieri (priore, Claudio Carrieri).

Tutti i giorni fino al 6 dicembre sante messe saranno celebrate alle ore 9 e alle ore 19 (in quest’ultima la predicazione sarà tenuta da don Damiano Nigro, parroco Santa Teresa-santuario Madonna della Sanità).

Il 5 dicembre (primo venerdì del mese), santa messa alle ore 9 e a seguire le confessioni; alle ore 19 la celebrazione eucaristica sarà presieduta dal parroco don Mimmo Sergio.

Domenica 7 dicembre, vigilia della festa, alle ore 19 la celebrazione eucaristica sarà presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero; al termine, festa sul sagrato animata dalla banda cittadina.

Lunedì 8, solennità dell’Immacolata, alle ore 9 santa messa presieduta da pare Pio Callegari (imc) e alle ore 11 dal parroco don Mimmo Sergio. Al termine, processione per le vie del territorio parrocchiale accompagnata dalla banda musicale cittadina. Alle ore 12, santa messa presieduta da don Giovanni Ancona e alle ore 19 dal novello sacerdote don Antonello Bruno.

 

Quella degli Artieri è la più antica confraternita di Martina. Eccone la storia. Nel 1570 i frati francescani osservanti, cui si deve la chiesa e il convento dedicati a Santa Maria delle Grazie (attuale di Sant’Antonio da Padova), diedero vita ad una fratellanza dedicata all’Immacolata, avente come simbolo lo stemma della città. Nel 1710, grazie al medico Pietro Salvatore Scialpi, la fratellanza fu istituzionalizzata in confraternita, detta degli Artieri, per il numero consistente di artigiani aderenti. Dopo trascorsi burrascosi, la confraternita trovò sede nell’oratorio della chiesa del Monte del Purgatorio e definì un nuovo statuto. E nel 1762 il sodalizio, rientrando nelle grazie dei frati Riformati, nel frattempo subentrati agli Osservanti, ottenne l’uso perpetuo dei locali dove tuttora si trova e nel 1767 ebbe il titolo di arciconfraternita.

Diocesi

Giornata del seminario: l’8 dicembre
la diocesi celebra le vocazioni

ph G. Leva
04 Dic 2025

di Michele Monteleone

L’8 dicembre, nella solennità dell’Immacolata Concezione, la nostra diocesi si unisce in preghiera e sostegno per la ‘Giornata del Seminario’, appuntamento annuale dedicato alla vicinanza ai seminaristi e alla promozione di una cultura vocazionale all’interno della comunità ecclesiale.

La ‘Giornata’ vuole essere un’occasione privilegiata per ricordare il valore della vocazione sacerdotale e l’importanza di accompagnare spiritualmente i giovani che stanno discernendo il proprio cammino. In questo clima di preghiera, il seminario arcivescovile propone alla diocesi una speciale preghiera per le vocazioni, affinché il Signore continui a chiamare operai generosi e gioiosi nella sua messe.

Il testo della preghiera, riportato nella locandina, invita a rivolgersi a Gesù Buon Pastore, chiedendo che sostenga coloro che si preparano al ministero e che custodisca nel loro cuore la gioia del Vangelo. Particolare affidamento viene rivolto alla Vergine Immacolata, perché i ‘germi della vocazione’ possano maturare in frutti di pace, fraternità e servizio per tutta l’umanità.

In preparazione, inoltre, vivremo una veglia vocazionale, in collaborazione con il Servizio di pastorale giovanile e vocazionale, giovedì 4 dicembre, alle ore 19.30, nel seminario arcivescovile. L’arcivescovo metropolita, mons. Ciro Miniero, che guiderà questo speciale momento, con la sua benedizione incoraggia l’intera diocesi a partecipare attivamente alla vita del seminario, sostenendo i giovani nel loro percorso formativo e contribuendo con la preghiera alla crescita delle vocazioni.

 

Diocesi

La Giornata dell’Adesione dell’Unitalsi insieme all’arcivescovo Miniero

03 Dic 2025

Domenica 30 novembre in occasione della Giornata dell’Adesione dell’Unitalsi, la sottosezione di Taranto si è riunita nella parrocchia Cuore Immacolato di Maria – il cui parroco don Giovanni Chiloiro ne è l’assistente spirituale – per rinnovare il proprio ‘Sì’ all’associazione.
La celebrazione eucaristica delle ore 18.30 è stata presieduta dall’arcivescovo, mons. Ciro Miniero, che è stato salutato e ringraziato per la sua presenza e per la vicinanza mostrata, dal presidente dell’Unitalsi diocesana Gianfranco De Giorgio.

L’Unitalsi, che opera dal 1903 sul territorio nazionale e dal 1968 su quello della diocesi di Taranto, la prima domenica d’avvento celebra la giornata dell’adesione all’associazione, un momento in cui soci e volontari confermano il proprio cammino condiviso, rinnovano la disponibilità al servizio e il proprio impegno ad accompagnare le persone in difficoltà e con disabilità verso Lourdes, uno dei luoghi di culto mariano più importanti al mondo. A Lourdes, come nelle altre mete, l’associazione continua a riaffermare la propria missione: offrire sostegno, vicinanza e un accompagnamento attento a quanti desiderano vivere l’esperienza del pellegrinaggio e della fede mantenendo sempre al centro la persona, la sua dignità e le sue necessità.
La sottosezione di Taranto vanta circa 300 associati tra distribuiti tra i vari gruppi di Crispiano, Grottaglie, Martina Franca, Pulsano, San Giorgio jonico, Statte, Talsano e Taranto.

 

Disabilità

Francesca Di Maolo (Serafico): “Dal welfare ai diritti reali: è questa la vera rivoluzione”

ph Un-Sir
03 Dic 2025

Il 3 dicembre si è celebrata la Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità: un’occasione per riflettere a 360 gradi sul cammino dell’inclusione e sulle sfide ancora aperte.
Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi che accoglie persone con gravi e gravissime disabilità, sottolinea come questa ricorrenza debba diventare un momento di verità e confronto, capace di incidere realmente sul cambiamento culturale rendendo i diritti di queste persone una realtà.

Francesca Di Maolo – ph Ansa-Sir

Presidente Di Maolo, qual è, secondo lei, il significato più profondo della Giornata appena celebrata e cosa rappresenta oggi per le persone con disabilità e per la società italiana?
Il 3 dicembre è un giorno di verità: un tempo in cui la società sceglie di guardarsi dentro, fare sintesi del percorso compiuto e ricalibrare la rotta. È un passaggio necessario per correggere ciò che non funziona e riaccendere lo sguardo verso gli obiettivi ancora da raggiungere. Così la ricorrenza smette di essere solo una giornata di sensibilizzazione e diventa occasione di confronto e ascolto collettivo.

Quali sono le barriere più difficili da abbattere in Italia: quelle fisiche, burocratiche o culturali?
Le barriere fisiche sono le più semplici da rimuovere, ma il vero salto di qualità sta nel formare le nuove generazioni alla progettazione universale: pensare ogni spazio come adatto a tutti. Le barriere burocratiche restano le più pesanti: procedure lente, enti che non dialogano, valutazioni che misurano solo il deficit. Le più difficili da abbattere, però, sono le barriere culturali: la società fatica ancora a riconoscere che la fragilità è parte della vita e che il limite non definisce la persona.
È questo sguardo che genera pietismo, medicalizzazione e isolamento.

La riforma della disabilità 2024 segna il passaggio da un modello assistenzialista a uno basato sui diritti umani. Quali sono, secondo lei, le maggiori sfide?
La riforma segna un cambio di paradigma: dalla protezione e dal welfare gestito “per” la persona al riconoscimento della persona come soggetto di diritti, titolare del suo percorso di vita con libertà, dignità, autonomia. Ma realizzare questo cambio richiede di affrontare sfide organizzative, culturali, di risorse e di equità territoriale.

ph istituto Serafico-Sir

Il progetto di vita è una delle novità più rilevanti della riforma. In base alla sua esperienza al Serafico, come può trasformare la quotidianità delle persone con disabilità e delle loro famiglie?
Il progetto di vita supera la frammentazione degli interventi e dei servizi e guarda alla vita adulta e al futuro possibile della persona. Costruire un progetto di vita significa conoscere la sua storia, i suoi bisogni, desideri, priorità e capacità, ma anche ciò che può imparare e la motiva, per accompagnarla a vivere una vita piena.

Al Serafico il progetto di vita è diventato la bussola del nostro lavoro: i ragazzi non sono più spettatori, ma registi del proprio cammino insieme a che li accompagna.

Quanto potrà incidere l’istituzione del Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità?
Il Garante può diventare un punto di riferimento nella difesa dei diritti, capace di fare pressione, creare cultura e correggere disuguaglianze. Non è una bacchetta magica, ma uno strumento che deve essere messo nelle condizioni di contare davvero.

Guardando al 2026, quando la riforma sarà implementata a livello nazionale, quali condizioni sono indispensabili perché funzioni?
Non si tratta semplicemente di aggiornare norme o procedure, ma di trasformare un sistema frammentato, assistenzialista e profondamente diseguale. Servirà una regia nazionale forte, capace di garantire uniformità ed evitare che i diritti continuino a dipendere dal luogo in cui si è nati. Ma le leggi da sole non bastano: occorrono persone formate e professionisti capaci di abbandonare il “si è sempre fatto così”. Da questo cambio di mentalità dipenderà il successo reale della riforma.

ph istituto Serafico-Sir

Qual è la sua visione di una società pienamente inclusiva e quali passi concreti dobbiamo ancora compiere?
Una società è davvero inclusiva quando riconosce il valore di ogni persona indipendentemente dalle sue condizioni. La partecipazione di tutti alla vita economica, sociale e civile del Paese non si realizza solo attraverso leggi e riforme. Le politiche governative non bastano, e a ciascuno di noi è richiesto di dimostrare nei fatti il valore della vita.

L’inclusione è una tessitura complessa che richiede di riannodare fili disgiunti, attraverso una ricucitura paziente di movimenti orizzontali e verticali.

Presidente, che messaggio vorrebbe lasciare alle famiglie e alle persone con disabilità in occasione di questa Giornata mondiale?
Vorrei dire loro una cosa semplice: non siete soli. La vostra determinazione, la vostra straordinaria capacità di amare, ma soprattutto la forza dei vostri figli – la loro autenticità senza filtri e il loro modo unico di stare nel mondo – sono oggi una delle vie più sicure per ricostruire un’umanità che si è smarrita.

Cei

Giornalismo e verità: la sfida delle fake news nell’era digitale

In un mondo dove le notizie false si diffondono più rapidamente di quelle vere, solo un giornalismo etico, verificato e radicato nelle comunità può garantire un’informazione autentica e responsabile

03 Dic 2025

di Chiara Genisio

Nell’era dell’informazione immediata, la velocità della comunicazione digitale rischia di travolgere la verità. Ma c’è un giornalismo che resiste: quello fondato sulla verifica, sulla responsabilità e sul servizio alla comunità.

La minaccia della disinformazione digitale

Nell’era dell’informazione immediata, le notizie false corrono più veloci di quelle vere. La disinformazione digitale è una minaccia alla fiducia dei cittadini e alla qualità del dibattito pubblico. Viviamo in un tempo in cui chiunque può pubblicare, commentare e condividere. Ma la democratizzazione dell’informazione ha portato con sé anche un effetto collaterale: la diffusione massiccia delle fake news, notizie false o manipolate che si propagano online con una rapidità impressionante.

Un fenomeno globale che preoccupa

Secondo una ricerca di Ipsos per l’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura – sito ufficiale), l’85% delle persone nel mondo si dice preoccupato per l’influenza della disinformazione sugli altri cittadini, mentre l’87% la considera una minaccia per la vita politica del proprio Paese.

Italia: una fiducia fragile e una cultura della verifica debole

Anche l’Italia non è immune. Secondo studi recenti, otto italiani su dieci faticano a riconoscere una notizia falsa. Il 66% dichiara di incontrare regolarmente fake news online, ma solo poco più della metà — il 54% — si ritiene capace di distinguerle da notizie vere. È un dato che conferma quanto sia ancora fragile la cultura della verifica nel nostro Paese, dove la velocità della condivisione spesso supera la capacità di analisi critica.

Dalle mezze verità alle manipolazioni

Uno studio europeo sulla disinformazione in Italia ha inoltre evidenziato come molte narrazioni false nascano da fatti reali, poi travisati o reinterpretati per generare consenso, alimentare polemiche o manipolare l’opinione pubblica. Il dilagare della disinformazione mette a rischio un elemento fondamentale per ogni società democratica: la fiducia.

Quando la fiducia vacilla, si indebolisce la democrazia

Quando i cittadini non riescono più a distinguere tra vero e falso, tra informazione e manipolazione, si indebolisce anche la partecipazione civile e la credibilità delle istituzioni.

Il giornalismo locale come antidoto alle fake news

In questo scenario, i giornali diocesani e la stampa locale rappresentano uno dei più efficaci antidoti alle fake news. Radicati nei territori, vicini alle persone e ai contesti reali, offrono un’informazione verificata, responsabile e trasparente, capace di dare voce a chi non ce l’ha e di raccontare i fatti con equilibrio.

La forza della credibilità costruita nel tempo

La loro forza sta nella credibilità costruita nel tempo e nella relazione diretta con le comunità: un legame che consente di distinguere la realtà dall’apparenza e di restituire un racconto autentico del Paese. Mentre la rete amplifica l’eco delle notizie false, i giornali diocesani continuano a rappresentare un presidio di verità e di fiducia, strumenti di educazione civica e alfabetizzazione informativa.

Persone, non algoritmi: il cuore del giornalismo

Che i giornali restino su carta o diventino solo digitali, ciò che davvero conta è che dietro ci sia una redazione vera, fatta di persone, di giornalisti, di professionisti che verificano, selezionano e danno senso alle notizie. Un giornale, in qualunque formato, deve restare uno spazio libero dalla manipolazione, dove l’informazione non venga piegata da interessi o algoritmi.

Quando decide l’algoritmo, si perde la verità

Perché il rischio oggi è che sia un algoritmo a decidere cosa dobbiamo leggere, privilegiando ciò che genera più clic, non ciò che serve a comprendere la realtà. Solo una redazione indipendente, radicata nel territorio e guidata da criteri etici, può garantire un’informazione affidabile e umana, capace di costruire consapevolezza e non solo consumo.

Educare all’informazione: una sfida culturale

Contrastare le fake news non significa solo «smentire bufale»: significa educare all’informazione, formare cittadini capaci di verificare le fonti, riconoscere i linguaggi manipolativi e comprendere come funzionano i meccanismi di diffusione online. Scuole, università, giornali e comunità locali hanno un ruolo decisivo in questa sfida culturale.

Il giornalismo di prossimità come risposta alla manipolazione

Le testate diocesane, da sempre legate ai territori, possono contribuire promuovendo un giornalismo di prossimità: attento, verificato, pacato nei toni, lontano dalla logica del clic e vicino alle persone.

La verità come artigianato del pensiero

In un’epoca dominata dagli algoritmi, la verità resta un lavoro artigianale: fatto di tempo, pazienza e rispetto per il lettore. Ed è proprio qui che il giornalismo locale, diocesano, continua ad avere la sua missione più grande.

Diocesi

‘Lux Vera – Serate d’Avvento’ in Cattedrale

foto G. Leva
03 Dic 2025

S’intitola ‘Lux Vera – Serate d’Avvento’ il programma di iniziative a cura della basilica cattedrale di San Cataldo che si terranno nelle serate di venerdì dei giorni 5, 12 e 19 dicembre. Si tratta di un itinerario guidato nella basilica intitolata al nostro Patrono con percorso specifico sul Natale, con videomapping, accesso al coro ligneo con il racconto delle tele dell’Adorazione dei Magi e del riposo in Egitto, mostra delle sculture di Gesù Bambino allestita nella ‘Stanza del Tesoro’. La serata si concluderà in terrazza con la degustazione di cioccolata calda.

Ticket, 7 euro (gratis per bambini). Per prenotazioni: https://pupx.it/e0d6f4e

Informazioni: info@symbolumets.com

 

Diocesi

L’Immacolata a Taranto: le celebrazioni conclusive

ph G. Leva
03 Dic 2025

di Angelo Diofano

Entrano nel vivo a Taranto i festeggiamenti in onore di Maria Santissima Immacolata, patrona della città assieme a San Cataldo, a cura del Capitolo metropolitano, della confraternita Maria SS.ma Immacolata e della parrocchia basilica cattedrale di San Cataldo.

La giornata della vigilia, domenica 7, sarà annunciata, come tradizione, dal giro all’alba delle bande musicali cittadine, come da convenzione con l’amministrazione comunale. Alle ore 11 dal santuario Madonna della Salute partirà la processione con il venerato simulacro verso la basilica cattedrale, dove alle ore 11.30 sarà celebrata la santa messa.

Alle ore 16.30, in Cattedrale l’arcidiacono mons. Emanuele Tagliente e il Capitolo metropolitano presiederanno i primi vespri; seguirà alle ore 17 la solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo mons. Ciro Miniero nella quale consegnerà personalmente nelle mani dei parroci un cero perché arda ai piedi delle effigi mariane delle rispettive comunità, come segno di unità della città attorno alla sua patrona. Oltre ai parroci, l’arcivescovo ha invitato alla celebrazione i consigli pastorali, i responsabili e membri delle associazioni laicali delle comunità parrocchiali.

Lunedì 8, solennità di Maria SS. Immacolata, santa messa in cattedrale alle ore 9.30; al termine, processione con tutte le confraternite con il seguente itinerario: piazza Duomo, via Duomo, piazza Fontana, via Garibaldi, via Sant’Egidio, via di Mezzo, pendio La Riccia, piazza Castello, via Duomo e rientro in cattedrale; alle ore 18, santa messa.

Infine giovedì 11, alle ore 18 ci sarà la traslazione del simulacro dalla cattedrale al santuario della Madonna della Salute dove alle ore 18.30 sarà celebrata la santa messa.

Fino a giorno 8 sarà visitabile all’interno del santuario la mostra fotografica ‘La confraternita dell’Immacolata nel santuario della Madonna della Salute in Taranto’, a cura della medesima confraternita.

Diocesi

San Giorgio Jonico festeggia l’Immacolata

foto ND
03 Dic 2025

di Angelo Diofano

“Come Gesù ha detto ‘sì’, così Maria ha detto ‘sì’, ha creduto alla parola del Signore. E tutta la sua vita è stata un pellegrinaggio di speranza insieme al Figlio di Dio e suo, un pellegrinaggio che, attraverso la Croce e la Resurrezione, l’ha fatta giungere in patria,nell’abbraccio di Dio. Per questo, mentre siamo in cammino, come singoli, come famiglia, in comunità, specialmente quando vengono le nubi e la strada si fa incerta e difficile, alziamo lo sguardo, guardiamo a Lei, la nostra Madre, e ritroveremo la speranza che non delude”: con queste parole di papa Leone XIV, il parroco dell’Immacolata di San Giorgio jonico, don Giuseppe D’Alessandro, annuncia i festeggiamenti in onore della titolare che prevedono, per la novena sante messe nei giorni feriali alle ore 9.30 e alle ore 18 e in quelli festivi alle ore 8 – 10 – 11.30 – 18. La novena durante la santa messa vespertina sarà predicata da don Giovanni Bicchierri.

Mercoledì 3, giornata dell’ammalato, durante la santa messa delle ore 18 sarà amministrato il sacramento dell’Unzione degli infermi.

Giovedì 4, santa messa alle ore 18 presieduta da don Giancarlo Ruggieri e al termine momento di fraternità con vino e caldarroste.

Venerdì 5, alle ore 19 (dopo la santa messa) incontro con la dott.ssa Mariella Bruno (psicologa e psicoterapeuta) su ‘Il seme custodito, come custodirsi attraverso l’ascolto empatico’.

Sabato 6, alle ore 16, momento mariano con i bambini e i ragazzi del catechismo e dell’Acr; a seguire, giochi e merenda sul sagrato con gli amici dell’oratorio Anspi.

Domenica 7, alle ore 19, concerto di Natale con il ‘Falanto Chorus’ diretto dal m° Nicola Luzzi.

Lunedì 8, solennità dell’Immacolata, al termine della santa messa delle ore 10, processione per via Immacolata, via Zingaropoli, via Galetta, via C. Battisti, largo Osanna, piazza Tespi, via Fiore, via Cadorna, via Vittorio Emanuele, corso Umberto, piazza San Giorgio, via 11 Febbraio, piazza Santa Maria del Popolo, via Pio XI, piazza Biasco, via Immacolata e rientro in chiesa.
Per l’occasione non sarà celebrata la santa messa delle ore 11,30.

Presterà servizio il gran complesso bandistico ‘Città di Pulsano’ diretto dal m° Francesco Bolognino.
Le luminarie saranno curate dalla ditta Ciaccia di Cisternino.

Ordinazione sacerdotale

Verso il sacerdozio: la storia di don Antonio Acclavio

Un cammino di ritorni, attese e germogli

ph G. Leva
03 Dic 2025

di Angelo Diofano

Sabato 6 dicembre, nella concattedrale Gran Madre di Dio, alle ore 17, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ordinerà sacerdote il diacono don Antonio Acclavio, 40 anni, attualmente impegnato nel suo ministero diaconale nella parrocchia di origine, Maria SS.ma del Rosario in Talsano, guidata con premura e discernimento da don Armando Imperato.
«Ripensando alla mia vocazione – racconta don Antonio –, mi torna in mente la parabola del seminatore (Mt 13,1-9): quel seme caduto sulla terra buona, dopo tante vicissitudini, alla fine germoglia e porta frutto. La mia chiamata è stata così: un seme piantato da Dio molto tempo fa, che ha iniziato davvero a spuntare solo in età adulta».
Una maturazione lenta, fedele, spesso silenziosa.

La storia vocazionale di don Antonio affonda le radici alla fine degli anni ’90, quando, da ministrante nella parrocchia del Rosario, allora guidata da don Vittorio Emanuele Marilli, muoveva i primi passi nella fede. Come capita a tanti giovani, l’entusiasmo iniziale si affievolì dopo la cresima, fino all’allontanamento.
Poi la vita: il lavoro, la ristorazione, gli anni dietro ai banconi di diversi bar. E proprio lì, in un bar di Taranto2, accadde ciò che lui chiama “una carezza inattesa di Dio”: nel 2010 una cliente, oggi amica fraterna, Lorenziana, lo invitò a frequentare la chiesa dello Spirito Santo, guidata da don Martino Mastrovito. Dice: «Partecipare alla messa e agli incontri di Azione Cattolica fu come rientrare in casa dopo essere stato via troppo a lungo».

Nel frattempo, la chiamata cresceva. Un sussurro che diventava voce, poi voce che diventava direzione. «Accadde mentre lavoravo al bar L’Orchidea — ricorda —: decidere non fu semplice: rinunciavo a uno stipendio sicuro, a soddisfazioni professionali. Mi hanno dato pace i colloqui con don Danilo Minosa, don Giovanni Chiloiro e don Davide Errico. La loro guida ha aperto spiragli in cui finalmente entrava luce».

Un sostegno prezioso arrivò anche dalla sua famiglia: «Le mie sorelle, mio fratello e soprattutto mia madre hanno accolto con gioia la mia scelta, accompagnandomi fino alla sua scomparsa, tre anni fa. Mio padre era già volato al cielo dieci anni prima».

L’ingresso in seminario segna la svolta interiore.
«Entrare in seminario è stato come rimettere ordine dentro casa dopo anni di stanze lasciate in penombra: un luogo che mi ha accolto senza filtri, dove ferite e domande non erano scartate ma ascoltate. Lì ho riscoperto me stesso, imparando che Dio non cancella le storie, le ricompone».

Nel 2019, dopo l’anno propedeutico, l’ingresso nel Pontificio seminario regionale pugliese ‘Pio XI’ di Molfetta. Anni intensi, profondi, a tratti faticosi: «Ci sono state prove e momenti bui — confida — superati grazie alla preghiera, ai miei compagni di cammino, al mio padre spirituale don Alessandro Rocchetti e alla guida sapiente del rettore don Gianni Caliandro e dell’intera équipe formativa».

Poi il 4 gennaio di quest’anno l’ordinazione diaconale e un anno vissuto nella sua comunità come un dono inatteso. «È stato un anno traboccante della grazia di Dio. Ho vissuto la gioia dell’evangelizzazione, le benedizioni nelle case, gli incontri con i giovani e con le famiglie. Restare nella mia parrocchia anche da diacono è stata una fiducia immensa: il Signore mi ha permesso di servire i volti che mi hanno visto crescere e che hanno custodito la mia storia quando io stesso facevo fatica a capirla. Da settembre, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero mi ha affidato una collaborazione accanto a don Francesco Maranò per il coordinamento logistico del Seminario Arcivescovile e della Casa del Clero: un servizio che profuma di responsabilità e di fiducia, e che cerco di vivere con tutta la serietà del cuore».

E ora l’ordinazione sacerdotale arriva nel cuore dell’Avvento: un dettaglio che per lui non è secondario. «È come vivere una seconda attesa — dice —. L’Avvento è il tempo in cui Dio aiuta il mondo a respirare speranza. Ordinarmi in questo tempo significa riconoscere che il mio ministero nasce dentro una promessa: quella di un Dio che viene sempre, anche quando tutto sembra fermo».

Conclude don Antonio: «Oggi quel seme, che la mano di Dio ha custodito nelle stagioni della mia vita, cresce e si fa albero: desidero che la mia vita sacerdotale sia rifugio e respiro, offrendo ombra, ristoro e ascolto a chiunque il Signore affiderà ai miei passi».