Sovvenire

Nelle nostre vite, ogni giorno: i volti della ‘Chiesa in uscita’

La nuova campagna della Cei racconta la presenza quotidiana di una Chiesa che accompagna, sostiene e condivide la vita delle persone

21 Nov 2025

Che importanza dai a chi fa sentire gli anziani meno soli? A chi aiuta i ragazzi a prepararsi al futuro?A chi ti aiuta a pregare? Sono alcune delle domande al centro della nuova campagna istituzionale della Conferenza episcopale italiana: un racconto corale che mostra come la Chiesa abiti le storie di ogni giorno, con gesti di vicinanza, mani che si tendono, parole che consolano, segni che trasformano la fatica in speranza.

La campagna, dal claim incisivo Chiesa cattolica. Nelle nostre vite, ogni giornointende mostrare i mille volti della ‘Chiesa in uscita’, una comunità che si fa prossima ai più fragili e accompagna famiglie, giovani e anziani con azioni concrete. Dai percorsi formativi rivolti ai ragazzi,  per imparare a usare intelligenza artificiale e nuove tecnologie,  alle attività ricreative per gli anziani che spesso devono affrontare una vita in solitudine, dal sostegno alle persone lasciate sole, restituendo loro dignità e speranza, ai cammini di fede per aiutare ogni individuo a incontrare Dio nella vita quotidiana.

Nell’Italia di oggi, senza la presenza viva della Chiesa, con la sua rete di solidarietà, – spiega il responsabile del Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni  grazie all’impegno instancabile di migliaia di sacerdoti e volontari, mancherebbe un punto di riferimento essenziale. Attraverso questa campagna desideriamo rendere visibile quanto questa presenza sia concreta e incisiva nella quotidianità di tante persone”.

Ideata e prodotta da Casta Diva Group la campagna della Cei è on air dal 30 novembre fino al 31 dicembre 2025. Gli spot, da 15” e da 30”, raccontano una Chiesa vicina, ogni giorno,attraverso cinque esempi concreti: l’attenzione agli anziani, che diventa cura  per chi affronta la solitudine; l’impegno verso le nuove generazioni, che si traduce in percorsi formativi per l’utilizzo delle nuove tecnologie; il dono delle seconde possibilità, che si concretizza in una mano tesa a chi si sente escluso o emarginato; la forza della preghiera, che illumina il cammino di chi è in ricerca; la salvaguardia del creato, che passa anche dall’esplorazione scientifica per scoprire la bellezza nascosta nel mondo. Un invito a riconoscere nella vita di tutti i giorni il volto di una Chiesa che c’è, serve e ascolta, testimoniando la concretezza del Vangelo vissuto.

Non solo tv, ma anche radio, digital e carta stampata, con uscite pianificate su testate cattoliche e generaliste, pensate per invitare a riflettere sui valori dell’ascolto, della vicinanza e della fraternità. Perché “la Chiesa cattolica è casa, è famiglia, è comunità di fede. Per te, con te”.

 

Per maggiori informazioni:

Diocesi

‘Here We Go’ per il nuovo complesso parrocchiale e oratoriale della San Giuseppe Moscati

21 Nov 2025

di Angelo Diofano
Torna ‘Here We Go’, il progetto promosso dalla cooperativa sociale 10 maggio, giunto alla sua seconda edizione. Nato per sostenere la costruzione del nuovo complesso parrocchiale e oratoriale di San Giuseppe Moscati nel quartiere Paolo VI, il percorso unisce sport, solidarietà e impegno comunitario, coinvolgendo cittadini, imprese, associazioni e istituzioni.
Accanto alla 10 maggio operano la cooperativa sociale onlus P.G. Melanie Klein e la Fondazione Taranto 25, che ne rafforzano l’impatto sociale e organizzativo. Al centro dell’iniziativa c’è lo sport, inteso come strumento educativo e aggregativo, capace di trasmettere valori quali rispetto, gioco di squadra, solidarietà e disciplina. Il centro oratoriale, guidato dal parroco don Marco Crispino, diventerà un punto di riferimento per il quartiere, offrendo ai giovani un luogo sicuro, formativo e ricco di opportunità.
Fondamentale per la riuscita del progetto è il coinvolgimento diretto della comunità e delle imprese: non sono infatti sufficienti i contributi economici, ma è necessario anche un supporto concreto durante le fasi organizzative e gli eventi, valorizzando il personale aziendale come risorsa umana e relazionale. Le donazioni da parte di aziende e privati potranno essere effettuate tramite l’iban ufficiale dell’iniziativa , con ricevuta fiscalmente valida secondo il Codice del Terzo settore.
Il progetto guarda al quartiere Paolo VI come a un territorio che merita attenzione e valorizzazione: una comunità che, attraverso la nascita del centro oratoriale, può ritrovare speranza, bellezza e nuove possibilità di crescita. Il sindaco, il presidente della Provincia, il presidente della Regione, la Curia arcivescovile e l’arcivescovo mons. Ciro Miniero hanno riconosciuto il valore educativo e sociale dell’iniziativa, concedendo il patrocinio morale e partecipando alla sua pianificazione.
La conferenza stampa di lancio, svoltasi mercoledì 19 novembre a palazzo di città, ha presentato obiettivi, finalità e partner del progetto, dando avvio alla campagna di raccolta fondi e segnando il primo momento pubblico di condivisione del percorso che accompagnerà la comunità nei prossimi mesi.
Il cuore dell’iniziativa sarà la Giornata oratoriale, in programma domenica 18 gennaio 2026 alla rotonda del lungomare, che per un giorno si trasformerà in un oratorio a cielo aperto con giochi, sport, musica, laboratori, animazione, testimonianze e momenti di preghiera. Un grande evento pensato per mostrare alla città il sogno del nuovo centro oratoriale, che potrà nascere solo grazie al sostegno di tutti.
“Here We Go” non è semplicemente una raccolta fondi, ma un percorso condiviso che unisce sport, educazione, fede e responsabilità sociale. Un progetto che guarda al futuro mettendo al centro i giovani e il loro diritto a crescere in una comunità forte, unita e inclusiva. Un invito, dunque, a camminare insieme per costruire un luogo capace di diventare casa, speranza e opportunità per tutta la città.

Sport

Sinner-Alcaraz, con i due fuoriclasse della racchetta non ci si annoia

21 Nov 2025

di Paolo Arrivo

La vittoria della solidità sulla fantasia. Quella di un essere umano che, rimanendo tale, non sbaglia quasi un colpo. Chiamatela come vi pare: la partita che ha contrapposto Jannik Sinner a Carlos Alcaraz, la finale delle Atp Finals di Torino, è stata l’ennesima perla che questi due fuoriclasse ci hanno fatto in dono. L’ultimo atto di una stagione che per entrambi è stata straordinaria. Anche Carlos, infatti, ha potuto festeggiare. Forse se Jannik non avesse perso tre mesi di gare, a causa della vicenda Clostebol, sarebbe rimasto stabilmente il numero uno nella classifica del ranking. Ma poco importa. Contano i successi, i trionfi che l’altoatesino ha collezionato anche nel 2025. Soprattutto, più della conquista delle Atp Finals (e degli oltre cinque milioni di dollari che ha intascato), conta il successo sul suo grande rivale, che resta avanti nel confronto diretto (10-6).

Sinner–Alcaraz, il testa a testa nel 2025

I due si erano incontrati quest’anno altre tre volte. Tre finali: Roland Garros, Wimbledon, US Open. La prima è stata vinta da Alcaraz. Una partita epica, durata cinque ore e mezza, la finale più lunga nella storia del torneo: lo spagnolo l’ha vinta in rimonta dopo aver perso i primi due set, e dopo aver salvato, nel quarto, 3 match point. Quel ricordo ci fa sostenere che il Grande Slam è un mondo a parte rispetto agli altri tornei. Perché giocato al meglio dei 5 set: cambia la fisiologia della partita, cambiano le dinamiche tattiche. E la tenuta mentale diventa l’elemento spartiacque all’interno dell’incontro. L’altra grande finale che ricordiamo è Wimbledon. Stavolta a spuntarla è stato Sinner, capace di vincere in quattro set dopo aver perso il primo. Ovvero di aggiudicarsi per la prima volta il titolo di Wimbledon interrompendo l’imbattibilità di Alcaraz nelle finali Slam. Carlos si è poi preso la rivincita agli US Open cedendo al suo avversario solamente il secondo set, e riprendendosi con quel successo la posizione numero 1. Allora Jannik mancò di quella continuità che è da sempre la sua prerogativa.

Presente e futuro

Per quanto abbiamo visto e goduto sinora è facile immaginare che la sfida si rinnoverà l’anno prossimo. E chissà per quante altre stagioni ancora. Prima che i due saranno inesorabilmente sconfitti dall’avversario più temibile. Lo stesso che ha già sconfitto Rafa Nadal e, non ancora del tutto, Novak Djokovic. Parliamo del tempo. Del declino della forza fisica, che è l’elemento preponderante nel tennis moderno. Sinner e Alcaraz non sono solo quello. Loro, che per fortuna non sono infallibili al servizio, ci hanno regalato scambi intensi, decisi dai migliori colpi in uso dal repertorio. I due si stimano e si studiano. Ciascuno impara dall’altro per superare i propri limiti, e per offrire il miglior tennis al pubblico. Questi fenomeni continueranno a vivere sotto i riflettori. A monopolizzare la scena, come hanno fatto nei decenni scorsi Nadal e Djokovic. Dietro di loro il vuoto.

Assemblea Cei

Card. Zuppi: “Mai più guerra! Mettere al bando le armi e scegliere la pace”

21 Nov 2025

“Noi, pastori della Chiesa italiana, riuniti nella città di san Francesco, uomo di pace, auspichiamo che all’umanità siano risparmiati ulteriori lutti e tragedie e sia evitata la spaventosa ipotesi di una catastrofe dalle conseguenze incalcolabili”: comincia così l’appello per la pace dei vescovi italiani durante i vespri e la preghiera per la pace presieduti dal card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nella chiesa inferiore della basilica di San Francesco ad Assisi, a conclusione della terza giornata dell’81ª Assemblea generale.
In attesa di papa Leone XIV, che li ha incontrati nella basilica di Santa Maria degli Angeli a conclusione dei lavori, dopo essersi recato in visita privata sulla tomba di San Francesco, nello stesso luogo gli oltre 200 vescovi si rivolgono “a quanti hanno in mano le sorti dei popoli”, sull’esempio del Santo di Assisi.

“Non gli uni contro gli altri, non più, non mai!”: nell’appello risuonano le parole pronunciate sessant’anni fa da San Paolo VI, quando parlando all’Onu ricordava che il fine di questa “nobile istituzione” è quello di agire “contro la guerra e per la pace”.
Perché si concretizzi il sogno della pace, “ieri come oggi, c’è bisogno di una conversione vera”, il richiamo: “È quanto oggi, sulla tomba del Santo, chiediamo umilmente a tutti e in primo luogo a noi stessi, vescovi delle Chiese in Italia”, la preghiera corale: “Con voce accorata, in nome del principe della pace, supplichiamo quanti governano i popoli, perché – messe al bando le armi, a cominciare dalle testate atomiche – impieghino ogni loro sforzo a servizio della pace e i mezzi a loro disposizione per combattere la fame che è nel mondo. Allora, sì, il Dio della pace sarà noi”.

“La Chiesa è una madre e non sarà mai neutrale, perché sceglierà sempre la pace – le parole del card. Zuppi nella sua meditazione -. Non pregherà per la vittoria, ma per la pace, che è l’unica vittoria. Questo grido è quello delle vittime delle guerre del passato che ci consegnano la memoria della loro sofferenza perché non sia più così. Dobbiamo essere doppiamente consapevoli – ha proseguito il cardinale – per il nostro presente e per il nostro passato prossimo. Molti di voi sono figli di questa generazione. Davanti a questi inferni non possiamo dire che non lo sapevamo. Non vogliamo che la pace sia una tregua. Per la pace bisogna combattere la logica della forza con le armi dell’amore, le uniche capaci di sconfiggere il demone e i demoni che si impadroniscono del mondo e dei cuori delle persone”, l’indicazione di rotta. Il cardinale ha poi citato il presidente Mattarella, e le sue parole pronunciate “con severa consapevolezza parlando al popolo tedesco”: “Quanti morti occorreranno ancora, prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati, che se ne faccia uso per l’arbitrio di voler dominare altri popoli?”. “Il cristiano è artigiano di pace – ha spiegato Zuppi – perché pacifico e pacificatore, perché non può dire pazzo a suo fratello, perché ha messo la spada nel fodero, perché vince ogni seme di inimicizia”.

“Non vuole essere maquillage interno, ma sempre per la missione: vogliamo guardare il mondo intorno, le ricerche, i desideri, le gioie e le speranze degli uomini e delle donne”. Così il presidente della Cei ha sintetizzato lo spirito dell’assemblea di Assisi, durante la conferenza stampa con i giornalisti. Al centro dei lavori, il tema della sinodalità e della collegialità, a partire dal Documento di sintesi del Cammino sinodale, approvato il 25 ottobre e sul quale i presuli si sono confrontati in questi giorni per individuarne le “priorità”, da consegnare all’assemblea di maggio per delineare il cammino futuro. “Siamo consapevoli delle difficoltà che viviamo, ma le viviamo con molta collegialità”, il bilancio di Zuppi: “è stato un dibattito ricco, con tante diversità e sfumature, ma con una consapevolezza e determinazione per me consolante. Bisogna trovare come collegialità e sinodalità vanno insieme, ma direi che sono in buona salute tutti e due”. Tra le possibili priorità, il presidente della Cei ha elencato “la chiarezza di metodo, la costruzione della comunità in una Chiesa che cambia e si trasforma, il rapporto col territorio anche in tessuto sociale molto più isolato, dove c’è tanto individualismo, tanta sofferenza e patologie.
Ci preoccupa soprattutto l’autonomia differenziata sul suicidio assistito”, il grido d’allarme in risposta alle domande dei giornalisti sulla morte delle gemelle Kessler . “Il dibattito in corso non è su un diritto, ma sulla depenalizzazione, sono cose molto diverse”, ha precisato riguardo al finora mancato pronunciamento della Corte costituzionale sul suicidio assistito: “L’insistenza sulle cure palliative, che non hanno trovato minimamente attuazione, è una preoccupazione che la Chiesa ha. Le cure palliative devono essere garantite a tutti in modo efficace e uniforme, in tutte le regioni: è un modo concreto per alleviare le sofferenze e assicurare dignità fino alla fine”. No, quindi, “alle polarizzazioni o al gioco al ribasso: non si tratta di accanimento, ma di non smarrire umanità”.

“Se c’è una sofferenza, in particolare sull’omoaffettività, dobbiamo studiare il modo, costituire un gruppo di lavoro per dare linee guida che aiutino a mettere assieme le varie preoccupazioni, spero senza malevolenza – l’annuncio riguardo alla questione delle coppie omosessuali.
I vescovi attendono che l’equilibrio, il dialogo, il rispetto, qualcosa di più del fair play istituzionale siano sempre garantiti, tanto più in un momento come questo”, l’auspicio dopo i recenti attacchi al presidente Mattarella. “Tutti quanti dobbiamo fare un grande sforzo per uscire da qualunque polarizzazione, per dare risposte e certezze, per un dialogo tra le istituzioni che sia all’altezza del momento”, l’appello del presidente della Cei.

Diocesi

La Giornata del ringraziamento in Concattedrale

21 Nov 2025

di Angelo Diofano
La Coldiretti, attraverso il presidente Alfonso Cavallo e il direttore Franco Dell’Acqua, invita a partecipare alla ‘75ª Giornata del Ringraziamento’ che si terrà domenica 23 alle ore 10 in concattedrale “Gran Madre di Dio”.
La santa messa sarà celebrata da mons. Ciro Marcello Alabrese, parroco e direttore diocesano per l’educazione, la scuola, l’Irc e l’università.
Al termine seguirà la tradizionale benedizione dei trattori, accompagnata da un agriaperitivo offerto dalle aziende di Campagna Amica Taranto.
La giornata sarà animata in pieno stile tarantino, con le immancabili pettole calde e l’atmosfera festosa della musica di Natale, per condividere un momento di comunità, tradizione e gratitudine verso la terra.
Un’occasione per stare insieme, riscoprire i sapori autentici e celebrare il lavoro quotidiano delle nostre aziende agricole.

Diocesi

Martina Franca, i frati minori celebrano Cristo Re

21 Nov 2025

di Angelo Diofano

I frati francescani minori della parrocchia di Cristo Re, a Martina Franca, si accinge a celebrare la festa del titolare, domenica 23.

Questo è l’invito a partecipare del parroco padre Paolo Lomartire: “Carissimi, ci prepariamo a vivere uno dei momenti più importanti dell’anno per la nostra comunità: il triduo e la solennità di Cristo Re dell’Universo. Sarà un’occasione preziosa per rinnovare la nostra fede, riscoprire la regalità mite e misericordiosa di Gesù e ritrovarci insieme come famiglia parrocchiale ai piedi del nostro Re e Signore. Facciamo spazio a Cristo Re nei nostri cuori e nelle nostre case: venite e partecipate, il Signore vi attende”.

Il triduo prevede alle ore 18.30 il santo rosario, alle ore 19 la santa messa con la preghiera a Cristo Re

Ieri, giovedì 20, alle ore 20.30, ha avuto luogo l’adorazione eucaristica carismatica.

Domenica 23, alle ore 11 la santa messa solenne sarà presieduta dall’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro; a mezzogiorno, supplica a Cristo Re, con indulgenza plenaria; alle ore 19, santa messa ci mandato alla corale parrocchiale; alle ore 20, sul sagrato, pettolata comunitaria che sarà allietata dalle tradizionali pastorali tarantine eseguite dalla banda musicale “Città di Martina Franca”.

 

Eventi in diocesi

Mondo digitale, rischi e opportunità: se ne parlerà alla Don Bosco

Il primo di quattro incontri avrà luogo nella chiesa salesiana mercoledì 26 novembre alle ore 19.30 e sarà curato dal prof. Ruggiero Doronzo, frate cappuccino, giornalista e docente di comunicazione

20 Nov 2025

Prosegue senza sosta il programma di formazione e aggiornamento della parrocchia San Giovanni Bosco, nel segno della tradizione culturale salesiana. Quattro gli incontri programmati a partire dal 26 novembre, giorno del primo appuntamento riservato ad educatori e giovani sul tema ‘Mondo digitale, rischi e opportunità’.

A relazionare sarà il prof. Ruggiero Doronzo, frate cappuccino, giornalista e docente di comunicazione alla Facoltà teologica pugliese, esperto di nuove tecnologie ed impegnato nel gruppo di ricerca sull’intelligenza artificiale che ha formulato per la Santa sede la carta delle regole sulla corretta interpretazione cristiana degli effetti dell’algoritmo di nuova generazione. Si tratta di un appuntamento di grande interesse, utile a comprendere l’entità di un fenomeno ancora poco chiaro, soprattutto fra i giovani che fanno grande uso dei social-media ma che non conoscono compiutamente i rischi reali e le vere opportunità da cogliere in tali strumenti.

L’appuntamento fissato per mercoledì 26 novembre alle ore 19.30  nella chiesa San Giovanni Bosco, è destinato a fare da richiamo non solo per gli educatori della comunità salesiana e dei giovani che ne fanno parte integrante, ma anche gli studenti delle scuole del territorio e i loro docenti.

A tale incontro, ne seguiranno altri tre: il 22 gennaio la consegna della ‘Strenna salesiana’ a don Guido Errico, sul tema ‘Liberi per servire’, il 9 febbraio l’intervento di don Giuseppe Russo, delegato per la pastorale giovanile sul tema ‘Chi siano noi che agiamo a livello pastorale’, il 13 aprile l’incontro con don Fabio Bellino direttore dell’opera salesiana di Napoli sul tema ‘Educare è promuovere’.

 

Ecclesia

Il Ritiro di Avvento 2025 di Ac e dell’ufficio catechistico

A guidare la meditazione sarà mons. Giovanni Chiloiro, parroco della Cuore Immacolato di Maria di Taranto

20 Nov 2025

di Daniele Panarelli
Si svolgerà domenica 23 novembre, alle ore 16, al seminario arcivescovile di Taranto, il tradizionale Ritiro di Avvento promosso dall’ufficio catechistico e dall’Azione cattolica diocesana.
Il tema scelto per quest’anno: ‘Tempo di Avvento, tempo di speranza, visto dalla parte di Dio’ richiama immediatamente il cuore stesso dell’Avvento, un tempo che non è semplice preparazione al Natale, ma cammino interiore verso una speranza che non delude, perché fondata sulla promessa di Dio.
A guidare la meditazione sarà mons. Giovanni Chiloiro, parroco della Cuore Immacolato di Maria di Taranto, da sempre attento a coniugare la profondità della Parola con le domande dell’uomo contemporaneo.
La sua riflessione inviterà i presenti a guardare l’Avvento non solo come un tempo liturgico ma come un allenamento alla speranza, un esercizio spirituale che nasce dallo sguardo con cui Dio contempla la storia e ciascuno di noi.
In un contesto sociale spesso segnato da incertezze e fatiche, l’iniziativa diocesana vuole essere un invito a ritrovare il respiro dell’attesa cristiana, quella che non lascia spazio al pessimismo ma apre il cuore all’incontro con il Signore che viene. 
Il ritiro offrirà ai partecipanti un’occasione per raccogliersi, lasciare alle spalle la fretta quotidiana e riscoprire, nella fraternità, il valore della meditazione e dell’ascolto.
Vogliamo vivere questo appuntamento come a un momento prezioso per cominciare insieme il cammino di Avvento nella consapevolezza che la speranza cristiana, come ricordava spesso papa Francesco, è un dono che si alimenta nella preghiera e nella vita condivisa.
L’invito è rivolto a tutti: catechisti, membri dell’Azione cattolica, e tutti i fedeli che desiderano vivere un tempo di raccoglimento che prepari il cuore a un Natale autenticamente cristiano. “Il Signore viene e viene sempre per riaccendere la speranza”.

Eventi in diocesi

Gloria, da Vivaldi a Mozart: stasera al SS. Crocifisso di Taranto

20 Nov 2025

Giovedì 20 novembre alle 20.30 nella chiesa SS. Crocifisso di Taranto, in programma ‘Gloria’ di Antonio Vivaldi e Sinfonia n. 29 di Mozart, concerto con il Lucania Apulia Chorus e l’Orchestra della Magna Grecia, con Donatella De Luca (soprano), Vincenzo Franchini (contraltista), Antonio Legrottaglie (direttore) e Alessandro Fortunato (maestro del coro). L’ingresso è libero.

Il concerto è realizzato dall’Orchestra della Magna Grecia con il L.A. Chorus, in collaborazione con il Comune di Taranto e il Mic (Ministero della cultura).

Antonio Vivaldi scrisse almeno tre Gloria, dei quali solo due giungono sino a noi: l’RV 588 e l’RV 589. Quest’ultimo è il più popolare lavoro sacro di Vivaldi.
Composto tra il 1713 e il 1714,
Antonio Vivaldi – come per altri lavori corali – anche per i Gloria scrisse delle introduzioni (ossia mottetti d’introduzione), che venivano eseguiti prima di questi canti sacri.

A proposito della Sinfonia di Mozart, sono diversi gli autori che sottolineano l’importanza di questa sinfonia come punto culminante dell’opera sinfonica giovanile di Mozart. «Una pietra miliare, personale nel tono e ancor di più nella sua combinazione di intima musica da camera con una tempra ardente e impulsiva», così la definì il musicologo Stanley Sadie.

 

Diocesi

Formazione e prossimità: la due-giorni di incontri intervicariali per responsabili di Azione Cattolica

20 Nov 2025

di presidenza diocesana Ac
Lunedì 17 e martedì 18 novembre si sono svolti gli incontri intervicariali dedicati alla formazione, un’iniziativa che ha coinvolto numerosi responsabili associativi, educatori Acr, educatori del settore giovani, animatori del settore adulti e associati provenienti dalle diverse parrocchie della diocesi.
Un percorso semplice nato dal desiderio di rafforzare la qualità del servizio educativo e, al contempo, di rinsaldare le relazioni che sostengono la vita associativa.
Gli incontri hanno permesso ai presenti di vivere uno spazio di ascolto e confronto sulla programmazione delle attività pastorali, consentendo di condividere strumenti, idee ed esperienze maturate nei diversi contesti parrocchiali.
Oltre agli aspetti più tecnici e organizzativi, è emerso con forza il valore umano di ritrovarsi insieme; la possibilità di mettere in comune fatiche e speranze e soprattutto la consapevolezza di camminare verso un unico obiettivo educativo.
La prossimità alle parrocchie non è solo una scelta organizzativa, ma un modo concreto per prendersi cura dei responsabili associativi che quotidianamente, con impegno e dedizione, organizzano la vita associativa nelle loro parrocchie avendo a cuore la crescita umana e spirituale degli associati a loro affidati. L’Azione Cattolica diocesana vuole essere presenza amica e attenta ai bisogni reali delle comunità.
Proprio questa prossimità ha caratterizzato l’intero percorso: momenti semplici, vissuti a misura di persona, nei quali la relazione è stata il primo strumento di formazione.
Un ringraziamento particolare va alle parrocchie di Sant’Antonio di Taranto, San Carlo Borromeo di San Marzano di San Giuseppe, Maria SS. Immacolata di Leporano e San Francesco d’Assisi di Martina Franca che hanno ospitato gli incontri e ai loro parroci sempre disponibili a condividere spazi, tempo e accoglienza. Ognuno di noi si è sentito a casa, come in una unica grande famiglia che continua a crescere insieme.
L’esperienza di questi giorni conferma quanto la formazione non sia soltanto trasmissione di contenuti, ma soprattutto costruzione di una comunità capace di sostenersi vicendevolmente e rinnovarsi. Un cammino che non si conclude qui ma che si pone l’obiettivo di proseguire, passo dopo passo, con fiducia e corresponsabilità, lasciandosi guidare dallo stile evangelico della cura e dell’incontro.

Diocesi

Sant’Antonio: sabato sera momento comunitario sul sagrato della chiesa

ph G. Leva
20 Nov 2025

di Angelo Diofano

Sabato 22 novembre, Santa Cecilia sarà celebrata anche nella chiesa di Sant’Antonio, al Borgo, con la santa messa solenne alle ore 18.30 nei primi vespri della solennità di Cristo Re dell’Universo; a seguire, sul sagrato, momento comunitario con pettole e musiche natalizie.

“La pettolata che si svolgerà sul sagrato della chiesa – spiega il parroco don Ciro Santopietro – avvierà alle festività natalizie, in particolare alla novena dell’Immacolata e a quella del Natale. Il senso è: la fraternità come segno di speranza in un mondo lacerato da lotte e discordie nell’ambito del Giubileo, il cui tema è ‘Pellegrini di Speranza’. Si cammina bene se si cammina insieme, questo è il senso dell’incontro comunitario a base di pettole e musica”.

La festa sarà anche il prologo alla domenica successiva, 23 dicembre, in cui don Ciro Santopietro celebrerà alle ore 18.30 la santa messa in ringraziamento per i 35 anni di sacerdozio, in quanto fu ordinato nel 1990 dall’allora arcivescovo mons. Benigno Luigi Papa.

Catechesi

Convegno catechistico diocesano sui nuovi linguaggi della catechesi

ph G. Leva
20 Nov 2025

di Paolo Simonetti

In Concattedrale, i catechisti, accompagnati anche da alcuni parroci, hanno gustato la gioia dell’incontro e si sono messi in ascolto della Parola di Dio. Il direttore dell’Ufficio, don Simone Andrea De Benedittis, ha introdotto i lavori ricordando che “siamo capaci di annunziare il Signore e di farlo nel modo più idoneo solamente se lo abbiamo esistenzialmente incontrato, se abbiamo concesso a Lui di irradiare ogni anfratto della nostra vita, anche i più lugubri e per noi stessi indegni e spaventosi. È Lui, infatti, che ci dona quella libertà, che ci permette di evitare fissismi e rigorismi infruttuosi, per aprirci alla novità del Suo messaggio di risurrezione”.

Illustrando poi il tema scelto per la serata ‘Nuovi linguaggi della catechesi’; ha richiamato l’insegnamento dello psicologo e pedagogista sovietico Lev S. Vygotskij: «Il senso di una parola, [a differenza del suo significato], è un fenomeno mobile, che in una certa misura cambia costantemente secondo le varie coscienze e, per una stessa coscienza, secondo le circostanze. A questo riguardo il senso della parola è inesauribile» (Pensiero e Linguaggio, c. VII).

Relatore della serata è stato il prof. Fabio Mancini che da anni collabora con la Consulta dell’Ufficio catechistico nazionale in capo alla Cei e svolge il suo impegno alla Lumsa e al liceo Battaglini di Taranto. Nella sua vasta produzione a carattere scientifico si ricorda il testo dello scorso anno realizzato insieme a don Francesco Vanotti e al prof. Fabrizio Carletti, ‘Perché questa notte è diversa da tutte le altre? Per un annuncio narrativo nella vita cristiana’, edito da Elledici. Con la chiarezza e la profondità che lo contraddistinguono, il professor Mancini ha subito spiegato che la finalità del convegno è scoprire il senso dell’inculturazione della fede: fare in modo, cioè, che i contenuti di fede vengano comunicati attraverso i linguaggi di sempre e del nostro tempo, della nostra cultura per coniugare la bellezza del Vangelo con la storia, i contenuti di fede con la vita affinché la catechesi sia un’esperienza di vita. Nella Evangelii Gaudium (2013) – ha proseguito – papa Francesco rende ancora più chiaro ed evidente il carattere che deve avere il linguaggio nella comunicazione della fede: «Allo stesso tempo, gli enormi e rapidi cambiamenti culturali richiedono che prestiamo una costante attenzione per cercare di esprimere le verità di sempre in un linguaggio che consenta di riconoscere dimensioni: le «verità di sempre» e un «linguaggio sempre nuovo», la fede e la sua espressione comunicativa per l’uomo. La catechesi, oggi, ha proprio questa grande sfida culturale, pedagogica, potremmo dire teologica: trasmettere e annunciare non solo il «che cosa», ma porre l’attenzione sul «come», mantenendo distinti e complementari i due piani della riflessione. In questo senso il linguaggio aiuta ad accedere meglio alla comprensione della fede, non sostituisce il contenuto ma lo aiuta a svelare, a rivelare.

Il linguaggio per comunicare in modo autentico la fede deve partire dal bisogno dell’altro, dalla sua richiesta di senso. Un linguaggio che non sia ‘a misura’ di persona: bambino, adolescente, adulto, anziano non è un linguaggio che permette un annuncio autentico, che non consente all’altro di essere interpellato dalla Parola di Dio nella sua vita.

Tra i possibili linguaggi nella comunicazione della fede, il prof. Mancini ha ricordato quello della narrazione, dell’arte, del cinema, della musica, della letteratura e pietà popolare.

In merito alla narrazione, lo stesso Direttorio (2020) fa espressamente riferimento al linguaggio narrativo e autobiografico che diventa la condizione affinché la catechesi operi un’autentica acculturazione e inculturazione della fede nel tentativo di tracciare un diverso approccio alla formazione catechistica. Le parole di papa Francesco nel Messaggio per la 54ª Giornata mondiale delle comunicazioni, n.5. ricordano che: «In ogni grande racconto entra in gioco il nostro racconto. Mentre leggiamo la Scrittura, le storie dei santi, e anche quei testi che hanno saputo leggere l’anima dell’uomo e portarne alla luce la bellezza, lo Spirito Santo è libero di scrivere nel nostro cuore, rinnovando in noi la memoria di quello che siamo agli occhi di Dio».

Il prof. Fabio Mancini ha concluso il suo intervento con il monito che papa Francesco espresse nel Discorso al Convegno internazionale dei catechisti (10 settembre 2022):  “Non ci dimentichiamo di “non fare catechismo”, ma di essere catechisti, di non “fare lezione di catechesi”, perché «La catechesi non può essere come un’ora di scuola, ma è un’esperienza viva della fede che ognuno di noi sente il desiderio di trasmettere alle nuove generazioni»”.

Subito dopo, i partecipanti hanno condiviso alcune riflessioni riunendosi in piccoli gruppi e animando un vivace dibattito conclusivo. Gli spunti sono stati forniti dallo stesso prof.  Mancini: Quali “sfide” comunicative ritieni più urgenti per annunciare la fede oggi? Nella tua esperienza di catechista hai usato qualche linguaggio diverso e alternativo? Se sì, quali sono stati i vantaggi e le criticità? Se la sfida dell’annuncio è coniugare i contenuti di fede alla vita, il Vangelo alla storia, quali linguaggi pensi potrai utilizzare per pianificare le attività di catechesi?

Il lavoro svolto durante il convegno non resta un momento isolato ma si completa e si amplia con gli incontri nelle vicarie e con il triennio di formazione di base che si svolge in seminario il lunedì.

Per ulteriori notizie si può consultare la pagina del sito www.catechesi.diocesi.taranto.it