Emergenze sociali

Trasformare il dolore in amore: Rosella, Ciro e l’associazione ‘Andrea Di Terlizzi – Non arrenderti mai’

Abbiamo ascoltato i genitori di Andrea che presentano in Concattedrale l’associazione che intende dar voce al silenzio in cui troppo spesso vivono i giovani che lottano contro la depressione o il senso di solitudine

09 Ott 2025

di Angelo Diofano

“Andrea c’è ancora. È tra noi ma in una dimensione diversa, con una voce nel silenzio. Quella voce che ha spinto noi genitori e suo fratello, a portare avanti il suo sogno: quello di tendere una mano ai giovani in difficoltà, come lui ha fatto nella sua breve vita.
L’associazione ‘Andrea Di Terlizzi – Non arrenderti mai’ è nata per dare una continuità alla vita di nostro figlio e per trasformare il nostro dolore in amore verso gli altri, affinché non accada ad altri genitori ciò che è successo a noi.
Vogliamo che Andrea continui ad aiutare, ad abbracciare e a proteggere tutti i ragazzi che hanno bisogno di non sentirsi soli, attraverso noi e le iniziative, i progetti e l’ascolto che vogliamo offrire.
Andrea era ed è una luce gentile e noi vogliamo che continui a brillare”.
Le parole di Rosella Picuno e Ciro Di Terlizzi sono luce che vuole illuminare gli altri, ma serve a fare un po’ di chiaro nel buio che talvolta li sovrasta.
Andrea Di Terlizzi è venuto a mancare tragicamente lo scorso anno, all’età di 23 anni; ora in sua memoria Rosella e Ciro hanno voluto dar vita a un’associazione che porta il suo nome in aiuto ai giovani che perdono la bussola, tra incertezze e solitudini. Questa nuova realtà, (https://www.nuovodialogo.com/2025/10/07/disagio-giovanile-presentazione-in-concattedrale-dellass-andrea-di-terlizzi-non-arrenderti-mai/) verrà presentata venerdì 10 ottobre in Concattedrale (chiesa inferiore) alle ore 19.15 alla presenza di figure professionali specializzate essenziali a tali finalità, come una psicologa, una sociologa un motivatore e un’assistente sociale.
“Mio figlio – ricorda mamma Rosella – è sempre vissuto nel segno dell’amicizia e dell’accoglienza, al di là di ogni differenza di sesso, ceto sociale ed età. Amava suonare il pianoforte e misurarsi al gioco degli scacchi. Era leale e non aveva paura di esporsi in caso di ingiustizie, come accaduto negli anni adolescenziali.
Si iscrisse poi all’università di Lecce per la laurea triennale in Psicologia e poi all’ateneo di Torino per quella di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni”.
Di Andrea la madre evidenzia la grande sensibilità nei confronti degli altri, fino a farne proprie le sofferenze. “Una volta – riferisce – sorpresi Andrea nella sua stanza mentre piangeva: mentre lo consolavo, mi spiegò che la sua afflizione era dovuta a un suo caro amico alle prese con un melanoma’.
Tutta questa enorme sensibilità, ci chiarisce la mamma, non impediva ad Andrea di esprimere la sua giovialità: “Era sempre circondato da amici, che gli volevano bene e che amavano stare in sua compagnia. Negli anni dell’università, quando lo andavamo a trovare, sembrava che tutti lo conoscessero mentre passeggiavamo. Quanti gli erano vicini mi raccontavano spesso simpatici episodi della sua vita quotidiana, per esempio quando s’imbatterono in un musicista di strada che Andrea volle accompagnare con la tecnica del beatbox, cioè la capacità di riprodurre suoni con la bocca imitando il suono di strumenti musicali, meravigliando e divertendo tutti i presenti”.
“Quando studiava a Lecce, conobbe due ragazzi di Instanbul – continua la signora Di Terlizzi – e l’estate successiva li invitò a Taranto per mostrar loro il nostro mare. Il loro incanto di fronte alle tante bellezze mostrate, portò a eccedere nel tour per la città e così i due ospiti persero l’autobus del rientro. Inutile dire come andò a finire. La mattina dopo, alle 5, andarono via lasciandoci un biglietto di ringraziamento, mentre noi dormivamo ancora”.
Nessuno avrebbe potuto prevedere gesti estremi, come quello del 9 agosto ’24 – continua la madre –: mi sentivo crollare il mondo addosso, io e mio marito come genitori avvertivamo grandi sensi di fallimento. Sembrava che nulla avesse più senso con la sua morte!.
Ma non poteva finire così: quanto accaduto ad Andrea avrebbe potuto essere d’aiuto a tanti altri giovani.
Per questa ragione abbiamo voluto costituire quest’associazione – la ‘Andrea Di Terlizzi – Non arrenderti mai’ con una serie di progetti allo studio. Ma il nostro impegno principale sarà costituito dagli incontri nelle scuole. Alcuni professori e dirigenti scolastici ci hanno già contattati. L’impegno è grande ma, ne siamo sicuri, Andrea ci sosterrà dal Cielo!”.

Diocesi

Al Paolo VI si festeggia la Madonna della Pace

09 Ott 2025

di Angelo Diofano

Venerdì sera, 10 ottobre, al quartiere Paolo VI iniziano i festeggiamenti in onore della Madonna della Pace a cura della parrocchia di Santa Maria del Galeso e della confraternita di Santa Maria della Pace, così annunciati dal parroco don Salvatore Magazzino: “In questo periodo segnato da guerre e distruzione, affidiamoci a Maria, regina della pace. È questo un momento critico e particolare per il nostro mondo, martoriato dalle guerra, abbiamo bisogno della Pace. Maria orti luce nel buio, consolazione nell’afflizione, speranza nello sconforto. La pace regni nei nostri cuori, nelle nostre famiglie e nel nostro quartiere”.

Il primo appuntamento è per venerdì 10 alle ore 20 con il concerto di preghiera e catechesi di Michele Mancone  dal titolo ‘I tuoi occhi’ durante il quale si soffermerà e farà riflettere sulla bellezza e l’importanza della Pace, in una preziosa opportunità unica di crescita e di condivisione.

Sabato sera, 11 ottobre, in parrocchia si terrà una veglia per la Pace secondo lo stile di preghiera di Taize che inizierà all’esterno e poi si sposterà man mano in chiesa, con adorazione della Croce di Taizè.

Domenica 12, infine, sante messe alle ore 8.30 – 10 – 18.

Invece alle ore 11 della medesima giornata avrà luogo la processione, con la partecipazione della confraternita di Santa Maria della Pace in abito di rito (commissario arcivescovile, il cav. Antonio Gigante) e del complesso bandistico cittadino ’Santa Cecilia’ diretto dal maestro Giuseppe Gregucci. Il simulacro della Madonna della Pace, va evidenziato, reca nell’occhio sinistro una piccolissima scheggia, ancora visibile, a testimonianza della tragedia del bombardamento aereo del 28 agosto del 1943, che provocò decine di morti a Porta Napoli.

In serata, nel piazzale interno della chiesa, avrà luogo una serata musicale.

Diocesi

Monteiasi si prepara alla Festa della Madonna del Rosario

09 Ott 2025

di Floriano Cartanì

Monteiasi si prepara a vivere uno dei momenti più intensi e sentiti dell’anno: le celebrazioni solenni in onore della Beata Vergine Maria del Santissimo Rosario, organizzate dalla parrocchia di San Giovanni Battista e dalla confraternita del SS. Sacramento e Rosario. Un appuntamento che non è solo religioso ma anche identitario, capace di unire generazioni sotto lo sguardo dolce e regale della Madonna.

Per l’occasione è stato approntato un programma di iniziative che è anche un vero pellegrinaggio dell’anima. Si è cominciato il 6 ottobre col prelievo del simulacro della Madonna,dall’oratorio della confraternita fino in chiesa per l’intronizzazione. Qui si assiste al rituale per la benedizione in parrocchia, attraverso un gesto semplice quanto antico, ma potente allo stesso tempo segnando l’inizio di un cammino spirituale condiviso. Il 9, 10 e 11 ottobre ha luogo il triduo predicato di preparazione alla grande celebrazione di domenica 12 ottobre in cui, verso le ore 17 si snoderà la solenne processione del simulacro della Vergine del Rosario. L’itinerario toccherà le vie storiche del paese, portando la preghiera tra le case, tra la gente, tra le pietre che raccontano storie di fede. Verso le ore 18 (al termine della processione), l’appuntamento è in piazza Maria Immacolata, per la celebrazione eucaristica che sarà presieduta da mons. Paolo Oliva, al cui termine ci sarà il rientro del simulacro della Madonna nell’oratorio della confraternita. Nella giornata del 12 ottobre presterà servizio l’Orchestra di Fiati dell’associazione ‘Santa Cecilia-Città di Taranto’, diretta dal m° Giuseppe Gregucci. La parte civile della festa vedrà l’esibizione in piazza, sabato 11, del gruppo musicale Forever Young Festival mentre domenica 12, dopo i fuochi pirotecnici, alle ore 20 il palcoscenico ospiterà il concerto della cover di Annalisa e Cremonini. Le luminarie sono state allestite dalla ditta LME di Francavilla Fontana.

Gaza sotto assedio

Striscia di Gaza: bambine e ragazze in un inferno tra guerra, fame e violenza

ph Terre des Hommes-Sir
08 Ott 2025

di Giovanna Pasqualin Traversa

Dal 7 ottobre 2023 quasi 7 vittime su 10 a Gaza sono donne, bambine e ragazze. Sarebbero oltre 38mila quelle che hanno perso la vita. UnWomen calcola che più di 78mila sono rimaste ferite mentre 1 milione sono vittime di sfollamenti forzati, costrette a dormire all’aperto o in strutture abbandonate, con il rischio di violenze, abusi, malattie e infezioni. I casi di violenza di genere sono in aumento: quasi il 40% degli episodi segnalati ha riguardato minorenni e, in un terzo dei casi, bambine sotto gli 11 anni. La denuncia arriva dall’organizzazione umanitaria Terre des Hommes Italia, che, in occasione della Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze (11 ottobre), ha presentato il 6 ottobre a Roma il Dossier indifesa 2025 “La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo”, con un focus su Gaza. A due anni dall’inizio del conflitto tra Israele e Hamas, abbiamo raggiunto telefonicamente a Erbil, in Kurdistan, Miriam Ambrosini (nella foto accanto), delegata per Palestina Libano e Iraq di Terre des Hommes.

ph Terre des Hommes-Sir

Quali sono i rischi specifici che le bambine stanno affrontando a Gaza?
La situazione è drammatica per tutti ma le bambine sono tra le persone più vulnerabili: il conflitto ha amplificato fenomeni preesistenti come povertà, società di tipo patriarcale, esclusione scolastica e violenza.
Oltre al trauma della guerra, ragazze e bambine subiscono abusi, sfruttamento sessuale spesso in cambio di cibo, matrimoni forzati e gravidanze precoci in condizioni sanitarie critiche.

Come influisce la mancanza di servizi igienici e la malnutrizione sulle ragazze?
Le adolescenti non hanno più accesso a prodotti per l’igiene mestruale – acqua corrente, sapone, assorbenti – né a servizi sanitari o a privacy. La malnutrizione, che colpisce tutti, è particolarmente pericolosa per le più giovani perché ne compromette lo sviluppo fisico e mentale con effetti a lungo termine, e per le donne – anche giovanissime – in gravidanza e allattamento.

Che cosa causa l’aumento dei matrimoni e delle gravidanze precoci tra le bambine? 
Molte famiglie le costringono al matrimonio come misura disperata per “proteggerle” da abusi e sfruttamento sessuale. Il 71% delle ragazze dichiara di subire crescenti pressioni per sposarsi prima dei 18 anni. Questo le espone a gravidanze in età ancora infantile, in condizioni sanitarie critiche.
Partorire a 15 anni in quella situazione le priva di ogni possibilità di crescita libera e può comprometterne la vita riproduttiva futura.

ph Mohammed Nateel per Unicef

È in aumento anche la violenza. In quali forme? 
La violenza è sistemica e va dalla negazione dell’igiene intima, dell’istruzione e della protezione, allo sfruttamento sessuale in cambio di cibo (“sex for survival”).
Molte  ragazze o giovani donne che hanno perso i mariti e devono occuparsi dei figli piccoli, ma anche ragazzine orfane, rimaste sole con fratellini a carico, diventano “merce di scambio” per un po’ di cibo o di denaro. In alcuni casi la violenza nasce anche come reazione allo stress, e comprende anche abusi intrafamiliari nei nuclei allargati da parte di zii o cugini più grandi, provocando ferite che le vittime si porteranno dentro tutta la vita.

ph Emergency

Come riuscite a intervenire per proteggerle e con quali modalità operate?   
È estremamente difficile intervenire, specialmente nei casi di violenza intrafamiliare, perché i servizi sociali sono collassati e le operazioni delle Ong sono compromesse. Se le famiglie vivono forzatamente insieme, ammassate, è più complicato isolare le vittime e metterle in sicurezza. Noi lavoriamo sul campo insieme ad un partner locale, la Palestinian Medical Relief Society (Pmrs), specializzata in servizi medici, sostegno psicologico e salute riproduttiva e materno-infantile, ma purtroppo nelle ultime settimane le quattro cliniche partner Pmrs a Gaza City, tra gli ultimi centri sanitari ancora attivi, sono state bombardate e rase al suolo.

Dal 27 al 30 settembre mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, ha visitato la Terra Santa, e insieme al patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, ha annunciato fra le altre cose un progetto per un ospedale a Gaza da realizzare con il Patriarcato latino…
Ce ne sarebbe urgentemente bisogno: oggi a Gaza City solo due ospedali sono parzialmente operativi, pur senza più materiale medico e funzionanti solo grazie all’impegno e al coraggio dei sanitari; tuttavia, davanti alle gravi e ripetute violazioni del diritto internazionale umanitario servono garanzie di sicurezza senza le quali  ogni nuova struttura rischia di essere bombardata e distrutta sul nascere. Le bambine – ma anche le donne – hanno bisogno di spazi sicuri, stabili e protetti.

Che cosa chiedete ai governi europei e alla comunità internazionale?   
Chiediamo di fare quanto in loro potere per assicurare i responsabili alla giustizia attraverso tribunali internazionali e meccanismi legali, e per garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario. Chiediamo inoltre l’adozione di misure concrete come embarghi economici, chiusura di ambasciate, restrizioni sulle operazioni finanziarie. È urgente fermare l’offensiva militare e garantire l’ingresso immediato degli aiuti umanitari.

Cosa vi dà speranza, nonostante tutto, nel vostro lavoro quotidiano? 
La forza delle bambine stesse. La loro resilienza. E poi la convinzione che l’umanità si sia addormentata, ma non sia morta. Le mobilitazioni della società civile, in Italia e altrove, ci ricordano che non possiamo smettere di lottare per loro e che ogni vita salvata vale lo sforzo.

Taras Teatro Festival

Venerdì 10, «La più grande tragedia dell’umanità»

All’auditorium TaTÀ di Taranto per il «Taras Festival», il teatro interroga il pubblico sul dolore

08 Ott 2025

Il pubblico diventa protagonista al «Taras Teatro Festival / Scena antica e visioni contemporanee» in corso a Taranto con la direzione artistica di Massimo Cimaglia. Venerdì 10 ottobre, alle ore 21, nell’auditorium TaTÀ, gli spettatori verranno coinvolti in un’esperienza interattiva nello spettacolo della compagnia Malmadur «La più grande tragedia dell’umanità» di Jacopo Giacomoni, che proprio l’altro giorno ha conquistato il «Premio Riccione» due anni dopo aver ottenuto nell’ambito dello stesso riconoscimento la menzione speciale Franco Quadri.
Insomma, un’ulteriore prestigiosa conferma per uno dei migliori drammaturghi della nuova generazione, che lo scorso anno ha anche vinto il bando autori della Biennale Teatro di Venezia e di questo spettacolo firma la regia a quattro mani con Gaia Bautista (costumi realizzati da Angie Power).
In scena, Davide Angeli fa coppia con Yoko Yamada, attrice italiana di padre giapponese consacrata dalla tv e da importanti palcoscenici tra le migliori stand-up comedian in circolazione.
Lo spettacolo, che viene presentato per la sezione del festival «Future Stage speciale under 35», funziona così. Il pubblico protagonista viene invitato ad eleggere la più grande tragedia dell’umanità.  Si parte dalla perdita di un cellulare e si arriva a un amore tradito, alla nascita di Facebook, a un bambino caduto in un pozzo, all’estinzione degli elefanti, a un’epidemia, a un genocidio, a un paragone tra una strage vicina e una lontana, tra una recente e una passata.  Gli spettatori devono scegliere fra due tragedie. Quella che viene votata come più grande rimane in gioco, l’altra viene scartata. A sua volta, quella rimasta si confronta con una nuova tragedia. La più grande rimane, l’altra viene scartata. E così via.
In alcune votazioni il suffragio può cambiare: possono avere diritto di voto solo gli spettatori che hanno vissuto la tragedia esaminata, oppure possono averlo solo gli spettatori che non l’hanno vissuta. Ma può anche succedere che possano votare solo tre spettatori.
Non esiste una tragedia vincitrice a priori: sarà il giudizio insindacabile del pubblico a determinare l’esito dello spettacolo. La tragedia rimasta per ultima verrà eletta la più grande tragedia dell’umanità. E al termine dello spettacolo, il pubblico saprà anche quali tragedie sono state elette nelle repliche precedenti.
Insomma, uno spettacolo che spettacolarizza la spettacolarizzazione della sofferenza per chiedersi come si possa rappresentare di questi tempi una tragedia in palcoscenico. Giacomoni ricorda le parole del filologo e sociologo francese Guy Debord, tra i critici più importanti delle società occidentali avanzate, il quale diceva che lo spettacolo «è il momento storico che ci contiene». In altre parole, fuori dal teatro «lo spettacolo costituisce il modello presente della vita socialmente dominante». E allora, come possiamo insieme, dentro un teatro, guardarci da fuori? Osservare i meccanismi che ci fanno implicitamente scegliere ogni giorno a quale dolore dedicare la nostra indignazione?
Pertanto, il dispositivo di questo progetto teatrale ruota intorno a due temi: la spettacolarizzazione mediatica del dolore e la rappresentabilità del tragico per chiedersi come cambia la percezione del dolore a seconda dei mezzi espressivi usati per rappresentarlo. E quale tragedia incarna il muro contro il quale far schiantare questo gioco perverso. Da qui lo straordinario e originale «dispositivo» teatrale di Giacomoni, che diventa occasione di incontro e riflessione tra performer e pubblico, per una riscoperta del teatro come luogo partecipativo che apre mille possibilità.
Taras Teatro Festival è realizzato con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Puglia, Comune di Taranto e Puglia Culture, con il prezioso sostegno di Itsmobilità academy, TP Italia, Fondazione Taranto 25 e Erredi Consulenze assicurative e i patrocini di Inda, Istituto Nazionale del Dramma Antico, Università di Bari, Museo archeologico nazionale di Taranto – MarTA, Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, Marina Militare Italiana e Istituto e per la storia e l’archeologia della Magna Grecia.
Biglietti 10 euro (5 euro studenti) acquistabili su vivaticket.com o all’auditorium TaTÀ
info 333.2694897

Crisi israelo-palestinese

Nicolucci: “Israele una nuova Sparta: vincere la guerra, ma perdere la pace”

ph Afp-Sir
08 Ott 2025

di Daniele Rocchi

Due anni di guerra non hanno ancora spento le domande sul 7 ottobre 2023, una data che ha segnato un ‘prima’ e ‘un dopo’ non solo per Israele ma per l’intero Medio Oriente. È il punto di non ritorno di un conflitto che ha mutato equilibri politici, rapporti di forza e percezione collettiva della sicurezza.

Fabio Nicolucci foto Ispi

A parlarne è Fabio Nicolucci, analista strategico dell’Ispi e della Nato Defense College Foundation, profondo conoscitore dei temi legati a Israele, al jihadismo, all’Africa e al mondo arabo. Nel suo libro “Israele e il 7 ottobre. Prima e dopo” (Guerini e associati, 2024), Nicolucci ricostruisce le radici e le conseguenze di un evento destinato a ridefinire la geopolitica della regione.

Dopo due anni di guerra, il 7 ottobre appare sempre più come una data spartiacque tra il ‘prima’ e il ‘dopo’ Israele, e forse non solo per Israele ma per l’intera regione. Perché è stato un “game changer”?
Per la portata stessa dell’attacco di Hamas, che ha colto Israele completamente di sorpresa. La violenza, la crudeltà e l’impatto politico sono stati tali da produrre effetti imprevisti e duraturi.
Ma il 7 ottobre è un punto di svolta anche per la risposta di Israele, e in particolare di Netanyahu, che ha gestito quella sfida militare e politica in modo da trasformarla in una crisi sistemica. Hamas, e in particolare il suo leader Yahya Sinwar, ha intuito un vuoto politico: Israele stava per firmare un accordo con l’Arabia Saudita, chiave di volta del sistema regionale, lasciando ai margini la questione palestinese, come se fosse superata. Sinwar si è inserito in questa illusione di Netanyahu, mostrando — come scrivo nel mio libro — una visione strategica notevole, oltre che militare.

ph Ansa-Sir

Nei primi mesi dopo l’attacco, tuttavia, la reazione israeliana sembrò compatta…
Sì, perché i primi a reagire furono i riservisti democratici, quelli che per quaranta settimane avevano manifestato contro la riforma giudiziaria e la limitazione dei poteri della Corte Suprema. Furono loro a correre in difesa dello Stato minacciato da Hamas, mentre Netanyahu restava paralizzato dal crollo della sua visione politica. Nei primi tre o quattro mesi, la guerra era percepita come legittima, una risposta doverosa all’aggressione, e godeva del sostegno della comunità internazionale. Se Israele si fosse fermato nel febbraio 2024, avrebbe vinto: avrebbe annientato politicamente Hamas e riconquistato consenso mondiale, riconoscendo però la realtà di una questione palestinese irrisolta. Invece, la scelta di Netanyahu di negare quella realtà e di promettere una ‘vittoria totale’, impossibile da ottenere solo con mezzi militari, ha condotto al disastro attuale.
Hamas ha usato la tattica del judo: sfruttare la forza dell’avversario per farlo cadere. Ed è esattamente ciò che è accaduto.

Le forze israeliane si radunano lungo il confine con Gaza

ph Ansa-Sir

Dopo due anni, dunque, chi ha vinto e chi ha perso?
Militarmente ha vinto Israele, e questo era previsto. Ma politicamente la vittoria è di Hamas. Nel mio libro ‘Israele e il 7 ottobre. Prima e dopo’, nel capitolo ‘La trappola di Hamas’ spiego come Sinwar, dopo vent’anni di carcere in Israele, conoscesse profondamente la società israeliana. Sapeva che di fronte a una guerra giusta il Paese si sarebbe compattato, e che il suo apparato militare era imbattibile. Allora ha trascinato Israele in una guerra sbagliata, nel fango di un conflitto etico senza morale, dove il nemico veniva disumanizzato. Netanyahu, con la sua retorica messianica e guerrafondaia, si è fatto intrappolare. Oggi Hamas ha ottenuto ciò che voleva: ha accettato la tregua dopo aver raggiunto i suoi obiettivi, anche al prezzo del sacrificio della propria leadership. Netanyahu, invece, è stretto tra due alternative: riconoscere la sconfitta o continuare a inseguire l’illusione di una vittoria totale, perdendo tempo, vite e risorse, non solo dei palestinesi ma anche dei giovani israeliani.

A livello sociale, quali effetti ha prodotto il 7 ottobre nella società israeliana?
Ha rovesciato il paradigma stesso del potere. Per un sovranista come Netanyahu è paradossale, ma le élite hanno perso contatto con il popolo, sia in Israele che nei territori palestinesi. Il vero cuore della questione è la Cisgiordania, non Gaza.
È lì che si gioca il nodo politico: la sicurezza del popolo o la conquista della terra? Netanyahu ha gettato nella confusione strategica un intero Paese, esasperando le tensioni e indebolendo la democrazia, ormai più ‘democratura’ che democrazia. Oggi molti israeliani sono contro la guerra, ma non perché vogliono la pace: perché la guerra impedisce la liberazione degli ostaggi. Ed è proprio su questa ambiguità che Netanyahu continua a giocare.

Che peso può avere oggi il cosiddetto “piano Trump”?
In realtà non è un piano di Trump. Io individuo l’origine in un’iniziativa franco-saudita presentata all’Onu, poi sostenuta da Turchia, Arabia Saudita e da gran parte del mondo arabo. Riyadh ha chiesto a Trump di intervenire perché è l’unico leader che può ancora influenzare Netanyahu, anche per interessi personali. Trump non aveva alcuna intenzione di occuparsi della questione palestinese: gli è stato imposto, e ha finito per riprendere quasi integralmente il piano Biden, con gli stessi contenuti di un anno fa. Solo che allora né lui né Netanyahu erano pronti. Oggi, invece, la situazione è precipitata, il mondo si è scosso e perfino Trump sembra stanco di questa guerra infinita.

ph Ansa-Sir

Israele è isolato sulla scena internazionale. Sempre più Paesi riconoscono lo Stato di Palestina, mentre antisionismo e antisemitismo riemergono drammaticamente. Dopo la questione palestinese, sta nascendo una “questione israeliana”?
Purtroppo sì, e Israele ne porta la responsabilità ed è una deriva è pericolosa. Il delirio di onnipotenza che lo Stato israeliano ha mostrato — negando aiuti umanitari, impedendo l’accesso ai giornalisti e colpendo indiscriminatamente — è disumano e autolesionista. I greci chiamavano questo errore ‘hybris’: l’eccesso che precede la caduta.
Il rischio è che Israele si trasformi in una nuova Sparta: vincere la guerra, ma perdere la pace.

Esiste ancora spazio per una soluzione a due Stati?
La situazione è drammatica, come a Gaza. Ma non vedo alternative. Rimuovere le macerie — materiali e morali — sarà difficilissimo, e lo sarà anche districare le colonie dal tessuto della Cisgiordania. Tuttavia, la soluzione a due Stati resta possibile. L’altra via sarebbe uno Stato bi-nazionale, simile al vecchio mandato britannico, in cui tutti votano indipendentemente dall’etnia. Ma ciò segnerebbe la fine dello Stato ebraico come lo immaginava il sionismo democratico. È per questo che gli apparati di sicurezza israeliani restano contrari: sanno che non si può avere contemporaneamente uno Stato ebraico e democratico se si controlla un altro popolo. Bisogna scegliere.

La legge sullo Stato-nazione del 18 luglio 2018 che, per la prima volta nella storia di Israele, definisce ufficialmente lo Stato come “la casa nazionale del popolo ebraico“ ha contribuito a questa deriva?
Sì. Quella legge, che esclude di fatto gli arabi israeliani da ogni piena partecipazione politica, è stata l’inizio della codificazione di questa deriva. È lì che il sogno democratico ha cominciato a incrinarsi.

Eventi nazionali

Giornate Fai d’autunno 2025: un viaggio collettivo nel cuore dell’Italia più autentica

L’XIV edizione dell’evento nazionale apre oltre 700 luoghi straordinari in 350 città, sabato 11 e domenica 12 ottobre. In Puglia, come in tutto il Paese, un invito a scoprire e a sostenere il patrimonio culturale e paesaggistico italiano

08 Ott 2025

Sabato 11 e domenica 12 ottobre torna uno degli appuntamenti più amati e attesi del calendario culturale italiano: le Giornate Fai d’Autunno, giunte alla XIV edizione. Promosse dal Fai – Fondo per l’ambiente italiano ets, le Giornate rappresentano un grande evento di partecipazione collettiva, occasione di scoperta, conoscenza e sostegno al patrimonio culturale e paesaggistico del Paese.
In tutta Italia saranno 700 i luoghi aperti al pubblico in 350 città, tra palazzi storici, giardini, aree naturali, complessi religiosi, siti industriali e militari solitamente non accessibili o poco conosciuti. Anche la Puglia partecipa con numerose aperture, offrendo ai visitatori l’opportunità di ammirare autentiche gemme del territorio, lontane dai circuiti turistici più battuti.

L’iniziativa, organizzata dalle delegazioni Fai e dai gruppi Fai territoriali, coinvolge ogni anno migliaia di volontari, in particolare i giovani, confermando la vocazione educativa e civica della Fondazione. Le visite, a contributo libero, permettono di sostenere la missione del Fai: promuovere la conoscenza, la tutela e la valorizzazione del patrimonio italiano, affinché la bellezza diventi strumento di crescita culturale e civile. L’elenco completo dei luoghi aperti e le modalità di partecipazione sono consultabili sul sito www.giornatefai.it.

L’edizione 2025 assume un significato speciale, poiché coincide con i cinquant’anni dalla nascita del Fai, fondato nel 1975 da Giulia Maria Crespi e Renato Bazzoni, insieme ad Alberto Predieri e Franco Russoli. Cinque decenni di attività dedicata alla salvaguardia dei luoghi d’arte e di natura, ma anche alla costruzione di una coscienza collettiva fondata sul rispetto per il paesaggio e la memoria.

Le Giornate Fai d’Autunno si inseriscono nella più ampia campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Ottobre del Fai”, attiva per tutto il mese. Ogni contributo, anche simbolico, rappresenta un sostegno concreto alla cura dei beni culturali italiani. Gli iscritti al Fai – e chi si iscriverà durante l’evento – potranno usufruire di accessi prioritari e aperture dedicate, condividendo un progetto collettivo che unisce tutela, educazione e impegno civile.

L’edizione 2025 gode del Patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Puglia e delle Regioni e Province autonome italiane, e si avvale della collaborazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione civile, del Ministero della Difesa e dello Stato maggiore della Difesa, che hanno concesso l’apertura di luoghi simbolo, insieme al Fondo Edifici di culto e alle Forze Armate.

Tra i partner che rendono possibile la manifestazione, si segnalano Dolce & GabbanaGroupama AssicurazioniSeda International Packaging GroupDesparFerreroIta Airways e Ferrarelle Società Benefit, realtà che condividono con il Fai i valori di italianità, sostenibilità e tutela delle eccellenze territoriali. Un ringraziamento speciale va anche alla FIAB – Federazione italiana Ambiente e Bicicletta, che collabora con il Fai per promuovere forme di mobilità dolce e sostenibile, in armonia con il paesaggio.

Fondamentale è poi l’impegno della rete territoriale del Fai, composta da 19 direzioni regionali, 134 Delegazioni, 112 Gruppi Fai, 94 Gruppi Fai Giovani e 18 Gruppi Fai Ponte tra culture, oltre ai 9.000 Apprendisti Ciceroni – studenti che, formati dai loro docenti, accompagnano i visitatori nei luoghi aperti, vivendo un’esperienza educativa e civica unica.

Le Giornate Fai d’Autunno 2025 si concluderanno con la Settimana di sensibilizzazione Rai dedicata ai beni culturali, in programma dal 6 al 12 ottobre. La Rai, Main Media Partner dell’evento, racconterà la bellezza del patrimonio italiano attraverso tutti i canali televisivi, radiofonici e digitali, in collaborazione con Rai per la Sostenibilità ESG, confermando il proprio impegno nella diffusione della cultura e della consapevolezza ambientale.

In tutta la penisola, i cancelli di ville, chiese, giardini e palazzi torneranno ad aprirsi per accogliere cittadini e turisti in un’esperienza di conoscenza e condivisione. Le Giornate Fai d’Autunno sono, ancora una volta, un invito a guardare l’Italia con occhi nuovi: un gesto di fiducia verso il futuro, fondato sulla bellezza, sulla memoria e sulla partecipazione collettiva.

In Puglia saranno 37 i siti visitabili. Per consultare l’elenco:

https://fondoambiente.it/il-fai/grandi-campagne/giornate-fai-autunno/i-luoghi-aperti/?search=puglia

Diocesi

Carosino celebra San Biagio: fede, tradizione e comunità in festa

foto G. Leva
08 Ott 2025

di Floriano Cartanì

È un appuntamento che scandisce il ritmo dell’autunno jonico, un rito collettivo che intreccia spiritualità, memoria e identità. A Carosino la festa patronale in onore di San Biagio torna a riempire le strade e i cuori della gente con un programma che, dal 9 al 12 ottobre, promette emozioni, riflessioni e momenti di autentica condivisione. Giovedì 9 ottobre si apre il triduo di preghiera, momento centrale insieme alle sante messe, della dimensione religiosa della festa patronale. Alle 18.30 la celebrazione eucaristica provvede a inaugurare il cammino spirituale; al termine seguirà la rassegna corale “Cantate a San Biagio”, un classico di questa festa che rappresenta un tributo musicale al ricordo del compianto don Mimino Quaranta, figura amatissima della comunità. La chiesa madre si trasformerà così in un luogo di armonie e ricordi, dove le voci dei cori parrocchiali si fonderanno in un unico canto di devozione al patrono San Biagio. Venerdì 10 ottobre, la santa messa vespertina sarà presieduta da don Cristian Catacchio, direttore dell’Ufficio pastorale sanitario e, a seguire, il palazzo feudale ospiterà il talk “Cammini di Speranza”, evento che unisce il Giubileo della medicina e l’impegno dell’Associazione Genitori Taranto Onco Ematologia: un’occasione da non mancare per riflettere sul valore della cura, della resilienza e della fede nei percorsi di malattia. Sabato 11 ottobre, la benedizione delle cantine segna un momento simbolico di connessione tra sacro e il quotidiano delle attività lavorative del territorio: alle 18.30 la santa messa precederà la breve processione del simulacro di San Biagio per le vie del paese. Suggestiva in questa giornata la classica cerimonia che prevede la consegna delle chiavi della città al Santo, gesto che il sindaco compie ogni anno in questa occasione come atto di affidamento e riconoscenza al patrono.

ph Ciriciripi fotografia


Domenica 12 ottobre è il giorno della grande festa. Le comunità di Maratea e Avetrana, legate con Carosino da antichi vincoli di devozione a San Biagio, saranno accolte nella casa municipale in un abbraccio che supera i confini geografici. Alle 10.30 la messa solenne celebrata da mons. Ciro Miniero, arcivescovo metropolita di Taranto, precederà la processione del simulacro di San Biagio, per  le principali vie di Carosino, accompagnato da fedeli, confraternite e autorità. Non mancherà nel corso dei festeggiamenti il sottofondo musicale, affidato alla banda di Gioia del Colle che sin dal mattino del 12 ottobre riempirà le strade con le sue note. In serata, dalle 18.30 alle 21.00, il concerto sulla cassarmonica in piazza Vittorio Emanuele III della stessa banda musicale, completerà  in bellezza una giornata di festa, tra luci, suoni e applausi. Da segnalare insieme agli spettacoli musicali serali per i giovani (da Vasconnessi a DJ Set CiccioRiccio, da Bar Italia Hit Italiana al concerto finale dei Vega80), anche il momento dedicato ai più piccini, che si terrà sabato 11 ottobre alle ore 10.00 nella piazza principale del paese: animazione, palloncini e divertimento a cura di The Space Giulia & Lucia. Grande spettacolo pirotecnico infine per concludere tradizionalmente i festeggiamenti patronali  nella zona cimitero/piazza San Biagio, curato dalla Pirotecnica moderna di Giovanni Padovano da Genzano di Lucania.

La festa patronale di Carosino non è quindi solo un evento prettamente religioso, ma è il racconto di una comunità come quella carosinese che si riconosce nel suo patrono, nei suoi riti, nei suoi volti, nei suoi gesti, nel san divertimento con la musica. San Biagio inoltre, con la sua protezione e il suo esempio, continua a essere il punto di riferimento di un popolo molto festaiolo e che, fra tradizione e futuro, grazie alla festa patronale rinnova ogni anno il suo legame con la fede e con la propria terra.

Avvicendamenti in diocesi

Nomine di parroci e dei collaboratori alla San Francesco di Paola e alla Gesù Divin Lavoratore

08 Ott 2025

Su proposta dei rispettivi padri provinciali, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero ha proceduto alle seguenti nomine:
parrocchia San Francesco di Paola, in Taranto, dei padri minimi: parroco moderatore, padre Francesco Cassano;  parroco in solido, padre Francesco Trebisonda;

parrocchia Gesù Divin Lavoratore, in Taranto, dei padri giuseppini del Murialdo: parroco, padre Gianni Passacantilli; vicario parrocchiale, padre Giovanni Lionetti.

Viaggio apostolico

Leone XIV andrà in Turchia dal 27 al 30 novembre e in Libano dal 30 novembre al 2 dicembre

ph Marco Calvarese-Sir
08 Ott 2025

“Accogliendo l’invito del capo di Stato e delle autorità ecclesiastiche del Paese”, papa Leone XIV compirà un viaggio apostolico in Turchia dal 27 al 30 novembre prossimo, “recandosi in pellegrinaggio a İznik in occasione del 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea”: lo rende noto il direttore della sala stampa della Santa sede, Matteo Bruni.

“Successivamente, rispondendo all’invito del capo di Stato e delle autorità ecclesiastiche del Libano, il Santo padre si recherà in viaggio apostolico nel Paese dal 30 novembre al 2 dicembre”, prosegue il portavoce vaticano, precisando che il programma del viaggio “sarà reso noto a suo tempo”.

 

Eventi culturali in città

Al Rosario di Talsano, serata benefica con La Compagnia poetica itinerante tarantina

Venerdì sera, alle 20, l’ingresso sarà gratuito ma chi vorrà, potrà sostenere l’ass. Ali per volare – Donato Marra

ph della Compagnia poetica itinerante tarantina
07 Ott 2025

“Le città innocenti sono come le stelle più luminose: brillano del dolore che le attraversa – o le ha attraversate – e della speranza che le conserva vive”: è un passo dell’evento culturale che la parrocchia del Rosario di Talsano, guidata da don Armando Imperato, ha organizzato per venerdì 10 ottobre, alle ore 20 sul sagrato della chiesa all’ingresso di Talsano, insieme alla Compagnia poetica itinerante tarantina.
Il gruppo di poeti, artisti, scrittori, musicisti composto da Grazia Maremonti, Francesca Maggi, Carla Scassillo, Gianfranco Guarino, Costantino Liaci, Tonio Mantua, Marcello Abrescia e Sergio Tersigni, porterà nella popolosa borgata di Taranto un reading poetico narrativo musicale per testimoniare la vicinanza all’innocenza delle persone e dei luoghi, vittime della follia e dell’indifferenza.
“È una riflessione sulla storia che viene tracciata per alcuni angoli del mondo – ha sintetizzato il parroco don Armando – e la capacità delle genti di mutare quei percorsi. Le uniche armi concesse sono quelle del cuore, della cultura e della conoscenza: il resto lo fa l’indignazione e la voglia di essere soggetti attivi in un’evoluzione della nostra socialità.
Quando ho visto lo spettacolo – che chiamare spettacolo sembra quasi riduttivo – degli amici Gianfranco, Costantino, Grazia, Tonio e tutti gli altri artisti, ho pensato immediatamente a come sarebbe stato bello portarlo al Rosario di Talsano – ha continuato don Imperato -, perché se tacere è sempre peccato, in questo momento storico, è un crimine.
La cultura non è mai un concetto astratto, ma è lo strumento attraverso il quale possiamo toccare le corde dell’animo umano, risvegliandolo dal torpore quando serve.
Ora serve!
La Compagnia poetica itinerante tarantina ci offrirà la possibilità, con grazia e leggerezza, di farci tante domande e determinare in ognuno di noi altrettante risposte”.
“Quando don Armando ci ha contattato, manifestandoci ammirazione per l’evento ‘Luce tra i vicoli’ visto al circolo ufficiali M.M. qualche settimana prima – hanno aggiunto Gianfranco Guarino e Costantino Liaci della Compagnia poetica itinerante tarantina -, abbiamo pensato, tutte e tutti insieme, che potessimo ancor più contestualizzare il nostro lavoro con gli eventi di questi ultimi mesi.
Senza spoilerare nulla, possiamo certamente dire che abbiamo realizzato qualcosa di originale ed emozionante: così come lo è per noi, siamo certi che emozionerà coloro che verranno ad ascoltarci”.

L’evento, che può considerarsi un’appendice dei festeggiamenti civili per la Madonna del Rosario che saranno chiusi ufficialmente oggi, martedì 7 ottobre, è gratuito ma offre la possibilità, nell’assoluta libertà personale, di donare un contributo solidale all’associazione Ali per volare – Donato Marra per la costruzione di un luogo di accoglienza e di supporto alle famiglie dei malati oncologici.