Eventi in diocesi

San Francesco, quando la Parola si fa amore

20 Mar 2026

di Floriano Cartanì

L’intimità, quando si parla di San Francesco d’Assisi, non è un vezzo stilistico da scrittore: è quasi una necessità. Perché ogni volta che il suo nome ritorna nella nostra vita, anche culturale e soprattutto quando viene evocato nei libri, non lo si tratta come un personaggio della storia, ma come una presenza viva che ci sfiora, che chiede silenziosamente. Il Cantico dell’amore – Sui passi di Francesco: dalla Parola al Mistero (edizioni Solfanelli), appartiene proprio a questa dimensione: non è quindi un libro da leggere ma è, al contempo, un luogo in cui sostare e riflettere. Ci sono infatti figure come quella di San Francesco d’Assisi, che non si studiano, ma si ascoltano per imparare; il poverello d’Assisi per antonomasia, è una di queste. E ciò che colpisce maggiormente in questo volume, è proprio la delicatezza con cui gli studiosi coinvolti, hanno scelto di avvicinarsi a lui con un proprio approccio scritto. Non con l’urgenza di interpretare i fatti accaduti a quel tempo, intendiamoci, ma con la disponibilità a lasciarsi sfiorare dal Mistero. È un movimento culturale raro, questo guidato nel volume da Pierfranco Bruni, che tesse un moto che assomiglia più a una forma di preghiera che all’analisi di un racconto di vita.
Bruni infatti, che ne guida meravigliosamente l’intero progetto culturale, sembra aver intuito che la via più autentica per parlare di Francesco d’Assisi non è quella della semplice celebrazione che ricorre in questo anno, ma quella della ricerca dell’intimità con lui. Non si tratta allora di raccontare un santo, pur importante come San Francesco d’Assisi, ma di ritrovare un uomo. Un uomo che ha saputo guardare il mondo con una tenerezza che oggi sconvolge e manca semplicemente a tutti. Il tema centrale del libro poi, il passaggio cioè dalla Parola al Mistero molto opportunamente riportato nel sottotitolo del libro, non è qui un concetto astratto. È un’esperienza viva. È quel momento in cui una parola smette di essere un segno e diventa un luogo. Un luogo in cui riconoscersi, in cui sentirsi accolti, in cui ritrovare qualcosa che credevamo perduto. Franca De Santis, curando straordinariamente gli interventi contenuti in questo libro e portati dai vari autori, sembra aver costruito proprio questo: una casa, cioè, fatta di un coro di voci. Ogni contributo degli studiosi diventa perciò una sorta di stanza diversa, ognuna con una luce propria, è chiaro, ma tutte conducono allo stesso centro: la possibilità che la spiritualità francescana possa essere un discorso vero, quasi come un respiro profondo dell’anima. L’icona di suor Pierpaola Nistri, badessa del convento delle clarisse situato nella Città delle ceramiche, merita un discorso a parte. La Madre delle clarisse, provvede infatti a non accompagnare solamente il libro, ma lo completa alla perfezione. Perché ci sono cose che la parola scritta non riesce a dire e che solo un’immagine silenziosa può custodire e trasmettere: l’arte monastica non cerca infatti mai di spiegare, ma di accogliere. E tipico di quel tipo di “accoglienza”, rivelare la stessa dolce radicalità che animava Francesco medesimo. Guardare intimamente quell’icona, significa perciò accettare che il Mistero non va capito, non deve essere capito, ma semplicemente va abitato. Ed è così che diventa allora un invito, un invito a lasciarsi guardare e leggere intimamente i testi riportati, più che a sfogliarli solamente. La presentazione di questo volume fissata per il 21 marzo prossimo alle 19, proprio al convento di Grottaglie e nella Giornata internazionale della Poesia, non rappresenta infine solo un mero dettaglio d’informazione. È da considerare, invece, un concreto ritorno alla sorgente viva di queste giornate culturali. Perché la poesia, quella vera, in tutte le sue sfaccettature, non è solamente un ornamento, ma un modo concreto di stare al mondo. E San Francesco d’Assisi, con il suo Cantico, ci ha insegnato che si può parlare al creato come si parla a un fratello, che si può nominare la luce senza possederla, che si può essere poveri senza essere soli. Per concludere, questo libro ci chiede una cosa semplice e difficile allo stesso tempo: ritrovarecioè la nostra parte più fragile, quella che ancora sa stupirsi, quella che ancora sa ascoltare. Ci chiede pertanto di rallentare, di tornare a respirare profondamente la vita, di tornare a sentirla come un dono e non come una corsa frenetica senza una meta.

 

Oratori Anspi

L’oratorio dei talenti, il gioco da tavolo che unisce le comunità

ph Anspi
20 Mar 2026

Sta riscuotendo grande entusiasmo ‘L’oratorio dei talenti’, il primo gioco da tavolo pensato appositamente per gli oratori e ideato da Anspi nell’ambito del progetto ‘Reti in gioco’. Il gioco sta conquistando davvero tutti: bambini, ragazzi, giovani, educatori, famiglie e responsabili di oratorio. Non si tratta soltanto di un momento di svago, ma di uno strumento educativo capace di coinvolgere intere comunità e di favorire la partecipazione attiva dei più giovani. Attraverso sfide, prove di creatività e attività di collaborazione, ‘L’oratorio dei talenti’ invita i partecipanti a scoprire e valorizzare le proprie capacità, mettendole al servizio del gruppo. L’obiettivo non è soltanto vincere la partita, ma soprattutto imparare a lavorare insieme, condividere esperienze e rafforzare lo spirito di comunità che da sempre caratterizza la vita degli oratori. Il progetto ‘Reti in Gioco’ nasce proprio con l’intento di creare occasioni di incontro e di crescita, utilizzando il linguaggio del gioco come strumento educativo e formativo. In questo contesto, ‘L’oratorio dei talenti’ rappresenta un esempio concreto di come il gioco possa diventare occasione di dialogo, collaborazione e scoperta reciproca. L’iniziativa sta già registrando un forte apprezzamento nelle realtà che l’hanno sperimentata (oratorio San Giuseppe e Santi Patroni d’Italia in San Giorgio jonico, oratorio San Domenico Savio di Torricella, oratorio Madonna del Galeso a Taranto quartiere Paolo VI) dimostrando che, quando il gioco incontra l’educazione, può nascere un’esperienza capace di coinvolgere e unire generazioni diverse. Questo fine settimana vedrà protagonisti due oratori: oratorio Madonna delle Grazie di Carosino e oratorio San Vito di Taranto.
Ricorda il presidente del comitato zonale Anspi, Cristian Piscardi, che si tratta di un modo semplice ma efficace per ricordare che ogni persona possiede un talento e che, proprio mettendo insieme le capacità di ciascuno, si costruisce una comunità più forte e partecipata.

 

Eventi in diocesi

Due serate per la pace a cura di Pax Christi

20 Mar 2026

Due serate saranno promosse dal Punto Pace Pax Christi di Taranto per riflettere insieme sulla pace, in un tempo segnato da guerre e crescente militarizzazione. Gli incontri saranno aperti alla città per comprendere meglio ciò che accade nel mondo e tornare a pensare la pace come responsabilità comune.

Il primo appuntamento sarà per  lunedì 23 marzo alle ore 18.30 alla parrocchia Madonna delle Grazie (a Taranto, in via Falanto 24) sul tema ‘La pace violata in Terrasanta’, per non dimenticare Gaza e la Palestina. Interverrà Rosa Siciliano, direttrice di Mosaico di pace; modererà la serata Pio Castagna, formatore alla nonviolenza.

Martedì 24 marzo alle ore 18.45 alla parrocchia Sant’Egidio (via Gregorio VII, Tramontone) si parlerà di ‘Scelte nonviolente in tempo di militarizzazione’, con mons. Giovanni Ricchiuti, presidente Pax Christi Italia, Rosa Siciliano, dell’Osservatorio contro la militarizzazione, e Sergio Ruggieri, obiettore di coscienza. Modererà i lavori Pio Castagna, formatore alla nonviolenza.

 

Diocesi

‘Io resto’, il cammino verso la croce nel chiostro San Domenico, a Martina Franca

20 Mar 2026

di Angelo Diofano

‘Io resto’ è il titolo dell’originale Via Crucis, per la regia di Vito Blasi e Attilio Bellucci, che si terrà sabato 21 e domenica 22 marzo, con inizio alle ore 20, nel suggestivo chiostro di San Domenico, a Martina Franca. A cura della omonima comunità parrocchiale, andrà in scena la Passione di Cristo in un intenso viaggio di fede, dolore e amore che invita alla riflessione. “Il cammino verso la croce. La Passione di Gesù come non l’avete mai vissuta”,  è l’invito alla partecipazione da parte del parroco, don Piero Lodeserto.
L’ingresso è libero.

 

Eventi in diocesi

Fabio Zavattaro a San Crispieri con il suo ultimo libro ‘La pace disarmata e disarmante’

Il noto vaticanista lo presenterà domenica 22 nella chiesa  di San Francesco di Paola, alle ore 19

20 Mar 2026

di Angelo Diofano

Il noto giornalista e scrittore Fabio Zavattaro domenica 22 marzo sarà a San Crispieri nel Comune di Faggiano per presentare il suo ultimo libro ‘La pace disarmata e disarmante. papa Leone XIV – La vita e le scelte’, edito da il Pozzo di Giacobbe. L’evento, che si svolgerà nella chiesa  di San Francesco di Paola alle ore 19, è stato organizzato dall’ufficio per i Problemi sociali e lavoro, Giustizia e pace, Custodia del Creato dell’arcidiocesi di Taranto, in collaborazione con la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e il Comune di Faggiano.
A dialogare con l’autore sarà il direttore dell’ufficio per i Problemi sociali e lavoro, Giustizia e pace, Custodia del Creato, don Antonio Panico, mentre ad introdurre i lavori sarà don Ezio Succa, parroco della chiesa Santa Maria di Costantinopoli.
Saranno presenti, per i saluti istituzionali, Antonio Cardea e Pietro Grassi, rispettivamente sindaco e assessore alla Cultura del Comune di Faggiano.

 

Eventi culturali in città

L’Antropocene per nuove relazioni tra scienza e responsabilità collettiva

20 Mar 2026

Come può l’uomo, che è la forza dominante che modifica il pianeta, convivere con l’Antropocene, la nostra epoca geologica? Di fronte alla responsabilità dell’uomo nei confronti dell’universo, occorre trovare risposte adeguate e corresponsabili. L’evento ‘Nella visione della società complessa ripensare l’Antropocene’, organizzato dal Centro di cultura per lo sviluppo G.Lazzati aps-ets Taranto, Camera di commercio di Brindisi-Taranto ed i licei statali scientifico Battaglini e  ginnasio Archita di Taranto cercherà di inquadrare la visione dell’era moderna. Lo spunto arriva  dalla lettura del libro ‘Ripensare l’Antropocene oltre natura e cultura’, edito da Carocci e scritto da quattro ricercatrici universitarie: Paola Govoni, Maria Giovanna Belcastro, Alessandra Bonoli e Giovanna Guerzoni,  che hanno cercato di inquadrare la domanda: “Chi siamo?” per andare oltre  la dicotomia natura-cultura attraverso la proposta di un laboratorio didattico itinerante che si terrà oggi, venerdì 20 marzo alla Camera di commercio di Brindisi-Taranto, viale Virgilio 152, dalle ore 9 alle ore 12.

Partendo dal libro si parlerà di  cultura ambientale, argomento che il Centro di cultura Lazzati e la Camera di commercio seguono con attenzione da diversi anni. Per questo motivo gli studenti delle due scuole – Archita e Battaglini – saranno  interlocutori privilegiati dell’argomento con una delle quattro autrici, la dott.ssa Giovanna Guerzoni. 

Il volume è frutto del progetto TerraFranca, nato dalla collaborazione fra quattro dipartimenti dell’Università di Bologna, con l’interazione di  biologia, ingegneria, scienze sociali e umanistiche. Le quattro autrici, che lì svolgono attività di ricerca e di insegnamento,  sono: Paola Govoni – storica delle interazioni scienza-società esperta di studi di genere, Maria Giovanna Belcastro – biologa e antropologa esperta di evoluzionismo, Alessandra Bonoli – ingegnera delle materie prime esperta di tecnologie verdi e Giovanna Guerzoni – antropologa dell’educazione esperta di contesti multiculturali. Ogni gesto umano – personale, politico, tecnologico – ha un effetto sul pianeta. Ripartendo  dal chiederci chi siamo oltre la dicotomia natura-cultura, esso ci suggerisce che l’unica soluzione possibile è adattarci a quell’Antropocene che abbiamo scatenato, rallentandolo attraverso una transizione a fonti rinnovabili e a relazioni umane davvero inclusive.

Il progetto TerraFranca è un laboratorio itinerante nato all’Università di Bologna che  affronta i temi della crisi climatica e geopolitica attraverso il dialogo tra scienze naturali e scienze sociali, con particolare attenzione alle questioni di genere e alle interazioni tra società, tecnologie e ambiente. TerraFranca  coinvolge  studentesse e studenti provenienti da percorsi formativi diversi, creando un ponte intergenerazionale e interdisciplinare che costituisce il cuore dell’iniziativa.

Il programma prevede l’avvio della mattinata con i saluti istituzionali di Vincenzo Cesareo, presidente Camera di commercio di Brindisi-Taranto; di Patrizia Arzeni, dirigente scolastico liceo scientifico statale G. Battaglini Taranto e di Annarita Vozza, dirigente scolastico liceo ginnasio statale Archita Taranto.
Luigi Ricciardi del Centro di cultura per lo sviluppo G.Lazzati aps-ets Taranto introdurrà i lavori. A seguire sono previsti gli interventi di: Beatrice Lucarella, presidente Comitato imprenditoria femminile e consigliera Camera di commercio Brindisi-Taranto, Maria Antonietta Brigida, presidente Csv Taranto; Francesca Tursi – Centro di cultura per lo sviluppo G.Lazzati. L’incontro sarà moderato dalla giornalista Gabriella Ressa.

 

Quaresima

Il segno di Lazzaro e la speranza della risurrezione

Nel segno compiuto a Betania, Cristo manifesta il volto di Dio che condivide il dolore umano e chiama ogni uomo alla vita nuova.

20 Mar 2026

di Luana Comma

La V Domenica di Quaresima conduce il credente dentro il mistero più radicale dell’esistenza umana: quello della sofferenza e della morte. Dopo le pagine evangeliche della sete e della cecità — che hanno mostrato l’uomo assetato di senso e bisognoso di luce — il Vangelo di questa domenica (cf. Gv 11,1-45) introduce il dramma della morte attraverso il racconto della risurrezione di Lazzaro. In questa pagina del quarto Vangelo, uno dei segni più grandi compiuti da Gesù Cristo, si rivela non soltanto la potenza del Figlio di Dio, ma anche la profondità del suo amore per l’uomo.

Il racconto si apre e si chiude con un’espressione significativa che ritorna come un ritornello nella narrazione evangelica: «Molti credettero in lui». Già al termine del capitolo precedente del Vangelo di Giovanni, dopo la predicazione di Gesù Cristo, e ancora dopo aver assistito alla risurrezione di Lazzaro, molti giungono alla fede. La visione dei segni compiuti da Cristo suscita stupore e genera adesione. La gente, incontrando la potenza della sua parola e dei suoi gesti, si apre alla fede. Al tempo stesso, questa crescente risposta di fede provoca interrogativi e una progressiva inquietudine nelle autorità religiose, delineando quella tensione che accompagnerà il cammino di Gesù verso il compimento della sua Pasqua.

La fede di quei molti nasce dunque dall’incontro con i segni operati da Cristo. Ma questo interrogativo resta aperto anche per il credente di oggi: da dove nasce la nostra adesione a Gesù? Da quali segni della presenza di Dio nella nostra vita scaturisce la nostra fede? Siamo capaci di riconoscere la grazia che opera e trasforma, oppure lasciamo prevalere il sospetto, l’orgoglio o la chiusura del cuore? L’atteggiamento della folla che crede richiama alla memoria anche le pagine degli Atti degli Apostoli, dove la comunità cresceva grazie alla bellezza della vita fraterna e all’azione dello Spirito nei cuori. È un invito a custodire nella propria esistenza quei segni di vita attraverso i quali la fede può continuamente rinnovarsi.

Il racconto prosegue con una delle espressioni più toccanti dell’intero episodio: «Colui che tu ami è malato». Con queste parole viene annunciata a Gesù la malattia di Lazzaro. Non si pronuncia neppure il suo nome; basta dire che è colui che Gesù ama. In questa espressione affettuosa si intravede una verità che riguarda ogni uomo: colui che Gesù ama è l’umanità stessa. La notizia della malattia diventa così simbolo della condizione umana: ogni uomo, pur amato da Dio, rimane esposto alla sofferenza e al dolore.

Il fatto che Lazzaro, amico del Signore, non sia esonerato dalla malattia introduce una constatazione spesso difficile da accettare: la fede non protegge automaticamente dalla sofferenza. La vicinanza a Dio, la preghiera e una vita spirituale intensa non eliminano il mistero del dolore. Di fronte a questa realtà emergono domande profonde: a cosa serve essere amati da Dio se poi si è colpiti dalla malattia? Come può essere possibile soffrire pur vivendo nella fede?

Queste domande affiorano anche nelle parole di Marta e Maria che, incontrando Gesù, gli dicono entrambe: «Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». Nelle loro parole si percepisce la fatica di comprendere il modo di agire di Dio. Gesù appare quasi incomprensibile agli occhi di chi ragiona secondo schemi puramente umani. E tuttavia proprio qui si manifesta la logica divina: Dio interviene anche quando l’uomo pensa che non ci sia più nulla da fare.

Il Vangelo sottolinea inoltre la profonda commozione di Gesù. Davanti al dolore delle sorelle e alla morte dell’amico, egli si turba e piange. Questo gesto rivela con forza che Dio non è indifferente alla sofferenza dell’uomo. Egli partecipa al dolore umano, lo assume e lo condivide. In questo contesto risuonano particolarmente consolanti le parole di Agostino d’Ippona: «Non si perdono mai coloro che si amano, perché possiamo amarli in Colui che non si può perdere». Questa prospettiva apre uno spiraglio di speranza: i legami d’amore non vengono distrutti dalla morte, ma trovano in Dio la loro pienezza.

Il dialogo tra Gesù e Marta conduce poi al cuore della rivelazione: «Chiunque vive e crede in me non morirà in eterno» (cf. Gv 11,26). Marta professa inizialmente la sua fede nella risurrezione finale: «So che risorgerà nell’ultimo giorno». Ma progressivamente giunge a riconoscere che Gesù stesso è il Messia, l’inviato di Dio. La risurrezione non appare più soltanto come un evento futuro, ma come una realtà che prende forma già nella relazione con Cristo.

La fede, tuttavia, non elimina il mistero del dolore né risolve tutte le domande dell’uomo. Essa attraversa dubbi, incomprensioni, silenzi. Eppure resta la chiave che apre alla vita eterna. Credere significa fidarsi di una promessa che supera ciò che possiamo sperimentare con i sensi. In questa prospettiva, si comprende come la fede implichi un affidamento che oltrepassa ogni evidenza immediata: non a caso il filosofo Søren Kierkegaard descriveva il credere come lo stare sull’orlo dell’abisso, ascoltando una voce che invita a gettarsi, nella certezza di essere accolti. È questa la dinamica della fede: un affidamento totale a Dio.

Giunti davanti alla tomba, Gesù pronuncia un comando che racchiude un significato simbolico profondo: «Togliete la pietra». È un invito rivolto non solo ai presenti, ma a ogni uomo. Quella pietra rappresenta tutto ciò che chiude il cuore: la delusione, l’insoddisfazione, l’egoismo, la paura. Rimuovere la pietra significa permettere alla vita di Dio di entrare nelle zone più oscure della nostra esistenza.

Dopo aver pregato il Padre, Gesù grida con voce potente: «Lazzaro, vieni fuori!». È il comando che restituisce la vita. Lazzaro esce dal sepolcro ancora avvolto nelle bende funerarie, e Gesù ordina: «Liberatelo e lasciatelo andare». La risurrezione appare così come un processo di liberazione: togliere le bende, uscire dalle chiusure della morte, ritrovare la propria autenticità davanti a Dio.

Questo segno straordinario non è soltanto un ritorno alla vita biologica, ma un anticipo della Pasqua di Cristo. La tomba che si apre a Betania prefigura il sepolcro vuoto del mattino di Pasqua. Nel Vangelo di Giovanni ogni segno di Gesù nasce da una parola alla quale l’uomo è chiamato a rispondere con fiducia. Così avvenne a Cana di Galilea e così accade davanti alla tomba di Lazzaro.

Il racconto si conclude nuovamente con la fede di molti. L’amore di Gesù per Lazzaro genera vita dove sembrava esserci soltanto morte. È lo stesso amore che continua a operare nella storia, trasformando situazioni di solitudine e disperazione in occasioni di speranza.

Avvicinandosi alla Pasqua, questo Vangelo invita a riconoscere che la vita può sempre rinascere. Occorre però togliere le pietre che chiudono i nostri sepolcri interiori e ascoltare la parola di Cristo che continua a chiamare ciascuno per nome. Solo così diventa possibile rinnovare ogni giorno la professione di fede di Marta: «Sì, o Signore, io credo».

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

Eventi in diocesi

Concerto di Passione lunedì sera in San Domenico

20 Mar 2026

Tradizionale appuntamento del Concerto di Passione (52ª edizione) con le musiche tradizionali della Settimana Santa in programma lunedì 23 marzo alle ore 19 nella chiesa di San Domenico Maggiore, finalmente libera dalle impalcature per i lavori alla cupola. Protagonista, come sempre, sarà la Fanfara di Presidio del Comando interregionale Marittimo Sud della Marina Militare, diretta dal mº 1° Lgt Michele Di Sabato, che eseguirà i seguenti brani: A Gravame (Domenico Bastia), Mestizia (Vittorio Manente, già direttore della gloriosa Banda centrale della Marina Militare), Venerdì Santo (Nicola Centofanti), A Domenico Lemma (Giuseppe Gregucci), Angoscia (Vincenzo Canale), Una Lagrima sulla Tomba di Mia Madre (Amedeo Vella), Mamma (Luigi Rizzola).

Organizzata dalla confraternita dell’Addolorata (priore, Giancarlo Roberti; padre spirituale, mons, Emanuele Ferro), la serata sarà presentata da Antonello Papalia, priore dell’arciconfraternita del Carmine, con meditazioni di don Damiano Nigro, parroco alla Santa Teresa del Bambino Gesù – santuario Madonna della Sanità, in Martina Franca.

 

Diocesi

Precetto pasquale all’ospedale Moscati con l’arcivescovo Ciro Miniero

20 Mar 2026

di Angelo Diofano

Lunedì scorso l’arcivescovo mons. Ciro Miniero – accompagnato dal segretario particolare, don Luciano Matichecchia – ha celebrato la santa messa del precetto pasquale nella cappella dell’ospedale ‘San Giuseppe Moscati’ assieme al direttore dell’ufficio diocesano della salute don Cristian Catacchio e al cappellano ospedaliero don Antonio Di Reda. Era presente una larga rappresentanza del personale sanitario con il dirigente medico dott. Nicola Basile, diversi ricoverati, e alcuni volontari, tra cui quelli di ‘Mister Sorriso-Volontari della gioia’ con i quali mons. Miniero ha posato per una foto-ricordo.

Sport

Eccellenza Puglia, trasferta insidiosa per il Taranto a Novoli

ph G. Leva
20 Mar 2026

di Paolo Arrivo

Appeso al filo robusto della speranza. O almeno, meno sottile di quanto lo fosse nelle ore passate: così sta il Taranto nel torneo di Eccellenza pugliese, quando mancano quattro giornate al termine della stagione regolare – terzo in classifica, a 6 punti dal Bisceglie. L’ultimo successo sull’Atletico Racale ha infatti virtualmente riaperto le porte della griglia playoff. Merito dei tre punti conquistati, e soprattutto della concomitante inattesa sconfitta del Bisceglie a Campi Salentina, per mano del Brilla Campi. Il Taranto visto domenica scorsa allo stadio Italia di Massafra non ha di certo “brillato”. Ma contro una squadra giovane, ben messa in campo, ha dimostrato la propria superiorità particolarmente nella prima mezzora di gara, quando ha esercitato una pressione costante. E nell’intero arco dei novanta minuti impegnando il portiere avversario. Dopodomani ventidue marzo, in casa del Novoli, gli uomini di mister Danucci proveranno a mantenere accesa la fiammella della speranza rinnovando l’appuntamento con la vittoria.

Occhio al Novoli

La squadra allenata da Claudio Luperto viene dal pareggio ottenuto in casa del Bitonto. Invischiata nella zona playout, è motivata dalla necessità di fare punti, specie sul proprio campo. Per sconfiggerla il Taranto deve evitare cali di attenzione. Pertanto, replicare la prestazione offerta contro il Racale, al netto di quella prima mezzora, può rivelarsi pericoloso. Ciro Danucci ha parlato del Novoli come di una squadra ostica e tosta sottolineando la necessità di preparare bene la partita. L’obiettivo, di qui alla fine, è fare più punti possibili: arrivare ai playoff per giocarseli con le carte a disposizione, e con la squadra al completo. Nella consapevolezza della qualità della stessa rosa. Contro il Novoli bisognerebbe evitare gli errori commessi nel girone d’andata, quando finì in pareggio (3-3), dopo che i rossoblu avevano dominato la gara. Non si può mai dare per scontato il risultato. E questo il Taranto dovrebbe averlo già compreso, all’interno di un campionato che nelle intenzioni della tifoseria, se non della società, avrebbe dovuto dominare sin dalla prima giornata.

Gli avversari

Chi non commette errori è il Brindisi, la capolista ancora imbattuta nel girone, che è stato capace di vincere anche in extremis a Spinazzola, mettendo una seria ipoteca sulla promozione. Il Bisceglie invece ha cercato il riscatto in Coppa Italia. Ma non è riuscito ad andare oltre il pareggio a porte inviolate, in casa contro la Boreale, nella semifinale d’andata della competizione utile a strappare il pass per la serie D. Un’occasione utile anche al Taranto, qualora fosse proprio il Bisceglie a conquistare la Coppa Italia liberando un posto per i playoff agognati. Certo è che il pareggio è stato un risultato favorevole più ai laziali, che il quindici aprile si giocheranno l’accesso alla finale. Quanto alla squadra di mister Danucci, l’imperativo categorico è continuare a vincere e guardarsi le spalle dal Canosa, quarto in graduatoria a quota 59.

 

Taranto – Racale, l’ultimo incontro allo stadio “Italia” di Massafra nel racconto fotografico di Giuseppe Leva

Diocesi

Alla Maria Ausiliatrice, ritiro per la comunità educativa pastorale

ph G. Leva
20 Mar 2026

di Angelo Diofano

Domenica 22 marzo, a cura dei ‘Salesiani per don Bosco’, dalle ore 16 alle ore 18 si terrà all’istituto Maria Ausiliatrice il ritiro spirituale per tutta la comunità educativa pastorale sul tema ‘Se uno è in Cristo è una creatura nuova’, che sarà predicato da don Armando Imperato, parroco alla Madonna del Rosario di Talsano.

Eventi in diocesi

Martina Franca: Concerto di canto gregoriano

20 Mar 2026

Domenica 22 marzo alla chiesa del Carmine di Martina Franca avrà luogo alle ore 19.15 un concerto di canto gregoriano dal rirolo ‘De tenebris ad lucem’ a cura di ‘In cordi jubilo’. Brani organistici a cura di Francesco Buccolieri, live electronics di Rocco Carella, opera pittorica di Erika Fossati e la dott. ìssa Ilaria Fico quale direttrice.