Sport

Silvia Battista, vogatrice per passione: “Il mio amore per lo sport e per il mare”

foto G. Leva
24 Mag 2023

di Paolo Arrivo

A vederla, i segni della fatica, sono ben celati. Fisico longilineo, nei suoi occhi c’è la profondità e la risolutezza del mare. Acque sia dolci che severe. Nei suoi occhi scorrono, come istantanee, le immagini dei prati fioriti nella stagione intermedia. Le spiagge più lontane, i vicini Riti della Settimana Santa, gli scorci più suggestivi dell’Isola che affaccia sul mare: un concentrato di tarantinità, da assorbire e da esportare. L’habitat ideale di un’intera comunità chiamata a riscoprire la sua vocazione naturale. Silvia Battista, 32 anni, ha bruciato le tappe, ma in senso non ordinario: nella sua breve, intensa e tardiva carriera, l’atleta tarantina del Palio di Taranto è diventata una presenza non occasionale della nazionale italiana. Pratica uno sport le cui sensazioni non si possono trascrivere né decifrare.

“Il solo fatto di guardarti intorno e vedere che sei circondata dal mare  – prova a spiegare – e solo dal mare, ti fa provare un’emozione differente da chi pratica uno sport al chiuso, sulla terraferma. Un senso di libertà. Il mare aiuta sotto tutti i punti di vita, e tanto sotto il profilo mentale”. Già oro agli Europei, disputati lo scorso ottobre nella città dei due mari, l’ultimo risultato di Silvia Battista è la convocazione della Ficsf (Federazione italiana canottaggio a sedile fisso) per la trasferta spagnola del 28 maggio – raggiungerà Cabo de Cruz.

Cosa rappresenta questo risultato, la gara internazionale, per te che hai già vestito la maglia azzurra, e trionfato?

“Si tratta di una convocazione differente. In primis perché una delle prime convocazioni fuori dell’Italia: l’anno scorso è arrivata a Taranto, dove peraltro io facevo parte della seconda squadra: la soddisfazione allora è stata doppia, per aver vinto l’oro. È un onore per me essere stata riconvocata per questa competizione. So che sarà dura, ma cercherò di dare il meglio, come sempre”.

Di quale competizione si tratta?

“Si gareggia su barche con 13 vogatori. Una novità. Barche con sedili differenti. Il tredicesimo vogatore che voga con due remi. O meglio, con uno, per poi fare da perno con l’altro remo, quando ci saranno le virate. Inoltre ci troveremo in oceano. Acque differenti, altre correnti. Le varianti nuove sono tante. Si gareggia sulla distanza di quasi 5.500 metri: le gare che abbiamo fatto non superano i tremila”.

Quando si parte?

“Partenza il 26. Il 27 ci faranno provare le barche, in modo che ci possiamo adattare. Questo è importante. Ricordo che a Taranto erano le nostre barche, le 10 remi. Quindi qualcosa di più familiare. Per queste novità, per la fiducia che mi stanno dando, l’onore è davvero grande”.

Come vedi il rapporto tra Taranto e la disciplina che pratichi?

“È uno sport non semplice da avvicinare. Per tanti fattori. Io spero che crescano tutti gli sport acquatici. Mi piacerebbe tanto che le opportunità si moltiplicassero in una città di mare come Taranto. Questo sport, ripeto, è un po’ difficile, anche perché di squadra. È molto più semplice iniziarne uno individuale. Specie nella società in cui viviamo, che non vuole ad esempio vincoli di orario”.

Cosa serve, in particolare?

“È necessario creare un equilibrio in barca. Diversamente, non porti a termine la gara. Soprattutto ti devi fidare degli altri, e dare loro sostegno: è nei momenti di difficoltà che si vede la squadra”.

Da dove nasce la tua passione per quello che fai?

“La base è l’amore per il mare in generale. È iniziato tutto per gioco, col remoergometro, il simulatore di voga: da lì ho cominciato ad appassionarmi alla 10 remi, alla voga vera e propria. Circa tre anni fa. Precedentemente, ho sempre praticato sport. Non sono mai stata ferma. Sono una sportiva: corro, vado in bici, in palestra. L’agonismo però non lo avevo mai praticato”.

Chi è Silvia Battista nella vita di tutti i giorni?

“Una ragazza semplicissima che lavora come commessa in centro a Taranto. E che nel tempo libero si dedica allo sport in generale: mi piace vedere le partite di qualsiasi disciplina, dal calcio alla pallavolo. Quest’anno ho seguito il Taranto e fino all’ultimo ce l’abbiamo fatta a non retrocedere (positiva, lei, guarda al bicchiere mezzo pieno e non alla mancata promozione, ndr)”

A proposito di sport, come valuti la crescita del territorio e quale ruolo ha il Palio di Taranto?

“Il nostro capitano Angelica Brescia e il presidente Francesco Simonetti fanno davvero tanto: dedicando il loro tempo contribuiscono a fare in modo che anche la persona meno adatta a fare sport ci si possa avvicinare, anche solo per il piacere di fare un po’ di movimento, ma attraverso il mare. Taranto guarda ai Giochi del Mediterraneo. Io spero e sono fiduciosa che proprio qui si possano fare”.

Hai un obiettivo specifico? Un sogno da realizzare?

“Il mio obiettivo è confermarmi soprattutto a livello nazionale. Naturalmente migliorare: questo è uno sport che richiede tempo, allenamenti specifici per acquisire tutti i movimenti, a livello tecnico. Non si mai è perfetti, c’è sempre da imparare”.

 

Una seduta di allenamento nel cuore di Taranto: il racconto fotografico di Giuseppe Leva

 

Sport

I Boys volano in serie A. Coach L’Ingesso: “Grazie ai miei ragazzi spettacolari”

23 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Il tecnico di Taranto loda il gruppo che ha allenato. E promette l’impegno per riportare il grande basket in carrozzina in riva allo Jonio

 

Di sicuro non c’è niente nei playoff. Che sono un campionato a se stante, al punto che anche la squadra che aveva dominato la stagione regolare può andare incontro a qualche sorpresa, ed essere eliminata (si veda Perugia nella Superlega Credem Banca). Ma l’impresa della Cisa Boys Taranto era nell’aria. E non poteva non arrivare: gli Uomini allenati da Egidio L’Ingesso hanno conquistato la serie A, grazie alla seconda vittoria ottenuta in finale sulla Polisportiva Nord Castelvecchio Gradisca, al PalaZimolo di Gradisca d’Isonzo, con il risultato di 64-57.

A caldo, lo stesso tecnico di Taranto tornato ad alzare una coppa dopo quasi quindici anni, aveva parlato di un’emozione incredibile, pazzesca. Quella rimane. Ripercorrendo il cammino del campionato, è la riconoscenza il sentimento dominante, di chi di meriti deve averni tanti: dagli atleti scesi in campo all’ambiente venutosi a creare, l’armonia si è ben amalgamata alla qualità del roster della Cisa Boys Taranto. La serie A è un traguardo condiviso da festeggiare.

Eppure, mister, vero che non era scontato?

“Non affatto. Per esperienza passata, io che ho perso lo scudetto dopo 4 tempi supplementari, dico che l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Ad eccezione della partita col Vicenza all’andata in semifinale, che davvero ci aveva messo con le carrozzine per terra, la squadra ha reagito benissimo raggiungendo la finale. Poi i due match col Gradisca ci hanno premiato”.

Un peccato però non aver potuto veder giocare la Cisa Boys a Taranto…

“Stiamo valutando la possibilità di portare la squadra in riva allo Jonio, dove merita di giocare. Quest’anno, insieme al presidente, abbiamo gettato le basi per il programma futuro: ci siamo detti, basta fare la serie B, vogliamo disputare un grande campionato, per andare in A. Domenico (Latagliata, ndr) ha fatto dei grossi investimenti prendendo tre giocatori stranieri. E alla fine il risultato ci ha dato ragione”.

Ad ogni modo, avete sentito il sostegno della città?

“Assolutamente. Io vengo dal basket giocato: ho tanti amici con cui ci sentiamo, da Roberto Conversano e Sergio Cosenza del Cus Jonico, al gruppo Virtus, con cui ho collaborato per parecchi anni. Non tanto nella prima fase quanto nella seconda, quando abbiamo superato il turno per andare in semifinale, c’è stato un attaccamento, direi, importante. L’attenzione dei media è stata alta. Merito anche del nostro addetto stampa Matteo Schinaia, un ragazzo eccezionale, che ha la passione del tifoso, e riesce a far arrivare l’entusiasmo alla gente parlando bene di noi”.

A chi va il pensiero speciale?

“Ai 12 elementi spettacolari che quest’anno ho avuto la fortuna di allenare. Bravi ragazzi, fin dall’inizio ci siamo prefissati un obiettivo: siamo andati avanti all’unisono, e quando si lavora in questo modo è tutto più facile, sia per l’allenatore che per i giocatori”.

Sport

Basket, il Cus Jonico chiude la stagione: l’ultimo atto non ha valore

L'ultimo match contro l'Avellino - foto G. Leva
22 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Una serata storta. Troppo forte l’avversario, che evidentemente partiva da una posizione psicologica di forza, dopo aver vinto i primi due incontri, al punto da spingere forte sull’acceleratore: così la Del Fes Avellino ha fatto fuori il Cus Jonico aggiudicandosi la serie playoff. Il risultato finale di 62-84 racconta il divario visto in campo tra le due formazioni. Nel silenzio del Tursport, avvolto dalla nebbia della delusione, gli ionici hanno comunque raccolto gli applausi del pubblico, a fine partita: un’attestazione di stima e d’affetto per quanto prodotto di buono in questa stagione. A far festa è stata la squadra di coach Andrea Crosariol. Che ha giocato davvero una grande pallacanestro: forte in difesa e nei tiri dalla distanza, in particolar modo – tra i migliori, Andrea Traini e il top scorer del match Matteo Caridà, autore di 28 punti. Tra gli uomini allenati da Davide Olive sono riemersi i limiti dimostrati durante la regular season. Quando, però, si sono sfoderate anche grandi prestazioni.

Il Cus Jonico manca l’appuntamento con la serie B

La categoria per la quale si combatteva è quella che nascerà nella prossima stagione. Ovvero la serie B Nazionale Old Wild West. Il Cus Jonico non vi parteciperà. Dopo tre stagioni di alto livello, sarà costretto a giocare nella serie B interregionale. Ricordiamo che due anni fa la società presieduta da Sergio Cosenza ha avuto la possibilità di accedere alle serie A2 raggiungendo la semifinale playoff. I sacrifici fatti da questo gruppo, la perseveranza di un progetto serio, portato avanti a beneficio del territorio, non hanno trovato ancora la ricompensa giusta. L’ultima battaglia persa è stata sì dolorosa ma non può compromettere l’intero percorso e la scalata ininterrotta verso la pallacanestro che conta.

Onore all’avversario

“Dedico questa vittoria alla società perché ha avuto la fiducia di prendere un allenatore che non ha mai fatto il capo. L’affiatamento creato subito, sin dai primi giorni, ha aiutato anche i giocatori, e la squadra ha iniziato a giocare bene”. Queste le parole del tecnico dell’Avellino. Il quale, riconoscendo “che non andiamo d’accordo su tutto”, ha sottolineato proprio l’importanza dello spirito di gruppo. “Ringrazio soprattutto i giocatori, perché sono loro quelli che vanno in campo”, ha concluso il gigante di due metri e 12, che ha vestito anche la maglia della nazionale italiana da giocatore.

Fotogallery by Giuseppe Leva

 

Sport

Alla ricerca della continuità: il Taranto riparte da mister Capuano

foto G. Leva
19 Mag 2023

di Paolo Arrivo

La tifoseria lo ama. Perché ci mette passione grinta genuinità: qualità che riesce a trasferire, tante volte, ai calciatori in campo. Così Massimo Giove ha confermato Ezio Capuano alla guida del Taranto calcio nel prossimo campionato. “Bisognava solamente limare qualche dettaglio – ha detto il presidente – ma non avevamo dubbi che avremmo proseguito insieme. Con Capuano vogliamo dare continuità al percorso tecnico e, nello stesso tempo, ripartire affidando a lui la preparazione della prossima stagione sportiva”. I programmi devono farsi ambiziosi. Più che di continuità, allora, bisognerebbe parlare di crescita del progetto, per portare il Taranto nella categoria che merita.

L’impegno mostruoso promesso da Capuano

“Sono fiero e orgoglioso di questo incarico. Con il presidente Giove, al quale vanno i miei più sentiti ringraziamenti, c’era un accordo già da tempo che aspettava solo di essere formalizzato. Da oggi mi aspetta un impegno mostruoso, visto il senso di responsabilità illimitata che abbiamo deciso di assumerci”. Così mister Capuano entra in piena sintonia con il presidente contestato in città – fino all’ultima giornata di campionato, i tifosi della Curva nord non lo hanno perdonato. “Sono una persona d’onore, e spenderò fino all’ultima goccia di sudore per questi colori”, ha aggiunto il tecnico che ha firmato il rinnovo triennale.

Il sogno rimasto sospeso in campo

Dopo aver centrato l’obiettivo della salvezza, alla fine della terzultima giornata di campionato, l’allenatore campano ha creduto nel sogno della serie B fino all’ultimo atto. Quando si sperava nei risultati favorevoli degli altri campi, nel girone C, per agguantare i playoff in una vera e propria volata. L’impresa non è riuscita. La classifica avulsa ha premiato la Juve Stabia; i tanti pareggi realizzati dai rossoblu in campionato non hanno consentito loro di meglio posizionarsi. Ma il sogno è solamente procrastinato. Parola di Eziolino Capuano.

Pianeta verde

C’erano una volta i “gretini”: gli ambientalisti ridicolizzati ci avevano visto lungo

foto Ansa
19 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Cosa c’è di più urgente della questione legata al cambiamento climatico? A cosa serve fare le guerre, spendere risorse ingenti per gli armamenti, per la formazione delle truppe e per l’addestramento ad esempio, se poi nessuno può avere il controllo dei territori dove abitare? Perché Madre natura è sempre più forte. La risposta sta nelle immagini impressionanti che provengono in queste ore dall’Emilia Romagna. Terra ferita, trasfigurata, vittima di un evento senza precedenti: l’esondazione simultanea di tutti i corsi d’acqua, a causa della pioggia record. Qualcosa di eccezionale e imprevedibile. Eppure, i “gretini” ci avevano avvisati. Quando scendevano in piazza (nel pre-pandemia) chiedendo ai governi azioni decise e immediate.

I gretini

Nati insieme alle battaglie della svedese Greta Thunberg, diventata la più nota attivista contro il cambiamento climatico, le loro idee e convincimenti sono stati spesso sminuiti. Tanto da essere etichettati come gretini. Termine utilizzato in senso dispregiativo non solo dai negazionisti di questo fenomeno, ma anche dalle persone comuni che per l’attivismo ecologista provano una certa antipatia o indifferenza. Gli stessi individui si saranno ricreduti adesso. Ovvero arresi all’evidenza dei fatti, al moltiplicarsi degli eventi meteo estremi, con tutte le ricadute negative non trascurabili, in termini di vite umane e di danni all’economia globale.

Solidarietà e preghiera

Chi non è mai stato affatto insensibile alla questione climatica è papa Bergoglio. Che con un messaggio ha espresso il proprio cordoglio per le vittime del nubifragio in Emilia Romagna, parlando di disastro impressionante, al centro delle sue preghiere. La macchina della solidarietà è partita. Oltre alla vicinanza e alla preghiera, dalla presidenza della Cei è arrivato l’invito alle diocesi e alla Caritas a individuare le prime necessità a cui far fronte, in un’emergenza che non è ancora finita. Siamo certi che la richiesta verrà accolta. L’Italia, del resto, è il Paese che si prodiga nell’emergenza (pensiamo ai salvataggi compiuti dai vigili del fuoco, dalle forze dell’ordine), mentre nella prevenzione non dimostra la stessa efficienza.

La furia dell’acqua

Il ciclone abbattutosi sul nord Italia ha portato la pioggia che mediamente cade in due mesi sulla Romagna. È accaduto in due giorni con precipitazioni senza sosta. Straordinariamente piovuto il mese di maggio: si pensi che nella prima metà del mese, entro mercoledì diciassette, sempre in Romagna, sono cadute le piogge di 6 mesi – tra i 150 e i 200 millimetri, in media. Ma alcune zone hanno ricevuto sino a 500 mm di pioggia. Sono numeri che i gretini associano al riscaldamento globale. All’alternanza di periodi di siccità ad altri di abbondanza. Segnatamente al riscaldamento del Mediterraneo, spiegano gli esperti studiosi del meteo, fenomeno per il quale certe catastrofi che sino a qualche anno fa parevano impensabili, anche alle nostre latitudini accadono. Armiamoci di speranza. Ma non illudiamoci che tutto sia governabile, che ci si possa adattare agli effetti del cambiamento climatico.

Cinema

Nel bene e nel male, Napoli alla ribalta in “Nostalgia” di Martone

Pierfrancesco Favino e Francesco Di Leva
17 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Tornare a casa dopo tanto tempo: scoprire, a sorpresa, che tutto è immutato, all’esterno; credere erroneamente che non siano cambiate neanche le persone. È quanto accade al personaggio di Felice Lasco in “Nostalgia”. Un film che accende i riflettori sulla bellezza di Napoli, e sul dramma. Guardato in questi giorni, l’ultima opera cinematografica del regista Mario Martone offre ulteriori motivi di interesse: rimanda all’atmosfera festante vissuta dalla comunità grazie al calcio, alla conquista dello scudetto. È la stessa gente, ancorata alle tradizioni più belle, che deve barcamenarsi in mezzo ai guai atavici, da sempre. All’ombra della criminalità organizzata, una presenza soffocante. Nostalgia conquista il pubblico che sceglie di vederlo. Non riesce a farsi capolavoro, come vorrebbe il maestro Martone, forse, sebbene gli ingredienti siano presenti. È un buon film sicuramente. Ha tutta la profondità, la potenza del sentimento.

Trama

Imprenditore che ha fatto fortuna oltre i confini dell’Italia, tra il Libano e l’Egitto, Felice Lasco fa ritorno a Napoli, la città dove è vissuto fino all’età di quindici anni. Si ricongiunge alla mamma. Donna stimata, riconosciuta come la sarta migliore del Rione Sanità, che accoglie il figlio a braccia aperte, quando credeva di non rivederlo. Felice incontra anche don Luigi Rega. Un punto di riferimento importante: aiuta i ragazzi di quel rione cercando di combattere, di opporsi con tutte le forze alla camorra. Nella disapprovazione dello stesso sacerdote, l’uomo va alla ricerca dell’amico fraterno Oreste Spasiano, perché c’è una storia in sospeso sulla quale tornare, per vivere meglio il presente. Il piccolo particolare è che l’ex compagno di scorribande, detto ‘o Mal’omm, è diventato un boss dal quale stare alla larga. La cocciutaggine del protagonista si scontra con la realtà. Fino in fondo.

Il prete anticamorra

L’attrazione del cast, per una volta, non è il sempre grande Pierfrancesco Favino alias Felice Lasco, ma un sorprendente Francesco Di Leva. Che interpretando don Luigi Rega si è aggiudicato il David di Donatello come miglior attore non protagonista. I suoi occhi spiritati sono lo sguardo curioso battagliero vivace della città in cui l’attore è nato. Interessante rivederlo dopo l’interpretazione in Gomorra. Ovvero in tutt’altra veste – era stato mafioso anche in “Ti mangio il cuore” di Pippo Mezzapesa. In qualsiasi parte è credibile, convincente. Proprio la presenza del sacerdote in Nostalgia, come figura chiave, brilla nell’esempio rassicurante e trascinante. Contravvenendo allo stereotipo di una città abbandonata nelle aree più disagiate alla cultura della illegalità e alla camorra.

Nostalgia – Interpreti e personaggi

Pierfrancesco Favino: Felice Lasco

Francesco Di Leva: don Luigi Rega

Tommaso Ragno: Oreste Spasiano, detto ‘o Mal’omm

Aurora Quattrocchi: Teresa, madre di Felice

Salvatore Striano: Gegè

Sofia Essaidi: moglie di Felice

Daniela Ioia: Teresa da giovane

Nello Mascia: Raffaele

Emanuele Palumbo: Felice da giovane

Virginia Apicella: Adele

Artem Tkachuk: Oreste da giovane

Sport

Benedetta Pilato scalda i motori: doppietta all’International Alpha Cup di Milano

16 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Vittoria nei 50 e nei 100 rana (30”92, 1’08”49). Un assaggio di quanto dovrà conquistare in estate: Benedetta Pilato è stata la grande protagonista dell’International Alpha Cup, alla Bocconi di Milano, che ha visto confrontarsi tanti campioni in vasca. Doppietta anche per Simona Quadarella nei 200-400 stile libero (2’01”65, 4’15”66). Tra gli uomini, ha concesso il bis Marco De Tullio nei 200-400 sl (1’49”03, 3’50”77). Il meeting ha offerto spettacolo. E soddisfatto la finalità prefissata, attraverso la valorizzazione delle eccellenze del nuoto, non in una passerella, ma in un evento agonistico internazionale.

L’ottimo allenamento di Benedetta Pilato

Questi gli obiettivi più imminenti della tarantina: “A giugno voglio fare il tempo anche per qualificarmi nei 100 rana ai Mondiali, e inoltre devo  sostenere la maturità”. La campionessa è chiamata a confermare i risultati e a non arrestare il suo percorso di crescita. In modo da farsi trovare pronta per il grande appuntamento, dal 14 al 30 luglio prossimi. L’ultima competizione è stata un test utile a valutare lo stato di forma. “Questo è un periodo di allenamento puro per noi, e anche questo tipo di gare va visto come un allenamento. Mi piace partecipare a eventi di questo genere”, ha aggiunto BP. La vittoria poi stimola l’appetito di chi insegue i record nelle competizioni più importanti.

La ritrovata continuità

Facendo un passo indietro, va ricordato che il mese scorso Benny ha già staccato il pass per i Mondiali in programma a Fukuoka, in Giappone, nella sua specialità: i 50 rana. Il tentativo era andato a segno nell’ultima sessione degli Assoluti di nuoto di Riccione. Così l’atleta tesserata per Fiamme Oro e Aniene, allenata da Vito D’Onghia, sembra essersi messa alle spalle il periodo più complicato lasciando presagire un grande proseguimento di stagione. L’ultimo Mondiale in vasca corta non le ha dato alcuna medaglia e nessuna soddisfazione a noi. Che continuiamo ad essere affascinati dalla figura della campionessa europea e mondiale in carica dei 100 rana. Dalle prestazioni di un talento precoce, da preservare sul piano fisico, come su quello umano.

Sport

L’Italia U20 va al Mondiale: meno male che ci sono i giovani

15 Mag 2023

di Paolo Arrivo

La prima sfida è una partita di cartello che fa sognare i tifosi da sempre. Non è la nazionale maggiore, incapace di qualificarsi al Mondiale di calcio per due volte consecutive, ma l’Italia U20 a prendere parte alla massima competizione. Il debutto al Mondiale in Argentina avverrà domenica prossima 21 maggio contro il Brasile – diretta su Rai 2 alle ore 23 italiane. Da segnalare, tra i convocati di mister Carmine Nunziata, la presenza di chi ha fatto parte dello stesso girone in cui ha giocato il Taranto nella stagione appena conclusa: l’estremo difensore del Giugliano, Jacopo Sassi.

GLI AZZURRINI- Occhi puntati su Simone Pafundi. Che è il più piccolo del gruppo, classe 2006. Il grande pubblico già lo conosce: convocato da Roberto Mancini per la partita con l’Albania, lo scorso novembre, scendendo in campo al minuto 89 è stato il terzo giocatore più giovane a esordire con l’Italia. A soli 16 anni. Tra i più attesi di questo torneo che vede impegnata l’Italia U20, in svolgimento dal 20 maggio all’11 giugno, ci sono anche Tommaso Baldanzi e Cesare Casadei. Assenti quei calciatori ormai entrati nel giro della Nazionale o dell’Under 21. Tra gli esclusi, Wilfried Gnonto, Giorgio Scalvini e Fabio Miretti. L’intero gruppo si è radunato ieri a Roma, e sosterrà un allenamento questa mattina, prima di partire da Fiumicino, diretto a Mendoza.

IL GIRONE- L’Italia è collocata nel raggruppamento D. Uno dei più difficili, tra i 6 gironi: oltre al Brasile, sono presenti Nigeria e Repubblica Dominicana. La seconda verrà affrontata mercoledì 24 maggio alle ore 20 italiane. Il terzo e ultimo incontro del girone, con la RD, è in programma per sabato 27 maggio.

I convocati nell’Italia U20

Portieri: Sebastiano Desplanches (Trento), Jacopo Sassi (Giugliano), Gioele Zacchi (Sassuolo)

Difensori: Filippo Fiumanò (Montevarchi), Alessandro Fontanarosa (Inter), Daniele Ghilardi (Mantova), Samuel Giovane (Ascoli), Gabriele Guarino (Empoli), Riccardo Turicchia (Juventus), Mattia Zanotti (Inter)

Centrocampisti: Tommaso Baldanzi (Empoli), Cesare Casadei (Reading), Duccio Degli Innocenti (Empoli), Giacomo Faticanti (Roma), Luca Lipani (Genoa), Niccolò Pisilli (Roma), Matteo Prati (Spal)

Attaccanti: Giuseppe Ambrosino (Cittadella), Francesco Pio Esposito (Inter), Daniele Montevago (Sampdoria), Simone Pafundi (Udinese)

Sport

Superlega, la Prisma a trazione stelle e strisce prende forma

L'ultimo colpo di mercato, Lorenzo Sala - foto Michele Benda
12 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Sognare si può. Anzi, si deve, per gli sforzi tempestivi profusi dalla società ionica: la Gioiella Prisma Taranto è attiva sul mercato, in vista della prossima stagione in Superlega, e sta mettendo a segno un colpo dietro l’altro. L’ultimo è Lorenzo Sala. Che sbarca in riva allo Jonio fresco di convocazione nella Nazionale azzurra. In precedenza la Prisma si era assicurata gli americani Kyle Russel e Jeffrey Jendryk. Due acquisti di gran qualità, l’opposto di Sacramento e il centrale della Nazionale statunitense, fanno il paio con gli ingaggi di Filippo Lanza e dello schiacciatore cubano Josè Miguel Gutièrrez.

La Prisma come doppia ciliegina sulla torta

“Quello che mi ha spinto ad accettare questa sfida è il bel progetto ambizioso di Taranto, e avere la possibilità di mettermi in gioco, per fare finalmente il grande salto finale, dopo due anni fantastici a Modena. Le mie ambizioni per il futuro sono quelle di fare il meglio possibile e diventare un giocatore di peso su cui Taranto può contare anche quando la palla scotta”. Queste le prime parole di Lorenzo Sala. L’opposto originario di Trento, figlio di Andrea, ex centrale Modena, aggiunge che la convocazione in Nazionale rappresenta “la ciliegina sulla torta” a margine della soddisfacente stagione. Quella di Taranto è stata senz’altro positiva. Ma il raggiungimento della salvezza può essere inteso come punto di partenza verso traguardi maggiori, sia per i nuovi innesti che per i quattro confermati del gruppo lasciato da coach Vincenzo Di Pinto: Hampus Ekstrand, Aimone Alletti, Giovanni Maria Gargiulo e Marco Rizzo.

Gli obiettivi da raggiungere con i giovani

La soddisfazione della dirigenza è affidata all’intervento della vicepresidente: “Nell’ambito del nostro progetto che ha individuato il nuovo percorso con i ruoli del direttore generale Vito Primavera, del ds Mirko Corsano, insieme al tecnico Vincenzo Mastrangelo, anche la scelta di Lorenzo Sala si inserisce in un percorso ponderato e finalizzato a raggiungere obiettivi importanti”. Elisabetta Zelatore sottolinea la giovane età del giocatore classe 2002. Un elemento che, al pari di Ekstrand, ha potenzialità e un grande talento, da mettere a frutto fino in fondo. Anche coach Mastrangelo loda il giovane e si sbilancia parlando della nascita di un gruppo squadra interessante. Ci sono già i giocatori giusti capaci di migliorare i fondamentali di gioco (si veda il talento di Jendryk nel muro). Altri arriveranno, per fare di questo roster una squadra di tutto rispetto, magari completa, alla sua terza partecipazione consecutiva in Superlega.

La stagione in corso

Chi continua a giocare contendendosi il tricolore sono Trento e Civitanova. Questa sera alle 20.30 (diretta RaiSport) si terrà gara4 della finale playoff: dopo aver sconfitto nettamente la Lube per 3-0, trascinata da Alessandro Michieletto, la squadra di Angelo Lorenzetti ha in mano il match point per vincere lo scudetto. Riuscirci davanti al pubblico dell’Eurosuole Forum di Civitanova sarebbe una crudele punizione per Ivan Zaytsev & company. Ma almeno loro si sono goduti lo spettacolo sino in fondo.

Sport

Federico Scotti campione italiano di cronoscalata: lo show a Livorno

11 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Il suo pane è la salita. Il terreno dove devi contare solo sulle tue forze, soprattutto nelle prove contro il tempo. Nato e cresciuto in una famiglia di ciclisti, finché non ha lasciato la sua terra natia, avara di opportunità professionali e sportive, il tarantino Federico Scotti non è mai sceso di bicicletta. Ne ha vinte di corse. L’ultima è la gara che lo ha portato ad indossare la maglia di campione italiano di cronoscalata della Federazione ciclistica italiana per la categoria master. L’evento è andato in scena domenica scorsa a Livorno. Il corridore in forza all’Hair Gallery Cycling Team ha percorso 6,8 km in 15’09 battendo settantaquattro concorrenti.

LA CONTINUITA’ E LA PASSIONE- Il risultato è importante ma non sorprendente, per la bravura dell’atleta, nota da tempo. “Avevo già vinto due titoli italiani, uno su strada e l’altro nella medio fondo – ricorda al nostro giornale Federico Scotti – questa è la terza maglia tricolore presa nella cronoscalata. Ovviamente sono titoli a livello amatoriale che non ti cambiano la vita assolutamente”. “Ma sono sempre delle piccole soddisfazioni per chi cerca di allenarsi nei ritagli di tempo”, chiarisce meglio. Il ciclista che lavora anche come preparatore atletico sa mettere la sua esperienza proprio al servizio di chi si vuole allenare al meglio.

Federico Scotti e gli altri vincitori

Questi gli altri atleti e le atlete diventati campioni italiani di cronoscalata, nelle rispettive categorie, grazie alla prova offerta al 4° Trofeo Abate, Memorial Fiorella Pellegrini: Alessandro Sogne (MES) della Fontanari.it, Armando Nigro (M1) – Asd Bike & sport team, Federico Scotti (M2) – Hair Gallery Cycling Team, Simone Zugarini (M3) – Ciclistica Senese Asd, Stefano Degl’Innocenti (M4) – Gs Cr Cintolese Asd, Valerio Desideri (M5) – Gs Carli Salviano, Antonio Miraglia (M6) – Asd Autoricambi Marrone, Luciano Biselli (M7) – Gs Vigili del Fuoco, Maurizio Brondi (M8), Gs Carli Salviano, Sara Andrei (MWE) – Gs Vigili del Fuoco, Gioia Fusci (MW1) – Team Zamparella, Emanuela Vola (MW2) – System Cars Codeil, Susanno Sbarra (MW4), Gs Carli Salviano e Cristina Rulli (MW5), As Roma Ciclismo.

Sport

Judo, Sofia Manca si laurea campionessa italiana

10 Mag 2023

di Paolo Arrivo

Una bella notizia ci raggiunge dalla provincia di Taranto. Dalla ridente Martina Franca. Che è terra natia di Antonio Giovinazzi, tra l’altro. È l’assessore allo Sport Vincenzo Angelini ad annunciarla. “Con grande soddisfazione ho appreso che la giovane martinese Sofia Manca è la nuova campionessa italiana A/2 di Judo nella finale di Napoli -70 kg. Mi congratulo con la nostra giovanissima concittadina e con lo staff tecnico e dirigenziale dell’Asd La Palestra”. “Questo prestigioso risultato – continua VA – si aggiunge al titolo italiano conquistato da Giuseppe Braccioforte lo scorso anno, e conferma la crescita dei ragazzi della sezione Judo”.

Un plauso allo staff tecnico e alla dirigenza

Il merito è dello stesso gruppo di Martina Franca e della guida di Francesco Bufano. Un tecnico di grande esperienza, con trascorsi agonistici di rilievo, ricorda l’assessore. Per il quale il titolo conquistato è un risultato da condividere certamente. Rappresenta un riconoscimento per l’impegno e il lavoro svolto quotidianamente da tutto lo staff tecnico e dalla dirigenza per la crescita degli atleti e della disciplina olimpica del judo a Martina. Così gli sport da combattimento, che hanno nella karateka Silvia Semeraro la più grande eccellenza, possono crescere in termini di visibilità sull’intero territorio.

La gioia condivisa con Sofia Manca

La martinese festeggia insieme alle altre campionesse d’Italia A2 2023, nell’evento andato in scena al PalaVesuvio di Napoli: Giusy Analfitano (Ischia Judo, 44), Elena Storione (Ippon Club Messina, 48), Chiara Antonina Dispenza (Judo Virtus, 52), Sara Cardella (Airon Judo 90, 57), Dounia Slimani (Fitness Nuova Florida, 63), Cinzia Caponetto (Judo Virtus, 78) e Lucia Magli (San Mamolo Bologna, +78). Può gioirne La Palestra Taranto. Sebbene non abbia raggiunto il podio nella classifica di società, conquistato dalla Judo Virtus Villabate sul gradino più alto, seguita da Budo Semmon Gakko Genova e Fitness Nuova Florida, 14. I sacrifici di queste atlete provenienti da tutta Italia hanno trovato la giusta ricompensa.

Sport

Sparta Taras, la vittoria della maturità dei Pulcini cresciuti in città vecchia

08 Mag 2023

di Paolo Arrivo

La felicità più grande è vederli giocare. Liberi di esprimersi come vogliono, su un campo di calcio, possono stare insieme agli altri, e imparare le regole dell’esistenza. Quando poi arrivano i risultati, la festa si fa completa: un plauso ai calciatori in erba dell’Asd Sparta Taras, che hanno conquistato la Championship del campionato Opes categoria Pulcini età mista 2012-13 a 8. La compagine tarantina ha sconfitto in finale lo Sporting Bachelet Palagiano. Tre a zero il risultato finale, al termine di un match dominato, vissuto all’insegna dell’agonismo e del divertimento. Il risultato fa il paio con il precedente successo ottenuto nella Ctg a 5+1. Una doppietta senza precedenti, capace di accendere l’entusiasmo dell’ambiente, di chi sa darsi da fare per instaurare e alimentare processi di rigenerazione attraverso la crescita della comunità della città vecchia.

Una vittoria particolare

Il successo deve essere motivo d’orgoglio per l’allenatore Marco Casula. Che già aveva espresso la sua soddisfazione per la crescita del gruppo 2016, uscito sconfitto dalla semifinale: educare i piccoli alla cultura della sconfitta è importante quanto il tentativo di far fruttare i talenti. Va sottolineato il valore dello Sporting Bachelet. Che già aveva sconfitto in campionato lo Sparta Taras: la rivincita sull’avversario, nella finale giocata sabato scorso sul campo neutro de “L’Eredità” di Grottaglie, innalza il livello della vittoria.

Il progetto Sparta Taras

Nata un anno fa, la scuola calcio affidata al tarantino Marco Casula nasce dal desiderio di mettere in campo idee, professionalità e passione. Tre le strutture che hanno accolto gli allenamenti. E possiamo dire senz’altro che l’Oratorio San Giuseppe rappresenta il cuore pulsante di un’iniziativa da portare avanti, pur faticosamente – gli altri terreni calcati sono il Faro Sport di San Vito  e Calciomania presso Circumvallazione dei Fiori. La figura di MC è collocata in un qualificato staff tecnico. Il divertimento resta la priorità, perché la crescita agonistica non sia portata ad eccessi.

I giusti atteggiamenti

Dalle parole di Marco Casula traspare tutta l’emozione per il risultato che va al di là dell’esito della partita. “Penso al percorso di crescita e al lavoro fatto con questo gruppo in città vecchia – confida a Nuovo Dialogo il tecnico – l’ultimo successo, emozionante, bello, giova ai bambini di certo, perché loro giocano per la vittoria. Per me assume un significato diverso”. “Il successo – chiarisce meglio – è quello che hanno dimostrato quando siamo arrivati sul campo, stringendo la mano all’avversario, e restando composti: ho visto una serie di atteggiamenti dei quali sono davvero contento. Vedere i loro miglioramenti mi riempie d’orgoglio”.

Al netto della funzione ludico didattica, che è prioritaria in questo progetto, è giusto parlare di calcio giocato: l’allenatore non nasconde la presenza di elementi interessanti, tra questi calciatori in erba. Passare poi dal calcetto al campo a otto significa cominciare a parlare di calcio vero e proprio. Di tatticismo, di senso della posizione e di giocate che, traslate dall’allenamento all’incontro, vengono replicate efficacemente. Marco Casula non nasconde neanche le difficoltà. Dichiara di aver attraversato momenti di stanchezza, fino alla voglia di mollare, ma poi è prevalsa la passione, il senso di responsabilità e la dedizione. I bambini non tradiscono e sanno riconoscere e ricambiare il bene che gli viene offerto.