Città

Il Consiglio di Stato blocca il Comparto 32: niente più cemento

02 Apr 2026

di Silvano Trevisani

Bloccata la cementificazione del Comparto 32 (noto anche come “sottozona 32”): l’area che si estende da via Speziale fin oltre il centro commerciale “Porte dello Jonio”, costeggiando Cimino, sulla quale aveva messo gli occhi il gruppo imprenditoriale Marchetti, con un progetto di urbanizzazione che avrebbe cementificato un’altra significativa porzione di territorio urbano. Il Consiglio di Stato, accogliendo i ricorsi contro la sentenza del Tar, che due anni fa aveva in qualche modo dato ragione all’impresa, in un clima di fibrillazione per la mancata costituzione in quel processo del Comune di Taranto, ha di fatto messo la parola fine su quel progetto contrastato da tutti: da gran parte della politica dell’associazionismo e da imprese del commercio, soprattutto, che vedevano in quell’ennesima urbanizzazione, con annessi servizi commerciali, un’altra pericolosa concorrenza per il commercio cittadino già da tempo in crisi. Il progetto Marchetti prevedeva, tra l’altro, gli insediamenti di Leroy Merlin e di Decatlhon.

La notizia è stata diffusa dal senatore Mari Turco, vicepresidente nazionale del Movimento 5Stelle, che così commenta: “La decisione del Consiglio di Stato che conferma lo stop al comparto 32 rappresenta una vittoria importante per la città e per tutti quei cittadini che in questi anni hanno creduto in un modello di sviluppo diverso, fondato sulla tutela del territorio e non sul consumo indiscriminato di suolo. Si chiude definitivamente una vicenda che avrebbe comportato un’ulteriore espansione residenziale e commerciale, in totale contrasto con le esigenze reali della città e con i principi di una pianificazione urbanistica moderna, orientata al risanamento e alla rigenerazione urbana”.

Il Movimento 5 Stelle ha da sempre sposato questa battaglia, dentro e fuori le istituzioni, rinunciando per questo a un assessorato in netta contrapposizione col sindaco Melucci, alla quale però si erano uniti molti rappresentanti della politica e delle associazioni, ambientaliste e non solo. In realtà, il movimento di netta opposizione creatosi in città, dove si era costituito già nel 2022 il Comitato città sostenibile, con una larga adesione cittadina, aveva spinto, nel novembre 2024, il Consiglio comunale ad assumere la decisione di ricorrere al Consiglio di Stato. Stoppando anche l’iniziativa del consigliere Liviano, che aveva proposto una mozione in tal senso, il Comune diede mandato ai legali di ricorrere al massimo organismo di giustizia amministrativa, per riformare la sentenza del Tar che nella primavera precedente, aveva accolto le tesi del gruppo Marchetti. Secondo Turco: “Questa decisione non è solo uno stop a un singolo comparto, ma è un segnale chiaro: Taranto non può più permettersi nuove espansioni speculative. Serve invece una svolta vera verso politiche urbanistiche fondate sul consumo di suolo zero, sul recupero dell’esistente e sulla rigenerazione delle aree già compromesse. Continueremo a vigilare affinché il futuro urbanistico della città sia finalmente costruito nell’interesse dei cittadini e non di pochi.”

 

Lotta alla povertà

Per l’Osservatorio di Antoniano la povertà aumenta tra chi lavora

31 Mar 2026

di Silvano Trevisani

La povertà in Italia aumenta cambiando il volto. Se fino a qualche anno fa era soprattutto legata alla disoccupazione e all’emarginazione sociale, adesso vi si affaccia una quota sempre più consistente di “working poor”, ovvero: “lavoratori poveri”, le persone e i nuclei familiari, cioè, che pur avendo un lavoro, restano nel bisogno. Un fenomeno che mostra una realtà in cui avere un’occupazione non è più sufficiente a garantire una vita dignitosa.

Una conferma della crescente consistenza di questo fenomeno viene dall’Osservatorio di Antoniano sulla povertà in Italia, che conferma sostanzialmente per il 2025 quanto aveva già rilevato l’Eurostat nel 2024: in Italia oltre un lavoratore su dieci (11,8%, contro il 10,9% della media europea) si è infatti trovato in una condizione di rischio povertà, ossia con un reddito disponibile inferiore al 60% del reddito mediano nazionale. Secondo i dati raccolti da Antoniano, nel 2025 è aumentato del 3,52% il numero di persone con un lavoro che si sono rivolte alla rete di Operazione Pane, la campagna di Antoniano nata nel 2014 per raccogliere fondi a sostegno delle 20 realtà francescane presenti in Italia e delle 5 attive nel mondo.

Nel tempo, Operazione Pane, che concentra l’attenzione particolarmente su dieci regioni italiane, tra le quali anche la Puglia, si è evoluta creando una solida rete di realtà francescane e trasformando l’Antoniano in un punto di riferimento per l’analisi della povertà e del disagio sociale in Italia. Per rendere conto di questo lavoro e dei risultati ottenuti grazie al contributo di tutti, l’Antoniano diffonde i dati di Operazione Pane relativi al 2025 sulla povertà nel Paese. “Un modo per mostrare l’impatto positivo delle attività svolte e l’importanza di un impegno condiviso per costruire un futuro più inclusivo”.

Dai dati diffusi dall’Osservatorio si rileva che l’aumento del costo della vita, l’inflazione e i salari che non riescono a tenere il passo con le spese essenziali stanno ridefinendo i contorni della povertà in Italia. I dati 2025 dell’Osservatorio di Antoniano mostrano infatti una realtà in cui la precarietà lavorativa, i contratti part-time involontari e la crescente insicurezza economica spingono sempre più persone verso una condizione di difficoltà: tra i 6.696 singoli assistiti da Operazione Pane, 765 rientrano nella categoria dei “working poor”, rivelando la fragilità di un sistema economico dove il lavoro non è più sinonimo di sicurezza.

A conferma del fenomeno anche il significativo calo percentuale delle persone senza dimora che si sono rivolte alla rete: se nel 2024 queste rappresentavano il 59,36% del totale dei singoli aiutati da Operazione Pane, nel 2025 la percentuale è scesa al 24,72%, a dimostrazione di un ribaltamento degli stereotipi che associano la povertà a persone che non hanno una casa o uno stile di vita stabile.

Antoniano ha rilevato un aumento complessivo dei singoli assistiti e alla ricerca di aiuto, registrando nel 2025 un +13,57% rispetto al 2024. Tra le persone supportate si nota anche un numero elevato di cittadini italiani, che quest’anno hanno rappresentato il 20,19% dei singoli che si sono rivolti alla rete di solidarietà per un aiuto.

Lavoro

Ilva: le parole di mons. Ciro Miniero e le conclusioni di ‘Dataroom’

30 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Inizia citando l’arcivescovo Miniero il ‘Dataroom’ odierno del ‘Corriere della sera’, a firma di Michelangelo Borrillo, Milena Gabanelli e Mario Geverini sulla vicenda Ilva, titolato ‘Ilva di Taranto, la resa dei conti’. “L’arcivescovo di Taranto, Ciro Miniero – scrivono, sintetizzando un po’ drasticamente – lo ha detto senza filtri: dopo tanti sacrifici e nessun risultato tenere aperta quella che fu la più grande acciaieria d’Europa non conviene più”.

Il reportage che i tre giornalisti propongono nella pagina del più diffuso quotidiano nazionale ricostruisce la vicenda dell’impianto, a partire dal 2012, l’anno di svolta che vide l’arresto dei vertici dell’azienda e il sequestro degli impianti per ordine del giudice Todisco. Da allora, si legge, l’impianto siderurgico è costato 4 miliardi allo Stato, che continua finanziarne la sopravvivenza, nella duplice consapevolezza della sua strategicità e degli effetti che una sua chiusura avrebbe non solo sull’industria italiana ma soprattutto sull’occupazione e ancora di più sul costo che il sostegno economico a tutte le maestranze e il risanamento ambientale (il cui costo è per ora calcolato tra i 4 e i 5 miliardi di euro) comporterebbero.

Nel reportage si ricostruiscono tutte le fasi di una gestione partita nel 2012 con il primo commissariamento e poi proseguita inanellando tutta una serie di errori, la cui portate era ampiamente prevedibile già al tempo della loro effettuazione: leggi di scudo penale prima varate poi ritirate; aste pubbliche raffazzonate e affrettate con conseguenti gestioni fallimentari; appendici giudiziarie che riguardano un po’ tutti: gestori vecchi e nuovi, acquirenti, amministratori. E oggi siamo alla resa dei conti. La fretta del governo di liberarsi degli impianti è conseguente sia alla incapacità di gestirli, sia alla carenza di fondi a disposizione per il risanamento (anche quelli destinati alla ‘transizione’ sono stati di fatto annullati). Ma la fretta cozza con due proposte d’acquisto assolutamente inadeguate e prevedibilmente inefficaci. La prima, quella del finanziere americano Flacks è pura teoria economica, poiché la sua impresa a conduzione familiare non ha soldi e pretende che sia lo Stato a prestarglieli, con l’impegno che lui li restituirà. Ma assicura che occuperà, a regime, circa 8.500 dipententi. La seconda, quella dell’indiana Jindal, vuole ridimensionare drasticamente gli impianti e mantenere al lavoro la metà dei dipendenti previsti da Flacks. perché il grosso della produzione d’acciaio, con forni elettrici, la farà in Oman, dove sta realizzando già un impianto.

Stando così le cose, i tre giornalisti giungono a una conclusione condivisibile, che già tante volte abbiamo caldeggiato, e che è la seguente: “Forse hanno ragione i sindacati quando chiedono di destinare i soldi pubblici alla tutela del lavoro e della salute con l’adeguamento degli impianti, per tornare a produrre in casa, con continuità di gestione, quell’acciaio di cui abbiamo tanto bisogno”.

Di certo la produzione dell’acciaio è redditizia: lo dimostrano le floride imprese italiane e lo dimostravano i capitali enormi accumulati da Riva! Lo Stato più produrlo, a patto che non mantenga boiardi di Stato compromessi e parassiti della politica. I soldi? Non sarebbero un problema, se si pensa che l’inutile e propagandistico ponte sulla Stretto costerebbe quattro volte di più che rifare gli stabilimenti!

Settimana santa in diocesi

A Grottaglie le suggestioni dei riti pasquali in foto e quadri viventi

26 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Si intitola ‘Sacro – Immagini e suggestioni’ la singolare esposizione allestita nel bellissimo Chiostro del Carmine di Grottaglie, dalle confraternite del Carmine, del Purgatorio e del Nome di Gesù, ovvero dalle tre confraternite più direttamente coinvolte nelle celebrazioni religiose della Settimana Santa grottagliese, con il patrocinio della Regione Puglia, del Comune e di uno sponsor privato. Le immagini sono quelle dei fotografi Ciro Quaranta e Luigi Petraroli, le suggestioni, invece, sono state assemblare con la regia di Alfredo Traversa e Nestor Saied. Queste ultime sono rappresentate da alcuni quadri viventi dislocati nel perimetro del chiostro, che illustrano le figure tipiche della rappresentazione sacra e i momenti penitenziali che sono profondamente legati alle manifestazioni penitenziali popolari.

Nel teatrino che si affaccia nel chiostro sono invece proiettate in sequenza le foto di Quaranta e Petraroli, che raccolgo, in un montaggio di circa 7 minuti, una selezione delle loro ricchissime collezioni di scatti, ripresi nelle liturgie non solo della città delle ceramiche ma di numerosi altri centri pugliesi, compresa naturalmente Taranto.

La mostra è stata è stata inaugurata dal parroco del Carmine don Alessandro Giove, che ha rimarcato l’importanza che i riti pasquali rivestono nella liturgia sacra, essendo il momento centrale della vita della Chiesa.

Il regista Alfredo Traversa ha sottolineato come con questa operazione si siano voluti offrire dei momenti di riflessione su di una ritualità che risale al XVIII secolo e che, sebbene ripetuta annualmente con modalità più o meno identiche, offre una sorta di immersione nella storia popolare, per altro ben sollecitata dalle foto in bianco e nero, che sfuggono quasi a una classificazione temporale e sanno cogliere, nella ripetitività dei gesti, suggestioni sempre nuove e diverse.

Hanno portato la loro testimonianza, in rappresentanza delle confraternite Antonio Alfio per il Carmine, Salvatore Ligorio, priore della confraternita del Purgatorio, e Vincenzo Paritaro per il Nome di Gesù.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 19,30 alle 22,30 fino al 2 aprile, Giovedì Santo.

Lavoro

Il privato minaccia il pubblico? I casi Ilva, Leonardo e Kyma Ambiente

26 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Il privato minaccia il pubblico? E a pagare le conseguenze sono cittadini e lavoratori? Sembra proprio che si stia profilando questa situazione, soprattutto nel nostra martoriato territorio. Solo che a scaricare la patata bollente sui privati è proprio il pubblico! Nell’ex Ilva, in Leonardo e ora anche in Kyma Ambiente sta succedendo proprio questo. E nulla fa presagire un miglioramento della situazione con la privatizzazione. Del resto il nostro Paese ha vissuto una stagione di privatizzazioni, industriali ma anche aziendali e bancarie e i risultati non sono stati esaltanti. Si dirà che le gestioni pubbliche erano deficitarie… è vero ma lo erano soprattutto per il malgoverno e il tangentismo e non certo per le scarse capacità gestionali e le potenzialità intrinseche. Del resto i privati non hanno fatto meglio!

Gli elementi unificanti dello Stato, come la Costituzione, sono preferiti dalla gente, in luogo dell’accaparramento dei privati, che non porta mai veri benefici, e se si dovesse sottoporre la questione al voto popolare, l’esito sarebbe scontato. Ricordiamo che nel 2011 un referendum popolare sventò la privatizzazione delle risorse idriche con un vero plebiscito che superò il 95% dei no, anche se poi i tentativi di privatizzazione continuano. Ma le esperienze di vendita della dell’Ilva, dal 1995 ad oggi, sono troppo recenti e troppo negative perché si possano scordare.

Ebbene: oggi i lavoratori della Leonardo a Grottaglie hanno manifestato di nuovo e continueranno a protestare contro la vendita di una metà del capitale sociale a una finanziaria degli Emirati Arabi. Hanno ragione a sospettare perché non c’è niente di più facile che la nuova compagine acquisisca le lavorazioni e le trasferisca altrove.

Il sindaco di Grottaglie, Ciro D’Alò, da parte sua, ha disposto la convocazione del tavolo tecnico permanente dedicato alla vertenza, con l’obiettivo di aprire un confronto concreto, continuo e strutturato sulle criticità che stanno interessando il sito produttivo e, più in generale, il futuro occupazionale del territorio. L’appuntamento è fissato per mercoledì 8 aprile alle 10 nell’Aula consiliare del Comune. Attorno allo stesso tavolo siederanno i sindaci del Tarantino, i rappresentanti politici della Regione Puglia, i parlamentari dell’area ionica e le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm, che in queste settimane hanno portato avanti un confronto unitario a tutela dei lavoratori.

“La convocazione – si legge in una nota – rappresenta un passaggio coerente con il percorso già intrapreso dall’Amministrazione comunale, che ha scelto di mantenere aperto e costante il dialogo tra istituzioni, azienda e rappresentanze sindacali, nella consapevolezza che qualsiasi prospettiva di sviluppo industriale non possa prescindere dal valore del lavoro e dal contributo quotidiano delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Già martedì prossimo, invece, effettueranno un sit in davanti a Palazzo di città i lavoratori Kyma Ambiente allarmati dalle voci di una privatizzazione dell’azienda, più volte ventilata in passato e contro cui Bitetti si era pronunciato in campagna elettorale.

“Apprendiamo con stupore e sgomento – scrivono i segretari di Cgil Cisl Uil, ma anche di Fiadele Siuls – come ancora una volta i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali debbano apprendere di fantomatiche operazioni di fallimenti pilotati e/o esternalizzazione del servizio di raccolta di rifiuti da notizie stampa e non attraverso i canali istituzionali”. E chiedono “che chi ha avuto la responsabilità di aver creato questa situazione ne risponda non solo politicamente, ma anche davanti alla magistratura ordinaria e contabile”.

Sulla vicenda dell’ex Ilva non c’è da dire molto: il governo vuole affrettarsi a scaricare la patata bollente su qualcun altro, che sia un finanziere americano dai contorni poco chiari o un’azienda indiana, che vuole ridimensionare stabilimento e occupazione per sfruttare uno stabilimento già attivo, ma insufficiente in Oman. Ma difficilmente questa vendita potrà risultare risolutiva. Solo lo Stato potrebbe avviare subito una decarbonizzazione, anche se i fondi ricevuti dall’Ue li ha rispediti indietro. Ogni altra soluzione sarà un disastro.

Amministrazione locale

Cambi di casacca e fusioni tra gruppi in un Comune con tanti problemi

25 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Tempi complicati per l’amministrazione comunale. Ipotesi di privatizzazione dell’Amiu, vicenda parcheggi ancora in sospeso, servizi comunali resi inadeguati dalla carenza ormai insostenibile di dipendenti, che sono agli sgoccioli e più volte trasferiti: sono alcune delle questioni più spinose che la giunta Bitetti deve affrontare, dopo aver approvato con molte difficoltà un bilancio che rasenta il dissesto. E questo mentre prendono quota le fibrillazioni, ormai prassi consolidata nelle compagini territoriali, all’interno dei partiti che sostengono la maggioranza. Dopo i distinguo della prima ora espressi dalla consigliera Boshnijaku, che abbandonava il gruppo Pd da subentrante, il primo ad aver cambiato casacca è il consigliere Vincenzo Di Gregorio, che ha abbandonato il Pd per approdare ad Azione, pur garantendo il suo sostegno al sindaco.

Sulle decisioni di Di Gregorio ha pesato certamente la mancata rielezione al Consiglio regionale, per la quale ha imputato la maggiore responsabilità alla candidatura del vicesindaco Mattia Giorno, anche lui rimasto a terra a tutto vantaggio di Cosimo Borraccino, rientrato alla Regione dopo la bocciatura del quinquennio precedente. Ma è di queste ore la notizia dell’unificazione dei gruppi consiliari di Con e Unire Taranto. La fusione, si legge nella nota diffusa alla stampa, “nasce per rafforzare l’azione amministrativa e garantire un supporto leale e stabile al Sindaco, come fattore di efficienza e non di instabilità. Con questa scelta, il nuovo gruppo ribadisce il proprio impegno nell’attuazione del programma di mandato, lavorando con determinazione per una Taranto più moderna, sostenibile e inclusiva”. In realtà si intuisce che la fusione dei due gruppi, entrambi liste di sostegno al sindaco, intende creare un polo più forte all’interno della maggioranza, per fare da contrappeso al Pd, dal quale è uscito Di Gregorio, ma nel quale potrebbe rientrare, secondo voci di corridoio, Gianni Azzaro, che era stato eletto nelle liste di sostegno a Francesco Tacente.

Per quanto riguarda i problemi che la giunta si trova ad affrontare la prima patata bollente è quella dell’Amiu, o Kyma Ambiente come è stata purtroppo ribattezzata nel tentativo di mascherarne il passato l’azienda municipalizzata cui è affidata la gestione dei servizi ambientali sul territorio jonico.

In merito alle voci, sempre più insistenti, che circolano su un’eventuale privatizzazione interviene il Partito socialista, che esprime netta contrarietà: “Una scelta simile rappresenterebbe un errore strategico di portata grave: significherebbe consegnare a interessi privati un servizio essenziale per la comunità tarantina, rinunciando a quella leva di governo pubblico che, al contrario, deve essere potenziata e resa più efficiente”.

Ma sull’ipotesi di privatizzazione intervengono duramente Adriano Tribbia e Francesco Tacente, i due consiglieri comunali di Prima Taranto che stigmatizzano quella che definiscono “l’incoerenza del sindaco Piero Bitetti rispetto agli impegni assunti in campagna elettorale”. E chiedono che ogni eventuale decisione venga preceduta da un passaggio formale di confronto in Consiglio comunale e nelle commissioni competenti, garantendo piena informazione e partecipazione a tutte le forze politiche. “Il sindaco Piero Bitetti ha il dovere politico ed etico di venire in Consiglio comunale a riferire e fare chiarezza!”.

Un incontro urgente al sindaco Bitetti, all’assessora Fulvia Gravame e al presidente di Kyma Ambiente è stato chiesto dalle segreterie territoriali e di categoria di Cgil, Cisl e Uil Taranto: “Riteniamo doveroso entrare nel merito delle motivazioni che spingono l’amministrazione comunale a compiere una scelta del genere”. I sindacati hanno indetto, per martedì 31 marzo 2026 dalle ore 10 alle ore 14, un’assemblea sindacale delle lavoratrici e dei lavoratori con contestuale sit in di protesta.

Per quanto riguarda i parcheggi, poi, a due settimane dall’incontro svoltosi a Palazzo di città, l’Adoc Taranto torna a incalzare l’amministrazione comunale sulla spinosa questione della sosta a pagamento e dei permessi per i residenti. L’associazione dei consumatori sollecita un riscontro ufficiale e urgente alle proposte consegnate direttamente nelle mani del sindaco Piero Bitetti lo scorso 12 marzo, necessarie per alleviare il pesante carico economico imposto alle famiglie tarantine. “La prolungata assenza di risposte da parte dell’amministrazione rischia ora di inasprire ulteriormente gli animi, aprendo la strada a nuove forme di mobilitazione cittadina”.

Infine, a sollecitare il Comune ad assumere iniziative urgenti per lo stato collassale degli uffici comunali era stata la Fp Cgil, con una lettera inviata al sindaco, al direttore generale Marco Lesto e al segretario generale Eugenio De Carlo. Nella lettera il sindacato denuncia “le condizioni ormai insostenibili in cui opera il personale del Comune di Taranto”. “La carenza cronica di personale, mai affrontata con misure adeguate, sta compromettendo la qualità dei servizi e mettendo a rischio concreto di stress lavoro-correlato i lavoratori, in violazione delle norme sulla sicurezza. A fronte di una pianta organica prevista di 1500 dipendenti, l’ente ne conta meno di 700 effettivi – al netto dei 270 tra nidi e Polizia locale”. L’O.S. inoltre diffida il Comune dall’effettuare una ennesima riorganizzazione della macrostruttura. Soprattutto alla luce della situazione insostenibile dell’ufficio tributi.

Referendum

Anche a Taranto il ‘No’ ha vinto nettamente

23 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Anche a Taranto, come in tutto il Sud, ha vinto nettamente il ‘No’. Sono stati 228.226 gli elettori di Taranto e provincia che si sono recati alle urne, e in grande maggioranza, il 56,71% hanno votato No. Per l’esattezza, i voti per il No, nelle 543 sezioni della provincia, sono stati 129.419, mentre i Sì sono stati 98,807.

Il tutto per una affluenza che supera di poco il 50% degli aventi diritto, attestandosi al 50,72%. Una cifra significativa, anche se inferiore alla media nazionale, che è stata del 59%, e anche alla media regionale, che è stata del 52,01, e ancor più a Bari, che si è avvicinata al 54%. Se pensiamo che a Bologna l’affluenza ha superato il 70% dobbiamo ammettere che siamo ben distanti, ma si tratta pur sempre di un dato significativo, se si pensa che alla vigilia vi era molto scetticismo rispetto alla partecipazione a un referendum dai contenuti così nebbiosi. Segno che gli elettori hanno voluto dire la loro più che sui contenuti specifici, sulla difesa della Costituzione che garantisce da 80 anni una convivenza democratica, e sulla svolta politica che questo referendum è andato assumendo con il passare dei giorni.

Non può essere sottaciuto un dato macroscopico: anche il Sud ha partecipato massicciamente al voto, certamente immaginando l’importanza che esso avrebbe avuto nel futuro del Paese, ma anche negli equilibri politici, che negli ultimi anni hanno visto il Mezzogiorno d’Italia allontanarsi degli interessi nazionali e ha votato compatto per il No, in alcuni casi quasi a livello plebiscitario. A Napoli, ad esempio, dove si è registrata un’affluenza imprevedibile alla vigilia vicina al 50%, i No hanno superato il 71%. Possiamo immaginare che l’allarme dato dal procuratore capo di Napoli, Gratteri, abbia sortito il suo effetto, ed è evidente che i contenuti di quell’allarme hanno provocato una levata di scudi a difesa dell’indipendenza della magistratura, ma siamo convinti che sia stata la politicizzazione del voto, assieme ai fatti salienti che riguardano il Paese e il mondo intero, ha spingere a una così netta presa di posizione.

I tagli notevoli agli investimenti al Mezzogiorno, anche rispetto al Pnrr, la crescente povertà, la desertificazione industriale e il crollo della popolazione fanno da sfondo a una realtà internazionale che vede fronti di guerra pericolosi avvicinarsi, in assenza di un chiara posizione da parte del governo. Il Trump guerrafondaio, amico di Giorgia Meloni, ha dato sicuramente il suo contributo a spingere parte dell’elettorato verso il No, generando un clima di incertezza, di paura, di generale impoverimento che non può essere certo cambiato da un misero taglio di accise, per altro non applicato da tutti i benzinai.

Ma c’è un altro dato da sottolineare: i giovani hanno votato compatti, anche dall’estero, e due su tre hanno votato No, segno che sono preoccupati per il loro futuro, e che per loro la Costituzione, che si incomincia a capire ora anche sui banchi di scuola, è davvero fondamentale nella difesa dei valori democratici e non va cambiata certo per assecondare umori momentanei. Anche perché i padri costituenti, statisti di livello non più raggiunto, facenti parte di tutti i partiti democratici, hanno fissato valori immutabili, a partire dalla tripartizione dei poteri. Semmai il compito degli italiani da ora in poi è quello di ridare anima a uno dei tre poteri che di fatto è fortemente penalizzato ormai da anni: il potere legislativo, che è stato sopraffatto da quello esecutivo. In questo senso, la legge elettorale dovrà favorire un ricambio generazionale evitando di concentrare la scelta degli eletti nelle mani dei capi dei partiti. Perché questo andamento ha provocato il dissolvimento del Parlamento, che si limita ad approvare pedissequamente ciò che l’esecutivo gli propina e non legifera mai.

Lavoro

Fronti caldi per Arsenale e Leonardo e Bitetti scrive al ministro Crosetto

20 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Arsenale e Leonardo fronti caldi per l’occupazione. Le prospettive occupazionali nel settore industriale del territorio restano nebbiose, in un momento molto delicato per il Paese. Se la vertenza Ilva resta al centro delle preoccupazioni, non vivono momento di serenità due delle maggiori realtà industriali del territorio. Sulla situazione dell’Arsenale militare, che è ormai da tempo al centro delle preoccupate sollecitazioni, non solo sindacali, si è svolto un incontro tra le rsu e il sindaco Bitetti, che ha prontamente raccolto le sollecitazioni e ha scritto scritto al ministro della Difesa Crosetto. Allo stabilimento Leonardo di Grottaglie, invece, si è svolta una manifestazione dei lavoratori che hanno proclamato tre ore di sciopero e il blocco degli straordinari e della flessibilità, dopo l’annuncio della sottoscrizione di un mamorandum per una joint-venture con la Edge Group degli Emirati Arabi.

Partiamo dall’Arsenale della Marina sul quale, come accennavamo in apertura, si è tenuto a Palazzo di Città, l’incontro urgente tra il sindaco, Piero Bitetti e la coordinatrice della RSU dell’Arsenale Militare Marittimo, Valentina Falcone, che ha rappresentato al sindaco le forti preoccupazioni dei lavoratori. “Siamo di fronte a un momento storico delicatissimo – ha detto Valentina Falcone – senza nuovi ingressi, lo spettro di un’esternalizzazione coatta rischia di svuotare le nostre officine e le nostre banchine, privando Taranto della sua capacità strategica nella manutenzione della flotta navale”.

E in effetti lo spettro dell’esternalizzazione è sempre incombente su questo come su altri settori produttivi pubblici e non sarebbe la prima volta. Il Piano infrastrutturale Brin dell’Arsenale M.M. risalente al 2015 è stato attuato solo parzialmente e solo il 50% dei posti messi a concorso sono stati coperti, mentre i pensionamenti stanno decimando le risorse lavorative.

Il sindaco Bitetti, nella sua lettera a Crosetto invita “a rivalutare la necessità di superare i vincoli imposti dalla legge n. 244/2012, con cui sono stati tagliati posti di lavoro del personale civile e militare”. E sottolinea, in particolare: “L’Arsenale Militare Marittimo di Taranto oltre ad essere uno stabilimento che si contraddistingue per la qualità del personale impiegato e per la funzionalità delle infrastrutture, degli impianti e dei mezzi in dotazione, rappresenta un pilastro storico dell’economia locale – scrive il Sindaco – Sembra, però, che il concorso pubblico del piano assunzione 2020/2022 riservato all’Arsenale di Taranto, non abbia sortito gli effetti auspicati, consentendo la copertura di solo 165 posti a fronte di 315 messi a concorso”.

Sul fronte della Leonardo, invece, i lavoratori dell’azienda, che hanno manifestato ieri, avvertono i pericoli che si celano nella joint-venture con gli Emirati Arabi.

“Oggi usciamo dalla fabbrica in segno di protesta – avvia il delegato della Fim Cisl, Giampiero Strusi – a seguito delle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Leonardo, Cingolani, dopo l’inconro dell’11 marzo e dopo il coordinamento nazionale del 18 marzo, perché non riceviamo risposte sul futuro dello stabilimento di Grottaglie e soprattutto dei lavoratori diretti e dell’indotto. Dalle voci che circolano, sappiamo che l’accordo dovrebbe concludersi a giugno e che ci sarebbe una ripartizione delle quote al 50%. Noi chiediamo che la governance resti a Leonardo e che i lavori restino a Grottaglie e alle dipendenze dirette dell’azienda”.

I sindacati chiederanno alla Regione Puglia di convocare un incontro al quale sia presente anche l’azienda.

Mostra

Gli abiti di Capucci e i reperti archeologici in una straordinaria mostra al MarTa

19 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Una sapienza sartoriale mitica, che affonda le radici nella classicità e un museo che di quella classicità è il simbolo si incontrano nella mostra ‘Forme senza tempo – Roberto Capucci dialoga con il MArTa’, inaugurata delle sale del Museo archeologico nazionale. La mostra racconta, all’interno del percorso espositivo museale, allestito soprattutto nell’area delle rassegne temporanee, ma che investe anche le sale superiori, con inserimenti straordinariamente mirati, il mondo femminile attraverso il genio sartoriale dello stilista ”architetto della moda” e il mondo dell’arte antica che lo ha sempre ispirato.

Si affiancano, in questo percorso, sculture tessili accanto a mosaici, dipinti su anfore, ori, per una esposizione che arriva nel Museo tarantino grazie alla collaborazione tra il MArTa, la direzione della Fondazione Roberto Capucci e l’organizzazione di Civita Sicilia.

La mostra è stata inaugurata, dalla direttrice del MArTa, Stella Falzone, del direttore della Fondazione Capucci, Enrico Minio Capucci e del direttore generale Musei Italiani, Massimo Osanna.

Riportando una delle frasi emblema dello stesso maestro italiano Roberto Capucci, classe 1930, Stella Falzone ha detto: “I vestiti qui selezionati prendono a prestito dalla natura foglie, corolle, farfalle insieme ai pepli delle statue antiche”. E ha poi sottolineato: “Così nel Museo archeologico nazionale di Taranto, grazie ai bozzetti creativi, a venti abiti di alta sartoria che hanno fatto la storia della moda italiana nel mondo, si realizza concretamente il dialogo artefice dell’opera di Capucci”.

I vestiti, che sono stati selezionati dalla collezione museale della Fondazione Capucci, che raccoglie anche alcune donazioni di attori e personalità che li hanno indossati, coprono un lungo arco di tempo che parte dai primi anni Cinquanta, dagli esordi della bottega sartoriale a Roma, ma non seguono un ordine cronologico, quanto un ordine artistico e cromatico, che privilegia l’accostamento delle forme, dei colori con i reperti archeologici presenti nel museo. Un accostamento che i visitatori potranno approfondire attraverso i Qrcod collocati in prossimità degli abiti e che offre suggestioni davvero notevoli.

“Il maestro Capucci ha fatto del tessuto delle opere d'arte, con una sapienza tutta contemporanea che però parte dallo studio dell'antico, e infatti molte forme richiamano l'antico. Ma è la sapienza sartoriale eccezionale offre la possibilità di realizzare questa  bella sperimentazione. Che il museo archeologico di Taranto sta facendo già da un po' di tempo. Che è anche quella di mettere insieme il contemporaneo con l'antico”. Ha detto Stella Falzone, che ha anche voluto sottolineare come tutte le mostre temporanee realizzate sotto la sua direzione si avvalgono del repertorio museale inedito, di reperti, cioè, conservati ma mai esposti fino ad ora al pubblico.
E proprio la ricerca tra i reperti conservati negli scantinati del museo ha offerto l'occasione per individuare quelli che meglio potevano garantire l'affiancamento alle opere d'arte sartoriale. 
“L'abito svela sorprendenti connessioni con i diademi greci in oro conservati al Museo – ha sottolineato Enrico Minio Capucci - E tengo a  dire che questo è un bellissimo omaggio alla città di Taranto. Abbiamo realizzato questa mostra grazie alla disponibilità e alla collaborazione della Maison e della Fondazione Capucci, che ha curato anche importanti mostre internazionali, ma qui la modernità e l'ispirazione classica trovano un compendio eccezionale”.
La mostra “Forme senza tempo. Roberto Capucci dialoga con il MarTa” sarà visitabile fino al 12 luglio negli orari d'ingresso del Museo dalle 9,30 alle 19,30.

In provincia

Grottaglie: piazza Cafforio, dopo anni di travaglio, torna a essere parcheggio

18 Mar 2026

di Silvano Trevisani

Ennesimo rifacimento per piazza Cafforio a Grottaglie, destinata nuovamente a cambiare volto e, si spera, in modo definitivo: sarà trasformata in area di parcheggio ma utilizzabile, alla bisogna, anche per ospitare eventi e mercatini.

Lo ha deciso l’amministrazione comunale che cerca una soluzione definitiva per la centralissima piazza, retrostante la Chiesa della Madonna delle Grazie, intitolata allo storico grottagliese Ciro Cafforio, dopo oltre mezzo secolo di destino travagliato. Dopo aver ospitato la pretura, demolita perché sostituita dallo sconcertante edificio realizzato in piazza Regine Margherita a scapito della vecchia torretta dell’orologio, e che ora ospita la presidenza del Liceo Moscati, piazza Cafforio ospitò la biblioteca comunale. Una delle più travagliate e sconcertanti opere di architettura moderna realizzate dal Comune, mal costruita e sempre pericolante (ma nessuno ha mai pagato per questo scempio!) e di fatto demolita dopo un pluridecennale inutilizzo! Dopo la demolizione, la piazza ebbe vari rifacimenti. Sarebbe stato logico mantenerne l’uso iniziale di parcheggio, previa sistemazione del fondo, dal momento che la pur modesta, cosiddetta ‘villa’ comunale è a una decina di metri di distanza, ma si volle realizzare una sorta di spazio pubblico, per altro molto brutto, poi riattrezzato con giochi per bambini, duplicando quello della vicina area Calò, sempre mal utilizzati e facile preda di vandali e spacciatori. Con un improbabile bagno pubblico, subito vandalizzato e trasformato in una “idea” architettonica difficile da qualificare. Una fontana?

Si torna ora, finalmente ma con il segno di una resa, alla destinazione di parcheggio pubblico perché il Comune ha approvato il progetto di fattibilità tecnica ed economica per la riqualificazione dell’area, “con l’obiettivo – si legge in una nota – di restituire funzionalità e sicurezza a uno spazio centrale della città e rispondere alla crescente esigenza di parcheggi nel centro urbano”.

“Negli anni la piazza è stata più volte oggetto di atti vandalici che hanno comportato costi di manutenzione ricorrenti, mentre cittadini e attività commerciali hanno evidenziato la necessità di nuovi spazi destinati alla sosta”.

Il progetto prevede la realizzazione di 29 posti auto, di cui due riservati alle persone con disabilità, oltre a spazi dedicati a motocicli e biciclette. “La pavimentazione si apprende, sarà realizzata in modo uniforme per consentire un utilizzo flessibile della piazza, che potrà essere impiegata non solo come area di parcheggio ma anche per eventi, mercatini e manifestazioni pubbliche. “Per migliorare la circolazione e le manovre dei veicoli all’interno dell’area, l’attuale fontana sarà rimossa e sostituita con una nuova fontana pubblica collegata alla rete idrica. L’intervento comprende inoltre nuove aiuole, la piantumazione di 23 alberi ad alto fusto, un impianto di illuminazione a led ad alta efficienza e un sistema di videosorveglianza”.

“L’approvazione del progetto rappresenta un passo importante per dare nuova vita a uno spazio centrale della città – commenta il sindaco Ciro D’Alò. – Piazza Cafforio sarà più sicura, più accessibile e capace di rispondere alle esigenze di cittadini e attività commerciali”.

Lavoro

Un momento delicato per il lavoro a Taranto, tante le vertenze aperte

17 Mar 2026

di Silvano Trevisani

È tutto percorso da una diffusa vertenzialità il panorama occupazionale del territorio, conseguenza di un processo di deindustrializzazione diffuso e della ricaduta di tagli e ridimensionamenti che investono anche la pubblica amministrazione. Di contro, sono pochissime le realtà che prevedono un ampliamento occupazionale ma sempre all’interno di un contesto di incertezza, come quello che caratterizza il futuro di Leonardo, fatto di annunci di nuovi reclutamenti e incertezze per il principale filone produttivo. Su tutte le altre vertenze si staglia quella dell’ex-Ilva, per la quale si attende di capire se davvero il ministero per le Imprese intende scegliere tra le due proposte di acquisto, quella americana e quella indiana che, molto diverse tra loro, non sembrano convincere soprattutto i lavoratori e le loro rappresentanze sindacali, soprattutto per le limitate garanzie occupazionali.

Sul fronte vertenziale, si registra, oggi, un piccolo passo avanti sulla vicenda del trasferimento a Melfi dei lavoratori del magazzino della Vestas. All’incontro svoltosi alla Regione non ha partecipato la Vestas Blades nonostante il formale invito. Dei 29 lavoratori che avrebbero dovuto trasferirsi in Basilicata, 17 sono stati ricollocati in Vestas Blades, altri 4 sono stati ricollocati all’interno dei services pugliesi di Vestas Italia, 5 hanno accettato volontariamente l’incentivo all’esodo, mentre gli ultimi 4 non hanno ancora ricevuto una proposta che eviti il trasferimento. Per loro Fim Fiom Uil hanno proposto alla Regione la possibilità di una riqualificazione professionale, ma pare che l’azienda abbia espresso disponibilità a una nuova verifica risolutiva.

Per la Hiab di Statte, invece, è stato raggiunto l’accordo per il rinnovo della cassa integrazione per tutto il 2026 dei 45 lavoratori ancora in forza nell’azienda che ha cessato l’attività nello stabilimento che produceva gru. La cassa integrazione dovrebbe accompagnare i lavoratori verso la società che subentrerà alla Hiab, secondo gli accordi coordinati dalla task force regionale.

Ancora tesa, invece, la situazione dei lavoratori impegnati nelle pulizie e nel portierato dei tribunali. Al centro delle accuse della Uiltucs, che minaccia di proclamare un nuovo sciopero, è la Corte d’Appello di Lecce, stazione appaltante del servizio. Nel solo servizio di portierato, la committenza ha ridotto unilateralmente il monte ore complessivo da 875 a 600, provocando un taglio verticale degli orari individuali che si traduce in una perdita salariale di circa il 35% per i lavoratori coinvolti. A questo si aggiungono le mancate promesse occupazionali delle aziende appaltanti: la Dussmann, in modo giudicato immotivato, non ha dato corso all’assunzione di 4 unità per le pulizie presso il Tribunale di via Marche a Taranto, mentre Bruma Group ha bloccato l’inserimento di altre 2 unità nel portierato, contrariamente a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di categoria.

Sulla situazione dei riders a Taranto, la Cgil ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto sulla loro condizione in occasione della giornata di mobilitazione nazionale. Sono circo 250 i riders che lavorano in città, in genere con uno stipendio da fame, e per i quali si rivendica il pieno rispetto del contratto nazionale di categoria. Per loro il segretario provinciale Giovanni D’Arcangelo ha proposto al sindaco la realizzazione de ‘La casa dei riders’; un luogo dove i lavoratori possono ritrovarsi, fare pausa, ricaricare il cellulare, acquisire informazioni sindacali. È una cosa fatta anche in altre città e sulla quale il sindacato intende aprire un confronto con il sindaco Bitetti.

Resta di fondo anche la sofferenza generalizzata del personale civile della Marina, per il quale da tempo si battono non solo i sindacati ma anche i rappresentanti politici. La Cisl fp, che ha incontrato tutti gli enti del territori presso Marina Sud, lamenta la carenza di organico del 50% negli enti del territorio: mancano all’appello circa 2.500 lavoratori, un vuoto che si è aggravato nel 2026 con i massicci pensionamenti, assieme a tutta una serie di altre importanti problematiche, che porrà all’attenzione del sottosegretario della Difesa, nell’incontro già fissato per il 24 marzo.

Eventi culturali in provincia

Per la ‘Settimana della poesia’ al Moscati di Grottaglie, incontro con l’autore Silvano Trevisani

16 Mar 2026

In occasione della Settimana dedicata alla poesia, inserita nelle varie iniziative per il cinquantenario di vita del liceo scientifico ‘Moscati’ di Grottaglie, gli alunni e i docenti di alcune classi del plesso di via S. Elia hanno incontrato il 16 marzo, nell’aula magna, il giornalista, poeta e scrittore Silvano Trevisani, personalità significativa del panorama culturale nazionale, nonché tra i massimi studiosi delle poetessa Alda Merini.

Accolto dalla dirigente scolastica, professoressa Anna Sturino, e dalla responsabile del plesso professoressa Annamaria Quaranta, Silvano Trevisani ha avuto modo di tenere una importante conversazione sulla bellezza e sul significato della Poesia nella società attuale. Animato dagli studenti della 2A Tecnologico, con le domande e la curiosità espressa dagli studenti delle classi 2BT, 3BT, 4BT, 5BT, 5CT, 4AT, l’ospite ha dialogato proficuamente con gli stessi alunni i quali, con particolare interesse e attivo coinvolgimento, hanno potuto riflettere proficuamente sul rapporto della Poesia con gli aspetti più importanti dell’esistenza umana: l’amore, la famiglia, l’amicizia, la guerra, l’inquietudine esistenziale.

L’autore ospite del Moscati ha aiutato a riflettere sull’importanza della poesia, non tanto negli aspetti tecnici, ma in quanto eletta forma d’arte, voce dell’anima e testimonianza di vita. Le poesie che lette dai ragazzi della 2A Scienze applicate sono state riprese in gran parte dal suo volume: ‘Le parole finiranno, non l’amore’.

“Abbiamo capito che la poesia può essere rivolta a tutti – hanno commentato gli alunni al termine dell’incontro – può essere condivisa come facciamo con un reel o un post, ma senza l’aiuto della tecnologia: leggerla ad alta voce e insieme; e ci ha obbligato a prenderci del tempo permettendoci di conoscerci meglio”.