A Taranto

Le cozze tarantine denigrate dalla tv di Stato: la città e i produttori reagiscono

15 Set 2025

di Silvano Trevisani

Capita, a volte, di lasciarsi andare a dichiarazioni forti per fare clamore, per semplice piaggeria o magari per superficialità. Ma le dichiarazioni rese da un collega durante la trasmissione televisiva “Mi manda RaiTre” sulle cozze tarantine non potevano non scatenare un putiferio. Con una certa superficialità ha infatti dichiarato, assolutamente fuori contesto, perché si parlava delle false orecchiette baresi, che da mesi imperversano nonostante sequestri e denunce e dei ristoranti abusivi, che le cozze tarantine sono allevate nel Mar piccolo inquinato di diossina.

Le reazioni sono state unanimi e anche molto pesanti, com’era logico che avvenisse per chi colpisce un settore come la mitilicoltura tarantina che vive un momento di grande difficoltà per i danni subiti dalle temperatura torride raggiunte lo scorso anno e che con grande difficoltà sta risalendo la china. Chi non conosce i fatti non dovrebbe parlare per sentito dire o rimanendo fermi a un passato per fortuna lontano, ma è risaputo che, proprio per la presenza di inquinanti che fu verificata nel primo seno del Mar piccolo, gli allevatori tarantini sono sottoposti a una rigorosa disciplina e ad altrettanto rigorosi controlli, che impongono lo spostamento del prodotto nel ‘secondo seno’ del Mar piccolo o in Mar grande e continui controlli qualitativi da parte delle autorità preposte, che ne certificano la salubrità. È evidente che vi possano essere abusivi che vendono cozze sottratte alle corrette procedute, ma lo fanno in modalità e luoghi altrettanto, del tutto privi di certificazione e che se scoperti vengono denunciati e privati del prodotto. Ma questo non c’entra con la mitilicoltura.

E così sono stati in molti a reagire ad affermazioni apparse sul servizio pubblico, a cominciare dal Comune di Taranto; l’assessore allo sviluppo economico, Francesco Cosa, scrive, tra l’altro: “Possiamo affermare che ad oggi le cozze tarantine sono le più controllate d’Italia e ribadiamo che la produzione mitilicola locale se svolta nel rispetto delle regole e sotto il controllo delle autorità preposte, non rappresenta un pericolo per la salute pubblica. Dichiarazioni generalizzanti e prive di adeguata contestualizzazione rischiano solo di danneggiare un’intera comunità di produttori che opera legalmente e in piena collaborazione con le istituzioni. Questa comunicazione distorta rischia di danneggiare ulteriormente le tante famiglie per bene che con grandi sacrifici lavorano quotidianamente nella mitilicoltura, rispettando le regole e collaborando con le istituzioni per garantire qualità e sicurezza. Invitiamo quindi a trattare con equilibrio e senso di responsabilità un tema così delicato che merita rigore scientifico, rispetto per la verità e attenzione verso chi lavora onestamente per il rilancio e la sicurezza di un settore identitario per Taranto e per la Puglia”.

Sul caso sono intervenuti anche Confapi, secondo cui “fuorvianti dichiarazioni riguardanti il comparto dei mitili. Tali affermazioni generano non solo disinformazione, ma arrecano un grave danno al prestigio e alla credibilità del nostro territorio, danneggiando imprese, pescatori, cooperative e tutta la filiera che opera con trasparenza e rispetto delle normative”, e i sindacati Uil e Uila pesca, “Le dichiarazioni – scrive Guarino – sono non solo errate, ma anche dannose per un intero settore produttivo che ha fatto della qualità e della trasparenza il proprio marchio di fabbrica. Da anni, gli enti preposti, come Asl, Arpa Puglia e la Capitaneria di porto, monitorano e controllano la filiera della mitilicoltura in maniera rigorosa, garantendo che i mitili immessi sul mercato siano sani e sicuri. Il Mar piccolo è soggetto a specifiche ordinanze sanitarie e le cozze vengono trasferite a zone più sicure, come il ‘secondo seno’, per il ciclo produttivo successivo alla scadenza dei limiti fissati per il ‘primo seno’, ovvero il 28 febbraio di ogni anno. Ogni prodotto venduto è quindi certificato e conforme alla normativa vigente”.

Insomma: se non vi è un disegno preciso per colpire la mitilicoltura tarantina, vi sono pregiudizi altrettanto pericolosi. Forse vale la pena in primo luogo di pretendere una correzione da parte della trasmissione, in secondo luogo di promuovere una corretta promozione del prodotto.

Arte sacra

Cataldo Domenico Sibilla: riscoperto a Matera un pittore sconosciuto di Grottaglie del XVIII secolo

15 Set 2025

di Rosario Quaranta

Ha destato un certo interesse la riscoperta avvenuta a Matera di un pittore grottagliese del tutto sconosciuto del secolo XVIII. La notizia è riportata dagli studiosi Marco Pelosi e Nunzia Nicoletti sull’ultimo numero di “Mathera,” Rivista Trimestrale di storia e cultura del Territorio (anno IX, n. 32/33, pp. 76-81).

A stilare interessanti e precise note sull’attività del pittore grottagliese Cataldo Sibilla a Matera è appunto il Pelosi, Vice Direttore del Museo Diocesano Materano, il quale avendo notato questo nome in un elenco degli autori dei famosi e artistici carri trionfali del Settecento in onore di Maria SS.ma della Bruna, è riuscito a risalire alle sue origini grottagliesi grazie alle ricerche effettuate sugli atti di battesimo della Cattedrale materana dove ha potuto rintracciare il suo nome e quello di sua moglie Anna Rosa Torricella in occasione del battesimo di due suoi figli rispettivamente nel 1736 e 1737. In ambedue gli atti al suo nome viene aggiunta anche la provenienza: Cataldo Sibillo delle Grottaglie (1736) e Cataldo Sibilla de Grottaliis (1737). Una successiva ricerca negli atti di battesimo della Collegiata Grottagliese ha consentito di risalire alla sua nascita avvenuta effettivamente a Grottaglie il 26 gennaio 1701: figlio legitimo e naturale di Gio. Battista di Francesco Antonio Sibilla et Teresa Ettorre coniugi delle Grottaglie.

Mastro Cataldo Sibilla a Matera ebbe modo di inserirsi onorevolmente. Giustamente Pelosi osserva che i nomi dei padrini di battesimo dei figli lasciano presupporre una certa notorietà del Sibilla in seno alla comunità materana, concretizzata anche attraverso una parentela con “esponenti di casate emergenti”.

In relazione alla sua attività artistica, egli osserva che “al di là delle notizie sui carri in onore di Maria SS. della Bruna, l’unica opera certa ascrivibile al Sibilla è la tela firmata della Incoronazione della Vergine con Sant’Antonio Abate e San Francesco da Paola (Sopra un poarticolare, sotto l’intera immagine) collocata nella cappella dedicata a San Giuseppe del Camposanto di Matera”. Tuttavia “la ricerca sull’attività artistica di Cataldo Sibilla è ancora in fieri; e l'augurio è quello di giungere al più presto ad una definizione puntuale della sua biografia e del suo catalogo”.

Sugli aspetti artistici e stilistici si sofferma Nunzia Nicoletti alla quale spetta il merito di aver letto correttamente il nome dell’autore di questa tela (Sibilla pinxit) assegnata erroneamente a Vit’Antonio Conversi. Una tela la cui scena “si sviluppa secondo un impianto verticale: nella parte superiore, alla destra dell’osservatore, Dio Padre, circondato da angeli e adagiato su una nube, porge la corona sul capo dell’Immacolata, raffigurata con le mani giunte nell’atto di schiacciare il serpente ai suoi piedi.

L’atmosfera è contrassegnata da toni ambrati e da un impasto cromatico velato, che richiama – seppur vagamente – soluzioni giordanesche. Nella parte inferiore, sull’estrema destra, si distinguono

due santi appartenenti a ordini religiosi differenti. A destra, della loro effigie nell’angolo in basso, si legge la firma dell’autore.”

In conclusione, per la Nicoletti la riscoperta dell’Incoronazione della Vergine firmata da Cataldo Sibilla “rappresenta un tassello significativo per la ricostruzione della produzione pittorica nella Matera del Settecento. Sebbene l’opera mostri una certa ingenuità esecutiva, essa si inserisce nel solco di una tradizione figurativa locale, dialogando con le soluzioni dei pittori coevi e attestando l'esistenza di un artista sino ad oggi rimasto nell’ombra. L’auspicio è che ulteriori indagini archivistiche e stilistiche possano restituire a Cataldo Sibilla un posto più definito nel panorama artistico lucano del XVIII secolo”.

Qualità della vita

Quattro giorni di riflessioni sul ‘futuro’ di Taranto con autorevoli interlocutori

13 Set 2025

È stata presentata, nella sede dell’associazione “La città che vogliamo” in via Fiume, la 30.ma edizione della manifestazione “Tre giorni di fine estate”, che quest’anno ha per tema generale: “Oltre le ferite. Taranto guarda al futuro”, volendo evidentemente rappresentare un’occasione di dibattito sul momento difficile che la città vive. La tre giorni organizzata da Gianni Liviano, che è stato eletto presidente del Consiglio comunale di Taranto dopo le recenti amministrative, attraverso la sua associazione, troverà una traccia anche nel libro da lui recentemente pubblicato dalle edizioni Cittadella “Dov’è la speranza: lettera ai giovani sulla politica”. Il realtà, la tre giorni, che si svolerà a Palazzo di città, e che taglia il nastro dei trent’anni, avrà un’anticipazione lunedì prossimo, 15 settembre, con un incontro che ha il duplice obiettivo di presentare il volume di Esposito e Carlucci “La rivoluzione del Sud” e di riflettere sulla formazione universitaria. Seguirà, infatti, il dibattito su “Speranza e Sud”, con gli interventi di interlocutori particolarmente autorevoli, come il vicepresidente della Cei monsignor Francesco Savino, i rettori Fratino (Politecnico di Bari), Bellotti (Università di Bari) e Aiello (Università del Salento), oltre al presidente di Anvur, Uricchio. La tre giorni vera e propria si svolgerà dal 17 al 19. Mercoledì 17 si affronteranno alcuni temi specifici: I giovani e la politica, Taranto guarda al futuro e la Mediterraneità. Tra gli ospiti di quest’anno monsignor Savino (vicepresidente della Cei), i neoeletti maginifici rettori delle Università di Bari, Lecce e Poliba di Bari, i giornalisti Marco Esposito (Mattino) e Davide Carlucci (Repubblica), i politici Graziano Del Rio, Paolo Ciani, Maria Elena Boschi e Marco Ruffini, il vicepresidente di Asvis Andrea Ferrazzi e il direttore generale del Comune austriaco di Linz, Neumann, il commissario alle bonifiche Antonio Felice Uricchio, gli europarlamentari Marco Tarquinio e Leoluca Orlando, il sindaco di Taranto Piero Bitetti, l’arcivescovo di Taranto monsignor Ciro Miniero, l’assessore regionale all’Università Sebastiano Leo, l’operatore umanitario Gennaro Giudetti. Al convegno è stato invitato anche Antonio De Caro che però non ha ancora confermato la sua presenza. Un programma particolarmente impegnativo quello proposto in questa edizione numero 30, sia per i temi che vengono proposti, sia per il livello degli interlocutori presenti. Politica, Chiesa, università, solidarietà, cultura si confrontano sui temi dell’attualità e del ruolo della politica nell’organizzare le risposte alle domande della società e dare corpo alla speranza in un futuro migliore, soprattutto per le giovani generazioni, che sono le più penalizzate dall’involuzione che politica e partecipazione stanno registrando, un po’ a tutti i livelli istituzionali.

A parte pubblichiamo il programma.

Lavoro

Dramma lavoro: i sindacati chiedono incontri al governo e a Bitetti e Palmisano

12 Set 2025

di Silvano Trevisani

Disoccupazione e crisi industriale mordono la città: disoccupazione altissima, ben oltre le medie nazionali, mancato utilizzo delle risorse finanziare annunciate e totale confusione sul futuro dell’Ilva

stanno creando una situazione drammatica.

Un incontro urgente in sede istituzionale “al fine di poter avviare un percorso virtuoso e partecipato sullo stato dell’arte degli investimenti previsti e sulle ricadute occupazionali” è quello che chiedono al sindaco Bitetti e al presidente della Provincia Palmisano i segretari di Cgil, Cisl e Uil, D’Arcangelo, Spinzi e Oliva.

La richiesta nasce dall’amara constatazione che, a fronte dei consueti annunci di una mole di finanziamenti che dovrebbero arrivare sul territorio, Taranto conosce una crisi senza precedenti e livelli di disoccupazione che non hanno eguali in Italia.

La storia è quella cui assistiamo da almeno quattro decenni, a partire dalla cosiddetta reindustrializzazione. Si annunciano e a volta si stanziano anche grandi finanziamenti che hanno tenore solo propagandistico, affidati a “tavoli” di diversa natura, che poi puntualmente svaniscono senza essere spesi o vengono solo utilizzati in misura insignificante. L’esempio più attuale è quello dei Giochi del Mediterraneo che, nei proclami di governo ed enti locali, dovevano cambiare il volto della città e creare occupazione, ma si sono rivelati (come del resto era anche facile prevedere) un buco nell’acqua.

Ma intanto la disoccupazione in città è un vero e proprio caso di rilevanza nazionale. Anche settori come la Difesa, per la quale sono previsti investimenti ingenti, languono nella città, a partire dall’Arsenale

I dati – scrivono i sindacai – ci dicono che la disoccupazione sul nostro territorio è al 13,5% contro il 7,7% della media nazionale (dati Istat riportati nel rendiconto sociale Inps 2023), un tasso di inattività al 49,8% mentre la media nazionale è al 33,3%. – dicono i rappresentati di Cgil Cisl Uil – I giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, i cosiddetti NEET, sono al 33,4%, e la media nazionale è al 24,1%. La fase di transizione industriale che dovrebbe avviarsi in un prossimo futuro, per nulla lontano, potrebbe aggravare una condizione già di per sé difficile”.

I sindacati non nascondono la loro preoccupazione per l’“immobilismo” che caratterizza questa fase.

La mole degli investimenti pubblici sul territorio come il CIS, il JTF e il PNRR e i fondi di coesione sociale, deve essere rivolta alla gestione di queste problematiche, oggi solo oggetto di annunci di prospettive che rischiano di essere mancate”, dicono D’Arcangelo, Spinzi e Oliva.

Da parte loro, i segretari generali di Fim Fiom Uilm, Ferdinando Uliano, Michele De Palma, Rocco Palombella, hanno inviato una lettera al Governo per un incontro urgente sulla vertenza dell’ex Ilva.

Alla luce di un quadro di sempre maggiori criticità ed incertezze relative al piano di salvataggio dell’ex Ilva, alla decarbonizzazione, al continuo rinvio del bando di gara senza alcuna spiegazione valida e preventiva e ai drammatici effetti sociali ed occupazionali” scrivono i leader metalmeccanici, si chiede “con urgenza la convocazione del tavolo permanente presso la Presidenza del Consiglio”.

Qualità della vita

Chiudono edicole e librerie, ma allora: perché tutti scriviamo?

11 Set 2025

di Silvano Trevisani

Che cultura è se le librerie continuano a chiudere e le edicole sono ormai quasi ridotte a zero? È lecito chiederselo, ancora una volta all’indomani della chiusura del punto vendita Mondadori di Manduria e della chiusura della storica edicola del centralissimo viale Matteotti a Grottaglie.

È lecito chiederselo soprattutto alla luce dei dati ufficiali relativi alla pubblicazione di libri in Italia.

Se i titoli editi regolarmente sono oltre 65.000 l’anno, a cui vanno aggiunti i libri autoprodotti, che sono forse di più, ci si attenderebbe che tale profluvio di pubblicazioni risponda alla domanda dei lettori, ma non è così: tutti scrivono quasi nessuno legge e questo vale ancor più per la poesia: 18.000 i volumi di poesie pubblicati in un anno dalle case editrici oltre a quelli, ancora più numerosi, autoprodotti. Ma la poesia non vende. Le uniche copie vendute sono quelle acquistate in occasione delle presentazioni. Una consuetudine che, per la verità, si allarga un po’ a tutte le tipologie di libri: gli autori sono costretti a vedere da sé le copie dei propri libri questo fenomeno, assieme alle vendite online, satura la fetta di mercato sempre più ridotta, appannaggio del libro.

Ricordiamo che la Puglia è fanalino di coda delle regioni italiane per il numero di lettori. Che dire di Taranto? Che ora sta vivendo la scommessa di Feltrinelli, dopo aver perduto quattro grandi librerie, come Vera libri, Ubik, Casa del libro Mandese (via D’Aquino) e Filippi. Eppure i dati ufficiali ci dicono, ad esempio, che a Taranto si pubblica una media di 307 libri all’anno, uno al giorno, domeniche escluse.

Molto peggio va per le edicole. Nel Borgo ne sono rimaste solo tre, aperte per poche ore, ma a Grottaglie, una città di 32.000 abitanti, che fino a una decina di anni fa aveva ben 13 edicole, ne sono rimaste solo due, che sono veri e propri empori.

I giornali sono una specie in via di estinzione e non potrebbe essere diversamente se, secondo analisi scientifiche approfondite, buona parte degli italiani comprendono solo testi semplicissimi di due o tre righe al massimo.

Il buon senso ci ha fatto sostenere che, con l’avvento delle tecnologie, ci si informa in maniera diversa. Ma non è così. La verità è che ci si informa molto poco. Le nuove tecnologie sono il settore mediatico più in auge, ma non per l’informazione, quanto per lo svago, l’intrattenimento, il gioco, il gossip, il pettegolezzo e, diciamolo pure: la pornografia. La “scoperta” di siti equivoci, che ha scosso l’opinione pubblica nei giorni scorsi, ha evidenziato forse solo la punto di un iceberg.

Molti milioni di utenti, soprattutto giovani e giovanissimi, utilizzano il web quasi esclusivamente per seguire gli youtuber che son divenuti i nuovi divi della comunicazione. Abili professionisti che sono in grado di fidelizzare i propri follower, in numeri impressionati, grazie a un abile utilizzo dello strumento e a pochi ma chiari contenuti. Ci dovremmo forse chiedere perché oltre due milioni di persone seguono, giornalmente, una ragazzina che si collega al mattina prendendo il caffè, andando a fare la spesa e poi tornando a casa cucinare quello che ha comprato. Una miriade di Truman show va in onda tutti i giorni seguita forse solo per colmare il vuoto, la solitudine che milioni di persone hanno dentro. Milioni soprattutto di giovani che non leggono, né giornali né libri (ma magari li scrivono) non seguono programmi televisivi, non sono assolutamente interessati a quello che accade nel mondo, quindi all’informazione. Sono interessati alle quotazioni degli spritz nei bar del centro e all’abbigliamento suggerito dai propri youtuber di riferimento. Di cui sanno tutto.

Non è colpa dei giovani, naturalmente, ma dei nostri spietati modelli consumistici comportamentali, capaci di assuefarsi a guerre e genocidi ma pronti a disperarsi di fronte al mutato umore del proprio cane. Tanto per rimanere in tema di vuoto e solitudine. S’intende: i cani, in questo, non c’entrano niente: sono animali fedeli e buoni… ma pur sempre animali. Il guaio che è nella nostra vita hanno preso il posto dei figli, degli amici, degli impegni umani e sociali, dell’informazione, insomma: sono il prolungamento del nostro individualismo. È per questo che li trattiamo come esseri umani e non più come animali.

Ma come? qualcuno dirà: siamo partiti da librerie ed edicole e siamo arrivati ai cani? Beh! E non sono tutti elementi fondamentali che descrivono come sta cambiando il mondo e che forse spiegano perché gli italiani sono sempre di meno e, secondo le statistiche, sempre più tristi e disinteressati al futuro!?

L’eroismo di san Francesco de Geronimo ricordato a Grottaglie dall’arcivescovo

08 Set 2025

di Silvano Trevisani

Grottaglie ha festeggiato, domenica scorsa il suo santo patrono e ‘figlio’ Francesco de Geronimo, Nello stesso giorno in cui due giovani, con storie diverse ma con la stesa fede, sono stati canonizzati. Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati sono stati ricordati, nella cerimonia solenne presieduta dall’arcivescovo Ciro Miniero, per l’eroismo con cui hanno testimoniato la fede al pari del santo gesuita grottagliese. I festeggiamenti per il santo patrono, preceduti dalla solenne novena, sono culminati, nella Chiesa matrice collegiata dell’Annunziata, nella celebrazione eucaristica presieduta dell’arcivescovo, alla presenza delle autorità civili e militari in una chiesa gremita di fedeli.

La celebrazione è stata aperta dal messaggio di ringraziamento del parroco della collegiata, don Eligio Grimaldi, che ha sottolineato la vicinanza di monsignor Miniero alla città di Grottaglie, testimoniata già dalla sua presenza in occasione della ricorrenza degli 80 anni dalla traslazione delle venerate spoglie del santo, nella città nella quale era nato il 17 dicembre 1642. Nella sua omelia, l’arcivescovo Miniero ha sottolineato come l’eroismo di un santo come Francesco de Geronimo partisse dall’essersi lasciato conquistare da Gesù aprendo il cuore a tutti, per tradurre ogni parola del Vangelo in azioni concrete verso coloro che incontriamo.

“Lui comprende che Dio è amore. Ma non basta comprendere che egli si è rivolto all’umanità, che ci amato e ci ama fino al sacrificio del figlio. Questo non basta, perché lo comprendono tutti, anche coloro che non vivono nell’amore. Di più: lui ha compreso che Dio è amore perché ha cambiato il suo cuore. Lo ha reso disponibile a Dio nei gesti concreti dell’amore.” Questa disponibilità – ha ricordato monsignor Miniero – la manifestava recandosi nei vicoli della città di Napoli e il suo impegno di vita religiosa lo spendeva per il bene dei poveri. Conosceva bene i luoghi della sofferenza di Napoli. “E lì, in quei veicoli stretti, entrava in quelle case dove il sole non penetra, che chiamiamo bassi, perché si sviluppano sulla strada e hanno come unica uscita verso l’esterno la porta d’ingresso. Lui vi si recava continuamente. Rivolgendosi ai poveri, ai peccatori, alla gente semplice. E non per fare lezione di morale, ma per stare accanto a chi è nel bisogno. Era l’uomo della carità. Che aveva compreso a pieno che il mistero di Dio si rivela nell’amore”.

E così, riferendosi di giovani santi, Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati, l’arcivescovo ha sottolineato come nella cerimonia di canonizzazione c’è stata una vera e propria “esplosione di amore”. Così ha ricordato come avesse destato la meraviglia, nei genitori di entrambi i giovani santi, vissuti in epoche diverse, e morti entrambi per malattia, la presenza di tantissimi poveri alle celebrazioni esequiali. E il motivo qual era? Perché i poveri erano riconoscenti verso quei giovani che si erano presi cura di loro. Agendo per amore, avevano messo a disposizione dei poveri tutto quello che avevano, anche i pochi risparmi e doni ricevuti per le loro feste. “Ecco che l’amore diviene testimonianza concreta di fede, che trasforma chi ama nei messaggeri di pace evocati dal profeta Isaia”. Al termine della celebrazione eucaristica ha preso il via la solenne processione del simulacro argenteo di san Francesco, che era stato traslato, assieme all’effigie della Madonna della Mutata, dal convento delle clarisse, che ha percorso le principali vie della città.

Tavola rotonda su: “donne e lavoro” nei festeggiamenti per l’Addolorata

08 Set 2025

di Silvano Trevisani

Nell’ambito dei festeggiamenti della Beata Vergine Maria Addolorata, venerdì 12 settembre, nel Centro San Gaetano in via Cava (città vecchia), si svolgerà la cerimonia di conferimento del premio “Cuore di donna”.

In quella occasione, in collaborazione con il Soroptimist international club di Taranto, si svolgerà la tavola rotonda sul tema: “Taranto donna e lavoro”. Dopo i saluti del priore della confraternita Maria SS. Addolorata e San Domenico, Giancarlo Girardi, interverranno: Rosa Maria Ladiana, presidente del Soroptimist club di Tarano, Filippo Linzalata, del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bari “Aldo Moro”, Gemma Lanzo, giornalista socia del club. Concluderà monsignor Emanuele Ferro, padre spirituale della confraternita Maria SS: Addolorata e San Domenico.

La tavola rotonda prende spunto dallo studio “Taranto donna e lavoro” realizzato da Linzalata, nel sessantennale della fondazione del Soroptimist club di Taranto, nato nel 1965 “per iniziativa di 18 giovani donne tarantine, animate da una moderna consapevolezza del proprio potenziale e guidate dalla fondatrice, Anna Paola Albanese”, come leggiamo nella permessa al volume a firma della presidente Ladiana.

Abbiamo colto l’occasione per rivolgere a Rosa Maria Ladiana alcune domande sull’iniziativa.

Iniziamo dai sessant’anni del Soroptimist di Taranto. È sempre viva l’esigenza di “riunire” le donne in un’associazione che punti a migliorare la condizione femminile?

Direi di sì. È evidente che, dopo sessant’anni, le cose sono fortunatamente cambiate in meglio, rispetto alla metà degli anni Sessanta. Se pensiamo a cos’era il mondo delle professioni a quel tempo ci renderemo conto di quanti passi in avanti si siano fatti. Ma se le cose sono cambiate è anche per il grande lavoro svolto dalle donne e da alcune di loro che, a Taranto come in tutto il Paese, hanno tenuta viva l’attenzione attraverso il loro lavoro ma anche attraverso la continua sensibilizzazione della società, a cominciare dalle stesse donne. A questo proposito voglio menzionare soprattutto una figura, ancora attiva e trainante, qual è quella di Anna Paola Petrone, che volle fondare l’associazione a Taranto, ma che per anni è stata protagonista nella vita sociale e culturale della città e del territorio e continua ancora a esserlo. Suo un contributo al volume pubblicato. Le cose sono cambiate, quindi, basti pensare al ruolo apicale svolto dalle donne in molti settori, a cominciare dal prefetto di Taranto, che è appunto una donna. Ma a una crescita “qualitativa” del ruolo delle donne non corrisponde ancora una crescita “quantitativa”.

Nasce da qui l’esigenza di studiare la situazione della donna a Taranto?

Sì. In particolare, abbiamo voluto aggiornare lo studio che proprio le Soroptimist di Taranto vollero realizzare trent’anni fa. Nel 1995, sotto la presidenza di Elisa Sansonetti, in occasione del trentennale del club, fu proprio Anna Paola Petrone a elaborare, con la collaborazione grafica della socia Marcella Merlini Musolino, uno studio sull’evoluzione lavorativa delle donne a Taranto nel trentennio 1965-1995. Un’epoca di cambiamenti sociali importanti, ma dai risvolti ancora limitati. Trent’anni dopo ci è sembrato opportuno riprendere l’argomento e verificare come la situazione si è evoluta.

I risultati sono incoraggianti?

È sotto gli occhi di tutti il fatto che le donne sono protagoniste in professioni dalle quali fino a pochi decenni fa erano quasi escluse: medici, avvocati, infermieri, giudici, funzionari pubblici, dirigenti sono molto spesso delle donne. Significativo è il fatto che il numero delle donne che arrivano alla laurea è più numeroso rispetto a quello degli uomini. Nel 2023, ultimo anno di rilevazione da parte del Miur, si sono laureate, in provincia di Taranto, 2.357 donne e 1.686 uomini, ma se passiamo a osservare i dati dell’occupazione femminile, la situazione non è affatto positiva. Sia per i settori a prevalente lavoro femminile che per il numero di occupati.

Ma ci sono anche settori creativi in cui le donne si rendono protagoniste?

Sì, in particolare nel settore dell’impresa culturale, e soprattutto questo avviene nella provincia di Taranto, come dimostra il contributo che allo studio ha fornita la nostra socia Gemma Lanzo, quasi in controcanto rispetto a quello che accade non solo in Italia ma anche a livello europeo.

La vostra associazione si ritaglia, quindi, ancora un ruolo di servizio. Quante sono le iscritte?

Attualmente sono venticinque. Non molte ma tutte impegnate a dare il nostro contributo e ad aggiornare la nostra composizione aprendo alle giovani professioniste e creando un incrocio di età che possa essere garanzia per il futuro.

La canonizzazione di Carlo Acutis, patrono della rete, venerato a Taranto

Carlo Acutis - ph Siciliani Gennari-Sir
08 Set 2025

di Silvano Trevisani

Grande festa, ieri domenica 7 settembre, in piazza San Pietro, per la canonizzazione del giovanissimo Carlo Acutis, il “santo di internet” morto a soli 15 anni, che sarà patrono della rete per aver usato il web come strumento di evangelizzazione. La cerimonia di canonizzazione è stata presieduta da papa Leone XIV. Insieme ad Acutis, è stato proclamato santo anche Pier Giorgio Frassati, biografo e alpinista torinese scomparso a 24 anni a seguito di una poliomielite.

Era stato papa Francesco ad autorizzare la promulgazione dei decreti relativi al miracolo attribuito alla sua intercessione. Riguarda la guarigione miracolosa di Matheus, un bambino brasiliano di sei anni affetto da pancreas anulare, una rara anomalia congenita del pancreas evidenziata da un esame clinico nel 2012, che avrebbe potuto essere corretta solo con un intervento chirurgico. Proprio la scomparsa di papa Francesco aveva imposto il rinvio della cerimonia, che si svolgerà domani.

Carlo Acutis è particolarmente venerato a Taranto che, lo ricordiamo, conserva anche una sua reliquia, custodita nella cappella del seminario di Poggio Galeso.

Nato a Londra il 3 maggio 1991, morì il 12 ottobre 2006 per una leucemia fulminante che se lo portò via in tre giorni. Ma lui lo sentiva: due mesi prima aveva registrato un video nel quale, sorridendo, diceva di essere pronto e chiedeva d’essere sepolto ad Assisi. Carlo Acutis, era stato proclamato beato quattro anni fa e ora sarà santo, il primo santo dei millennials e della Rete, già da tempo annunciato anche in Vaticano come il futuro patrono di Internet.

Ricordiamo che, nel febbraio 2023, la Chiesa di Taranto dedicò una settimana alla peregrinatio nelle parrocchie della diocesi della reliquia del beato Carlo Acutis. Evento che culminò nella grande manifestazione che si svolse nella concattedrale Gran Madre di Dio. Una veglia di preghiera conclusiva venne promossa dall’Ufficio diocesano di pastorale giovanile.

Più di 700 studenti avevano partecipato al mattino, nelle scuole, agli incontri con padre Carlos Acácio Gonçalves Ferreira, rettore del santuario della Spogliazione di Assisi, che ha racconto la storia e la testimonianza di questo giovane beato. Accompagnato, in questo suo tour dal rettore del del seminario, don Francesco Maranò e dal vicerettore don Francesco Manisi, che lo aveva accompagnato nelle scuole. Tantissimi hanno poi preso parte agli incontri serali, ogni giorno in una vicaria diversa.

La reliquia, una ciocca di capelli di Carlo, è rimasta a Taranto, all’interno della cappella del seminario minore di Poggio Galeso, dove venne organizzato un momento di preghiera comunitaria. Ma dove sono ancora in tanti a ritirasi in preghiera. “Sono commosso nel vedere la risposta della diocesi di Taranto. Tantissima gente tutti i giorni. Persone assetate di ascolto e preghiera e tanti ragazzi non iscritti alle lezioni di religione hanno partecipato nelle scuole. È un segno immenso di quanto il beato Carlo Acutis, tocchi i cuori e parli ai più giovani”. Era stato il commento di Padre Gonçalves Ferreira.

Sul giovanissimo santo e sul suo ‘straordinario’ incontro con Taranto torneremo ancora, intanto ricordiamo che presto santo, grazie al riconoscimento del miracolo, anche don Giovanni Merlini, moderatore generale della Congregazione dei missionari del Preziosissimo Sangue, nato a Spoleto il 28 agosto 1795 e morto a Roma il 12 gennaio 1873. Nella stessa udienza, il Santo padre ha autorizzato i decreti riguardanti le virtù eroiche dello scienziato e politico Enrico Medi, che diviene così venerabile.

”L’eucaristia è la mia autostrada per il cielo”, ripeteva spesso Carlo Acutis.

Ilva: le imprese vogliono il rigassificatore ma senza acciaio chiude anche il porto

05 Set 2025

di Silvano Trevisani

La fine dell’estate impone una serie di bilanci, sia sulla stagione turistica conclusasi, sia sulla “ripresa”. Argomenti che riguardano contestualmente la situazione economico produttiva della città e del territorio.

Partiamo con un appunto sulla stagione estiva, che ha visto un incremento quasi inconsistente del turismo a Taranto, soprattutto legato al settore delle crociere (sulle quali esprimiamo molte riserva dal punto di vista ambientale). Dobbiamo sottolineare come la “crisi dell’ombrellone” abbia coinvolto pienamente gli stabilimenti balneari disseminati sulla costa, soprattutto tra isola amministrativa e Lizzano. I grandi spazi dei quali si sono impossessati gli stabilimenti sono rimasti pressoché vuoti, se si escludono pochi giorni attorno a Ferragosto. Centinaia di ombrelloni che occupano enormi spazi, rimasti regolarmente chiusi tutti i giorni d’estate, ci interrogano sul perché di una così massiccia occupazione del litorale. Segno, questo, di una condizione molto più estesa riguardante il turismo: il settore non si improvvisa e soprattutto non si lascia alla gestione di improvvisati operatori che si inventano ristoratori e ricettori, speculando sulla smania di divertimento e imponendo prezzi inconcepibili. Superiori a volte persino di quelli delle grandi città. Insomma, riservandoci di approfondire, vogliamo solo sostenere che quando si parla del settore turistico come alternativa alla monocultura industriale bisognerebbe mettere a punto una programmazione. Anche per prevenire il caos insostenibile di Bari e Lecce, che arricchisce pochissimi operatori ma inguaia fortemente tutta la comunità.

L’argomento ci proietta direttamente sul capitolo industria, che vedrà, nelle prossime settimane, compiersi delle scelte fondamentali per il futuro di Taranto. È noto che per l’Ilva (continuiamo a chiamarla così per comodità) si va verso una scelta compromissoria ma ugualmente ardua: va decarbonizzata, privatizzata, ambientalizzata a valle dello scontro tra ambientalisti e mondo del lavoro. Ma come? Fino a che punto?

Chi si occupa del settore ha seguito certamente quanto accaduto in questi mesi: le battaglie degli ambientalisti per la chiusura e quelle preannunciate contro l’Aia, col sostegno di alcuni partiti. Le battaglie dei lavoratori e delle imprese per il mantenimento della produzione e il passaggio in tempi brevi ai forni elettrici. La posizione del Comune, che sostiene le tesi degli ambientalisti ma deve dar conto a mole migliaia di lavoratori. Per cui: passino la decarbonizzazione e i forni elettrici ma niente rigassificatore. Che però il ministero dichiara essenziale per completare il passaggio all’elettrico. Senza di esso una parte dell’Ilva si sposterà a Gioia Tauro.

È chiaro che abbiamo riassunto al massimo una vicenda intricatissima. A cui si affianca anche quella dei trasporti, che deve Taranto la cenerentola della Puglia, già ora. Ma è anche evidente che la complessità della vicenda non consente atteggiamenti da “tifoserie”. Pro e contro l’Ilva, perché le conseguenza in tutti i casi saranno enormi.

Ora scopriamo, ad esempio, ma il verbo scoprire ha solo un valore di effetto, che anche il settore che veniva indicato come la grande alternativa all’acciaio, cioè il porto, ora che i traffici sono pressoché inesistenti, senza prodotti petroliferi e soprattutto siderurgici, collasserebbe.

Questo spinge le associazioni professionali e produttive del settore a intervenire. Piloti, ormeggiatori e rimorchiatori denunciano che “Il Porto di Taranto, persi i traffici del terminal container, negli ultimi venti anni si è retto su quelli da e per gli stabilimenti Eni ed Ilva. La crisi di una sola delle due realtà industriali avrebbe come conseguenza la crisi immediata dell’altra in quanto non in grado di reggere, da sola, gli ingenti investimenti necessari per provvedere ai servizi che direttamente o indirettamente sono necessari per l’attività in sicurezza delle navi che la servono”.

Il settore è in ginocchio e lo spostamento di impianti produttivi in altri porti sarebbe una catastrofe. Ma anche il consorzio Isc e Raccomar, ossia gli agenti marittimi, erano già intervenuti rompendo gli indugi. Per loro ospitare la nave rigassificatrice sarebbe non solo possibile, perché non creerebbe alcun problema, ma anche necessario. E sostengono, tra l’altro, che creerebbe almeno mille posti di lavoro.

Insomma: chi deve decidere nelle prossime settimane ha un compito arduo e deve tener presente che è proprio vero: Taranto dipende ancora dall’Ilva e fino a quando non ci saranno vere alternative, che ora non si intravedono assolutamente, difficilmente chi muove i fili si prenderà la responsabilità di chiudere tutto, anche se questo continuerà a comportare gravi rischi e drammatiche conseguenze. Teniamo presente che, secondo i dati Istat, entro il 2050 si prevede che la popolazione di Taranto scenderà ancore di circa 30.000 unità! E fa bene Bitetti a invitare a Taranto Urso. Ma decenni di errori gravissimi non si possono cancellare con un colpo di spugna. Anche se si sogna, come facciamo noi, una città pulita e sana, che ci auguriamo di poter lasciare almeno ai nostri nipoti… se non ai nostri figli.

Il Festival di Isabella Morra si conclude a Taranto lunedì 8 settembre

05 Set 2025

La figura di Isabella Morra, la poetessa lucana vissuta nel XVI secolo, morta giovanissima per mano dei suoi fratelli, la cui riscoperta si deve, agli inizi del secolo scorso, a Benedetto Croce, sarà al centro del “Festival di Isabella Morra”, che dal 6 all’8 settembre si svolgerà tra Valsinni e Taranto. Ideato e curato da Barbara Gortan, si avvierà sabato prossimo nel suggestivo Castello di Valsinni, in provincia di Matera, per concludersi a Palazzo Pantaleo, in città vecchia. L’obiettivo è quello di celebrare e valorizzare una figura poetica di grande fascino.

Frutto di una collaborazione tra il Castello di Valsinni (con il suo proprietario Vincenzo Rinaldi), le cooperative Museion e Polisviluppo e il Gruppo Taranto, il Festival prende origine dal libro “I fiumi di Isabella” di Silvio Raffo, pubblicato nella collana “Due Mari” diretta da Barbara Gortan per la Casa del libro Mandese di Antonio Mandese.

Novità di questa edizione è rappresentata dalla possibilità di poeti e appassionati di scrivere versi dedicati a Isabella Morra. Le poesie, inviate via WhatsApp al numero 340:5610031 oppure consegnate a mano al Castello di Valsinni verranno conservate nell’archivio ufficiale del Castello, come omaggio perenne alla poetessa.

Il festival si aprirà, dunque, sabato 6 settembre nel suggestivo scenario del Castello di Valsinni. Il primo intervento sarà a cura di Gianni Antonio Palumbo, italianista e docente di Letteratura Italiana all’Università di Foggia, studioso di Isabella Morra. Palumbo il cui lavoro tende a esaltarne la statura letteraria e la complessità dell’opera.

La serata proseguirà con Silvio Raffo, poeta, scrittore e critico letterario, già finalista al Premio Strega, che presenterà il suo recital “Sarei forse più sola senza la mia solitudine”. Un percorso che mette in dialogo i testi di Isabella Morra con quelli di Emily Dickinson di cui Raffo è un profondo conoscitore e traduttore, illustrando due emblematici casi di solitudine al femminile.

La parte musicale sarà affidata a Vincenzo Mastropirro, flautista e compositore, che eseguirà la sua “Elegia per Isabella” con la voce recitante di Barbara Gortan. Musicista e poeta, Mastropirro ha musicato testi di Alda Merini, realizzando nel 1999 l’album “Ballate”, nel quale è la stessa poetessa a recitare alcune delle sue liriche.

A concludere la prima serata sarà la piece “Stelle controvento per Isabella” di Maria Pia La Torre, poetessa e scrittrice, accompagnata dalle voci di Rosa Colella ed Emilio D’Andrea. Ospite speciale del festival sarà il poeta lucano Alfonso Guida, recentemente finalista al Premio Strega Poesia con “Diario di un autodidatta”: leggerà suoi versi ispirati alla poetessa. Versi che verranno conservati nell’archivio ufficiale del Castello di Valsinni.

La serata di domenica, 7 settembre, sempre al Castello di Valsinni, vedrà ancora protagonista Silvio Raffo che presenterà il suo libro “I fiumi di Isabella” insieme all’editore Antonio Mandese.

La serata si concluderà con la riproposizione dell’esecuzione di “Elegia per Isabella” di Vincenzo Mastropirro.

Il festival si sposterà a Taranto lunedì, 8 settembre, a Palazzo Pantaleo, con la collaborazione di Cooperativa Museion e Polisviluppo. Anche qui si inizierà col recital di Silvio Raffo e la presentazione del suo lavoro, seguiti dagli interventi di numerose personalità del mondo culturale, tra cui Aldo Perrone (presidente del Gruppo Taranto), Silvano Trevisani (giornalista e poeta), Josè Minervini (presidente della sezione tarantina della Società Dante Alighieri), Stefania Danese (già ordinaria di materie letterarie e latino) e Rina Bello (scrittrice e regista teatrale), che proporrà il suo monologo teatrale “Vite violate”. La serata si chiuderà con l’intervento musicale di Mastropirro e la pièce di Maria Pia La Torre.

Tutte le serate avranno inizio alle ore 18,30 e l’ingresso sarà libero e gratuito.

L'argomento

Treni e Brt, cittadini insoddisfatti per carenza di collegamenti e caos nei parcheggi

03 Set 2025

I collegamenti ferroviari da e per Taranto e il caos dei parcheggi creato dai lavori per il Brt sono le due questioni al centro di un dibattito che coinvolge rappresentanze politiche, sindacali e di categoria, oltre a operatori economici e cittadini.

Iniziamo con i collegamenti ferroviari, tema da sempre molto delicato per la nostra città che, nonostante la presenza della grande industria, è stata sempre penalizzata dalle politiche degli enti preposti. Penalizzazione che è accentuata, in questa ripresa autunnale, dalla cancellazione del Frecciarossa e dalla periodicità non quotidiana dell’Intercity per Roma, oltre che dalla carenza generale dei collegamenti.

Numerosi consiglieri comunali, assieme ai rappresentanti sindacali per i trasporti di Cgil. Cisl e Uil hanno scritto una lettera all’assessore regionale ai Traporti, Debora Cilento, chiedendo un incontro urgente per poter risolvere il problema legato alla sospensione del Frecciarossa e agli altri problemi del trasporto ferroviario a Taranto.

È da tempo che il comitato spontaneo, composto da politici e sindacalisti, ma aperto all’adesione e al contributo di tutti, si sta interfacciando con l’assessorato, con il quale ha avuto svariate interlocuzioni, avanzando dettagliate richieste. Ora si attende dalla Regione un ulteriore sforzo mirato a “non decretare un ulteriore isolamento della comunità tarantina dal resto della Puglia e dell’Italia. Non è accettabile la sospensione del Frecciarossa perché fortemente penalizzante per la nostra comunità tarantina”. Oltre al ripristino del Frecciarossa, il comitato, attraverso una lettera alla Regione, fattaci pervenire da Gianni Liviano, presidente del Consiglio comunale, chiede: di rendere nuovamente quotidiano l’Intercity Taranto-Bari-Roma; di modificare gli orari dei treni provenienti da Lecce-Brindisi al fine di consentire ai lavoratori e agli studenti di arrivare a Taranto in orari coerenti con l’avvio delle attività lavorative e delle lezioni; di attivare treni diretti Taranto-Lecce e Taranto-Foggia; di conoscere lo stato dei lavori ed eventuali progettazioni mirate alla realizzazione della platea lavaggio nella stazione di Taranto; di intervenire a sostegno e a tutela dei lavoratori del territorio jonico.

Per quanto riguarda il Brt, cioè il Bus rapid transit, alle proteste degli operatori commerciali, che lamentavano come i lavori i programma fino al 31 dicembre nelle strade di scorrimento del Borgo, stavano mettendo in ginocchio la loro attività, e creando molte difficoltà anche ai residenti, risponde una nota dell’Amministrazione comunale. Alla luce delle giuste lamentele di commercianti e cittadini, il Comune annuncia che “sono allo studio soluzioni per evitare disagi alla popolazione”. In particolare, si precisa che “i lavori in corso su Corso Umberto, e che hanno suscitato particolare attenzione, non si protrarranno sino alle festività natalizie: presumibilmente si concluderanno entro la prima decade di ottobre. Gli interventi vengono infatti realizzati per tratti e completati a step, così da contenere i tempi e limitare la sottrazione di stalli di sosta”. “Parallelamente,- prosegue la nota – stiamo lavorando a soluzioni compensative per migliorare l’accessibilità e la disponibilità di parcheggi, anche attraverso l’analisi di nuove aree e la collaborazione con altri enti. Per garantire un monitoraggio costante e condiviso, l’Amministrazione attiverà a breve un tavolo permanente con le associazioni di categoria, finalizzato ad affrontare in tempo reale le criticità e a individuare le soluzioni più efficaci”.

Medita, Festival del pop sinfonico, propone i concerti di Piero Pelù e Serena Rossi

03 Set 2025

Piero Pelù e Serena Rossi sono i protagonisti dell’edizione 2025 di Medita, che si svolgerà il 4 e 5 settembre nell’Oasi dei Battendieri, sulla Circummarpiccolo, per iniziativa dell’Ico Magna Grecia e la collaborazione di enti e istituzioni. Un terzo evento, che vedeva protagonista Alex Wyse, ed era in programma per sabato 6 si svolgerà in altra data e rientrerà nella prossima stagione invernale della Magna Grecia

Il concerto di Piero Pelù, artista tra i più noti e amati, vedrà l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Domenico Riina. Sul palco anche l’Orchestra jazz siciliana – The Brass Group, con la quale è condiviso il progetto, e il Lucania Apulia Chorus, diretto da Daniela Nasti. Del Maestro Pierfranco Semeraro la direzione artistica del L.A. Chorus.

Venerdì 5, nella stessa location e alla stessa ora, “SereNata a Napoli – Notturno di musica e parole”, concerto di Serena Rossi con l’Orchestra della Magna Grecia diretta dal Maestro Angelo Nigro.

Piero Pelù, cantante, cantautore e musicista fiorentino, è noto per essere stato il frontman dei Litfiba, gruppo rock italiano fra i più amati della scena e di cui è stato cofondatore, e per la sua carriera solista. Raggiunge il successo negli Anni Novanta con album come “El diablo” e “Terremoto”. Pubblica “Né buoni né cattivi” e, a seguire, altri album e singoli di successo. Nel 2009, torna a far parte dei Litfiba, con cui continua a esibirsi e a pubblicare album fino allo scioglimento definitivo nel 2022. Partecipa anche a un Festival di Sanremo.

Il MediTa, Festival pop–sinfonico del Mediterraneo, è realizzato dall’ICO Magna Grecia in collaborazione con Comune di Taranto, Regione Puglia, Puglia culture, MIC – Ministero della Cultura, e con il sostegno di BCC San Marzano di San Giuseppe, TP Italia, Ninfole Caffè, Programma Sviluppo, Varvaglione Vini, Five Motors, Baux Cucine e Living.

Anche in occasione della sesta edizione del MediTa Festival, Emanuele di Palma, presidente della BCC San Marzano di San Giuseppe, consegnerà il Premio dei Due Mari (assegnato lo scorso anno a Ron, sempre nella splendida cornice dell’Oasi dei Battendieri).

Info e prenotazioni: Vivaticket. Orchestra Magna Grecia Taranto – Via Ciro Giovinazzi 28 (392.9199935). Sito: orchestramagnagrecia.it. Social: Facebook e Instagram.