Lavoro

Uno spiraglio dall’incontro a Roma per i 102 lavoratori della Hiab di Statte

05 Nov 2024

di Silvano Trevisani

Uno spiraglio sembra aprirsi per la delicata vertenza che riguarda la Hiab di Statte, l’azienda che realizza gru e dà lavoro a oltre cento dipendenti. Che il lavoro rischiano di perdere perché la multinazionale ha intenzione di chiudere lo stabilimento. Intenzione ribadita con assoluta fermezza anche nell’incontro svoltosi, oggi 5 novembre, alla presenza dello staff del ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’azienda Hiab Italia. Nell’incontro, infatti, il management dell’azienda leader mondiale per la produzione di attrezzature per la movimentazione dei carichi su strada ha chiaramente parlato di una crisi di mercato che porterebbe inevitabilmente alla necessità di chiudere il sito di Statte dove vengono prodotte gru di piccole dimensioni.

Ma i sindacati, presenti all’incontro, hanno innanzi tutto rilevato che la posizione dell’azienda mira, in verità, alla chiusura di tutto il gruppo, perché lo stabilimento che l’azienda gestisce a Bologna non è assolutamente sostenibile senza la produzione di Taranto. Hanno quindi avanzato delle richieste, accolte dal ministero perché siano garantiti gli ammortizzatori sociali e si avvii la ricerca di nuovi acquirenti per l’azienda.

“Tramite l’influenza e l’intervento del ministero, che ha seguito le nostre richieste – si legge in una dichiarazione congiunta dei segretari nazionale e territoriale-appalti della Fim, Valerio D’Alò e Pietro Cantoro – siamo riusciti a ottenere dall’azienda la possibilità di un percorso che preveda un accordo sindacale per avviare poi una procedura di 234, ossia un articolo con cui noi possiamo gestire il percorso e garantire ai lavoratori sia una copertura in ammortizzatori sociali che la possibilità, attraverso uno scouting, di cercare nuovi acquirenti e nuovi investitori per mantenere l’industrializzazione del sito. Per noi è importante non perdere le produzioni, qualunque esse siano sul sito, ma per non perdere occupazione”.

La richiesta dovrebbe essere implementata nell’incontro aziendale fissato per il 12 novembre. “Crediamo, quindi, che questo impegno, essere l’inizio di un percorso tale da non prevedere misure drastiche su Taranto”.

All’incontro a Roma ha partecipato da remoto per la Provincia il vicepresidente, Goffredo Lo Muzio, che ha dichiarato: “La Provincia si schiera al fianco del Governo e della Regione Puglia perché la situazione venga risolta. Noi vogliamo un confronto per la risoluzione del problema. Ci impegneremo affinché si fermi la desertificazione aziendale sul nostro territorio, cercando ogni via per una soluzione occupazionale”.

Salute

Sanità e difesa: squilibrio e scioperi intanto Marina e Arsenale tagliano posti

04 Nov 2024

di Silvano Trevisani

La sanità o le armi? Su cosa sarebbe meglio investire? È la domanda che si imporrebbe a ogni cittadino italiano impegnato a pensare al proprio futuro. La difesa del paese va garantita, ma certamente è la difesa della salute di ogni cittadino ad avere soprattutto diritto alla tutela. Eppure nelle previsioni di spesa del governo vi è un vero e proprio record per le spese militari, che salgono a 32 miliardi di euro, dei quali nel 13 sono destinati all’acquisto di nuove armi, soprattutto dall’estero. Mentre per la sanità, nonostante le belle parole di propaganda, è chiaro che la spesa scenderà e con essa la tutela per i cittadini. Non soli i sindacati tradizionali, infatti, hanno deciso di scioperare contro la manovra, ma anche i sindacati dei medici che si asterranno dal lavoro, a livello nazionale, il prossimo 20 novembre.

Il paradosso Taranto

Ma per la nostra città, il paradosso è ancora più eclatante: se le spese militari, infatti, aumentano clamorosamente, diminuiscono drasticamente i posti di lavoro del comparto militare: Marina e Arsenale militare innanzi tutto. L’applicazione, infatti, della L. 244/2012, che prevede l’eliminazione di 10mila posti di lavoro entro fine 2024, avrà un impatto devastante su strutture fondamentali come l’Arsenale, le Basi navali, il Comando interregionale marittimo Sud e molti altri enti. A sottolinearlo è la Cisl Fp Taranto Brindisi, che denuncia l’imminente grave crisi che sta per abbattersi, anche sul personale civile del ministero della Difesa, del territorio ionico. “A seguito di questa riduzione, l’Italia si troverà all’ultimo posto in Europa per rapporto tra personale civile e militare; una situazione inaccettabile tale da pregiudicare l’efficienza delle forze armate”. “La Cisl Fp Taranto Brindisi sollecita le istituzioni e la politica locale per iniziative urgenti e contestualmente rivendica, insieme con la Cisl Fp nazionale, il differimento immediato dell’applicazione della legge 244/12, procedura già attuata ma solo per il personale militare; e un tavolo di confronto urgente per individuare soluzioni alternative”.

Sciopero dei medici

Ma intanto, sul fronte della sanità, i conti non tornano e a confermarlo, come dicevamo, è anche la proclamazione dello sciopero nazionale del 20 novembre, da parte dei sindacati dei medici Anaao Assomed, Cimo-Fesmed e Nursing Up, già a poche ore di distanza dalla pubblicazione del testo della Legge di bilancio 2025. Il fatto è che dopo le tante dichiarazioni di una sanità al centro dell’agenda politica e di professionisti da valorizzare, forte è stata la delusione per misure al di sotto delle necessità, delle richieste e delle promesse. Ridotte al lumicino le risorse necessarie per una politica di assunzioni che recuperi i tagli del passato, elimini il fenomeno dei “gettonisti” e migliori le condizioni di lavoro.

“Le liste di attesa – sostengono – rimangono esse stesse in attesa di tempi migliori, i futuri contratti di lavoro vengono finanziati a un tasso che non recupera l’inflazione, la formazione post laurea dei medici deve accontentarsi di briciole. Per quella dei dirigenti sanitari non ci sono nemmeno quelle. L’indennità di specificità, che esprime la peculiarità della professione, trova, al posto della promessa defiscalizzazione, un incremento minimale e, per di più, rateale e legato a un contratto di lavoro di incerta tempistica. Del tutto assenti le risposte per in tema di responsabilità professionale, dalla crescente occupazione universitaria della direzione di UUOO del SSN, favorita da provvedimenti legislativi regionali, dal moltiplicarsi delle inadempienze degli obblighi contrattuali da parte delle aziende e delle Regioni”.

Sanità privata

E così i medici del servizio nazionale continuano a spostarsi sul privato, sul quale si proietta la preferenza del governo. Il fatto che i maggiori quotidiani filogovernativi, come “il Giornale”, “Il Tempo”, “libero” e presto forse anche l’agenzia Italia, siano di proprietà del senatore leghista Angelucci, proprietario del San Raffaele e di molte grandi cliniche private, fa insorgere più di qualche dubbio. Come del resto fa anche la vicenda del sottosegretario alla Sanità Gemmato, per altro eletto a Taranto, comproprietario di una clinica privata. è noto che sponsorizza sostenendo che chi se ne serve non deve affrontare le lungaggini del servizio pubblico, del quale lui dovrebbe occuparsi per dovere morale e politico.

Insomma: la situazione alimenta forti dubbi e la sollecitazione non più velata ai cittadini a sottoscrivere assicurazione sanitarie private, sul modello americano, ci fa immaginare un ulteriore ridimensionamento del servizio sanitario. Intanto sono circa 4,5 milioni gli italiani che hanno rinunciato a curarsi proprio per i tagli operati nel settore.

Hic et Nunc

Acciaio, l’incontro a Palazzo Chigi ha chiarito le prospettive e i tempi

30 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Spiragli per la vertenza Acciaierie D’Italia, nell’incontro appena conclusosi a Roma, nella Sala Verde di Palazzo Chigi, tra governo e sindacati. Che ha mostrato il rispetto del cronoprogramma degli interventi e che ha fatto il punto su decarbonizzazione e cassa integrazione, punti sui quali i sindacati hanno chiesto riscontri urgenti. E ha chiarito che per il 2005 la produzione si attesterà trsa i 3 e i 3,8 milioni di tonnellate.

All’incontro hanno partecipato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Mantovano i ministri Urso, Picchetto Fratin, Calderone, Giorgetti (in collegamento), i commissari straordinari e i segretari generali di Fim, Fiom, Uilm, Uliano, De Palma, Palombella. Aprendo l’incontro Urso ha confermato il positivo andamento e rispetto del cronoprogramma degli interventi. La Calderone ha annunciato, pur restando ancora in essere una situazione di ammortizzatori, la loro riduzione e gli investimenti nella formazione del personale. Il ministro Pichetto Fratin, da parte sua, ha annunciato la conferma da parte dell’Istituto superiore di Sanità delle verifiche per il prosieguo dell’iter all’autorizzazione dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale.

La Fim, per bocca del segretario Ferdinando Uliano ha dichiarato che la ripartenza di Taranto è fondamentale per l’industria del nostro Paese. Per questo è positiva la ripresa entro i tempi di Afo 1, come pure la gestione degli ammortizzatori sociali. “In questa direzione ci auguriamo che anche gli impianti a valle di Afo delle aree a freddo riprendano quanto prima a lavorare. Ora è fondamentale capire anche i tempi di ripartenza di Afo 2, e l’entità della produzione che ci si aspetta per 2025 e con essa la garanzia e salvaguardia dei livelli occupazionali riguardanti non solo quelli di ADI in AS ma anche di Ilva in As, appalti e indotto”.

Ma importante è la chiarezza del percorso del bando di acquisizione dell’azienda rispetto alle manifestazioni di interesse e capire se queste, ad avviso dei commissari, contengano le necessarie garanzie, a partire da quelle della sostenibilità sociale e ambientale.

Il commissario Quaranta, da parte sua, ha sottolineato come il recupero produttivo che si sta mettendo in atto sia consequenziale a tutta una serie di interventi sugli impianti che non erano stati realizzati e propedeutici alla realizzazione del forno elettrico. “Procederemo ora al riavviamento di Afo 2, ma – ha precisato – questo comporterà non pochi problemi, visto che il precedente gestore lo ha lasciato con la ghisa in pancia. Questo implica che la produzione nel 2025 sarà tra i 3 e i 3.8 milioni di tonnellate colate”.

Per quanto riguarda la decarbonizzazione, Quaranta ha sottolineato che tutto quanto previsto dal punto di vista ambientale è stato fatto. “Abbiamo sostenuto dei costi notevoli, quasi 2.5 miliardi di euro. Ora siamo consapevoli che lo stabilimento a ciclo integrato di Taranto oggi rispetta tutte le leggi Ue sulla normativa ambientale”. Ha inoltre ricordato il recente memorandum tra le tre società Ilva in As, Adi in As e Dri Italia per la produzione di preridotto finalizzato all’abbattimento degli inquinanti e riduzione della Co2.

Il ministro Urso riguardo ai possibili acquirenti ha sottolineato l’importanza della golden power come strategia di tutela dello Stato e che la procedura è ancora nella fase di data room alla quale seguiranno tutte le interlocuzioni possibili.

Rizzo e Colautti della Usb, da parte loro, dichiarano: “Pur avendo ricevuto oggi conferma dal Ministro Urso della volontà di esercitare la golden power, al Governo abbiamo ribadito inoltre che la decarbonizzazione, quindi la piena salvaguardia di tutti i lavoratori, anche quelli Ilva in As, deve essere garantita attraverso l’intervento pubblico. Per USB solo lo stato può farsi da garante, dobbiamo evitare accuratamente gli errori del passato, l’esperienza Mittal è stata catastrofica”.

Città

Classifica “Ecosistema urbano”: Taranto scende di 12 posti nel 2024

28 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Ecosistema urbano: Taranto, che si era piazzata discretamente nel 2023 perde, quest’anno, ben 12 posizione, scendendo al 79° posto, preceduta, per la Puglia, da Brindisi, al 72° posto, e da Lecce, 58° che però di posti ne perde ben 18, passando così nella metà inferiore della classifica. Peggio di Taranto stanno Foggia, 84a ma in risalita di 9 posizioni, e Bari 89a e stazionaria (+1).

I dati

Per la verità, nella maggior parte delle classifiche realizzate da Legambiente in collaborazione con il quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”, Taranto “galleggia”, non brillando mai ma non presentando in genere una sequenza di situazioni particolarmente gravi, anche se, certo anche per via dell’ampliamento dei parametri introdotti quest’anno, la posizione complessiva è peggiorata. Ma il settore che la vede fanalino di coda è quello della raccolta differenziata dei rifiuti, dove condivide il podio negativo con Palermo e Foggia. La raccolta si attesta, infatti, al 23% e contribuisce al peggioramento della posizione generale, nonostante che Legambiente abbia preferito, come vedremo, abbassare percentualmente l’incidenza di questa classifica in favore di altre, come la dispersione idrica e la presenza di isole pedonali.

Inquinanti

La concentrazione di Pm10 nell’aria è peggiorata per Taranto. L’anno scorso era stata di 20,00 Ug/mc che l’aveva collocata al 28 posto. Quest’anno è scesa al 38° posto con una concentrazione pari a 21,2. È al 37° posto per i consumi giornalieri di acqua potabile: 132,88 pro capite, un po’ peggio dell’anno scorso, quando era 35a con consumo di 128 litri. Per la dispersione della rete idrica (che calcola la differenza percentuale tra acqua immessa in rete e consumata per usi civili, industriali, agricoli è 44a con 27,9%, netto miglioramento mentre era 68° con 44% del 2023.

Concentrazione media annua di biossido di azoto: Taranto è 21a con 16 ug/mc, mentre lo scorso anno era 16a con 14 ug/mc. PM2,5: sempre al 24% posto.

Scende al 70° posto per la produzione di rifiuti urbani (oltre 524 chili annui a persona, ma l’anno scorso erano stati 533). Qui il record positivo è di Campobasso con “soli” 388 chilogrammi seguita da Potenza e Reggio Calabria.

Trasporto

Taranto non brilla per l’utilizzo del trasporto pubblico pur disponendo di una rete accettabile. Molto modesta la disponibilità di isole pedonali, che è solo di 4,8 mq per abitante, se si pensi che Brindisi ne ha 37, Bari 57 e Cosenza 175! Situazione migliore quella della presenza di alberi, classifica in cui Taranto, con 34 alberi per 100 abitanti, surclassa le altre città pugliesi ed è tra le prime del Sud. Lo stesso vale anche per il verde pubblico fruibile.

La classifica

Ogni anno, Ecosistema Urbano, rapporto sulle performance ambientali delle città, rivede i criteri con cui viene costruita la classifica finale, cercando di fornire una fotografia il più realistica possibile dello stato delle città italiane. A ciò si aggiunge il metodo di calcolo del rapporto, che si basa sulla normalizzazione dei dati: questo significa che, a parità di indicatore da un anno all’altro, se la media complessiva aumenta, lo stesso indicatore comporterà un punteggio inferiore. “Quest’anno – spiega Legambiente – è stato deciso di ridurre il peso di alcuni indicatori, come la percentuale di Raccolta Differenziata, in quanto non rappresenta più come un tempo un elemento innovativo nella gestione ambientale. E di aumentarne altri, come la dispersione della rete idrica e l’estensione delle isole pedonali. È stato inoltre introdotto un nuovo indicatore relativo alla Variazione nell’uso efficiente del suolo, elaborato da Legambiente su dati ISTAT, per stimolare una riflessione anche in ottica di trend sullo sfruttamento delle risorse territoriali. Un’altra novità è la decisione di premiare i comuni che hanno fornito il numero esatto di alberi di proprietà comunale, assegnando un peso ridotto a chi ha fornito il dato stimato. Questo intende valorizzare la capacità delle amministrazioni di reperire dati precisi sul proprio territorio, limitando il vantaggio dei comuni che hanno inviato dati stimati molto elevati”.

Rigenerazione di Taranto

Una roadmap per rendere finalmente operativo il Parco del Mar Piccolo

25 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Una roadmap per rendere finalmente operativo il Parco del Mar Piccolo a quattro anni dal varo della legge istitutiva regionale. È quella che hanno tracciato i numerosi partecipanti all’incontro promosso dal consigliere comunale Gianni Liviano, che del parco fu l’ideatore quando era consigliere regionale. E forse finalmente siamo alla vigilia di una svolta tanto attesa da un’intera comunità. Che deve ben comprendere che accanto agli obblighi ovviamente legati alla realizzazione del parco, vi sono vantaggi anche individuali oltre che collettivi. Un incontro proficuo che ha visto il coinvolgimento, all’Acclavio, di circa 150 partecipanti attivi, tra i quali anche autorevoli rappresentanti istituzionali, come l’assessore al Turismo, Gianfranco Lopane, il commissario per le bonifiche, Antonio Felice Uricchio, il dirigente regionale del settore agricoltura Gianluca Nardone, il sindaco di San Giorgio Ionico, Mino Fabiano. Un’idea azzeccata quella di Liviano, di dividere i partecipanti i cinque gruppi di studio, che hanno analizzato i vari aspetti della complessa questione del parco. Dopo quattro anni, infatti, non vede ancora profilarsi la costituzione dell’ente gestore, fondamentale per l’avvio dei processi e delle attività che al parco fanno capo. In questo modo tutti i partecipanti, tutti fortemente motivati e a loro volta rappresentanti di interessi di categorie, associazioni, professioni, enti, istituti scolastici o semplici cittadini particolarmente interessati, hanno potuto dare il proprio contributo, esprimere il proprio parere.

I lavori di gruppo

A conclusione dei lavori di gruppo, con una perfetta tempistica, i coordinatori hanno riferito le conclusioni relative alla specifica questione trattata. E dopo è toccato ai “decisori” esprimere la propria posizione, avanzare le proposte operative.
Non è facile riassumere le numerose sollecitazioni e indicazioni, ma ne ricordiamo alcune particolarmente rilevanti, a nostro parere. È importante che il parco del Mar Piccolo non faccia la fine del parco delle gravine, fermo da 13 anni; sarebbe utile costituire un comitato unico, valorizzando anche i privati. Oltre ai sei Comuni che rientrano nella sua area. Rientrare nel parco è opportunità per le ditte che partecipano ai bandi. Ma può esserlo anche per le aziende che operano nel sociale e il terzo settore in generale. Sostenibilità ambientale, economica e sociale, sono i tre principi fondanti che devono valorizzare natura e cultura, come le necropoli, le masserie, la ferrovia ma in grave degrado. Così come pure il Galeso, che risulta poco accogliente. Occorrere rendere il parco un luogo sociale, garantendo la sicurezza, viabilità, aree sosta, ecc… valorizzando le compatibilità con le attività sportiva. Galeso poco accogliente. Tra le proposte: la realizzazione di un museo del Mar Piccolo, rivalutazione della Palude La Vela, chiusa da 7 anni. Il risanamento dev’essere comprensivo di un’economia sostenibile.

I “decisori”

Sono quindi intervenuti i “decisori” presenti, dopo l’intervento del professor Montalbano dell’Università di Bari. Nardone ha evidenziato come le resistenze principali siano le difficoltà delle aziende, agricole e non solo, presenti nell’area del parco, ma ha sottolineato che è possibile trasformale in vantaggi concreti. Ad esempio con l’accesso privilegiato ai finanziamenti. Anche Fabiano ha sottolineato che parlare di vincoli spaventa. Servono incontri chiarificatori con la Provincia e i Comuni per velocizzare l’iter per la creazione del consorzio. Lopane ha dichiarato “Siamo a punti di svolta”. Ripercorrendo l’esperienza negativa del Parco delle gravine ha preannunciato la proposta di commissariamento. In realtà, in Puglia pochi funzionano ed è forse necessario interrogarsi sul modello. Occorre coinvolgere attori pubblici e operatori privati, con un’organizzazione che abbia un’ottica territoriali. Indispensabile interazione pubblico privato. Uricchio, da parte sua, ha ricordato l’esperienza già condotta per la bonifica del Mar Piccolo: con la chiusura di 183 scariche la vita è ripresa. Ma da 8 mesi il commissario non ho struttura di supporto. “Abbiamo idee chiare su progetti di bonifica. – ha aggiunto – Tutti devono collaborare per implementare filiere verdi, poiché tutto il terreno è contaminato da inquinanti come berillio e amianto. Ma si può risanare efficacemente utilizzando la natura: il ricino per biocombustibile. La canapa che ha molti utilizzo. Le bonifiche producono impresa. E questo vale anche per il mare”. A conclusione dei lavori, Liviano ha preannunciato la redazione di un documento da sottoporre a tutte le parti che dovrà essere la traccia del prossimo incontro per la messa a punto delle iniziative decisive.

Migrazioni

L’Italia esporta i suoi talenti migliori ma attrae soltanto i turisti stranieri

24 Ott 2024

di Silvano Trevisani

I preoccupanti dati della Fondazione Sud-Est

L’Italia sarà presto solo un luna park per ricchi turisti stranieri. I giovani scappano via a centinaia di migliaia e solo pochi vogliono tornare. E questo riguarda sia il Sud povero che il Nord opulento. Le città grandi e medio-grandi, poi, sono del tutto off-limits e anche gli studenti meridionali che avevano scelto Milano, Firenze o Roma stanno progressivamente trasferendosi in altre città meno afflitte dall’overturism. Tra le quali si candidano anche le città pugliesi. È soprattutto questo fenomeno che fa sparire o levitare la massimo i prezzi delle case e che fa salire alle stelle quelli di generi alimentari e servizi e che aggrava le distanze tra i ricchi (tra i quali cresce il numero di chi sfrutta il turismo) e i poveri, tra i quali i giovani studenti che sono sempre più penalizzati. Per ogni giovane che arriva in Italia ben otto vanno via, più della metà dei quali per sempre. E questo provoca un danno economico calcolato attorno ai 135 miliardi di euro. Anche per questo i dati taroccati fanno vedere una disoccupazione in calo e una riduzione della disoccupazione giovanile: solo perché in circa 10 anni oltre mezzo milione di giovani, quasi sempre laureati, non cerca più lavoro in Italia. Dove il lavoro specializzato è poco ma soprattutto è pagato malissimo rispetto al resto dell’Europa. Tra i paesi occidentali, l’Italia è all’ultimo posto per attrattività: solo l’8%, rispetto al 43% della Svizzera e al 32% della Spagna. In Italia, quindi, è solo la patria del divertimento, ma lo è soprattutto per gli stranieri: gli italiano non se la possono più permettere!

Questa realtà, già ben nota a chi si occupa di economia, politica, lavoro, è stata ancora una volta ribadita dallo studio che la Fondazione Nord Est ha presentato al Cnel.

I dati dello studio

Secondo lo studio, in tredici anni, dal 2011 al 2023, circa 550mila giovani italiani tra i 18 e 34 anni sono emigrati. “Ma il deflusso reale è tre volte più grande e alimenta la competitività e la crescita degli altri Paesi europei”, ha spiegato Luca Paolazzi, direttore scientifico della Fondazione “Nel movimento di giovani persone tra i paesi europei l’Italia partecipa da grande fornitrice di persone ed è quindi fuori dalla circolazione di talenti perché è ultima per attrattività. È pericoloso continuare a cullarsi nella favola bella che facciamo parte di quella circolazione, perché vuol dire fingere che la bassa attrattività non esista. L’emigrazione dei giovani italiani non solo rende più difficile per le imprese la ricerca di persone da assumere ma accentua enormemente il mis-match tra domanda e offerta di competenze”.

Perché l’estero

Molti vanno via per ricercare migliori opportunità lavorative (25%), ma anche per studio e formazione (19,2%) e per cercare una qualità di vita più alta (17,1%). Il 10% invece è alla ricerca di un salario più alto. E questo accade, diversamente da quanto si potrebbe immaginare, soprattutto al Nord Italia, dove il 35% dei giovani residenti è pronto a trasferirsi all’estero. Secondo il rapporto, quasi l’80% dei expat è occupato, contro il 64% di chi è rimasto. E stiamo parlando del Nord, figurarsi cosa accade per il Sud!

Siamo entrati in una fase critica di carenza e fuga di giovani dal Paese, che si accompagna alla gravissima denatalità che caratterizza, in modo lievemente diverso, tutte le regioni d’Italia. Anche quelle che hanno bisogno di lavoratori, non fanno figli ma non vogliono gli emigrati. O meglio: li vorrebbero tutti “bianchi”, per via dell’insinuante razzismo che trova sponda in una parte consistente della politica. Eppure, il 58,2% di chi è andato a lavorare all’estero svolge ruoli che nel nostro Paese le aziende faticano a ricoprire. Si tratta di professioni qualificate nei servizi, operai specializzati e semi-specializzati, personale senza qualifica. I giovani, quindi, scarseggiano per le imprese, mancano nel sistema della pubblica amministrazione e mancheranno sempre di più.

Le sensazioni

“Insensibilità e immobilismo sono scandalosamente inaccettabili”, ha commentato persino il presidente del Cnel Renato Brunetta, dopo la presentazione dei dati.

Il benessere percepito, la visione del futuro e la condizione professionale sono i fattori che spiegano perché il 33% degli expat intende rimanere all’estero, a fronte del 16% che prevede di tornare in Italia, principalmente per motivi familiari. Inoltre, il 51% dei professionisti all’estero è aperto a trasferirsi dove si presenteranno le migliori opportunità lavorative. È significativo che l’87% degli expat giudichi positivamente la propria esperienza all’estero. La ragione principale per cui decidono di non tornare in Italia è la mancanza di opportunità lavorative simili nel paese. A questa si aggiungono opinioni diffuse sulla scarsa apertura culturale e internazionale dell’Italia, oltre alla percezione di una qualità della vita superiore negli altri paesi.

Lavoro

Lavoro: cresce la crisi nel territorio
Gli operai Hiab occupano la fabbrica

21 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Mentre ci si illude che in Italia la disoccupazione sia in calo solo perché forme di lavoro precario, stagionale, part time, a termine e sottopagato stanno imperversando, l’occupazione, soprattutto nel nostro territorio, conosce una crisi profonda. Senza richiamare le grosse vertenze, come quelle dell’Ilva di Taranto, centrale Enel di Brindisi, la componentistica di Bari, i settori del manifatturiero e del terziario vivono una fase di grave difficoltà. Si pensi al tessile di Martina Franca, con 700 lavoratori in cassa integrazione, ma anche alle imprese sociali, che lamentano il tardato pagamento da parte degli enti locali, compreso il Comune di Taranto, che tra l’altro non adegua i costi, agli appalti delle pulizie e così via.

Se una boccata di ossigeno è arrivata per il personale dell’appalto Multiservizi del Comune, che era di fronte alla scadenza del 31 ottobre, per il quale l’amministrazione ha proceduto alla proroga dei contratti fino al 31 dicembre, molto complicata resta la situazione che stanno vivendo i lavoratori dell’Hiab di Statte. Nei giorni scorsi, dopo l’assemblea, hanno deciso di occupare la fabbrica: per loro si prospetta il pericolo della perdita del lavoro, dopo la decisione dell’azienda multinazionale che costruisce gru di spostare la produzione in Emilia. È stata una vera doccia fredda quella che ha investito, l’anno scorso, i 102 dipendenti dell’impresa che, da un giorno all’altro, furono messi in cassa integrazione. Poi nel luglio scorso l’Hiab ha chiesto la proroga della cassa ma con il chiaro obiettivo di dismettere la produzione. L’azienda, che non si era presentata al primo incontro convocato dalla in Regione, con i rappresentanti della task force per gli stati di crisi, nell’ultimo incontro, svoltosi il 10 ottobre scorso, ha ribadito la ferma volontà di delocalizzare la produzione nello stabilimento di Minerbio, in provincia di Bologna. E di dismetteere il sito di Statte. Sarebbe stata data la disponibilità al trasferimento in Emilia di 25 lavoratori di Statte, ma senza prevedere alcun sostegno economico. Mentre la Regione aveva confermato in proprio impegno anche finanziario.

Ora le parti sono state convocate per il 23 ottobre al ministro dell’Impresa e del Made in Italy, Adolfo Urso.

“La task force regionale – spiega Pietra Cantoro segretario della Fim per il settore Appalto – ha messo sul tavolo un pacchetto di risorse consistenti finalizzato anche alla diversificazione della produzione, ma l’offerta è stata rigettata senza nessun approfondimento. Ci auguriamo che questa offerta venga rinvigorita con l’intervento dello Stato perché possa essere più convincente per salvare l’occupazione e con essa l’unica fonte di reddito per molte famiglie”.

Tornando, in chiusura, alla vicenda Multiservizi, il Comune chiarisce, in una nota che “nel rispetto dei criteri di efficienza, efficacia ed economicità nonché nell’osservanza del principio del buon andamento della pubblica amministrazione, al momento quella della proroga temporanea dei contratti è l’unica soluzione possibile alla luce della attuale disponibilità economica”.

Libri

Dedicato alla ‘pace’ l’almanacco 2025 “Un altro anno” del poeta Lino Angiuli

21 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Si rinnova l’appuntamento annuale che Lino Angiuli, poeta pugliese tra i più noti, propone ad amici ed estimatori. Parliamo dell’almanacco che per il quinto anno consecutivo ha realizzato per le edizioni Quorum, sempre in stretta collaborazione con un artista: “Duemilaventicinque un altro anno”. Come sempre, l’almanacco svolge un tema prefissato. Per il 2024 che si va chiudendo e ra la speranza, quest’anno è la pace, come bene illustra la frase del filosofo Spinosa posta ad esergo: “La pace non è assenza di guerra: è una virtù, uno stato d’animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia”. “All’ombra di un verdissimo ulivo pugliese – si legge nella quarta di copertina -, con la penna l’uno col pennello l’altro, due amici si scambiano il tempo per aiutarlo a stare con le braccia conserte”. Per questo quinto volume, ad affiancare Angiuli nella compilazione del suo almanacco è il pittore Nicola Genco (1959) nato a Putignano dove vive e opera. Figlio di un noto cartapestaio del Carnevale putignanese, opera nell’ambito di diversi generi e con diversi codici espressivi, dal disegno alla scultura, dal dipinto all’illustrazione e all’installazione, maneggiando con disinvoltura e padronanza i materiali più eterogenei. Numerose le mostre e le partecipazioni a rassegne di arte contemporanea in Italia e all’estero. Tra le ultime, “Angeli, un progetto per Castel Sant’Angelo”, a cura della direzione Musei statali di Roma e del polo biblio-museale della Regione Puglia.

Lino Angiuli è uno dei poeti più noti e attivi in Puglia, dov’è nato, nel Barese, originario di Valenzano ma residente a Monopoli, settantasette anni fa. Collaboratore di quotidiani e dei Servizi culturali Rai, ha partecipato alla fondazione di alcune riviste letterarie, tra le quali il semestrale “incroci”, che condirige. La sua produzione poetica è storicizzata in diverse opere di carattere scientifico e didattico. Molti i suoi lavori sul versante della valorizzazione della cultura popolare, così come molti i riconoscimenti e le traduzioni di suoi testi poetici.

Tema dell’almanacco 2024 è lo spirito, e si apre con la citazione del Vangelo di Giovanni: “Lo Spirito, come il vento, soffia dove vuole”. Gli fa eco Jack London: “La vita è Spirito e lo Spirito non può morire”.

Secondo il canone ormai consueto, per ogni mese dell’almanacco viene proposta, in esergo, una “citazione sapienziale”, che riporta un verso o un aforisma di grandi personaggi che si sono occupati in vario modo del tema, tra di essi Jack London, Franz Kafka, Emil Cioran. Quindi: un dipinto dell’artista per ogni mese, e una poesia di Angiuli, che segue uno schema fisso: dodici dodecasillabili, o doppi senari, gli ultimi due in rima baciata. La scelta compositiva segue anch’essa un canone specifico: disertando il verso libero e i canoni della modernità, si rivolge ai modi poetici degli autori dei decenni passati, tanto cari ai compilatori di sussidiari e di libri di lettura per l’infanzia, da Libero de Libero ad Angelo Silvio Novaro, da Diego Valeri a Marino Moretti, con l’occhio sempre puntato a Gianni Rodari. Ne vie fuori una lunga filastrocca in dodici stanze che, con un filo di ironia, favorito dalla scelta metrica, da un lato fa il verso alla saggezza popolare, quella dei proverbi legati al clima e all’agricoltura, dall’altro riprende uno dei modi tanto cari alla cultura pedagogica degli scolari di qualche decennio fa.

Ne vien fuori uno spaccato composito che, lungi dal ripetersi, ampia lo spettro di lettura dell’anno solare e costruendo per ognuno dei mesi, un singolo poema a puntate. Un lavoro in copie misurate dedicato ad amici e appassionati si è detto, ma che resta un esercizio quanto meno curioso e affascinante da… collezionisti.

Ecclesia

Intervista all’arcivescovo sull’assemblea: “Chiamati a organizzare la speranza”

16 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Dall’assemblea diocesana, svoltasi Concattedrale, sono scaturite analisi approfondite e proposte operative, in alcuni casi relative a singole specificità, più spesso valide in generale, riguardanti sia in modo di operare e di evangelizzare di ogni comunità, sia la necessità di integrare, nella Chiesa locale, iniziative pastorali e organizzative per meglio rispondere alla missione da compiere. Al termine dell’assemblea abbiamo rivolto alcune domande all’arcivescovo Ciro Miniero.

Una comunità “sollecitata” diventa “sollecitante”. Sollecitata dall’indizione del sinodo e dalle indicazioni pastorali dell’arcivescovo, la comunità guarda in se stessa e trova essa stessa diagnosi e proposte da avanzare. Necessità di ritrovarsi, esigenza di esprimere le proprie debolezze e di trovare gli impulsi giusti per la ripartenza. Quali sono le risultanze di questo circuito messosi in moto?

La comunità è stata sollecitata innanzi tutto dalla proposta del Santo Padre a iniziare un cammino sinodale. Poi dalla prospettiva della celebrazione del Giubileo del 2025, che ci farà trovare la forza della conversione che ci viene chiesta. Quello che saremo chiamati a vivere nell’Anno Santo sarà: riconciliare la nostra vita! Ma a che cosa? A essere totalmente noi stessi, cioè comunità. Una comunità che non è chiusa in sé ma è aperta alle persone che incontra per annunciare il Vangelo. Dobbiamo, cioè, rendere sempre più chiaro, plastico potrei dire, che noi abbiamo una missione nel mondo, quella di trasmettere fraternità, di far sentire la fraternità nei mille volti dell’attenzione agli altri, dell’accoglienza e quanto altro ci viene chiesto poter poter esprimere al massimo la nostra fede.

Le vicarie esprimono, come si è potuto cogliere anche nei lavori dell’assemblea, una diversità che si rispecchia nella diversità del territorio. E che porta a un confronto su difficoltà diverse e diverse sollecitazioni che ne derivano.

Certo. La città è una realtà composita e le esperienze, nella loro molteplicità, devono tutte lasciarsi abitare e fare in modo che possano abitare i luoghi e le comunità nelle quali vivono. Quindi, il discorso che ne viene fuori non può essere univoco perché ogni vicaria, ogni parrocchia fa proprie queste istanze e le attua nella specificità della propria situazione.

Nel suo intervento ha richiamato l’appello di Giovanni Paolo II, rilanciato da Francesco a “organizzare la speranza”. Dall’assemblea viene fuori un riscontro significativo?

È stato un incontro molto ricco, anche faticoso, ma che si innesta perfettamente in quella sollecitazione. Che non significa, per me, creare una nuova organizzazione, ma significa dare forma alla speranza che è in noi, farla crescere nel cuore dell’umanità. È la sollecitazione che porteremo nelle visite alla Chiesa sul territorio, alle vicarie, alle parrocchie, assieme ai consigli pastorali.

Assemblea diocesana

Dall’assemblea diocesana le indicazioni per l’evangelizzazione e l’accoglienza

Foto G. Leva
15 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Un’occasione di profonda riflessione e di “ricarica” è stata l’assemblea diocesana indetta dall’arcivescovo Ciro Miniero, in Concattedrale. Questi i due temi, proposti dall’arcivescovo Ciro Miniero all’attenzione delle vicarie zonali della diocesi per riceverne indizioni e priorità, alla luce della riflessione sinodale: “L’evangelizzazione come urgenza ed esigenza della Chiesa, privilegiando l’attenzione al mondo delle povertà, confermando il nostro impegno nella cura della casa comune”; “La ricchezza del dinamismo sinodale, attingendo alle radici della nostra speranza nell’occasione propizia del Giubileo del 2025”. Temi che sono stati ripresi da monsignor Miniero nell’intervento di apertura dell’incontro, che ha ripercorso le strategie proposte nella traccia pastorale. E che saranno poi la guida per le visite pastorali di fine anno.

Le indicazioni emerse negli incontri vicariali, le difficoltà che la Chiesa locale vive davanti alle nuove sfide cui si è chiamati a rispondere, sono state condensate e riportate dagli interventi dei vicari zonali, coordinati da monsignor Gino Romanazzi. Con l’obiettivo di puntualizzare le condizioni in cui la Chiesa locale opera e le prospettive pastorali che si aprono. Il cammino sinodale è la via di snodo che interpella, a tutti i livelli, tutti i battezzati. Ed è questa la riflessione che accomuna gli interventi dettati dai responsabili vicariali che si sono susseguiti nell’assemblea.

Il primo a intervenire è stato don Ciro Santopietro, cui sono seguiti: don Giovanni Chiloiro, don Cristian Catacchio, don Marco Crispino, padre Pietro Gallone, monsignor Marco Gerardo, monsignor Pasquale Morelli, don Lucangelo De Cantis, don Antonio Quaranta, don Alessandro Giove, don Giovanni Agrusta e don Giuseppe D’Alessandro.

In un’assemblea attenta e coinvolta, i vicari hanno sottolineato le difficoltà che vengono riscontrate in un processo che, però, si confronta con la graduale scristianizzazione della società. Tradizionalismo, tiepidezza, insufficiente collaborazione tra tutti gli “attori” della Chiesa, allontanamento dei giovani, sono alcuni dei limiti che, con accenti diversi e con diversi riscontri, sono evidenziati un po’ da tutti gli intervenuti. Ma le casistiche proposte sono state varie e anche le analisi delle dinamiche interne alla vita delle parrocchie sono state variamente accentuate. In alcune zone, soprattutto in certi quartieri del capoluogo, si fa più fatica a collaborare tra parrocchie e associazioni, mentre tra le richieste che vengono dalla base vi è una maggiore valorizzazione del laicato, un rilancio delle attività formative, una maggiore disponibilità dei sacerdoti al sacramento della Riconciliazione. Analisi approfondite che non è certo possibile riassumere in poche parole, che si sono alternare, in alcuni interventi, in una serie di proposte operative scaturite dagli incontro presinodali.

L’urgenza dell’evangelizzazione richiede una Chiesa in movimento, ha detto l’arcivescovo nel dettare le conclusione. “Ma già il porsi la domanda è un movimento. Sforzarsi di guardare a Cristo, è l’unico obiettivo per poter essere forti e farlo diventare germe sempre nuovo nelle nostre passioni, in tutte le nostre testimonianze personali e comunitarie”. “È chiaro – ha aggiunto l’arcivescovo – che tutto questo va organizzato. E Papa Francesco, mutuando un’espressione di Giovannni Paolo II, ha rilanciato lo slogan: organizzare la speranza. Che non significa, per me, creare una nuova organizzazione, ma significa dare forma alla speranza che è in noi, farla crescere nel cuore dell’umanità”. E questo va fatto, ha aggiunto rispondendo a una domanda sull’attualità dei consigli pastorali vicariali e parrocchiali, dandole una struttura, attraverso le aggregazioni, le associazioni e soprattutto i consigli pastorali. Che vanno rilanciati nella loro dimensione di servizio. “Tutti siamo al servizio, tutti siamo parte della Chiesa che è aperta, pulsante e apostolica”

Rispondendo a un’altra domanda sull’invito da lui rivolto alla franchezza, ha spiegato “Io la intendo, non certo come tendenza a togliersi i sassi dalle scarpe, ma come quella libertà interiore che mi permette di poter dire qualcosa di buono, di bello, senza trascurare di mettere in evidenza anche le criticità”.

“Grazie per questo giorno, faticoso ma bello – ha detto in conclusione – Adesso cammineremo con le coordinate fornite dalle indicazioni emerse. Raccoglieremo tutti gli interventi, anche eventuali altri, in un fascicolo che sarà un punto di partenza per far le visite a fine anno. Intendo camminare con i vicari foranei e con i consigli pastorali. Non andando più a fare verifiche analitiche. Di analisi stasera ne sono venute fuori molte, ora c’è bisogna di puntualizzare quegli elementi che ci aiutano a mettere in pratica quei processi di crescita comunitaria per l’annuncio del Vangelo, dell’accoglienza di tutti. Questi saranno i punti che curerò in questo anno pastorale”.

Lavoro

Urso, criticato, riaccende l’Altoforno. Due gravi infortuni a Taranto e Crispiano

14 Ott 2024

di Silvano Trevisani

Fase molto complicata quella che Taranto sta vivendo sul fronte del lavoro. Inquinamento, transizione, sicurezza del lavoro sono termini che stentano a trovare una comune declinazione. Mentre si attende, fra molte polemiche, l’arrivo in città del ministro Urso per la ripartenza dell’Altoforno 1, dopo il rifacimento, nuovi gravi incidenti sul lavoro si sono verificati nel territorio. Il primo è avvenuto a Taranto dove un operaio è rimasto schiacciato dal crollo di una tettoia. L’altro a Crispiano dove un giovane operaio antennista è caduto nel vuoto da un’altezza di sette metri. I due operai, trasportati in Ospedale, hanno riportato vari traumi.

“Neppure il tempo di concludere le celebrazioni, ieri, della 74a giornata nazionale per le vittime di incidenti sul lavoro che, immediatamente, siamo costretti ad intervenire sui due distinti infortuni gravi accaduti stamani”, dichiarano Gianfranco Solazzo, segretario generale della Cisl Taranto Brindisi e Gianmarco Passiatore, segretario reggente della Filca Cisl territoriale, appena giunte le notizie, sulle cui cause indagano le Forze dell’Ordine e il personale dello Spesal. “Necessario, dunque, che sia rilanciato “il valore e il rispetto della vita di ogni persona che va confermato quale principio indiscutibile e irrinunciabile in ogni attività lavorativa. Ahe per questo esprimiamo totale fiducia nell’opera degli Enti preposti, ora impegnati nella ricostruzione delle dinamiche che hanno determinato entrambi gli infortuni” concludono i due segretari.

Ombre sull’ex Ilva

Il valore e il rispetto della vita è proprio ciò che chiedono rappresentanti politici e istituzionali, assieme alle associazioni ambientaliste di Taranto, in occasione della ripartenza dell’Afo 1. Il ministro Urso, al suo arrivo all’ex Ilva per l’inaugurazione dell’impianto, si troverà di fronte al sit-in preannunciato dalle associazioni, che sabato scorso hanno elaborato il simbolico “foglio di via” con cui inviteranno Urso ad abbandonare la città.
Il futuro delle Acciaierie d’Italia, nonostante proclami e bandi di vendita, sembra ancora avvolto nelle nebbie dell’incertezza, soprattutto per ciò che riguarda il processo di ambientalizzazione di impianti e territorio.

I No alle celebrazioni

Era già stato il sindaco e presidente della Provincia Melucci a dichiarare, nei giorni scorsi, che “c’era poco da celebrare” con l’accensione dell’Afo 1. Melucci ha declinato l’invito. Lo ha fatto “per rispetto verso le sofferenze della comunità ionica e con l’intento di non ingenerare alcuna confusione nell’opinione pubblica, riguardo agli sforzi istituzionali che ci vedono collaborare, come più volte ribadito in tutte le sedi, nella esclusiva direzione della radicale riconversione del ciclo produttivo dello stabilimento. Come per altro individuato dalle politiche europee, con particolare riferimento alla decarbonizzazione sostenuta dal programma della transizione giusta”.
Ancora più drastico è il consigliere regionale e comunale Di Gregorio: “Il disegno del governo delle destre per Taranto è chiaro: ripristinare un modello produttivo superato, ad elevato impatto ambientale, con costi sociali e sanitari elevatissimi per l’area ionica. Gli elementi ci sono tutti e sono emersi chiaramente in questi giorni”.

“Il governo Meloni ha chiuso i cordoni della borsa per le bonifiche. Dal commissario straordinario Uricchio abbiamo appreso che la struttura commissariale non ha risorse per provvedere al suo stesso funzionamento, ha pochissimi fondi per gli interventi tra i quali non rientra la bonifica del Mar Piccolo. In parallelo, il ministro Urso fa trapelare la possibilità di posizionare una nave rigassificatrice dinanzi al porto per alimentare il ciclo produttivo del centro siderurgico”.

Anche il consigliere comunale Luca Contrario interviene sulla questione, definendo “una ennesima umiliazione per il territorio e un vero e proprio atto di guerra verso la nostra comunità” l’attivazione di un impianto che è alimentato ancora a carbone.

Un convegno sulla transizione

Ma di transizione industriale si continua a parlare, almeno a teorizzare e non solo a livello istituzionale. Sabato 19 ottobre alle 17, si terrà nelle sale del Castello aragonese un incontro promosso dal presidente del LC Poseidon, Antoniovito Altamura, che unitamente ai club di Massafra-Mottola “Le Cripte”, “Taranto Città dei due Mari” e “San Giorgio Terra Jonica”, illustreranno alla cittadinanza le iniziative che intendono traghettare la nostra provincia verso un futuro meno inquinato. “La transizione industriale e portuale della provincia ionica è oggetto di particolare attenzione nazionale, europea ed internazionale. Una svolta necessaria alla riqualificazione del territorio per troppo tempo maltrattato”. Introdurrà  il presidente del LC Poseidon Antoniovito Altamura. Interverranno Giancarlo Quaranta, commissario straordinario Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria; Sergio Prete presidente autorità di sistema portuale del mar Ionio. Farà da moderatore Domenico Palmiotti. Seguirà un ampio dibattito aperto a tutti gli interessati. L’incontro ha ricevuto il patrocinio del Comune di Taranto e della Marina Militare

Archeologia

Giornata nazionale delle Famiglie al museo al MarTa un appuntamento dedicato al mare

11 Ott 2024

Torna FAMU 2024 e il MarTa celebra la Giornata nazionale delle Famiglie al museo, con un appuntamento dedicato al mare. L’appuntamento è domenica 13 ottobre alle ore 9.30. Bambini e genitori, infatti, potranno partecipare a una visita tematica tra i reperti del Museo archeologico nazionale che meglio di altri racconta il rapporto di questa terra e delle civiltà che l’hanno abitata con il mare.

Un’esperienza conoscitiva tra antichi attrezzi da pesca, ceramiche che descrivono come in un’istantanea del IV o V secondo avanti Cristo, la flora e la fauna del Mediterraneo, i reperti di marmo che immortalano delfini e sirene e la nutritissima collezione di monete con Taras in groppa al delfino.

Spazio anche ai miti di mostri marini attraverso un viaggio diacronico tra storia e mitologia.

A seguire, in occasione del tema FAMU di quest’anno: “Un Museo green” verrà proposto un laboratorio creativo dal titolo “Gli abitanti del nostro mare”. Attraverso l’utilizzo di materiali di riciclo, saranno realizzate piccole opere ispirate alla fauna marina.

L’attività, dalla durata di circa un’ora e mezza, è riservata ai bambini dai sei ai dodici anni (ed ai loro genitori accompagnatori), fino ad un massimo di 15 partecipanti. L’attività sarà compresa nel costo d’ingresso per il Museo: gratuito per i bambini, mentre per gli adulti sarà di 10 euro, salvo le gratuità o le riduzioni previste dalla legge e dalle convenzioni.

La prenotazione (obbligatoria) dovrà essere effettuata al numero 099 4532112 sino ad esaurimento dei posti disponibili, comunicando il proprio nome e cognome, email, telefono e numero di partecipanti.